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Aggiornato: 2 ore 38 min fa

Festa dell’Assunta: musica, recitazione e Messa con il vescovo Andrich, mercoledì 15 a Torcello

Mar, 14/08/2018 - 21:11

Torcello sta per vivere, nella giornata di mercoledì 15 agosto – la festa dell’Assunta. Tre diversi momenti scandiranno la festa: nella prima parte della giornata (sono previsti due turni di visita, uno alle ore 12.30 e l’altro alle 14.45) verrà proposto un percorso iconografico mariano tra museo e basilica – denominato “L’Assunta e Torcello” – guidato da Marco Molin e realizzato in collaborazione tra Città Metropolitana – S. Servolo Servizi e Patriarcato di Venezia (con gruppi di max 30 persone per turno e su prenotazione, effettuata all’email [email protected]).

A partire poi dalle ore 16.15, nella basilica di S. Maria Assunta (già cattedrale), ci sarà un appuntamento, insieme, letterario e musicale così composto: l’attore e regista Franco Palmieri interpreterà alcuni brani tratti dall’opera di Giovanni Testori “Interrogatorio a Maria” mentre l’Orchestra “L’Offerta Musicale di Venezia” diretta dal M° Riccardo Parravicini offrirà un concerto di musica sacra (con pezzi del repertorio di Giovanni Gabrieli, Giacomo Carissimi e Henry Purcell).

Tale doppio momento sarà introdotto e presentato da mons. Antonio Senno, delegato per la gestione amministrativa della basilica torcellana, che in tale occasione informerà anche su alcuni progetti che riguarderanno prossimamente la chiesa di S. Maria Assunta.

Alle ore 18, sempre nella basilica di Torcello, sarà quindi celebrata la S. Messa solenne dell’Assunta che verrà presieduta quest’anno dal Vescovo emerito di Belluno-Feltre mons. Giuseppe Andrich; ad animare il canto e la liturgia interverrà il coro parrocchiale di Quarto d’Altino diretto da Michele Mazzon.

Al mattino di mercoledì 15 agosto a Torcello ci sarà inoltre, alle ore 10.30, una S. Messa celebrata nella chiesa rettoriale di S. Fosca e presieduta da mons. Ettore Fornezza.

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I sindaci del Veneto al Governo: resti operativo il Bando periferie, in Veneto opere a rischio per 264 milioni

Mar, 14/08/2018 - 13:49

Si è tenuta questa mattina, nella sede municipale di Ca’ Farsetti, a Venezia, una riunione tecnico-operativa dei Sindaci dei Comuni capoluogo del Veneto, al fine di analizzare gli effetti del disegno di legge “Milleproroghe”, che a settembre sarà in fase di conversione alla Camera, in relazione al “Bando Periferie”.

Al termine dei lavori, i Sindaci di Venezia, Luigi Brugnaro, di Belluno, Jacopo Massaro, di Padova, Sergio Giordani, di Treviso, Mario Conte, di Verona, Federico Sboarina, di Vicenza, Francesco Rucco, ed il vicesindaco di Rovigo, Andrea Bimbatti, hanno condiviso la seguente dichiarazione:

“Vogliamo stare lontano dalle strumentalizzazioni politiche e auspichiamo di costruire con il Governo un percorso, quale che sia, che possa confermare gli impegni assunti.

Vanno, infatti, tutelati gli atti conseguenti le Convenzioni sottoscritte, già registrate dalla Corte dei Conti e che stanno producendo gli effetti previsti.

Nel Veneto il totale dei 99 interventi ha un valore di 264.714.219 euro, di cui 149.956.163 finanziati dal Bando e 114.757.986 da co-finanziamenti pubblici e privati. Risorse che non possono essere messe a rischio, non solo per le legittime aspettative dei cittadini, ma anche per l’importante effetto volano nei confronti delle imprese locali. I Comuni coinvolti in via diretta sono 19 e comprendono una popolazione di 1.266.022 abitanti, pari ad oltre il 25% dei residenti in Regione.

Auspichiamo di fare squadra insieme agli esponenti istituzionali di tutti i livelli del nostro territorio, in maniera trasversale, senza alcuna strumentalizzazione politica, ma solo a tutela degli interessi delle nostre città e delle persone che qui abitano e lavorano. Quei cittadini ai quali, come Sindaci, siamo chiamati quotidianamente a rendere conto”.

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Il Tar ha deciso: no al referendum per la separazione di Venezia da Mestre

Mar, 14/08/2018 - 11:05

No del Tar del Veneto. Il quinto referendum per la separazione di Mestre da Venezia non si farà. Perlomeno, non lo si farà il 30 settembre.

La sentenza, appena resa nota, dà ragione al ricorso presentato dalla Città metropolitana di Venezia. Non congrua, secondo i giudici del Tar, l’applicazione della legge regionale 25; andava invece utilizzata la legge costitutiva della Città metropolitana.

Secondo i giudici del Tar, inoltre, il quesito referendario «è privo dei caratteri di chiarezza, semplicità, completezza ed univocità, poiché esso non consente di comprendere che cosa siano i due nuovi Comuni che nascerebbero nell’ipotesi di approvazione del progetto di legge. In particolare, non consente assolutamente di comprendere se i due Comuni che nascerebbero dalla scissione siano l’uno (Venezia) costituito dal solo nucleo storico della città, a livello esclusivamente insulare, e l’altro (Mestre) dalla porzione del territorio del preesistente Comune di Venezia ubicata sulla terraferma».

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Venezia, giovedì 16, festa di San Rocco: il card. Lajolo celebra la Messa nella chiesa intitolata al compatrono della città

Mar, 14/08/2018 - 04:55

Giovedì 16 agosto è in programma l’annuale festa di S. Rocco che, nella città di Venezia, è particolarmente sentita e promossa dall’omonima Scuola Grande e Arciconfraternita.

Il momento culminante della festa è previsto alle ore 18.00, nella chiesa intitolata a S. Rocco, con la S. Messa solenne presieduta dal card. Giovanni Lajolo, Presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e accompagnata musicalmente da “I Virtuosi Veneti”; al termine della celebrazione avrà poi luogo la tradizionale consegna del “Premio San Rocco 2018”.

Dalle ore 9.30 alle 16.30 dello stesso giorno (con ultimo ingresso alle 16.00), la Scuola Grande rimane aperta al pubblico per una visita libera – sarà richiesta l’offerta di 1 euro per motivi di beneficenza – che consentirà, tra l’altro, di ammirare le straordinarie tele di Jacopo Tintoretto raffiguranti gli eventi più significativi del Vecchio e Nuovo Testamento.

Alle ore 20.30, sempre presso la Scuola Grande, si terrà quindi il tradizionale concerto serale – con ingresso su invito e poi, eventualmente, libero fino ad esaurimento posti – eseguito da “I Virtuosi Veneti” con un repertorio musicale tratto dai seguenti autori: Vivaldi, Galuppi, Albinoni, Torelli e Rossini.

Il corpo di san Rocco – compatrono di Venezia, santo pellegrino, vicino alle sofferenze dei poveri e dei più indifesi ad iniziare dai malati di peste – è custodito sin dal 3 marzo 1490 nell’omonima chiesa che, sempre nel giorno della festa (16 agosto), prevede delle celebrazioni eucaristiche anche alle ore 10.00 e 11.00 del mattino.

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Tir in crescita anche dell’8%, in un anno, sulle autostrade del Nordest. In aumento i traffici merci anche in porti e aeroporti

Mar, 14/08/2018 - 01:24

Nell’ultimo anno i camion che viaggiano nelle autostrade del Nordest sono aumentati fino all’8%. È uno dei segnali tangibili della ripresa economica, fotografati dalle analisi del Centro Studi di Unioncamere del Veneto nell’ambito dell’Osservatorio sui Trasporti, le Infrastrutture e la Logistica del Nordest (TRAIL Nordest). In decisa crescita anche i traffici nel porto di Trieste e negli aeroporti di Treviso e Verona.

Sulla base degli ultimi dati disponibili, nel 2017 il volume di traffico veicolare per chilometro sulla rete autostradale del Nordest è aumentato in tutte le tratte, determinato soprattutto dall’intensificazione del traffico pesante (camion). In particolare, la crescita del traffico di veicoli pesanti interessa principalmente i grandi corridoi europei (Rete TEN-T). Gli incrementi maggiori si sono registrati nelle tratte dell’A23 Udine-Tarvisio (+8,3%), dell’A31 Valdastico (+8,7%), dell’A22 Brennero-Modena (+7,6%). Seguono le tratte dell’A4 Venezia/Mestre-Trieste (+4,9%) e Brescia-Padova (+4,3% contro il +2,8 dell’anno precedente).

Per quanto riguardi i porti dell’Alto Adriatico, Trieste e Ravenna hanno registrato nel 2017 un trend positivo nel traffico complessivo di merci (rispettivamente +4,6% e +2,1% rispetto all’anno precedente). Nello scalo triestino, che ha confermato una performance nazionale da primato con circa 62 milioni di tonnellate di merci movimentate, spicca l’aumento del general cargo (+14,1%), con le movimentazioni ad alto valore aggiunto, il RO-RO e il settore container, che ha raggiunto il record storico di oltre 616 mila TEU (+26,7% rispetto al 2016).

Trieste è il secondo porto dell’Alto Adriatico per la movimentazione di container, facendo seguito al primato del porto di Koper con quasi 912 mila TEU. Nello scalo di Ravenna, che nel 2017 ha movimentato oltre 26 milioni di tonnellate di merci, spiccano le rinfuse solide, grazie al traffico record di materie prime per la produzione di ceramiche nel distretto di Sassuolo.

Per il porto di Venezia il 2017 si è rivelato un anno di stabilità in termini di merci movimentate (25 milioni di tonnellate). In forte crescita invece i passeggeri del comparto traghetti (204 mila, +34,4%) a fronte di una diminuzione dei croceristi (1,4 milioni, -11%).

Drastico calo per il porto di Chioggia (-33,8%) causato dal persistere dei problemi di accessibilità alle banchine portuali, di navigazione dei canali lagunari e della fase di transizione istituzionale dovuta all’aggregazione dell’Azienda Speciale per il Porto di Chioggia (ASPO) all’Autorità Portuale di Venezia, oggi un’unica realtà definita come Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (AdSP MAS) – Porti di Venezia e Chioggia.

Aumento record dei passeggeri negli aeroporti del Nordest, che hanno evidenziato incrementi nei flussi superiori alla media nazionale (+6,4%), raggiungendo complessivamente oltre 17 milioni di passeggeri all’anno. Nel 2017 il traffico passeggeri è aumentato del +14,4% a Treviso (superando i 3 milioni di persone), del +10,4% a Verona (3 milioni), del +7,8% a Venezia (10 milioni), del +7,3% a Ronchi dei Legionari (quasi 1 milione), inferiore invece l’incremento evidenziato all’aeroporto di Bolzano (+4,3%, 16 mila passeggeri). In particolare, negli scali di Treviso, Verona e Ronchi dei Legionari fa da traino la crescita del segmento nazionale (rispettivamente +22,4%, +14,4%, +15%), da e verso le città del Centro-Sud e Isole italiane. Nello scalo veneziano invece prevale lo sviluppo del segmento internazionale, soprattutto nei collegamenti da e verso il Nord America, il Medio e l’Estremo Oriente.

L’interporto Quadrante Europa di Verona è il primo interporto in Europa per volumi di traffico merci. Nel 2017 il nodo logistico ha movimentato oltre 8 milioni di tonnellate di merci su ferrovia, grazie a 16 mila treni in movimento, e 20 milioni di tonnellate su gomma. Il traffico ferroviario è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2016 a seguito di alcuni eventi eccezionali che hanno interessato la linea ferroviaria. In termini di unità di carico nei 3 terminali intermodali dell’interporto prevale il traffico intermodale ferroviario, che è aumentato del +6% rispetto al 2016 (con oltre 426 mila UTI, corrispondenti a circa 763 mila TEU), grazie all’efficientamento nella gestione dell’attività di manovra ferroviaria di ultimo miglio e all’ampliamento del bacino di mercato verso l’Est Europa.

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Nuovo primario per Pneumologia dell’Ospedale dell’Angelo: è Lucio Michieletto

Lun, 13/08/2018 - 23:51

Nuovo primario per Pneumologia dell’Ospedale dell’Angelo: è Lucio Michieletto.

Michieletto, che ha sostituito recentemente il dottor Loris Ceron, insegna al master di Pneumologia interventistica di Firenze. Classe ’61, il dottor Michieletto unisce competenza professionale ad un “antico” legame con l’équipe che ora si trova a dirigere e più in generale con l’Ospedale dell’Angelo: “Credo di essere uno dei più ‘anziani’ quanto a frequentazione dell’Ospedale di Mestre – racconta il nuovo Primario – perché già da studente, al 3° anno di Medicina, ho cominciato il mio praticantato dentro i padiglioni dell’allora Umberto I, dove imparavo a fare prelievi”. Dopo la laurea e la doppia specializzazione in Scienza dell’Alimentazione e in Gastroenterologia, conseguite tutte a Padova, il dottor Michieletto è poi cresciuto professionalmente nell’Ospedale di Mestre. Membro dell’équipe di Pneumologia dal 1993, al pensionamento del Primario Ceron ha assunto l’incarico di “facente funzioni”, aggiudicandosi poi il Primariato a seguito del concorso indetto dall’Ulss 3 Serenissima. Ora sovrintende l’Unità Operativa, con l’attività all’Angelo, quella ambulatoriale quotidiana a Venezia, e quella che si svolge all’Ospedale di Chioggia.

“Con i nove specialisti pneumologi che mi affiancano – sottolinea il dottor Michieletto – e insieme al personale infermieristico continuiamo a far crescere l’attività del Reparto, con un trend annuale che registra un +25%. Il volume degli esami effettuati dà un’idea del lavoro svolto: ogni anno effettuiamo circa 3000 visite pneumologiche e circa 3500 spirometrie nelle sedi di Mestre e di Venezia; a queste si sommano circa 1600 broncoscopie annue, delle quali circa 100 tra broncoscopie rigide e toracoscopie; ogni anno interveniamo in day hospital su circa 100 i pazienti, ciascuno dei quali preso in carico completamente anche quando, come accade spesso, l’iter di cura prevede vari passaggi presso la nostra struttura”.

Senza dimenticare i circa 400 degenti di cui la Pneumologia dell’Angelo si occupa ogni anno: “Quanto alla degenza – conclude il Primario Michieletto – va sottolineata un’altra peculiarità del nostro Reparto: a Mestre gestiamo i nostri degenti in strettissima connessione con l’Unità Operativa di Chirurgia toracica, addirittura con un’equipe infermieristica comune tra i due Reparti. La gestione di ogni caso è fatta in sinergia tra le due équipe, con una lettura comune in tempo reale”. E da questa vicinanza e collaborazione traggono ulteriore vantaggio coloro che sono ricoverati proprio in vista di un intervento chirurgico – che sono più del 50% dei degenti di Pneumologia – i quali durante e dopo l’intervento non sono costretti ad un passaggio di letto, né ad un inserimento in un nuovo Reparto.

“L’Unità Operativa di Pneumologia affidata al nuovo Primario – spiega il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben – è impegnata su più fronti ad alta specializzazione. Opera con successo sulla diagnosi del tumore al polmone, con strumentazioni di ultima generazione e con un ambulatorio dedicato; è centro prescrittore per la fibrosi polmonare, patologia per la quale è punto di riferimento per l’area provinciale; ancora, è centro specializzato per la cura dell’asma grave, in grado di gestire i pazienti che necessitano di terapia con i nuovi farmaci cosiddetti ‘biologici’. E infine, è centro di formazione per gli specialisti pneumologi, che frequentano il Reparto all’Angelo nel quadro di specifici corsi universitari”.

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Piccole Ancelle del Sacro Cuore: madre Imelda Rizzato confermata Superiora Generale

Lun, 13/08/2018 - 22:36

Dal 22 luglio al 9 agosto la Congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, fondata dal beato Carlo Liviero, originario veneto e nominato vescovo di Città di Castello (Perugia) nel 1910, ha celebrato, ad Alpe di Poti, in provincia di Arezzo, il XVII Capitolo Generale.

L’Assemblea era composta da 27 sorelle, provenienti da Italia, Kenya, Albania, Ecuador. Il tema scelto per il Capitolo “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21) è stato il punto propulsore di riferimento per la riflessione e lo studio sui temi: Carisma, Formazione, Persona, Interculturalità, Laici.

I lavori sono iniziati dando, anzitutto, uno sguardo alla realtà dell’Istituto in tutti gli aspetti: spirituale, comunitario, apostolico e missionario.

Un tempo più prolungato è stato dedicato alla fase di studio, realizzata secondo il metodo sinodale. Il confronto dei cinque temi con la realtà storica, sociale, interculturale ed ecclesiale della nostra epoca ha contribuito ad una maggior presa di coscienza delle sfide che si pongono oggi alla vita religiosa.

Questo ha permesso di sottolineare alcuni obiettivi da raggiungere a riguardo della formazione, della persona e del carisma e la necessità di una formazione più adeguata alla interculturalità, all’interno della Congregazione e nei rapporti con il mondo di oggi. Si sono previste delle linee guida di apertura e di chiarimento nel rapporto con i laici, specie coloro che si sentono chiamati a condividere il carisma, tre dei quali presenti durante la fase di studio.

Un momento importante è avvenuto il 30 luglio, giorno in cui l’Assemblea ha rieletto madre M. Imelda Rizzato Superiora Generale per un secondo sessennio. Nel pomeriggio dello stesso giorno sono state elette anche le quattro consigliere che dovranno collaborare con la Madre generale nella guida della Congregazione. Esse sono: suor Lucia Sandrin, suor Colomba Simone, suor Daniela Littamè, S suor Alice Wambui, prima sorella keniota.

Il Capitolo Generale si è concluso la sera del 9 agosto, a Città di Castello, con una celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo diocesano mons. Domenico Cancian, nella cattedrale dove si trovano anche le spoglie del beato Carlo Liviero. Il luogo e la data hanno avuto un significato tutto particolare per le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, le quali hanno fatto memoria del giorno in cui 103 anni prima il beato Carlo Liviero aveva fondato l’Istituto accogliendo i primi ragazzini orfani di guerra, e per gli amici Laici LeRi (Laici e Religiose insieme) dei quali tre anni fa è stata riconosciuta l’Associazione.

Rafforzata dall’esempio del Fondatore, Madre Imelda, nel dare il suo breve saluto, ha esortato suore e laici con le seguenti parole: “Partiamo con la volontà di far tesoro dell’esperienza di comunione e di corresponsabilità che abbiamo fatto in questi giorni e ci auguriamo di portare dei semi di fiducia, speranza e coraggio nelle nostre comunità e negli ambienti dove viviamo”.

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Mira, per il Pedibus l’impegno del Comune: cartelli e manutenzione dei marciapiedi

Lun, 13/08/2018 - 21:45

E’ stato firmato la scorsa settimana il protocollo di intesa per la formalizzazione ufficiale del progetto Pedibus alla presenza dell’assessore alle Politiche educative Elena Tessari, della dirigente dei Servizi educativi Anna Sutto, del dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo A. Zara Angelina Zampi e della presidente del comitato genitori, promotore e protagonista dell’iniziativa.

La proposta, che prevede dei percorsi per accompagnare i bambini a scuola a piedi in piccoli gruppi guidati a turno da degli accompagnatori adulti, è stata avviata a partire dal 2014 ma è stata formalizzata ufficialmente solo la scorsa settimana, siglando così l’impegno da parte dell’Amministrazione comunale a supportare lo studio e l’adeguamento dei percorsi, la manutenzione di marciapiedi e strade e l’installazione dell’opportuna cartellonistica.

Sono infatti sempre più numerose le famiglie che scelgono questa formula: dai 35 bambini e 23 accompagnatori del primo anno si è raggiunto nel 2018 un numero di 64 bambini e 51 adulti coinvolti, con un importante incremento proprio nel corso dell’ultimo anno, dovuto probabilmente ad un migliore coordinamento interno e con le scuole, che hanno previsto un’apposita figura referente in ogni plesso in grado di promuovere l’iniziativa e di supportare la sensibilizzazione delle famiglie attraverso iniziative collaterali.

<Crediamo molto in questo progetto – afferma l’Assessore Elena Tessari – perché è una preziosa occasione per avvicinare le famiglie alla mobilità sostenibile, perché educa all’esercizio fisico fin dall’infanzia ed è inoltre una speciale occasione di socializzazione sia per i bambini che per gli adulti coinvolti. Il bello di questa iniziativa è infatti il fatto che sia il frutto dell’interesse e dell’impegno dei genitori che si sono fatti promotori attivi di questo modo alternativo di vivere il tragitto casa-scuola, a volte più impegnativo ma certamente più educativo, sostenibile e pure divertente per i bambini>.

Sono attualmente coinvolte dal progetto Pedibus le scuole primarie Parini di Borbiago, e Morante e Goldoni di Oriago, ma l’auspicio è che possa essere avviato un percorso anche per i bambini della scuola De Amicis di Marano.

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Rilievi e monitoraggi nei campi per avviare l’agricoltura di precisione: al lavoro dieci studenti del “Lorenz” di Mirano

Lun, 13/08/2018 - 20:33

Sui campi anche d’estate, sotto il solleone, per mettere a punto i programmi di agricoltura di precisione – rilievi cartografici, monitoraggi etc – che diventeranno gli strumenti fondamentali del progetto di agricoltura di precisione già avviato a fine 2017 da Confagricoltura Venezia.

“Nel periodo più caldo e produttivo dell’anno per l’agricoltura, l’impegno degli studenti dell’istituto Lorenz 8 marzo di Mirano non si ferma – afferma Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. – L’obiettivo è realizzare in concreto un progetto sperimentale che vede coinvolti, oltre agli studenti, aziende agricole ed esperti della facoltà di Agraria dell’università di Padova”.

Le sfide del nostro tempo: riduzione dell’impatto ambientale e ottimizzazione di costi ed interventi: “Quest’iniziativa risponde alle grandi domande del nostro tempo – sottolinea Flavio Tomaello, presidente del mandamento del Miranese di Confagricoltura Venezia. – La questione cruciale è la riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura: ad esempio il risparmio d’acqua destinata all’irrigazione o l’impegno a limitare ancor di più l’utilizzo di prodotti fitosanitari. L’altra questione è la necessità per gli imprenditori agricoli di ottimizzare gli interventi e ridurre spese ed investimenti. Confagricoltura vuole mettere a disposizione di tutti gli associati i nuovi servizi digitali di Agricoltura 4.0 dedicati alla conoscenza del territorio, alla pianificazione e al controllo “in campo”; oltre alla possibilità di accedere a informazioni cartografiche e a indici di supporto per la gestione dell’azienda e delle attività agricole”.

“Confagricoltura Venezia, con il convegno tenutosi nel novembre scorso, ha dato il via al progetto Agricoltura di Precisione che, con il patrocinio della Regione Veneto, prevede la sponsorizzazione di borse di studio per gli studenti coinvolti da parte di Centromarca Banca di Treviso, la collaborazione con l’Istituto 8 Marzo K. Lorenz e con il Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali dell’Università di Padova – spiega Claudio Bobbo, responsabile dell’Ufficio di Confagricoltura Venezia nel miranse. – Si tratta di un progetto didattico per verificare l’applicazione delle tecnologia di “Agricoltura di precisione” alle coltivazioni specializzate ed estensive (mais, soia ecc.) praticate del territorio del Dolese e Mirese”.

Dopo il convegno, per dar un seguito pratico al progetto, è stato costituito un gruppo di lavoro composto da dieci studenti e dai docenti Lanfranco Donantoni, Massimo Novello e Osvaldo Stella dell’istituto 8 Marzo – K. Lorenz, coadiuvati dai professori Luigi Sartori e Francesco Marinello dell’università di Padova.

L’obiettivo del progetto è di verificare l’effettivo potenziale delle tecniche di agricoltura di precisione in un territorio come quello veneziano caratterizzato da produzioni specializzate in un sistema di piccole e medie imprese agricole. Allo scopo alcune aziende agricole socie di Confagricoltura si sono messe a diposizione come campione rappresentativo.

Fino ad oggi gli studenti hanno partecipato ad incontri tecnici con i propri formatori e con i docenti, dell’Università di Padova, sugli argomenti base dell’agricoltura di precisione (GIS, GPS, Sensori ecc.) e in questo periodo estivo stanno rilevando presso le aziende una serie di dati necessari su cui poi lavorare.

A settembre sono in programma ulteriori incontri nella sede dell’Università di Padova ed è prevista anche una visita al laboratorio analisi della ditta Pioneer, partner nel progetto insieme alla ditta Valente Pali di Campodarsego.

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Papa Francesco, l’Angelus parlando ai giovani: «È bene non fare il male, ma è male non fare il bene»

Dom, 12/08/2018 - 18:39

“Non basta non fare il male per essere un buon cristiano; è necessario aderire al bene e fare il bene”.

Lo ha ribadito il Papa, che durante l’Angelus di oggi, eccezionalmente in piazza San Pietro in onore dei giovani italiani, ha affidato alla folla straripante di circa 90mila fedeli le parole di San Paolo: “Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”. “Tante volte – ha raccontato Francesco – capita di sentire alcuni che dicono: ‘Io non faccio del male a nessuno’. E si crede di essere un santo. D’accordo, ma il bene lo fai? Quante persone non fanno male, ma nemmeno il bene, e la loro vita scorre nell’indifferenza, nell’apatia, nella tiepidezza. Questo atteggiamento è contrario al Vangelo, ed è contrario anche all’indole di voi giovani, che per natura siete dinamici, appassionati e coraggiosi”. “Ricordate questo, possiamo ripeterlo insieme”, ha poi proseguito a braccio: “È bene non fare il male, ma è male non fare il bene. Questo lo diceva sant’Alberto Hurtado”.

“Oggi vi esorto a essere protagonisti nel bene!”, l’invito del Papa: “Non sentitevi a posto quando non fate il male, non basta: ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto. Non basta non odiare, bisogna perdonare; non basta non avere rancore, bisogna pregare per i nemici; non basta non essere causa di divisione, bisogna portare pace dove non c’è; non basta non parlare male degli altri, bisogna interrompere quando sentiamo parlar male di qualcuno. Fermare il chiacchiericcio. Questo è fare il bene”.

“Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene, camminando nella carità”. “Cari giovani, in questi giorni avete camminato molto! Perciò siete allenati e posso dirvi: camminate nella carità! Camminate nell’amore. Camminiamo insieme verso il prossimo Sinodo”, l’appello finale: “La Vergine Maria ci sostenga con la sua materna intercessione, perché ciascuno di noi, ogni giorno, con i fatti, possa dire no al male e sì al bene”.

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Scout di Carpenedo, la discesa dell’Adige in gommone: un viaggio alla scoperta dell’essenziale

Dom, 12/08/2018 - 16:00

C’è stata anche una ragazza, con casa lungo l’argine, che li ha visti e ha portato loro acqua e pomodori. E anche dei vigili, venuti ad accertarsi che tutto fosse a posto. Sono due dei tanti episodi di un’esperienza alla scoperta dell’essenziale che gli scout del clan Uno Nessuno Centomila di Carpenedo hanno vissuto discendendo, in gommone, una buona parte del fiume Adige.

Una route svoltasi dal 4 al 10 agosto, un giorno in meno del previsto, anche grazie alla corrente, in certi punti bella allegra…

Due i gommoni e 13 i partecipanti. Partenza a Ponte d’Adige, in provincia di Bolzano, e arrivo a Pescantina, nel Veronese. 150 i chilometri percorsi.

E alla sera né case né ostelli né patronati, ma le rive dell’Adige: «Per fortuna avevamo il falcetto!», raccontano i protagonisti. Ogni attracco ha comportato lo sfalcio dei rovi e delle erbacce sulle sponde, sia per legare i gommoni sia per poter piantare le tende. In ogni caso, abbiamo sempre pernottato in posti che abbiamo “conquistato” con fatica, nel nulla a volte, a pochi passi dalla civiltà, ma stranamente selvaggi e isolati…: posti con paesaggi spettacolari, visti peraltro anche durante la navigazione con una prospettiva che difficilmente avremo modo ancora di poter ritrovare».

È proprio il bello dell’avventura, della presa di contatto con la natura e dell’esperienza che educa a cavarsela, a patto che ci si dia tutti una mano: «Tre i punti particolarmente difficili», ricordano ancora gli scout mestrini: «Le due dighe a Mori e Avio, con trasbordo a mano nella vegetazione fitta della riva di carico e gommoni (ancora santo falcetto!) e il ponte all’altezza di Peri, nel Veronese. Qui abbiamo dovuto ancora scaricare i gommoni, ma siamo riusciti a fare un bel salto da vero rafting, con i gommoni scarichi».

Gli imprevisti ci sono stati, come la perdita – già il primo giorno – di due delle quattro taniche da 10 litri di acqua potabile, «lasciate con leggerezza nell’acqua del fiume a rinfrescarsi…».

Ma le difficoltà sono state collante e motore per l’esperienza insieme, con la guida di Francesca Bonaldo, la Capo Fuoco, che con i suoi 28 anni ha affrontato la sfida con grande responsabilità; e con Giovanni Salerni, che ha ideato e guidato il viaggio, procurando anche i due gommoni, prestati da un altro gruppo scout, del Milanese.

«Tutti i ragazzi – commentano i capi scout – sono stati splendidi e hanno affrontato la discesa con entusiasmo. Hanno condiviso qualcosa che nella vita di tutti i giorni non esiste: la sfida all’ignoto, il non avere la certezza ogni sera di un posto dove dormire, il doversi conquistare ogni metro, il dover cucinare nella sabbia o sui sassi… Indimenticabile anche la Veglia alle stelle, dove – a coppie e a turni di un’ora – abbiamo vegliato, data la vicinanza del fiume alle tende, il livello dell’Adige». Per gli scout Lollo, Elisa, Greg, Lalli, Silvia, Giovi, Nolla, Lucia, Peri, Gabriele e Giulia, un’esperienza da ricordare. (G.M.)

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Il card. Bassetti ai giovani in piazza San Pietro: «Nessuna paura e nessuna difficoltà sono insormontabili»

Dom, 12/08/2018 - 11:02

“L’esperienza di questi giorni di cammino ha contribuito a farvi capire che nessuna difficoltà e nessuna paura sono insormontabili, purché non le affrontiamo da soli”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della messa che vede riuniti oggi in piazza San Pietro decine di migliaia di giovani provenienti da tutte le diocesi d’Italia, a conclusione della “due giorni” dell’incontro con il Papa in preparazione al Sinodo di ottobre.

“È una grande gioia per me presiedere questa celebrazione eucaristica e poter essere ancora con voi, dopo l’incontro che abbiamo vissuto con Papa Francesco e in attesa di incontrarlo di nuovo tra poco”, ha esordito il cardinale: “Ieri sera vi è stato vicino, vi ha ascoltati con attenzione e vi ha indicato nell’incontro con Gesù Cristo il segreto per una vita buona”, ha proseguito riferendosi alla grande Veglia al Circo Massimo.

“Questa messa rappresenta non solo il culmine di un cammino, al quale vi siete preparati da tempo, ma è anche il modo più bello con cui ringraziare il Signore per la vita e per quella speciale condizione in cui vi trovate, quella dell’età giovanile”, ha fatto notare Bassetti: “Chissà come devono essere state difficili, in alcuni tratti, le strade che avete percorso per arrivare a Roma, quando il peso dello zaino, il caldo e la sete vi hanno fatto sperimentare la fatica e la stanchezza. Qualcuno forse si sarà chiesto: ‘Ce la farò?’ E, più radicalmente: ‘Ne vale davvero la pena?’”. “Sono domande profonde, riguardano il cammino della vita, dove stanchezze, demotivazione, disillusioni, sfiducia sono sempre in agguato”, ha commentato il presidente della Cei citando l’esperienza del profeta Elia, oggetto delle letture di oggi.

“So che in molti vivete la precarietà di una situazione lavorativa che vi impedisce di fare programmi per il futuro; so che in tanti provenite da famiglie dove non è facile vivere insieme”. Nell’omelia della messa con i giovani italiani in piazza San Pietro, in attesa del Papa, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, si è riferito ai problemi concreti che si trovano a fronteggiare oggi le nuove generazioni.

“Nemmeno voi chiudete gli occhi davanti alle tante emergenze che sta attraversando il nostro Paese, anche se probabilmente vi sentite oppressi e schiacciati da problemi che riguardano già il quartiere in cui vivete e la città dove abitate”, ha detto il cardinale, additando loro la figura del profeta Elia, come antidoto a “tutto ciò che fa sentire scoraggiati, impotenti, o inutili”.

“Anche Elia veniva da un lungo cammino, in fuga da una regina iniqua che lo perseguitava da anni, e per causa della quale tre volte ha rischiato di morire di fame”, ha ricordato il presidente della Cei riferendosi ai pellegrinaggi organizzati dalle diocesi per convergere a Roma: “La sua fuga ci fa pensare anche ai tanti giovani che vivono oggi sulla loro pelle la stessa condizione del profeta e che devono rifugiarsi o migrare in altri Paesi a causa di guerre o dittature o carestie”.

“Alcuni di loro, e questo è un fatto commovente, hanno camminato accanto a voi, e questa credo che per tutti sia stata un’esperienza bellissima”, ha aggiunto a braccio. (Sir)

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L’Assunta a Torcello: Palmieri interpreta “Interrogatorio a Maria” e Messa con il vescovo Andrich

Dom, 12/08/2018 - 06:54

La suggestiva isola veneziana di Torcello si appresta a vivere con grande solennità – nella giornata di mercoledì 15 agosto – la festa dell’Assunta, posta proprio nel cuore dell’estate.

Tre diversi momenti scandiranno la festa: nella prima parte della giornata (sono previsti due turni di visita, uno alle ore 12.30 e l’altro alle 14.30) verrà proposto un particolare percorso iconografico mariano tra museo e basilica – denominato “L’Assunta e Torcello” – guidato da Marco Molin e realizzato in collaborazione tra S. Servolo Servizi e Patriarcato di Venezia.

A partire poi dalle 16.15, nella splendida e antichissima basilica di S. Maria Assunta (già cattedrale), ci sarà un appuntamento, insieme, letterario e musicale così composto: l’attore e regista Franco Palmieri interpreterà alcuni brani tratti dall’opera di Giovanni Testori “Interrogatorio a Maria” mentre l’Orchestra “L’Offerta Musicale di Venezia” diretta dal M° Riccardo Parravicini offrirà un concerto di musica sacra (con pezzi del repertorio di Giovanni Gabrieli, Giacomo Carissimi e Henry Purcell).

Tale doppio momento sarà introdotto e presentato da mons. Antonio Senno, delegato per la gestione amministrativa della basilica torcellana, che in tale occasione informerà anche su alcuni progetti che riguarderanno prossimamente la chiesa di S. Maria Assunta.

Alle ore 18.00, sempre nella basilica di Torcello, sarà quindi celebrata la S. Messa solenne dell’Assunta che verrà presieduta quest’anno dal Vescovo emerito di Belluno mons. Giuseppe Andrich; ad animare il canto e la liturgia interverrà il coro parrocchiale di Quarto d’Altino.

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Il Papa ai 50mila giovani da tutt’Italia: «Non accontentatevi del passo prudente. Fate un balzo audace per un’umanità più fraterna»

Sab, 11/08/2018 - 22:16

Correre forte, in avanti, senza paura. Più veloci degli adulti, superando il loro passo timoroso. Correre perché il cuore batte all’impazzata, non perché non si ha mai tempo per le troppe cose da fare. Correre verso le periferie, per costruire un’umanità fraterna, perché il mondo ha bisogno di fratellanza.

Dal tramonto romano all’alba di “quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità”: è l’itinerario, esigente, proposto da Papa Francesco ai 50mila giovani che da 195 diocesi italiane hanno camminato insieme in pellegrinaggio per convergere sulla Capitale da mille strade, come recita il motto dell’iniziativa organizzata dal Servizio nazionale della Cei per la pastorale giovanile.

La figura scelta, nel saluto finale al Circo Massimo, come faro per le scelte dei giovani – aspettando il Sinodo che ad ottobre sarà a loro dedicato – è quella di Giovanni: il discepolo che arriva primo al sepolcro vuoto di Gesù “certamente perché è più giovane, ma anche perché non ha smesso di sperare”.

Insieme a lui, dialogando a braccio in risposta alle domande dei giovani, il Papa ha citato come esempio il Santo di cui ha scelto di portare il nome: Francesco d’Assisi, un giovane che, sognando in grande, ha cambiato la storia dell’Italia. Il clericalismo “è una perversione”, e la Chiesa “senza testimonianza è soltanto fumo”, l’altro monito nel “botta e risposta” con i giovani. “Non abbiamo paura!”: l’invito prima del congedo riecheggia le parole di Giovanni Paolo II ma con un “noi” ancora più inclusivo. “A tutti voi auguro la buonanotte, e domani arrivederci in piazza San Pietro”, ha detto ancora a braccio il Papa prima di lasciare il Circo Massimo, dando lui stesso ai giovani l’appuntamento per domani mattina in piazza San Pietro, preceduto dalla Messa con il card. Bassetti. Prima, però, c’è la Notte bianca da vivere in una ventina di chiese, con momenti di arte, cultura e spiritualità.

“Grazie per questo incontro di preghiera, in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi”. Comincia con queste parole il saluto del Papa, dopo il bagno di folla delle decine di migliaia di giovani che hanno passato due ore intense dialogando con lui. “Avete attraversato i luoghi dove la gente vive e lavora”, il riferimento ai pellegrinaggi delle 195 diocesi che si sono date appuntamento a Roma per la “due giorni” col successore di Pietro: “Spero che abbiate respirato a fondo le gioie e le difficoltà, la vita e la fede del popolo italiano”.

Poi il brano del Vangelo di Giovanni che racconta la corsa di Maria Maddalena, Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto di Gesù, in “quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità”. Tutti corrono, tutti sentono l’urgenza di muoversi. “Abbiamo tanti motivi per correre: spesso solo perché ci sono tante cose da fare e il tempo non basta mai”, dice il Papa: “A volte ci affrettiamo perché ci attira qualcosa di nuovo, di bello, di interessante. A volte, al contrario, si corre per scappare da una minaccia, da un pericolo… I discepoli di Gesù corrono perché hanno ricevuto la notizia che il corpo di Gesù è sparito dalla tomba”. Da quella mattina, la storia non è più la stessa: “Da quell’alba del primo giorno dopo il sabato, ogni luogo in cui la vita è oppressa, ogni spazio in cui dominano violenza, guerra, miseria, là dove l’uomo è umiliato e calpestato, in quel luogo può ancora riaccendersi una speranza di vita”.

“Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila”, l’imperativo per il popolo giovane, a cui il Papa chiede “il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”, perché abbiamo bisogno di fratellanza. “Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso”, confessa Francesco: “La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci, come Giovanni aspettò Pietro davanti al sepolcro vuoto”. Camminare insieme è accogliere l’altro “senza pregiudizi e chiusure”: “Camminare soli permette di essere svincolati da tutto, ma camminare insieme ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio”. Come recita un proverbio africano: “Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno”.

La bandiera veneziana, portata al Circo Massimo da uno dei gruppi del Patriarcato di Venezia

 

“Gesù Cristo non è un eroe immune dalla morte, ma colui che la trasforma con il dono della sua vita”. Nel Vangelo di Giovanni, “c’è l’umanità ferita che viene risanata dall’incontro con il Maestro; c’è l’uomo caduto che trova una mano tesa alla quale aggrapparsi; c’è lo smarrimento degli sconfitti che scoprono una speranza di riscatto”. “Non è la rappresentazione della sublime perfezione divina, quella che traspare dai segni di Gesù, ma il racconto della fragilità umana che incontra la grazia che risolleva”, il commento di Francesco.

“Non abbiamo paura!”, l’esortazione finale. “Non stiamo alla larga dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, il monito: “Quanti sepolcri oggi attendono la nostra visita!”. “Il Signore mi ama! Sono amato, sono amata!”, la frase che il Papa ha esortato i giovani a ripetersi tornando a casa: “Allora la vita diventa una corsa buona, senza ansia, senza paura. Una corsa verso Gesù e verso i fratelli, col cuore pieno di amore, di fede e di gioia”. (Sir)

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San Giuseppe di Mestre, in patronato un corso con cento ragazzi filippini: «Così impariamo lingua e cultura del nostro Paese»

Ven, 10/08/2018 - 20:06

Un centro estivo dedicato alla comunità filippina. Con l’obiettivo di aiutare un centinaio di bambini e ragazzi a diventare più familiari della lingua e della cultura del proprio Paese d’origine.

È l’esperienza che si sta vivendo – e che durerà fino a giovedì 23 agosto – nel patronato della parrocchia di San Giuseppe di Mestre.

L’iniziativa è tratteggiata con cura nell’ultimo numero di Comunità e Servizio, il foglio parrocchiale. Spiega Silvio Benvegnù che «gli insegnanti sono quattro docenti dell’università cattolica Le Salle, arrivati da Manila nei giorni scorsi. Siamo alla quarta edizione dell’iniziativa, chiamata Manunngul Jar, e alla terza nella quale partecipano professori filippini».

Padre Luigi Ramazzotti e ragazzi filippini al centro estivo a San Giuseppe di Mestre

 

Realizzato con il sostegno di padre Luigi Ramazzotti, il Redentorista della comunità di Santa Maria della Fava a Venezia, da sempre vicina ai filippini cattolici, il centro estivo ha una funzione chiara: «I ragazzi nati in Italia – continua il testo di Benvegnù – non hanno tantissime occasioni di parlare la loro lingua natale, in parte perché i professori italiani consigliano di parlare italiano in famiglia, in parte perché spesso i genitori non parlano la lingua ufficiale delle Isole Filippine, ma uno dei tanti dialetti, che sono molto diversi dalla lingua nazionale, con il risultato di avere grosse difficoltà di comunicazione. Almeno una volta l’anno le famiglie dei nostri connazionali filippini tornano nel loro paese d’origine ed è in queste occasioni che sorgono i problemi. Ovviamente, infatti, i genitori, emigrati in Italia, ci tengono a far visita ai parenti e a far conoscere la loro cultura ai figli nati in Italia. Il problema è che i figli, non parlando la lingua e non conoscendo la cultura, non vivono pienamente l’esperienza arrivando, talvolta, a rifiutarsi di partire».

Ecco, perciò, il contributo che viene da Manunngul Jar: «Il professore con il quale ho parlato mi ha detto che chiede ogni anno, all’inizio del corso, se i ragazzi si sentano italiani o filippini e la risposta è immancabilmente la prima. Sono tutti concordi nell’affermare di essere italiani, di conoscere e vivere la cultura italiana, ma che allo stesso tempo sentono dentro di loro di avere anche un legame con la cultura filippina, e che questo è forte in loro. È proprio a questo livello che intervengono questi corsi: se dentro di sé sentono, a prescindere da tutto, questo legame con la cultura dei genitori, perché dovrebbero essere abbandonati a loro stessi perdendo, negli anni, questa connessione?».

I corsi sono divisi in due fasce d’età: dai 6 ai 12 anni e dai 13 ai 19 anni. Ai ragazzi più grandi non viene insegnata solamente la lingua, ma anche a prendersi cura dei ragazzi più giovani, perché un giorno possano essere loro stessi a trasmettere gli aspetti culturali che hanno imparato da questi corsi e dalla famiglia.

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Ristori, veterinario dell’Ulss 3: «Con il caldo tanta acqua ai cani. Ma non fateli bere dai corsi d’acqua: c’è rischio di malattie infettive»

Ven, 10/08/2018 - 18:54

E’ estate anche per i nostri animali, e i rischi che corrono – in particolare in viaggio con noi o in passeggiata sotto il sole – non vano assolutamente sottovalutati. Lo sottolinea il dottor Andrea Ristori, del Servizio Veterinario dell’Ulss 3 Serenissima, che ricorda le regole più importanti: “Viste le alte temperature del periodo – spiega – dobbiamo tenere alta l’attenzione, in particolare in occasione della passeggiata quotidiana. Non dimentichiamo la regola basilare: d’estate i nostri amici a quattro zampe vanno portati fuori nei momenti più freschi della giornata, cioè al mattino presto o alla sera, dopo che la temperatura si sia abbassata”.

Meglio un’uscita più breve alla sera, quindi, che la normale passeggiata se fuori è caldo: come e più dei loro padroni, i cani sono esposti a possibili colpi di calore e faticano molto a reggere le alte temperature. Anche quelle del terreno, su cui i nostri cani, al contrario di quanto facciamo noi, si muovono scalzi. “Acqua abbondante dev’essere sempre a disposizione degli animali durante tutta la giornata”, aggiunge il dottor Ristori; e se il cane dà segni di fastidio per il caldo, gli si bagni con acqua fresca la testa e le zampe.

Andrea Ristori, veterinario dell’Ulss 3 Serenissima

 

Acqua, quindi, ma non acqua impura: in passeggiata, infatti, occorre evitare sempre di far abbeverare il cane ai corsi d’acqua che si incontrano sul percorso: “Ci può essere il rischio – sottolinea il veterinario – che l’animale contragga malattie infettive, come ad esempio la leptospirosi: l’acqua calda e stagnante, specie in tarda estate e in autunno è l’habitat ideale per questa insidia. In proposito, la vaccinazione è il modo migliore per evitare questa malattia, che tra l’altro può avere delle ripercussioni anche sull’uomo”.

“Avere a disposizione acqua a bordo dell’auto – sottolinea il dottor Ristori – è indispensabile se si fa viaggiare il cane al nostro seguito. Anche se il tragitto non è lunghissimo, è comunque bene fare frequenti soste per permettere al cane di abbeverarsi, di espletare i bisogni fisiologici, ma anche di muoversi in libertà interrompendo la situazione di disagio che può essere creata dal viaggio in auto”.

D’estate, infine, mai lasciare il cane in auto da solo, nemmeno per un breve periodo: “L’interno dell’auto d’estate si surriscalda in pochissimi minuti. E un colpo di calore in queste condizioni – conclude il dottor Ristori – può essere mortale per il nostro cane”.

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Gli scout del Marghera 1 a piedi verso Santiago di Campostela: «Vogliamo un’Europa dei popoli e dell’accoglienza»

Ven, 10/08/2018 - 17:40

«Respingiamo la falsa contrapposizione tra accoglienza degli immigrati e bisogni degli italiani, perché un paese tra i più ricchi al mondo ha le risorse per garantire l’una e gli altri e perché sappiamo che, col tempo, anche i nuovi immigrati costituiscono una risorsa per un paese come l’Italia ad alto declino demografico».

È uno dei passaggi del Manifesto per l’accoglienza redatto e reso pubblico l’8 agosto scorso dal dal Consiglio della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).

Una foto suggestiva: i piedi degli scout del Marghera 1 dicono il cammino intrapreso e la volontà di relazione

 

Il testo è sostenuto, fra gli altri, dagli scout del gruppo Marghera 1 che, insieme all’assistente don Nandino Capovilla, parroco della SS. Risurrezione di Marghera, stanno vivendo l’esperienza del pellegrinaggio a piedi. La loro meta è Santiago di Compostela.

«Non lasceremo – dicono in un messaggio inviato a Gente Veneta – che “l’Europa dei popoli” di questo Manifesto dell’accoglienza venga distrutta dagli attuali governanti che non ci rappresentano, mentre con i nostri piedi attraversiamo confini per raggiungere Santiago. Sentiamo la responsabilità di custodire un grande progetto europeo».

Il Manifesto per l’accoglienza si chiude ricordando la Parola dell’apostolo: «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo» (I Corinzi 13,1), affermiamo che l’amore di Dio per l’umanità è più forte dei nostri egoismi di individui e di nazioni e che noi siamo chiamati a testimoniarlo ogni giorno con gioia, speranza e fiducia».

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Un camposcuola a duemila metri per interrogarsi sul rapporto con Dio: l’esperienza di 47 ragazzi del postcresima di S. Maria Formosa

Ven, 10/08/2018 - 15:47

Il Campo estivo 2018 per i 47 ragazzi del Gruppo Post Cresima della parrocchia di Santa Maria Formosa (Venezia), si è tenuto dal 21 al 25 luglio al Passo Oclini (Bolzano) a 2.000 metri di quota.

Accompagnati da un sacerdote e da 6 coppie di padrini, i ragazzi (tutti tra i 13 e i 18 anni) hanno potuto vivere insieme l’esperienza conclusiva del loro anno di post cresima, mettendo al centro la Parola di Dio, con la quale ognuno si è rapportato sia individualmente sia in gruppo, grazie in particolare al confronto con la figura di Mosè, che li ha accompagnati dall’inizio alla fine del campo.

Oltre ai momenti centrali delle Lodi, del pellegrinaggio notturno e dell’Eucarestia, molti anche i momenti di gioco e condivisione, e la “conquista” della cima del Corno Bianco (2.316 mt), a poca distanza dall’hotel che ha ospitato il gruppo.

Per i ragazzi è stata un’occasione per interrogarsi sul rapporto con Dio e sul discernimento della Sua volontà nella propria vita. Per tutti, il post cresima riprenderà a settembre nelle case dei rispettivi padrini.

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Forte Cosenz a Dese: da settembre lavori per 700mila euro. Sarà aperta un’area finora chiusa

Ven, 10/08/2018 - 15:10

A seguito della recente acquisizione gratuita dal Demanio dello Stato di Forte Cosenz a Dese, vicino a Favaro Veneto, la Regione del Veneto ha approvato il programma di riqualificazione del bene che prevede investimenti per oltre 700mila euro.

Concluse le procedure per l’aggiudicazione del primo lotto di interventi, i lavori inizieranno dal prossimo mese di settembre, con la supervisione della Soprintendenza. Si tratterà di lavori di valorizzazione e miglioramento ambientale dell’area verde: un primo intervento di circa 50 mila euro interesserà la porzione sinora inutilizzata e non affidata in concessione all’Organismo culturale ricreativo assistenza dipendenti regionali (Ocrad).

Contemporaneamente, da settembre verrà aperto alla cittadinanza il punto di ristorazione e la relativa area a verde circostante, già in precedenza utilizzato dall’Ocrad e destinato esclusivamente ai dipendenti regionali.

E’ l’inizio di un percorso che consentirà di far diventare Forte Cosenz un vero e proprio polo “regionale”, aperto ad attività culturali, sportive, ricreative e per il tempo libero, rivolto a Venezia e al Veneto, nonché un punto di riferimento per eventuali attività logistiche della Protezione Civile nei casi di emergenza.

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Pastorale giovanile in diocesi di Venezia: le tappe del prossimo anno

Mer, 08/08/2018 - 05:52

Lasciarsi «provocare profondamente dall’invito gioioso alla santità. Nel cammino di quest’anno pastorale ci lasceremo provocare profondamente dall’invito gioioso alla santità che Papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa nella lettera Gaudete et exsultate».
È l’obiettivo di fondo dei prossimi passi proposti dalla Pastorale giovanile diocesana che ha già trasmesso, proprio in questi giorni, le sue linee e i suoi programmi di itinerario per l’anno pastorale 2018/19.

Scrive infatti il coordinatore don Fabrizio Favaro: «Non si tratta di escogitare qualche percorso nuovo, ma piuttosto di riscoprire ed esplicitare sempre il dono gratuito dell’annuncio del Vangelo – del kerygma pasquale – e della fede che abbiamo ricevuto nel Battesimo. La proposta della vita cristiana non è infatti primariamente un progetto morale ma la continua riproposta dell’amore gratuito di Dio, la sua chiamata alla pienezza della vita. Sinteticamente possiamo esprimere questa proposta-itinerario attorno a tre parole: annuncio, fede, testimonianza».

Per quanto riguarda il metodo, continua, «ogni proposta e cammino vanno pensati prima di tutto per gli educatori perché sono chiamati a essere i primi che umilmente accolgono e cercano di vivere il Vangelo mettendosi in gioco personalmente e lasciandosi coinvolgere dalla persona di Gesù Cristo. Infatti, solo chi si lascia formare può a sua volta formare, solo chi segue il Signore può condurre altri da Lui».
Vengono, quindi, riproposte alcune priorità fondamentali: la vita spirituale (che non è una «variabile opinabile»), la dimensione ecclesiale e il sentirsi parte viva di una Chiesa locale, la grande cura nella formazione e la solidità dei contenuti trasmessi per il cammino di fede («sono elemento di serietà e la prima carità che dobbiamo esigere e offrire»).

In tale contesto emergono poi le varie tappe dell’anno, sarà segnato dal Sinodo dei Vescovi in ottobre su “Giovani, fede e discernimento vocazionale” e poi dalla Giornata Mondiale del Giovani che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019.
A livello veneziano ecco gli appuntamenti definiti «necessari e decisivi»: domenica 30 settembre 2018, presso l’Istituto San Marco alla Gazzera, la giornata formativa comune d’inizio anno (con mandato agli evangelizzatori); mercoledì 17 ottobre 2018, alle ore 20.30, presso il Centro pastorale card. Urbani di Zelarino, una serata di formazione per educatori e apertura dell’itinerario di pastorale giovanile; la sera di martedì 20 novembre a Venezia il pellegrinaggio dei giovani alla Madonna della Salute (sul tema“Maria, donna forte nella fede”), la sera di venerdì 5 aprile 2019 la Via Crucis diocesana (sul tema “Beati voi…”) e, infine, a maggio una serata speciale per la conclusione dell’anno pastorale.

Gli appuntamenti diocesani della Salute e della Via Crucis saranno, inoltre, arricchiti dalla presenza di testimoni delle Chiese perseguitate attraverso la collaborazione dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, con l’invito anche a compiere alcuni “gesti” per «ricordare a tutti il dramma della persecuzione nei confronti dei fratelli cristiani ancora presente in molte parti del mondo e il germe di fecondità che il loro sacrificio costituisce per tutti noi».

La Pastorale giovanile diocesana, infine, raccomanda e propone con insistenza la partecipazione dei giovani alla Scuola di preghiera mensile e agli esercizi spirituali diocesani «come segni della priorità della vita spirituale e del legame intimo di amicizia con il Signore». (A.P.)

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