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Aggiornato: 2 ore 34 min fa

«Ci sono uomini e donne che ci fanno sperare oltre ogni disperazione»: il Patriarca ricorda i più di cento medici morti a causa del Coronavirus

Gio, 09/04/2020 - 21:50

«Ci sono uomini e donne che ci fanno sperare oltre ogni disperazione». Lo dice, fra l’altro, il Patriarca Francesco durante l’omelia della Messa in Coena Domini, celebrata nella sera di Giovedì Santo in basilica di San Marco a Venezia.
Mons. Moraglia parla ricordando Samar Sinjab, la donna medico di medicina generale a Borbiago, morta oggi dopo un mese di ricovero in terapia intensiva, contagiata dal Coronavirus. E con lei il Patriarca ricorda i più di cento medici e infermieri e operatori sanitari che hanno perso la vita in queste settimane di epidemia in Italia.

«Alcuni dei nostri medici morti – afferma il Patriarca Francesco – erano pensionati o rimasti in attività dopo aver raggiunto l’età della pensione, oppure avevano risposto a una nuova chiamata dopo essere andati in pensione. L’età non c’entra. Penso anche a quei ragazzi che nei mesi scorsi abbiamo chiamato “angeli dell’acqua alta”. Possiamo sperare bene con questi anziani e con questi giovani».

«Agli uno e agli altri dico non solo “grazie”, ma “abbiamo bisogno di voi”. Abbiamo cioè bisogno di persone che ci dicono che il bene è più forte del male e che la carità è più forte dell’egoismo che cerca se stesso, la visibilità e l’affermazione sugli altri».

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Venezia, iniziata la distribuzione dei buoni spesa: entro Pasqua li riceveranno mille famiglie

Gio, 09/04/2020 - 20:36

Iniziata la distribuzione dei Buoni Spesa del Comune di Venezia. Mille famiglie li riceveranno entro Pasqua.
E’ iniziata in queste ore, infatti, la distribuzione dei Buoni Spesa cartacei del Comune alle famiglie che ne hanno fatto richiesta attraverso il modulo pubblicato sulla piattaforma online “DiMe”, selezionate da un pool di esperti del Settore Commercio e Servizi sociali. L’annuncio è stato dato questo pomeriggio dal sindaco Luigi Brugnaro durante la quotidiana diretta social per informare la cittadinanza durante l’emergenza Covid-19.

I voucher, contraddistinti da sofisticate misure anticontraffazione, tra timbri a secco e ologrammi, sono stati vidimati e confezionati a Ca’ Vendramin Calergi, sede del Casinò di Venezia, e subito dopo sono stati consegnati ai numerosi volontari che si sono resi disponibili per la distribuzione. Questi ultimi questo pomeriggio hanno ricevuto una dettagliata formazione nella sede della Smart Control Room del Tronchetto da parte del capo di gabinetto del sindaco, Morris Ceron, e dall’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini.

“Entro Pasqua già mille famiglie riceveranno i Buoni Spesa – aggiunge l’assessore Venturini – Al Casinò i dipendenti del Servizio ispettivo comunale hanno lavorato per giorni in modo da arrivare pronti a questo momento, che arriva con 11 giorni d’anticipo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Non posso che ringraziare di cuore i tanti dipendenti del Comune che hanno aderito spontaneamente alla nostra chiamata”.

I voucher, corredati da una dichiarazione da firmare, saranno distribuiti casa per casa agli aventi diritto grazie all’aiuto di tante associazioni del territorio: “Abbiamo ricevuto numerose adesioni da parte del mondo del volontariato che, zona per zona, ci aiuterà a consegnare i buoni – conclude Venturini – La Città si sta dimostrando ancora una volta altruista e solidale”.

Ad oggi sono giunte al Comune oltre 3mila richieste di Buoni Spesa, spendibili solo per l’acquisto di beni primari negli esercizi aderenti all’iniziativa. Allo stato sono 46 i punti vendita (negozi, supermercati e altre realtà) che si sono dichiarati disponibili ad accettare i voucher attraverso la compilazione di una convenzione ad hoc pubblicata sempre su DiMe.

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La Chiesa di Venezia dona 10mila euro alle carceri: per mitigare le condizioni di vita in questo tempo difficile

Gio, 09/04/2020 - 18:12

In queste ore, in contatto con la direzione del carcere e il cappellano, il Patriarca Francesco e la Caritas veneziana hanno manifestato un segno di attenzione nei confronti della realtà carceraria maschile di Venezia con una donazione a sostegno dei bisogni di prima necessità delle persone detenute.

L’avvicinarsi delle festività pasquali, il prolungarsi delle norme sanitarie restrittive e la condizione di limitazione nei contatti con le famiglie facilmente rendono la vita quotidiana degli ospiti più maggiormente più tesa.

La donazione di diecimila euro vuole essere un gesto di vicinanza umana che si affianca all’opera del cappellano del carcere e dei volontari, in questo periodo necessariamente assenti, che si prendono cura delle diverse situazioni personali dei detenuti.

 

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Coronavirus, muore il primo medico veneziano, Samar Sinjab. A Borbiago ha curato i suoi pazienti fino all’ultimo

Gio, 09/04/2020 - 17:19

È il primo medico del Veneziano morto per Covid-19. Ed è una morte sul lavoro, visto che quasi sicuramente ha contratto il virus visitando i suoi pazienti.

È morta questa mattina nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Treviso la dottoressa Samar Sinjab, 62 anni, medico di medicina generale con ambulatorio nella zona di Mira.

Grande passione per il proprio lavoro e dedizione infinita per i propri pazienti, che ha continuato ad assistere davvero fino all’ultimo giorno, lo scorso 6 marzo.

Un’intera famiglia, la sua – ricorda l’Ordine dei Medici della Provincia di Venezia – dedita alla professione: era medico il marito, Omar El Mazloum, conosciutissimo pediatra scomparso a soli 60 anni nel 2007 colpito da un infarto, e lo sono anche i due figli, il medico legale Rafi, da sempre molto attivo nelle attività dell’Ordine, tanto da essere anche stato in passato coordinatore della Commissione Giovani Medici e Odontoiatri, e la sorella Dania, che ha scelto di seguire le orme del padre specializzandosi in pediatria.

Originaria di Tall in Siria, dov’era nata, la dottoressa Sinjab aveva eletto l’Italia, e la Riviera in particolare, come seconda casa: si era laureata in Medicina e Chirurgia nel ‘94 all’Università di Padova, per poi scegliere la specializzazione in Medicina generale e approdare nel suo ambulatorio di Borbiago, dove era amatissima dai propri pazienti e dove lascia un vuoto incolmabile.

Con la scomparsa della dottoressa Sinjab sale ormai a 100 il numero dei medici e degli odontoiatri caduti sul lavoro in tutta Italia, a causa del coronavirus. Un triste bilancio che purtroppo pare destinato a non arrestarsi e che, anzi, si aggrava di giorno in giorno.

Duro il commento rilasciato in queste ore dal presidente della FNOMCeO Filippo Anelli: «Dobbiamo fare tutti una riflessione su come, in questo paese, è stato garantito, per i medici e gli operatori sanitari, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro. Lo dobbiamo a tutti i colleghi che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di curare e salvare i pazienti. Va ripensato un sistema oggi particolarmente fragile. Ogni vittima ha scavato un solco profondo sulla pelle e nel cuore di ogni medico italiano».

«Non posso che unirmi – scrive su Facebook il sindaco di Mira Marco Dori ricordando la dottoressa Sinjab – al cordoglio di tutte le persone che le hanno voluto bene. Per la nostra comunità è un grande dolore. Il pensiero corre alla sua famiglia, ma anche ai tanti pazienti sempre seguiti con professionalità e dedizione e che in queste ore le stanno dedicando i pensieri più profondi e grati. Una perdita che ci ricorda ancora una volta il grande sacrificio di chi combatte in prima persona questa terribile epidemia. 100 vittime. Medici, dottori, infermieri, tutto il personale sanitario a cui non possiamo che rendere onore e dire grazie, ma anche chiederci se è stato fatto tutto il possibile per permettere loro di lavorare in sicurezza».

Il presidente Giovanni Leoni e tutto l’Ordine veneziano si stringono a Rafi e Dania in questo momento di grande dolore. A loro e a tutti coloro che hanno incrociato il cammino della dottoressa Samar Sinjab le più sentite condoglianze.

“Rafi mi ha detto stamattina – afferma il presidente Leoni  – che sua mamma ha lavorato fino al giorno prima di doversi ricoverare in ospedale e anche dalla Terapia Intensiva si interessava dei suoi pazienti contando di tornare presto al lavoro, poi le condizioni si sono aggravate. Medico fino alla fine per tutta la vita. Un esempio per tutti. Condoglianze vivissime a tutta la famiglia“.

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Da 7mila a 12mila euro per ogni istituto: trasferiti alle scuole i soldi del Decreto Cura Italia per la didattica a distanza

Gio, 09/04/2020 - 14:05

Da 7mila a più di 12mila euro per ogni scuola, in tutta la provincia di Venezia. È di questa entità il riparto per istituto dei fondi destinati al sistema scolastico dal Decreto Cura Italia.
E cifre similari sono state ripartite per tutti le scuole d’Italia. «Tutti gli 85 milioni del Decreto Cura Italia sono già stato trasferiti alle scuole: 5 per la formazione del personale scolastico, 10 per le piattaforme e le strumentazioni alle scuole, 70 per gli strumenti digitali e le connettività per i ragazzi». Lo sottolinea il senatore veneziano Andrea Ferrazzi, che ha seguito da vicino l’iter parlamentare.
«La didattica a distanza – afferma Ferrazzi – ha bisogno di piattaforme, competenze e soprattutto dei dispositivi digitali per gli studenti. Con questo provvedimento abbiamo voluto garantirli a tutti, perché non può essere la situazione economica delle famiglie a discriminare i nostri bambini e i nostri ragazzi».

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Coronavirus in Veneto, ancora in calo i ricoveri nelle terapie intensive; in aumento le persone dimesse dagli ospedali

Gio, 09/04/2020 - 10:38

Ancora una giornata di leggera discesa dei numeri del contagio. C’è del buono nel bollettino aggiornato alle ore 8 di giovedì 9 aprile e stilato dalla Regione Veneto.

Intanto i degenti nelle terapie intensive: oggi sono 274. Per capire che la curva sta scendendo si può confrontare il numero attuale con quello di una settimana fa: allora i ricoverati erano 345, il 30% in più.

In lieve calo anche i degenti negli altri reparti, come malattie infettive e pneumologia: ora sono 1.530, ovvero 24 meno di ieri alla stessa ora e 140 meno di una settimana fa. Conta, in questo calo, anche l’introduzione delle cure direttamente a casa, per ridurre il più possibile i ricoveri.

Nell’ultima giornata, purtroppo, sono morte 14 persone ricoverate nei nosocomi veneti; sono meno della metà dei decessi del giorno precedente e, sebbene ci sia da attendersi altre giornate pesanti, è un segnale. Ci sono comunque 6 nuovi defunti tra gli ospiti delle case di riposo.

Tra le notizie buone anche l’incremento delle persone guarite: ora sono 1.442, ovvero 93 più del giorno prima alla stessa ora.

Sono infine 523 in più rispetto a ventiquattr’ore prima i casi di positività, che arrivano così a un totale di 12.933.

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Coronavirus, in Veneto calano i ricoveri ma non i decessi: 33 morti nelle ultime ventiquattr’ore

Mer, 08/04/2020 - 10:41

Calano i ricoveri, ma non i decessi. Ancora tanti i nuovi casi positivi, ma probabilmente perché continua ad aumentare il numero di tamponi fatti.

È la fotografia della situazione in Veneto, secondo i dati del bollettino approntato dalla Regione e aggiornato alle ore 8 di mercoledì 8 aprile.

Soprattutto i pazienti in terapia intensiva si stanno riducendo: ora sono 285, cioè 12 in meno di ieri alla stessa ora. Ma sono oltre il 20% in meno rispetto al picco massimo raggiunto una decina di giorni fa nelle rianimazioni del Veneto.

Nei reparti di malattie infettive e pneumologia oggi sono accolte 1.554 persone: il che significa 25 meno di martedì mattina. Rimane però costante e tragicamente alto il numero dei decessi: sono 666 solo negli ospedali (32 più del giorno prima alla stessa ora), cui vanno aggiunti 70 persone nelle case di riposo (una più di martedì). Nei quattro ospedali dell’Ulss 3 veneziana sono venute a mancare 72 persone.

In significativo aumento i casi di positività al Covid-19: sono 485 in più rispetto a ventiquattr’ore prima, per un totale di 12.410 casi. Stabile, infine, il numero delle persone in isolamento domiciliare perché positive o in quarantena: sono 18.886, una ventina più del giorno prima. (G.M.)

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“Tutto è grazia”: lettera del Patriarca Francesco alla Diocesi in tempo di Covid-19

Mar, 07/04/2020 - 17:24

Carissimi fedeli, presbiteri, diaconi, consacrati, consacrate, laici,

quest’anno, non potremo celebrare insieme la Pasqua, desidero, così, raggiungervi con questo scritto e dirvi il mio grazie e la mia ammirazione, perché molti preti con le loro comunità si spendono per mantenere viva la comunione in questo tempo di diaspora. Da oltre un mese viviamo in un paese “bloccato” e questo ci interpella come cittadini e come battezzati.

Nel rispetto delle disposizioni di legge, chiedo a tutti d’impegnarsi, in spirito di fede, con saggezza e sana creatività, per tener acceso anche il più piccolo lucignolo di reciprocità.

Noi preti, poi, siamo chiamati a dare il nostro contributo anche come responsabili di comunità; soffriamo di non poter compiere i gesti ordinari del nostro ministero, impediti a celebrare l’Eucaristica col popolo che, comunque, è sempre ben presente nelle nostre Messe quotidiane poiché le porte della Chiesa, il Corpo mistico di Cristo, sono sempre aperte, anzi, spalancate per tutti.

Giovedì santo non celebreremo la Messa crismale e non vi sarà il rinnovo delle promesse sacerdotali; provvediamo personalmente, con animo grato al Signore e, a Dio piacendo, finita l’emergenza, la celebreremo con una gioia ancora più intensa.

Le volte della Basilica Cattedrale di San Marco, Venezia.

In questi giorni, una volta di più, noi preti abbiamo percepito quanto siamo amati dalle nostre comunità e quanto noi le amiamo. Sì, perché il prete e la Chiesa non sono invenzioni degli uomini ma nascono dal Cuore di Gesù. Alcuni sacerdoti giovani, oltre a quelli già impegnati nella pastorale della salute, si sono offerti per seguire spiritualmente i malati di Covid 19; li ringrazio perché tale gesto vale più tanti di tanti altri, magari ripresi dai media.

Ringrazio anche la Caritas diocesana, le mense, i dormitori, la San Vincenzo, tutti i centri di aiuto vicariali e delle collaborazioni pastorali, tutte le diverse case che in diocesi accolgono i più fragili e i loro instancabili, generosi operatori. Un ricordo va poi ai malati, ai defunti, ai loro familiari.

Desidero, ora, riflettere con voi, fedeli ordinati, consacrati e laici, sulla situazione sociale che ci sta dinanzi nel breve e medio periodo. L’emergenza che viviamo ci ha mostrato in modo chiarissimo che, un giorno, possiamo trovarci dalla parte dei forti e, l’altro, dalla parte dei deboli: la solidarietà e l’interdipendenza non sono solo regole da applicare, ma stili di vita da assumere.

Come Chiesa non possiamo farci trovare impreparati o, ancor più, disinteressati; piuttosto dobbiamo cercare un nuovo approccio culturale, elaborare nuovi stili di vita, così, da porre finalmente, una buona volta, al centro del quadrante della cultura e della società la persona e la relazione su cui essa fonda le sue origini: la famiglia. Sì, una politica a favore della persona e della famiglia.

Dobbiamo, poi, richiedere a voce alta una finanza ed un’economia che, nel rispetto delle loro “proprie” leggi, siano attente all’istanza etica e sappiano considerare le fragilità e i bisogni degli uomini come loro componenti intrinseci e non subordinati alla finanza e all’economia stessa; i poveri esistono, non sono un’astrazione, sono soggetti vivi e reali, costituiscono una componente che abita le nostre città, i nostri territori, il mondo, non possono essere nascosti.

Una finanza e un’economia che non ne tengano conto sono saperi astratti, ripiegati su sé stessi; alla fine, un male, perché i nodi, prima o poi, vengono drammaticamente al pettine. Non si può, inoltre, non pensare all’importanza del mondo del lavoro in ogni sua articolazione, imprenditoriale e dipendente: rivolgo una parola di incoraggiamento a chi, con la sua attività, produce reddito per sé e per gli altri, le piccole e medie imprese, gangli vitali e vere ricchezze del nostro territorio.

A livello mondiale, attraverso una politica sanitaria diversa avremmo potuto contrastare meglio la pandemia Covid 19? L’Occidente è stato capace di pensare la salute personale in termine di bene pubblico a prescindere dal censo? E per quanto riguarda i nuovi metodi di screening sistematico per le persone infette e il loro tracciamento si poteva fare di più? Non si vogliono certo impartire troppo facili lezioni ex post, perché moltissimo si è fatto anche grazie al sacrificio della vita di troppi medici, operatori sanitari e volontari, veri eroi e santi di questi giorni;

l’insegnamento, comunque, è chiaro: prevenire costa meno che curare. Ringrazio pure quanti hanno saputo assumersi responsabilità, tenere la rotta, anche con decisioni non facili per tutelare la comunità.

Ecco perché dobbiamo spenderci per una cultura politica (che non s’improvvisa), in grado di porre la persona e il bene comune della salute, davanti ad altre scelte, soprattutto, prima dell’assillo per il PIL.

Un particolare della Pala d’Oro della Basilica di San Marco; da sx: Ingresso a Gerusalemme, Resurrezione, Crocifissione.

Dobbiamo così impegnarci per una finanza e un’economia che mettano al primo posto la destinazione universale dei beni, correlando equilibratamente con tale principio quello della proprietà privata; abbiamo anche bisogno di ripensare la sussidiarietà in vista di una reale, non utopica, solidarietà; questi sono principi irrinunciabili se vogliamo vivere in una società e in un mondo più solidale e meno conflittuale; Dio ci guardi sia da uno Stato centralizzato e assistenzialista, sia da uno Stato liberista in senso individualistico; le recenti crisi finanziare, economiche, ambientali e, ora, quella sanitaria, ce lo dicono in modo inequivocabile. Sì, la crisi mondiale che dovremo affrontare ci chiede una vera rivoluzione copernicana nel pensare l’uomo e le sue relazioni sociali e politiche.

Posiamo lo sguardo tutti insieme sui nostri territori con amore e con fiducia. Non come se lo posassimo su un coacervo di problemi irrisolti ma sul luogo del popolo, dove nascono i sentimenti, gli affetti, i rapporti di reciprocità, di solidarietà, di amicizia, di comunione, come qualcosa che dona respiro all’anima, pace al cuore, serenità allo spirito. Il nostro sguardo di credenti non sia mai pregiudizialmente tranquillizzante o estraniante; piuttosto capace di risvegliare le energie sopite, di riscoprire vocazioni e talenti nascosti, ridestando l’annuncio del Vangelo, rinnovando i propositi dimenticati.

Desidero infine soffermarmi su un pensiero che, sempre, fu caro ai santi, ovvero, “tutto è grazia”; un pensiero che li ha accompagnati nei momenti più bui della loro vita, in cui tutto veniva meno; ed essi continuavano a credere che Dio fosse sempre all’opera proprio quando sembrava assente. Penso qui a Santa Teresa del Bambino Gesù, dottore della Chiesa e, al pastore Dietrich Bonhoeffer, giustiziato a Flossemburg; per questi due testimoni di Cristo, Dio non abbandona mai, parla nei fatti e coi fatti, con le persone e nelle persone; però, poter dire che tutto è grazia, richiede che se ne sia fatta l’esperienza, se no, è impossibile parlarne. La grazia è opera di Dio, è Dio stesso che si rende presente nella storia di una persona, di una

comunità, è Dio che, come Padre, ci obbliga a fare i conti con il nostro io, con le nostre abitudini, con le nostre sicurezze.

La grazia, in sé, va oltre il sacro e il profano, perché Dio è autore dell’uno e dell’altro; siamo noi uomini che abbiamo bisogno di distinguere sacro e profano, perché la nostra vita sia tutta di Dio, in ogni momento, in ogni situazione, sempre.

In questi giorni, abbiamo potuto “toccare con mano” che la Chiesa è una comunità reale che vive dell’incontro e nell’incontro, una comunità che è costituita dall’Eucaristia, dove il vescovo e il presbitero in comunione con lui, sono segno di Gesù eterno sacerdote. La Chiesa è una convocazione vivente non è una sequenza di contatti virtuali; certo TV e social sono stati preziosissimi e, in qualche modo, lo rimangono, ma ci hanno fatto comprendere che la Chiesa è ben altro: è incontro reale perché in essa tutto parte dalla realtà dell’incarnazione e della risurrezione, dalla Parola proclamata e dai sacramenti celebrati. Così, abbiamo riscoperto qualcosa su cui tenere desta la memoria, ossia, la Chiesa non è e mai sarà una comunità virtuale, che si contatta digitando su dei tasti; essa è il gioioso convenire di giovani, anziani, famiglie, sani e malati, ricchi e poveri, che professano la stessa fede in Gesù, vero Dio e vero Uomo, condividendo l’unico pane; e la Parola e i sacramenti partecipano di tale realismo, non corrono sul filo del telefono o dei social e richiedono la presenza fisica.

Sì, tutto è grazia, e per chi vuole scrutare il Mistero, allora l’invisibile si fa visibile e s’intuisce che, se tutto quello che succede non è solamente volontà di Dio, però, nulla accade senza che la sua volontà lo permetta; o Dio lo vuole o Dio lo permette, sempre in un orizzonte di bene più alto.

Carissimi, in una Pasqua che tutti ricorderemo per la sua eccezionalità, chiediamo alla Madonna della Salute l’aiuto che sempre ha dato ai nostri vecchi, affinché anche noi in questa prova sentiamo la sua materna presenza.

Con affetto benedico tutti,

+ Francesco, patriarca

Link al testo stampabile:

http://www.patriarcatovenezia.it/wp-content/uploads/2020/04/tutto-e%CC%80-grazia_lettera-del-Patriarca-Francesco.pdf

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Coronavirus, Zaia: «Bene i 400 miliardi per le imprese, ma a una condizione: solo a chi paga fornitori e dipendenti»

Mar, 07/04/2020 - 13:07

«Bene aiutare le aziende, ma a una condizione: che lavoratori e fornitori siano pagati». Lo dice il presidente del Veneto, Luca Zaia, durante il consueto aggiornamento quotidiano dalla sede di Marghera della Protezione civile.
Zaia commenta il decreto del Governo, emanato nella tarda serata di ieri, che mette a disposizione 400 miliardi per la la liquidità delle imprese.
«È un provvedimento di portata importante – afferma Zaia – ma secondo me va accompagnato da una condizione: che il prestito viene revocato a chi si permette di non pagare ciò che deve pagare. Le fatture vanno pagate. Da più parti mi viene notizia, in questi giorni, di aziende che hanno preso la brutta abitudine, usando il Coronavirus come alibi, di non saldare i propri debiti con i fornitori e anche con i dipendenti».

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Coronavirus in Veneto: calano per la prima volta insieme i degenti nelle terapie intensive e negli altri reparti

Mar, 07/04/2020 - 09:54

Per la prima volta calano insieme sia il numero dei degenti in terapia intensiva sia quello dei ricoverati negli altri reparti. Il bollettino aggiornato alle ore 8 e stilato dalla Regione Veneto offre qualche ragione di speranza che la china del contagio da Covid-19 inizi a scendere sensibilmente.

Sono 297, stamattina, i posti letto occupati nei reparti di rianimazione degli ospedali veneti, cioè 25 meno di ieri.

E sono 23 meno di ieri alla stessa ora le persone ricoverate nei reparti di malattie infettive o di pneumologia. Il totale dei pazienti è di 1.579.

Significativo è anche l’incremento di persone dimesse dai nosocomi: nell’ultima giornata sono aumentate di 74 unità, arrivando ad un totale di 1.265.

L’unico dato ancora pesantemente tragico è quello relativo al numero dei decessi: negli ospedali della regione sono morte finora 634 persone, di cui 25 nelle ultime ventiquattr’ore.

A queste si aggiungono i 61 decessi nelle case di riposo, per un totale di 695 persone venute a mancare in Veneto a causa del Coronavirus.

Aumentano ancora, anche per l’elevato numero di tamponi realizzati, i casi positivi: in totale sono 11.925, ovvero 337 più di lunedì mattina alle ore 8.

Si sono infine ridotte di circa settecento, in un giorno, le persone costrette all’isolamento domiciliare perché positive – ma senza sintomi o con pochi sintomi e curabili a casa – o in quarantena.

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Caritas veneziana: menù speciale e doni, per Pasqua, nelle mense, nelle carceri e a Casa Famiglia

Lun, 06/04/2020 - 21:13

La Caritas Veneziana rinnova la Pasqua di solidarietà nelle mense popolari di Venezia, Marghera e Mestre, grazie alla generosità e alla collaborazione di FC Venezia e San Marco Ristorazione.

Le mense della Caritas di Venezia non hanno mai interrotto in questi giorni il loro servizio, seppur con degli adeguamenti alle disposizioni cautelari imposte dalla pandemia del Coronavirus. Le limitazioni sanitarie tuttora in vigore non consentiranno però di organizzare dei veri e propri pranzi, nelle stesse modalità seguite lo scorso Natale.

Nonostante questo la Caritas veneziana, nel giorno di Pasqua, offrirà un pasto, con un menù speciale a tutti gli ospiti delle tre mense “San Giuseppe” (a Venezia), “Papa Francesco” (Marghera) e a Ca’ Letizia (Mestre).

Il pasto comprenderà un menù speciale, con una fetta di colomba e un uovo di cioccolato che sarà donato ad ogni ospite.
Caritas Veneziana ha inoltre donato il dolce pasquale ai detenuti delle carceri cittadine e quest’anno, anche ai piccoli ospiti di Casa Famiglia san Pio X a Venezia

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Coronavirus in Veneto: obbligo di mascherina e guanti per chi usa autobus, treni e taxi

Lun, 06/04/2020 - 20:50

Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha firmato una nuova ordinanza con la quale detta ulteriori misure atte a contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus nei servizi legati al trasporto pubblico locale su ferro, acqua e gomma e per il trasporto non di linea taxi e noleggio con conducente e per i servizi atipici, in aggiunta alle disposizioni già diramate con le precedenti ordinanze.

“Con questa ordinanza abbiamo voluto uniformare in tutto il territorio regionale l’uso di mascherine e guanti nei mezzi di trasporto pubblico locale quali treni, autobus e vaporetti, ma anche a bordo dei taxi e nelle attività di noleggio operanti nel Veneto, sia su gomma che su acqua – spiega l’assessore ai trasporti e alle infrastrutture, Elisa De Berti –. Queste disposizioni, che entrano in vigore dalla mezzanotte di oggi, mirano a tutelare il più possibile i cittadini e i lavoratori del settore, che stanno svolgendo in questo momento delicato di emergenza sanitaria un importante servizio”.

“Si tratta di una misura che si aggiunge a tutte le disposizioni che abbiamo già emanato con precedenti ordinanze, finalizzate a garantire soprattutto, nella generale riduzione dei servizi, una idonea distanza dei viaggiatori a bordo dei mezzi oltre ad idonee misure di sanificazione al fine di viaggiare in sicurezza”.

L’ordinanza avrà validità dalla mezzanotte di oggi fino al 13 aprile 2020 compreso, salva ulteriore proroga.

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Coronavirus: saranno i carabinieri a portare la pensione a casa agli anziani over 75

Lun, 06/04/2020 - 20:29

Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri hanno sottoscritto una convenzione grazie alla quale tutti i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli Uffici Postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti, possono chiedere di ricevere gratuitamente le somme in denaro presso il loro domicilio, delegando al ritiro i Carabinieri. Il servizio non potrà essere reso a coloro che abbiano già delegato altri soggetti alla riscossione, abbiano un libretto o un conto postale o che vivano con familiari o comunque questi siano dimoranti nelle vicinanze della loro abitazione.

L’accordo è utile anche per contrastare la diffusione del Covid-19 e mitigarne gli effetti. Inoltre permette di tutelare i soggetti beneficiari dalla commissione di reati a loro danno, quali, truffe, rapine e scippi.

I Carabinieri si recheranno presso gli sportelli degli Uffici Postali per riscuotere le indennità pensionistiche per poi consegnarle al domicilio dei beneficiari che ne abbiano fatto richiesta a Poste Italiane rilasciando un’apposita delega scritta.

I pensionati potranno contattare il numero verde 800 55 66 70 messo a disposizione da Poste o chiamare la più vicina Stazione dei Carabinieri per richiedere maggiori informazioni.

L’Arma dei Carabinieri e Poste Italiane continueranno ad assicurare il servizio di erogazione e consegna al domicilio delle pensioni agli ultra settantacinquenni per l’intera durata dell’emergenza Covid-19.

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Da martedì 7 funzionerà, a Padova, la macchina da 9mila tamponi al giorno. Distribuite finora in Veneto 8 milione e mezzo di mascherine

Lun, 06/04/2020 - 14:22

Dovrebbe iniziare a funzionare da domani, martedì 7 aprile, la nuova macchina acquistata dal Regione Veneto e installato nell’ospedale di Padova, che dovrebbe analizzare 9mila tamponi al giorno.

Lo annuncia il presidente della Regione Luca Zaia, durante il quotidiano briefing da Marghera per aggiornare sulla situazione in Veneto della lotta al Covid-19.

«Finora – aggiunge Zaia – abbiamo fatto 146mila tamponi. Ma con la nuova macchina dovremmo arrivare ad uno standard di 15-20mila tamponi al giorno. E riusciremo a recuperare il pregresso, cioè quei test che abbiamo da giorni in magazzino, in attesa di essere processati perché non disponevamo di reagenti a sufficienza».

Secondo Zaia, infatti, il Veneto sta per diventare autonomo anche nella produzione di sostanze reagenti, necessarie per completare la procedura del tampone. Dovrebbe così andare a regime anche quanto prevede il piano sanitario regionale sull’epidemia, per cui un tampone va effettuato entro cinque giorni dalla richiesta per chiunque presenti almeno un sintomo di contagio da Coronavirus.

È iniziata nel frattempo la prima fase di applicazione dei test sierologici, quelli fatti su un campione di sangue, per verificare se siano presenti gli anticorpi che l’organismo sviluppa per difendersi dal virus. «Attualmente – conclude Zaia – stiamo conducendo un test su 2-3mila persone della sanità, per verificare l’effettiva presenza di anticorpi neutralizzanti. Poi, se il campione darà buoni risultati, estenderemo la platea dei test sierologici».

Dal punto di vista, infine, dei dispositivi di protezione distribuiti dalla Regione al territorio, il Governatore annuncia che le mascherine già distribuite sono 8 milioni e 432 mila: «Poco più di una mascherina e mezza per abitante». Ai Comuni, poi, la responsabilità di averle distribuite nel modo più capillare possibile fra gli abitanti.

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Concorso diocesano dei chierichetti “Il Giardino della Risurrezione”

Lun, 06/04/2020 - 11:42

Il Patriarca Francesco Moraglia lancia il concorso per i minstranti: “Il Giardino della Risurrezione”. Questa Pasqua insolita costringe i chierichetti a seguire le celebrazioni da casa, impossibilitati di prestare il loro servizio. Per questo sono invitati dal Patriarca a riprodurre il Sepolcro vuoto di Gesù usando i pezzi del presepe e tutto quello che si può trovare rimanendo dentro alle mura domestiche. Il lavoro può essere fatto singolarmente o in gruppo (cioè coinvolgendo in casa i genitori e i fratelli, ma in questo caso deve essere specificato nella descrizione).
Le foto o i video dei modellini del Sepolcro, con una descrizione, dovranno essere inviati entro il 20 aprile alla mail [email protected] oppure su WhatsApp 339.64.66.032 a don Marco Zane. Dopo il 20 aprile sarà decretato il vincitore!
Le foto ed i video di TUTTI i modellini in concorso saranno condivisi sui social di Gente Veneta (Facebook e questo canale di YouTube).

Di seguito riportiamo il link al video del Patriarca in cui annuncia il concorso, dal nostro canale di YouTube:

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Coronavirus in Veneto, ancora tanti morti: 25 nell’ultimo giorno. Meno degenti in terapia intensiva e più negli altri reparti

Lun, 06/04/2020 - 11:32

Un dato buono e uno cattivo: si riducono, negli ospedali del Veneto, i posti letto occupati nelle terapie intensive, ma aumentano i degenti nei reparti di malattie infettive e pneumologia.

Si tratta dei probabilmente inevitabili saliscendi nel momento in cui la curva dell’epidemia si sta appiattendo e si tratta di capire in che direzione si andrà.

Il bollettino aggiornato alle ore 8 di lunedì 6 aprile dice infatti che i degenti in area non critica sono adesso 1.602, cioè 39 più di ieri alla stessa ora.

Sono invece 322, attualmente, i posti letto occupati nelle terapie intensive, 7 meno di ventiquattr’ore prima.

Aumentano le persone dimesse, giunte a quota 1.191 (sono 16 più di ieri), ma purtroppo aumentano sensibilmente anche i morti: 25 più del giorno prima alla stessa ora, per un totale di 609 negli ospedali più 53 nelle case di riposo.

In crescita di 362 i casi positivi, dopo il tampone: si arriva così ad un totale di 11.588 persone. Mentre sono in leggero calo i numeri di chi è in isolamento domiciliare, perché positivo o in quarantena: siamo a quota 19.595.

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Parrocchie al tempo di Covid (11) – Murano: per Pasqua benedizione dal Ponte Longo, sull’isola e sulla sua comunità

Lun, 06/04/2020 - 09:06

Distanti ma uniti, anche nella preghiera. A Murano si vive così questa insolita e drammatica Settimana Santa, che culminerà con la Pasqua e che proprio domenica di Pasqua avrà un momento simbolico di grande rilievo: don Luca Biancafior, il parroco, alle ore 12 si recherà al Ponte Longo e da lì, con il Santissimo, benedirà l’isola e tutta la sua comunità.

Un momento intenso, da vivere in comunione spirituale e che verrà condiviso in video, sui social. In effetti, però, tutto questo tempo di isolamento è stato mitigato dalle iniziative della Collaborazione pastorale per mantenere vivi i legami di comunità e per rispondere al desiderio di fede e preghiera di tanti.

Ogni mattina, infatti, don Luca invia tramite whatsapp, ai vari gruppi della Collaborazione, il commento ad una delle letture della liturgia del giorno, oppure un pensiero del Papa.

«Poi – aggiunge il parroco stesso – qui a Murano abbiamo due momenti comunitari, scanditi dal suono delle campane, alle 12 e alle 18. A mezzogiorno preghiamo – spiritualmente insieme, anche se ciascuno a casa propria – l’Ave Maria, mentre alle 18 leggiamo la preghiera alla Madonna della Salute composta dal Patriarca Francesco».

Non solo: «Raggiungo i chierichetti con un messaggio whatsapp e, attraverso il gruppo dei catechisti, un segnale e qualche parola arrivano un po’ a tutti. C’è bisogno di risentirsi comunità e spero che, finita l’emergenza, si riparta con il piede giusto: chi sceglie di lasciarsi prendere da Gesù Cristo tornerà a popolare le nostre chiese».

Questi giorni della Settimana Santa sono sostenuti poi da un sussidio che, dalla domenica delle Palme a domenica di Pasqua, scandisce le giornate secondo i momenti salienti della liturgia, offrendo testi e riflessioni. Un fascicolo stampato in cinquecento copie e distribuito nei negozi di alimentari così che i muranesi, facendo la spesa, possano portarselo a casa. I testi, comunque, sono reperibili anche nella pagina Facebook della parrocchia dei Ss. Maria e Donato.

«Le persone, qui a Murano – conclude don Luca Biancafior – sono brave, perché rimangono a casa e rispettano le regole. E direi che sono contente per questi piccoli gesti che consentono di sentire che la comunità cristiana c’è e che il bisogno di liturgia può trovare almeno parziale soddisfazione». (G.M.)

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Coronavirus e Europa, giovani a confronto: «Ue rafforzata: solo unendo le forze crescono le convenienze»

Lun, 06/04/2020 - 08:38

Il Coronavirus aiuterà l’Europa a diventare più unita. Sembra paradossale, ma è così. Se non altro perché, quando si farà il conto di quanto ci sarà costata l’epidemia – in termini umani ed economici – ci si renderà conto che si poteva spendere di meno: bastava unire le forze, le competenze e le volontà politiche, fra i 27 Paesi dell’Unione, e la soluzione al problema sarebbe arrivata prima e con un bilancio meno doloroso. E questo è un motivo in più per difendere il processo di integrazione europeo.

Con sfumature diverse, ma è ciò che pensano alcuni giovani italiani, che vivono e lavorano in diversi Paesi del Vecchio Continente, e che sabato 4 mattina si sono confrontati – rigorosamente in videoconferenza – dinanzi ad una platea di un’ottantina di studenti dalla terza alla quinta superiore, tutti collegati sulla stessa piattaforma digitale.

È uno degli esiti buoni dell’attuale tragico contesto: difficilmente, se non per la drammatica contingenza che viviamo, si sarebbe riusciti a mettere insieme tante diverse esperienze, portandole a scuola, a beneficio degli studenti.

Sì, perché il merito di fondo va ad una scuola, l’Istituto 8 Marzo-Lorenz di Mirano e, in particolare, ad una sua insegnante, Franca Zampieri, che ha ideato e coordinato il meeting, insieme al figlio Fabio Stevanato.

Un momento del meeting in videoconferenza, promosso dall’Istituto “8 Marzo-Lorenz” di Mirano. Più in grande il coordinatore, Fabio Stevanato

«Il virus ha accelerato un processo in atto», afferma Carlo Bindoni, che in Spagna lavora per la confederazione degli industriali: «È come se ne avesse portato la velocità da 10 a 200 all’ora. Si capisce ora con molto maggiore chiarezza che per affrontare i problemi occorrono competenze. Quando nella stanza dei bottoni della politica entrano invece persone incompetenti, poi si paga un conto salato». L’epidemia, secondo Bindoni, sta mostrando che sono essenziali le competenze degli esperti e che questo crescono in un contesto di relazioni internazionali.

Per molti dei giovani veneti intervenuti sabato il vero punto di forza dell’Europa è proprio questo: ponendo in relazione le forze, crescono le convenienze di tutti e di ciascuno.

Una convinzione, questa, che esprime in forma moderna la ragion d’essere dell’Unione. C’è meno afflato ideale rispetto a quanto pensavano i Padri (soprattutto De Gasperi, Adenauer, Schumann) ma la visione è più realistica e solida, almeno per la sensibilità di oggi.

«Probabilmente, terminata l’epidemia, si ricreerà l’esigenza di cui si era fatta esperienza dopo la seconda guerra mondiale», aggiunge Benedetto Zaccaria, ricercatore sui temi dell’integrazione europea: «Come allora penso che, superata la crisi, ci sarà una spinta forte per ripartire. Sulla base dei quattro pilastri su cui si fonda l’Unione – libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone – si tornerà a far correre l’export e l’economia. Se pensiamo di superare, grazie all’Europa unita, gli stati-nazione, siamo invece fuori strada. Se pensiamo che si possa far crescere i vantaggi di tutti e di ognuno, allora ci siamo».

E c’è pure il caso che Covid-19 faccia percepire meglio i vantaggi già conseguiti grazie all’Europa unita. Ne è convinta Marta Dal Corso, archeologa, ricercatrice universitaria nel nord della Germania: «La libertà di movimento in Europa è un vero privilegio e lo scopri quando parli con coetanei turchi, ucraini, moldavi…, che per muoversi devono fare il visto, hanno scadenze, bisogno di sostegno economico, problemi di tutela personale in termini di sanità… Noi, semmai, siamo un po’ viziatelli e troppo abituati a essere europei». Perciò lo stop forzato alle abitudini europee sta risvegliando la consapevolezza dei vantaggi: «Se io fossi rimasta in Italia – conclude Marta – avrei avuto più sole ma meno opportunità».

«La crisi ci fa pensare a come gestire meglio, in futuro, risorse essenziali», condivide da Bruxelles Milo Fiasconaro, segretario di un’organizzazione che promuove la gestione dell’acqua come bene pubblico. «Il virus impone gestioni transnazionali e non solo locali dei problemi, e questo ha molto da dire sul come affrontare la crisi successiva e impellente: quella da cambiamenti climatici e ambientali».

Un concetto, quello della convenienza dell’Unione, ribadito infine da Linda Mehiar, ricercatrice a Londra: «Io mi sento più cittadina europea che italiana. Ho costruito questa consapevolezza non perché aiutata dal sistema scolastico, ma per l’esperienza che sto facendo. Come Europa unita siamo nati perché economicamente conveniva e tuttora ci conviene ma – è la convinzione di Linda, che alle altre aggiunge una considerazione schiettamente culturale – oggi possiamo considerarci un unico popolo. Quando vado fuori dall’Europa lo percepisco: mi sento diversa. Noi europei abbiamo secoli di storia comune alle spalle». E questo cementa l’Unione delle convenienze.

Giorgio Malavasi

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Coronavirus, Veneto stabile: quasi 500 persone positive in più in un giorno, ma negli ospedali numeri invariati

Dom, 05/04/2020 - 18:39

Siamo sul pianoro. Oppure, se preferite, in quell’istante di aria ferma che prelude al cambio della direzione del vento.

Lo dicono i numeri dell’ultimo aggiornamento sull’emergenza Covid-19, quello delle ore 17, stilato dalla Regione Veneto. Sono 1.585, in tutta la regione, le persone ricoverate, una in meno di ieri alla stessa ora. E sono 327 i pazienti in situazione critica e perciò in terapia intensiva. Ventiquattr’ore prima i letti di rianimazione occupati erano esattamente lo stesso numero.

Certamente non sono le stesse persone, però, ad essere ricoverate; da un lato perché, purtroppo, si registrano altri decessi: 21 nell’ultima giornata, che portano il totale dei morti con e per Coronavirus, negli ospedali, a 599. Se poi si sommano le persone decedute nelle case di riposo si arriva ad un totale di 655.

Aumentano, nel frattempo, i casi positivi: sono 463 più di ieri, che portano il totale dei contagiati a quota 11.407. Effetto, con ogni probabilità, dell’aumento dei numero di tamponi effettuati. Ma il fatto che i numeri dei ricoveri non aumentino indica che sia le cure a domicilio funzionano, sia spesso si scoprono soggetti positivi con modesti sintomi. Un esempio: tra il 25 e il 26 marzo, con un aumento simile a quello odierno di casi positivi, le persone ricoverate in area non critica sono aumentate di 60 unità e quelle in terapia intensiva di 20.

Rimangono, infine, sempre attorno a ventimila le persone in isolamento domiciliare, perché positive o in quarantena.

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Coldiretti, appello dei vivaisti veneziani: «I nostri garden chiusi? Accettiamo per la salute. Ma i supermarket si riforniscano dai produttori locali»

Dom, 05/04/2020 - 15:41

“L’ordinanza di Zaia impone un ulteriore sacrificio al comparto florovivaistico tra i più provati dall’emergenza sanitaria”. È il commento di Andrea Colla presidente di Coldiretti Venezia preoccupato per il settore che nel veneziano conta più di cento aziende associate che hanno di fatto azzerato il fatturato. Dopo il chiarimento del Governo di una settimana fa che consentiva la vendita di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili, venerdì è arrivato lo stop della Regione portando nello sconforto sia florovivaisti che cittadini.

“La riapertura dei giorni scorsi – segnala un vivaista di Oriago, Denis Fiammengo – aveva portato ad una vera boccata di ossigeno. In tre persone avevamo impiegato l’intera giornata di lunedì scorso per predisporre il garden all’arrivo dei clienti, con tanto di corsie distanziate, segnalettica, gel lavamani e mascherine a disposizione nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza. Il riscontro era stato buono: erano ritornati a frequentare i garden entrando in numero contingentato e ordinatamente sia per richiedere materiale per la semina di piantine da orto sia che per abbellire i balconi. La decisione di Zaia è stata una doccia fredda riportandoci nel caos”. La pratica del giardinaggio è oltretutto terapeutica in un momento in cui l’isolamento è d’obbligo. L’imminente Pasqua si prospettava inoltre come una grande occasione per un piccolo rimbalzo del settore e per raccogliere quella liquidità necessaria che servirà poi per la ripartenza.

All’appello di Colla si aggiunge la testimonianza di Claudia Bergamo di “Flor Claudia e Cristina” titolari di un vivaio di quasi 1000mq nel cuore di Mestre: “Siamo costrette a chiudere i nostri garden. Rispettiamo le decisioni, siamo persone per bene, sappiamo che prima viene la salute. Non siamo medici né politici, per cui non sappiamo giudicare se l’apertura di un garden che rispetti le regole di sicurezza, o l’attività di manutenzione del verde rappresentino un pericolo per la diffusione del Covid. Una cosa però sappiamo: le nostre attività sono ferme da circa un mese. Arrivano i divieti ma non le garanzie che questi danni ci saranno risarciti. Sentiamo parlare di provvedimenti che verranno, di garanzie per l’accesso al credito, ma qui c’è bisogno innanzitutto dei risarcimenti del danno che stiamo subendo, prima ancora che le facilitazioni, pur indispensabili, per andare in banca a fare altri debiti per garantirci la liquidità. Questo è la cosa che diciamo a Zaia che, per altro, ringraziamo per il grande lavoro che stiamo vedendogli fare in un momento cosi difficile”.

“Piante e fiori potranno essere acquistati solo telefonando ai florovivaisti i quali consegneranno la merce a casa: invitiamo i cittadini ad utilizzare questa opportunità anche se siamo in due ed è difficoltoso accontentare tutti con una formula per noi nuova, avremmo dovuto avere un catalogo pronto, i miei figli mi stanno aiutando in questo – conclude Claudia -. C’è anche la possibilità di andare nella grande distribuzione e nei centri commerciali. Ma qui sorge un dubbio: quante sono le piante e i fiori locali nelle corsie dei centri commerciali?”

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