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Giorgia Porro, 88 anni: «Giro il mondo per aiutare»

Lun, 16/07/2018 - 09:21

Ha viaggiato in tutto il mondo, senza escludere i paesi più poveri e pericolosi. Anzi. Cercandoli proprio. E lo fa pure adesso che di anni ne ha collezionati parecchi, ben 88, ma non sufficienti a fermarla: Etiopia e Bolivia sono state le sue più recenti mete. Non per turismo, ma per portare aiuto e solidarietà concreta.

Giorgia Porro, vedova Saccardo, negli ultimi tempi ha scelto di aiutare fattivamente la Fondazione Elena Trevisanato. «Ho sempre sostenuto numerose attività benefiche, ma avevo il dubbio che non tutto quel che veniva donato fosse destinato effettivamente ai progetti previsti. In questo caso, invece, so che neppure un centesimo viene sprecato». Alla base c’è una conoscenza di antica data con la famiglia Trevisanato, ma anche la partecipazione attiva ai suoi progetti: «Dico sempre a Liliana che lei fa quel che fa in ricordo di sua figlia, io per mio marito. E da tanto dolore arriva anche tanta gioia». Così, la signora Porro non si perde un viaggio in Etiopia e anzi spesso è lei a spronare l’amica Liliana a partire.

Con l’auto carica di medicine. Del resto, il viaggio rappresenta una componente fondamentale della vita della signora Porro, ma sempre declinato in chiave solidale e culturale. Il marito Salvatore Saccardo, scomparso 24 anni fa, era uno stimatissimo medico veneziano, mentre lei era crocerossina: «Con l’auto carica di medicine e il simbolo della Croce Rossa siamo andati nei paesi più diversi a portare medicinali e a visitare malati», racconta ritornando con la memoria agli anni ’50-’60. «Si può dire che mio marito, medico cattolico, sia stato un precursore, anzi un ideatore, di Medici Senza Frontiere». Con quell’auto, i due coniugi hanno percorso migliaia di chilometri, raggiungendo persino il Pakistan: «La gente ci fermava per strada per farsi visitare. Il nostro obiettivo era sempre e solo salvare vite umane».

Una vigilia di Natale, al confine tra Libia e Tunisia. Il dott. Saccardo praticava la professione a Venezia e utilizzava le ferie per i suoi viaggi umanitari. «Ricordo una vigilia di Natale, era il 1964, alla frontiera tra Libia e Tunisia. Un uomo che lavorava lì al confine chiese a mio marito di visitare la moglie, che stava molto male. Entrammo in casa, la signora aveva un tumore e, oltre ad alcune medicine, non c’era altro da fare che ricoverarla in ospedale. Intanto mi arrivò vicino un bambino piccolissimo, ricordo che gli dissi: “Ecco, tu sei Gesù Bambino”. E’ uno dei ricordi che mi è rimasto più impresso nel cuore. Tutti i viaggi – conclude la signore – sono stati importanti, sono state delle vere e proprie missioni, più che viaggi, e tutte entusiasmanti».

Serena Spinazzi Lucchesi

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È morto Marino Patrizio, direttore del Suem 118 dell’Ulss 3 veneziana

Dom, 15/07/2018 - 14:15

Un medico e un operatore dell’emergenza-urgenza, che ha messo al servizio della sanità e dei sui concittadini la sua grande esperienza e la sua competenza: l’Azienda sanitaria veneziana ricorda il dottor Marino Patrizio, deceduto dopo una malattia che non gli ha dato scampo.

Con la sua dipartita, il Suem 118 di Venezia, di cui il dottor Patrizio era il Direttore, «perde un punto di riferimento importante – sottolinea l’Azienda sanitaria veneziana, in un comunicato – esempio di impegno e di concreta dedizione, persona di schietta umanità.  Con il Direttore Generale, tutta l’Ulss 3 Serenissima, certa di interpretare i sentimenti di tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato, si stringe ai familiari nel lutto».

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Etiopia, piccoli progetti che danno frutto: così li si aiuta a casa loro

Dom, 15/07/2018 - 07:13

Chiamatelo “effetto domino” di buone pratiche che diventano contagiose. Fatto sta che quanto seminato – il termine non è casuale – dalla Fondazione Elena Trevisanato in Etiopia si sta moltiplicando, creando ulteriori occasioni di sviluppo. Accade con il progetto agricolo di Boadley, una zona arida e deserta diventata ora fertile, tanto da aver prodotto ben quattro raccolti in questo primo anno di coltivazione. La Fondazione intitolata a Elena Trevisanato, la giovane veneziana scomparsa a soli 21 anni, creata dalla famiglia Trevisanato, ha infatti avviato in quella zona, fino ad ora vocata alla pastorizia nomade, un progetto di irrigazione goccia a goccia, a partire da un pozzo profondo realizzato in loco, sempre dalla Fondazione, nel 2009.

Fatto l’impianto e create le condizioni perché non si verificassero allagamenti durante il periodo delle grandi piogge, sono arrivati i primi raccolti: addirittura quattro, laddove se ne aspettavano due, massimo tre. «E’ andata talmente bene che con il ricavato la cooperativa che cura il progetto ha potuto acquistare le sementi per il prossimo anno, ma ha anche comprato alcune caprette e pecore, con l’obiettivo di dedicarsi anche all’allevamento, da affiancare all’agricoltura», racconta Liliana Trevisanato, la mamma di Elena, appena rientrata dall’ultimo viaggio in Etiopia.

La cooperativa creata per seguire il progetto agricolo è composta da otto soci, ma a beneficiare della coltivazione sono molte più persone: le famiglie, tutte numerosissime, degli stessi soci e altri che hanno iniziato a lavorare sui campi. Inoltre, una zona finora tanto arida adesso fornisce ortaggi come coste, carote, pomodori che vengono messi in vendita al mercato e direttamente in loco. Ma il risultato va ben oltre questi “frutti” del deserto. «Gli altri abitanti della zona – prosegue – hanno colto le potenzialità di un simile progetto e vorrebbero fare altrettanto. Si sono riuniti in cooperative, sia pure informali, creandone ben cinque. Hanno 24 ettari a disposizione, che non sono pochi. E vorrebbero avviare un progetto analogo, con il nostro aiuto».

E’ questa la risposta più concreta a chi sbandiera con superficialità lo slogan “aiutiamoli a casa loro”: aiutarli si può, anzi si deve. Ma le modalità devono seguire percorsi di questo tipo, portati avanti a piccoli passi, coinvolgendo le popolazioni locali senza imporre progetti faraonici dall’alto. «Ed è importante – sottolinea la signora Liliana – che le popolazioni dimostrino buona volontà, siano realmente disponibili ad impegnarsi, a mettersi in gioco». In questo caso la dimostrazione è stata tangibile: «Per mostrarci la loro buona volontà hanno scavato un pozzo, raggiungendo i 22 metri di profondità. E l’hanno fatto con l’aiuto dei soli badili». La famiglia Trevisanato ha dunque deciso di raccogliere la sfida e di lavorare nei prossimi mesi alla raccolta di fondi per aiutare queste persone ad avviare il loro progetto agricolo. «L’esempio virtuoso – conclude – ha funzionato da stimolo. Ed è quello che più ci riempie di soddisfazione».

Serena Spinazzi Lucchesi

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Il Patriarca per il Redentore: il Signore ci aiuti a essere saggi, generosi, accoglienti e attenti alla legalità

Dom, 15/07/2018 - 01:02

“L’amore per la libertà e una carità accogliente che nasce dalla fede” sono i valori fondamentali che Venezia, “città della Bellezza”, è chiamata a ravvivare in occasione della festa del Redentore, insieme alla necessità di riscoprire la relazione profonda e fondamentale con Dio che sta alla base di tutte le altre. Su queste basi la città ed anche l’intera società potranno affrontare con saggezza le questioni più problematiche dell’attualità. Sono i temi della riflessione che il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia offre quest’anno alla Chiesa e alla città lagunare nel corso della popolare e sentita festa del Redentore (nella foto di Riccardo Roiter un emblema spirituale e ambientale della festa veneziana). Ne anticipiamo qui alcuni passaggi che il Patriarca riprenderà più ampiamente nell’omelia della Messa solenne in programma domenica sera, alle ore 19.00, nella basilica del Redentore situata sull’isola veneziana della Giudecca.

“Da oltre quattro secoli i veneziani vengono in pellegrinaggio all’isola della Giudecca per ringraziare il Redentore e rinnovare la loro domanda di protezione. Con tale gesto di fede vogliamo impegnarci ad una convivenza sociale dignitosa per tutti e pervasa dai valori che, da sempre, appartengono a Venezia e alla sua storia: l’amore per la libertà e una carità accogliente che nasce dalla fede.
Venezia è la città dell’evangelista Marco e una comunità che ha una relazione profonda con Dio non può vivere un’etica personale e sociale minimalista. Il Redentore ci aiuti, nelle sfide dell’oggi, a compiere scelte sagge e – ad un tempo – sostenibili e generose, legali e accoglienti. E per quanto riguarda il rapporto oggi delicatissimo con gli immigrati, per il cristiano vale il principio: generosità e legalità, integrazione sostenibile, come ribadisce con forza Papa Francesco. Non sono accettabili i “sì” e i “no” a priori; è in gioco il nostro essere uomini, il rimanere umani, la necessità di sconfiggere l’indifferenza.
La nostra città deve, inoltre, trovare risposte a questioni essenziali per il suo futuro: il flusso eccessivo dei visitatori, in un territorio unico per bellezza ma anche per fragilità, e il calo strutturale dei residenti. Le questioni si richiamano a vicenda e vanno affrontate insieme con sano realismo e giusta idealità, senza scaricare sugli altri le proprie utopie e prendendo le distanze da visioni ideologiche. Riconoscere dei limiti anche alle possibili fonti “illimitate” di ricchezza è una scelta a cui una società è chiamata in vista del bene comune, anche in rapporto alle future generazioni.
Venezia è, da sempre, porta d’Oriente ed è, per antonomasia, la città della Bellezza in cui si esprime in modo unico l’alleanza fra Dio e uomo! Michelangelo, nella volta della Cappella Sistina, ha fermato l’attimo della creazione di Adamo; tale gesto divino è anche l’inizio dell’alleanza che, in modo mirabile, si rende presente nella nostra città dove il bello è frutto sia dell’opera di Dio sia del lavoro dell’uomo.
Il cielo, il mare, la laguna, le luci estive e invernali, le nebbie autunnali riverberano sensazioni inesprimibili nell’animo umano. Venezia è, insieme, opera di Dio e dell’uomo e la sua bellezza esercita un fascino indicibile. La nostra città è quel prezioso scrigno d’arte che si unisce al bello, opera del Creatore, ed è affidato alla nostra cura.
Venezia è la città dei ponti ed “essere ponte” è la sua vocazione. Il Bello (pittura, scultura, architettura, musica, poesia), il Bene (chiese, ospedali, mense, dormitori), il Vero (scuole, università, biblioteche, archivi) sono ponti gettati verso gli altri ma, soprattutto, verso l’Altro. E solo nell’incontro con Chi è il Bene, il Buono e il Vero l’uomo si ritrova, ritrovando prima di tutto Dio.
Dio va riscoperto e posto al centro della vita del singolo e della città perché Dio è garanzia di libertà per tutti e del rispetto tra le persone, senza discriminazioni, affinché nessuno si innalzi sopra gli altri. Oggi, osservando la città, percepiamo ancora in mezzo a noi la presenza di un Altro, di un Redentore in grado di appagare quella sete d’infinito – il più delle volte inconscia – che divora l’uomo postmoderno?
La società industriale ha ceduto il posto a quella dell’immagine e della comunicazione; tutto è più sfumato, articolato e pervasivo e perciò ha bisogno d’un supplemento d’umanità e, soprattutto, di Vangelo. Ma ogni incontro – degno di tale nome – avviene non attraverso un “contatto virtuale” in rete ma attraverso un “dialogo reale” tra persone disponibili a percorrere strade non facili, mai scontate o banali. Sì, bisogna riscoprire il valore del dialogo, della fraternità e dell’accoglienza. Soprattutto oggi. Ma questo presuppone di riscoprire il valore dell’incontro con la paternità di Dio, perché da qui fiorisce ogni altro rapporto”.

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Mira, da oggi l’Ulss 3 paga parte della quota per i disabili nella Residenza di via Boldani

Sab, 14/07/2018 - 13:43
Approvato dall’Ulss 3 l’Accordo contrattuale con la Cooperativa Sociale Socio-Culturale per la gestione della Rsa per persone con disabilità denominata “Residenza Disabili Suor Armanda”, in via Boldani di Mira. “E’ una notizia positiva, soprattutto per le famiglie della nostra città – commenta il sindaco Marco Dori – Il gioco di squadra è stato premiato e spero venga replicato quando si parlerà di impegnative. La politica deve dare risposte: la cura delle persone con disabilità è un’attenzione doverosa e necessita dei servizi adeguati”. La residenza  può ospitare venti disabili gravi (già due sono stati inseriti). Con questa delibera la retta giornaliera per la gestione della U.O. Comunità alloggio per persone con disabilità è composta da un contributo sanitario erogato dall’Asl di residenza dell’utente e da una quota alberghiera che viene sostenuta dalla persona ed integrata, nei casi previsti, dal Comune di residenza secondo i propri regolamenti. “Raggiunto questo importante risultato  – conclude il sindaco – si attende con fiducia la convenzione con la Residenza per anziani “Adele Zara”,
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La Scuola Grande dei Carmini cerca sponsor per restaurare la facciata

Sab, 14/07/2018 - 11:31

La Scuola Grande dei Carmini cerca uno sponsor per restaurare la facciata marmorea. E’ l’appello che arriva alla vigilia della festività della Madonna del Carmelo, che verrà celebrata come ogni anno dalla Scuola, unitamente alla parrocchia, lunedì 16. L’appuntamento è per la messa solenne delle 18.30 che sarà presieduta dal Patriarca, mons. Francesco Moraglia. Molti saranno i presenti, oltre ai confratelli della Scuola Grande dei Carmini e ai parrocchiani della comunità parrocchiale di Dorsoduro. La celebrazione inizierà con la consueta processione di tutti i confratelli della Scuola che partendo dalla Scuola Grande, vestiti nel loro abito proprio, raggiungeranno la chiesa. La Scuola, che da poco ha ultimato i festeggiamenti per i 250 anni dall’elevazione della stessa a “Grande” avvenuta con decreto del Consiglio dei Dieci della Serenissima il 27 aprile 1767, come ogni anno si fa carico dell’organizzazione dell’evento, in quanto la parte devozionale e istituzionale sono i capisaldi su cui si fonda, sviluppando il culto mariano attraverso diverse solennità. La Scuola Grande è famosa per ospitare nella Sala Capitolare uno dei più bei soffitti dipinti dal Tiepolo, insieme ad altre opere del ’700 veneziano. Inoltre offre i suoi spazi per eventi, celebrazioni, convegni e congressi. Da due a tre volte a settimana concede anche la cappella inferiore all’iniziativa “Musica in Maschera”, che organizza vari tipi di concerti. Recente è anche l’apertura della Sala del Tesoro, con esposta una parte della collezione della Scuola che conta una trentina di pezzi antichi di oreficeria e argenteria di pregio. I pezzi più importanti e preziosi sono alcune carteglorie dalle cornici in argento sbalzato e cesellato, una stauroteca in cristallo di rocca, delle monete coniate sotto il dogado di Antonio Venier e una mariegola seicentesca con velluto rosso e ornamenti in argento.

Lavori in corso e altri in calendario. Inoltre stanno terminando i restauri del ciclo di dipinti monocromi posti nella cappella al piano terra, realizzati tra il terzo ed il quarto decennio del XVIII secolo da Niccolò Bambini e dal figlio Giovanni. Un ciclo che si ispira principalmente ai temi della figura mariana. Per ora sono state completate le opere del presbiterio e della parete laterale di sinistra, mentre in quella di destra mancano un quadro che rappresenta l’Assunzione di Maria, tema molto caro ai carmelitani, più due opere laterali e quelle sopra le finestre. I lavori di restauro saranno ultimati in autunno, con eccezione di quelli relativi alle opere poste nella controfacciata della cappella rinviati per poter permettere l’avvio di restauri più urgenti alla facciata esterna, sistemata e ultimata da Baldassarre Longhena tra il 1668 e il 1670.

Cercasi sponsor. E’ questa infatti la necessità più impellente: «Bisogna intervenire sulla facciata esterna dove i marmi stanno dando segni di malessere» spiega il Guardian Grando, Franco Campiutti. I marmi antichi rischiano infatti di cedere e proprio per questo la facciata è già stata messa in sicurezza in via precauzionale con dei ponteggi posti al primo piano. Ma i costi del restauro si prevedono imponenti ed è per questo che la Scuola lancia un appello a potenziali sostenitori: «Siamo alla ricerca di uno sponsor. Fino ad ora siamo sempre riusciti a far fronte alle spese con il solo ricavato delle nostre attività, senza mai ricevere sovvenzioni da nessuno» spiega il Guardian Grando, precisando che questa volta però la cifra è considerevole. In ogni caso i lavori sono pronti a partire: «Stiamo solo aspettando i permessi dalla Soprintendenza» continua Campiutti, spiegando che sarà la ditta di restauro Lares ad occuparsi dell’intervento. La Scuola Grande ad oggi si compone di circa 300 confratelli e durante la festa patronale sarà festeggiata anche l’investitura di due nuovi membri. A presenziare alla messa ci saranno anche i rappresentanti delle altre Scuole Grandi della città, tra cui anche Misericordia e Scuola Dalmata. Tra i presenti anche i rappresentanti dell’Ordine di Malta, Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. A questi si aggiungono i vari parroci della diocesi, alcuni membri della Chiesa Armena e degli Araldi del Vangelo. Come rappresentante comunale sarà presente il consigliere per la tutela delle tradizioni Giovanni Giusto, mentre come rappresentanti delle forze dell’ordine ci saranno: esercito, marina, finanza, capitaneria di porto, polizia municipale, prefettura e questura. Una solennità di antica origine molto sentita in città che ogni anno raccoglie insieme in preghiera numerosi fedeli per volgere un inno di lode alla Vergine.
Francesca Catalano

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Redentore, festa della città. Con la parrocchia in prima linea

Ven, 13/07/2018 - 19:34

Missionarietà ed accoglienza sono la cifra distintiva della parrocchia del SS. Redentore, che si avvicina a celebrare la festa del patrono, pronta a ricevere i moltissimi fedeli che si recheranno in pellegrinaggio nel tempio palladiano nelle giornate di sabato 14 e domenica 15, dove ad ogni ora la Santa Messa sarà animata a turno dalla comunità. «Il bello del Redentore è che viene coinvolta tutta la città. Si sta assieme e si mangia insieme in allegria» dice Adriana Alberti, parrocchiana tra le più attive al Redentore, presente in parrocchia fin da piccola, quasi una memoria storica della comunità. «Un tempo la festa di devozione popolare era vissuta tutta la notte e i giardini dell’isola venivano aperti ai cittadini. Ricordo che quando ero ragazzina si andava in fondamenta e si mangiavano piatti tipici come le sarde in saor. Per l’occasione ci si metteva il vestito nuovo» dice, sottolineando come la notte del Redentore, caratterizzata dai fuochi d’artificio, sia sempre stata motivo di festa per l’isola.

La partecipazione dei veneziani. «La cosa più bella oggi è l’afflusso di pellegrini che arrivano anche da fuori Venezia per recarsi in chiesa ad ascoltare la messa o dire una preghiera». Molti di questi sono veneziani trasferitisi in terraferma che non mancano mai a questo appuntamento estivo. Ciò che non può mancare durante la festa del Redentore è la pesca di beneficenza in favore delle popolazioni dell’Africa, che si svolge il sabato dalle 16 fino oltre mezzanotte e poi tutta la domenica. Nata per volontà dei frati poco prima degli anni’40, quando ancora la parrocchia non esisteva, la pesca ora è portata avanti con costanza dal gruppo missionario. «Quando è nata la parrocchia, questa iniziativa si è allargata alla comunità e abbiamo iniziato a collaborare con i frati» spiega la signora Adriana.

Pesca, coinvolte più generazioni. Ora la pesca raccoglie oggetti nuovi che vengono donati dai negozianti, in particolare da quelli di Murano che regalano oggetti dell’artigianato vetrario. «La pesca è possibile grazie alla generosità di tante persone. Ad organizzarla siamo una quindicina di volontari e altrettanti sono i bambini e i ragazzi dalla quinta elementare alle superiori della collaborazione pastorale che ci aiutano. Guai se non ci fossero: le ragazzine incartano i pacchettini, mentre i ragazzi preparano i palchi e tutti vengono coinvolti nel consegnare i premi. «C’è un grande lavoro dietro» afferma la signora Alberti, spiegando che inoltre il gruppo organizza in parrocchia mercatini a Natale e Pasqua a favore delle missioni, con lavoretti di artigianato realizzati da otto persone del gruppo missionario che ogni settimana si ritrovano il martedì. Altri due mercatini si tengono durante l’anno a maggio a Santa Margherita e in prossimità del Natale a San Leonardo con oggetti di antiquariato e dell’usato. «Questo è il nostro modo di partecipare alla povertà nel mondo. – spiega la parrocchiana – Non lo facciamo tanto per passare il tempo, lavoriamo perché sappiamo che un bambino che ha fame grazie a quello che facciamo può star meglio e così siamo felici. Lo spirito della parrocchia è sempre stato infatti la missionarietà. Da piccola ero diventata la mascotte del gruppo, mi intrufolavo sempre per vedere le signore che lavoravano» ricorda la signora Adriana, spiegando che il gruppo era presente ancor prima dell’esistenza della parrocchia, che si prepara per festeggiare in settembre i 70 anni dalla nascita, avvenuta nel 1948 con padre Gervasio Scoffon. «Con lui ho fatto tutti i sacramenti» racconta, ricordando gli anni in cui era bambina e la parrocchia era molto povera. «Eravamo appena usciti dalla guerra e molte erano le famiglie bisognose che padre Gervasio cercava di sostenere dando loro qualche soldo per aiutarle a pagare le spese. Inoltre è capitato che vendesse qualche quadro per comprare della carne. Aprendo le braccia al prossimo ha fatto del bene in momenti neri della nostra storia» dice la signora, ricordando il frate come una persona di cuore.

«Una parrocchia ancora vivace». È così che la signora Adriana rammenta una parrocchia povera ma vivace e molto frequentata. Oggi i tempi sono cambiati e in comunità si risente del calo demografico ma per fortuna con la collaborazione pastorale, da circa otto anni, si organizzano insieme molte attività come il Grest e momenti di preghiera comunitari, tra cui la Via Crucis per le calli della Giudecca, la recita del rosario a maggio per i capitelli o le feste insieme. Nonostante gli anni passino ed i tempi cambino, il carisma francescano, caratterizzato da missionarietà ed accoglienza, in 70 anni è sempre rimasto il filo conduttore della comunità del Redentore.
Francesca Catalano

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Il “re dei ghiacci” veneziano avverte: Ghiacciai italiani sciolti entro fine secolo

Ven, 13/07/2018 - 10:25

Vive in una città sull’acqua come Venezia ma è il re dei ghiacci. Non li guarda però da sopra come faceva Messner scalando le vette himalayane bensì da dentro. Perché Carlo Barbante, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e Direttore dell’Ipda (Istituto per la dinamica dei processi ambientali) del Cnr studia i cambiamenti climatici del nostro pianeta attraverso i carotaggi: “carote” di ghiaccio estratte al Polo Sud, al Polo Nord e sui ghiacciai di tutto il mondo, compresi quelli italiani (Marmolada e Monte Bianco tra gli altri). Ma sono anche tante altre le attività scientifiche, seguite dal docente veneziano, che permettono di capire i cambiamenti climatici in atto. L’ultima frontiera è lo studio dei ghiacci marini: «Che viene attuato analizzando iodio e bromo presenti nei ghiacci marini. Questo fa comprendere qual è stata l’evoluzione dell’estensione del ghiaccio marino nel corso dei secoli passati. Oggi – spiega Barbante – ci sono i satelliti che mostrano come cambia l’estensione del ghiaccio marino, ma per il passato si deve sfruttare la presenza di sostanze chimiche naturali come iodio e bromo – al momento nelle zone della Groenlandia, della Siberia e delle Isole Svalbard – per capire qual era l’estensione dei ghiacci marini in tempi remoti».

 

Jens, Martin und Steffi beim Nivilieren der Kohnen Station

Il crollo negli ultimi 50 anni. L’esito di questi studi dice che il ghiaccio marino è rimasto stabile per secoli mentre la sua estensione è scesa del 40% negli ultimi 50 anni, un dato che però nell’Artico e nell’Antartico è persino peggiore. «E tra i due – continua Barbante – è il Polo Nord a soffrire in maniera particolare in quanto vi è una amplificazione dell’aumento della temperatura dovuta a fenomeni di autoaccelerazione». In altre parole l’aumento della temperatura fa fondere il ghiaccio marino. E la radiazione solare non viene più riflessa dalla superficie bianca del ghiaccio marino, la cui estensione è diminuita poiché appunto il ghiaccio si scioglie col crescere delle temperature, ma viene assorbita dall’acqua dell’oceano artico, molto più scura. «In questo modo la temperatura, che si sta alzando per i noti effetti dell’anidride carbonica nell’aria, sale ulteriormente – dice Barbante – andando ad autoalimentare esponenzialmente questo circolo vizioso. In gergo si chiama fenomeno di retroazione positiva».

Ice memory, un testamento di ghiaccio. Un nuovo progetto al quale il prof. Barbante sta lavorando e di cui è coordinatore si chiama Ice Memory: «E’ l’estrazione di carote di ghiaccio dai ghiacciai minacciati dai cambiamenti climatici, che vengono poi studiate e conservate nel gelo naturale dell’Antartide (presso la base Concordia gestita dal Pnra, National Antarctic Research Programme) a beneficio delle prossime generazioni di scienziati». Nel giro di appena un anno, il progetto da lui ideato assieme a Jérôme Chappellaz del Cnrs, si è ampliato notevolmente arrivando a coinvolgere scienziati da Usa, Russia, Bolivia, Brasile, Svezia, Svizzera, Austria, Germania, Giappone e Cina. Il tutto sotto l’egida dell’Unesco. Lo scorso anno sono stati carotati ghiacciai sulle Ande e in Svizzera. Ma la spedizione ha toccato anche ghiacciai italiani come il Colle Ninfetti sul Monte Rosa, l’Ortles e la Marmolada e il ghiacciaio del Col du Dôme sul Monte Bianco. «Qui la temperatura è aumentata di 2 gradi in appena 10 anni. Questo fa capire la fondatezza delle stime – lancia l’allarme Barbante – che parlano di ghiacciai sotto i 3.600 metri sciolti entro la fine del secolo, se non prima. Con la banca dati creata con i carotaggi sarà invece possibile garantire alle generazioni future la conservazione dei ghiacci in un unico archivio per ricavare poi informazioni sulla storia del pianeta andando a ritroso di migliaia di anni».

Alla ricerca del ghiaccio più antico di sempre. Un ultimo progetto, infine, è appena nato ma operativamente prenderà il via, mediante le perforazioni, solo tra qualche anno: si tratta della ricerca in Antartide del ghiaccio più vecchio di 1,5 milioni di anni fa (ora coi carotaggi si arriva a ricostruire il clima “solo” di 800 mila anni fa) con pozzi, e quindi carote, lunghe anche 2.700 metri. «Sarà in una zona di poco accumulo con gli strati ben preservati. Il sito è posto vicino alla stazione di ricerca italo-francese di Concordia. Si fa questo nuovo studio – conclude Barbante – in quanto tra 800 mila e 1,5 milioni di anni fa i periodi glaciali erano più “caldi” rispetto a quelli successivi, ovvero rispetto agli ultimi periodi glaciali sulla Terra. Si vuole tentare di capire il ruolo dell’anidride carbonica sulla variazione del clima per fare poi un raffronto con la situazione attuale e stimare una tendenza per il futuro».
Marco Monaco

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Don Andrea Volpato è il nuovo parroco di San Marco Evangelista a Mestre

Mar, 10/07/2018 - 20:30

Don Andrea Volpato è il nuovo parroco di San Marco Evangelista, a Mestre. Lo ha designato il Patriarca Francesco, conferendogli un mandato di nove anni.

Don Volpato compirà 55 anni il prossimo 3 settembre. Ordinato dal Patriarca Marco giusto trent’anni fa, da vent’anni è parroco di San Pietro apostolo a Favaro. Da un anno è anche amministratore parrocchiale di Sant’Andrea, sempre a Favaro.

Nella comunità di San Marco Evangelista don Andrea succede a don Mario Liviero, che in viale San Marco era guida pastorale dal 2008. Al posto di don Volpato nelle due parrocchie di Favaro, mons, Moraglia ha già nominato don Giuseppe Simoni, proveniente da Caorle.

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Da ottant’anni turista a Jesolo: premiato il mestrino Sergio Colorio

Mar, 10/07/2018 - 16:33

Dal 1938 sempre in vacanza a Jesolo, o quasi. L’unica eccezione, durante il periodo della Guerra, anche se il pensiero continuava a tornare lì, al litorale jesolano. E’ il traguardo raggiunto da Sergio Colorio, classe 1935, residente a Mestre, che per quasi ottant’anni, ha trascorso le sue estati segnate dall’acqua limpida dell’Adriatico e dalla spiaggia di finissima sabbia dorata della località balneare. Un amore per la località nato fin da bambino quando, accompagnato dai genitori, raggiungeva Jesolo per il periodo di villeggiatura. Poi, crescendo, la passione per questo litorale si è consolidata, tanto da spingerlo ad inforcare la bicicletta e pedalare per raggiungere la spiaggia, a serpeggiare nel traffico con il motorino o a fare un po’ di coda con l’auto.

Negli anni della sua permanenza, Sergio Colorio ha sperimentato tutto il litorale, dalla foce della Piave Vecchia, fino a Cortellazzo.

In segno di riconoscimento per l’affetto e la fedeltà dimostrata alla località balneare, l’amministrazione comunale di Jesolo ha deciso di conferirgli una targa, un ulteriore ricordo di questo territorio che si unisce a quelli già impressi nella memoria dall’affezionato vacanziere. La consegna è avvenuta oggi, direttamente dalle mani del sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, che ha voluto esprimere il suo ringraziamento e apprezzamento al signor Colorio.

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Assegni di studio per i figli meritevoli dei tabaccai veneti. La premiazione a Venezia

Mar, 10/07/2018 - 13:36

Si è svolta questa mattina nella sala del Consiglio comunale di Ca’ Farsetti la cerimonia di premiazione dei figli meritevoli dei tabaccai dell’area territoriale di Venezia, Treviso, Belluno e Rovigo.

Venticinque ragazze e ragazzi hanno ricevuto un attestato di benemerenza e sono stati premiati per i risultati raggiunti nello studio con un assegno tra i 350 e i 1500 euro, a seconda del diploma di scuola conseguito: media inferiore, maturità, laurea triennale o magistrale.

All’appuntamento sono intervenuti la vicesindaco Luciana Colle, il presidente della Federazione nazionale tabaccai, Giovanni Risso, il direttore generale dell’Ecomap, Ivo Mastroantonio, il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Venezia, Giovanni Abitabile, il  Comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Venezia, Domenico De Luca, Maria Bonaldo, delegato territoriale Fit Venezia 1 e monsignor Antonio Meneguolo.

“Oggi è la vostra giornata – ha sottolineato la vicesindaco Colle, rivolta ai giovani – ma è fondamentale esprimere riconoscenza anche ai vostri genitori che vi hanno sostenuto nel vostro percorso e hanno compiuto grossi sacrifici. Iniziative come queste devono essere un volano per il futuro. Mi auguro che continuiate a impegnarvi anche per il rinnovamento della città perché lo studio è uno strumento fondamentale di cultura”.

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Dolo, un secolo di vita per Miranda Salvagno

Mar, 10/07/2018 - 00:16

Cento anni per Miranda Salvagno. Li compie martedì 10 luglio.

Miranda Salvagno è nata e vissuta a Dolo e da due anni vive, seguita dai quattro figli (nella foto con la mamma Miranda), nella Residenza Riviera del Brenta, sede Villa delle Rose, all’interno del plesso ospedaliero.

La signora – dice chi la conosce – è sempre stata determinata, con un carattere forte e deciso, che mantiene anche oggi. Oltre che della famiglia si è sempre presa cura della casa, che era il suo regno, e del suo giardino, al quale si dedicava con amore, specialmente delle sue rose.

Per festeggiarla, martedì 10, alle ore 9.30 sarà celebrata una messa, mentre il taglio della torta ci sarà al pomeriggio, verso le 15.30, accompagnato da un momento musicale per fare festa. I figli pranzeranno con lei presso la nostra struttura per poter stare tutti insieme alla mamma.

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Don Giuseppe Simoni nuovo parroco di Sant’Andrea e San Pietro di Favaro Veneto

Lun, 09/07/2018 - 20:30

Don Giuseppe Simoni è il nuovo parroco di Sant’Andrea e San Pietro di Favaro. Il Patriarca lo ha designato, conferendogli un incarico di nove anni.

Don Simoni, 61 anni, è sacerdote dal 1981. Originario di Tessera, è stato parroco ad Asseggiano e, fino a questi giorni, è stato guida delle due comunità della Croce Gloriosa a Porto Santa Margherita e Brian, e di San Giovanni Battista a Ca’ Corniani e Ca’ Cottoni.

Nelle due parrocchie di Favaro don Giuseppe prende il posto di don Andrea Volpato.

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Pane e prodotti senza glutine, ma con tanto marketing: «Induzione a spendere di più»

Lun, 09/07/2018 - 17:39

«Oggi il consumatore chiede, più che in passato, prodotti da forno di maggior valore nutrizionale (vitamine, fibra, composti antiossidanti…), maggior attenzione alla tutela dell’ambiente e dei processi produttivi e un’elevata tracciabilità».

«A questi devono essere comunque abbinate buone caratteristiche organolettiche e tecnologiche del prodotto. Oggi il mercato cerca di intercettare questi requisiti con i prodotti più svariati, demonizzando la farina di frumento tenero e puntando su soluzioni alternative e innovative (cereali minori, pseudocereali, antiche varietà…), per non parlare dell’alternativa estrema del “gluten free”, il “senza glutine”. Molto spesso in queste logiche ci sono operazioni di marketing molto aggressive, non sempre accompagnate da un reale raggiungimento degli obiettivi annunciati, ma che invitano il consumatore all’acquisto di prodotti dal costo superiore a quello dei prodotti a base di frumento. Meglio non lasciarsi ingannare: sono molti gli studi scientifici che confermano l’importanza nutrizionale del frumento tout court».

Massimo Blandino (università di Torino)

 

A dirlo è Massimo Blandino, docente al dipartimento di Agraria dell’università di Torino. Lo sottolinea anticipando i contenuti di un convegno cui parteciperà, mercoledì 11 luglio a Cavarzere, promosso da Confagricoltura Venezia e Confagricoltura Rovigo. Il frumento è la coltura più estesa al mondo, in termini di superficie, con 220 milioni di ettari, tra varietà di grano tenero e duro.

La produzione negli ultimi dieci anni è progressivamente cresciuta fino a 750 milioni di tonnellate annue, con produzioni sempre superiori ai consumi a livello mondiale, determinando un progressivo aumento delle scorte. I maggiori produttori a livello mondiale sono l’Unione Europea (160 milioni di tonnellate) seguita da India, Cina e Russia con superfici simili, ma livelli produttivi inferiori.

Nell’Unione Europea la Francia (5 milioni di ettari) e la Germania (3,3 milioni di ettari) si distinguono per le maggiori superfici e livelli produttivi (superiori a 7,5 tonnellate per ettaro), seguono molte altre nazioni (Polonia, Romania, Gran Bretagna, Spagna) con 2 milioni di ettari. L’Italia per la produzione del solo frumento tenero ha una superficie coltivata di circa 585.000 ettari, quasi il 70% dei quali collocati al Nord.

Quanto frumento esportiamo e quanto ne importiamo? Come viene coperto il fabbisogno nazionale?
Storicamente la produzione nazionale (in media circa 3,2 milioni di tonnellate) di frumento tenero copre il 40% circa dei consumi nazionali dell’industria molitoria. Il 60% circa del frumento tenero macinato nei mulini italiani arriva quindi dall’estero, prevalentemente da altri Paesi dell’Unione Europea. Rispetto al passato si sono ridotti i livelli di esportazione delle farine (al di sotto di 0.2 milioni di tonnellate), anche perché in passato prevalentemente rivolte a Paesi africani che ora hanno investito in grandi impianti molitori.

Quali sono i maggiori problemi per questa coltivazione?
La principale difficoltà per la coltivazione di questo cereale in Italia è di essere competitivo sul mercato, per i prezzi che sono attualmente medio-bassi in conseguenza a produzioni mondiali superiori ai consumi. In questo contesto, le possibili strategie sono, da una parte, quella di avere un’alta efficienza produttiva di un frumento panificabile; dall’altra, puntare su una categoria qualitativa richiesta dal mercato e rispettare i vincoli qualitativi richiesti.

Quale ruolo giocano i cambiamenti climatici in atto?
I cambiamenti climatici giocano un ruolo sia positivo sia negativo: l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è dimostrato possa risultare un vantaggio per questa coltura. Al contrario la disomogenea distribuzione delle precipitazioni nel corso del ciclo colturale può rappresentare un elemento importante di criticità. Hanno un effetto negativo invece le abbondanti precipitazioni concentrate tra inverno e inizio primavera in quanto causano asfissia radicale e scarso accestimento (sviluppo), mentre la carenza idrica in fase di maturazione accentuano il problema frequente della stretta in molti areali produttivi.

Come potrebbe descrivere la coltivazione di frumento in Veneto rispetto al resto d’Italia?
Probabilmente, rispetto ad altri areali di coltivazione, c’è meno attenzione alla specializzazione della coltura in filiere produttive e prevale ancora in molte realtà la logica dello stoccaggio del “misto rosso” e del “misto bianco”, rendendo più “vulnerabile” sul mercato il prodotto stoccato.

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Il Patriarca: una religione formale dimentica l’essenziale

Dom, 08/07/2018 - 21:38

Il codice cavalleresco cristiano? «È tutto contenuto in una pagina del Vangelo: quella delle beatitudini. Lì sta tutto ciò che ci rende felici e che non ci può essere tolto. È il codice della santità».

Lo dice il Patriarca nell’omelia della Messa celebrata sabato, 7 luglio, nella cripta di San Marco, per i membri dell’Ordine cavalleresco del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Mons. Moraglia, nella meditazione offerta all’assemblea, si concentra sulla figura del profeta Amos, così come proposta dalla prima lettura.

Amos, che opera a metà dell’VIII secolo avanti Cristo, è chiamato da Dio «a rimproverare il ricco regno del nord, il cui popolo ha interpretato il rapporto con Dio secondo la propria volontà: il benessere e la ricchezza hanno fatto sì che la religione e la fede non siano più un andare di fronte al Signore riconoscendo di aver bisogno di Lui o riconoscendo il proprio peccato o il bisogno della vedova, dell’orfano, dello straniero… La religione, presso quel popolo, è diventata un modo di esprimere le proprie sicurezze umane, tanto da fare dire: “Dio è dalla mia parte”».

Una religione formale, sottolinea il Patriarca Francesco, «è solo è una costruzione umana, che dimentica l’essenziale: il rapporto personale con Dio».

C’è invece un modo, riflette il Patriarca, per dare grandezza e bellezza alle forme: riempirle di spirito, così come ha fatto, per esempio, un grande cavaliere: Ignazio di Loyola.

«Nel momento della sua conversione, Ignazio prende ispirazione da un libro presente nel castello di famiglia: la vita dei santi. E intuisce che i cavalieri dello spirito sono i santi. Così Ignazio traduce questa visione cavalleresca in una visione di fede e di spiritualità. E nell’ultimo gesto che compie di fronte alla vita precedente, la veglia in armi, trascorre una notte in veglia di fronte alla Vergine, cui consegna le sue insegne cavalleresche. In questo gesto c’è la cavalleria dello spirito: i codici che umanamente hanno un valore vengono così trasfigurati nel codice della santità. E il codice della santità, appunto, è molto semplice e si trova tutto espresso in una pagina: le Beatitudini».

(con la collaborazione di don Morris Pasian)

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Don Fabio Miotto a Cavallino e Ca’ Vio. Don Francesco Andrighetti alla Collaborazione di Jesolo Paese, Passarella e Cortellazzo

Sab, 07/07/2018 - 07:47

Don Fabio Miotto è il nuovo amministratore parrocchiale delle due comunità di Santa Maria Elisabetta a Cavallino e e del Sacro Cuore di Gesù a Ca’ Vio.

Lo ha nominato il Patriarca, in sostituzione di don Daniele Memo, chiamato al ruolo di Vicario episcopale per la Pastorale. Don Miotto, 41 anni, è sacerdote dal 2006. È stato cappellano a Gambarare e, dal 2014, a San Giovanni Battista di Jesolo.

Al suo posto don Francesco Andrighetti, che è stato designato Vicario Parrocchiale nella Collaborazione Pastorale di Jesolo Paese, Passarella e Cortellazzo.

26 anni, mestrino della parrocchia di San Lorenzo, è sacerdote da pochi giorni, dal 23 giugno quando il Patriarca Francesco l’ha ordinato, insieme a don Steven Ruzza.

Di sé e della sua vocazione ha detto che lo affascina la vicinanza della Chiesa all’uomo, il suo amore per l’uomo e per tutto l’uomo, per la sua anima e la sua dimensione materiale e sensibile.

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Don Daniele Memo è il nuovo Vicario episcopale per la Pastorale

Ven, 06/07/2018 - 22:05

È don Daniele Memo il nuovo Vicario episcopale per la Pastorale. Lo ha nominato, con un incarico di cinque anni, il Patriarca.

Don Memo, 51 anni compiuti il 19 febbraio scorso, è sacerdote dal 1992, quando fu ordinato dal Patriarca Marco. Ha già vissuto due importanti esperienze da parroco: a Zelarino, dal 2003 al 2014, e a Cavallino e Ca’ Vio, le due parrocchie che sta attualmente reggendo.

In queste comunità don Daniele ha curato con convinzione la nascita e lo sviluppo della collaborazione pastorale con le vicine parrocchie di Treporti e Ca’ Savio, nonché le relazioni fra le persone. In occasione della recente Visita pastorale del Patriarca, per esempio, don Memo sottolineava come il Cenacolo si distingua per la stima sostanziale fra chi ne fa parte. Una stima sostenuta e promossa dal parroco.

A don Daniele d’ora in poi, dunque, un ruolo centrale: la pastorale è il motivo stesso per cui esiste la Chiesa, e perciò la Diocesi. E consiste nel “cuore” del mandato di Gesù Cristo: l’annuncio del Vangelo. Al Vicario per la Pastorale, dunque, il compito di individuare, in dialogo con il Patriarca e i suoi collaboratori, il come, cioè le modalità e le strade più opportune ed efficaci per l’annuncio evangelico.

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Lido di Venezia: sabato 28 luglio una cena cingalese per il patronato di Santa Maria Elisabetta

Ven, 06/07/2018 - 11:57

Una cena cingalese fatta da cingalesi. Ma aperta a tutti. E con due obiettivi: conoscere la tradizione gastronomica e la cultura del popolo dello Sri Lanka e aiutare concretamente a rendere sempre più confortevole il patronato parrocchiale di Santa Maria Elisabetta al Lido.

È l’evento che si terrà sabato 28 luglio, alle ore 20, nel patronato della parrocchia lidense. Ad organizzarla la comunità cingalese in Italia, con il coordinamento – in questo caso – di Kanchana, il cingalese che da anni presta servizio come sacrestano proprio a Santa Maria Elisabetta.

La cena sarà a base di piatti e pietanze della cultura gastronomica dell’isola dell’Oceano indiano: riso con verdure, pollo al curry, lenticchie, pesce, melanzane, patate e il papadam, una sorta di cialda, o di pane, di piacevole croccantezza. E il dolce cingalese, naturalmente.

Le prenotazioni si raccolgono fino a lunedì 23 luglio, telefonando al cell. 333.23.66.416 o recandosi personalmente in sacrestia a Santa Maria Elisabetta.

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Mestre, la settimana prossima quattro cantieri per l’asfaltatura delle strade

Ven, 06/07/2018 - 09:59

Da mercoledì 11 a giovedì 19 luglio, a Mestre, verranno eseguiti vari interventi di messa in sicurezza della viabilità con riasfaltatura della pavimentazione stradale nelle seguenti strade:

– Gazzera via Calucci, tratto da via Rio Cimetto a via Mattuglie, dall’11 al 12 luglio

– Favaro via San Mattia, 13 luglio

– Favaro via Borgo Alto, dal 16 al 17 luglio
- Mestre via Ca’ Sagredo (tratti vari) dal 17 al 18 luglio

– Mestre via Rosmini (tratti vari) dal 18 al 19 luglio.

I lavori saranno svolti in orario diurno, tempo permettendo, e la regolamentazione del traffico verrà gestita attraverso sensi unici alternati con l’impiego di movieri. In caso di avverse condizioni atmosferiche la programmazione dei lavori potrebbe subire dei ritardi.

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Vicariato di Favaro-Altino, giovedì 5 alle 19, in San Leopoldo, veglia di preghiera contro le discriminazioni sui migranti

Gio, 05/07/2018 - 17:35

Veglia di preghiera, nella chiesa di S. Leopoldo a Favaro Veneto, alle ore 19 di giovedì 5 luglio. L’appuntamento è per pregare affinché ogni discriminazione e violenza, soprattutto nei confronti degli stranieri e dei migranti, venga a cadere.

Tutti i parroci del vicariato di Favaro-Altino hanno dato l’adesione, nella circostanza, sottoscrivendo una petizione che ha per primo firmatario mons. Giovanni Ricchiuti, Presidente Nazionale di Pax Christi Italia e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti.

Il testo è il seguente: “E’ durante il tempo dell’alluvione che bisogna mettere in salvo la semente”.
Sollecitati da queste parole che abbiamo evocato attorno alla tomba di don Tonino Bello, profeta di pace e di accoglienza dei nostri giorni, anche noi sentiamo di non poter tacere di fronte ad affermazioni e scelte che minano le fondamenta della dignità umana e della convivenza civile.
Insieme ad altre voci che in queste ore si sono levate vogliamo anche noi esprimere la nostra indignazione perché in pochi giorni alcuni Ministri di questo governo hanno provocato un’alluvione di paure, risentimenti, odii e violenze che rischia di travolgere le coscienze di tutti noi:
la contrapposizione tra poveri italiani e stranieri, come falsa soluzione di fronte al fenomeno della povertà;
la chiusura dei porti come scelta ipocrita di fronte al dramma di tante persone;
il linguaggio violento e mistificatorio (è finita la pacchia…) che alimenta un clima di crescente intolleranza e suscita comportamenti violenti, xenofobi, razzisti e omofobi.
il censimento dei rom, pratica incostituzionale che evoca tragicamente le leggi razziali di 80 anni fa;
la richiesta alla Nato per una alleanza difensiva nel Mediterraneo;
la vergognosa riduzione ad un problema meramente familiare dell’omicidio di Giulio Regeni, per privilegiare le convenienze economiche nei rapporti con l’Egitto;
la falsa illusione che la sicurezza personale sia legata sempre più al possesso ed all’uso senza regole delle armi; la solidarietà considerata un crimine, piuttosto che un valore da promuovere.
Ci auguriamo che si alzino molte altre voci indignate in ambito ecclesiale, nella società civile e nel mondo politico.

Noi non ci stiamo».

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