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Aggiornato: 1 ora 46 min fa

Invecchiare bene facendo del bene. La ricetta di tre novantenni

Dom, 16/06/2019 - 08:36

Forse ha ragione don Lino, che ha scelto di viverci, tornando da queste parti dopo che il suo servizio pastorale lo aveva portato altrove. «L’ho fatto per l’aria. Passeggio fino a Sant’Elena e sento che si aprono le vie del respiro». A vedere don Lino Furlan, Dante Pilot e Antonia Cadinaro, tutti ultranovantenni, tutti ancora nel pieno delle forze, c’è da pensare che l’aria di Castello abbia qualcosa di particolarmente salutare. «Siamo vicini al mare», sottolinea il salesiano che ancora confessa e aiuta in parrocchia.

Vita semplice e orientata al bene. In realtà il loro segreto sta piuttosto negli stili di vita, semplici ma attivi. E orientati al bene. Don Lino è stato economo in diverse istituzioni salesiane. Dal Friuli del dopo terremoto alla montagna trentina. In passato era stato anche a Venezia, all’isola di San Giorgio, per una quindicina d’anni nella scuola/università che ora fa base alla Gazzera. «Sono nato a San Bortolo di Monselice il 2 aprile del 1924. Così risulto all’anagrafe, anche se mia mamma ha sempre sostenuto che ero nato il 1° aprile. Ma quella data non piaceva a mio papà, per la questione del “pesce d’aprile”, così decise di aspettare di registrarmi all’anagrafe il giorno successivo». Una lunga vita, che negli ultimi tempi aveva portato don Lino di nuovo in montagna. «Ad un certo punto, però, per problemi di salute mi è stata vietata tassativamente l’altitudine. E così sono tornato a Venezia. Qui do una mano in parrocchia a San Francesco di Paola, rendendomi disponibile per le confessioni. Ma ho aiutato anche a San Giuseppe e a San Pietro». A Castello lo conoscono e lo salutano tutti. Così come non può fare un metro senza ricevere un saluto, l’altro novantenne, Dante Pilot. Per decenni un autentico pilastro della parrocchia e ancora oggi attivo e disponibile ad aiutare. «Quanti ragazzi hanno giocato in patronato “protetti” dal suo occhio vigile», racconta Paolo Basili, parrocchiano di San Pietro di Castello, presidente del Comitato della Festa di San Pietro. Dante, così come Antonia (vedi articolo sotto), rappresentano ancora un valido aiuto prima e durante la festa e sono un riferimento, con il loro esempio di dedizione generosa e gratuita, per i giovani volontari.

Dante, pilastro della parrocchia. «Sono nato il 1° gennaio del 1927. In famiglia eravamo in dieci fratelli – racconta – e dopo la quinta elementare ho iniziato a lavorare. Ho partecipato alla costruzione dell’Hotel Danieli e anche ai lavori all’isola di San Giorgio. Nel 1954 sono entrato nell’Actv come elettricista». Sposato da 63 anni con la signora Vallì, ancora molto in gamba proprio come Dante, conosciuta durante i campi scuola con la parrocchia, per i quali entrambi facevano i volontari, due figli, 5 pronipoti, Dante fin da giovanissimo aiutava in parrocchia. «La mia fede è nata all’interno dell’Azione Cattolica. Ho aiutato soprattutto nell’oratorio salesiano», racconta. Apriva il patronato e teneva d’occhio i bambini e i ragazzi che ogni pomeriggio venivano a giocare. Un modo per tenerli lontani dalla strada. Dalla strada e dalla politica, che nel dopoguerra a Castello significava soprattutto Partito Comunista. «Erano anni difficili. Qui nessun altro partito, che non fosse il Pci, riuscì mai a fare un comizio», racconta.

Nella Castello “rossa”. Alcuni episodi sembrano usciti dai romanzi di Guareschi. «I bambini erano tantissimi, in patronato venivano a centinaia. Solo dove abitavo io, quando ero bambino, in appena tre famiglie si contavano 28 figli. Una volta arrivò a tutti i “compagni” una lettera che invitava a sabotare le attività del patronato, partecipando sì, ma dicendo qualche bestemmia». Nonostante le tensioni, i rapporti tra le “fazioni” erano di reciproco rispetto:«Durante il fascismo ero scout e rischiammo di essere picchiati dai fascisti, ma furono proprio i comunisti a difenderci». Oltre all’oratorio, Dante ha visto nascere e crescere la Festa di San Pietro di Castello, mettendo a disposizione degli organizzatori le sue capacità tecniche, legate al suo mestiere di elettricista. Oggi, pur affaticato dall’età, il signor Pilot non smette di essere una presenza attiva in parrocchia, anche solo per tenere aperta la chiesa di pomeriggio per qualche ora. «Mi tengo occupato e cerco di rendermi utile. Per me è giusto cercare di restituire quello che nella vita ho ricevuto». Ed è forse questa la ricetta “segreta” della longevità.
Serena Spinazzi Lucchesi

 

Antonia: «Il signore mi lascia qui perché sono utile»

«Quando mi vedono alla Festa di San Pietro di Castello, mentre aiuto in cucina, in tanti si sorprendono. E qualcuno, un po’ per scherzare, mi dice: “Antonia, ma sei ancora qui?”. E io rispondo: “Dove volevi che fossi?”. Persino mio figlio ormai si è rassegnato. Sa che se mi telefona la sera, durante la festa, non mi trova. E anche nel mese di maggio deve cambiare l’orario delle sue telefonate, perché ho il rosario». Antonia Cadinaro ha 91 anni e uno spirito così allegro che, vicino a lei, non si può fare a meno di sorridere. E di ridere di gusto, quando si mette a raccontare le sue barzellette.

Gioiosa e generosa, non manca di andare a trovare gli anziani (spesso più giovani di lei) in casa di riposo: «Vado dai “veci”» dice. Con un gruppo di signore organizza la tombola, un modo per stare in compagnia e tenersi occupata. Di energie, nonostante l’età, ne ha ancora da vendere. Nella zona di via Garibaldi la conoscono tutti ed è una presenza immancabile alla Festa di San Pietro di Castello, dove è lei a “guidare” i lavori in cucina, almeno per quanto riguarda la preparazione dei primi. «Lo scorso anno abbiamo preparato un quintale di pasta», racconta. «Io ci vado alla mattina, per la preparazione dei sughi. Poi torno alla sera e mi fermo anche fino a mezzanotte».

Vedova da quando aveva 52 anni, ha fatto la sarta per una vita, ha avuto due figli e oggi è nonna di due nipoti e bisnonna di uno. «Eravamo dieci fratelli, la vita era difficile eppure ci divertivamo tanto. Ci bastava così poco», racconta con un pizzico di nostalgia. «Ho avuto un’infanzia felice. D’estate la parrocchia ci portava in spiaggia, ci chiamavano la carovana da tanti che eravamo. Prendevamo la motonave e poi camminavamo fino alla spiaggia, partivamo da casa alle 7 e arrivavamo dopo le 10».
Tra le tante attività benefiche che la signora Antonia ha portato avanti nel corso degli anni, c’è anche il volontariato alla mensa della Tana. «Il Signore – chiude con una battuta – mi lascia qui perché sono utile». (S.S.L.)

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Ecco Hepic, la prima barca a idrogeno per il trasporto passeggeri

Gio, 13/06/2019 - 08:36

Il nome è già un programma: si chiama “Hepic” ed è la prima imbarcazione a idrogeno per il trasporto passeggeri nella laguna di Venezia. Uno spartiacque, insomma, che sarà presentato all’ormai imminente Salone nautico all’Arsenale, dal 18 al 23 giugno. Un’impresa “epica”, visto che si tratta di un progetto innovativo e sperimentale, condotto in porto rischiando risorse per testare una nuova tecnologia. La novità di fondo è che su Hepic non c’è alcun motore endotermico, cioè del tipo tradizionale a gasolio. C’è un unico motore elettrico al quale l’energia viene fornita sia da batterie che da una cella combustibile ad idrogeno.

Emissioni e rumore zero. I vantaggi sono numerosi. In primo luogo è una barca che non inquina. Non avendo un propulsore che brucia combustibili derivati dal petrolio, non produce né polveri né anidride carbonica né altri inquinanti derivanti dalla combustione delle fonti fossili. Al massimo, dalle celle a idrogeno esce un po’ di vapore acqueo… Essendo elettrica, inoltre, la barca non solo non inquina, ma non fa rumore. Rimane poco più dello sciabordio dell’acqua solcata dal mezzo. Fin qui ciò che va. Poi ci sono gli ostacoli, le fatiche, le incognite… Perché, come capita ad ogni apripista, il sentiero è tutto da tracciare. Intanto è una scommessa anche dal punto di vista economico. Dietro a Hepic ci sono imprenditori e società o anche istituzioni, ma non Toyota o Fca o lo Stato italiano. Il mercato potenziale, d’altronde, è relativamente piccolo: è quello dei trasporti in laguna di Venezia. Ben che vada, se ne costruiranno alcune decine, non milioni di esemplari; ed è ovvio, perciò, che i costi per la ricerca e i prototipi siano pesanti e la remunerazione contenuta. Al momento ci sta provando Alilaguna, con un cofinanziamento regionale. La costruzione della barca a idrogeno è dei cantieri Vizianello di Fusina e Casale sul Sile; e ci sono alcune partnership: quelle di Hydrogen Park, Enel, Econboard, Linde, Dolomitech e Veneto Innovazione. Poi c’è un problema normativo. Ciò che ancora non esiste non è stato normato. Ma adesso si presenta l’esigenza di avere delle regole e anche di averle tutte. Per giunta, quel po’ di normativa nazionale che già sussiste è discordante rispetto a quella europea. Per questa ragione i veneziani che stanno esordendo con la barca ad idrogeno sono in contatto con il Rina, il Registro navale italiano – di concerto con la Capitaneria di porto – per effettuare tutte le verifiche tecniche, così da ottenere le approvazioni necessarie alla navigazione e all’utilizzo dell’imbarcazione per il trasporto pubblico di passeggeri.

Approvazioni in ritardo. Approvazioni che tardano: «Speriamo di averle presto», afferma Fabio Sacco, presidente di Alilaguna: «Anche sul fronte delle regole, e non solo su quello tecnologico, è necessario accelerare. Occorre creare norme nuove, dove mancano, e interpretare quelle vecchie alla luce dell’evoluzione delle tecniche e dei bisogni». Infine c’è un problema di infrastrutture, per ora carenti o assenti. C’è la necessità di realizzare punti di rifornimento di idrogeno vicini alla tratta effettuata dall’imbarcazione; e, ancora, bisogna poter contare su una produzione sufficiente di questo gas, a prezzi accettabili. Per un battesimo “epico”, quindi, di questa imbarcazione, ci sono tutte le premesse…
Giorgio Malavasi

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Mozziconi, plastiche e altro: tanti rifiuti raccolti dagli scout dell’Agesci Mira 2

Gio, 13/06/2019 - 06:09

Domenica 9 giugno un centinaio tra bambini, ragazzi e genitori del gruppo scout Agesci Mira 2 hanno concluso l’attività annuale con una pulizia di alcune aree della zona di Mira Taglio e Forte Poerio.

Queste le zone interessate: parcheggio e cortile delle scuole medie di via Oberdan, area verde dietro le Poste, parchetto di via Gramsci, parco Villa dei Leoni, parco Naturallegra e parcheggio fronte Prix, Forte Poerio (area interna e fossato esterno), aree verdi zona via Bernini – Borromini.

Iniziativa ideata dai ragazzi più grandi del clan/fuoco che, nello stesso periodo in cui venivano lanciati i Fridays for Future da Greta Thunberg, hanno approfondito la conoscenza delle tematiche ambientali con alcuni esperti, hanno partecipato ad iniziative di sensibilizzazione sul cambiamento climatico e sull’impatto che il modello di società e gli stili di vita hanno sull’ambiente.

Consapevoli che un’iniziativa una tantum non “lava la coscienza”, i ragazzi hanno puntato sulla sensibilizzazione dei partecipanti (e dei cittadini in generale) a prendersi cura del proprio ambiente, qualunque esso sia, e a farne un’abitudine di vita. Con la collaborazione del Comune di Mira sono stati raccolti numerosi sacchi di rifiuti che nei limiti del possibile sono stati differenziati. Spiccano tra le “scoperte” dei partecipanti: alcune aree urbane letteralmente tappezzate di mozziconi di sigarette o la presenza di tanti piccoli residui di confezioni di plastica di vari prodotti alimentari o addirittura un estintore gettato in un fossato. Nonostante tali scoperte è convinzione dei partecipanti che la maggior parte dei miresi rispetti l’ambiente; ma bastano anche pochi incivili che, nell’indifferenza dei molti, possono deturpare e sporcare luoghi che tutti usano quotidianamente.

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Il Rotary Venezia Mestre per Casa Famiglia

Mer, 12/06/2019 - 16:35

Il Rotary Venezia Mestre ha deciso di aiutare Casa famiglia San Pio X, destinando a questa importante realtà veneziana il secondo service dell’anno sociale, quest’anno dedicato a situazioni di disagio in città. Il presidente Claudio Scarpa e i soci del club hanno ricevuto, nella sede all’hotel Bologna di Mestre, Roberto Scarpa e Renata Allacevich, presidente e responsabile di Casa famiglia e da anni anima di una realtà che si prende cura di tante mamme sole e dei loro figli e in generale delle persone più deboli della società.
«Esiste un problema di povertà generale diffuso anche nella nostra città – ha commentato Claudio Scarpa, presidente del Rotary Venezia Mestre -. Dopo aver sostenuto il centro don Vecchi, ora concludiamo l’anno sociale aiutando Casa famiglia a dare una possibilità a delle mamme e le famiglie che vivono una situazione di particolare disagio». Roberto Scarpa le descrive come donne sole, ferite nell’anima e nel corpo: «Arrivano da svariate parti del mondo ma sempre più spesso anche dall’Italia e dalla nostra città».

«Fino al 2008 le nostre ospiti uscivano da Casa famiglia con un lavoro dignitoso e una casa in affitto – racconta Allacevich -. Oggi è più difficile, a causa della crisi e delle difficoltà dei servizi sociali che hanno sempre meno disponibilità». Nonostante tutto, Casa famiglia è riuscita a lanciare il progetto del “Nido di Elena” e tramite la fondazione Trevisanato ha restaurato la struttura creando un appartamento dove possono vivere due nuclei con bambini, in semi-autonomia, e poi altri mini-appartamenti in città, per accogliere sempre più coppie in un percorso verso l’indipendenza.

E a questo vuole contribuire il Rotary Venezia Mestre, che con la sua donazione aiuterà Casa famiglia San Pio X a garantire un nuovo alloggio a una famiglia in difficoltà.

«Attualmente da noi vive una famiglia “anomala” – racconta Allacevich -. Hanno bussato alla nostra porta, senza passare per i servizi sociali né per il tribunale dei minori, e li abbiamo accolti come dei fratelli. Lui ha vissuto in parrocchia e lei è rimasta da noi con il figlio. Si sono ripresi dalle loro terribili disavventure, hanno trovato un lavoro. Presto lasceranno quindi l’appartamento che abbiamo messo a loro disposizione a Mestre. Lo abbiamo in usufrutto da una donatrice ma va ristrutturato e totalmente arredato. Solo così potremo metterlo a disposizione di una nuova famiglia che entro l’anno si trasferirà lì».

A questo servirà quindi il contributo del club, che per una serata ha ascoltato le storie di Casa famiglia. Ora l’istituzione sta lavorando intensamente per realizzare anche altri due sogni: aprire il centro per l’infanzia e per la famiglia, dove le persone potranno lasciare i loro bambini in orario pomeridiano, e realizzare uno spazio per le visite protette tra padri e figli.

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Jesolo, installate telecamere che riprendono persone fino a 160 metri di distanza

Mar, 11/06/2019 - 18:07

Jesolo, installati lungo la passeggiata sul lungomare nuovi sistemi di sorveglianza. Si tratta di telecamere basate su una tecnologia multisensore e multifocale, che consente di ottenere immagini ad alta risoluzione e inquadrare soggetti fino a 160 metri di distanza.

Come preannunciato nelle scorse settimane anche dal Comando di polizia locale, è stata eseguita in questi giorni l’installazione di due nuove telecamere per la videosorveglianza posizionate lungo la passeggiata sul lungomare di piazza Mazzini con lo scopo di estendere il controllo di questa zona.

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Mestre, sabato 15 e domenica 16 nuoto e ginnastica per centinaia di atleti con disabilità intellettiva

Mar, 11/06/2019 - 17:40

Un weekend all’insegna dello sport, dell’amicizia e dell’inclusione. Venezia si scopre città “olimpica”, ospitando tra sabato 15 e domenica 16 giugno a Mestre i “Play the Games”: centinaia di atleti con disabilità intellettive provenienti da tutta Italia si cimenteranno nel nuoto e nella ginnastica artistica. Il programma sarà impreziosito anche da una dimostrazione di “pallanuoto unificata”.

La manifestazione, che si aprirà con una grande cerimonia d’apertura in piazza Ferretto a Mestre che culminerà con l’accensione del tripode, è stata presentata questa mattina con una conferenza stampa in Municipio a Mestre alla presenza, tra gli altri, della presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano e degli assessori alla Coesione sociale, Simone Venturini, e alla Toponomastica, Paola Mar. A spiegare nel dettaglio il programma sono stati la direttrice regionale di Special Olympics Veneto, Elisabetta Pusiol, e i rappresentanti delle società sportive che hanno unito le forze per organizzare la due giorni di gare: Polisportiva Terraglio, Nuoto Venezia, Mestrina Nuoto e Ginnastica Spes, cui si aggiunge l’apporto del Panathlon Venezia, del Cra Actv, dei volontari e della Polizia di Stato. Saranno infatti alcuni agenti della Questura di Venezia che sabato sera, partendo da San Giuliano, si passeranno di corsa la fiaccola per poi raggiungere alle 20.30 piazza Ferret to.

“La Città è orgogliosa di ospitare una così importante iniziativa – ha dichiarato in apertura l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini – Del resto l’amicizia tra Venezia e Special Olympics dura da molti anni, lavorando fianco a fianco con la galassia di associazioni sportive veneziane che, giorno dopo giorno, si impegnano per tramutare il sogno dell’inclusione sociale in una realtà di azioni concrete che nell’insieme fanno la differenza. E’ un piacere poter contare sul nostro territorio su realtà come le vostre che, al di là della cornice Special Olympics, sono pronte a mettere da parte la concorrenza per un bene superiore, ossia lo sport senza barriere. Venezia dimostra ancora una volta di essere una città inclusiva, dove si possono superare i propri limiti e si può essere campioni a prescindere dalle capacità che si hanno”.

Parole accolte con soddisfazione da Elisabetta Pusiol che ha sottolineato come “si rimanga sempre stupiti dell’impegno e della passione delle società sportive, capaci di fare rete realizzando così un sogno di inclusione che diventa sempre più grande. Attraverso lo sport gli atleti intraprendono un percorso di crescita personale fondamentale. Vi ringrazio quindi per la disponibilità e per averci accolto a braccia aperte”.

Le gare di nuoto (a livello interregionale) si svolgeranno nell’impianto sportivo di via Circonvallazione a Mestre, mentre quelle di ginnastica artistica sono in programma nella palestra di vicolo della Pineta a Mestre. Sabato le gare preliminari scatteranno in entrambi i casi alle 14.30, domenica invece le finali e le premiazioni con protagonisti i nuotatori saranno dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30, mentre i ginnasti gareggeranno dalle 9.30 alle 12.00, con premiazioni alle 12.30. Domenica, dalle 14.00 alle 17.30, nell’impianto di via Circonvallazione, è prevista anche una dimostrazione di pallanuoto unificata. Disciplina che ha avviato allo sport Christian Clemente, uno dei due testimonial dei “Play the Games” assieme alla ginnasta Veronica Paccagnella, tornata da poco dai Mondiali di Abu Dhabi dove ha fatto incetta di medaglie.

“I progetti belli sono contagiosi e questa ne è la dimostrazione – ha commentato l’assessore Paola Mar – Di recente abbiamo intitolato il parco di viale Don Luigi Sturzo a Eunice Kennedy, fondatrice di Special Olympics, e la notizia è arrivata anche oltreoceano, negli Stati Uniti. Ho incontrato le figlie di Bob Kennedy, che hanno ringraziato la Città per la sensibilità che ha dimostrato. Una città in cui non solo le società fanno rete, ma anche gli assessori e la Giunta, specie in occasioni importanti come queste”. Un concetto ribadito anche dalla presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano: “Voglio ringraziare tutti coloro che rendono possibile questa manifestazione – ha affermato – Ma soprattutto ringrazio Christian e Veronica, il vostro entusiasmo e la vostra forza sono contagiosi. Vi auguro di cuore tantissimi successi”.

Gran parte dei 269 atleti (200 nel nuoto, 69 nella ginnastica) impegnati nelle varie discipline saranno presenti sabato sera alla cerimonia d’apertura: di sicuro si rivelerà emozionante l’accensione del tripode di Special Olympics accompagnata dall’esibizione del coro Vocal Skyline, che dell’inclusione sociale ha fatto una sua bandiera: “Il fine unisce le persone – ha commentato il direttore Marco Toso Borella – il nostro, che è anche il vostro, è di creare una comunità in cui ognuno sprona l’altro a costruire un’identità collettiva contraddistinta da persone che trovano piacere nello stare insieme, magari cantando o facendo sport”. La formazione veneziana è conosciuta nel territorio per l’originalità delle sue esibizioni in cui il coro usa non solo la voce, ma anche il gesto scenico e il movimento per coinvolgere il pubblico in un repertorio variegato che spazia dal gospel al pop e al rock, fino alle colonne sonore dei film.

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Hai tra i 18 e i 25 anni? Il Don Giovanni alla Fenice costa 2 euro

Mar, 11/06/2019 - 13:41

Torna Millennials, la campagna promozionale lanciata dalla Fondazione Teatro La Fenice con l’obiettivo di avvicinare i giovani al teatro d’opera. Dopo il successo riscosso con La traviata, stavolta l’iniziativa darà la possibilità, ai giovani tra i 18 e i 25 anni, di assistere alla prova generale di Don Giovanni di Mozart di domenica 16 giugno, alle ore 15.30 al Teatro La Fenice, pagando un biglietto di accesso al prezzo simbolico di 2 euro, fino a esaurimento dei posti disponibili.

I biglietti a 2 euro riservati appunto al giovane pubblico saranno in vendita da giovedì 13 giugno dalle 14 alle 17 nella biglietteria del Teatro La Fenice (Campo San Fantin) e dalle 14 alle 18.30 in quella di Piazza Cialdini a Mestre; da venerdì 14 giugno nelle medesime biglietterie i biglietti saranno acquistabili dalle 10 alle 17 in Fenice e dalle 8.30 alle 18.30 a Mestre.

Per acquistare i biglietti è necessario compilare un apposito modulo, scaricabile dal sito www.teatrolafenice.it oppure a disposizione nelle biglietterie. Potranno acquistare i biglietti, fino ad esaurimento posti disponibili, i giovani dai 18 ai 25 anni, esibendo un documento di identità e consegnando il modulo compilato. L’acquirente del primo biglietto potrà acquistarne un secondo, allo stesso prezzo, esibendo delega, copia del documento di identità del delegante che attesti l’età compresa tra i 18 e i 25 anni e il suddetto modulo compilato con i dati del delegante.

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Marcon e Quarto d’Altino: l’oasi Cave di Gaggio cresce e si estende al fiume Zero e al lago Pojan

Mar, 11/06/2019 - 08:24

L’oasi Cave di Gaggio diventa più grande. È il risultato di un protocollo d’intesa siglato nei giorni scorsi dalla Lipu e da Acque Risorgive Consorzio di Bonifica di Venezia.

Secondo quanto stabilito dall’accordo, siglato nell’ambito del protocollo nazionale dell’Anbi e Lipu-BirdLife Italia, l’Oasi Lipu Cave Gaggio, in provincia di Venezia, si amplia e si annette alcune aree di pertinenza, finora, del consorzio di bonifica, situate nei Comuni di Marcon e Quarto d’Altino. Si tratta per l’esattezza dell’argine sud del Fiume Zero, e dell’argine sud del lago Pojan e il lago stesso, all’interno dell’area naturalistica che l’Associazione gestisce e segue ormai da 30 anni.

Il Consorzio si farà carico di realizzare una rampa di accesso pedonale che colleghi i sentieri dell’Oasi Cave Gaggio col lago Pojan e finanzierà la realizzazione, a cura della Lipu, di due bacheche illustrative e descrittive della fauna ittica presente. La manutenzione delle aree rimarrà a carico di Acque Risorgive, mentre la Lipu organizzerà visite guidate e altre iniziative di fruizione sostenibile. L’accordo ha durata decennale e va da un lato a consolidare la collaborazione esistente tra Associazione e Consorzio e dall’altro a rafforzare la presenza dell’Associazione stessa nel territorio dell’Oasi e nella realtà di Marcon.

“Come la gran parte dei nostri interventi sul territorio, anche quello realizzato in questo tratto del fiume Zero, oltre all’intento di aumentare i volumi di invaso del fiume e di rallentare il deflusso delle acque, a favore dei processi naturali di fitodepurazione – dichiara Carlo Bendoricchio, direttore del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive – è servito ad incrementare la biodiversità come ha dimostrato un campionamento sulla fauna ittica che ha permesso di rilevare la presenza di due specie rare come la savetta e il ghiozzetto di laguna. Grazie all’accordo con la Lipu potremmo far conoscere ancor meglio alla popolazione questo importante patrimonio naturalistico”.

Secondo Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu-BirdLife Italia, “l’accordo è rilevante perché aumenta le opportunità di conoscere il territorio e realizzare attività di educazione ambientale e consolida la volontà dei due enti di rafforzare l’attenzione e la tutela diretta della biodiversità di quest’area”.

L’Oasi Cave Gaggio è stata istituita nel 1985 dalla Provincia di Venezia, su terreni privati adibiti all’escavazione di argilla, e successivamente gestita dal Comune di Marcon e dalla Lipu. Nel 2012 è diventata una Riserva naturale promossa dagli stessi Enti attraverso un Protocollo d’intesa, coprendo la parte più importante e significativa del sito di rete Natura 2000.

In questi 30 anni l’Oasi, che vanta la presenza di oltre 2mila differenti specie animali e vegetali, è stata frequentata, grazie al lavoro dell’Associazione, da circa 100mila visitatori che hanno usufruito delle strutture e delle attività messe a disposizione dalla Lipu.

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Riabilitazione cardiologica a Jesolo: Zaia inaugura un percorso attrezzato. Investimento di 361mila euro

Mar, 11/06/2019 - 07:16

“Trent’anni fa di infarto si moriva in moltissimi casi, oggi è un evento superabile, il tasso di mortalità è infinitamente più basso, si fanno le cure e si fa la riabilitazione”.

Con queste parole, lunedì 11, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha inaugurato all’ospedale di Jesolo il nuovo percorso attrezzato per la riabilitazione cardiologica, creato sulle dune della spiaggia a due passi dal mare con un investimento di 361.000 euro. All’evento era presente anche l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin. Entrambi sono stati ricevuto dal Direttore generale dell’Ulss 4 Veneto Orientale Carlo Bramezza.

“Dico ai Veneti di guardare attentamente quello che hanno sotto gli occhi e, personalmente, non posso che ringraziare le migliaia di donne e uomini che lavorano nella sanità veneta – conclude il Presidente Zaia – in una rete di 68 ospedali, erogando 80 milioni di prestazioni all’anno dal trapianto più sofisticato alle cure per un’unghia incarnita. Pensiamo che il 95% dei tumori al seno in Veneto ha un esito positivo, che è garantito lo stesso percorso oncologico a tutti, indipendentemente che abitino nei paesi più lontani delle Dolomiti o del Polesine piuttosto che in città a Padova poco distante dallo IOV; che siamo l’unica regione che ha investito in ogni hub provinciale 6 milioni di euro per un robot chirurgico. Questa è la sanità che cresce”.

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Mira, migliorie alle pensiline degli autobus e all’illuminazione pubblica. Lavori per 350mila euro

Mar, 11/06/2019 - 06:41

Sono ripresi lunedì 10 giugno i lavori alle pensiline degli autobus di Mira. Gli interventi, per un totale di circa 200mila euro, partono dalla fermata dell’autobus “Da Vettore” e proseguono alle fermate di fronte alla chiesa di Santa Maria Maddalena e alla pensilina portabiciclette di Riviera San Pietro.

I lavori consistono nell’adeguamento delle fermate anche per le persone con disabilità oltre che per la sistemazione di paline e arredo urbano. Una novità riguarda la fermata di via Riscossa, nei pressi di Villa Widmann, dove verrà realizzato uno spazio attrezzato per il ricovero delle biciclette.

Nello stesso tempo è partito anche il secondo lotto di intervento in zona via Mocenigo, con la sistemazione della fermata dell’autobus vicina al nuovo parcheggio di Mira Porte. La fermata verrà messa a nuovo e attrezzata per chi si sposta in bici o ha disabilità.

Altro intervento riguarda l’illuminazione pubblica. È in corso la messa in sicurezza di alcune linee e armadi stradali su tutto il territorio. L’investimento è di circa 150mila euro. In attesa di passare alla tecnologia led, secondo un piano già concordato con la Città metropolitana.

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In ricordo di Marco e Gloria: premio Grenfellove a Eliana Risoli e Giacomo Checchin

Lun, 10/06/2019 - 14:01

“Oggi siamo qui per promuovere la memoria di due studenti particolarmente bravi e particolarmente sfortunati: però vogliamo che sia una memoria viva, un riconoscimento non solo della vicenda umana, ma anche e soprattutto delle particolari capacità di questi ragazzi e di ciò che nella loro vita hanno creato e sviluppato proprio nei temi che più ci contraddistinguono, sia come Scuola di Architettura che come cultura: il restauro, la conservazione, la cura del contesto e di tutto quanto sta intorno all’architettura”.

Nelle parole del rettore Alberto Ferlenga, che ha introdotto l’attribuzione del premio Grenfellove, in apertura della giornata di consegna dei diplomi di laurea in architettura, la memoria non è solo conservazione, ma è una radice importante del nuovo, del presente. Così anche nelle intenzioni di Giannino Gottardi, presidente della Fondazione Grenfellove Marco e Gloria Onlus, il cui obiettivo è ricordare in modo positivo, “trasformare la Grenfell Tower da sinonimo di tragedia a simbolo di quanto si può e si deve fare con l’impegno e con la cultura, che insieme alla bellezza salverà il mondo.” Questo sta a significare il logo disegnato per la Fondazione, dove gli strumenti del mestiere dell’architetto, squadra e compasso, compongono una figura angelica che include il simbolo della torre.

“Non è stato facile decidere”, ricorda Sara Di Resta, relatrice di Marco e Gloria e membro della commissione che ha valutato 25 tesi candidate al premio in questa prima edizione (altre due ne seguiranno, una per ogni sessione di laurea annuale) “ma alla fine è stato scelto il lavoro che più assomigliava ai ragazzi: per cura e per metodo, per l’idea di memoria e di futuro che esprimeva”. Ed è stata premiata la tesi “L’impronta della storia. Nuovi scenari per la città di Guastalla” di Eliana Risoli (relatori Armando Dal Fabbro e Andrea Benedetti), che nel ringraziare ha sottolineato “l’importanza del lavoro sul territorio per non essere costretti a lasciare i nostri paesi e le nostre famiglie”.

La famiglia Gottardi ha poi deciso di finanziare personalmente, al di fuori della Fondazione Grenfellove, una tesi discussa nella sessione straordinaria di marzo che non rientrava nei requisiti economici stabiliti dalle Onlus: “Londra, Grenfell Tower: per costruire una storia diversa”, di Giacomo Checchin (relatore Pierantonio Val, con Paolo Foraboschi e Lamberto Borsoi), che analizza la storia della Torre, a partire dal restauro del 2012, e ne riscrive idealmente il percorso di sviluppo, restauro e ampliamento.

Ma il premio Grenfellove è anche una concreta possiblità di crescita professionale.

La famiglia Gottardi ha contattato studi di architettura a Londra, Parigi, Milano e gli studenti premiati muoveranno i primi passi nel mondo professionale internazionale: Eliana Risoli allo studio CIAO (Creative Idea Architecture Office), dove aveva lavorato Marco, impegnato nel restauro di piccoli e medi edifici e gestito a Londra da due giovani e brillanti architetti italiani. Giacomo Checchin farà invece uno stage nello studio Peregrine Bryant, il secondo più importante in materia di restauro a Londra: dove Gloria Trevisan aveva lavorato per sole due settimane ma, come ricorda Giannino Gottardi, “aveva lasciato il segno… A tal punto che lo stesso studio ha promosso il G&M Award, una borsa di studio per ricordare il lavoro di Gloria e Marco”.

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Unioncamere del Veneto, la giunta dal Patriarca. Il presidente Pozza: «Nel contesto attuale i nostri imprenditori sono eroi»

Lun, 10/06/2019 - 12:29

Era una promessa d’incontro tra il Patriarca di Venezia e il presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza, fatta in occasione della visita per l’insediamento. Una promessa che si è concretizzata la scorsa settimana in occasione dell’ultima giunta di Unioncamere Veneto.

La Giunta si è tenuta infatti presso il Palazzo patriarcale a San Marco, con udienza dal Patriarca, occasione voluta per incontrare la classe imprenditoriale dirigente e conoscere il Sistema economico del Veneto.

Il presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza ha messo al corrente monsignor Moraglia sui dati e le riflessioni della situazione economica e sociale del sistema imprenditoriale veneto: «Il Veneto è vivo, nonostante le difficoltà e la crisi economica che non è ancora finita. Le crisi internazionali e le frizioni tra i Paesi come Cina e Usa ci penalizzano. Abbiamo il costo delle materie prime e del lavoro più alte d’Europa. I nostri imprenditori sono eroi. Ci siamo ripromessi che ci saranno altre occasioni per fare il punto sullo stato dell’economia del Veneto».

Il presidente della Camera di Commercio Venezia Rovigo Giuseppe Fedalto ha sottolineato la crisi del contesto, lo smarrimento dei vincoli di coesione, la permanenza di un’illegalità, una politica statica che non percepisce la situazione reale. «Nei prossimi anni le evoluzioni delle modalità di produrre servizi saranno sostituite da robot, dalle automazioni. Siamo preoccupati perché la scuola non se ne rende conto. La crisi la supereremo ma la risoluzione dell’illegalità richiede uno sforzo suppletivo di coesione e crescita della Comunità, del senso di appartenenza».

Il presidente della Camera di Commercio di Vicenza Giorgio Xoccato ha sottolineato al Patriarca che le Camere di Commercio hanno il ruolo di cerniera tra le imprese, i lavoratori e le istituzioni pubbliche oltre ad un ruolo importante di condivisione, dialogo ed ascolto insostituibile e prezioso. Ha sottolineato come questo dialogo sia favorito dal fatto che i presidenti delle Camere di Commercio sono imprenditori. «Abbiamo le nostre radici in solide basi della nostra tradizione rurale che si è evoluta, siamo diventati artigiani, commercianti, capaci di mostrare con l’eccellenza dei manufatti la bellezza delle nostre città».

Il vicepresidente della Camera di Commercio di Verona Paolo Tosi ha evidenziato come il Sistema economico del Veneto sia caratterizzato dalla presenza di un imprenditore ogni otto abitanti. «La ricchezza del turismo rappresenta una capacità produttiva notevole, una cerniera tra nord e sud est ed ovest. In questo contesto positivo c’è preoccupazione però per i giovani. Noi la nostra storia l’abbiamo fatta, loro devono dotarsi di grande flessibilità e di capacità per affrontare il cambiamento, questa è la forza della nostra gente».

Il vicepresidente della Camera di Commercio di Padova Franco Pasqualetti ha ricordato che il Veneto è un territorio ricco di servizi, Università, Ospedali d’eccellenza. «Il nostro futuro dipende dalla capacità di dialogare tra tutti. Il nostro principale obiettivo è quello di preparare i nostri giovani imprenditori a guardare lontano. Onestà, impegno, sapersi rapportare con gli altri nella ricerca di un benessere. Le risorse umane e le persone sono fondamentali».

«Bisogna essere realisti – ha sottolineato il Patriarca – soprattutto in un momento come il nostro di grandi cambiamenti: lo scenario futuro ci interpella. Ed è specialmente in questi frangenti, e proprio quando sembra che al lavoro non serva più la manodopera, ossia l’uomo, che diventa essenziale riaffermare una volta di più la centralità della persona umana e la sua insostituibilità. Determinante diventa il ruolo e l’impegno delle Camere di Commercio nel tutelare le imprese e creare le migliori condizioni per tutti nel territorio che rappresentano. Un’altra questione su cui dobbiamo confrontarci è quello della legalità. Il nostro territorio ha mostrato fragilità e permeabilità di fronte al fenomeno della illegalità che si presenta complesso e che si argina producendo gli anticorpi a livello culturale, sociale e quindi economico. La dottrina sociale della Chiesa, in tutto questo, può essere uno strumento prezioso per ricostituire i giusti rapporti e una rete di nuove relazioni virtuose».

«Noi vogliamo essere portatori di positività e di speranza – ha detto Roberto Crosta, segretario generale di Unioncamere Veneto -. Lavoriamo per servire le imprese, offriamo servizi innovativi, siamo impegnati nella digitalizzazione delle imprese e della Pubblica Amministrazione pur lavorando con i nostri colleghi che hanno un’età avanzata, perché non possiamo assumere giovani. Crediamo in un rapporto stretto con i corpi intermedi (associazioni, sindacati, etc.) abbiamo la responsabilità di avvicinare i giovani nel mondo del lavoro cercando di tessere relazioni tra la scuola e l’impresa. Unioncamere Veneto guarda con interesse e sostiene il Competence Center che significa investire sia in tecnologia, ma anche in competenze, patrimonio delle nostre Comunità».

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Anche una bicicletta e una caldaia: il “bottino” dei gondolieri sub, che hanno ripulito il fondale del rio di San Barnaba

Dom, 09/06/2019 - 21:48

Si erano fermati ad aprile raccogliendo tonnellate di rifiuti dal fondo dei canali grazie a quattro uscite sperimentali e sono tornati in azione: i “gondolieri sub” si sono immersi oggi nelle acque del rio di San Barnaba a Venezia, a partire dalle 8 di questa mattina, per riportare in superfice una bicicletta, un cestino della Veritas, del materiale edile, una caldaia, una pala, delle reti metalliche, bottiglie e bicchieri, tubi di ferro. Circa 300 chilogrammi di materiale, raccolti tra l’attenzione e la curiosità dei passanti, e alla presenza del consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto, e della consigliera comunale, Francesca Rogliani.

Le precedenti immersioni avevano già fatto recuperare centinaia di chili di rifiuti, tra cui pneumatici, antenne, bidet, motori marini. Come per le scorse immersioni, anche questa volta il materiale raccolto è stato consegnato a Veritas per il trasporto e lo smaltimento. Inoltre, per garantire la massima sicurezza, nello spazio acqueo perlustrato dai sub, ovvero nel tratto compreso tra il Canal Grande e il Ponte delle Pazienze, è scattato il divieto di transito per imbarcazioni a remi e a motore. Il divieto è rimasto in vigore fino al termine delle immersioni e del recupero dei rifiuti.

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Kelvin: «Voglio ricevere il Battesimo. Voglio farlo per la mia vita». Il sacramento domenica 9 in San Marco

Sab, 08/06/2019 - 20:22

Ha fatto il chierichetto ancor prima di essere battezzato, tanta è la sua voglia di far parte della comunità cattolica. Soprattutto quella della Cita, a Marghera.

«Ho solo dovuto imparare ad arrivare in orario alle funzioni». E la veste chiara sulla pella scura di Kelvin balza subito all’occhio in chiesa, nella parrocchia della SS. Risurrezione. «Ho solo dovuto imparare ad arrivare in orario alle funzioni», sorride dei suoi proverbiali ritardi africani. «Don Nandino Capovillla mi ha fatto un grande regalo, è un esempio per me, sono felice di fare il chierichetto».
Kelvin è un rifugiato nigeriano al suo terzo anno in Italia. Ventott’anni. «Sono scappato via dal mio Paese perché era pericoloso stare lì. Papà era militare di un esercito illegale. Quando è morto volevano arruolare anche me. Sono scappato in Libia».
Lì ha fatto il saldatore per tre mesi senza compenso per pagarsi la traversata in mare. «Se me ne andavo dal Paese mi sparavano, è stato il mio capo ad organizzare la mia fuga».
In un barcone fino a Reggio Calabria e poi affidato alla prefettura di Venezia. Qui ha lavorato al mercato ittico di piazzale Roma. E ha studiato. Il prossimo mese prenderà il diploma di terza media assieme a Larry. E vuole ricevere il Battesimo. È il sacramento che gli verrà amministrato in San Marco, domenica 9, alle ore 18.45, in San Marco, per mano del Patriarca.

«Prima non ero niente, adesso finalmente entro nella Chiesa». Spiega: «Mi voglio battezzare. Voglio farlo per la mia vita. Quando don Nandino mi ha detto: “Tu sei musulmano o cristiano?” Io ho risposto: “Non sono niente”. Credevo in Dio, ma non con una religione. Da lì ho cominciato a pensare. Fino ad arrivare a servire la messa. E ora finalmente entro a far parte della comunità cattolica».

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Laguna di Venezia libera dai rifiuti: studentesse americane ripuliscono le Vignole

Sab, 08/06/2019 - 17:36

Loro l’esempio l’hanno dato. Stamattina, sabato 8 giugno, hanno ripulito un pezzo delle Vignole dai rifiuti. Sono studentesse statunitensi, della Florida Atlantic University, e alcuni amici.

Stamattina hanno vissuto una delle tappe dell’international Clean Up day, alle Vignole, appunto. Studentesse americane, due francesi, Furio Bisentin dell’associazione Generazione ’90 (a destra nella foto), Federico e Paola Ceccato di Mestre. Con la maglietta dal logo inequivocabile “Laguna di Venezia libera dalla plastica” hanno lavorato e riempito svariati sacchi con immondizie abbandonate.

Federico, con gli occhiali al centro, ricorda un episodio di qualche anno fa in Sardegna: «Abbiamo cominciato a raccogliere immondizie per avere un quadrato di spiaggia pulita intorno all’ombrellone. I bambini sono stati i primi a seguirci. A fine giornata l’intera spiaggia era stata pulita». L’importanza dell’esempio.

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Per Pentecoste, in San Marco, Battesimo per Riccardo, uscito dai testimoni di Geova e colpito dalla fede cristiana

Sab, 08/06/2019 - 16:18

Suo padre è stato uno dei capi spirituali dei testimoni di Geova veronesi. Una comunità di migliaia di fedeli. Quando il padre capisce che qualcosa in quella dottrina non lo convince, Riccardo Furia ha già 13 anni. Lì c’è nato e cresciuto. Così come papà e mamma.

«Uscendo, ti autoescludi da tutto». «I miei hanno aperto improvvisamente gli occhi e non sarò loro mai abbastanza grato per questo. Quando la mia famiglia è uscita dalla comunità, i testimoni ci hanno voltato le spalle così come i nostri parenti che ne fanno parte. Anche con i miei nonni non ho più relazioni». Riccardo a quella confessione non ci crede, non la sente mai sua. Nemmeno quando è piccolo.

«Ma è stato comunque traumatico uscire. Con quella scelta ti autoescludi da tutto. Vivevamo lì dentro e non ci relazionavamo più di tanto con l’esterno. Siamo rimasti d’un tratto completamente liberi, sì, ma senza guida». Poi se la sono cavata i Furia e alla grande. I genitori, dopo un trauma del genere, non praticano più alcuna confessione. Ma continuano a credere in Dio. «Io come loro fino a poco tempo fa». Poi Riccardo si trasferisce a Venezia perché inizia a studiare a Ca’ Foscari. Qui trova l’amore (una moglie ortodossa) e un lavoro come addetto in un negozio di abbigliamento di lusso.

Una semplicità complessa. E attraente. È qui che incontra don Roberto Donadoni, venuto ad accompagnare un conoscente. E questo incontro cambia tutto. Un’amicizia che porta per la prima volta la fede nella vita del giovane. «Io sono in cerca sempre e da sempre della fede. Non sono mai stato in grado di capire cosa fosse veramente. Volevo capire di cosa si trattasse. E con don Roberto abbiamo parlato di fede. Mi è piaciuto dall’inizio. In lui ho trovato chi mi può aiutare in questo mio percorso. Mi ha colpito soprattutto il suo grande senso di responsabilità e quello che trasmette, in chiave semplice. Però in questa semplicità si nasconde molta complessità. Sono contento e tranquillo. Pronto per domenica».
Il suo capo sarà il suo padrino. I suoi genitori, ex testimoni di Geova, tra i banchi. «Sono felici della mia scelta».

Giulia Busetto

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Larry, domenica il Battesimo in San Marco: «Gesù ha fatto cose grandi per me»

Sab, 08/06/2019 - 06:28

Entra in una chiesa di via Piave. Non capisce nulla di ciò che dice il prete. Nemmeno le risposte dell’uditorio.
Quando vede i vicini di banco alzarsi si alza anche lui. Quando si siedono idem. Quando si fanno il segno della croce li imita ancora.
È la sua prima volta. La prima messa di Larry Ehigiamusde. In tutto quel non capir nulla di una lingua incomprensibile, arriva una certezza che non ha bisogno di parole. «Io voglio battezzarmi. Voglio diventare cristiano. Gesù ha fatto cose grandi in tutta la mia vita. Sono ancora vivo e lo devo a Lui».

«Ma io sono un ragazzo fortunato…». In realtà gliene ha fatte passare di tutti i colori a questo libanese di origini nigeriane. Tutte concentrate in 22 anni di vita: abbandonato dalla mamma, il papà morto in guerra, è stato anche venduto in segreto da un amico del padre a un noto trafficante arabo.
Poi il barcone in cui ha rischiato la vita e quell’anno e mezzo alla ex base di Conetta, in un posto che tutto gli sembrava fuorché Italia. «Ma io sono un ragazzo fortunato, lo sono sempre stato. E voglio diventare figlio di Gesù».
Un abbraccio incondizionato al cattolicesimo, assicura chi lo conosce. Così come lo è quello degli altri due giovani che domenica verranno battezzati con lui. Vista l’eccezionalità, lo farà il patriarca Francesco Moraglia in San Marco, domenica 9 alle ore 18.45 in basilica di San Marco, insieme ad altri due catecumenti adulti.
Sono un rifugiato nigeriano già chierichetto e un veronese con un’infanzia da testimone di Geova. «È come se avessi sempre saputo che Gesù mi stava aiutando – dice Larry – consapevole di averlo sempre con me, sempre al mio fianco».

«I nigeriani non spacciano tutti la droga in via Piave. «Avete visto?», si rivolge a qualche italiano mentre si dà da fare con la scuola e i corsi di logistica e di muletto per diventare magazziniere: «I nigeriani non spacciano tutti la droga in via Piave. E quelli che sbagliando lo fanno, ricordiamoci che hanno tutti a capo un trafficante italiano».
Larry va fiero del suo processo di integrazione. Anche se a Cona, due anni fa, ha visto la peggior accoglienza nostrana. «Ho mangiato riso per un anno tutti i santi giorni. Ora non lo voglio vedere neanche con il binocolo» ci scherza su.
«Lì eravamo allo sbando. Accampati. Senza regole igieniche in una tensostruttura in mezzo ai campi. C’erano persone che non facevano niente dalla mattina alla sera. Mi sono dato da fare per imparare a tagliare i capelli. Così facevo qualcosa di utile e apprendevo una nuova attività. Ci sono stato un anno e 10 mesi. Non potevo neanche scappare. Dove andavo? Non c’era nulla, non conoscevo nessuno».
Lui ricorda ancora il suo numero di matricola: 1800. «Quando è finito tutto e ho messo piede a Mestre sono rinato».

Venduto a un trafficante. Larry è nato la prima volta nel deserto. «Non posso avere un attestato di nascita. Ma sono un ragazzo fortunato». Larry lo ripete come un mantra. «Mia mamma mi ha lasciato quando avevo due anni. Non so perché. Papà è morto durante questa guerra in Libia. Poi ho vissuto con un amico di mio padre e la sua compagna. Ma non è stato facile. A un certo punto lui ha deciso di tornare nel suo Paese, il Ghana. Mi ha detto che non poteva portarmi con lui. Mi ha venduto a un trafficante arabo, ma mi ha fatto credere di avermi affidato a lui per tornare presto in Libia a riprendermi. Nella tenuta del trafficante, a Tripoli, ho fatto il servo. Cucinavo, aprivo e chiudevo i cancelli, facevo le pulizie».
Era impossibile scappare da lì. Il suo padrone corrompeva anche le forze di polizia. Finché Larry si è visto uccidere due compagni davanti agli occhi. Poi hanno arrestato il trafficante che lo teneva in pugno e lui si è trovato improvvisamente libero e solo. «Ho pensato “Non posso più vivere così, non posso morire come mio padre. I miei figli che non sono ancora nati non possono vivere la mia stessa vita”».

Cosa vuol dire prendere il barcone giusto… Così ha conosciuto gli scafisti. Ha pagato 400 dinar e dopo un mese ha lasciato la Libia. Doveva salire sul barcone del mattino. Anzi ci è salito, ma è stato fatto scendere prima della partenza insieme ad altri tre per alleggerire il carico. Ed è stata la sua fortuna. «Ero così dispiaciuto lì per lì. Volevo partire subito. Mi hanno fatto salire su quello che è partito qualche ora dopo. Siamo stati ore in mare. Ma giuro che se fossimo tornati indietro mi sarei buttato in mare piuttosto che tornare in Libia. Poi ci ha salvato la Croce rossa».
Tutti salvi. «I volontari mi hanno detto che nel barcone prima del mio erano morti tutti. Se fossi rimasto lì sarei morto con loro». E nella penisola inizia la nuova vita di Larry. «Qui da voi sono nato per la seconda volta».

Giulia Busetto

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Cimice asiatica, Confagricoltura Venezia: «Sarà il flagello dell’estate 2019. Le reti non bastano, occorre importare l’insetto antagonista»

Gio, 06/06/2019 - 22:28

La cimice asiatica sarà il flagello dell’estate 2019. L’insetto è già presente con altissimi numeri nelle nostre campagne.

«Siamo molto preoccupati», afferma Stefano Musola, presidente sezione Frutticoltura di Confagricoltura Venezia. «Anche soltanto a vista d’occhio l’insetto si mostra presente in numero molto maggiore rispetto alla primavera dell’anno scorso. Ma i danni non si vedono subito. Avevamo detto che il fenomeno sarebbe andato peggiorando e così è, perché la cimice si riproduce in modo velocissimo e il freddo invernale sembra non sia stato sufficiente a eliminare almeno parte degli insetti. Ora le cimici sono già in gran numero e, dopo giugno, inizierà l’assalto alle colture a partire da pere e pesche, poi mele, soia e infine anche i vigneti».

A rischio sembrano soprattutto le coltivazioni di pere, con il pericolo di danni irreparabili soprattutto alla pera veneziana che sta già attraversando una grave crisi produttiva. Ma sono minacciate anche le produzioni di mele che, dal 2012 al 2017, nel veneziano hanno raddoppiato estensione e produzione.

«La pera è un frutto particolarmente sensibile agli effetti meteo e il settore è da anni in crisi con guadagni sempre più bassi per gli imprenditori», afferma Sergio Magoga, vice direttore di Confagricoltura Venezia. «L’estate scorsa un’azienda nostra associata ha registrato una perdita del 50 per cento sul raccolto di pere Williams; in altri casi si sono registrati danni pari alla perdita del 25-30 per cento del raccolto di pere Abate. La grande questione è che non si riesce ad eradicare completamente la cimice. E’ una situazione disastrosa, una vera e propria emergenza che si va delineando già da quattro, cinque anni. Perdere già un quarto del raccolto, per i produttori di pere, significa azzerare i guadagni».

La Regione è intervenuta con contributi per favorire l’installazione di reti di protezione, ma resta aperta la questione dell’importazione dell’insetto antagonista. «Quest’anno la Regione ha stanziato dei contributi per l’acquisto e l’installazione di reti di protezione nei frutteti», spiega Stefano Musola. «Si tratta di contributi che arrivano fino a 12mila euro per 4 ettari coltivati in ogni azienda, ma purtroppo i fondi stanziati sono insufficienti rispetto alle esigenze delle imprese e l’applicazione di questi dispositivi resta molto onerosa. A questo punto sembra indispensabile importare dalla Cina l’insetto antagonista. Finora infatti le specie di antagonisti presenti nel nostro paese hanno dato dei risultati insoddisfacenti dimostrando di non essere in grado di contrastare il problema. Siamo di fronte ad un nuovo flagello delle campagne: gli insetti colpiscono succhiando il tessuto dei frutti in formazione e causando un effetto sughero con deformazione e nanizzazione del prodotto. In certi casi l’anno scorso alcuni agricoltori agricoltori hanno subito danni tali che hanno preferito lasciare tutto il raccolto sugli alberi perché i frutti non erano neppure vendibili per fare purea o succhi».

Il problema è che la cimice si riproduce in tempi e modalità velocissime e quindi i pochi trattamenti, attuati finora per debellarla, sono inefficaci, precisa Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. «Le cimici recano danni anche alla soia: pungono il baccello e non cresce più il seme. Il caso della cimice asiatica è un classico esempio di come sia stato sottovalutato il problema dei danni provocati da specie animali ed insetti alloctoni. La mancanza di controlli sanitari delle merci importate e di interventi tempestivi da parte delle autorità competenti porta a scaricare sugli imprenditori agricoli problemi che si sarebbero potuti risolvere, o almeno controllare meglio, senza arrivare a danni di tale devastante portata».

Originaria dell’estremo Oriente, la cimice asiatica è arrivata negli Stati Uniti nel 2010. In Italia è giunta successivamente, seguendo le vie commerciali, intrufolandosi in scatoloni, cassette e bancali. Nel 2016 la cimice asiatica, che si riproduce quattro volte tanto quella nostrana, ha procurato un danno stimato dal 20 al 40 per cento della produzione al comparto delle pere emiliane e ha cominciato a diffondersi anche in Veneto. Non ha antagonisti naturali: sverna nelle case e negli anfratti riparati, quindi da marzo a fine estate continua a fare uova e si riproduce in maniera massiccia. Una cimice può fare fino a 200 uova e si sposta velocemente, in sciame, percorrendo anche cinque chilometri al giorno.

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Nuovo parroco a Burano: è don Antonio Senno. Nuovo Padre spirituale del Seminario: è don Vincenzo Piasentin

Gio, 06/06/2019 - 20:45

Il Patriarca di Venezia ha designato:

il Rev. Vincenzo Piasentin: Padre Spirituale del Seminario Patriarcale (residente in Seminario), Vicario episcopale per la vita consacrata, Canonico della Basilica Cattedrale;

il Rev. Giacinto Danieli: Rettore del nuovo Convitto Sacerdotale per la Facoltà di Diritto Canonico San Pio X (residente nel nuovo Convitto), membro della Cappellania ospedaliera di Venezia, Canonico della Basilica Cattedrale;

il Rev. Antonio Senno: Parroco di Burano e Mazzorbo (in quanto Parroco di Burano avrà anche la responsabilità pastorale di Torcello); mantiene gli incarichi di Procuratore di San Marco e di Delegato per l’ente Basilica di San Marco;

il dott. Alvise Patron: Referente diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

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Completata la compravendita: l’ospedale San Camillo agli Alberoni viene comprato da Villa Salus di Mestre

Gio, 06/06/2019 - 17:10

Completata la compravendita: l’ospedale San Camillo agli Alberoni viene comprato dalla proprietà di Villa Salus di Mestre.

La Fondazione Opera San Camillo, la Congregazione delle Mantellate Serve di Maria e Codess Cooperativa Sociale comunicano di aver finalizzato le trattative preliminari per la cessione del complesso San Camillo del Lido di Venezia e, di conseguenza, di aver avviato le consultazioni sindacali come previsto dalla normativa vigente nonché le procedure per il trasferimento delle autorizzazioni e degli accreditamenti presso gli organi regionali competenti.

Una nota firmata da Andrea Pantò, amministratore delegato per la Fondazione Opera San Camillo, da Mario Bassano, Direttore Generale Vicario per la Congregazione delle Suore Mantellate Serve di Maria, e da Luca Omodei, direttore generale di Codess Cooperativa sociale, conclude: «Confermiamo che, nel passaggio di proprietà, verranno tutelati il personale e l’occupazione, con l’obiettivo di salvaguardare e potenziare le strutture esistenti e l’eccellenza della ricerca, rendendole sempre più sinergiche con il Servizio Sanitario Regionale».

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