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La famiglia sia soggetto della pastorale: dialogo fra il Patriarca, il vescovo Pavanello e i coniugi responsabili della commissione famiglia del Nordest

Lun, 03/08/2020 - 11:13

Mercoledì 29 luglio, presso il Palazzo Patriarcale di Venezia, il Patriarca e Presidente della Conferenza Episcopale Triveneto Francesco Moraglia ha ricevuto il Vescovo delegato della Commissione triveneta per la pastorale della famiglia e la vita mons. Pierantonio Pavanello (Vescovo di Adria-Rovigo) e i coniugi Pierluigi e Giulia Morsanutto dell’Arcidiocesi di Udine, responsabili della commissione.

L’incontro, svoltosi in un clima molto cordiale, ha permesso di illustrare il lavoro portato avanti dalla commissione negli ultimi anni e di condividere le prospettive di cammino futuro. Nel dialogo si è potuto riflettere sulle urgenze e sulle necessità delle famiglie di oggi e sulla bellezza della famiglia come piccola Chiesa domestica, chiamata a testimoniare il Vangelo della famiglia; si è affermata poi la necessità che la famiglia sia “soggetto della pastorale” e risulti centrale in ogni azione pastorale.

Il Patriarca, preannunciando che il dialogo e il confronto della Commissione e sui temi della famiglia proseguirà presto con i Vescovi della Regione ecclesiastica triveneta, ha quindi espresso soddisfazione per il lavoro svolto e per l’attività in programma nonché un vivo ringraziamento anche a nome dei confratelli Vescovi della Cet.

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La centrale “Palladio” di Fusina alla conversione: niente più carbone, un futuro a gas e sole

Lun, 03/08/2020 - 06:33

Il futuro è gas e sole. La centrale Palladio a Fusina ha già avviato l’iter per una completa riconversione. Già adesso – anzi, dal marzo scorso – la centrale Enel, uno dei più importanti impianti italiani per la produzione di energia elettrica è praticamente ferma e i quattro gruppi di produzione, pur sempre disponibili all’esercizio, vengono chiamati in servizio dal gestore di rete in relazione alle esigenze del sistema elettrico nazionale.

Enel Produzione ha già chiesto di poter dismettere nel 2023 il carbone come combustibile ed ha intanto già avviato la procedura di Valutazione di impatto ambientale per il progetto futuro.
Un progetto imperniato in primo luogo sul gas: «Il progetto presentato per il nuovo impianto a gas ad altissima efficienza – spiegano dall’azienda – prevede una potenza di circa 800 MegaWatt (con uno sviluppo di una prima fase a ciclo aperto di circa 500 MW e di una seconda fase di ulteriori 300 MW, in una configurazione a ciclo chiuso) a fronte di una potenza dell’impianto attuale di circa 1140 MW. Il gas sarà fornito attraverso il collegamento alla rete di trasmissione nazionale».

Potenza complessiva ridotta di circa un terzo, dunque. Ma nel progetto subentra l’introduzione consistente della produzione di energia da fonti rinnovabili. Dal sole, in particolare: «Stiamo sviluppando l’installazione di capacità fotovoltaica all’interno del sito, come parte della più generale iniziativa di sviluppo di nuova capacità rinnovabile su tutto il territorio italiano. Le tempistiche di realizzazione e la capacità installata dipenderanno dalle tempistiche di dismissione dell’impianto a carbone e dalle tempistiche degli iter autorizzativi».

E per il personale della “Palladio”? Quale futuro? Sono circa 230 i dipendenti; e ad essi si assommano i lavoratori delle imprese esterne che hanno lavori in appalto presso la centrale. «I dipendenti di Enel Produzione che attualmente operano presso la centrale di Fusina – afferma l’azienda – continueranno a lavorare in parte nel nuovo impianto a gas che si intende realizzare nel sito e in parte in altre aree di business del Gruppo Enel. Per l’esercizio del nuovo impianto a gas e per l’esercizio degli impianti fotovoltaici che si intendono realizzare presso il sito di Fusina, infatti, verrà impiegato un numero inferiore di persone rispetto all’attuale impianto a carbone».

Giorgio Malavasi

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Venezia: Margherita, 22 anni, donatrice di sangue da record. Ha già fatto 41 donazioni

Dom, 02/08/2020 - 20:34

Una chioma di capelli biondi, sorriso contagioso, occhi vivaci e carattere carismatico. Originaria del Lido, dov’è cresciuta e vive tuttora, in attesa del voto di laurea in Economia aziendale e appassionata alla palestra – la pesistica accompagna le sue giornate fatte di studio e lavoro – Margherita Baseotto si presenta così, raccontando di quanto abbia preso seriamente il suo ruolo di donatrice Avis.

Sì, perché lei, a soli 22 anni, ha già raggiunto un numero di donazioni di sangue da record: ben 41 da quando si è recata al Centro trasfusionale del Civile per la prima volta. Quando cioè aveva compiuto 18 anni da pochi giorni, decisa a dare il proprio contributo con un gesto tanto generoso quanto significativo. «Prima di diventare maggiorenne – ricorda la giovane che lavora part-time nello studio di un commercialista – ho iniziato a chiedere informazioni a mia mamma che non andava a donare ormai da un po’. Poi, compiuti i 18 anni, l’ho convinta a tornare con me. È bello poter fare questo gesto assieme».

Se per il suo futuro Margherita immagina una magistrale in Marketing e Comunicazione, sperando di poter lavorare un giorno all’interno di un’azienda o applicando quanto studiato al mondo dell’attività sportiva, l’oggi parla di una ragazza determinata, che non ha rinunciato a donare nemmeno in tempo di lockdown. Anzi, in quei giorni di quarantena è andata al Centro due volte, convincendo ad accompagnarla non solo la madre, ma anche un amico che il 15 marzo ha fatto la visita d’idoneità.

«Il lockdown non mi ha fermata. Tutti i mesi vado a donare il plasma e ogni sei il sangue e, nonostante il momento particolare che stavamo attraversando, non ho voluto saltare il mio appuntamento. Non ero preoccupata e ho cercato di rassicurare il mio amico. All’Avis erano ben attrezzati: eravamo tutti con la mascherina e ci hanno fornito guanti e gel igienizzante». Ma quello della donazione del sangue non è l’unico gesto solidale della ragazza che, dopo un incontro al “Benedetti” quand’era all’ultimo anno, in cui ha potuto ascoltare alcune testimonianze, ha deciso di diventare anche donatrice di midollo osseo, in attesa di risultare compatibile con qualcuno. «E da quel momento – dice Margherita – in me è scattato qualcosa. Ho riflettuto sul fatto che donare il sangue ti permette non solo di fare del bene agli altri ma anche di tenere sotto controllo i tuoi valori. Così ho deciso che l’avrei fatto ogni mese. Ai miei amici dico sempre: pensate se un giorno un vostro familiare avesse bisogno di una sacca. A mia nonna, per esempio, un paio d’anni fa sono state fatte delle trasfusioni al che mi son detta che se non ci fossero persone che donano regolarmente, non avremmo abbastanza sacche per coprire il fabbisogno di tutti».

Una riflessione a cui se ne aggiunge un’altra, non meno importante: donare significa farlo per chiunque. «Non per una persona in particolare, quindi, ma attraverso un gesto che sappia andare oltre. La mia sacca potrebbe essere destinata a qualcuno che mi è vicino oppure no, ma io sto bene con me stessa ugualmente perché so di aver fatto qualcosa di buono», riflette Margherita il cui impegno è stato riconosciuto affidandole la gestione della pagina Facebook dell’“Avis giovani comunale Venezia”. «Sono molto attiva sui social e cerco di dare informazioni utili a chi le richiede. La prossima donazione? L’ho già prenotata per l’1 agosto con mia madre». E non appena l’età glielo consentirà, anche il fratello minore seguirà il suo esempio («mi ha chiesto se si può donare anche prima dei 18 anni») unendosi alla squadra dei giovani avisini veneziani.

Marta Gasparon

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Venezia: Laguna fiorita, lo stop e il boom di acquisti ai tempi del Coronavirus

Dom, 02/08/2020 - 18:20

In un contesto economico che porta ancora i segni di un’emergenza sanitaria che ha bloccato per mesi il Paese intero, mettendo buona parte delle attività in ginocchio, soprattutto quelle legate al turismo, c’è chi un sospiro di sollievo può dire in fondo di averlo tirato.

È il caso del settore legato ad agricoltura e giardinaggio che ha rappresentato una sorta di àncora di salvezza per molti. Perché se da una parte la gente si è trovata costretta a restare chiusa in casa per contenere il contagio, dall’altra dedicarsi alla cura del verde dei propri balconi, terrazze e giardini ha permesso di evadere da una realtà che stava stretta, faticosa da accettare seppur necessaria.

La conferma arriva anche dalla cooperativa sociale “Laguna fiorita”, a Cannaregio, dal ‘92 impegnata nell’attività di floricoltura e manutenzione delle aree green. «In confronto ad altre realtà cittadine – commenta Alessandra Susanetti, responsabile dell’ufficio – dobbiamo essere contenti perché ci siamo “salvati”. All’inizio temevo sarebbe andata molto peggio, ero entrata in uno stato depressivo».
Ma i fatti hanno presto smontato ogni preoccupazione. «Abbiamo chiuso il 13 marzo in una situazione in cui già giorni prima dello stop c’erano state delle disdette per la manutenzione dei giardini».

Poi, il 14 aprile la svolta, offrendo alla propria clientela un servizio mai avviato prima: una vendita online con consegna gratuita a domicilio. «Quando il governatore Zaia, già ai primi di aprile, aveva permesso ai vivai di riaprire, abbiamo iniziato ad essere tempestati di messaggi da parte della gente che ci chiedeva se avrebbero potuto fare acquisti online. Così abbiamo pensato di provare», spiega Alessandra, raccontando di come abbiano sfruttato Facebook e Whatsapp per condividere foto, nome e prezzo delle piante in vendita, realizzando una sorta di catalogo. E il successo è stato immediato, tanto da effettuare in media anche più di dieci consegne al giorno – non solo in centro storico ma anche a Murano e alla Giudecca – attraverso il lavoro di un paio di dipendenti che si sono resi disponibili nel servizio. Clienti affezionati ma anche di nuovi, disposti a spendere dai 30 ai 100 euro circa. Gente già abituata a curare il verde di casa propria ma anche tanta desiderosa di lanciarsi nel mondo del green per la prima volta, pur di scampare alla monotonia della quarantena. Uno sfogo come tanti che ha permesso di tenere mente e mani impegnate per qualche ora. «Il giardinaggio è stata un’attività terapeutica – evidenzia Daniela Toso, socia e dipendente – le persone non vedevano l’ora di ricevere le piante in casa. C’è anche chi ha realizzato l’orto in terrazza».

Insomma, un servizio che ha permesso alla cooperativa veneziana di restare a galla tanto da registrare in aprile, in termini di vendita, lo stesso incasso del 2019.

«Al 31 giugno parliamo di un calo del fatturato di 100mila euro e di una diminuzione dei costi della stessa cifra», dice Alessandra, correlando però la perdita alla sospensione (ora ripresa, ma «quel che è perso è perso») della manutenzione dei giardini e alla mancata richiesta delle forniture negli alberghi. Seppur attraverso ingressi contingentati (tuttora mantenuti oltre all’uso della mascherina), “Laguna fiorita” ha riaperto le porte al pubblico il 27 aprile. Una data difficile da dimenticare, proprio come l’andamento del resto della settimana.

«Quel giorno ci è stato detto che la coda fosse lunghissima, fin giù dal ponte di fondamenta dell’Abazia. Il motivo? La gente – afferma Alessandra sorridendo – non vedeva l’ora di poter fare acquisti da noi: siamo stati un pretesto per uscire di casa. Ricordo che a fine giornata ero sbalordita poiché abbiamo registrato l’incasso più alto che io abbia mai visto in più di vent’anni di lavoro. Ed anche i giorni seguenti hanno continuato a comprare tutto ciò che era possibile. Non solo piante ma anche vasi e terra in gran quantità».
Marta Gasparon

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Riparte la Scuola diocesana di Teologia. Don Federico Bertotto: «È pensata per essere al servizio delle parrocchie»

Dom, 02/08/2020 - 15:42

Una scuola di Teologia aperta alle parrocchie e per le parrocchie. Si rinnnova e riprende avvio la proposta di formazione per i collaboratori, gli educatori ed i catechisti delle comunità, incentrato sull’approfondimento dei contenuti della fede.

In continuità con le annate precedenti la scuola si propone di toccare i temi centrali della fede e della vita cristiana. Don Federico Bertotto, designato da poco direttore della Scuola di Teologia e contestualmente nominato collaboratore dell’ufficio diocesano di Evangelizzazione e Catechesi presenta il programma di quest’anno: «La proposta formativa sarà articolata in due parti: la prima indagherà il senso religioso dell’uomo e la domanda su Dio, la seconda sarà incentrata sul Credo».

La nuova ipotesi di programma, in corso di definizione in questi giorni, per il primo anno di studi è stata redatta al fine di poter svolgere nel corso di un anno un corso in modo unitario, per favorire la sintesi degli studenti.
Una sintesi che consiste nella capacità di una visione più unitaria e globale del programma.

La struttura dei corsi si presenta modulare: il primo semestre (tra ottobre e dicembre) vi sarà il primo modulo composto da 5 settimane, con un’ora e mezza a settimana. Sarà incentrato su l’uomo e la domanda su Dio nelle linee generali del pensiero filosofico, teologico e scientifico dall’antichità alla contemporaneità.

Nel secondo modulo si introdurrà il Credo attraverso una serie di lezioni sulla “Dei Verbum”, che è la costituzione del Vaticano II che tratta della Rivelazione: Dio è la risponde all’uomo e alle domande inscritte in lui dalla creazione, rivelandosi. Dio cioè che va incontro all’uomo. Questo modulo darà la possibilità di trattare anche della Tradizione, della Sacra Scrittura, dell’obbedienza della fede e delle caratteristiche dell’atto di fede.

Passando nel secondo semestre, cioè nella fase da gennaio ad aprile, gli studenti entreranno nell’approfondimento dei contenuti del Credo, sempre in due moduli, analizzandone tutti gli articoli.
La Scuola diocesana di Teologia proporrà anche un corso monografico che vuole integrare la proposta e costituire anche una possibilità di offrire una riflessione collegata alle questioni sociali ed economiche più attuali, suscitate dalla crisi seguente la pandemia da Covid-19.

La Scuola ospitata, come negli scorsi anni, presso le sedi del Seminario Patriarcale di Venezia, del centro pastorale “Cardinal G. Urbani” di Zelarino e del patronato della parrocchia di Santa Maria Concetta di Eraclea.

«Nel caso, si spera veramente eccezionale, di nuove chiusure legate all’emergenza sanitaria – chiosa don Federico Bertotto – saranno predisposti dei corsi online attraverso delle piattaforme di video conferenza».

Marco Zane

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Il ministro D’Incà ricevuto dal Patriarca

Sab, 01/08/2020 - 17:22

Sabato 1° agosto 2020

Questa mattina il Patriarca Francesco ha ricevuto in udienza, presso il Palazzo Patriarcale di San Marco, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, l’onorevole Federico D’Incà.

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Covid-19, aumentano i contagi all’Antica Scuola dei Battuti: 22 i positivi, di cui 16 ospiti e 6 lavoratori

Sab, 01/08/2020 - 16:00

Ventidue casi positivi di cui 16 ospiti residenti e 6 lavoratori su un totale di 680 tamponi effettuati nel corso dello screening degli ultimi giorni (dal 29 al 31 luglio): questo l’ultimo bollettino che arriva dal Centro servizi Antica Scuola dei Battuti di Mestre (Ipav), in merito al numero di persone risultate positive – all’interno della struttura di via Spalti – al Covid-19. Dati che, come sottolineato dalla direzione in una nota, «sembrano significare, pur con le dovute cautele, che il contagio sia stato circoscritto ed isolato ad un unico reparto del Centro servizi».

Se tra mercoledì e giovedì scorsi il numero di tamponi refertati sono stati 247 e ieri 343, oggi sono stati invece 90, arrivando ad un totale di 680, di cui 658 negativi. Insomma, rispetto alla giornata di ieri in cui si segnalavano 11 ospiti residenti positivi, 3 ospiti ricoverati negli ospedali e 2 dipendenti in isolamento domiciliare, al momento si registra dunque un ulteriore incremento dei casi che si sono verificati all’interno della struttura.

«Il Sisp (Servizio Igiene e Sanità pubblica), – si legge ancora nella nota – non appena ricevuto l’esito del tampone, in conformità alle linee guida vigenti ha immediatamente avviato i contatti con i dipendenti positivi posti in isolamento fiduciario, per informarli della condotta da seguire e per effettuare la verifica di possibili contatti stretti. È sempre attivo il gruppo di lavoro per il monitoraggio degli ospiti positivi con la direzione e il Covid manager dell’ente oltre che con il medico coordinatore dell’Ulss 3». E nel frattempo, con l’obiettivo di ridurre il rischio della diffusione del contagio, si è provveduto ad aumentare le dotazioni di dispositivi di protezione individuale a tutti i dipendenti delle strutture interessate dai casi di positività. La prossima campagna di screening su tutta la popolazione aziendale è inoltre fissata per la prossima settimana, dal 6 al 7 agosto. La direzione fa infine sapere che continuano le attività di sensibilizzazione del personale al corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza e al rispetto delle norme di comportamento da adottare al di fuori dell’ambiente lavorativo.

(M.G.)

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Coronavirus: oggi, all’Antica Scuola dei Battuti di Mestre, registrato un positivo in più rispetto a ieri

Ven, 31/07/2020 - 21:41

Undici ospiti residenti risultati positivi al Covid-19, 3 ricoverati in ospedale, e 2 dipendenti in isolamento fiduciario presso il proprio domicilio su un totale di 330 test fino ad oggi refertati dai laboratori dell’Ulss 3 Serenissima. Questo l’ultimo aggiornamento che arriva dal Centro servizi Antica Scuola dei Battuti di Mestre (che fa parte di Ipav) sulla situazione registrata all’interno della casa di riposo di via Spalti. Un bollettino che, rispetto ai numeri che sono stati resi noti ieri, registra un nuovo caso di ospite positivo al virus e appartenente allo stesso nucleo interessato dal contagio.

Tutto è cominciato il 29 luglio scorso, quando il tampone nasofaringeo effettuato su uno degli ospiti della struttura (accolto dal settembre 2019) ha dato esito positivo, dopo che da marzo era stato sottoposto a 7 campagne di screening finora risultate negative. Screening che a quel punto è stato attivato nell’immediato anche nei confronti di tutti gli altri ospiti presenti (314) e dei dipendenti del Centro servizi (385). E oggi – fa sapere la direzione in una nota – l’attività di monitoraggio e di controllo è proseguita, verificando ed implementando ulteriormente le misure di sicurezza in merito alle attività svolte all’interno della struttura da parte di ditte esterne.

«Sono stati eseguiti – si legge nella nota – ulteriori 69 tamponi, di cui 5 somministrati ai residenti e 64 ai dipendenti (diretti e non), portando il numero di quelli effettuati tra il 29 e il 31 luglio ad un totale di 682. Il gruppo di lavoro si è riunito per pianificare, in condivisione con l’Ulss 3, una nuova campagna di screening su tutta la popolazione aziendale per le giornate del 5, 6 e 7 agosto. Sono state messe in atto attività di sensibilizzazione di tutto il personale al corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza e al rispetto delle norme di comportamento da adottarsi al di fuori dell’ambiente lavorativo. Sono infine proseguiti i contatti con il Servizio di Igiene e Prevenzione dell’Ulss 3 per monitorare l’evoluzione degli eventi e coordinare le azioni da intraprendere».

(M.G.)

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Bottega Cini: il nuovo “concept store” che riunisce le eccellenze del territorio

Ven, 31/07/2020 - 17:47

Una bottega che riunisce le eccellenze del territorio. Aziende con un’anima, una storia, capaci di proporre un prodotto unico, dal forte contenuto culturale. «Un modello “nobile” – commenta Marco Vidal, erede dell’omonimo marchio ed amministratore delegato The Merchant of Venice – in controtendenza rispetto al periodo, dunque in contrasto con quella che è stata la mercificazione di Venezia degli ultimi quarant’anni». Questo il senso di Bottega Cini, una nuova realtà – di qualità – inaugurata da poco, con l’obiettivo di mantenere viva e di diffondere la secolare tradizione della città lagunare nella produzione artigianale e nel commercio di raffinati beni artistici: dal libro, al vetro. Dal profumo, all’oggettistica. Dal merchandising, alla realtà virtuale ed immersiva di oggi. Insomma, un nuovo concept store (caratterizzato cioè da un’elegante selezione di prodotti) che vuole porsi come punto d’incontro tra cultura e aziende non solo veneziane. O, per dirlo con altre parole, una nuova tipologia di museum shop, bottega rinascimentale reinterpretata in chiave contemporanea.

Nata dall’incontro fra tre realtà imprenditoriali del mondo della cultura – Fondazione Archivio Vittorio Cini, The Merchant of Venice e la startup Museyoum – Bottega Cini vanta già numerose collaborazioni che in futuro potrebbero anche espandersi. «L’iniziativa è partita da me – racconta Vidal, ricordando il primo progetto simile (un punto vendita che riunisce tre differenti soggetti) lanciato in novembre all’aeroporto Marco Polo e conosciuto come “Art of Venice” – insieme a Giovanni Alliata di Montereale, proprietario del fondo nonché nipote di Vittorio Cini. Si tratta di uno spazio molto ampio, con otto vetrine, posizionato in un’area della città particolarmente bella ed elegante, ricca di artisti ed istituzioni culturali». Non a caso si trova a Dorsoduro, di fronte a Palazzo Cini, che per sessant’anni è stato dimora del conte e senatore Vittorio, grande imprenditore, mecenate e collezionista, fino alla sua morte.

Ecco allora che all’interno dello spazio commerciale sono presenti non soltanto l’arte profumatoria, di lusso, di The Merchant of Venice, capace di rievocare quella che ebbe origine proprio nella città d’acqua e dai suoi commerci con l’Oriente. Ma anche altre eccellenze del territorio come l’impiraressa Marisa Convento che, all’interno della Bottega, ha trasferito il proprio laboratorio dove realizza decori artistici da indossare, e per la casa, in conteria di vetro veneziana. O come le vetrerie muranesi NasonMoretti ed Ercole Moretti, specializzate nella produzione di vasi, bicchieri, calici e murrina in svariate declinazioni. E ancora, le case editrici Marsilio e Lineadacqua, l’antica cartiera artigiana Toscolano 1381, che forniva la Repubblica Serenissima fin dal ‘300, e il laboratorio di serigrafia artistica Fallani dove, ad oggi, hanno lavorato più di 200 artisti. E ancora, le sculture di Giancarlo Franco Tramontin e le forcole di Saverio Pastor. Accanto a tutto questo si apre poi un’area dedicata ad eventi e presentazioni con supporti multimediali di ultima generazione: schermi interattivi, postazioni oculos e tanto altro; per un mix di esperienze proposte da Museyoum che vanta una vasta attività internazionale nel campo della realtà virtuale.

«Si tratta di un format – continua Vidal – che mette insieme prodotti che non si fanno concorrenza fra loro e che offrono un bell’assortimento non soltanto ai turisti ma anche ai residenti. Un progetto da replicare: tanto in città quanto al di fuori». Infine, tra le curiosità una è legata al Piranesi. Se nel corso di questa stagione estiva ed autunnale è ospitata, al secondo piano della Galleria Cini, la mostra temporanea “Piranesi Roma Basilico”, la Bottega ne affianca l’iniziativa. E lo fa con la produzione e la vendita di oggettistica e pubblicazioni ad essa dedicate. Un esempio su tutti, un’incisione originale dell’autore – esposta in vetrina ed acquistabile – che ha per soggetto il Colosseo.

Marta Gasparon

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Pastorale universitaria, incontri e riflessioni al Parco di San Giuliano. E un pensiero: gli studenti fuori sede sono un futuro per Venezia

Ven, 31/07/2020 - 14:42

Venezia che si spopola. «Perché non pensare agli studenti fuori sede? Molti di loro vi si fermerebbero volentieri; da laureati, in cerca di lavoro, desiderano poter continuare ad abitare in città». Don Gilberto Sabbadin è responsabile diocesano della pastorale universitaria: «È una delle ultime chance, secondo me, per favorire la residenzialità nel capoluogo veneto, puntando, per esempio, a canoni agevolati».

I ragazzi della casa studentesca S. Fosca, a Cannaregio, Venezia la guardano anche da Punta San Giuliano. Vedere la propria casa da fuori è una metafora: un richiamo a non essere ripiegati su se stessi, ma a guardare le cose da una prospettiva più vicina a quella di Dio.

Un pomeriggio alla settimana, durante l’estate, lo trascorrono proprio nel parco di Mestre, per poi spostarsi al Corpus Domini e incontrare don Gilberto, che collabora in quella parrocchia: «Ceniamo assieme, mi fanno domande, si raccontano; capita spesso di fare tardi».

Sono un centinaio e vengono, a turno, una decina alla volta. È la novità di quest’anno: «Gli anni scorsi andavo io da loro e li incontravo a Santa Fosca; ma preferisco, ora, che vedano dove vivo e cosa faccio».

La vita accademica conosce una lunga pausa d’estate, fatti salvi gli esami. Non vuol dire però che S. Fosca resti vuota. Viene trasformata in ostello della gioventù. Quest’anno, tuttavia, il turismo è azzerato, perciò l’ostello è chiuso. Va solo un po’ meglio l’altra struttura in mano al centro per la pastorale universitaria: la casa “Accademia”, che con pochi turisti viaggia comunque a scartamento ridotto.

Casa S. Fosca in questo periodo non è peraltro abbandonata. «Gli studenti vengono a turno per lavori di manutenzione: li responsabilizziamo nella cura della “loro” casa. Del resto, non si tratta tanto di fare un campo lavoro – chiarisce don Sabbadin –, ma di vivere momenti comunitari e formativi».

Il parco San Giuliano… «Lì leggono il vangelo che narra dell’incontro di Gesù con la samaritana; seguono un breve commento e uno spazio di condivisione in cui raccontano a che punto è la loro vita, che cosa li ha portati qui, il loro passato (ferite, gioie, scelte)… chi desiderano essere».

Ogni anno, ai 30-40 studenti che lasciano la casa, terminati gli studi, subentrano le matricole. La vita di S. Fosca, dunque, inizia con questo ritrovarsi assieme, prima che cominci l’anno universitario. «È un modo per conoscersi e dare il tono a una coabitazione che è diversa da quella di un collegio o di un dormitorio. Si fa vita comune, e di comunione. A partire dalla Parola di Dio. Gesù permette di leggere le storie personali – tutte diverse le une dalle altre – con speranza, laddove, facilmente, si riscontrano fallimenti, prove difficili, esperienze dure».

Come si profila l’anno che viene? «Un buon numero di ragazzi temporeggia: non ha ancora prenotato il posto. L’università dà segnali di incertezza: non si capisce se ci saranno lezioni in presenza o online, se serve l’iscrizione per ogni singolo corso… Tutto ciò non incoraggia a prendere l’impegno di un anno fuori sede. È possibile che scelgano di trascorrere intanto il primo semestre a casa, per poi stabilirsi qui nel secondo. Ad oggi, le iscrizioni sono poche, ma ci aspettiamo che crescano verso settembre/ottobre».

Ci sono anche segnali in controtendenza. «A fronte della comodità di seguire le lezioni da casa, tanti ragazzi sentono il bisogno di tornare: alcuni hanno già prenotato dal 1° settembre. Non si tratta solo di frequentare le lezioni, ma di “vivere” l’università tout court: biblioteche, conferenze, confronto con i professori…».

Il programma e gli obiettivi del prossimo anno pastorale. «Alcuni appuntamenti tradizionali (la gita in barca alla scoperta di Venezia, la messa di inizio anno con il Patriarca) sono ancora in sospeso. Ci impegniamo a lavorare in diversi ambiti: spirituale, dottrinale, di accompagnamento alla vita cristiana e di approfondimento culturale». Due parole su quest’ultimo… «Cerchiamo di reagire alle domande suscitate dalla vita, e rispondere ai bisogni concreti dei nostri giovani. Che hanno un proprio percorso di studi: possono perciò condividere l’iter di ricerca della tesi, o un’esperienza Erasmus. Poi interpelliamo alcuni docenti per tematizzare questioni che esulano dal programma didattico. Abbiamo un nostro “dream team”», spiega don Gilberto. «È un gruppo ristretto che si incontra regolarmente: prega, riflette, raccoglie proposte di argomenti da approfondire».

Altre iniziative? «Con la pastorale giovanile stiamo allestendo il cammino dei Dieci Comandamenti, ideato da don Fabio Rosini, direttore del servizio diocesano per le vocazioni di Roma: è un anno di catechesi di primo annuncio. Un confronto con il vangelo per fare discernimento: chi sono io e chi posso essere alla luce della parola di Dio? Si terrà forse nella chiesa di S. Girolamo, a Mestre. Poi con pastorale giovanile, Acli, pastorale sociale del lavoro e Marcianum, vorremmo affrontare determinate tematiche socio-politiche: alcuni universitari, sia diocesani che fuori sede, ci hanno chiesto: “Aiutateci a capire come possiamo contribuire a ripensare il contesto economico anche alla luce degli argomenti toccati dal Patriarca”. Ci giungono poi richieste di approfondimento di questioni di fede da parte di universitari impegnati con l’Azione Cattolica, con il catechismo o l’animazione parrocchiale».

Un altro obiettivo, infine, è il progetto di accompagnamento allo studio. «Grazie alle risorse stanziate dalla Caritas nazionale, con pastorale giovanile e Caritas diocesana, vogliamo formare studenti universitari (e di quinta superiore) per accompagnare nello studio i più giovani penalizzati dall’interruzione della scuola a causa della pandemia». Partirà in via sperimentale dal Quartiere Pertini.

Giovanni Carnio

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Covid, Zaia sul focolaio nella caserma “Serena”: «È zona rossa, i trecento ospiti restino lì per tutta la quarantena»

Ven, 31/07/2020 - 13:36

«Il Coronavirus non deve uscire dalla caserma Serena. Quella caserma è zona rossa, dal punto di vista sanitario». Lo sottolinea il presidente del Veneto, Luca Zaia, facendo il punto sulla situazione della pandemia in Veneto, con particolare riferimento al nuovo, importante focolaio che si è acceso nell’ex struttura militare, in Comune di Casier, alle porte di Treviso.

Le 131 persone – 130 ospiti stranieri e un operatore italiano – risultate positive al Coronavirus devono rimanere nell’area della caserma fino a quando non torneranno positive. E altrettanto accadrà per gli altri quasi 200 ospiti, che al tampone fatto in questi giorni sono risultati negativi. «Ogni sette giorni – riprende Zaia – torniamo a fare il tampone alla “Serena”. Ma a nessuno di loro venga voglia di alzare la voce per chiedere di uscire. È la legge che lo impone: la quarantena va fatta lì».

Un invito viene dal Governatore anche affinché si faccia avanti chi, tra i cittadini del territorio, abbia avuto contatti recenti con i migranti che vivono nell’ex caserma. Un certo numero di essi, infatti, ha fatto lavoretti, nelle settimane scorse, presso attività della zona. «All’Ulss non interessa fare indagini amministrative; perciò chi è venuto in contatto lo segnali: si farà un tampone e basta».

L’occasione, per il presidente della Giunta regionale, è buona anche per chiedere di rivedere definitivamente il modello di accoglienza dei migranti: «Strutture come la caserma “Serena” e altre simili devono essere dismesse. È ormai certificato che questo sistema di ospitalità è fallimentare. Lo è sia dal punto di vista sanitario che culturale e sociale: in tutti i sensi».

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Venezia, aperto il bici park con 100 box e ricarica elettrica

Ven, 31/07/2020 - 12:20

E’ a disposizione di residenti e turisti il nuovo BiciPark Venezia, realizzato da Avm spa a piazzale Roma al piano -1 dell’Autorimessa Comunale, da cui sono raggiungibili a piedi in pochi minuti imbarcaderi e stazione ferroviaria. La struttura è raggiungibile in bici attraverso la pista ciclabile a sbalzo sul Ponte della Libertà imboccando poi un percorso sicuro che collega all’area riservata.

Sono cento i box automatizzati e dotati di presa di ricarica elettrica (in ogni scompartimento è installato un posto bici con binario per una più facile posa del velocipede), cui si aggiungono un’officina attrezzata per le emergenze dell’ultimo minuto (gomme sgonfie, piccole manutenzioni), sistemi di sicurezza per la rilevazione dell’occupazione, area videosorvegliata, possibilità di pagare con POS o in contanti e sistema di booking on line. Per residenti e pendolari è possibile sottoscrivere formule di abbonamento.

Aperto 24 ore al giorno, ecco le tariffe:

giornaliere 10 euro per 24 ore (incrementate a 11 per l’opzione ricarica elettrica).

giornaliero 5 euro per 24 ore, solo per i possessori di tessera VeneziaUnica, con prenotazione
mensili 25 euro (incrementate a 30 per l’opzione ricarica elettrica), solo per i possessori di tessera VeneziaUnica.

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Venezia e Mestre: gli orari fino al 30 agosto delle mense per i poveri

Gio, 30/07/2020 - 22:18

È iniziata l’estate per le mense dei poveri a Venezia e Mestre e, come di consueto, ci sono delle variazioni negli orari del servizio.

Fino a domenica 30 agosto la mensa dei padri Cappuccini, a Mestre, rimarrà chiusa. Al suo posto sarà aperta la mensa di Ca’ Letizia, in via Querini, gestita dalla San Vincenzo mestrina. Il pranzo verrà offerto alle ore 11.15.

La cena, nella terraferma veneziana, sarà perciò distribuita dalla mensa Papa Francesco, in via Mameli 37 a Marghera: il servizio avrà inizio ogni giorno alle ore 17.

A Venezia resta invece invariato l’orario della mensa alla Casa San Giuseppe, a Castello.

Da lunedì 31 agosto le mense dei Cappuccini e di Ca’ Letizia riprenderanno con i consueti orari.

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Antica Scuola dei Battuti di Mestre: primi casi di ospiti e lavoratori positivi al Coronavirus

Gio, 30/07/2020 - 20:45

Un ospite del Centro Servizi Antica Scuola dei Battuti di Mestre (facente parte di Ipav), che fino a questo momento era rimasta immune al virus, ieri è risultato positivo al Covid-19. È quanto comunica la direzione dell’ente in una nota alla luce dell’esito del tampone nasofaringeo effettuato su un ospite della struttura accolto dallo scorso settembre. E che, come tutti gli altri, da marzo ad oggi è stato sottoposto a sette campagne di screening (l’ultima il 9 luglio) che finora avevano dato esito negativo. È scattata l’immediata attivazione dello screening anche nei confronti di tutti gli altri ospiti presenti (314) e dei dipendenti del Centro Servizi (385). Arrivando ad eseguire complessivamente, nel corso della giornata di ieri, 248 tamponi mentre oggi più di 350.

«Dagli esiti attualmente disponibili – si legge ancora nella nota – sono risultati positivi 12 ospiti, appartenenti al medesimo nucleo assistenziale, tempestivamente “isolato”, e 2 lavoratori, posti in isolamento fiduciario presso il proprio domicilio. La situazione viene costantemente monitorata da un punto di vista sanitario, dal personale medico ed infermieristico, con la supervisione del Dipartimento di Igiene e Prevenzione dell’Ulss 3». Una condizione che ha reso necessario rafforzare tutte le più rigide misure di prevenzione, già da tempo in atto, arrivando a sospendere le visite dei familiari – effettuate in modalità protetta – fino a nuova contraria comunicazione. E intanto vanno avanti le indagini sui contatti stretti dei dipendenti risultati positivi, al fine di agevolare l’attività di mappatura e contenimento dell’epidemia.

«È stato immediatamente riunito il gruppo di lavoro composto dal presidente, da un componente del Consiglio di Amministrazione e dalla direzione della struttura insieme alla direzione dell’area socio sanitaria dell’ente, per affrontare e coordinare l’emergenza intervenuta. Sono state messe in atto, in stretta collaborazione con l’Ulss 3 Serenissima, tutte le misure previste dal “Piano di Sanità pubblica”, adottato nel rispetto delle vigenti disposizioni normative nazionali e regionali in data 21/07/2020».

Queste le azioni condotte: sono stati sospesi i nuovi accoglimenti, informati telefonicamente i familiari degli ospiti risultati positivi ed individuato il personale dedicato a quelli in isolamento. E ancora, sono state date disposizioni affinché gli ospiti consumino i pasti in camera, è stata effettuata una sanificazione straordinaria di tutta la struttura e svolta un’attenta indagine dei contatti stretti sia degli ospiti che del personale dipendente.

(M.G.)

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Covid, balzo dei nuovi casi positivi: sono 129 solo nel centro di accoglienza per migranti a Casier. 16 nuovi casi nel Veneziano

Gio, 30/07/2020 - 16:36

Sono 129 le persone positive al Covid-19, della cui positività si è saputo in queste ore. Sono ospiti della ex caserma Serena di Casier, in provincia di Treviso, divenuta centro di accoglienza per migranti.

Dopo aver verificato tre casi positivi, nei giorni scorsi, nell’ex caserma sono stati eseguiti 315 tamponi – 293 sui migranti e 22 sugli operatori – che hanno evidenziato 129 positività tra gli ospiti.

Un focolaio importante, anche si tratta di tutti casi asintomatici. Per tutti – ma anche per chi è risultato negativo al tampone, compresi gli operatori – è stata disposta la quarantena.

I nuovi casi hanno fatto fare un balzo ai numeri dell’epidemia in Veneto: superata la soglia psicologica dei 20mila casi diagnosticati con tampone (sono 20.003) dall’inizio della diffusione del virus.

E sono diventate 891 le persone attualmente positive all’infezione (erano poco più di 400 all’inizio del mese di luglio).

Rispetto a ieri sera alle ore 17 il bollettino della Regione, aggiornato alle ore 8 di stamattina, segnala anche 16 nuovi casi in provincia di Venezia.

Stabile, almeno rispetto agli ultimi giorni, il numero dei pazienti ricoverati in ospedale: in totale sono 34. Da segnalare, però, il ritorno dei ricoveri in terapia intensiva: sono 3.

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Diocesi: nuove nomine di parroci e amministratori

Mer, 29/07/2020 - 22:00

Si rendono note alcune nomine e designazioni compiute in questi ultimi giorni.

Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha nominato:

– Don Paolo Bellio amministratore ad interim delle Parrocchie di Carmini, Gesuati e San Trovaso (Venezia);

– Sr. Simone Pereira de Araújo (Caburlotto) Economo diocesano ad quinquennium.

Il Patriarca ha inoltre designato:

– Don Fabio Miotto parroco delle Parrocchie del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Maria Elisabetta (Cavallino-Treporti) ad novem annos;

– Don Cesare Maddalena collaboratore delle Parrocchie di Angelo Raffaele, Carmini, Gesuati, San Nicolò dei Mendicoli e San Trovaso;

– Don Marino Gallina parroco della Parrocchia di San Canciano (Venezia) ad novem annos;

– Don Fabio Mattiuzzi parroco della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù (Mestre) ad novem annos;

– Don Francesco Marchesi amministratore della Parrocchia di Santa Lucia Vergine e Martire (Zelarino);

– Don Mauro Margagliotti amministratore della Parrocchia di Santa Maria della Pace (Mestre), rimanendone parroco don Liviano Polato.

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Diocesi: Suor Simone Pereira de Araújo nominata Economo Diocesano

Mar, 28/07/2020 - 18:04

Il Patriarca Francesco Moraglia, sentito il parere del Consiglio diocesano per gli affari economici e del Collegio dei Consultori, ha nominato nuovo economo diocesano suor Simone Pereira de Araújo, religiosa della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe del Beato Luigi Caburlotto. Suor Simone (nella foto) subentra al presbitero diocesano don Andrea Longhini, che aveva concluso il suo mandato.

«Questa nomina è stata una sorpresa per la Congregazione di cui faccio parte – ha commentato suor Simone al settimanale diocesano Gente Veneta – ma è stata accolta con spirito di fede e di servizio alla Chiesa, per questo mi è stata concessa la possibilità di mettermi a disposizione. Voglio affrontare questo servizio con spirito di collaborazione e di apertura ad una realtà che non conosco ma nella quale, sono certa, avrò l’aiuto di chi già sta lavorando in ambito amministrativo. Il nostro Fondatore – il Beato Padre Luigi Caburlotto, che nella sua vita ha sempre affrontato l’ambito amministrativo con saggezza, lungimiranza e spirito di distacco e di obbedienza – sarà per me modello e guida di amministratore saggio e prudente».

Suor Simone Pereira de Araújo è nata nel 1972 a Porto Feliz (Stato di San Paolo, Brasile) e fa parte dal 1995 delle Figlie di San Giuseppe del Caburlotto. A San Paolo del Brasile si è laureata in Pedagogia e Scienze religiose mentre tra il 2006 e il 2012 ha frequentato a Venezia la Facoltà di Diritto Canonico San Pio X conseguendo la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico. Dal 2011 al 2016, in Brasile, è stata consigliera e segretaria provinciale e poi, dal luglio 2016, vicaria dalla superiora provinciale; è stata inoltre preside di scuola (infanzia, primaria e secondaria di I e II grado) nonché coordinatrice della catechesi parrocchiale. Nel luglio 2017 suor Simone è ritornata a Venezia e da allora abita nella casa generalizia delle Figlie di San Giuseppe del Caburlotto dove ha il compito di consigliera e segretaria generale dell’istituto; nel 2018 e 2019 è stata anche docente di Diritto Canonico alla Facoltà San Pio X. Tuttora collabora con le parrocchie di San Nicolò dei Mendicoli e Angelo Raffaele a Venezia.

Secondo il canone 494 del Codice di Diritto Canonico (e nello specifico i paragrafi 3 e 4) indica i nuovi compiti di Suor Simone: «È compito dell’economo, secondo le modalità definite dal consiglio per gli affari economici, amministrare i beni della diocesi sotto l’autorità del Vescovo, fare sulla base delle entrate stabili della diocesi le spese che il Vescovo o altri da lui incaricati abbiano legittimamente ordinato. Nel corso dell’anno l’economo deve presentare al consiglio per gli affari economici il bilancio delle entrate e delle uscite».

Marco Zane

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Nuova piattaforma di e-commerce per cento aziende artigiane di Venezia, con il sostegno della Fondazione JP Morgan

Mar, 28/07/2020 - 16:31

Realizzare una piattaforma di e-commerce dedicata all’artigianato artistico e tradizionale veneziano, per rilanciare con le vendite on line un settore produttivo prestigioso e ricco di storia e di cultura, ma attualmente in ginocchio dopo i due colpi tremendi e ravvicinati dell’acqua alta dello scorso novembre e dell’emergenza Coronavirus.

Questo l’obiettivo del progetto Venice Original E-Commerce, messo a punto dalla CNA di Venezia con il sostegno della Fondazione JP Morgan: un partner d’eccezione per dare una mano alla città in un momento di eccezionale difficoltà.

«Un momento che – ahinoi – dura appunto da novembre» rammenta il segretario della CNA del Centro Storico Roberto Paladini «quando i danni della marea straordinaria già avevano colpito pesantemente la capacità di sopravvivenza delle imprese veneziane».

«In quella ferita ancora aperta» prosegue «si è inserito l’impatto devastante del Covid 19. La chiusura forzata delle attività ha dato il colpo di grazia a molte botteghe artigiane, e a farle ripartire purtroppo non bastano gli ammortizzatori sociali attivati dal governo. Il lockdown ha fermato il turismo, con prospettive fosche per tutto il 2020 e almeno fino a metà 2021. Molti artigiani del settore artistico sono arrivati a pensare di riconvertire l’attività!»

Parole che sintetizzano il contesto in cui Venice Original E-Commerce s’impegna a sostenere quell’autentico giacimento di cultura e “saper fare” che è rappresentato dai mestieri tradizionali della città. Aiutando le sue imprese a diversificare i modelli di generazione di reddito e di valore complessivo, arricchendo i canali di vendita e promuovendo al contempo un turismo di qualità, responsabile e sostenibile.

Il progetto con cui ora unisce le sue forze a quelle di CNA è decisamente ambizioso, e prevede la realizzazione di un portale web in grado di rapportarsi in maniera unitaria con i grandi colossi della vendita online; inoltre, coinvolge anche la gestione logistica e del packaging dei prodotti, che dovrebbero avere un marchio univoco di garanzia ed un uniforme confezionamento.

Per gli artigiani sarà totalmente gratuito, e mira ad essere in grado di autosostenersi per quando il contributo di Fondazione JP Morgan arriverà a cessare.

«L’iniziativa, che durerà complessivamente due anni, è destinata a cento imprese artigiane veneziane» spiega Paladini. «Queste saranno chiamate a garantire precisi standard qualitativi: da un lato conformi alle indicazioni della nuova Legge regionale sull’artigianato; dall’altro nel rispetto delle regole che saranno fissate dal Comitato scientifico di progetto, composto da un rappresentante del Comune, da uno di JP Morgan Foundation e da quattro docenti universitari di assoluto prestigio».

Venice Original E-Commerce, infine, sosterrà gli artigiani anche con opportunità di formazione nel marketing e nella comunicazione, per dar loro modo di acquisire nuove competenze (anche digitali) utili a promuovere le loro attività in modo innovativo e ad individuare nuove strade per farsi conoscere dalla potenziale clientela.

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Veneto, ok al calendario scolastico: in aula dal 14 settembre al 5 giugno. Il 4 marzo Giornata della Musica in onore di Vivaldi

Mar, 28/07/2020 - 15:52

Le scuole in Veneto apriranno il 14 settembre; l’ultima campanella per elementari medie e superiori suonerà sabato 5 giugno, il 30 giugno per quelle dell’infanzia. Lo prevede il calendario scolastico regionale approvato dalla Giunta veneta, su proposta dell’assessore all’Istruzione e Formazione.

“La definizione del calendario scolastico è stata quest’anno molto attesa e travagliata –premette l’assessore alla scuola del Veneto – a causa di una modifica di legge, al limite della legittimità costituzionale, inserita in sede di conversione al decreto scuola (dl 34) che ha imposto alle Regioni di attendere i ritardi del Governo. Inoltre resta il problema di non avere risolto il nodo dei seggi elettorali allestiti nelle scuole: una decisione alla quale la Regione Veneto si era opposta da mesi e che penalizzerà ancor più la già difficile situazione scolastica che dovrà far recuperare agli studenti quante più ore possibili di quelle perse quest’anno a causa della pandemia”.

“Rispetto agli anni scorsi quello che andiamo a proporre ai dirigenti scolastici è un calendario sicuramente diverso e più flessibile – spiega l‘assessore – in considerazione dell’emergenza sanitaria che ha penalizzato e sta penalizzando la scuola più di altri settori, dell’incertezza che continua a gravare sull’avvio di settembre, comprese le elezioni che impegnerà molte sedi scolastiche ad anno scolastico appena avviato. E, non ultimo, delle ulteriori misure di contenimento del rischio di contagio che dal prossimo autunno potranno coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado. Il calendario regionale 2020-2021 dà quindi ampi margini di manovra ai dirigenti scolastici in modo che, nell’ambito della propria autonomia organizzativa e d’intesa con gli organi collegiali, possano organizzare al meglio il tempo-scuola e coniugare eventuali imprevedibili esigenze di chiusura o di reperimento locali con l’obbligo di garantire i 200 giorni di insegnamento. Eventuali variazioni al calendario scolastico non potranno comunque sospendere le lezioni per più di tre giorni l’anno”.

A beneficiare dei margini di flessibilità sono innanzitutto le scuole dell’infanzia, che potranno anticipare la riapertura al 1° settembre e chiudere il 30 giugno.

Feste e periodi di vacanza saranno uguali per tutte le scuole di ogni ordine e grado: non si farà lezione il 1° novembre, il 7 (ponte) e l’8 dicembre, dal 24 dicembre al 6 gennaio (vacanze di Natale), dal 15 al 17 febbraio (Carnevale e Mercoledì delle ceneri), dall’1 al 6 aprile (vacanze di Pasqua) il 25 aprile, il 1°maggio, il 2 giugno e il giorno della festa patronale.

Le giornate di sospensione delle lezioni per le consultazioni elettorali del 20 e 21 settembre dovranno essere recuperate dagli istituti sede di seggio, nell’ambito della propria autonomia organizzativa.

Anche quest’anno il calendario regionale conferma le Giornate dello sport per le scuole di ogni ordine e grado. Ma anche questa iniziativa educativa di avvicinamento alla pratica sportiva in ambito scolastico, arrivata alla sua quarta edizione, potrà essere organizzata in modo flessibile e potrà beneficiare della proroga dei progetti già impostati per questa primavera e sospesi a causa Covid. “Rispetto alla data tradizionale che cade a seguito delle vacanze di Carnevale (18-20 febbraio 2021), quest’anno le Giornate dello sport – sottolinea l’assessore – potranno essere organizzate anche in date diverse, per gli sport invernali dal 7 gennaio 2021 fino alla data di chiusura degli impianti sportivi, e dal 18 febbraio fino al 15 maggio per le discipline sportive all’aria aperta”.

Infine, un’altra novità: la Regione Veneto intende promuovere lo studio e la conoscenza della musica e della danza, in ogni ordine e grado del percorso scolastico. Perciò invita tutte le scuole di fare del 4 marzo, 343° anniversario della nascita del maestro del barocco veneziano Antonio Vivaldi, la “Giornata della musica” organizzando attività di conoscenza, ascolto e laboratorio musicale. Sempre nel mese di marzo, il 22, tutte le scuole venete sono invitate a celebrare la Giornata della legalità, approfondendo in orario scolastico temi e iniziative dedicate alla convivenza civile, alle leggi e ai valori della legalità.

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Covid, nell’Ulss 3 veneziana 36 casi positivi e 232 persone in isolamento: a gestirli le sale di controllo di Mestre e Dolo

Mar, 28/07/2020 - 13:48

In piazzale Giustiniani, a Mestre, opera un nucleo silente anti Covid-19 del Servizio di igiene e sanità pubblica che mappa i veneziani venuti a contatto con qualsiasi persona risultata positiva al Coronavirus. Una control room che al culmine dell’emergenza è diventata il braccio destro dell’Unità di crisi, la cabina di regia dell’Ulss 3 Serenissima nel contrasto al virus.

Mentre nell’Unità di Crisi, che ha sede in via don Tosatto, si mettono in campo le strategie per la gestione dell’emergenza epidemiologica, qui, a pochi chilometri di distanza, in una sala del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria, sei professionisti tra medici e sanitari guidati dal direttore del Sisp Vittorio Selle, ogni giorno gestiscono via telefono una media di 150 persone.

Sono i “contatti”, cioè quei soggetti che gravitano attorno ai pazienti positivi. Dalla control room li cercano, li tracciano e organizzano l’effettuazione del tampone, pronti a intervenire all’insorgenza dei primi sintomi: 1.956 i casi positivi emersi, quasi 5 mila i contatti dei positivi raggiunti, di cui attualmente restano in sorveglianza attiva 180 utenti. E poi altri 1.608 viaggiatori al rientro in Italia presi in carico a vario titolo, di cui 140 ad oggi sotto sorveglianza attiva.

Gli operatori della sede di Piazzale Giustiniani effettuano il loro monitoraggio assieme a quelli della nascente gemella control room di Dolo, che conta altri sei professionisti ai quali si aggiungono, anche qui, quattro operatori dedicati all’ulteriore sorveglianza telefonica, dislocati in un’altra stanza.

Indagine epidemiologica, gestione dei casi sospetti, calendarizzazione dei tamponi e comunicazione del risultato, invio delle certificazioni di negativizzazione e di fine isolamento, controllo dei dati relativi agli screening sierologici, gestione di casi difficili con sostegno al lutto, al panico dovuto all’isolamento e alle difficili dinamiche familiari: “Sono solo alcune delle attività svolte in questi mesi. Diretto e supervisionato dall’Unità di Crisi dell’Ulss 3 Serenissima, questo team ha saputo giocare di squadra e dare un contributo sostanziale alla strategia di contenimento del contagio” sottolinea il Direttore generale dell’Azienda sanitaria veneziana Giuseppe Dal Ben.

Al culmine dell’emergenza gli operatori della control room sono lievitati a 35. “Anche qui stiamo contrastato il Covid-19, e anche qui ci stiamo difendendo mettendo in campo ogni energia e ogni professionalità a nostra disposizione. In questo momento nella nostra Azienda ci sono 36 casi positivi e 232 persone in isolamento. Stiamo aggredendo i focolai nell’immediato. In questa fase risulta fondamentale che le persone sottoposte a quarantena e isolamento rispettino le indicazioni date dal Servizio di igiene e sanità pubblica. Il periodo estivo invita ad aumentare le situazioni di incontro, prossimità e convivialità, ma come abbiamo sempre chiesto, e continuiamo a chiedere, ai cittadini di rispettare le regole, a chi è sottoposto a un momento di monitoraggio si domanda il ferreo rispetto delle indicazioni” ricorda il Direttore generale.

E nulla, a emergenza sopita, verrà smantellato. “Questa cabina resta – spiega il dottor Selle – e si strutturerà sempre di più, anche a livello tecnologico. Lavoriamo già con strumentazioni d’avanguardia e presto vorremmo collegarci anche con eventuali iniziative di monitoraggio tecnologico della cittadinanza a livello nazionale. Non dobbiamo farci cogliere impreparati. Bisogna abituarsi all’idea che non solo questo virus possa tornare, ma che in futuro possano svilupparsi epidemie di altro tipo”.

Tra le dotazioni in crescita, l’ultimo arrivo è stato appeso alle pareti: nella sala di comando è appena comparsa una grossa lavagna luminosa con sistema di biosorveglianza georeferenziata. Per favorire una visione d’insieme e tenere sempre sotto controllo eventuali recrudescenze o nuove epidemie, nei pannelli interattivi ora si illuminano i cluster e i casi singoli in tempo reale, appena il tampone viene validato.

La control room di piazzale Giustiniani e quella gemella di Dolo sono sempre in collegamento con l’Unità di Crisi che le fornisce le direttive, con i medici di base, con la microbiologia che segnala la positività al tampone, con le Unità speciali di continuità assistenziali. “Disponiamo il tamponamento a tutte le persone entrate significativamente a contatto con un positivo – dice il dottor Selle -, per capire se attorno al caso indice ci siano altri infetti. Chi sta bene viene in ambulatorio dai nostri operatori, altrimenti si attiva la procedura a domicilio”.

Non solo, oltre a mappare i contatti attorno al caso di positività accertato, al tracciamento si affianca anche la presa in carico del positivo in isolamento domiciliare. Da qui parte poi la sorveglianza sanitaria e la disposizione dei tamponi di verifica per certificarne la guarigione al quattordicesimo giorno (accertabile solo dopo due esiti negativi consecutivi). “E nel frattempo sentiamo tutti i giorni il paziente per verificare come sta”.

Lo stesso controllo è avvenuto con le case di riposo: nella fase acuta la supervisione ha contato una media di 607 telefonate al mese per verificare lo stato di salute degli operatori positivi, che sono da aggiungere a tutte le altre telefonate fatte anche ai 1.106 contatti stretti degli operatori risultati infetti. In questi mesi la control room ha anche monitorato giornalmente 1.173 ospiti delle case di riposo. La supervisione ha riguardato le case di riposo di tutta l’Ulss 3, con un medico dedicato e la gestione dei rapporti con i coordinatori e i direttori degli ospizi.

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