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Aggiornato: 2 ore 39 min fa

Novanta voci per Anne Frank: lettura completa del Diario, mercoledì 12 giugno in campo del Ghetto a Venezia

Ven, 31/05/2019 - 13:46

Annelies Marie Frank detta Anne, simbolo assoluto della Shoah che ha segnato un’epoca attraverso il suo Diario, era nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929.

Il prossimo 12 giugno 2019 compirebbe 90 anni. Anne Frank verrà ricordata attraverso un evento-maratona: la lettura integrale e pubblica del Diario in un luogo suggestivo e simbolico insieme: Campo di Ghetto Nuovo a Venezia.

L’evento, progettato dallo scrittore Matteo Corradini e organizzato insieme a Consiglio d’Europa – Ufficio di Venezia, Associazione Figli della Shoah, Museo Ebraico e Comunità Ebraica di Venezia, Università Ca’ Foscari, con il supporto di Rizzoli Editore, si pone come finalità la Memoria della figura e della vicenda di Anne Frank attraverso l’ascolto delle sue parole, dei suoi pensieri, dei suoi desideri sul futuro. È un evento pubblico e gratuito, aperto a tutti e in particolare ai giovani.

In Campo di Ghetto Nuovo a Venezia verrà predisposto uno spazio lettura, dove si alterneranno i lettori: l’intero campo diverrà un luogo di ascolto e racconto.

12 giugno 2019: la giornata a Venezia. Nell’arco di un’unica giornata verrà letto l’intero testo del Diario di Anne Frank. La lettura completa e continuativa del Diario occuperà circa 10 ore. L’evento inizia alle ore 10 con i saluti degli organizzatori e delle istituzioni. Dalle ore 10.30 comincerà la lettura con la celebre prima pagina del Diario: «Spero che potrò confidarti tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di gran sostegno».

La lettura non vedrà pause o interruzioni fino alla conclusione, prevista tra le ore 20 e le 21. L’evento verrà trasmesso per intero in diretta web.

I lettori volontari. 90 lettori volontari leggeranno le 483 pagine del Diario, dandosi il cambio ogni 5-6 pagine. 90 lettori come 90 sono gli anni che compirebbe Anne Frank se non fosse stata uccisa in un lager nazista.

«È come se ogni lettore fosse la candelina di un compleanno che non potremo mai festeggiare. Esattamente come le candeline sulla torta, ogni lettore rappresenta un desiderio, un sogno, la voglia di avere presto un futuro felice», dice Matteo Corradini.

Saranno lettori di tutte le età e di tutte le provenienze, ragazzi e ragazze, studenti universitari, semplici cittadini e persone più celebri, testimoni e studiosi della Shoah, rappresentanti della cultura, dell’arte, dello sport, delle istituzioni, del volontariato… Nessuno terrà discorsi, ma tutti si metteranno al servizio di Anne Frank, donando la propria voce e il proprio tempo al Diario.

Attraverso un form online, a chiunque sarà possibile dare la propria disponibilità per un turno di lettura. Basterà collegarsi al sito www.annefrank.it.

Il senso dell’evento

La Memoria di Anne Frank serve a dare un valore e un senso più profondi e concreti a un emblema universale. Talmente celebre da essere presa come bersaglio da razzisti e antisemiti nel mondo, la piccola Anne Frank parla ancora oggi a milioni di persone con la sua umanità e i suoi pensieri forti, duri, sognanti, pieni di angoscia e insieme di resistenza.

Ricordare Anne Frank non vuol dire ricordare una celebrità. Ma significa ricordare un episodio fondamentale della Shoah per ricordare l’intera Shoah. Anne Frank ci abitua a vedere ogni vittima come unica, ci abitua a considerare le storie come cose preziose, aiuta a promuovere la cultura del rispetto e della tolleranza.

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Stop al fumo, premiati studenti veneziani. In dieci anni, in Veneto, i fumatori sono calati dal 26% al 22%

Ven, 31/05/2019 - 12:23

Sono la Quarta Ginnasio del Liceo Majorana Corner di Mirano (Venezia), la Terza B della Scuola Secondaria di Primo Grado “Loredan” dell’Istituto Comprensivo Franca Ongaro di Pellestrina (Venezia), e un allenatore sportivo che ha smesso di fumare coinvolto da uno studente dell’Istituto Comprensivo Zara di Borbiago di Mira, al quale è andato il “premio simpatizzante”, i vincitori veneti del Concorso Europeo Smoke Free Class Competition, un Programma di promozione di uno stile di vita libero dal fumo a scuola.

I riconoscimenti sono stati consegnati oggi dal Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, e dall’Assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, nel corso di una simpatica cerimonia-incontro, organizzata a Palazzo Ferro Fini a Venezia, in occasione della Giornata Mondiale Senza Fumo che si tiene oggi in tutto il mondo.

L’edizione di quest’anno del Concorso, la ventunesima in Veneto, ha visto partecipare 25 scuole secondarie di primo e secondo grado, con 105 classi e 2.413 studenti coinvolti.

“Sul piano della prevenzione – ha detto la Lanzarin – combattiamo da anni una battaglia senza lesinare energie contro il fumo, rivolgendoci prima di tutto ai ragazzi, che hanno tutta la vita davanti e non devono rovinarsela con una delle tante gravi malattie fumo-correlate. Tra il 2018 e il 2019, nell’ambito di un Protocollo tra Regione e Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto abbiamo avviato un programma con ben sette diversi progetti, affiancati da laboratori multimediali sulla promozione della salute presso Cà Dotta a Sarcedo, in provincia di Vicenza. La prevenzione dal tabagismo – ha aggiunto la Lanzarin – salva letteralmente vite e in più, rivolta ai giovani, li coinvolge e li rende di fatto testimonial presso i loro amici e coetanei e anche in famiglia. E’ la strada giusta, e continueremo a batterla senza indugi”.

L’impegno del Veneto in questa Giornata Mondiale Senza Fumo è accompagnato anche da una interessante serie di dati della Direzione regionale Prevenzione, che attestano di una situazione in miglioramento.

In Veneto, la maggioranza degli adulti non fuma (57%) o ha smesso di fumare (21%, PASSI 2018). I fumatori veneti sono il 22% della popolazione (719.705 persone circa). L’abitudine al fumo è maggiormente diffusa fra i più giovani (tra i 25 e i 34 anni) e si riduce con l’età. Sono ancora gli uomini (25%), rispetto alle donne (19%), i detentori del primato del fumo. Significativa, poi, si evidenzia la percentuale dei fumatori in condizioni socioeconomiche più svantaggiate (26%).

Mediamente, il consumo giornaliero di sigarette si attesta intorno alle 10 sigarette circa, mentre i forti fumatori (17%) arrivano a consumare più di un pacchetto di sigarette al giorno. Un dato positivo viene dal fatto che, rispetto al 2008, la prevalenza dei fumatori tra i 18 e i 69 anni si è ridotta, passando dal 26% al 22%.

Nella nostra regione, secondo il sistema di Sorveglianza PASSI, più di 9 adulti su 10 riferiscono che il divieto di fumo nei locali pubblici e sul luogo di lavoro, è “sempre” o “quasi sempre” rispettato, dato che viene confermato anche dai monitoraggi svolti a livello locale dagli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione delle A.ULSS venete.

Smettere di fumare non è facile, ma possibile. Tra chi fumava nei 12 mesi precedenti l’intervista, il 45% ha tentato di smettere e di questi l’80% ha fallito. Tra le persone che hanno tentato di smettere di fumare nell’ultimo anno, l’88% l’ha fatto da solo senza l’uso di ausili.

Secondo l’ultima indagine HBSC (Health Behaviour in School–aged Children) che riguarda ragazzi di 11-13 e 15 anni nel 2018, in Veneto, i 15enni che dichiarano di non aver mai fumato sono in aumento dal 49% del 2014 al 55%. Sono i diminuzione anche i ragazzi che fumano abitualmente passando dal 13% all’11%.

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Papa Giovanni torna in Campo dei Sassi ad Altobello. Consegnati i nuovi alloggi Ater ad alta efficienza

Ven, 31/05/2019 - 11:55

Papa Giovanni torna in Campo dei Sassi ad Altobello. È in corso in questi minuti la ricollocazione nella corte del complesso che proprio oggi viene inaugurato dall’Ater di Venezia, una piccola statua raffigurante Papa Giovanni XXIII. La statua, realizzata negli anni Settanta, in legno, dagli artigiani  della Val Gardena, era stata rimossa prima dell’inizio dei lavori ed è di grande valore simbolico per i residenti che vivono nel quartiere.

Il complesso Ater di campo dei Sassi ad Altobello, appena restaurato ed efficientato

 

Il presidente dell’Ater Raffaele Speranzon consegnerà poi stamattina le chiavi dei nuovi alloggi alle famiglie e spiegherà gli obiettivi del progetto innovativo di assistenza familiare.

Tutti gli appartamenti sono dotati di tecnologia avanzata sul fronte della domotica e dell’efficientamento energetico, destinati a soggetti fragili per età e condizioni socio-economiche. I lavori di restauro al complesso, svolti dall’Azienda territoriale di edilizia residenziale veneziana, sono terminati alcuni mesi fa, e dopo le verifiche sui requisiti Isee delle famiglie che si erano collocate nella graduatoria del bando comunale, si è potuto procedere con le prime assegnazioni degli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica).

(collaborazione e foto di Marco Monaco)

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Istituto Dieffe di Spinea, trasferta in Albania a preparare i cibi per la Festa della Repubblica

Ven, 31/05/2019 - 11:08

Decine di studenti e docenti dell’Istituto Professionale a indirizzo ristorativo Dieffe di Spinea tra l’1 e il 2 giugno prossimi saranno protagonisti della preparazione e dell’allestimento dei ricevimenti per le celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana organizzati dall’Ambasciata d’Italia a Tirana e dal Consolato Generale d’Italia a Valona, in Albania.

Il 1° di giugno gli studenti porteranno il Veneto sulle tavole della Marina Turistica di Orikum, nella città di Valona, e il 2 giugno, Festa della Repubblica, chef e camerieri saranno presso la Residenza d’Italia a Tirana.

Dieffe è tra le prime scuole professionali del Veneto a progettare una didattica laboratoriale che preveda la partecipazione costante ad eventi enogastronomici di livello regionale e internazionale. “Sono ormai diversi anni” – racconta il Direttore della Dieffe di Spinea Riccardo Dallavalle – che la nostra scuola progetta una didattica di tipo laboratoriale legata agli eventi sul territorio. In questo caso specifico, ci troviamo addirittura ad uscire dai confini nazionali per festeggiare un’importante ricorrenza storica, la Festa della Repubblica.

«Quando siamo stati contattati dall’ambasciata e dal consolato italiani in Albania per partecipare in veste di eccellenza nella formazione professionale enogastronomica del Veneto – racconta il Direttore della Dieffe di Spinea, Riccardo Dallavalle – ci siamo subito resi disponibili e abbiamo lavorato insieme agli studenti affinché quest’esperienza possa essere per loro altamente formativa, sia su un piano professionale, legato dunque alla pratica del lavoro che hanno scelto, che su un piano di dialogo storico ed interculturale, base necessaria per tutti i professionisti che intendano muoversi consapevolmente nel mondo della ristorazione».

La percentuale di inserimento lavoro degli allievi Dieffe, a sei mesi dal compimento del percorso di studi, è ad oggi pari al 85%. Inoltre sono oltre il 30% gli ex allievi che a quattro anni dalla Qualifica intraprendono una loro piccola attività imprenditoriale.

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La morte del Preside Pecchini: c’è una risposta alla fragilità diffusa che ci colpisce tutti

Gio, 30/05/2019 - 08:46

Con vivo dolore e profondo smarrimento abbiamo appreso del tragico gesto del prof. Vittore Pecchini che, sabato 25 maggio, ha deciso di porre fine alla propria vita.

Il prof. Pecchini è stato negli ultimi anni una figura importante per il mondo scolastico veneziano in quanto Preside del Liceo Marco Polo, nonché dirigente degli Istituti Fermi, Corner, Cini e Venier. Uomo innamorato del mare e della bellezza del Creato, associava alla competenza del docente la passione di chi desidera comunicare ai più giovani, soprattutto a quelli più affaticati e fragili, tanta ricchezza.

È per questo dunque che il gesto del Preside ci fa ancora più male.

Si fa strada, come non mai in questi giorni, la domanda sul perché sia potuta accadere una tragedia simile. Sul perché un uomo appassionato, un educatore, un maestro innamorato della vita sia potuto rimanere schiacciato da un peso così opprimente e apparentemente invincibile.

Ora, di certo, ascolteremo non poche analisi e disquisizioni sulle incombenze troppo gravi in capo ai responsabili del mondo scolastico. Ci saranno approfondimenti e proposte. Tutto buono e giusto, ma incapace di lasciarci veramente tranquilli. Avvertiamo infatti che in questa storia c’è qualcosa di più profondo, di più drammatico anche della debolezza umana che annebbia la vista e toglie il respiro spingendo chi ne è vittima a scelte così gravi.

C’è una fragilità sottile e diffusa che colpisce tutti, giovani e adulti, docenti e studenti.

Non ci siamo dimenticati – non lo potremmo mai – dei suicidi di giovani e di giovanissimi che hanno colpito, come un pugno nello stomaco, le città di Venezia e di Mestre solo l’anno scorso. C’è quindi il bisogno di un bene infinito da riconoscere: il bisogno di una speranza che non venga meno nel mare di solitudine, che sembra sommergere tante (troppe) volte il desiderio di una vita bella. Oggi, mentre piangiamo la perdita di una vita preziosa, ci accorgiamo di quanto – soprattutto nel mondo della scuola – abbiamo bisogno di essere tenuti da un’amicizia vera; un’amicizia che si faccia vicina nel momento del bisogno e che si traduca in autentica alleanza tra tutti i soggetti in campo: dirigenti, insegnanti, genitori, studenti. Ci accorgiamo che un’amicizia simile, per poter abbracciare la complessità dell’universo scolastico, la sua diversità e le sue sfide, non può che ripartire continuamente da Uno che sia più grande: più grande della realtà di fronte alla quale altrimenti si rimarrebbe schiacciati e disperati.

Abbiamo bisogno di Uno che faccia davvero «nuove tutte le cose» e da cui possa scaturire una speranza sempre nuova. Ecco perché, se una simile Speranza l’abbiamo incontrata, non possiamo esimerci dalla responsabilità di comunicarla a tutti. Affinché a tutti giunga la carezza di Gesù, quella che ora chiediamo – stringendoci ai suoi cari – per il Preside Vittore Pecchini.

Gli insegnanti della Pastorale Scolastica della diocesi di Venezia

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Chiude Casa Taliercio a Mestre. In quindici anni ospitate 7.700 donne, quasi tutte dell’Est

Lun, 27/05/2019 - 16:23

Chiude Casa Taliercio. La casa di prima accoglienza per donne in difficoltà, in via Aleardi 154 a Mestre, ha comunicato la cessazione dell’attività a partire dal 31 luglio prossimo.

«Non è stata una decisione facile, ma molto sofferta e maturata con fatica», rilevano il consiglio direttivo e l’assemblea dei soci. Cinque sono state le concause che hanno determinato questa decisione, tutte più o meno di pari dignità, in quanto ognuna da sola non avrebbe permesso il prosieguo dell’attività».

Le cinque ragioni sono queste: «Il fatto che non ci sia nessuno che voglia rendersi disponibile per occupare le cariche sociali dell’associazione (in particolare presidente, vicepresidente, ecc.); la programmata vendita del fabbricato da parte di Messaggero Servizi; lo scollamento, l’indifferenza della maggior parte della parrocchia del Sacro Cuore per l’attività che svolge la casa di accoglienza, che è andata sempre aumentando; la forte carenza di volontari che si fa sempre più sentire; il fatto che il tipo di attività che viene svolto nella casa non sembra più una così pressante emergenza sociale, come invece lo era stata quando la stessa è stata aperta; l’impressione, che tutti noi abbiamo, è che quasi tutte le signore accolte potrebbero trovare altre soluzioni. Evidente quindi che si imporrebbe un cambiamento dell’attività medesima, con un rivoluzionamento di tutta l’attuale organizzazione».

A queste motivazioni «va ad aggiungersi la continua precarietà economica, sempre più difficile da affrontare nell’assenza più totale di qualsiasi contributo pubblico».

Perciò l’associazione S. Antonio-Mestre ha preso la decisione della chiusura della Casa, inaugurata 15 anni fa. In questo tempo sono state accolte 7.700 donne provenienti nella maggior parte da paesi dell’Est europeo per periodi limitati di tempo: da 6 a 18 giorni continuativi al massimo.

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La scommessa di Igor e Marco, maestri d’ascia a 40 anni

Lun, 27/05/2019 - 12:10

«Questo cantiere nasce dalla voglia e dalla passione di costruire barche. Il mio sangue è quello di un artigiano, non di un commerciante». Igor Silvestri, quarantatreenne veneziano originario di Sacca Fisola, si presenta così a distanza di una manciata di settimane dall’inizio della sua nuova avventura lavorativa nella quale ha deciso di scommettere – con un pizzico di coraggio unito alla giusta dose di consapevolezza – assieme al collega, nonché amico di una vita, Marco Bacci.

I “grandi” insegnano. Situato nel sestiere di Castello, in Seco Marina, all’indirizzo 625/a, il cantiere nautico “BA.SI. snc” è stato inaugurato il mese scorso sotto la buona stella – è il caso di dirlo – dei grandi maestri d’ascia che, nella città lagunare, hanno scritto un pezzo di storia attraverso la loro arte. Perché sono proprio loro a ispirare ogni giorno un lavoro che Igor racconta di aver imparato rubando con gli occhi, osservando con attenzione come le loro mani maneggiavano abilmente strumenti e materiali, dando corpo e anima alle proprie creazioni. E ciò che più colpisce, parlando con lui, è la sua modestia. Tiene infatti a precisare come dai “grandi”, in fondo, non si smetta mai d’imparare e come per raggiungere il loro livello, fatto di tanta esperienza, ci sia ancora molta strada da percorrere. Ma entusiasmo e voglia di fare non mancano. «Nel ’95, dopo il servizio militare, – racconta – ho cominciato a lavorare dai maestri d’ascia Roberto Dei Rossi, per una decina di anni, e Gianfranco Vianello detto “Crea”, per circa tre». Poi una breve parentesi nella bancherella di souvenir del padre – attività che non gli piaceva e lo “soffocava” – finché gli è stato proposto di aprire il nuovo cantiere.

Pensare al futuro. «Mi piace costruire, riparare, pitturare: il mondo dell’artigianato mi affascina. I maestri d’ascia mi hanno insegnato tutto, ma anche mio padre qualcosa sapeva fare e me lo ha trasmesso. A Venezia di squeri e cantieri come il nostro ce ne sono ormai pochi, sono sei in tutto». Un mestiere che, se venisse a mancare un cambio generazionale, rischierebbe di morire. Per questo, secondo Igor, il Comune dovrebbe intervenire promuovendo corsi e attività pensate per i più giovani. «Istituire un bando di concorso – è un esempio – dove i primi possano entrare a lavorare in un cantiere in cui c’è bisogno». E a proposito di forze nuove da istruire per il futuro, Igor parla anche di uno dei suoi tre figli, ventenne. «Spesso viene qui a darmi una mano. È portato per questo mestiere e la sua è l’età giusta per imparare e incamerare tante cose».

Alla “vecchia”. «Lavoravo le gondole – ricorda Marco – già a 15 anni. Poi sono passato a un altro tipo di lavoro ma la costruzione mi è rimasta nel sangue. Igor ed io ci siamo imbarcati in questa nuova avventura, abbiamo detto “proviamo”: proveniamo da scuole differenti ma entrambi sappiamo lavorare con le mani. E per ora mi sembra che stia andando tutto bene non solo a livello lavorativo, ma anche di amicizia». Fra i lavori del momento? La riparazione di una gondola e la costruzione ex novo di una caorlina per un’associazione di Francoforte che insegna la voga veneta ai giovani. Un’imbarcazione che Marco non ha mai realizzato prima e che sarà varata a fine mese. «Se io ci lavorassi tutti i giorni, mi basterebbero un paio di mesi per completarla», prosegue, chiarendo come il conoscere il lavoro alla “vecchia” maniera (unito alle tecniche più moderne) grazie ai propri maestri, sia un punto a loro favore. «Quando vedo un lavoro finito – conclude – provo sensazioni mai provate prima. La soddisfazione è tanta, specialmente quando vedo che il proprietario è contento».
Marta Gasparon

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Trivignano: Anna e Renato, 70 anni di “sì”

Lun, 27/05/2019 - 09:52

Anna Simonetti e Renato Barsotti si sono sposati il 30 aprile 1949, nientemeno che 70 anni fa. Lui ha combattuto la seconda guerra mondiale, come carabiniere e poi come partigiano, ferito in Jugoslavia e miracolosamente salvato.

Tornato al paese di Gugliano, nelle colline lucchesi, per coltivare i poderi che aveva ereditato dal padre, incontrò Anna ad una festa paesana e per vederla, durante il fidanzamento, attraversava da solo, a piedi, e spesso al buio, le colline boscose per raggiungere il paese dove lei abitava.

Una bella, lunga vita, spesso dura, piena di cambiamenti: dalle colline alla piana lucchese, e poi a Genova, quindi a Marghera, Mestre e infine a Trivignano, dove vivono ancora in buona salute nonostante l’età: 90 e 97 anni!

Hanno festeggiato il 70° anniversario di matrimonio con tutta la loro discendenza: due figli, sette nipoti, otto pronipoti (nella foto di apertura). Un esempio di vita, un segno della benedizione del Signore, un record di anni vissuti insieme nel matrimonio cristiano. Felicitazioni anche da tutta GV.

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Mestre: sagra di Bissuola al clou, è la ventesima edizione

Sab, 25/05/2019 - 22:55

Ventesima edizione per la sagra di Bissuola, che si tiene fino a lunedì 27 maggio. Ricco, presso la parrocchia di Santa Maria della Pace in via Varrone 14, il programma di iniziative: la musica è prevista ogni sera, dal vivo, così come sarà sempre disponibile lo stand gastronomico.

Da segnalare la mostra di modellismo navale, la festa (sabato 25 dalle ore 10) della scuola materna e la processione mariana, seguita dalla Messa, domenica a partire dalle ore 17. Lunedì, ultima sera, alle 21 spettacolo di magia “Ricky Magic Show”, tombola e estrazione della lotteria.

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Santa Maria di Lourdes a Mestre: il ritorno dell’organo restaurato e il ricordo dell’organista Marcello Girotto

Sab, 25/05/2019 - 22:20

Il ritorno di un organo restaurato e il ricordo di un uomo che, con sapere e fede, ne ha tratto musica liturgica e sacra per più di mezzo secolo.

L’organo Malvestio, appena restaurato, pronto per esser rimontato nella chiesa di Santa Maria di Lourdes

Nei giorni prossimi, nella parrocchia di Santa Maria di Lourdes a Mestre, si condensano questi due eventi. Lunedì farà ritorno in parrocchia l’organo Malvestio che, nel corso di questi ultimi cinque mesi, ha goduto di un importante intervento di restauro. Si tratterà ora di rimontarlo, a destra guardando l’altare, nella nicchia che lo ha sempre ospitato e che in questo tempo è rimasta vuota.

Il ritorno dell’organo Malvestio sarà anche l’occasione per avviare la manutenzione per l’altro organo della chiesa di Santa Maria di Lourdes: il Tamburini, collocato simmetricamente sull’altro lato rispetto al crocifisso e all’altare.

Ma nei giorni prossimi, precisamente venerdì 31 maggio, ricorrerà il primo anniversario della scomparsa di Marcello Girotto, che per più di 50 anni è stato titolare degli organi della chiesa di via Piave. «Per questo restauro – sottolinea il parroco, don Mirco Pasini – contavo molto sul maestro Marcello…, ma il Signore l’ha voluto con sé. Lo ricorderemo, insieme con i figli, la moglie e la comunità, venerdì 31 maggio alle ore 18.30 nella Messa serale».

Marcello Girotto, l’organista di Santa Maria di Lourdes, mancato il 31 maggio 2018. Nel primo anniversario verrà ricordato nella chiesa in cui ha suonato per più di mezzo seolo
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Mestre: a Santa Rita, domenica 26, concerto per tromba e organo

Sab, 25/05/2019 - 21:34

Grande musica nella chiesa di Santa Rita: domenica 26, alle ore 17, appuntamento con la Rassegna organistica di primavera 2019.

Protagonista un duo di tromba e organo, formato da Francesco Grigolo all’organo e Claudio Ongaro alla tromba; un duo che metterà ancor più in risalto la straordinaria versatilità e potenza del Grande Organo Tamburini di Mestre. In programma brani di Hielscher, Pierné, Händel, Franck e Duruflé. Ingresso libero.

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Ha operato anche a Mestre, al Sacro Cuore, il nuovo Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali: è fra Carlos Alberto Trovarelli

Sab, 25/05/2019 - 20:51

Ha operato anche a Mestre, nella parrocchia del Sacro Cuore, il nuovo Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali. È fra Carlos Alberto Trovarelli, eletto oggi, sabato 25 maggio, alla guida dell’Ordine.

Il Capitolo generale ordinario dei Conventuali, infatti, riunitosi al Sacro Convento in Assisi, ha deciso in questo senso. Fra Carlos appartiene alla Provincia religiosa “Rioplatense” di Sant’Antonio di Padova in Argentina e Uruguay. È nato a Cinco Saltos (Rio Negro, Argentina) il 22 giugno 1962.

Ha emesso la professione perpetua il 4 ottobre 1990 ed è stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1995. Fino ad ora ricopriva il servizio di assistente generale della Federazione Falc (Federación América Latina Conventuales).

A Mestre fra Carlos è stato negli anni in cui era parroco padre Giorgio Morosinotto.

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Papadopoli: la panchina è restaurata, ma è transennata da mesi

Sab, 25/05/2019 - 11:36

Una bellissima panchina dipinta di fresco: rosso vivo i listelli in legno, grigio scuro i piedini in stile Liberty. Restaurata e… transennata. Inaccessibile al pubblico da oltre due mesi. Il lavoro di ridipintura risale a metà marzo e da allora la panchina fa bella mostra di sé ai Giardini Papadopoli, a due passi da Piazzale Roma. Intorno altre panchine, uguali, ma in condizioni molto più precarie: vernice scrostata, qualche listello mancante. Un controsenso si direbbe. Una spiegazione c’è. E arriva direttamente dalla segreteria dell’assessorato all’Ambiente che ha la competenza sui parchi pubblici. Con una precisazione doverosa: la manutenzione dei Giardini Papadopoli, per quanto riguarda la cura del verde, è stata affidata al vicino Hotel, a seguito di un accordo con il Comune. L’Hotel Papadopoli sta ampliando le cubature, dopo l’acquisto nel 2016 della casetta del custode (i lavori sono in corso). Per questo ha ottenuto un parziale utilizzo dei Giardini e in cambio si occupa del verde: la cura difatti è molto puntuale, le aiuole e gli alberi vengono potati regolarmente, così come i fiori vengono piantumati spesso, seguendo la stagionalità. Ma torniamo alla panchina misteriosa. L’ambito dei Giardini è vincolato e ogni intervento di ordinaria manutenzione, spiegano dall’assessorato, «deve seguire le indicazioni della Soprintendenza delle Belle Arti di Venezia. La panchina in oggetto è un campione di manutenzione che attende l’assenso della Soprintendenza e l’intervento sarà esteso anche alle altre panchine presenti». Ricapitoliamo: due mesi fa si è intervenuti restaurando la panchina, ora la pratica è alla Soprintendenza e si aspetta l’ok per “liberarla” dalla transenna e partire con il restauro di tutte le altre. Il tempo passa e l’impressione è che la “pratica” in Soprintendenza sia finita sotto un bel plico di altri interventi molto più urgenti. Forse è normale che sia così. Ma intanto ai Giardini la panchina transennata è diventata un’installazione “open air”, che potrebbe fare concorrenza alla Biennale. (S.S.L.)

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Giobatta Bianchini, i funerali: “È stato un esperto della comunicazione buona “

Ven, 24/05/2019 - 13:02
Una persona che costruiva legami, un entusiasta, un esperto della comunicazione buona”. Così don Fausto Bonini ha ricordato, nell’omelia, Giobatta Bianchini. La chiesa dei Gesuati a Venezia, la sua chiesa di una vita, era piena di parenti e amici che hanno desiderato dargli un ultimo saluto nella preghiera. Giobatta, mancato lunedì scorso a 91 anni, è stato capoufficio stampa dea Provincia di Venezia e presidente dell’Ucsi (Unione Cattolica stampa italiana) del Veneziano. “Lascia un’eredità”, ha aggiunto il diacono Giuseppe Baldan: “Essere cristiani concreti attraverso la gentilezza”. “Aveva un sorriso contagioso” ha concluso nella sua testimonianza una nipote: “Per me è stato un esempio di dolcezza ed eleganza”.
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Aqua Altra si allarga e trasloca in Campo Santa Margherita

Ven, 24/05/2019 - 11:24

E’ una storia per una volta a lieto fine quella della cooperativa Aqua Altra, la bottega del commercio equo solidale gestita da un gruppo di veneziani ai Carmini. «Potevamo chiudere e invece… traslochiamo». Dove? Nel cuore della movida di campo Santa Margherita dove per una volta non aprirà un nuovo bar ma una bottega aperta al mondo, eppure venezianissima. O forse proprio per questo veneziana al cento per cento. Perché il commercio e gli scambi con il mondo sono nel dna veneziano fin dai tempi della Serenissima. E Aqua Altra, nella sua piccola bottega aperta nel 2006, propone la versione equa e solidale del commercio, che significa rispetto per i piccoli produttori dei paesi poveri del mondo. Non solo, significa anche progetti sociali realizzati in collaborazione con le principali istituzioni cittadine in favore di persone svantaggiate…

Un nuovo inizio. La storia a lieto fine è in realtà un nuovo inizio. Perché lo spazio ai Carmini iniziava a diventare tanto stretto quanto oneroso. La storia è quella che purtroppo conoscono tante realtà commerciali veneziane: gli affitti aumentano perché il “mattone” veneziano vale oro. E allora i soci della cooperativa, tutti volontari, stavano valutando l’ipotesi peggiore, quella di chiudere. «Fatti i conti, si rischiava di non rientrare più dalle spese per affitto e costi di gestione», spiegano. La bottega, date le piccole dimensioni, dà lavoro a una dipendente part time e a una persona svantaggiata (secondo i requisiti delle cooperative sociali di tipo B). Dentro, poi, gravitano tanti soci volontari e moltissimi giovani, veneziani e universitari fuori sede, in uno scambio generazionale quanto mai proficuo.

Lo “zampino” del parroco. L’ipotesi di chiudere tutto, purtroppo, era già sul tavolo. Ed ecco arrivare la svolta. Un fondo di bottega a Santa Margherita disponibile ad un affitto abbordabile. Possibile? «Sì – spiegano i soci – perché i proprietari sono persone che guardano prima al bene del prossimo e della città, poi al profitto». A mettere in contatto la cooperativa con questa famiglia è l’ex parroco don Silvano Brusamento, che guarda caso è tra i soci fondatori di Aqua Altra. Il fondo fino a un paio d’anni fa ospitava lo storico negozio di erboristeria. Poi purtroppo l’anziana titolare è mancata e lo spazio è rimasto vuoto fino ad oggi. Nel frattempo non sono mancate le offerte di chi già pensava di aprire l’ennesimo bar in campo Santa Margherita. «I proprietari ci hanno detto di averne ricevute una ventina, ma non si sono lasciati tentare», raccontano ancora i soci. A giugno, dunque, Aqua Altra traslocherà in questo nuovo spazio, più ampio e proprio nel cuore di Campo Santa Margherita. «In queste settimane stiamo lavorando al nuovo allestimento e tanti veneziani hanno messo la testa dentro preoccupati che aprisse l’ennesimo locale. Qualcuno, dopo aver sentito che avrebbe aperto tutt’altro, ci ha persino abbracciati».

Una raccolta fondi on line. Allestire il nuovo spazio (e traslocare) richiede un certo investimento. Una cifra non esagerata, ma comunque importante per una attività commerciale di piccole dimensioni. Una cifra che per ora non c’è. Da qui l’idea di lanciare una campagna di crowdfunding. Sul sito www.produzionidalbasso.it è presente il link per la raccolta di fondi (si intitola Aqua Altra sfida Venezia). Non si chiedono grandi cifre, ma si fa appello soprattutto alla generosità dei tanti veneziani che ogni giorno vedono la città soccombere sotto il peso del turismo e delle attività economiche tutte votate ai visitatori lampo. «La speranza – concludono i soci – è che tante persone partecipino per aiutarci. Con una piccola donazione possono lanciare un segnale, per dire che la sfida per far vivere Venezia si può ancora vincere. Noi almeno ci proviamo».
Serena Spinazzi Lucchesi

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Aziz, presentati i racconti dal carcere, illustrati dagli studenti dell’Accademia di Venezia

Gio, 23/05/2019 - 22:04

Otto anni, 252.288.000 secondi per cambiare vita. Abdelaaziz Aamri, detenuto marocchino arrivato o scontare nel carcere di Trento metà della sua pena per spaccio e sequestro di persona, sta provando a rinascere.

“Mai più qui – La forza di ricominciare” è la raccolta di venticinque racconti che Aziz ha scritto durante le notti di detenzione. Parlano della sua infanzia, l’incontro di chi per alcune caramelle in cambio lo ha spinto a spacciare la droga e l’arrivo in carcere, fino alla rinascita, il riavvicinamento con la sua famiglia e il perdono.

Tra i racconti anche quello di padre Fabrizio Forti, sacerdote mancato inaspettatamente, che per i detenuti era un fratello e un amico, a cui il libro è dedicato. I racconti, che Aziz ha finanziato personalmente con i soldi guadagnati facendo dei lavori in carcere, sono stati presentati questa mattina nell’aula magna dell’Accademia di Belle Arti. Il libro, che fa parte del Progetto Aziz, promosso dall’Associazione “Venezia: Pesce di pace” di cui è responsabile la giornalista Nadia De Lazzari, è selezionato per il Festival dello sviluppo sostenibile.

Fruttuosa la collaborazione con l’Accademia che per la giornata ha ospitato la mostra “Le parole e le immagini” con le incisioni, i disegni e gli oli su tela realizzati da studenti e docenti di Venezia e Tunisi per illustrare i racconti. «Un’esperienza per gli studenti non solo di crescita artistica ma anche civica. Un luogo lontano come il carcere è diventato vicino», ha sottolineato la presidente dell’Accademia Luana Zanella.

«Le opere realizzate vogliono tradurre in materia le memorie del carcere, trasformando il dolore in segno, colore e passione. L’Accademia infatti non è un contenitore a parte ma deve essere in contatto e a disposizione della realtà che la circonda» ha detto invece il direttore Giuseppe La Bruna.

Presente anche la console del Marocco, Almina Selmane: «Aziz deve essere d’esempio di rinascita per tutti gli altri detenuti. Dobbiamo aiutare le persone che hanno scelto la strada sbagliata» ha detto, sottolineando il valore del progetto e ringraziando Nadia De Lazzari. È stata lei infatti a credere in Aziz fin dall’inizio, da quando lo coinvolse nella traduzione delle frasi scritte in turco dai bambini aderenti al progetto “Disegni a sei mani”.

All’epoca Aziz non conosceva ancora l’italiano; poi, scoprendo il linguaggio dei bambini, ha deciso di voler imparare la lingua e prendere il diploma di terza media. Infine l’idea di scrivere il libro. «Quando gli ho detto che i suoi racconti sarebbero stati illustrati si è profondamente commosso», racconta De Lazzari: «Ieri ho ricevuto la telefonata del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si è complimentato e ci ha spronato ad andare avanti».

A sostenere il progetto anche il Presidente della Comunità Religiosa Islamica Imam Yahya Pallavicini, il Rabbino Capo di Venezia Scialom Bahbout e l’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi.

Francesca Catalano

 

Francesca Catalano

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Marco Maguolo, il liutaio di Favaro. Nelle sue chitarre c’è Venezia

Gio, 23/05/2019 - 20:35

Le sue chitarre sono una fiaba di Collodi. Lui le partorisce e loro vibrano quanto le corde vocali di Pinocchio. Il mastro Geppetto di Favaro Veneto si chiama Marco Maguolo.
È l’unico liutaio veneziano ad animare chitarre classiche. Una sua Ducale, il suo pezzo forte, è finita in esposizione al conservatorio di Bruxelles. Un’altra, commissionata dal concertista Marco Zanatta, è un introvabile ibrido tra chitarra classica e liuto barocco da tredici cori e ventuno corde.
Per assicurarsi una sua creazione c’è chi è in lista d’attesa da due anni. Zero pubblicità. È tutto un passaparola tra musicisti, strimpellatori e collezionisti che pizzicano soddisfatti le corde dei suoi gioiellini.

Un mese e mezzo di lavoro per una chitarra. E non sono solo italiani. In coda ci sono messicani, statunitensi, coreani, giapponesi, francesi, svizzeri. Lui si arma di scalpellini e fioriscono sinuosità dal legno grezzo.
Lo fa nella rossa casetta favarese di via San Donà, quella che si affaccia alla rotonda di via Martiri e al principio di Carpenedo. A volte ci lavora fino alle 3 di notte, fino a quando la palpebra non ne può più di nascondersi.
Ci vuole almeno un mese e mezzo perché una sua chitarra veda luce. E lavora con un minimo di quattro strumenti contemporaneamente. È lì, davanti alla magia del suo scalpello, che i clienti sgranano gli occhi.
Il liutaio passa con loro ore ed ore per comprendere che tipologia di strumento vogliono davvero, per costruirlo a loro immagine e somiglianza. Alcuni, quando vengono da lontano, li ospita per una notte nella stanzina dove si corica quando fa tardi e non riesce a tornare a casa.
«È difficile per me chiamarli clienti. Tra noi c’è un confronto umano – confida il liutaio 43enne – uno scambio di storie personali. Quando vendi uno strumento vendi anche il rapporto che si è creato. Per questo è sufficiente il passaparola».

Nelle chitarre di Marco c’è la bifora di palazzo Ducale. Un passaparola di capolavori: «Zanatta, ad esempio, è un chitarrista classico che ama il repertorio barocco del Seicento e voleva uno strumento con cui suonare musica da leggere direttamente dal tetragramma, senza cambiare modalità di attacco della mano. Invece l’idea di avere una mia chitarra classica, che chiama italianità e venezianità nel cuore d’Europa, a Bruxelles, è motivo d’orgoglio: l’idea di un pronipote che possa andare lì a vedere la chitarra fatta da un suo antenato – fantastica mastro Maguolo – è veramente bello, una sorta di immortalità foscoliana», sorride.
E di venezianità le sue Ducali ne hanno da vendere. «Quando guardi la mia chitarra vedi Venezia». Gli indizi ci sono tutti (a partire dal nome), basta fare attenzione ai dettagli.
Nella rosetta, il perimetro del foro che penetra la cassa, è richiamata la bifora di palazzo Ducale. Il profilo della paletta, l’estremità dello strumento, è la silhouette della città lagunare al tramonto.
Il bordino nero che ne rincorre le forme evoca la gondola che danza in laguna. Il tallone, la parte del manico che incontra le fasce, fa il verso al naso della bauta. Nei filetti verdi, bianchi e rossi, invece, il richiamo alla bandiera italiana.

È la città stessa di Venezia che educa i nostri occhi». «Ho a cuore il mio Paese. Tengo a sottolinearlo nello strumento, come il gesto di un artigiano che riconosce all’Italia e a Venezia il fatto che se ha gusto per l’estetica e la forma lo deve al vivere in un Paese e una città bellissimi, circondato dall’arte. Io dico che è la città stessa che educa i nostri occhi».
E con lui Venezia l’ha fatto per bene, visto che questo mestiere (così come la sua estetica) se l’è inventato. Figlio di operaio e lui stesso operaio, a 27 anni si licenzia dalla fabbrica margherina che gli dà da vivere per seguire il suo sogno, costruire chitarre.
«Facevo il tecnico interno. Mi hanno dato tre anni di tempo per vedere se le cose funzionavano. E per fortuna hanno funzionato. Ho sempre saputo che avrei fatto questo lavoro».
Una sorta di chiamata? «Sì, sono stato incosciente forse a mollare tutto, ma è stata una cosa naturale».

«La prima chitarra ce l’ho ancora». Una vocazione che nasce nel seminterrato di casa Maguolo. Lì c’è un bancone con gli attrezzi, che serve a riparare le cose che si rompono in casa. «Da piccolo mi dilettavo lì. Poi mi sono appassionato di musica, a 15 anni. E con il tempo ho capito che sarei potuto essere più artigiano che musicista».
A 23 anni si arma di legno e libro fai da te «e costruisco la mia prima chitarra. Ce l’ho ancora. È una chitarra classica. È l’unica che mi sono tenuto».
Poi Maguolo frequenta il laboratorio del maestro Mario Novelli, la Scuola di liuteria di Milano con il maestro Pietro Cavalazzi e quella di Pieve di Cento con il maestro Marcello Bellei. Ora le sue creazioni possono costare dai 3.300 euro ai 4.800 euro. «Una fascia medio bassa» la definisce l’artigiano, considerando che nell’ambito della chitarra classica uno strumento storico, ad esempio, può arrivare a costare 300 mila euro.

Il lavoro non manca: ordini per due anni. «I liutai in Italia costano poco, in media. Eventi come Roma expo guitars hanno come obiettivo proprio il far riscoprire lo strumento italiano all’estero».
Eppure il maestro Maguolo di lavoro ne ha tanto. Se da oggi rifiutasse nuovi ordini continuerebbe comunque a lavorare per i prossimi due anni. Verrebbe quasi da suggerirgli di alzare i prezzi. «Ho passato gli anni della crisi indenne e la richiesta è tanta, è vero, ma questo avviene solo per chi sa inserirsi in questo mercato nel modo giusto. Devi essere per un venti per cento in pieno possesso della tua materia e per l’ottanta per cento capace di relazionarti con le persone».
E i colleghi come fanno? «La situazione è cambiata negli ultimi anni. A livello nazionale la qualità si è alzata, la vedo anche nei miei colleghi. A lavorare tenendo alta la qualità in Veneto siamo una mezza dozzina. In Italia superiamo la quarantina. C’è molta collaborazione e stima tra di noi».

Giulia Busetto

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Tra un voto europeo e l’altro Venezia perde più di 7mila elettori (-4%)

Gio, 23/05/2019 - 12:57

In cinque anni, nel Comune di Venezia, si sono persi più di 7mila elettori. Domenica 26 maggio, al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, hanno diritto a presentarsi 200.801 persone (94.643 uomini e 106.158 donne).

Cinque anni fa, il 25 maggio 2014, per la medesima consultazione elettorale, gli aventi diritto erano stati 208.060 (97.156 maschi e 110.904 femmine).

I dati sono del Servizio elettorale del Comune di Venezia. La ragione del calo, attorno al 4%, è legata al ridursi della popolazione residente, che ormai scende sensibilmente non solo nella città storica o nelle isole ma anche in terraferma.

Si sono invece ridotti sensibilmente gli ultracentenari residenti: erano 128 la scorsa tornata (13 maschi e 115 femmine), mentre stavolta saranno 83 (12 uomini e 71 donne).

Infine, il prossimo 26 maggio saranno 666 (346 maschi e 320 donne) i giovani che andranno per la prima volta al voto. Cinque anni fa erano molto di più (2.272), ma questo dipende dall’intervallo più lungo intercorso dalle elezioni precedenti. Nel giorno del voto, però, un lustro fa compivano i 18 anni 5 ragazzi; stavolta neanche uno.

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Danza, domenica 26 al Toniolo di Mestre, per la missione di Ol Moran

Gio, 23/05/2019 - 11:04

Quando l’amore per l’arte è missione. Al teatro “Toniolo” di Mestre, domenica 26 maggio, alle ore 20.30, la scuola “A. S. D. Ritmidanza” propone lo spettacolo “Danza per le missioni”, una serata in cui la passione e i talenti degli allievi della scuola sono rivolti a sostenere la parrocchia missionaria di San Marco Evangelista di Ol Moran, in Kenya.

A coordinare i ragazzi, dai sei anni in su, e curare la direzione artistica è la maestra Loredana Avagliano, direttrice della scuola di danza.

L’appuntamento spegne quest’anno le sedici candeline e si compone di due parti, come ogni anno: un saggio di danza classica, con tema “Il grande spettacolo – il Circo”. La seconda parte sarà un musical: “Happy ending”, e se anche i cattivi delle storie per bambini volessero il loro lieto fine? Il titolo del musical è un inedito scritto da Christian Ginepro (ospite della serata). Gli allievi, oltre a danzare, canteranno dal vivo.

Ma come è nata questa iniziativa? «Ogni scuola di danza fa il suo saggio finale, spesso con il fine di finanziarsi – spiega Loredana Avagliano – ma dialogando con don Fausto Bonini, che conoscevo per aver lavorato con lui a Gente Veneta, e che poi è stato parroco al Duomo di Mestre, abbiamo pensato di organizzare una serata per raccogliere fondi per le missioni».

Da allora il saggio finale ha sempre avuto questa finalità. Da quando però “Danza per le Missioni” si è legata ad Ol Moran?
«Da quando don Giacomo Basso, già cappellano in Duomo, venne destinato a quella comunità – continua Loredana Avagliano – abbiamo voluto sostenerlo: ogni anno, se non è presente, facciamo un collegamento video con lui durante lo spettacolo».

I ragazzi della scuola comprendono l’importanza di questo gesto? «Oggi non è facile essere educatori, tuttavia ritengo che siano importanti questi momenti: è un modo per dare un esempio e aiutare i giovani a riflettere» conclude Loredana Avagliano.

Marco Zane

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Venezia: venerdì 24, in basilica della Salute, il Fondo musicale del Seminario e le sonate del compositore Sardelli

Gio, 23/05/2019 - 09:23

Una doppia presentazione e un concerto. L’appuntamento di venerdì 24 maggio in Basilica della Salute (ore 16.30) è denso di interesse da più punti di vista. Saranno infatti presentati il Catalogo del Fondo musicale del Seminario patriarcale (Leo Olschki editore) e il cd “6 sonate a tre” di Federico Maria Sardelli. Seguirà poi l’esecuzione dal vivo delle sei sonate, con i musicisti che hanno registrato le musiche, diretti dallo stesso Sardelli.

Per chi non lo conoscesse, Federico Maria Sardelli è compositore, direttore, studioso tra i massimi conoscitori di Vivaldi e scrittore.

Un eclettico, che compone musiche barocche, perfettamente in linea con il gusto estetico del Settecento veneziano. «Sardelli non compone in un generico stile barocco, né tantomeno in un ‘neo-barocco’ contaminato da elementi contemporanei. Il suo intento è strettamente storicistico. Egli sceglie un punto geografico e un’altezza cronologica e poi si domanda: come si componeva a Venezia agli inizi del secondo decennio del Settecento? Solo da una circostanza estetica precisa può scaturire musica stilisticamente convincente, anzi perfettamente aderente a un idioma storico», scrive Anton Ulrich Binder introducendo il cd, definendo le composizioni di Sardelli come “barocco vivente”.

Gli esecutori delle sonate sono alcuni noti musicisti veneziani, a cominciare da Paola Talamini, organista titolare della Basilica della Salute, per proseguire con Stefano Bruni e Giovanni Battista Scarpa (violino), e Lorenzo Parravicini (violoncello). Proprio l’organista Paola Talamini sta procedendo alla trascrizione dei manoscritti musicali presenti nell’archivio del seminario, proponendo di volta in volta l’esecuzione, almeno per quanto riguarda le trascrizioni per tastiera.

«Il catalogo – spiega Talamini – è uno strumento di consultazione utile per i musicologi e i musicisti, perché rende più facilmente accessibili i documenti conservati nell’archivio». Il fondo musicale del Seminario non è ampio (sono 34 faldoni), ma è molto interessante.

Vi sono musiche composte e scritte appositamente per il Seminario, ma non solo: «Molte partiture sono frutto di lasciti e donazioni». Nel fondo si trova l’opera di Johann Simon Mayr, compositore bavarese, maestro di Donizetti, la cui opera Lodoiska fu rappresentata per la prima volta al Teatro La Fenice nel 1796. «Anche se probabilmente non è così, a Mayr viene attribuita la composizione della canzone veneziana “La biondina in gondoleta”. Una attribuzione che non trova riscontri, ma la tradizione vuole così», aggiunge Talamini.

Vi sono poi brani di Lucchesi, arie e duetti di musica profana probabilmente donate da cantanti e musiche sacre scritte per il seminario. Un patrimonio che va a completare il panorama veneziano dei fondi musicali coevi del ‘700 e che il catalogo rende più facilmente accessibile.

Serena Spinazzi Lucchesi

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