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Ecco “rEstate in città”: musica, teatro, sport e cinema, nella stagione estiva, tra Venezia e Mestre

Mar, 25/06/2019 - 15:49

“rEstate in città. Musica, teatro, sport e cinema tra terra e laguna”, la rassegna estiva del Comune di Venezia, è stata presentata questa mattina a Forte Marghera, dall’assessore comunale alla Coesione sociale, Simone Venturini, insieme al capo di Gabinetto del sindaco, Morris Ceron. La rassegna, che coinvolgerà sia la terraferma che il centro storico, rientra nel progetto cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, nell’ambito del Programma Operativo Città Metropolitane (PON Metro) 2014-2020.

L’assessore Venturini si è soffermato sul valore sociale del cartellone, sottolineando la volontà di offrire ai cittadini di tutte le età occasioni di intrattenimento per stare insieme e divertirsi in luoghi sicuri e migliorati dopo lavori di riqualificazione urbana, residenziale e sociale: “Anche chi non andrà in vacanza avrà modo di godersi la città – ha aggiunto Venturini – con spettacoli di teatro, musica, cinema e molto altro, con un programma ricco e in continuo divenire. Saranno confermati i format dello scorso anno ma ci saranno anche molte novità”.

I presenti alla presentazione, a Forte Marghera, del cartellone di “rEstate in città”

Tornano infatti gli appuntamenti che hanno già animato l’estate 2018, come il “Cinemoving”, ovvero il cinema itinerante, e il “Candiani Estate”, il programma musicale e letterario del Centro culturale Candiani di Mestre. Le novità saranno invece “Alba Festival”, quattro giornate di arte musica e cultura al parco Albanese, i tornei di basket in tutto il territorio e il ritorno del cinema a San Polo.

Il programma del cinema itinerante, organizzato dal Settore Cultura del Comune di Venezia, con decine di appuntamenti tra Venezia e Mestre, torna dal 20 giugno al 25 agosto con nuove location ma con la medesima formula: un furgone attrezzato con schermo, proiettore e 99 sedie. Per l’estate 2019 è stato ampliato il numero di serate ma la novità sarà appunto il ritorno del cinema a Venezia in Campo San Polo dal 9 al 18 agosto. L’ingresso è libero e gratuito per ogni serata. Senza dimenticare poi che è sempre valido l’invito a portare la sedia da casa.

Dopo il successo della prima edizione torna anche Candiani Estate, dal 26 giugno al 31 luglio, la rassegna di musica e libri che animerà le serate mestrine: una kermesse di qualità sia in fatto di generi che di stili che abbraccerà un pubblico vasto ed eterogeneo e animerà la piazza due sere la settimana, coinvolgendo quanti sceglieranno il centro della città e l’arte del Candiani per trascorrere un’estate all’insegna della cultura.

Tra le novità di quest’anno proposte dal Settore Cultura, in collaborazione con Macaco Records, ci sarà l’Alba Festival al parco Albanese, dal 27 al 30 giugno, quattro giornate di arte musica e cultura; si tratta di un festival estivo che si distinguerà per la sua particolare aspirazione artistica. E’ rivolto ai giovani ma anche alle famiglie e propone un vero e proprio percorso attraverso le arti grazie a workshop per ragazzi e attività artistiche trasversali. Non il solito festival, quindi, ma un movimento artistico per avvicinare i cittadini all’arte in modo alternativo e ludico.

Infine a luglio e agosto anche il teatro arriverà sotto casa di veneziani e mestrini con il programma proposto dal Teatro Stabile del Veneto intitolato “Sottocasa il teatro nelle città”, con tanti spettacoli gratuiti alle ore 18 e alle 21. Il programma completo su www.teatrostabileveneto.it

Tutti gli appuntamenti si possono consultare su www.comune.venezia.it/content/estate-citt-0

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Polisportiva giovanile salesiana di nuovo vincente: Pgs Hyades del Lido di Venezia campione a pallavolo

Mar, 25/06/2019 - 13:06

Una Polisportiva giovanile salesiana di nuovo vincente. Stiamo parlando della Pgs Hyades fresca del titolo di campione provinciale nel campionato di pallavolo di terza divisione femminile.

Nella partita decisiva la squadra del Lido di Venezia ha battuto per 3 a 2 la formazione Synergy Elelui Spinea, al termine di cinque set molto combattuti.

Questi i nomi delle ragazze campionesse provinciali (nella foto): Petra Busetto, Crystal Cancian, Elisa D’Este, Giulia Dal Bo, Nicole Fontebasso, Monica Maggion, Federica Moro, Simona Quagliata, Carlotta Purisiol, Veronica Vianello, Vanessa Toniolo, Sofia Segalin.

Grande soddisfazione per il sodalizio presieduto da Giovanni Cavalli, con un direttivo molto consolidato in cui è sempre spiccato l’impegno del segretario Paolo Marchiò. Il club è nato nel 1988 agli Alberoni tra i fondatori suor Adelia Sachespi e alcuni genitori. (L.M.)

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Olimpiadi 2026 a Cortina e Milano. Ca’ Foscari: produrranno 1,5 miliardi di Pil e 13.800 posti di lavoro

Lun, 24/06/2019 - 18:21

Vittoria per Cortina d’Ampezzo e Milano, vittoria per l’Italia: le Olimpiadi invernali del 2026 si svolgeranno nel nostro Paese. Lo ha annunciato poco fa, a Losanna, il presidente del Cio Thomas Bach. La candidatura di Milano-Cortina è stata preferita a quella svedese di Stoccolma-Are. L’Italia tornerà quindi ad ospitare i Giochi invernali per la terza volta, vent’anni dopo Torino 2006 e 70 anni dopo l’edizione di Cortina 1956.

Proprio stamattina era stato reso noto uno studio, coordinato dal docente di Ca’ Foscari Jan van der Borg, che quantifica le ricadute economiche attivate dai Giochi olimpici invernali.

Secondo questa ricerca le Olimpiadi produrranno un Pil di quasi 1,5 miliardi di euro e genereranno (solo tra Veneto e Trentino Alto Adige) 13.800 posti di lavoro). Consentiranno infine un gettito fiscale di 226 milioni di euro, tra imposte indirette e tasse locali.

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Giotto e la cappella degli Scrovegni: la mostra di Jesolo inaugurata dal Patriarca

Lun, 24/06/2019 - 16:48

Inaugurata oggi dal Patriarca, a Jesolo, “Giotto. La cappella degli Scrovegni”. È una mostra itinerante, ideata e cura dal prof. Roberto Filippetti e organizzata dall’associazione culturale “Mons. Giovanni Marcato” di Jesolo, con il patrocinio dell’assessorato comunale alla Cultura.

Si tratta di una fedelissima riproduzione in scala 1:4 della padovana Cappella degli Scrovegni, che conserva i grandi capolavori di Giotto. La Cappella proposta al pubblico, a Jesolo, occupa uno spazio di circa 100 metri quadrati, si sviluppa su un perimetro di 3,50 mt x 2,30 ed è alta 3 metri e 50.

Queste dimensioni fanno comprendere come sia tranquillamente visitabile, offrendo quindi la possibilità di soffermarsi ad osservare da vicino il prezioso ciclo degli affreschi del genio. L’ingresso è libero.

C’è la possibilità di usufruire di visite guidate gratuite che saranno a cura di un gruppo di studenti delle scuole superiori di Jesolo e San Donà, nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro.

L’esposizione, al PalaInvent in Piazza Brescia, rimarrà aperta fino al 21 luglio. Osserverà il seguente orario di apertura: dalle ore 18.30 alle ore 22.30. Visite guidate gratuite su prenotazione al cell. 329.84.93.960.

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In notturna a vedere la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: proposta per venerdì 28 giugno

Lun, 24/06/2019 - 14:42

La Scuola Grande San Giovanni evangelista, a Veenzia, propone una nuova visita guidata, in lingua italiana, venerdì 28 giugno alle 20.30. Il costo è di 15 euro e la durata un’ora e mezzo. Per prenotare la visita scrivere [email protected] specificando il nome del referente per l’iscrizione, il numero di telefono del referente, il numero di persone per le quali si desidera effettuare la prenotazione.

Tra le quattro Scuole Grandi che sorsero a Venezia nel 1260 – 1261, in seguito al movimento dei battuti o flagellanti, la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, tuttora viva in Venezia, è la più antica. Il complesso edilizio della Scuola, di grande pregio artistico, è il risultato di un avvicendarsi secolare di interventi architettonici e decorativi che, a partire da una prima limitata fabbrica della metà del XIV secolo, andò gradualmente ampliandosi con l’accrescersi dell’importanza devozionale ed economica del sodalizio.

Un primo rifacimento seguì la donazione della prestigiosa Reliquia della Croce, avvenuta nel 1369, mentre nella seconda metà del XV secolo vennero realizzati, all’esterno dell’edificio, il septo marmoreo di Pietro Lombardo (1478-1481), misuratissima composizione architettonica e capolavoro della scultura rinascimentale veneziana e all’interno, il superbo Scalone a doppia rampa (1498), straordinario esempio dello stile del bergamasco Mauro Codussi.

Le ultime significative e radicali modifiche architettoniche del complesso edilizio furono quelle settecentesche della Sala Capitolare, destinata ad accogliere l’assemblea generale dei confratelli, avvenute fra il 1727 ed il 1762 sotto la direzione di Giorgio Massari, architetto di comprovata maestria che realizzò un ambiente di grande effetto, elegante e luminoso. Il salone è impreziosito da numerose tele di D. Tintoretto e G. Tiepolo.

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Venezia, parte la festa di San Pietro di Castello. La novità delle stoviglie compostabili

Lun, 24/06/2019 - 14:24

Una festa millenaria che il prossimo anno raggiungerà il traguardo della sua 50esima edizione “moderna”. Stamattina è stato presentato a Ca’ Farsetti il cartellone ufficiale della Festa di San Piero de Casteo, una ricorrenza le cui radici si perdono nei secoli. All’incontro con la stampa hanno partecipato l’assessore all’Ambiente, Massimiliano De Martin, il direttore del Servizio igiene ambientale – Centro storico di Veritas, Federico Adolfo, il presidente dell’associazione organizzatrice della Festa, Paolo Basili, e il suo responsabile eventi, Pierandrea Ventura.

Da mercoledì 26 a domenica 30 giugno, dunque, nel campo della Basilica di San Pietro di Castello, spazio a regate, cultura, musica, concerti, stand gastronomico e decine di eventi rivolti a tutti, dai più grandi ai più piccoli. Una delle novità di questa edizione sarà l’utilizzo di stoviglie in plastica compostabile, il cui residuo dopo il processo di riciclaggio viene inviato a Enel per produrre energia elettrica. Si tratta di una delle prime decisioni prese dal Coordinamento feste popolari/tradizionali veneziane, nato di recente, che riunisce gran parte degli organizzatori di eventi di questo tipo del centro storico lagunare.

“L’Amministrazione comunale non può che promuovere queste iniziative del territorio – ha commentato l’assessore De Martin – perché sono parte integrante del territorio stesso. La Festa di San Piero de Casteo nasce attorno a una ricorrenza religiosa che si svolgeva il 29 giugno, giorno dedicato ai santi Pietro e Paolo. Voglio sottolineare le molte iniziative culturali in programma, perché la cultura è patrimonio di tutti e bisogna allargarne la fruizione il più possibile. Spero che a questa festa vengano anche molti veneziani di terraferma, così come spero, ma ne sono convinto, che molti veneziani del centro storico parteciperanno ai prossimi grandi appuntamenti di Mestre e Marghera. Una città si può dire ‘viva’ se i suoi abitanti si muovono e si incontrano. Questa festa, però, è importante anche perché iniziamo a promuovere una politica diversa di gestione di scarti e rifiuti di plastica, un tema che è stato dibattuto in maniera approfondita anche durante il recente Salone Nautico. Questo tipo di plastica è totalmente compostabile, ma serve anche sensibilizzare cittadini e turisti a non lasciare rifiuti in giro – ha concluso De Martin – Meno si sporca e prima si pulisce”.

Una politica di sensibilizzazione che vede Veritas in prima linea, non solo nella raccolta dei rifiuti ma anche nel rendere l’evento il più sostenibile possibile: “Daremo il nostro apporto – ha spiegato il direttore del Servizio Igiene Ambientale del Centro storico di Veritas, Federico Adolfo – Ogni anno ci si muove sempre più nella direzione del rispetto dell’ambiente, migliorando i tassi di raccolta differenziata. Anche quest’anno posizioneremo cestini e cassonetti ad hoc, cui si aggiungerà materiale informativo per differenziare al meglio i rifiuti. Costante – ha concluso Adolfo – sarà il nostro impegno per garantire la pulizia del sito”.

Il compito di annunciare alcuni tra gli eventi principali della Festa è spettato al presidente dell’Associazione “Comitato San Pietro di Castello”, Paolo Basili, e al responsabile degli eventi, Pierandrea Ventura: “La nostra è un’associazione di soli volontari – ha spiegato Basili – saremo in 150 per garantire la buona riuscita dell’evento. Abbiamo cercato di offrire ai cittadini non solo un’occasione di svago, ma anche un cartellone di qualità. I numeri ci stanno dando ragione, visto che ogni anno il pubblico è cresciuto e l’anno scorso in cinque giorni abbiamo registrato circa trentamila presenze”.

Oltre alla cerimonia dell’anello piscatorio di domenica 30 giugno, che da un secolo a questa parte i pescatori consegnano al patriarca di Venezia, e la Messa solenne officiata dal Patriarca Francesco, sarà offerta, grazie alla collaborazione dell’associazione Il Sestante, la possibilità di effettuare tour gratuiti su imbarcazioni ibride anche all’interno dell’Arsenale. In programma visite guidate nella Basilica e una mostra fotografica sul disastro che ha colpito le Dolomiti nell’ottobre scorso, con la collaborazione della Protezione civile del Veneto. Confermati la 25esima Regata delle Marie (sabato), che riceveranno una simbolica “dote” come tradizione vuole, e il Mercatino della solidarietà. Novità di quest’anno l’iniziativa “Un filo che unisce”, un laboratorio di uncinetto nato a gennaio 2019 che realizzerà un drappo che sarà appeso domani al campanile della Basilica. Le sue “piastrelle” saranno vendute per beneficenza e il ricavato sarà devoluto al reparto di Pediatria dell’Ospedale Civile di Venezia.

Naturalmente durante i cinque giorni di festa protagonista sarà la musica, dalla samba al pop, dalle tribute band agli artisti più affermati: tra gli eventi clou, grazie alla collaborazione di Hard Rock Café Venezia, domenica 30 giugno, con inizio alle 21.15, è in programma il live del padovano Damien McFly, con le sue sonorità indie e folk. Gli Ska-J, invece, suoneranno in acustico venerdì 28 nell’ambito di “Musicaspettando… In coa”: un modo per offrire un intrattenimento musicale a chi attende il proprio turno per ordinare e ritirare i piatti.

Per il programma dettagliato degli eventi consultare il sito https://www.sanpierodecasteo.org

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Imbottigliavano e vendevano vini falsi Igt. Evase imposte per 19 milioni. Lo scopre la Guardia di Finanza di Venezia. Tre arresti e 23 milioni sequestrati

Lun, 24/06/2019 - 12:11

Imbottigliavano e vendevano vini falsamente etichettati Igt. La frode è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Venezia.

E perciò stamattina il Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia ha dato esecuzione all’ordinanza con cui il Giudice delle Indagini Preliminari di Asti ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 persone, l’obbligo di dimora per altre 2 e il sequestro per equivalente di oltre 23 milioni di euro, perché gravemente indiziati dei reati di associazione a delinquere transnazionale, finalizzata all’evasione fiscale, alla frode in commercio e al riciclaggio.

Sono state eseguite, in tutto il territorio nazionale, perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di ulteriori soggetti coinvolti nella frode, in cui sono complessivamente indagate 60 persone.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, è stata originata da una verifica fiscale, avviata nel corso dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia nei confronti di un’azienda agricola trevigiana, risultata aver imbottigliato e immesso in consumo, in ambito nazionale e comunitario, vini bianchi, rossi e rosati da tavola falsamente etichettati “IGT”.

Dai successivi riscontri di polizia giudiziaria è stato appurato che oltre 254.000 bottiglie di tale prodotto erano state cedute a un’impresa del cuneese che, a propria volta, le aveva distribuite sui mercati italiano e nordeuropeo con altro vino dalle medesime caratteristiche reperito da altri operatori.

Le perquisizioni eseguite nei confronti della rete di società risultate coinvolte hanno permesso di sequestrare, nel complesso, circa 150.000 bottiglie di vino fraudolentemente etichettate DOC e/o IGT, nonché documentazione contabile ed extracontabile attestante il trasporto di ingenti quantitativi di vino verso il Regno Unito, il Belgio e la Germania.

Con approfondimenti contabili e indagini finanziarie i finanzieri hanno ricostruito la filiera illecita e i sistemi di frode utilizzati per immettere in consumo vino, birra e superalcolici in evasione d’imposta.

Gli schemi fraudolenti utilizzati dall’organizzazione variavano a seconda che i prodotti fossero destinati in Italia o all’estero.

Nel primo caso, le imprese produttrici operavano la cessione di modesti quantitativi di vino a operatori economici compiacenti, emettendo regolare documento di trasporto e fattura con applicazione dell’IVA.

A queste stesse ditte, in realtà, il vino veniva ceduto “in nero” in quantità ben maggiori, grazie all’interposizione di imprese virtuali, senza un’effettiva organizzazione aziendale, alle quali il prodotto veniva fittiziamente venduto con false fatture, tra l’altro senza applicazione dell’IVA per effetto dell’utilizzo di dichiarazioni attestanti l’intento di esportare la merce emesse dalle stesse aziende fantasma.

Per le cessioni di prodotto nel territorio comunitario, invece, veniva predisposto il documento univoco di accompagnamento prescritto dalla normativa in materia di accise per i trasporti di prodotti alcolici.

Se, durante il tragitto per raggiungere la destinazione indicata nei documenti, il carico non aveva subito controlli delle Autorità, la merce veniva dirottata, in evasione di IVA e accise, presso siti di stoccaggio di soggetti terzi complici dell’acquirente comunitario.

Lì, il documento di trasporto originariamente predisposto veniva sostituito con altro attestante la cessione di pasta fresca, alimentari o succhi di frutta, gravati da imposizione fiscale molto minore rispetto a quella prevista nei Paesi nord-europei per i prodotti alcolici.

Tale procedura veniva ripetuta più volte, per cui a fronte di un unico documento venivano effettuati numerosi trasporti, di cui solo l’ultimo era regolarmente fatturato.

L’indebito risparmio d’imposta quantificato in relazione alla mancata applicazione dell’accisa per le cessioni operate dall’organizzazione all’estero è stato quantificato complessivamente in oltre 12 milioni di euro.

Per effetto del sistema di frode, inoltre, le imprese italiane coinvolte hanno omesso di dichiarare ricavi per oltre 25 milioni di euro ed evaso l’IVA per oltre 7 milioni.

Parte dei proventi ottenuti dall’attività illecita è stata utilizzata da uno degli arrestati per acquistare un immobile, intestandolo alla figlia, che è stata denunciata per riciclaggio, in quanto risultata essere a conoscenza dell’origine illecita della provvista di denaro.

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Studio di Ca’ Foscari: entro trent’anni la domanda di energia aumenterà anche del 58%. Colpa dei cambiamenti climatici

Lun, 24/06/2019 - 11:43

La domanda di energia nel 2050 aumenterà tra l’11% e il 58%, principalmente per il raffreddamento degli ambienti di lavoro. E i più poveri del pianeta avranno i maggiori disagi e i maggiori costi.

Lo rivela uno studio pubblicato oggi su Nature Communications da ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis (Austria), Università Ca ‘ Foscari Venezia e CMCC (Italia) e Boston University (USA).

Entro la metà di questo secolo, il cambiamento climatico, anche se moderato, porterà ad un aumento della domanda di energia, sia a livello globale che nella maggior parte delle regioni. Le nostre società dipendono fortemente dall’energia sia per il loro benessere che per il loro sviluppo economico. L’uso di energia è tuttavia anche uno dei nostri sistemi più sensibili ai cambiamenti climatici, ed è fondamentale capire in che modo gli impatti del riscaldamento globale influenzeranno la domanda di energia.

Finora, la maggior parte degli studi aveva esplorato questo argomento solamente per un singolo paese o continente o per un singolo settore economico, impiegando proiezioni climatiche di un singolo o di pochi modelli climatici. In questo nuovo studio, gli autori hanno invece effettuato un’analisi globale utilizzando le proiezioni di temperatura di ben 21 modelli climatici e le proiezioni economiche e di popolazione di cinque scenari socio-economici. Questa informazione è stata quindi inserita in un modello statistico per calcolare le variazioni della domanda per tre carburanti e quattro settori economici, allo scopo di determinare come la domanda di energia cambierebbe nel 2050 rispetto al clima di oggi, in scenari con modesto ed elevato cambio climatico.

Rispetto a scenari in cui la domanda di energia è determinata solo da incremento demografico e reddito, i cambiamenti climatici porteranno la domanda globale di energia nel 2050 ad un aumento compreso tra l’11% e il 27% se il riscaldamento sarà modesto, e tra il 25% e il 58% se il riscaldamento sarà elevato. Vaste aree dei tropici, così come l’Europa meridionale, la Cina e gli Stati Uniti, sperimenteranno probabilmente i maggiori aumenti. Lo studio indica inoltre che i più importanti cambiamenti nella domanda riguarderanno l’elettricità per raffreddare gli ambienti nell’industria e nel settore dei servizi.

L’entità di questo aumento della domanda dipenderà da tre fattori incerti: i percorsi futuri delle emissioni globali di gas a effetto serra, i diversi modi in cui i modelli climatici utilizzano queste informazioni per proiettare gli estremi climatici in varie regioni del mondo, e il modo in cui il consumo energetico dei paesi cambia secondo diversi scenari di crescita della popolazione e del reddito.

“In linea generale, le nostre società si adegueranno al cambio delle temperature aumentando il raffreddamento degli ambienti durante le stagioni calde e diminuendo il riscaldamento durante le stagioni fredde – spiega Enrica De Cian, professoressa all’Università Ca ‘ Foscari Venezia e ricercatrice presso il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) – Questi cambiamenti nel condizionamento degli spazi avranno un impatto diretto sui sistemi energetici, dal momento che le imprese e le famiglie richiederanno meno gas naturale, petrolio ed elettricità per via delle minori esigenze di riscaldamento e viceversa più energia elettrica per soddisfare le maggiori esigenze di raffreddamento degli ambienti”.

“La questione se il futuro riscaldamento del pianeta causerà un aumento o una diminuzione della domanda di energia è una problematica cruciale – afferma Ian Sue Wing, professore alla Boston University. Se l’uso di energia aumentasse a livello globale e portasse ad ulteriori emissioni di gas a effetto serra, il maggiore consumo di energia per il condizionamento degli spazi potrebbe rendere ancora più difficile e costoso mitigare il cambio climatico futuro. La quantificazione di questo rischio ha richiesto la valutazione del modo in cui il fabbisogno energetico da parte dei diversi tipi di consumatori, in climi diversi, verrà influenzata dal riscaldamento globale. I nostri risultati potranno quindi essere utilizzati dalla comunità scientifica per calcolare come le dinamiche di assestamento del mercato energetico determinano in ultima analisi i cambiamenti nel consumo di energia e nelle emissioni.”

Una nota importante di questo studio è che i risultati rappresentano solo gli impatti iniziali del riscaldamento globale sui sistemi economici. Non considera gli aggiustamenti nell’offerta dei combustibili e dei prezzi da parte del mercato, e le successive risposte da parte dei produttori e dei consumatori di tutto il mondo. Se da un lato questi aggiustamenti potrebbero portare a cambiamenti meno estremi nel consumo di energia, dall’altro potrebbero anche comportare ulteriori costi di adattamento che influenzeranno i sistemi economici e il reddito delle famiglie.

“Più basso sarà il reddito pro capite, maggiore sarà la quota di questo reddito che le famiglie dovranno dedicare per adattarsi agli aumenti della domanda di energia – aggiunge Bas van Ruijven, ricercatore presso IIASA. – Nel caso di rapida crescita demografica considerato da alcuni scenari del nostro studio, l’aumento della temperatura al 2050 potrebbe esporre mezzo miliardo di persone a più basso reddito in paesi del Medio Oriente e dell’Africa ad aumenti della domanda di energia del 25% o più. I più poveri dovranno quindi confrontarsi non solo con sfide pecuniarie, ma anche con il maggiore rischio di malattie e di mortalità legate al calore, in particolare nelle aree con forniture di elettricità inaffidabili o dove mancano del tutto le connessioni alla rete.”

Mentre le società stanno facendo del loro meglio per mitigare il riscaldamento globale, i responsabili politici devono essere consapevoli che anche modesti cambi del clima porteranno ad un aumento sensibile della domanda di energia in diverse aree del mondo. Lo sviluppo economico nei paesi più poveri sarà quindi essenziale per aiutare le persone ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici.

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Festa di San Pietro di Castello, domenica c’è il Patriarca

Lun, 24/06/2019 - 10:07

«Ognuno sente la Festa di San Pietro come propria. E questo è un passaggio importante. Noi offriamo uno spazio, e poi sono le persone a proporre molte iniziative. Noi offriamo questa vetrina a tutti, purchéi progetti abbiano un fine benefico per la collettività e naturalmente in sintonia con lo spirito della Festa». Paolo Basili, presidente del comitato organizzatore della Festa di San Pietro di Castello, dà questa sottolineatura all’edizione 2019, che inizia martedì 25 con il pomeriggio dedicato agli anziani, mentre da mercoledì 26, la sera, saranno aperti gli stand gastronomici con specialità veneziane.

Per questa prima serata ci sarà già un evento clou: alle 21.15 salirà sul palco della festa il comico di Zelig Dado protagonista in “L’impertinente” che darà il via all’evento all’insegna delle grandi risate (il programma si può consultare qui).

La messa con il Patriarca. La solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca monsignor Francesco Moraglia è in programma per domenica 30, alle ore 10.15. La partenza del corteo acqueo sarà alle 9.45 dal canale di San Giuseppe e il Patriarca, accompagnato dal parroco delle quattro parrocchie salesiane, don Narciso Belfiore, arriverà in gondola. Sarà anche quest’anno un programma molto ricco, con proposte diverse per accontentare un po’ tutti i gusti e partecipanti di età diverse. Generazioni differenti, ma tutte unite dalla volontà di fare festa insieme a Castello. «Come in una famiglia – dice Basili – e noi ci teniamo molto a questo. Diamo il significato di ritrovarsi e sentirsi comunità, ognuno con un suo ruolo, ma per un progetto comune».

La scelta ecologica. Quest’anno la Festa di San Pietro darà anche un messaggio forte di rispetto ambientale. «Tutta la Festa – conclude Paolo Basili – passerà al bio compostabile. Una svolta importante se consideriamo come la sagra porti con sé anche una grande quantità di rifiuti e materiale di scarto. Ma il ringraziamento più grosso va, come sempre, ai nostri meravigliosi volontari. Saremo in 150 a lavorare nei giorni della festa. Solo per un sorriso e per la gioia di mantenere viva una nostra antica tradizione. E’ la nostra storia che continua».
Lorenzo Mayer

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Giochi, piante aromatiche, telecamere: inaugurati i nuovi interventi al parco di villa Querini a Mestre

Sab, 22/06/2019 - 21:56

Una nuova area giochi per bambini, cinque telecamere di sorveglianza, alberi potati, recupero del giardino delle piante aromatiche, rifacimento dei vialetti con il ripristino dei cordoli in legno, manutenzione delle panchine e sostituzione dei cestini. Sono alcune delle molte attività di manutenzione che hanno interessato negli ultimi otto mesi il parco di villa Querini per restituire alla città un’area verde, pulita, ordinata e farla tornare un luogo d’incontro per i cittadini.

L’intervento di riqualificazione, costato oltre 200mila euro e cofinanziato per il 50% con fondi Pon Metro 2014-2020, è stato inaugurato questo pomeriggio alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, della presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, e di una nutrita rappresentanza di assessori e consiglieri comunali.

Il progetto è stato sostenuto dal contributo dell’Unione europea – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), nell’ambito del Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020” dedicato allo sviluppo urbano sostenibile secondo il paradigma della Smart City e promuovendo l’inclusione sociale. I lavori hanno consentito la realizzazione di nuovi arredi (costo 52.265 euro) tra cui una nuova recinzione d’acciaio, l’installazione di due ulteriori panchine e l’installazione di giochi con pavimentazione antitrauma.

Sono poi stati ripristinati i sentieri interni al parco e le relative piazzole (costo complessivo 40.174 euro). Un altro intervento ha riguardato l’allestimento dell’area verde con la potatura degli alberi (pioppi, aceri, tigli), per consentire la visibilità dell’area dall’esterno, l’eliminazione degli arbusti infestanti, la demolizione della platea in cemento, la riparazione dell’impianto d’irrigazione (34.046 euro). L’intero parco è stato poi dotato di telecamere di sorveglianza collegate alla centrale operativa della Polizia locale (spesa complessiva 43.676 euro).

“Il Parco di villa Querini, palazzo settecentesco posizionato all’incrocio tra via Verdi e via Circonvallazione – è stato spiegato – negli ultimi anni da punto di incontro all’interno del centro cittadino si era trasformato in area di ritrovo per spacciatori e sbandati che assumevano atteggiamenti aggressivi contro chiunque passeggiasse all’interno del parco”.

“L’obiettivo del Comune – ha sottolineato il sindaco Brugnaro – è stato di provvedere con interventi che hanno interessato la vegetazione arborea ed arbustiva, l’arredo, l’area cani per riportare le famiglie all’interno del parco. Adesso – ha aggiunto il primo cittadino – pubblicheremo anche un bando per la gestione della “casetta” attualmente occupata dai Lavori pubblici affinché possa essere aperta una gelateria o un bar. Ancora una volta grazie alle persone che hanno lavorato”.

Dal mese di luglio, grazie ai fondi Pon Metro, in altri parchi cittadini verranno posizionati nuovi giochi a misura di bambino: a Sacca Fisola, Zelarino, piazzale Concordia, per una spesa complessiva di 100mila euro.

 

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Quattro nuovi sacerdoti, il Patriarca: «Fare il prete oggi, una scelta di libertà, oltre ogni politicamente corretto»

Sab, 22/06/2019 - 16:49

«È bello essere oggi qui nella chiesa madre della Diocesi con lo sguardo rivolto al Signore Gesù, a Lui che non si lascia condizionare da mode, derive politiche, lobby finanziarie e culturali e che nel Suo Vangelo ci dice cosa è la libertà, come si fa ad essere liberi».

L’omelia del Patriarca, nella Messa per l’ordinazione sacerdotale di don Giovanni Carnio, don Giampiero Giromella, don Riccardo Redigolo e don Marco Zane, si concentra sulla struttura fondamentale, cioè sul dna dell’essere preti di Cristo, aldilà di ogni pensiero attualmente dominante. «Un prete novello – afferma mons. Moraglia dinanzi ai quattro diaconi che di lì a poco ordinerà presbiteri – dice libertà, perché oggi fare il prete significa andare contro corrente, uscire dal modo comune di pensare che condiziona più di quello che sembra; ci illudiamo d’essere liberi e di pensare con la nostra testa, mentre spesso scegliamo a partire da quello che altri hanno deciso e ci propongono/impongono, tralasciando prospettive più vere, più giuste, più etiche, più dignitose per l’uomo e per la nostra società. Della vostra libertà, vi ringraziamo; siete per la comunità motivo di gioia che ripaga delle inevitabili fatiche di chi è convinto che il “sì, sì; no, no” del Vangelo è sempre attuale e non fa cadere in una fede mondanizzata».

Perciò divenire ed essere sacerdoti significa consentire a tutti di «toccare con mano come il Signore continui a operare e si renda presente dove vi sono persone libere che non seguono il pensiero dominante, il politicamente corretto; essere prete oggi non è più, come talvolta per il passato è potuto anche accadere, ossia inseguire una elevazione sociale e percorrere un cammino di autonomia personale. Il prete non è questo. Essere prete vuol dire fare una scelta di vita che oggi pone in situazione di minoranza; per questo la vita del prete, ai più, risulta incomprensibile. E viverla nella gioia del dono significa, allora, testimoniare la bontà del Vangelo ed evangelizzando anche con la vita».

Una vocazione e una condizione, quindi, che vanno ben oltre «l’onnipresenza del “politicamente corretto” non solo a partire da certa informazione (i media), ma anche dallo stile dei nostri vicini di casa, delle famiglie che appartengono alle nostre comunità, di chi si dice cristiano e poi ragiona come il mondo, di tanti che credono di essere originali solo perché vestono alla moda o citano l’ultimo libro uscito in libreria o vincitore dell’ultimo concorso. Diventare preti oggi – rimarca mons. Moraglia – chiede di non lasciarsi inquadrare dal “politicamente corretto”; il prete deve essere testimone di libertà, perché oggi fare il prete non è umanamente e socialmente vantaggioso; e Vangelo vuol dire libertà!».

Ai quattro nuovi sacerdoti il Patriarca ricorda che «oggi, nella Chiesa (la sposa di Cristo), non vi è assegnato un compito; no, oggi ricevete una conformazione specifica a Cristo, buon pastore, che vi abilita a servire gratuitamente tutti, senza nulla pretendere, senza preferire alcuni ad altri».

E chiarisce i contorni e i pericoli di un’interpretazione fraintesa del sacerdozio: «Il sacramento dell’ordine va vissuto con umiltà, semplicità, consapevoli che si è ricevuto per pura grazia e non per propri meriti. Il clericalismo, come ricorda spesso papa Francesco, ha molte radici; una è quella della falsa umiltà, per cui il clericalismo si mantiene vivo sminuendo l’importanza del sacramento dell’ordine ed accendendo i riflettori sulla propria persona; allora ci sono i preti più preti, i preti insostituibili, i preti carismatici. Certo, non tutti i preti sono uguali e non tutti hanno gli stessi talenti, ma il rischio è cadere nel personalismo, ossia l’io che prende il sopravvento sul ministero ordinato. Carissimi, l’autostima è necessaria, invece, la presunzione è peccato; il confine è sottilissimo».

Prima di volgere al rito dell’ordinazione, il Patriarca Francesco richiama il senso e il valore della Parola da poco proclamata: «Cari novelli preti, portate viva la memoria del Vangelo che avete appena ascoltato – Matteo (6,24-34) -; è il Vangelo della vostra ordinazione; sia la bussola a cui guardare quando le motivazioni umane vengono meno. La bussola, lo sappiamo, indica la direzione certa ed è utile soprattutto quando si è smarrita la strada. Di tale pagina rimarco una sorta di filo rosso, seguendo il quale si capisce che il discepolo non è tanto un uomo chiamato a fare, quanto piuttosto un uomo chiamato ad essere; sì, la questione fondamentale non è fare ma essere.

Il prete non può esaurirsi nel fare; l’attivismo finisce per schiacciarlo e portarlo a malumori e recriminazioni. Il prete, al contrario, deve fondarsi sulla roccia della Parola di Dio; il vangelo oggi ci indica questa strada: appoggiarsi a Dio contando più sulla Provvidenza e meno sulle forze e i programmi umani. Così o il prete è radicato nel Signore o, di volta in volta, sarà uomo di cultura, teologo, giornalista, psicologo, assistente sociale; i santi preti che hanno saputo dire molto in questi ambiti, sono stati, prima di tutto, sacerdoti poi si occupavano anche di richieste particolari».

Un esempio è don Giovanni Bosco, «che, in quanto prete, si misurò con la questione sociale, legata alla prima industrializzazione della città di Torino, quando migliaia di adolescenti, spinti dalla fame, venivano a cercarvi lavoro. Don Bosco, però, non fu mai innanzitutto un assistente sociale, un pedagogo, uno psicologo che, ogni tanto, celebrava messa e confessava; al contrario fu sempre prete e lo fu in ogni circostanza della vita. Se si dovette occupare di pedagogia, psicologia, catechesi e di diritti di lavoro, lo fece a modo di supplenza; colpiva vedere un prete, arrampicato su impalcature di un edificio, discutere con imprenditori senza scrupoli, per strappare contratti dignitosi per i suoi ragazzi; tutto questo era chiesto a don Bosco dall’esercizio fedele del ministero sacerdotale. Possiamo dire – conclude il Patriarca – che più la città è secolarizzata, più necessitano ministri che lascino compenetrare, al meglio, la loro umanità da parte della grazia di Dio».

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Venezia, lunedì 24 Ein deutsches Requiem di Brahms nella basilica dei Frari

Sab, 22/06/2019 - 06:06

Lunedì 24 giugno, alle ore 20.45, nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, sotto la direzione del maestro Emanuele Pedrini, l’associazione culturale musicale “Quodlibet”, con orchestra e coro, assieme ai solisti Irina Dubrovskaya (soprano) e Andrea Cortese (baritono), eseguiranno l’opera Ein Deutsches Requiem Op. 45 di Johannes Brahms.

L’Associazione “Quodlibet”, che ha sede a Mogliano Veneto, conta un organico di oltre ottanta elementi per il coro, con una pluriennale esperienza ed una sezione strumentale di professori d’orchestra. Il repertorio, per lo più sacro e lirico, abbraccia la produzione musicale che va dalla polifonia del XVII secolo alle composizioni contemporanee.

Frutto di una lunga gestazione, il Requiem Tedesco è una delle pagine più belle e toccanti della storia della musica e appartiene alla prima fase creativa di Brahms.

Assieme al coro ed all’orchestra, si esibiranno, con il ruolo di solisti, Irina Dubrovskaya, una soprano di origine siberiana, che ha collaborato con importanti direttori d’orchestra e svolge un’intensa attività concertistica in tutta Europa, e Andrea Cortese, baritono veronese, tra i vincitori del Luciano Pavarotti International Competition. Ingresso gratuito con invito ritirabile presso la Basilica dei Frari fino alle ore 19 del 24 giugno.

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Iniziativa Acli: Family bag anti-spreco nelle sagre di dieci parrocchie del Veneziano

Ven, 21/06/2019 - 22:19

Quest’anno sono dieci le parrocchie della diocesi di Venezia e dei dintorni (in diocesi di Treviso) che mettono a disposizione degli avventori delle rispettive sagre la family bag offerta dalle Acli veneziane per portare a casa i propri avanzi.

Nelle scorse settimane “Buono oggi e anche domani” è stato presente alle feste delle parrocchie di San Giuseppe a Mestre, Favaro Veneto, Catene, Corpus Domini di Mestre, Carpenedo e Zelarino. E da qui a settembre hanno già dato la loro adesione le sagre delle parrocchie di Scorzè, Santa Bertilla di Spinea, Dese e Cipressina.

Il kit antispreco, messo a disposizione dalle Acli e finanziato con le risorse del 5 per mille, è composto da una borsetta di carta contenete un contenitore richiudibile e riciclabile e l’opuscolo “Impariamo a non sprecare cibo”, con i dati sulla dimensione dello spreco alimentare in Italia e nel mondo e alcuni suggerimenti pratici per ridurre gli sprechi a livello domestico. Un’opera di sensibilizzazione che le Acli veneziane ritengono fondamentale, considerando che in Italia il 77% dello spreco alimentare avviene proprio in casa: ogni famiglia getta infatti 84,9 chilogrammi di cibo all’anno, per un totale a livello nazionale di 2,2 milioni di tonnellate e un controvalore economico di oltre 12 miliardi di euro.

“Sono numeri – sottolinea Paolo Grigolato, presidente delle Acli provinciali di Venezia – che ci interrogano, soprattutto a livello sociale ed etico: lo spreco alimentare rappresenta una contraddizione intollerabile di fronte al numero crescente di persone assistite dalle associazioni caritative e ai 7 milioni di italiani che sono in condizioni di povertà alimentare, non potendo permettersi un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni. Senza considerare il dato ambientale: lo spreco alimentare in Italia comporta l’emissione di circa 3,4 milioni di tonnellate di Co2, oltre 5 considerando anche le emissioni legate allo smaltimento dei relativi rifiuti”. Per questo, prosegue Grigolato, “è necessario lavorare per diffondere di una cultura maggiormente attenta e sensibile all’utilizzo responsabile dei generi di prima necessità, attraverso un cambiamento significativo dei nostri modelli di consumo”.

Per rispondere alla sfida, le Acli veneziane nei prossimi mesi cercheranno di potenziare la loro proposta, coinvolgendo ristoranti, scuole, parrocchie e, in generale, la società civile. “Stiamo studiando nuove azioni da mettere in campo – conclude Grigolato – sia a livello di sensibilizzazione che di interventi pratici, nella convinzione che il grande tema della lotta alla povertà, anche a livello locale, passi anche per questa strada”.

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Pista di pattinaggio, campo da basket e panchine: rimessa a nuovo l’area verde di Sant’Elena a Venezia

Ven, 21/06/2019 - 21:55

Pista di pattinaggio, campo da basket e panchine: rimessa a nuovo l’area verde di Sant’Elena. Inaugurati oggi i lavori di manutenzione all’area verde di Sant’Elena, a Venezia.

Gli interventi sono stati resi possibili grazie ai fondi del programma “Pon Città Metropolitane 2014-2020” (Pon Metro). Alla conclusione dei lavori, questo pomeriggio, era presente anche il sindaco Luigi Brugnaro, assieme all’assessore al Bilancio, Michele Zuin, al consigliere delegato ai Rapporti con le Isole, Alessandro Scarpa “Marta”, e ad alcuni consiglieri comunali.

«Sono piccole azioni – ha dichiarato Brugnaro – abbiamo rifatto le linee del campo da basket e messo le retine, abbiamo sistemato il 70 per cento delle panchine e a breve metteremo mano anche alle altre, abbiamo manutentato il verde, sistemato i gatoli e l’illuminazione. Sembrano banalità, ma per chi vive a Sant’Elena sono cose importanti e noi come Amministrazione siamo a disposizione dei cittadini e delle loro esigenze. Alcuni di loro ci hanno chiesto di posizionare delle passerelle agevolate sul ponte che collega Sant’Elena ai Giardini della Biennale e altri ci hanno espresso la necessità di un supermercato. Noi – ha sottolineato il primo cittadino – cerchiamo di ascoltare tutti. Mi è stata chiesta anche una pattuglia della Polizia Locale qui durante i pomeriggi – ha concluso – Proprio per questo, attraverso un nuovo bando, assumeremo cento nuovi agenti”.

L’intervento ai Giardini di Sant’Elena ha riguardato in particolare: la pulizia dei cigli della viabilità interna e il riempimento di buche o eventuali avvallamenti; il ripristino della pista di pattinaggio; la sistemazione di una settantina di panchine tra ridipintura e sostituzione delle stecche danneggiate; la levigatura del campo da basket, con riverniciatura e sostituzione dei canestri; la ripulitura e sistemazione dei giochi; il rifacimento della copertura del grande gazebo.

Il costo totale dell’intervento è stato di 95mila euro: 33mila circa sono stati finanziati dall’Unione europea, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), nell’ambito del Programma operativo Città Metropolitane 2014-2020, i restanti sono stati messi sul piatto dall’Amministrazione comunale.

 

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Marco Zane, 32 anni, di Mestre: «Vocazione nata fin da piccolo, ma l’ho compreso solo con il tempo»

Ven, 21/06/2019 - 19:15

«Se dovessi pensare a dei momenti originari della mia vocazione, ritorno a quando da piccolo facevo il ministrante o a qualche confessione molto bella vissuta con alcuni sacerdoti». Parla così don Marco Zane, trentaduenne mestrino, ringraziando la vita per il dono della testimonianza di tanti bravi preti incontrati negli anni. Esempi per lui significativi, in primis il suo parroco di San Marco Evangelista, don Adriano Celeghin, ma anche tanti altri che con il loro stile, modo di pregare e relazionarsi col prossimo hanno saputo manifestare l’amore per Cristo.

Don Marco ha sempre serbato nel cuore, in fondo, il desiderio di consacrarsi a Dio, nella convinzione che la via più giusta per lui fosse quella del presbiterio diocesano. «Non vedevo altri modi – riflette – di vivere la consacrazione». Da una semplice idea, alla cosiddetta età delle scelte: gli anni universitari.

Iscrittosi a Giurisprudenza, ha raggiunto l’ultimo anno senza tuttavia completare gli studi, ha frequentato la Fuci divenendone il presidente a Treviso (dove studiava) e dal 2008 al 2010 ha assunto l’incarico di co-direttore della rivista nazionale della Federazione. Anni importanti, per don Marco, che hanno segnato il suo percorso. A cui va aggiunta anche la frequentazione della cappella universitaria – insieme a lui vi erano tanti giovani, tra i quali anche alcuni futuri sacerdoti – e del gruppo vocazionale diocesano voluto dal card. Scola. «Dove sono stato aiutato a far emergere anche quelli che potevano essere i segni della mia vocazione».

E tra coloro che l’hanno aiutato molto nel compiere il passo decisivo – l’ingresso in seminario – c’è stato don Federico Bertotto, suo migliore amico nonché parrocchiano con il quale è cresciuto sin da piccolo, entrato in seminario tre anni prima di lui. «Sono sempre stato molto legato alla mia realtà parrocchiale, – tiene a sottolineare – una delle cose più belle del ministero sacerdotale vissuto in parrocchia è il fatto che ti permette di toccare con mano realtà anche molto diverse tra loro. E per quanto tu possa avere anche dei ritmi scanditi, le giornate non sono mai uguali l’una all’altra».

«Il Seminario mi ha reso più consapevole». Che la vita comunitaria non sia sempre facile in quanto porta ad un’autonomia più limitata e ad un confronto con gli altri che può anche far emergere gli aspetti più spigolosi del proprio carattere, per don Marco è un dato di fatto. Ma è altrettanto vero che, volgendo lo sguardo a questi sette anni in Seminario che sta per lasciarsi alle spalle, che comprendono anche una collaborazione ai Carmini, San Trovaso e Gesuati, le cose imparate sono molteplici.

«Credo che il tempo trascorso in Seminario – è il bilancio – sia stato utile per rendermi più consapevole dei miei limiti e delle mie capacità. E del fatto che è sempre bene, nonostante il nostro impegno, mettere tutto nelle mani del Signore. Non solo, anche per riconoscere che alcune occasioni di fallimento della mia vita si sono trasformate in grazia e per mettere in discussione il mio orgoglio».

Il tempo della responsabilità. Il futuro è ancora tutto da scrivere, il presente è fatto soprattutto di gioia. E se da un lato il momento dell’ordinazione sacerdotale sembrava un evento tanto lontano, ora inizia a farsi sentire il senso di responsabilità.

«Soprattutto per quanto riguarda l’abilitazione ad assolvere. Chiedo al Signore di avere sempre un cuore libero per accettare tutto quello che mi chiederà. Ciò che più mi emozionerà i primi giorni? Celebrare l’Eucaristia durante la quale il sacerdote vive un’identificazione profonda con la persona di Cristo».

Marta Gasparon

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Riccardo Redigolo, 31 anni, di Jesolo: l’architetto che ha scelto la via del sacerdozio

Ven, 21/06/2019 - 17:03

Il tempo trascorso tra le diverse attività parrocchiali da un lato, il percorso accademico dall’altro. Sono i due perni attorno ai quali ruotava la vita di don Riccardo Redigolo, 31 anni, della parrocchia di San Giovanni Battista di Jesolo Paese, prima dell’ingresso in seminario.

Una vocazione, la sua, nata nella consapevolezza di stringere fra le mani tutto – un lavoro appagante come architetto esercitato per tre anni, collaborando alla progettazione delle torri di Jesolo e di villaggi turistici anche al Cavallino, e un fidanzamento che sembrava prospettare un matrimonio – a parte la vera risposta alle domande fondamentali che il cuore gli suggeriva. E sono stati proprio quegli interrogativi ad innescare in lui la scintilla – tuttavia non subito l’idea di voler diventare sacerdote –, uniti alla vicinanza della famiglia che ha compreso il suo momento di crisi dopo essersi lasciato con la ragazza e ad alcuni incontri con sacerdoti e amici veri.

Fra questi, quello con don Morris Pasian, anche lui di Jesolo, con il quale don Riccardo ha condiviso l’età dell’adolescenza. Quand’è stato ordinato ricorda ancora quanto l’abbiano colpito la sua gioia negli occhi e la frase “fidati come sto facendo io, lasciati andare”. E accanto a tutto questo, anche quelle occasioni che il Signore non ha smesso di porgli davanti. «Avvenimenti semplici – dice – ma piccole luci che mi dicevano di non farmi abbagliare da qualcos’altro».

«Ho ricevuto tanto, ora voglio restituire». A distanza di sette anni dalla sua scelta di vita, don Riccardo sente di avere un’esigenza particolare:«Guardando indietro agli anni vissuti in parrocchia, dico sempre al Signore che ho ricevuto fin troppo. E tutto ciò che gratuitamente ho ricevuto, ora sento il desiderio di doverlo ridare, restituire». Gli anni del seminario, specialmente i primi, non sono stati semplici. Ma come gli diceva il suo parroco “getta le tue reti e fatti pescatore di uomini”, don Riccardo si è fidato, esattamente come Pietro. «Dover cambiare vita, intraprendere nuovi studi e rinunciare all’autonomia che avevo è stato difficile, ma in fondo ciò che costa fatica ti fa gustare il traguardo. Ringrazio i superiori attuali e precedenti che hanno guidato noi seminaristi, avendo la pazienza di accoglierci com’eravamo. In questi anni ho imparato che sarebbe da ipocriti nascondere i doni che ciascuno ha, l’importante è che essi non siano soltanto nostri ma frutto anche per qualcun altro».

Al termine di questo percorso fatto di tanti aneddoti, risate e scherzi fra amici oltre a qualche pianto ma ad altrettante soddisfazioni e ad una collaborazione parrocchiale a Gambarare, lasciare il “nido” dispiace ma è doveroso per imparare a spiccare il volo.

«Vorrei testimoniare la bellezza della vocazione». «Oggi fare il prete non è facile, ma come d’altronde non lo è nemmeno essere un buon padre o una buona madre», aggiunge, sottolineando l’importanza di testimoniare la bellezza della vocazione. «In Seminario ci sta tutto, con i suoi ritmi e con i suoi tempi: la preghiera, lo studio e la vita comunitaria che ti forma e ti plasma. Non abbiate paura di entrarvi, perché la vita del prete è variopinta. E ai giovani dico: sognate con Dio».

Certo, ciò che accadrà dopo l’ordinazione non è ancora dato a sapersi ma don Riccardo è sereno. «Questa è la parola che mi permette di dire vado all’ordinazione con altri tre amici e fratelli, nella speranza che qualsiasi cosa mi chieda il Signore attraverso il Patriarca io riesca a farla nel miglior modo possibile. E qualunque sia il nostro ministero, testimoniare la bellezza in Cristo penso sia l’aspetto più importante».

Marta Gasparon

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Gianpiero Giromella, 26 anni, di Carpenedo, sabato sarà sacerdote: «Ho lasciato pianoforte e ciclismo per incontrare Dio»

Ven, 21/06/2019 - 15:09

Originario di Carpenedo – la sua parrocchia di riferimento è quella dei Santi Gervasio e Protasio – con i suoi 27 anni don Gianpiero Giromella è il più giovane dei quattro che saranno ordinati sacerdoti dal Patriarca, sabato alle ore 10 in San Marco.

Entrato in Seminario quasi ventenne, la sua storia vocazionale – segnata da una chiamata del Signore tanto improvvisa quanto decisa – affonda le radici negli anni delle superiori, quand’era studente al “Barbarigo” di Venezia.

Un periodo non facile, per lui, che l’ha messo a dura prova più volte: al di là di qualche difficoltà in famiglia, altre erano legate ai compagni di classe dai quali non era molto benvoluto. Eppure, nonostante l’inevitabile fatica di quel periodo, il bilancio di oggi è rassicurante. Perché è proprio in quelle problematiche avute con i suoi coetanei che don Gianpiero, ora, vede persino «una grazia, un dono». Che consiste – è lui stesso a dirlo – in una capacità di saper leggere le sofferenze altrui. Tra le passioni dell’adolescenza, il pianoforte e il ciclismo. E in sella alla sua bici – un amore durato fino ai 16 anni – partecipava anche alle gare domenicali. Finché in quegli anni complicati è nata nel cuore l’esigenza di rinunciare alla competizione pur di andare a Messa.

Il desiderio di incontrare Dio. «Ad un certo punto è scoccato forte in me questo pensiero: non tanto (non ancora, almeno) di diventare prete, ma di incontrare Dio. Ho abbandonato il ciclismo perché sentivo il bisogno di tornare a Lui in un momento della vita per me non facile». La preghiera e il dialogo con Dio è diventato sempre più costante, tanto da partecipare alle celebrazioni eucaristiche tutti i giorni. «E proprio dentro a questa crescita nella preghiera, nel rapporto col Signore – riflette – ho riconosciuto il desiderio di consacrarmi». Decisione che non ha riscontrato il pieno appoggio nei familiari.

Un percorso di crescita. Una grande scuola umana, spirituale e intellettuale: don Gianpiero definisce così il Seminario, un lungo percorso che gli ha permesso di crescere sotto tanti punti di vista e di riconoscere il disegno di Dio. «Un disegno d’amore che in questo momento è misto anche ad un po’ di paura. Sono grato per questi sette anni che mi hanno dato tanto. Il seminarista di oggi – come dice il Patriarca – sarà il prete di domani». Tante le emozioni di queste giornate, affiancate da una consapevolezza precisa. «Che nelle Sue mani, nella Sua grazia, il mio ministero avrà frutti nella misura in cui siamo tralci uniti alla vite. Un desiderio? Chiedo al Signore d’identificarmi sempre più in quello che celebro». Nel suo curriculum vi sono una collaborazione al Lido di Jesolo nelle parrocchie di Santa Maria Ausiliatrice e San Liberale e Mauro, oltre al ministero in ospedale e al viaggio ad Ol Moran.

«Guardo indietro con stupore». Esperienze importanti, soprattutto considerando che prima del seminario don Gianpiero non aveva mai vissuto un’attività parrocchiale significativa. E tra i ricordi più preziosi vi sono l’ordinazione diaconale e il servizio svolto in ospedale, un’occasione di incontro, ascolto e testimonianza che l’ha posto di fronte alla domanda decisiva sul dolore e sulla morte. «Non dimentico una donna di fede – a cui porto ancora la Comunione – che nella propria sofferenza si chiedeva perché il Signore non prendesse lei al posto di tanti giovani. Mi ha sempre colpito molto». Ciò che ancora non sa è la destinazione a lui riservata dopo il suo sì definitivo che dirà a Dio sabato. Ben più definite sono invece le sensazioni del momento, che sembrano sovrapporsi l’una all’altra. «Gioia mista a timore e gratitudine, insieme ad uno slancio. Ed anche stupore guardando indietro e a quello che sono oggi».

Marta Gasparon

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Giovanni Carnio, 45 anni, di Favaro, un avvocato che diventa sacerdote: «Così è nata la mia vocazione»

Ven, 21/06/2019 - 13:38

Sabato 22 giugno, alle 10, sarà presieduta dal Patriarca Francesco la S. Messa con l’ordinazione presbiteriale di don Giovanni Carnio, don Gianpiero Giromella, don Riccardo Redigolo e don Marco Zane a cui parteciperanno anche i presbiteri e i diaconi della diocesi. Il giorno seguente, domenica 23, in occasione del Corpus Domini i quattro sacerdoti celebreranno la loro prima Messa nelle parrocchie d’origine. Don Giovanni a San Pietro Apostolo di Favaro alle 10, don Gianpiero ai Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo alle 10.30, don Riccardo a San Giovanni Battista di Jesolo Paese alle 10,30 e don Marco a San Marco Evangelista di Mestre alle 10.

In questo e nei successivi articoli le testimonianze dei quattro ordinandi, pubblicate in Gente Veneta di venerdì 21 giugno (e in pubblicazione in genteveneta.it nella stessa giornata del 21), a partire da quella di don Giovanni Carnio (nella foto).

Quella di don Giovanni Carnio è una vocazione germogliata nel cuore durante un periodo difficile della sua vita. La racconta a distanza di pochi giorni dall’ordinazione presbiteriale, ripercorrendo con la memoria la strada intrapresa in questi sette anni di seminario: dalla decisione di entrarvi – scelta rapidissima, concretizzatasi nel giro di pochi giorni, sostenuta dai genitori e rispettata, nonostante l’iniziale stupore, dai fratelli – all’ordinazione di sabato prossimo che condividerà con gli altri suoi tre “compagni di viaggio” e amici.

Classe 1974, don Giovanni è il più grande del gruppo. Nato a Favaro – la sua parrocchia è quella di San Pietro Apostolo – ha concluso gli studi classici per poi iscriversi a Giurisprudenza, a Padova. E dopo aver ottenuto il titolo di avvocato è seguito un periodo di collaborazione in uno studio legale. «Il lavoro che facevo – racconta – era bello per tanti aspetti, ma per altri mi impegnava in uno sforzo che caratterialmente era lontano dai miei gusti e dalle mie capacità».

Una fase esistenziale complicata, dunque, dettata da un impegno lavorativo che sembrava non corrispondere alle aspettative. Momento che tuttavia ha rappresentato per lui la scintilla per la svolta radicale. «La spinta più grande – sottolinea infatti – è venuta anche da questo momento di passaggio un po’ difficile, legato proprio all’incertezza del mio futuro». Tanti dubbi e pensieri che hanno saputo trovare conforto nell’appoggio di un frate del Sacro Cuore che don Giovanni incontrava la mattina, andando a Messa lì. «Mi sono aperto con lui, si è instaurato un rapporto di direzione spirituale».

L’ingresso in Seminario. Il passo decisivo è però arrivato dopo essersi confidato con gli amici, fino alla decisione di affidare i suoi interrogativi ad uno degli educatori del Seminario, don Mauro Deppieri. «Con lui mi sono raccontato. Mi ha convinto a fare un passo in più: entrare in Seminario e “verificare”, per capire se quella poi intrapresa potesse essere la mia strada. O quantomeno per mettere da parte i dubbi, risolvendoli in un senso o in un altro». E tutto è maturato nel giro di un mese, quando don Giovanni aveva 38 anni.

Dalle preoccupazioni al sorriso. Il bilancio, oggi, non può che essere positivo. Le preoccupazioni hanno ceduto il posto al sorriso e all’emozione del passo decisivo: l’ordinazione sacerdotale. «Con il tempo – dice – ho guadagnato in serenità e tranquillità: una conferma progressiva della bontà della mia scelta». Ora non resta che attendere la destinazione futura, conservando nel cuore le tante tessere di un puzzle che lo hanno condotto fin qui: l’esperienza dei mesi scorsi ad Ol Moran, a contatto con una cultura diversa e con le famiglie del territorio e vivendo con loro la Settimana Santa, molto partecipata; gli anni di servizio pastorale nella sua parrocchia d’origine, al Gesù Lavoratore (a Marghera) e a San Cassiano e San Silvestro (a Venezia), periodo in cui ha sperimentato anche l’esperienza dell’assistenza in carcere insieme al parroco e cappellano don Antonio Biancotto. Fino alla collaborazione, dall’estate scorsa, a Santa Maria Concetta (a Eraclea).

«L’esperienza di vita in canonica mi ha permesso anche di vivere i primi Grest e campi scuola. Il ricordo più forte? Quando ho indossato il clergy», aggiunge, proiettandosi alla prima Messa che il 23 giugno celebrerà nella sua parrocchia. «C’è già fermento, è un momento molto sentito. Durante l’ultima Visita pastorale sono tornato lì e ho avuto dei ritorni d’attesa da parte di persone che da tempo non vedevo. Quel giorno sarà un’occasione di festa con amici, parenti e parrocchiani tutti».

Marta Gasparon

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Pronto l’arazzo per la Festa di San Pietro di Castello

Ven, 21/06/2019 - 10:21

È pronto per essere esposto sul campanile della Chiesa di San Piero di Castello, l’arazzo prodotto dall’associazione “Un filo che unisce”, in occasione della sagra del santo patrono, dal 25 al 30 giugno: domenica 30 sarà il giorno clou con la messa celebrata dal Patriarca (ore 10,15).

E anche mons. Moraglia, potrà ammirare l’arazzo, le cui mattonelle ricamate a mano saranno vendute a partire da una base d’asta di 3 euro l’una con l’obiettivo di raccogliere fondi per il Reparto di Pediatria dell’Ospedale Civile di Venezia.

Uncinetto, solidarietà e fantasia. Un’iniziativa benefica che unisce la comunità castellana intorno al lavoro manuale, il ricamo a uncinetto, svolto da una operosa comunità femminile presso il patronato Salesiano Leone XIII. Sia persone anziane che giovanissime, hanno avuto l’opportunità di usufruire di forme di aggregazione e di manualità alternative a quelle normalmente proposte in solitudine o tramite web. La rete del lago D’Iseo e le chiavi di san pietro all’uncinetto. Il grande arazzo è stato montato su una rete da pesca speciale, modificata con un reticolato più regolare, che è stata fatta arrivare da una ditta di Isola Bella del Lago d’Iseo. La Sagra di San Piero di Castello sarà anche abbellita dalle chiavi di San Pietro, poste sopra il portone di entrata della basilica, diverse da quelle tradizionali fatte in legno. Un tripudio di colori per un’opera, sempre a uncinetto, che simboleggia le varie sfaccettature del lavoro corale della comunità e l’impegno verso gli ultimi e i più piccoli attraverso lavori il cui ricavato va in progetti di beneficenza.

La vendita delle mattonelle. Le mattonelle lavorate a fili colorati di acrilico, con formato 40 x 40 cm, saranno vendute presso un banchetto apposito presente alla sagra e aperto tutti i giorni. «Le mattonelle si potranno prenotare e a fine sagra, quando l’arazzo sarà smontato, verranno consegnate agli acquirenti – spiega Ornella Bottion, l’ organizzatrice dell’iniziativa – nel nostro stand inoltre si potranno acquistare anche altri oggetti fatti ad uncinetto, come borsette od orecchini. Il ricavato della vendita sarà devoluto totalmente per l’acquisto di nuove apparecchiature destinate al reparto Pediatria dell’Ospedale Civile di Venezia».

Tutto per sostenere la Pediatria del Civile. L’iniziativa, che è partita dal patronato dei Salesiani di Castello, viene estesa ovviamente per l’assistenza dei più piccoli di tutta la cittadinanza. «Abbiamo scelto di attivare questo progetto rivolto al reparto pediatria dell’Ospedale Civile di Venezia perché la maggior parte di noi sono mamme, molto attente ai bisogni dei bambini. – continua Ornella – Lo stesso spirito del gruppo Un filo che unisce è nato per invogliare i bambini a riprendere i lavori manuali d’uso comune un tempo e adesso andati completamente in disuso. Molti bambini hanno aderito al gruppo di ricamo e lavorano con noi a uncinetto. Un’altra motivazione è anche quella di continuare ad avere un occhio di riguardo e continuità alle attività benefiche verso il reparto pediatria iniziate con l’operazione svolta a inizio anno, con la ridipintura del reparto, da parte degli studenti dell’istituto Guggenheim di Venezia». Per chi volesse unirsi al gruppo di ricamo, in vista della più impegnativa opera dell’albero di Natale ad uncinetto, la pagina facebook del gruppo è https://www.facebook.com/groups/537462993415296/.
Maria Giovanna Romanelli

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Madonna dell’Orto un concerto per restaurare l’organo

Mer, 19/06/2019 - 14:43

Ad una sola voce” è il concerto ad ingresso libero che si terrà venerdì 21 alle ore 21 nella Chiesa della Madonna dell’Orto volto a raccogliere fondi per finanziare i lavori di manutenzione dell’organo Bazzani posto nella controfacciata. Questo grazie al progetto “We Fund Love” nato dalla condivisione di intenti da parte dell’Associazione Culturale Closer e la Fondazione Ugo e Olga Levi. Il progetto vuole coinvolgere attivamente i cittadini e gli amanti di Venezia nella tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della città, combattendo l’incuria attraverso azioni di crowdfunding. L’organo Bazzani prende nome dalla famiglia che nel 1878 lo costruì. Successori di altri importanti costruttori d’organo in città quali i Nacchini e i Callido, i Bazzani abitavano nella casa oltre il rio che passa davanti alla chiesa. L’organo Bazzani è in città il più grande ed articolato modello di strumento romantico a 64 registri. Fu collaudato il 29 dicembre 1878 da Nicolò Coccon che era Maestro di Cappella alla Marciana, a cui sarà dedicata una parte del concerto di venerdì.

L’ultimo restauro nel ’96. Nel corso degli anni subì diversi interventi, in particolare per via di percolamenti d’acqua e polvere dovuta ai frequenti interventi apportati alle murature della chiesa. Ultimo fra tutti quello del 1996 dove era stato svolto un importante restauro dalla ditta veneziana di Pasquale Ferrari e finanziato da Venice in Peril Found che restituì l’originaria immagine sonora e la funzionalità meccanica prima compromesse a causa dell’incuria. Lo strumento è stato suonato successivamente con regolarità per l’accompagnamento liturgico e in occasione dei concerti organizzati dal Complesso vocale strumentale della parrocchia “Antonio Lotti”. Nonostante i precedenti interventi di restauro svolti nel corso degli anni, ora lo strumento ha nuovamente bisogno di essere manutentato. Occorre ripulirlo dalle polveri che si sono accumulate nel tempo, per questo bisognerà smontare tutte le canne e servirà un’impalcatura. Inoltre verrà svolta una revisione meccanica per il ripristino della corretta accordatura. Il costo preventivato per l’intervento si aggira intorno ai 20 mila euro: «Una cifra impegnativa che la parrocchia non può sostenere. Desideriamo continuare ad usare l’organo per le funzioni liturgiche e per le celebrazioni dei sacramenti, in particolare dei matrimoni. Una volta sistemato si potranno svolgere anche alcuni concerti di musica sacra» spiega il parroco della Madonna dell’Orto padre Piergiorgio Milan.

Un programma ad hoc. «Il programma musicale della serata è pensato apposta per l’organo. Saranno eseguite musiche inedite di cento anni fa scritte per i bambini e musica liturgica» riferisce l’organista Paola Talamini, che con l’organo accompagnerà le voci. Si inizierà con le musiche inedite del Piccolo Magnificat di Gianmartino Durighello che, cantate dal coro di Voci Bianche della Cappella di S. Maria della Salute, saranno testimonianza di come è inteso oggi il sacro nella musica. Seguiranno poi musiche di Nicolò Coccon (1826-1903) cantate dal coro tedesco di voci bianche Landsberger Jugendchor diretto da Marianne Lösch e accompagnato dal baritono Luca Veneziani. Si proseguirà con le musiche di Delfino Thermignon (1861-1944) cantate dal Complesso Vocale della parrocchia Antonio Lotti diretto da Paolo Cammozzo, insieme alle voci soliste del mezzosoprano Svetlana Novikova e di Luca Veneziani. Infine sarà cantata L’Annunciazione di Maria Vergine dall’Ensemble Armonia diretta da Patrizia Avon con le voci soliste di Luca Veneziani, Svetlana Novikova, Lucia Bettoli e Monica Falconio.
Francesca Catalano

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