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Venezia: prorogata al 31 agosto, per i locali pubblici, la possibilità di allargare i plateatici

Lun, 27/07/2020 - 16:13

Prorogata fino al 31 agosto 2020, nel Comune di Venezia, la possibilità di allargare i plateatici per i locali pubblici situati nel territorio comunale, in modo da assicurare il necessario distanziamento sociale tra gli avventori e prevenire quindi il rischio contagio da Covid-19. Lo indica una disposizione dirigenziale che, di fatto, proroga di un mese l’efficacia delle concessioni di suolo pubblico e gli effetti delle segnalazioni certificate di inizio attività presentate all’Amministrazione comunale da gestori e concessionari entro il 31 luglio.

Sono state circa 600 le domande pervenute agli uffici di Ca’ Farsetti in questi mesi, sulla base di situazioni eterogenee: in generale l’ampliamento delle occupazioni di suolo pubblico non può superare il 50% della superficie originaria concessa al locale, ma fino al 31 agosto possono occupare suolo pubblico anche i gestori delle attività, che non siano già concessionarie, per le quali non sarebbe possibile continuare a lavorare sfruttando solo la superficie interna, viste le norme sul posizionamento di tavoli e sedie. Il tutto dopo un “adeguato esame istruttorio”.

Per quanto riguarda le attività prive di servizi igienici, e quindi impossibilitate ad offrire posti a sedere, fino al 31 agosto potranno posizionare all’esterno del locale, a ridosso della vetrina, un piano di appoggio per il consumo in piedi (senza quindi sedie, tavoli o sgabelli).

L’ordinanza, però, ribadisce che “le occupazioni straordinarie e temporanee effettuate dagli esercenti ai sensi della deliberazione della Giunta Comunale n. 135/2020 non costituiscono in alcun caso diritto ai fini di un loro mantenimento dopo la scadenza”.

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Covid, Zaia: «Non c’è impatto sugli ospedali, il 70% dei positivi sono asintomatici. Continuare con mascherina e distanziamento»

Lun, 27/07/2020 - 13:54

Il Coronavirus, oggi in Veneto, non ha un impatto drammatico. E i numeri in aumento negli ultimi quindici giorni dipendono da “importazioni” di infezioni dall’estero, ma sono sotto controllo.

È il messaggio che il presidente del Veneto, Luca Zaia, lancia durante l’odierno incontro di aggiornamento sulla situazione della pandemia nella regione.

«Su 38 focolai individuati oggi in Veneto – spiega Zaia – 19 sono autoctoni, cioè casalinghi, e 19 importati, stranieri. Aumentano i positivi, ma non si parla più di ricoveri in ospedale. E il 70% dei positivi sono asintomatici. Non siamo davanti a una situazione drammatica, ma neanche si può celebrare la “festa della liberazione” dal virus. Resta fondamentale rispettare le regole di cautela: igienizzare spesso le mani e usare la mascherina in tutti i luoghi chiusi e in caso di assembramento».

Non ci sta, il Governatore, a lasciar passare l’idea che il Veneto abbia abbassato la guardia o che si sia di fronte alla “seconda ondata” già in atto: «È vero che sono aumentate le persone in isolamento (oggi 2717, all’inizio di luglio poco più di 700, ndr), ma questo dipende anche dal molto lavoro svolto per individuare i contatti dei positivi. Per i due centri estivi in cui c’è stato un caso di positività siamo andati a trovare anche le persone che erano andate in vacanza la settimana prima con il caso positivo…». (G.M.)

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Venezia: nel complesso del Seminario la Pinacoteca Manfrediniana ha riaperto le porte al pubblico

Sab, 25/07/2020 - 21:24

Dal 2 luglio è riaperta al pubblico la Pinacoteca Manfrediniana nel Seminario Patriarcale di Venezia.

Grazie al contributo dei soci di Semina Artis, dopo lo stop imposto dall’emergenza Covid-19, riprendono le attività culturali negli spazi della Pinacoteca e del palazzo del Seminario.

Ogni giovedì, venerdì e sabato dalle ore 10 alle 18 con orario continuato si possono visitare le collezioni storico-artistiche e richiedere visite guidate per gruppi (massimo 10 persone). Molti sono gli itinerari già predisposti (Gesù, vero Dio e vero uomo; Dei, miti ed eroi; Maria, Vergine e Madre; Santi; Opere salvate e ritratti; Tiziano 12+1; A tavola con Tintoretto; Profeti si diventa…), ma altri si possono costruire secondo gli interessi del gruppo attingendo all’ampio patrimonio di arte, fede e storia che il Seminario custodisce nel palazzo del Longhena e nella Basilica di Santa Maria della Salute.

Per informazioni scrivere a [email protected] o telefonare allo 041.2743973 nei giorni ed orari sopra indicati.

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Caritas a Venezia, in autunno pronta la nuova mensa dei poveri alle Muneghette

Sab, 25/07/2020 - 20:34

«Il grosso del lavoro è adesso». Un paio di mesi o poco più.
L’architetto Marco Zordan dirige il cantiere a “Le Muneghette”, a Venezia, sestiere di Castello, una struttura destinata a rispondere ad alcune emergenze sociali: la mensa, un alloggio temporaneo per donne in difficoltà o persone senza casa, e una foresteria per gruppi parrocchiali impegnati in determinate esperienze di servizio. «Più funzioni diversificate, dunque, ma in sinergia nella stessa direzione: dare protezione e assistenza a persone fragili».

Pronta la mensa al piano terra. Tra fine settembre e i primi di ottobre dovrebbe essere ultimato il piano terra, adibito alla refezione, con 35-40 posti. Prenderà il posto delle due realtà che in precedenza offrivano pranzi e cene ai poveri della città, la mensa San Giuseppe (“alla Tana”) e quella di Betania.

Nelle parole del professionista c’è un cauto e pacato ottimismo addirittura circa un possibile accorciamento dei tempi: «Le ditte all’opera sono molto motivate. Speriamo di terminare anche prima della data fissata per la consegna».

L’edificio, di proprietà dell’Ipav (Istituzioni pubbliche per l’assistenza veneziane; ex Ire), è affidato in comodato gratuito alla Diocesi; negli ultimi anni ospitava famiglie o singoli con difficoltà di carattere sanitario e sociale. «Diocesi e caritas si sono impegnate a dare una sistemazione a tali persone prima di passare a riconvertire l’immobile alle nuove esigenze».

L’architetto ragguaglia su alcuni aspetti del progetto. «Dal retro sono aperti nuovi ingressi per accedere alla cucina, predisposta al piano terra, con lavaggio e riscaldamento delle pietanze, che comunque arriveranno da fuori, e ristrutturata secondo criteri moderni di adeguamento sanitario e di sicurezza degli alimenti. Per i disabili è garantito un accesso agevolato alla mensa. Inoltre è previsto un elevatore che porterà ai vari piani dello stabile. Ci sarà un impianto di ventilazione che li servirà tutti e tre (piano terra, primo e secondo piano)».

Il cantiere persegue un criterio di efficienza: eventuali interventi successivi ai piani superiori non intaccheranno – stando al progetto – la funzionalità del piano terra.
Un occhio di riguardo poi ad alcuni “imprevisti” tipici di Venezia: «Le travi marce saranno ricostruite direttamente sugli appoggi. Verranno installate delle pompe per contenere i danni da acqua alta, dovessero verificarsi fenomeni come quelli dello scorso novembre, evitando l’interessamento dei locali laterali».

Tempi più rapidi per il secondo stralcio. Al primo e al secondo piano troveranno spazio gli uffici amministrativi e camere ammobiliate per soggetti deboli e per i volontari. La loro realizzazione, assicura Zordan, richiederà tempi molto più celeri: «Il progetto è già autorizzato; le predisposizioni per gli scarichi e i bagni sono già approntate… Si tratterà solo di completare l’opera già imbastita».

I lavori sono interamente finanziati dalla Diocesi e con i contributi dell’8×1000.

«Il funzionamento a regime della struttura – spiega il direttore della caritas diocesana Stefano Enzo – farà perno sulla collaborazione tra Centro d’ascolto della caritas e i servizi sociali del Comune», che definiranno chi potrà usufruire dell’assistenza, come e per quanto tempo.

Giovanni Carnio

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Covid: quasi quadruplicate in Veneto, da inizio luglio, le persone in isolamento (quasi tutte senza sintomi). Adesso sono 2.764

Sab, 25/07/2020 - 16:54

In due giorni sono aumentati di 48 i casi positivi al Covid-10 in Veneto. Il bollettino dell’Azienda Zero, aggiornato alle ore 8 di stamattina, ne segnala in complesso 705.

Un numero ancora contenuto e, soprattutto, con poche situazioni in cui i sintomi sono gravi e richiedono cure ospedaliere; però è un numero in leggera, costante crescita. Per capirlo basterà dire che all’inizio del mese, il 1° luglio, i casi positivi erano 418.

Il fatto che l’allerta cresca è ancora più evidente nel numero di persone poste in isolamento domiciliare, sia perché sono positive sia perché sono contatti stretti di persone che hanno contratto il Coronavirus. Oggi sono 2.764, cioè quasi quattro volte più di quante erano all’inizio del mese: allora erano 758.

Poi, certo, va ricordato che nel periodo peggiore dell’epidemia si era arrivati a 20mila persone poste in isolamento a casa propria; ma è evidente che i numeri sono nuovamente in leggera crescita.
Tra chi è posto in quarantena il numero maggiore (604) è in provincia di Verona, mentre in quella di Venezia ora sono 306, di cui nessuno con sintomi.

Sono poi 31 i pazienti da Covid-19 ricoverati negli ospedali del Veneto: 30 nei reparti di malattie infettive o pneumologia e 1 in terapia intensiva.
Si è infine arrivati a 2.064 persone decedute per il virus, contro le 2.022 di inizio mese.

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Covid, ritorno alla normalità: per la prima volta, alla barriera autostradale di Mestre, più veicoli che nel 2019

Sab, 25/07/2020 - 13:53

Torna quasi a livelli tradizionali il traffico in questo primo vero sabato di esodo estivo da bollino rosso sulle tratte gestite da Concessioni Autostradali Venete. Non si segnalano particolari criticità lungo la rete – segnala Concessioni Autostradali Venete – ma per la prima volta in questa stagione, in direzione del litorale (Venezia e Trieste), il traffico sfiora i volumi delle giornate omologhe del 2019.

Favorito anche dal bel tempo, qualche rallentamento per traffico intenso si è verificato nella prima parte della giornata sul tratto tra Padova Est e il Bivio A4/A57-Arino in direzione Trieste: traffico che si è mantenuto sostenuto per gran parte della mattinata, con un picco massimo di 4.035 veicoli l’ora raggiunto tra le ore 9 e le 10; 20.646 quelli transitati durante l’intera mattinata, sempre in direzione Trieste. Complessivamente si tratta di un calo quasi trascurabile rispetto all’ultimo sabato di luglio dello scorso anno (27 luglio 2019): -8,99%. È invece sensibile la differenza in direzione Milano (-21,45% rispetto al 27 luglio 2019), a riprova che all’appello mancano ancora i rientri dalle (poche) ferie delle scorse settimane.

Addirittura alla barriera di Venezia-Mestre in A57, dove comunque i tempi di attesa sono rimasti tutto sommato brevi, si è registrato rispetto allo scorso anno un aumento di passaggi: +3,57%. Tra le ore 6 e le 12, in uscita (verso Mestre) sono transitati infatti 12.528 veicoli, con un picco orario di 2.429 veicoli, sempre tra le ore 9 e le 10. Un anno fa erano stati 12.096 in tutto, con picchi di 12.419 mezzi. Anche in questo caso fa da contraltare un marcato calo di transiti in entrata (direzione Milano): -19,37% rispetto al 2019.

Numeri dunque ampiamente gestibili, aggiunge Cav, che non hanno creato particolari difficoltà in questa prima giornata di partenze, dove, nonostante non siano ancora tornati a regime volumi tradizionali di traffico, le partenze, e soprattutto gli spostamenti di vacanzieri pendolari, si sono fatte sentire.

Lo spiega la Presidente di Concessioni Autostradali Venete Luisa Serato: «E’ un anno particolare, con previsioni difficili da fare: nelle scorse settimane abbiamo avuto conferma di un traffico che non è ancora tornato a livelli pre-lockdown. Tuttavia l’incognita di come faranno le vacanze gli italiani e i veneti in particolare rende difficile prevedere come avverranno gli spostamenti. Per questo motivo stiamo in allerta come e direi più degli anni scorsi e abbiamo mantenuto, anzi, aumentato gli standard di monitoraggio e informazione all’utenza previsti dal nostro piano per l’esodo estivo».

Di fronte a questa situazione, la Polizia Stradale raccomanda prudenza alla guida e un’attenzione particolare alla sicurezza: «La stanchezza è nemica di chi viaggia – afferma Maria Faloppa, comandante della Polstrada di Venezia – e può compromettere l’attenzione di chi guida. È dunque importante effettuare soste frequenti, senza tuttavia lasciare incustodito il proprio mezzo: perché, specie durante l’esodo, sono in aumento i casi di individui in attesa di commettere furti all’interno della autovetture».

Nel fine settimana il traffico rimarrà sostenuto per tutta la giornata di sabato, in particolare in direzione Trieste e soprattutto nel tratto tra Padova Est e il bivio A4/A57. Domani, domenica, ancora traffico sostenuto, anche in carreggiata ovest, con i rientri che si protrarranno fino a lunedì mattina, sommandosi alla ripresa del traffico feriale.

Si ricorda che i mezzi pesanti non potranno circolare oggi, sabato, fino alle 16.00 e domani, domenica, dalle 7.00 alle 22.00.

Prima di mettersi in viaggio, Concessioni Autostradali Venete consiglia di consultare la situazione del traffico in tempo reale attraverso i canali informativi nel sito www.cavspa.it o la App Infoviaggiando, con informazioni e notiziario vocale costantemente aggiornati.

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La Carta degli ingegneri veneziani contro i cambiamenti climatici: «Efficientare le case, usare auto elettriche, fare smart working…»

Ven, 24/07/2020 - 16:45

Efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Un sistema dei trasporti che dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile.

Sono alcune delle proposte che vengono dagli ingegneri dell’Ordine e Collegio Ingegneri di Venezia elencano nella “Carta di Venezia Climate Change”, presentata ieri, giovedì 23, alla Scuola Grande di San Rocco, con gli orientamenti e le azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Un lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una commissione di professionisti.

Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il lavoro poiché «i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile».

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico, prosegue la Carta di Veenzia, vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva.

Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° entro la fine del secolo le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento.

In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri veneziani possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti.

La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

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Torcello, in Basilica trovati gli affreschi più antichi dell’area lagunare: sono del IX-X secolo

Ven, 24/07/2020 - 11:00

Nel corso dei restauri conservativi delle murature e dei mosaici delle absidi, centrale e del diaconicon, della basilica di Santa Maria Assunta di Torcello sono emersi eccezionali frammenti di antichi affreschi che decoravano la chiesa tra IX e X secolo, prima della decorazione a mosaico.

Gli affreschi, conservati in alto verso il tetto, al di sopra delle volte e coperti da uno strato di macerie fin dal Medioevo, non sono mai stati visti né studiati fino ad oggi. Rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia artistica non solo della chiesa di Torcello, ma di tutto l’alto medioevo veneziano e adriatico.

È emerso un toccante pannello pittorico con storie della Vergine, dove appare una straordinariamente vivida rappresentazione di Maria e di un’ancella, mentre un secondo pannello pittorico, probabilmente relativo ad un ciclo parallelo, narra una delle vicende agiografiche di San Martino.

Le immagini dei Santi sono accompagnate da didascalie dipinte, con caratteri alto-medievali. Secondo archeologi ed epigrafisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia che hanno collaborato alle attività, affreschi e didascalie ci permettono di ricostruire l’aspetto decorativo della chiesa prima che fosse ricoperta dai mosaici dell’XI secolo.

Lo stato di questi affreschi è in corso di studio e gli eventuali interventi di restauro saranno concordati con il personale della Soprintendenza.

I restauri sono finanziati da “Save Venice”, all’interno di un programma di messa in sicurezza dell’edificio ecclesiastico condiviso e discusso con il Patriarcato di Venezia.
Con il finanziamento di questo ambizioso e straordinario progetto, “Save Venice” celebra 50 anni di grandi interventi di restauro in città nei quali i luoghi di culto hanno rappresentato una grande parte. Edifici, capolavori quali l’Assunta del Tiziano, oggetti preziosi e documenti del passato hanno avuto vita grazie alla generosità e alla attenta scelta degli interventi dei donatori americani che in Torcello hanno individuato il luogo delle origini della laguna e che questa nuova scoperta riafferma inequivocabilmente.

Il Patriarcato di Venezia è pertanto grato della collaborazione attenta, competente e magnanima di “Save Venice” e di tutti coloro che questa istituzione è riuscita a coinvolgere nella sua mission di conservare Venezia.

Un notevole esempio è stato la campagna “#AmericaLovesVenice” lanciata dalla Ambasciata d’Italia a Washington e “Save Venice” per dare un’ulteriore sostegno alla Basilica di Santa Maria Assunta a seguito dell’acqua alta del 2019.

I lavori di consolidamento a Torcello, sono uno dei cantieri più importanti che il Patriarcato di Venezia sta realizzando con l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la sua laguna; essi hanno un carattere di eccezionalità e rispondono alle necessità statiche delle murature e dell’apparato decorativo.

Rientrano in un piano di interventi programmato che è stato accelerato dalle conseguenze dell’ultima grande acqua alta del 2019, che ha provocato danni ingenti in oltre 80 chiese veneziane, per le quali sono stati attivati altrettanti cantieri, grazie anche ai contributi offerti dallo Stato. Questi lavori permetteranno una lunga vita alle eccezionali opere d’arte in esse contenute.

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Covid, 30 nuovi casi in Veneto nell’ultima giornata. Dall’inizio di luglio i positivi sono aumentati di più del 50%

Gio, 23/07/2020 - 22:03

Sono 30 i nuovi casi positivi al Covid-19, accertati in Veneto nelle ultime ventiquattr’ore.
È il dato che esce dal bollettino della Regione Veneto, aggiornato alle ore 17 di oggi, giovedì 23 luglio. I casi attualmente positivi sono, nella nostra regione, 669: sono cioè aumentati di più del 50% rispetto all’inizio del mese di luglio, quando erano 418.
Nel giro di un paio di settimane sono anche raddoppiate le persone ricoverate in ospedale per il Coronavirus: oggi sono 33, di cui 2 in terapia intensiva; ma erano 17 il 1° luglio scorso.
I morti sono ora 2063 (erano 2022 all’inizio del mese).

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Riqualificazione della stazione di Mestre: conclusione dei lavori (è la sfida) prevista nel 2026

Gio, 23/07/2020 - 19:01

Non un ponte ma una piastra sopraelevata, trasparente e sufficientemente larga perché vi si possa anche sostare. Non soltanto un attraversamento, quindi, per unire Mestre e Marghera, ma una sorta di piazza (un po’ come il ponte di Rialto, caratterizzato da una zona di “sosta” nell’area superiore) dove non mancheranno scale mobili e ascensori per renderla facilmente fruibile a tutti. «Un’idea molto veneziana del progetto che riguarderà la futura stazione di Mestre», per usare le parole del sindaco Brugnaro che questa mattina ha presentato l’accordo di programma per la riqualificazione dell’intera area. Stazione che sarà oggetto di un restyling profondo, con percorsi pedonali e ciclo pedonali; una passeggiata green che nel tempo potrebbe arricchirsi anche di servizi di tipo commerciale (nel bozzetto, la zona in giallo).

La data di avvio dei lavori non si conosce ancora. Così come i progetti definitivi che, una volta passati alle Ferrovie dello Stato, titolari dell’area e investitori per 50 milioni di euro, dovranno essere approvati in via definitiva dall’amministrazione comunale. E alla riqualificazione dell’area verrano coinvolti anche investitori privati. La speranza – che rappresenta una vera e propria sfida – è tuttavia quella di tagliare il nastro dell’intera opera per il 2026, in occasione delle Olimpiadi di Cortina.

La futura stazione di Mestre «sarà larga 18 metri e lunga 100, costruita ad una certa quota, ossia a 10 metri d’altezza dal piano del ferro», ha detto Umberto Lebruto, amministratore delegato di Fs Sistemi Urbani, ricordando come essa sia caratterizzata dal passaggio di 600 treni al giorno e da 15 milioni di passeggeri annui. Nell’ambito del progetto Brugnaro ha inoltre sottolineato come Ferrovie abbia già concesso di utilizzare una parte dell’area adiacente al Piraghetto (21mila metri quadri), per allargare il parco e realizzarvi una scuola elementare. «Ma lo sviluppo vero e proprio – ha aggiunto Lebruto – è rappresentato dai lavori che riguarderanno le due torri sul lato Mestre, una su proprietà privata e l’altra su un’area di Ferrovie. Nel 2021, qui cercheremo di vendere ad un investitore per far sì che diventino realtà». «Torri le cui funzioni andranno definite nel dettaglio ma che saranno pensate nell’ottica della creazione di posti di lavoro. Niente alberghi…», ha detto il sindaco.

Marta Gasparon

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Veneto, fino a sabato mattina temporali diffusi e anche forti in tutta la regione

Gio, 23/07/2020 - 14:51

Ancora allerta gialla in Veneto per la possibilità del verificarsi di temporali, anche di forte intensità.

La Protezione Civile della Regione ha infatti dichiarato lo Stato di Attenzione per criticità idrogeologica su tutto il territorio, a partire dalle 14 di oggi, giovedì 23 luglio fino alle 8 di sabato 25 luglio.

Le previsioni indicano, nel pomeriggio-sera di oggi, giovedì 23, tempo a tratti instabile con probabili rovesci e temporali specie su zone montane e pedemontane dove non è escluso qualche fenomeno intenso. Domani, venerdì 24, diffusa instabilità con rovesci e temporali su gran parte della regione. Saranno possibili fenomeni localmente intensi (forti rovesci, locali grandinate e forti raffiche di vento) e quantitativi di pioggia anche consistenti.

Visti i fenomeni meteorologici previsti la criticità idrogeologica attesa è riferita allo
scenario per temporali forti.

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Jesolo, rinviato l’Air Show del 13 settembre: si terrà nel 2021

Gio, 23/07/2020 - 14:17

Jesolo Air Show, la manifestazione aerea che si svolge sul litorale dal 1995 dà l’arrivederci al 2021. Il perdurare dell’emergenza sanitaria e delle norme e restrizioni per il suo contenimento, come confermato anche dai colloqui intercorsi tra l’amministrazione e gli uffici dello Stato Maggiore dell’Aeronautica militare hanno portato ad annullare l’appuntamento previsto il 13 settembre.

“È un enorme dispiacere dover rinunciare ad uno degli eventi tradizionali e più importanti della stagione jesolana; una manifestazione che ogni anno è stata capace di attirare sul nostro litorale in un solo giorno oltre centinaia di migliaia di persone – commenta il sindaco della città di Jesolo, Valerio Zoggia -. In questi mesi abbiamo tenuto contatti con l’Aero Club d’Italia e con l’Aeronautica militare con i quali c’è un rapporto d’amicizia che dura da oltre vent’anni per verificare la possibilità di realizzare l’evento. Purtroppo le condizioni attuali non ci permettono di dare al pubblico lo show che hanno imparato ad apprezzare. A tutti gli appassionati dello Jesolo Air Show facciamo l’invito ad esserci nel 2021 quando la manifestazione tornerà a dare emozioni sul cielo di Jesolo”.

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Marco Aurelio Pasti è il nuovo presidente di Confagricoltura Venezia: «Possiamo fare di più per alimenti sani, italiani e rispettosi dell’ambiente»

Gio, 23/07/2020 - 12:13

Marco Aurelio Pasti è il nuovo presidente di Confagricoltura Venezia, eletto dai soci nella assemblea di martedì 22 luglio sera.
Pasti, 53 anni, conduce con fratelli e cugini, nel Basso Piave, un’azienda agricola di 600 ettari. Il nuovo presidente fa parte di una famiglia di origine veronese dedita all’agricoltura da oltre tre generazioni che arrivò nel veneziano all’inizio del ‘900 per la bonifica di terreni parzialmente sommersi. Dal dicembre 2001 al luglio 2017 Marco Aurelio Pasti è stato presidente dell’AMI, Associazione maiscoltori italiani.

L’emergenza Covid-19 che conseguenze ha già lasciato per l’agricoltura veneziana? Quali sono gli scenari che si aprono?
E’ ancora presto per capire che conseguenze lascerà quest’emergenza. Per il momento i primi mesi sono stati molto difficili per alcuni settori come l’agriturismo, il florovivaismo e parte del vitivinicolo, mentre altri settori hanno avuto impatti meno gravi. Gli scenari sono incerti perché non sappiamo ancora quando e come finirà la pandemia. Al momento stiamo vivendo una fase di tregua che ha permesso di riprendere un minimo di attività anche ai settori più colpiti. Spero che questa crisi possa aiutarci a capire l’importanza di mantenere una parte non trascurabile di produzione di cibo nel nostro Paese, produzione che negli ultimi anni è stata sempre più delegata all’estero.

La vitivinicoltura è un settore trainante per il Veneto e anche per l’area veneziana. Come si presenta la vendemmia 2020? Cosa succederà al nostro export di settore?
La vendemmia del 2020 dovrebbe avere rese sensibilmente inferiori rispetto alle ultime due campagne. Questo è un bene viste le difficoltà del mercato che stavano già emergendo e poi si sono aggravate con l’emergenza Covid. L’export ha trainato la crescita del settore nella nostra regione ed ora sta soffrendo, ma abbiamo un ottimo livello di aziende, guidate da imprenditori di livello che, spero, riusciranno a cogliere e creare nuove opportunità.

Lei è stato anche presidente nazionale dei maiscoltori italiani. I seminativi, ed in particolare, il mais attraversano da anni una grave crisi. Da tempo lei propone l’utilizzo anche in Italia di Ogm. A che punto siamo? Perché la ritiene una scelta efficace?
La crisi dei seminativi si è sviluppata negli ultimi vent’anni anni con successive riforme della politica agricola europea che hanno spostato risorse verso altri settori e altri Paesi. La crisi poi è stata aggravata dalla riduzione dei principi attivi utili per la difesa delle piante e dall’impossibilità di sperimentare ed eventualmente impiegare nuove varietà migliorate con le più moderne tecniche messe a punto dalla ricerca scientifica. Io non propongo l’utilizzo anche in Italia di qualsivoglia Ogm, che, sottolineo, è un termine privo di significato scientifico e oggetto di una guerra ideologica che ha fatto perdere di vista i vantaggi o gli svantaggi che questi organismi possono portare per l’ambiente, i consumatori o gli agricoltori. Bensì ho proposto l’impiego di mais resistente alla piralide, che è un insetto che nel nostro ambiente crea ingenti danni quantitativi, qualitativi e sanitari alle produzioni, oltre a renderle meno efficienti nell’uso di acqua, concimi ed energia e quindi più impattanti sull’ambiente. Il paradosso è che oggi non possiamo né fare sperimentazione né coltivarlo ma possiamo importarlo e utilizzarlo nella filiera alimentare, con il risultato che la produzione nazionale si è dimezzata e le importazioni sono enormemente aumentate. Il danno in perdita di conoscenze e sviluppo di competenze di questa miope politica peserà molto anche negli anni a venire, senza contare la paura scatenata nella gente per un pericolo inesistente, che forse è il danno più grave.

Durante quest’inverno, con la chiusura totale imposta dal Covid-19, si è evidenziato il problema della manodopera in agricoltura anche nel nostro territorio: perché? Quali soluzioni sono state trovate?
Negli ultimi anni sono diminuite le superfici a seminativo a favore di vigneti ed altre colture arboree che richiedono manodopera per le potature che vengono completate proprio nel periodo in cui è iniziato il lockdown. Più in generale il fabbisogno di manodopera, che pure si è ridotto grazie alla meccanizzazione, rimane importante per il settore ortofrutticolo e richiede personale specializzato che non è sempre facile reperire, mentre è necessaria una fase di formazione prima dell’impiego.

Quali sono le sue richieste a Regione, Governo e Unione Europea?
Siamo di fronte a sfide importanti, prima fra tutte quella di garantire una produzione sufficiente, per una popolazione in crescita, di alimenti sani rispettando l’ambiente e garantendo un giusto reddito ai produttori. Direi che questi siano obbiettivi condivisi da tutti. Sugli strumenti da mettere in campo per raggiungere questi obiettivi ci sono invece visioni anche molto divergenti. Credo che sia necessario esaminare bene i dati senza strumentalizzazioni per scegliere gli strumenti migliori, cosa che non è semplice data la complessità dell’ambiente e la variabilità dei fattori in gioco. Il progresso nelle conoscenze scientifiche, nella gestione dei dati e nella tecnica possono fornirci soluzioni utili a patto di poterle studiare e non rifiutarle a priori. E’ una sfida importante soprattutto nella nostra provincia, che è particolarmente esposta al cambiamento climatico e al rialzo del livello dei mari.

Qual è il suo auspicio in occasione dell’avvio del suo mandato?
Di riuscire a dare all’opinione pubblica un’immagine realistica dell’agricoltura, e agli agricoltori l’opportunità di dialogare con l’opinione pubblica.

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Farsi prossimi, la missione di San Camillo: la riflessione nella festa del patrono dell’ospedale del Lido di Venezia

Gio, 23/07/2020 - 06:41

“Farsi prossimo e condividere con chi ha bisogno. E’ questa l’esperienza che i veneziani hanno saputo fare nel 1500 guardando alla festa del Redentore, il Signore che salva. Ed è questa anche la testimonianza di San Camillo de Lellis che è riuscito anche a coinvolgere altre persone in questa sua missione fondando un ordine religioso”.

Con queste parole nell’omelia, don Giancarlo Iannotta, cui il Patriarca Francesco ha voluto affidare anche l’assistenza spirituale nelle strutture di cura, ha ricordato l’importanza della celebrazione della santa messa nel parco dell’ospedale San Camillo degli Alberoni al Lido.

Un momento di preghiera pensato nella settimana in cui, per la precisione il 14 luglio, si festeggiava San Camillo de Lellis patrono degli ammalati e degli operatori sanitari. Una celebrazione che, spiritualmente, ha unito tutta la Collaborazione pastorale del Lido nelle sue sei parrocchie. L’ingresso però, a causa del Covid, è stato possibile solo a quanti erano già ospiti della struttura non ad estranei.

Alla celebrazione, presieduta da don Iannotta, erano presenti anche le religiose delle Suore Mantellate di Pistoia, che hanno in gestione l’ospedale San Camillo da agosto 2019. Don Giancarlo ha anche ricordato come la situazione vissuta da Venezia durante la peste sia per certi versi simile a quella che abbiamo vissuto anche noi negli ultimi mesi con tanta gente nel bisogno. (L.M.)

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Chiesa di Venezia: la pandemia non ha fermato i Gruppi di ascolto della Parola di Dio

Mer, 22/07/2020 - 21:44

Hanno sofferto – come tutti – l’isolamento da Coronavirus, il blocco degli incontri “in presenza” e i distanziamenti, dovendo sospendere o rallentare notevolmente il previsto percorso annuale dedicato alla prima parte del Vangelo secondo Matteo. Eppure i gruppi di ascolto della Parola – abituati a trovarsi nelle case, modalità non possibile in questi periodi – non si sono persi d’animo. Di sicuro hanno mantenuto vivi i contatti interpersonali e – in qualche caso, laddove possibile – sono riusciti anche ad “inventarsi” soluzioni nuove per vincere solitudini, distanze, separazioni e… malinconia per i mancati incontri. Insomma, hanno tenuto desto l’ascolto della Parola, sempre in un contesto e clima di comunione ecclesiale.

Le nuove possibilità di comunicazione – specialmente Whatsapp e la piattaforma Zoom per videoconferenze – hanno offerto in taluni casi (molto dipende, evidentemente, dalla confidenza “tecnica” dei partecipanti ai gruppi) strade prima impensate e poi sperimentate e riconosciute come praticabili e preziose. «Nel giorno e nell’ora prevista per l’incontro – spiega Patrizia Narder, animatrice di Jesolo – ho inviato un messaggio vocale con alcune piste di riflessione sul brano da meditare, lasciando ai singoli la libertà di fare un lavoro personale. Nella chat dei due gruppi che seguo sono arrivati alcuni commenti, segno che qualche piccolo effetto è stato prodotto anche da un metodo così artigianale». Giuseppina Millino di Mestre – dopo un primo tentativo consistente in un semplice scambio di riflessioni, applicazioni e preghiere su Whatsapp ma non ritenuto sufficiente – confessa che «sollecitata da qualcuno del gruppo che proponeva di tentare qualche strada possibile e convinta dall’esperienza di chi ha provato con le videochiamate sul cellulare, mi sono “abilitata” a incontrare così il gruppo. Nel comunicare la proposta ho sentito molta adesione e abbiamo iniziato l’avventura, con quattro incontri in cui tutti hanno potuto intervenire e proporre anche il loro volto».

Più articolata la soluzione ideata in un gruppo di ascolto seguito da Cecilia Ghezzi di Venezia: «Avevamo appena iniziato il secondo gruppo di icone evangeliche quando ci siamo dovuti fermare. Nella settimana di Pasqua c’era sofferenza per il silenzio e per la mancanza del nutrimento della Parola e della preghiera insieme. Abbiamo provato a riattivare il contatto e la preghiera ma non bastava e così abbiamo cercato uno strumento di comunicazione a disposizione di tutti: Whatsapp».

Creata una chat apposita e fissato l’appuntamento comune, all’ora prevista parte un primo videomessaggio in cui uno dei partecipanti legge una preghiera e poi un secondo con l’animatore del gruppo che presenta l’icona del giorno; senza inviare altro per un certo tempo, ciascuno legge il testo del Vangelo e percorre da solo le tappe dell’incontro; dopo 45 minuti si dà spazio ad alcuni interventi di comprensione del Vangelo, interpretazione e preghiera e qui ognuno può usare il mezzo che preferisce (messaggio scritto o audio oppure videomessaggio breve); allo scadere dell’ora, sempre in videomessaggio, si prega il salmo e il Padre nostro. «In questo modo – continua Cecilia – abbiamo affrontato cinque icone, ci siamo aiutati a superare le incertezze e tutti alla fine hanno detto che lo Spirito Santo ha tanta fantasia».

La stessa animatrice racconta poi che «nel gruppo più “tecnologico”, tra i due che seguo, in cui tutti hanno accesso ad un pc con videocamera o semplicemente ad un cellulare, ci siamo collegati sulla piattaforma Zoom e abbiamo affrontato quattro icone. L’operazione richiede che almeno una persona sia registrata e ne conosca il funzionamento (non è detto che sia l’animatore del gruppo) mentre a tutti gli altri viene inviata una mail con il link per il collegamento. Ci si vede in faccia, si condivide ed è quasi come fare un gruppo d’ascolto normale, solo non in presenza fisica».

Non è stato però l’unico gruppo d’ascolto che, con Zoom, ha provato a combattere «l’acuta nostalgia» degli incontri dal vivo. «Fatta una verifica delle possibilità tecnologiche dei partecipanti – afferma l’animatrice Luigia Sangiani di Venezia -, abbiamo realizzato un primo incontro tramite questa piattaforma. Ci siamo raccontati come avevamo trascorso i primi mesi, fortemente condizionati dalla pandemia, e poi abbiamo deciso di continuare con incontri a cadenza quindicinale affrontando le icone evangeliche che mancavano. Quando si usa Zoom è necessario dividersi bene i compiti, decidendo all’inizio chi e cosa legge, e la gestione dell’incontro è un po’ diversa per non creare ridondanze o sovrapposizioni. L’osservazione è fatta insieme all’interpretazione, uno o due versetti a testa e su chiamata dell’animatore, perché altrimenti si rischia di parlare tutti insieme. Si è poi lasciato del tempo perché i partecipanti facessero interventi di attualizzazione e, infine, ciascuno ha potuto esprimere una preghiera personale di risonanza. In presenza è più bello ma, non potendo fare di meglio, abbiamo ugualmente goduto della Parola di Dio e della condivisione nello Spirito Santo di quanto il Signore ci diceva».
Alessandro Polet

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Allerta gialla in Veneto: da mercoledì sera a giovedì mattina temporali in tutta la regione

Mer, 22/07/2020 - 14:23

La Protezione Civile della Regione del Veneto ha dichiarato lo Stato di Attenzione (allerta gialla) per criticità idrogeologica su tutto il territorio regionale dalle 14 di oggi, mercoledì 22 luglio, alla mezzanotte di domani.

Le previsioni indicano infatti, dalle ore centrali, aumento dell’instabilità e della probabilità di rovesci e temporali da locali a sparsi, inizialmente sulle zone montane e pedemontane, in successiva parziale estensione al resto della pianura specie in serata e fino alle prime ore i giovedì; non si escludono locali fenomeni temporaleschi intensi. Per giovedì instabilità pomeridiana nelle zone montane, con possibili temporali intensi nella zona dolomitica.

 

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Covid: nell’Ulss 3 sono 18 le persone positive. In due casi su tre sono infezioni “importate”

Mar, 21/07/2020 - 21:31

Nell’Ulss 3 Serenissima i casi positivi al Coronavirus, ad oggi, sono 18. Si tratta, in percentuale, di 0,3 persone positive ogni 10 mila abitanti. Di questi 18 soggetti positivi, quelli collegati a casi importati sono 12, 6 invece sono i casi che si sviluppati qui; 8 delle persone positive sono italiane e 10 invece sono straniere. Gli isolati attualmente sono 196, i ricoverati 3: tutti in reparto a Dolo e nessuno nelle terapie intensive, svuotate di pazienti positivi al virus dal 31 maggio.

È questa la fotografia odierna del Covid 19 presentata dal Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria veneziana, Giuseppe Dal Ben, nel corso del punto stampa avvenuto questa mattina: “Quelli che io chiamo gli ‘indicatori di cantiere’, cioè i positivi, i ricoverati e i pazienti in terapia intensiva, i tre parametri che ci fanno capire l’andamento dell’epidemia ‘sul campo’, ci danno l’idea reale di come sia la situazione. Al momento è sotto controllo. I casi positivi sono limitati e per la maggior parte sono contatti di altri positivi emersi in altre province. Ma è una situazione che va attenzionata con molta concentrazione da parte nostra. Vogliamo intervenire subito sui focolai per circoscriverli e spegnerli immediatamente”.

Quando si accerta un caso positivo l’Ulss 3 fa partire la necessaria indagine epidemiologica sui contatti stretti della persona, per verificarne l’eventuale contagio: a tutti loro viene fatto il tampone e vengono posti in quarantena. Le indagini epidemiologiche vengono svolte anche a partire da casi acclarati in altra azienda sanitaria che abbiano avuto contatti in questa Ulss. E il contatto di un caso positivo di altra Ulss può essere a sua volta positivo, dando origine ad una nuova indagine epidemiologica. “Si tratta di micro-focolai – spiega Dal Ben – accesisi dopo che siamo rimasti senza alcun caso di positività per un intero mese, fino al 9 luglio”.

Dall’inizio dell’epidemia ad ora il totale dei casi all’interno dell’Ulss 3 è arrivato a 1.931. I decessi sono stati 253, il 13%, e i guariti 1.660, l’86%.
“Ci stiamo preparando per l’autunno, che è ipotizzato come periodo di ritorno importante del virus, con un piano di sanità pubblica – ha detto poi il Direttore Generale -. Siamo già pronti con le strutture. Ora siamo in una fase di convivenza con il virus: è presente, circola. Teniamo monitorate le strutture sanitarie e sociosanitarie, con particolare riguardo alle case di riposo (che al momento registrano zero contagi, sia tra gli ospiti che tra gli operatori). Vogliamo poi fare la nostra parte anche con le comunità straniere presenti nel nostro territorio per la gestione ottimale dell’epidemia”.

L’Ulss 3 ha così lanciato un progetto che invita le badanti a presentarsi, anche senza appuntamento, al Dipartimento di prevenzione in Piazzale Giustiniani, a Mestre, per effettuare il tampone. “Vogliamo assicurare a chi è assistito da queste persone la massima sicurezza, con un test ad accesso libero che si può fare da lunedì a venerdì, dalle 11 alle 12, e il lunedì anche nel pomeriggio, dalle 14 alle 15. Accettiamo qualsiasi tipo di collaboratrice o collaboratore per anziani, soprattutto in questa fase di rientri notevoli dall’Est Europa”.

Il Direttore conclude con una raccomandazione che ripete da mesi: “Tutto ciò che deve fare la cittadinanza in questo momento, per favorire la massima collaborazione nel contrasto al Covid, è lavarsi le mani spesso, evitare gli assembramenti, favorire il distanziamento e indossare le mascherine. È importante che tutti si facciano carico di un alto senso civico, con comportamenti che evitino sempre il contagio”.

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Giulio Rocca lascia la presidenza di Confagricoltura Venezia: «Siamo cresciuti ma Covid e burocrazia zavorrano. L’ambiente è opportunità»

Mar, 21/07/2020 - 15:40

Covid-19, sostenibilità ambientale e crisi dei settori del mais e della frutta: ecco alcune delle grandi difficoltà – ma anche delle grandi opportunità – del settore primario nel Veneziano.

Le enumera Giulio Rocca, 56 anni, presidente di Confagricoltura Venezia per sei anni, da fine 2014 ad oggi (21 luglio). Il suo mandato, della durata di tre anni, è già stato rinnovato una volta.

L’assemblea dei soci di Confagricoltura Venezia, per eleggere il nuovo presidente, si tiene oggi pomeriggio a Mestre.

Il Covid-19 cambia radicalmente gli scenari locali e globali anche per l’agricoltura. Rocca, nel suo bilancio come presidente uscente di Confagricoltura Venezia, lancia l’allarme soprattutto per il settore dell’agriturismo. «Stiamo vivendo una crisi senza precedenti. Prima la lunga chiusura, poi il rallentamento delle prenotazioni. Una parte del reddito annuale è completamente saltata. È necessario tutelare la salute pubblica, ma occorre fare attenzione a non danneggiare ulteriormente il sistema veneto del turismo, all’interno del quale i nostri agriturismi rappresentano un settore di alto valore per qualità dell’ospitalità e rispetto delle tradizioni culturali enogastronomiche e dell’ambiente. Nel Veneziano si contavano circa 60 milioni di presenze turistiche, il crollo del settore ha portato danni anche all’indotto: ne hanno risentito e continuano a risentirne in modo sensibile anche le aziende agricole che forniscono i propri prodotti al settore della ristorazione».

L’agricoltura veneziana è comunque cresciuta molto negli ultimi anni e, tra i settori in ascesa, al primo posto c’è il vitivinicolo. Anche il vino veneziano e veneto però stanno pagando le gravi difficoltà commerciali causate dal Covid-19 che ha bloccato la ristorazione e la ricezione alberghiera e sta limitando notevolmente gli scambi commerciali e in particolare il nostro export sia in Europa sia verso gli Usa e altri paesi extraeuropei.

Grande incertezza per alcuni settori che vivevano già da anni una grave crisi e per i quali le conseguenze dell’emergenza Covid-19 potrebbero avere ricadute imprevedibili. «La crisi dei seminativi, in particolare del mais, era già da anni molto pesante – sottolinea il presidente uscente: «Queste erano le coltivazioni base dell’agricoltura veneziana, poi i prezzi bassissimi sul mercato hanno cominciato ad azzerare i guadagni degli imprenditori costringendo ad abbandonare queste colture».

Problemi altrettanto gravi erano già evidenti anche per la frutticoltura: «Negli ultimi anni la coltivazione della pera veneziana è quasi scomparsa» riprende Rocca. «Le pere sono un frutto già di per sé difficile da coltivare, ma i danni provocati dalla cimice asiatica hanno creato un crollo nelle produzioni di questo frutto e in generale hanno messo in grande difficoltà i frutticoltori. Si spera che i danni da cimice asiatica possano essere attenutati grazie all’introduzione della vespa samurai, insetto antagonista che dovrebbe contenere la proliferazione incontrollata della cimice».

Sul versante interno, secondo Rocca, è preoccupante anche l’invecchiamento della categoria degli imprenditori agricoli e la loro difficoltà ad innovare e fare sistema unendo le forze. «Il cambio generazionale è un problema reale. Oggi l’età media dei titolari di azienda è oltre i 60 anni e la digitalizzazione delle aziende diventa spesso più un problema che una semplificazione. La fatturazione elettronica è stata un vero trauma, abbiamo avuto un aumento del lavoro all’interno dell’organizzazione per i nostri servizi amministrativi: le aziende hanno avuto ed hanno mille difficoltà. Bisogna pensare che tutte le aziende ufficialmente possono contare su un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec), ma solo il 30% degli imprenditori usa le mail, ciò significa che pochissimi usano il computer e quindi i nostri servizi debbono provvedere a tutte le richieste di aiuto ed assistenza».

L’agricoltore è poi spesso visto come un inquinatore, ma invece è colui che tutela il paesaggio, contribuisce a mantenere il sistema idrico in buon funzionamento e cerca di svolgere le proprie attività nella maniera più ecocompatibile. «Per migliorare la sostenibilità, ci stiamo impegnando molto, ma non possiamo sperare che le nostre aziende passino tutte alla coltivazione biologica: il bio non è per tutti i luoghi e non è per tutte le colture», conclude il presidente uscente.

Negli ultimi 20 anni sono stati notevolmente ridotti i quantitativi di antiparassitari e diserbanti utilizzati «ed ogni anno che passa l’innovazione porta a sempre maggiori riduzioni dei prodotti inquinanti. L’innovazione deve quindi essere sostenuta e cavalcata, solo così possiamo arrivare ad una agricoltura ad impatto zero. La sostenibilità agricola passa per l’innovazione, visto anche lo scenario globale in cui la popolazione da sfamare aumenta sempre più e la terra da coltivare va diminuendo. Innovazione vuole dire poter ottenere colture resistenti alla carenza idrica, resistenti ai patogeni ed agli insetti, ed infine capaci di adattarsi velocemente ai cambiamenti climatici. L’agricoltura veneziana non può certo competere con le grandi aziende del nord e sud America; deve però riuscire a fare qualità e mettere sul mercato i propri prodotti valorizzandoli e l’unico modo per farlo e lavorare tutti insieme. La sfida concreta infatti è questa: creare un’aggregazione sempre maggiore, anche al nostro interno, per essere più efficaci a tutti i livelli».

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Il Patriarca per il Redentore: risvegliare il senso di Dio, adoperarsi per una città a misura d’uomo

Dom, 19/07/2020 - 07:26

Risvegliare il senso di Dio, riscoprirsi creature fragili, adoperarsi per una città a misura d’uomo, specialmente per reagire alla pandemia da Covid-19: sono alcuni dei temi che verranno toccati dal Patriarca Francesco nell’omelia-riflessione che pronuncerà stasera, domenica 19 luglio, nel corso della Messa che presiederà nella basilica del SS. Redentore alla Giudecca, nell’occasione del solennità del Redentore. Ecco un estratto dell’omelia.

 

La terza domenica di luglio, a Venezia, si celebra la festa del Santissimo Redentore ricordando l’evento che, in modo drammatico, segnò la città e che oggi – in tempo di Covid 19 – riviviamo con particolare intensità. Questa festa è, infatti, legata al voto con cui il Senato della Repubblica decise di affidarsi alla misericordia di Dio per sconfiggere la pandemia del 1575-76 che, in città, seminò ovunque morte.

Quest’anno il nostro ricordo è particolarmente vivo, perché abbiamo fatto e stiamo tuttora facendo un’esperienza simile e così l’impotenza e la fragilità dei nostri avi si sono di nuovo manifestate, seppur in modi differenti. Oggi riscontriamo ancora come l’uomo debba sempre fare i conti con i suoi limiti, nonostante i progressi della scienza: l’uomo è creatura e rimane fragile. Anche nel tempo della tecnoscienza l’uomo non può sentirsi assolutamente garantito; la precarietà appartiene all’uomo e gli ricorda chi è, nonostante i sogni d’immortalità puntualmente smentiti dai fatti.

La pandemia ci ha segnati come singole persone e come comunità, ci ha toccato dentro e per chi non si è sottratto è stato possibile ripensare il proprio stile di vita. Il lockdown è stato vissuto in modi diversi; ha portato alcuni a riflettere criticamente sulla situazione, altri semplicemente a subirla.

La solennità del Redentore ricorda il mistero della salvezza che, per il cristiano, ha un solo nome: Gesù. Il Risorto è la risposta al grido che, in questi mesi, è riecheggiato in ospedali, residenze per anziani, reparti di terapia intensiva, luoghi di sofferenza ed anche fatica per malati, medici e infermieri, i cui volti stanchi e disfatti sono vivi nella nostra memoria.

La festa del Redentore – in quest’anno così particolare e faticoso – risvegli innanzitutto un vivo senso di Dio a partire proprio dalla percezione del limite e della fragilità umana e, quindi, una solidarietà che esprime la fede e, poi, diventa scelta sociale e politica attraverso la valorizzazione del principio di sussidiarietà che riconosce e promuove le aggregazioni dei cittadini.

Per l’uomo riconoscere il proprio limite e la propria fragilità non significa esser meno uomo, ma percorrere la strada che lo conduce alla gioia di “scoprirsi” creatura; accettare il proprio limite diventa cifra di una sana e matura umanità.

L’uomo è persona, ossia essere “in relazione” e la città è prodotto della persona. La nostra amata città appartiene ai veneziani ma – per la sua unicità – è patrimonio del mondo. Dopo l’ultima “acqua granda” dello scorso novembre e l’emergenza Covid 19, ancora in atto, è necessario mettere in campo idee capaci di proporre un nuovo modello di convivenza; è una sfida affascinante.

Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ci indica una strada: “Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. È parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile… Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale. Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio… È la cultura non solo intesa come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo, che non si può escludere nel momento in cui si ripensa la relazione dell’essere umano con l’ambiente” (n. 143).

E proprio Venezia può diventare un importante laboratorio che, dalla sua storia, trae spunto per progettare un futuro che risponda alle esigenze della sua natura fragile, del suo patrimonio artistico culturale e, insieme, la renda vivibile a misura d’uomo; una città nel quale natura, cultura, reddito e cittadinanza sappiano convivere a partire dal bene comune che non è l’aspettativa e i desiderata di qualche gruppo o lobby, ma è il bene di tutti e di ciascuno.

Soprattutto la Chiesa che è in Venezia si deve sentire interpellata ed essere capace di proporre una visione in cui l’uomo, aperto a Dio, sia posto sempre al centro. Vera laicità è riconoscere il posto di Dio anche nella società civile, sapendo andar oltre i desideri e le aspettative dei singoli.

Il Santissimo Redentore – che ci rivela la verità su Dio e sull’uomo – ci aiuti giorno dopo giorno ad imprimere sulla città terrena un volto più umano, ossia più corrispondente all’uomo, a partire dalle sue fragilità materiali e spirituali.

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Rifiuti nel Veneziano: 13 Comuni superano l’80%. Veritas, solo il 3% va in discarica

Sab, 18/07/2020 - 08:21

73,57% di raccolta differenziata nel primo semestre del 2020 e 82% dei materiali e dei rifiuti raccolti effettivamente riciclati. Il resto è recupero energetico (15%) dal Css prodotto da Ecoprogetto a Fusina dal trattamento del rifiuto secco residuo e conferimento in discarica (3%, contro una media nazionale del 50%).

Sono gli ultimi dati relativi alle raccolte differenziate di Veritas che a giugno vedono Fossalta di Piave in vetta con il 90,73%, seguita da Ceggia (89,79%), Cona (87,28%), Mira (86,50%) e San Donà di Piave (86,26%).

Ben 13 dei 34 Comuni di Veritas superano l’80%: un modello virtuoso e unico per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e l’economia circolare.

Non a caso Venezia, per il terzo anno consecutivo, è stata dichiarata da Ispra la prima Città metropolitana e il primo grande Comune d’Italia per raccolta differenziata.

Buone notizie arrivano anche dai dati sulla tracciabilità delle filiere, che Veritas certifica, attraverso un ente terzo, fin dal 2014. E’ la garanzia per i cittadini e il territorio che quanto dichiarato in materia di recupero dei rifiuti avvenga poi effettivamente.

E’ stato quindi avviato a recupero il 95% della carta e cartone raccolto in maniera differenziata, il 79% del vetro, il 92% della plastica, il 95% dei metalli, il 67% del secco residuo, mentre il 98% del legno è diventato pannello truciolare per l’industria del mobile. Per quanto riguarda, invece, le frazioni umide, il 35% del verde e ramaglie e l’11% dell’organico sono stati trasformati in compost e da quest’ultimo è stato ricavato biogas per oltre 17.000 MWhp di energia.

Tuttavia, nelle raccolte resta ancora molto alta la quantità di scarti e materiali differenziabili.
Dal migliaio di analisi merceologiche effettuate da Veritas risulta infatti che circa la metà del rifiuto secco è composto da materiale ancora riciclabile che, comunque, i successivi trattamenti meccanici riescono a separare e ad avviare al recupero.

Inoltre, il 6% della carta e del multimateriale vetro lattine, il 18% di vetro plastica e lattine, l’8% di plastica e lattine, il 14% della plastica e il 3% del rifiuto organico sono frazioni estranee, quindi scarti ed errori, che non possono essere riciclate.

Serve dunque uno sforzo aggiuntivo da parte di tutti per separare meglio i rifiuti, facendo crescere la percentuale di raccolta differenziata e diminuire la quantità di secco residuo.
Tuttavia, nonostante le alte percentuali di differenziata, la recessione che sta colpendo i mercati mondiali e il crollo del prezzo di alcuni materiali (carta e plastica su tutti) non permettono di alleggerire il costo del servizio, quindi le bollette dei rifiuti a carico dei cittadini.

Per contenere i costi è quindi più che mai importante (anzi, essenziale) fare bene la differenziata, dividendo con cura i materiali ed eliminando gli scarti, in modo da ridurre la quantità di rifiuto secco. Inoltre, è importante evitare di abbandonare in strada o nell’ambiente rifiuti e materiali ingombranti, il cui recupero comporta costi aggiuntivi a carico della collettività e non degli incivili e maleducati autori di questi gesti.

Per sapere come differenziare bene si può consultare la pagina Dove lo butto nel sito www.gruppoveritas.it

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