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Aggiornato: 1 ora 18 min fa

Vescovi del Nordest: serenità e maturità alla ripresa delle Messe, la “prossimità” delle comunità ecclesiali nella fase di ripartenza socioeconomica

Mer, 27/05/2020 - 08:49

Nuovo incontro in videoconferenza, oggi pomeriggio, per i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto (v. foto in allegato): nella prima parte dei lavori vi è stato uno scambio di riflessioni, considerazioni e prime verifiche sulla ripresa delle celebrazioni eucaristiche aperte ai fedeli (secondo le disposizioni del protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020).

Dai riscontri emersi l’andamento generale – soprattutto nella prima domenica di “ripresa” delle Messe – è stato contraddistinto nel territorio del Nordest da gioia, serenità e ordine dando così prova di effettiva maturità e responsabilità da parte di tutti. Non sono state segnalate tensioni né si sono verificati specifici problemi di affollamento; molto rari i casi in cui sono arrivate più persone rispetto alla capienza massima disponibile. La presenza complessiva dei fedeli alle Messe è risultata inferiore alla norma del periodo; si è notata, tra l’altro, l’assenza di molti bambini oltreché di famiglie e parecchi anziani, mentre hanno registrato una buona partecipazione alcune Messe che si sono potute celebrare all’aperto.

Con l’intervento di Paolo Valente, responsabile della delegazione Caritas del Nordest, i Vescovi hanno poi fatto il punto su attività ed iniziative poste in essere nel Triveneto in questo periodo di pandemia. Soprattutto nella fase 1 del “lockdown”, le Caritas e le comunità cristiane si sono necessariamente concentrate su alcuni aspetti d’intervento o assistenza (come la distribuzione di cibo) e su specifiche tipologie di persone da seguire come i “senza fissa dimora” (con attenzione, perciò, a modalità e più prolungati tempi di permanenza nelle strutture di accoglienza) e le persone anziane (specialmente quelle rimaste sole a casa); è emerso anche un diffuso bisogno di sostegno psicologico, soprattutto in un quadro di incertezza e solitudine generale sempre più manifeste. Se la pandemia ha obbligatoriamente “fermato” e tenuto a casa (per motivi d’età) molti volontari anziani, va rilevato che si sono fatti avanti anche giovani nuovi volontari (non solo legati a parrocchie ed associazioni ecclesiali) per supportare i servizi caritativi ed assistenziali.

Nell’attuale fase 2, e in quelle successive, l’attenzione delle Caritas e delle comunità cristiane si sta spostando, evidentemente, anche e soprattutto su fondi e specifiche forme di sostegno socioeconomico a persone, famiglie e piccole imprese nonché ad accompagnare adeguatamente chi è alla ricerca di casa o lavoro. Emerge, in queste fasi, il ruolo fondamentale delle parrocchie e delle comunità locali quali primaria risorsa capace di fare “rete”, di offrire ascolto e relazioni e di animare il territorio, spesso agendo anche come prezioso anello di collegamento tra le diverse realtà che vi operano.

Si è ravvisata l’importanza, come Chiese, di saper esprimere riflessioni e risposte comunitarie ai problemi di marginalità sociale e al bisogno di essere realmente “prossimi” in un tempo di distanziamenti oltreché di gravi incertezze sul futuro sociale ed economico, sul campo del lavoro e sulle priorità da avere in questo tempo. Sono perciò da riscoprire e riprendere i principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa – la persona, il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, l’opzione preferenziale per i poveri ecc. – tutti da rileggere insieme alla luce dell’odierna situazione.

I Vescovi del Triveneto hanno voluto esprimere una parola di sentito ringraziamento ed incoraggiamento a tutti gli operatori e volontari delle Caritas e delle realtà caritative ed assistenziali della regione per lo straordinario contributo svolto, con impegno e dedizione, e che stanno tuttora portando avanti in questi mesi difficili.

Nel corso della riunione di oggi, inoltre, i Vescovi hanno incontrato – sempre con la modalità della videoconferenza – i rappresentanti regionali dell’Uneba del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia (organizzazione di categoria del settore socio-sanitario, educativo ed assistenziale che raccoglie molte realtà non-profit perlopiù di radice e ispirazione cristiana) affrontando così problemi e prospettive della sanità e delle istituzioni socio-sanitarie in questi territori e manifestando partecipazione alle preoccupazioni ed esigenze espresse (su cura e dignità delle persone, tutela e formazione dei lavoratori impegnati nel settore, rilancio e sostegno delle attività di dette istituzioni socio-sanitarie ecc.) in conseguenza dell’attuale pandemia Covid-19.

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Covid, l’infettivologa Tacconelli: «Se il trend di calo continua fino a metà giugno, ci avviciniamo alla vittoria»

Lun, 25/05/2020 - 13:59

«Mi sentirò tranquilla dal 14 giugno in poi. Da quella data, se non ci sarà un incremento dei contagi, mi rilasserò».

A dirlo è Evelina Tacconelli, il medico cui la Regione Veneto ha affidato scelte e coordinamento sulle terapie per affrontare il Covid-19. Ordinario di malattie infettive all’università di Verona, la prof. Tacconelli segue anche direttamente, nel nosocomio veronese, i pazienti. Ed è sulla base dell’esperienza clinica diretta che si sbilancia: la metà di giugno potrebbe essere la data dello “scollinamento” verso una tregua importante con questa malattia.

Intervenendo oggi al quotidiano aggiornamento del presidente del Veneto Zaia sulla lotta all’epidemia, a Marghera, Evelina Tacconelli spiega anche cosa si è imparato in questi tre mesi abbondanti. Questo Coronavirus, d’altronde, era uno sconosciuto: «Abbiamo capito, intanto, che questa malattia è estremamente diversa dalle altre, che è a fasi e che comporta problemi a più organi, non solo ai polmoni, ma anche al cuore, al cervello, al midollo osseo…».

In questo centinaio di giorni ci si è anche attrezzati notevolmente sotto il profilo dei farmaci: «Adesso sappiamo che la terapia può essere diversificata a seconda delle fasi della malattia e sappiamo che possiamo usare farmaci diversi».

I dati sui risultati prodotti dai diversi farmaci ancora non ci sono, ma le aspettative su alcuni – a partire dall’antivirale remdesivir – piuttosto alte. «Una terapia assolutamente efficace al 100% – precisa la prof. Tacconelli – non esiste, per cui resta essenziale la prevenzione».

Un motivo in più per sollecitare i più giovani a non pensare che tutto sia finito, specialmente quando ci si torva in piazza con gli amici: «So cosa significa avere 18 anni e quanto a quell’età si abbassi la sensazione di pericolo: non si ha consapevolezza del significato della morte. Ed è anche vero che non c’è da preoccuparsi più di tanto per il rischio contagio dei ventenni, ma il messaggio è che loro sono un veicolo di trasmissione del virus. Per cui bisogna cercare di stimolare il senso di responsabilità sociale dei più giovani: devono sentirsi responsabilizzati verso la salute dei loro cari che hanno qualche decennio in più».

Un’occasione, per la specialista di malattie infettive, per sottolineare un altro aspetto: «Si muore perlopiù con il Covid, ma si muore anche per il Covid. L’infezione tende ad aggredire in maniera più grave chi ha già altre patologie. Ma una persona di 55 anni, senza alcuna patologia pregressa, che viene ricoverata per infezione da Coronavirus, ha comunque una probabilità non bassa di morire».

Il tema della riapertura delle scuole, infine: per la prof. Tacconelli è occasione per ribadire un cauto ottimismo: «Dipende da come circola il virus, da quel che accadrà nelle prossime settimane. Sarei favorevole a riapertura, se la situazione epidemiologica manterrà il trend attuale. Ma oggi è prematuro dirlo. Vanno però fatti piani diversificati a seconda di diverse situazioni. Già adesso suggerirei di preparare tre scenari differenti».

Giorgio Malavasi

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Mestre, a Villa Salus attività d’ambulatorio e di ricovero in piena sicurezza

Lun, 25/05/2020 - 11:32

Anche l’Ospedale Villa Salus di Mestre, punto di riferimento sul territorio per la lotta al Covid-19, ha ripreso regolarmente dal 4 maggio ad erogare attività ambulatoriali e di ricovero in condizioni di sicurezza per l’utenza.

“La scelta della Regione Veneto di costituire nel Villa Salus un reparto Covid-19 – sottolinea l’Ulss 3 Serenissima – ha assegnato a questo Ospedale un ruolo importante nella contrasto all’epidemia. Questo impegno è stato assolto con professionalità e puntualità dall’Ospedale in pieno coordinamento con l’Azienda sanitaria, che ora ringrazia la dirigenza e il personale; la buona gestione dell’attività ‘speciale’ costituisce per Villa Salus un’esperienza importante, e anche grazie a questa esperienza l’Ospedale è ora in grado di gestire con piena efficienza e in piena sicurezza anche l’attività ordinaria, recentemente riavviata”.

A garanzia degli utenti e degli operatori, secondo un sistema ormai rodato da settimane, a Villa Salus viene eseguita quotidianamente la sanificazione di tutti gli ambienti seguendo protocolli validati dalle più stringenti linee guida internazionali.
“Già in vista della riapertura alle attività normali – sottolinea la Dirigenza Sanitaria – è stata ulteriormente intensificata la frequenza delle attività di disinfezione previste, con l’introduzione di un sistema avanzato di sanificazione attraverso saturazione con nebulizzatori al perossido di idrogeno ulteriormente potenziato da sistemi di sanificazione a raggi ultravioletti e ad ozono”.

In questa fase in cui sono riprese in modo importante anche le attività ambulatoriali e di ricovero per l’utenza la differenziazione dei percorsi per pazienti Covid e non Covid è rigorosamente organizzata seguendo le linee guida regionali emanate per definire gli accessi alle strutture sanitarie nella fase due.

Ogni utente viene accolto in Struttura da professionisti sanitari che provvedono a controllare lo stato di salute, l’effettiva necessità di accesso e la presenza di mascherina chirurgica indossata in modo corretto e ne controlla la corretta igenizzazione delle mani indirizzando alle aree di destinazione in maniera che vengano seguiti i percorsi più brevi e corretti. Ogni paziente che è indirizzato alla struttura per un ricovero ordinario viene sottoposto a tampone e viene accolto nel reparto di competenza solo in caso di esito negativo del test.

Grande attenzione è prestata alla gestione delle aree di accesso, di attesa e di servizio: “Grazie alla riorganizzazione di tempistiche di erogazione delle prestazioni e alla rivisitazione degli ambienti destinati a sala d’aspetto – conclude la Direzione – siamo in grado di garantire nella struttura il rispetto di distanze di sicurezza e delle regole contro l’assembramento. Anche la sanificazione degli ambienti ambulatoriali viene effettuata ad ogni accesso. Il personale è sottoposto a periodico monitoraggio clinico e ad indagini laboratoristiche quali tampone e sierologia secondo protocollo regionale”.

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Da martedì 26 tutti i cimiteri, nel Comune di Venezia, anticiperanno l’apertura alle ore 7.30

Lun, 25/05/2020 - 10:51

Su indicazione del sindaco Luigi Brugnaro, da domani, martedì 26 maggio, l’apertura dei cimiteri comunali sarà anticipata alle 7.30, invece che alle 10.00 come previsto fino a oggi.

L’accesso ai cimiteri di Mestre, Marghera, Chirignago, Zelarino, Favaro Veneto, Campalto, Dese, Trivignano, Murano, Burano-Mazzorbo, Lido, Malamocco, Sant’Erasmo, Pellestrina e San Pietro in Volta sarà così consentito tutti i giorni della settimana, compresi i festivi, dalle ore 7.30 alle 18.

Il cimitero di San Michele in Isola sarà invece riaperto, sempre a partire da martedì 26 maggio, dalle ore 8.30 alle 17.30, sette giorni su sette.

Anche nei cimiteri si dovrà rispettare l’obbligo di distanziamento di almeno un metro tra le persone e di utilizzo di mascherina.

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Oriago: pilates e ginnastica posturale via facebook per 150 persone, l’iniziativa di “Centro anch’io”

Lun, 25/05/2020 - 09:31

L’associazione “Centro anch’io” di Oriago di Mira ha continuato a svolgere la propria attività anche durante il lockdown. E lo ha fatto grazie all’opera di due insegnanti di pilates, Michela Alessandrin e Sandra Baruzzo, che, soppesando bene i rischi che un periodo prolungato di inattività dovuta al virus avrebbe avuto sui propri allievi, hanno deciso di creare dei percorsi di pilates e ginnastica posturale, diversificati secondo le capacita e le possibilità di ognuno.

Hanno creato su Facebook un gruppo dal titolo emblematico “Il movimento guarisce”, anche e soprattutto in tempi di Covid-19.

“Al nostro invito – raccontano – hanno risposto in quasi 150 persone, tra i 50 e gli 80 anni, iscrivendosi al gruppo. Tutti hanno seguito le nostre lezioni online, chi dalla propria camera, chi dal giardino di casa, utilizzando a volte anche gli oggetti più disparati, come un pompelmo o un palloncino, pur di poter svolgere gli esercizi proposti. In questo modo ci siamo tenute sempre in contatto, mantenendo alto lo spirito e contribuendo al benessere psico-fisico di ciascuno. Ringraziamo per questo il presidente del centro, Massimo Minotto, che ci ha sostenuto in questa nostra sfida portata avanti con spirito assolutamente gratuito, mosse dall’unico intento di poter essere vicine ai nostri ‘ragazzi’ anche e soprattutto in un momento in cui le norme ci costringevano a stare distanti fisicamente”.

Il gruppo “il movimento guarisce” è rimasto attivo anche dopo l’inizio della cosiddetta Fase 2 e lo sarà fino a quando non sarà possibile far ritorno ai corsi in palestra con grandissima soddisfazione di tutti gli allievi.

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Crisi da Covid: ci sono 4mila euro a testa da usare bene

Lun, 25/05/2020 - 08:55

Ci sono 4.000 euro a testa da sfruttare al meglio per ripartire. Un po’ a spanne è questa la cifra a disposizione di ogni italiano, grazie alle non poche misure di sostegno decise dal Governo del nostro Paese e in via di definizione da parte dell’Europa.

I decreti Cura Italia e Rilancia Italia, il Recovery Fund, Mes, Sure e fondi della Bei: è da queste fonti che agli italiani dovrebbero arrivare circa 240 miliardi di euro, cioè, appunto, circa 4.000 euro per ogni abitante del nostro Paese.

Lasciamo stare tutti i distinguo e i pur legittimi dubbi sull’esito buono e rapido di queste misure. Diciamo, piuttosto, che il percorso per ottenerli è stato avviato e le primissime gocce di pioggia di questo temporale ristoratore sono cadute.

Il punto è un altro: è come usare questi danari. Soprattutto: è con quale spirito si affronterà questa cascatella di risorse, ossia la dotazione scovata dalle istituzioni per rialzarci dopo la batosta del Covid.
Si tratta, infatti, di fare rialzare l’economia, per evitare che all’alleggerirsi della crisi sanitaria subentri una robusta crisi economica, accompagnata da una lacerante crisi sociale.

È una questione di testa, appunto. A noi pare che questo sia il momento – come hanno più volte sottolineato il Patriarca Francesco e, in generale, la Chiesa italiana – di mettere al centro la persona. Il che significa mettere un campo un cocktail di solidarietà e di stimolo all’impegno e alla laboriosità.

Solidarietà perché chi non vede un quattrino dall’8 marzo e non vede prospettive per i prossimi mesi non può essere lasciato solo. Stimolo all’impegno perché è solo generando nuovo lavoro e impegnandosi molto perché questo sia produttivo, efficiente e realizzante si otterrà una ripresa stabile e significativa.

Guai cioè a pensare che quei 4.000 euro siano lì per essere presi e spesi, così da tirare a campare in attesa del prossimo contributo: sarebbe il peggiore degli assistenzialismi. Ed è davvero una questione di testa evitare questo pericolo: ogni italiano dovrebbe fare uno scatto e tradurre la crisi da Covid in opportunità per cambiare in meglio.

Poi serve un sovrappiù di creatività e di lungimiranza da parte di istituzioni e imprenditori che, insieme, dovrebbero trainare verso una nuova economia, capace di essere sostenibile e di porre al centro la realizzazione della persona.

In queste settimane la politica sembra essersi mossa con un certa avveduta compattezza e l’impresa pare pronta a cogliere lo start per la ripartenza. È il momento di scelte fondamentali.

Giorgio Malavasi

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Volontari di protezione civile in Veneto: 107mila giornate di lavoro per l’emergenza Covid

Lun, 25/05/2020 - 08:20

Sono 107.550 giornate/uomo di lavoro donate alla collettività, pari a un valore economico di 23 milioni e 600mila euro.

Sono queste le cifre che sintetizzano l’attività finora svolta dagli uomini e donne della protezione civile del Veneto in supporto all’emergenza covid-19.

Ilreport è stato reso noto dall’assessore di comparto, Gianpaolo Bottacin. “Il lavoro continua anche in queste ore, e domani, e fino a che ci sarà bisogno – ha detto Bottacin – ma già oggi siamo di fronte a un bilancio straordinario, probabilmente la più imponente operazione di protezione civile mai realizzata in Veneto. Non li ringrazierò mai abbastanza. Hanno operato e operano quasi nell’ombra. Sotto i riflettori ci sono, com’è giusto, medici, infermieri, scienziati, ma tutto il sistema veneto è stato supportato egregiamente da tutti coloro che hanno garantito tutta la logistica, dalla gestione e distribuzione di milioni di pezzi dei presìdi più disparati a cominciare dalle primissime mascherine, alla riapertura di cinque ospedali che erano chiusi da anni, dall’installazione delle strutture pre triage all’esterno degli ospedali, fino al montaggio dell’ospedale da campo donato dal Qatar e all’assistenza e informazione che i volontari garantiscono dal 4 maggio presso i diversi siti sanitari e nelle stazioni ferroviarie”.

Da quando è attiva la piattaforma “supportpcveneto”, sono stati registrati 107.500 attestati di presenza, che in un solo giorno, il 23 maggio, sono stati 1.022, corrispondenti a 267 squadre in attività.

Dall’8 febbraio al 23 maggio, i volontari impiegati sono stati complessivamente 8.848, dei quali 1042 dei gruppi di Belluno, 1.507 di Padova, 494 di Rovigo, 1.806 di Treviso, 1.145 di Venezia, 1.260 di Verona, 1.654 di Vicenza.

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Messe con il popolo, Duomo di Mestre: «Un ritorno a casa». Il banco di prova saranno le celebrazioni di domenica 24

Sab, 23/05/2020 - 16:06

Per tanti è stato davvero un ritornare finalmente a casa, come titolava domenica scorsa il foglio parrocchiale “La Borromea”. E così già alla prima messa della “ripresa”, alle ore 8 di lunedì 18 maggio, nel Duomo di S. Lorenzo di Mestre c’era almeno una ventina di persone, più alcune altre che si sono aggiunte in corso di celebrazione.

«Ringraziamo il Signore – ha detto all’inizio dell’omelia il parroco mons. Gianni Bernardi – che possiamo riprendere a celebrare, pur con i sacrifici che ci sono richiesti, a cominciare dalla mascherina che sembra quasi soffocare la nostra libertà… Ringraziamolo anche perché le cose sembrano finalmente andare per il meglio, ci sono meno sofferenze ed è questa la cosa principale e che deve restare sempre il nostro criterio di giudizio, anche quando avremmo il desiderio di una libertà più piena che, però, può non essere possibile se vogliamo rispettare la vita di tutti».

Nello stesso giorno poi, alla messa serale presieduta dal vicario parrocchiale don Lorenzo De Lazzari, si è anche superata la novantina di presenze. «Mi ha colpito molto il sentimento delle persone – commenta don Gianni -, avevano voglia di partecipare, di ritrovarsi qui nella chiesa parrocchiale con i compagni di fede e di discepolato e, insieme, stare con il Signore. C’era anche chi era sinceramente commosso e più di qualcuno me lo ha fatto notare».

Ma il vero banco di prova a S. Lorenzo si avrà, ovviamente, domenica prossima con l’afflusso di gente più significativo, tanto più che le disposizioni per la ripresa delle celebrazioni hanno comportato importanti novità nel programma abituale.

A cominciare dagli orari delle Messe mattutine della domenica che, in Duomo, non potranno più essere a cadenza oraria (come avvenuto finora nei periodi normali, estate esclusa) ma sono ora fissate alle 8.30, 10.00 e 11.30, per consentire una corretta sanificazione e igienizzazione del luogo di culto e della sacrestia nonché l’ingresso e l’uscita senza assembramenti di fedeli; restano, invece, confermate le messe serali del sabato e della domenica (alle 18.30), nonché quelle dei giorni feriali (8.00 e 18.00). Il numero massimo di presenze a S. Lorenzo è stato calcolato in 165 persone e, quindi, l’invito è quello di arrivare per tempo alla celebrazione domenicale poiché i posti sono limitati. «Arrivati al numero massimo consentito – afferma don Gianni -, purtroppo non potrà entrare più nessuno. Questa è una cosa che ci dispiace molto, ma non si può fare diversamente».

Si accederà in chiesa esclusivamente dal portone centrale che dà su piazza Ferretto mentre gli accessi laterali saranno utilizzati per l’uscita; all’ingresso si provvederà all’igienizzazione delle mani (via, dunque, i guanti che eventualmente si avevano prima…) con il gel alcolico e poi si prenderà posto dove indicato da alcuni volontari – presenti, almeno nelle prime domeniche, come servizio d’ordine già alle porte e poi dentro il Duomo – o comunque dove è affisso il simbolo apposito.

Alla comunione ci si recherà con ordine – e a debita distanza gli uni dagli altri – davanti al ministro che porgerà l’Eucaristia sulla mano (senza toccarla!) del fedele; le offerte in denaro non saranno raccolte come di consueto, ma potranno essere depositate all’ingresso in contenitori appositi.

Per quanto riguarda le altre chiese legate alla parrocchia di S. Lorenzo valgono, nella sostanza, le stesse misure e indicazioni sanitarie ma non sono stati necessari cambiamenti orari.

Nel Santuario diocesano della Madonna della Salute (capienza massima 52 persone) le Messe sono confermate alle ore 10.00 nei giorni feriali e alle 11.00 nei festivi; nella chiesa di S. Girolamo (dove potranno accedere al massimo 76 fedeli) le Messe si svolgono di nuovo alle 9.00 di ogni mercoledì e venerdì e poi alle 9.30 della domenica.

Alessandro Polet

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Centri estivi: si parte il 1° giugno. Centri culturali, formazione professionale e giochi per i bimbi già dal 25 maggio

Sab, 23/05/2020 - 14:32

Centri estivi: si parte lunedì 1° giugno. L’ordinanza che oggi, sabato 23 maggio, viene firmata dal presidente del Veneto Luca Zaia sposta di una settimana l’annunciato avvio delle attività ludico-ricreative per tutta la fascia d’età che va da zero a 17 anni.

Due le ragioni, spiega Zaia nel consueto aggiornamento sull’emergenza Coronavirus, dalla sede della Protezione civile al quartiere Cita di Marghera: «Bisogna mettere le strutture e chi le gestisce nelle condizioni di attrezzarsi secondo le linee guida; poi preferiamo attendere una settimana per capire quali sono le ricadute dell’allentamento delle restrizioni del 4 e del 18 maggio».

Meglio un po’ di prudenza in più, dunque, per evitare sgradevoli marce indietro. Questo anche a costo di allungare il disagio delle famiglie, dove i genitori hanno ripreso a lavorare e sono in difficoltà nel dare assistenza ai bambini.

L’ordinanza firmata oggi dal Governatore, oltre ai centri estivi, riguarda anche altre attività. Tra queste concede la riapertura, già da lunedì 25 maggio, di circoli culturali, ricreativi, centri sociali, università del tempo libero e terza età. Tornano, inoltre, tutte le attività di formazione professionale per cui alla didattica on line, per i centri di formazione, sarà possibile affiancare anche la didattica dal vivo.

Ancora: dal 25 maggio saranno di nuovo fruibili le aree giochi per i bambini nei giardini pubblici e in quelli privati, presso i centri commerciali o gli alberghi e campeggi.

La nuova ordinanza ha validità fino al 14 giugno: «Questo – rileva Zaia – perché il 15 giugno scade il Dpcm e ho impressione che da quella data tutto tornerà ad essere libero: fine vera del lockdown». (G.M.)

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Al via i cantieri: Cavallino, la piazza si apre alla laguna; Treporti, migliorie alla viabilità

Ven, 22/05/2020 - 21:14

«Finalmente ripartono i lavori delle opere già inserite nel nostro piano triennale degli interventi, quello di Piazza S.M. Elisabetta e la messa in sicurezza della viabilità di Treporti. L’emergenza del Coronavirus ha posticipato l’avvio delle attività che erano previste per i primi mesi dell’anno, rallentando così gli interventi sul territorio – afferma la sindaco Roberta Nesto -. Si avviano così nelle prossime settimane, per le due storiche frazioni, importanti lavori di riqualificazione per la sistemazione e messa in sicurezza della viabilità e della mobilità».

Piazza S.M. Elisabetta vedrà da subito, come primo step della riqualificazione, l’abbattimento dell’ex palazzetto della Polizia Locale. I lavori previsti, per un importo di 1 milione 600 mila euro, interesseranno l’apertura della piazza alla laguna, la messa in sicurezza della viabilità anche con la creazione di nuovi parcheggi e la sistemazione delle aree verdi.

Sulla frazione di Treporti, invece, le opere di 475 mila euro interesseranno la viabilità e la mobilità: su via Treportina, dal ponte di Pordelio fino al ponte di Portosecco, sarà realizzata una nuova pista ciclopedonale con la sistemazione e il rifacimento della via. Sulle vie secondarie, come via Varagnolo, ci sarà una messa in sicurezza dei marciapiedi, mentre sul tratto iniziale di via Ugolino Vivaldi e via Pigafetta la riasfaltatura delle vie.

«L’importanza della riqualificazione di Cavallino è finalizzata non solo alla sistemazione della viabilità ma anche alla valorizzazione della storica piazza. Questo darà un nuovo impulso per rendere nuovamente viva questa zona anche in termini commerciali e di opportunità. Nello studio del progetto daremo risposte anche alle esigenze delle nostre famiglie con la sistemazione del parco e l’introduzione delle piste ciclabili sulla piazza che renderanno più sicura la mobilità collegando anche i tratti già esistenti – aggiunge Francesco Monica, vicesindaco e assessore ai lavori pubblici -. Su Treporti invece era urgente e necessario dare risposte alla sicurezza del tratto stradale di via Treportina e delle strade limitrofe che da decenni attendono una riqualificazione e che oggi troveranno una risposta concreta con gli interventi che andremo a fare. Già nella programmazione entro l’anno è prevista anche una seconda risposta alla frazione, quella dell’implementazione dell’illuminazione pubblica».

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Venezia, rimossa l’ovovia dal ponte di Calatrava

Ven, 22/05/2020 - 17:01

Inaugurata a novembre 2013, ora dell’Ovovia sul Ponte della Costituzione non c’è più traccia. Si sono concluse le operazioni di smantellamento della struttura che avrebbe dovuto garantire ai disabili l’attraversamento del ponte disegnato dall’architetto Santiago Calatrava e che invece non è mai entrata pienamente a regime. «Una giornata simbolica per Venezia – commenta il sindaco Luigi Brugnaro – abbiamo rimosso uno degli emblemi dello spreco di risorse pubbliche, dopo i 2 milioni di euro spesi per realizzare l’Ovovia. I tempi sono cambiati, la città si apre al futuro privilegiando oculatezza e progettualità, senza opere fini a se stesse».

Il “clou” del cantiere, strutturato in due fasi che hanno interessato prima la fondamenta lato stazione ferroviaria, poi quella sul versante di piazzale Roma, lo si è vissuto quando, questo pomeriggio, la cabina rossa è stata sollevata dal braccio meccanico di una gru e posizionata su un pontone, dove poi hanno trovato spazio anche il carrello “porta Ovovia”, un traliccio elevatore e tutti i componenti della struttura lato ferrovia.

Il tutto sarà poi trasportato sulla riva opposta del Canal Grande per essere caricato sui mezzi della ditta incaricata dei lavori. A quel punto scatterà la “fase 2” del cantiere, con contemporanea sospensione temporanea dell’imbarcadero dei vaporetti della linea 2 per garantire la sicurezza del cantiere. Il pontone, infatti, si posizionerà in maniera ortogonale alla riva di piazzale Roma e gli operai rimuoveranno gli ultimi componenti dell’Ovovia presenti sul Ponte della Costituzione.

Dell’Ovovia rimarrà poco: non saranno eliminati infatti il carrello e i binari di scorrimento fissati al ponte perché potrebbero essere utilizzati in futuro per la manutenzione, le verifiche e la pulizia dello stesso. Il tragitto piazzale Roma – ferrovia, e viceversa, continuerà a essere garantito gratuitamente alle persone con disabilità motoria attraverso le linee 1 e 2 del trasporto pubblico locale.

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Trasporto pubblico in Veneto: ora lo usa il 20-25% dei viaggiatori pre-Covid. L’assessore De Berti: «La preoccupazione a settembre, con le scuole»

Ven, 22/05/2020 - 14:35

In Veneto, oggi, su treni e autobus delle aziende di trasporto pubblico viaggia tra il 20 e il 25% dei passeggeri che viaggiavano prima della pandemia. Sono cioè raddoppiati i viaggiatori rispetto al momento di massima riduzione dei trasporti quando, in Veneto, solo il 12% degli abituali utilizzatori (addirittura solo il 3% in provincia di Belluno) si spostava con i mezzi pubblici.

Se poi ci si concentra sulla sola situazione di Actv, il recupero è leggermente più forte: nel Veneziano siamo attorno al 30% per gli autobus e i vaporetti, di poco sotto al 30% per il servizio extraurbano su gomma.

«Ma il vero banco di prova sarà a settembre, con il ritorno a scuola», precisa subito Elisa De Berti, assessore regionale ai Trasporti. «Per questo ho costituito da poco un gruppo di lavoro, con i rappresentanti delle aziende e il mondo della scuola: la prossima settimana il primo incontro».

Con la ripresa della scuola, infatti – se ci sarà il ritorno alle lezioni in aula – si porrà il problema degli autobus pieni zeppi, con l’impossibilità di mantenere distanze di sicurezza anti-Covid.

«Per questo – riprende l’assessore De Berti – dobbiamo coordinarci. Ci sono, per esempio, scuole che organizzano la loro settimana su sei giorni e altre su cinque; e ci sono scuole che hanno stabilito di fare certi ponti festivi, mentre altre ne hanno scelti di differenti. Il che ci costringe a far funzionare tutti i mezzi in maniera continuativa. Questo “vuoto per pieno” ci costa, in Veneto, 6-7 milioni l’anno. Ma, d’altro canto, le linee guida del ministero chiedono di spalmare in un intervallo orario più lungo, da settembre, gli ingressi e le uscite dagli istituti scolastici. In questo contesto dobbiamo trovare un compromesso. La soluzione sarebbe di avere un solo soggetto che programmi i servizi su ferro, gomma e acqua nell’intero Veneto; non essendo per ora possibile raggiungere questo risultato, invito le aziende a integrare e razionalizzare il loro servizio; o il contributo pubblico da 400 milioni di euro l’anno – dico loro quando mi arrabbio – non lo vedrete più». (G.M.)

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Actv, aumentano le corse di ferry e vaporetti tra Venezia e il Lido

Ven, 22/05/2020 - 14:11

Per agevolare la mobilità tra terraferma e Lido e Pellestrina per la clientela abituale residente, per gli operatori economici delle isole e i soggetti impegnati nella distribuzione delle merci, nonché per consentire un più facile, immediato e gradevole accesso alle spiagge (in auto, moto, biciletta o a piedi come passeggero), a partire da domani sabato 23 maggio il servizio di linea 17 (ferry) viene potenziato, raddoppiando il numero di corse giornaliere, che quindi passerà da 16 (8 da Tronchetto e 8 da Lido) a 32 (16 da Tronchetto e 16 da Lido), con due corse aggiuntive ulteriori la domenica e nei festivi nella fascia oraria centrale della giornata. Nelle sole giornate di sabato e domenica prossimi saranno quindi effettuate un totale di 34 corse in più.

Nel dettaglio saranno apportate le seguenti modifiche alle corse di linea 17:
· Venerdì a Sabato – al mattino prima corsa da Tronchetto e da Lido alle ore 05:00, successivamente una corsa ogni 50 minuti per direzione fino alle ore 10:50; al pomeriggio prima corsa da Tronchetto alle ore 14:10 e da Lido alle ore 15:00, successivamente corse aggiuntive rispetto all’orario attuale alle ore 17:30 da Lido, 18:20 da Tronchetto, 19:10 da Lido, 20:00 da Tronchetto, 20:50 da Lido, 21:40 da Tronchetto, 22:30 da Lido e 23:20 da Tronchetto.
· Domenica – al mattino prima corsa da Lido alle ore 05:00 e prima corsa da Tronchetto alle ore 05:50, dalle 06:40 una corsa ogni 50 minuti per direzione fino alle ore 10:50 da Lido e 11:40 da Tronchetto, successivamente corse aggiuntive alle ore 12:30 da Lido, 13:20 da Tronchetto, 14:10 da Lido; al pomeriggio prima corsa da Tronchetto alle ore 14:10 e da Lido alle ore 15:00, successivamente corse aggiuntive rispetto all’orario attuale alle ore 17:30 da Lido, 18:20 da Tronchetto, 19:10 da Lido, 20:00 da Tronchetto, 20:50 da Lido, 21:40 da Tronchetto, 22:30 da Lido e 23:20 da Tronchetto.
· Novità anche per quanto riguarda i giorni feriali da lunedì a giovedì, in cui verranno aggiunte ulteriori 16 corse rispetto alle 16 attuali, per un totale di 32 corse al giorno secondo la seguente distribuzione:
· Da Tronchetto – al mattino prima corsa alle ore 05:00 e successivamente una corsa ogni 50 minuti fino alle ore 10:50; al pomeriggio prima corsa alle ore 14:10 e dalle ore 15:50 una corsa ogni 50 minuti fino alle ore 20:00, ultima corsa alle ore 21:40.
· Da Lido – al mattino prima corsa alle ore 05:00 e successivamente una corsa ogni 50 minuti fino alle ore 10:50; al pomeriggio prima corsa alle ore 15:00 e successivamente una corsa ogni 50 minuti fino alle ore 20:50 (ultima corsa).

Sarà inoltre possibile effettuare la prenotazione on line sul sito www.actv.it e telefonicamente tramite il call center Dime 041 041 anche per gli autocarri fino a 35 quintali, questo al fine di consentire una migliore programmazione degli spostamenti in particolare da parte delle ditte dirette a o provenienti da Lido e Pellestrina.

Sempre a partire da domani sabato 23 maggio verranno introdotti nei weekend e nei festivi, oltre alle corse di linea già in orario per le circolari 5.1/5.2 e 6 anche le corse balneari di linea 1 e 5.1/5.2 per un totale di 42 corse/giorno aggiuntive, secondo il seguente orario:
· Linea 1 – da San Marco-San Zaccaria D per Lido SME una corsa ogni 20 minuti al mattino dalle ore 09:34 alle ore 11:14 e al pomeriggio dalle ore 16:34 alle ore 18:54; da Lido SME D per San Marco-San Zaccaria una corsa ogni 20 minuti al mattino dalle ore 09:56 alle ore 11:36 e al pomeriggio dalle ore 16:36 alle ore 19:36; fermate a Arsenale, Giardini e Sant’Elena.
· Linea 5.1 – al mattino da Tre Archi a Lido SME una corsa ogni 20 minuti dalle ore 09:20 alle ore 11:00; ferma a Sant’Alvise, Madonna dell’Orto, F.te Nove, Celestia, San Pietro di Castello
· Linea 5.2 – al pomeriggio da Lido SME a Tre Archi una corsa ogni 20 minuti dalle ore 17:50 alle ore 19:30; ferma a San Pietro di Castello, Celestina, F.te Nove, Madonna dell’Orto e Sant’Alvise.

Potenziata anche la linea 11 tra Chioggia e Pellestrina con corse bis di rinforzo il sabato, la domenica e nei festivi (al di fuori dall’orario programmato).

Il Direttore Generale del Gruppo AVM Giovanni Seno: “stiamo progressivamente incrementando il servizio, secondo piani e programmi prestabiliti, nel rispetto delle disposizioni ministeriali e regionali, della salute pubblica e degli obbligatori vincoli di bilancio e seguendo quanto pianificato progressivamente in termini di incremento dei servizi in coerenza con l’incremento della domanda. Il nostro obiettivo, condiviso con l’Amministrazione Comunale, resta quello di salvare l’azienda e i posti di lavoro, seguendo con attenzione lo sviluppo della domanda di mobilità di cittadini, imprese e di quanti torneranno a far visita a Venezia e alle sue bellissime spiagge. Stiamo compiendo ogni sforzo in tal senso, monitorando costantemente i dati di carico a bordo dei mezzi e le segnalazioni che ci pervengono dalla clientela”.

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Venerdì 22 l’ordinanza di Zaia: da lunedì 25 in Veneto potranno aprire i centri estivi

Gio, 21/05/2020 - 17:54

Da lunedì, se le strutture saranno disponibili, se verranno trovati gli educatori, se si seguiranno le linee guida redatte, in Veneto si potranno aprire i centri estivi.

Si avvia alla ripartenza il sistema dell’accudienza per i bambini e i ragazzi. Venerdì 22 il presidente del Veneto Zaia emetterà un’ordinanza per regolare apertura e funzionamento di tutte le strutture che accoglieranno e faranno attività ludico-ricreativa per la fascia d’età che va da 0 a 17 anni.

Non sono ricompresi gli asili nido o le scuole materne statali e comunali: il provvedimento riguarderà le scuole paritarie e altre realtà private, dai nidi in famiglia alle fattorie didattiche.

Il documento che verrà tradotto in ordinanza regionale è il frutto di un lavoro partito due settimane fa, quando la Regione Veneto ha stilato delle linee guida. È seguito il confronto di queste con le indicazioni arrivate sabato scorso dal ministero della Famiglia. Infine c’è stato un nuovo confronto, nella mattinata di giovedì 21 con i rappresentanti della Fism, delle diocesi del Veneto, dell’associazione dei Comuni e di altre associazioni.

Il documento che ne esce è anche condiviso con altre quattro Regioni che si preparano allo stesso riavvio delle attività: Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Campania.

Alcune prescrizioni che sembrano ormai confermate per l’avvio dei centri estivi: è prevista la presenza di un educatore ogni cinque bambini. I costi, però, volendo mantenere i gruppi così piccoli, aumenteranno sensibilmente; la Regione conta di poter attingere dal fondo di 150 milioni di euro messo a disposizione dal decreto Rilancio.

Ai bambini che frequenteranno verrà richiesto il puntuale rispetto del calendario vaccinale regionale.

Il protocollo, inoltre, dà indicazioni sulla priorità di accesso ai servizi (famiglie in difficoltà e bimbi disabili) e sul distanziamento fisico tra bambini, tra bambini e personale e tra personale e genitori; prescrive modalità separate di entrata e uscita e ingressi scaglionati, rimodulazioni degli orari di frequenza, distribuzione degli spazi interni ed esterni con prescrizioni di igiene e sanificazione; prevede percorsi anti-assembramento per i genitori o familiari che accompagnano i bimbi, l’utilizzo di dispositivi di protezione, norme di igiene di spazi, ambienti e superfici, e uno stretto controllo sanitario sulla presenza di eventuali sintomi, soprattutto negli adulti, educatori e genitori.

Giorgio Malavasi

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Verso i centri estivi per i bambini tra 3 e 6 anni: mattinata di dialogo fra i vertici Fism, il Patriarca e i parroci veneziani

Gio, 21/05/2020 - 17:17

«Vogliamo continuare ad essere presenti, ma presenti in modo significativo sul piano pastorale e della proposta educativa. Vogliamo farlo immaginando gli scenari possibili, sotto tutti i punti di vista, anche economico e amministrativo». Con queste parole il Patriarca Francesco ha chiuso la videoconferenza di questa mattina con alcuni parroci legali rappresentanti di scuole paritarie dell’infanzia del Patriarcato.

Una mattinata di confronto e aggiornamento con due ospiti “tecnici” che hanno fornito le informazioni più recenti e risposto ai quesiti dei parroci: il presidente nazionale della Fism, l’avvocato Stefano Giordano, e il presidente regionale, Stefano Cecchin.

Tra gli elementi su cui si è discusso, soprattutto a seguito delle ultime disposizioni governative di domenica scorsa, sia il tema dei contributi regionali e nazionali alle scuole paritarie, sia il grande tema dei centri estivi nelle scuole dell’infanzia per la fascia di età dai tre ai sei anni (sono al momento esclusi gli asili nido).

Il progetto su cui si discute è come avviare dei servizi ludico-ricreativi, non scolastici dunque, per la fascia 3-6. Sullo stesso tema, sempre nella mattinata di oggi, si è svolto un tavolo regionale a cui ha partecipato Stefano Cecchin, di cui giungerà ai parroci una circolare con tutta la documentazione aggiornata.

Intanto una novità positiva circa i rapporti con Inail: si assiste ad un ribaltamento positivo di prospettiva circa l’onere della prova in ordine al caso di contagio da Coronavirus di un lavoratore dipendente di una scuola paritaria. Qualora, infatti, la scuola rispetti tutte le prescrizioni sanitarie previste per i centri estivi, dotandosi di tutti i presidi, non sarà suo onere dover dimostrare che il dipendente abbia eventualmente contratto il virus nelle strutture della paritaria.

Entro fine settimana si avrà anche l’ordinanza della Regione Veneto per la fascia d’età che va da 0 a 17 anni. Lo sforzo educativo delle paritarie dell’infanzia va infatti integrato e posto in relazione con l’impegno pastorale delle parrocchie a 360°.

La prossima settimana vi sarà un ulteriore momento di aggiornamento. Nel frattempo il vicario per la Pastorale, mons. Daniele Memo, raccoglierà contributi, riflessioni e domande dei parroci e dei loro collaboratori da condividere in un dialogo ampio che comprenderà sia le eventuali attività estive sia la ripartenza della funzione didattica del prossimo autunno.

Marco Zane

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Coronavirus, ora c’è il modo per moltiplicare per dieci i tamponi riducendone i costi. Lo ha scoperto il primario trevigiano Rigoli

Mer, 20/05/2020 - 12:55

È l’uovo di Colombo. Ma altri non l’avevano trovato e a scoprirlo è Roberto Rigoli, primario del reparto di Microbiologia dell’Ospedale di Ca’ Foncello di Treviso.

Il dott. Rigoli ha trovato il modo per moltiplicare per dieci la capacità di analizzare tamponi contro il Coronavirus. O, se si preferisce, di ridurre ad un decimo il costo delle analisi.

Lo ha annunciato oggi, presente lo stesso primario, il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso del consueto incontro di aggiornamento sulla lotta al virus, dalla sede di Marghera della Protezione civile veneta.
La novità funziona così: si prendono dieci tamponi e, anziché analizzarli ad uno ad uno (ogni analisi costa 18 euro), si mescola una parte del liquido raccolto di dieci diversi campioni. Si cerca così se il cocktail di dieci provette è positivo, caso ormai raro visto che le positività sono ormai nell’ordine del 2 per mille. A quel punto, se c’è positività, si va ad analizzare le singole provette e si individua quella positiva e la persona da rintracciare e curare.

«In questo modo – comment Zaia – si risolve la limitazione delel macchine, che non possono processare più di un tot di tamponi e si moltiplica per dieci la capacità di processazione, riducendo i costi».

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Ulss 3 Veneziana, da 36 ore nessun caso di persona contagiata da Coronavirus. Dal Ben: «Ma l’allerta rimane, il virus c’è»

Lun, 18/05/2020 - 17:43

Sono 36 ore che non si registra un caso di positività al Covid-19 nel territorio dell’Ulss 3 veneziana. Questo nonostante i circa 1500 tamponi fatti nello stesso intervallo di tempo. Un dato molto positivo, che mostra il rallentamento importante del contagio.

Lo sottolinea il direttore generale dell’Ulss 3, Giuseppe Dal Ben, aggiornando la situazione dell’epidemia nel territorio servito dall’azienda sanitaria.

In calo anche il numero di ricoverati negli ospedali: oggi sono 64, sei meno di ieri. Tra questi, 5 sono in terapia intensiva. Un numero modesto, se paragonato ai 53 di quasi due mesi fa, il 26 marzo, quando si è raggiunto il picco di ammalati gravi.

Notevole miglioramento anche nelle case di riposo. Un dato per tutti: il 14 aprile erano 315 gli ospiti positivi al virus, il 9% della popolazione residente nelle residenze per anziani. Oggi, poco più di un mese dopo, i positivi al Covid si sono ridotti a 21, che rappresentano lo 0,62% del totale.

Una considerazione anche sui decessi: finora sono stati 223, «ma salvo qualche unità – rileva il direttore dell’Ulss Serenissima – si tratta di persone morte “con” il Coronavirus più che “per” il Coronavirus. Cioè persone anziane o molto anziane, fragili, spesso portatrici di più patologie. I morti “per” Coronavirus sono poche unità, non anziani, apparentemente senza altre patologie gravi. Questi dati non devono però far abbassare l’allerta di tutti: questo virus c’è ancora, porta ad ammalarsi gravemente e, a volte, chi si negativizza porta su di sé conseguenze non lievi e comunque permanenti». (G.M.)

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Nidi e materne paritarie, la Regione Veneto stanzia 4,5 milioni di euro. Nel 2020 il contributo sale a 35,5 milioni

Lun, 18/05/2020 - 14:31

La Giunta regionale del Veneto, ha stanziato su proposta dell’assessore regionale alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, 4,5 milioni di fondi aggiuntivi per i nidi e le scuole dell’infanzia non statali. Una integrazione rispetto ai 31 milioni di risorse proprie già stanziati per il 2020 per scuole paritarie e servizi educativi per i bambini da 0 a 6 anni.

“Si tratta di un aiuto previsto in via straordinaria – spiega l’assessore –con la variazione di bilancio approvata dal Consiglio, al fine di evitare che i servizi per la prima infanzia, chiusi da fine febbraio, non riescano a fronteggiare le spese del lockdown e non riaprano più. In questo periodo, nonostante la chiusura, hanno dovuto far fronte agli oneri strutturali e al costo del personale, senza poter contare sulle rette delle famiglie. Con questo contributo aggiuntivo cerchiamo di garantire la continuità di tutti i servizi per la fascia 0-6 anni, in modo di creare le condizioni anche per una loro possibile e parziale apertura estiva a supporto dei bisogni di socializzazione dei più piccoli e delle famiglie”.

Il fondo aggiuntivo è ripartito a metà tra nidi e scuole dell’infanzia. Per le scuole dell’infanzia non statali i 2,25 mln verranno erogati con gli stessi criteri dei 16,5 milioni di contributi già anticipati ad inizio anno e già accreditati alle singole scuole: il decreto è già stato predisposto e sarà pubblicato a breve. Per quanto riguarda i nidi, i gestori delle strutture dovevano presentare la documentazione richiesta per accedere al contributo regionale annuale ordinario entro il 30 aprile; ora gli uffici regionali hanno raccolto i dati delle ultime strutture e procederanno a liquidare in un’unica soluzione le quote di spettanza più il contributo straordinario per complessivi 18,75 mln.

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Liliana: alla solitudine più dura è la Fede che può dare senso

Dom, 17/05/2020 - 16:43

«La solitudine della pandemia noi sappiamo da tempo cos’è. L’abbiamo già provata e continueremo a provarla. Un attimo prima sei felice, quello dopo sei disperato. Non puoi più andare al cinema, a teatro, a cena fuori, in vacanza. Ecco l’isolamento». Liliana Boranga ha già vissuto tutto. Le abitudini stravolte, lo sguardo della gente quando esce di casa, il reinventarsi la vita. Il confinamento dura da quasi vent’anni. È la solitudine della malattia di chi le è più caro. Una disabilità grave che le risucchia la figlia d’improvviso.

L’arrivo improvviso della “bestia”. 19 marzo 1992. Liliana e Francesca rientrano da un viaggio «indimenticabile» a Parigi. Ma quella figlia adolescente nel giro di un secondo «cambia lo sguardo, cambia l’espressione. È solo paura. La sua e la tua: la nostra. Le parole sono diverse, gli occhi straniti. Ti fanno paura. Vedono cose che tu non vedi, vedono persone che non dovrebbero esserci nella tua casa. Non sai cosa stia succedendo e allora ti disperi, è la disperazione, la prima sensazione che provi e che proverai a lungo. L’incapacità di creare sollievo, di dare risposte, l’impotenza di non poter, con un gesto, allontanare quel dolore che cominci a vedere in quegli occhi neri. Troppo dolore per un’adolescente. Vuoi che sia il tuo dolore. E da quel momento sarà sempre e solo il nostro. Ed è la “bestia”».

La giornalista veneziana l’ha descritta tutta, o quasi, nella sua autobiografia. Parte così. E non usa mezzi termini, titolo compreso: «Io, tua madre contro la bestia» (Booksprint edizioni, 14,90 euro).

Ogni parola penetra e non chiede il permesso. «Me lo dicono tutti quelli che lo leggono: “Mi hai fatto provare un dolore che non immaginavo”. E questo mi ha dato sollievo, perché io questo dolore te lo faccio vedere e tu non ti sei voltato dall’altra parte. Un dolore riconosciuto come un’esperienza che può capitare a chiunque. Un po’ come è successo con il Coronavirus, stravolgendo agi, benefici, felicità, abitudini».
Ed è la stessa solitudine dell’anziano, del divorziato, della donna sola e di molti altri, spiega Liliana.

Il libro l’ha scritto gli scorsi mesi, quando la figlia è stata ricoverata per l’ennesima crisi, «e sentivo che dovevo comunicare qualcosa. L’ho scritto d’un fiato in cinque mesi».
Con l’arrivo del Covid, da due mesi vede Francesca solo attraverso i cancelli della struttura che la sta ospitando. Liliana ha avuto il tempo di osservare la stessa solitudine nelle case degli altri, quella che lei ha provato spesso. «Come la disperazione dell’anziano che non ha il coraggio di uscire, di fare due passi».

Le reazioni degli altri. Ha avuto anche il tempo di ripercorrere a ritroso tutto il travaglio di Francesca. «Fino ai 17 anni non aveva nulla. Andava a scuola, in parrocchia, giocava a pallacanestro, suonava il pianoforte. Ma dall’oggi al domani la vita è cambiata per entrambe. Una pizza in trattoria, il mare, un giro in bici. Non ci puoi più andare. E il mondo che ti circonda spesso non è solidale».

Liliana si è sentita chiedere conto dei comportamenti della figlia, del suo modo di camminare, di comunicare con le persone. «Ti senti criminalizzato come fosse colpa tua».

Una volta, al pronto soccorso, Francesca si avvicina in modo innocente a una persona anziana «(perché lei ama gli anziani) e mi sono sentita dire, in dialetto, che avrei dovuto legarla. E non ci ho visto più».
C’è anche chi per strada nota alcuni spasmi di Francesca e dice a Liliana «Ma lei non fa niente per sua figlia?», oppure «Vuole che le dia dei numeri di qualche specialista?». «Commenti di perfetti sconosciuti. La prima cosa che verrebbe da fare è mandarli a quel paese, ma poi mi rendo conto che non è colpa loro».

«Grazie alla fede mi si è aperto un mondo». E in questa comprensione forse la Fede c’entra più di qualcosa. Non è cieca, «ma discussa. Non l’ho mai persa. Io ci parlo. Chiedo perché». Quando frequentava le scuole delle Canossiane «c’era una direttrice con uno sguardo angelico. Lì piano piano ho cominciato a leggere testi di religione, di fede, di storia. Mi si è aperto un mondo».

Un mondo che non l’ha abbandonata nella fase più delicata della sua vita, quella della malattia di sua figlia. «Alla fine sono arrivata a dire: se Tu hai scelto noi ci sarà un motivo. Ha capito qual è il cavallo vincente – ride Liliana Boranga -. Anche se noi, forse, anziché purosangue avremmo preferito essere ronzini o asini».
Giulia Busetto

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Covid-19 in Veneto, a due settimane dall’ultimo allentamento delle restrizioni numeri del contagio ancora in calo

Sab, 16/05/2020 - 18:31

Se non fosse per gli undici morti registrati tra ieri e oggi, il nuovo bilancio dell’emergenza Coronavirus in Veneto sarebbe davvero buono. Otto pazienti morti in ospedale e tre nelle case di riposo: anche se siamo distanti dalle cifre alte di qualche settimana fa, ci sono ancora delle persone morte con o per il Covid-19.

Un dato invece molto positivo, che emerge dal bollettino redatto alle ore 17 dalla Regione Veneto, è il numero basso di nuovi contagiati. A fronte di circa 11mila tamponi effettuati, i nuovi casi positivi, nell’arco dell’ultima giornata sono stati 26: siamo nell’ordine di poco più dello 0,2%. Un dato basso se confrontato con quello della vicina Lombardia, che ancora si situa sul 2,5%, dieci volte tanto.

In calo i ricoverati: sono 552, cioè 22 in meno di ventiquattr’ore prima. Sono poi 49 i pazienti più gravi, quelli ricoverati nei reparti di terapia intensiva: ieri erano 50.

I pazienti dimessi sono ora 3.177, ventidue in più rispetto alla stessa ora del giorno prima. E le persone in isolamento, perché positive ma con pochi sintomi, insieme ai loro familiari e contatti, in tutta la regione sono 4.196, una sessantina in meno di ieri.

Essendo passate ormai quasi due settimane dall’ultima riduzione delle restrizioni, e cioè anche il tempo di incubazione del virus, sembrerebbe confortante il risultato veneto: i numeri del contagio rimangono calanti e non ci sono segni evidenti di recrudescenza.

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