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Aggiornato: 1 ora 30 min fa

Mestre, Villa Salus torna da lunedì 4 all’attività ordinaria. In definizione come recuperare le prestazioni prenotate e rinviate

Mer, 29/04/2020 - 17:38

Dal 4 maggio Villa Salus, a Mestre, riprenderà gradualmente tutta la propria attività sanitaria ordinaria, ambulatoriale e di ricovero, secondo quanto disposto dall’ordinanza presentata oggi dall’assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin.

Nei prossimi giorni, anche sulla base della disponibilità del personale e della riorganizzazione progressiva del lavoro, saranno definiti i criteri per l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali e il recupero di quelle prenotate e poi necessariamente rinviate a causa dell’emergenza.

Proprio per rispondere alle domande di sanità, comprese quelle accumulate in questo periodo di forzato stop dell’attività ordinaria, è previsto l’arrivo in ospedale di nuove professionalità specializzate in particolari discipline.

L’ospedale è già stato più volte sanificato anche in tutte le aree non destinate a pazienti Covid e gli spostamenti al suo interno avvengono su percorsi ben separati.

Il reparto dedicato ai pazienti Covid resterà operativo sul suo piano dedicato fintantoché ve ne sarà necessità e continuerà ad avere accesso assolutamente riservato, per garantire l’isolamento rispetto allo svolgimento di tutte le altre attività sanitarie.

La direzione sottolinea che dall’attivazione del CovidHospital, che ha portato alla gestione di decine di pazienti, purtroppo anche con alcuni decessi, nessun operatore sanitario è stato contagiato o ha manifestato problemi di salute. Al personale tutto va un grande ringraziamento per l’abnegazione e la professionalità che quotidianamente investe su una forma di assistenza così delicata.

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La vita che cambia in un attimo e la voglia di reagire: gli studenti dell’Istituto Dieffe di Spinea si raccontano con le parole e un video

Mer, 29/04/2020 - 15:56

«Quando siamo stati a casa e ci hanno riferito che sarebbe saltato lo stage, mi è crollato tutto e mi sono sentita delusa e arrabbiata per la perdita di un momento così importante. E la cosa per me più strana è stata che in un attimo, dal niente e senza rendermi conto, una cosa che ho aspettato per tanto tempo e che sembrava normale è saltata. All’improvviso, proprio senza preavviso».

La percezione di uno stacco imprevisto e che cambia fortemente la vita, le attese e frustra i desideri. È una delle riflessioni scritte dagli studenti dell’Istituto professionale Dieffe di Spinea, invitati dai loro insegnanti a raccontare come stanno vivendo questo periodo di sosta forzata a casa.

Un invito all’introspezione cui i ragazzi rispondono con lucidità e sincerità: «Non avere rapporti con gli altri, soprattutto alla mia età – scrive un altro ragazzo – è dura. Sono arrivato a rimpiangere le giornate trascorse a scuola, e chi lo avrebbe mai detto…».

Riflettere su ciò che sta accadendo non è solo un’occasione per liberare stati d’animo e dare loro una forma con le parole, ma anche per ricentrarsi su ciò che è davvero essenziale. Lo chiarisce un altro studente: «Questo momento ci permetterà di riflettere meglio su cosa vale la pena fare e su cosa no. Guarderemo la vita in faccia molto diversamente».

Sullo stesso registro, ma con note molto delicate e affettuose il pensiero di uno studente cui, nei giorni dell’isolamento a casa e dello stop della scuola, tornano di frequente in mente i nonni: «Nonno – scrive – tu mi hai sempre insegnato che l’uomo è un animale che si adatta in base alle esigenze della vita, e un po’ ti devo dar ragione, bisogna cercare di rallentare un po’».

E se i pensieri individuali sono sono utili per diventare consapevoli di ciò che sta accadendo a ciascuno, a causa della crisi da pandemia, i docenti dell’Istituto Dieffe hanno deciso di far convergere la riflessione anche verso un contenuto comune, collettivo. E qui è scattata la creatività: ne è nato un video, realizzato dai ragazzi stessi, ciascuno da casa propria. Un video che ha al centro una protagonista: una torcia, di cui ogni ragazzo sente il bisogno per fare luce su questo tempo oscuro. Il risultato è un forte invito alla speranza. Da vedere: https://www.youtube.com/watch?v=vndbPReqor4

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«Aprire centri estivi è un’esigenza, per i bambini e le loro famiglie»: la sindaco di Cavallino-Treporti chiede al Governo le direttive

Mer, 29/04/2020 - 14:34

Centri estivi: la sindaco del comune di Cavallino-Treporti, Roberta Nesto, chiede al Governo di dare le linee guida per poterli poi attivare nel territorio. Sia per i bambini stessi, che non possono rimanere ancora in isolamento, sia per i loro genitori, che hanno bisogno di uno spazio tutelato per i figli mentre sono impegnati al lavoro.

Nel tardo pomeriggio di ieri la sindaco ha inviato al Governo – al Presidente Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Andrea Martella, al Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta – una lettera nella quale si fa portavoce delle istanze e preoccupazioni delle famiglie e di un sistema che ad oggi non ha ancora dato risposte e garanzie.

«Sono a rappresentarle i timori di coloro che, operando nell’ambito dei servizi alla cittadinanza, hanno manifestato circa le conseguenze che si possono verificare a seguito di una prolungata sospensione delle attività educative e di socializzazione per i bambini, nonché le preoccupazioni dei genitori sul futuro di questi servizi. È mia intenzione, in qualità di amministratore, fornire un contributo propositivo e operativo alla discussione sulla graduale riapertura dei centri estivi per l’estate 2020 – ha scritto Roberta Nesto -. La necessità appare evidente: permettere la programmazione dei servizi se non in concomitanza, quantomeno in un arco temporale ravvicinato alla ripresa delle attività economiche, garantendo tutte le condizioni per la massima tutela della salute dei bambini, delle loro famiglie e degli educatori preposti, seguendo buone pratiche che facciano rispettare le norme di prevenzione».

La preoccupazione maggiore che la prima cittadina ha espresso, anche in questa circostanza, è il senso di abbandono che le famiglie e la comunità di Cavallino-Treporti sta affrontando con apprensione perché vivono nell’incertezza di un periodo nel quale qualsiasi decisione può gravare nella gestione dei figli, soprattutto in quelle circostanze ove non ci sia un supporto famigliare e per il quale è necessario un servizio da parte delle istituzioni.

«In particolar modo è assolutamente necessario evitare che le famiglie siano lasciate sole a affrontare la gestione dei propri figli, anche perché è inaccettabile la sola idea di un passo indietro nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne in particolare. Chiedo pertanto di valutare positivamente una azione volta a favorire l’attivazione dei centri estivi con direttive alternative e innovative, calibrate in base al numero dell’utenza, alla specificità del territorio e di idonee strutture, garantendo sia spazi all’aperto che locali scolastici, rispettando gli standard di sicurezza attraverso i turni, le modalità di servizio per la somministrazione dei pasti, così come sul fronte delle attività, conciliando forme di sport a distanza, laboratori artistici e escursioni, rispettando la strategia del microgruppo. I centri estivi saranno il nostro banco di prova, per garantire una ripartenza, seppur diversa dal solito, il più normale possibile. Chiedo pertanto una sua azione volta a affrontare il tema dei centri estivi, affinché la normativa consenta di procedere in tempi brevi e certi a attivare il servizio evidenziato».

Roberta Nesto ricorda che, se le istanze sollevate in questi giorni al Premier Conte e al Governo, anche in sinergia con gli altri colleghi sindaci, non troveranno risposte entro la settimana, si farà promotrice di una protesta fuori Palazzo Chigi.

«Noi sindaci non possiamo essere lasciati soli, senza norme e date certe per poter riavviare i nostri territori e dare risposte concrete ai nostri cittadini».

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Ospedali, dal 4 maggio torna la routine. Ma tampone prima del ricovero e misurazione della temperatura prima dell’ingresso. Nuovi calendari per visite ed esami

Mer, 29/04/2020 - 13:35

Lunedì 4 maggio: riprende la normalità del funzionamento degli ospedali veneti. Sono state approvate le linee di indirizzo per la riapertura dopo la fase di massima emergenza per il Coronavirus.

Ma cambieranno parecchie cose per tutti gli utenti. Intanto per l’accesso, che non sarà più libero. Ci sarà personale sanitario che misurerà la temperatura corporea a tutti. Tutti, naturalmente, per entrare dovranno avere la mascherina o i guanti o il gel igienizzante. A chi non avesse mascherina, questa sarà fornita all’ingresso dei nosocomi.

Gli spazi interni, destinati alle visite specialistiche, saranno riorganizzati: l’obiettivo è che non si riempiano le sale d’attesa e che le visite siano cadenzate, mentre in attesa c’è solo il paziente successivo.

Le prenotazioni per visite e prestazioni saranno fatte solo via telefono o on line, non più agli uffici prenotazione, di persona.

Ogni ricovero programmato avrà un “preambolo”: il paziente verrà sottoposto a tampone e, in attesa dell’esito, rimarrà in spazi separati. In caso di negatività, si procederà al ricovero prefissato. Nulla cambia per le emergenze.

Procedura simile per gli interventi chirurgici prenotati, ma in questo caso il paziente andrà in ospedale il giorno prima per fare il tampone, che nel giro di 24 ore avrà un esito. Gli interventi già programmati e rinviati per l’emergenza Covid sono in fase di riprogrammazione: alcune aziende sanitarie hanno già iniziato a chiamare le persone interessate per concordare una nuova data.

Ripartiranno, da lunedì 4, anche le visite specialistiche e gli esami. In questo caso tutte le prestazioni già fissate e poi rinviate verranno di nuovo calendarizzate, anche con la collaborazione dei medici di famiglia.

Anche gli ospedali Covid (in provincia di Venezia quelli di Dolo e Jesolo e Villa Salus a Mestre) manterranno degli spazi dedicati ai pazienti infetti da Coronavirus, ma torneranno gradatamente già nei prossimi giorni a recuperare spazi per le loro funzioni ordinarie.

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Venezia, il campanile di San Marco illuminato con la scritta “Risorgiamo Italia”

Mer, 29/04/2020 - 09:17

Il campanile di San Marco illuminato dalla scritta “#RisorgiamoItalia” e una conferenza stampa per ufficializzare l’appoggio dell’Amministazione comunale al flash mob organizzato dagli imprenditori del mondo Ho.Re.Ca e dei locali di pubblico spettacolo in tutta Italia per esplicitare la volontà di tornare “in piena attività”. Questi alcuni dei momenti salienti dell’iniziativa che si è tenuta stasera anche in uno dei luoghi simbolo di Venezia, piazza San Marco, alla presenza di alcuni dei più noti ristoratori e imprenditori del settore veneziani, tra cui Raffaele Alajmo, Arrigo Cipriani, il presidente di Aepe Venezia Ernesto Pancin e il presidente dell’Associazione Piazza San Marco Claudio Vernier.

“Questa è una manifestazione silenziosa e legittima che l’Amministrazione comunale sposa in pieno – ha dichiarato il sindaco Luigi Brugnaro – I gestori di pubblici esercizi sono stati frustrati nelle loro aspettative di apertura. Sosteniamo questo flash mob e chiediamo chiaramente al governo di lasciar perdere i tentennamenti, si ascoltino i sindaci e le Regioni. A Venezia e in Veneto vogliamo riaprire, perché le persone non vogliono vivere di assistenzialismo, vogliono vivere del proprio lavoro

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Si è spento Marino Cortese: il cordoglio del Patriarca e della Diocesi

Mar, 28/04/2020 - 17:43

«Il Patriarca Francesco Moraglia e il Patriarcato, appresa la notizia della morte del presidente e senatore Marino Cortese,  si sono uniti al dolore della signora Maria e dei familiari tutti ricordandone l’alta e significativa figura, l’impegno politico e culturale, a favore della nostra città e del bene comune, che lo hanno contraddistinto. Il ricordo si fa preghiera di affidamento al Signore».

Con queste parole il Patriarca partecipa lutto per la scomparsa di Marino Cortese. Si è spento all’età di 81 anni, dopo una lunga malattia: è stato un esponente di spicco della politica veneziana lungo tutta la seconda metà del Novecento.

Formatosi all’interno dell’Azione Cattolica e della Fuci, iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1955 al 1994, quindi al Ppi, alla Margherita e al Partito Democratico è stato Consigliere regionale dal 1970 al 1987, poi Senatore della Repubblica (1987-1992), Consigliere comunale a Venezia dal 1990 al 2003 e assessore alla Cultura e al Turismo dal 2000 al 2003.

Negli anni più recenti è stato vice presidente della Fondazione Giorgio Cini (1997-2001), presidente di Venezia Fiere (2004-2007), e dal 2004 al 2020 presidente della Fondazione Querini Stampalia. «Venezia – ha commentato la direttrice della Querini Marigusta Lazzari – perde una personalità della politica e della cultura; una figura di rilievo della società civile, che ha dedicato la sua vita a questi valori».
Ha fatto parte del Consiglio Pastorale Diocesano di Venezia, del Direttivo del Centro di Studi Teologici “Germano Pattaro” ed è stato Consigliere Nazionale e Presidente del Circolo di Venezia del Meic.

Il sindaco Luigi Brugnaro lo ha ricordato come «uomo delle istituzioni che fino all’ultimo dei suoi giorni si è speso per fare in modo di conservare la memoria e la tradizione della nostra Città. Con Marino Cortese se ne va un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica, alla cultura ma soprattutto alla sua Venezia».

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Il Patriarca: delusione per l’ultimo Dpcm. Si cerchino soluzioni condivise per tornare a celebrare l’Eucaristia con il popolo

Lun, 27/04/2020 - 18:32

Il Patriarca di Venezia esprime delusione in merito all’ultimo DPCM ed auspica che si possano trovare soluzioni condivise per tornare a celebrare l’Eucaristia con la partecipazione del popolo.

È in gioco la visione dell’uomo nella sua integralità, quindi anche nella sua dimensione spirituale, come anche la libertà di culto riconosciuta dalla Costituzione Italiana.
Non si intende chiedere alcun privilegio, ma che venga riconosciuto, ottemperando alle disposizioni sanitarie, un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili, per altro degne di considerazione, ma non a noi.

Qualora non fossero riscontrabili le condizioni sanitarie richieste se ne trarrebbero le dovute conseguenze, non procedendo alle celebrazioni in quelle determinate strutture.

Si prende atto con rammarico che, dopo il lungo – e si sperava proficuo – dialogo con le istituzioni governative, si sia dovuto constatare «l’esclusione arbitraria» – come la definisce il comunicato della CEI – della possibilità di celebrare la Messa con il popolo (cfr. comunicato stampa CEI n. 11/2020).

A tale proposito si evidenzia, che l’impegno al servizio dei poveri, così significativo nel frangente attuale, e di cui la Chiesa si fa carico, trae nutrimento da una fede che ha la sua sorgente nella celebrazione eucaristica e nella vita sacramentale.

In questi ultimi due mesi le diocesi italiane si sono adoperate all’implemento della solidarietà e, in tale prospettiva, il Patriarcato di Venezia ha intensificato lo sforzo caritativo di cui segno concreto è la nuova Onlus di “Caritas Venezia”. Si è inoltre voluto intervenire con gesti concreti di vicinanza al dolore della gente con tre distinte donazioni agli ospedali Covid del territorio diocesano (Mestre, Dolo e Jesolo) e un contributo straordinario al carcere maschile di Santa Maria Maggiore in Venezia.

La preoccupazione è quella di non trovarsi rinchiusi in una dimensione solo virtuale della fede, come il Patriarca ha avuto recentemente modo di dire: «La Chiesa non è on-line, ma è per sua natura intima, incontro reale di persone e comunità vive che “convengono” in una assemblea reale».

Il Patriarca rinnova l’ammirazione per l’azione dei medici, degli infermieri, degli operatori e dei volontari, come più volte ha pubblicamente espresso, dicendo anche la sua vicinanza e il suo affetto alle famiglie provate per i decessi dei loro cari avvenuti in solitudine.

Infine il Patriarca è grato ai parroci per quanto stanno facendo in questi mesi in cui le comunità parrocchiali sono provate dall’isolamento provocato dalla quarantena e dalla “diaspora” liturgica e dall’astinenza eucaristica.

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Zaia, nuova ordinanza: adesso si può fare passeggiate (o giri in bici) all’interno del proprio Comune

Lun, 27/04/2020 - 17:26

È consentito lo spostamento individuale per attività motoria e attività all’aria aperta, anche con bicicletta o altro mezzo, in tutto il territorio comunale di residenza o dimora.

È il primo punto della nuova ordinanza firmata dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e in vigore dalle ore 18 di oggi, lunedì 27 aprile.

Valida fino al 3 maggio, la nuova ordinanza permette non solo di tornare a fare passeggiate e biciclettate – sia pure nell’ambito del proprio Comune – ma consente anche di spostarsi per raggiungere la propria seconda casa o l’imbarcazione, così da poter fare manutenzione del bene di cui si è proprietari.

È inoltre ammessa la vendita di cibo da asporto tramite veicolo e, negli ambienti di lavoro, ci si deve uniformare al nuovo protocollo firmato dalle parti sociali tre giorni fa, il 24 aprile scorso.

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DPCM, la posizione della CEI: il disaccordo dei Vescovi

Dom, 26/04/2020 - 22:02

Pubblichiamo il comunicato stampa, apparso in queste ore, della Conferenza Episcopale Italiana, a seguito dell’ultimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il disaccordo dei Vescovi
DPCM, la posizione della CEI

“Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto”. Le parole del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nell’intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire arrivavano dopo un’interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio.
Un’interlocuzione nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria. Un’interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che – nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia – la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale.
Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.
Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia.
I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.

Roma, 26 aprile 2020

 

Alleghiamo inoltre il link ad un approfondimento di Avvenire:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/fase-2-4-maggio-si-ai-funerali-attesa-per-apertura-messe

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L’omelia del Patriarca per la solennità di San Marco: «Tornerà l’uomo, finalmente, ad essere al centro dello scacchiere?»

Sab, 25/04/2020 - 18:17

Carissimi,

dalla Basilica Cattedrale dedicata all’evangelista Marco, celebro per voi e con voi, in questa modalità “virtuale”, col desiderio grande di poter presto tornare a celebrare insieme.

È l’auspicio questo di tutta la Chiesa italiana. È sempre tramite Antenna 3, Rete Veneta e GV Facebook che è possibile questo nostro collegamento.

Un saluto a tutti: famiglie, anziani, bambini, giovani, sacerdoti, ai canonici della Basilica, che non sono presenti, ai diaconi, alle persone consacrate, ai malati.

Un grazie particolare va ai medici, agli operatori sanitari: fra loro, troppi stanno pagando con la vita. Una preghiera, accorata, per tutti i deceduti, i loro familiari e amici.

Saluto, infine, il signor Prefetto, il signor Sindaco e il signor Primo Procuratore. Un saluto a tutte le autorità civili e militari, in questa giornata, del 25 aprile, così significativa per la Repubblica Italiana. Un ricordo, durante la Santa Messa a tutti i caduti, non dimenticando il sacrificio di tanti sacerdoti. Alla nostro amata Italia l’augurio di una rinascita oggi come quella di cui i nostri padri furono gli protagonisti, pagando anche col sangue per fare risorgere una comunità finalmente libera dopo la tragedia immane della guerra. Oggi, come, allora, l’impegno di tutti permetta di superare la grave emergenza sanitaria ed economica che in modo drammatico ne consegue e si delinea; l’Italia non sia lasciata sola e possa riscontrare che l’Europa non è un nome ma una vera comunità di Stati.

Carissimi, l’evangelista Marco ci può aiutare in questo tempo difficile di pandemia nel quale ci sono richiesti coraggio, pazienza e nervi saldi, sia sul piano delle scelte umane sia su quelle cristiane: una sorta di conversione.

E proprio alla conversione si riferiscono le prime parole di Gesù nel vangelo di Marco: «…convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).

In questo periodo, siamo chiamati a camminare insieme: ecco la conversione civile. Camminare insieme e a ricostruire ciò che, solo lentamente, prenderà forma nella vita di ciascuno di noi e nella convivenza sociale.

Gli uomini non sono isole e se qualcuno aveva tale convinzione, Covid-19, in poche settimane, ha dimostrato che gli uomini sono una famiglia; una volta si usava questa espressione “famiglia umana”; Covid-19 ci ha ricordato che il vivere per l’uomo è sempre un convivere; la pandemia non ha fatto distinzioni tra Stati e Stati, in base all’appartenenza o meno al G7 piuttosto che al G20.

Innanzitutto per le scelte umane ci viene richiesto un forte senso di responsabilità personale; il bene comune, prima che alle pubbliche istituzioni, è affidato ai cittadini.

Per le scelte cristiane, invece, si apre il cammino arduo della fede/ fiducia in un Dio che conduce oltre i pensieri e gli schemi degli uomini, un cammino non semplice, non scontato, che manifesta la consistenza dei discepoli.

Marco è l’interprete della predicazione di Pietro e ci svela il volto di Dio come il volto di Colui che conduce per strade inesplorate.

Nel suo vangelo Marco ci presenta il Centurione, ai piedi della croce: è esempio di questo cammino e, come lui, anche Pietro, gli altri apostoli, le folle. Tutti sono invitati e chiamati a questa conversione cioè a scoprire il vero volto di Dio nella vicenda umile e dolorosa di Gesù; il Centurione era un pagano, quindi aveva un’idea ben precisa di Dio, lo immaginava dispotico, arbitrario, capriccioso, quando vede Gesù morire in quel modo esclama: «…Davvero quest’uomo era figlio di Dio!» (Mc 15,39).

A noi, oggi, è richiesto di percorrere tale cammino che l’evangelista Marco indica, nel suo Vangelo, ad ogni discepolo e comunità.

Sì, una cosa è certa, Covid-19 ci lascerà differenti da come ci ha trovati sia nei comportamenti personali sia in quelli pubblici.

Mi hanno molto colpito le parole del primo ministro etiope Abiy Ahmed, insignito lo scorso ottobre del Nobel per la Pace. Intervistato dal Financial Times ha affermato:

« “le economie africane stanno fissando un abisso”, invitando il G20 a fornire supporto, in particolare ai sistemi sanitari perché “milioni di vite sono a rischio”» (Rainews, 9 aprile, 2020).

Carissimi, è suonato, quindi, un campanello d’allarme a livello mondiale, come quando a Venezia risuona la triplice tonalità della sirena che annuncia un’onda d’acqua particolarmente alta.

Covid-19, ci ha trovati impreparati e ha limitato e costretto non gli abitanti di un’area circoscritta, ma dell’intero pianeta: tutti i continenti, seppur in modalità differenziate, devono misurarsi con la pandemia.

La salute, fino ad un recente passato, era considerata, dai più, bene individuale, della persona, ora, dopo Covid-19, nessuno non può non vederne la rilevanza sociale. Perciò tutta la visione della persona va ripensata in rapporto al bene comune; il seguente passo dell’enciclica Laudato si’ è chiarificatore:

«…nessuna creatura basta a se stessa, … [le creature] esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre” » (n. 86).

Noi non conosciamo a sufficienza i futuri scenari ma una cosa è certa, non sarà sufficiente cambiare esteriormente alcuni stili di vita, attenendosi solo ai nuovi protocolli sanitari richiesti. Se Covid-19 ci ha colti impreparati non significa che tutto è successo all’improvviso; proprio per questo è necessario un ripensamento a 360° del bene comune in tute le sue forme.

Covid-19, ha fatto saltare in pochi giorni tutte le nostre sicurezze, un modello di convivenza sociale che consideravamo “evoluto”, “sicuro”, “affidabile”, in grado di garantirci totalmente – come si dice dalla culla alla tomba – è andato in tilt; siamo diventati consapevoli che tutti siamo a rischio e che un’altra edizione del Covid-19, Dio non voglia, potrebbe ripresentarci; così ci dicono gli scienziati.

Dopo Covid-19, saremo capaci di abitare in modo diverso la nostra casa comune? Tutto si gioca a livello di scelte valoriali; è quindi una sfida culturale, che avrà molteplici ricadute sull’assetto concreto del vivere.

L’uomo sarà finalmente posto al centro dello scacchiere? Sarà considerato nella sua unicità irripetibile, come essere in relazione, parte di una comunità? Ritorna il tema della persona e del bene comune.

Quale visione del bene comune? L’uomo è considerato solo come individuo o anche come persona? L’uomo è visto come fine o come un mezzo?

Ancora: i diritti delle persone sono diritti e i desideri sono desideri. Non corriamo forse il rischio di confondere le due cose?

Sì, l’uomo va pensato sempre più come relazione, non intendendo il termine relazione solo sul piano filosofico, ma anche culturale, sociale, economico, finanziario, mediatico; siamo nell’era della globalizzazione, in cui s’interagisce sempre, anche se ne manca la consapevolezza.

La globalizzazione, in sé, non è né buona né cattiva e riguarda, come visto, non solo comunicazione, cultura, finanza, economia ma anche, oggi, come i fatti ci hanno detto in modo drammatico, la salute.

Covid-19, si propaga in tempo reale, viaggia sugli aerei, sulle metropolitane, sulle navi da crociera, sulle navi della marina militare; per il passato una pandemia non doveva fare i conti con la velocità e la facilità degli odierni spostamenti da un continente all’altro.

La sfida per un futuro inclusivo parte da un nuovo modo di intendere e investire sulla persona e sul bene comune che attraverso i principi, i criteri di giudizio, le direttive operative della dottrina sociale cristiana, declinati nel rispetto di una sana laicità, si traducano nel prendersi cura degli altri, del bene comune.

Certo in passato le dichiarazioni d’intenti sull’uomo fine e non mezzo non sono mancate, ma gli ultimi secoli nei quali la Chiesa avrebbe accumulato un ritardo nei confronti del mondo delineano una storia di sfruttamenti, ingiustizie e guerre più atroci e sanguinose che nel passato.

Con uno spirito costruttivamente critico, dobbiamo far tesoro di tutto ciò e pensare in maniera concreta la persona nel tempo della globalizzazione, ossia, una modalità di convivenza, rispettosa dell’ambiente, che, alla luce di valori antropologici fondanti, diversi da quelli visti troppo a lungo, tenga realisticamente conto dei limiti dell’uomo, incominciando dal limite dei limiti: la morte.

Abbiamo tutti negli occhi e nel cuore le immagini di quelle carovane di camion militari, che lasciavano le città più provate, cariche di bare di persone morte sole.

È necessario ripensare in modo più correlato ed evangelico il binomio: persona/bene comune, perché persona e bene comune insieme stanno o insieme cadono.

L’Occidente è sempre più plasmato dalla tecno-scienza, considerata in maniera acritica per i successi a cui perviene in ordine all’efficienza, alla crescita della ricchezza…finora!

Per altro, non equamente distribuita. Così si sono messi in secondo piano indicatori più umani, la persona, la famiglia, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la salute pubblica ed individuale e, oggi, se ne raccolgono i risultati.

Un pianeta “sfruttato” in cui viene negato il rispetto dell’ambiente, ossia, il Creato, che ci ricorda e conduce al Creatore e in cui si pone in antagonismo, se non in teoria nei fatti, il diritto al lavoro e quello alla “salute”.

Tali visioni, che sottendono similari progetti culturali e politici, hanno privilegiato, o non sufficientemente contrastato, scelte economiche che hanno diviso il mondo fra ricchi e poveri. La differenza tra persone abbienti e meno, alla fine, è accettabile; inaccettabile, invece, è che vi sia un mondo diviso fra ricchi, sempre più ricchi e poveri, sempre più poveri; fra chi ha patrimoni immensi e chi muore di fame.

Come dice papa Francesco, si è creata un’umanità di scarto, si sono creati degli invisibili, che si finge di non vedere e che si materializzano quando assumono la forma dei popoli della fame, del migrante e del “barbone”.

Le migrazioni sono destinate a crescere fino a quando le persone non troveranno condizioni di vita confortevoli nei loro paesi d’origine. Questa è l’unica cosa su cui vi è pieno accordo da parte di tutti; allora perché non far crescere questi paesi, dopo il loro mai interrotto sfruttamento da parte dell’Occidente? È prima di tutto questione di giustizia, poi anche di realismo politico.

Le modalità con cui, finora, si sono prese le decisioni da parte della politica non pongono al centro né la persona né i popoli, ma altri interessi, anche se la retorica su tali temi non manca.

Vi sono infatti élite che hanno la forza d’orientare la finanza, l’economia, l’informazione e la politica attraverso uomini e donne da loro creati. Così, talvolta, nella politica, possiamo trovare persone di poca esperienza e competenza, soggetti fragili e manovrabili; altro grave rischio è poi l’anti-politica, con la deriva populista. La politica, invece, è questione delicata e seria e, per il cristiano è, addirittura, atto di alta carità.

La debolezza della politica è per i cittadini un formidabile argomento che li convince della inutilità del loro voto.

Certamente, per la seconda e le ulteriori fasi post Covid-19, dovremmo osservare con rigore le distanze negli spazi pubblici, indossare mascherine, guanti, non darci la mano. Ma guai se ci fermassimo qui: sono ben altre, oltre a queste doverose, le sfide che ci attendono.

L’Occidente è giunto all’inverno demografico ed è estenuato dalle sue stesse scelte individualistiche, relativistiche, consumistiche; la persona non si misura sul bene comune ma, piuttosto, lo ripeto, il bene comune sui desideri e le aspettative delle persone. E chi grida più forte ottiene! In questi giorni, secondo l’ultimo rapporto Oxfam, l’1% della popolazione mondiale possiede l’82% delle ricchezze totali del pianeta.

Questo dato, da solo, per la sua eloquenza dice a che punto siamo giunti; ritengo, quindi, inutile aggiungere altri dati che ridurrebbero la portata di questo.

Abbiamo prodotto molto in termini di benessere e siamo caduti nel consumismo. Scienza e tecnica hanno dato molto all’uomo, in termini di conquiste e realizzazioni, e siamo loro grati, ma non hanno saputo dargli ciò che era necessario, ossia un’anima, una saggezza, un’etica in grado di governare l’enorme potenziale della tecno-scienza.

Il fatto è che le conquiste devono riguardare l’intero orizzonte antropologico, in ogni sua dimensione, e non solo la ricerca genetica o gli studi economici. Bisogna ricomprendere anche l’etica, la filosofia, la teologia.

Un uomo che non sa mettere in questione e ripensare il sistema che ha costruito e in cui vive con gli altri è destinato ad esserne divorato dal suo stesso sistema.

Ritorniamo, allora, alle parole di Gesù con cui Marco inizia il suo Vangelo, esse sono un richiamo alla conversione: «…convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). La conversione evangelica non può essere unilaterale, ma riguarda l’insieme, porta in sé una visione sulla realtà intera, rifrangendo, nella vita quotidiana, le sue scelte. In altri termini è conversione del cuore, dell’intelligenza, della memoria, dei sentimenti, degli stili di vita, affinché la fede sia amica dell’uomo, di tutto l’uomo, e come dice San Paolo nella lettera ai Romani: «… Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio» (Rm 8, 28).

Siamo invitati a camminare insieme e a ricostruire un sistema che, soltanto lentamente e con fatica, prenderà forma nella vita di ciascuno di noi e nella convivenza sociale, chiamati ad impegnarci non in una sfida individuale, ma a lavorare per gli altri e con gli altri.

Come cristiani guardiamo un po’ più “lassù” per vivere meglio “quaggiù”!

San Marco, il protettore delle Genti Venete, il nostro Patrono, il Patrono a cui è dedicata questa Basilica oggi deserta, il Patrono di un popolo oggi assente, ma presente spiritualmente attraverso voi che ci seguite da casa, ci aiuti a fare qualcosa perché il nostro tempo porti il segno di chi ha voluto ricostruire. San Marco Evangelista, prega per noi!

Il Patriarca, prima della benedizione, si è rivolto ai fedeli che hanno partecipato alla diretta televisiva e streaming con queste parole:

In occasione di questa celebrazione voglio ricordare soprattutto i nostri bambini che si preparano alla prima Comunione e i ragazzi che si preparano alla Santa Cresima, perché possano maturare, in questo periodo difficile, più dei loro compagni degli anni precedenti e futuri, nel comprendere cosa vuol dire essere Chiesa, cosa vuol dire essere società civile e cosa vuol dire essere cristiani responsabili. Ricevendo Gesù Eucaristia e ricevendo lo Spirito Santo possiate essere annunciatori di questa speranza.

Un saluto agli anziani, ai malati, ai famigliari colpiti dai lutti recenti, alle persone sole.

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Coronavirus, al via test rapido ed eventuale tampone a 4mila persone basilari per i Comuni. Ecco quando e dove

Sab, 25/04/2020 - 16:18

Un ampio screening di contrasto al Coronavirus, costruito nella logica della comunità, e fatto portando i test e gli operatori che li eseguono nei luoghi “della comunità”.

“Ci muoviamo come Ulss 3 a partire dalle indicazioni regionali – sottolinea il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – per portare i test di verifica del contagio anche nei territori e nei Comuni, in particolare ad alcune categorie particolarmente nevralgiche per l’attività dei Comuni stessi, dagli operatori della Polizia municipale ai membri del volontariato, dagli operatori dell’assistenza a domicilio agli uomini delle locali unità della Protezione Civile. Preparandoci a testare queste categorie particolari di persone che hanno ruoli importanti nella vita dei Comuni, abbiamo scelto di farlo in piena collaborazione con le Amministrazioni civiche, andando ad operare direttamente sui territori, in spazi identificati come riferimento dalle stesse comunità locali. E’ una linea emersa dagli incontri quotidiani della nostra Azienda sanitaria con la Conferenza dei Sindaci, e che riteniamo significativa. Tra mercoledì 22 aprile e sabato 2 maggio completeremo questa vasta campagna che toccherà ogni singolo territorio dell’Ulss 3”.

Non la logica dei grandi spazi in cui far convergere grandi numeri di persone: “D’intesa con i singoli Sindaci – spiega il dottor Luca Sbrogiò, che coordina lo screening – abbiamo individuato i luoghi in cui organizzare le operazioni di verifica del contagio, e si va dalla palestra di via Trento dove abbiamo lavorato a Martellago, al teatro di Villa Farsetti che ci ha visto operare a Santa Maria di Sala alla sala polivalente utilizzata a Campagna Lupia. Sempre d’intesa con i singoli Sindaci, e con le COC attivate dai Sindaci, abbiamo steso gli elenchi delle persone da sottoporre al test. Un referente per ogni Comune ha dialogato con il nostro gruppo di lavoro Ulss 3, e ci ha fornito la lista degli operatori, che sono stati tutti da noi nominalmente convocati”.

Sono già 656 le persone sottoposte a test negli 8 Comuni in cui l’operazione è già stata portata a termine; da qui al 2 maggio il tour delle squadre dell’Ulss 3 verrà completato, e saranno in questo modo sottoposte ai test complessivamente circa 4000 persone.

“Lavorando sugli elenchi nominali forniti dalle varie Amministrazioni locali – sottolinea il dottor Sbrogiò – possiamo invitare i convocati, in ogni sede in cui operiamo, con un appuntamento preciso al minuto. L’effettuazione di ogni singolo test richiede poi pochissimo tempo”.

Ognuna delle persone convocate viene sottoposta a test sierologico rapido, secondo il percorso in sicurezza che gli operatori dell’Ulss 3 organizzano nelle singole sedi insieme alla locale Protezione Civile: dopo una breve accettazione, con etichette nominali già predisposte dal momento della convocazione, il soggetto si sottopone al test che prevede una piccola puntura sul polpastrello per l’analisi del sangue così raccolto attraverso la classica “tavoletta”; l’esito arriva in una decina di minuti, durante i quali la persona testata attende rispettando il distanziamento precauzionale; i soggetti negativi hanno una risposta praticamente immediata, certificata anche con un documento scritto; i test che diano risultato positivo vengono immediatamente sottoposti a “tampone” nasofaringeo, il cui risultato viene comunicato nel giro di 24/48 ore al soggetto, che nel frattempo resta in isolamento precauzionale a domicilio.

“La percentuale di persone positive al primo passaggio – sottolinea il dottor Sbrogiò – è molto bassa: nelle prime giornate, su un totale di 656 persone testate, i positivi, già sottoposti ad ulteriore verifica, sono stati meno di una decina”.

Tra lunedì 27 aprile e mercoledì 29 aprile l’Ulss 3 Serenissima completerà questa verifica su tutti i territori, con appuntamento così organizzati. Saranno poi due, uno in terraferma e uno nella Città insulare, gli appuntamenti organizzati in collaborazione con il Comune di Venezia e a partire dalle liste di operatori da testare forniti dall’Amministrazione comunale veneziana.

Il calendario prevede un primo appuntamento il 30 aprile, probabilmente organizzato al Palasport Taliercio, in cui saranno screenate un migliaio di persone, e un secondo appuntamento il 2 maggio nella Città storica, in sede ancora da definire. “Questa vasta operazione di test per il contrasto alla diffusione del virus – sottolinea il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – segue quella, altrettanto capillare, messa in campo dall’Ulss 3 Serenissima nei giorni scorsi, all’interno di tutte le strutture socio-sanitarie sul territorio, con circa 1600 persone testate il 71 strutture. E si affianca agli altri piani su cui l’Ulss 3 Serenissima continua a lavorare, sottoponendo ai test gli operatori sanitari propri e sul territorio, e le Case di Riposo, dove tutti gli ospiti sono stati sottoposti a verifica e vengono ciclicamente di nuovo testati, con un continuo monitoraggio”.
Il parallelo l’Azienda sanitaria veneziana sta organizzando le attività di verifica per il contrasto al virus tra le Forze dell’Ordine e i Vigili del Fuoco.

Le categorie sottoposte a verifica in ogni Comune:
· Operatori della Polizia Municipale
· Operatori della Protezione Civile
· Operatori domiciliari comunali
· Operatori addetti all’assistenza e alla cura di persone non autosufficienti o minori a domicilio
· Membri delle Associazioni di Volontariato a diretto contatto con soggetti positivi Covid-19
· Personale volontario afferente alle “Croci” con sede nel Comune

I Comuni, le date, le sedi

Mercoledì 22 aprile
Martellago | Palestra in via Trento
Giovedì 23 aprile
Campagna Lupia | Sala polivalente in via della Repubblica
Camponogara | Sala parrocchiale in Piazza Mazzini
Pianiga | Palestre dell’Istituto Comprensivo in via Vescovo
Venerdì 24 aprile
Noale | Palazzetto dello Sport
Salzano | Villa Comunale in via Roma
Santa Maria di Sala | Teatro di Villa Farsetti
Scorzè | Teatro Elios
Lunedì 27 aprile
Quarto d’Altino | Palestre Scuola Da Vinci
Marcon | Palazzetto dello Sport
Mira | Palestre Scuola Leopardi
Dolo | Palestra Scuola Giotto
Fiesso d’Artico | Palestra Scuole medie in via Padova
Strà | Palestra di via Roma
Martedì 28 aprile
Vigonovo | Sala polivalenti di via Veneto
Fossò | Palazzetto dello Sport
Campolongo Maggiore | Sala consiliare in via Roma
Cavarzere | Palestra in via Dante
Cona | Scuola media loc. Pegolotte
Chioggia | Palestra Scuola Cacci Sottomarina
Mercoledì 29 aprile
Mirano | Palestra Azzolini
Spinea | Palestra Pascoli
Giovedì 30 aprile
Mestre | Sede in via di definizione
Venezia | Sede in via di definizione

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Il Patriarca nella festa di San Marco: «Gli uomini non sono isole, Covid-19 lo ha dimostrato. Ora ricostruiamo un sistema con gli altri e per gli altri»

Sab, 25/04/2020 - 11:30

«Siamo invitati a camminare insieme e a ricostruire un sistema che, soltanto lentamente e con fatica, prenderà forma nella vita di ciascuno di noi e nella convivenza sociale, chiamati ad impegnarci non in una sfida individuale, ma a lavorare per gli altri e con gli altri». È l’invito di fondo che il Patriarca Francesco rivolge a tutti ed è al cuore della sua omelia, pronunciata oggi, sabato 25 aprile, festa di San Marco Evangelista, patrono di Venezia.

In San Marco il Patriarca ha celebrato ancora una volta senza la presenza dell’assemblea: «Celebro per voi e con voi, in questa modalità “virtuale”, col desiderio grande di poter presto tornare a celebrare insieme».

Al centro della riflessione il grande e tragico evento che sta ancora colpendo non solo il nostro Paese ma tutto il pianeta. E non è solo una questione geografica: «La pandemia non ha fatto distinzioni tra Stati e Stati, in base all’appartenenza o meno al G7 piuttosto che al G20».

Semmai, la pandemia sta ricordando a tutti il significato dell’essere individui e quello dell’essere comunità, e come le deformazioni di questi concetti possano produrre disastri: «Per le scelte umane ci viene richiesto un forte senso di responsabilità personale; il bene comune, prima che alle pubbliche istituzioni, è affidato ai cittadini. Gli uomini non sono isole e, se qualcuno aveva tale convinzione, Covid-19, in poche settimane, ha dimostrato che gli uomini sono una famiglia. Una volta si usava questa espressione “famiglia umana”; Covid-19 ci ha ricordato che il vivere per l’uomo è sempre un convivere».

Un convivere la cui importanza viene sottolineata dall’esperienza della malattia e da quella della morte: «La salute, fino ad un recente passato – afferma il Patriarca – era considerata, dai più, bene individuale, della persona, ora, dopo Covid-19, nessuno non può non vederne la rilevanza sociale. Perciò tutta la visione della persona va ripensata in rapporto al bene comune; il seguente passo dell’enciclica Laudato si’ è chiarificatore: “…nessuna creatura basta a se stessa, … [le creature] esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre” (n. 86)».

Perciò la grande crisi causata dal Coronavirus è anche una grande occasione per ripensare insieme il modello del nostro vivere insieme, oltre a quello dell’essere individuo: «Noi non conosciamo a sufficienza – prosegue mons. Moraglia – i futuri scenari ma una cosa è certa, non sarà sufficiente cambiare esteriormente alcuni stili di vita, attenendosi solo ai nuovi protocolli sanitari richiesti. Se Covid-19 ci ha colti impreparati non significa che tutto è successo all’improvviso; proprio per questo è necessario un ripensamento a 360° del bene comune in tute le sue forme. Sì, l’uomo va pensato sempre più come relazione, non intendendo il termine relazione solo sul piano filosofico, ma anche culturale, sociale, economico, finanziario, mediatico; siamo nell’era della globalizzazione, in cui s’interagisce sempre, anche se manca la consapevolezza».

Ma se se si pone al centro l’uomo in relazione all’altro uomo e nella relazione di tutti con l’ambiente, casa comune dell’umanità, diventa necessario riconsiderare i grandi protagonisti della nostra civiltà, così come sono stati intepretati e vissuti fino ad adesso: «L’Occidente è sempre più plasmato dalla tecno-scienza, considerata in maniera acritica per i successi a cui perviene in ordine all’efficienza, alla crescita della ricchezza, per altro, non equamente distribuita. Così si sono messi in secondo piano indicatori più umani, la persona, la famiglia, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la salute pubblica ed individuale e, oggi, se ne raccolgono i risultati».

«Un pianeta “sfruttato” – continua la meditazione del Patriarca Francesco – in cui viene negato il rispetto dell’ambiente, ossia, il “creato”, che ci ricorda e conduce al Creatore e in cui si pone in antagonismo, se non in teoria nei fatti, il diritto al lavoro e quello alla “salute”. Tali visioni, che sottendono similari progetti culturali e politici, hanno privilegiato, o non sufficientemente contrastato, scelte economiche che hanno diviso il mondo fra ricchi e poveri. La differenza tra persone abbienti e meno, alla fine, è accettabile; inaccettabile, invece, è che vi sia un mondo diviso fra ricchi e i poveri, fra chi ha patrimoni immensi e chi muore di fame».

E le conseguenze sono drammatiche e riassumibili in due numeri percentuali: «L’Occidente è giunto all’inverno demografico ed è estenuato dalle sue stesse scelte individualistiche, relativistiche, consumistiche; la persona non si misura sul bene comune ma, piuttosto, il bene comune sui desideri e le aspettative delle persone. In questi giorni, secondo l’ultimo rapporto Oxfam, l’1% della popolazione mondiale possiede l’82% delle ricchezze totali del pianeta».

Una disuguaglianza tanto radicale da produrre sconquassi inaccettabili: «Abbiamo prodotto molto in termini di benessere e siamo caduti nel consumismo. Scienza e tecnica hanno dato molto all’uomo, in termini di conquiste e realizzazioni, ma non hanno saputo dargli ciò che era necessario, ossia un’anima, una saggezza, un’etica in grado di governare l’enorme potenziale della tecno-scienza. Il fatto è che le conquiste devono riguardare l’intero orizzonte antropologico, in ogni sua dimensione, e non solo la ricerca genetica o gli studi economici. Bisogna ricomprendere anche l’etica, la filosofia, la teologia».

Perciò, conclude il Patriarca nell’omelia nella festa di San Marco, questo è il tempo in cui la politica può fare il salto di qualità e recuperare una visione e una strategia capaciti di ripensare all’uomo come relazione e al bene comune: «Le modalità con cui, finora, si sono prese le decisioni da parte della politica non pongono al centro né la persona né i popoli, ma altri interessi, anche se la retorica su tali temi non manca. Vi sono infatti élite che hanno la forza d’orientare la finanza, l’economia, l’informazione e la politica attraverso uomini e donne da loro creati. Così, talvolta, nella politica, possiamo trovare persone di poca esperienza e competenza, soggetti fragili e manovrabili; altro grave rischio è poi l’anti-politica, con la deriva populista. La politica, invece, è questione delicata e seria e, per il cristiano è, addirittura, atto di alta carità».

Da queste ragioni sgorga, appunto, l’invito finale a ricostruire un sistema non lanciandoci in sfide individuali ma nel lavoro con gli altri e per gli altri.

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Torni la Messa con la gente: il digiuno eucaristico è bene volga al termine

Sab, 25/04/2020 - 09:16

Quando si tornerà a Messa? Dal vivo e dal vero, s’intende. Si fanno sempre più forti l’esigenza e il desiderio di tornare a partecipare alla liturgia eucaristica nelle nostre chiese. Perciò ci si domanda quando questo accadrà e si auspica che ciò avvenga il prima possibile. Con tutte le cautele, sia chiaro, non solo perché le norme lo prescrivono, ma perché è forte il senso di responsabilità, di attenzione al bene comune, in particolare nei confronti delle persone più fragili: la difesa della salute è un principio basilare per ogni credente.

Ma questo lungo digiuno eucaristico, accettato per senso di responsabilità e per rispetto delle istituzioni, è bene che volga al termine.

Per più ragioni. Intanto è nei fatti che la pandemia sta riducendo la sua virulenza. Lo dicono i numeri, in particolare in Veneto e a Venezia. Lo dice anche uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che conferma il fatto che l’arco temporale della “fase uno” è di circa 70 giorni. Così è stato in Cina, così è stato in Corea e così sta accadendo anche in Italia e negli altri Paesi europei. Più di sessanta giorni sono ormai passati dai primi casi di Covid-19 nella Penisola. Quindi la pericolosità del ritrovarsi insieme in una circostanza pubblica va scemando e, con l’avvio di maggio, sarà probabilmente molto modesta.

Ma va considerata – è la seconda ragione – l’importanza del diritto basilare all’espressione della fede religiosa. Un diritto garantito dalla Costituzione della Repubblica e la cui tutela va assicurata, non appena ce ne siano le condizioni.

Né si può invocare il fatto che le celebrazioni, in queste ultime settimane, ci siano state e siano state condivise grazie ai media. Una modalità opportuna ma momentanea, che non sostituisce la vita comunitaria e sacramentale.

Si individueranno perciò le condizioni di massima garanzia – dal numero limitato di persone per ciascuna chiesa al distanziamento dei fedeli nei banchi all’aumento temporaneo del numero delle celebrazioni… – ma si deve poter tornare presto alla liturgia reale e comunitaria.

Così come si deve tornare presto a poter celebrare i funerali. Una delle privazioni che hanno raddoppiato il dolore di chi è stato privato in questo tempo di un proprio caro è stata quella di non poter partecipare alla cerimonia di congedo, con il conforto della preghiera e della presenza di parenti e amici.

Ma anche gli altri sacramenti – matrimonio, battesimo, comunione e cresima – hanno il loro compimento e la loro cornice adeguata nella celebrazione dinanzi all’assemblea partecipe.
Parimenti, allargando lo sguardo, si avverte con sempre maggior forza l’esigenza che altri spazi e altre iniziative della comunità ecclesiale tornino ad essere praticabili.

Pensiamo ai Grest e ai campi scuola, per esempio. Essi, oltretutto, non sono solo momenti formativi di grande rilievo, ma sono anche iniziative che – proprio in questa fase di ripartenza – risultano utili per le famiglie e graditi. Se i genitori tornano al lavoro e le ferie sono già state consumate perché questo è stato chiesto dalle imprese, Grest e campi scuola vengono incontro ai bisogni delle famiglie, che possono affidare i propri figli a contesti sicuri ed educativi. Naturalmente, si tratterà di usare una particolare attenzione, verificando la possibilità concreta di svolgere tale servizio dopo aver chiesto il consenso dei genitori.

Infine, ci permettiamo di dire sommessamente una cosa, tornando alla questione principe, del diritto di tornare a Messa. La domanda vien da sé da tempo: se è possibile andare in tabaccheria ad acquistare le sigarette, per qual ragione mai, pur usando ogni cautela, non si può partecipare ad una liturgia in chiesa?

Giorgio Malavasi

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Fase 2, Zaia: riusare scuole chiuse per ospitare piccole classi e garantire il distanziamento

Ven, 24/04/2020 - 17:44

Aprire e riusare degli edifici scolastici chiusi per diluire la presenza di alunni e migliorare le condizioni di sicurezza contro il contagio da virus.

È una delle misure cui sta pensando la Regione Veneto, di cui ha parlato il Presidente Zaia nel consueto incontro con i media per aggiornare sulla lotta alla pandemia.

«Siamo dell’idea – afferma Zaia – che l’ormai prossima riapertura delle aziende debba essere accompagnata da un provvedimento a sostegno delle famiglie, in particolare dove ci sono minori, che altrimenti rischiano di essere abbandonati quando i genitori torneranno al lavoro».

L’idea è così di avviare in via sperimentale la riapertura di servizi e scuole per i bambini 0-6 anni.

Su questi temi c’è già stato un primo confronto tra gli assessori alla sanità e sociale, Manuela Lanzarin, e alla scuola, Elena Donazzan, l’Ufficio scolastico regionale e i responsabili e gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia, che ha coinvolto anche i sindaci (Anci), il dipartimento regionale di prevenzione sanitaria e la federazione dei pediatri di base (Fimp).

L’idea è di creare gruppi-classe non superiori ai 15 bambini, con fasce orarie ‘allargate’ per ingresso e uscita in modo di evitare assembramenti, attenzione ai contatti, allontanamento immediato in caso di eventuali sintomi…

«Se il distanziamento nella scuola usuale – spiega Zaia – non si può fare a perfezione, abbiamo delle scuole vuote. Se abbiamo portato gli ospedali negli alberghi, perché non potremmo portare un bambino in una scuola riadattata per la circostanza?».

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“Quasi leo fortissimus”: Santa Messa nella solennità del Santo Evangelista Marco con indulgenza plenaria

Ven, 24/04/2020 - 14:49

Domani, 25 aprile, il Patriarca Francesco Moraglia celebrerà la Santa Messa presso la nostra Basilica Cattedrale, che trasmessa in diretta televisiva, alle ore 11.

Il Patriarca, come consentito dalla normativa canonica vigente, impartirà, con la benedizione della Santa Messa di domani, la consueta indulgenza plenaria per la festa di San Marco a tutti i fedeli del Patriarcato di Venezia che parteciperanno alla celebrazione in diretta, attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

L’indulgenza potrà essere ottenuta assolvendo alle normali condizioni (la Confessione e la Comunione possono essere sostituite in questi giorni dall’atto di contrizione e dalla Comunione Spirituale, con l’impegno di rivolgersi ai sacramenti appena sarà nuovamente possibile).

La S. Messa di domani dalla Basilica sarà trasmessa alle ore 11 dalla pagina Facebook di Gente Veneta, da Antenna 3 (canale 13) e da Reteveneta (canale 18).

Troverete sempre su questo sito i testi per meglio partecipare alla celebrazione.

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Zaia, nuova ordinanza: riaprono gelaterie, pizzerie da asporto, fiorerie. Riparte quasi tutta l’edilizia. Torna il lavoro alla nautica da diporto

Ven, 24/04/2020 - 13:15

Riapre in Veneto, a partire dalle ore 15 di oggi, venerdì 24 aprile, tutto il settore della vendita di cibo da asporto: gelaterie, pizzerie, gastronomie…

Riparte quasi per intero il settore dell’edilizia: tutti i cantieri di manutenzione straordinaria degli immobili, per esempio, possono ripartire. E i cantieri di opere pubbliche altrettanto.
Le fiorerie possono riaprire, affiancandosi così ai vivai che già da qualche giorno hanno riaperto.

Sono alcuni dei punti della nuova ordinanza stilata dalla Regione Veneto e firmata dal presidente Luca Zaia, che avrà validità, appunto, dalle ore 15 di oggi.

«L’ordinanza – afferma Zaia – raschia il barile fino in fondo, nell’alveo della legalità. Abbiamo voluto togliere tutte le restrizioni che potevano essere tolte. Lo facciamo con lucidità, con una decisione che è frutto di un trend di calo del contagio che dura da due settimane, per dire che si possono attivare degli allentamenti delle restrizioni, per quanto concesso dalla legge. A patto che non si legga questa misura come “tutti in piazza far festa”.

Fra le altre misure dell’ordinanza c’è l’ampliamento a sei giorni alla settimana – non più solo a due – dell’apertura di negozi di abbigliamento per bambini, librerie e cartolerie; la coltivazione degli orti per autoconsumo: significa che si potrà andare anche a distanza dalla propria residenza (anche fuori Comune) per coltivare il proprio orto o quello messo a disposizione dal Comune.

È inoltre consentito andare nei boschi per fare manutenzione o far legna. Sono inoltre di nuovo autorizzati tutti i lavori di manutenzione delle imbarcazioni e nelle darsene: «È una parte importante del nostro turismo – afferma Zaia – che va sostenuta».

È infine consentita la visita ai cimiteri: «In realtà – precisa il Governatore – cimiteri non sono mai stati chiusi, salvo che per ordinanza dei sindaci. Adesso chiediamo ai sindaci che avessero ordinato restrizioni di ripensarci: ci sono tante persone che ci chiamano e che non ce la fanno a stare a casa senza fare visita ai propri cari in cimitero. Nel rispetto delle regole di sicurezza non capisco perché non glielo si possa permettere». (G.M.)

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Regole condivise per riaprire asili nido e materne in Veneto: primo incontro in Regione e primo elenco di proposte

Gio, 23/04/2020 - 21:09

Ambienti sanificati, fornitura a tutti i dipendenti di mascherine e gel, garanzia del monitoraggio sanitario, misurazione della temperatura quotidiana, cambio quotidiano del vestiario, igienizzazione delle calzature. I gruppi-classe, inoltre, non dovranno superare i 15 bambini, dovranno essere previste fasce orarie ‘allargate’ per ingresso e uscita in modo di evitare assembramenti, attenzione ai contatti, allontanamento immediato in caso di eventuali sintomi e riammissione sorvegliata accompagnata da presentazione del certificato medico.

I rappresentanti dei servizi per l’infanzia e delle scuole paritarie (Fism, AssoNidi, Aninsei Confindustria) e il presidente Anci Veneto hanno formulato le prime proposte per riorganizzare ambienti e vita educativa nelle scuole e nei servizi dell’infanzia secondo criteri di sicurezza, in vista di una riapertura.

La Regione Veneto, infatti, in vista della fase 2 intende avviare in via sperimentale la riapertura di servizi e scuole per i bambini 0-6 anni, Questo l’obiettivo del primo confronto tra gli assessori alla sanità e sociale, Manuela Lanzarin, e alla scuola, Elena Donazzan, l’Ufficio scolastico regionale e i responsabili e gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia, che ha coinvolto anche i sindaci (Anci), il dipartimento regionale di prevenzione sanitaria e la federazione dei pediatri di base (Fimp).

Al centro del confronto i bisogni dei circa 140 mila bambini under 6 del Veneto che, prima dell’emergenza sanitaria, frequentavano un nido o una scuola per l’infanzia. In Veneto, infatti, un quarto (25.673) dei bambini della fascia 0-3 anni, frequenta un nido o un servizio per la primissima infanzia. E nella fascia 3-5 anni, sei bambini su 10 frequentano una delle 1119 scuole d’infanzia paritarie (per un totale di 73.518 bambini), e 41.377 sono iscritti ad una scuola d’infanzia statale.

“I bambini sono i primi ad aver bisogno di uscire, socializzare e ritrovare i loro coetanei – ha premesso Manuela Lanzarin – E i genitori, per poter rientrare al lavoro, devono risolvere in via prioritaria il problema a chi affidare i propri figli. Le scuole e i servizi per l’infanzia dovranno essere le prime a riaprire, non appena ci saranno le condizioni epidemiologiche per riprendere la vita di comunità. E non dovranno farsi trovare impreparate: già da ora dobbiamo studiare regole e protocolli per sperimentare un ritorno alla normalità nella scuola, a cominciare dalla prima infanzia ”.

La Regione Veneto intende intervenire, evitando soluzioni fai-da-te e offrendo ai più piccoli luoghi ed esperienze sicure e controllate, per cercare un ritorno ‘controllato’ alla normalità.
“Il rischio zero non ci sarà mai – ha premesso l’assessore alla sanità – tutti dobbiamo imparare a convivere con il virus prendendo gli accorgimenti necessari ed individuando le soluzioni migliori per rispondere ai bisogni dell’infanzia e delle famiglie; bisogni che non sono solo sanitari, ma anche educativi, pedagogici, di socializzazione e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Anche per l’assessore regionale alla scuola “è necessario ragionare su un approccio possibile, guardando ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie”. “Tutte le regioni italiane si stanno interrogando su modalità, tempi e prospettive del riavvio dell’attività scolastica – ha sottolineato Elena Donazzan – Il Veneto potrebbe essere la prima regione a definire un protocollo sanitario condiviso: abbiamo già maturato una positiva esperienza sotto il profilo sanitario, che ci conforta e ci autorizza a guardare all’immediato futuro con fiducia. Regressione, conflitto, atteggiamenti oppositivi sono i sintomi già evidenti dei disagi profondi vissuti dai bambini in questa fase presenti. I bambini più piccoli difficilmente beneficiano della didattica a distanza. Ma anche i ragazzi delle scuole medie, che vivono una fase di crescita ad alta conflittualità familiare, soffrono di questa fase di segregazione e hanno bisogno di tornare a vivere esperienze educative di socializzazione, possibilmente valorizzando anche i mesi di giugno, luglio e agosto. Dobbiamo ragionare con lungimiranza e in prospettiva tenendo conto non solo del rischio sanitario, ma anche di quelli educativi, e dei problemi economici delle famiglie”.

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Case di riposo nel Veneziano: dimezzati in otto giorni i positivi tra gli ospiti, oggi al 4,9%

Mer, 22/04/2020 - 21:49

Casi positivi in calo nelle case di riposo del territorio dell’Ulss 3 veneziana. Ad oggi, mercoledì 22 aprile, nelle 31 strutture afferenti al territorio della Ulss 3, si nota una diminuzione dei casi positivi pur essendoci alcune strutture, costantemente attenzionate dalla Ulss stessa, che presentano un numero più importante di positivi rispetto ad altre.

Il 14 aprile scorso, su 3.479 ospiti, si rilevavano 315 casi di positivi (9,05%), mentre oggi, 22 aprile, se ne evidenziano 170 (4,89%).

Stesso calo lo si nota per gli operatori dove, su 3.560 operatori, il 14 aprile, si evidenziavano 137 casi positivi (3,85%) e oggi, 22 aprile, 94 (2,64%).

Nell’83,87% delle Case di Riposo si riscontrano meno di 6 positività: sul 64,52% di case di riposo ci sono attualmente 0 positivi; sul 19,35% si rivela un numero di positivi da 0 a 10; su 12,90% (le quattro case di riposo maggiormente attenzionate in questo momento quali la Casa di Riposo Casson di Chioggia, il Nazaret di Mestre, la Residenza di Fiesso e quella di Mira) si registrano da 11 a 50 casi positivi.

«Ricordiamo per chiarire meglio la questione – afferma il Direttore Generale della Ulss 3, Giuseppe Dal Ben – che la positività non coincide per forza con la gravità del quadro clinico. La gravità ce la forniscono i sintomi che, più gravi sono, più ci costringono al ricovero ospedaliero. Attualmente, anche se alcune strutture presentano più casi di altre, va detto che tutto sommato la maggior parte non è grave».

Gli screening sugli ospiti e sugli operatori non sono cessati e continuano in maniera ciclica per tenere sotto controllo l’andamento dei contagi: gli operatori della Ulss 3 ne eseguono circa 600 al giorno. Parallelamente, a dare supporto negli screening, ci sono anche gli operatori delle Case di Riposo che sono stati opportunamente formati (57 attualmente).

L’Ulss, nell’affiancare queste strutture che, si ricorda, sono residenze indipendenti e autonome dal punto di vista gestionale anche se per lavorare con il SSN hanno un contratto con l’Azienda sanitaria, ha aiutato anche a reperire del personale: 15 tra infermieri e OSS dipendenti della Ulss 3 e altri 17 operatori di cooperative introdotti nelle Case di Risposo attraverso l’aiuto dell’Ulss.

L’Azienda sanitaria, inoltre, incontra quotidianamente i medici coordinatori di tutte le Casa di Riposo, e lo supporta attraverso varie figure professionali come i referenti distrettuali, i responsabili delle Cure Primarie, il personale del Servizio di Igiene Pubblica e i professionisti ospedalieri della Ulss come il geriatra e l’infettivologo. “La presenza della Ulss 3 – ha aggiunto il DG – nelle Case di Riposo – è costante e pesante. Perché andiamo a verificare se quanto da noi indicato sia stato anche attuato”.

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Veneto, in due mesi persi 50mila posti di lavoro a causa dell’epidemia

Mer, 22/04/2020 - 17:14

Continua il monitoraggio di Veneto Lavoro sugli effetti causati dall’emergenza Covid-19 sull’occupazione dipendente in Veneto. A quasi due mesi dal 23 febbraio, con l’introduzione delle prime misure restrittive da parte del governo, la perdita dei posti di lavoro dipendente in regione è salita a circa 50 mila, tra mancate assunzioni e diminuzione effettiva delle posizioni lavorative, pari a circa il 3% dell’occupazione dipendente complessiva. Una media di 6 mila posti di lavoro persi ogni settimana.

Il calo è completamente imputabile al crollo delle assunzioni (-60% rispetto all’anno precedente) che ha coinvolto tutte le tipologie contrattuali: la differenza con il saldo del corrispondente periodo 2019 è pari a meno 7.000 per i contratti a tempo indeterminato, meno 4.400 per l’apprendistato, meno 39.500 per i contratti a termine.

Gli stessi effetti si riscontrano in altre tipologie contrattuali, quali il lavoro intermittente (meno 9.600 posizioni lavorative), i tirocini (meno 4.700) e le collaborazioni (meno 650). Anche i primi dati sul lavoro somministrato, relativi al mese di marzo, sembrano prefigurare un drastico calo delle assunzioni.

Si conferma invece la dinamica positiva del lavoro domestico (+1.800), per il quale si può ipotizzare che la necessità di documentare e giustificare gli spostamenti, così come la possibilità di accedere al voucher alternativo al congedo parentale, abbiano portato all’emersione di rapporti di lavoro finora svolti in modo irregolare. La crescita dei contratti di lavoro domestico è stata particolarmente evidente nel mese di marzo, per poi esaurirsi gradualmente ad aprile.

“Aspettavo con ansia questo secondo ‘bollettino di guerra’, perché tutti i tavoli di confronto di settore o generali ci stanno restituendo un quadro drammatico, di una pesantissima situazione sul piano occupazionale”, afferma l’assessore regionale al lavoro del Veneto Elena Donazzan.

Il turismo è risultato da subito il settore più esposto agli effetti della pandemia e ha lasciato da solo sul terreno quasi 24 mila posti di lavoro, scontando, a partire dall’inizio del mese di aprile, il mancato avvio delle assunzioni per la stagione estiva. In difficoltà anche il tessile-abbigliamento, il legno-mobilio, le produzioni in metallo, le attività professionali e l’editoria. Agricoltura, industria alimentare, sanità, servizi sociali e industria farmaceutica si confermano i pochi comparti che riescono a contenere il calo delle assunzioni, con contratti di lavoro dipendente, attorno al 20%.

“Ogni giorno perso nella ripartenza incide sull’occupazione, sulla perdita di quote di mercato e genera tensioni sociali inimmaginabili – continua Donazzan – stiamo provando, anche con l’aiuto delle parti sociali ed in particolare dei datori di lavoro, a far convinto il governo sulla necessità di superare l’assurda limitazione del codice ATECO. L’unico tema che va affrontato è quello del rispetto o meno per l’azienda dei requisiti di sicurezza, non certo in che tipo di codice ATECO è inserita”.

“Mi aspetto un peggioramento ulteriori dei dati in occasione della prossima rilevazione: una fotografia puntuale del disastro occupazionale nel campo del turismo e dei servizi proprio perché questi settori, i più rilevanti in termini occupazionali tra quelli veneti – conclude l’assessore regionale- dovrebbero registrare il numero più importante di assunzioni proprio a partire dalla Pasqua e nel mese di maggio”.

Le analisi di Veneto Lavoro sull’impatto dell’emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro regionale sono disponibili sul sito di Veneto Lavoro alla pagina www.venetolavoro.it/misure.

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Coronavirus, al via il nuovo studio su Vò: «Per capire se serve un farmaco o un vaccino»

Mar, 21/04/2020 - 16:19

Uno studio che metta a nudo perché quest’infezione non è uguale per tutti. Cioè per quale ragione in una stessa famiglia ci siano persone malate e persone che non si sono mai ammalate, pur convivendo; oppure persone che sono guarite subito e altre che sono rimaste positive per tantissimo tempo; o infine perché qualcuno reagisca bene alle terapia e altri no, perché ci siano contagiati senza sintomi e altri con sintomi gravissimi.

Insomma, si tratta di mettere a nudo questo virus tragicamente burlone, che si comporta in modo nuovo rispetto ai suoi predecessori. È l’obiettivo dell’indagine che da sabato 25 o domenica 26 aprile prenderà il via a Vò.

Ancora a Vò, dove è iniziato tutto, dove c’è stato il primo caso veneto di Coronavirus, e dove si è creata una condizione unica: in un contesto piccolo (3300 abitanti) si sono già fatti due campionamenti a tappeto con il tampone; inoltre si sono indagate tutte le relazioni fra persone, per ricostruire i contatti intercorsi e i percorsi fatti dal virus per trasmettersi da una persona all’altra.

A condurre lo studio anche stavolta, il prof. Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova: «Con i primi due campionamenti abbiamo dimostrato che è possibile eliminare la trasmissione dell’infezione. Ed è un modello per il futuro, perché se ci sarà un nuovo focolaio sappiamo esattamente cosa fare».
Adesso però l’obiettivo è ancora più ambizioso: «Il nuovo studio vuole capire, da una parte, cosa succede quando il virus si trasmette da un individuo all’altro. Vogliamo cioè sequenziare il genoma di ogni individuo che è stato positivo e di tutte le sue catene di contagio. Così capiremo se lascia traccia, mutando da una persona all’altra, e potremo fare associazioni utili per intervenire nel decorso della malattia».

Non solo: «Vogliamo poi studiare la genetica di tutti gli abitanti di Vò: vuol dire fare mappatura genetica dei residenti e, in alcuni casi, il completo sequenziamento del genoma per capire se ci sono associazioni tra suscettibilità o resistenza alla malaria, e se ci sono certi marcatori genetici o varianti di geni. Questo ci permetterebbe di identificare la presenza di persone più resistenti o più suscettibili alla malattia. Il che significa che se scopriamo che una persona può sviluppare una forma grave oppure leggera la si può avviare a percorsi di cura diversi».
In un mese circa si potrà avere la risposta anticorpale degli abitanti di Vò; il tracciamento virale in qualche settimana in più, mentre per l’analisi genetica, che conclude lo studio, serviranno circa sei mesi.

E lo studio non ha conseguenze di poco conto anche sulla scelta se investire poi nelle terapie o nel vaccino: «Infatti – precisa il prof. Crisanti – perché permetterà di stabilire se c’è relazione fra anticorpi e guarigione, ovvero il mistero di persone che dopo 6-8 settimane hanno tanti anticorpi ma sono ancora positive. E se vedo una persona che dopo tante settimane ha gli anticorpi ma resta positivo, qualche domanda sulla efficacia di un vaccino me la faccio».

Giorgio Malavasi

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