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Aggiornato: 1 ora 4 min fa

Covid: in quasi 4 mesi, nell’Ulss 3, 85mila tamponi. I positivi sono il 3,8%

Lun, 15/06/2020 - 21:17

Ad oggi la Ulss 3 Serenissima ha effettuato 85.666 tamponi per la diagnosi del Covid-19; di questi il 3,8% è risultato positivo (la media nazionale è del 5,1% e quella del Veneto è del 2,4%). Sono stati effettuati più tamponi alle donne (65%) che agli uomini (35%). Un 42% ha riguardato la fascia di età tra i 45 e 64 anni; un 28% la fascia di età tra i 18 e 44 anni; un 21% gli over 75. I tamponi hanno riguardato le persone più a rischio Covid-19: in primis i sanitari e il personale dell’Ulss, ma anche il personale delle strutture accreditate, i volontari della protezione civile, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, ecc.

Finora è stato sottoposto al tampone il 98% del personale dipendente della Ulss 3 e il 97% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta del territorio: un’attività in itinere. Ogni venti giorni viene anche sottoposto a tampone il personale delle case di riposo e delle altre strutture sociosanitarie della Ulss 3. Si evidenzia che se al 14 aprile risultavano positivi al Covid 19 315 ospiti e 137 operatori, oggi non c’è nessun positivo. “Il dato dimostra inequivocabilmente – ha rimarcato il Direttore dell’Ulss 3, Giuseppe Dal Ben – il lavoro stringente che abbiamo dedicato quotidianamente alle RSA, con suggerimenti, con interventi, anche con la formazione stessa. Sapevamo che quelle strutture erano occupate dalle persone più fragili, ospiti che il virus avrebbe aggredito senza pietà ed è per questo che ci siamo affiancati e siamo anche entrati nelle case di riposo, dando massima priorità ed attenzione».

Dati buoni che vengono confermati anche dagli accessi ai servizi di emergenza-urgenza: su 17.449 accessi ai PS, registrati tra il 4 maggio e 14 giugno, sono stati eseguiti 3352 tamponi (20%) su cui solo 13 persone sono risultate positive al Covid 19 (cioè lo 0,39%).

Si sta inoltre realizzando anche nel territorio dell’Ulss veneziana il test sierologico, attivato sperimentalmente a livello nazionale su indicazione del Ministero, effettuato dalla Croce Rossa su invito e su base volontaria. Per la Ulss 3 si prevede di eseguirne 1500. Ad oggi ne sono stati eseguiti 138.

Per quanto riguarda, invece, il test rapido (detto anche test “saponetta”) la Ulss 3 ne ha eseguiti ben 33.604 da cui sono risultate positive 738 persone (2,2%). Queste, a loro volta, sono state sottoposte al “tampone”: 5 persone sono risultate positive alla malattia.

Anche nell’Ulss 3, infine, si sta procedendo con il piano per la raccolta di plasma iperimmune per la cura farmacologica. Obiettivo della Regione Veneto è la realizzazione della Banca del plasma: nella provincia di Venezia le persone contattate e valutate dagli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima sono state ad oggi 523, di cui 452 della Ulss 3. Sono state eseguite 134 visite di idoneità, di cui 111 della Ulss 3, e 24 plasmaferesi, di cui 18 della Ulss 3.

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Centri estivi del Comune di Venezia: al via quello al Centro Morosini del Lido

Lun, 15/06/2020 - 14:49

Ha aperto oggi, lunedì 15 giugno, il centro estivo organizzato al Centro di Soggiorno Morosini al Lido di Venezia.

All’avio delle attività erano presenti l’assessore comunale alle Politiche educative, Paolo Romor, e la presidente dell’Istituzione Centri di Soggiorno, Anna Brondino.

«I centri estivi – afferma Romor – rappresentano un’attività a cui, come Amministrazione comunale, teniamo molto e su cui abbiamo investito per accogliere i bambini in uno splendido luogo, dotato di ampi spazi verdi attrezzati, di campi sportivi e di una bellissima spiaggia. Da non dimenticare il servizio di trasporto dedicato e gratuito, dal centro storico e da Mestre, che fa della struttura un punto di riferimento per tutta la città. Grazie a quanti, all’interno del Comune, dell’Istituzione e della cooperativa Sumo, hanno lavorato con grande impegno tra le molte difficoltà di questo particolare momento, per far partire il servizio».

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Covid-19, in arrivo un test istantaneo. Zaia: «Necessario per non dover mettere in quarantena, in autunno, tutti coloro che avranno febbre o tosse»

Lun, 15/06/2020 - 14:02

Un test istantaneo o comunque molto rapido, che soppianti o almeno preceda il tampone fornendo una risposta affidabile in pochi minuti. È lo strumento che la Regione Veneto conta di poter utilizzare in autunno. Altrimenti i servizi sanitari saranno congestionati di richieste di chi vorrà sapere se due linee di febbre e un po’ di tosse, che in tanti avranno in quel periodo, siano segno di Covid-19.

La previsione che a breve ci possa essere un test nuovo e molto rapido per fare diagnosi sul Coronavirus la fa il presidente del Veneto, Luca Zaia, durante il consueto incontro di aggiornamento sull’emergenza, dalla sede della Protezione civile a Marghera.

«Sarà la fase 4», sintetizza Zaia, per dire che il problema del prossimo autunno «sarà discriminare fra i casi Covid e i non Covid. Non possiamo pensare che tutti quelli con la tosse vadano messi in quarantena in attesa di avere la certezza della diagnosi».

In questo senso si sta scrivendo il nuovo piano sanitario regionale, che dovrà trovare risposta efficace per evitare che, alla comparsa dei primi virus parainfluenzali, migliaia di persone intasino i pronto soccorso per paura di aver contratto il Coronavirus. «La diagnostica – riprende il Governatore – sarà fondamentale. Ma è innegabile che, essendo questa una pandemia e perciò anche un business per tutte le multinazionali, l’evoluzione da qui a ottobre per test e farmaci ci sarà e ci catapulterà in un’era diversa».

Un’aspettativa, questa, condivida da Andrea Vianello, direttore della Fisiopatologia Respiratoria dell’Azienda Ospedaliera di Padova, intervenuto al briefing con Zaia: «Più che la malattia in sé mi preoccupa di poter controllare l’impatto sul sistema sanitario di quel che accadrà in autunno. E il ridimensionamento dell’impatto della malattia è legato alla tempestività della diagnosi, cioè della capacità di identificare il paziente, di isolarlo e curarlo: questa sarà la chiave di volta». (G.M.)

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Imprese: i mini-prestiti arrivano, quelli medi stentano. Zanon (Apindustria Venezia): banche troppo prudenti

Dom, 14/06/2020 - 14:02

I piccoli prestiti adesso vanno, quelli più grandi stentano. La moratoria sulle tasse funziona, ma senza liquidità si rischia di non andare avanti.
È il quadro della situazione, fra tinte grigie e altre un po’ più vivaci, tracciato da Nicola Zanon, direttore di Apindustria Venezia, l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese della città metropolitana di Venezia.

Il problema che rimane è quello di garantire un flusso di soldi sufficiente a tante imprese che, altrimenti, si vedono stoppate nella loro operatività e condotte alla paralisi.

Sembra rientrato, in questi giorni, il problema dei micro-prestiti, quelli da 25mila euro, garantiti al 100% dallo Stato. Ora, anzi, il recente innalzamento del prestito a 30mila euro, con restituzione portata da sei a a dieci anni, potrebbe avviare una seconda ondata di domande.

In effetti qua e là c’è ancora chi lamenta dinieghi da parte delle banche o tempi lunghi per le pratiche. Mediamente però le banche del territorio hanno ormai evaso il 60-70% delle richieste e la percentuale dei “no” si aggira sul 5%.

I “no”, in particolare, si devono al fatto che le imprese richiedenti erano già in sofferenza prima dell’emergenza Coronavirus, oppure erano già inadempienti (per esempio in ritardo di più di tre mesi nel pagamento di rate). Ed è chiaro che lo spirito del provvedimento è di sostenere chi ha avuto danni dalla pandemia, non chi era pericolante già da prima.

Anche le inesattezze formali o la documentazione incompleta allungano i tempi, ma normalmente una richiesta viene lavorata e condotta all’erogazione in due-tre settimane.

«Altra cosa – precisa Zanon – è parlare dei prestiti di maggiore entità. Finora solo il 20% delle richieste ha avuto esito positivo. Per un 30% siamo invece al diniego. E il rimanente 50% ottiene un “sì”, ma con il taglio dell’importo erogato. Vengo adesso da un’azienda che ha ottenuto il 10% di quanto aveva richiesto ed è evidente che questi piccoli importi non risolvono il problema della liquidità in questa fase di crisi».
La ragione? Per il direttore di Apindustria Venezia è nella valutazione prudente del rischio fatta dalle banche: «Siccome questi finanziamenti possono arrivare al 25% del fatturato del richiedente, in caso di default dell’azienda la banca andrebbe in difficoltà per la quota non garantita dallo Stato; quindi preferisce concedere importi più bassi di quelli richiesti e rischiare poco».

In questo modo, però, non si risolve il problema di chi – capita spesso – unisce due problemi: il mancato fatturato per i due, tre mesi di chiusura dell’attività e l’insoluto per i mancati pagamenti dei clienti, che non saldano le fatture dei mesi precedenti il lockdown. La strada per uscire dal tunnel, insomma, è ancora lunga.

Giorgio Malavasi

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Il Tempio del donatore a Pianezze di Valdobbiadene: Avis, Fidas, Fratres e Aido puntano a riaprirlo

Dom, 14/06/2020 - 12:17

Le quattro associazioni nazionali del dono Avis, Fidas, Fratres e Aido hanno realizzato un comunicato congiunto per invitare tutti a votare il Tempio internazionale del donatore a Pianezze di Valdobbiadene (TV) inserito quale “Luogo del cuore” nel censimento del FAI-Fondo Ambiente Italiano.

E’ un luogo simbolo per tutti i donatori di sangue, sorto laddove esisteva una postazione di cannoni durante la Grande guerra, per ricordare che il sangue non si versa, ma si dona.

Chiuso dal 2017 per inagibilità, le associazioni del dono nazionali, con Avis regionale Veneto e Avis provinciale Treviso, hanno costituito l’ODV Tempio internazionale del donatore per ristrutturarlo.

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Marrella (Diritto internazionale): Vaccino anti-Covid, il Vaticano può ispirare l’accordo mondiale

Sab, 13/06/2020 - 13:54

«Credo che la Santa Sede sia in una posizione ideale per spingere gli altri Stati ad arrivare ad un accordo mondiale che garantisca l’accesso di tutti i Paesi del mondo al vaccino anti-Covid19. Questo riconoscendo, al tempo stesso, una giusta remunerazione a chi avrà scoperto il vaccino».
È la proposta di Fabrizio Marrella, professore ordinario di Diritto internazionale a Ca’ Foscari. Una proposta che apre un percorso nuovo nel dibattito decisamente attuale e che nei prossimi mesi prenderà ancor più rilievo.

I tentativi di prendere tutto per sé. Il vaccino, infatti, quando arriverà potrà salvare la vita a milioni di persone e, in generale, sollevare l’umanità da una grande preoccupazione sanitaria, economica e sociale.
Ma già nelle scorse settimane si sono viste le prime battaglie sul tema, i primi tentativi di fare da sé e di fare per sé. L’azienda farmaceutica Sanofi, per esempio, fra le candidate ad arrivare per prima a produrre il rimedio più efficace contro il virus, ha lasciato intendere che gli Stati Uniti avranno la priorità sul vaccino perché hanno contribuito con molti soldi alla ricerca.
Da ciò l’irritata reazione del presidente francese, Emmanuel Macron, intervenuto per sottolineare che «il vaccino è un bene pubblico che deve essere fuori dalle logiche di mercato» e per ribadire di essere impegnato in «una risposta multilaterale coordinata per rendere il vaccino disponibile a tutti allo stesso tempo», perché non ci sono confini per il virus.
Ma c’è anche la Gran Bretagna, che ha prenotato le prime 30 milioni di dosi del potenziale vaccino contro il Coronavirus sviluppato dall’università di Oxford in partnership con un’azienda italiana.
C’è, dunque, un modo per evitare che il vaccino vada solo o primariamente a chi ha più danari o più forza politica globale? E al tempo stesso è realistico che una distribuzione il più possibile diffusa del prodotto, specialmente fra le popolazioni povere, si accompagni ad una remunerazione ragionevole per chi si è impegnato a fondo nella ricerca, nella scoperta e nella produzione?

Tutela dei brevetti: i limiti evidenziati dalla vicenda Aids. Una via c’è, afferma il prof. Marrella, ed è bene iniziare da subito a individuarla a condividerla; più tardi potrebbe non esserci tempo e l’emergenza potrebbe lasciar spazio a soluzioni troppo “semplici” e poco tutelanti per il diritto di tutti.
«La protezione dei medicinali, anche di quelli più importanti – spiega il docente, che fa anche parte del Gruppo docenti cattolici della pastorale universitaria veneziana – è oggetto della normativa sui brevetti. Questa normativa ha un campo di applicazione nazionale e ogni Stato ha una sua legislazione specifica. A livello internazionale, quando – nel 1995 – è stato varato l’accordo istitutivo del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, si è inserito uno specifico accordo, il TRIPs, per la protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale. Questo accordo, fortemente voluto dagli Usa, ha creato una norma valevole per quasi tutti gli Stati del mondo, che da un lato impone di tutelare i brevetti, compresi quelli sui farmaci, dall’altro prevede sanzioni anche pesanti per gli Stati che violano i brevetti altrui».
Il meccanismo di mercato, prosegue il prof. Marrella, «non è dannoso in sé, ma il suo limite è emerso nel contrasto tra diritto del brevetto e diritto alla salute, ed è esploso sui farmaci salvavita contro l’Aids. Africa e India ne avevano bisogno, perché avevano grandi numeri di malati da curare, ma i brevetti erano di proprietà di alcune multinazionali statunitensi e svizzere. Il dibattito ha portato a un compromesso: un emendamento all’accordo TRIPs, per cui un farmaco essenziale per salvare vite umane sfugge alla copertura da brevetto».
Ma il diavolo sta nei dettagli, rileva il docente, perché la procedura è abbastanza complessa. La deroga al brevetto è inoltre valida solo per i Paesi in via di sviluppo; in secondo luogo prevede che uno Stato che produca, attraverso questa licenza, farmaci essenziali che non ha scoperto, non può esportarli a Stati terzi. Non può fare business, insomma.

L’obiettivo numero 3. Un passo avanti, comunque. E uno ulteriore è stato fatto il 25 settembre 2015, quando l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con i suoi 13 obiettivi e 169 traguardi. Gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile hanno validità universale, cioè tutti gli Stati devono contribuire al loro raggiungimento entro il 2030.
Si tratta – chiarisce il docente di Diritto internazionale – di obiettivi ambiziosi quali quello di porre fine alla povertà estrema nel mondo, di lottare contro i cambiamenti climatici e quello di garantire diritti umani per tutti. Tutti – gli Stati, le organizzazioni internazionali, le imprese e la società civile – sono chiamati a contribuire a tali obiettivi per la sopravvivenza del pianeta e di ciascuno.
Tra questi vi è l’obiettivo numero 3, che intende assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. Prevede di conseguire una copertura sanitaria universale, compreso “l’accesso sicuro, efficace, di qualità e a prezzi accessibili a medicinali di base e vaccini per tutti”.
«Non è – continua Marrella – una norma cogente, ma una regola internazionale, una linea guida mondiale che deve ispirare l’azione degli Stati».
Un vaccino contro Covid-19 può rientrare in questo schema? «La risposta è sì, ma ci vuole un’azione diplomatica particolare. Perché il vaccino dovrà essere disponibile per tutti, in particolare per i Paesi che non lo avranno sviluppato. Perciò potrebbe essere utile che, a livello internazionale, uno Stato prendesse l’iniziativa di dire che deroghe parziali al sistema di brevettazione si applicano al vaccino antiCovid-19, in quanto questo virus produce pandemia. La posizione ideale potrebbe averla la Santa Sede, magari insieme al Governo italiano».

Un valore per i credenti e per i non credenti. Ma quale significato condurrebbe con sé un’eventuale azione diplomatica del Vaticano? «Per i cattolici – conclude il prof. Fabrizio Marrella – si tratta di dare applicazione alla lungimirante enciclica Laudato si’ di Papa Francesco del 24 maggio 2015. Per gli atei di riconoscere che in materia di salute umana non può essere solo il mercato a dettare le regole della sopravvivenza della comunità umana».

Giorgio Malavasi

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Ospedale dell’Angelo, la chirurgia tornata a pieno regime: «Stiamo recuperando gli interventi congelati nel lockdown»

Sab, 13/06/2020 - 10:09

All’Ospedale dell’Angelo il blocco operatorio è tornato ad essere luogo di lavoro intenso e di interventi chirurgici importanti quanto ai numeri e quanto alla specializzazione. Da un mese, ormai, i reparti chirurgici, che durante il lockdown avevano avuto l’indicazione di operare solo nei casi di urgenza, hanno ripreso a praticare anche quegli interventi che si definiscono “in elezione”, cioè programmabili perché non determinati dalla stretta urgenza. “All’inizio di maggio – spiega il Direttore dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben – i diversi Reparti hanno riaperto le agende reinserendo via via gli interventi congelati durante il lockdown. Nei mesi del picco dell’emergenza epidemiologica, in realtà, l’attività chirurgica non si è mai fermata, ma si è concentrata solo sugli interventi per traumi e patologie non procrastinabili: quelle in arrivo dal Pronto Soccorso, in particolare, e quelle oncologiche che non potevano attendere oltre”.

“Dentro l’intero blocco operatorio dell’ospedale dell’Angelo ora si sta garantendo il massimo per favorire più interventi possibili – spiega il Direttore Generale – riprendendo l’attività a pieno regime e permettendo ai chirurghi di effettuare quegli interventi che il periodo Covid-19 aveva obbligato a rimandare, a tutela dei pazienti stessi. Ovviamente anche in questi giorni l’attività chirurgica, all’Angelo come in tutti gli ospedali, si svolge con tutte le precauzioni che è bene adottare in questa fase, che rimane comunque delicata, a garanzia della piena sicurezza del paziente”.

Cardiochirurgia. Per effetto del lockdown, nei mesi scorsi l’equipe del Primario Domenico Mangino era passare dalla ventina di interventi a settimana (di cui in media 5 in urgenza e 15 in elezione alle 4/5 sole urgenze a settimana. Sono stati quindi un centinaio gli interventi cardiochirurgici in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ora si lavora per recuperare il tempo rubato dal Covid-19: il ritmo in fase due è già salito ai 12/13 interventi settimanali. Quindici le operazioni già riprogrammate ed effettuate in questa ripartenza. “Non siamo ancora gli standard pre-Coronavirus, ma ci arriveremo. Ora dobbiamo osservare delle cautele necessarie: basti pensare al fatto che tutti i pazienti ora ricoverati in elezione devono effettuare un tampone qualche giorno prima del ricovero e un altro al momento del ricovero”.L’orizzonte temporale entro cui il primario, se la curva epidemiologica non farà scherzi, confida di recuperare le operazioni congelate, è quello dei tre mesi.
Se si considera che nel 2019 i pazienti che erano giunti all’Angelo per operarsi da fuori regione sfioravano il 40%, c’è anche il rammarico di non poter aver accolto, nel periodo del lockdown, questi pazienti che avevano puntato sull’eccellenza mestrina: “Quanto all’attrazione che esercitiamo, abbiamo dovuto declinare le richieste di pazienti che avrebbero voluto essere operati a Mestre dalla Campania, dal Lazio e da molte altre parti d’Italia”.

Cardiologia. Durante il picco dell’emergenza pandemica il Direttore della Cardiologia Sakis Themistoclakis ha interrotto le procedure elettive di elettrofisiologia ed emodinamica: “’Durante la fase acuta della pandemia – spiega – è cambiata la tipologia dei casi che abbiamo trattato in Cardiologia e in UTIC. Le urgenze cardiologiche che sono giunte all’osservazione durante il lockdown presentavano quadri clinici più compromessi e gravi a causa dell’arrivo in ospedale tardivo rispetto all’esordio dei sintomi. Sono state sospese le procedure in elezione quali ablazioni transcatetere non urgenti, studi coronarografici in elezione o procedure di emodinamica strutturale quali chiusura di auricola o di forame ovale pervio, impianti elettivi di valvole aortiche per via percutanea o interventi per via percutanea di correzione dell’insufficienza mitralica”.
Procedure che con lo spegnersi del lockdown sono state interamente riattivate. “Ne stiamo facendo in maniera ravvicinata per chiudere rapidamente il gap che si era creato in questo arco temporale”. Attualmente resta un gap di circa 50 procedure di emodinamica rimandate e di altrettanti interventi di ablazione transcatetere. “Confidiamo di mantenere un numero di procedure alto questa estate per recuperare gli interventi congelati”.
Annualmente circa il 30% dei pazienti trattati per aritmie con ablazione transcatetere, in particolare per la fibrillazione atriale, proviene da altri territori della nostra regione o di altre regioni. “Molti, soprattutto pazienti provenienti da altre regioni, erano impossibilitati a venire da noi in questi mesi di confinamento, ma ora stiamo procedendo a richiamare anche loro per riprogrammare gli interventi entro l’estate”.

Chirurgia Toracica. Durante i mesi di contenimento, sotto la guida del primario Cristiano Breda l’equipe di Chirurgia toracica è riuscita a portare avanti oltre il 50% degli interventi oncologici toraco-polmonari, privilegiando necessariamente quelli non procrastinabili, in aggiunta all’attività chirurgica toracica d’urgenza che proveniva dal Pronto Soccorso. “Le patologie maligne non si potevano trascurare – dice Breda – a maggior ragione chi aveva fatto una preparazione chemioterapica preliminare ad intervento chirurgico non poteva essere posticipato. Ma operare all’interno di una struttura in emergenza epidemiologica ha comportato una riorganizzazione dell’attività. E inoltre, sottolinea il Primario, “abbiamo dovuto tener conto di casi di pazienti oncologici talmente fragili, magari anziani con più comorbilità, che sarebbero stati potenzialmente suscettibili di gravi complicazioni legate a una possibile infezione da Coronavirus”. In questi casi si è deciso attraverso una valutazione dell’equipe complessa e approfondita: “Abbiamo cercato di dare il massimo in un momento in cui eravamo sotto attacco del virus. Da quando abbiamo riaperto agli interventi ‘in elezione’, sia oncologici che non oncologici, stiamo progressivamente aumentando la nostra capacità operativa”.

Chirurgia generale. Nel periodo del confinamento l’equipe di Chirurgia generale ha svolto 45 interventi in media al mese, urgenti o oncologici non differibili. Da quando è cominciato il lockdown sono stati anche qui un centinaio gli interventi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Poi, nelle settimane di “via libera” anche agli interventi non urgenti, le sale hanno già ospitato una trentina di operazioni chirurgiche. Di queste, due su cinque sono in urgenza, tre su cinque sono invece programmate.
Se la curva epidemiologica procederà per il meglio, la speranza del primario di Chirurgia generale oncologica e d’urgenza, il dottor Maurizio Rizzo, è quella di recuperare le operazioni slittate a causa del blocco delle sale operatorie entro l’anno: “Farlo stringendo ulteriormente i tempi non sarebbe prudente, nel nostro caso. Stiamo seguendo un protocollo rigido, approvato dal Comitato etico, che impone ulteriori regole igienico sanitarie e operative molto restrittive. In questo momento stiamo dando il massimo, ma è giusto armarsi di pazienza perché stiamo utilizzando tutte le precauzioni possibili per il bene dei nostri pazienti. I quali, ne siamo sicuri, comprendono le precauzioni ora adottate durante l’attività chirurgica nelle sale operatorie”.

Otorinolaringoiatria. “Abbiamo mantenuto anche nel periodo del lockdown – spiega il dottor Roberto Spinato, coordinatore delle ORL dell’Ulss 3 – una continuità pressoché totale per quanto riguarda i nostri interventi in sala operatoria: abbiamo operato in continuità rispetto ai periodi normali quanto ai tempi di sala operatoria e al numero di interventi eseguiti, concentrandoci sui pazienti che soffrivano di patologie tumorali non procrastinabili”. L’attività ora è ripresa secondo i tempi e le disponibilità normali, e i chirurghi hanno ripreso ad affrontare anche interventi “in elezione” dalle liste di pazienti comunque non aumentate durante il periodo del lockdown.

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Comune di Venezia, da oggi operative 500 bici noleggiabili. Per usarle scaricare la app, per i primi sei mesi abbonamenti scontati

Ven, 12/06/2020 - 18:47

E’ da oggi ufficialmente operativo il nuovo servizio di bike sharing del Comune di Venezia. Ad illustrarne funzionamento, caratteristiche e modalità di accesso sono stati questa mattina, nell’ “info point Sharing Mobility”, appositamente installato nell’ex Emeroteca di via Poerio a Mestre, l’assessore comunale alla Mobilità, Renato Boraso, il consigliere delegato all’Innovazione e Smart City Luca Battistella, il responsabile Sviluppo di “MOVIbyMOBIKE”, Davide Lazzari.

«Questo innovativo servizio di bike sharing – ha sottolineato l’assessore Boraso – è un importante tassello del grande mosaico del ‘Pums Ve2030’, il nuovo Piano Urbano di Mobilità sostenibile, che contiamo di realizzare entro appunto il 2030. Il servizio parte oggi con 500 biciclette già operative, che diverranno un migliaio entro la fine del prossimo mese, 200 delle quali saranno a ‘pedalata assistita’. Ed entro poche settimane saranno anche disponibili 400 monopattini elettrici: 300 in terraferma e 100 al Lido e nelle isole. Ricordo infatti che il servizio sarà attivo su tutto il territorio comunale».

Non si tratta di un servizio di bike sharing tradizionale, punta su Gps e tecnologia mobile per permettere per esempio, all’interno di una certa zona, di lasciare ovunque la bicicletta affittata per poi metterla subito a disposizione dell’utente successivo.

L’intento è di indurre anche i futuri turisti a puntare sulla bici per muoversi: in quest’ottica un ciclostallo sarà posizionato anche a Sant’Erasmo. Per attivare il servizio basta scaricare l’app corrispondente e scegliere l’abbonamento: la bici viene sbloccata attraverso un Qr Code ed è subito fruibile.

Particolare cura è stata riposta nel posizionamento dei ciclostalli del servizio, specie per favorire il collegamento con Venezia: 3 stazioni saranno posizionate a San Giuliano, 2 al Vega e una in corrispondenza del park scambiatore di via dei Petroli. Si potrà così lasciare la bici nei posti riservati del Tronchetto o dell’area di sosta precedente alla rampa di ingresso a piazzale Roma. Ma il servizio sarà presente in maniera capillare in tutti i quartieri della terraferma: a regime, entro fine estate, saranno 354 le rastrelliere totali presenti sul territorio comunale, con 2.666 posti bici.

Un’altra importante novità del nuovo servizio, finanziato con 260mila euro stanziati dal Pon Metro e realizzato, per quanto riguarda segnaletica e l’allestimento degli spazi, grazie ai contributi del Programma sperimentale di Mobilità sostenibile del Ministero dell’Ambiente, è la possibilità di lasciare il mezzo noleggiato non solo nei 130 stalli del bike sharing, ma anche in una delle 354 rastrelliere comunali, nonché in appositi ciclostalli sparsi su tutto il territorio.

«Sarà poi nostra cura – ha spiegato il responsabile Sviluppo di ‘MOVIbyMOBIKE’ Davide Lazzari – andare a recuperare le bici e riportarle nelle loro stazioni di appartenenza. La nostra società approda a Mestre, consapevole di affrontare una sfida importante, ma forte delle esperienze positive maturate sia all’estero che in altre grandi città italiane, come Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro, Padova. Per chi si abbonerà, tra l’altro, ci sarà l’opportunità di usufruire del servizio anche nelle altre città in cui siamo presenti».

Per i primi 6 mesi gli abbonamenti saranno a prezzi di lancio: 9,99 per un mese, 19,99 per tre mesi, 54,99 per un intero anno. Venti minuti di utilizzo di una “smart bike” costeranno invece un euro.

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Quattro nuove auto per la Polizia locale di Veenzia: la benedizione stamattina al Tronchetto

Ven, 12/06/2020 - 14:59

La Polizia locale del Comune di Venezia può disporre da oggi di quattro nuove automobili che verranno utilizzate per attività d’istituto di Polizia ambientale, commerciale, edilizia e servizi logistici.

La presentazione e la benedizione delle macchine da parte del Cappellano della Polizia locale, il diacono Guglielmo Fasan, si è svolta questa mattina al Tronchetto, alla presenza del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e del Comandante del Corpo Marco Agostini.

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Jesolo, il lungomare delle Stelle sarà dedicato agli operatori sanitari

Ven, 12/06/2020 - 13:05

La città di Jesolo rende omaggio agli operatori sanitari. Un abbraccio ideale alle migliaia di uomini e donne, medici, infermieri, operatori che in questi mesi hanno occupato la prima linea negli ospedali e nelle case di case di riposo per fronteggiare l’emergenza sanitaria di SARS-CoV-2.

A loro verrà intitolato un tratto del lungomare di Jesolo accanto a nomi di celebrità italiane, come Andrea Bocelli, Sophia Loren, Alberto Sordi, Alessandro Del Piero, e molti altri che hanno ottenuto un riconoscimento grazie all’evento Lungomare delle Stelle.

Per la prima volta dalla nascita della manifestazione nel 2001, la spiaggia di Jesolo renderà omaggio non ad un VIP ma ad una intera categoria di persone altrettanto meritevole; una scelta condivisa dall’amministrazione e dalle categorie che diventa ora ufficiale.

“Jesolo, forse più di altri dispone di un evento che può dare il giusto merito e la giusta enfasi all’importanza del lavoro che ogni giorno, anche senza l’emergenza Covid-19, il personale sanitario svolge per la nostra salute – spiega il sindaco della città di Jesolo, Valerio Zoggia -. Ecco, allora, la proposta di intitolare un tratto di lungomare a questi professionisti; un evento che si terrà ad agosto, con tempi e modi che il Comune che, con Federconsorzi e le altre associazioni di categoria si sta occupando di organizzare, ufficializzerà nei prossimi giorni. Il Lungomare delle Stelle diventerà quindi il “grazie” che tutto il Paese rivolgerà a queste persone”.

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Coronavirus, zero casi in Veneto nelle ultime ventiquattr’ore: non era mai successo dall’inizio dell’epidemia

Ven, 12/06/2020 - 13:00

Zero casi positivi nelle ultime ventiquattr’ore in Veneto. È un dato molto positivo quello che viene dall’Azienda Zero della Regione Veneto, che ha emesso il bollettino sull’emergenza Coronavirus, aggiornato alle ore 8 di oggi, venerdì 12 giugno.

Zero positività su migliaia di tamponi e nessun caso urgente e sospetto presentatosi dicono il miglioramento della situazione: non era mai successo dall’inizio dell’epidemia. Il che non toglie che nuovi casi possano presentarsi nei giorni prossimi, ma è un ulteriore passaggio verso la mitigazione dell’epidemia.

I casi attualmente positivi in Veneto sono 922, dei quali 52 richiedono il ricovero ospedaliero. Sette di essi sono degenti nel territorio dell’Ulss 3 Veneziana: quattro a Dolo e tre a Villa Salus.
Nessuna persona positiva al Covid-19 è però in questo momento ricoverata in terapia intensiva; circa tre mesi fa erano 350.

Sono però purtroppo da registrare ancora tre morti: probabilmente pazienti da lungo tempo ricoverati e con danni da infezione, oltre ad altre patologie, che non hanno consentito la guarigione. Il totale dei decessi “con” o “per” il Cororonavirus salgono così a 1967, di cui 1409 in ospedale e i rimanenti nelle case di riposo.

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Fallimento Dentix, Stefani (Andi Venezia): «Società come questa vendono una terapia anziché prendersi cura del paziente»

Ven, 12/06/2020 - 12:46

«Questi soggetti economici investono in vista di un tornaconto finanziario. E nel farlo passano sopra alla salute del paziente e al buon nome dell’odontoiatria italiana»: lo dice Filippo Stefani, presidente di Andi Venezia, l’associazione dei dentisti, a proposito del fallimento della catena odontoiatrica Dentix, presente con 57 sedi in Italia, una delle quali in piazza Ferretto a Mestre.

«La salute – prosegue il dott. Stefani – è un diritto da tutelare e non un affare da gestire. La vicenda Dentix mette in risalto quello che da sempre andiamo dicendo: le catene low cost lavorano secondo una distorta ottica commerciale, all’interno della quale il paziente viene all’ultimo posto».

Spesso, infatti, il paziente attiva un finanziamento con una società per pagare le cure: «La catena incassa i soldi subito e il paziente deve continuare a versare le rate alla finanziaria, anche se la società chiude e le cure non sono terminate. Come associazione non possiamo assistere passivamente a questa deprimente deriva della tutela della salute e ricordiamo il nostro servizio di guardia medica odontoiatrica al quale possono rivolgersi i pazienti Dentix in caso di urgenze».

Quella che è in atto, secondo Andi Venezia, è un’invasione del mondo odontoiatrico da parte di società di capitali che investono unicamente in vista di un ritorno economico. «Questi soggetti economici investono il loro denaro in vista di un tornaconto finanziario. Quindi – conclude Stefani – la loro ottica sarà quella di vendere una terapia anziché quella di prendersi cura del paziente. L’odontoiatra vive e coltiva la sua attività e la stima che riesce ad ottenere per sé proiettandole verso il futuro mentre questo tipo di società economiche investono il loro capitale al fine di ottenerne un rendimento immediato».

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Actv, bus urbani ed extraurbani: nuove corse e nuovi orari

Gio, 11/06/2020 - 21:00

AVM/Actv informa che da domenica 14 giugno l’orario festivo delle linee urbane 2, 4L, 6, 7 e 19 e delle linee extraurbane 5E, 6E, 7E, 8E e 53E viene integrato come segue:

AUTOMOBILISTICO URBANO
· Linea 2 – introduzione di due nuove corse all’ora dalle ore 09:30 alle 11:30 e dalle 16:00 alle 21:00 da Venezia limitate Circonvallazione-Olimpia ai minuti 00 e 30 // dalle ore 08:58 alle 11:58 e dalle 16:28 alle 20:28 da Circonvallazione-Olimpia a Venezia ai minuti 28 e 58
· Linea 4L – introduzione di due nuove corse all’ora dalle ore 8:34 alle 12:34 e dalle 17:04 alle 22:04 da Venezia a Mestre Centro ai minuti 04 e 34 // dalle ore 07:58 alle 12:58 e dalle 17:28 alle 20:28 da Mestre Centro a Venezia ai minuti 28 e 58
· Linea 6 – introduzione di due nuove corse all’ora dalle ore 07:55 alle 11:25 e dalle 15:55 alle 20:25 da Venezia limitate Trieste-Robinie ai minuti 25 e 55 // dalle ore 07:25 alle 11:55 e dalle 16:25 alle 20:25 da Trieste-Robinie a Venezia ai minuti 25 e 55
· Linea 7 – introduzione di due nuove corse all’ora dalle ore 07:30 alle 20:30 da Venezia a Spinea-Martiri ai minuti 30 e 50 // dalle ore 06:55 alle 19:55 da Spinea-Martiri a Venezia ai minuti 35 e 55
· Linea 19 – introduzione di una nuova corsa all’ora dalle ore 07:55 alle 21:55 da Venezia a Altinia-Ca’ Rezzonico ai minuti 55 // dalle ore 07:25 alle 20:25 da Altinia-Ca’ Rezzonico a Venezia ai minuti 25

AUTOMOBILISTICO EXTRAURBANO
· Linea 5E – introduzione di nuove corse da Noale a Venezia alle ore 04:40, 05:57, 06:57, 07:27 e da Noale a Mestre Centro dalle ore 07:57 alle ore 21:57 una corsa all’ora ai minuti 57 // da Venezia a Noale alle ore 07:15, 07:45, 08:15, 09:15 e da Mestre Centro a Noale dalle ore 10:35 alle ore 21:35 una corsa all’ora ai minuti 35, ultima corsa alle ore 22:50
· Linea 6E – introduzione di nuove corse da Scorzè a Venezia alle ore 06:40, 07:10, 07:40 e da Scorzè a Mestre Centro dalle ore 08:40 alle ore 20:40 una corsa all’ora ai minuti 40 // da Venezia a Scorzè alle ore 07:00, 07:30, 08:45 e da Mestre Centro a Scorzè dalle ore 10:00 alle ore 21:00 una corsa all’ora ai minuti 00
· Linea 7E – introduzione di nuove corse da Mirano a Venezia alle ore 05:00, 05:40, 06:00, 06:30, 07:00, 07:30, dalle ore 08:00 alle ore 12:00 una corsa all’ora ai minuti 00, successivamente alle ore 12:30, 13:00, 13:30 e dalle ore 14:00 alle ore 19:00 una corsa all’ora ai minuti 00, ultime corse alle ore 19:30, 20:25, 20:55 // da Venezia a Mirano alle ore 05:15, 06:10, 06:50, 07:10, 07:40, 08:10, 08:40, dalle ore 09:10 alle ore 12:10 una corsa all’ora ai minuti 10, successivamente alle ore 12:40, 13:10, 13:40 e dalle ore 14:10 alle ore 19:10 una corsa all’ora ai minuti 10, ultime corse alle ore 19:40, 20:10, 20:40, 21:10 e 21:35
· Linea 8E – introduzione di nuove corse da Stazione Ferroviaria di Preganziol a Treviso alle ore 05:20, 06:20, 07:20 // da Venezia a Treviso alle ore 07:00, 08:00, 09:00, 10:00 // da Mestre Centro a Treviso dalle ore 10:45 alle ore 19:45 una corsa all’ora ai minuti 45, ultima corsa alle ore 21:15 // da Mestre Centro a Stazione Ferroviaria di Preganziol alle ore 20:45 // da Treviso a Venezia alle ore 05:45, 06:45, 07:45, 08:45 // da Treviso a Mestre Centro dalle ore 09:48 alle ore 19:48 una corsa all’ora ai minuti 48, ultima corsa alle ore 20:18
· Linea 53E – introduzione di una nuova corsa all’ora da Dolo a Venezia dalle ore 07:12 alle ore 11:12 e dalle ore 15:12 alle ore 19:12 ai minuti 12 // dalle ore 08:15 alle ore 12:15 e dalle ore 16:15 alle ore 20:15 ai minuti 15

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Bambini da 0 a 3 anni, il Governo ha finalmente le linee guida. Dai prossimi giorni probabile via libera a nidi e scuole dell’infanzia

Gio, 11/06/2020 - 15:33

Siamo prossimi al via libera, da parte del Governo, per la riapertura di asili nido e scuole dell’infanzia. Lo annuncia l’assessore regionale alla Sanità e alle Politiche sociali, Manuela Lanzarin: «Ieri, mercoledì 10 giugno, è stato fatto un incontro con il ministro per la Famiglia Bonetti. E finalmente sono state approvate le linee guida per la fascia d’età 0-3. Non so se, per renderle operative, verranno collegate al nuovo Dpcm, che dovrà sostituire quello in scadenza il 15 giugno».

Dai prossimi giorni, quindi, dovrebbe essere possibile riaprire i servizi educativi che, in Comuni come quello di Venezia, equivalgono in particolare agli asili nido. Ed è evidente che la domanda dei genitori, ormai tornati al lavoro, è notevole, anche perché l’apertura di alcuni centri estivi, sempre per bambini da zero a tre anni, non è sufficiente a soddisfare tutta la domanda.

Novità anche sul fronte dei soldi stanziati dal Governo per sostenere in particolare i centri estivi. Si tratta di 135 milioni di euro: «Stiamo raccogliendo – spiega l’assessore Lanzarin – l’elenco dei comuni veneti che stanno realizzando centro estivi. Sulla base di questo elenco il Governo farà il decreto con assegnazione dei soldi ai Comuni, che li destineranno poi ai gestori dei centri. Il criterio di riparto delle risorse, quindi, non è in base al numero degli abitanti, ma a chi fa davvero i centri estivi».

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L’infettivologa Cattelan: «Il Covid è oggi meno cattivo. E in autunno avremo piccoli focolai con cui dovremo convivere»

Mer, 10/06/2020 - 22:26

«Questo virus adesso ci mostra essere meno cattivo. Si è trasformato? La sua carica infettante si è ridotta? È una possibilità, non ne abbiamo certezza. Alcuni ricercatori hanno visto che il Covid-19 non è più molto attivo nel modificare le cellule che infetta. Sicuramente qualcosa è cambiato: nei nostri reparti non abbiamo più casi importanti e impegnativi che vanno in rianimazione. Al momento vediamo solo forme influenzali o gastroenteriche».

A dare questa informazione piuttosto rassicurante è Anna Maria Cattelan, direttore dell’Unità operativa complessa Malattie Infettive e Tropicali dell’Azienda Ospedaliera di Padova.
Intervenuta oggi al quotidiano briefing sull’emergenza Coronavirus nella sede della Protezione civile regionale, la dottoressa Cattelan esplicita le novità positive che osserva scientificamente: «Da quasi un mese non vediamo più Covid “veri”, ci sono “solo” positività. E i virus, se messi in coltura, non crescono».

Tutto risolto? Assolutamente no. Ma rispetto a febbraio, quando tutti gli specialisti erano impreparati e sorpresi dall’arrivo di questo virus, la situazione è notevolmente cambiata: non solo nel virus stesso, ma soprattutto nella capacità ed efficacia delle misure che si prendono.

E per il futuro? La temibile recrudescenza dell’epidemia ci sarà davvero, nel prossimo autunno? «Un’epidemia drammatica come quella che abbiamo visto penso e auspico che non l’avremo, ma piccoli focolai dobbiamo abituarci ad averli e a conviverci».

Soprattutto si assisterà a una cosa, sottolinea il primario: «In autunno ci saranno tanti altri virus respiratori che inizieranno a circolare, per cui avremo un impatto forte sul sistema sanitario, con pazienti che, al minimo segno di tosse e febbre, si rivolgeranno al medico o al pronto soccorso temendo di essere Covid positivi. Bisognerà organizzarsi per non intasare le strutture. Ma adesso il virus lo conosciamo meglio e sappiamo difenderci: se usiamo mascherine e distanziamento, senza che questo diventi un’ossessione, avremo fatto ciò che ci aiuta di più. Ognuno di noi sa già oggi – conclude Anna Maria Cattelan – quello che deve fare: questa è la chiave di volta per contenere l’infezione anche in autunno». (G.M.)

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Un piccolo angelo veglia sulle Chiese: lettera di ringraziamento del Metropolita Gennadios al Patriarca Francesco per la vicinanza alla famiglia di Mihail

Mer, 10/06/2020 - 13:02

Con una lettera il Metropolita Gennadios ringrazia il Patriarca Francesco per la vicinanza espressa alla comunità ortodossa per la morte del piccolo Mihail Birca.

Questa tragica vicenda ha segnato il veneziano e le comunità cristiane nei giorni scorsi. Mihail, di 2 anni, figlio del parroco della comunità ortodossa di Mestre dell’Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta, padre Anatolie Birca, ha ingoiato una vite mentre giocava nel giardino di casa. La famiglia vive a Zelarino.

Drammaticamente, è morto dopo cinque giorni di agonia e di ricovero in rianimazione. Al bambino, giunto in arresto cardiaco in ospedale, i medici erano riusciti ad estrarre la vite che aveva ostruito le vie respiratorie e a riavviare il battito cardiaco; ma i danni da mancata ossigenazione erano risultati troppo gravi per la ripresa.

Il Patriarca Francesco Moraglia ha voluto raggiungere la famiglia e la comunità ortodossa di Mestre attraverso una lettera al padre: «Camminiamo insieme, carissimo padre Anatolie, nella certezza che un piccolo angelo veglia sulla tua amata e provata famiglia, sulla tua comunità parrocchiale e sull’intera Arcidiocesi guidata da Sua Eminenza il Metropolita Gennadios. E veglia su tutte le nostre Chiese, perché sia più certo e più vero il cammino che ci porta all’unico Signore».

Martedì 9 giugno, dall’Arcidiocesi Ortodossa per l’Italia e l’Europa Meridionale del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli è giunta una lettera di ringraziamento al Patriarca Francesco per il suo interessamento.

A scrivere è il Metropolita Gennadios: «Beatissimo Patriarca, non trovo parole per esprimere la mia gratitudine per la Sua preziosissima lettera…l’unità e la preghiera con tutta la Comunità Ortodossa di Vostra Beatitudine ha commosso tutti e particolarmente me, che ringrazio infinitamente ed auspico ad Essa un “grandissimo sincero e fraterno grazie” per la Sua partecipazione al nostro profondissimo dolore. Dovete sapere Sua Beatitudine, che Essa sta nel mio cuore ed io prego sempre per Essa e per tutto il meraviglioso popolo italiano, particolarmente per la comunità cattolica di Venezia».

Marco Zane

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Venezia: sabato 13 si rinnova, alla Salute, il voto della Serenissima a Sant’Antonio

Mer, 10/06/2020 - 10:09

Sabato 13 giugno, come ogni anno, il Capitolo Metropolitano di San Marco e le Nove Congregazioni del Clero veneziano si riuniranno alla Salute per celebrare la festa di Sant’Antonio di Padova.
Nell’occasione sarà rinnovato l’antico voto della Serenissima al Santo. La celebrazione avverrà alle ore 10, con numero di partecipanti ad esaurimento, senza la processione e a distanza di sicurezza. Presiederà Mons. Angelo Pagan, Vicario Generale del Patriarcato e Canonico Arcidiacono del Capitolo Metropolitano.
Venezia si affidò al santo taumaturgo e predicatore francescano di origini portoghesi per ottenere la vittoria contro l’Impero Ottomano: era l’anno 1651.

Mons. Antonio Niero descriveva così le ragioni del voto: «Giovanni Grimani, già podestà di Padova, il 27 febbraio 1651, proponeva per il buon esito della guerra e protezione dell’armata, di erigere un altare al santo in Basilica della Salute o in quella di S. Marco, con qualche effige o piccola reliquia e visita annuale del doge. Discussa la cosa ed approvata il 29 dello stesso mese, fu dato incarico ai Rettori di Padova di ottenere una reliquia del santo. Le difficoltà opposte dai padovani non furono da poco; alla fine la reliquia fu concessa ed entrò in città il 9 giugno, per la via del Brenta, con un corteo fastoso puntualmente descritto dai cronisti, ed accolta come si soleva fare per i grandi personaggi. Dal reliquiario di S. Marco, dov’era stata collocata, fu condotta con processione solenne dal Doge, dal Senato, dal clero e popolo lungo un ponte di barche gettato sul Canal Grande, sino in Basilica della Salute il 13 dello stesso mese» (A. Niero, “I santi Patroni, in Culto dei Santi a Venezia”, Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1965).

Per questo voto venne realizzato, dunque, nell’erigenda basilica della Salute, un altare votivo: su di esso il reliquiario con l’osso del Santo viene osteso ogni anno e da allora il voto è sempre stato celebrato dal clero diocesano. Sulla pala d’altare, opera di Pietro Liberi datata 1656, troviamo la Serenissima raffigurata in allegoria femminile, prostrata ai piedi del Santo mentre indica le navi da guerra veneziane che partono per combattere i turchi… la guerra fu persa, ma il voto fu sempre rinnovato a protezione delle genti venete e, soprattutto, per custodire la fede.

Marco Zane

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Cibo di strada ma a chilometri zero e secondo tradizione: da oggi al mercato coperto di Mestre

Mar, 09/06/2020 - 16:34

Da stamane, abbinato al mercato agricolo coperto di Mestre in via Palamidese 3/5, negli orari di apertura del mercato, il martedi esabato mattina, ci sarà la cucina mobile di Feel Catering con la proposta di “cibo da strada”. Il titolare Luca Stampinato insieme al padre Dino, hanno iniziato la loro nuova attività proprio questa mattina. Il veicolo nuovissimo adibito a cucina mobile stazionerà nel plateatico del mercato e darà la possibilità ai clienti visitatori di servirsi di “cicchetti tipici veneziani” realizzati con la materia prima delle aziende agricole del mercato.

Luca Stampinato, figlio d’arte di ristoratori mestrini sin dalla giovane età si è approcciato al mondo enogastronomico con passione, lo stesso entusiasmo che l’ha condotto in Inghilterra per portare la cucina made in Italy. “Viaggiare e conoscere nuovi paesi mi ha consentito di arricchire il mio bagaglio personale di esperienze anche dal punto di vista enogastronomico. “E’ stato interessante confrontarsi con chef provenienti da tutto il mondo” – racconta Luca – realizzare pietanze multietniche, anche se noi italiani abbiamo dalla nostra parte la dieta mediterranea che incontra i gusti di molti e ancor di più se la cucina è attenta alla stagionalità e freschezza dei prodotti”.

Luca Stampinato preparerà dalle polpette fritte, alle verdure di stagione pastellate, porchetta, pesce e altre prelibatezze cucinate espressamente, il tutto da abbinare ad un calice di vino. Il fenomeno del cibo di strada ha radici molto antiche che risalgono al tempo dei Romani dove gran parte della popolazione era spesso solita gustare i pasti in piedi e velocemente in locali aperti in prossimità della strada. “Se normalmente a questo fenomeno si associa – sottolinea il direttore di Coldiretti Venezia Giovanni Pasquali– ad una preoccupante perdita del radicamento territoriale, ad un impoverimento della varietà dell’offerta con una progressiva tendenza alla vendita di alimenti lontani dalle tradizioni gastronomiche locali, con un appiattimento e un’omologazione verso il basso che distrugge le distintività, il nostro obiettivo è inverso, cioè quello di valorizzare i prodotti dei nostri agricoltori e le tradizioni che accompagnano il nostro territorio.” Del resto il nostro Paese con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali che potranno essere apprezzate anche dagli amanti dello street food.

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Attracca nel porto di Venezia una nave extra-large, 152 metri per 38: imbarcherà tre mega colli prodotti a Marghera

Mar, 09/06/2020 - 14:31

E’ arrivata per la prima volta al porto di Venezia la Dongbang Giant No.3 dell’omonima compagnia armatrice coreana, specializzata in navi Heavy Load Carrier per trasporti oversize.

Il “gigante”, con i suoi 38 metri di larghezza per 152 metri di lunghezza, è una delle navi più larghe mai arrivate a Marghera. Tecnicamente si tratta di una “deck carrier ship”, per ora ormeggiata presso le banchine del terminal TIV, dove sono in corso le operazioni di preparazione del “grillage”, ossia delle strutture di appoggio del carico sul ponte di coperta, in vista dell’imbarco di 3 mega colli.

Tali attività preparatorie, che dureranno circa 15 giorni, vengono svolte eccezionalmente a Venezia per precisa decisione dell’armatore e sono coordinate dall’Agenzia Marittima Minucci, locale agente della Dongbang Transport Logistics e svolte dalla ditta Se.R.Navi, specializzata in lavori di carpenteria navale.

A metà giugno la nave si sposterà al terminal Multi Service per l’imbarco dei suddetti carichi eccezionali, componenti di alta ingegneria che sono in fase di ultimazione in un’azienda di Porto Marghera.

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Nidi e materne comunali, l’assessore Romor scrive ai genitori: «Per ora non possiamo riaprire»

Mar, 09/06/2020 - 13:39

Una lettera inviata agli 860 genitori che avevano dichiarato la disponibilità ad iscrivere i bambini ai servizi educativi del Comune – asili nido e materne – per i mesi di giugno e luglio. L’ha spedita nella giornata di oggi l’assessore alle Politiche Educative Paolo Romor per spiegare lo stato attuale e, di fatto, comunicare che le strutture non potranno riaprire. Questo almeno fino a quando non arriverà un’autorizzazione da Roma.
«Su precisa indicazione del sindaco Brugnaro – scrive l’assessore – abbiamo predisposto un piano dettagliato per svolgere in piena sicurezza e nel rispetto delle linee guida ministeriali e regionali le attività per i bambini. Tutti gli 860 bambini che hanno aderito alla ripresa avrebbero trovato posto nei servizi così riorganizzati. Abbiamo provveduto a sottoporre a test sierologico tutto il nostro personale, è stato previsto un dettagliato piano di sanificazioni da effettuare nell’immediatezza della riapertura, ma purtroppo questo lavoro è “congelato” perché il tanto atteso e richiesto via libero del Governo non è arrivato: infatti il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17/5/2020 sospende i servizi educativi per l’infanzia e nessuna norma successiva è ancora intervenuta per consentire le riaperture».

«Non vi nascondo – scrive ancora Romor – la mia perplessità di fronte a una situazione in cui è consentito ai bambini di partecipare insieme a un centro estivo ma contemporaneamente non viene permesso ai Comuni di accogliere gli stessi bambini in un nido, in uno spazio cuccioli o in una scuola dell’infanzia. Come amministrazione terrremo i “motori accesi” per essere pronti a ripartire, rapidamente, non appena dovesse arrivare l’autorizzazione ad aprire».

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