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Aggiornato: 2 ore 41 min fa

Ulss 3, Dal Ben: «In ospedale solo con mascherina, guanti e se c’è un valido motivo». Per la prima volta, nell’ultimo giorno, nel Veneziano nessun positivo

Mer, 15/04/2020 - 21:32

“Il messaggio deve essere forte e chiaro: state a casa, rispettate la normativa. E se dovete venire in Ospedale, venite con la mascherina, i guanti ed un valido motivo. Non si va in Ospedale se non c’è una vera necessità. All’ingresso di ogni struttura ospedaliera della Ulss 3, infatti, c’è un controllo attivato da qualche giorno, dove viene misurata la febbre a chi vi accede e si chiede il motivo. Se la motivazione valida non c’è, non si entra”: sono le parole del Direttore Generale Giuseppe Dal Ben che oggi, mercoledì 15 aprile, ha nuovamente dato appuntamento agli organi di stampa tramite una videoconferenza per fare il punto sull’andamento dell’epidemia nel territorio veneziano e sulle Case di Risposo.
“Qualche segnale buono lo abbiamo e voglio condividerlo. – ha detto il DG – Da quando è iniziata questa emergenza è la prima volta, questa mattina, che ci siamo svegliati nel veneziano con nessun positivo. Ora cominciamo a registrarne qualcuno, ma va comunque detto che il dato zero di stamattina è stato un bel dato. Altro tema che ci conforta e che condivido è che oggi, su 101 letti di terapia intensiva che abbiamo allestito per questa emergenza e che non si toccheranno fintantoché, a livello regionale, verrà cessato lo stato di allerta, ne abbiamo liberi 57: è un dato importante che ci fa ben sperare. Certo, una rondine non fa primavera ed è per questo che non dobbiamo abbassare la guardia”.

I numeri in provincia e nell’Ulss 3 Serenissima
Nel Veneto si registrano, dal 21 febbraio scorso, 14.624 casi positivi, 1.621 ricoverati (di cui 219 in terapia intensiva), 16.958 in isolamento, 940 decessi e 1.824 dimessi. Nella provincia veneziana si contano 1.221 casi positivi, 249 ricoverati (di cui 192 nella Ulss 3), 3.349 in isolamento. La linea dei casi attualmente positivi sta scendendo, mentre quella dei negativizzati sta salendo (da 162 a 650).
Per quanto riguarda, nel dettaglio, i ricoverati della Ulss 3, la maggior parte sono all’Ospedale di Mestre (38) e in quello di Dolo (87). A Villa Salus ce ne sono 41: questa struttura è stata individuata per ricoverare quei pazienti che hanno superato la fase acuta del Covid 19 e si preparano, dopo un periodo di “convalescenza”, a rientrare nel proprio domicilio. “Va evidenziato – ha detto il DG – come lo ha ribadito più volte anche il Presidente Luca Zaia, che gli ospedali individuati come centri Covid, rimarranno tali finché perdurerà questa emergenza. Ma una volta terminata, questi stessi ospedali, penso ad esempio a Dolo, torneranno come prima. In queste ore, inoltre, proprio per Dolo, stiamo cercando di far ripartire il cantiere per la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso che siamo stati costretti a fermare momentaneamente per il Coronavirus”.

Case di Riposo
“Non è la prima volta che facciamo il punto sulle Case di Risposo – ha aggiunto il Direttore Generale Dal Ben – e questo sta a significare l’attenzione che ci abbiamo messo fin quasi da subito. L’attenzione è massima perché sappiamo che questo virus predilige le persone fragili, pluripatologiche e anziane. Abbiamo sottoposto a verifica tutti gli ospiti e tutto il personale delle 31 Case di Riposo afferenti al territorio Ulss 3”.
A fianco del PIANO TAMPONI, sempre nelle Case di Riposo, sono stati eseguiti anche i TEST RAPIDI: mentre il tampone è una fotografia che mostra in quel momento preciso se si ha contratto il virus, fa cioè diagnosi, il test rapido mostra la storia, ovvero indica se nei sette giorni precedenti si è incontrato il virus, che ha stimolato la presenza degli anticorpi. Quando il test risulta positivo la persona viene messa in isolamento. Ad oggi sono stati individuati con lo screening 315 ospiti positivi, 34 ricoverati, 29 deceduti. Gli operatori positivi sono 137.

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Coronavirus: in due settimane calati del 30% i pazienti in terapia intensiva e raddoppiati i guariti. Ma ancora tanti morti

Mar, 14/04/2020 - 18:51

Sembrano confortanti i dati sull’epidemia da Coronavirus in Veneto: alle ore 17 di lunedì 14 aprile, secondo il bollettino aggiornato dalla Azienda Zero della Regione, i degenti in terapia intensiva sono 218. Un numero in calo non solo rispetto a ieri ma, volendo fare un paragone guardando più indietro, decisamente in calo rispetto a due settimane fa: il 1° aprile erano ben 348. La riduzione è di circa il 30%.

Ugualmente, le persone ricoverate nei reparti di malattie infettive o in pneumologia sono attualmente 1.414. Anche in questo caso il confronto rispetto a inizio mese segna un decremento: allora erano 1.696.

I pazienti dimessi dai nosocomi veneti per guarigione sono quasi raddoppiati: da 961 a 1.797.

Il dato invece tragicamente pesante è quello dei decessi: complessivamente, negli ospedali e nelle case di riposo sono morte 930 persone; erano 517 due settimane fa.

Nel frattempo aumentano, ma a ritmo sempre più lento, i nuovi casi positivi: in tutto, in Veneto, sono 14.514, quando quattordici giorni fa erano 9.748. Ma l’incremento, appunto, va rallentando.

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Ulss 3: anche a Mestre il drive through, i tamponi fatti a chi arriva in auto

Mar, 14/04/2020 - 15:29

Una modalità ulteriore per effettuare i tamponi, riservata ad alcune categorie di pazienti e particolarmente efficace: è il “drive through”, cioè il “tampone” fatto ad un utente che arriva in auto, e resta a bordo della vettura mentri gli operatori effettuano il rapido controllo. “E’ un metodo che l’Ulss 3 Serenissima ha messo in atto – spiega il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – a Dolo e a Mestre perché consente grande rapidità di esecuzione e ottimizza le risorse. Le persone da sottoporre al tampone, specificamente selezionate, raggiungono il punto di ‘drive through’ e gli operatori le possono così attendere già preparati, in una postazione attrezzata. Si limitano di molto, così, i casi in cui gli operatori devono recarsi a domicilio dei pazienti, con dispendio di tempo e con la difficoltà di entrare in un ambiente privato, indossando e poi togliendo, ogni volta, i dispositivi di protezione”.

L’Azienda sanitaria veneziana utilizza questo sistema per sottoporre ai controlli persone asintomatiche: “Lasciano la loro abitazione – spiega il dottor Luca Sbrogiò, Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima – espressamente ed unicamente per recarsi in auto al punto di ‘drive through’, su chiamata dell’Azienda sanitaria e previo appuntamento. Il sistema consente di sottoporre a verifica più persone: nella mattinata di oggi, ad esempio, nel ‘drive through’ di Piazzale Giustiniani sede del Dipartimento di Prevenzione sono state sottoposte a tampone una cinquantina di persone, da un’unica squadra di operatori. E per ottenere lo stesso risultato andando a domicilio avremmo dovuto muovere contemporaneamente cinque squadre, o dedicare a queste cinquanta verifiche una sola squadra per un’intera settimana lavorativa”.

Fondamentale, per operare con il sistema del “drive through”, è una corretta pianificazione della sessione: “Al momento convochiamo – spiega il dottor Sbrogiò – pazienti indicati dai medici di famiglia, operatori sanitari che necessitano di verifica a seguito di possibile esposizione, persone che sono già seguite dai nostri Servizi che necessitano della verifica finale al termine di periodo quarantenale; devono essere tutti asintomatici, e si muovono su chiamata e appuntamento con orario preciso”. “Stiamo valutando di aprire questa modalità ad altri utenti come ad esempio forze dell’ordine, vigili del fuoco e altre categorie come da indicazioni regionali. Curiamo molto la sicurezza e l’efficienza nell’accesso il punto di ‘drive through’ – sottolinea ancora il dottor Sbrogiò – in modo che l’accesso dei pazienti in auto scorra via senza incolonnamenti e senza intralci; e con la modalità di accesso correttamente organizzate e presidiata il metodo consente di sottoporre a tampone anche una decina di utenti ogni ora”.

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Coronavirus, Zaia: «La fase 2 è già partita. Per riaprire non possiamo aspettare gli ultimi ricoveri»

Mar, 14/04/2020 - 14:52

«La fase 2, volenti o nolenti, è iniziata, perché in strada ci sono camion e auto. In questo mese ci giochiamo il futuro dei prossimi mesi e anche della nostra vita. Ma come abbiamo fatto la chiusura graduale, adesso bisogna riaprire con gradualità: non possiamo aspettare di riaprire quando ci saranno gli ultimi ricoveri, che il nostro modello matematico prevede per luglio».
Lo sottolinea il presidente del Veneto Luca Zaia in occasione del quotidiano briefing sull’emergenza Coronavirus, dalla sede di Marghera della Protezione civile.

Prendiamone atto e lavoriamo sulla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori, insiste Zaia. «L’ordinanza in vigore da oggi – continua il presidente della Regione – conferma o introduce le precauzioni necessarie. Per quanto riguarda le aziende, sono applicabili tutti i sistemi di sicurezza e sono previsti tutti i dispositivi di protezione individuale. Cè l’accordo tra sindacati e governo a regolare tutto ciò: se tutto fosse applicato alla perfezione si potrebbe lavorare in sicurezza. La Regione, comunque, prosegue con i controlli fatti dallo Spisal, in una visione di collaborazione con le aziende per fare in modo che ci sia un’azione di messa in sicurezza dei lavoratori».

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Ospedale dell’Angelo: asportato un tumore e ricostruita la mandibola di una giovane paziente. Otto ore di intervento

Mar, 14/04/2020 - 08:44

L’emergenza Covid-19 non ferma i chirurghi dell’Angelo: nei giorni scorsi all’Ospedale di Mestre un’équipe composta per l’occasione da specialisti delle diverse branche ha asportato un tumore maligno dalla mandibola di una paziente, che è stata poi ricostruita utilizzando una parte ossea prelevata dal perone della gamba sinistra.

“L’intervento è durato circa otto ore – sottolinea il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben – e certifica come tutto quanto abbia carattere di urgenza, anche operazioni chirurgiche di particolare complessità, continua ad essere garantito. Le professionalità di alto livello degli Ospedali Hub, come l’Angelo di Mestre, restano al servizio dell’utenza e all’utenza garantiscono, in condizioni di assoluta sicurezza, la loro capacità di affrontare in sinergia ogni casistica urgente e complessa. E’ un segno di continuità, un segno che sa rassicurare”.

Alla giovane paziente, i chirurghi dell’Angelo hanno innanzitutto asportato la grave neoplasia che aveva aggredito la mandibola: “E’ stata quindi asportata – spiega il dottor Roberto Spinato, specialista di tumori di Testa-Collo, che ha guidato l’intervento – una parte dell’osso mandibolare, che andava immediatamente ricostruito. Si è proceduto quindi, proprio in vista della ricostruzione della mandibola, con il prelievo del necessario materiale osseo dal perone, una delle ossa della gamba della paziente stessa. Si tratta di una procedura complessa, che continua a rappresentare una sfida per i chirurghi, e che richiede la partecipazione all’intervento degli otorinolaringoiatri, dei chirurghi maxillo-facciali e i chirurghi plastici”. Hanno quindi operato insieme il dottor Doriano Politi, Direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’Angelo, il dottor Michele Franzinelli, Primario della Chirurgia Maxillo Facciale, e il dottor Alessandro Morelli, che guida la Chirurgia Plastica mestrina; prezioso il contributo del dottor Luigi Barzan, già Primario di Otorinolaringoiatria a Pordenone ed esperto di chirurgia oncologica.

“Dopo l’asportazione della neoplasia mandibolare – continua il dottor Spinato – si è quindi dato seguito alla ricostruzione della stessa, con osso prelevato con paletta cutanea dall’arto inferiore sinistro della paziente. E’ stato infine necessario realizzare la microanastomosi tra vasi del collo, cioè carotide esterna e giugulare interna, e vasi della gamba”: in altre parole, è stato necessario ricostruire i collegamenti tra i condotti sanguigni, per garantire una vascolarizzazione autonoma della mandibola così ricostruita.

L’intervento è riuscito come da attese. A distanza di poco più di dieci giorni dalla complessa operazione chirurgica la paziente ha già ripreso ad alimentarsi e verrà dimessa prossimamente.
“Nonostante da più di quaranta giorni il personale medico ed infermieristico del nostro Ospedale si trovi ad affrontare la gravissima emergenza sanitaria legata a Covid-19, il gruppo multidisciplinare del Progetto per le Chirurgie integrate di Testa-Collo – conclude il dottor Spinato – ha potuto operare in piena efficienza, e ha quindi garantito alla paziente il più elevato standard di cura: non solo l’asportazione radicale del tumore, ma anche il migliore esito quanto alla funzionalità mandibolare e quanto al miglioramento della qualità della vita dal punto di vista estetico, funzionale e psico-relazionale”.

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San Pietro di Favaro: muore Giorgia, giovane moglie e mamma. La vicinanza della comunità e del Patriarca

Lun, 13/04/2020 - 21:48

Una tragedia che solo la fede può lenire e consolare. A San Pietro di Favaro è morta una giovane mamma, Giorgia Smaniotto. Aveva 46 anni e un tumore terribilmente forte e veloce l’ha portata via in poche settimane. Lascia il marito Marco e due figli ancora piccoli.

Anche il Patriarca Francesco, che l’aveva conosciuta nel maggio scorso, in occasione della Visita pastorale, è rimasto turbato dalla repentina scomparsa di Giorgia e ha voluto telefonare al marito per dirgli la sua vicinanza.

«La nostra Pasqua – è scritto nella pagina Facebook della parrocchia – si è velata di tristezza per la scomparsa di Giorgia, moglie, mamma, amica straordinaria della nostra comunità. Purtroppo la situazione che viviamo ci impedisce fisicamente come comunità di stringerci intorno a Marco, a Carlotta e al piccolo Giacomo. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo nella preghiera e nella vicinanza dell’affetto».

Data l’attuale situazione emergenziale e le regole conseguenti, ci sarà solo una cerimonia di benedizione, in forma strettamente privata, che si terrà martedì 14 aprile alle ore 15 all’obitorio dell’ospedale dell’Angelo.

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Coronavirus in Veneto, nuova ordinanza: mascherina e guanti ogni volta che si esce. Passeggiate da soli anche oltre (poco) i 200 metri

Lun, 13/04/2020 - 14:08

Mascherina e guanti obbligatori ogni volta che si esce di casa. È la nuova misura introdotta dalla Regione Veneto, attraverso un’ordinanza firmata dal Governatore Luca Zaia e valida dalla mezzanotte di lunedì 13 aprile fino al 3 maggio.

«L’emergenza non è finita», sottolinea Zaia, introducendo i principi di fondo della nuova ordinanza, che in larga parte conferma la precedente, introducendo, appunto, la novità delle mascherine e dei guanti sempre: «Oppure, se non si trovassero mascherina e guanti – precisa il presidente – si usino un foulard e del gel igienizzante».

L’altra novità introdotta è la scomparsa della distanza di 200 metri dalla propria abitazione per le uscite per una passeggiata. «È un atto di grande fiducia nei confronti della popolazione», rimarca Zaia, che si uniforma alla dicitura del Dpcm, spiegando che ci si può spostare nelle prossimità della propria abitazione: «Il che vuol dire qualche metro in più, ma non chilometri».
Fra gli spostamenti sempre concessi, e con ogni mezzo – precisa l’ordinanza – anche quelli verso gli ecocentri.

Cartolerie, librerie e negozi di abbigliamento per bambini possono riaprire, come ha disposto il Governo, ma in Veneto potranno farlo solo due giorni alal settimana, esclusi festivi e prefestivi.

«E sia chiaro – aggiunge il presidente del Veneto – che devono essere esercizi che svolgono esclusivamente quel tiipo di vendita: un negozio di scarpe che ha anche l’angolo di scarpe e abbigliamento per l’infanzia non apre».

Aperture, accessi e precauzioni quando si va a fare la spesa sono tutti confermati, ma si precisa in 2 metri la distanza da tenere fra un cliente e l’altro quando si è in coda prima di entrare al supermercato.

Il 25 aprile e il 1° maggio, infine tutto chiuso e tutti a casa: «Niente grigliate, niente spostamenti, niente negozi aperti». E chissà che dal 4 maggio le cose cambino…

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Parrocchie al tempo di Covid (12) – Mestre, San Lorenzo Giustiniani: incoraggiare, sempre. E non esagerare con l’on line

Lun, 13/04/2020 - 09:39

C’è chi trasmette la messa in diretta e chi no, ma se potesse lo farebbe. Poi c’è chi è più perplesso, e chi, invece, è nettamente contrario. Non alla diretta in assoluto. Però… «La messa non è uno spettacolo da mandare in onda». E un altro punto a sfavore è che si finisce per disperdersi in tanti streaming. «Meglio piuttosto convogliare i fedeli, anche i nostri parrocchiani, alle celebrazioni del patriarca. Don Sandro Manfrè è diretto. Sa che in questo periodo fioccano le celebrazioni parrocchiali in rete in tempo reale.

La sua parrocchia, S. Lorenzo Giustiniani, alla Cipressina, è un po’ isolata dal quartiere: non passa tanta gente. «Se faccio qualche giretto, riesco a incontrare le persone per strada e almeno salutarle. Credo che in questo momento si senta bisogno soprattutto di un incoraggiamento, perché si percepisce che c’è paura».

Non ha ricette particolari da vendere, per far fronte a una quarantena sociale che ferma o rallenta molte attività. Però i contatti nei limiti del possibile continuano ad esserci. I bambini del catechismo non sono trascurati. Per loro don Sandro ritiene utili le schede dell’ufficio catechistico. Senza contare che c’è materiale buono anche da parte di altri colleghi. Suggerisce, in particolare, i sussidi di don Giorgio Scatto. Inoltre… «Invio qualche messaggio, qualche video. Ci sono gli incontri su Skype. E le iniziative dei singoli catechisti… Cose straordinarie, no… solo quelle che riusciamo a fare tutti».

Giovanni Carnio

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Il Patriarca nella Messa di Pasqua: la pandemia ha scardinato certezze; ora ripartire con una nuova saggezza, guardando all’uomo, a solidarietà e inclusione

Dom, 12/04/2020 - 10:55

«Con l’aiuto di Dio, nei prossimi mesi dovremo non solo cercare equilibri nuovi, ma trovare una nuova saggezza nell’organizzare la filiera che conduce al bene comune di un territorio, di uno Stato, di una comunità di Stati, del mondo intero. Anche in questo ci aiuti la luce di Pasqua che guarda all’uomo, prima, nel suo bisogno di solidarietà e inclusione, poi di consumo e anche di performance».

È il messaggio e l’invito che il Patriarca Francesco rivolge a tutti durante l’omelia della Messa di Pasqua, celebrata nella basilica di San Marco a Venezia.

Una meditazione sull’evento centrale della fede cristiana, la Risurrezione, che è vitoria della vita e nella vita trova il suo pieno compimento: «È nel cantiere della storia – afferma il Patriarca – che si costruisce la vera speranza cristiana, ossia, la certezza che Cristo ha vinto, insieme al peccato, ogni atteggiamento disumano; a noi, suoi discepoli, dirlo nella fede facendoci portatori di una nuova visione dell’uomo che guarda proprio all’umanità di Cristo che è il progetto di Dio per una storia riconcilia a e riconciliante».

Quella di mons. Moraglia è una riflessione che declina la grande notizia del Cristo risorto nella vicenda che l’umanità sta vivendo in questi giorni: «In questa Santa Messa di una Pasqua veramente anomala, inusuale, portiamo all’altare i tanti dolori di questi mesi, i tanti morti, ricordiamo i loro cari, una preghiera particolarissima per loro, poi, per i troppi medici e operatori sanitari che hanno pagato con la vita il loro generoso servizio ai contagiati di Covid 19».

Ed è proprio questa contingenza drammatica ad aprire all’analisi nell’ottica della fede cristiana: «Questi giorni di pandemia – dice il Patriarca Francesco – hanno scardinato molte nostre certezze, per cui, anche chi non era incline a riflettere e ad interrogarsi è invitato a farlo; pensavamo d’essere protetti dalle tutele assicurative, sanitarie, pensionistiche e, invece, ci siamo riscoperti fragili, oltremodo, vulnerabili; sì, i fatti ci hanno riportati alla dura realtà».

Così, costringendoci a fermarci, Covid-19 ci ha obbligati a riflettere: «La nostra società così frenetica ha bisogno di tornare a riflettere uscendo dal pensare politicamente corretto, uscendo da schemi preconfezionati, da parole che risuonano retoriche. La nostra, epoca, erroneamente, pensava di aver archiviato le ideologie; invece, è portatrice di un’ideologia più sottile e insidiosa, quella del riduzionismo, ossia, non saper o non voler cogliere il tutto, fermarsi ad un aspetto, isolare una parte considerandola come il tutto. Alcuni esempi, la generazione ridotta a mera riproduzione; l’educazione a pura istruzione; la politica a governabilità dimenticando la rappresentatività e così via».

Da ciò l’invito di mons. Moraglia: «Dobbiamo andare oltre il pensiero strumentale, ossia, efficientista, quello che si pone solo alcune domande, ad esempio, quelle del “come” o “in che modo” si fa una cosa e non sul “perché” la si fa o “se” è bene farla. La crisi dell’Occidente, prima di tutto, è culturale, sono venute meno le domande sul “senso” della vita e che fondano l’etica; sì, prima di chiedersi “come” fare una cosa bisogna chiedersi “perché” la si fa o se è bene farla».

Interrogarsi sulle ragione per cui si fa ciò che si fa, tornare alle domande vere della vita per orientare le scelte, questa è la grande occasione. Con una stella polare in più e una certezza profonda in più, per chi crede: «La Pasqua – continua il Patriarca – conduce così l’uomo oltre i suoi pensieri, i suoi desideri e gli spalanca orizzonti nuovi. Il punto è il modo in cui si guarda il sepolcro; il sì’, della fede, infatti, è l’esito di un dialogo, di un interrogare se stessi, partendo dalle domande sul “senso” della vita, dell’uomo, di Dio».

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Veneto, per la prima volta il numero dei ricoverati in ospedale è inferiore a quelli delle persone dimesse perché guarite

Dom, 12/04/2020 - 10:16

Per la prima volta, in Veneto, il numero delle persone guarite dal Covid-19 supera quello delle persone ricoverate negli ospedali, terapie intensive incluse.

È il dato positivo che esce dal bollettino stilato dalla Regione e aggiornato alle ore 8 di domenica 12 aprile. Sono infatti 1.691 le persone dimesse perché guarite dopo un ricovero, mentre sono ancora 1.677 quelle degenti nei reparti dei vari nosocomi veneti (in calo, di 39 unità, rispetto alla stessa ora di ieri).

Più nel dettaglio, sono 249 i pazienti in condizioni critiche e perciò ricoverati in rianimazione: sono 2 meno rispetto a ventiquattr’ore prima.

Ancora una volta, invece, è pesante il numero dei decessi: da ieri se ne sono aggiunti altri 20, negli ospedali veneti, per un totale ad oggi di 739 morti. Ad essi vanno aggiunti 97 decessi nelle case di riposo (5 più di ieri).

Continua a crescere anche il numero dei casi positivi da Covid-19, riscontrati con tampone: sono per ora 14.077, con un incremento di 309 rispetto alle 8 di ieri. Il dato rispecchia anche l’alto numero di tamponi fatti nella nostra regione, che ha superato quota 190mila ed è il più alto in Italia, insieme alla regione Lombardia.

In leggero calo, attorno a quota 18.100, il numero delle persone in isolamento domiciliare perché positive o in quarantena.

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Il Patriarca alla veglia di Pasqua: «Ognuno di noi ha la sua Galilea, il suo incontro con il Signore»

Sab, 11/04/2020 - 22:12

«Ognuno di noi ha la sua Galilea, il suo incontro con il Signore», sottolinea il Patriarca Francesco nell’omelia della Veglia pasquale, celebrata in questi minuti nella basilica di San Marco a Venezia.

Specialmente in questo periodo segnato così pesantemente dalla morte a causa della pandemia, rileva mons. Moraglia, ognuno di noi ha l’appuntamento con il Signore. «In questi giorni di sofferenza la Chiesa ci ricorda che Lui ha sofferto per noi e ha portato la sua sofferenza vicino alla nostra; e questa veglia ci ricorda che la vita è più forte della morte».

Da ciò l’augurio di questa Pasqua: «A tutti – dice il Patriarca – l’augurio di una Pasqua che nasca dall’incontro con il Signore. Ognuno di noi, appunto, ha la sua Galilea: là il Risorto attende, ci precede e ci indica una meta, che è Dio. Ed è Dio trovato nei fratelli, soprattutto in quelli più poveri, negli ammalati… Ricordiamo allora i morti, coloro che in questi giorni sono morti soli; e poi i medici e gli operatori della sanità. Chiediamo al Signore – conclude il Patriarca Francesco – che questa Pasqua sia per tutti, ma soprattutto per loro, un incontro con la luce che non si spegne».

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Coronavirus: il regalo di Alessandra (10 anni), i 32 milioni donati dai veneti e l’uovo di Pasqua all’asta

Ven, 10/04/2020 - 18:01

Alessandra ha 10 anni ed è generosa. Ha scritto al presidente del Veneto, Luca Zaia, e gli ha raccontato la decisione presa insieme ai due fratelli – Maria Grazia e Francesco – di poco più grandi.

La decisione è sorta – spiega Alessandra – quando è stato stabilito, insieme al papà, il budget per comprare le uova di Pasqua e qualche altro regalo pasquale gradevole per i ragazzi. Trecento euro, la previsione di spesa. «Perché non rinunciamo alle uova e li devolviamo alla sanità per la lotta contro il Coronavirus?», hanno pensato Alessandra e i suoi fratelli.

Detto fatto. Una lettera a Zaia e, insieme a essa, i soldi che hanno preso questa via. Al Governatore il piacere di comunicare che bambini e ragazzi spesso sono molto altruisti.
In effetti non solo loro, visto che più di 30mila persone hanno già fatto una donazione in denaro sul conto ad hoc aperto dalla Regione. «Compresi i grandi donatori – spiega il presidente – siamo a 32 milioni già arrivati, mentre altri 12 sono stati promessi».

E per ultimo, da tradizione, c’è proprio l’uovo di Pasqua. A Zaia ne è arrivato uno da 10 chili. L’idea è stata subito quella di tramutarlo in nuove risorse per la sanità: «Lo metto all’asta. Telefonate alla mia segreteria, 041.279.28.63. Base d’asta cento euro; chi offre di più si aggiudica il super-uovo di cioccolato». (G.M.)

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Il Patriarca per la celebrazione della Passione di Cristo: «Il male è sconfitto dall’umiltà, che è il senso vero della croce»

Ven, 10/04/2020 - 16:59

Il male viene sconfitto dall’umiltà. È l’insegnamento fondamentale, che viene dal racconto della Passione di Gesù Cristo. Lo sottolinea il Patriarca Francesco nell’omelia della liturgia del Venerdì Santo, celebrata questo pomeriggio in basilica di San Marco a Venezia.

«Siamo al cuore del triduo pasquale – afferma mons. Moraglia – perché la risurrezione è contenuta nella croce. Questi sono i giorni più tristi per Satana, perché qui si concretizza la sua sconfitta. Satana è stato infatti sconfitto nell’umiltà: l’ultima cosa che il demonio non riesce a fare è compiere un atto di umiltà. Dio perciò sconfigge Satana mostrandogli come, nell’umanità del Figlio, è possibile l’umiltà. E noi siamo all’interno della risurrezione quando cogliamo il senso vero della croce, che è l’umiltà».

L’umiltà, continua il Patriarca, «è la strategia di Dio, ma ne è anche l’atteggiamento fondamentale perché l’umiltà è propria di chi è onnipotente».

In questo senso la passione di Cristo è anche il giudizio di Dio sul mondo: «È dalla croce che Dio giudica il mondo». Nell’umiltà assoluta, appunto. (G.M.)

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Coronavirus in Veneto: la maggior incidenza, nella sanità, è per gli operatori socio-sanitari

Ven, 10/04/2020 - 15:35

La maggior incidenza di positività al Covid-19, tra gli operatori della sanità veneta, ce l’hanno gli operatori socio-sanitari, più degli stessi medici. Lo spiega, fornendo dei dati, il presidente del Veneto Luca Zaia durante la consueta occasione di aggiornamento dalla sede di Marghera della protezione civile.

«Il dato sui medici ospedalieri – afferma Zaia – dice che riscontriamo l’1,3% di positività sui tamponi effettuati. Si sono cioè trovati 127 medici positivi su 9.787. E finora il test è stato fatto sul 65% del totale degli operatori».

Un po’ più alta è la percentuale per quanto riguarda i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta: si arriva all’1,4%, con 50 casi positivi su 2.299 professionisti che hanno fatto il tampone

E gli infermieri? «La percentuale è dell’1,69% e corrisponde a 413 persone su 24.420 dipendenti, 16.179 dei quali hanno fatto il test».

Ma è, appunto, tra gli operatori socio-sanitari che si registra il dato più alto: 1,98%, che significa 183 persone. Nel caso loro i tamponi effettuati sono 5.796 su 9.237 persone.

Per il Governatore, che ribadisce l’ammirazione per chi è in prima linea nella lotta al Coronavirus, i dati servono però a chiarire la situazione attuale e a sgombrare il campo da interpretazioni incomplete. «E aldilà dei numeri – conclude Zaia – voglio ricordare una categoria che in questa guerra contro il virus è fondamentale, ma forse non viene ricordata a sufficienza: quella degli operatori, ma soprattutto operatrici, delle pulizie e della sanificazione nei nostri ospedali».

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Venezia, le modalità per il rimborso dei danni da acqua alta: no anticipi, ma rimborso anche a stralci. Ecco come

Ven, 10/04/2020 - 15:08

E’ stata firmata oggi dal commissario delegato per l’Emergenza Acqua alta e sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, l’ordinanza n. 9 che individua le modalità di erogazione dei contributi ai privati e alle imprese che hanno presentato richiesta di risarcimento danni per gli eventi eccezionali del novembre scorso. I dettagli sono stati presentati stamattina durante una conferenza stampa dalla Smart Control Room del Tronchetto, in ottemperanza alle prescrizioni anti Covid-19. “Martedì abbiamo deliberato lo stanziamento di 40 milioni di euro per cantieri pubblici necessari in città – ha dichiarato Brugnaro – ora invece tocca ai danni di privati e aziende rendicontati in lettera C. Saranno liquidati oltre 46 milioni di euro”.

La novità dell’ordinanza n.9 è che, per la prima volta a livello nazionale, “la liquidazione delle domande di contributo allo stato attuale della documentazione comprovante la spesa (fatture, scontrini)” potrà avvenire per stralci “purché la documentazione fiscale già regolarmente allegata corrisponda ad almeno il 30% della spesa complessiva stimata”.

“Sono già 300 le imprese e i privati che hanno presentato tutti gli scontrini e le fatture dei pagamenti avvenuti – ha aggiunto il commissario – e che si troveranno già i soldi in conto corrente entro la prossima settimana. Ma la novità è che chi fino a questo momento ha presentato solo una documentazione parziale potrà ricevere comunque il contributo, in un momento in cui liquidità può essere utile vista l’emergenza Coronavirus”. Il tutto grazie a un sistema completamente telematico realizzato da Venis spa che ha garantito velocità e trasparenza: “Ciò ha permesso controlli più capillari, che continueranno nei prossimi mesi – è stato spiegato -, anche grazie a un accordo stipulato il 4 dicembre scorso con la Guardia di Finanza. Ad esempio, un privato che ha chiesto 4mila euro di lettera c) e che ha già portato fatture per 2.500 euro, gli verranno rimborsati intanto 2.500 euro, mentre gli altri 1.500 saranno stornati quando porterà gli altri corrispettivi, comunque entro il 31 ottobre 2020. Stessa cosa per le imprese. Non si possono erogare anticipi, ma così viene garantita maggiore liquidità”.

Durante la conferenza è stato specificato che il termine per presentare fatture e scontrini, oltre che le perizie asseverate di stima dei danni rendicontate in lettera E, è stato prorogato con l’ordinanza n.8 firmata martedì al 31 ottobre 2020. L’effettiva spesa sostenuta per i danni potrà comunque essere sostenuta e documentata in un momento successivo: “Le perizie asseverate dei danni alla lettera E – ha spiegato Brugnaro – saranno poi rendicontate al Governo che, tramite un decreto del Consiglio dei ministri, indicherà in quale percentuali saranno liquidati. I tempi saranno per forza più lunghi”.

In totale in lettera C sono state presentate 6.916 richieste di risarcimento danni, per un importo di 46.953.619 euro: i privati sono stati 3.658 (stima dei danni 9.820.300 euro, il 20,91%) mentre le attività sociali di culto, economiche e produttive 3.258 (per una stima di 37.133.319 euro, il 79,09%).

I dati divisi per zone:

San Marco, Castello, Sant’Elena, Cannaregio richieste danni per 25.209.395 euro (il 53,69% del totale). Imprese 21.407.357 euro, privati 3.802.038 euro.
Dorsoduro, San Polo, Santa Croce, Giudecca, Sacca Fisola richieste danni per 14.668.787 euro (il 31,24% del totale). Imprese 11.253.590 euro, privati 3.415.197 euro.
Pellestrina e San Pietro in volta richieste danni per 2.726.315 euro (il 5,81% del totale). Imprese 1.025.244 euro, privati 1.701.071 euro.
Lido, Malamocco, Alberoni richieste danni per 1.544.557 euro (il 3,29% del totale). Imprese 1.169.184 euro, privati 375.373 euro.
Murano e Sant’Erasmo richieste danni per 1.347.509 euro (il 2,87% del totale). Imprese 1.115.991 euro, privati 231.518 euro.
Burano, Mazzorbo e Torcello richieste danni per 854.704 euro (l’1,82% del totale). Imprese 594.990 euro, privati 259.714 euro.
“Altro” richieste danni per 602.352 euro (l’1,28% del totale). Imprese 566.963 euro, privati 35.389 euro.
Le disposizioni procedurali allegate all’ordinanza dettano i criteri di compimento dell’istruttoria, a garanzia dell’imparzialità e della trasparenza dell’attività della struttura commissariale. Nella direttiva con oggetto “Procedura per l’istruttoria delle domande di contributo per l’immediato sostegno alla popolazione e per l’immediata ripresa delle attività sociali di culto, economiche e produttive”, sono descritte le fasi della verifica delle domande presentate per essere ammesse a contributo e liquidate.

Fase Pre-istruttoria
Fase Istruttoria;
Fase di Validazione;
Fase di Approvazione, Pubblicità degli atti e Liquidazione dei contributi;
Fase dei Controlli.

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Coronavirus, studio di Ca’ Foscari: le restrizioni hanno evitato 200mila ricoveri in ospedale

Ven, 10/04/2020 - 14:50

Dall’inizio dell’epidemia al 25 marzo scorso, le restrizioni alla mobilità decise dal governo italiano hanno evitato il ricovero ospedaliero di almeno 200mila persone e ridotto progressivamente la capacità di contagio del 45% secondo uno studio accettato oggi e in uscita sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS da un gruppo di scienziati italiani di Politecnico di Milano, Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Zurigo, EPFL di Losanna e Università di Padova.

I ricercatori hanno realizzato il primo modello di contagio per l’Italia che tiene conto sia dell’evoluzione temporale dell’infezione nelle popolazioni locali che della loro distribuzione geografica, integrando gli spostamenti degli individui per raggiungere il luogo di lavoro, con una risoluzione a livello provinciale. Si sono serviti di censimenti Istat per stimare la mobilità prima dell’epidemia e di uno studio indipendente che ha sfruttato la geolocalizzazione dei cellulari per capire di quanto si è ridotta la mobilità con le restrizioni imposte.

La mappa dei contagi risultante è stata poi confrontata con l’andamento reale dell’epidemia, riscontrando un’elevata accuratezza del modello matematico, che potrà quindi essere impiegato nello studio dei prossimi provvedimenti.

Analizzando la geografia del contagio, gli scienziati hanno riscontrato come l’epidemia nelle prime fasi si sia mossa velocemente seguendo i percorsi delle principali infrastrutture di trasporto del Paese.

“I 200.000 ricoveri che sarebbero stati necessari senza restrizioni avrebbero sicuramente ecceduto la capacità degli ospedali – sostiene Marino Gatto, professore di Ecologia del Politecnico di Milano e primo autore dello studio, – Possiamo concludere che le misure molto restrittive imposte a partire dal 10 marzo, il cui effetto abbiamo potuto osservare solo parzialmente nel periodo analizzato che si concludeva il 25 marzo, sono responsabili del calo nei contagi che osserviamo in questi giorni”.

“Aggiornando il modello con i dati attuali, le nostre proiezioni confermano una discesa dei contagi nelle prossime settimane se le attuali misure di restrizione saranno mantenute – aggiunge Enrico Bertuzzo, professore di Idrologia all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio – Tuttavia, l’incertezza è ancora elevata ed ogni nuovo dato disponibile è importante per comprendere la dinamica dell’epidemia e la sua possibile evoluzione futura”.

Gli scienziati autori dello studio hanno una consolidata esperienza nello studio della diffusione di epidemie, in particolare del colera e di altre malattie legate all’acqua. I risultati delle loro precedenti ricerche sono serviti all’Organizzazione Mondiale della Sanità e a Medici senza Frontiere per lo sviluppo delle strategie di intervento per limitare la diffusione di queste malattie.

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Zaia, Veneto già ripartito per metà: «Ora si permetta ad altre imprese di ripartire. E la stagione delle spiagge si farà»

Ven, 10/04/2020 - 14:45

«Noi non siamo già più in lockdown: siamo in mezzo lockdown»: è la constatazione del Governatore del Veneto, Luca Zaia, a proposito della situazione attuale del mondo delle imprese e del lavoro nella regione.

Questo dipende, spiega Zaia nel briefing quotidiano sull’emergenza Coronavirus, dal fatto che molte aziende hanno ottenuto dalle Prefetture di poter riprendere ad operare: in queste settimane hanno chiesto la deroga alla chiusura, motivandola, e in base al meccanismo del silenzio-assenso, non avendo avuto alcuna comunicazione dal Prefetto, hanno riaperto i battenti.

E adesso che il nuovo Dpcm ormai prossimo all’emanazione, sembra voler prorogare la chiusura delle attività economiche non essenziali fino al 3 maggio? «Vediamone prima il testo – risponde Zaia – ma propongo che venga identificato un pacchetto di aziende finora chiuse, ma che intendano riaprire, e accogliamo la loro disponibilità, gradualmente. Magari anche con attenzione geografica: chi ha iniziato prima a chiudere sia anche il primo, se ce ne sono le condizioni, a riaprire. Altrimenti a Vo’ cosa facciamo fare? Una quarantena tripla?».

Per Zaia la riapertura graduale ha bisogno che sia rispettata una sola condizione: «Che si regolarizzi il commercio delle mascherine. Cioè che il Governo ritiri la disposizione per cui le mascherine importate dall’estero possono essere sequestrate in fase di sdoganamento, per destinarle alla protezione civile. Così, dato che il mercato ne offre oggi in gran quantità, sarà facile e non troppo costoso dotarne tutti i lavoratori».

Chi però, nell’economia veneta, sente più forte lo stop totale e rischia di più una riapertura molto lenta, è il settore del turismo. Per esempio quello delle spiagge: «La stagione estiva – ribatte Zaia – noi la facciamo. Siamo pronti anche a fiumi di turisti per recuperare i mesi persi. Non esiste che non si faccia di tutto per fare la stagione estiva»

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Coronavirus, Zaia: i medici positivi sono l’1,4% del totale, gli infermieri l’1,7%; dato appena superiore rispetto alla popolazione (1,3%)

Ven, 10/04/2020 - 13:37

Non è particolarmente diverso il dato delle positività a Covid-19 di medici e infermieri, in Veneto, rispetto alla media dei cittadini. Lo spiega, fornendo dei dati, il presidente del Veneto Luca Zaia durante la consueta occasione di aggiornamento dalla sede di Marghera della protezione civile.

«Il dato generale della popolazione veneta – afferma Zaia – è che riscontriamo l’1,3% di positività sui tamponi effettuati. Per quanto riguarda i medici siamo all’1,4%; significa che si sono trovati 127 medici positivi su 9.787. E finora il test è stato fatto sul 64% del totale degli operatori».

Un po’ più alta è la percentuale per quanto riguarda gli infermieri: «È dell’1,69% e corrisponde a 413 persone su 24.400 alle quali è stato fatto l’esame».

Per il Governatore, che ribadisce l’ammirazione per chi è in prima linea nella lotta al Coronavirus, i dati servono però a chiarire la situazione attuale e a sgombrare il campo da interpretazioni incomplete. «E aldilà dei numeri – conclude Zaia – voglio ricordare una categoria che in questa guerra contro il virus è fondamentale, ma forse non viene ricordata a sufficienza: quella degli operatori, ma soprattutto operatrici, delle pulizie e della sanificazione nei nostri ospedali».

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Venerdì santo, la liturgia da San Marco con il Patriarca: ecco i testi

Ven, 10/04/2020 - 12:39

Ecco i testi della liturgia del Venerdì Santo che, oggi alle ore 16, sarà presieduta dal Patriarca Francesco in basilica di San Marco a Venezia.

La liturgia sarà trasmessa in diretta dalla pagina Facebook di Gente Veneta e, in televisione, da Antenna 3 e da Rete Veneta

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Turismo e terziario nel Veneziano, causa Covid-19 richiesti ammortizzatori per 3,2 milioni di ore di lavoro perse

Ven, 10/04/2020 - 11:57

La chiusura del Paese a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 ha determinato pesantissimi, ci si augura non irrimediabili, contraccolpi all’economia nazionale e locale. Nell’ultimo mese è stato immane il lavoro svolto dall’Ente Bilaterale del Terziario e dall’Ente Bilaterale del Turismo della provincia di Venezia, per l’attivazione degli strumenti di legge previsti a sostegno dei lavoratori.

Ecco il bilancio nel dettaglio, con i relativi numeri.

L’Ente Bilaterale del Terziario (Ente di Confcommercio, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) dal 10 marzo scorso ha ricevuto 1.500 poste elettroniche certificate inerenti a richieste di attivazione della Cassa Integrazione in deroga (Cigd) e Fondo di Integrazione Salariale (Fis) e Assegno Ordinario, per un totale di 1.000.000 (un milione) di ore di sospensione.

Le richieste sono state protocollate e selezionate così come segue:
912 informative Cigd per 2.765 lavoratori
230 informative Fis per 2.607 lavoratori

Numeri ancora più consistenti sono stati registrati all’Ente Bilaterale del Turismo (Ente di Fipe/Confcommercio Venezia, Federalberghi Veneto, Associazione veneziana albergatori (Ava), Aepe Venezia, Faita Nordest, Fiavet Veneto, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs Veneto) che sempre dallo scorso 10 marzo ha ricevuto 2.000 poste elettroniche certificate inerenti a richieste di attivazione della Cassa Integrazione in deroga (Cigd) e Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e Assegno Ordinario per un totale di 2.200.000 (due milioni duecentomila) di ore di sospensione.

Le richieste sono state protocollate e selezionate così come segue:
– 1.190 informative Cigd per 3.570 lavoratori
– 300 informative FIS per 3.000 lavoratori

“Gli Enti hanno dovuto far fronte a una mole molto pesante di richieste che in alcuni momenti hanno sovraccaricato la struttura tanto da bloccare, in alcune fasi, la ricezione delle Pec – spiegano i due presidenti Stefano Montesco e Danilo De Nardi – E’ stato possibile rispondere grazie al grande impegno dello staff dei due Enti coordinati dal direttore Andrea Gaggetta, alla grande collaborazione delle Associazioni aderenti e all’attivazione di uno sportello anti crisi Covid-19 dove sono state inserite le procedure e le modulistiche previste, di volta in volta aggiornate a seguito dei cambiamenti imposti sia dal Governo che dalla Regione Veneto”.

In particolare, per quanto riguarda il turismo, l’Ente Bilaterale del Turismo ha stanziato ulteriori 200 mila euro a supporto degli ammortizzatori sociali (Cigd e Fis): ne sono già stati assegnati 160 mila euro, per un totale di 2.100 lavoratori, in attesa di definire un ulteriore intervento con la compartecipazione dell’Ente Bilaterale nazionale.

La gestione della crisi ha ovviamente significato aprire un confronto diretto con tutti gli attori del mondo del lavoro: associazioni, consulenti, organizzazioni sindacali, dipendenti.

Nell’occasione è stata siglata una collaborazione con l’Ordine dei Consulenti del lavoro della provincia di Venezia, che prevede, tra l’altro, un incontro settimanale per via telematica per lo scambio delle reciproche informazioni. “Un’intesa – sottolineano Montesco e De Nardi – che ci auguriamo possa gestire ancora meglio questa delicatissima fase che sta minando non solo il mondo del lavoro, ma le fondamenta stesse del nostro vivere quotidiano. Crediamo, infatti, che sia strategico mettere assieme le competenze e stare più uniti per prepararsi ad uscire dal tunnel. Ringraziamo i Consulenti del lavoro per la disponibilità a collaborare, in particolare la presidente Patrizia Gobat e il vice Luca Scalabrin”.

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