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Aggiornato: 1 ora 15 min fa

Festa dell’Assunta sabato 15 in basilica a Torcello

Ven, 14/08/2020 - 18:45

L’isola di Torcello, con la sua millenaria e splendida basilica – che, durante i lavori di restauro in corso, ha recentemente svelato anche dei frammenti di affreschi del IX secolo, i più antichi in area veneziana – sabato 15 agosto si appresta a vivere la festa dell’Assunta, posta come sempre al centro dell’estate.

L’appuntamento è fissato per le 18.30, nella basilica intitolata proprio a S. Maria Assunta, per la solenne concelebrazione eucaristica che sarà presieduta da padre Norberto Villa (osb), abate emerito di Praglia. Nel rispetto delle disposizioni vigenti per il contenimento della pandemia in atto, quest’anno non sono state programmate iniziative musicali o culturali collaterali.

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A Messa può tornare a cantare il coro: il sì del Comitato tecnico sceintifico. Niente più distanziamento per i familiari

Ven, 14/08/2020 - 16:03

A Messa può tornare a cantare il coro: basta che i cantori tengano una distanza di un metro l’uno dall’altro e ci siano almeno due metri fra file di cantori.
Lo stabilisce una nota del ministero dell’Interno, che risponde ai quesiti posti da tempo dalla Conferenza episcopale italiana. Già il 29 giugno, infatti, la Cei aveva fatto presente l’esigenza di “ritornare all’esercizio della prassi pastorale”.

Interpellato dal ministero, il Comitato tecnico scientifico nazionale risponde che, «sulla base degli attuali indici epidemiologici è possibile la reintroduzione dei cori e dei cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti. Tali distanze possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet».

Due metri di distanza vanno infine mantenuti anche fra i coristi e l’assemblea.

Si potrà inoltre fare a meno del distanziamento, come anche il buon senso suggeriva, quando a Messa, uno accanto all’altro, sono persone di una stessa famiglia. Era questa un’altra delle questioni che la Cei aveva sottoposto al Governo. «Durante lo svolgimento delle funzioni religiose – risponde il Comitato tecnico scientifico tramite il ministero dell’Interno – non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi do svolgono vita sociale in comune».

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Dopo il lockdown, come cambiano reale e virtuale? Don Luca Peyron al campo giovani famiglie dell’Azione cattolica veneziana

Gio, 13/08/2020 - 21:45

Dopo mesi di forzata e imprevista mancanza della dimensione corporale nella nostra quotidianità, soprattutto nella vita di fede e nelle relazioni, ormai pratici di video meet e abituati a incontri filtrati da uno schermo, come non interrogarsi sul rapporto tra corporeità e tecnologia, tra reale e virtuale?

“Non si tratta di una dualità ma di una polarità dialettica” ha spiegato oggi ai partecipanti del Campo Giovani Famiglie dell’Azione Cattolica diocesana – che si sta svolgendo a San Vito di Cadore – don Luca Peyron, direttore dell’ufficio di Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Torino e docente universitario di Spiritualità dell’Innovazione e Sociologia dell’Innovazione a Torino e Roma.

“Il riconoscerci figli e vivere da figli, in Gesù, ci permette di stare in questa polarità e affrontare cristianamente la sfida educativa e pastorale che ci lancia il nostro tempo, tornando al mandato che Dio ha affidato all’uomo: dare un nome a tutte le cose”.

La preziosa, e a tratti “scomoda”, riflessione offerta da don Luca è stato il secondo appuntamento del percorso formativo di questa settimana, che si concluderà venerdì 14 con la meditazione sui “gesti di Gesù” guidata da don Gianni Bernardi.

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Covid, 146 i positivi nell’Ulss 3: sette su dieci non hanno sintomi, uno su cento ha sintomi gravi

Gio, 13/08/2020 - 21:31

L’età dei positivi è diminuita da 60 a 40 anni. E nel territorio dell’Ulss 3 sono attualmente 146. Aumenta la percentuale di asintomatici: il 72% non presenta sintomi, il 22% ha sintomi lievissimi (severi solo l’1%).

Sono solo alcuni dei temi affrontati dal Direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben durante il punto stampa avvenuto questa mattina nella sede dell’Azienda sanitaria di via don Tosatto. Ha fatto una sintesi di passato e presente dell’epidemia. E di quanto l’Ulss 3 ha in programma di attuare questo autunno, per affrontare una possibile risalita del virus.

“La situazione è sotto controllo dal punto di vista sanitario – ha sostenuto Dal Ben – ma il Covid continua a circolare. E quando entra in strutture fragili, come è successo recentemente, può far danni. Ognuno di noi ha il compito di circoscriverne la diffusione evitando gli assembramenti, usando i dispositivi di protezione, igienizzando le mani e diffondendo una cultura di attenzione nel territorio: non bisogna solo pensare a proteggere se stessi, ma anche chi ci è vicino. Facciamo attenzione ai nostri comportamenti quotidiani, tenendo lontano il virus dalle persone fragili, dagli anziani e dai giovani con pluripatologie”.

Il virus, ha ricordato il dg, ha avuto una presenza importante nel mese di aprile, con un’attenuazione che ha rasentato lo zero a metà giugno. Dopo la prima settimana di luglio si è ripartiti con una fase di convivenza con il virus.
Per quanto riguarda il territorio di competenza dell’Ulss 3 Serenissima, dal 21 febbraio i positivi sono stati 2.100. Adesso sono 146. I deceduti totali sono 260, i guariti 1694. Oggi i ricoverati sono 9. Tra essi 8 si trovano a Dolo e uno a Chioggia. Sono tutti ricoverati in area non critica. La terapia intensiva, che ha avuto il picco di presenze a metà aprile, non accoglie più casi Covid dal 31 maggio. “Avere solo 9 ricoverati su 146 positivi ci fa ritenere di avere la situazione assolutamente sotto controllo – dice Dal Ben – anche perché dopo il numero di positivi e il numero di ricoverati, il terzo indicatore che ci fa comprendere l’andamento dell’epidemia è proprio il numero di presenze in terapia intensiva, che continua ad essere pari a zero”.

I nuovi positivi contano 113 italiani e 33 stranieri. 32 di loro sono collegati a casi importati dall’estero o da altre Ulss. I contatti in sorveglianza attiva che ci ruotano attorno sono invece 464. In tutto l’Azienda Sanitaria presenta oggi 2,3 casi di positività ogni 10 mila abitanti (il 2 luglio erano 0,1).

A pesare sul numero dei positivi sono soprattutto i focolai. Dal 22 luglio, data di risalita del virus, nell’Ulss 3 se ne contano 27. Di questi, 9 sono stati spenti definitivamente. Dei 27, gli autoctoni sono 15 e 12 sono originati fuori Ulss, di cui 6 importati dall’estero. Ai sei focolai d’importazione si aggiungono 8 casi singoli di positività al Coronavirus arrivati sempre dall’estero. I Paesi sono Moldavia, Croazia, Grecia e Spagna.

Dopo aver lanciato la campagna che offre il tampone gratuito e senza appuntamento alle badanti, al Dipartimento di prevenzione di piazzale Giustiniani, a Mestre, se ne sono presentate 134, di cui 88 rientrate dall’estero. “Invito tutte le famiglie a spingere queste assistenti a venire a fare il tampone – ha esortato il direttore generale dell’Ulss -. Abbiamo anche avviato contatti con la comunità bengalese, romena e moldava per la diffusione capillare di video e messaggi che chiedono di rivolgersi ai nostri servizi in caso di dubbi e presenza di sintomi”.

“Ora ci prepariamo all’autunno, pronti ad affrontarlo anche nel caso del suo peggior sviluppo dal punto di vista epidemiologico – continua -. Il nuovo Piano emergenziale di sanità pubblica presentato dal presidente Zaia organizza bene il lavoro a venire”. Per quanto riguarda l’Ulss 3 il piano prevede di attivare, in base all’evolversi della situazione, 92 posti letto in terapia intensiva, 83 in pneumologia e 155 in malattie infettive. Per quanto riguarda i pronto soccorso, si prevedono aree pre-triage distinte (come già avviene all’ospedale dell’Angelo), aree di attesa e ambulatori dedicati, percorsi specifici sempre per pazienti Covid, mezzi di soccorso e barellati.
Tra le tante novità, per quanto riguarda l’assistenza nasceranno anche le figure del geriatra territoriale e dell’infermiere di famiglia, che farà da ponte tra il medico di base e il nucleo familiare.

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Ulss 3 veneziana: nove regole d’oro per usare bene le lenti a contatto. Specie d’estate

Mer, 12/08/2020 - 21:06

Con il caldo, per risolvere i difetti visivi come miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia e la combinazione di più di uno, esiste un modo semplice e pratico: le lenti a contatto. Questa soluzione però non deve essere adottata con il “fai da te”, ma solo previa visita oculistica. “Innanzitutto è fondamentale eseguire l’esame clinico prima della prescrizione delle lenti a contatto – spiega il primario di Oculistica dell’ospedale di Dolo dell’Ulss 3 Serenissima, Romeo Altafini –, che deve essere sempre effettuato da un oculista. La visita ha lo scopo di definire i difetti visivi e di determinare il tipo di lenti più adatte alla loro correzione, tenendo conto di diversi parametri come età, condizioni dell’occhio, eventuali patologie generali o trattamenti associati, lo stile di vita, la professione, gli hobby ed i bisogni visivi”.

Le lenti più diffuse, soprattutto nel periodo estivo, sono le morbide idrofile che possono essere utilizzate per un tempo variabile. Si dividono in lenti usa e getta giornaliere, da rinnovare quotidianamente e gettare via ogni giorno e lenti con rinnovo frequente, da sostituire in base ai marchi (da 2 settimane a 12 mesi dopo l’apertura dei contenitori), e che devono essere riposte quotidianamente in contenitori adatti con soluzioni che ne salvaguardino integrità e disinfezione.
Questi tempi di rinnovo delle lenti a contatto non sono definiti in base a criteri economici, ma sono il risultato di studi clinici internazionali, convalidati da comitati scientifici composti da oftalmologi.

Molto utilizzate, soprattutto dai giovanissimi, sono le lenti colorate, anche non correttive, utilizzate per scopi estetici. Sono soggette alle stesse condizioni d’uso, quindi alle stesse regole di adattamento, monitoraggio e igiene e alle stesse complicazioni delle prime, a cui si aggiunge il rischio di una visione notturna ridotta che può comportare particolari problemi durante la guida.

Meglio le lenti a contatto che gli occhiali in estate, ma in qualche rischio si può comunque incorrere. “Si tratta di incidenti minori – dice il primario Altafini – (occhio rosso, irritazioni, senso di corpo estraneo) a causa di qualche disattenzione. Motivo per cui, talvolta, si è costretti a sospendere momentaneamente l’impiego delle lenti a contatto. Altre volte, purtroppo, le lesioni possono essere particolarmente gravi ed invalidanti e possono sfociare in gravi lesioni corneali che determinano cicatrici corneali permanenti o persino la perdita dell’occhio”.

Quindi durante l’estate, per utilizzare anche solo occasionalmente le lenti a contatto, l’Oculistica di Dolo consiglia di adottare alcuni semplici trucchi:
1) non mettere mai e non tenere mai una lente su un occhio rosso o dolente
2) non usare mai l’acqua del rubinetto o acqua minerale in bottiglia per pulire o risciacquare
3) conservare obiettivi e custodie: tutte le acque dolci devono essere evitate
4) non utilizzare le lenti in piscina, lago, fiume, jacuzzi, sauna, doccia
5) non dormire mai con le lenti a contatto
6) verificare che i colliri, anche lubrificanti, che si utilizzano siano compatibili con le lenti a contatto
7) rispettare il tempo di utilizzo consigliato e la frequenza del rinnovo
8) seguire le procedure di manutenzione consigliate e non modificare la soluzione di manutenzione senza preavviso medico
9) dopo aver indossato le lenti, svuotare le custodie, asciugarle e lasciarle aperte

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Nella bolla d’azoto per eliminare i parassiti: in restauro, nel Seminario di Venezia, i globi di Coronelli

Mer, 12/08/2020 - 06:40

È iniziato poco più di un mese fa, il 7 luglio, il restauro dei due globi (uno terrestre e uno astronomico), opera del famoso cartografo veneziano Vincenzo Maria Coronelli e custoditi presso la biblioteca monumentale del Seminario Patriarcale di Venezia.

Un restauro che si è reso possibile grazie al contributo della fondazione Venetian Heritage, che ha finanziato interamente i costi. Gli interventi saranno condotti dalla restauratrice Sara Gottoli.
I globi sono giunti in Seminario nel XIX secolo per opera di padre Moschin, un religioso somasco e mecenate delle arti, che rese la comunità del Seminario un vero e proprio scrigno, ricco di molte opere d’arte e molti libri antichi che correvano il rischio di essere dispersi nel mercato antiquario.

Il cartografo: un frate veneziano che lavorò per il re di Francia. L’autore dei mappamondi vale la pena di essere conosciuto. Vincenzo Maria Coronelli nacque a Venezia da modeste origini, il 16 agosto del 1650. Divenne francescano conventuale, e fu anche eletto ministro generale dell’ordine. Studiò a Roma al collegio di San Bonaventura. Divenne un apprezzato cartografo e girò il mondo realizzando… mappamondi. Le sue opere, richiestissime, spesso avevano committenti illustri: per il cardinale César d’Estrées costruì due globi da donare a Luigi XIV. E si trattava di globi monumentali, di 15 piedi di diametro (4,87 metri).

Coronelli fondò a Venezia l’Accademia cosmografica degli Argonauti nel 1684: è stata la prima società geografica al mondo, segno evidente della competenza e della capacità di innovazione dello studioso e della Serenissima. Vincenzo Maria Coronelli è stato anche il cartografo ufficiale della Repubblica e l’imperatore d’Austria lo invitò per un anno a dirigere la riorganizzazione idrogeologica del Danubio. È stato anche il primo enciclopedista. Morì nel 1718.

I mappamondi del Seminario hanno più di tre secoli. I globi del Seminario sono giunti in Punta della Salute dal convento dei Carmelitani Scalzi nel corso del XIX secolo ed in origine erano stati dedicati al Doge Francesco Morosini: da questa dedica è possibile datarli agli ultimi anni del ’600.

Attualmente si trovano in una “bolla” di azoto: inseriti in grandi camere d’aria di plastica, completamente sigillate, sono stati collegati ad una macchina che eroga all’interno dell’azoto gassoso, con l’obiettivo di uccidere tutti i parassiti che minano l’integrità delle due opere. Da settembre, terminata la sanificazione, inizieranno i veri interventi di restauro dei globi, per una durata di circa un anno.

Marco Zane

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Famiglia, fede e vita al tempo del Covid: il Campo diocesano Giovani Famiglie di Azione Cattolica

Mar, 11/08/2020 - 22:36

Vivi, ama, spera… con_tatto! È il tema del Campo diocesano Giovani Famiglie di Azione Cattolica, in corso in questi giorni a San Vito di Cadore.

“Il virus ha smascherato la nostra fede e le nostre relazioni”. Il lockdown ha accresciuto le paure e le preoccupazioni per il futuro, ma ha anche evidenziato la centralità della famiglia in un tempo che ha colto tutti impreparati.

Ripercorrendo quanto accaduto e vissuto negli scorsi mesi, con l’aiuto di don Danilo Barlese (a distanza) e don Andrea Volpato, ieri i partecipanti al Campo Giovani Famiglie di Ac si sono interrogati sul futuro, sul “cosa ci aspetta ora”, ma con uno sguardo di speranza, con fiducia, consapevolezza, coraggio e avanzando proposte (anche molto concrete) per affrontare il tempo che ci sta davanti evidenziando l’urgenza di porre la famiglia come protagonista di un tempo di cambiamenti sociali, ecclesiali e pastorali.

Oggi, martedì 11, tutti in gita in quota, prima di affrontare la giornata di formazione di domani.

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Joy Singers: “2020”, il nuovo disco in uscita per ripercorrere vent’anni di musica

Mar, 11/08/2020 - 20:33

«La musica è la medicina migliore. È terapeutica e fa star bene le persone anche fisicamente: il canto porta infatti a lavorare su respirazione e muscolatura». Nel corso di un lockdown che ha messo tutti a dura prova, per Andrea D’Alpaos la musica ha continuato a rappresentare un punto fermo. Una compagnia amica nelle lunghe giornate trascorse in casa, che ha saputo rompere quella solitudine e quel silenzio inusuali che ci hanno reso tutti un po’ più simili, accomunati dallo stesso destino.

Pianista, compositore e maestro di coro (muranese, classe 1966) dei “Joy Singers”, D’Alpaos la definisce «un linguaggio universale», che unisce le persone e di cui non potremmo mai fare a meno. E il periodo di quarantena forzato ne è stato l’esempio. Perché proprio nella musica la gente – e le migliaia di esibizioni canore dai balconi di casa ne sono state la conferma – ha saputo trovare conforto in una condizione complicata da gestire.

Un nuovo progetto. È in questo contesto, a poche settimane dal ritorno graduale alla normalità, che i “Joy Singers” annunciano un’importante novità. L’uscita del loro settimo progetto, un doppio cd di 20 brani più soundtrack, dal titolo emblematico: “2020”. Non poteva che essere così, verrebbe da dire. Poiché da un lato si rifà al numero di canzoni contenute nel disco e all’anno in corso; mentre dall’altro al tempo che il noto coro amatoriale veneziano, che al canto associa anche alcune coreografie, ha dedicato all’amore per la musica.

Andrea D’Alpaos, 54 anni, muranese, dirige i Joy Singers e compone numerosi brani del repertorio del coro

«Si tratta di un progetto ambizioso – spiega D’Alpaos – col quale vogliamo festeggiare i nostri primi vent’anni d’attività. Siamo un coro musicalmente molto curioso e senza preconcetti, tanto che il nostro repertorio, vastissimo, si è evoluto nel tempo». Attraverso un’ora e mezza di musica «in cui annoiarsi sarà impossibile», “2020” si propone di ripercorrere l’intera storia artistica del coro, dagli esordi ad oggi, toccando i generi più disparati: gospel (il gruppo è infatti partito come tale), pop, caraibico, swing, musical, funky e non solo. In un concentrato di brani che spaziano da un medley di 10 minuti dei Queen, alla nuova versione di “My favourite things” (tratta da “Tutti insieme appassionatamente”) o ad una delle canzoni di “Jesus Christ Superstar”.

Un gruppo misto, quello dei “Joy Singers”, di 28 elementi dai 20 ai 50 anni (alcuni dei quali componenti storici), provenienti soprattutto da Venezia, Mestre e Marghera, dove svolgono le prove ogni settimana. E che nel tempo ha imparato ed eseguito oltre 200 brani, per il 90% riarrangiati proprio da D’Alpaos.

«Penso che la presentazione ufficiale avverrà a settembre, quando avremo il disco tra le mani. Ma prima vorremmo organizzare dei momenti d’incontro – una sorta d’anteprima, durante l’estate – in cui raccontare al pubblico il nostro progetto. Concerti in programma? Speriamo di poterne fare. Ci stiamo informando per capire le modalità, visto il periodo. Solitamente ci esibiamo nei teatri e nelle chiese, oppure all’aperto. Negli ultimi anni abbiamo organizzato anche concerti in acustico, con pochi strumenti, ricreando un’atmosfera più “intima” che io apprezzo molto».

Un coro a sette sezioni. Un lavoro curato nei minimi dettagli, quello dell’ultimo cd, dove ogni canzone vuole raccontare atmosfere differenti: in ognuna la voce è modulata diversamente e un’attenzione particolare è stata riservata alla spazializzazione del coro. Affinché, ascoltandolo, la persona si percepisca davanti ad esso o al centro.

«La band ha registrato le basi a fine novembre, in due giorni, mentre il coro in meno di due weekend il mese dopo. Poi è stata la volta del quartetto d’archi, della sezione dei fiati e dei vari altri ospiti strumentisti e solisti, tra i quali Colin Vassell che con noi ha già collaborato altre volte. Terminata la registrazione abbiamo mixato il tutto online per via della pandemia. Un lavoro faticoso che stiamo completando in questi giorni», spiega D’Alpaos, raccontando come oltre alla band abbiano suonato anche 16 musicisti, alcuni dei quali polistrumentisti. Tanto da arrivare ad un totale di ben 39 strumenti diversi.

«La nostra particolarità? Per molti arrangiamenti arriviamo fino a sette voci, quando di norma i cori cantano a quattro sezioni», aggiunge. Spiegando come gli anni percorsi siano stati per lui ricchi di soddisfazione, fatti di sacrificio e duro lavoro costante («appena terminato un progetto ci buttiamo subito in un altro») ricompensato dai traguardi raggiunti. «È tutta gente normalissima – conclude D’Alpaos – con una grande passione per la musica, a cui ricordo sempre che salire su un palco ed essere ascoltati da qualcuno è un grande privilegio. Questo coro è maturato nel tempo attraverso la giusta disciplina. E sentirlo cantare qualcosa che tu stesso hai trascritto su un pezzo di carta è impagabile».

Marta Gasparon

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“Estate parati”: tutte le iniziative estive degli scout Agesci di Mestre

Mar, 11/08/2020 - 07:02

L’hanno chiamata “Estate parati”. Una sagace correzione linguistica del motto evangelico, in latino, “estote parati”, “siate pronti”.

È l’iniziativa lanciata per la zona di Mestre e Venezia dai capi di Esploratori e Guide, seconda branca Scout dell’Agesci, per questa stagione, tradizionalmente dedicata a campi e uscite. Ne sono nate delle proposte mirate, come le attività nautiche organizzate, ad esempio, a San Giuliano e Poveglia, o la scuola di hebertismo, con la costruzione di attrezzature per le attività fisiche. «Piccoli cantieri per mantenere viva una relazione tra di noi», spiega il responsabile Agesci della zona di Mestre, Roberto Pavan Michielon.

Sono stati mesi difficili, ma affrontati con una buona dose di realismo: «Niente di scandaloso, se non abbiamo potuto mettere in piedi grandi cose. Prima di tutto contava – e conta – la salute, propria e degli altri». Quattro mesi “magri”? «Ci siamo dati un metodo: operare in ampia condivisione tra i quindici gruppi della nostra zona e in linea con le indicazioni pervenute dalla Regione. Il criterio guida è stato in ogni caso la prudenza».

Anche le altre due branche Scout hanno provato a fare del loro meglio. «Più difficile con i Lupetti e le Coccinelle. I capi si sono sentiti frenati: fare uscite con gruppi di bambini piccoli è parso oltremodo complicato». Qualcuno ha deciso di collocare un’attività giornaliera nella settimana già scelta per la vacanza di branco (o di cerchio), prima che deflagrasse il Covid, tenuto conto del rapporto numerico prescritto tra educatore e bambini, 7 o 10 a seconda della loro età.

Infine, «con i Rover e le Scolte si è generalmente optato per attività in giornata o piccole uscite di uno-due giorni, suddivisi per gruppi delle dimensioni consentite». Magari facendo anche lo stesso percorso naturalistico. Centrale è stato il patto di responsabilità che ha coinvolto i genitori: «Sono stati chiamati a farsi garanti dei requisiti di salute dei figli necessari perché potessero essere ammessi alle singole attività».

Cosa lascia, invece, di positivo l’esperienza Covid? «Un’attenzione all’essenziale», riflette Pavan, che cita a riguardo una frase de “Il Piccolo Principe”: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. «Abbiamo capito meglio che di fronte alle difficoltà serve fare squadra. In alcune comunità, la situazione di incertezza è stata parzialmente superata proprio grazie alla riscoperta di far parte di una famiglia più grande. Siamo piccole barche di carta, non navi da crociera: procediamo passo dopo passo, prendendo per buono tutto quello che viene».

Certo, per il prossimo futuro l’incertezza non è risolta. «La sensazione è che ci metteremo in moto un po’ prima del solito: ci muoveremo sulla scia dell’ambiente scolastico. Saranno verosimilmente attività contingentate, giornaliere e per piccoli gruppi. Settembre è una porta nuova che si apre. Ma noi, capi Scout e animatori, ci siamo».

Giovanni Carnio

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Covid, Zaia: «L’obiettivo, nei trasporti locali, è non tornare indietro alla capienza ridotta»

Lun, 10/08/2020 - 15:18

Obiettivo: non tornare indietro e – su bus, treni e vaporetti, nell’ambito del trasporto locale – mantenere la possibilità di riempire il 100% dei posti omologati per ogni mezzo.

Su questo obiettivo il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha trovato «terreno fertile» nel confronto avuto stamattina, lunedì 10 agosto, con i i ministri Paola De Micheli (Trasporti e Infrastrutture), Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali).

Al centro la questione dei trasporti, dopo le restrizioni decise pochi giorni fa sui treni a lunga percorrenza. Si vuole invece evitare che anche nel trasporto pubblico locale – in Veneto ma non solo – si torni a ridurre il numero dei passeggeri: «Si produrrebbe un caos nei trasporti – sottolinea il Governatore del Veneto, durante l’incontro di aggiornamento dalla sede della Protezione civile a Marghera – con ricadute traumatiche».
Secondo Zaia, che ha usato quest’argomento nel dialogo con i ministri, già l’accordo sindacale del 13 aprile scorso prevede che due lavoratori possano stare a meno di un metro di distanza a patto che usino la mascherina; perciò non si capisce perché lo stesso criterio non si possa applicare su un vaporetto o su un treno.
«In più si creerebbero enormi problemi alla ripresa della scuola. E se per via della ridotta capienza un autobus lascia dei minori a terra? Chi avvisa la famiglia? Come si garantisce la sicurezza del minore? Serve una soluzione di buon senso».

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Antica Scuola dei Battuti: contagi in aumento, un negativizzato e un nuovo decesso. Continua la campagna di screening

Ven, 07/08/2020 - 22:03

Ad oggi, su un totale di 604 tamponi effettuati tra il 4 e il 7 agosto, di cui 585 refertati, al Centro servizi Antica Scuola dei Battuti di Mestre (che fa parte di Ipav) risultano 32 casi positivi al Coronavirus tra gli anziani ospiti, collocati in due aree Covid distinte. Mentre 18 tra i dipendenti della struttura di via Spalti, posti in isolamento domiciliare fiduciario. Si registrano inoltre 4 ospiti positivi ricoverati in ospedale.

Questi i numeri aggiornati, in aumento rispetto ai giorni scorsi in cui i positivi complessivi erano 21, che arrivano dalla direzione. La quale, in una nota, segnala un ulteriore dato odierno: da un lato il primo caso di ospite negativizzato dopo la scoperta della positività al virus lo scorso 29 luglio, dall’altro l’avvenuto decesso – il secondo dopo quello di una signora di 88 anni, originaria di Mirano, le cui condizioni di salute erano già di per sé piuttosto delicate – di un ospite ricoverato presso l’ospedale di Dolo. A comunicare gli esiti degli ulteriori test effettuati nel corso dello screening che si è svolto tra martedì ed oggi – fa sapere la direzione – è stato il Servizio Igiene e Sanità pubblica (Sisp).

«In condivisione con l’Ulss 3 Serenissima – si legge ancora nella nota – si conferma la decima campagna di screening su tutta la popolazione aziendale per le giornate del 12, 13 e 14 agosto. Si comunica inoltre che sabato e domenica prossimi sarà garantita la presenza di medici Usca, al fine di supportare l’attività sanitaria svolta all’interno della struttura». Nel frattempo non si fermano le attività di sensibilizzazione di tutto il personale al corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza oltre al rispetto delle norme di comportamento da adottarsi al di fuori dell’ambiente lavorativo. Tra il 29 luglio (data in cui si è registrato il primo caso positivo al Covid-19) e il 7 agosto sono stati effettuati complessivamente 1347 tamponi tra ospiti (314) e dipendenti (385) della casa di riposo mestrina.

(M.G.)

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Appello dei ricercatori: «Aiutateci a mappare la Pinna nobilis, la più grande conchiglia del Mediterraneo, che in laguna cresce e in mare no»

Ven, 07/08/2020 - 18:14

“Mappa la Pinna”. Il Cnr-Ismar (Istituto delle Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Venezia chiede il tuo aiuto, tramite i social media, per un ambizioso progetto di citizen science, ossia di scienza partecipata con la cittadinanza, per mappare le colonie di Pinna nobilis della laguna di Venezia.

«I cittadini che vivono la laguna tutti i giorni possono darci un grande aiuto. L’iniziativa – afferma Marco Sigovini, ricercatore dell’Ismar – è stata avviata in febbraio e abbiamo avuto buone segnalazioni. Si è quindi deciso di riprenderla in mano e rilanciarla in questi giorni. Ci siamo dedicati a spargere la notizia sui social, soprattutto su Facebook dove ci sono gruppi molto attivi: amanti della laguna, diportisti, pescatori, canoisti, vogatori alla veneta che con le loro segnalazioni possono dare un grande contributo».

Passando vicino all’imbarcadero del ferryboat che da Pellestrina porta al Lido di Venezia, sarà di certo capitato di notare degli enormi bivalvi, simili ad una cozza, affiorare dall’acqua quando c’è secca.
Questi giganti tra i mitili sono i molluschi Pinna nobilis, conosciuti come nacchera, stura o palostrega. La specie è tipica del Mediterraneo e segnalata nella laguna veneta già dai naturalisti dell’Ottocento. È uno dei più grandi bivalvi al mondo in grado di raggiungere il metro di altezza. Vive in laguna e in mare, spesso posizionata su praterie di posidonia o di piante affini che colonizzano le lagune, o presso affioramenti rocciosi. Questo straordinario animale è però soggetto da tempo ad una pericolosa epidemia. Lungo le coste di tutta Italia è stato decimato e l’infezione sembra percorrere l’intero Mediterraneo. Tuttavia non è ancora arrivata nella laguna veneziana e da qui nasce l’esigenza di mappare le varie colonie e di continuare a monitorarle nel tempo.

«Finora la laguna di Venezia è uno degli ultimi baluardi del Mediterraneo a non aver manifestato l’infezione. Studi scientifici – spiega Sigovini, responsabile del progetto – suggeriscono inoltre che in ambienti più confinati, come le lagune, le popolazioni resistono maggiormente. L’epidemia che colpisce il mollusco Pinna nobilis è iniziata nel 2016 diffondendosi nella parte ovest del Mare nostrum. Si sono riscontrate morie molto gravi, con la perdita della quasi totalità delle popolazioni colpite in vaste zone del Mediterraneo. La causa è la diffusione del protozoo Haplosporidium pinnae, probabilmente coadiuvato da una serie di altri patogeni. Nei mesi scorsi l’epidemia ha raggiunto l’Adriatico ed è salita fino alla Croazia per arrivare a Trieste».

Da qui nasce l’esigenza degli studiosi di avere un’istantanea della situazione pre-infezione delle colonie presenti in laguna. Con i suoi 550 chilometri quadrati, essa copre un’area molto vasta a fronte di una disponibilità limitata di ricercatori, tempo e mezzi. Ecco quindi che diventa prezioso l’aiuto della cittadinanza per monitorare il territorio.

Si può partecipare al progetto, “Mappa la Pinna”, con il proprio smartphone, collegandosi al sito https://cutt.ly/pinna e segnalando la presenza di colonie direttamente sulla cartina interattiva; oppure scrivendo a [email protected] È possibile anche aggiungere preziose informazioni, come una stima del numero di Pinna nobilis o la presenza di esemplari morti. Quest’ultimo dato sarà molto importante nelle prossime segnalazioni in quanto permetterà di capire se l’epidemia si sta diffondendo anche nella laguna di Venezia. Ma come riconoscere questi animali e capire se sono vivi?
«Sono organismi molto grandi e riconoscibili, che affiorano quando l’acqua è bassa. Nel tempo – spiega l’esperto – queste popolazioni si sono evolute. Negli anni ‘80 erano quasi sparite, ma dal 2005 circa si è osservata un’esplosione demografica. I motivi sono vari, i processi ecologici non sono mai semplici da comprendere. Probabilmente il maggiore ricircolo d’acqua in laguna ha contribuito alla loro espansione. Ad oggi si possono contare, in alcune zone, anche 5 esemplari o più a metro quadro, una densità altissima per questa specie. Un animale morto può essere trovato scardinato dalla sua posizione, ma può anche rimanere ancorato in posizione verticale. Gli esemplari di Pinna nobilis vivi però reagiscono al tocco, chiudendo la conchiglia».

Il progetto resterà attivo per tutto il 2020 e, nello spirito della citizen science, i dati raccolti rimarranno una risorsa libera, quindi disponibili per i curiosi, gli appassionati di natura ma anche per le istituzioni e i ricercatori.
Maria Giovanna Romanelli

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Ascopiave Energie dona 1300 pasti alla Caritas veneziana

Ven, 07/08/2020 - 16:26

Scegliere l’invio elettronico della bolletta è un piccolo gesto che ha permesso di contribuire a dare un aiuto concreto a chi ha più bisogno.

Grazie a una campagna durata da metà maggio a fine luglio Ascopiave Energie ha trasformato le oltre 2.600 richieste di attivazione della bolletta per e-mail nell’equivalente di oltre 1.300 pasti da destinare alle persone in difficoltà del territorio in cui l’azienda opera. Per ciascuna richiesta Ascopiave Energie ha donato 2 euro a favore della Caritas Italiana che sono stati trasformati in pasti.

Grazie al progetto “Insieme per Caritas”, lanciato dal Gruppo Hera, di cui Ascopiave Energie fa parte, e sviluppato in tutti i territori in cui le società del gruppo sono operative, le richieste di attivazione della bolletta per e-mail, sono state trasformate in pasti da destinare alle Caritas di Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lombardia e Puglia.

In particolare, la quota parte dei fondi raccolti da Ascopiave Energie è stata destinata alla Caritas di via Querini a Mestre per l’acquisto di prodotti alimentari per le mensa diocesana e al Centro di Ascolto Caritas di Vicenza per l’acquisto di generi alimentari.

Commenta il diacono Stefano Enzo, direttore della Caritas Veneziana: «Ringrazio Ascopiave Energie per questa iniziativa che ha coniugato attenzione verso chi in questo singolare momento storico si trova in difficoltà e attenzione ai temi ambientali, due argomenti particolarmente cari a Papa Francesco. Caritas Veneziana, da sempre attenta ai bisogni e alle necessità del territorio, ha visto, in questi ultimi mesi, aumentare le richieste d’aiuto per l’acquisto di generi alimentari, a dimostrazione che la pandemia ha davvero toccato nel profondo le fasce più fragili della popolazione e non solo. Ogni offerta è utile a incrementare un magazzino che in questi giorni non si fa mai in tempo a riempire».

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Covid, otto ragazzi veneti contagiati in vacanza a Pag (Croazia). Zaia: «Meglio fare le ferie in Italia»

Ven, 07/08/2020 - 14:43

«Se uno vuole la sicurezza faccia le sue vacanze in Italia. Se vuole farle altrove, le faccia, ma ponendo molta attenzione». È l’appello che il presidente del Veneto Zaia fa, in particolare ai giovani.
In otto si sono infettati, in questi gironi, durante una vacanza nell’isola di Pag, in Croazia. Altri hanno contratto il Covid a Malta. Altri ancora – continuiamo a parlare di veneti di ritorno dalle vacanze – a Corfù. E poi ancora Spagna e Perù.

«Le vacanze sono un elemento di rischio», sottolinea Zaia: «Da due settimane siamo concentrati su pazienti che si sono infettati in vacanza. Alcuni sono sintomatici e altri positivi asintomatici, scoperti perché contatti stretti di chi si è presentato con dei sintomi».

Abbiamo la certezza, prosegue il Governatore, che il virus viene da fuori «o perché qualcuno ce lo porta o perché andiamo a prendercelo».
Una considerazione condiviso dal microbiologo Andrea Crisanti, che invita i cittadini a fare vacanze in famiglia, a evitare i viaggi in autobus, così come i locali chiusi affollati. (G.M.)

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Zaia: «Sarà un autunno di emergenza psicosi: perciò faremo tamponi a chiunque avrà sintomi tipo Covid»

Ven, 07/08/2020 - 13:36

«Sarà un autunno di emergenza psicosi e di tamponi. L’emergenza sarà dettata dal fatto che al primo sintomo di febbre o di tosse qualunque cittadino penserà di avere il Covid. E allora la sanità pubblica può fare solo una cosa: tamponi. Avremo 500mila persone con sintomi? Faremo 500mila tamponi. Un tampone non si deve negare a nessuno».

A dirlo è il Governatore del Veneto, Luca Zaia, che fa il punto sulla situazione della pandemia dalla sede di Marghera della Protezione civile. La psicosi – spiega Zaia – sarà generale e giustificabile: «Basterà che uno abbia l’influenza e penserà di avere il Covid. Nella stragrande maggioranza dei casi non sarà così, ma la paura sarà comprensibile».

Perciò il nuovo piano di sanità pubblica, presentato oggi da Zaia e pensato per l’autunno, investe sulla diagnostica soprattutto sui test rapidi, «perché la diagnostica sarà il vero collo di bottiglia. Per quanto poco avremo una coda di epidemia. Ma avremo comunque una emergenza che sarà quella della psicosi da sintomi influenzali. Perciò faremo i test a tutti quelli che avranno febbre e tosse o sintomi sovrapponibili a quelli del Covid-19». (G.M.)

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Acqua alta a Venezia: completati gli interventi di manutenzione su 35 chiese

Ven, 07/08/2020 - 11:16

Sono già stati completati i lavori in 35 luoghi di culto veneziani, relativi ad interventi di ripristino o manutenzione straordinaria, che si sono resi necessari a seguito dell’acqua alta eccezionale delle scorso novembre.

Interventi, dunque, per il ripristino dei danni subiti a seguito degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dallo scorso 12 novembre 2019, realizzati ai sensi del Decreto Legislativo appositamente posto in essere dal Governo e che ha messo a disposizione delle risorse per gli edifici destinati al culto, alle attività ricreative, culturali e sociali di proprietà della Diocesi Patriarcato di Venezia e di altri enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.

Nel frattempo stanno proseguendo anche altri lavori in ben 33 chiese, a cui si aggiungeranno presto altri 11 luoghi di culto. Una sorta di grande operazione di salvaguardia, forse la più grande finora messa in campo dalla Diocesi veneziana, al fine di preservare il patrimonio artistico e religioso e consolidare le strutture in vista della prossima stagione autunnale.

I lavori non si limitano infatti alla mera conservazione dei manufatti, ma anche ad opere di risanamento e messa in sicurezza. Attualmente sono state investiti fondi per 880.240,42 euro. Ma sono da impiegare altri 530.100,58 euro. L’investimento totale supera il milione e 400 mila euro.

Al momento le somme già erogate dal Commissario Delegato per i danno dell’acqua alta a Venezia sono 295.693.
Tutti gli interventi di ripristino e risanamento conservativo sugli edifici di culto sono stati autorizzati dalla Soprintendenza Archeologia.

Non manca però una stima dei danni per i quali non sono ancora state avviate le procedure che si aggira attorno ai 3 milioni e 800 mila euro.

In questi giorni su Gente Veneta Facebook è stato pubblicato un breve video che illustra il lavoro di manutenzione straordinaria di un organo a canne, quello di Santo Stefano, che era stato danneggiato dall’acqua e dell’umidità. Si tratta di uno degli interventi compresi nell’elenco e terminati proprio in questi giorni, ed è stato realizzato dagli organari Puccini e Vecchiato (nella foto di apertura le canne dell’organo smontate per la manutenzione).

Le chiese interessate non sono solo nel centro cittadino, ma anche nelle isole, tra cui citiamo ad esempio la basilica di Santa Maria Assunta di Torcello: proprio i lavori di consolidamento murario posti in essere hanno consentito la scoperta di preziosi e sconosciuti lacerti di affresco del IX secolo, precedenti ai mosaici attuali.

Il lavoro della Diocesi prosegue, coordinato e seguito dagli uffici diocesani preposti e con la collaborazione tecnica dell’architetto Andrea Gallo.

Marco Zane

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Lavoro agile, l’imprenditore Bruno Martino (Novarex): «Orario e sede di lavoro li decida il dipendente, purché sia corresponsabile dei risultati»

Mer, 05/08/2020 - 21:33

Un’estate con il fiato sospeso. Potremmo definirlo così questo periodo alternato tra ritorno all’ufficio e al lavoro, ferie un po’ più esigue del solito e figli tornati a correre liberi tra i giardini dopo mesi di clausura. Una parvenza di normalità, se non fosse per i grandi punti interrogativi che circondano la ripresa in autunno: si riuscirà a tornare a lavorare come prima? Scuole con o senza turni? Con o senza mensa? E le aziende, alle prese con profonde difficoltà economiche e con dipendenti con figli a carico e scuole che rischiano di funzionare a singhiozzo? «Il manager sceglie. L’imprenditore decide. Ebbene questo è il momento delle decisioni. Le nostre aziende devono decidere di dare priorità ai dipendenti, ma nel segno della corresponsabilità».

A dirlo è Bruno Martino, presidente dell’etichettificio Novarex e referente di Confindustria per le aziende del Miranese, come tanti altri alle prese con la gestione della ripresa dopo l’emergenza del lockdown. E la parola d’ordine, l’unica via d’uscita, pare essere sempre la stessa: flessibilità.

E’ quanto l’imprenditore veneziano ha messo in campo nei mesi passati, barattando una maggiore autogestione dei propri dipendenti con la responsabilità del risultato finale. «Nella mia azienda un dipendente può fare le sue otto o nove ore e poi andare a casa. L’orario preciso non è importante. Se si fattura oggi o si fattura domani, per l’azienda non cambia. Se un macchinario comincia a funzionare alle 5 del mattino o alle 7 non fa differenza. Cerchiamo di essere più flessibili possibile» afferma Martino.

«Certo il momento del covid ci ha colti tutti impreparati, lì c’è stato più di qualcuno che mi ha chiesto di restare a casa. E ognuno ha i suoi motivi – continua l’imprenditore – se ci sono dieci dipendenti in un ufficio uno avrà i figli a casa, l’altro dovrà andare in palestra, un altro avrà altri problemi: perché l’orario devo farlo io? La gestione di un ufficio amministrativo o commerciale può essere autonoma: ferie, permessi, orari, il gruppo li può gestire da sé». Un’idea valida unicamente per il lavoro d’ufficio? «Anni fa ho fatto un discorso simile ai miei dipendenti che lavorano nelle linee di produzione – spiega Martino – l’azienda cresce e va bene e a me serve un caporeparto: ma se assumo qualcuno che vi controlla, che viene a comandare, questo non vi piacerà. All’epoca abbiamo fatto un’altra scelta: un aumento di stipendio, nove ore di lavoro e qualche sabato in più e la responsabilità è loro, dei dipendenti. Il prodotto oggi è in mano loro in virtù della corresponsabilità, le trenta famiglie che dipendono dal nostro lavoro non vivono solo sulle mie spalle ma anche sulle loro».

Eppure la realtà diffusa in Veneto pare un po’ diversa. Secondo i dati diffusi recentemente dalla Fondazione Nord Est, le imprese venete che hanno attivato smart working e lavoro a distanza per i propri dipendenti sono stati solo il 22 per cento. Quasi il 30 per cento ha optato per la riduzione delle ore e dei turni di lavoro, 60 aziende su 100 hanno attivato la cassa integrazione e il 46 per cento sono ricorse a riduzione dei costi tramite ferie obbligatorie. A domanda diretta, il 78,4 per cento degli imprenditori definisce l’opzione dello smart working come impraticabile perché incompatibile con tutte o quasi tutte le mansioni dei propri dipendenti. Una situazione che si è tradotta con l’impiego del lavoro a distanza nei mesi di marzo e aprile per solo l’8,3 per cento degli addetti.

«Molti imprenditori non possono attivare lo smart working o meglio il “telelavoro”, perché badate con “smart” si intende ben altro, altri sono scettici» commenta Bruno Martino, «spesso si cade in un discorso di principio più che di sostanza, dovuto alla fatica di misurare il lavoro fatto a casa. L’attività deve essere invece basata sulla responsabilità che è anche dell’impiegato, non solo del datore di lavoro. Io ho messo due persone in telelavoro, l’attività deve funzionare prima di tutto nel rapporto con i colleghi in ufficio, dev’esserci collaborazione». E se il lavoro dev’essere smart, anche la scuola dovrebbe diventarlo: «Cerchiamo di cogliere in questa crisi anche l’opportunità. Il nostro modello scolastico è obsoleto, la modernità non può passare solo per una lavagna elettronica, i riferimenti devono cambiare» consiglia l’imprenditore.

Maria Paola Scaramuzza

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Giudecca, un finanziere salva un uomo che stava per annegare

Lun, 03/08/2020 - 17:02

Nella tarda serata di mercoledì scorso, un finanziere in forza al Comando Regionale Veneto, durante una passeggiata alla Giudecca, libero dal servizio, notava un uomo in mare in evidente stato di difficoltà, che con voce flebile richiedeva aiuto.

Senza indugio, il militare si è dato da fare per trarre in salvo il malcapitato e contestualmente provvedeva a richiamare l’attenzione di quattro uomini presenti nelle vicinanze.

Dopo una serie di tentativi tesi al recupero della persona, ormai ridotta allo stremo delle forze, il finanziere riusciva ad afferrarne il braccio e, con l’aiuto delle quattro persone precedentemente allertate, riusciva ad issarlo sulla fondamenta.

Contestualmente procedeva ad effettuare le manovre di “primo soccorso”, in attesa dell’arrivo del personale medico del Servizio “118”, allertato per il tramite di uno degli intervenuti.

Nel frattempo, giungevano sul posto una motovedetta del “112” che identificava il malcapitato in A.D. ed un’ambulanza del “118” che provvedeva a trasportare l’uomo presso il locale ospedale per le cure e gli accertamenti del caso.

La prontezza e la determinazione dimostrata dal militare ha consentito di scongiurare una tragedia.

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Diocesi: nuove designazioni di vicari parrocchiali

Lun, 03/08/2020 - 14:38

Nuovi avvicendamenti nel ministero dei sacerdoti veneziani. Oggi, lunedì 3 agosto, è la volta di alcuni vicari parrocchiali.

Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha designato:

Don Daniele CAGNATI vicario delle Parrocchie di Croce Gloriosa, S.
Giovanni Battista, S. Stefano Protomartire e S. Margherita (Caorle);

Don Gianluca FABBIAN vicario delle Parrocchie dei Ss. Liberale e Mauro e
di S. Maria Ausiliatrice (Jesolo), in collaborazione con la Parrocchia
del Sacro Cuore di Gesù (Jesolo);

Don Augusto PRINSEN vicario delle Parrocchie di S. Maria del Rosario
(vulgo Gesuati), Ss. Gervasio e Protasio (vulgo S. Trovaso), S. Maria
del Carmelo (vulgo Carmini), S. Raffaele Arcangelo e S. Nicola Vescovo
(vulgo S. Nicolò dei Mendicoli);

Don Riccardo REDIGOLO rimane vicario della Parrocchia di San Giovanni
Battista (Gambarare), in collaborazione con Oriago;

Don Davide RIODA vicario delle Parrocchie di S. Nicolò Vescovo e di S.
Marco Evangelista (Mira);

Don Alessio SOTTANA vicario delle Parrocchie del Sacro Cuore di Gesù
(Venezia-Marghera), S. Maria Maddalena e S. Pietro Apostolo (Oriago), in
collaborazione con la Parrocchia di S. Giovanni Battista (Gambarare).

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Al via da metà agosto, a Verona, la sperimentazione su persone del vaccino interamente made in Italy

Lun, 03/08/2020 - 13:41

Al via da metà agosto la sperimentazione su persone del vaccino interamente made in Italy. Prodotto da Reithera, azienda biotech con sede a Castel Romano, nel Lazio, viene sperimentato dall’Istituto Spallanzani di Roma e dall’azienda ospedaliera universitaria di Verona.

«Se tutto andrà bene – spiega il Rettore, Pier Francesco Nocini – avremo il vaccino pronto e somministrabile prima della fine del 2021. Sarà il nostro regalo di Natale per fare del bene alla popolazione».

Orgoglio italiano e veneto in questa avventura per la produzione di un vaccino anti-Covid interamente italiano, ma anche il rischio di arrivare dopo che gli altri sono già sul mercato (cinesi, russi e americani contano di usarlo sulla popolazione già alla fine di questo 2020… E già 25 vaccini sono alla fase sperimentale nel mondo). Nocini non è d’accordo: «Le variabili sono tante, per cui è probabile che il nostro vaccino possa essere comunque molto utile».

Fatto sta che la sperimentazione sull’uomo inizia: la si farà grazie a 70 volontari residenti a Verona e a 20 romani. Saranno divisi in due gruppi: persone dai 18 ai 55 anni, sane, cui verrà iniettato il vaccino in tre dosi, progressivamente crescenti in quantità. Dopo sarà la volta di 45 persone più anziane, oltre i 65 anni.

«Testato sugli animali – aggiunge Stefano Milleri, direttore del Centro ricerche cliniche di Verona – il vaccino ha dimostrato di sviluppare una risposta immunitaria, cioè la formazione di anticorpi, pari a quella sviluppata dalle persone che si sono infettate e sono poi guarite. Il che fa ben sperare».

Più difficile, infatti, sarà vincere la battaglio contro il tempo. (G.M.)

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