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Sant’Antonio, concluso davanti a 6mila persone il pellegrinaggio della reliquia. Il Patriarca: Antonio esempio e forza per la vita di oggi

Dom, 20/06/2021 - 21:38

L’uomo nuovo nel Vangelo, come S. Antonio indica con la sua santità, «è l’uomo della carità, ma è anche l’uomo che mette insieme fede e cultura, teologia e intelligenza, azione concreta e, quindi, proposta di rinnovamento per la vita sociale, politica, giuridica, economica».

Il Patriarca Francesco elenca i tanti ambiti in cui il cristiano ha la possibilità di declinare concretamente la bontà e la bellezza del Vangelo. Proprio come ha fatto, otto secoli fa, Antonio, di una cui reliquia domenica 20 giugno è terminato il pellegrinaggio. Un pellegrinaggio avviato domenica scorsa, quando la reliquia è uscita dalla sede – la basilica della Salute a Venezia – in cui è custodita da tre secoli e mezzo, per essere portata nella basilica padovana che proprio al santo portoghese è dedicata.

Oggi, domenica 20, il reliquiario con il suo prezioso contenuto è tornato a Venezia, dopo essere stato accompagnato lungo il viaggio da un corteo di barche sul Brenta e da un altro corteo acqueo sul Canal Grande.

Si è calcolato che circa 6mila persone abbiamo seguito dal vero e di persona le varie fasi della “peregrinatio”.

Antonio – ricorda il Patriarca – riflette l’immagine dell’uomo nuovo reso tale dall’incontro con Cristo: «Egli fu, per il suo tempo, autentico Vangelo “vivente” e fu proclamato “Dottore evangelico” perché il Vangelo fu il suo continuo e, possiamo dire, unico riferimento, non solo nella predicazione ma anche nella sua vita quotidiana».

E avere la Buona Novella come continuo punto di riferimento significa «venire trasformati e plasmati da Cristo anche nell’intelligenza e nella cultura. L’uomo nuovo, in questo senso, vive di carità a 360°, in ogni contesto dell’umana esistenza».

L’esempio di Antonio è luminoso, proprio perciò, su più versanti. Per esempio, ricorda mons. Moraglia, fu fiero avversario dell’usura.

Fu proprio il Santo, infatti, «ad indicare un nuovo modo di considerare la giustizia ripensando i meccanismi del credito e il rapporto fra creditori, debitori e istituzioni. Nel 1231, a Padova, riuscì a far modificare la legge sui debiti e – come raccontano le cronache – il Podestà stabilì che per il debitore insolvente senza dolo, una volta ceduti i propri beni, non ci fosse più prigione o esilio. Antonio – l’uomo nuovo, la creatura nuova in Cristo – ha cioè saputo rendere anche umanamente più giuste le questioni legislative e giuridiche, entrando nel contesto culturale e sociale facendolo evolvere in meglio».

In questa direzione si manifesta tutto il significato della peregrinatio di Antonio per i territori e le vie d’acqua tra Venezia e Padova: «Attraverso l’incontro con le differenti vicende umane – afferma ancora il Patriarca Francesco – ha testimoniato il desiderio che la novità e santità di Antonio diventino nostre oggi, e si diffondano in questi territori rilasciando semi e frutti di grazia, di bene, di vita nuova e di un futuro carico di speranza. Il nostro pellegrinare, sulla scia di Antonio, ci ha indicato che il Vangelo è forza per le persone, il popolo, la società e può aiutare a risolvere situazioni complesse e delicate che ci attanagliano anche oggi». (G.M.)

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Le chiese di Venezia, maestre dei ragazzi per un anno intero: un’esperienza di catechismo a San Giuseppe di Mestre

Dom, 20/06/2021 - 07:47

Un anno di catechismo certamente differente dagli altri. Non per il lockdown, né per le limitazioni imposte dal Covid: giornate insieme, visite nelle principali chiese di Venezia, persino una recita finale con testi scritti dai ragazzi, il catechismo di prima media della parrocchia di San Giuseppe di Mestre è stato quest’anno davvero speciale per ragazzi pronti a fare, delle proprie vite, una splendida “cattedrale”.

Non un incontro perso, non uno zoom, visto che ogni ora di catechismo si è tenuta in presenza: «Abbiamo avuto una grande sala parrocchiale a disposizione per stare ben distanziati, le mascherine, il gel, e soprattutto un sacerdote come don Natalino Bonazza che mi ha chiesto di portare avanti questo compito in modo innovativo e dei genitori che ci hanno affidato i loro figli con disponibilità e con fiducia. Così non abbiamo saltato un incontro. Nemmeno a costo di ritrovarci, durante il lockdown, all’esterno in un parco».

Parola di Gabriella Chiellino, imprenditrice, esponente di numerose associazioni nell’ambito della sostenibilità e dell’imprenditoria femminile e, da settembre 2020, anche catechista.
Anche i colleghi manager in azienda, da settembre in poi ogni venerdì sera, hanno dovuto attendere e rimandare chiamate e riunioni, per via di quell’appuntamento inderogabile che l’imprenditrice ha portato avanti per tutto l’anno con “risorse preziose” tra gli undici e i dodici anni.

«Quest’anno i tempi degli spostamenti e dei viaggi per me si sono ridotti, la classe di mia figlia non trovava una catechista e allora, insieme a mio marito Paolo Verardo, abbiamo deciso di accettare la sfida. Se qualcosa va fatto, però, allora va fatto bene. La mia filosofia in questo caso non fa eccezione. Ed è stata un’esperienza bellissima, la più bella esperienza gratuita che mi sia capitata negli ultimi anni».

E’ stato così che, racconta Gabriella Chiellino, una quindicina di ragazzi di prima media ha potuto affrontare il programma dell’anno, prima a partire dall’itinerario di iniziazione cristiana “Sto costruendo una cattedrale” messo a punto dalla Diocesi di Treviso, poi imparandolo “sul campo” a partire dalle architetture e dall’arte delle chiese veneziane. La Basilica di San Marco e i suoi mosaici raccontati dai suoi custodi, l’antica basilica dei SS. Maria e Donato di Murano con don Luca Biancafior dove farsi raccontare in quaresima la Via Crucis in vetro di Marco Toso Borella, la Basilica di San Giovanni e Paolo dove a guidare i ragazzi è intervenuto il priore padre Michele Scarso.

«Li ringrazio tutti di cuore. E pensare che alcuni ragazzini di Mestre non erano mai entrati a San Marco. Dovremmo fare molto di più per usufruire della bellezza che abbiamo qui vicino. I ragazzi hanno imparato le parabole della vita di Gesù dall’arte, e poi hanno giocato a calcio con noi nei campielli, riappropriandosi di Venezia», continua la catechista. «Al termine dell’anno abbiamo messo in scena quanto abbiamo imparato. I ragazzi hanno scritto i testi, io glieli ho corretti e poi li abbiamo portati sul palco. Con pazienza e rispettando tutte le norme, siamo riusciti a fare anche questo».

Altro che disaffezione dei giovani verso le comunità. In un anno in cui la scuola stessa ha dovuto in molti casi ridurre le occasioni di scambio, di laboratorio e di approfondimento, la parrocchia di San Giuseppe non ci ha rinunciato. “Ad un certo punto i ragazzi hanno chiesto se potevamo raddoppiare l’ora di catechismo, ma due erano troppe…. Siamo scesi a patti e abbiamo allungato gli incontri ad un’ora e trenta minuti” racconta Chiellino.

Dall’anno prossimo, la sfida riprende. Questa volta con uno sguardo ai genitori: “Nulla può prescindere dal loro coinvolgimento. L’idea del percorso mira proprio a fare in modo che i ragazzi facciano della loro vita una cattedrale, qualcosa di bello, magnifico e grande, sull’esempio della vita di Gesù”.

Maria Paola Scaramuzza

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Il Gps identifica chi non è stato vaccinato. L’Ulss 3: mappe digitali perché nessuno resti senza possibilità di vaccinarsi

Sab, 19/06/2021 - 15:37

Anche una mappatura digitale del territorio guida l’Ulss 3 alla ricerca delle sacche di “ritrosia” verso la vaccinazione. “Poiché non vogliamo lasciare davvero nessuno senza una possibilità di vaccinarsi – spiega il Direttore Generale Edgardo Contato – stiamo utilizzando in queste settimane anche il sistema di geolocalizzazione messo a punto dai nostri tecnici. La nostra mappatura digitale, realizzata alcuni mesi fa con l’obiettivo di tracciare le persone positive sul territorio, oggi ci permette di localizzare ogni singolo soggetto che non è ancora stato vaccinato”.

“Nel rispetto della privacy di ogni singolo utente – spiega il Direttore Contato – questo sistema permette alla nostra organizzazione di individuare le aree in cui sono presenti più persone a cui è possibile e necessario proporre nuovamente il vaccino. È un’informazione interessante, che ci permette ad esempio di concentrare in quell’area iniziative particolari, quali ad esempio la presenza del camper vaccinale, o del vaporetto vaccinale. Siamo in grado ovviamente di mappare così il nostro territorio anche per fasce d’età: possiamo quindi programmare al meglio, nei luoghi in cui c’è più necessità e ci sono più margini per ulteriori risultati, anche quelle iniziative in cui si fa uso di un particolare vaccino, o rivolte ad utenti di una specifica fascia di età”.

La mappa che identifica e geolocalizza ogni singolo utente non vaccinato permette anche all’Ulss 3 Serenissima di aiutare i singoli Medici di famiglia: “Siamo in grado di vedere area per area, utente per utente – spiega il Direttore Contato – e di fornire ai Medici di Medicina Generale, come abbiamo fatto fin qui, le indicazioni utili alla loro ricerca dei loro assistiti che non sono stati raggiunti dalla vaccinazione. Resta salva la libera volontà della persona che non intenda vaccinarsi, ma tutti devono ricevere la proposta, l’informazione, l’opportunità per farlo”.

La strumentazione sviluppata dall’Ulss 3 Serenissima consente all’Azienda sanitaria un’analisi georeferenziata dei dati relativi ai soggetti coinvolti nel contrasto al virus. “La nostra Azienda sanitaria – spiega il responsabile della Gestione Dati dell’Ulss 3, il dottor Domenico Bagnara – è in grado di monitorare i soggetti risultati positivi, i loro contatti stretti cui è prescritta la misura contumaciale della quarantena, e ora le persone che non sono state vaccinate. Le informazioni sono rappresentate su mappe geografiche, con la possibilità di approfondire l’analisi fino ad un livello di dettaglio equivalente a quello dello stradario”.
Lo strumento di mappatura e visualizzazione è impiegato anche per la realizzazione di tutte le analisi necessarie al contrasto al contagio: ad esempio la rappresentazione dei vari indicatori nei valori assoluti, nelle loro serie storiche, in percentuale sui residenti, con la possibilità dunque di esplorare il grado di distribuzione territoriale del fenomeno con analisi comparative consistenti.

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A piedi per 900 chilometri per promuovere la donazione di sangue: l’impresa di Maurizio Grandi

Sab, 19/06/2021 - 11:43

Novecento chilometri a piedi, da Trieste ad Aosta, da percorrere in poco più di un mese, per ricordare all’opinione pubblica l’importanza fondamentale della donazione del sangue. Il viaggio cominciato il 14 giugno, dal capoluogo giuliano, da Maurizio Grandi, ha fatto tappa, oggi, sabato 19 giugno, a Venezia.

A portargli il saluto della città è stato, questa mattina, l’assessore comunale alla Coesione sociale, Simone Venturini. «E’ sicuramente un messaggio importante – ha ricordato Venturini – quello che Maurizio sta portando, in collaborazione con le varie sezioni dell’Avis dei territori che sta percorrendo. Qui in città il lavoro dell’Avis, anche in questi mesi di pandemia è stato davvero prezioso, non solo per garantire comunque un numero importante di donazioni, ma anche a sostegno dei cittadini più in difficoltà: un grazie di cuore per quanto avete fatto».

«Il sangue – ha ricordato Grandi – non si compera, né si fabbrica: siamo solo noi che possiamo donarlo, con un gesto di altruismo che ritengo tra i più importanti. Lo slogan di questa iniziativa ‘per una goccia in più’ ben sintetizza il mio obiettivo: se riuscirò a convincere anche una sola persona a donare, questi 900 km non saranno stati percorsi inutilmente».

Ad accogliere nel capoluogo lagunare Maurizio Grandi anche una nutrita rappresentanza dell’Avis: dal presidente regionale, Giorgio Brunello, a quello provinciale, Nevio Cappon Boscolo, da quello comunale di Venezia, Patricia Springolo, a quelli di Portogruaro, Signorino Ferlauto e di San Donà, Giovanni Laviola.

 

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Agricoltura: la vespa samurai finora non vince. In arrivo nuova ondata di cimici asiatiche

Sab, 19/06/2021 - 06:04

Nelle campagne veneziane, soprattutto nel Veneto orientale tra San Donà e Caorle, allarme e preoccupazione per il ritrovamento di uova deposte della cimice asiatica. “Stanno nascendo i nuovi insetti – sottolinea Marco Aurelio Pasti, presidente di Confagricoltura Venezia – e sarà poi necessario capire quale diffusione concreta, durante l’estate, potrà esserci per questa specie dannosa, in grado di arrecare danni irreparabili soprattutto ai frutteti, ma anche a tantissime altre colture come la soia».

Gli agricoltori avevano tirato un sospiro di sollievo sperando che l’introduzione della vespa samurai, insetto antagonista della cimice asiatica, sperimentato in molte aree del Veneto dalla Regione, avesse posto fine all’assedio. Invece…

«La cimice finora era stata poco presente – precisa Stefano Musola, presidente sezione frutticoltura di Confagricoltura Venezia. – Adesso però siamo ormai in allerta, perché nei frutteti è stata registrata una deposizione di uova abbastanza ampia che va monitorata costantemente per evitare che le nascite dei nuovi insetti portino a gravi danni alla produzione di frutta».

Da molti anni ormai i frutteti del veneziano sono flagellati dai danni provocati dalla cimice asiatica che “succhia” letteralmente la frutta ancora sugli alberi, riuscendo a rendere inservibili i frutti che così restano appesi ai rami. Colpite, negli anni scorsi, soprattutto le coltivazioni di pere che sono state praticamente cancellate dalla cimice.

«Quest’anno il pericolo della cimice si va ad aggiungere ai danni provocati dal gelo di inizio aprile, quando il termometro, di notte, è sceso a zero gradi – conclude Musola. – Si è trattato di un fenomeno raro e gravissimo per le colture di frutta. E’ ancora presto per avere stime dettagliate, ma in tutta la regione sono state colpiti peschi, albicocchi, ciliegi e kiwi. Nel veneziano ancora una volta sotto attacco le coltivazioni di pere, in certi casi si è arrivati anche alla totale distruzione della produzione. Per quanto riguarda le mele, coltivate soprattutto sul litorale veneziano, dipende dalle varietà: tra le più colpite Rosy Glow, Gala, Golden, con danni che, da zona a zona, vanno da un 30 ad un 70 per cento della produzione; queste varietà hanno subito anche la ruggine con un deprezzamento del prodotto».

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Lido di Venezia: vaccinazione in spiaggia, dosi esaurite. E sabato 19 si replica

Ven, 18/06/2021 - 22:01

Missione vaccini in spiaggia compiuta, al Lido di Venezia, per il camper dell’Ulss 3 Serenissima. Il primo “Vax day on the beach” ha fatto il pienone tra residenti, bagnanti e qualche turista. Circa sessanta persone si sono vaccinate questo pomeriggio davanti al palazzo della Mostra del cinema, a seconda dell’età e delle valutazioni in anamnesi, con il vaccino J&J o Pfizer. Molti i ragazzi che si sono presentati overbooking chiedendo di essere comunque vaccinati in libero accesso.

L’iniziativa si è concentrata principalmente sulla fascia di popolazione che va dai sessant’anni in su, alla quale e stato proposto il vaccino J&J in monosomministrazione. Una sola dose “on the beach”, quindi, per venire incontro alle esigenze di vacanzieri, residenti e turisti locali. Si è deciso poi di destinare molte dosi extra di Pfizer ai giovani che si sono prenotati e presentati in libero accesso (dopo la precedenza che è stata data agli over sessanta).

Domani, sabato 19, dalle 9 alle 12, il camper vaccinale dell’azienda sanitaria replica l’iniziativa all’interno della stessa isola veneziana, davanti alla chiesa di Sant’Antonio.

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Basilica della Salute, restauri con il bonus facciate

Ven, 18/06/2021 - 15:03

Il bonus facciate, una grande opportunità. Se ci voleva un esempio in più per convincersene, eccolo: servirà a sostenere gran parte della spesa per ripulire la facciata della basilica della Salute. L’agevolazione fiscale messa in campo dal Governo e dal Parlamento è uno degli strumenti che rendono possibile una serie di rilevanti interventi di manutenzione della basilica. Proprio in questi giorni, infatti, si sta aprendo il cantiere e stanno iniziando a salire le impalcature.

Più d’uno, in effetti, i lavori da realizzare: oltre alla pulitura dei marmi della facciata e al restauro di alcune delle statue che la adornano, si interverrà sul portone principale, che risulta deteriorato nella parte lignea e nella ferramenta. Inoltre si porrà mano al pavimento della rotonda grande, all’interno della chiesa del Longhena: gli intarsi marmorei tendono a sollevarsi e, prima che la situazione si faccia difficile, è opportuno porvi rimedio.

Un circolo virtuoso. Interventi rilevanti, appunto, e impegnativi dal punto di vista delle risorse: «Per fortuna – rileva il Rettore della basilica e Vicario episcopale per gli Affari generali, don Fabrizio Favaro – si può sfruttare il bonus facciate e, grazie ad esso, si può innescare un circolo virtuoso». L’agevolazione statale, infatti, consente di recuperare il 90% dell’importo speso, detraendolo dalle imposte e “spalmando” la detrazione in dieci anni. Per il 10% rimanente di risorse da trovare, si farà ricorso alla pubblicità. «Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Sovrintendenza – prosegue don Favaro – l’installazione di un pannello per banner. Ci saranno vincoli ben definiti, dovuti al prestigio e al significato simbolico della basilica, per cui compariranno pubblicità compatibili con essa; e nei giorni della festa della Salute non ci sarà alcuno spot, che verrà sostituito da immagini sacre». L’affitto dello spazio pubblicitario durerà per 12 mesi, eventualmente prorogabili fino ad un massimo di 30. Con questi ricavi, oltre a coprire il 10% dell’intervento non coperto dal bonus facciate, si riuscirà anche a restaurare i serramenti della basilica e a sostenere il costo del restauro, anch’esso appena avviato, della biblioteca monumentale del Seminario. L’intervento sulla facciata si concluderà entro la fine di quest’anno; gli altri cantieri avranno una durata massima di 24 mesi.
Giorgio Malavasi

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Festa di San Pietro di Castello al via, ma senza stand gastronomici

Ven, 18/06/2021 - 08:00

La celebrazione eucaristica in onore di Lorenzo Giustiniani, primo Patriarca di Venezia, aprirà domenica 20, alle 10, nella Basilica Concattedrale di San Pietro a Castello, le iniziative per la Festa di San Piero de Casteo 2021. La santa messa verrà officiata dal parroco don Narciso Belfiore.

Anche quest’anno, come già nel 2020, a causa della pandemia non sono previsti stand gastronomici e spettacoli in campo per evitare il rischio di assembramenti. «Ma – spiega il presidente del comitato organizzatore della festa Paolo Basili – abbiamo voluto dare un segnale, un gesto di incoraggiamento per la ripartenza. Il virus c’è e non possiamo ignorarlo, ma è venuto comunque fuori un bel programma, ci saranno le regate e piccoli eventi a numero chiuso. Il momento più atteso sarà la presenza del Patriarca Francesco in mezzo a noi domenica 27». Intanto in questo primo fine settimana, sempre domenica 20, dopo la messa nel pomeriggio in Basilica alle 18 ci sarà poi un concerto d’organo del maestro Claudio Micconi. Dopo questo “antipasto” il programma passa a venerdì 25, nel weekend clou della festa: alle 16 in patronato a San Pietro pomeriggio musicale con intrattenimento per i nostri “veci” con il complesso “I Leoni di San Marco” e rinfresco a seguire. Va precisato che tutti gli appuntamenti in cartellone sono ad entrata libera fino ad esaurimento dei posti, nel rispetto delle norme attuali in vigore per il contenimento del Covid-19. Sarà data priorità a chi ha effettuato la prenotazione per le iniziative che lo prevedono. Sabato 26 tornano le regate: partenza dal canale dei Bacini e arrivo nel canale di San Pietro. Alle 16 il via alla ventiseiesima edizione della regata delle Marie su mascarete: in premio una simbolica dote ricordando la tradizionale dote che veniva offerta dal doge ai tempi della Serenissima. Alle 17.15 la 44ma regata di San Pietro su pupparini a due remi. Intanto alle 17 in patronato a San Pietro tanto divertimento per i bambini con lo spettacolo di Burattini “Arlecchino, Brighella e il paese della pace” presentato dalla compagnia teatrale “Semprepronti”.

Completano la giornata alle 18 una visita guidata alla Basilica. Alle 18.30, 19.30 e 20.30 con partenza da campo San Pietro, tre escursioni guidate all’Arsenale in collaborazione con l’associazione “Il Sestante di Venezia”.
Lorenzo Mayer

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Venezia, scuole paritarie. Ici e Imu, accolto il ricorso: non devono pagare

Gio, 17/06/2021 - 14:55

Non svolgono attività commerciale, dunque non sono tenute al pagamento dell’Ici: cosi la VII sezione della Commissione tributaria regionale (Ctr) del Veneto si è pronunciata accogliendo i ricorsi in appello promossi dalle parrocchie veneziane di S. Giorgio, S. Maria del Suffragio e S. Barbara Vergine Martire. Sono state depositate nei giorni scorsi, infatti, le tre sentenze che, definendo altrettanti giudizi d’appello durati due anni e mezzo, non solo hanno accertato il diritto all’esenzione Ici degli immobili adibiti a scuola materna, ma hanno anche condannato il Comune di Venezia a rifondere a ciascuna parrocchia le spese legali.

La vicenda è sorta alla fine del 2015 quando il Comune di Venezia, a fronte di due opinabili pronunce della Cassazione, aveva deciso di recuperare l’Ici relativa al 2010 e 2011 disconoscendo l’esenzione d’imposta sugli edifici parrocchiali adibiti a scuola materna, sino a quel momento mai messa in discussione. La semplice previsione di una retta rende commerciale l’attività didattica: questa, in sintesi, la tesi del Comune. La difesa delle parrocchie (tramite lo Studio Eulex di Padova), invocava invece i principi espressi dalla Corte di Giustizia dell’UE e dava prova documentale della natura simbolica delle rette applicate: insufficienti a coprire i costi del personale docente. Se in primo grado la Ctp di Venezia aveva dato ragione al Comune, ora la Ctr – facendo applicazione dei principi elaborati dalla più recente e accorta giurisprudenza unionale e nazionale – ha ribaltato il risultato riconoscendo il valore assolutamente simbolico alle rette che “coprono solo una frazione del costo effettivo di gestione della scuola e di erogazione del servizio di istruzione”.

Non è la prima volta che la Ctr Veneto si pronuncia a favore delle parrocchie in materia di Ici: queste sentenze, infatti, si inseriscono in una battaglia giudiziale promossa dalla Fism (la Federazione Italiana Scuole Materne che in Italia rappresenta circa novemila realtà educative nel segmento zero-sei, per circa cinquecentomila bambine e bambini). Una battaglia che solo a Venezia ha visto coinvolti negli ultimi 5 anni più di 15 enti tra parrocchie, congregazioni e associazioni. Già la V Sezione alla fine del 2020, allineandosi alla giurisprudenza della Cassazione dell’ultimo biennio, aveva affermato lo stesso principio e, in un caso, condannato il Comune a rifondere le spese legali. Il Comune ora ha tempo sei mesi per impugnare le sentenze davanti alla Corte di Cassazione che, tuttavia, essendo giudice di legittimità, non potrà sindacare sulla valutazione di merito fatta dalla Ctr.

“Al di là delle posizioni processuali assunte resta la perplessità di fronte all’atteggiamento di un ente pubblico che, consapevole che questi enti erogano servizi didattici in costante perdita, riconoscendone il valore sociale e didattico, con una mano li aiuta a reggersi erogando fondi pubblici e con l’altra sembra quasi volerli gravare oltremisura con la richiesta di un’imposta non dovuta e costringendoli a difendersi in giudizio finanche davanti alla Corte di Cassazione” hanno sintetizzato i legali della Fism.

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Mestre: dimesso l’ultimo paziente, chiude il reparto Covid di Villa Salus. Si torna all’attività ordinaria

Gio, 17/06/2021 - 13:14

Gli ultimi pazienti del reparto covid di Villa Salus, a Mestre, sono stati dimessi in questi ultimi giorni oppure, completamente guariti dal covid, spostati in altro reparto. E così, dopo l’intensa attività della “seconda ondata” che da ottobre 2020 a oggi ha registrato circa 400 ricoveri nella struttura mestrina, chiude di nuovo il reparto covid. La prima chiusura si era registrata alla fine della prima ondata, a giugno 2020.

«Il nostro ospedale è covid hospital da marzo 2020 – afferma il primario Mauro Schiesaro – per un lungo periodo tutti i reparti sono stati convertiti in reparti covid, abbiamo raggiunto le circa 100 presenze covid contemporanee in questi ultimi mesi. Desidero ringraziare i medici, gli infermieri e tutti gli operatori che in questo periodo hanno svolto un lavoro instancabile con grande abnegazione».

«Ci siamo messi a completa disposizione dell’autorità sanitaria regionale – aggiunge Mario Bassano, AD Fondazione Villa Salus – e continuiamo ad esserlo fino a nuove disposizioni. E’ questa la funzione delle strutture sanitarie private: essere a supporto del territorio in ottica di sinergia, soprattutto di fronte alle emergenze. Ora torniamo a pieno regime con tutti i servizi ambulatoriali, nella speranza che non sia più necessario riaprire alcun reparto covid».

Tra le novità che riguardano ora la realtà di Villa Salus si segnala che, in occasione dell’emergenza sanitaria, la struttura ospedaliera ha assunto due medici endocrinologi che ora resteranno a svolgere attività specialistica. Ad arricchire l’Unità operativa di Medicina Generale diretta dal dottor Schiesaro anche un ambulatorio di Diabetologia. Di recente, inoltre, è stato introdotto a Villa Salus anche un servizio ambulatoriale di Logopedia per il paziente adulto.

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Veneto, il nuovo calendario scolastico: inizio e fine scuola differenziati per alunni piccoli e grandi. Vacanze di Natale lunghe

Mer, 16/06/2021 - 13:39

Via libera della Regione Veneto al nuovo calendario che fissa le date per l’Anno Scolastico 2021/2022.

“In accordo con l’Ufficio Scolastico regionale per il Veneto è stato scelto un avvio differenziato per le scuole del primo ciclo e del secondo ciclo” precisa l’Assessore all’istruzione, formazione e lavoro Elena Donazzan, evidenziando una delle principali novità.

Le scuole primarie e secondarie di primo grado inizieranno infatti lunedì 13 settembre 2021, concludendo le lezioni mercoledì 8 giugno 2022, mentre le scuole secondarie di secondo grado inizieranno la frequenza giovedì 16 settembre 2021 per concluderla venerdì 10 giugno 2022.

“Si tratta di una scelta nata da un’esigenza specifica – sottolinea l’Assessore Donazzan – che è quella di estendere il tempo dedicato alle attività di recupero e rafforzamento degli apprendimenti per le scuole secondarie di secondo grado, maggiormente interessate nel corso dell’anno scolastico 2020/2021 dalle sospensioni delle attività in presenza, disposte nell’ambito delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19”.

Novità anche per quanto concerne le vacanze natalizie che saranno particolarmente lunghe. Sono in fatti previste da venerdì 24 dicembre 2021 a sabato 8 gennaio 2022.

“Si è voluto in questo modo non solo consentire un miglior il recupero degli studenti, anche in termini di socialità, ma anche favorire il turismo in montagna, nelle città d’arte e in tutto il territorio del Veneto” precisa Elena Donazzan.

Infine, le vacanze pasquali sono previste dal 14 al 19 aprile 2022 e le scuole saranno chiuse anche dal 28 febbraio al 2 marzo 2022 in occasione del Carnevale e del mercoledì delle Ceneri.

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Sciopero di 4 ore, dalle 20 alle 20 di lunedì 21 giugno, per il personale di Avm-ctv

Mar, 15/06/2021 - 15:28

AVM/Actv informa che è stato proclamato, da parte di una sigla sindacale, uno sciopero nazionale di 4 ore dalle ore 20 alle ore 24 (salvo i tempi tecnici necessari per i trasferimento da e per i depositi aziendali) di lunedì 21 giugno, che potrà interessare il personale del Gruppo AVM e i servizi erogati, compresi i servizi di trasporto pubblico di navigazione, tranviario, automobilistico urbano e extraurbano, il People Mover e i parcheggi in struttura in gestione ad AVM.

Per il servizio di trasporto pubblico tranviario e automobilistico urbano e extraurbano la fascia oraria indicata (20:00-24:00) si riferisce all’arrivo e alla ripartenza dei mezzi da/per i depositi aziendali, conseguentemente il servizio terminerà la propria regolarità prima delle ore 20:00 e riprenderà successivamente alle ore 24:00, entro un lasso di tempo compatibile con il necessario rientro e uscita dei mezzi.

Nel servizio navigazione verranno garantiti i collegamenti minimi che verranno nei prossimi giorni pubblicati on line sui siti e nei canali aziendali.

Irregolarità nell’erogazione del servizio potranno essere riscontrate anche nell’accesso ai parcheggi in struttura (Autorimessa Comunale e Park Sant’Andrea a P.le Roma – Venezia | Park Candiani e Park Costa a Mestre) per i clienti in transito e al People Mover.
Per maggiori informazioni consultare i siti www.actv.it e www.avmspa.it, i canali social istituzionali @muoversivenezia e il call center Dime 041 041.

Di seguito le motivazioni dello sciopero, così come dichiarate dalla sigla sindacale che ha indetto lo sciopero:
· il mancato rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri Internavigatori (Mobilità TPL) e i relativi aumenti economici per il triennio 2018-2020;
· il persistere e l’aggravamento dei turni monta e smonta anche per gli spezzati;
· le soste fisiologiche in zone prive di servizi igienici;
· la situazione manutentiva dei mezzi, nello specifico del settore della navigazione, e su come si intenda procedere per attivare l’utilizzo dei finanziamenti assegnati da DM 527/2018 e DM 397/2019 per 131.318.375,57 euro;
· lo stato, la verifica e come si intenda procedere in merito ai mancati incassi per circa 500 mila euro di cui ne ha parlato la cronaca locale;
· le modalità e l’informativa “Sanificazione Giornaliera” e “Bonifica Generale” dei mezzi;
· le modalità di selezione interna di personale (es. da Ve.La. ad AVM/ACTV);
· il sub affidamento del servizio di navigazione denominato “Linea 9 collegamento Burano-Torcello e viceversa” per un importo complessivo di 69.615,00 euro ad ALILAGUNA, considerato anche che il consumo giornaliero di un motobattello, motore singolo, a tutta forza è di circa 150 litri di gasolio;
· il sub affidamento ad ATVO per “il servizio di trasporto persone sostitutivo della linea 12 nel tratto Treporti-Punta Sabbioni” da effettuarsi con autobus per un importo complessivo di 53.750,00 euro;
· il programma biennale degli acquisiti di beni e servizi 2020 – 2021 che “A causa dell’emergenza Covid-19 è stato elaborato per il solo 2020. La pianificazione per gli anni 2021 – 2022“ afferma “potrà procedere alla pubblicazione dei dati richiesti solo in presenza di elementi più stabili”;
· i “dati trasparenti” che risultano essere pubblicati (al 25/11/2020) gli importi percepiti dai dirigenti, con relativa percentuale della parte variabile – 30 %, al solo 2018;
· politiche per tutelare le professionalità e i salari;
· soluzioni alle criticità determinate dalle politiche di progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro anche e per la disdetta di accordi di secondo livello.

In termini di percentuale di adesione, non esistono proclamazioni di sciopero delle medesima sigla sindacale e della medesima durata (4 ore) con cui poter fare raffronto.

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Jesolo: prenotazioni alberghiere più che raddoppiate rispetto all’anno scorso. Maschio (Aja): «È ripresa, quasi normalità»

Mar, 15/06/2021 - 14:32

L’occupazione media della seconda metà di giugno, nei 372 hotel di Jesolo, si assesta sul 45%. Per i mesi di luglio e agosto siamo al 50% di occupazione prenotata.

Sono due dei dati rilevati che escono dal sistema di rilevazione H-Benchmark dell’Associazione Jesolana Albergatori.

L’anno scorso, nello stesso periodo, per i mesi di luglio e agosto, si registravano prenotazioni pari al 19% (quindi oggi sono più del doppio), con un consuntivo del 70% di occupazione media, con il 90% nel periodo centrale.

Il mercato estero, inoltre, è mediamente disposto ad acquistare un prodotto di valore superiore del 20%, evidenziando un maggiore potere d’acquisto.

«Il fatto che ad oggi siamo più avanti rispetto allo scorso anno – commenta il presidente Aja, Alberto Maschio – significa che la gente prenota prima, ridimensionando il fenomeno del last minute, dimostrando più serenità e tranquillità per gli spostamenti. Se il trend continuasse in questa direzione, l’auspicio è che si alzi il tasso medio di occupazione. Direi che, complessivamente, abbiamo un moderato ottimismo sull’andamento della stagione. Riusciremo a fare una stagione un po’ migliore dello scorso anno: non sarà ancora una stagione che ricorderemo negli annali, ma che sicuramente darà segnali di ripresa e miglioramento, auspicando che ritorneremo a parlare di normalità nel 2022».

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Nella fabbrica Fortuny alla Giudecca, trame segrete che non conoscono crisi

Lun, 14/06/2021 - 11:41

GV ha visitato la fabbrica, dove le lavorazioni dei tessuti preziosi sono top secret tanto che neppure gli operai conoscono tutti i passaggi. Quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita del fondatore.

 

Sono stati mesi duri, quelli in cui fabbrica e showroom Fortuny, con sede storica nell’isola della Giudecca, si sono dovuti rassegnare al lockdown. Ma solchi profondi si può dire non ne siano stati rilevati.
«Essendo rimasta più in casa, la gente ha pensato di rinnovare, sostituire, reinventare l’arredamento. E noi abbiamo cercato di rispondere subito alle richieste, inviando campioni e garantendo la massima disponibilità. Questo il risultato: siamo stati ripagati dalla gran voglia di “bello”». Carla Turrin, responsabile dello showroom attualmente in fase di restauro (i lavori proseguiranno per qualche settimana), apre le porte di un mondo che continua a custodire gelosamente i segreti di un’arte artigiana avviata da Mariano Fortuny nel 1922. Preceduta da un’attenta ricerca del personale, quasi interamente giudecchino, che richiese una quantità considerevole di tempo.

Il 2020, l’anno più fruttuoso in ambito artistico. È davvero una gradita eccezione poter conversare nello splendido giardino in passato appartenuto – e fortemente voluto per invitarvi i colleghi d’oltreoceano – alla designer americana Elsie McNeill Lee. Lei, che restò abbagliata dai tessuti firmati Fortuny, appositamente creati per il Carnavalet di Parigi, alla morte di Mariano divenne proprietaria dell’azienda, rilevandola nel ’51 su insistenza della vedova. Fino all’arrivo degli attuali proprietari, la famiglia Riad. «Insomma, dal punto di vista della produzione e della vendita non abbiamo subìto importanti flessioni. E in ambito artistico il 2020 ha rappresentato l’anno più generoso». La chiusura forzata ha portato infatti alla collezione “Imago”, presentata poche settimane fa, di ben 25 tessuti: numeri senza precedenti. Il tutto grazie all’inventiva del direttore artistico, che in fase di stop ha dato libero sfogo alla fantasia. Proponendo come fil rouge della collezione quel senso di rinascita cui tutti oggi aspiriamo. «Mariano Fortuny (di cui quest’anno ricorre il 150esimo dalla nascita, mentre nel 2022 si celebrerà il secolo di vita della fabbrica ndr) ha avuto l’intuizione di utilizzare questi spazi al termine della Prima Guerra mondiale, per realizzare un tessuto – commenta Turrin – che all’epoca, e in un certo senso tuttora, presentava una grande innovazione». Ossia l’utilizzo di un materiale semplice da reperire e relativamente economico come il cotone che, attraverso un particolare procedimento artistico, veniva trasformato. Così tanto da sembrare – allora come oggi – seta.

Un mondo segreto. «Il Fortuny rappresenta una punta di diamante della produzione tessile mondiale, realizzato in un luogo magico come questo». Blindatissimo al mondo esterno, per tutelare i segreti di una tradizione che non è mai mutata nel tempo. E lo stesso vale per i macchinari che inventò Mariano, manutenzionati dai dipendenti stessi in sede. Aspetti che non possono che contribuire a rendere l’azienda una realtà non clonabile, esattamente come i tessuti prodotti con grande maestria. «Ogni stoffa, anche se appartenente al medesimo articolo, è un capitolo a sé. Il che vuol dire che le nostre creazioni sono uniche, esclusive, non più riproducibili». Non a caso il motto dell’azienda è “tutte le produzioni sono belle, ma mai uguali”. «I lavoratori sono una trentina. Gli ingressi in azienda sono molto ponderati: si tratta di un posto particolare, in cui sono richieste persone con determinate qualità. Passione per il prodotto, pazienza e fedeltà». D’altronde per la segretezza, al Fortuny, «vi è una ricerca quasi spasmodica. Il risultato? Qui un gran ricambio generazionale non c’è, proprio perché la produzione è tenuta segreta, nonché suddivisa in comparti per tenere separati i vari passaggi. Pochi sono coloro che ne hanno accesso», riflette la responsabile, soffermandosi sui rapporti con l’estero. Mercato estero. Se grazie al contributo di McNeill Lee i tessuti Fortuny hanno raggiunto gli Stati Uniti – con cui c’è sempre stato un canale preferenziale – diventando dal ‘26 la distributrice esclusiva per il mercato americano, d’altro canto non va dimenticata l’Europa. Mentre per altre realtà («alcuni mercati hanno cominciato ad aprirsi e ad essere curiosi del “bello”, che non significa solo “fashion”») le cose hanno iniziato a muoversi solo nell’ultimo periodo. «Per il futuro, alla base c’è voglia di fare, di crescere. Chi lavora qui sente un forte senso d’appartenenza: questo è un luogo che ci portiamo dentro. Sempre. E non potremmo immaginarlo in nessun altro posto, se non a Venezia. Il Fortuny si nutre di ciò che lo circonda».

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Antonio, pellegrino tra Venezia e Padova, per rimandare al Signore Gesù

Dom, 13/06/2021 - 18:50

Nel corso della giornata di oggi, domenica 13 giugno, il Patriarca Francesco Moraglia ha recato la reliquia più insigne custodita fuori Padova dalla Basilica della Salute alla Basilica del Santo. Un cammino di fede e di carità per marcare un segno di vicinanza a coloro che hanno sofferto e stanno soffrendo a causa della pandemia. Questa l’intenzione del Patriarcato di Venezia nell’accogliere l’invito del Rettore della Basilica del Santo, padre Oliviero Svanera, rivolto nelle scorse settimane al Patriarca al fine di compiere una “peregrinatio” della reliquia dell’avambraccio custodita nel tempio votivo della Madonna Salute per il voto della Serenissima del 1651.

La partenza del pellegrinaggio dalla Basilica della Salute.

Infatti proprio su invito dei frati della Provincia di Sant’Antonio si è sviluppato questo cammino che ha toccato tre luoghi significativi per questo tempo di fatica e dolore: l’ospedale civile dell’Angelo di Mestre, la parrocchia di Sant’Antonio di Marghera, il Covid-hospital di Dolo. Tre tappe cadenzate da tre momenti di affidamento e di intercessione che si sono conclusi con la benedizione con la reliquia impartita dal Patriarca. Il servizio logistico è stato offerto dall’Arma dei Carabinieri, sia per il trasporto acqueo (fino a San Giuliano) sia via terra. Ad accompagnare il Patriarca, padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica del Santo e la comunità del Seminario Patriarcale con don Fabrizio Favaro, rettore sia del Seminario che della Salute, il vicerettore don Marco Zane e mons. Enzo Piasentin, padre spirituale.

Giunti nei pressi della Basilica del Santo a Padova il Patriarca, accompagnato da padre Svanera e da don Fabrizio Favaro, rettore della Basilica della Salute, è salito su un mezzo scoperto dei Carabinieri per raggiungere il sagrato ed entrare in chiesa, accolto dal vescovo delegato pontificio mons. Fabio Dal Cin e dal vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla.

 

La preghiera presso l’ospedale dell’Angelo a Mestre alla presenza delle autorità sanitarie

 

Nel corso della celebrazione della Santa Messa il Patriarca ha ricordato il senso e il valore del pellegrinaggio che «richiama anche oggi la volontà di ritornare a Dio, di rivolgersi a Lui, di convertirsi, ossia di camminare lungo le strade di Dio». Francesco Moraglia ha poi ripercorso le tappe di preghiera nei due ospedali: «Durante il tragitto ho ricordato coloro che hanno sofferto e chi ha pagato con la vita; in particolare – passando dalle parti di Mira e Borbiago – la dottoressa Samar Sinjab, medico di base, amata dai suoi pazienti, morta di Covid nell’aprile 2020 e poi sostituita dal figlio, anch’egli medico. Con lei vogliamo ricordare il sacrificio e il lavoro di tante persone (dalla sanità alle forze dell’ordine, da chi ha compiti di gestione e amministrazione della cosa pubblica alla protezione civile ecc.) che si adoperano per il bene e la salute di intere comunità locali».

Non è mancato un rinnovamento dell’appello per la liberazione del veneziano Marco Zennaro: «La sua salute fisica e psicologica desta gravi preoccupazioni confidiamo che le iniziative poste in atto a suo favore permettano risolvere la complicata vicenda, preghiamo affinché Marco possa al più presto essere restituito alla sua famiglia, così duramente provata da tale drammatica vicenda».

Il cuore della riflessione del Patriarca Francesco è stato tutto rivolto alla figura del grande santo portoghese: «Insigne e appassionato predicatore, tanto da essere proclamato da Pio XII “Dottore evangelico” per i suoi continui richiami al Vangelo, dotato di grande capacità d’attrarre la gente del suo tempo, Antonio ha portato quella Parola di Dio di cui noi oggi abbiamo più bisogno di ieri. Sì, soprattutto coloro che vivono il tempo della prova e della sofferenza, ma tutti abbiamo bisogno d’esser “ristorati” in primo luogo dalla Parola di Dio, perché il “ristoro” che ci serve per ripartire davvero non è solo quello economico (pur necessario) ma dell’anima, del cuore. È quel “ristoro” che dà senso e forza e fa amare la vera sapienza, come s’esprime la prima lettura: “La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto… L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile” (Sap 7,8.10-11). È quell’intreccio mirabile, ispirato dal Vangelo, che la tradizione cristiana ha sintetizzato nelle opere di misericordia materiali e spirituali, ad evidenziare la profonda unità dell’uomo e di come la fede cristiana tocchi profondamente ogni dimensione della vita».

La preghiera all’ospedale di Dolo: il saluto del direttore generale dell’Ulss3 Edgardo Contato

«L’uomo è un’unità vitale – continuava il Patriarca – e attraverso questo suo essere – materiale e spirituale – si rapporta con Dio, con gli altri e la realtà che lo circonda. L’antropologia biblica – la visione dell’uomo secondo la Scrittura – ci dice che l’uomo è nefesh (respiro e soffio vitale), è dotato di ruâch (vento e soffio divino, forza che viene dall’alto) e anche basâr (carne, relazione sociale, l’umanità che ci accomuna non senza debolezze e fragilità). Ma l’uomo rimane un tutto, distinto e non separabile, anche se già ai tempi di Gesù accanto al concetto di “carne” dell’antica concezione ebraica compare una nuova espressione – guf – che significa “essere cavo, incavato” che richiama un qualcosa, un corpo, che ha bisogno d’essere riempito, abitato e completato da un’anima. Praticare le opere di misericordia corporali e spirituali ci fa ritrovare l’unità e – per dirla con san Paolo – giungere “fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,13). Patrono dei poveri e dei sofferenti, Antonio è stato presto definito il “Santo dei miracoli” perché la sua fama di compiere prodigi – quando era in vita, subito dopo la morte e poi grazie alla sua continua intercessione – è stata sempre ben presente nel culto a lui riservato. Parecchi miracoli furono attribuiti lui vivente – anche se ci sono storici che dibattono sulla veridicità di taluni fatti – ed alcuni sono stati immortalati col linguaggio e le raffigurazioni dell’arte (la predica ai pesci, la mula che si prostra davanti alle specie eucaristiche, le guarigioni ecc.). Non mancano, peraltro, fonti antiche che attestano fatti prodigiosi con Antonio ancora in vita – alcune predizioni e profezie, la guarigione di una bambina rattrappita al passaggio del Santo per le vie di Padova ecc. – mentre non sussistono dubbi (ci furono ben due inchieste in proposito) sui miracoli operati dal Santo a favore di persone colpite da diversi tipi di infermità immediatamente dopo la sua morte e in occasione della traslazione della sua salma. Le inchieste arrivarono anche ad elencare, a mo’ di esempio e solo come alcune tra le tante, le più sicure, il numero e la tipologia di guarigioni operate “per i meriti del beato Antonio”. Ma questa serie di prodigi non si è fermata – i frati del Santo potrebbero testimoniarlo per esperienza diretta – ed anzi arriva ininterrotta sino a noi, oggi, confermando ed anzi rafforzando il carattere di “taumaturgo” proprio di sant’Antonio, invocato, venerato, ringraziato e amato da fedeli di tutto il mondo».

L’omelia del Patriarca nella Basilica del Santo a Padova

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Lido di Venezia, l’associazione “Mostra Lido” dona al Patriarca la maglia dell’Inter campione d’Italia

Dom, 13/06/2021 - 16:06

Nel novembre 2012, nove anni fa, pochi mesi dopo il suo ingresso alla guida del Patriarcato di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, tifoso dell’Inter fin da bambino, si vedeva recapitata dal presidente Massimo Moratti, il dono gradito di una maglia dell’Inter personalizzata con il suo nome. Nove anni più tardi, dopo la conquista del diciannovesimo scudetto, Il Patriarca Francesco ha ricevuto la maglia con cui la squadra ha raggiunto il titolo di campione d’Italia. Il numero 10 con la scritta Moraglia.

Una piccola sorpresa che l’associazione culturale “Mostra Lido”, presieduta da Luca Pradel, ha pensato per il compleanno del Patriarca di Venezia (il 25 maggio) ma che poi è ritardata di qualche giorno. La consegna (nella foto) è avvenuta in occasione della visita del Patriarca al Lido, a margine dell’inaugurazione della nuova sala polifunzionale della parrocchia di Sant’Antonio “sala Laguna” che sarà utilizzata anche dalla Mostra del cinema il prossimo settembre.

Un’occasione per l’associazione Mostra Lido che ha tra le sue finalità quella di promuovere iniziative legate al mondo del cinema, della cultura e dello sport, con attenzione particolare al festival del cinema.

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Venezia, il Patriarca inaugura Casa San Giuseppe: «Qui un centro propulsore di carità cristiana e di solidarietà umana»

Sab, 12/06/2021 - 20:55

«La nuova “Casa San Giuseppe” nasce con l’obiettivo di essere un centro propulsore di carità cristiana e di solidarietà umana, capace di coinvolgere le persone e le comunità, a partire dal tessuto ecclesiale, parrocchie, gruppi, associazioni della città di Venezia; il percorso di preparazione e realizzazione della struttura ha coinvolto e resi partecipi i parroci e le comunità della zona».

Un momento dell’inaugurazione

Lo sottolinea il Patriarca Francesco, inaugurando, nella tarda mattinata di sabato 12 giugno, il complesso alle Muneghette, nel sestiere di castello a Venezia.
Lo stabile, di proprietà di Ipav e concesso in comodato alla Diocesi, è stato oggetto di un intervento di adeguamento. Ora è pronto a svolgere la sua nuova funzione.

Casa San Giuseppe ospiterà la Caritas e la San Vincenzo, il Consultorio familiare diocesano con la sua attività formativa e terapeutica, e ci sarà la possibilità di accogliere ed ospitare singoli e, soprattutto, famiglie per un periodo limitato. Inoltre nella Casa vivrà una famiglia che si è resa disponibile per essere riferimento e appoggio per la Casa stessa e i suoi ospiti. Inoltre ci sono spazi adeguati e strutture a norma per offrire un pasto quotidiano o un letto a chi ne ha l’esigenza.

Casa San Giuseppe – rileva il Patriarca – non vuole essere e non sarà una semplice somma di servizi offerti ed opere assistenziali. «Qui si potrà venire per fare “esperienza” concreta di carità e di solidarietà, per vivere momenti di formazione e di crescita reciproca, per offrire e ricevere servizio, soccorso ed aiuto, in contatto e nel coinvolgimento di tante realtà sociali del territorio, cominciando dalle istituzioni. Qui, insomma, si tengono presenti alcuni bisogni specifici e difficoltà contingenti da affrontare, ma non si vuole fare mera assistenza ma aver cura dell’uomo nelle sue esigenze materiali e spirituali».

La struttura, conclude mons. Moraglia, «vuole essere così un segno, piccolo ma significativo, di come si possano coniugare solidarietà e sussidiarietà; vuole essere, tra le calli di Venezia, un seme di carità capace di suscitare in tanti maggiore condivisione e partecipazione, il desiderio di stringere legami fraterni nella vita della città. L’impegno – per tutti – è vivere e realizzare una cittadinanza più responsabile e solidale».

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L’istituto Berna di Mestre festeggia il suo primo secolo di vita

Sab, 12/06/2021 - 20:49

Compie il suo primo secolo di vita l’Istituto “Berna” di Mestre, realtà fondata nel 1921 dal Commendatore Pietro Berna e sin da subito supportata da Don Luigi Orione, padre della omonima Congregazione.

Per celebrare la ricorrenza la scuola ha organizzato un incontro nella parte antica del cimitero di Mestre, nel pomeriggio di venerdì 11 giugno. E’ stata scoperta una lapide commemorativa, donata da un cittadino, posta sulla tomba dei fratelli Pietro e Maria Berna in una cerimonia alla quale sono intervenuti in rappresentanza dell’Amministrazione comunale l’assessore ai Rapporti con le Municipalità Renato Boraso e l’assessore al Patrimonio Paola Mar.

Con loro presenti Pierangelo Salin e don Stefano Bortolato, preside e direttore dell’istituto Berna, e Paolo Lucarda, che ha donato l’opera. Prima di scoprire la lapide c’è stato un momento di preghiera e riflessione, guidato da don Stefano.

«Fa molto riflettere – ha affermato l’assessore Mar – il contrasto tra la grandezza delle opere dei fratelli Berna e il luogo umile in cui sono sepolti. Spesso chi fa del bene non fa rumore, ma iniziative come questa servono a mantenere vivo il ricordo e la gratitudine».

«Fare del bene porta sempre del bene» ha aggiunto Boraso – e lo si vede con l’istituto berna, un punto di riferimento sociale e culturale che ha visto transitare tante generazioni della nostra città».

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Venezia, il Patriarca inaugura Casa San Giuseppe: «Qui un centro propulsore di carità cristiana e di solidarietà umana»

Sab, 12/06/2021 - 11:59

«La nuova “Casa San Giuseppe” nasce con l’obiettivo di essere un centro propulsore di carità cristiana e di solidarietà umana, capace di coinvolgere le persone e le comunità, a partire dal tessuto ecclesiale, parrocchie, gruppi, associazioni della città di Venezia; il percorso di preparazione e realizzazione della struttura ha coinvolto e resi partecipi i parroci e le comunità della zona».

Lo sottolinea il Patriarca Francesco, inaugurando, nella tarda mattinata di sabato 12 giugno, il complesso alle Muneghette, nel sestiere di castello a Venezia.
Lo stabile, di proprietà di Ipav e concesso in comodato alla Diocesi, è stato oggetto di un intervento di adeguamento. Ora è pronto a svolgere la sua nuova funzione.

Casa San Giuseppe ospiterà la Caritas e la San Vincenzo, il Consultorio familiare diocesano con la sua attività formativa e terapeutica, e ci sarà la possibilità di accogliere ed ospitare singoli e, soprattutto, famiglie per un periodo limitato. Inoltre nella Casa vivrà una famiglia che si è resa disponibile per essere riferimento e appoggio per la Casa stessa e i suoi ospiti. Inoltre ci sono spazi adeguati e strutture a norma per offrire un pasto quotidiano o un letto a chi ne ha l’esigenza.

Casa San Giuseppe – rileva il Patriarca – non vuole essere e non sarà una semplice somma di servizi offerti ed opere assistenziali. «Qui si potrà venire per fare “esperienza” concreta di carità e di solidarietà, per vivere momenti di formazione e di crescita reciproca, per offrire e ricevere servizio, soccorso ed aiuto, in contatto e nel coinvolgimento di tante realtà sociali del territorio, cominciando dalle istituzioni. Qui, insomma, si tengono presenti alcuni bisogni specifici e difficoltà contingenti da affrontare, ma non si vuole fare mera assistenza ma aver cura dell’uomo nelle sue esigenze materiali e spirituali».

La struttura, conclude mons. Moraglia, «vuole essere così un segno, piccolo ma significativo, di come si possano coniugare solidarietà e sussidiarietà; vuole essere, tra le calli di Venezia, un seme di carità capace di suscitare in tanti maggiore condivisione e partecipazione, il desiderio di stringere legami fraterni nella vita della città. L’impegno – per tutti – è vivere e realizzare una cittadinanza più responsabile e solidale».

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Borbiago, martedì 15 un dialogo con don Marco Pozza

Sab, 12/06/2021 - 09:48

Incontro e dialogo con don Marco Pozza: è l’appuntamento di martedì 15 giugno, alle ore 20.30, nel chiostro del santuario di Borbiago.

L’iniziativa, promossa dalla parrocchia e aperta a tutti, è un’occasione per conoscere e confrontarsi con il giovane sacerdote padovano. Ordinato nel 2004, don Marco Pozza si segnala già nei primi anni da cappellano parrocchiale: colpito dall’assenza dei giovani alle celebrazioni eucaristiche, decide di incontrarli direttamente nei locali padovani all’ora dell’aperitivo: per questo motivo viene soprannominato “Don Spritz”.

Dal 2011 è cappellano presso il carcere di massima sicurezza “Due Palazzi” di Padova. Scrittore, tra i suoi libro da segnalare la trilogia teologica: L’imbarazzo di Dio (2014), L’agguato di Dio (2015) e L’iradiddìo (2017).

Il 6 novembre 2016, domenica del Giubileo dei carcerati, dopo una telefonata a sorpresa, è ricevuto privatamente da Papa Francesco a Casa Santa Marta in Vaticano, con un gruppo di detenuti padovani. Quell’incontro ha segnato l’inizio di una proficua collaborazione, attraverso diversi programmi televisivi andati successivamente in onda su TV2000 e su Nove. Dalle interviste televisive al Papa sono poi stati ricavati altrettanti libri: Quando pregate dite Padre nostro (2017), Ave Maria (2019), Io credo, noi crediamo (2020) e Dei vizi e delle virtù (2021).

A partire dal 2017 è presente anche su Rai 1 fra i conduttori della rubrica “Le ragioni della speranza”, lo spazio dedicato al commento del Vangelo all’interno del programma “A Sua immagine”.

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