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Gio, 02/04/2020 - 19:08

Sono dati ancora in lieve crescita quelli diffusi questa sera dalla Regione Veneto riguardo all’epidemia da Coronavirus nella nostra regione. Rispetto a ieri sera i decessi sono stati 39 per un totale di 556, mentre i casi positivi sono saliti a 10.251, ovvero 503 in più rispetto a ieri. 

Calano ancora i pazienti ricoverati in terapia intensiva (-10 rispetto a questa mattina) mentre si assiste a un nuovo aumento di persone ricoverate nelle aree non critiche (più 49 rispetto a questa mattina). Sono stati conteggiati qui i ricoveri nelle strutture dedicate Covid-19 di Vedelago e Ornella. La maggior parte dei nuovi ricoveri si deve all’arrivo in ospedale di anziani ospiti nelle case di riposo: è questo infatti il nuovo fronte dell’emergenza.

Complessivamente nelle strutture venete sono ricoverate 2054 persone affette da Cprpnavirus. “Ma ricordiamoci – ha precisato il presidente Zaia – che abbiamo 9000 pazienti ricoverati in tutto, anche per altre patologie non legate all’epidemia. Questo per dare la dimensione dell’impegno delle strutture sanitarie che oltre ad affrontare l’emergenza, continuano a svolgere l’attività ordinaria”. Sono infatti ancora operativi gli ospedali per le patologie più gravi e per gli interventi non rinviabili. 

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Veneto: i guariti superano quota mille, i positivi al tampone sorpassano quota diecimila

Gio, 02/04/2020 - 18:49

Giovedì 2 aprile è la giornata che si chiude con il superamento della soglia mille, in Veneto.Un superamento positivo, perché riguarda le persone dimesse dagli ospedali dopo la fase acuta dell’infezione da Covid-19.
Il consueto bollettino della Regione, aggiornato alle ore 17, segna quota 1.004 guariti. Un buon segnale, che si accompagna ad un altro numero in miglioramento: quello dei degenti in terapia intensiva che negli ospedali di tutto il Veneto sono ora 335, cioè 13 in meno di ieri alla stessa ora.

Questo non significa che la via della discesa sia imboccata con forza e che non ci saranno più tornanti; però il rallentamento dell’epidemia è ormai confermato da più giorni.

Il numero importante di tamponi – ormai se ne fanno 11mila al giorno – porta a scoprire ancora numerosi casi di persone contagiate. È perciò che oggi, perla prima volta, si è superato il numero a cinque cifre: i positivi sono 10.251, con un incremento di 503 casi rispetto a ventiquattr’ore prima.

Poco più di 20mila le persone costrette all’isolamento domiciliare perché positive o parenti di positivi o loro contatti stretti.

Ancora tanti morti: complessivamente 556, cioè 39 più di ieri alla stessa ora.

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Coronavirus, cassa integrazione straordinaria: in Veneto già 7mila domande

Gio, 02/04/2020 - 18:40

A cinque giorni dall’avvio della procedura, sono già 7 mila le domande di accesso alla cassa integrazione in deroga presentate in Veneto dalle aziende in difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus, per un totale di 19.500 lavoratori coinvolti. Oltre il 70% delle richieste si riferisce ad aziende e lavoratori del settore terziario, il 10% a studi professionali e il restante 20% ad altre tipologie di aziende (industriali, artigiane, agricole, cooperative, dello spettacolo, della pesca, del terzo settore).

“In pochi giorni il portale regionale – afferma Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro del Veneto – ha raccolto un numero importante di richieste. Due volte al giorno facciamo il punto con le strutture direttamente interessate per analizzare l’andamento delle domande pervenute, nell’ottica di prevedere l’arco temporale coperto delle risorse finora assegnate. Ad oggi per il Veneto possiamo contare su una disponibilità finanziaria di circa 180 milioni di euro: 99 milioni di euro dal decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, 40 milioni di euro dal decreto legge 2 marzo 2020 n. 9, infine 40 milioni di euro di ultima assegnazione del Ministero del Lavoro per le tre regioni che sopportano la sospensione delle attività economiche da più tempo (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna)”.

Alla Cig in deroga possono accedere tutti i datori di lavoro del settore privato, inclusi quelli del settore agricolo, della pesca e del terzo settore, con sede operativa in Veneto. I presupposti per la richiesta sono la sospensione del lavoro a zero ore o con riduzione di orario, la perdita o decurtazione della retribuzione e la ragionevole previsione di ripresa dell’attività lavorativa.

La durata massima del trattamento è di 22 settimane complessive per sedi di lavoro e lavoratori ubicati nel Comune di Vò (PD) e di 13 settimane per sedi di lavoro e lavoratori ubicati in tutti gli altri Comuni del Veneto. Il trattamento di cassa integrazione in deroga può essere richiesto retroattivamente con decorrenza dal 23 febbraio 2020.

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Parrocchie al tempo di Covid (10) – Santa Maria del Carmelo a Mestre: i lumini che dicono i passaggi in chiesa e l’incontro sulle piattaforme digitali

Gio, 02/04/2020 - 18:35

«Le porte della chiesa sono aperte, ma il passaggio dei fedeli è molto sporadico, seppur comprovato dalla presenza di lumini accesi. Vicino c’è la strada del Terraglio e proprio davanti alla chiesa spesso si fermano le pattuglie delle forze dell’ordine per effettuare controlli». Qualcosa che deve intimorire la gente, lascia intendere don Daniele Chiminello, parroco a S. Maria del Carmelo, zona della Favorita.

In ogni caso niente incontri e riunioni, perciò i mezzi per tenere i contatti con i parrocchiani sono sempre quelli. Innanzitutto il telefono, per curare privatamente i rapporti bisognosi di maggior discrezione o ai quali è impossibile attendere diversamente. E poi le piattaforme digitali, come zoom o altre. «L’appuntamento fisso è la domenica, attorno alle 10, per ascoltare la Parola del Signore e meditare il vangelo, seguendo la proposta dei sussidi diocesani». L’idea era partita subito dall’Azione Cattolica parrocchiale, ovviamente a libero beneficio di tutti. Sussidi che restano un riferimento anche per la catechesi dei bambini: chi li segue funge da tramite con i genitori.

Continua poi l’attività di assistenza con la consegna di borse secondo una periodicità graduata rispetto all’urgenza degli assistiti e alle risorse disponibili.

Il foglietto parrocchiale è stampato e portato al “centro di raccolta” più naturale in questi tempi: il supermercato. Una consuetudine, peraltro, prima che una necessità, spiega don Chiminello: «Facevamo così anche prima dell’epidemia. Lì la gente di sicuro va e trova il nostro notiziario». Non vi sono segnati appuntamenti speciali, se non quelli televisivi delle celebrazioni che si possono seguire la domenica e nei giorni festivi. Spazio invece alla storia del quartiere a puntate, a stralci degli interventi del papa, al “vocabolario del papa”, e al ricordo dei defunti.

«Il corso per fidanzati – svela infine – lo facciamo assieme alla parrocchia di Carpenedo»: ha avuto un tempo di stop prima di riavviarsi nell’unica modalità attualmente praticabile. La solita: gli incontri sono solo virtualmente faccia a faccia, ma comunque «ben partecipati».

Giovanni Carnio

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Musei Civici di Venezia: misure di sicurezza rafforzare

Gio, 02/04/2020 - 17:49

Misure di sicurezza eccezionale in questo periodo di emergenza per i Musei Civici di Venezia. Lo ha reso noto l’omonima Fondazione, impegnata a garantire la sicurezza delle sedi museali e delle persone che vi operano. 

“Tutti i musei, come è noto, sono chiusi e questo garantisce un livello di controllo superiore alla normalità. Ogni accesso – fa sapere la Fondazione – è monitorato, anche grazie ai protocolli sulla sicurezza dei lavoratori concordati da Governo e Sindacati, così come ogni movimento esterno: il lockdown della città permette di osservare con attenzione ogni anomalia e i piani predisposti prevedono diversi livelli di intervento”.

La sicurezza è garantita anche dalla continua comunicazione fra la Centrale di controllo interna ai Musei e quella esterna delle ditte delegate. Le misure preventive, organizzative e procedurali previste nel Piano della Sicurezza sono state rafforzate e modulate secondo la situazione contingente, e le procedure di controllo sono state integrate per fronteggiare e segnalare qualsiasi anomalia.

Le persone che operano per conto della Fondazione sono formate, informate ed equipaggiate con strumenti idonei per garantire la sicurezza delle sedi e per tutelare quella personale, anche sotto l’aspetto sanitario. “Siamo assolutamente consapevoli delle difficoltà del momento che siamo stati chiamati ad affrontare – ha dichiarato la presidente della Fondazione Muve, Mariacristina Gribaudi – e in cui ognuno di noi deve fare la sua parte per come può”. 

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Zaia: Il Veneto perde 10 Miliardi di Pil. L’Europa dov’è?

Gio, 02/04/2020 - 15:36

“Il Pil del Veneto vale circa 150 miliardi l’anno. Diviso per dodici mesi significa circa 10-12 miliardi al mese. Se le imprese venete di fermano un mese, vanno in fumo dieci miliardi di euro. Dobbiamo pensare fin da subito alla ripartenza. Noi stiamo elaborando un piano ma l’Europa dovrà fare la sua parte”. Sono le parole del presidente del Veneto Luca Zaia: “Ora – ha spiegato – ci stiamo concentrando sull’emergenza sanitaria. Ma stiamo anche preparando il dopo, quando cioè dovremo affrontare i problemi economici. Siamo preoccupati soprattutto dal fatto che in Europa la superpotenza, cioè la Germania, si farà trovare pronta, adottando misure straordinarie. Ma non dovrà essere un Rinascimento solo per la Germania. L’Europa dovrà sostenere la riapertura di tutti altrimenti l’Europa è finita. Parlo da europeista convinto: se l’Europa resta fuori da questa partita quando mai dovrà intervenire?”

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Coronavirus, Zaia: «No all’effetto Hong Kong»

Gio, 02/04/2020 - 13:15

«Non abbassiamo la guardia adesso. Non possiamo rischiare un effetto Hong Kong». Il presidente della Regione Veneta Luca Zaia, nel consueto punto stampa quotidiano, avverte i Veneti: «Non vorrei che la percezione della diminuzione dei contagi e della pressione nelle terapie intensive ci inducesse ad allentare il livello di attenzione. Per questo, sulla scorta del nuovo decreto governativo, stiamo predisponendo la proroga della nostra ordinanza regionale. Forse mettendo mano ad alcuni aspetti».
I numeri sono ancora alti: in Veneto sono stati superati i 500 decessi. «Non è finita, abbiamo ben diecimila contagiati. Per questo l’isolamento prosegue». Il rischio, avverte Zaia, altrimenti è riaprire con leggerezza e ritrovarsi con una seconda epidemia, come è accaduto a Hong Kong: «Forse è stato riaperto con troppa leggerezza. Non voglio pensare che i Veneti possano rischiare una seconda quarantena, sarebbe traumatico. Dobbiamo pensare a una riapertura graduale, quando sarà il momento. E adottando tutti i criteri di sicurezza del caso. Penso ad esempio che per molto tempo le mascherine faranno parte del nostro abbigliamento». (S.S.L.)

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Coronavirus, Save dona dieci macchine per la terapia intensiva agli ospedali di Venezia, Mestre e Treviso

Gio, 02/04/2020 - 11:18

La Regione Veneto, la Protezione Civile, assieme a tutti gli operatori sanitari e ai volontari stanno facendo un lavoro enorme; molti dei macchinari sono oggi quasi irreperibili sul mercato, tanto che le Nazioni di tutto il mondo si stanno attivando in una gara di solidarietà senza pari. Anche il Gruppo Save ha voluto dare il suo contributo acquistando 10 sistemi computerizzati per l’infusione di farmaci e anestesia, uno degli strumenti che fa parte dell’equipaggiamento dei reparti di terapia intensiva, per un totale di oltre 100mila euro.

Si tratta di macchinari Made in Italy e di ultima generazione che consentono l’infusione computerizzata di farmaci e soluzioni e aiutano l’anestesista rianimatore ad avere un controllo moderno e sicuro di somministrazione dei farmaci mediante l’ausilio di un computer, e una migliore gestione del paziente grazie al calcolo automatico della dose di farmaco necessaria, ad un sistema di dose/error reduction e ad una tabella di riepilogo dei dosaggi somministrati in precedenza.

I nuovi sistemi saranno consegnati nei prossimi giorni ai reparti di anestesia e rianimazione degli ospedali SS Giovanni e Paolo di Venezia, dell’Angelo di Mestre, Ca’ Foncello di Treviso. Un investimento che consentirà poi, una volta terminata l’emergenza, di riammodernare le dotazioni dei diversi reparti ospedalieri locali sostituendo quelle più obsolete.

«In questo tempo così difficile che mette a dura prova famiglie e imprese, il nostro pensiero e ringraziamento va doverosamente a medici e personale sanitario, che con assoluta abnegazione sono da settimane in prima linea nei soccorsi e nelle cure. Anche per la grande famiglia del Gruppo SAVE è un momento molto faticoso, che mai avremmo immaginato di dover vivere. Il traffico dei nostri aeroporti si è praticamente azzerato, vanificando molti degli sforzi compiuti. Superata la crisi sanitaria, la ripresa ci sarà, e con gradualità si riattiverà anche la nostra funzione di ponte con il mondo, il lavoro riprenderà il suo ritmo con la professionalità e serietà di sempre, che sono la vera forza del nostro Gruppo. Nel frattempo, con i nostri soci DWS, Infravia e Finint abbiamo ritenuto opportuno essere concretamente vicini alla sanità veneta, e siamo riusciti ad acquistare 10 sistemi computerizzati per la somministrazione di farmaci ai pazienti, che consegneremo nei prossimi giorni ai reparti di terapia intensiva degli ospedali di Venezia, Mestre e Treviso. Senza retorica, sono certo che, unendo le nostre forze, torneremo presto a volare insieme», dichiara Enrico Marchi, Presidente del Gruppo Save.

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Coronavirus: altri 16 decessi stanotte in Veneto

Gio, 02/04/2020 - 11:17

Calano ancora i pazienti veneti ricoverati in terapia intensiva e nei reparti non critico: il dato diffuso stamattina dalla Regione Veneto parla infatti di due persone in meno ricoverate in rianimazione e 22 in meno nelle aree non critiche.
Si registrano però altri 16 decessi, mentre i positivi sono 123 in più rispetto a ieri pomeriggio. Il totale delle persone positive è di 9748 dall’inizio dell’epidemia. In isolamento ci sono ora 20.275 persone tra chi è positivo e chi è in quarantena perché venuto a contatto con persone contagiate. Il numero dei decessi è salito a 489, che sale a 517 contando anche i decessi extra ospedalieri

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Triduo Pasquale al tempo del Coronavirus: un sussidio dai monaci di Marango

Gio, 02/04/2020 - 09:34

Un sussidio per aiutare le famiglie a vivere il Triduo Pasquale in casa. Lo propone la Comunità monastica di Marango.
«Nella difficile situazione che tutti stiamo vivendo – scrivono i monaci della Piccola Famiglia della Resurrezione – abbiamo bisogno, come credenti, di essere assicurati che il Dio di Gesù Cristo, mediante il suo Spirito, sta agendo in nostro favore. Mai come oggi sperimentiamo la prossimità della morte, la sua devastante potenza e la povertà dei nostri mezzi per contrastarla e vincerla. Stiamo anche imparando che solo attraverso una nuova solidarietà con tutti possiamo essere vittoriosi su questo nemico che usa armi invisibili che diffondono inquietudine e recano un grande dolore».

Il sussidio si può trovare a questo indirizzo: https://www.monasteromarango.it/settimana-santa e contiene:
– una introduzione al senso del Triduo Pasquale e una piccola spiegazione per ogni singola
giornata.
– una liturgia della Parola, con i testi biblici e le preghiere dei fedeli. Alle preghiere, preparate
dalle famiglie e dai monaci di Marango, ogni singola famiglia può aggiungere le proprie.
– un approfondimento spirituale, per ogni giorno del Triduo.

Vi si trova inoltre:
– una richiesta di perdono, all’inizio della Settimana Santa,
– la preghiera per la domenica delle Palme, e la benedizione dell’ulivo,
– la preghiera di benedizione della mensa per i giorni del triduo,
– la preghiera per la benedizione della casa, il giorno di Pasqua,
una preghiera per i malati, in questo tempo di grave necessità.

«Con questo sussidio – scrivono ancora i monaci del Monastero fondato e guidato da don Giorgio Scatto – desideriamo aiutarvi ad essere abitati dentro da una forza spirituale che, vincendo la morte e la sua potenza, ci innesta profondamente nella vicenda di Cristo, il Crocifisso Risorto. Non possiamo andare in chiesa per celebrare comunitariamente i santi misteri della nostra fede. Pur potendo assistere alle celebrazioni trasmesse dai mezzi di comunicazione, noi vivremo la Pasqua nelle nostre case. Siamo convinti che ogni nostra famiglia, anche chi vive da solo, possa celebrare la Pasqua, prendendo coscienza del suo battesimo, mediante il quale partecipa dell’unico sacerdozio di Cristo. Insieme, come corpo ecclesiale, siamo sacerdoti».

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Telefono Amico, oltre 4000 chiamate nel mese di marzo

Gio, 02/04/2020 - 09:07

Telefono Amico è attivo anche in Veneto con cinque centri di ascolto locali a Bassano del Grappa (VI), Padova, Treviso, Venezia Mestre e Vicenza.

Nel solo mese di marzo l’organizzazione di volontariato ha ricevuto, a livello nazionale, oltre 4mila contatti telefonici e una telefonata su 4 ha avuto come tema principale proprio l’apprensione generata dall’emergenza coronavirus. «Questo importante picco del bisogno di ascolto – spiega la presidente – ci ha portato ad accelerare un processo che era già stato pianificato: la sostituzione del numero unico 199.284.284 con il numero 02 2327 2327, che permetterà a tutti gli utenti con piani tariffari che includono minuti illimitati di eliminare anche i costi vivi della chiamata».

Per rispondere in maniera sempre più attenta alle esigenze di chi ha bisogno di sostegno, in questi giorni sono stati potenziati anche gli altri canali di ascolto: il servizio Mail Amica e il servizio WhatsApp. «Rileviamo, in particolare – aggiunge la presidente di Telefono Amico – un vero e proprio picco dei contatti attraverso WhatsApp, che a marzo sono quasi raddoppiati rispetto ai mesi precedenti».

I volontari di Telefono Amico, in questi giorni di emergenza, sono a disposizione anche degli operatori sanitari, delle persone in quarantena e di chiunque si senta smarrito dai cambiamenti che in questi giorni vede intorno a sé ed è costretto a gestire e, nel week end di Pasqua, saranno attivi h24.

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Covid-19 mette al tappeto anche le Tagesmutter: «Chiediamo sostegno per riprendere un’opera di assistenza ed educazione»

Mer, 01/04/2020 - 21:54

Le Tagesmutter chiedono aiuto. O almeno ascolto. In tempo di Coronavirus sono una delle tantissime realtà cadute in improvvisa e imprevista crisi.

«Siamo chiuse dal 24 febbraio e siamo pressoché certe che saremo fra le ultime realtà a riaprire, quando l’epidemia si sarà calmata. Ma come faremo fino ad allora?»: se lo domanda Silvia Grigolin, coordinatrice di Family Way, l’associazione con sede a Quinto di Treviso, che ricomprende otto spazi Tagesmutter.

In sostanza, si tratta di case private dove vengono accolti, per metà o per l’intera giornata, bambini dai 3 mesi ai 13 anni, per un massimo di 5 minori contemporaneamente. Un ambiente domestico, dove una mamma (raramente un papà) si occupa di accudire i piccoli. Il tutto in un contesto di comfort, competenza e qualità dell’ambiente del servizio prestato.

Un’esperienza, quella delle Tagesmutter – letteralmente “mamme del giorno”, in tedesco – nata in area germanica e discretamente sviluppatasi anche in Veneto. Più diffusi nel Veronese, questi spazi sono stati aperti anche nel Trevigiano e nel Veneziano.

E fra queste due province opera, appunto, l’associazione Family Way: «Abbiamo un servizio anche a Mestre», precisa Silvia Gregolin. «Il problema è che adesso siamo chiusi, e non vediamo un futuro. Abbiamo fatto sconti alle famiglie ma, non percependo contributi pubblici, se i ricavi si avvicinano a zero, chi gestisce gli spazi si trova in forti difficoltà».

Così Silvia Grigolin ha scritto a tutti i sindaci dei Comuni dove gli spazi sono aperti: «Alcune amministrazioni hanno dimostrato sensibilità e ci fanno capire che intendono mettere qualcosa a bilancio per noi, altre protocollano la domanda e ci lasciano nel limbo, altre ancora non dicono proprio niente».

La cassa integrazione, aggiunge la coordinatrice dell’associazione, non potrà essere utilizzata, mentre pare possibile accedere al contributo di 600 euro. «Ma domandiamo che si tenga conto del valore educativo e sociale della nostra esperienza. Così che si possa superare questa crisi e riprendere».

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Coronavirus in Veneto: per la prima volta da più di un mese calano sia i pazienti in terapia intensiva che quelli ricoverati negli altri reparti

Mer, 01/04/2020 - 18:25

Per la prima volta da più di un mese in qua, cioè da quando è scoppiata l’epidemia, cala sia il numero delle persone ricoverate negli ospedali veneti sia il numero dei degenti in condizioni più critiche, quelli delle terapie intensive.

Lo mostra l’aggiornamento alle ore 17 della situazione, stilata come di consueto dalla Regione Veneto. Sono 1.696 i ricoverati nei reparti di malattie infettive, pneumologia e terapia subintensiva, mentre ieri alla stessa ora erano 1.732.

E sono 348 i pazienti costretti alla rianimazione, cioè 4 in meno di ieri alle ore 17. Complessivamente, si torna a scendere sotto quota duemila ricoverati nei nosocomi regionali per curare l’infezione da Covid-19. Certo, non bisogna cantare vittoria e comportamenti sbagliati possono velocemente rigenerare i numeri del contagio, però qualche buon segnale comincia a vedersi.

Ancora pesante, invece, il conteggio delle persone che purtroppo non ce l’hanno fatta: sono 517, ovvero 25 più di ieri.

Sta galoppando – questo è un dato buono – l’incremento del numero di persone dimesse perché guarite: ora sono 961, contro le 873 di ventiquattr’ore prima.

Il totale delle persone con tampone positivo, oggi, mercoledì 1° aprile, è di 9.748 contro le 9.374 della giornata precedente. Scendono di poco sotto soglia 20mila pe persone in isolamento domiciliare perché positive o in quarantena. (G.M.)

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Scuola e Coronavirus, l’assessore Donazzan: no al 6 politico, altrimenti gli alunni non studieranno più

Mer, 01/04/2020 - 18:02

«Da un mese chiedo si pensi ad una diversa fine dell’anno scolastico, recuperando almeno una parte del lungo tempo di sospensione dovuto all’emergenza COVID-19: immaginare un giugno a scuola è il minimo, ed apprezzo che il ministro Azzolina abbia cambiato la sua iniziale idea di chiudere l’anno in cavalleria”. E’ il commento di Elena Donazzan, assessore regionale all’istruzione del Veneto, sulle recenti dichiarazioni del Ministro Azzolina sulla conclusione dell’anno scolastico e sugli esami di maturità.

“La scuola veneta ha dimostrato un grandissimo sforzo organizzativo per fare formazione a distanza – prosegue l’assessore – ma siamo tutti consapevoli che la quantità di tempo in cui possiamo impegnare docenti e studenti online è parziale e difficoltosa, non sufficiente a colmare lacune pregresse tanto più per gli studenti che dovranno passare da un grado di istruzione ad un altro per i quali si dovrà immaginare un recupero utile al loro grado di apprendimento”.

“Gli studenti di quinta elementare, terza media e quinta superiore non possono portarsi un debito che non recupereranno, ed il pensiero di chi amministra la scuola deve essere sempre quello di tutelare il livello di conoscenza dei nostri studenti – spiega Donazzan – Per questo ho trovato sbagliato e al quanto diseducativo il messaggio dato alla stampa in cui si ipotizza una promozione per tutti. Abbiamo tristi ricordi del 6 politico: è come dire ai ragazzi che da oggi, primo di aprile, possono anche non studiare più ed impegnarsi, ed è un messaggio sbagliato anche nei confronti di quei tanti docenti che tanto si stanno impegnando per erogare attività didattica di qualità a distanza”.

“Non ritengo che una scelta così importante possa spettare alla politica e comunicata con leggerezza – conclude l’assessore – Promuovere tutti o valutare caso per caso è una responsabilità che spetta solamente ai docenti”.

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I cingalesi donano cento tute monouso, i Cavalieri di San Marco un termometro: il grazie della società alla Polizia locale di Venezia

Mer, 01/04/2020 - 17:20

Si chiude con ben 2034 persone e 414 attività o esercizi controllati, il bilancio del mese di marzo (per il periodo che va dall’8 al 31) dei servizi di controllo effettuati dalla Polizia locale nell’ambito delle misure decise per il contenimento della diffusione del virus Covid 19.

L’associazione Cavalieri di San Marco consegna alla Polizia locale un termometro per la misurazione preventiva contro il Covid-19

«Il Corpo – spiega il comandante generale Marco Agostini – sta lavorando a pieno organico e con grande impegno per contribuire fattivamente a fronteggiare questa emergenza. In queste ultime settimane il presidio del territorio è costante: la nostra è opera in primis di prevenzione e convinzione, perché l’unica strada per sconfiggere lo svilupparsi del coronavirus è quella di restare a casa e avere meno contatti possibili».

Sono state 22 le persone sanzionate, ai sensi del D.L. 19 del 25 marzo 2020, in quanto trovate lontano dalla loro abitazione senza un giustificato motivo, a cui se ne aggiungono altre 60, denunciate sulla base della normativa antecedente.

E sempre sulla base delle norme in vigore prima del 25 marzo sono stati cinque i titolari di esercizi sanzionati per il non rispetto degli orari o delle chiusure delle loro rispettive attività.

«Vorrei anche ringraziare – sottolinea il comandante Agostini – sia i singoli cittadini, che le associazioni che hanno dimostrato vicinanza al nostro lavoro, anche con piccoli, ma tangibili segni: l’associazione cingalesi ha donato ad esempio al Corpo un centinaio di tute monouso, mentre i ‘Cavalieri di San Marco’ ci hanno regalato un termometro per la misurazione a distanza della temperatura corporea».

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Il Sottosegretario all’Economia Baretta scrive a Gente Veneta: contro l’emergenza sociale il sostegno del Governo a mense e strutture della carità cristiana nel Veneziano

Mer, 01/04/2020 - 16:57

«Ha ragione il Patriarca Francesco Moraglia, che voglio ringraziare, attraverso Gente Veneta, per aver posto l’attenzione sull’emergenza sociale. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo trascina dietro di sé un’emergenza economica che rischia a breve di sfociare in una nuova “questione sociale”.

È nostro dovere, di tutti, agire subito e mettere in atto sostanziali azioni di supporto. Ed è proprio questa la priorità sulla quale intendiamo operare. Il governo ha deciso di iniziare, evitando che si perda il lavoro e bloccando numerose incombenze da pagare, ma, soprattutto, ha attivato fondi aggiuntivi che sono stati dati ai comuni per distribuire buoni spesa.

Venezia ha avuto assegnati 1 milione e 300 mila euro in più per aiutare quelle famiglie che a causa dell’emergenza si troveranno in una improvvisa condizione di povertà. Ma è solo il primo passo, ora dobbiamo ampliare la platea dei beneficiari dando un sostegno a tutti coloro che non hanno reddito o mezzi di sostentamento.

Il governo continuerà a fare la sua parte, ma serve che nel territorio i Comuni attivino quella rete di solidarietà che coinvolga il mondo dell’associazionismo cattolico e non e le comunità parrocchiali.

Una rete che nel territorio veneziano è estesa e molto forte, di uomini e donne ricchi di umanità, competenze ed esperienze. Una rete che non può essere lasciata sola ad affrontare questa nuova emergenza.
Colgo quindi l’appello lanciato anche dall’Alleanza contro la povertà del Veneto: le realtà che sono da sempre in prima linea vanno aiutate e sostenute oggi più che mai. Penso, a titolo esemplificativo, alle mense di Ca’ Letizia della San Vincenzo, dei frati Cappuccini, dei padri Somaschi, la Tana di Venezia e la Papa Francesco di Marghera.

Ma penso anche ai tanti volontari che nel silenzio, in collaborazione con i parroci del territorio, assistono già da tempo le famiglie in difficoltà e alle tante associazioni impegnate a vario titolo a fianco degli ammalati, dei disabili, dei minori, dei migranti.

Chi meglio di questo arcipelago di solidarietà può monitorare, segnalare ai Comuni le priorità ed essere sentinella della nuova povertà che si sta estendendo oltre i confini tradizionali?

Tutte queste realtà da anni si sostengono solo con le loro forze, sulle spalle di tanti volontari o con le donazioni di benefattori. Servono nuovi spazi, contributi e reti per affrontare questa nuova emergenza che impone un modo nuovo di concepire e gestire la povertà.

Riprendo, in questa direzione, anche una proposta già avanzata in passato da don Armando Trevisiol, fondatore di quel fiore all’occhiello per la gestione della terza età che sono i Centri don Vecchi: accanto alla rete solidale oggi più che mai dobbiamo costituire un centro che studi l’evolversi della povertà che cambia rapidamente e si diffonde nei meandri del tessuto sociale.

Solo un approccio progettuale e solidale, fondato su una collettiva partecipazione ed un forte decentramento dell’azione amministrativa (che in questi anni è stato, purtroppo, sottovalutato, quando non annullato) si farà fronte alla valanga sociale che ci chiama in causa.

Municipalità, associazioni religiose e laiche, comunità parrocchiali e di territorio: sono queste le realtà da valorizzare perché possano avere un ruolo determinante di ascolto e indirizzo verso gli strumenti di sostegno statali. Solo se siamo tutti possiamo essere certi di non dimenticare nessuno».

Pier Paolo Baretta
Sottosegretario all’Economia

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Covid-19, cresce il consumo della pasta. Pierantonio Sgambaro: «Bene il mercato, ma è anche ritorno ai valori dell’essenziale»

Mer, 01/04/2020 - 16:38

«C’è un insegnamento che viene da quest’epidemia: certe stupidaggini si possono eliminare, mentre l’essenziale torna in primo piano: il valore della persona, lo stare insieme, l’ambiente…». Pierantonio Sgambaro, presidente del pastificio di Castello di Godego che porta il suo cognome, può essere soddisfatto di due cose: che attorno a sé non ha nessuno infettato dal Covid-19 e che la sua azienda è una di quella che l’attuale contingenza non solo non penalizza, ma anzi sta facendo robustamente crescere.

Le persone sono a casa, forzatamente. E a casa c’è tempo per cucinare. E che cosa fa clima di casa più della pastasciutta? Si spiega così il forte incremento della richiesta, che come veicolo ha quasi sempre la spesa presso la grande distribuzione: «Una richiesta che compensa abbondantemente – precisa Sgambaro – le mancate vendite nel settore della ristorazione e delle mense».

Pierantonio Sgambaro, presidente dell’azienda di Castello di Godego: una ventina di milioni di fatturato nel 2019, decisamente in crescita nel 2020

Così il pastificio, nato nel 1947, nel mese di marzo di quest’anno ha aumentato la capacità produttiva del 20% a fronte di una domanda del mercato italiano che ha segnato il +25% rispetto a febbraio. Le vendite all’estero sono aumentate anche di più: del 40%. Il pastificio sta producendo al giorno oltre 120 tonnellate di pasta, contro la media di 100 tonnellate. A trainare la crescita, oltre alla grande distribuzione, è anche l’e-commerce: la richieste tramite Amazon sono quadruplicate in soli 15 giorni.

E, naturalmente, nello stabilimento si lavora con grande lena. E con carichi di lavoro impegnativi, precisa il presidente della società, visto che alcuni dei circa cinquanta dipendenti hanno chiesto il congedo per assistere i propri familiari colpiti dal virus. Perciò, per quelli rimasti, che lavorano anche di sabato e con turni ampliati, c’è da correre.

«Ma questi sono i momenti – commenta Pierantonio Sgambaro – in cui si tasta con mano ii valori della condivisione, della solidarietà e dell’impegno».

Un comportamento ripagato più che con bonus retributivi con misure di tutela delle persone. Oltre a quelle di base – l’ingresso nell’area produttiva è consentito solo ai dipendenti, tutti dotati di mascherina, e solo previo controllo della temperatura corporea, che viene effettuato due volte al giorno – è stata accesa un’assicurazione per cui, se un lavoratore si ammalasse, gli sarebbero garantite indennità e specifici servizi di assistenza.

Comunque, sebbene la pasta non soffra di crisi da Coronavirus, la situazione attuale qualche problema all’azienda l’ha creato: «Sì, all’inizio, con i trasporti. Quelli verso l’estero, in particolare, si erano bloccati. Adesso tutto sembra risolto, la merce passa».

E non è un dettaglio, visto che le esportazioni crescenti prendono la strada dell’Austria e della Germania, ma si stanno aprendo le vie ben più lunghe del mercato globale: «Abbiamo iniziato a vendere a Hong Kong: riforniamo un centinaio di negozi, ma puntiamo ad arrivare a trecento. E poi stiamo entrando anche in Australia».

L’universo mondo, quindi, è lo spazio per la pasta italiana di Sgambaro, che entro il 2025 conta di ampliare la quota di produzione esportata fino al 30-35%.

Ma c’è qualcos’altro che fa riflettere Pierantonio Sgambaro, nel mezzo della crisi da Coronavirus? «L’ambiente. In questi giorni ho rivisto l’acqua limpida, nel fiume che passa vicino a casa mia. Come azienda da anni puntiamo alla sostenibilità e ci approvvigioniamo di grano italiano, anche per ridurre al minimo trasporti e inquinamento. Ma sto aspettando che escano i camion elettrici: il primo lo compero io».

Giorgio Malavasi

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Per Zaia pesce d’aprile anticipato: legge la poesia dell’antico Eracleonte sull’epidemia, ma è un falso. «Le parole però sono belle: un premio all’autore»

Mer, 01/04/2020 - 15:09

«Se ha il coraggio di farsi vivo, non solo non lo punisco ma gli do un premio»: Luca Zaia invita così l’autore del falso testo di Eracleonte da Gela, che ieri il Governatore ha letto dinanzi a tutti, televisioni e spettatori su Facebook.

Per Zaia era il testo poetico di uno storico greco, scritto 2253 anni fa, in occasione di una pestilenza simile a quella di oggi da Covid-19. E le parole del presunto Eracleonte sono bellissima, sottolineava il presidente del Veneto, e molto attuali.

Il fatto è che la poesia di Eracleonte era un… pesce d’aprile anticipato al 31 marzo. Nel giorno appropriato per lo scherzo, il 1° aprile, Zaia non ha potutto fare altro che riconoscere la bufala, sorriderci sopra, e – dopo aver molto debolmente cercato di giustificarsi: «Una verifica in internet l’avevo fatta, ma non bastava….» – difenderne i contenuti.

Ma cosa diceva il presunto (e finto) Eracleonte? «È iniziata l’aria tiepida e dovremo restare nelle case, non usciremo, non festeggeremo, bensì mangeremo e dormiremo e berremo il dolce vino perché dobbiamo combattere. Queste genti ci hanno donato un male nell’aria che respiriamo se siamo loro vicini, il male ci tocca e resta con noi e da noi passa ai nostri parenti». Per concludere con parole che aprono alla speranza di una vittoria: «Siamo forti… aspettiamo che questo male muoia, restiamo nelle case e tutti insieme vinciamo».
Zaia deglutisce ma conferma: «Parole appropriate. E premio all’autore, se si presenta».

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Parrocchie al tempo di Covid (9) – Malamocco e Sant’Ignazio del Lido: chierichetti in videoconferenza (e la crostata pure)

Mer, 01/04/2020 - 14:52

La comunità pastorale del Lido lavora con proposte unificate dalla terza media in su. Ma altri aspetti della vita comunitaria sono seguiti a livello parrocchiale.
Don Cesare Zanusso, parroco a S. Maria Assunta, Malamocco, e a S. Ignazio, Ca’ Bianca, ha scelto quest’ultima per celebrare le messe a porte chiuse. Quella festiva la trasmette in diretta su youtube. Porte aperte, invece, per il resto della giornata.

Il pensiero di questi tempi va ai bambini e ai ragazzi del catechismo. Come tenerli attivi senza disperdere quanto seminato, e continuare ad accompagnarli nel cammino di fede? «Mantengo i turni settimanali dei vari gruppi. Preparo una piccola catechesi, che registro. Il lunedì per la prima e seconda elementare, prendo spunto da “Youcat”: non più di dieci minuti… poi mando tutto su whatsapp ai catechisti, che più o meno nell’orario dell’incontro inviano il video ai bambini. E così via per le altre classi: il martedì, per la terza elementare, un insegnamento sul sacramento della riconciliazione; mercoledì, per la quarta, sulle parti della messa; giovedì, per la quinta, sui dieci comandamenti, con l’aiuto di un testo di mons. Ravasi. Delle medie invece si occupano direttamente i catechisti: prima e seconda sono accorpate. Hanno preparato, per esempio, delle bellissime preghiere per la messa della domenica».

Dalla terza media in su, col dopo-cresima, lavorano in collaborazione con le altre parrocchie del Lido. Anche con la proposta di una scuola di preghiera mensile.
Non ci sono però solo i ragazzi. «Per gli adulti – continua don Cesare – faccio catechesi sul vangelo della domenica. Mentre ogni sera mando al gruppo famiglie una storiella di Bruno Ferrero, che ha intenti catechistici».

Neanche i chierichetti sono trascurati. A loro don Cesare pensa quasi come a un piccolo tesoro da custodire con fedeltà… la sua e quella dei ragazzi. Il loro appuntamento normale è sabato pomeriggio, e dunque anche adesso il sabato alle 14.30 sono convocati in “videoconferenza” per trascorrere del tempo assieme. «A volte se ne vanno via anche due ore. Leggiamo il vangelo della domenica e approfondiamo qualche aspetto con l’aiuto del manuale dei ministranti. C’è tempo inoltre per qualche piccola attività. Uno dei capi, per esempio, ha chiesto di preparare una crostata, a partire da una ricetta condivisa prima, e di mostrarla al prossimo incontro». Come sempre condito di buon umore.

Giovanni Carnio

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Un disinfettante che elimina il Coronavirus e agisce sulle superfici per più giorni: lo creano un team di Ca’ Foscari e una start-up

Mer, 01/04/2020 - 14:28

L’Università Ca’ Foscari Venezia e la start-up innovativa italiana Delphinus Biotech collaboreranno nella ricerca e sviluppo di un disinfettante resistente in grado non solo di eliminare batteri e virus (coronavirus compresi), ma anche di mantenere sulle superfici sulle quali viene spruzzato una protezione attiva per diversi giorni. Questo grazie a una molecola antivirale di origine vegetale, a lunga resistenza e non tossica per l’uomo che la start-up ha sviluppato in Italia negli ultimi otto mesi per un utilizzo in agricoltura, ma che si potrebbe rivelare molto utile per la lotta al coronavirus.

Da oggi, il team dell’azienda collabora con il gruppo di ricerca in biotecnologie guidato dal professor Alessandro Angelini, nell’edificio Beta del Campus Scientifico di Mestre, per produrre le molecole da utilizzare nei successivi test con il virus SARS-CoV-2.

Il laboratorio cafoscarino di biochimica è dotato di tutta la strumentazione necessaria per produrre la molecola, una proteina ricombinante di fusione, a partire da due frammenti di DNA di origine vegetale che vengono clonati e uniti nella nuova proteina che poi deve essere riprodotta e depurata.

“L’obiettivo comune di affrontare il virus con la ricerca scientifica e l’innovazione ci ha permesso, nel giro di poche ore dalla richiesta dell’azienda, di arrivare alla firma della convenzione e i biologi sono già in laboratorio a lavorare”, afferma Pietro Riello, direttore del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari.

Alessandro Paparella, biologo della Delphinus Biotech spiega: “La molecola, chiamata Bellerofast, non evapora come avviene per i comuni disinfettanti basati su alcol o cloro. L’obiettivo è creare una trappola biologica che isoli il virus e ne distrugga la membrana esterna. Le nostre simulazioni ci dicono che il sistema funziona. Nel giro di qualche giorno saremo in grado di testare Bellerofast sul virus vero e proprio in laboratori specializzati a Padova e Trieste, per poi avviare la produzione”.

Delphinus Biotech, afferma l’amministratore delegato Marco Cappellaro, “intende essere parte attiva nella lotta contro il coronavirus, pertanto, in caso di successo dei test, concederà al governo italiano la licenza di produzione fino alla fine dell’emergenza sanitaria nazionale”.

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