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Aggiornato: 53 min 10 sec fa

I bambini siano co-protagonisti della Messa domenicale. L’invito del Patriarca alla comunità pastorale del Lido di Venezia

Sab, 17/11/2018 - 13:09

«Nel rapporto d’amicizia tutto va guadagnato. È qualcosa che dobbiamo tenere vivo e, prima di tutto, creare». Ha parlato così, il Patriarca Francesco, ai numerosi bambini delle elementari incontrati ieri sera, insieme alle loro famiglie, nel patronato di S. Maria Elisabetta in occasione della Visita pastorale iniziata nella comunità pastorale del Lido di Venezia. Due persone si scelgono non per dei doveri ma per far sì che l’ “io” e il “tu” diventino un “noi”. E proprio come quella sperimentata nel quotidiano, l’amicizia con Gesù è un qualcosa che dobbiamo provare con fiducia.

«È importante, già alla vostra età, capire che il Signore vi attende sempre. Ma ci sono dei momenti in cui lo fa un po’ di più, per esempio quando noi iniziamo a conoscerlo», spiega mons. Moraglia, sottolineando quanto il catechismo sia fondamentale in tal senso. Se alle catechiste ha proposto di affrontare, insieme ai bambini, alcune figure bibliche definite amiche di Dio (come Abramo, Mosè, Pietro e Giovanni), ai genitori ha fatto una raccomandazione: far conoscere Gesù ai propri figli. «Gesù diventa un amico – chiarisce infatti –quando troviamo delle persone a cui vogliamo bene che ci dicono che per loro Lui è importante». E chi ha un vero rapporto con Dio è una persona con delle risorse, delle energie che altrimenti non avrebbe: le parole del Vangelo – anche nei momenti di difficoltà – aiutano ad assumere un atteggiamento che non avremmo se non le avessimo ascoltate.

Il Patriarca si è soffermato inoltre sull’importanza di rendere i parrocchiani più piccoli – nel corso della celebrazione eucaristica domenicale – un po’ più protagonisti. «Se fossi il vostro parroco cercherei di riservarvi un pensiero», afferma, proponendo alcuni esempi: i bambini potrebbero preparare un momento d’accoglienza, cantare una parte a loro riservata, riscoprire il ruolo del chierichetto. E alla domanda “cosa fare per rendere il mondo migliore?”, mons. Moraglia ha dato il suo suggerimento: avere uno sguardo attento sugli altri, imparare a guardare chi ci è accanto negli occhi. Perché essi – e lo dice anche Gesù – sono lo specchio dell’anima.

Marta Gasparon

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Venezia e Mestre, in arrivo 85 nuove telecamere

Ven, 16/11/2018 - 11:56

Al Comune di Venezia stanno per arrivare 655mila euro dal ministero degli Interni. Con questi soldi verranno acquistate e installate 85 nuove telecamere nel territorio veneziano, per un importo complessivo di 1.095.000 euro.

Queste nuove telecamere verranno posizionate nei seguenti punti:
    •    incrocio via Terraglio/ via Trezzo
    •    incrocio via Terraglio e via Bacchion
    •    rotatoria “Quattro cantoni”
    •    rotatoria Castellana / via S. Chiara
    •    rotatoria Castellana / via Caravaggio
    •    incrocio via Castellana / via Ciardi
    •    parco Albanese / via Motta
    •    parco Albanese / via Rielta
    •    parco Albanese – fontana
    •    parco Albanese / viale Piscina
    •    rotatoria Miranese / Giustizia
    •    incrocio via Dante / via Cavallotti
    •    incrocio via Cappuccina / via Carducci
    •    centro le Barche /Via Sarpi
    •    incrocio via Bissuola / via Ca’ Rossa
    •    incrocio via Fredeletto / via Ca’ Rossa
    •    incrocio via San Donà / via Ca’ Rossa
    •    incrocio via Gozzi / via Aleardi
    •    incrocio via Pasqualigo / via San Donà
    •    rotatoria San Giuliano
    •    rotatoria SS 14 / via Martiri (via Orlanda)
    •    rotatoria SS 14 / via Martiri (via Martiri)
    •    rotatoria Giovannacci / via Ulloa
    •    rotatoria Sirtori / via Paolucci
    •    piazzale Concordia
    •    piazza Mercato / via Stefani
    •    piazzale Martiri delle Foibe / via Tommaseo
    •    rotatoria Parmesan / via Trieste
    •    rampa Cavalcavia
    •    incrocio via Torino / viale Ancora
    •    incrocio via Bissuola / via Vespucci
    •    piazzale Roma lato giardini
    •    fondamenta Santa Chiara
    •    approdo Ferrovia lato lista di Spagna
    •    Campo S. M. Formosa
    •    Romea confine
    •    Malcontenta riviera
    •    bivio SS 11 / Malcontenta
    •    SP 81
    •    via Colombara
    •    incrocio via Cafasso / via Rinascita
    •    Circus
    •    incrocio via Miranese / via Trieste
    •    incrocio via Einaudi / via Circonvallazione
    •    rotatoria SP 245 / Castellana (Molino Ronchin)
    •    incrocio via Scaramuzza / via Castellana
    •    incrocio via Ettore / via Selvanese
    •    rotatoria via Marieschi / via Pomi
    •    rotatoria via Castellana / Olmo
    •    incrocio via Castellana / via Ca’ Lin
    •    rotatoria via Gatta / via Ca’ Lin
    •    rotatoria via Paccagnella / via Giovanni Paolo II
    •    rotatoria via Bacchion / via Giovanni Paolo II
    •    rotatoria via Paccagnella / via Tosatto
    •    incrocio via Terraglio/ via Gatta
    •    cavalcavia (presso T-Red)
    •    incrocio via Fapanni / via Pio X
    •    Galleria della Torre
    •    via Circonvallazione ingresso parco Querini
    •    incrocio via Altinia / via Ca’ Solaro
    •    piazza Pastrello / via San Maurizio
    •    incrocio via delle Messi / via Bissuola
    •    incrocio via delle Messi / via Vallenari
    •    cavalcavia San Giuliano ( presso CAV)
    •    Viabilità San Giuliano ( verso porta Blu / cavalcavia)
    •    incrocio via Gobbi / via Orlanda
    •    ingresso Aeroporto Sud
    •    ingresso Aeroporto Nord
    •    bretella aeroportuale
    •    incrocio via Triestina / via Palinga (sud)
    •    incrocio via Palinga / via Litomarino
    •    incrocio via Palinga / via Triestina (nord)
    •    lettura targhe uscita Venezia
    •    stazio Gondole piazzale Roma
    •    fondamente Nove / calle Masena
    •    fondamente Nove / calle Spechieri
    •    San Marco verso angolo NO
    •    San Marco terrazza Correr ( verso porta della Carta)
    •    Murano faro
    •    Murano Colonna
    •    Redentore
    •    Zitelle
    •    Palanca

Oltre a queste il progetto prevede la realizzazione dei collegamenti video tra la centrale operativa della Polizia Locale, la Guardia di Finanza e il 118, come già avviene da oltre 5 anni con la Polizia e i Carabinieri.

Queste telecamere entrano in un progetto molto più articolato approvato dalla Giunta comunale lo scorso giugno che prevede l’estensione del Sistema di videosorveglianza della città di Venezia con ulteriori 38 telecamere. Un progetto finanziato dall’Amministrazione comunale per un totale di 500mila euro.

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Il Patriarca Moraglia riceve Bartolomeo I: Venezia è stimolo per unità, pace e riconciliazione

Ven, 16/11/2018 - 10:51

«La città di Venezia, con la sua bellezza ma anche con la sua fragilità – che abbiamo sperimentata di recente con l’acqua alta eccezionale – ci suggerisce inevitabilmente l’importanza di una visione globale dell’uomo, nella sua relazione con Dio, con gli altri e con il creato. Cura e custodia dell’ambiente – la nostra casa comune – animate da un’autentica sensibilità ecologica e secondo un utilizzo intelligente delle conoscenze e delle risorse, perché fede e ragione camminano insieme, vanno così sempre di pari passo con il rispetto della dignità e del valore di ogni persona e di ogni vita».

È un passaggio del discorso di saluto rivolto pochi minuti fa dal Patriarca Moraglia al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, in visita in questi giorni a Venezia.

Mons. Moraglia ha ricevuto Bartolomeo I e i suoi collaboratori, tra cui il Metropolita, Arcivescovo Gennadios, in palazzo patriarcale.

Il valore storico e simbolico di Venezia come città capace di creare legami è stato sottolineato dal Patriarca Francesco: «Venezia, da sempre, risplende e risalta come luogo privilegiato d’incontro, di convivenza e dialogo tra popoli, comunità e persone segnate da differenze – anche nel loro credo religioso – ma non per questo lontane e tantomeno ostili. Avvertiamo, oggi, in un tempo segnato da diffusa secolarizzazione, come in modo particolare le Chiese cristiane siano chiamate sempre più ad offrire al mondo una testimonianza credibile e credente, amorevole, della Verità e dei doni di grazia che hanno, non per loro merito, ricevuto».

«La fede e la vita in Cristo – ha aggiunto il Patriarca di Venezia – ci possiedono e spingono a mostrare come la dimensione religiosa sia arricchimento vero per la vita di una società e stimolo continuo a ricercare le strade dell’unità, della pace e della riconciliazione, anche di fronte a ferite e conflitti».

Da parte del Patriarca di Costantinopoli, al termine dell’indirizzo di saluto di mons. Moraglia, parole di gioia per essere tornato a Venezia e un ringraziamento per la cordiale e bella accoglienza ricevuta da tutti, in questi giorni veneziani.

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Giovedì 22, a Mestre, inizia il percorso per separati e divorziati fedeli al sacramento del matrimonio

Gio, 15/11/2018 - 16:03

Si intitola “Venite a me” ed è il percorso formativo spirituale per i separati-divorziati che desiderano vivere la propria fedeltà al sacramento del Matrimonio.

Organizzato dalla Pastorale familiare del Patriarcato di Venezia, «è pensato – scrivono gli organizzatori – per chi vive la condizione di “separato” e/o “separato-divorziato” e desidera intraprendere un cammino col Signore per ricevere “luce” sulla possibilità di continuare a vivere la fedeltà al sacramento del Matrimonio».

Otto gli incontri previsti (uno al mese), a partire da giovedì 22 novembre, alle ore 20.45, nei locali parrocchiali di Santa Maria Goretti (vicolo della Pineta 3) a Mestre.

Ogni incontro è strutturato in quattro momenti: accoglienza reciproca, preghiera, approfondimento del tema, convivialità.

L’intento della proposta, che si articola in un biennio, è molteplice. Intende, infatti, manifestare concretamente la vicinanza e la solidarietà cristiana ed ecclesiale; ma anche suscitare un’esperienza di fraternità dove sia possibile condividere il vissuto comune di frattura e lacerazione.

Inoltre vuole offrire un percorso di fede per interpretare e scoprire, alla luce della Parola, il senso e la recuperabilità di un’esperienza di fallimento. Infine, vuole scoprire e vivere il tratto del volto di Gesù che i separati-divorziati fedeli incarnano, esprimono e testimoniano alla Chiesa.

Il referente del cammino “Venite a me” è don Mauro Margagliotti, con il quale

auspicabile, prima di iniziare, un incontro di conoscenza (cell: 320.413.08.75; mail: [email protected]). Info anche presso Gianni Minotto (cell. 349.185.57.28; mail: [email protected])

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Bartolomeo I a Venezia: «Contro ogni fondamentalismo religioso, la famiglia cristiana torni a parlare in una sola voce»

Gio, 15/11/2018 - 13:44

«In questo mondo segnato dalla crescita del fondamentalismo religioso, è necessario che la famiglia cristiana torni a parlare in una sola voce, in un percorso di annuncio della Parola di Dio».

È l’auspicio autorevolissimo del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, in visita nella tarda mattinata di giovedì 15 novembre, nell’isola di San Lazzaro degli Armeni.

Accolto in isola da mons. Lévon Boghos Zekiyan, arcieparca di Costantinopoli e delegato pontificio per la Congregazione mechitarista, Bartolomeo ha ringraziato per il caloroso benvenuto e ha visitato il monastero dei padri Armeni Mechitaristi, ricordando l’importanza eccezionale della raccolta dei manoscritti qui conservati. In particolare, ha parlato di di San Lazzaro come del luogo «della custodia del più grande patrimonio culturale della Nazione Armena».

«Quest’isola – ha detto ancora il Patriarca di Costantinopoli – è un centro importantissimo di spiritualità e cultura armena ed è veramente un’oasi di pace e di preghiera».

(con la collaborazione e le foto di Alberto Peratoner)

Al termine, a San Lazzaro degli Armeni, lo scambio dei doni e firma del Libro d’oro da parte di Bartolomeo I
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Venezia, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I in visita alla basilica della Salute

Gio, 15/11/2018 - 10:35

Questa mattina il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha visitato la Basilica della Salute, accolto dal Rettore del Seminario, don Fabrizio Favaro, dal responsabile diocesano per il dialogo ecumenico don Francesco Marchesi e da tutta la comunità dei seminaristi.

L’arrivo di Bartolomeo I, stamattina, alla basilica della Salute

 

Il Patriarca era accompagnato dal Metropolita Gennadios Zervós, presule della Sacra Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta, e dall’Archimandrita Evangelos Yfanditis, vicario generale e pastore della comunità greca di Venezia.

Giunto ai piedi dell’altare ha venerato l’antica icona della Vergine Mesopanditissa, tanto cara e nota ai veneziani con il titolo di “Madonna della Salute”. Dopo aver cantato con il suo clero una antifona mariana in greco, il Patriarca ha invitato i presenti a pregare l’Ave Maria e il Padre nostro in latino.

L’incontro si è svolto in un clima cordiale e informale. Il Patriarca Bartolomeo ha sottolineato l’impegno ecumenico del Patriarcato di Costantinopoli e ha ricordato le ottime relazioni che intercorrono con Papa Francesco. Il Rettore del Seminario ha illustrato a Sua Santità l’importanza che questa icona, proveniente da Creta, ha sempre avuto nel cuore del popolo veneziano ed ha inoltre presentato lo svolgimento della tradizionale festa della Salute, indicando anche il grande concorso di fedeli che la caratterizza.

Il Patriarca Ecumenico ha rammentato l’importanza che la festa del 21 novembre, Presentazione al Tempio di Maria, ha anche nel calendario liturgico ortodosso. Ha infine donato in ricordo ai sacerdoti e ai seminaristi una piccola immagine che lo ritrae con Papa Francesco nella nunziatura di Gerusalemme.

Marco Zane

(foto di Lorenzo Manzoni, Marco Zane, Giovanni Carnio, Riccardo Redigolo)

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I ghiacci si sciolgono, il Basso Piave rischia di essere sommerso: l’allarme di Confagricoltura Venezia

Gio, 15/11/2018 - 09:21

Un caldo autunnale sopra le medie stagionali che va ben aldilà della tradizionale “Estate di san Martino”. Un dato evidente del cambiamento climatico in corso che fa lanciare in prospettiva un grido d’allarme a Confagricoltura Venezia, oltre le cronache, seppure drammatiche, di questi giorni. Perché alle porte c’è un rischio davvero “apocalittico” per il nostro territorio che si trova già al di sotto del livello del mare e che, con lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, potrebbe venire sommerso nel giro di trenta, quarant’anni.

«Il nostro territorio – denuncia Marco Aurelio Pasti, vice presidente di Confagricoltura Venezia – si trova già sotto il livello del mare: nel Basso Piave siamo al di sotto di 4 metri. Negli ultimi trent’anni il livello dell’Adriatico è cresciuto di circa dieci centimetri, ma i dati dimostrano che i ghiacci della Groenlandia si stanno sciogliendo abbastanza velocemente ed è quindi doveroso chiederci: cosa potrebbe accadere nel nostro territorio? Tra trenta o quarant’anni potremmo trovarci di fronte ad un innalzamento del mare tale da sommergere i nostri territori? E di fronte a questi problemi che riguardano tutti, e non solo gli agricoltori, non si sta ancora prendendo alcuna decisione significativa».

«Eventi meteo sempre più estremi mettono a dura prova gli agricoltori», aggiunge Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia: «Ormai possiamo toccare con mano i cambiamenti climatici, lo dimostrano anche le temperature al di sopra della media stagionale delle ultime settimane. Ci rendiamo conto che il nostro mestiere dovrà sempre più duramente fare i conti con nuovi fenomeni meteo. Il problema è che siamo disarmati».

Qualche esempio? A soffrire già per il caldo prolungato fuori stagione sono le colture autunno vernine, come l’orzo o il frumento, che si seminano ad ottobre e si raccolgono a giugno. «Il caldo – sottolinea Pasti – permette di proliferare ad insetti come gli afidi che, favoriti dalle alte temperature, mettono letteralmente le ali e volano trasportando virus anche pericolosi. E’ il caso del virus del “nanismo giallo”, che può attaccare l’orzo portando a perdere anche la metà del raccolto. Il frumento invece anticipa l’accestimento, cioè lo spuntare di più piante da un unico seme, e può anticipare la levata con la conseguenza che le spighe possono già formarsi prima dell’inverno e qualche gelata particolarmente intensa potrebbe danneggiarle».

Inoltre i cambiamenti meteo improvvisi, tipici del global warming, potrebbero non dar tempo alle piante di acclimatarsi al freddo, specie se le gelate intense non dovessero esser precedute da nevicate secondo il vecchio detto “sotto la neve pane”.

Anche le mele invernali, come la famosa Pink Lady, stanno soffrendo. «Il mancato sbalzo di temperatura che dovrebbe esserci tra le temperature più miti del giorno e quelle molto più basse della notte, blocca la fase di pigmentazione dei frutti», afferma Stefano Musola, presidente della sezione Frutticoltura di Confagricoltura Venezia. «Le mele sui rami restano bianche e non si produce la pigmentazione rossa caratteristica del prodotto. Se si continua così, si rischia di dover destinare almeno parte delle Pink Lady a prodotti dell’industria alimentare e non direttamente alla tavola dei consumatori».

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“72 ore con le maniche in su”, tra difficoltà e calo delle iscrizioni crescono la qualità e l’entusiasmo

Mer, 14/11/2018 - 15:00

Un’edizione che, tra quelle degli ultimi tre anni, ha fatto registrare il bilancio più positivo, raggiungendo l’obiettivo al 100%: c’è grande soddisfazione nel gruppo di giovani “Prove di un mondo nuovo”, organizzatore della “72 ore con le maniche in su”, la maratona di volontariato e servizio che si è svolta dall’1 al 4 novembre e che ormai dal 2011 coinvolge centinaia di ragazzi dai 16 ai 30 anni.
«I riscontri arrivati – racconta il coordinatore, Gianni Pigato – dalle strutture che hanno accolto i partecipanti e dai referenti che hanno accompagnato i gruppi sono stati positivi sia sul fronte delle attività portate a termine, sia su quello dell’approccio che i ragazzi hanno avuto. Non c’è stata alcuna difficoltà».

Difficoltà, e non poche, invece, si sono presentate strada facendo, spingendo a pensare che l’edizione 2018 potesse essere tutta in salita.A partire, ad esempio, dal maltempo che da domenica 28 ottobre ha flagellato anche il nostro territorio e dal minor numero di ragazzi aderenti: quasi 900, tra iscritti e referenti, nel 2017, poco più di 500 quest’anno. «Dopo l’alluvione – spiega ancora – non sapevamo nemmeno se la 72 ore si riuscisse a fare. I ragazzi sono per lo più minorenni: con il maltempo che c’è stato e senza sapere dove sarebbero finiti i loro figli, non è stato facile per i genitori affidarceli».

Poi, cosa da non sottovalutare, c’è stato anche il ponte di mezzo: quest’anno con la 72 ore non si saltavano giorni di scuola. «Invece, alla fine – spiega Pigato – si è iscritto chi aveva veramente voglia di partecipare, dando un contributo importante. Noi cerchiamo di parlare a chi non farebbe mai, o solo raramente, attività di servizio. Saltare giorni di scuola può essere un pretesto, ma poi di fatto il servizio lo fanno e fanno anche un’esperienza da cui traggono considerazioni che la scuola non offre».

Il calo degli iscritti, in realtà, non preoccupa granché: non si è mai puntato ai grandi numeri, sono venuti da soli col tempo. «Quest’anno, poi – dice l’organizzatore – dovendo coprire un bacino meno ampio, inviando meno ragazzi nelle strutture e avendo gruppi più compatti, sono migliorati molto i rapporti e le relazioni, divenuti più solidi». La gratuità è la cifra dell’iniziativa: i ragazzi sanno solo all’ultimo dove andranno. «E – sottolinea Gianni – imparano molto: soprattutto a mettersi a disposizione dell’altro, senza sapere in che ambito opereranno, con chi faranno servizio, chi aiuteranno… Questa è la gratuità. E poi imparano a fare qualcosa di concreto e a conoscere, a essere curiosi, ad approfondire realtà con cui, magari, pur stando dietro casa, non sono mai entrati in contatto».

E, col tempo, qualche frutto la 72 ore lo può anche portare. «Non sono moltissimi – conclude l’organizzatore – i ragazzi che poi continuano il servizio, ma ci sono stati casi di persone delle prime edizioni che hanno continuato come volontari e che, oggi, sono operatori di quelle stesse strutture. C’è poi chi, magari, entra a far parte del nostro gruppo, mettendosi comunque a disposizione. L’interesse verso l’altro e lo spirito di servizio sono cose che sedimentano dentro, che ti formano come cittadino: hai uno strumento in più di valutazione quando hai a che fare con chi non conosci». E questa, di per sé, è già una vittoria.

Chiara Semenzato

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Luca Mercalli, climatologo: per prevenire i disastri si deve curare il territorio e fare ricerca

Mer, 14/11/2018 - 06:30

Ci sono, in Italia, tanti esperti che dedicano la vita a capire come si fa a difendere il territorio. Basterebbe ascoltarli e agire di conseguenza, invece di fare “prevenzione idraulica da bar”.
Lo sostiene Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, climatologo e fra i più noti divulgatori scientifici in Italia.

Mercalli, nel ’66 ci fu un evento paragonabile a quello dei giorni scorsi, però il numero delle vittime, degli sfollati, dei danni economici è stavolta fortunatamente inferiore. Merito di consapevolezza accresciuta, in questi 52 ani, e di opere realizzate?
Fare paragoni su queste cose è difficilissimo. L’unica cosa certa è che, rispetto al ’66, oggi abbiamo le previsioni meteorologiche. Stavolta lo si sapeva con tre giorni di anticipo quel che sarebbe successo, mentre nel ’66 si fu davvero colti di sorpresa. Il potersi preparare in anticipo aiuta in molti casi, almeno per la riduzione delle vittime umane. Poi, rispetto a molti danni materiali, non puoi fare niente, perché il sapere tre giorni prima non ti consente di impedire una frana facendo delle opere in emergenza. Però almeno la struttura di protezione civile la puoi organizzare bene.

Significa, comunque, che la prevenzione è la strategia giusta…
Certo. Poi ci sono i problemi infrastrutturali. Rispetto al ’66, si pensi a quanto costruito c’è in più, incluso quello abusivo, come nel caso della Sicilia… Il che fa intuire che l’alluvione del ’66 avrebbe potuto fare ancora più danni se fosse accaduta oggi dato che, nel frattempo, ci sono stati 52 anni di tumultuoso sviluppo urbanistico e infrastrutturale. Però, probabilmente, l’effetto delle previsioni meteorologiche con tre giorni di anticipo ha permesso di parare un po’ il colpo. Tranne per quelli che non vogliono ascoltare. Il caso della Sicilia è emblematico: quelle povere persone mangiavano tranquillamente nella casetta abusiva mentre c’era l’allerta rossa…

E di quanto accaduto al Nord cosa pensa?
Al nord è successo quel che sarebbe successo in qualsiasi Paese: anche in Austria o in Svizzera un fenomeno così avrebbe avuto gli stessi effetti. Non dobbiamo rimproverarci niente, secondo me, nel Bellunese. È stato veramente un episodio anomalo, intenso, importante, al pari di quello del ’66.

E tantomeno dobbiamo rimproverarci l’ambientalismo da salotto?
Salvini ha in mente la pulizia dei fiumi come unico antidoto alle alluvioni. Come se tu, pulendo i fiumi, non avessi più l’alluvione. Il che è una sciocchezza, perché è vero che in alcuni tratti il fiume va pulito; ma attenzione: un fiume troppo pulito non fa che restituire il problema a chi vive più a valle, perché accelera la velocità delle acque.

Quindi?
Quindi un conto è la pulizia dai rifiuti, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma l’eradicazione della vegetazione naturale è, al contrario, una follia. La vegetazione naturale contiene le alluvioni e limita le erosioni. Insensata una “prevenzione idraulica da bar” quando invece abbiamo dei professionisti, in Italia, che lavorano nelle facoltà di ingegneria idraulica e nelle facoltà di scienze forestali, che tanno addirittura cambiando il modello di gestione dei fiumi. Un esempio recentissimo: l’Alto Adige, l’anno scorso, ha tolto le opere di difesa spondale fatte negli anni ’70 per riportare un fiume al suo stato naturale. È uno dei primi casi in Europa. Si è smontata l’idea di Salvini, ritenuta obsoleta, superata. Il concetto invece è: bisogna dare al fiume il suo spazio e lì non bisogna metterci niente: non devi costruire case, non devi fare attività ricreative… Nello spazio del fiume, il corso d’acqua dev’essere libero di vagare; e quando c’è un’alluvione, l’alluvione stessa è contenuta in una zona di pertinenza del corso d’acqua. Troppe opere vanno ritenute, al contrario, dannose.

In Veneto, in questi ultimi vent’anni, sono state fatte opere di difesa idro-geologica: dai bacini di laminazione a tanti altri interventi puntuali…
Appunto. La risposta fondamentale è che curare il territorio è come curare le persone: non c’è una ricetta che va bene per tutti. Un fiume da una parte puoi gestirlo in un certo modo, da un’altra parte puoi fare un’altra cosa. Quindi è difficile fare sia confronti sia ricette. Alcuni fiumi, in certe situazioni, hanno un comportamento che si affronta magari con un argine; altri con un rimboschimento; altri ancora con il lasciar tutto così com’è.

Ma sapendo che di persone esperte in Italia ce ne sono, non è che la difficoltà consista nel trasferire queste conoscenze a chi, nelle istituzioni, ha il compito di decidere?
Sì. Io sono dell’idea che produciamo un sacco di magnifica ricerca scientifica che poi sta nei cassetti. È la scienza sprecata…

E per sprecarla di meno, che fare?
Una democrazia più partecipata dove, negli organi competenti del Governo, siano accolte le proposte di questi consulenti ed esperti. È famosa ancora l’antica commissione De Marchi, costituita dopo le alluvioni del ’66. Non c’era internet e non c’era skype, ma i migliori ingegneri idraulici d’Italia di 50 anni fa, su richiesta del Governo, redassero il piano di difesa idro-geologica del Paese, che è ancora valido oggi, ma mai realizzato. Basta prendere esempio da questo episodio, potendo usare tutti i mezzi in più che ci sono oggi: i satelliti, le reti di strumenti di misura… Possiamo fare cose immensamente più di mezzo secolo fa. Basta che prendiamo quel metodo e lo attualizziamo. E che il Governo poi risponda alle proposte fatte dagli esperti.

Giorgio Malavasi

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Venezia, non solo San Marco: danni da acqua alta anche ad altre chiese

Mar, 13/11/2018 - 15:43

Tra le chiese più danneggiate dalla marea eccezionale di lunedì 29, arrivata a 156 cm, nella zona di Santa Croce – San Polo, c’è senz’altro quella di San Giacomo dall’Orio: è infatti una delle chiese più basse di Venezia.

Dapprima l’acqua ha iniziato a salire dal pavimento per poi congiungersi con quella proveniente dall’esterno. In poco tempo la navata si è riempita ed è diventata una vasca con oltre 50 cm d’acqua salata. Appena constatato che la marea non cessava, il parroco con molti parrocchiani si è adoperato per mettere in salvo il salvabile. Ciò che sicuramente ne ha risentito di più è la struttura stessa dell’edificio sacro.

«La chiesa, tra le più antiche e quindi già di per sé molto fragile, ha subito un forte impatto negativo» riferisce a GV il parroco don Paolo Ferrazzo. Se i banchi di legno solido fanno presto ad asciugarsi e ad essere trattati con dell’olio per ravvivarli, lo stesso non si può dire per i muri che restano impregnati di salmastro e su cui per giorni rimane in evidenza il punto fino a dove è salita l’acqua, mostrando importanti segni di sgretolamento insieme al vecchio pavimento. Questi i segni di rovina più immediati ed evidenti che a pochi giorni dalla marea si stanno constatando.

Tante ore per far uscire l’acqua. «Ci sono volute tante ore prima di riuscire a far uscire l’acqua con pompe e secchi. Per fortuna – sottolinea il parroco – in queste situazioni si vede il senso di solidarietà presente in comunità. Molti sono coloro che mi hanno dato una mano, non solo a togliere l’acqua ma anche a lavare poi la chiesa. Per limitare i danni servirebbero però fondi per comprare macchine che asciughino i muri» spiega don Paolo.

La navata della chiesa dei Santi Apostoli, a Venezia, lunedì 29 ottobre, ricoperta d’acqua

Se martedì la chiesa è rimasta inagibile tutto il giorno, mercoledì è stato possibile celebrare la messa anche se in mezzo al pantano, per poi arrivare a concludere giovedì i lavori di ripristino. Diverso è stato per la vicina chiesa di San Simeon, dove non si riscontrano danni. L’acqua contenuta dalle paratie è salita solo dalle tombe del pavimento creando un sottile strato di 10 cm. Al termine della marea è bastato lavare ed asciugare. Il pavimento dalle piastrelle grandi infatti non sembra aver subito danni, insieme a banchi e arredo. Per le parrocchie di Rialto disagi si sono verificati nei magazzini della canonica di San Silvestro dove sono entrati 30 cm ed è stato necessario spostare il materiale presente.

Antiche cassapanche imbevute d’acqua. A San Cassiano invece l’acqua è entrata in Cappellina dove alcune cassapanche del ’700, impossibili da spostare, dopo averne svuotato in velocità il contenuto, si sono imbevute d’acqua. «Sono molto ammalorate, – spiega don Antonio Biancotto – spero siano salvabili».

Anche il pavimento ne ha risentito e si notano segni di sgretolamento: sarà necessario riprenderlo affinché non si deteriori ulteriormente. In sacrestia la base di legno di 40 cm che funge da battiscopa si è staccata dal muro, e anche le pareti in cartongesso si sono imbevute e rovinate.

Degrado a Santa Maria Mater Domini. La chiesa più compromessa è però quella di Santa Maria Mater Domini, dove sono entrati quasi 40 cm coprendo tutto il primo gradino che porta all’altar maggiore. L’acqua è entrata in poco tempo dalle tombe e poi dall’esterno. I banchi sono stati spostati sull’altare ma il danno più grave si è verificato alle pareti. La chiesa infatti non soffre solo quando si verificano casi di acqua alta ma anche con piogge abbondanti per via delle infiltrazioni dai finestroni e dal tetto che portano i muri ad un ulteriore degrado. Inoltre durante gli acquazzoni l’acqua entra anche dalle porte e la chiesa diventa una piscina, che successivamente bisogna svuotare.

«Uno dei prossimi investimenti sarà munirsi di pompe e paratie» aggiunge don Antonio. Infine, per quanto riguarda le chiese guidate dai frati francescani, si registrano danni limitati. Nella basilica dei Frari l’acqua è entrata nella Sala del Capitolo dal chiostro dell’Archivio di Stato, passando per le porte. In chiesa invece di notte l’acqua è entrata dal pavimento creando alcune chiazze di qualche metro quadro, mentre l’acqua proveniente dall’esterno si è fermata sulla soglia.

Anche ai Tolentini e San Pantalon, chiese molto alte, non si riscontra alcun danno particolare. Ai Tolentini l’acqua è entrata solo in cripta e nei locali adiacenti mentre a San Pantalon nella canonica. Solo a San Polo non è stato possibile arginare l’entrata dell’acqua che ha invaso tutto il corpo della chiesa con uno strato di 10 cm. Il pavimento sembra non averne risentito, anche se il salso sicuramente nel tempo farà la sua parte. A rovinarsi però sono stati gli armadi a muro in legno che si sono impregnati d’acqua.

Francesca Catalano

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Venezia, martedì 20: la Basilica della Salute in rosso e la testimonianza di un vescovo egiziano

Mar, 13/11/2018 - 12:34

Il prossimo pellegrinaggio dei giovani alla Salute sarà segnato da un evento straordinario. La Basilica dedicata a Maria sarà illuminata di rosso. E con lei anche altri edifici storici della città: il ponte di Rialto, palazzo Contarini (scala del Bovolo), Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico, Ca’ Farsetti e Ca’ Loredan. In contemporanea, anche la torre civica di Mestre e la Vez (la biblioteca civica di Villa Erizzo) si vestiranno di questa livrea color sangue.

Don Francesco Marchesi, coordinatore della pastorale giovanile, così illustra l’iniziativa: «vogliamo che le persone che vivono e visitano questa città si domandino: “ma cosa succede?”».

L’evento è promosso dalla diocesi insieme ad Acs Italia, fondazione pontificia che si occupa di soccorrere i cristiani in difficoltà, che estende tuttavia il suo sostegno anche ad altre minoranze religiose ed etniche.

In questi giorni la vicenda di Asia Bibi è rimbalzata su tutti i quotidiani: come lei molte altre donne e molti altri uomini soffrono perché privati della libertà religiosa. Purtroppo questo dramma non sempre gode di copertura mediatica. Per questo l’evento sarà una grande provocazione all’opinione pubblica: si vogliono “accendere i riflettori” sulle persecuzioni ai cristiani nel mondo.

La fede nelle persecuzioni domanda la virtù della fortezza: per questo il tema del pellegrinaggio dei giovani di quest’anno sarà “Maria, donna forte nella fede”.

Il ritrovo è previsto in piazza San Marco alle ore 18.15. Dalla piazza la processione, guidata dal Patriarca, giungerà alla Salute, passando per il tradizionale ponte votivo.

La meditazione sarà offerta da un ospite, Mons. Botros Fahim Awad Hanna, vescovo copto cattolico della diocesi di Mynia in Egitto. Questa diocesi è balzata all’attenzione della cronaca per il recente attentato mortale a dei fedeli che si stavano recando ad un battesimo. Mons. Hanna, proprio perché proviene da una realtà di sofferenze e persecuzione, condividerà una testimonianza sulla fortezza nella vita di fede. Saranno presenti anche i giovani della comunità copta ortodossa di Campalto, che offriranno un loro canto mariano tradizionale.

Il pellegrinaggio di quest’anno è esteso anche alle famiglie e a tutti coloro che sentono come importante il tema della libertà religiosa.

Tutti i partecipanti sono invitati dalla pastorale giovanile ad indossare qualcosa di rosso: una sciarpa, un fazzolettone, un cappello, una fascia al braccio, purché sia visibile. Lo scopo è testimoniare la solidarietà ai cristiani e a tutte le minoranze religiose colpite nel mondo dall’intolleranza e dal fanatismo.

Marco Zane

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Mercoledì 14, ospedale dell’Angelo: esame gratuito della glicemia. E i consigli del diabetologo

Mar, 13/11/2018 - 12:15

Il calciatore Paul Scholes, il regista Woody Allen e l’attrice Sharon Stone: anche loro sono affetti da diabete, ma hanno raggiunto il successo. “E ci sono riusciti, pur essendo diabetici – aggiunge il dottor Carlo De Riva – anche il nuotatore Gary Hall e il vogatore Steve Redgrave, entrambi vincitori di cinque ori alle Olimpiadi, in due specialità che richiedono lo sforzo fisico massimo”.

“La morale – spiega lo specialista diabetologo dell’Ulss 3 Serenissima – è semplice da trarre: pur essendo una malattia subdola, il diabete si può battere, a patto di volerlo contrastare con costanza e determinazione”.

C’è anche una carrellata di persone famose malate di diabete – tra cui anche Ernest Hemingway, Liz Taylor, Elvis Presley, Aretha Franklin, Gorbaciov e Pavarotti – nelle slide che mercoledì 14 novembre, Giornata mondiale della malattia, vengono proiettate sugli schermi dell’Ulss 3 Serenissima: “Il primo consiglio, o meglio la prima regola – spiega il dottor De Riva – è la seguente: quando la malattia è scoperta, considera di doverla combattere con la stessa energia che metteresti se fosse un tumore, e ricorda che per i tumori a volte non c’è cura, ma per il diabete la cura c’è. Vogliamo dare un messaggio di speranza, ma contemporaneamente vogliamo ricordare a chi è malato che il diabete non va mai sottovalutato”.

In occasione della Giornata, mercoledì 14 novembre, all’Ospedale dell’Angelo saranno attivi anche le postazioni di prevenzione e sensibilizzazione, organizzati in collaborazione con l’Associazione Diabetici di Venezia “Flavio Virgili”. Viene predisposto, dalle ore 9 alle ore 12, anche uno stand dedicato ai “fingersticks”: il personale infermieristico del Centro Antidiabetico dell’Ospedale eseguirà, sugli utenti che intenderanno sottoporvisi, l’esame per determinare la glicemia capillare, mentre il personale medico del Centro sarà a disposizione per vagliare eventuali rilievi di possibile interesse clinico.

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Cacciari: Maria, donna libera e centrale nell’economia del progetto di Dio

Lun, 12/11/2018 - 15:57

Una donna è protagonista dell’economia divina. È in lei che prende corpo la relazione fra Verbo e umano. Ma i modi e i perché della sua centralità nessuno mai come gli artisti è riuscito a indicarlo. Perché l’icona eccede la parola.

È il fil rouge e, insieme, il contesto in cui Massimo Cacciari situa la sua ricerca su Maria madre di Gesù. Un’indagine che diventa ritratto, mettendo insieme, come in un puzzle, i dipinti dei maestri – da Simone Martini a Masaccio, da Lorenzo Lotto ad Andrea Mantegna – le musiche – da Claudio Monteverdi a Paul Hindemith a Anton Webern – e le poesie – da Rainer Maria Rilke a Wystan Hugh Auden, da Mario Luzi a Clemente Rebora.

Questo percorso, che Cacciari ha tracciato nel libro “Generare Dio” (edizioni Il Mulino), è diventato una serata a teatro, al Verdi di Padova, venerdì 2 novembre. Sala strapiena ad ascoltare il filosofo veneziano e l’Orchestra di Padova e del Veneto.
Non uno spettacolo, ma una strada da percorrere per addentrarsi in quell’enigma mostrato, che interpella ed ammalia il differentemente credente Cacciari.

Maria, donna libera, non predestinata. Il primo punto su cui si concentra è l’umanità di Maria: «Perché sia reale l’Incarnazione, la donna deve accogliere l’annuncio. Non sarebbe reale l’Incarnazione se la donna fosse solo una predestinata, prigioniera del suo destino. Che realtà avrebbe quella Incarnazione?».
E la realtà si coglie bene nell’Annunciazione di Lorenzo Lotto, «dove l’angelo che irrompe è tanto reale che perfino il gatto fugge, impaurito. Ma la paura ha due forme: quella che ti fa scappare e quella che ti sgomenta ma ti fa interrogare, meditare, chiedere…».

Nel timbro del dubbio. Quella, cioè, che avvolge Maria: «Maria avverte il pericolo, presagisce che la sua strada sarà pericolosa; ecco che un’ombra copre il suo volto. Così avviene la relazione tra il Verbo e l’umano, tra il Logos e la storia: avviene nel timbro del dubbio».
Un dubbio risolto con un “sì”. Un’obbedienza che c’è ma è intrisa di libertà: «Maria è obbediente – continua Cacciari – ma nel senso etimologica della parola. Obbedire è ob audire, ascoltare. E Maria ascolta con timore e tremore l’annuncio dell’angelo, proprio come Lotto mostra nel suo dipinto. D’altronde, se non ascolti non puoi rispondere. E Maria risponde, alla fine, ma dopo aver ascoltato. È cioè responsabile, e non si può essere responsabili se non si sa ascoltare. Ma questa ubbidienza è l’opposto dell’esser servo. Questa di Maria è humilitas, ma significa saper ascoltare, non l’humilitas servile».

«È molto più comodo essere servi che responsabili». Lei dice sì all’angelo – prosegue il filosofo – dopo averlo ascoltato: «Dice sì liberamente, perché altrimenti tutto diventa mito e racconto del destino. Così come il Figlio che, alla fine, berrà il suo calice, liberamente. Poteva non farlo? Certo. Ma la grandezza di Maria sta nell’accogliere l’annuncio, nel farlo proprio, superando la dimensione del destino. Se non si supera la dimensione del destino non si è nell’evo della cristianità, tutto segnato dal tremendo dono della libertà, scomodissimo, che obbliga ad ascoltare e ad essere responsabili. Perché è molto più comodo essere servi che responsabili».
Libertà e misericordia, due parole che stanno assieme: «Il significato evangelico di misericordia è molto più che un atto di benevolenza nei confronti dell’altro. La misericordia, per esempio quella di cui si parla nella parabola del buon samaritano, indica che il cuore del samaritano va a pezzi di fronte alla persona ferita. Misericordia indica lo spezzarsi del cuore di colui che incontra la persona massacrata e abbandonata e perciò non può non farlesi prossimo».
E Maria, Madre misericordiosa, è l’incarnazione di questa misericordia. Di fronte alla sofferenza del Figlio crocifisso è lei che si fa prossima più di chiunque altro. Come i dipinti dicono.
E anche quando l’arte mostra volti diversi, quasi contraddittori, di Maria, la soluzione viene dall’arte stessa. Cacciari cita come esempi estremi la Pietà di Michelangelo e il Cristo morto di Mantegna.

Tenere insieme la contraddizione. Da un lato i corpi perfetti e giovani della celeberrima statua di Buonarroti in San Pietro: Maria, giovane, fanciulla come quando ha partorito il Figlio, tiene in grembo il Crocifisso: «Tra Lei e il Figlio un velo, tanto che Maria in nessun punto tocca il corpo di Gesù. È come se lo sollevasse senza toccarlo, facendolo rinascere».
Dall’altro lato la Madonna vecchia, rugosa e piangente del Cristo morto del Prado di Madrid: «È la forza della contraddizione – commenta il filosofo al Verdi di Padova – che bisogna sforzarsi di tenere insieme. Non è forse cosa scandalosa nel senso etimologico del termine – cioè un formidabile ostacolo da capire – che una stessa civiltà produca, a distanza di un secolo, immagini così diverse? Non c’è una riposta filosofica o scientifica. C’è la risposta che ognuno di noi deve porsi di fronte non tanto a parole ma a rappresentazioni come queste. Nella loro contraddittorietà, ognuno riesce a sopportarne l’insieme? Trova soluzioni a queste contraddizioni? Queste contraddizioni riescono ad essere fondamento del suo atto di fede? Questo esigono queste immagini. Maria esige questa interrogazione radicale».

Giorgio Malavasi

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Il Comune di Mira dona 10mila euro al Bellunese colpito dal maltempo

Dom, 11/11/2018 - 11:41

Una donazione per il Veneto colpito dal maltempo. La Giunta Comunale di Mira ha stanziato 10 mila euro per aiutare la ricostruzione dei territori della Regione in stato di emergenza. I fondi stanziati verranno trasferiti al conto corrente solidale aperto dalla Regione.

«Siamo rimasti molto colpiti da quanto è accaduto, non potevamo restare indifferenti », spiega il sindaco Marco Dori. «Come Giunta, abbiamo trovato naturale aderire alla richiesta di aiuto fatta dalla Regione in favore dei territori e delle popolazioni colpite dalla furia del maltempo. Purtroppo sappiamo che cosa vuol dire. Sono passati appena tre anni dal tornado che colpì Mira e la Riviera e in quell’occasione ricevemmo anche noi molti gesti di solidarietà, per cui ci è sembrato doveroso attuare questo gesto».

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Tempesta sulle montagne venete, i supermercati Despar, Eurospar e Interspar raccolgono le donazioni dei clienti

Dom, 11/11/2018 - 10:21

In tutti i supermercati Despar, Eurospar e Interspar, i clienti potranno effettuare una libera donazione alle casse: la somma raccolta sarà versata nel conto corrente che la Regione Veneto ha dedicato all’emergenza.

Inizia, infatti, domenica 11 novembre la raccolta fondi organizzata da Aspiag Service (la concessionaria Despar per il Triveneto e l’Emilia Romagna) a favore dei territori montani del Veneto pesantemente colpiti dal maltempo di fine ottobre.

In tutte le filiali Despar, Eurospar e Interspar, i clienti potranno aggiungere all’importo del proprio scontrino una donazione libera, e supportare così la gestione dell’emergenza e del post emergenza nelle aree colpite.

Francesco Montalvo, amministratore delegato di Despar, afferma: “Il maltempo ha colpito casa nostra, le montagne che amiamo, e con cui tantissimi di noi hanno un legame di nascita o di residenza, e altrettanti un legame emotivo o di memoria: ci pare doveroso tradurre in fatti concreti il nostro senso di responsabilità sociale, e dare supporto alle aree colpite. Sappiamo di poter fare molto, grazie alla generosità dei nostri clienti, che hanno sempre risposto con prontezza a questo genere di appelli. Insieme alla Regione Veneto, stiamo progettando anche un’attività nel medio e lungo termine, a favore di un rimboschimento responsabile delle aree forestali che hanno visto cadere in una sola giornata milioni di alberi”.

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Monastier, al Patriarca Francesco il Premio Giovanni Paolo II

Dom, 11/11/2018 - 09:32

Il Patriarca Francesco è stato premiato, nel tardo pomeriggio di sabato 10 novembre a Monastier, in provincia di Treviso, con il Premio internazionale Giovanni Paolo II.

Il riconoscimento, promosso dall’associazione socio-culturale Aglaia, gli è stato conferito perché «al centro della sua azione pastorale – si legge nella motivazione – pone le persone in condizione di maggiore fragilità, sia personale (giovani, carcerati, donne vittime di violenza), sia legata alla crisi economica che segna profondamente il territorio diocesano».

Ringraziando l’associazione e il suo presidente Espedito De Marino, mons. Moraglia ha posto l’accento sulla figura di Giovanni Paolo II, cui il premio è dedicato: «Ha attraversato il secolo breve, il Novecento, con una personalità umana e di fede che lo hanno costituito come segno basilare. E voglio ricordarne soprattutto tre documenit, in virtù dei quali è stato davvero profeta per ciò che riguarda il tema della vita e della sua difesa: Evangeli vitae, Veritatis splendor e Fides et Ratio. Questi tre documenti vanno letti insieme e da tutti perché fondano l’etica sulla ragione e quindi non sono documenti confessionali, ma fanno pensare tutti gli uomini che vogliono pensare».

Oltre al Patriarca, il Prmeio è andato, tra gli altri, al Presidente della Regione Luca Zaia, al vescovo di Belluno, mons. Renato Marangoni e il sindaco di Betlemme Anton Salman.

(Con la collaborazione di don Morris Pasian)

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Danni a San Marco per l’acqua alta: servono 2,7 milioni per interventi urgenti. Appello della Procuratoria allo Stato

Dom, 11/11/2018 - 08:30

Servono 2,7 milioni di euro per gli interventi più urgenti a favore della basilica di San Marco dopo l’acqua alta eccezionale di lunedì 29 ottobre.

Lo rende noto la Procuratoria di San Marco in una nota in cui sintetizza che cos’è accaduto quel giorno e quali sono le conseguenze fino ad ora rilevate (o che si teme possano acuirsi) della presenza eccezionale di acqua salmastra nella Cattedrale.

Marmi della Basilica che si sbriciolano dopo essere stati sommersi dall’acqua alta del 29 ottobre

 

«Le nostre valutazioni – scrivono il Primo Procuratore Carlo Alberto Tesserin, il Procuratore con delega ai servizi tecnici Pierpaolo Campostrini e il Proto Mario Piana – portano a stimare in circa 2,7 milioni di euro la somma necessaria per avviare il primo gruppo di interventi più urgenti. Di essi, la Procuratoria è già pronta a spendere (ha in realtà già cominciato a farlo), circa 700.000 euro, mentre per i restanti 2 milioni la Procuratoria di San Marco chiede uno specifico intervento del Governo italiano. Una dettagliata relazione verrà presto posta nelle mani della Sovrintendente e diffusa alle Autorità competenti».

Oltretutto, ricorda la nota, l’evento del 29 ottobre non è stato isolato: nei giorni seguenti ci sono state altre acque alte importanti che, anche se meno estese, «sono comunque dannose sia per i marmi che per le murature in mattoni, a motivo dei processi ciclici di dissoluzione dei sali e successive cristallizzazioni, che comportano nocive azioni fisico-meccaniche, con perdita di coesione dei materiali. L’evento del 29 ottobre, eccezionale per durata e livello della marea, ha certamente sospinto la risalita capillare dell’acqua salata a livelli più alti nelle murature, ha bagnato strutture raramente raggiunte, ha provocato un ulteriore allargamento delle vie attraverso le quali avvengono le infiltrazioni di acqua ed umidità nelle strutture murarie, rendendole più esposte ad eventuali successivi eventi».

La richiesta, insomma, è che lo Stato italiano si faccia carico «di un tale urgente finanziamento, a salvaguardia del patrimonio universale di Venezia, che la legge italiana dichiara “problema di preminente interesse nazionale”. Inoltre- affermano Tesserin, Campostrini e Piana – senza che questo possa sostituire il finanziamento statale richiesto, ma possa in caso accompagnarlo ed estenderne l’efficacia, la Procuratoria di S. Marco ha sollecitato, con una lettera già inviata alle Autorità governative ed ai Presidenti di Senato e Camera, l’estensione alla Basilica di S. Marco delle misure di detrazione fiscale delle somme donate per il restauro di beni culturali di proprietà pubblica, denominate “Art Bonus”. La sollecitazione si riferisce anche alle altre strutture di grande valore storico artistico di proprietà di Enti religiosi, colpite dagli eventi meteorologici eccezionalmente intensi delle ultime settimane».

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Danni a San Marco per l’acqua alta: servono 2,7 milioni per interventi urgenti. Appello della Procuratoria allo Stato

Sab, 10/11/2018 - 21:40

Servono 2,7 milioni di euro per gli interventi più urgenti a favore della basilica di San Marco dopo l’acqua alta eccezionale di lunedì 29 ottobre.

Lo rende noto la Procuratoria di San Marco in una nota in cui sintetizza che cos’è accaduto quel giorno e quali sono le conseguenze fino ad ora rilevate (o che si teme possano acuirsi) della presenza eccezionale di acqua salmastra nella Cattedrale.

Marmi della Basilica che si sbriciolano dopo essere stati sommersi dall’acqua alta del 29 ottobre

 

«Le nostre valutazioni – scrivono il Primo Procuratore Carlo Alberto Tesserin, il Procuratore con delega ai servizi tecnici Pierpaolo Campostrini e il Proto Mario Piana – portano a stimare in circa 2,7 milioni di euro la somma necessaria per avviare il primo gruppo di interventi più urgenti. Di essi, la Procuratoria è già pronta a spendere (ha in realtà già cominciato a farlo), circa 700.000 euro, mentre per i restanti 2 milioni la Procuratoria di San Marco chiede uno specifico intervento del Governo italiano. Una dettagliata relazione verrà presto posta nelle mani della Sovrintendente e diffusa alle Autorità competenti».

Oltretutto, ricorda la nota, l’evento del 29 ottobre non è stato isolato: nei giorni seguenti ci sono state altre acque alte importanti che, anche se meno estese, «sono comunque dannose sia per i marmi che per le murature in mattoni, a motivo dei processi ciclici di dissoluzione dei sali e successive cristallizzazioni, che comportano nocive azioni fisico-meccaniche, con perdita di coesione dei materiali. L’evento del 29 ottobre, eccezionale per durata e livello della marea, ha certamente sospinto la risalita capillare dell’acqua salata a livelli più alti nelle murature, ha bagnato strutture raramente raggiunte, ha provocato un ulteriore allargamento delle vie attraverso le quali avvengono le infiltrazioni di acqua ed umidità nelle strutture murarie, rendendole più esposte ad eventuali successivi eventi».

La richiesta, insomma, è che lo Stato italiano si faccia carico «di un tale urgente finanziamento, a salvaguardia del patrimonio universale di Venezia, che la legge italiana dichiara “problema di preminente interesse nazionale”. Inoltre- affermano Tesserin, Campostrini e Piana – senza che questo possa sostituire il finanziamento statale richiesto, ma possa in caso accompagnarlo ed estenderne l’efficacia, la Procuratoria di S. Marco ha sollecitato, con una lettera già inviata alle Autorità governative ed ai Presidenti di Senato e Camera, l’estensione alla Basilica di S. Marco delle misure di detrazione fiscale delle somme donate per il restauro di beni culturali di proprietà pubblica, denominate “Art Bonus”. La sollecitazione si riferisce anche alle altre strutture di grande valore storico artistico di proprietà di Enti religiosi, colpite dagli eventi meteorologici eccezionalmente intensi delle ultime settimane».

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Monastier, al Patriarca Francesco il Premio Giovanni Paolo II

Sab, 10/11/2018 - 20:58

Il Patriarca Francesco è stato premiato, nel tardo pomeriggio di sabato 10 novembre a Monastier, in provincia di Treviso, con il Premio internazionale Giovanni Paolo II.

Il riconoscimento, promosso dall’associazione socio-culturale Aglaia, gli è stato conferito perché «al centro della sua azione pastorale – si legge nella motivazione – pone le persone in condizione di maggiore fragilità, sia personale (giovani, carcerati, donne vittime di violenza), sia legata alla crisi economica che segna profondamente il territorio diocesano».

Ringraziando l’associazione e il suo presidente Espedito De Marino, mons. Moraglia ha posto l’accento sulla figura di Giovanni Paolo II, cui il premio è dedicato: «Ha attraversato il secolo breve, il Novecento, con una personalità umana e di fede che lo hanno costituito come segno basilare. E voglio ricordarne soprattutto tre documenit, in virtù dei quali è stato davvero profeta per ciò che riguarda il tema della vita e della sua difesa: Evangeli vitae, Veritatis splendor e Fides et Ratio. Questi tre documenti vanno letti insieme e da tutti perché fondano l’etica sulla ragione e quindi non sono documenti confessionali, ma fanno pensare tutti gli uomini che vogliono pensare».

Oltre al Patriarca, il Prmeio è andato, tra gli altri, al Presidente della Regione Luca Zaia, al vescovo di Belluno, mons. Renato Marangoni e il sindaco di Betlemme Anton Salman.

(Con la collaborazione di don Morris Pasian)

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Cavallino-Treporti, la stagione si chiude con 6,3 milioni di pernottamenti

Sab, 10/11/2018 - 18:45

La località leader europea dell’open air si riafferma la prima spiaggia del Veneto e la seconda d’Italia con 6.310.266 pernottamenti e si qualifica, ancora una volta, per aver consolidato riconoscimenti ambiti come la Bandiera Blu, la Bandiera Verde e quella Gialla.

Il successo di Cavallino-Treporti nel turismo, prima destinazione turistica del Veneto dopo Venezia, è stato messo in evidenza al convegno “Oltre la rete: il turismo è molto di +”, un evento che ha coinvolto oltre 40 stand che hanno ospitato le attività del territorio, le associazioni di categoria e le associazioni culturali e sportive che hanno presentato i loro servizi e prodotti.

L’amministrazione comunale, afferma la sindaco Roberta Nesto, sta portando avanti gli importanti accordo pubblico-privato che vedranno già dal 2019 l’avvio per la realizzazione della nuova sede della Protezione Civile, della riqualificazione di Via delle Batterie, di via Hermada e del campo sportivo a Cavallino. La prima cittadina ha annunciato inoltre che l’amministrazione ha pianificato anche importanti opere di viabilità che puntano a mettere in sicurezza cittadini ed ospiti, con l’obiettivo di creare maggior mobilità in tutto il territorio: via Pordelio, la pista ciclopedonale a Ca’ di Valle e dal ponte di Cavallino al cimitero.

«Stiamo lavorando per sviluppare infrastrutture fondamentali per la messa in sicurezza dei nostri cittadini e dei nostri ospiti anche con l’aiuto dei privati perché il Comune da solo, in termini di investimento, non sarebbe in grado di supportare – continua la Nesto -. In tre anni e mezzo di amministrazione stiamo dando risposte ai cittadini con importanti investimenti e la realizzazione di 19 opere pubbliche per la viabilità, la sicurezza, i servizi, per lo sport e per la cultura, investimenti e risorse che trovano sinergia anche con il turismo. Anche quest’anno con l’imposta di soggiorno che ha registrato 5.823.575 presenze con un’entrata di 3.318.200,65 euro per il Comune stiamo realizzando grandi progetti per il territorio».

A condividere gli obiettivi per la località anche il Parco Turistico, il Consorzio di Promozione Turistica che da anni porta Cavallino-Treporti nelle maggiori fiere a livello internazionale.

«Cavallino-Treporti si sta evolvendo molto mettendo al centro dell’attenzione non solo le presenze, ma soprattutto la valorizzazione della “destinazione” creando così una serie di sinergie territoriali che contribuiscono a formare una rete robusta ed efficace – afferma Paolo Bertolini, presidente del Consorzio -. E di tutto questo abbiamo degli esempi pratici: la Via dei Forti inaugurata solo un anno fa, sta dando ottimi risultati e il 2018 ha registrato oltre 7.600 visite solo alla Batteria Pisani. Lio Piccolo, con alle sue bellezze e specificità ambientali, è una passeggiata molto ambita. Come se non bastasse ora eleggeremo simbolicamente il fratino, che stiamo contribuendo a sostenerne gli studi per avere più coscienza e conoscenza su questo piccolo volatile, ad ambasciatore naturalistico di questa meravigliosa terra».

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