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Trivignano e Santa Lucia Tarù: domenica 4 si presenta una ricerca sui caduti della Grande Guerra

Gente Veneta - Ven, 02/11/2018 - 05:37

Domenica 4 novembre le comunità di Trivignano e Santa Lucia Tarù ricorderanno i caduti della prima guerra mondiale quando, negli anni tra il 1915 e 1918, ben trentanove giovani vite sono cadute sui vari fronti europei o in prigionia; numero che per il paese ha significato la scomparsa di oltre il 30% degli uomini nella fascia d’età compresa tra i 19 e i 39 anni.

Nomi e figure che ormai pochissimi, a Trivignano e Santa Lucia Tarù, conoscono: è passato un secolo, i parenti più stretti sono morti e col tempo i ricordi si sono affievoliti anche nelle famiglie di origine. Proprio per non dimenticare e lasciare cadere ulteriormente nell’oblio il loro sacrificio, con senso di gratitudine, il Circolo Noi di Trivignano ha organizzato una celebrazione che riproponga alla memoria queste figure, attraverso foto e brevi biografie, nomi e cronistoria delle vicende che li portarono alla morte.

La commemorazione avrà luogo domenica 4 novembre, in due momenti: alle ore 10.30 la deposizione di una corona d’alloro al monumento; alle ore 16, in Sala San Marco, verrà distribuita la ricerca di Gastone Fusaro dalla quale l’evento ha preso spunto.

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Le dighe mobili siano presto finite e funzionino bene: l’auspicio del Patriarca per la tutela di Venezia e della laguna

Gente Veneta - Gio, 01/11/2018 - 23:56

«Le preoccupazioni ci sono… e per questo dico che sia la basilica di San Marco che la città di Venezia vanno rispettate, custodite e mantenute come realtà vive, di popolo. Speriamo quindi che – con il concorso di tutti – anche certi strumenti, progettati e da tempo in fase di definizione, a questo punto possano entrare presto in funzione e… soprattutto funzionino bene, per ridare speranza alla città e non far venire meno la fiducia nelle istituzioni».

Lo sottolinea il Patriarca, nelle ore che seguono l’alta marea eccezionale e l’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la nostra regione e, in essa, la città di Venezia.

«Nel momento culminante dell’acqua alta – ricorda mons. Moraglia – sono andato a vedere direttamente sia lo stato della Basilica, raggiunta dall’acqua in più punti, sia di Piazza San Marco. E proprio percependo la gravità della situazione ho voluto raccomandare soprattutto le persone e la loro incolumità alla Madonna Nicopeia e al patrono San Marco. In quei momenti la Basilica mi è sembrata l’immagine dell’intera città di Venezia nella sua congenita fragilità».

Una fragilità a fronte della quale vanno poste in campo intelligenza, tenacia e cura continua, perché solo interventi adeguati e una manutenzione ininterrotta rendono possibile una conservazione di lunga durata e di rilevante qualità.

«Non sono un tecnico – prosegue il Patriarca Francesco – e non sono in grado di quantificare i danni arrecati alla Basilica anche perché, oltretutto, in parte si potranno manifestare e verificare solo nel tempo». Ma, come detto, occorre dare continuità e completamento a tutti gli strumenti posti in campo per la tutela della città e della laguna. E il riferimento alle dighe mobili, la cui costruzione è avviata da tempo e di cui da anni si attende il completamento, appare evidente.

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Mestre, il Patriarca in cimitero: impariamo a rendere ragione meglio della nostra fede

Gente Veneta - Gio, 01/11/2018 - 21:43

Imparare a rendere ragione di più e meglio della propria fede, grazie a una maggiore esperienza e a migliori conoscenze delle cose di Dio.

È l’invito-augurio che il Patriarca fa ai presenti nella chiesa del cimitero di Mestre, riflettendo sulle letture dell’Eucaristia odierna, nell’omelia della Messa celebrata nel pomeriggio di giovedì 1° novembre.

C’è una frase attribuita a Yuri Gagarin – ricorda il Patriarca – che sarebbe stata pronunciata dal cosmonauta durante il suo famosissimo viaggio nello spazio, il primo di un essere umano in orbita attorno alla Terra, il 12 aprile 1961. Gagarin avrebbe detto: «Qui in cielo non vedo alcun Dio».

Quella frase, che doveva fungere da sostegno fondamentale dell’ateismo di Stato dell’Unione Sovietica, in realtà deforma e tradisce ciò di cui vorrebbe parlare: Dio.

Mons. Moraglia sottolinea invece come un’esperienza straordinariamente umana, come l’amore, dica molto di più anche rispetto a Dio: «I fidanzati, gli innamorati hanno dei loro simboli, dei linguaggi, dei codici espressivi che vanno aldilà del linguaggio e del codice stesso usato: cioè dicono di più del codice usato. Cosa vuol dire, allora, la parola “cielo”? Gesù non è andato in cielo, Gesù è il cielo. Dobbiamo quindi capire che il linguaggio è finalizzato a una realtà; invece noi tendiamo a fare del simbolo il fine. Il linguaggio è cioè espressivo di una realtà, ma è anche ingabbiato in una logica umana insufficiente ad esprimere il mistero. Gesù, perciò, non va in cielo ma è il cielo. Se non capiamo questo, potremmo salire anche più in alto di dov’è andato Yuri Gagarin e dire come lui “io qui non vedo nessun Dio”».

Ma Dio e la fede sono un’altra cosa. Consapevolezze da acquisire coltivandole. Cioè andando oltre quel livello troppo diffuso di conoscenza minimale delle cose di Dio: quello di chi si ferma alla catechesi fatta entro i 12-13 anni, prima della Cresima. E poi stop.

Certo – riconosce il Patriarca Francesco – nella storia ci sono anche tanti santi che non hanno avuto un’enorme cultura: «Ma avevano una grande esperienza di Dio. La conoscenza di Dio i santi se la facevano in ginocchio, alzandosi presto al mattino e stando dinanzi al Signore. Per noi, allora, c’è bisogno di riscoprire le certezze della fede, di imparare o di tornare a imparare la grammatica della fede. Così ritroveremo anche la consapevolezza e la completezza della fede cristiana». (G.M.)

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Veneto, si offrono 700 posti di lavoro. Mercoledì 7 il giorno dell’incontro tra domanda e offerta

Gente Veneta - Gio, 01/11/2018 - 19:28

Sono aperte le selezioni per partecipare alla prima edizione di IncontraLavoro, l’evento di incontro tra aziende e disoccupati/inoccupati promosso da Regione Veneto e Veneto Lavoro in programma mercoledì 7 novembre in 13 Centri per l’impiego della regione, in occasione dell’Italian Employers’ Day 2018.

Durante la giornata centinaia di cittadini in cerca di lavoro, opportunamente selezionati dagli operatori dei servizi per l’impiego sulla base dei 100 mila profili già presenti nei database pubblici e tra quanti si candideranno nei prossimi giorni, avranno l’opportunità di incontrare aziende e agenzie per il lavoro del territorio e svolgere colloqui di lavoro per le posizioni in linea con il proprio curriculum vitae.

In Veneto sono quasi 200 le aziende coinvolte dall’iniziativa per un totale di circa 700 posti di lavoro disponibili.

IncontraLavoro si svolgerà nei Centri per l’impiego di Arzignano, Bassano del Grappa, Belluno, Legnago, Mestre, Mirano, Padova, Rovigo, San Bonifacio, Schio, Treviso, Verona e Vicenza.

Per candidarsi a una o più offerte di lavoro è possibile rivolgersi presso uno dei Centri per l’Impiego che ospitano l’iniziativa o registrarsi online alle preselezioni, seguendo le istruzioni indicate alla pagina www.cliclavoroveneto.it/incontralavoro. Completata la registrazione, i candidati avranno la possibilità di essere selezionati per svolgere i colloqui di lavoro relativi alle posizioni di proprio interesse nella giornata del 7 novembre. I dettagli dell’eventuale appuntamento saranno comunicati direttamente dal Centro per l’Impiego ai candidati selezionati.

La partecipazione all’evento è completamente gratuita.

Tutte le informazioni sull’iniziativa e l’elenco dei Centri per l’Impiego presso i quali si svolgerà l’evento sono disponibili sul sito di ClicLavoro Veneto, www.cliclavoroveneto.it.

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Casa di Anna a Zelarino: al via, con l’agronomo, gli eventi che uniscono campi e cultura

Gente Veneta - Gio, 01/11/2018 - 12:17

Una lezione in campo, ovvero una passeggiata con l’agronomo Luca Conte tra le coltivazioni di Casa di Anna, a Zelarino. È stato il primo appuntamento, sabato 27 ottobre, di una ricca serie di proposte lanciate da Casa di Anna, la fattoria biologica e sociale fondata e sostenuta dalla famiglia Pellegrini.

Un’occasione per riconoscere, con la guida di Conte, come lavorare con la natura, anziché contro di essa, non solo porti a mangiare cibi più sani, ma accresca la consapevolezza dei consumatori: si impara a riconoscere tecniche, varietà, stagionalità, differenze tra gusti e consistenza dei prodotti nel campo e sulla tavola… La lezione si è poi conclusa con la degustazione dell’agriturismo di Casa di Anna.

L’evento di sabato 27 avrà un seguito con due interventi del cuoco olistico Sara Todeschini: sabato 17 novembre presenterà il metodo della latto-fermentazione per la conservazione delle verdure, mentre sabato 23 febbraio intratterrà con gli stili di cottura in cucina.

Il secondo filone è dedicato al cinema. “Documentari d’autore su sostenibilità e inclusione”. Un aperitivo in agriturismo, la proiezione del film alla presenza dei registi e un dibattito informale davanti a un bicchiere di vino e una fetta di torta della casa. L’apertura della rassegna sarà con Giovanni Pellegrini, regista e fratello di Anna, ci è dedicata la Casa.

Primo di cinque appuntamenti, venerdì 9 novembre, ‘Bring the sun home’ di Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini. Due gruppi di persone e due civiltà, lontanissime tra loro, entrambe impegnate per il sostegno dell’ambiente tramite l’utilizzo dell’energia solare. Seguono ‘Bandiza’ di Alessio Padovese, in programma venerdì 30 novembre. Un documentario veneto sul tema del diverso. ‘I’m in love with my car’ di Michele Mellara e Alessandro Rossi verrà proiettato venerdì 18 gennaio 2019. Una riflessione su come l’automobile influenzi i nostri stili di vita. Il quarto appuntamento è fissato per venerdì 8 febbraio, con ‘Niente sta scritto’ di Marco Zuin sul tema della disabilità. Chiude questo filone degli Itinerari ‘Unlearning’ di Lucio Basadone, Anna Pollio e Gaia Basadone, sul tema del consumismo e sul viaggio di una famiglia verso la libertà dalle catene della modernità.

Il terzo filone è un percorso tra arte, cultura, religione e cibo, dal titolo “Le cene e i Vangeli nell’iconografia Rinascimentale”. Tre serate che porteranno ad apprezzare 3 opere d’arte approfondendo il brano evangelico che rappresentano, gustandone le caratteristiche storico-artistiche e assaggiando quei cibi che appaiono nei quadri.

Don Fausto Bonini, già direttore di Gente Veneta e parroco del Duomo di Mestre, presenterà l’opera dal punto di vista biblico-teologico. Matteo Piccolo, Conservatore dei Beni storico-artistici, presenterà tratterà il punto di vista storico artistico. La cuoca dell’agriturismo Casa di Anna proporrà piatti realizzati con i cibi dipinti nella tela. Primo appuntamento venerdì 23 novembre con ‘Le Nozze di Cana’ del Tintoretto, in cui avrà un ruolo essenziale il vino. Seguirà l’appuntamento del 1° febbraio 2019 con ‘Cena a Casa di Levi’ del Veronese. Sarà un’occasione per degustare alcuni piatti della cucina veneta rinascimentale. Chiuderà ‘L’Ultima Cena’, opera di Jacopo da Bassano: al centro i cibi ebraici della tradizione pasquale.

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Centro Kolbe di Mestre: il 5 novembre festa per gli 86 anni di padre Ruffato

Gente Veneta - Gio, 01/11/2018 - 08:22

Sarà soprattutto una festa per il compleanno numero 86 del fondatore, padre Francesco Ruffato. Metà della sua vita corrisponde all’incirca all’età della sua creatura, il Centro culturale Kolbe, che il frate francescano fondò nel 1976, insieme ad alcuni laici perlopiù della parrocchia del Sacro Cuore.

Lunedì 5 novembre la festa inizierà alle ore 17, nei locali del Centro, in via Aleardi 156, con l’inaugurazione della mostra “cckolbe – storie di carta”. Proseguirà poi, alle 17.45, con una tavola rotonda dal titolo “cckolbe – quo vadis?” e proseguirà con una serata di gala dedicata, appunto, a dire grazie a padre Ruffato.

Centro Kolbe quo vadis?, dove vai? è in effetti una domanda pertinente all’inizio del triennio del nuovo presidente del centro culturale. Dal luglio scorso, infatti, Rossella Neri, che ha guidato il Kolbe per sei anni, ha lasciato il timone a Enrico Nanni.

Impiegato in Telecom fino alla pensione, 73 anni, Enrico Nanni già dal 2001 si è impegnato fattivamente nel centro culturale: «Adesso – spiega – si tratta di prendere atto delle situazioni mutate nel panorama culturale ed economico. Le risorse per la cultura sono sempre più esigue e i soggetti disposti a erogare contributi sempre meno numerosi. Allora bisogna, da un lato, fare di necessità virtù; e dall’altro inventare strade nuove per andare avanti trovano nuove vie per mettere a posto i conti». Un triennio, insomma, all’insegna del significato etimologico della parola “crisi”: trasformare la difficoltà in opportunità.

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“Luci nella notte”, l’annuncio del Vangelo in corso a Rialto. Il Patriarca: «La bellezza è la santità, donata a tutti»

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 21:39

«La bellezza di questa notte è la santità e la santità è quel dono che Dio fa a tutti, nessuno escluso». Lo ha posto in rilievo il Patriarca nell’omelia della Messa appena celebrata nella chiesa di San Giovanni Elemosinario, nei pressi del ponte di Rialto.

L’occasione è l’ormai consueto appuntamento con “Luci nella notte”, l’evangelizzazione di strada condotta nella notte che precede la festa di Tutti i Santi e che, da alcuni anni, è stata deformata da feste importate e lontane dalla nostra tradizione.

Un folto gruppo di giovani ha partecipato alla liturgia e si è preparato ad uscire in calle per annunciare il Vangelo ai passanti, invitandoli a entrare un momento in chiesa, sostando dinanzi a Gesù Eucaristia.

«La cosa più bella e importante, che non ci deve vedere perdenti – ha proseguito mons. Moraglia – è proprio la santità. La santità vuol dire celebrare l’Eucarestia adorandola, lasciando che quelle parole e quei gesti, quella frazione del pane e del vino cambino la nostra vita. La notte dei santi è la notte in cui torniamo a sperare, perché siamo creature nuove in Gesù».

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Mestre: in Santa Rita concerto di Ognissanti con i Pueri Cantores del Veneto

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 14:48

Ultimo concerto della Rassegna promossa dall’Associazione Grande Organo di Santa Rita. Protagonista, giovedì 1° novembre, alle ore 17, per il concerto di Ognissanti, il coro dei Pueri Cantores, diretto da Roberto Fioretto e con Francesco Leporatti all’organo. L’ingresso è libero.

Il programma prevede: Angelo Bernardelli, “Oltre”; Alberto Grau, “Acto Del Mar” (operetta ecologica in quattro parti); Johannes Brahms (1833 – 1897), “Denn alles Fleisch, es ist wie Gras” (da “Ein Deutsches Requiem”); Claudio Monteverdi (1567 – 1643), “Gloria” – “Sicut Erat in Principio” – (Finale “Magnificat” da Vespro della Beata Vergine); Arvo Pärt, Salve Regina; Robert Ray, “He never failed me yet” (libro di Daniele – Antico Testamento); Giuseppe Verdi (1813-1901), “Oh Signore Dal Tetto Natìo” (dall’opera “I Lombardi alla Prima Crociata”) -“S’appressan Gl’Istanti” (dall’opera “Nabucco”) -“Le Zingarelle” (dall’opera “Traviata”); Gioacchino Rossini (1792 – 1868), “Questo è un nodo avviluppato” (dall’ opera “Cenerentola”); Donald Patriquin, “J’entends Le Moulin”.

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Cimiteri di Venezia e Mestre: lavori per sette milioni negli ultimi tre anni

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 13:51

In tre anni sono stati fatti lavori per quasi 7 milioni di euro nei cimiteri del Comune di Venezia e resi visitabili 4000 ossari.

Sono i numeri forniti stamattina dal sindaco Luigi Brugnaro, nel corso di un sopralluogo al cimitero di Mestre, alla vigilia della giornata della commemorazione dei defunti.

“Quella che stiamo mettendo in campo è una manutenzione continua e costante”, ha affermato Brugnaro: “Stiamo monitorando l’accessibilità, il decoro, i parcheggi, lo stato delle tombe. Posso dire che oggi, grazie all’impegno degli operatori comunali e di Veritas, ho trovato le strutture meglio di come le ho trovate la prima volta. I marciapiedi, i cordoli, le vetrate che abbiamo sistemato non fanno notizia e non tornano a posto in un giorno, ma sono interventi importanti nell’interesse della collettività. Ci vuole rispetto per ogni singola sensibilità – ha sottolineato il sindaco – solo così si costruisce la città del futuro”.

Complessivamente l’Amministrazione comunale ha stanziato quasi 6,7 milioni di euro per interventi puntuali nei cimiteri della città.

Nel dettaglio 3,5 milioni sono stati destinati a favore del camposanto di San Michele in Isola, dove si è proceduto con il ripristino delle coperture del 16esimo recinto, dell’ottavo, del 21esimo, del terzo e, per quanto riguarda il settimo, sono già stati stanziati i fondi. Nel ventesimo si è proceduto con la messa in sicurezza dei salizzoni e della loro pavimentazione e il restauro delle scale e dei percorsi interni. Infine per la chiesa e il convento sono stati stanziati altri 90mila euro per l’adeguamento impiantistico e il restauro dei monumenti del chiostro.

A Murano e a Pellestrina sono andati invece 350 mila euro: 185mila al primo per il ripristino delle coperture e dei paramenti lapidei dei recinti 1 e 7 e 165mila al secondo per il ripristino degli ossari e il restauro della Chiesetta.

In terraferma invece quasi 2 milioni di euro sono stati destinati al cimitero di Mestre, dei quali 1 milione è andato per il risanamento strutturale, il rifacimento delle coperture, delle pensiline e il ripristino dei lucernari dei fabbricati A, C, D del reparto 5.

L’altro milione è andato rispettivamente per il restauro della chiesetta, dei loculi dei reparti 1, 2 e 4 e 5 e il restauro dei muri perimetrali dei reparti 1, 2 e 3. Infine, per altri 800mila euro, si è intervenuto al cimitero di Marghera dove, con 199mila euro, si stanno eseguendo i lavori di ristrutturazione della Chiesa e del campanile, al cimitero di Chirignago dove, con 562 mila euro, si eseguiranno, nel 2019, i lavori di ripristino funzionale delle cappelle funerarie di famiglia e i loculi perimetrali dei campi e al cimitero di Favaro dove, sempre nel 2019, inizieranno i lavori, per ulteriori 63mila euro, di sistemazione dell’entrata vecchia del cimitero.

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Carabinieri e Polizia locale donano abiti alla Caritas

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 12:04

I Carabinieri di Venezia, insieme alla Polizia Locale, hanno consegnato questa mattina alla Caritas, presso la chiesa di San Luca, un carico di indumenti – per la gran parte nuovi – da regalare ai poveri della città. L’iniziativa è partita dalla sezione veneziana dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri (presieduta dal Luogotenente Ilio Cofanelli), su input di Maurizio Francesconi, già Ispettore Capo della Polizia municipale, oggi in pensione, che promuove servizi di solidarietà di questo tenore almeno tre o quattro volte l’anno, riuscendo a coinvolgere sia l’Arma dei Carabinieri che la Polizia Locale, coordinata dal Commissario Capo Gianni Franzoi. Le borse contenenti gli abiti donati sono state consegnate al volontario della Caritas Lucio Borghi.

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Venezia: la basilica della Salute e altri quindici siti si coloreranno di rosso, il 20 novembre, a sostegno delle minoranze religiose

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 12:00

Venezia si colorerà di rosso. La Basilica della Salute e il Canal Grande saranno rivestiti con le tinte del sangue e del martirio.

Dopo Roma, Parigi e Rio de Janeiro, sarà dunque Venezia a tingersi di rosso per sottolineare il valore e il dramma del martirio dei cristiani oggi nel mondo.

Martedì 20 novembre, vigilia della festa della Salute, una quindicina di siti in città verranno illuminati da fari rossi per richiamare l’attenzione verso le persecuzioni alle minoranze religiose di tutto il mondo, in particolare verso i cristiani. È una iniziativa congiunta del Patriarcato di Venezia e di Acs, Associazione per la Chiesa che Soffre.

Il Direttore di Acs Italia, Alessandro Monteduro, afferma: «Vogliamo squarciare il velo sulle coscienze, creato dal virus dell’indifferenza, il primo male verso le minoranze religiose, dopo il quale vengono l’intolleranza e le persecuzioni. C’è troppa ignavia e vigliaccheria verso le minoranze perseguitate nel mondo, specialmente per i cristiani».

L’evento è collegato con il tradizionale pellegrinaggio dei giovani della Diocesi presso il santuario della Madonna della Salute: la Basilica, tanto cara ai veneziani, sarà colorata di rosso proprio nell’ambito di questo momento di preghiera.

Sarà un modo per ricordare e affidare alla Vergine i molti fratelli nella fede che soffrono a causa dell’estremismo e dell’intolleranza.

Un caso significativo di questi giorni è la liberazione di Asia Bibi, vicenda di cui Acs si è fatta carico. La scarcerazione di questa donna pakistana è per Monteduro «fonte di felicità indescrivibile, un grande momento per i cristiani del Pakistan e il trionfo della libertà religiosa, tutelata dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Auspichiamo che possa segnare l’avvio di una revisione normativa della legge pakistana sulla blasfemia del 1986, che è stata fonte di persecuzioni e sofferenze».

Marco Zane

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Pakistan, Asia Bibi assolta. L’ex ministro Paul Bhatti: «Un passo avanti per le minoranze religiose»

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 10:29

«La liberazione di Asia Bibi è un momento di soddisfazione e segno di speranza, dono anche dell’operato e del sacrificio di mio fratello»: commenta così la liberazione della donna pakistana Paul Bhatti, fratello e successore del ministro pakistano Shahbaz Bhatti, assassinato nel 2011.

Nel 2010 Asia Bibi, di fede cattolica, era stata condannata a morte per blasfemia.

Il 19 giugno del 2009 venne arrestata nel suo villaggio: alcune sue colleghe, per un diverbio sorto lavorando (Asia era una bracciante a giornata) la accusarono di aver offeso Maometto. Da allora è iniziato un vero calvario: un anno di carcerazione, poi la prima sentenza, con condanna piena, senza attenuanti.

Il marito ha intentato negli anni molti ricorsi e iniziative giudiziarie per ottenere la sua assoluzione. E il mondo cristiano da allora si è battuto per lei, in primis il martire Shahbaz Bhatti, eroico difensore di tutte le minoranze religiose del Pakistan.

«Ci sono state molte pressioni internazionali, non ultima quella recente del Parlamento canadese, per chiedere ai giudici e ai politici pakistani di dimostrare che il nostro Paese è in grado di controllare gli estremismi e tutelare le minoranze religiose» continua Paul Bhatti.

Significativa è la sentenza: 57 pagine, nelle quali si dimostra l’innocenza di Asia Bibi e si ricorda che l’Islam non consente l’uccisione di un innocente e predica il perdono.

Per Paul Bhatti si tratta di una sentenza importante: «Il giudice della Corte Suprema del Pakistan ha sottolineato la sua fede musulmana». Si tratta, dunque, non solo di un evento politico ed umanitario, ma di una nuova comprensione della fede, per consentire la convivenza pacifica di tutte le religioni in Pakistan.

Ora la preoccupazione principale è tutelare la sicurezza di Asia e della sua famiglia. Paul Bhatti ricorda che «anni fa, quando ero ministro, ebbi molte difficoltà a far espatriare una ragazza accusata di blasfemia: fu necessario un elicottero per portarla via dal carcere, davanti al quale si erano raccolte circa diecimila persone. Per fortuna oggi molte persone si sono rese disponibili ad ospitare Asia e la sua famiglia in Italia, Francia e Canada».

Marco Zane

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Acqua alta eccezionale a Venezia: uno spavento utile per finire il Mose?

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 08:59

Da una decina d’anni mancano sempre tre anni all’inaugurazione del Mose. Chissà che l’acqua alta eccezionale di lunedì 29 riduca finalmente quest’intervallo di tempo che ci separa alla chiusura dei lavori per le dighe mobili.

Sì, perché siamo fatti così, cioè maluccio: serve uno spavento per accelerare l’impegno e fare una certa cosa. Poi, se lo spavento passa e si torna al tran-tran, la tensione per realizzare quel certo obiettivo si rilassa e i tempi si allungano.

Perciò verrebbe da dire che è stata quasi provvidenziale la marea a 156 centimetri dell’altro giorno: ha creato molti disagi e danni, per fortuna non alle persone. E ha mostrato al mondo che, dopo la tragica mareggiata del 1966, non si è ancora risolto il problema di Venezia.

Siamo ad un passo, in realtà: il 94% delle opere del Mose è stato compiuto. Mancano gli ultimi interventi, che non sono inezie: valgono alcune centinaia di milioni di euro. Ma i soldi risultano stanziati; perciò i tempi così dilatati – incessantemente dilatati – per finire i cantieri sono difficili da capire. L’acqua granda di martedì ha consentito al sindaco Brugnaro di parlare del tema con i ministri Salvini e Toninelli, a ulteriore conferma che è nell’emergenza che si riesce ad accelerare. L’auspicio è che si arrivi alla ripresa definitiva dei cantieri e li si porti a conclusione. Perché il Mose non sarà il progetto migliore, ha punti critici, ha avuto un percorso accidentato…: ma è quello che abbiamo.

Non solo: è opportuno che si metta nero su bianco che sarà lo Stato a sostenere il costo non lieve della manutenzione continua delle paratoie. Nessun’altra istituzione sarebbe in grado di reggere una spesa simile; ma non garantire la manutenzione equivarrebbe a inchiodare il Mose sul fondo della laguna, entro breve, e a inchiodare Venezia ad un destino da Atlantide.

L’impegno sulla manutenzione continua, infine, avrebbe un valore simbolico ed educativo, dal punto di vista civico: la continuità in un impegno è una virtù che nel nostro Paese è carente. Lo mostra, appunto, la necessità di allarmi e spaventi per realizzare le opere. Chissà che l’emozione per una città divenuta, per alcune ore, un lago aiuti ad educarci – singolarmente e collettivamente – alla continuità.

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San Marco, l’acqua alta ha invecchiato di 50 anni le basi di alcune colonne

Gente Veneta - Mer, 31/10/2018 - 08:29

«La Basilica soffre delle stesse difficoltà di Venezia in momenti tragici come questi». Lo afferma don Antonio Senno, procuratore di San Marco e delegato del Patriarca per la Basilica, all’indomani della marea eccezionale di lunedì 29 ottobre, che non non ha risparmiato la cattedrale dell’Evangelista.

Con i 156 centimetri registrati intorno alle ore 15, sono stati allagati il Nartece, il Battistero e la cappella Zen. L’acqua è penetrata filtrando anche in prossimità della porta della Nicopeia e nella cripta, dove si trovano le tombe dei Patriarchi, ma non in rilevanti quantità.

«Purtroppo l’acqua salmastra accelera il processo di deterioramento dei marmi, invecchiandoli in poche ore anche di cinquant’anni – dice ancora don Antonio Senno – abbiamo dei capitelli che si stanno sbriciolando».

Il Patriarca Francesco ha seguito con apprensione l’evolversi della situazione, affidando Venezia e i veneziani alla Madonna Nicopeia.

Allagamenti notevoli si sono registrati nei corridoi del piano terra del Palazzo Patriarcale e nel chiostro di Sant’Apollonia. Nella basilica di Torcello, di competenza della Procuratoria, sono stati registrati circa 10 cm di acqua e qualche danno anche all’accesso del campanile.

Allagando il 77% della superficie della città, innumerevoli sono stati i danni ai piani terra, dove ancora vivono tante famiglie veneziane, e ai negozi. E in serata la marea è tornata a salire ancora. (M.Z.)

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Dopo l’acqua alta, da mercoledì riaprono tutte le scuole. Resta chiusa (fuga di gas) la “Valeri” di Venezia

Gente Veneta - Mar, 30/10/2018 - 17:50

In seguito all’eccezionale acqua alta che ha interessato Venezia negli ultimi giorni e in vista della riapertura delle scuole della Città di ogni ordine e grado prevista per domani, mercoledì 31 ottobre, i tecnici del Comune di Venezia, assieme a quelli di Ames, hanno effettuato nella giornata di oggi una serie di sopralluoghi e di interventi di pulizia che, grazie all’impegno dei dipendenti comunali e della società partecipata, continueranno anche dalle ore 7 di domani mattina, così da permettere il regolare svolgimento delle lezioni.

All’esito del monitoraggio è emerso che tutte le scuole dell’infanzia e gli asili nido potranno essere riaperti regolarmente ad eccezione della scuola d’infanzia comunale Diego Valeri (Dorsoduro, Fondamenta dei Cereri 2447/i, dietro Piazzale Roma), dove è stata rilevata una perdita di gas dal pavimento. Italgas, Vigili del Fuoco e Manutencoop sono già all’opera per risolvere il guasto, ma si è ritenuto di non riaprire la scuola per la giornata di domani.

Mercoledì 31 ottobre inoltre, come comunicato dal Settore Sport del Comune di Venezia, potranno riprendere anche tutte le attività ludico/sportive nelle palestre e in tutti gli spazi dedicati a tali discipline.

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Marghera e Camponogara: due momenti di preghiera, con Anmil, ricordando le vittime del lavoro

Gente Veneta - Lun, 29/10/2018 - 12:48

Molta gente, venerdì 26 nella chiesa del Gesù Lavoratore a Marghera, per la Messa in cui si è pregato per i caduti sul lavoro.

La celebrazione di una liturgia in memoria delle persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro è stata promossa dalla presidenza provinciale dell’Anmil, l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, guidata nel Veneziano da Paolo Veclami.

L’Eucaristia, presieduta dal parroco don Maurizio Macchi, è stata concelebrata da don Marco De Rossi, direttore della Pastorale Sociale del Lavoro del Patriarcato di Venezia, con una buona rappresentanza degli Associati Anmil Onlus di Venezia con le bandiere.

Presenti il Vice Prefetto Sebastiano Cento, la Delegata del Sindaco di Venezia Chiara Visentin, il Presidente della Autorità Portuale di Venezia Pino Musolino, il presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, il Vice Questore Eugenio Vomiero, il Tenente Colonello della Guardia di Finanza Paolo Zemello. Ha animato la liturgia il Gruppo Corale Coro delle Cime dello Stabilimento Petrolchimico di Marghera.

Nella foto di apertura un altro momento di raccoglimento promosso dall’Anmil veneziana: quello del 14 ottobre a Camponogara, sempre per le vittime degli incidenti sul lavoro. Al centro il parroco di Camponogara, don Pietro Toniolo.

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Fare il catechista, sinonimo di crescita nella fede personale. Un ruolo che necessita dell’alleanza con i genitori

Gente Veneta - Sab, 27/10/2018 - 19:46

«Quando chiediamo qualcosa a Gesù, Lui ci accontenta sempre?». Si è aperto con questo interrogativo l’incontro di questo pomeriggio, presso la chiesa di San Benedetto, tra il Patriarca Francesco e i bambini, i ragazzi e i genitori dell’iniziazione cristiana della collaborazione di Campalto-Tessera. «Ci accontenta sempre, ma non sempre come noi vorremmo poiché Lui conosce qual è il nostro vero bene. Nessuna preghiera è inutile o va persa: Dio ci risponde sempre facendoci delle sorprese», la risposta di mons. Moraglia che ha condiviso con i presenti anche alcuni aneddoti della sua vita privata, come il momento in cui decise che avrebbe fatto il prete. «La decisione fondamentale della mia vita – racconta – è avvenuta grazie all’incontro con un prete. Nella vocazione l’importante è compiere gesti nella verità: dobbiamo essere sinceri, attenti, responsabili e poi, ad un certo punto, dobbiamo fidarci».

È seguito poi il dialogo con i catechisti e gli educatori che, proprio come i più giovani, hanno sollevato alcune domande. «A voi interessa crescere personalmente nella fede? La fede si accresce donandola. Fare il catechista presuppone una preparazione, ma lo si diventa scegliendo di esserlo. Significa crescere nella fede personale, rispondere alla propria vocazione battesimale. Il discepolo di Gesù è colui che riconosce la mano del Signore nella propria vita», commenta il Patriarca, sottolineando come anche all’interno della comunità più piccola, i catechisti debbano portare con sé la propria peculiarità, preghiera, preparazione. E un altro aspetto messo in luce da mons. Moraglia è stato quello dell’importanza del far rete. «Per esperienza mi sono fatto l’idea che i problemi di certi bambini provengano dagli adulti. In questa società è venuta meno la famiglia: ecco perché è necessaria un’alleanza, una rete educativa. Il coinvolgimento dei genitori è decisivo e su questo dobbiamo spenderci di più in quanto noi, come catechisti, da soli non ce la facciamo. È importante dunque che nel progetto educativo parrocchiale venga posto il tema dei “genitori dei nostri ragazzi”».

Marta Gasparon

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Il Patriarca ai malati e agli anziani della collaborazione: «Sappiate valorizzare tutte le stagioni della vita»

Gente Veneta - Sab, 27/10/2018 - 18:04

Riscoprire il valore dell’età avanzata, anche attraverso il Sacramento dell’unzione degli infermi che non deve spaventare ma anzi, deve essere accolto come un dono, come un segno della grazia di Gesù. È questo il messaggio rivolto questa mattina dal Patriarca Francesco ai malati e agli anziani della collaborazione pastorale di Campalto-Tessera riuniti nella chiesa dell’Annunziata per la S. Messa. «Siete importanti per la Chiesa – continua mons. Moraglia – ed essa offre questo Sacramento non per concludere la vita, ma per vivere meglio il periodo in cui vengono meno le forze. Ci sono alcuni doni che Gesù vuole dare a chi riceve con fede tale segno. Il primo, aiutarvi a vivere serenamente il tempo della malattia, alleviando i dolori del fisico. Il secondo, alleggerire la vostra anima eliminando quei residui del peccato. Oltre alla debolezza del fisico, infatti, c’è anche quella dell’anima. Quello che ricevete è un dono importante».

I capelli bianchi, le rughe sul volto sono una ricchezza, un valore aggiunto. «Secondo la Sacra Scrittura – conclude il Patriarca – una vita lunga è un dono particolare di Dio. È importante, dunque, valorizzare tutte le stagioni della vita».

Marta Gasparon

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Riscoprire il valore del rapporto personale con gli altri. L’invito del Patriarca alla collaborazione pastorale di Campalto-Tessera

Gente Veneta - Sab, 27/10/2018 - 11:46

«E’ più difficile di quello che pensiamo riuscire ad avere uno spirito saggiamente critico. Credo che la sfida educativa abbia qui il suo inizio: aiutare noi stessi e gli altri – i giovani in modo particolare – ad avere uno sguardo critico su quella che è la proposta che viene fatta comunemente. E’ inquietante il pensiero unico dominante che, senza che ce ne accorgiamo, ci porta tutti a ragionare nello stesso modo, a non avere la capacità di percepire che potrebbero esserci anche altre risposte». È una delle riflessioni condivise ieri sera dal Patriarca Francesco durante l’assemblea della collaborazione pastorale di Campalto-Tessera – presso il patronato di Campalto – dal titolo “La Chiesa in uscita che legge i segni dei tempi”. Un tema importante, quello della necessità di assumere uno spirito critico, da mettere in atto anche nei confronti dei potenti mezzi di comunicazione con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Solo così, infatti, non saremo condizionati e dominati da loro.

Perché se è vero – chiarisce il Patriarca – che certi strumenti di comunicazione tendono a rendere spesso superfluo il rapporto umano fra le persone, è altrettanto vero che dobbiamo imparare ad imporci il rapporto personale con gli altri. «Il rapporto umano non è mai superfluo – commenta – e dobbiamo avere il coraggio di dire che i mezzi di comunicazione ci fanno contattare ma non incontrare le persone. Recuperare quel rapporto che è la relazione interpersonale: questo è importante. Ricordiamoci che mille contatti valgono meno di un incontro personale con l’altro».

Un altro tema affrontato è stato quello del senso del limite che significa riconoscere che, anche potendo, io non devo pretendere di essere tutto e di fare tutto. «Muoverci in questa prospettiva – afferma mons. Moraglia – ci riconcilia col nostro essere uomini. Il senso del limite cosa comporta? Il rispetto della vita nella consapevolezza che essa non è un assoluto eterno, ma che noi abbiamo una parabola».

Marta Gasparon

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«L’autocritica fa parte della saggezza umana». Il messaggio del Patriarca nel corso della Visita pastorale alla collaborazione di Campalto-Tessera

Gente Veneta - Ven, 26/10/2018 - 19:39

«Chi fa autocritica vuol dire che ha in mano la sua vita. Ci vuole più coraggio a fare autocritica a qualunque età e qualunque esperienza si abbia. L’autocritica fa parte della saggezza umana. Le nostre risorse nascono proprio dalle nostre fragilità». Sono le parole che il Patriarca Francesco ha espresso poco fa nel corso dell’incontro, al Forte Rossarol, con le comunità gestite dalla Cooperativa Coges, in occasione della Visita pastorale alla collaborazione di Campalto-Tessera iniziata nel primo pomeriggio.

«Ricordiamoci una cosa: nella vita – continua – solo le cose che costano fatica lasciano un segno». E mons. Moraglia si è soffermato inoltre sull’importanza del rapporto con Dio. Da soli, infatti, non siamo in grado di farcela e di trovare una risposta alle domande della vita.

Marta Gasparon

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