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Aggiornato: 2 ore 53 min fa

Crisi Covid, i dirigenti del Gruppo San Benedetto si decurtano lo stipendio del 20%. Nuovo ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti

Ven, 08/05/2020 - 18:35

Si sono ridotti lo stipendio, mediamente, del 20% circa. È la scelta fatta dai dirigenti del Gruppo Acqua Minerale San Benedetto S.p.A. per mostrare concretamente la propria partecipazione alla fase difficile che l’azienda, ma anche tutta la società, sta attraversando.

Una decurtazione dello stipendio dei manager su base volontaria e in base alla disponibilità di ciascuno: un segno molto tangibile, comunque, di impegno. Anche perché per altri lavoratori dell’azienda le difficoltà sono evidenti.

La direzione Generale del Gruppo, infatti, ha chiesto oggi l’aumento al ricorso alla cassa integrazione e la riduzione di tutti i costi. Tale decisione viene presa a seguito del drastico calo delle vendite nel canale tradizionale – ristorazione classica, commerciale e collettiva, bar, Horeca – e della distribuzione automatica dovuto al lock-down prolungato che compromette l’intera stagione.

«Abbiamo sperato in una riapertura degli esercizi commerciali e delle attività legate alla ristorazione in tempi più rapidi, ma l’assenza di certezza ci fa essere prudenti e rivedere le nostre aspettative per il mese di maggio», dichiara Frederic Barut, Direttore Generale del Gruppo San Benedetto. «Per questo ho chiesto ai manager dell’azienda di ridurre ancora i costi e aumentare il ricorso alla Cassa Integrazione. Gli sforzi fatti finora ci hanno consentito di superare i mesi di marzo e aprile ma stimiamo che il calo delle vendite rimanga costante anche per il mese di maggio. Purtroppo i consumi del canale della grande distribuzione, in cui la nostra azienda ha segnato risultati migliori del mercato, non sopperiscono alle perdite di un settore importante come il fuori casa. Finché non aprono bar, ristoranti e attività sportive, le prospettive rimangono difficili».

Dalla fine di aprile l’emergenza Covid 19 ha provocato un mancato rinnovo di 66 contratti di lavoro a termine e interinali e la sospensione di molte attività in appalto.
«Ci aspetta ancora un mese difficile e poi la sfida della ripartenza. Sono sicuro che, come sempre, ogni lavoratore di San Benedetto saprà superare la difficoltà e dare il proprio meglio nella ripresa», conclude Frederic Barut.

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Ha sconfitto il cancro, con le cure, la bicicletta e la positività: sabato 9 Federico Grandesso in diretta Fb per Avapo Mestre

Ven, 08/05/2020 - 18:01

«Datti un obiettivo, pedala»: è il suggerimento dato dall’oncologo a Federico Grandesso. Lui, Federico di Badia Polesine, prende in parola il medico e – pedalando e parlando della sua esperienza oltre che, naturalmente, curandosi – vince il cancro. Della sua esperienza Grandesso parlerà sabato 9 maggio, alle ore 11, in una diretta Facebook trasmessa dalla pagina Facebook di Avapo Mestre.
Oggi Federico è un grande comunicatore, che fa spettacoli in cui presenta il suo libro. La particolarità è che in genere li fa in sella alla sua bici, sui rulli, davanti al pubblico.

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Il Veneto chiede al Governo di poter spendere anche nei nidi e nei centri estivi il bonus baby sitter

Ven, 08/05/2020 - 16:48

«Abbiamo chiesto che il bonus baby sitter possa essere speso anche nei nidi e nei centri estivi»: è la richiesta fatta dalla Regione Veneto, per bocca dell’assessore alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin.
L’occasione è la Conferenza delle Regioni, in cui si è discusso del piano per dare assistenza ai minori nella Fase 2, quando mamme e papà tornano al lavoro.

«Noi – spiega Lanzarin – abbiamo presentato il nostro piano per la fascia d’età 0-6, che prevede i dettagli per l’accoglienza, la sicurezza e la previsione di partire sperimentalmente nelle due province di Venezia e Rovigo, ovvero quelle dove i dati del contagio sono più bassi. In Conferenza delle Regioni abbiamo domandato che i soldi che il Governo destina alle famiglie per sostenere la spesa per le baby sitter possano essere spesi anche negli asili nido e nei centri estivi».

Per i centri estivi, pensati per i bambini oltre i 6 anni, sono in fase di redazione delle linee guida a livello nazionale. E proprio a livello di tutto il Paese si parla di uno stanziamento da 150 milioni di euro, che il Governo intenderebbe destinare specificamente ai centri estivi, in forme ancora da definire.

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Il francescano padre Marco Tasca è il nuovo arcivescovo di Genova

Ven, 08/05/2020 - 16:25

La notizia ufficiale è stata comunicata alla Diocesi di Genova alle 12 di oggi, come previsto dal protocollo della Nunziatura Apostolica in Italia: fra Marco Tasca, religioso della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova, è stato nominato da papa Francesco Arcivescovo metropolita di Genova.

Dopo essere stato Ministro provinciale dal 2005 al 2007, padre Tasca ha guidato l’Ordine come Ministro generale per due mandati, dal 2007 al 2013 e dal 2013 al 2019. Terminato il suo servizio poco meno di un anno fa, dal mese di settembre 2019 il religioso si trovava a Camposampiero per un periodo sabbatico durante il quale ha offerto il suo prezioso contributo alla comunità locale.

«La notizia è per noi e per la nostra Provincia religiosa motivo di onore e di orgoglio – commenta il vicario provinciale padre Roberto Brandinelli –. Siamo grati al Santo Padre che ha pensato al nostro confratello per la guida di una Chiesa particolare di lunghissima tradizione cristiana come quella genovese. Nondimeno, accompagniamo con la preghiera fra Marco in questo tempo di preparazione all’assunzione del nuovo incarico. Posso assicurarvi che la sua obbedienza alla Santa Madre Chiesa è umile, generosa, e trepidante nello stesso tempo, perché consapevole della responsabilità che il servizio comporta».

Si attende nei prossimi giorni la comunicazione su data e luogo dell’Ordinazione episcopale e dell’ingresso solenne nell’Arcidiocesi ligure.

Padre Marco TASCA, O.F.M.Conv., è nato a Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD), il 9 giugno 1957.

All’età di undici anni, il 29 settembre 1968, ha fatto il suo ingresso nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali nel Seminario Serafico a Camposampiero (PD). Conclusi gli studi medi superiori, è stato ammesso all’anno di Noviziato (1976-1977). Il 28 novembre 1981 ha emesso i voti definitivi nell’Ordine Serafico presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Al termine degli studi filosofico-teologici, culminati con il conseguimento del baccellierato in Sacra Teologia, ha ricevuto l’Ordinazione presbiterale il 19 marzo 1983.

Dal 1983 al 1988 ha proseguito e completato gli studi di Licenza in Psicologia e Pastorale presso l’Università Pontificia Salesiana.

P. Marco Tasca ha ricoperto i seguenti incarichi:

1983-1988: Viceparroco, Parrocchia di San Giuseppe da Copertino, Roma EUR.
1988-1994: Rettore del Seminario Minore della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova.
Dal 1994: Rettore del Seminario Maggiore della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova.
Dal 1994: Docente di Psicologia e Teologia Pastorale all’Istituto Teologico S. Antonio Dottore e al Seminario Maggiore di Padova.
2001-2005: Guardiano del Convento dei Santuari Antoniani in Camposampiero.
2005-2007: Ministro Provinciale della Provincia di S. Antonio di Padova.
2007-2013: Ministro Generale dell’Ordine (primo sessennio).
2013-2019: Ministro Generale dell’Ordine (secondo sessennio).

Inoltre, in seno alla Unione Superiori Generali, viene eletto presidente della Commissione giuridica (2013-2019). P. Tasca è stato più volte presidente della Conferenza dei Ministri Generali Francescani e della Famiglia Francescana.

Come rappresentante dei religiosi, ha partecipato per tre volte all’assemblea del Sinodo dei Vescovi in qualità di sodalis: nel 2012 al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, nel 2015 al Sinodo sulla Famiglia e nel 2018 al Sinodo sui Giovani.

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Avm-Actv, nuovi servizi e orari per alcune linee di tram e autobus

Ven, 08/05/2020 - 16:05

AVM/Actv informa che vengono introdotte le seguenti modifiche ai servizi automobilistici e tranviari urbani e automobilistici extraurbani:

· a partire da inizio servizi di dabato 9 maggio e in via sperimentale tutti i sabati e le domeniche il servizio navetta PK1 Park Petroli-Venezia effettua capolinea a Tronchetto anziché P.le Roma (in sostituzione), vengono mantenuti i medesimi orari e le frequenze dell’orario pubblicato

· a partire da inizio servizi di lunedì 11 maggio, nei giorni feriali, viene intensificata la frequenza delle linee tranviarie T1 Favaro-Venezia e T2 Mestre Centro-Marghera come di seguito indicato
o Linea T1
§ da Favaro a Venezia dalle ore 06:09 alle ore 08:49 ai minuti 09-19-29-39-49-59, dalle ore 09:04 alle ore 18:49 ai minuti 04-19-34-49 (4 corse all’ora anziché 2), dalle ore 19:19 alle ore 22:49 ai minuti 19-49
§ da Favaro a Mestre Centro alle ore 06:07, 06:22, 06:37 e 06:52 prosegue per Marghera come T2
§ da Venezia a Favaro dalle ore 06:54 alle ore 09:34 ai minuti 04-14-24-34-44-54, dalle ore 09:49 alle ore 19:34 ai minuti 04-19-34-49 (4 corse all’ora anziché 2), dalle 20.04 alle 23:34 ai minuti 04-34
§ da Mestre Centro a Favaro alle ore 13:49-19:24-19:44-20:04 (proveniente da Marghera come T2, prosegue per Favaro come T1)
o Linea T2
§ da Mestre Centro dalle ore 06:25 alle ore 13:10 ai minuti 10-25-40-55, dalle ore 13:30 alle ore 19:10 ai minuti 10-30-50, dalle ore 19:40 alle ore 21:10 ai minuti 10-40
§ da Marghera dalle ore 06:55 alle 13:40 ai minuti 10-25-40-55, dalle ore 14:00 alle ore 19:40 ai minuti 0-20-40, dalle ore 20:10 alle ore 21:40 ai minuti 10-40

· a partire da inizio servizi di lunedì 11 maggio, nei giorni feriali, vengono inserite le seguenti corse di linea 53E Padova-Venezia di rinforzo ai servizi programmati
o alle ore 06:00 in partenza da Dolo per Venezia
o alle ore 06:25 e 07:25 in partenza da Dolo per Venezia con transito per Mestre
o alle ore 06:55 e 07:55 in partenza da Dolo per Venezia con transito per Malcontenta
o alle ore 07:50, 08:30 e 08:50 da Venezia per Dolo

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Fase 2, riaprono i negozi Spazio Enel

Ven, 08/05/2020 - 16:00

Inizia la fase 2 anche per 57 Spazi Enel Partner del Veneto, di cui 10 in provincia di Venezia, che sono tornati ad aprire le porte al pubblico.

Per avviare la ripresa dell’operatività dei negozi, gli Spazi Enel partner del Veneto, in linea con le disposizioni normative previste per la Fase 2, hanno provveduto a riorganizzare gli ambienti all’interno dei punti vendita, predisponendo tutte le misure cautelative per garantire la massima tutela della salute e della sicurezza del pubblico e dei propri operatori.

Presso i 10 spazi Enel Partner della provincia, presenti a Mestre, Marghera, Spinea, Noale, Stra, Mira, San Donà di Piave, Caorle, Jesolo e Portogruaro, i clienti potranno richiedere l’attivazione o la modifica di contratti luce e gas, la verifica dello stato dei pagamenti e dei consumi, la domiciliazione per il pagamento delle bollette su conto corrente bancario o su carta di credito e consulenze personalizzate sulle offerte di energia elettrica e gas più adatte alle proprie abitudini proposte da Enel Energi. Inoltre saranno a disposizione i nuovi prodotti di Enel X, la divisione del gruppo elettrico dedicata a prodotti innovativi e soluzioni digitali, per rendere più efficienti i consumi di casa e luoghi di lavoro.

All’interno dei negozi, dove si potrà accedere solo se muniti di guanti e mascherina, gli ingressi saranno scaglionati garantendo il distanziamento tra le persone. Ogni punto vendita è provvisto di dispenser di gel disinfettante per la sanificazione delle mani dei clienti. All’interno dei negozi sono inoltre previsti interventi di pulizia aggiuntivi, mediante igienizzazione giornaliera e sanificazione. Indirizzi e orari sono consultabili sul sito di Enel: https://www.enel.it/spazio-enel/.

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Banca degli Occhi a Mestre, via al percorso “covid free”: così 20 persone tornano a vedere

Ven, 08/05/2020 - 15:06

Un sistema combinato di tamponi (sul donatore) e tamponi e test sierologici (sul ricevente), un percorso ospedaliero Covid-free all’interno delle mura dell’Ospedale Civile di Venezia e un meccanismo di sicurezza ideato e coordinato in sinergia tra l’Unità Operativa di Oculistica, diretta dalla dott.ssa Antonella Franch, Fondazione Banca degli Occhi, Servizio di Microbiologia e gli specialisti di Genetica e Biologia molecolare dell’Ulss 3 Serenissima.

È la procedura nata in questi giorni dalla collaborazione tra la Banca degli Occhi e Aulss3 Serenissima per gestire la prima fase del riavvio dell’attività di trapianto di cornea, e che permetterà, tra il 27 aprile e il 15 maggio, di effettuare i primi 20 trapianti “post emergenza Covid-19” all’Ospedale Civile di Venezia, in sicurezza e salvaguardando un dono prezioso come la donazione di cornee.

DONAZIONI DI CORNEA MAI FERME. “Durante gli ultimi due mesi, Fondazione Banca degli Occhi non si è mai fermata – conferma il direttore sanitario Diego Ponzin – nonostante il lockdown, la rete regionale trapianti ha continuato la propria attività, garantendo le donazioni di cornea. Come da direttive del Centro Regionale per i Trapianti e del Centro Nazionale, su tutti i donatori sono stati eseguiti i tamponi in collaborazione con il Coordinamento Regionale Trapianti e il gruppo padovano del dott. Andrea Crisanti. La gestione del processo è stata complessa: abbiamo imposto ulteriori misure di sicurezza sui donatori, e ci siamo trovati di fronte al problema della chiusura di molte sale operatorie”.
Il doppio fronte aperto dall’emergenza Coronavirus non ha infatti precedenti: “Si tratta di condizioni mai verificatesi prima – continua Ponzin – da un lato l’emergenza donazioni, con tessuti che hanno una durata limitata e impongono un problema etico importante, relativo al loro utilizzo. Dall’altro la sicurezza del ricevente, che deve essere garantita con ogni sforzo”.

TRAPIANTI: PERCORSO “COVID FREE”. Da qui la sinergia tra i servizi veneziani coordinata dal Primario di Venezia, dott.ssa Antonella Franch, che ha attivato un percorso “Covid free” all’interno dell’Ospedale Civile: “Oltre ai controlli implementati sul tessuto del donatore, a cura della Banca degli Occhi, abbiamo attivato un sistema per la sicurezza del paziente, che giunge da tutta Italia per ricevere il trapianto nelle strutture veneziane – spiega la dott.ssa Franch – ogni paziente prima del trapianto viene sottoposto a tampone e test sierologico, per verificare l’assenza di contatti con il virus prima dell’intervento. Successivamente la persona effettua il trapianto all’interno dell’ospedale passando attraverso un percorso prestabilito “Covid free”. A seguire, un secondo test sierologico di verifica verrà effettuato ad un mese dall’intervento in corrispondenza della visita post-trapianto presso il Centro Cornea e Superficie Oculare del Padiglione Rama”.

Nel frattempo, infatti, è tornata a pieno regime anche l’attività del Centro Cornea e Superficie Oculare, il centro specialistico per i pazienti con gravi patologie della cornea e della superficie degli occhi, che ha sede al Padiglione Rama ed è guidato da Antonella Franch con la sua équipe in collaborazione con Fondazione Banca degli Occhi. Qui, durante l’emergenza Covid, sono state garantite le visite urgenti per pazienti trapiantati o affetti da gravi infezioni oculari.

“Va sottolineato l’impegno con cui i nostri specialisti – commenta il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben – hanno saputo dare continuità all’attività in ambito oculistico, e ora hanno ripreso ad operare superando gli ostacoli frapposti dal perdurare del rischio di contagio. L’oculistica di Venezia e di Mestre non arretra, sente la responsabilità della propria eccellenza e sa di costituire un polo a cui guardano pazienti da tutto il Paese, e a loro si ripropone come punto di riferimento in sicurezza e in continuità. Che queste attività siano un esempio di attenzione ai pazienti e di accoglienza rinnovata, e anche un segno di buon augurio per i mesi che ci attendono e che speriamo sempre più “Covid free” proprio come i percorsi che gli oculisti con Banca degli Occhi hanno saputo costruire”.

LE DONAZIONI A VENEZIA: 72 TESSUTI OCULARI DONATI IN EMERGENZA. In questo periodo di emergenza l’intero territorio veneziano non ha mancato di dimostrare la sua solidarietà, anche sul fronte della donazione. Grazie all’attività del Coordinamento Ospedaliero per i Trapianti di Ulss 3 Serenissima, sono stati donati nel periodo di aprile e marzo ben 72 tessuti oculari. Donazioni raccolte in un momento di grande difficoltà generale, che rispecchiano l’impegno del territorio nel campo della donazione.
Nel corso del 2019 erano stati infatti 482 i tessuti donati all’interno del territorio di Ulss 3 Serenissima e 418 i trapianti di cornea effettuati.

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Fase 2, gli hotel sono aperti ma gli agriturismi restano chiusi: «Lasciateci lavorare»

Ven, 08/05/2020 - 11:27

Fase 2, gli hotel sono aperti ma gli agriturismi restano chiusi. È una discriminazione ingiusta, lamenta Agriturist Venezia, l’associazione che rappresenta gli agriturismi soci di Confagricoltura Venezia, che chiede di poter aprire almeno per quanto riguarda l’ospitalità.
Contrariamente a quanto consentito agli hotel, gli agriturismi ora possono accogliere il personale ospedaliero, ma non gli operai e i dipendenti aziendali come accade invece per gli alberghi.
Perciò Agriturist Venezia aderisce alla campagna social lanciata dall’associazione a livello regionale con gli hashtag #ospitalitàinagriturismo e #apriamogliagriturismi.

“Ci sentiamo fortemente penalizzati per una discriminazione che danneggia fortemente i nostri agriturismi – sottolinea Luigi Toffoli, presidente di Agriturist Venezia. “Riteniamo che ci sia stata un’attività di lobby degli albergatori, che è riuscita ad avere un canale preferenziale riuscendo a escluderci. Con il dpcm entrato in vigore il 4 maggio gli albergatori possono infatti ospitare non solo il personale sanitario, ma anche gli operai che lavorano nei cantieri e i dipendenti delle aziende che hanno ripreso l’attività. Noi invece possiamo far pernottare solo chi lavora in ospedale. Diamo atto al governatore Luca Zaia di aver fatto ciò che poteva con la sua ordinanza, ma ora gli chiediamo di adoperarsi con il governo affinché si possa sanare una situazione intollerabile”.

«Per capire quale è stato, è e sarà il costo per l’economia veneziana, basta pensare che contavamo su 37 milioni di presenze turistiche all’anno in tutta la Città Metropolitana, con una media di 60mila turisti al giorno solo a Venezia – afferma Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. – Ora Venezia, e tutto il Veneto, sono vuoti e tutto si è fermato completamente per due lunghissimi mesi con danni incalcolabili, la stagione estiva turistica è ormai perduta, si può sperare solo nei lavoratori delle aziende vicine. Complessivamente nel veneziano ci sono oltre un centinaio di agriturismi che quasi sempre si trovano in zone isolate, con ampi spazi all’aperto, grandi zone comuni che facilitano la possibilità di operare in sicurezza, rispettando tutte le normative relative al distanziamento sociale dettate dall’emergenza coronavirus».

«Stiamo ricevendo decine di richieste di pernottamento da operai e dipendenti aziendali che lavorano in cantieri e fabbriche dislocate fuori dalle città – conclude Toffoli. – Spesso operiamo dove non ci sono alberghi, garantendo un servizio importante non solo sotto il profilo dell’ospitalità, ma anche per mantenere l’ambiente e presidiare il territorio».

Nel frattempo gli agriturismi veneti stanno vivendo una crisi senza precedenti, con danni che ammontano a milioni di euro: oltre alle disdette da parte dei turisti stranieri, che rappresentano oltre la metà delle prenotazioni, sono andate persi matrimoni e battesimi, attività di fattoria didattica, vacanze pasquali e i ponti del 25 aprile e 1° maggio. Il personale è in cassa integrazione nel migliore dei casi, gli stagionali non sono stati assunti. Non consentire la riapertura degli agriturismi porta ad una condanna inutile delle aziende agricole che hanno investito nella diversificazione.

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Antonio, i braccianti e la dignità della persona: Lettera del Patriarca Francesco sull’emergenza economica e sociale

Gio, 07/05/2020 - 18:06

Carissimi, mi rivolgo a voi per condividere alcuni pensieri che possono accompagnare questi giorni, che ci metteranno alla prova, e che si delineano come giorni di una “speranza difficile”, ma proprio per questo necessaria.

Quello che in questi mesi saremo chiamati a riconoscere è la dignità della persona; siamo chiamati ad una vera traversata del deserto, la traversata della “speranza-difficile”; è il tempo dell’ottimismo della volontà, non dobbiamo assolutamente cedere al pessimismo che è strada senza sbocco; solo insieme e con l’aiuto di Dio, sarà possibile uscire da questo guado terribilmente insidioso.

Le forze si devono unire a tutti i livelli, lo richiede l’eccezionalità del momento: forse qualcuno dovrà fare dei passi indietro perché tutti possano uscire dalla crisi. La direzione da seguire è la dignità della persona umana e, soprattutto, di quella meno tutelata e più a rischio.

Addolora la tragedia di Antonio, piccolo imprenditore, del napoletano. Fino alla fine ha provato a darsi forza e ad infondere coraggio; ripeteva a sé, ai familiari, agli amici, ai colleghi: «… ce la faremo, abbiamo superato tante prove, supereremo anche questa crisi»; poi qualcosa si è rotto “dentro” e Antonio, dopo settimane d’angoscia, sentendosi abbandonato, non gli è sembrato poter scorgere degli sbocchi e, sotto il peso di tanta oppressione, si è arreso togliendosi la vita.

Si deve fare il possibile per evitare che angoscia e solitudine s’impossessino, come per il passato – e in crisi anche meno gravi dell’attuale -, di tanti onesti lavoratori che hanno ritenuto di non potercela fare.

Tragedie come quella di Antonio non devono ripetersi. Oltre le parole di speranza sono necessari i fatti, ovvero gli aiuti concreti che rendano la speranza affidabile e la motivino; anche categorie che una volta erano “forti”, ora, non lo sono più e sono messe a dura prova.
La dignità della persona è la stella polare che deve accompagnarci in questa traversata, che non è solo della speranza difficile ma anche della dignità della persona, di tutte le persone.

Sì la dignità della persona! Essa non può prescindere dal quadro dei diritti che la legislazione le attribuisce, quindi dare diritti a chi non li ha è riconoscere concretamente tale dignità; non ci si può limitate ad affermare un principio, bisogna fare in modo che tale principio diventi reale.
Oltre a quella di Antonio, ci sono anche questioni che riguardano centinaia di migliaia di persone, italiani e stranieri, di cui non è possibile ignorare l’esistenza.

Chi non ha diritti diventa socialmente invisibile finendo per costituire una triste risorsa per la malavita, o come potenziale soggetto che pone in essere azioni delittuose o come potenziale oggetto che diventa bersaglio e vittima di tali azioni.
I braccianti agricoli non devono essere considerati solo una risorsa economica, e quindi regolamentati in un’ottica di mera produttività, ma vanno considerati, appunto, come persone degne di ogni rispetto, con tutte le conseguenze.

Quando ci sediamo a tavola per mangiare chiediamoci se, nel nostro piatto, c’è un cibo giusto, ovvero che non proviene da un processo nel quale dignità e tutela delle persone sono state dimenticate.
La politica, che è la grande risorsa per disegnare insieme il bene comune, non deve più inseguire i problemi ma cercare d’intercettarli tempestivamente, offrendo così soluzioni prima che deflagrino le proteste e si ingenerino situazioni dove – Dio non voglia – si possa ripetere il dramma di Antonio.

+ Francesco, patriarca

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Antonio, i braccianti e la dignità della persona: Lettera del Patriarca Francesco sull’emergenza economica e sociale

Gio, 07/05/2020 - 17:49

Carissimi, mi rivolgo a voi per condividere alcuni pensieri che possono accompagnare questi giorni, che ci metteranno alla prova, e che si delineano come giorni di una “speranza difficile”, ma proprio per questo necessaria.

Quello che in questi mesi saremo chiamati a riconoscere è la dignità della persona; siamo chiamati ad una vera traversata del deserto, la traversata della “speranza-difficile”; è il tempo dell’ottimismo della volontà, non dobbiamo assolutamente cedere al pessimismo che è strada senza sbocco; solo insieme e con l’aiuto di Dio, sarà possibile uscire da questo guado terribilmente insidioso.

Le forze si devono unire a tutti i livelli, lo richiede l’eccezionalità del momento: forse qualcuno dovrà fare dei passi indietro perché tutti possano uscire dalla crisi. La direzione da seguire è la dignità della persona umana e, soprattutto, di quella meno tutelata e più a rischio.

Addolora la tragedia di Antonio, piccolo imprenditore, del napoletano. Fino alla fine ha provato a darsi forza e ad infondere coraggio; ripeteva a sé, ai familiari, agli amici, ai colleghi: «… ce la faremo, abbiamo superato tante prove, supereremo anche questa crisi»; poi qualcosa si è rotto “dentro” e Antonio, dopo settimane d’angoscia, sentendosi abbandonato, non gli è sembrato poter scorgere degli sbocchi e, sotto il peso di tanta oppressione, si è arreso togliendosi la vita.

Si deve fare il possibile per evitare che angoscia e solitudine s’impossessino, come per il passato – e in crisi anche meno gravi dell’attuale -, di tanti onesti lavoratori che hanno ritenuto di non potercela fare.

Tragedie come quella di Antonio non devono ripetersi. Oltre le parole di speranza sono necessari i fatti, ovvero gli aiuti concreti che rendano la speranza affidabile e la motivino; anche categorie che una volta erano “forti”, ora, non lo sono più e sono messe a dura prova.

La dignità della persona è la stella polare che deve accompagnarci in questa traversata, che non è solo della speranza difficile ma anche della dignità della persona, di tutte le persone.

Sì la dignità della persona! Essa non può prescindere dal quadro dei diritti che la legislazione le attribuisce, quindi dare diritti a chi non li ha è riconoscere concretamente tale dignità; non ci si può limitate ad affermare un principio, bisogna fare in modo che tale principio diventi reale.

Oltre a quella di Antonio, ci sono anche questioni che riguardano centinaia di migliaia di persone, italiani e stranieri, di cui non è possibile ignorare l’esistenza.

Chi non ha diritti diventa socialmente invisibile finendo per costituire una triste risorsa per la malavita, o come potenziale soggetto che pone in essere azioni delittuose o come potenziale oggetto che diventa bersaglio e vittima di tali azioni.

I braccianti agricoli non devono essere considerati solo una risorsa economica, e quindi regolamentati in un’ottica di mera produttività, ma vanno considerati, appunto, come persone degne di ogni rispetto, con tutte le conseguenze.

Quando ci sediamo a tavola per mangiare chiediamoci se, nel nostro piatto, c’è un cibo giusto, ovvero che non proviene da un processo nel quale dignità e tutela delle persone sono state dimenticate.

La politica, che è la grande risorsa per disegnare insieme il bene comune, non deve più inseguire i problemi ma cercare d’intercettarli tempestivamente, offrendo così soluzioni prima che deflagrino le proteste e si ingenerino situazioni dove – Dio non voglia – si possa ripetere il dramma di Antonio.

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Covid, test del sangue per 1500 comunali di Venezia, nessun infetto. Brugnaro: «Prima si sblocca tutto e meglio è»

Gio, 07/05/2020 - 16:33

Agenti della Polizia locale, operatori della Protezione civile, altre categorie “sensibili” fra i dipendenti del Comune. Sono stati in 1500, qualche giorno fa, a sottoporsi al test rapido sul Coronavirus. Al Taliercio hanno lasciato una gocciolina di sangue sulla “saponetta”, la piastrina che rileva se l’organismo ha sviluppato anticorpi al virus. Nove in totale i positivi, Significa persone che hanno sviluppato una difesa contro il contagio. Subito sottoposte a tampone, l’unico esame in grado di provare se una persona sia attualmente positiva, l’esito è stato di zero persone attualmente infette.
«È anche su questi numeri – afferma il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro – che dico che prima si sblocca tutto e meglio è. Le norme vanno rispettate, d’accordo, ma con la stessa logica insisto sul fatto che debbano essere fornite linee chiare e celeri sulle modalità delle riaperture, perché gli operatori devono organizzarsi».

Ca’ Farsetti deve affrontare minori entrate per 115 milioni di euro, cui si aggiungono, oltre alle altre società partecipate, mancati introiti per il Gruppo Avm per 100 milioni di euro. “Il governo può rifugiarsi nel debito pubblico, i Comuni no. Devono continuare a pagare i dipendenti – ha sottolineato Brugnaro – Serve chiarezza dall’Esecutivo sulla volontà di coprire con i prossimi decreti questi ammanchi, lo dicono i sindaci di tutti i colori politici”. Sulla situazione di difficoltà in cui versa il Gruppo Avm, che con Actv gestisce i trasporti pubblici cittadini, il primo cittadino è stato chiaro: “Il tpl è il problema che mi preoccupa di più – ha dichiarato – Non possiamo perdere Actv e vogliamo mantenerla in salute. Non la venderemo ai privati, rimarrà pubblica. Mi scuso con i cittadini per i tagli alle corse, ma non possiamo fare di più. Mancano le risorse, invito tutti ad avere pazienza. Tanto più che abbiamo anticipato noi le prime 9 settimane di cassa integrazione per i dipendenti, che ringrazio per la loro abnegazione al pari dei sindacati di settore, con cui stiamo collaborando”.

Concetti ribaditi anche dal direttore generale di Avm spa Giovanni Seno: “Ci troviamo in una situazione di totale incertezza – ha affermato – Dopo il 4 maggio abbiamo rilevato un incremento tra il 10 e il 15% dell’utenza, il problema ora è individuare i picchi di passeggeri per rimodulare il servizio di conseguenza. Gli orari di punta stanno cambiando in questi giorni, sintomo che la gente si sta riorganizzando”. Il dg ha spiegato come da inizio Fase 2 in media siano state introdotte circa 40 corse bis nel settore automobilistico e 80 nella navigazione. In più sono stati individuati due nuovi parcheggi scambiatori: il PK 1, che garantisce collegamenti via navetta dal parcheggio di via dei Petroli a piazzale Roma e viceversa, e il PK 2, dal parcheggio di via Ceccherini al park Castellana A e Mestre Centro e viceversa. “Il parcheggio 5 della Marittima rimarrà gratuito fino al 18 maggio – ha aggiunto l’assessore alla Mobilità Renato Boraso – così come gli stalli con strisce blu a Mestre e a Marghera saranno gratis fino al 2 giugno».

All’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini, è spettato invece il compito di annunciare l’apertura domani di 3 biblioteche cittadine e di fornire un’istantanea sull’impegno dei Servizi sociali cittadini: “Le richieste d’aiuto sono triplicate – ha affermato – si è invece conclusa la distribuzione dei buoni spesa e sta continuando la consegna dei kit alimentari, grazie all’impegno di volontari e aziende del territorio”. Come detto, domani riprenderà il servizio di prestito dei libri su prenotazione delle biblioteche “Vez” a Mestre, civica di Marghera e “Hugo Pratt” al Lido, con orario continuato dalle ore 9 alle 19, nei giorni dal lunedì al sabato. All’elenco delle aperture si aggiunge anche la convenzionata Querini Stampalia in centro storico.

L’avvio della Fase 2 ha comportato anche una rimodulazione dell’organizzazione del lavoro per i dipendenti comunali: prima del 4 maggio hanno lavorato “in presenza” 673 lavoratori, in smart working 1.315, cui si aggiungono 521 dipendenti in ferie, permesso o congedo. Da lunedì, invece, i dipendenti presenti sul luogo di lavoro sono 872, quelli in smart working 1.397, 246 quelli in ferie, permesso o congedo: “Stiamo puntando sullo smart working – ha concluso il sindaco Brugnaro – e lo faremo anche in futuro”.

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Da lunedì 18 maggio tornano le Messe con il pubblico. Per ogni chiesa una capienza massima, fedeli con mascherina. Ecco i dettagli

Gio, 07/05/2020 - 15:16

Da lunedì 18 maggio si potrà tornare a celebrare la Messa con il popolo. Lo stabilisce il Protocollo d’intesa firmato oggi dal Presidente del Consiglio Conte, dal Presidente della Cei card. Bassetti e dal ministro degli Interni Lamorgese.

Nel Protocollo sono indicate minuziosamente le regole da seguire per garantire la sicurezza anti-contagio in occasione delle celebrazioni. Per ogni chiesa bisognerà calcolare la massima capienza, tenendo presente che la distanza fra ciascuna persone presente dovrà essere di almeno un metro, sia lateralmente che frontalmente. Sulla porta di ogni chiesa sarà affisso un cartello che riporterà la capienza massima, oltre ad altre indicazioni essenziali.

L’accesso in chiesa dovrà essere regolato da volontari, che dovranno vigilare affinché non si superi il numero massimo di persone garantito. Il suggerimento, quando ci sia probabilità di un numero di fedeli superiore al consentito, è di organizzare un numero maggiore di celebrazioni per giornata.

È prescritto, dove possibile, di destinare una porta per l’ingresso delle persone e una per l’uscita. Tutti i fedeli dovranno indossare la mascherina, per tutta la durata della celebrazione.
All’ingresso di ogni chiesa, inoltre, dovranno essere collocati dei flaconi di gel igienizzante. Una pulizia accurata dovrà essere fatta al termine di ogni liturgia, sia per il vano della chiesa sia per vasi sacri, ampolline e anche microfoni. Le acquasantiere rimarranno asciutte.

I gruppi corali sono, per il momento, vietati; al loro posto, per guidare e animare la musica liturgica, un organista. Niente segno della pace; la Comunione verrà distribuita sulle mani dal celebrante, che nel frattempo avrà indossato mascherina e guanti.

Non ci sarà la consueta raccolta delle offerte con il passaggio di una persona incaricata, ma le offerte stesse saranno depositate in contenitori posti ai varchi d’ingresso o in un altro luogo preposto.
Le disposizioni del Protocollo si applicano anche nelle celebrazioni dei funerali e dei Battesimi; per ora è invece rinviata la celebrazione del sacramento della Confermazione.

Per il sacramento della Riconciliazione, infine, è previsto che si svolga in locali ampi e ben aerati, nel rispetto delle distanze e con obbligo di uso della mascherina sia per il sacerdote che per il penitente.

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Protocollo firmato, messe consentite dal 18 maggio

Gio, 07/05/2020 - 15:04

È stato firmato giovedì 7 maggio, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo.

Il testo giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno – nello specifico delle articolazioni, il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci – e il Comitato Tecnico-Scientifico.

Nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, il Protocollo indica alcune misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti; la comunicazione da predisporre per i fedeli, nonché alcuni suggerimenti generali.

Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale.

Il Protocollo – firmato dal Presidente della CEI, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – entrerà in vigore da lunedì 18 maggio 2020.

“Il Protocollo è frutto di una profonda collaborazione e sinergia fra il Governo, il Comitato Tecnico-Scientifico e la CEI, dove ciascuno ha fatto la propria parte con responsabilità”, ha evidenziato il Cardinale Bassetti, ribadendo l’impegno della Chiesa a contribuire al superamento della crisi in atto.

“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il Presidente Conte – esprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la CEI per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese”.

“Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo – ha concluso il Ministro Lamorgese -: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

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Bambini da 0 a 6 anni, il servizio di assistenza ripartirà (probabilmente entro maggio) da Venezia e Rovigo

Mer, 06/05/2020 - 21:40

Saranno Venezia e Rovigo le prime due province venete in cui avverrà la riapertura di nidi e centri per la prima infanzia, in forma ludico/ricreativa. Questo perché Venezia e Rovigo sono i territori dove la circolazione del Coronavìvirus risulta in questo momento inferiore.

Lo segnala il protocollo unico per i servizi per i bimbi 0/6anni con cui si sperimenterà la riapertura del servizio dopo lo stop per la pandemia.

Il documento, messo a punto con il sostegno della Direzione regionale prevenzione sanitaria, è stato presentato oggi ad Anci, Fism, Confcooperative, Assonidi-Confcommercio, Aninsei-Confindustria e Federazione dei pediatri di base, da Manuela Lanzarin e Elena Donazzan, assessore rispettivamente alla Sanità e al sociale e alla Scuola e lavoro.

«Siamo pronti a condividere la nostra bozza con le altre Regioni e il Governo, e a confrontarci con le linee guida nazionali attualmente in discussione nei ministeri per l’Istruzione e la Famiglia, al fine di facilitare il rientro al lavoro dei genitori e il ritorno alla normalità per i più piccoli – ha premesso Manuela Lanzarin – Il nostro intento è di avviare quanto prima esperienze pilota, con l’avallo della comunità scientifica, perché siamo consapevoli che famiglie e bambini non possono attendere. Ci rendiamo conto che tutto ciò avrà un notevole impatto sui costi delle strutture e sull’impegno delle famiglie, ma siamo anche pronti ad attivare ogni risorsa e a fare pressione sul Governo perché ci sia un adeguato sostegno economico».

«Il robusto lavoro di programmazione svolto dal Veneto, a partire dal protocollo sanitario unico, può costituire una ottima base di lavoro anche per le altre regioni, ma, sia chiaro – ha sottolineato Elena Donazzan – servono risorse aggiuntive, sia per adeguare le strutture, sia per ampliare gli organici. I gestori, pubblici e privati, non possono essere lasciati soli nel fronteggiare i maggiori oneri. Servirà quindi un adeguato intervento da parte dello Stato».

Le riaperture dei servizi si estenderanno poi progressivamente alle altre realtà provinciali, ultime in ordine di tempo Verona e Belluno, dove gli indici di contagio al momento risultano maggiori.

«Le prime riaperture – aggiunge l’assessore alla Sanità – dovranno essere accompagnate con campagne di test rapidi (tamponi e test sierologici) su dipendenti e genitori, per garantire la massima sorveglianza e sicurezza sanitaria. L’auspicio è che la riapertura possa avvenire prima del 1° giugno, data indicata finora dal Governo, e comunque in maggio».

Il protocollo prevede uno specifico ‘patto di responsabilità’ tra genitori e strutture, che impegna genitori ed educatori a tenere alta la guardia della sorveglianza sanitaria e a comunicare eventuali sintomi-spia di contagio che si manifestino in famiglia, sia tra i minori sia tra gli adulti.

L’organizzazione dei servizi dovrà prevedere piccoli gruppi stabili di 5 bambini con un educatore di riferimento: il principio del nucleo educativo stabile faciliterà il monitoraggio epidemiologico.

Ai bambini che frequenteranno tali servizi ludico-ricreativi verrà richiesto inoltre il puntuale rispetto del calendario vaccinale regionale e, in vista della prossima stagione autunno-inverno, viene prevista anche la profilassi antinfluenzale e anti-pneumococcica.

Entrando nel dettaglio, il protocollo regionale dà indicazioni sulla priorità di accesso ai servizi (famiglie in difficoltà e bimbi disabili) e sul distanziamento fisico tra bambini, tra bambini e personale e tra personale e genitori; prescrive modalità separate di entrata e uscita e ingressi scaglionati, rimodulazioni degli orari di frequenza, distribuzione degli spazi interni ed esterni con puntuali prescrizioni di igiene e sanificazione; prevede percorsi anti-assembramento per i genitori o familiari che accompagnano i bimbi, l’utilizzo di dispositivi di protezione, norme di igiene di spazi, ambienti e superfici, e uno stretto controllo sanitario sulla presenza di eventuali sintomi, soprattutto negli adulti, educatori e genitori.

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Coronavirus: scende finalmente sotto quota mille il numero delle persone ricoverate negli ospedali del Veneto

Mer, 06/05/2020 - 13:45

Finalmente sotto quota mille. Sono scese a 992, mercoledì 6 maggio, le persone ricoverate per Coronavirus negli ospedali del Veneto.

Rompere al ribasso la soglie dei mille degenti ovviamente un successo simbolico ma, nella sostanza, significa confermare quella discesa del numero di malati e contagiati che nella nostra regione si sta registrando da circa 25 giorni.

È confortante, in particolare, il numero delle persone più gravi, costrette alla terapia intensiva: sono scese a 90. Poco più di un mese fa erano quattro volte più numerose.

Resta ancora alto, invece, il numero dei decessi: nei nosocomi veneti se ne registrano 1.223 dall’inizio dell’epidemia. Se a questi si sommano quelli avvenuti nella case di riposo, si arriva ad un totale di 1.568.

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Covid, Zaia: al via una grande banca del sangue per curare i malati. Saranno chiamati a donarlo le persone guarite dal virus

Mer, 06/05/2020 - 13:10

Una grande banca del sangue fatta con il sangue donato da persone ammalate di Covid-19 e poi guarite. Sarà la prima in Italia e viene creata dalla Regione Veneto.

La annuncia il presidente della Regione, Luca Zaia, durante l’aggiornamento di mercoledì 6 maggio sull’emergenza Coronavirus. L’iniziativa si fonda sulla sperimentazione in corso all’ospedale di Padova (oltre che in alcuni altri ospedali d’Italia), dove 12 persone infettate hanno conseguito «risultati molto incoraggianti» grazie ad una cura fatta proprio con il sangue ricco di anticorpi al Covid, prelevato da pazienti guariti.

«Sarà una raccolta volontaria – sottolinea Zaia – ma richiamo tutti al senso civico: la sanità del Veneto vi ha dato tanto in termini di cure, perciò fate questo sacrificio di donare il sangue che consentirà di curare altri malati. Capiscono che possa risultare strano essere chiamati, magari dopo tre settimane passate in terapia intensiva o comunque in ospedale. Ma è un gesto che serve per salvare tante altre persone». L’appello del Governatore è rivolto, ovviamente, alle circa tremila persone che in queste settimane sono passate per la malattia e si sono negativizzate. Oltre ad esse ci sono le migliaia di persone (probabilmente) che hanno superato in forma asintomatica il Coronavirus.

Le persone che possono donare sangue saranno contattate al telefono e verrà chiesto loro di recarsi in un centro per la donazione. «Stiamo anticipando i tempi – continua il presidente della Regione – e vogliamo raccogliere in via prudenziale il sangue di tutti i pazienti malati che sono guariti. La terapia, infatti, non è ancora validata, ma è in fase sperimentale. Spero che in qualche settimana la sperimentazione si chiuda. Se avrà esito positivo, confermando i primi dati raccolti, useremo il plasma per la cura di altri malati, disponendo già di un “magazzino” ben fornito».

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Mira, da mercoledì 6 maggio riaprono le biblioteche comunali

Mar, 05/05/2020 - 15:37

Le biblioteche di Mira saranno aperte al pubblico da domani 6 maggio fino al 17 maggio 2020 (fatte salve eventuali nuove disposizioni in merito solo per prestito e restituzione dei documenti.
Orario di ricevimento del pubblico dal lunedì al venerdì (sabato chiuso):

Biblioteca di Mira: Dalle 09,30 alle 12,30 – Dalle 14,30 alle 17,30
Biblioteca di Oriago: Dalle 10,00 alle 13,00 – Dalle 14,30 alle 17,30

L’ingresso sarà consentito individualmente a massimo due persone contemporaneamente con il rispetto delle seguenti limitazioni:
– Ingresso con mascherina e guanti obbligatori
– Obbligo di disinfettare i guanti con gel all’ingresso

Accesso limitato al banco del prestito con divieto di accedere alle sale e al patrimonio.

E’ ammesso l’accesso a coppie costituite da un adulto con bambino minore di 14 anni o disabile con accompagnatore.
Si prega di consultare il catalogo on-line delle biblioteche di Mira sul sito Miracubi per verificare preventivamente la disponibilità dei documenti.

Eventualmente per informazioni contattare le biblioteche ai seguenti numeri:
Biblioteca di Mira 0415628123
Biblioteca di Oriago 0415628371

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Vescovi del Triveneto: Con l’emergenza Coronavirus, nuovi orientamenti e priorità

Mar, 05/05/2020 - 15:10

I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto si sono incontrati nella mattinata di oggi in videoconferenza – ognuno dalle rispettive sedi – confrontandosi sulle prospettive di generale ripresa dopo la prima fase di emergenza sanitaria e sulle notevoli ricadute pastorali conseguenti alla nuova situazione sociale ed ecclesiale determinatasi – nel Nordest e nell’intero Paese – a causa della pandemia in atto.

I Vescovi – condividendo la fragilità, le preoccupazioni e i disagi delle popolazioni di queste aree – si sono interrogati in particolare sulla mutata immagine e presenza di Chiesa che le comunità cristiane sono chiamate a vivere nei rispettivi territori, in un necessario e sostanziale ripensamento di orientamenti, priorità ed impegni pastorali essenziali. Anche il ministero del vescovo e del sacerdote e lo stesso profilo del cristiano laico richiedono infatti di essere, in qualche modo, ripensati e approfonditi alla luce degli avvenimenti odierni.

È stata sottolineata l’importanza di conservare e rivitalizzare le dimensioni profonde di fede, carità e speranza che contraddistinguono l’esistenza cristiana; si tratta di riuscire a vivere questo tempo con pazienza attiva, offrendo strumenti che aiutino la riflessione, il dialogo e il discernimento sul significato di quanto è avvenuto e sta avvenendo in questa fase di travaglio. Sono stati però anche evidenziati gli aspetti positivi che si sono resi presenti – a livello di coinvolgimento delle persone e di una ritrovata capacità di lavorare e stare insieme -, come la richiesta e l’emergere più frequente di domande e di risposte di senso, la valorizzazione del sacerdozio battesimale di tutti i fedeli nonché della famiglia come piccola Chiesa domestica, i nuovi spazi e le ulteriori modalità per la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio.

I Vescovi hanno pure evidenziato come le comunità cristiane saranno chiamate ad individuare ed esprimere gli atteggiamenti e i criteri più giusti ed “evangelici” che consentano di sostenere ed accompagnare le persone, le comunità e l’intera società del Nordest nei passaggi più delicati, nei momenti e nelle situazioni di crisi economica, sociale e culturale del presente e soprattutto nella costruzione del nostro comune futuro.

I Vescovi e le Chiese del Nordest attendono, infine, di poter presto tornare a vivere e celebrare insieme con il concorso del popolo il grande dono dell’Eucaristia, nel rispetto e nell’attenzione alla salute e al bene delle persone. E si sono, inoltre, unanimemente accordati per ritrovarsi con maggiore frequenza in questo periodo (nella stessa modalità odierna di videoconferenza) per approfondire e portare avanti il dialogo su tutti questi temi ed altri correlati.

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Coronavirus, è dello 0,3% la percentuale di positivi sui tamponi in Veneto effettuati ieri: è il dato più basso dall’inizio della pandemia

Mar, 05/05/2020 - 14:38

Sono 29, in tutto il Veneto, i casi di persone positive al Coronavirus che si sono aggiunti nelle ultime ventiquattr’ore al totale delle persone contagiate.

È uno dei dati più confortanti, che confermano il regresso dell’epidemia nella nostra regione. I 29 casi positivi in più, infatti, sono l’esito di quasi 9mila tamponi effettuati nell’ultima giornata. Questo significa che la percentuale di positività è ora dello 0,3% circa, dato basso quanto mai finora.

Per comprenderlo basterà dire che, in tutt’Italia, la percentuale di esiti positivi è stata, nella giornata del 4 maggio, del 3%, dieci volte tanto il dato veneto. E che in Lombardia la percentuale nell’ultimo giorno si è mantenuta attorno al 7% (in Piemonte 5%, così come in Emilia-Romagna).

Il dato si mostra ancor più positivo se si considera che i tamponi non vengono effettuati su persone scelte a caso (il che avvalorerebbe percentuali molto basse di positività), ma quasi sempre su soggetti mirati, per esempio gli ospiti delle case di riposo o il personale sanitario e di assistenza.

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Covid-19, Zaia: «Verso accordo con il Governo per aprire prima del 18 maggio, in Veneto, parrucchiere e altri commercianti»

Mar, 05/05/2020 - 13:31

«Stiamo ragionando con il Governo per anticipare a una data precedente il 18 maggio la riapertura di barbieri, parrucchiere, estetiste, ma anche tante altre categorie di commercianti. Il ministro Boccia ha fatto aperture nella direzione delle competenze differenziate e speriamo di raggiungere un risultato».

Il decreto del Presidente del Consiglio ha validità fino al 18 maggio, ma l’obiettivo è di ripartire prima: «Spero – auspica il Governatore – che le Regioni siano delegate a decidere per i propri territori. D’altronde, le diverse Regioni hanno erogato servizi diversi e ottenuto risultati differenti nell’emergenza».

Il problema della presenza del virus non è scomparso, «ma quando l’operatore ha la sua protezione individuale e il cliente pure – afferma Zaia, parlando in particolare della mascherina – pensiamo che ci siano cautele sufficienti per garantire la salute di entrambi».

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