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Venezia, 400 familiari di vittime delle mafie in assemblea. Sabato 9 veglia di preghiera in San Marco

Mar, 05/03/2019 - 22:09

Dall’8 al 10 marzo Venezia accoglierà oltre 400 familiari delle vittime innocenti delle mafie della rete di Libera, provenienti da tutt’Italia, impegnati in tre giornate di confronto e condivisione.

Negli anni questo appuntamento è diventato sempre più un’occasione di partecipazione per tanti familiari di vittime innocenti che hanno effettuato una scelta significativa: trasformare il proprio dolore in impegno, attraverso l’elaborazione del lutto e la condivisione dei propri ricordi, testimoniando in numerosi incontri la storia del proprio caro ucciso dalla violenza mafiosa e la loro stessa storia.

L’appuntamento di Venezia è la tappa principale di avvicinamento alla XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa da Libera e Avviso Pubblico, che si svolgerà il 21 marzo a Padova e in contemporanea in migliaia di luoghi in tutt’Italia, Europa e America Latina.

La tre giorni, prenderà il via venerdì 8 marzo alle ore 16 presso l’Auditorium Venezia Terminal e proseguirà sabato 9 e domenica 10 marzo presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e sarà incentrato sul tema della “Memoria tra testimonianza e racconto” con i contribuiti di Maria Cardona, familiare di vittima e attivista colombiana, Marco Paolini, di mons. Francesco Oliva, Vescovo di Locri, don Luigi Ciotti e le testimonianze della Shoah di Andra e Tatiana Bucci, accompagnate dal regista Ruggero Gabbai.

Sabato 9 marzo alle ore 18 si svolgerà presso la Basilica di San Marco, la Veglia di preghiera in memoria delle vittime innocenti delle mafie durante la quale saranno letti i circa 1000 nomi delle vittime delle mafie.

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Da San Marco a San Marco: 190 chilometri a piedi attraverso il Veneto

Mar, 05/03/2019 - 21:06

È in corso e prosegue fino a sabato 24 marzo il cammino “Da San Marco a San Marco”, giunge all’undicesima edizione.

Il Cammino da San Marco a San Marco è nato per promuovere i valori della fede, della cultura, della lingua e della memoria storica del territorio Veneto e del suo popolo; si tratta di un evento realizzato grazie alla collaborazione tra l’associazione San Marco Evangelista e Veneto Nostro – Raixe Venete. Il Cammino coinvolge volontari e pellegrini di tutte le età che per quattro fine settimana portano il Gonfalone di San Marco, santo patrono di Venezia e della Regione, da un capo all’altro del Veneto, attraverso luoghi della fede e della cultura.

Come è già avvenuto durante le precedenti dieci edizioni, i pellegrini portano con sé il vessillo del santo Patrono San Marco attraverso la Regione Veneto, lungo il cammino che parte dalla chiesa di San Marco Evangelista a Pai di Torri del Benaco sul lago di Garda e, dopo circa 190 chilometri, arriva alla Basilica di San Marco a Venezia.

Il gonfalone passa di mano in mano dei moltissimi “pellegrini-staffettisti” e, al termine del cammino, verrà consegnato a una delegazione di Veneti emigrati nelle varie parti del mondo. Il simbolo del Santo Patrono ha raggiunto finora le comunità dell’Argentina, del Cile e degli stati federati brasiliani di Santa Caterina e Paranà, il Perù, il Comune di Arborea (OR) e infine Melbourne, Australia.

Quest’anno tramite il vessillo sarà donato all’Associação Cultural Italiana do Vale do Jaguari in Brasile, nello Stato del Rio Grande do Sul.

Durante il percorso saranno raccolti generi alimentari che verranno consegnati in beneficenza alla mensa dei poveri del Convento dei Frati Cappuccini di Mestre, punto di partenza dell’ultima giornata dell’evento.

Sabato 9 marzo il Cammino ripartirà alle ore 8 dalla chiesa di Cisano (frazione di Bardolino) e proseguirà attraverso i comuni di Lazise e Peschiera del Garda, fino alla chiesa di San Marco a Valeggio sul Mincio.

Domenica 10 marzo il Cammino riprenderà alle 9.45 dalla chiesa parrocchiale di Dolcè e attraverso la Valpolicella e giungerà a Valgatara di Marano di Valpolicella nella chiesa di San Marco.

Coloro che desiderano partecipare alla staffetta e percorrere a piedi uno o più tratti del cammino, possono consultare il sito www.dasanmarcoasanmarco.com, dove sono disponibili tutte le informazioni e gli orari delle singole tappe.

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Polisportiva Terraglio: 19 medaglie ai Campionati italiani di nuoto

Mar, 05/03/2019 - 18:13

«Sono orgogliosissimo dei nostri ragazzi», commenta il tecnico Mirco Castellani, accompagnato nella trasferta da Monica Carraro.

I ragazzi sono quelli che, nel fine settimana dal 1° al 3 marzo, a Fabriano, hanno vinto un sacco di medaglie ai Campionati Assoluti in Vasca Corta organizzati dalla FISDIR, Federazione Italiana Sport Disabili Intellettivo-Relazionali.

Nell’edizione dei record per numero di atleti (331) e di società partecipanti (65), i risultati ottenuti dalla delegazione della Polisportiva Terraglio hanno fatto sensazione grazie al bottino di 19 medaglie, suddivise tra 6 Ori, 7 Argenti e 6 Bronzi.

Il team allenato da Mirco Castellani era composto da 11 atleti: Christian Clemente, Alessio Carpenedo, Giulio Veronese, Daniel Dimitri Martini, Giulia Lo Schiavo, Chiara Girotto, Silvia Pavanetto, Luca Mistretta, Nicola Menegazzo, Daniele Camoli.

«Siamo arrivati a questi Campionati – spiega Castellani – dopo un periodo di intensa preparazione, con un impegno ed una costanza da parte di tutto il gruppo che lasciavano supporre un buon esito, ma di sicuro non così eclatante. Ci siamo confrontati per tre giorni con i migliori da tutta Italia, e abbiamo dimostrato che tra i migliori ci siamo anche noi a pieno titolo».

Raggiante anche il presidente della Polisportiva, Davide Giorgi: «Ormai la nostra squadra di nuoto fa impressione per qualità e quantità di risultati ottenuti stagione dopo stagione. Il lavoro di Mirco Castellani e dei suoi allenatori è per noi sempre più motivo di vanto a livello nazionale e non solo: grazie a loro, soprattutto, ma grazie agli atleti che non mollano mai e che orgogliosamente rivendicano l’appartenenza alla Polisportiva Terraglio ogni volta che scendono in vasca. Ed infine un grazie va anche alle loro famiglie; senza la loro dedizione certi obiettivi sarebbero per noi irraggiungibili».

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Da oggi siamo fuorilegge: superati i 35 sforamenti di polveri sottili nell’aria di Mestre e Venezia

Mar, 05/03/2019 - 12:36

Oggi, 5 marzo, siamo fuorilegge. Nel senso che per la 36esima volta, dall’inizio dell’anno, nell’aria di Mestre e Venezia si sfora il livello di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Lo mostra la centralina Arpav di rilevamento, posta al parco della Bissuola, che segnala in tempo reale il livello di Pm10 nell’aria.

La normativa stabilita dall’Unione europea e dai ministeri italiani dell’Ambiente e della Salute indica in 35 all’anno gli sforamenti massimi per non incidere negativamente sulla salute umana.

In pratica, un giorno su due, in questo anno 2019 ha visto livelli di polveri più alti di quanto la legge ritiene il limite per non provocare danni alla salute.

I dati dipendono molto dalle condizioni atmosferiche e le condizioni di stabilità di questi primi due mesi e poco più dell’anno aiutano l’inquinamento. Però il segnale è allarmante.

Può confortare un fatto: nel 2007 si erano raggiunti i 160 sforamenti e si si era arrivati addirittura a superamento del limite, nell’aria di Mestre, nel 2006. E si può ragionevolmente ipotizzare che, alla fine del 2019, i dati complessivi saranno più contenuti di una dozzina di anni prima.

Qualcosa, da allora, si è fatto. Ma si può ancora incidere tantissimo sui mezzi di trasporto (responsabili di un terzo della produzione di polveri) e sui sistemi di riscaldamento domestico (responsabili di un altro terzo dell’inquinamento). Le soluzioni, dal punto di vista tecnologico, ci sono. Adesso bisogna sostenerle e sollecitare la coscienza comune e di ciascuno di noi. (G.M.)

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Padova, per la prima volta al mondo in laparoscopia: gli impiantano un pezzo di fegato e poi tolgono quello malato di cancro

Mar, 05/03/2019 - 10:14

Il paziente di 47 anni, in questi giorni è ritornato a casa e ha ripreso la sua attività ordinaria.

Era affetto da multiple metastasi epatiche da tumore del colon e giudicato inoperabile per il numero di metastasi che interessavano tutti i segmenti del fegato.

Umberto Cillo, Direttore della Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova con il suo staff di professionisti altamente qualificati ha optato per un innovativo intervento che nasce dalla lunga esperienza nell’ambito della trapiantologia oncologica della Clinica di Chirurgia Epatobiliare.

L’intervento chirurgico si è svolto in due tempi: nel primo intervento un piccolo frammento di fegato donato da un familiare è stato trapiantato a fianco del fegato malato. Dopo la crescita del frammento donato che in 17 giorni ha raggiunto un volume tale da sostenere la vita, nel secondo intervento il fegato metastatico del paziente è stato rimosso per la prima volta al mondo a Padova con tecnica mini-invasiva in video-laparoscopia.

Ha partecipato all’intervento un folto team di esperti: chirurghi, anestesisti, tecnici della perfusione, strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria, oltre 20 persone specializzate

L’intervento chirurgico è stato eseguito presso l’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, ha avuto inizio alle 8 del mattino e si è concluso alle ore 2 di notte del giorno successivo.

Nella prima fase è stata condotta l’esplorazione addominale sul paziente che ha ricevuto il trapianto. Accertata l’assenza di malattia extraepatica, in una sala operatoria adiacente ha avuto inizio l’intervento chirurgico sul donatore che ha portato all’asportazione del lobo sinistro del fegato, circa il 20% della massa epatica.

Fino ad oggi il trapianto da vivente veniva eseguito utilizzando almeno il 60-65% della massa epatica del donatore con significativo aumento del rischio.

Nella sala operatoria vicina, è stata eseguita in contemporanea l’asportazione del lobo sinistro del fegato del ricevente. La porzione di fegato prelevata dal donatore è stata impiantata con tecniche di ricostruzione vascolare microchirurgica e con l’ausilio del microscopio operatorio.

E’ stato eseguito un trapianto di fegato ausiliario da donatore vivente con tecnica RAPID.

Il ramo destro della vena porta del ricevente è stato quindi interrotto per garantire tutto l’apporto ematico al lobo sinistro trapiantato stimolandone una rapida (RAPID) rigenerazione epatica. Questo primo intervento è durato 15 ore.

A distanza di 15 giorni con un esame TAC è stato eseguito il calcolo volumetrico del fegato donato dopo rigenerazione. La TAC ha dimostrato che il fegato trapiantato dopo incubazione e rigenerazione ha raggiunto più del doppio del volume iniziale dimostrando di essere funzionalmente sufficiente a sostenere la vita del paziente.

Si è quindi eseguito il secondo intervento 17 giorni dopo. L’intervento è durato 6 ore e si è svolto interamente con tecnica mini-invasiva videolaparoscopica ed è consistito nell’asportazione del fegato malato residuo. Con tecnica mini-invasiva per via videolaparoscopica è stato rimosso il lobo destro malato lasciando in sede solo il lobo sinistro trapiantato da donatore vivente, incubato e rigenerato, per la prima volta al mondo.

È la sesta volta che sulla Terra viene eseguito questo complesso intervento, il secondo nel mondo da donatore vivente e Padova ha realizzato lo Step 2, per la prima volta al mondo, interamente con tecnica mini-invasiva in video laparoscopia.

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Prima gli italiani? Prima le tasse

Mar, 05/03/2019 - 09:30

Una busta contenente un’offerta per la parrocchia. Ma con un’indicazione ben precisa: i destinatari della carità siano italiani. <Gli stranieri per ultimi!>. Così era scritto all’interno di quella busta. Ma il parroco del nostro territorio destinatario dell’offerta (la notizia qui) l’ha respinta al mittente: <Queste parole ripropongono slogan che siamo abituati a sentire, ma non hanno niente a che fare con la fede e la vita cristiana, che considera i più poveri tra i primi, senza guardare il colore della pelle o la provenienza>, ha scritto don Gino Cicutto.

“Prima gli italiani” non è solo lo slogan di un preciso partito politico. E’ diventato un sentire comune – almeno in una certa parte di popolazione – che vorrebbe vedere azioni a sostegno della popolazione italiana indigente in cima alle priorità delle istituzioni, delle associazioni, delle parrocchie, degli enti caritatevoli. Ma a tutte queste persone la risposta da dare, oltre a quella evangelica citata da don Cicutto, sta in una domanda precisa: <Avete voi pagato tutte le tasse?>. Perché se davvero pagassimo il dovuto, allo Stato e ai Comuni, ci sarebbero risorse in abbondanza per tutti. Italiani in primis. Si parla di introiti mancati per oltre 120 miliardi l’anno.

Se questi soldi arrivassero nelle casse pubbliche avremmo migliore sanità, senza ticket e senza dover ricorrere al privato a pagamento per accorciare i tempi d’attesa. Potremmo restaurare e magari anche realizzare nuovi alloggi pubblici. Potremmo avere scuole migliori, con insegnanti di sostegno a fianco dei ragazzi più fragili per tutto l’orario scolastico. Avremmo più asili nido, con rette accessibili. E trasporti più efficienti. E misure sociali estese per chi proprio non ce la fa.

Allora prima di dire “prima gli italiani”, diciamo “prima le tasse”. Perché tra quanti pontificano in favore dei connazionali, ci sono tante persone che usano scorciatoie fiscali a proprio vantaggio. Facciano un esame di coscienza. Gli italiani ringrazieranno.

Serena Spinazzi Lucchesi

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Un’artigiana a Venezia: i cappelli e il coraggio di Sara

Lun, 04/03/2019 - 14:09

Si è seduta sulla sua sedia, davanti alla sua macchina da cucire, ad assorbire l’aria che respirava lui, a muoversi negli spazi che abitava lui, a seguire lo stesso ritmo che la cucitrice imponeva al suo estro creativo.

Nemmeno il tempo di rielaborare il lutto e si è ritrovata a ripeterne i gesti, ad assumerne la postura, a ruotare il capo con quella particolare inclinazione.

Da vedova a cappellaia dei veneziani. È successo in un baleno. «Ha mai visto Ghost, il film?», prende in prestito la scena del vaso per spiegarsi meglio. «L’ho osservato tante volte prima che morisse, mentre lavorava. Ora che non c’è più è come se fosse al mio fianco. Lui è in ogni mio gesto in laboratorio. Ed è una sensazione tanto bella quanto difficile da gestire. Anche se non faccio altro che imitarlo».

Sara Sprocati imita il marito che fino all’aprile 2017 s’inventava cappelli. Non copricapi qualunque, la maggior parte dei cappelli storici veneziani venduti in laguna li faceva lui: Luca Iurcotta.

L’unico senza cuciture. I tricorni gli venivano così bene che li ha pure brevettati, unico al mondo a fabbricarli senza cuciture. Le sue creazioni hanno sedotto anche super marchi a stelle e strisce.

E lei, vedova all’improvviso, prende subito le redini del laboratorio di Scorzé, rilevando la parte che seguiva il marito e condividendo tutto il resto con la suocera, all’interno di un’impresa fondata da Adriano Marchiori nel 1978. «Da quest’anno ho la mia partita iva e sono diventata ufficialmente artigiana» la sventola con orgoglio Sara.

Ora è alle prese con tricorno, bauta, medico della peste, balanzone, napoleone e chi più cappelli carnevaleschi veneziani ha più ne metta. È il periodo più caotico dell’anno. «Mio marito andava via veloce. Io sto imparando. Mia suocera dice che me la sto cavando bene, che lo sostituisco con onore».

Creatività, tradizione, qualità. La suocera è Silvana Martin, visionaria sarta del veneziano, titolare del marchio Balocoloc, adesso gestito tutto al femminile. E l’alleanza con la nuora sta dando i suoi frutti. Anche le richieste per le evocazioni storiche sono tante. Così come gli abiti su misura. O i cappelli su commissione. Da quello del cappellaio matto a quello di Willy Wonka.

Per non parlare del fatto che anche quest’anno decine e decine di botteghe veneziane bussano alla porta del laboratorio di Scorzé per rifornirsi al meglio per il Carnevale. Qui si naviga tra stoffe di tutti i tipi, mantelli, abiti, coprispalle e naturalmente cappelli. Tessuti originali. Tutti made in Italy. «Cerchiamo di mantenere alta la fattura nonostante i costi. Mia suocera si occupa di tutta la parte sartoriale, anche nel resto dell’anno, dal vestito da sposa a quello teatrale. È lei la fautrice di tutto. Quando crea ha delle intuizioni geniali. Nel passato ha gestito anche direttamente due negozi creativi in centro storico. Non smetterò mai di ringraziarla per quello che mi sta insegnando. Bontà d’animo, ingegno infinito e carattere. Questa è mia suocera. Non è facile – ride lei – perché è pur sempre la suocera. Ma mi trovo bene. Come suo figlio siamo tutte e due un po’ pazzerelle, artiste, spinte dal desiderio di creare con le mani».

«Un’invenzione che ora ci copiano». Eppure Sara e Luca si conoscono con il parapendio. Altro che artigianato. 23 anni fa. Grandi amici per 13 anni. Poi la scintilla, il matrimonio e una bimba, che ora ha nove anni. E ancor prima Luca, in età utile, si inserisce nell’attività della mamma sviluppando il settore dei cappelli.

«Quando se n’è andato è rimasta sguarnita la parte più importante di tutta l’azienda. Con mia suocera si era inventato un nuovo modo di assemblare i tricorni. Hanno trovato la maniera per renderli “impirabili” senza cucire la tesa alla testa, che ora ci copiano tutti. Tutto sommato è una soddisfazione – ride ancora – succede anche nell’alta moda».

Il mercatino dell’artigianato, con i prodotti legati al Carnevale, organizzato dalla Cna di Venezia in campo Santo Stefano

 

La prima opera della neo cappellaia è stata il cappello di Alice. «Tutta una struttura in metallo assemblata pezzo per pezzo, saldata e poi cucita insieme. Cercavamo di capire come fare per renderlo leggero ma allo stesso tempo grande, trasparente, con una struttura solida. Ne abbiamo realizzati due perché il primo l’abbiamo venduto subito. Ma è stato un lavorone».

E pensare che lavori come questi hanno permesso nel 2001 di aprire una sede di Balocoloc anche in America, in un grande parco divertimenti a tema, a Orlando, negli Stati Uniti, che le clausole del contratto impongono di non nominare. «Mia suocera e il figlio hanno contrattato con uno dei più potenti e ricchi uomini degli Usa e l’hanno spuntata» ne racconta le gesta con orgoglio Sara.

Ora uno dei figli di Silvana è stabile lì, a gestire quella succursale a stelle e strisce. Ma non è l’unico super marchio con cui la Balocoloc ha collaborato. Tempo fa ha fornito accessori ricercati, per gli allestimenti di vetrine e sfilate di moda, all’intimo di lusso firmato La perla.

Non si arricchisce, ma si vive. La vera espansione dell’attività, che la trasforma in impresa, è avvenuta dopo il 1985: «Quando è rinato il carnevale veneziano c’è stata un’esplosione di richieste dei nostri lavori. E quando è nato il mercatino delle maschere e dell’artigianato 35 anni fa eravamo nel gruppo dei vecchi mascherai fondatori». Ora le due donne rimaste hanno fatto un patto: «Lei mi insegna i segreti e io cerco di dare un’idea più nuova all’azienda, pur mantenendo la tradizione».
E gli affari ora come vanno? «Non siamo ricchi, ma questa impresa ci dà ancora da vivere».

Giulia Busetto

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Il Patriarca agli evangelizzatori di strada: «Annunciare vuol dire contare su di Lui più che su di noi»

Sab, 02/03/2019 - 21:48

«Mettersi in una situazione di evangelizzazione di strada vuol dire contare su di Lui più che su di noi e sperimentare e toccare con mano quello che Paolo ha provato nella sua carne e ha annunciato alla Chiesa di sempre: quando sono debole allora sono forte».

È il suggerimento che il Patriarca Francesco lascia ai giovani convenuti, nella serata di sabato 2 marzo, Sabato di Carnevale, nella chiesa di San Giovanni Elemosinario a Venezia.

I giovani stanno per iniziare la serata di evangelizzazione di strada. Si muoveranno fino notte per le calli attorno a Rialto, nella serata carnascialesca che spesso si spinge nella trasgressione. E annunceranno alle persone incontrate che c’è dell’altro, c’è un Vangelo che vale la pena di essere conosciuto e ascoltato.

Ormai da anni, l’ultimo sabato di Carnevale viene accompagnato così; e il Patriarca è quasi sempre presente per un saluto ai giovani evangelizzatori e, soprattutto, per offrire loro una riflessione e la celebrazione insieme dell’Eucaristia.

Quello che è accaduto anche stasera: «Evangelizzare stasera per strada – ha sottolineato mons. Moraglia – non significa fare operazione di marketing né vuol dire mettere al centro gli elementi umani della nostra capacità di convincere gli altri. Nell’atto di fede e di umiltà vogliamo invece renderci Suoi strumenti, Sua presenza, Sua parola, Suo gesto e Suo sorriso».

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Fa un’offerta, «ma solo per italiani». Il parroco di Mira: «Può venire a riprendersela»

Sab, 02/03/2019 - 21:15

Un’offerta solo per gli italiani? Chi l’ha fatta se la venga a riprendere. È l’invito che don Gino Cicutto, parroco della Collaborazione pastorale di Mira, fa alla persona che, nei giorni scorsi, ha lasciato una busta con del denaro nella cassetta della Caritas.

Sulla busta una scritta: “Pro anziani, malati, al freddo o alla fame, italiani da sempre, in primis! Gli stranieri per ultimi!”.

«Queste parole – scrive don Cicutto nel foglio della Collaborazione mirese – ripropongono slogan che siamo abituati a sentire, ma non hanno niente a che fare con la fede e la vita cristiana, che considera i più poveri tra i primi, senza guardare il colore della pelle o la provenienza».

«La persona che ha scritto queste parole – prosegue don Gino – deve interrogarsi seriamente sul suo essere cristiano e, se non è d’accordo su ciò che è la vera carità, può passare per la canonica a riprendersi la sua “offerta”; eventualmente può consegnarla a chi la pensa come lui, ma non deporla davanti al Signore».

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Commercio a Mestre, tra un mese la app. Poi spesa on line e molto altro in undici negozi del centro

Ven, 01/03/2019 - 14:05

Ci vorrà qualche mese prima di fare la spesa di cioccolatini da Caberlotto o di scarpe da Cappelletto, in centro a Mestre, usando il pc di casa o il cellulare. Prima bisogna che – nel prossimo mese di aprile – venga presentata e messa on line la app dedicata.

Intanto, però, il progetto denominato “Miglio digitale” muove i primi passi e si presenta alla città. È un intervento da 100mila euro, finanziati dalla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, con cui si cerca di dare vitalità al commercio in centro a Mestre, sfiancato dalla concorrenza dei centri commerciali e dell’e-commerce globale.

«È già un bel segno di novità che vi abbiano aderito undici imprese commerciali del centro», commenta Maurizio Franceschi, Direttore di Confesercenti Città Metropolitana di Venezia.

In sostanza, fra un po’ di tempo, si potrà scaricare un’applicazione che consentirà a tutti di vedere, dal proprio telefono o pc, un catalogo dei prodotti che quel certo negozio del centro mette in vendita. Poi si potrà, appunto, fare la spesa on line per andare, infine, a ritirare in negozio il prodotto acquistato.

Verrà poi aperto, in calle corte Legrenzi, un “negozio digitale”: ovvero un locale attrezzato con macchine Olivetti in cui sarà possibile anche fare esperienze digitali innovative. Per esempio, perché no, farsi scansionare così da poter provare virtualmente gli abiti di quel certo negozio che aderisce all’iniziativa; e molto altro.

Inoltre, le attività commerciali aderenti al “Miglio digitale” saranno dotate di beacon, cioè di “antennine” che consentono di dialogare con i cellulari di chi passa nei pressi e ha il bluetooth acceso, in un raggio di 50 metri. Alcuni di questi apparecchi sono installati nelle casse dei negozi, che diventano così il computer principale dell’attività.

Verranno raccolte, tramite i beacon, informazioni sui flussi di persone e su altri comportamenti. L’elaborazione delle informazioni (gli orari preferiti, quanti siano i turisti stranieri, da dove vangano…) aiuterà a fare scelte conseguenti di marketing.

Non c’è alcune problema di privacy – sottolineano a Confesercenti – perché i dati raccolti verranno poi elaborati in forma aggregata e nessun singolo utente verrà tracciato o profilato.

E per “allenare” commercianti e commessi all’uso proficuo della nuova metodica digitale arriva anche un plotone di teen-agers. Nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, sarà all’opera una classe terza (la terza F) del liceo “Bruno” di Mestre: Gli studenti si proporranno così come accompagnatori e consulenti nell’uso delle tecnologie.

«L’auspicio, ora – conclude Franceschi – è che molti altri operatori si aggiungano agli undici apripista (i negozi Spaccio 5, Cappelletto Calzature, Antica Drogheria Caberlotto, Duca D’Aosta, Lando Calzature, Samarcanda, Ottica Gatto, Angolo dell’Ottica, Calle Corte Legrenzi e i locali Bistrot 55 e Hora Bistrò Pasticceria Venezia). Le vecchie strade non si possono più percorrere: quella per rilanciare Mestre si chiama modernità».

Giorgio Malavasi

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Carri e sfilate di Carnevale: gli appuntamento del Lido, di Marghera, Campalto, Zelarino e Burano

Ven, 01/03/2019 - 09:16

Non c’è festa di Carnevale senza la tradizionale sfilata dei carri allegorici e il Carnevale di Venezia 2019 ne proporrà ben 5 quest’anno.

Si inizia venerdì 1° marzo al Lido di Venezia alle 16.15. Il ritrovo è in piazzale Bucitoro. Alla manifestazione prenderanno parte 6 carri di grandi dimensioni e 300 figuranti che percorreranno tutto il Gran viale per arrivare intorno alle 17 nel palco allestito nella piazzetta di via Lepanto per le premiazioni. L’iniziativa, promossa da Vela, con la collaborazione dell’associazione Catene 2000, la Proloco Lido e Pellestrina e le associazioni del Lido, vedrà momenti musicali e d’intrattenimento con il gruppo Astrocicli, le majorettes e la banda di Pellestrina.

Prenderà invece il via alle ore 15 sabato 2 marzo la sfilata dei carri di Marghera, uno degli appuntamenti più attesi del Carnevale in Terraferma.

La manifestazione, promossa da Vela in collaborazione con l’associazione Marghera 2000, vedrà la partecipazione di 7 gruppi di figuranti e 18 carri mascherati con una media di 50 figuranti ciascuno.

Il ritrovo è in via Fratelli Bandiera bassa: il percorso prevede poi l’attraversamento di via Bartolomeo Benvenuto, piazzale Gar, via Avesani, piazzale della Concordia, piazza Mercato, via Cesare Rossarol, via Angelo Toffoli, piazzale Giovannacci, via Giorgio Rizzardi, piazza San’Antonio, piazza Mercato. Premiazioni per tutti i gruppi dalle 17 alle 18.

Per informare i residenti delle vie interessate, gli organizzatori hanno distribuito nei giorni scorsi un’informativa scusandosi per l’eventuale disagio arrecato.

A Campalto i festeggiamenti inizieranno alle 13.34 in piazzale San Benedetto con il concerto della scuola Gramsci e il coro Serenissima. Dalle 14.30 inizierà poi la parata. Le prime a sfilare saranno una quarantina di Harley Davidson “mascherate”, cui seguiranno 15 auto storiche. Sarà poi il momento dei carri, che dopo 18 anni torneranno a rallegrare le vie di Campalto. Musica, majorette, clown, giocolieri per un totale di 24 attrazioni. La festa continuerà in piazzale San Benedetto con un concerto rock and roll anni ‘60 per poi proseguire con lo spettacolo di 5 mangiafuoco e dj set.

I carri allegorici a Burano saranno il 5 marzo, martedì grasso. Lo stesso giorno a Zelarino alle 14.45, all’altezza del centro commerciale si svolgerà la 52. edizione del Carnevale dei ragazzi, con animazione e i dolci della tradizione. I 10 carri allegorici con oltre 800 figuranti si muoveranno lungo via Castellana per arrivare infine in corrispondenza del palco allestito di fronte alla chiesa di Zelarino.

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Maestri del Lavoro: Lidia Furlan nuova Console della Federazione in provincia di Venezia

Gio, 28/02/2019 - 18:08

È Lidia Furlan la nuova Console provinciale di Venezia della Federazione dei Maestri del Lavoro d’Italia. Succede a Dobrillo Vido.

L’avvicendamento al vertice della sezione provinciale della Federazione è avvenuto oggi, giovedì 28 febbraio, in occasione dell’assemblea annuale dei Maestri iscritti al Consolato Provinciale di Venezia.

Nell’occasione sono stati premiati per la loro lunga appartenenza al Consolato i Maestri:
 Antonio Vidotto (25 anni di appartenenza); Andrea Comoretto, Luigi Orlandi, Vittorio Tesolato e Esterino Zaffalon (con 30 anni); Aurelio Bortolini (con 35 anni).

Come da tradizione è stata premiata una persona appartenete al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco della Provincia di Venezia; il riconoscimento è stato dato al Sostituto Direttore amministrativo Contabile Capo esperto Mara Vianello. «La signora Vianello – si legge nella motivazione del riconoscimento – è riuscita, in un periodo storico nel quale la presenza femminile nei Corpi tecnici dello Stato era tutt’altro che frequente, a dimostrare con i fatti che la professionalità e la competenza, anche tecnica, non dipendono dal genere, ma semmai dalla costanza e dalla voglia di mettersi in gioco».

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Venezia, nasce la Scuola diocesana di musica sacra per la liturgia. Lezioni da novembre

Gio, 28/02/2019 - 17:01

Né canti stile Festival, solo perché oggi gira così; né canti antichi solo perché sono antichi o perché gli iper-specialisti li apprezzano. L’obiettivo è che l’assemblea canti, che sia attiva e non ascoltatrice passiva.

È per queste ragioni e con questi obiettivi che in Diocesi nasce la Scuola di musica sacra per la liturgia. È un’indicazione del Patriarca Francesco che viene così raccolta e che trova particolare sensibilità in don Luca Biancafior, parroco di Murano, che dirigerà la Scuola.

Dopo l’estate le iscrizioni, a novembre le prime lezioni, fra tre anni i primi diplomati. «È apprezzabile – afferma don Biancafior – chi per inclinazione, disponibilità e con un minimo di preparazione si mette a suonare o cantare in chiesa. Ma occorre che queste persone si formino, così da poter offrire un servizio ottimale alla liturgia e all’assemblea».

Anche perché è sempre opportuno costruire delle buone basi di conoscenza e di consapevolezza su che cos’è la liturgia e su come in essa il canto e la musica non siano un complemento marginale e tantomeno un abbellimento superfluo.

Oggi, rileva don Luca Biancafior, ci sono situazioni molto diversificate, a volte con esiti che lasciano perplessi: «Perché è certamente musica sacra una Messa di Monteverdi, ma certamente non è liturgica: l’assemblea non può far altro che ascoltarla. Ma non è adatto ad una Messa un canto in cui ritmo e parole siano banali e strizzino solo l’occhio alle mode di oggi. Quel che è certo che alcune parti della liturgia eucaristica, come le acclamazioni – tra queste, per esempio, il Santo – vanno cantate dall’assemblea. All’offertorio, invece, ci può essere musica o canto solo da ascoltare». Ma se non si conoscono le regole di base della liturgia e neppure il fatto che non c’è solo un ministero del lettore o dell’accolito, ma anche quello del cantore e dell’organista, si rischia di fare un servizio modesto o alla liturgia. O addirittura di servirsene.

E se non si ha almeno un’infarinatura dei documenti che la Chiesa ha redatto in quest’ambito, si rimane un po’ galleggianti, in balìa di sensibilità superficiali.

Perciò nasce la scuola, aperta a tutti coloro si prestano per il servizio del canto e della musica nella liturgia. Sarà una “costola” della Scuola diocesana di teologia San Marco Evangelista e offrirà un certo numero di insegnamenti, dal corso di organo base a quello per diplomati, dalla musicologia liturgica al canto corale…

La sede delle lezioni sarà Venezia, nei locali del santuario dei Ss. Geremia e Lucia. Con ogni probabilità le lezioni verranno concentrate in una sola giornata alla settimana. Fra gli obiettivi anche la creazione di un coro di voci bianche, «che possa essere a servizio della Diocesi in alcune celebrazioni durante l’anno», sottolinea don Luca. Secondo cui «con cori e realtà già esistenti, che già offrono un servizio nelle liturgia della nostra Chiesa, si vuole tessere un rapporto nuovo. Il desiderio è che la Scuola possa essere di sostegno a ciò che già esiste, in un cammino condiviso di crescita».

In questi mesi, intanto, don Biancafior è disponibile a recarsi nei vicariati, in particolare negli incontri dei consigli presbiterali, per spiegare ragioni e modalità della Scuola che sta per pendere il via.

Giorgio Malavasi

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Ulss3, consegnate oggi cinque nuove ambulanze per il Suem 118

Mar, 26/02/2019 - 15:19

Cinque nuove ambulanze sono state consegnate oggi al Suem 118 dell’Ulss 3 Serenissima, per il servizio di emergenza /urgenza nelle diverse aree territoriali: a Mestre, a Mirano, a Dolo, a Chioggia.

In occasione del “varo” delle nuove ambulanze, il Direttore dell’Ulss 3 Serenissima ha sottolineato il continuo impegno in dotazioni e tecnologie: “Mentre ci apprestiamo a metterli in linea – ha detto Giuseppe Dal Ben – il mio pensiero va alle persone che a bordo di questi mezzi riceveranno i primi soccorsi, spesso decisivi, e ai quali intendiamo garantire ogni più moderna tecnologia. Ma allo stesso tempo vedendo questi nuovi mezzi penso ad altre persone, agli uomini e alle donne del nostro Suem 118: che le nuove ambulanze siano uno strumento buono, nelle loro mani, così che possano compiere nel modo più rapido ed efficace possibile, il loro lavoro”.

I cinque mezzi sono stati acquisiti con una procedura di gara aperta. Le acquisizioni rientrano nel Piano Investimenti dell’Ulss 3 Serenissima per il 2019.

La nuove ambulanze sono di produzione italiana sia nella motorizzazione e nella struttura di base che nell’allestimento. Sono in possesso di dotazione avanzata nella climatizzazione e nel controllo delle varie funzioni – in particolare quelle dei gas medicali e della gestione delle dotazioni di illuminazione per la guida e per il servizio –; sono inoltre dotate di riscaldatore liquidi flebo e di frigorifero per farmaci, di sistemi di illuminazioni ergonomici e potenziati, di sistemi di gestione delle segnalazioni acustiche efficienti e a basso impatto per i passeggeri e il personale di servizio.

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«Prima vedevo ed ero cieco, ora sono cieco e ci vedo»: Oney Tapia, insieme a Federica Maspero e Adriano Panatta, dialoga con 360 studenti al Toniolo di Mestre

Mar, 26/02/2019 - 12:36

Oney Tapia, argento alla Paralimpiadi di Rio 2016 nel lancio del disco per non-vedenti, Federica Maspero, argento Mondiale sui 400 metri categoria amputazione e Adriano Panatta, uno dei più grandi tennisti italiani di sempre.

Sono i tre protagonisti di “Campioni di vita”, l’iniziativa promossa da Eni insieme ad AP Communication per sensibilizzare i più giovani ai valori educativi dello sport. L’evento si è tenuto stamattina al Teatro Toniolo di Mestre, dinanzi a 360 studenti delle scuole superiori, che hanno potuto ascoltare, confrontarsi e dialogare.

“L’obiettivo – ha sottolineato Panatta – non è fare una lezione di vita ai ragazzi, ma trasmettere loro, attraverso le testimonianze di atleti straordinari che la vita ha messo alla prova più di altri, valori come la forza di volontà e la determinazione. Ogni atleta deve avere delle qualità per emergere, ma atleti come Oney e Federica ne hanno dovute dimostrare almeno il doppio”.

“La vita – ha sottolineato Tapia – non regala nulla a nessuno. Le sorprese sono dietro l’angolo e bisogna essere pronti ad affrontarle, ad agire. Per raggiungere un obiettivo bisogna sacrificarsi, impegnarsi, mettersi in gioco”. Nel video che racconta la sua storia, dall’incidente del 2011 in cui ha perso la vista dopo essere stato colpito alla testa da un grosso ramo, alle vittorie sportive, si leggono queste parole dell’atleta di origine cubana: “Prima vedevo ed ero cieco, ora sono cieco e ci vedo. Diventare cieco è stata la mia rinascita”.

Federica Maspero di mestiere fa l’oncologa. Nel 2002, il giorno del suo 24° compleanno, è stata colpita da una meningite fulminante e ha subito l’amputazione delle gambe e delle dita delle mani tranne i pollici. “Se vuoi realizzare i tuoi sogni – ha dichiarato l’atleta lombarda – devi crederci al cento per cento, prima con la testa che con il fisico. Solo così potrai raggiungerai i tuoi obiettivi”.

“Da sempre – ha concluso l’assessore comunale alle Politiche giovanili, Simone Venturini – il sindaco Brugnaro sostiene che prima di essere campioni nello sport bisogna essere campioni nella vita. Grazie a questi straordinari atleti per il loro esempio e per il messaggio che portano, soprattutto ai giovani: è con il sacrificio, l’impegno, la costanza che si possono raggiungere grandi risultati”.

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Protesta delle edicole: locandine a testa in giù

Lun, 25/02/2019 - 10:09

La protesta è partita dal Lido, ma da qui si è rapidamente diffusa anche agli Alberoni, a piazzale Roma e in centro storico. Si è formato un gruppo WhatsApp per condividere messaggi e foto della mobilitazione.
Sono così già una decina, in pochi giorni, gli edicolanti in cittàche hanno fatto fronte comune: decidendo di esporre all’incontrario (nella foto) le locandine dei giornali. Chi in queste mattine si è recato in edicola a comprare i giornali, di primo acchito, può aver pensato ad un errore. Invece si trattava di una scelta voluta. E la consegna del vari allegati gratuiti avviene solo se espressamente richiesti dal cliente.
Se l’intento era quello di accendere i riflettori sul mondo delle edicole e sulle difficoltà degli edicolanti, un primo risultato positivo è stato raggiunto incassando la solidarietà di moltissimi clienti.
La crisi del settore è evidente. Edicole sempre più spesso costrette a chiudere. Guadagni sempre più esigui e mancanza di un ricambio generazionale. Così è partita la protesta da parte di un proprietario di un chiosco edicola del Lido, che poi si è via via allargata.

<Un po’ per la concorrenza del web che attrae sempre più persone – spiega l’edicolante lidense –  un tipo di informazione parziale e superficiale, più finalizzata a raccogliere il maggior numero di visualizzazioni. Si aggiunga che le nuove generazioni non sono interessate alla lettura dei giornali. Infine un quadro contrattuale sempre più anacronistico, mai cambiato in tutti questi anni. Tant’è che per noi edicolanti il compenso per l’inserimento degli inserti gratuiti è rimasto sempre di 0,0037 euro a copia. Senza contare la totale chiusura da parte della Fieg (Federazione Italiana editori italiana) ad aprire un serio tavolo per il rinnovo dell’accordo nazionale oramai scaduto da dieci anni. Un accordo da ridiscutere il prima possibile, che possa in parte compensare il calo delle vendite e soprattutto lo spropositato aumento dei costi di gestione> . Un primo segnale è stato lanciato. Ora l’ultima parola passa però agli editori che dovrebbero dimostrare con i fatti il loro interesse a salvaguardare la rete di vendita con il giusto riconoscimento economico. (L.M.)

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