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Venezia, domenica 14 visite all’Archivio storico del Patriarcato (su prenotazione, con mostra sulla famiglia)

Mer, 10/10/2018 - 11:02

Domenica 14 ottobre torna l’apertura straordinaria di Biblioteche e Archivi statali, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali per valorizzare non solo i musei e le aree archeologiche, ma anche i “monumenti di carta”, patrimonio altrettanto imponente e ricco, conservato e valorizzato in splendidi luoghi della cultura.
Una giornata, regolata da orari e modalità differenti, interamente dedicata alle bellezze letterarie.

Anche l’Archivio storico del Patriarcato di Venezia aderisce all’iniziativa, allestendo una piccola mostra dal tema: “Per la storia della famiglia: le fonti ecclesiastiche”.

I registri canonici costituiscono in epoca antica uno strumento privilegiato, unico nel suo genere, per la ricerca del battesimo, e dunque della nascita, del matrimonio e della morte della popolazione di un intero territorio.

Utilizzati oramai da decenni dalle scienze demografiche, statistiche e storiografiche per analisi in merito alla mortalità (specie quella infantile) o all’emigrazione, sovente i registri canonici vengono consultati anche dagli storici per ricostruire la biografia di illustri personaggi o valenti artisti. L’obbligo di segnare i battesimi e i matrimoni in appositi registri fu introdotto dalla Chiesa cattolica solo a partire dal Concilio di Trento.
La mostra si propone di presentare al pubblico attraverso appositi itinerari di ricerca le molteplici possibilità offerte da questi materiali, ampliando l’indagine, là dove possibile, con documentazione prodotta da altri organismi diocesani.

Ai partecipanti sarà offerta la possibilità di visitare il Salone monumentale della Biblioteca del Seminario. Obbligatoria la prenotazione (massimo 25 persone a visita) telefonando dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13, al n. 041.274.39.17.

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Biri Biri, domenica la 41.a Regata del secolo. Il trofeo speciale dedicato ai fratelli Vianello

Mer, 10/10/2018 - 08:36

Sarà disputata domenica prossima, 14 ottobre, la 41. Regata del secolo, su pupparini a due remi, organizzata dalla Associazione Benefica Biri Biri, e così denominata perché la somma degli anni di ogni equipaggio deve raggiungere i cento anni. Il trofeo speciale dell’edizione 2018 è dedicato al ricordo dei fratelli Marino e Mirco Vianello, gondolieri, soci fondatori della Biri Biri, di cui Marino fu per trent’anni vice presidente.

Questo il ruolo: Bianco, Guglielmo Marzi – Alessandro Poli; Canarin, Giuliano Pagan – Ivan Bognolo; Viola, Marino Almansi – Renato Zangrossi; Celeste, Luca Macchion – Vittorio Selle; Rosso, Mauro Ceciliati – Claudio Carrettin; Verde, Marino Pompeo – Alessandro Secco; Arancio, Alberto Pagan – Marco Mingardi; Rosa, Luca Vianello – Davide Vianello; Marron, Maurizio Pagan – Andrea Zanco; RossoVerde, Radames Vianello – Cristiano Vianello. Giudici di gara: Vittorio Orio, Tino Fongher, Bepi Rossi “Suste”, Fabio Dal Gesso.

La partenza sarà alle ore 10.30 da Sacca San Girolamo, il giro del paleto ai Bacini dell’Arsenale, l’arrivo al Ponte della Panada alle Fondamente Nove. Le premiazioni, alla presenza delle autorità e degli amici, condotte dal segretario della Biri Biri, Francesco Orlandi, si terranno in campo Widman alle ore 11.30 e saranno concluse da un buffet venezianissimo. Nel corso della cerimonia, sarà ricordato Ettore Pagan, fondatore della Biri Biri, organizzatore delle regate sociali, e suo presidente fino alla morte, avvenuta a fine settembre. Sarà anche consegnato un trofeo speciale alla famiglia Almansi con il motto “Na vita col remo in man”.

La Regata del secolo è organizzata in collaborazione con Porto di Venezia, Apv Investimenti, Circolo aziendale Porto di Venezia, D’Este Grafica & Stampa e Guardia Costiera ausiliaria, con il sostegno di varie attività imprenditoriali e commerciali.

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Un team di cinque imprese artigiane restaura la chiesa di San Beneto: «Cantiere-scuola che mostra il valore dell’artigianato»

Mar, 09/10/2018 - 21:40

Cinque ditte artigiane che ridanno brillantezza e funzionalità a una chiesa, San Beneto. Anzi, di più: cinque imprese veneziane che operano in contemporanea sull’edificio, mostrando che l’artigianato competente e tradizionale è lo strumento migliore per fare manutenzione continua ad una città così preziosa.

Accade a San Beneto, appunto, dove sta per partire un progetto ideato da Cna (Confederazione nazionale artigianato) di Venezia in collaborazione con la Diocesi. Con il sostegno economico di Edilcassa Veneto, cinque imprese – Sansovino Restauri, Spazio Legno, Patrizio Roberto, Buchi Giampaolo, Ditta Felino – impegnano i propri operatori in un cantiere-scuola.

Cantiere perché la chiesa di San Beneto, chiusa da tempo, godrà di un sostanziale restauro; scuola perché gli artigiani delle cinque ditte lavoreranno spalla a spalla, cogliendo con lo sguardo e il dialogo le competenze del vicino. Così potranno intersecare saperi e usanze e testare la possibilità che un team di artigiani possa diventare sempre più propositivo ed efficace nel mercato della conservazione degli edifici a Venezia.

Sansovino Restauri porterà nella chiesa vicino al Museo Fortuuny la propria esperienza nell’ambito del restauro artistico; la ditta Felino quella delle opere di edilizia; Spazio Legno, ovviamente, le conoscenze nella gestione e nella tutela del legno, a partire dagli infissi; Patrizio Roberto la competenza nella costruzione e nel ripristino di pavimenti alla veneziana; Giampaolo Buchi il proprio patrimonio di sapere tradizionale come artigiano della pittura.

«Questa collaborazione fra ditte diverse – sottolinea Roberto Paladini, direttore di Cna Venezia – è l’elemento più nuovo e promettente. E dovrebbe essere sempre più centrale, per far capire il ruolo degli artigiani in città. L’artigianato a Venezia può fare di più. E questo cantiere-scuola può contribuire a fare un buon passo avanti».

Giorgio Malavasi

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Padre Calegari ai seminaristi veneziani: «Il mio Bangladesh e una Chiesa giovane, fragile e in crescita»

Mar, 09/10/2018 - 19:47

Una Chiesa giovane, fragile, in crescita. Un Paese, il Bangladesh, con sperequazioni enormi, che suscitano rabbia e desiderio di portare maggiore equità. Un’esperienza che dà molto a chi la vive da missionario.

Sono alcune delle osservazioni di fondo che padre Fabrizio Calegari, 54 anni, con un’esperienza di vent’anni (1996-2016) in Bangladesh, ha portato lunedì 8 ottobre ai seminaristi del Seminario patriarcale.

In Bangladesh il Pime è presente dal 1855. Ha scelto di portare il Vangelo alle popolazioni tribali, provenienti dall’animismo, talmente “declassate” che i musulmani neppure tentano di convertirle.

Padre Calegari, che ancora per due anni rimarrà in Italia con il ruolo di animatore missionario, racconta la storia della sua vocazione, comunque precoce. Poi la sofferenza della partenza: lo strappo dagli affetti, che ti fanno sentire vivo, per andare dove nessuno ti aspetta. All’improvviso vengono alla mente parole del Vangelo: “Va’, prendi il largo”…

(Con la collaborazione di Giovanni Carnio – Un più ampio articolo nel nuovo numero di Gente veneta, in distribuzione da giovedì 11 ottobre)

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Entro Natale, a Mestre e Marghera, 18 nuove colonnine per la ricarica delle auto elettriche

Mar, 09/10/2018 - 15:20

Entro la fine dell’anno a Mestre, Marghera, Campalto, Zelarino, Carpenedo, Gazzera, Favaro e Chirignago verranno installate le prime 18 colonnine per la ricarica di tutti i modelli di auto elettrica presenti sul mercato.

È quanto stabilito nel protocollo d’intesa siglato tra il Comune di Venezia e Enel X, la divisione del Gruppo Enel dedicata a prodotti innovativi e soluzioni digitali, che prevede, complessivamente, la realizzazione di una rete di ricarica per veicoli elettrici di 50 colonnine di ricarica.

«I costi delle infrastrutture di ricarica, dell’installazione e della manutenzione – spiega l’assessore alla Mobilità Renato Boraso – saranno a carico di Enel X. Per ora verranno installate 18 colonnine e l’obiettivo è che entro il 2019 si possa completare il progetto con le altre 32 previste dal Protocollo. Di questo primo lotto ce ne saranno 7 a Mestre (via Lazzari, via Cappuccina, piazzale Leonardo da Vinci, uno nell’area di sosta di Santa Maria dei Battuti e uno al park scambiatore, piazzale Altinate – Parco Ponci, via Einaudi e al parcheggio di via Ca’ Marcello), 2 al parco di San Giuliano (Porta Rossa e Porta Gialla), 2 a Marghera (via Ulloa e in piazza del Municipio), e 7 tra Campalto (via Passo Campalto), Zelarino (via Castellana – Municipio), Carpenedo (largo rotonda Garibaldi), Gazzera (via Istria – Chiesa), Favaro (via San Maurizio – Municipio), Chirignago (piazza di Chirignago) e al Vega in via Pacinotti. Queste si vanno ad aggiungere alle 5 che sono già attive sul territorio e posizionate in piazzale Donatori di Sangue, in piazza XXVII Ottobre, in via Einaudi e altre due nell’area di sosta di via Giovanni da Verrazzano».

L’intesa, della durata di 8 anni, prevede la fornitura, l’installazione, la gestione e la manutenzione gratuite da parte di Enel X di 50 infrastrutture di ricarica. La rete di ricarica sarà caratterizzata sia da infrastrutture veloci “Fast Recharge”, capaci di fare un pieno di energia in 20 minuti, che da infrastrutture di ricarica Pole station, disegnate e progettate per essere integrate all’interno dell’arredo urbano e con tempi di ricarica media da 1 a 2 ore.

L’iniziativa della città di Venezia rientra nel Piano nazionale Enel per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, che vedrà la posa di circa 7.000 colonnine entro il 2020, per arrivare a 14.000 nel 2022. Un progetto per il quale il colosso dell’energia investirà tra i 100 e i 300 milioni di euro, destinati allo sviluppo di una rete capillare di ricarica composta da colonnine Quick (22 kW) nelle aree urbane e Fast (50 kW) e Ultra Fast (350 kW) in quelle extraurbane.

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Venezia, nuovo parroco ai Santi Giovanni e Paolo

Mar, 09/10/2018 - 11:12

Fra Giuseppe Giacon o.p. è stato designato, a seguito di legittima presentazione da parte del Superiore religioso, parroco della parrocchia dei Ss. Giovanni e Paolo di Venezia. Prende il posto di p. Angelo Preda, che ha guidato la parrocchia dal 2006.

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Rumeileh, radioncologo dell’Angelo di Mestre: «Non riesco ad avviare una terapia se non so come e dove vive il malato»

Lun, 08/10/2018 - 21:02

«Mi trovo di fronte una persona, e mi trovo di fronte un tumore: devo conoscere a fondo entrambi i miei interlocutori, per prendere in cura il primo, e per aggredire il secondo»: ragiona con una grande lucidità, il Primario Imad Abu Rumeileh, quella stessa lucidità con cui nel suo lavoro come Radioterapista oncologo si trova ogni giorno ad osservare la persona malata, appunto, e poi quel mostro che oggi ha tanti nomi diversi, ma che una volta si chiamava semplicemente “cancro”.

Come ci si sente, dottor Abu Rumeileh, quando si prende in mano una nuova cartella clinica, e si affronta un nuovo caso in cui è in gioco la vita di un paziente?
Ci si prepara ogni volta ad intraprendere una duplice sfida. Ogni caso infatti si sdoppia, e richiede una duplice analisi. È come se ogni cartella clinica, ogni dossier in cui sta scritto il presente e anche il futuro di un paziente, si sdoppiasse in due differenti cartelline: nella prima c’è la persona malata, nella seconda c’è il nemico, il tumore; di entrambi è fondamentale che il medico conosca il più possibile.

Perché è importante conoscere i risvolti della vita del malato? In realtà quello che vi viene chiesto è debellare una malattia precisa, ben localizzata… 
Al contrario. Il medico che si prepara ad agire scegliendo trattamenti e terapie ha assolutamente bisogno di considerare molteplici aspetti. L’azione di cura avviene all’interno di un sistema ampio ed articolato, di cui non fanno parte solamente la persona malata e la neoplasia insorta; è fondamentale conoscere le altre patologie di cui il paziente soffre, gli elementi di forza così come i punti di debolezza… Non posso iniziare le terapie contro il tumore che ha colpito una persona se non analizzo la sua complessità e tutto ciò che lo circonda: devo conoscere il contesto in cui vive, la rete familiare e il supporto di cui dispone. Infatti, la comparsa della neoplasia non minaccia solamente la vita del paziente, ma è tutto il contesto a risentirne; pertanto tutto il sistema va coinvolto nel percorso, nella terapia, per costruire insieme la miglior strategia terapeutica praticabile nel caso specifico. Per fare bene il suo mestiere, il medico Radioterapista deve nutrire un incondizionato interesse verso le persone, dev’essere un profondo conoscitore dell’animo umano. Inoltre, un reparto di Radioterapia deve proporre, come facciamo noi, servizi di specifico supporto psicologico, e di specifico supporto nutrizionale, e locali che, per quanto possibile, grazie agli arredi, ai colori, alle immagini siano accoglienti e diano speranza.

Poi però c’è un momento in cui, dopo aver guardato in faccia la persona malata, il medico guarda in faccia il tumore, l’avversario…
Sì, c’è un momento in cui si prende in mano la seconda “cartellina”. E si comincia a delineare la sfida tra il medico e il tumore, quello specifico tumore, con quelle specifiche caratteristiche, in quella specifica collocazione. E qui entra in gioco la competenza del Radioterapista oncologo, la sua preparazione, l’esperienza clinica che gli consente di adottare la miglior strategia di cura e di decidere per un trattamento radioterapico esclusivo, o una radioterapia associata alla chirurgia o alla chemioterapia. Inoltre è fondamentale un’approfondita conoscenza sul fronte tecnico, per utilizzare al meglio le strumentazioni sofisticate della radioterapia, come è altrettanto fondamentale la collaborazione con i “fisici medici”, ossia quegli specialisti che trasformano in azione – o meglio in “radiazione” – il progetto terapeutico del medico radioterapista.

Penso al momento in cui, dopo averle lette, lei chiude le due “cartelline” ideali che stanno nella cartella clinica, quella che fotografa il paziente, e quella che fotografa il tumore. Lei sa già, in quel momento, che esito avrà la sfida?
Certo: a volte, purtroppo, la sfida non ha esito positivo. Un reparto che si propone ai malati oncologici deve essere strutturato anche con percorsi e con personale medico dedicato a questa tipologia di pazienti. Altre volte invece, quando chiudo il dossier ho davanti due strade: lavorare per curare il male e guarire la persona, oppure lavorare per “cronicizzare” la malattia, per renderla stabile. D’altra parte, quante persone convivono con il diabete? E quante sono le persone che si sottopongono regolarmente alla dialisi? Allora ci può stare anche che si conviva con il tumore. Continuare a vivere, con una buona qualità di vita, è comunque una vittoria. (GV)

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Fare esercizi di meraviglia: la proposta didattica della Collezione Guggenheim di Venezia

Lun, 08/10/2018 - 12:00

Esercizi di Meraviglia è la cifra delle attività didattiche proposte dalla Collezione Guggenheim di Venezia a bambini e ragazzi. Lo ha sottolineato Marco Peri, storico dell’arte ed esperto di educazione museale, chiudendo l’incontro di presentazione, venerdì 5 ottobre a Venezia, della nuova programmazione didattica del museo di Dorsoduro.

L’esperienza delle emozioni al museo, che attivano stupore per l’arte e e percorsi educativi sono al centro della stagione didattica.

A dare il benvenuto agli oltre 300 insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado del Veneto, presenti in sala, Karole P.B. Vail, Direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, lieta di presenziare all’incontro, immaginato come momento inaugurale dell’anno scolastico, durante il quale sono state presentate le proposte del museo per le scuole e come incontro formativo destinato agli insegnanti. La Vail ha inoltre espresso un profondo ringraziamento nei confronti dei presenti, sottolineando il loro ruolo “determinante nell’educazione di bambini e ragazzi e quali interlocutori fondamentali nel rapporto tra il museo e il mondo della scuola”.

Un laboratorio con i bambini alla Guggenheim di Venezia

 

È poi intervenuta Elena Minarelli, Responsabile del Dipartimento Educazione della Collezione, che ha presentato il programma didattico del museo per l’anno scolastico 2018-19. Si parte con A scuola di Guggenheim, il consolidato programma del museo nato nel 2002 in collaborazione con la Regione del Veneto, rivolto alle scuole venete di ogni ordine e grado che promuove progetti, attività e iniziative volti all’inserimento dell’arte moderna e contemporanea nei Piani dell’Offerta Formativa scolastica. Per il terzo anno consecutivo, poi, il museo veneziano partecipa a Tutta un’altra ASL, progetto di Alternanza Scuola Lavoro realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Fondazione di Venezia. Inoltre, accanto alle visite guidate a pagamento condotte in differenti lingue durante l’orario di apertura del museo, grazie al programma Prima Visione il museo offre ai gruppi scolastici l’occasione di visitare le sale espositive a partire dalle 9 del mattino, prima dell’orario di apertura al pubblico, beneficiando di una visita guidata gratuita. Non manca naturalmente all’appello Doppio Senso. Percorsi Tattili alla Collezione Peggy Guggenheim, progetto con il quale, nell’autunno del 2015, Palazzo Venier dei Leoni ha aperto il proprio patrimonio artistico al pubblico con disabilità visive, iniziando un processo di sensibilizzazione alla conoscenza dell’arte attraverso il tatto.  E infine, costante del museo per i piccoli visitatori sono i Kids Day, i laboratori didattici domenicali, gratuiti, per bambini dai 4 ai 10 anni, ideati allo scopo di introdurre i partecipanti all’arte moderna e contemporanea in modo continuativo, accessibile e interessante.

Sono poi seguiti gli interventi dei tre relatori ospiti. Irene Baldriga, storica dell’arte, docente e Presidente di ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte) ha parlato di Patrimonio e cittadinanza. Lo spazio del museo per lo sviluppo e l’esercizio delle competenze trasversali. La Baldriga ha riflettuto su come lo spazio museale sia un ambiente di apprendimento utile a maturare competenze trasversali, e possa contribuire a rafforzare riferimenti etici e identitari indispensabili all’esercizio di una cittadinanza consapevole.

Marco Dallari, professore ordinario di Pedagogia generale dell’Università di Trento, è poi intervenuto con L’incontro con l’opera d’arte come esperienza educativa. “La parola “esperienza” – in educazione – viene spesso considerata sinonimo di “didattica del fare”. Ma la dimensione laboratoriale e manuale dell’attività educativa non basta” ha sostenuto Dallari. “Per John Dewey l’esperienza è attività intelligente, capace di far incontrare teoria e pratica, conoscenza e formazione, affettività e ragione”.

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Visite e controlli gratuiti, mercoledì 10 all’ospedale di Dolo, per prevenire l’obesità

Lun, 08/10/2018 - 10:31

Visite ed esami del sangue gratuiti per valutare se il peso corporeo sia adeguato o se ci siano pericoli legati al sovrappeso.

È la proposta, per mercoledì 10 ottobre, dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 3, Distretto Mirano-Dolo, che aderisce alla giornata nazionale dedicata alla prevenzione dell’obesità “Obesity Day”. L’obiettivo è di sensibilizzare la popolazione nei confronti dei rischi dell’obesità e del sovrappeso.

L’appuntamento è all’Ospedale di Dolo: tutti possono aderire all’iniziativa gratuita, senza limite di numero: basta presentarsi dalle 8.30 alle 13.30 presso l’area allestita al primo piano dell’ospedale (parte nuova della struttura ospedaliera, dove si trova anche il Cup, Centro Unico di Prenotazione). Qui, medici e infermieri del servizio di Nefrologia, in collaborazione con la Dirigenza Medica, insieme ai volontari dell’Avo (Associazione Volontari Ospedalieri), accoglieranno i cittadini ai quali verrà distribuito del materiale informativo sui corretti stili di vita. E, chi lo vorrà, potrà essere visitato.

«Verranno rilevate gratuitamente, senza bisogno di impegnativa medica – spiega la responsabile del reparto Gina Meneghel – il colesterolo, la glicemia, la pressione arteriosa, il peso e l’indice di massa corporea».

Gina Meneghel (seduta, a sinistra), primario di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 3, con i suoi collaboratori

 

L’Istat ha confermato il dato che la popolazione italiana sta aumentando di peso. In questi ultimi vent’anni l’ago della bilancia è salito vertiginosamente e il 46% della popolazione di età superiore o uguale ai 18 anni ha problemi di eccesso ponderale; quindi sono venti milioni gli italiani che hanno problemi di peso. L’obesità non risparmia nemmeno le fasce dell’infanzia: il 36% dei bambini ha problemi di eccesso di peso e di questi ben il 12% è decisamente obeso.

E’ presente peraltro una marcata differenza tra il Nord e il Sud, dove la patologia è prevalente, ad esempio il Molise un totale del 52% con ben il 14.1 di obesità, a fronte del Trentino Alto Adige con un 34.9% con il 7.8% di obesi.

La fascia di età in cui si registra il maggior numero di soggetti in eccesso di peso è, sia per gli uomini che per le donne, quella tra i 65 – 74 anni (uomini 52.6% e 16%, donne 40.3% e 14.8% in sovrappeso e obesi rispettivamente).

«L’alimentazione – continua la dottoressa Meneghel – occupa un ruolo centrale nella salute della persona: l’eccesso di calorie è causa di una serie di patologie, tuttavia, prima ancora della dieta sono l’educazione alimentare e l’attività fisica a salvarci. E l’Italia è in prima fila nella prevenzione proponendo con la dieta mediterranea un equilibrato modello di alimentazione».

«A Dolo è un appuntamento, consolidato, ormai di tradizione – commenta il Direttore Generale della Ulss 3, Giuseppe Dal Ben – che vede ogni anno una importante partecipazione: solo lo scorso anno, infatti, sanitari e volontari hanno accolto 160 persone (di queste il 60%, ovvero sopra la media nazionale del 46%, è risultato in sovrappeso e obeso e, nella maggior parte dei casi, nemmeno lo sapeva) e non tutte prettamente del nostro territorio. Un evento di promozione alla salute che si divide tra giusta informazione e test di base per valutare lo stato di salute. Tutti vengono accolti, sia adulti che bambini».

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Dal 1° gennaio obbligo di fattura elettronica: artigiani e Pmi della Riviera si incontrano per capirne di più

Lun, 08/10/2018 - 08:53

Un incontro è in programma mercoledì 10 ottobre, alle ore 19, presso la sede dell’Associazione Artigiani e Piccole e medie imprese “Città della Riviera del Brenta” in via Brenta Bassa 34 a Dolo, per tutte le aziende dell’area della Riviera, sulle questioni collegate all’introduzione della fatturazione elettronica, che da gennaio del 2019 sarà obbligatoria.

«Con l’ultima Legge di Bilancio approvata – spiega il Segretario dell’Associazione Artigiani e Piccole e medie imprese della Riviera del Brenta Giorgio Chinellato – la fatturazione elettronica sarà obbligatoria, a partire dal 1° gennaio 2019, per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio italiano. Ciò avrà un impatto importante sulle imprese, costituendo un ulteriore passo verso la digitalizzazione integrale dei processi di gestione del ciclo attivo e passivo. Non riguarderà solo i rapporti tra operatori economici, ma anche i rapporti verso i consumatori finali».

L’Associazione Artigiani della Riviera organizza perciò un incontro, con l’obiettivo di aiutare le aziende ad affrontare al meglio l’obbligo della “Fattura Elettronica”.

Nelle intenzioni del legislatore, la fatturazione elettronica dovrebbe portare vantaggi allo Stato, alle Pmi e renderà più agevole anche l’erogazione del credito da parte delle banche. Nasceranno sistemi integrati dove le informazioni saranno gestite dai software e messe a fattore comune di tutta la filiera. Saranno noti in tempo reale i dati delle aziende e i loro flussi di pagamento. «Sarà chiarito – conclude Giorgio Chinellato – il quadro normativo di riferimento e gli adempimenti richiesti fornendo soluzioni operative».

L’incontro sarà tenuto da Vittorio Comerci, commercialista dell’Associazione, e da Nicola Mescalchin, responsabile del centro elaborazione dati della stessa.

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Il biblista padre Ska a Venezia: «Il problema è che non si legge più»

Lun, 08/10/2018 - 06:15

Tolle lege, “prendi e leggi” si sentì dire Agostino: e questo cambiò la sua vita. Ma, nel mondo di oggi, “il vero problema non è leggere la Bibbia, il problema è leggere!”, diceva padre Schökel.

Perché leggere la Bibbia se non si ama la lettura? Come si può amare l’avventura della lettura, che ci immerge in un mondo, se non si legge abitualmente? E come si apre la Bibbia, come ci si accosta alla Sacra Scrittura?

A tutte queste domande ha voluto rispondere l’incontro promosso martedì 2 ottobre dalla Scuola Biblica Diocesana e dal Consiglio Locale delle Chiese Cristiane di Venezia, che quest’anno festeggia i suoi venticinque anni d’istituzione. Teatro significativo di questa iniziativa la sala del consiglio della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Relatore il professor Jean Louis Ska, docente del Pontificio Istituto Biblico di Roma, che ha aperto il suo intervento proprio con le parole citate.

«Un tempo si vedeva la gente leggere in autobus o sul treno – dice padre Ska – ora invece tutti giocano col telefonino. Per padre Schökel chi non legge neanche romanzi non può saper apprezzare la Bibbia».

Il famoso biblista ha sottolineato la profonda differenza che intercorre tra leggere e guardare un film al cinema o alla televisione: ci vuole più tempo, ci si immerge in un mondo. Un brano di letteratura è una esperienza condivisa: il testo permette di trasmettere una esperienza ed è un invito per trasmettere la stessa esperienza.
La Bibbia è capace di questo. Padre Ska ha poi spiegato come avvicinarsi alla Bibbia in tre tappe: la prima riprende un detto del Talmud secondo il quale “la Thorah parla il linguaggio degli uomini, la lingua degli uomini”; ossia, se la Bibbia è mediata da un linguaggio degli uomini, questo comporta che si deve studiare e analizzare, considerando il suo contesto storico umano e la sua evoluzione.

In secondo luogo, il professor Ska ha sottolineato che «il racconto è il significato» e, citando il cardinale Martini, ha detto che «ci sono tre modi di leggere la Bibbia: il primo è quello del parroco, che legge pensando “che cosa dirò?”, e quando ha trovato qualcosa da dire non approfondisce; poi ci sono coloro che leggono la Bibbia nella meditazione e si domandano “cosa dice a me?”, e se non gli dice niente cercano altrove. Il terzo modo è quello di chiedersi “che cosa dice questo brano?”: e qui si aprono porte e finestre».
Procedendo verso la conclusione padre Ska, citando il titolo dell’autobiografia del direttore d’orchestra Riccardo Muti “Prima la musica poi le parole”, ha affermato che «il messaggio è nella musica, non in ogni nota, quindi il messaggio non è in ogni versetto. Per capire il brano bisogna collocarlo nel suo contesto, così come devo ascoltare tutta una sinfonia per poterla comprendere».

Per illustrare metodologicamente come avvicinarsi al testo, padre Ska ha presentato e commentato alcuni brani biblici, come la parabola lucana del figliol prodigo. Ha poi concluso citando come in apertura padre Schökel per il quale «La Bibbia contiene tanti spartiti che vanno interpretati: spetta a noi suonare e cantare».

Marco Zane

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Sfrontati e spericolati: ma chi ha insegnato ai giovani?

Dom, 07/10/2018 - 21:39

Studenti di Belle arti che imbrattano di vernice rossa gli storici leoncini veneziani, un 15enne che sale di notte sul tetto di un centro commerciale chiuso (…e si gioca la vita) pur di farsi un selfie, un altro adolescente che finisce schiacciato da un muletto anche lui per gioco, un docente preso in ostaggio a Vicenza e vittima, lui, dei bulli, il 14enne morto soffocato per un gioco estremo scoperto sul web.

Sono episodi che nelle ultime settimane hanno riempito le pagine dei giornali e che sembrerebbero non aver nulla in comune. E invece no, se ci fermiamo un attimo a pensare. Il sottile filo rosso che li lega è un rapporto sempre più difficile tra adulti e ragazzi. Una distanza che non si colma. Ai più giovani non riusciamo a trasmettere principi e valori scontati fino a pochissimo tempo fa: l’importanza della propria vita, la capacità di distinguere il pericolo, il rispetto dell’autorità, il senso di responsabilità.

Ogni azione ha la sua conseguenza. Facile dare la colpa a tutto e tutti, al mondo cattivo, a chi non ha controllato. Ma la verità è che quei ragazzini sul muletto dell’azienda chiusa o sul tetto del centro commerciale di notte non dovevano proprio starci. Non hanno percepito il pericolo, non glielo abbiamo insegnato.

Facile stigmatizzare i vandali e i bulli al grido di “punizioni esemplari”… Chiediamoci però se a questi ragazzi abbiamo insegnato che il bene comune è bene di tutti, che bisogna difenderlo perché nostro, innanzitutto, oltre che di altri. I detenuti del carcere veneziano provvedono alla piccola manutenzione della struttura per imparare la cura delle cose nel luogo in cui vivono. Ecco: impariamo da loro.

Smettiamo di trovare alibi, di scaricare le responsabilità, di delegare agli altri l’educazione dei nostri figli. Mettiamoci in gioco in prima persona e, prima di puntare il dito contro gli altri, facciamoci venire un dubbio: di chi è davvero la colpa?

Chiara Semenzato

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Collaborazione Oriago-Ca’ Sabbioni: in cento per la gita-pellegrinaggio nella laguna veneziana

Dom, 07/10/2018 - 20:57

Riscuotono ogni volta un grande successo le gite-pellegrinaggio organizzate dalla Collaborazione Pastorale di Oriago-Ca’ Sabbioni, molto gradite anche per il sapiente intreccio fra l’aspetto culturale e quello spirituale.

L’ultima uscita, effettuata mercoledì 3 ottobre, ha portato in laguna cento persone, accompagnate dal parroco don Cristiano Bobbo.

Dopo la visita guidata al Monastero Mechitarista dell’isola di S. Lazzaro degli Armeni, il gruppo ha raggiunto la splendida basilica di S. Pietro di Castello, concattedrale di Venezia, dove don Cristiano ha celebrato la santa messa. La bella e intensa giornata è poi proseguita con un gustoso pranzo a Torcello e si è conclusa con la recita del rosario nella straordinaria basilica dei Santi Maria e Donato a Murano. La foto ritrae la folta comitiva davanti al monastero dei Padri Armeni. (E.G.)

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Gli anziani, nel Veneziano, più che raddoppiati in meno di mezzo secolo

Dom, 07/10/2018 - 13:29

Dal 1971 a oggi il numero di persone over 65 in provincia di Venezia è aumentato del 154%, passando dal 10,1% al 24,3% della popolazione. A livello comunale è Cavarzere il territorio che conta la maggiore percentuale di over 65 (29%), seguito da Venezia e San Michele al Tagliamento. È invece Santa Maria di Sala il comune più giovane, con un indice di vecchiaia (numero di anziani per bambino) in quasi perfetto equilibrio (1,1), contro i 3 di Cavarzere.

Lo dice un’indagine condotta dal centro studi delle Acli veneziane per Fap (federazione anziani e pensionati) della provincia di Venezia.

Oggi, nel Veneziano, si contano 207mila over 65, pari a quasi un quarto della popolazione residente. E il dato è in costante crescita.

Se poi si allarga lo sguardo all’intera Italia, si ha un esercito di 10 milioni di persone, il 71,4% della popolazione, che ha superato i 65 anni di età.

«Una fascia di popolazione che – sottolinea Franco Marchiori, segretario della Fap Acli di Venezia – grazie all’aumento della speranza di vita, gioca un ruolo sempre più da protagonista nel quotidiano di ogni famiglia, rappresentando in particolare per i nipoti un punto di riferimento imprescindibile dal punto di vista affettivo ed educativo. Non a caso anche noi, come Fap Acli, stiamo sempre più indirizzando il nostro impegno in un’ottica intergenerazionale, unendo la tutela degli interessi di pensionati e anziani con l’attenzione al bene comune per la società e in particolare alle prospettive per i più giovani».

Dalle Acli anche altri dati sulla “nonnità” in Italia. La quasi totalità dei bambini tra 0 e 14 anni (98,2%) può contare sulla presenza di almeno un nonno vivente, con una media di 3,1 nonni per bambino. E anche nella fascia over 35 la media è ancora di 1,8 nonni, a dimostrazione della longevità degli anziani. Se i casi di convivenza sono pochi rispetto al passato (7%), il 75% dei bambini vive nello stesso comune di residenza dei nonni.

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Venezia, oggi la Camminata rosa per la prevenzione del tumore al seno. Alle 12.30, alla Salute, concerto della Big Vocal Orchestra

Dom, 07/10/2018 - 09:48

Dalle 250 voci veneziane della Big Vocal Orchestra tutto l’incoraggiamento alle donne colpite dal tumore al seno. Domenica 7 ottobre si terrà la terza Camminata rosa, evento organizzato dalle Pink Lioness in Venice, da Avapo Venezia e Reale Società Canottieri Bucintoro con il patrocino di Regione del Veneto-Ulss 3 Serenissima.

Una passeggiata di sensibilizzazione nei confronti della prevenzione del tumore al seno che si snoderà dalla Stazione Ferroviaria, con ritrovo alle ore 10, partenza alle ore 10.30 con i Clown Free gli Artisti del Bene, fino a raggiungere alle 12.30 la scalinata davanti alla Basilica della Salute dove saranno posizionati i 250 coristi della Big Vocal Orchestra per la conclusione musicale della manifestazione.

La Big Vocal Orchestra è la più grande formazione vocale d’Italia. È diretta da Marco Toso Borella, poliedrico artista muranese che esprime il suo talento creativo in molteplici forme, dalla musica, alla pittura, alla ricerca storica, alla scrittura.

A curare la direzione artistica del progetto insieme a Marco Toso Borella è Cristina Pustetto, che cura la regia e l’organizzazione degli spettacoli; il coordinamento musicale è del pianista Giacomo Franzoso.

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Paola Mar: Il turismo si regola con una molteplicità di azioni

Dom, 07/10/2018 - 09:19

A Venezia dici turismo e si apre un mondo. Per il quale molto è stato detto, qualcosa è stato fatto ma molto altro resta ancora da fare. Lo sa bene l’assessore al Turismo Paola Mar che con GV fa il punto della situazione generale superata la metà del suo mandato. Non si può non partire dall’ultimo fatto di cronaca ovvero l’imbrattamento dei leoncini di Piazza San Marco, che denota come la mancanza di rispetto nei confronti delle città d’arte ormai sia ampiamente diffusa. In questo caso gli autori sono stati degli studenti, ma alla base c’è, appunto, la mancanza di rispetto: «C’è in generale un’inciviltà di fondo perché, turisti o studenti che siano, come in questo caso, compiono bravate e sembra che non si rendano conto di ciò che combinano! Non a caso – dice l’assessore Mar – abbiamo promosso la campagna EnjoyRespect Venezia. Ovviamente non basta e difatti abbiamo inasprito le sanzioni amministrative». In questo periodo si sta discutendo di un regolamento più stringente ancora con l’introduzione del daspo urbano, cosa che potrà essere finalizzata però solo a seguito di un intervento ministeriale trattandosi di materia in primis nazionale.

Flussi da gestire. Passando al cuore del tema turismo, la prima cosa che viene in mente sono i flussi turistici e i varchi introdotti la scorsa estate. «Il nostro lavoro, contrariamente a quanto detto da molti, non è limitato ai varchi. Quelli sono soltanto una misura straordinaria nei momenti in cui si presentino problemi di sicurezza. Ma oltre a questo c’è un progetto composto da 42 azioni prodromiche a degli scopi di fondo come la governance della risorsa, la tutela della residenzialità, il bilanciamento degli extra-costi, un marketing diverso della città scritto di concerto col Mibact. E non sono chiacchiere – spiega la Mar – perché queste 42 azioni le dobbiamo rendicontare per filo e per segno all’Unesco già a novembre». Tra le molte misure già varate sinora si ricordano il blocco nell’apertura di bar e ristoranti, l’aumento dei vigili di 200 unità, il nuovo sito internet sul turismo a Venezia che verrà presentato tra pochi giorni e creato in sinergia con l’Unesco mettendo in rilievo laguna e turismo sostenibile. «Vogliamo puntare anche sul turismo enogastronomico con Slowfood. Un altro mio progetto è far scoprire a chi arriva da certe zone del mondo parti della città collegate con la storia del Paese di provenienza di quel turista. Questo ci facilita nello spostare i flussi – chiosa la Mar – dalle zone più battute perché suggeriremo al turista di andare nei luoghi che fanno parte della sua cultura di modo che senta la nostra città anche sua (ad esempio ai cinesi piace molto il museo del tessuto perché ricordano l’antica via della Seta tra Venezia e Cina)».

San Marco contingentata? Un giorno… Sinora non si è ancora messo mano all’accesso e regolamentazione dell’area marciana ma questo pare sarà il punto di arrivo finale delle varie misure in atto. Al momento però c’è un altro problema sentito da molti su cui intervenire cioè le locazioni turistiche. Sia per il numero eccessivo ormai raggiunto, a scapito dell’affitto alla residenza, e anche per l’infimo livello di talune soluzioni adottate (sottotetti, magazzini riattati e via dicendo). «Per alzare il livello della qualità dei turisti in città bisogna mettere mano alla questione delle locazioni turistiche – conferma l’assessore – ma non è una cosa che possiamo fare da soli, in quanto ha a che fare con norme del codice civile e la competenza è statale. Ora Comune e Regione si sono associate sul tema per lavorare assieme al Ministero e questo faciliterà una soluzione comune». Ostelli anti qualità? C’è poi la questione dei turisti che alloggiano nei nuovi ostelli dell’area della stazione di Mestre: non si può dire che siano il prototipo del turista di qualità. «Su questo non concordo. Quando da giovane sono andata a New York, ho pernottato in ostello. Mica per risparmiare ma per poter usare i soldi per i musei. Non è sempre vero quindi che il concetto di ostello implichi turisti di basso livello che non siano interessati alla cultura.  E poi sempre meglio negli ostelli che nelle locazioni turistiche non in regola. Infatti non è un caso che ad esempio l’assessore regionale al turismo abbia da poco introdotto una legge regionale in base alla quale le locazioni turistiche devono rispondere a determinati requisiti igienico-sanitari e rispettare la normativa edilizia e urbanistica. E questo a Venezia vorrebbe dire dire tanto. Tornando agli ostelli, la presenza dei turisti in queste nuove strutture a Mestre può dare il via a una rigenerazione urbana in zone come via Piave, via Cappuccina e zona stazione ferroviaria che sono in sofferenza. Naturalmente stiamo organizzando anche eventi – su cui parimenti ho la delega – affinché i turisti possano uscire la sera e avere qualcosa da fare cosicché Mestre non sia solo un dormitorio».
Marco Monaco

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Il Patriarca al pellegrinaggio Gesuati-Salute: curare da cristiani le piccole cose di ogni giorno

Sab, 06/10/2018 - 10:38

Con il primo tratto dai Gesuati alla Salute sono ripresi stamattina, a Venezia, i pellegrinaggi mariani del primo sabato del mese per pregare per le vocazioni e il Seminario.

In apertura il Patriarca ha affidato alla Vergine del Rosario i prossimi quattro seminaristi che saranno ordinati diaconi il 14 ottobre: Gianpiero, Marco, Giovanni e Riccardo.

Nell’omelia il Patriarca Francesco ha invitato a riscoprire la preghiera del Rosario nei diversi momenti della giornata: «Vi invito a rileggere in questo mese di ottobre la lettera di san Giovanni Paolo II Rosarium Virginis Mariae». La proposta dei misteri della luce ci aiuta a vivere la preghiera mariana del Rosario come una preghiera che aiuta a conoscere sempre di più il Signore Gesù.

Lungo il cammino anche una breve sosta davanti alla chiesetta, appena restaurata e ritornata al culto, dove fu battezzata santa Giuseppina Bakhita. Forte il richiamo a riscoprire con gioia il proprio battesimo e a viverlo nel servizio di Dio e del prossimo. Dio è l’unico e vero Padre.

In conclusione della Messa il Patriarca ha esortato i seminaristi, affidandoli ancora una volta alla Madonna della Salute, a curare le piccole cose di ogni giorno perché Dio spesso si manifesta proprio nel silenzio del cuore che ama il Signore.

(con la collaborazione di don Fabrizio Favaro)

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Don Andrea Volpato, vent’anni a Favaro: «Ho accompagnato le gioie e le croci di tante persone»

Sab, 06/10/2018 - 09:47

«Ho accompagnato le gioie e le croci di tante persone. È questa la ricchezza più grande di questi anni a Favaro»: lo dice don Andrea Volpato, già parroco delle parrocchie di San Pietro e Sant’Andrea di Favaro, che ora assumerà la cura pastorale della parrocchia di San Marco Evangelista di Mestre. Il Patriarca lo insedierà ufficialmente sabato 20 ottobre; intanto si sta preparando a vivere e lavorare in modo informale in viale San Marco.

«Sono diventato parroco di questa comunità di San Pietro a Favaro – ricorda don Volpato – vent’anni fa. Ora la lascio per servirne un’altra. E, in più, da un anno e 10 mesi ho assunto anche il compito di servire la comunità di Sant’Andrea. E questo anche lavorando assieme con gli amici di San Leopoldo e di Dese: con don Michele Somma, don Enrico Torta e don Alfredo Basso. In parrocchia di San Pietro c’è anche la preziosa presenza di don Marino Gambato. Don Massimiliano Causin ha funzionato bene da collante, essendo il vicario parrocchiale delle quattro parrocchie e perciò spingendoci ancor più a lavorare assieme. Devo dire con profonda commozione che tutto ciò è molto bello.

Qualche ricordo o aneddoto da condividere?

Tutto questo tempo è stato un grande dono dal mio punto di vista. Come ho detto alle parrocchie di questa zona, personalmente mi par di notare che più io sono fragile, indegno, peccatore… più il Signore è buono e grande con me: sembra che lo faccia apposta! Sarebbero tanti i ricordi di questi anni. Voglio fare memoria dei primi anni e della figura di don Vincenzo Agnoletto, già cappellano di Sant’Andrea e poi primo parroco di San Pietro (io sono stato il secondo e don Giuseppe Simoni sarà il terzo in questi 55 anni). Il primo periodo è stato il più forte. E io credo che sia dipeso proprio dalla presenza di don Vincenzo e dalla nostra comunione. Anche dopo il Signore è stato buono con noi.

Don Andrea Volpato con gli altri sacerdoti della zona di Favaro e Dese

 

Ci sono stati momenti forti e significativi?

Ho avuto la gioia e la croce di accompagnare tante persone e tante famiglie in questo tempo, citerò i momenti liturgici tanto per rendere l’idea: nel momento supremo e finale della vita, nei sacramenti dell’iniziazione (Battesimo, Eucaristia, Cresima e anche nella Confessione); ho accompagnato tante coppie al matrimonio. Stiamo parlando di alcune migliaia di persone in 20 anni.

Come salutare la precedente comunità e quali parole rivolgere alla nuova?

Della parrocchia di San Pietro ho sempre amato pensare che fosse un po’ la mia sposa: abbiamo solo pochi giorni di differenza: io sono nato il 3 settembre e lei il 1 settembre del 1963… Voglio ricordare che in questo momento Favaro, e in particolare San Pietro, avranno la gioia di uno dei loro figli, Giovanni, che sarà ordinato diacono (il 14 ottobre) e poi, a Dio piacendo, prete. Anche nella parrocchia che mi appresto a servire ci sarà Marco che diventa diacono… Per un prete questo è un enorme dono. Ancora e sempre Dio è buono con noi! Mi appresto anche a servire l’amata Azione Cattolica nella nostra Chiesa di Venezia, oltre che nella parrocchia. Così come è per me bello servire i fratelli che seguono la via dello scoutismo o il cammino neocatecumenale (tutte realtà presenti nella parrocchia di San Marco). E a servire con don Natalino Bonazza e don Gilberto Sabbadin la collaborazione pastorale locale. Un pensiero anche per don Adriano Celeghin, con cui vivrò nella canonica di San Marco. Ringraziamo il Signore. A tutti chiedo il conforto della preghiera e la promessa della misericordia. (M.Z.)

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Avapo Venezia, da 30 anni in ascolto dei malati

Sab, 06/10/2018 - 08:16

«E’ difficile trovare parole adeguate per ringraziare le donne e gli uomini del servizio di assistenza domiciliare dell’Avapo». Inizia così una delle ultime recensioni lasciate sulla pagina Facebook ufficiale dell’associazione “Volontari per l’Assistenza di Pazienti Oncologici” di Venezia da chi tale associazione l’ha conosciuta davvero da vicino, in seguito alla malattia della moglie. È un’analisi accurata del duro percorso che il congiunto ha vissuto, reso un po’ più dolce dal sostegno ricevuto dai volontari e dallo staff medico. «Grazie Avapo. Siete un fiore all’occhiello – sono le sue parole conclusive – dell’Umanità».

Di messaggi di ringraziamento ne sono stati lasciati tanti altri e – nell’anno in corso in cui Avapo Venezia celebra ben 30 compleanni – sembrano arricchirsi di un valore particolare, volto a tracciare un bilancio e a ricordare quanto di buono sia stato fatto da quel lontano 5 dicembre 1988 ad oggi. Da quando tutto è cominciato, su iniziativa dell’allora presidente del Lions Club Angelo Partecipazio e della presidente onoraria di Avapo Venezia Maria Luisa Banci Zacchello, i servizi gratuiti offerti dall’associazione per 365 giorni all’anno sono aumentati e si sono consolidati nel tempo: dall’ospedalizzazione a domicilio (cura dei pazienti in fase di malattia avanzata che necessitano di supporto da parte di un’équipe di medici, infermieri, psicologi e volontari), all’assistenza ospedaliera diurna presso i vari reparti e ambulatori dell’ospedale Civile di Venezia e dell’Angelo di Mestre.

Dall’assistenza domiciliare e presenza presso l’Hospice del Fatebenefratelli alla senologia (supporto psicologico alle donne con tumore al seno) e sostegno delle ricerche oncologiche. «Sulla carta siamo 130 volontari tra i quali molte presenze storiche non più attive – perché ormai anziane – come quella di una signora 92enne», spiega Teresa Baldi Guarinoni, la presidente, descrivendo i requisiti – ossia un’età compresa fra i 21 e i 70 anni, il non avere una patologia in corso, il non aver subìto un lutto nell’ultimo anno – e la preparazione a cui un volontario è sottoposto per prassi: 10 incontri per capire in quale ambiente si andrà ad operare, un periodo di tirocinio in cui all’aspirante volontario viene affiancato un tutor, un incontro mensile con la psicologa per 6 mesi. Tra teoria e pratica, insomma, un percorso della durata di circa 9 mesi. «Il paziente rimane stupito quando vede i volontari. Bisogna imparare – commenta – a porsi in un certo modo, anche a far silenzio. Poi piano piano si entra in sintonia. Nonostante la qualità della vita sia migliorata, quando ti ritrovi davanti ad una diagnosi ti si rivoluziona il mondo».

Ascoltare, prima di tutto. «L’importanza dell’ascolto: è soprattutto questa – afferma il vicepresidente Giambattista Pauletti – la nostra missione. Il volontario diventa il catalizzatore delle confidenze del malato che non vuole sfogarsi sul parente per paura di appesantirlo e viceversa. Il volontario, quindi, sta in ascolto. L’importante è riuscire però a creare un distacco fra quel momento e gli altri della propria vita, altrimenti non si è più utili». In occasione del 30° anniversario, lo scorso 25 settembre l’associazione veneziana ha organizzato un concerto su invito e ora continuerà i festeggiamenti il prossimo 18 ottobre con un evento scientifico dal titolo “Avapo Venezia: il cammino nel passato, l’impegno nel presente, lo sguardo al futuro» (ore 17 presso la Scuola Grande di S. Rocco).
Marta Gasparon

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Zelarino, Mamadou racconta quanto vale il diritto di studiare

Sab, 06/10/2018 - 07:45

“Studiare è una conquista”: ne parlerà a Zelarino, sabato 6 ottobre alle ore 16, nel patronato parrocchiale in via Castellana 70, Mamadou Diallo.

Il giovane, originario della Guinea, nell’Africa centro-occidentale, vive e lavora da alcuni anni in Italia. La sua testimonianza, portata all’Istituto tecnico “Levi-Ponti” di Mirano ha fatto scattate un’operazione solidale per cui la scuola e le istituzioni sono arrivate a donare e installare in Guinea pannelli fotovoltaici grazie ai quali gli studenti possono continuare a studiare anche quando è sera il buio rende difficoltoso lo studio. L’iniziativa a Zelarino è sostenuta da Acli provinciali e Comune di Venezia.

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