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Dai 7 agli 85 anni: in patronato l’uncinetto è per tutte le età

Gente Veneta - Lun, 08/04/2019 - 14:59

Lavori a uncinetto piccoli, semplici e colorati: è questa la chiave del successo dell’iniziativa “Il Filo dell’Amicizia”. Piccole mattonelle della misura di 15×15 cm in filo acrilico colorato per costruire un albero di Natale da esporre in Via Garibaldi. L’iniziativa è nata nel patronato Salesiano Leone XIII, del sestiere di Castello, grazie a due giovani donne, Ornella e Selena, che dal 19 gennaio di scorso sono partite a comporre i primi pezzi dei 1000 quadratini di stoffa necessari all’impresa, basandosi su un’idea già realizzata nel comune di Trivento in Molise.

«L’anima dell’iniziativa è stare assieme, costruire qualcosa di bello e variopinto. Ognuno farà un piccolo pezzo del lavoro ma il risultato finale sarà un successo di tutto il gruppo», racconta Ornella. Perché il bello di questa iniziativa è che a lavorare all’uncinetto, ogni sabato pomeriggio in patronato, è un gruppo di persone di età diverse, come se il filo lavorato all’uncinetto unisse le generazioni. Il tutto, con uno scopo benefico.

Al primo progetto dell’albero di Natale si è infatti aggiunto l’obiettivo di creare un arazzo, sempre in patchwork fatto ad uncinetto, di 12 metri per 4, da esporre sul campanile di san Pietro di Castello, in occasione della festa patronale del prossimo giugno. I quadrati di stoffa, usati in questa occasione, saranno più grandi, 40cmx40 e verranno successivamente venduti come cuscinetti, dopo opportuna trasformazione, per raccogliere fondi a favore del reparto di Pediatria dell’Ospedale Civile di Venezia. I

l gruppo si è ampliato settimana dopo settimana, e con Ornella e Selena sono affluite persone di ogni età: la più giovane è una bambina di 7 anni e la più anziana è invece la scoppiettante signora Vilma, nata nel 1933. Molte delle ragazze più giovani hanno imparato a lavorare ad uncinetto proprio agli incontri del sabato pomeriggio tra le ore 16 e le 17, orario in cui il gruppo si trova per qualche chiacchera e tanto lavoro. Camilla, Emily e Maria, rispettivamente di 12, 13 e 11 anni hanno aderito al gruppo «perché è una nuova esperienza e per passare assieme del tempo». Emily sapeva già lavorare a uncinetto, mentre le altre due hanno imparato dalle donne più mature. Vilma, ad esempio, non sa usare l’uncinetto e quindi lavora a maglia: «Mi piace stare in compagnia, discutere, anche se sono anziana, ho 85 anni, ma c’è sempre da imparare dalla vita. Sono nata con la guerra e non c’erano tutte queste belle iniziative quando ero giovane. Vengo qui con mia figlia che mi accompagna». L’iniziativa è a buon punto, ma servono sempre mani nuove per lavorare a uncinetto, per chi fosse interessato a partecipare, in qualunque forma, anche lavorando a casa e poi portando i quadrati di tessuto già completati, le porte sono aperte. Per informazioni e per adesioni contattare il gruppo Facebook “Il Filo dell’Amicizia”.
Maria Giovanna Romanelli

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I dipinti della veneziana Clarice Renier per rendere più accogliente Radioterapia dell’ospedale dell’Angelo

Gente Veneta - Lun, 08/04/2019 - 14:37

Presentati questa mattina, all’Ospedale dell’Angelo di Mestre, i nuovi dipinti di Clarice Renier, realizzati nell’ambito del progetto di umanizzazione delle sale del Reparto di Radioterapia del nosocomio mestrino.

Al simbolico taglio del nastro erano presenti, oltre all’artista, il direttore della Funzione ospedaliera dell’Ulss 3 Serenissima, Michele Tessarin, il primario del Reparto di Radioterapia oncologica, Imad Abu Rumeileh, a presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, la consigliera della Lilt – Lega italiana per la Lotta contro i tumori della sezione provinciale di Venezia, Paola Toniolo, e la consigliera della Municipalità di Chirignago Zelarino Luisa Rampazzo.

I 28 nuovi pannelli, animati da fiori, stelle e pesci multicolori, completano il ciclo pittorico dell’artista veneziana – la cui prima tranche era stata inaugurata nell’ottobre del 2016 – realizzati con l’obiettivo di rendere più accoglienti gli spazi del Reparto radioterapico, accompagnando e sostenendo i pazienti oncologici durante il difficile periodo delle terapie.

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Fanno un video, nel porto di Venezia, ispirato all’Otello di Verdi: premiati gli studenti del liceo “Rosselli” di Castelfranco

Gente Veneta - Lun, 08/04/2019 - 13:54

Fanno un video, ambientato nel porto di Venezia e ispirato a Otello di Giuseppe Verdi. Sono gli studenti della classe 5BL a indirizzo audiovisivo e multimediale del Liceo artistico Carlo Rosselli di Castelfranco Veneto, vincitrice grazie a quel video del concorso creativo Pixel Trailer: Otello in porto.

Domenica 7 aprile sono stati premiati dal sovrintendente della Fenice, Fortunato Ortombina, e da Federica Bosello, Responsabile Promozione e Rapporti Istituzionali di Autorità di Sistema Portuale.

Accompagnati dai docenti A. Rota, V. Mimo, L. Santi e Beltrame, i venticinque studenti autori del video vincente – che è già online nel sito e nei canali social della Fondazione Teatro La Fenice – hanno ricevuto una targa-ricordo in occasione della loro partecipazione alla recita di Otello al Teatro La Fenice e sono stati inoltre invitati dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale per una speciale visita guidata alle infrastrutture portuali.

Significativa la risposta da parte delle istituzioni scolastiche del territorio: hanno infatti partecipato al concorso duecento studenti provenienti, oltre che dal Liceo artistico Carlo Rosselli di Castelfranco Veneto, anche dal Liceo artistico Michelangelo Guggenheim di Mestre, dal Liceo artistico statale di Treviso, dal Liceo artistico Nani Boccioni di Verona e dal liceo artistico Marco Polo di Venezia.

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Jesolo, Palaturismo gremito per la Festa dei Ragazzi. Il Patriarca: «Saltate la mediocrità di chi non ha un progetto. Con Gesù diventerete santi di gioia»

Gente Veneta - Dom, 07/04/2019 - 11:04

«Preparatevi a saltare la mediocrità di chi non ha un progetto. Perché nella vita ci sono anche le trappole, ci sono le strade che qualcuno vi dice essere facili. Ci sono le trappole della droga, del sesso a pagamento o per interesse, l’illusione di arricchirsi con il gioco d’azzardo… Il santo è colui che incontra Gesù nella propria vita».

Sono alcune delle parole centrali che il Patriarca Francesco rivolge ai 2400 ragazze e ragazzi che gremiscono il Palaturismo di Jesolo Lido. Si sta svolgendo la Festa diocesana dei Ragazzi e da tutta la Diocesi sono convenuti tanti gruppi.

Nell’omelia della Messa che apre la Festa e ne è il culmine, mons. Moraglia spiega: «Il santo è colui che spiritualmente è in grado di correre e saltare, che è agile. Ma se non c’è un progetto, una direzione, questo non si può fare. Per questo è importante che sentiate dire queste cose adesso, nelle prime pagine della vostra vita. È come se saltiate adesso, facendo una danza all’inizio del progetto della vostra vita».

Il santo, insomma, è colui che salta il grande ostacolo della vita. E l’ostacolo più pericoloso e difficile da affrontare «è la mediocrità, il non metterci la faccia, il non dire sì o no».

«Voi avete tutta la strada della vostra vita davanti – prosegue il Patriarca – e dovete chiedervi e capire come volete viverla». Certo, anche quando si è imboccata la direzione giusta, la fatica non ci è risparmiata: «La gioia non ve la regalerà mai nessuno. La gioia si conquista così come si impara a saltare. E serve fatica per fare questo. Ognuno di voi deve pensare di essere come Giuseppe dell’Egitto, che è arrivato ad una posizione importante attraverso un cammino lento. Non abbiate paura di dovervi preparare».

Per saltare di gioia, per diventare santi di gioia – come suggeriscono le parole chiave di questa festa die Ragazzi – bisogna applicare quella verità di cui era diventato precocemente consapevole Carlo Acutis, il ragazzo morto pochi anni fa, campione di tecnologia e di fede, che la Chiesa riconsoce come Venerabile e che il Patriarca cita: «“Nasciamo tutti come gli originali, il rischio è che viviamo come fotocopie”».

(con la collaborazione e le foto di Pierpaolo Biral)

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«Aiutiamo i ragazzi stranieri a trovare lavoro» (e paga l’Austria)

Gente Veneta - Sab, 06/04/2019 - 10:54

Tutto è partito dalle chiacchierate del giovedì alla Casa di Amadou. Qui, nello spazio offerto alla Cita da don Nandino Capovilla, i ragazzi stranieri in procinto di ottenere un permesso (di soggiorno o di protezione umanitaria), hanno modo di confrontarsi, di parlare tra loro, di sentirsi un po’ più “a casa”, grazie anche alla presenza di alcuni volontari. Da quelle chiacchierate emergeva di continuo un problema: «Una volta ottenuto il permesso, i ragazzi escono dal sistema di accoglienza istituzionale e devono trovare il modo di mantenersi da soli, con un lavoro e un alloggio. Ma non è semplice», spiega Betta Tusset, che fa parte di Casa di Amadou (nel frattempo diventata associazione) e che, in risposta a queste sollecitazioni, ha avviato il progetto Jumping. Il tutto grazie una proficua triangolazione con l’Austria. Qui ha sede la Fondazione Kahane che ha accolto, vagliato e infine finanziato il progetto. «La Fondazione – racconta – è stata creata da una famiglia austriaca negli anni ’90 e da allora finanzia in tutto il mondo progetti sociali». L’incontro è stato casuale, grazie a una presentazione a Venezia del libro sulla Casa di Amadou, alla quale era presente un membro della famiglia Kahane: «La figlia si è interessata a noi e ha ipotizzato la possibilità di finanziarci», racconta Betta che ha dunque elaborato il progetto di orientamento, promozione, ma anche accoglienza temporanea di giovani stranieri: il tutto sintetizzato dalla parola “jumping”, per indicare il “salto” da compiere una volta ottenuto il permesso. Perché quello non è il traguardo, ma è solo il punto di partenza.

Il primo progetto di sei mesi. Il primo progetto, della durata di sei mesi, è terminato proprio in questi giorni e ha riguardato 10 giovani, tutti intorno ai vent’anni, di provenienza africana. A loro è stato offerto l’alloggio, ma soprattutto hanno ricevuto gli strumenti adeguati per “spendersi” nel mondo del lavoro. A cominciare dall’apprendimento della lingua italiana, grazie alla partnership con il Centro di lingua e cultura italiana della diocesi, che offre corsi linguistici a Mestre. «E’ prevista una frequenza assidua, quasi quotidiana, e così si ottengono risultati ottimi in breve tempo». La lingua è il primo mattone: «Purtroppo molti ragazzi, ospiti nei centri di accoglienza più grandi, come quello di Cona, che ora è stato chiuso, pur essendo nel nostro territorio da anni, parlano pochissimo l’italiano, perché non hanno avuto la possibilità di apprenderlo». La casa è l’altro “mattone”. I dieci ragazzi sono stati alloggiati in due appartamenti, presi in affitto regolarmente dall’associazione: «Uno è al Lido, affittatoci da una famiglia trovata attraverso conoscenze in parrocchia. L’altro a Malcontenta, trovato tramite agenzia. Va detto che sono davvero pochi i privati disposti ad affittare agli stranieri. Nel caso del Lido, la famiglia è entrata in contatto con i ragazzi e si è sviluppato un bel rapporto». In appartamento i ragazzi si arrangiavano di tutto e questo ha contribuito a sviluppare la loro autonomia. Erano però seguiti costantemente dalle due referenti del progetto: Betta Tusset e Marta Battistella. La sede di Jumping è in via Piave e non è un luogo casuale, viste le difficoltà di convivenza, ma anche le tante iniziative messe in campo dalla gente del quartiere. Nella sede c’è un ampio spazio per incontri pubblici e in questi mesi sono state ospitate anche altre associazioni (è in corso DonnArte, una mostra realizzata al termine di un laboratorio multietnico) in uno scambio reciproco di esperienze e umanità.

Attitudini da sviluppare. Qui i ragazzi del progetto hanno individuato con le due referenti i percorsi da intraprendere per trovare un lavoro, in linea con le proprie attitudini e capacità. Sono stati fatti numerosi colloqui, è stato spiegato loro come attivarsi nella ricerca. Perché il progetto punta prima di tutto a renderli autonomi, capaci di districarsi nel nostro mondo, tra burocrazia, annunci di lavoro e, purtroppo, tanta diffidenza. Alla fine sono stati avviati i tirocini lavorativi: tre nell’edilizia grazie al Ceve, Centro Edili Venezia, due nell’agricoltura biologica, uno nel campo della panetteria (grazie al Mulino Quaglia di Padova), mentre quattro ragazzi hanno “studiato” da aiuto pizzaioli. I tirocini sono stati co-finanziati dall’associazione e hanno prodotto i risultati sperati. «Sei ragazzi hanno iniziato ora a lavorare, con un contratto. In qualche caso è solo stagionale, ma è un primo passo», spiega la referente. Gli altri stanno concludendo il tirocinio e si spera possano ottenere lo stesso risultato positivo. Per loro il progetto è concluso, anche se avrà un’appendice: «Alloggeranno per altri sei mesi in due appartamenti trovati grazie ai contatti dell’associazione. Pagheranno l’affitto, ma diversamente non avrebbero trovato alloggio, proprio per la diffidenza di cui si diceva».

Un nuovo finanziamento per nove mesi. E il progetto riparte: la fondazione Kahane ha finanziato un nuovo progetto, stavolta della durata di nove mesi, accogliendo la richiesta dell’associazione di lavorare per più tempo con queste persone, in modo da renderle maggiormente autonome. Riguarderà altri dieci ragazzi, in questo caso alloggiati in due appartamenti, uno alla Cita e l’altro a Malcontenta. «Avendo più tempo a disposizione cercheremo di attivare altre competenze, come imparare la gestione del denaro, saper gestire una casa, come cercare attivamente lavoro. Cercheremo inoltre – prosegue la referente – di coinvolgere imprenditori del territorio, perché vengano a parlare del loro lavoro, del loro ambito professionale». «Lo scopo – conclude Betta Tusset – è lavorare oltre l’emergenza della prima accoglienza. Non siamo un’istituzione, ma una semplice associazione di volontariato. In futuro vorremmo che questo progetto si rendesse autonomo, trovando altri finanziamenti. Ci sono competenze e conoscenze da non sprecare. Inoltre, si è creata una bella rete di relazioni con tante realtà cittadine, che generano risorse positive». Solo mettendosi insieme, infatti, si può abbattere il muro della diffidenza.
Serena Spinazzi Lucchesi

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Apre il “San Giorgio Café”, il primo café – ristorante nell’isola di San Giorgio Maggiore

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 22:08

Apre da sabato 6 aprile il “San Giorgio Café”, il primo café – ristorante nell’isola di San Giorgio Maggiore, con l’oste e cuoco, non chef come ci tiene a precisare, Filippo La Mantia.

Il progetto, che dà lavoro a nove dipendenti, tra cuochi e personale, tutti veneziani, è stato fortemente voluto dalla Fondazione Giorgio Cini al fine di valorizzare i servizi di accoglienza nell’isola.

Un luogo di ristoro per coloro che durante il giorno giungono in visita a San Giorgio era infatti diventato necessario: <San Giorgio era un posto da visitare ma non da vivere. L’arte della cucina e della cultura gastronomica non potevano mancare – ha affermato Pasquale Gagliardi, Segretario generale della Cini – È da quando sono arrivato, 20 anni fa, che aspettavo che questo progetto si realizzasse>.

Il ristorante è l’ultimo tassello posto dalla Fondazione per rendere San Giorgio abitabile. Già da sei anni infatti alla Cini sono stati realizzati alloggi per studenti e ricercatori con 90 posti letto. Ma non mancano nuove iniziative: ulteriore sogno è la realizzazione di un orto, con un contadino che se ne prenda cura costantemente, affinché il raccolto sia utilizzato per il menù del ristorante.

Prodotti a km zero fin da subito però proverranno da orto e cantina della comunità dei monaci benedettini dell’Abazia di San Giorgio, compreso il vino di Praglia.

Il progetto dello spazio è stato affidato a Ilaria d’Uva che con la sua azienda dal 1959 è impegnata nello sviluppo di tecnologie e servizi museali in Italia. <Non ci siamo mai occupati di ristorazione, ma quando la Fondazione Cini mi ha proposto questa sfida ho accettato subito> ha riferito, spiegando che da alcuni anni gestisce il servizio delle visite guidate della Fondazione e l’iniziativa della “caffetteria museale”, come le piace chiamarla, infine rientra in un’operazione culturale.

Oltre ottanta sono i coperti del ristorante, di cui una cinquantina nel dehors, uno spazio rinnovato e accogliente accanto alle mura benedettine della Fondazione, con suggestiva vista su Bacino San Marco e Riva degli Schiavoni. Nonostante gli spazi ristretti, Electrolux ha allestito una cucina professionale e Reggiani l’illuminotecnica che ben si è sposata con il progetto di interior design dello studio Paolo Richelli. <Sarà un luogo dove la gente potrà sentirsi come a casa. Nel menù saranno sempre presenti risi e bisi, spaghetti al pomodoro o alle vongole> ha detto infine La Mantia.

Il nuovo spazio, contemporaneamente bar, café, bistrot e ristorante, è aperto tutti i giorni, ad eccezione del mercoledì, a partire dalle ore 10 con la colazione, per poi proseguire con la cucina aperta tutto il giorno. La cena invece sarà disponibile il venerdì e il sabato o su richiesta per eventi speciali.

Francesca Catalano

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Il card. Coutts a Mestre: «In Pakistan, dopo il 2001, tutta la nostra vita di cristiani è diventata una Via Crucis»

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 21:41

«Prima potevamo anche noi fare una Via Crucis e delle processioni per le strade. Ora, dopo l’11 settembre 2001, tutta la nostra vita è diventata una specie di Via Crucis. Perché è cambiato tutto. Ci sono tanti attacchi portati da kamikaze. E noi viviamo in una continua tensione: quando e dove sarà il prossimo attacco? Non si sa, ma ci sarà».

Lo dice il card. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan. Oggi pomeriggio, a Mestre, ha portato la sua testimonianza di un cristiano che vive in un Paese a stragrande maggioranza musulmana e in un clima difficile.

«Da noi non è facile essere cristiani», ha proseguito il cardinale pakistano: «Abbiamo libertà di praticare la religione, il governo ci dà una certa sicurezza ma sempre in una condizione di grande tensione. Viviamo da cristiani e testimoniamo la nostra fede, ma siamo in un Paese dove il 95 per cento degli abitanti sono musulmani».

Il cardinale ha ricordato il ministro Bhatti, assassinato per la sua politica di tutela e sostegno alle minoranze in Pakistan. E ha menzionato Asia Bibi, la donna che ha trascorso anni in carcere e ha rischiato la morte per una mai dimostrata accusa di blasfemia.

«Noi cristiani pakistani – ha proseguito il cardinale – abbiamo tante scuole, ospedali, opere caritative per tutti; opere che sono apprezzate anche dai non cristiani. I musulmani, in particolare, apprezzano queste cose, ma gli estremisti islamici no. E allora la vita normale diventa una Via Crucis».

Nel suo racconto, fatto davanti a centinaia di giovani e adulti, che hanno partecipato alla Via Crucis diocesana, dalla chiesa di San Girolamo a quella di San Lorenzo, il cardinale pakistano ha terminato dicendo: «Ci sono tanti buoni musulmani che vengono con noi e che dimostrano come l’Islam sia religione di pace. Perciò sono grato di pregare oggi con voi e vedere la vostra fede, specialmente quella dei giovani, site voi che dovete cambiare il mondo e certi atteggiamenti…».

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Il card. Coutts (Pakistan) dal sindaco di Venezia: «Per noi è importante sapere di non essere dimenticati»

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 21:23

«Per noi è molto importante sapere di non essere dimenticati ed avere opportunità come queste»: lo ha sottolineato questo pomeriggio, a Ca’ Farsetti, il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo metropolita di Karachi, in Pakistan, incontrando il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro; insieme a loro erano presenti all’appuntamento il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, il direttore della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) Alessandro Monteduro e l’assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia, Simone Venturini.

«Quando mi è stato chiesto di illuminare Ca’ Farsetti e i principali edifici cittadini di rosso come segno di solidarietà da parte di tutta la Città ai cristiani perseguitati nel mondo – ha detto il Sindaco Brugnaro – non ho avuto alcuna esitazione. Oggi, incontrare il cardinale Coutts mi ha permesso di manifestargli personalmente tutta la nostra vicinanza. Venezia, che nella storia è sempre stata luogo di integrazione e di coabitazione tra le grandi religioni, sarà sempre baluardo di libertà e difenderà, in ogni occasione, il diritto di ciascuno di professare, nel rispetto delle regole, il proprio credo».

«Sono grato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, al Patriarcato e al Comune di Venezia per avermi dato l’opportunità di parlare della comunità cattolica del Pakistan», ha dichiarato il card. Joseph Coutts. «Nel nostro Paese noi affrontiamo spesso discriminazione e perfino persecuzione e per noi è molto importante sapere di non essere dimenticati, sapere che i nostri fratelli nella fede ci sono vicini e pregano per noi. E perciò è fondamentale avere delle opportunità, come questa concessami a Venezia, di aumentare la consapevolezza circa la nostra drammatica situazione».

«La presenza del cardinale Coutts – ha osservato il Patriarca Francesco Moraglia – ci fa allargare di nuovo lo sguardo e il cuore, in un abbraccio fraterno e di pace che rivolgiamo in particolare ai cristiani del Pakistan da cui proviene. Come abbiamo fatto già alla Salute nel novembre scorso e come faremo stasera con la Via Crucis a Mestre, ci viene ricordato che questo è il tempo in cui non pochi cristiani nel mondo sono chiamati alla testimonianza per eccellenza: il martirio. Con maggiore attenzione e gratitudine dovremmo sempre tornare al dramma che milioni di cristiani vivono, scrivendo pagine vive e reali che solo la nostra faciloneria o inconsapevolezza potevano farci ritenere non più attuali».

«Venezia – ha commentato Alessandro Monteduro, Direttore di Acs – si conferma come la capitale della solidarietà nei confronti dei cristiani perseguitati. Dopo l’evento Venezia in Rosso dello scorso novembre, oggi, assieme al cardinale Joseph Coutts, viviamo due forti momenti di vicinanza ai nostri fratelli nella fede. Il primo istituzionale, ovvero l’incontro con il sindaco Luigi Brugnaro, ed il secondo di carattere religioso, la Via Crucis guidata dal Patriarca. Due iniziative che dimostrano come non tutte le istituzioni siano indifferenti al dramma dei cristiani perseguitati».

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A Venezia e a Mestre un corso gratuito per diventare Amministratore di Sostegno

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 20:57

La figura dell’Amministrazione di Sostegno è stata istituita dal 2004 con l’intento di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.

L’Amministratore di Sostegno può essere nominato a supporto di un anziano fragile, di una persona con disabilità, di un malato psichico, di soggetti con dipendenza da alcool, stupefacenti, o da gioco d’azzardo, invalidi anche parziali, persone colpite da ictus, in stato di coma o terminale

Per essere preparati a svolgere tale ruolo la Cooperativa “Con Te”, nell’ambito del Progetto approvato nell’Ulss 3, organizza due corsi di formazione dove vengono affrontati gli aspetti culturali, giuridici ed operativi connessi alla funzione di amministratore di sostegno.

Il primo corso prende avvio il 6 aprile a Venezia, presso la Sala San Leonardo, Cannaregio 1584 e si articola in 7 incontri con cadenza settimanale e orario 8.30 – 12.45.

A Mestre invece il corso inizierà l’11 maggio presso l’Antica Scuola dei Battuti, Via Spalti 1. Sempre 7 incontri con cadenza settimanale e orario 8.30-12.45.

La frequenza al corso è gratuita e costituisce infatti titolo valido per l’iscrizione all’elenco degli Amministratori di Sostegno.

Per informazioni e iscrizioni: Coop. “Con Te”, cell. 347.307.00.14 oppure mail: [email protected]

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L’alfabeto della Su e Zo per i Ponti. Si corre domenica

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 14:41

Torna domenica 7 aprile la Su e Zo per i ponti, la passeggiata di solidarietà, organizzata da Tgs Eurogroup, che si snoda per le calli e i ponti di Venezia, portando in città migliaia di partecipanti, soprattutto famiglie e scolaresche. Giunta alla 41a edizione, grazie all’organizzazione di Tgs Eurogroup, la Su e Zo per i ponti si è arricchita di anno in anno di significati, iniziative ed eventi collaterali. Ecco l’alfabeto della Su e Zo, per conoscere ogni dettaglio.

App: chi partecipa alla Su e Zo può scaricare l’app, per ricevere informazioni sui luoghi artistici attraversati dalla passeggiata.

Buono per le scuole: a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di ogni grado che parteciperanno con oltre 100 iscritti (tra alunni, genitori, insegnanti e simpatizzanti) verrà consegnato un buono per l’acquisto di materiale didattico o sportivo del valore di 200 euro (da 100 a 150 iscritti) o 350 (a partire da 151 iscritti).

Cultura: quest’anno l’itinerario culturale è dedicato alla figura del pittore veneziano Jacopo Tintoretto, a 500 anni dalla nascita. Dodici le tappe del percorso, dove è possibile ammirare le opere del grande artista.

Don Dino Berti: fondatore e per anni coordinatore del Comitato Promotore della Su e Zo è stato il sacerdote salesiano, che ha guidato l’organizzazione della passeggiata fino all’anno della morte, avvenuta nel 2000.

EnjoyRespectVenezia: lo slogan del Comune, che invita a fruire rispettosamente delle meraviglie della città, viene proposto dalla Su e Zo per i ponti con una applicazione pratica, un ecocompattatore, installato al Porto, per ridurre il volume dei rifiuti prodotti dai partecipanti. Ogni 3 bottiglie di plastica compattate i partecipanti riceveranno una borraccia in omaggio, da riempire alle fontane della città.

Folk: numerosi gruppi folk si esibiscono in Piazza San Marco e nei campi e campielli lungo i tracciati del percorso.

Gioia Piena!: è lo slogan scelto per questa 41a edizione, citando la Strenna 2019 del Rettor Maggiore dei Salesiani Don Ángel Fernández Artime, in cui a sua volta cita un passo evangelico «Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15:11).

Hard Rock Cafè: ogni anno la Su e Zo viene preceduta, il sabato sera, da un evento speciale in musica, in collaborazione con Hard Rock Cafe Venezia.

Iscritti: oltre diecimila gli iscritti a questa edizione.

Kilometri: 12 quelli del percorso completo con 45 ponti, partenza e arrivo in piazza San Marco; 6,5 quelli del percorso breve (23 ponti) pensato soprattutto per le scuole dell’infanzia e primarie, con partenza alla Stazione e arrivo in Piazza San Marco.

Leo: è la mascotte della Su e Zo per i ponti, il leoncino alato, simbolo della città di Venezia e del suo patrono, che accompagna graficamente ogni edizione.

Missione Lauarete: si trova in piena foresta amazzonica e vi opera padre Roberto Cappelletti, missionario di don Bosco, che si occupa dei bambini e ai ragazzi, offrendo un luogo dove poter studiare, ma anche fare sport e socializzare.

Novità: i percorsi proposti raggiungeranno i Giardini della Biennale di Castello, consentiranno di riscoprire campo Santa Margherita a Dorsoduro, ma anche di raggiungere Punta della Dogana, passare davanti al Teatro La Fenice, per poi giungere a San Marco.

Orari: alle 9 viene celebrata la messa in Basilica di San Marco, alle 10 è prevista la prima partenza da Piazza San Marco (percorso completo) e dalla Stazione (percorso breve); alle 10,30 la seconda partenza. Alle 12,30 in Piazza San Marco vengono premiati i gruppi più numerosi. Alle 13 sfilata e premiazione dei gruppi folk. Conclusione alle 15.

Premi e concorsi: il Premio scrivi a Venezia è un invito a scrivere un pensiero, una poesia, una riflessione, una battuta sulla cartolina di partecipazione che i partecipanti troveranno sulla guida alla manifestazione e potranno imbucare nell’apposito contenitore che troveranno all’arrivo. Corto in corsa è invece il concorso, promosso dall’Associazione “Amici del Pasinetti”, che premierà il miglior cortometraggio info www.festivalpasinetti.it).

Quando: la prima passeggiata si svolse nel 1975, grazie all’iniziativa di Tgs Eurogroup e Venetiadi, con l’obiettivo di coinvolgere giovani e meno giovani, famiglie, scuole, gruppi sportivi e non, in una simpatica camminata attraverso le calli di Venezia, tutti uniti dall’idea di stare insieme in amicizia e solidarietà.

Ristori: tre i punti di ristoro lungo il percorso, in campo Santi Giovanni e Paolo, al Porto, in campo Santo Stefano.

Solidarietà: il ricavato della Su e Zo e della relativa t-shirt va a sostegno di una missione salesiana. Quest’anno è stata scelta la comunità salesiana di Lauarete in Amazzonia, Brasile.

Ticket ridotto: nei giorni 5, 6 e 7 aprile gli iscritti alla manifestazione possono visitare con biglietto ridotto una serie di musei e luoghi culturali, esibendo il cartellino d’iscrizione alla Su e Zo per i Ponti all’ingresso.

Ultimo momento: ci si può iscrivere anche il giorno stesso della manifestazione, salvo esaurimento cartellini disponibili, presso le biglietterie Su e Zo in Piazza San Marco, alla Stazione FS Santa Lucia e al Tronchetto.

Volontari: circa 500 le persone che prestano volontariamente il proprio servizio durante la giornata per facilitare a tutti la partecipazione.

Web: sul sito www.suezo.it tutte le informazioni per partecipare.

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Il vino dei Carmelitani, quello invecchiato sott’acqua e tanta sostenibilità: la viticoltura di Coldiretti Venezia a Vinitaly

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 13:44

Coldiretti Venezia porta al Vinitaly le esperienze di una terra intrisa di tradizione e portatrice di innovazione. Degli 2.793 ettari coltivati a vigne in tutta la provincia da circa 800 imprenditori, si evince una grande vocazione in particolare nel nord della provincia sia ai bianchi che ai rossi. Tra le realtà emergenti i giovani che perpetuano un lavoro di intere generazioni sviluppando in chiave moderna una produzione classica.

E’ il caso di Erika Gasparini 25 anni e il fratello Marco 23 che con la riscoperta dell’Incrocio Manzoni Igt, insignito con il premio speciale all’edizione 2018 del Concorso Enoconegliano e il vino “Petalo Rosso” un Merlot Igt 2013 affinato 18 mesi barrique in rovere appena insignito come miglior Merlot nell’ambito della rassegna Rosso in strada 2019 a Roncade- Riconoscimento Fisar-  fanno il loro debutto nel comparto vitivinicolo da neo imprenditori accanto ai genitori da sempre dedicati all’azienda. Oggi, anche le realtà viticole di piccole dimensioni, accettano la sfida della sostenibilità ovvero di una maggiore attenzione nel produrre in modo economicamente soddisfacente, ma rispettando l’ambiente e le persone che vivono nelle zone ad alta intensità viticola. Le aziende sono dunque orientate alla sostenibilità con produzioni integrate e biologiche.

Molti viticoltori ad, esempio, stanno sperimentando la messa a dimora di varietà innovative tolleranti all’oidio e alla peronospora. Tali cultivar permettono di ridurre drasticamente il numero di trattamenti di difesa (da 15 a 4) dando origine a vini perfetti sotto il profilo organolettico. Questi vitigni sono iscritti al Catalogo Nazionale delle Viti da Vino, negli elenchi regionali e possono accedere ai benefici economici previsti dai piani di ristrutturazione e riconversione viticola. Dunque l’attenzione non è più rivolta solo al blasonato Prosecco o al Pinot grigio che rappresentano sicuramente la punta di diamante della produzione che tuttavia usando le parole gli esperti di marketing si stanno avvicinando alla maturità di mercato- ma vi è una ricerca ai vitigni autoctoni e storici. Dal punto di vista agronomico è interessante vedere come stia prendendo piede, in viticoltura, una pratica abbandonata da decenni: il sovescio. Si tratta di coltivare negli interfilari essenze della famiglia delle leguminose le cui radici consentono di arricchire il terreno, attraverso il rizobio, di sostanza azotata e di apportare a fine ciclo notevole sostanza organica.

In generale comunque anche per chi pratica una coltivazione convenzionale tra i nostri viticoltori si sta diffondendo il concetto di “Viticoltura di precisione” che permette di valutare l’impatto delle concimazioni e dei trattamenti tramite immagini satellitari. I costi ad oggi sono ancora abbastanza elevati tuttavia l’interesse degli operatori è crescente e questo porterà ad una drastica riduzione dei costi di mappatura.

Il successo della viticoltura veneta e anche veneziana va ricercato soprattutto nelle capacità imprenditoriali degli agricoltori che sanno superare le difficoltà del mercato trovando sempre idee innovative.

Da non sottovalutare la nuova frontiera lagunare che oltre a costituire un bacino alternativo per i vigneti della Serenissima come la Dorona o le altre varietà come quelle piantate dai Frati Carmelitani Scalzi che nel loro convento in isola vendemmiano il vino realizzato con uve delle viti recuperate nella città di Venezia, c’è l’intuizione di molti agricoltori di mettere negli abissi botti o bottiglie. Pratica usata, ad esempio, a Sant’Erasmo per l’Orto di Venezia di Michel Thoulouze che mette sott’acqua ogni anno le sue annate migliori.

Di questo si parlerà anche nei quattro giorni del Vinitaly a “Casa Coldiretti”.

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In 2400 a fare i “Santi di gioia”: domenica 7, a Jesolo, la Festa dei Ragazzi

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 13:06

Attesi in 2400 dalle varie zone del Patriarcato al PalaTurismo (orario 9.00 – 16.30). Al mattino la Messa, presieduta dal Patriarca, e poi una testimonianza d’impegno quotidiano in più ambiti. Nel pomeriggio giochi e consegne finali

“Santi di gioia” è il motto che accompagna e scandirà l’intera giornata di domenica 7 aprile quando è prevista, presso il PalaTurismo in Piazza Brescia a Jesolo Lido, la nuova edizione della Festa diocesana dei preadolescenti – dagli 11 ai 14 anni, 2400 le presenze previste – e a cui parteciperà il Patriarca Francesco.

È il grande appuntamento annuale che, fin dal 2003, è proposto dal Coordinamento diocesano della Pastorale dei ragazzi e che ha assunto nel tempo diverse forme; le “feste” si sono, infatti, alternate ai pellegrinaggi (a Roma nel 2007 e 2013, ad Assisi negli anni 2010, 2015 e 2018).

«Vivere nel quotidiano la santità a misura di ragazzo è il senso della Festa – spiegano gli organizzatori coordinati da don Fabio Mattiuzzi -, seguendo le indicazioni di Papa Francesco contenute nell’esortazione apostolica “Gaudete et exultate”. Abbiamo così voluto proporre una festa che permetta di cogliere come poter vivere concretamente” e con gioia la santità nell’avventura grande che è la vita dei nostri amici preadolescenti. Ecco perché proporremo delle testimonianze di vita dove coglieremo, in un confronto tra luci e tenebre, la forza di testimoniare la gioia di esserci e come la nostra vita può risultare riflesso dell’amore di Dio di cui siamo immagine e somiglianza».

All’inizio della giornata, alle ore 9.45, dopo il momento dell’accoglienza, sarà celebrata la S. Messa presieduta dal Patriarca Francesco. A seguire, interverrà e racconterà la sua singolare esperienza e testimonianza Marco Anzovino, 40 anni, assistente sociale, educatore nella comunità di recupero tossicodipendenti “Villa Renata” al Lido di Venezia ma anche cantautore, musicista, docente di musicoterapia, scrittore, produttore (nel nuovo numero di Gente Veneta un’ampia intervista ad Anzovino). Alle 12.30 è previsto il pranzo al sacco e poi ci sarà il trasferimento in spiaggia per giochi e animazioni varie. Intorno alle 15.30 si ritornerà, infine, al coperto del PalaTurismo per il momento conclusivo, la sintesi e le “consegne” della Festa (chiusura ore 16.30).

Fra i tanti gruppi e presenze, da segnalare il più numeroso: quello proveniente dalla Collaborazione pastorale di Mira: dalle due parrocchie di San Nicolò e San Marco Evangelista è previsto l’arrivo di 184 persone, tra ragazzi e accompagnatori.

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In 15 formelle la “manutenzione continua” di passione, morte e risurrezione: la Via Crucis di Marco Toso Borella, lunedì 8, in basilica di San Donato a Murano

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 11:51

«Cristo ha scelto deliberatamente di “essere vetro”, fragile: si può spezzare. E sulla croce si è spezzato. Ma il vetro si può fondere e così risorgere. Come Cristo». Marco Toso Borella racconta con questa immagine la scelta artistica fatta realizzando una Via Crucis in vetro, foglia d’ora e smalti.

Dell’opera, esposta nella basilica dei Santi Maria e Donato di Murano, e dei suoi significati sarà l’artista stesso a parlare in una conversazione che si terrà lunedì 8 aprile alle ore 18.45, proprio nella basilica muranese. Con Marco Toso Borella dialogherà Giorgio Malavasi di Gente Veneta.

Sarà anche l’occasione per presentare una pubblicazione che propone e spiega questa Via Crucis in vetro. Perché l’opera, donata qualche anno fa al Duomo dell’isola, è anche la prova che la creatività è un motore che non si ferma. Murano – e in generale Venezia – hanno ancora delle risorse importanti per raccontare se stesse e rinnovare la propria storia e tradizione. Esattamente ciò che ogni organismo vitale fa.
L’intento primo è quello di fare una “manutenzione continua” al pensiero sulla passione, morte e risurrezione di Gesù. Perché quella di Cristo non è una vicenda raccontata una volta per sempre, che il credente ha messo in cassaforte e può non curarsene più.

E neppure è una narrazione che gli artisti hanno descritto nei secoli scorsi, mettendo la parola fine ad ogni ulteriore rappresentazione.

L’obiettivo è raccontare oggi, con la sensibilità e il linguaggio attuali, quella grande storia di duemila anni fa. «Il kerygma – scrive il Patriarca Francesco nella prefazione al volume – è il cuore dell’annuncio cristiano. Il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo precede ogni altro evento, non tanto in senso cronologico quanto valoriale ed escatologico. Nel piano di Dio croce e risurrezione sono il fondamento su cui tutto poggia e permane. Nella croce la vita sgorga dalla morte e la morte è finalmente sconfitta, per la prima volta e per sempre. La croce gloriosa di Cristo – come canta la Chiesa – è l’evento da cui il discepolo deve lasciarsi continuamente afferrare, plasmare e possedere».

Nel verbo plasmare sta proprio l’operazione fatta. Che non è condotta solo sulla materia vetro, ma anche e prima di tutto sui significati e sui segni, a partire da quelli lasciati nella secolare storia dell’isola.
Si tratta di quindici formelle – c’è anche quella della Risurrezione – in cui non c’è nulla di casuale e c’è un continuo, consapevole uso dei segni e dei simboli antichi, riproposti con la sensibilità dell’oggi.
Chi desiderasse il volume “La Via Crucis di vetro – La forza dello Spirito nella fragilità della materia” può trovarlo, il giorno della presentazione e successivamente, nella basilica dei Santi Donato e Maria a Murano. Si richiede un’offerta di 10 euro.

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Forum di Limena: il futuro visto dai cattolici del Nordest

Gente Veneta - Ven, 05/04/2019 - 09:06

Si intitola “Il futuro che vogliamo”, il documento del Forum di Limena si tratta di un gruppo di persone – cristiani del Nordest, laici e laiche, preti, religiosi e religiose – che dal novembre scorso si incontrano periodicamente a Limena (Pd) per riflettere insieme sulla situazione del Paese e delle Chiese Trivenete nel nuovo contesto. Gli incontri hanno visto una partecipazione caratterizzata da presenze molto diversificate per condizione professionale, tipo di impegno e appartenenze ecclesiali. Il documento sarà illustrato sabato 6 a Limena presso il centro parrocchiale (Viale della Rimembranza) a partire dalle ore 9,30.

A muovere le persone convenute a Limena, si legge nel comunicato, «è stato innanzitutto il bisogno di capire quanto sta avvenendo (non solo in Italia), in quali direzioni ci porta, quali pericoli implica». Oltre a ciò esse hanno condiviso «un serio malessere per il linguaggio introdotto dalle nuove élite politiche», con il proposito di rendere accettabili orientamenti culturali e morali a loro avviso non condivisibili. «Non è primariamente questione di singole opzioni politiche, ma della costante azione di logoramento di consolidati valori di convivenza pacifica e fratellanza, di apertura e di solidarietà, condotta attraverso gesti, parole, uso dei simboli, scelte concrete». Gli incontri di Limena sono nati infine dalla constatazione che nelle chiese del Triveneto c’è un vuoto di riflessione su questi temi, mancano quasi del tutto luoghi dove questa possa svilupparsi, mentre le opinioni dei fedeli rischiano di evolversi verso posizioni potenzialmente contrapposte. «Tutto questo è motivo di ulteriore disagio, per i fedeli laici come per i preti».

I partecipanti al forum di Limena ritengono necessario che nelle chiese del Nordest, come sta avvenendo nella società civile, si aprano una riflessione e una discussione. Essi hanno ritenuto perciò di contribuire alla necessaria riflessione proponendo nel documento “Il futuro che vogliamo” le idee emerse dal confronto tra di loro e hanno iniziato una raccolta di adesioni, arrivate a circa 150 firmatari. Il documento è stato inviato in questi giorni ai Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto. «Scopo di questa iniziativa non è imporre le proprie idee, ma rompere il silenzio e sollecitare il confronto».

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Solo la crescita è felice, ma deve essere sostenibile

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 20:26

Solo la crescita è felice. La decrescita, invece, è certamente infelice. Non per tutti, intendiamoci, ma per i poveri sì.

Ci pare questa la riflessione di fondo che emerge con crescente nettezza di fronte ai dati economici e statistici, ma anche dinanzi ai pareri di economisti e istituzioni socio-economiche che, in questa settimana, si sono succeduti numerosi in Italia.

Crescita zero o leggermente sottozero o appena sopra la linea di galleggiamento? Queste sono le fotografie del Paese scattate in questi giorni.

Ci pare però sempre più difficile pensare che quel che succede in natura non sia la regola di fondo anche del vivere economico e civile. Ovvero: un organismo vivente che non cresce si indebolisce e implode. Tendenzialmente si spegne. Viceversa, se si sviluppa e cresce, sta bene e ha una vita di qualità. Vale anche per una società ed una economia. Ma far crescere le quantità oggi è processo che ancora più ineludibilmente di ieri è legato alla qualità. Un esempio? I margini di crescita enormi che ha l’edilizia se saprà proporre case a consumo zero e impatto minimo. Mestre, tanto per dire uno dei molti ambiti di applicazione, è una città da riqualificare in gran parte, proprio in questa direzione.

Ma anche la mobilità e i trasporti sono a un passo dalla svolta: mezzi innovativi, a guida autonoma e impatto ambientale minimo, rappresentano un mercato enorme per domani.

Ecco: questi e molti altri ambiti sono a portata di una crescita felice o, più modestamente, sostenibile. Comunque con il segno più. Un processo da cui possono trarre giovamento tanti, se non tutti.

Ci si rafforza l’idea, invece, che produrre meno (soprattutto senza innovare) e tornare sui nostri passi sia una mossa che può fare male soprattutto a chi è più fragile e con meno risorse. Perché è vero che la natura non fa salti, ma non ha neanche la retromarcia.

Giorgio Malavasi

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Mestre, Rassegna organistica di primavera nella chiesa di Santa Rita: si inizia domenica 7 con Silvio Celeghin

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 15:39

Concerto di Quaresima, domenica 7 aprile, nella chiesa di Santa Rita a Mestre. L’organista Silvio Celeghin proporrà brani di Johann Sebastian Bach, César Franck, Antonio Vivaldi, Giuseppe Tartini e Wolfango Dalla Vecchia.

Con il concerto di Quaresima di domenica 7 avrà inizio la Rassegna Organistica di Primavera 2019, che si terrà nella chiesa di Santa Rita a Mestre, appunto, organizzata dall’Associazione Grande Organo di Santa Rita in collaborazione con Marzo Organistico di Noale e il Conservatorio B. Marcello di Venezia.

Sono previsti 4 concerti da domenica prossima fino a domenica 9 giugnoI successivi saranno il Concerto di Pasqua il 28 aprile, il Concerto di Santa Rita il 26 maggio, il Concerto di chiusura della rassegna, domenica di Pentecoste, il 9 giugno.

I concerti sono a ingresso libero e si svolgeranno tutti al grande organo Tamburini, sempre alle ore 17.

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Riviera fiorita: si inizia con “Incanti d’acqua, venerdì 5 aprile a Stra

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 15:08

L’edizione numero 41 di Riviera Fiorita aprirà venerdì 5 aprile la stagione turistica 2019 della Riviera del Brenta e della Terra dei Tiepolo. Ad inaugurare la rassegna sarà lo spettacolo Incanti d’Acqua, in programma a Stra, nel ramo d’acqua di fronte al ponte del Torresino. Musica, balli, rievocazioni storiche, gastronomia: questi gli ingredienti del programma che avrà inizio alle 19.30 e si concluderà attorno alle 23.

Nella stessa giornata, dalle 19.30 alle 23, al Museo della calzatura, in villa Foscarini Rossi, un’altra proposta. Sarà possibile indossare, fotografare e condividere sui profili social alcune preziose calzature presenti nel Museo. E si potrà essere scelti come ospiti all’evento “Pasquetta in Villa”. L’accompagnamento musicale dal vivo, a cura della scuola di musica Il Pentagramma, rallegrerà l’atmosfera.

Riviera Fiorita è uno degli eventi più caratterizzanti di questa destinazione, promuove e valorizza asset strategici del territorio come le ville, i percorsi fluviali, il legame con Venezia, inseriti in un sistema di accoglienza con un’offerta gastronomica e alberghiera di indiscussa qualità.

La scelta di anticipare ad aprile la manifestazione abbandonando il periodo di settembre che aveva caratterizzato l’appuntamento nei suoi 40 anni, è stata una scelta ponderata per fare da volano a tutte le manifestazioni e iniziative poi spendibili turisticamente nell’area metropolitana della Riviera del Brenta.

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Campalto, lunedì 8 incontro con il teologo Carmine Di Sante. Si parla del presente in rapporto alla Bibbia

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 14:44

“Dentro la Bibbia – Alla ricerca di Dio nelle Scritture”: è il titolo dell’incontro che si terrà lunedì 8 aprile alle ore 20.45 nella sala teatro del patronato della parrocchia di Campalto.

Interverrà Carmine Di Sante, che per per vent’anni ha lavorato come teologo al Sidic (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne) di Roma, un centro fondato dopo il Concilio Vaticano II per promuovere l’applicazione della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate e per favorire il dialogo ebraico-cristiano.

L’incontro di lunedì 8 è promosso dalla parrocchia dei Ss. Benedetto e Martino di Campalto e dall’associazione Esodo. I temi su cui si rifletterà? Così li sintetizzano i promotori: «La secolarizzazione dell’Europa con la sua potenza scientifica tecnologica e capitalistica, seduttrice di popoli e culture, il confronto con le religioni non cristiane, e soprattutto lo scandalo dell’ingiustizia e della violenza produttrici di scarti umani e vittime esigono il ripensamento radicale della Bibbia».

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Santa Lucia Tarù, verso il parco agricolo e il marchio di qualità

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 14:16

Un parco agricolo per Santa Lucia Tarù. E un marchio di qualità per i prodotti agricoli della zona. «È un’ottima idea, coerente con i principi di questa amministrazione», afferma l’assessore all’Urbanistica della giunta Brugnaro, Massimiliano De Martin.

Il progetto viene rilanciato nel corso della tavola rotonda di lunedì 18 scorso, promossa dalla parrocchia di Santa Lucia di Zelarino e organizzata nell’ambito delle iniziative per i 50 anni della comunità parrocchiale.

L’idea è di investire nell’agricoltura, vocazione di fondo di questa fetta di territorio. «Sarebbe la valorizzazione della “cintura verde”, che da Santa Lucia porta a Favaro e sbocca nella “cintura blu” della laguna», aggiunge il presidente della Municipalità di Chirignago-Zelarino, Gianluca Trabucco.

L’idea di creare un parco agricolo nasce da un’associazione del territorio, che si occupa di agricoltura e ambiente nel territorio. E non solo l’ha pensata, ma l’ha anche trasformata in progetto, inviato poi al Comune.

E l’amministrazione l’ha accolta: «Non è attuabile però – precisa De Martin – con uno strumento urbanistico, perché la zona è già pianificata come area agricola e non va codificata un’altra funzione. Nelle aree agricole oggi sono già ammissibili agriturismi, percorsi…: cose già contemplate. Ciò che è intelligente di questa proposta è l’obiettivo: il rilancio dell’agricoltura di questo territorio. Per realizzarla bisognerà avviare procedure di marketing territoriale».

L’idea è comunque questa: recuperare lotti anche piccoli non più coltivati e ormai abbandonati e sostenere chi invece ha già avviato un’attività agricola.

Così si potrà recuperare la produzione di frutti della terra per l’uso familiare e stimolare chi invece fa impresa nel settore primario.
Lavoro e manutenzione dell’ambiente, dunque, che si sposano con il sostegno alla residenzialità. La parrocchia di Santa Lucia di Zelarino, che ricomprende gran parte di questa area, conta 1500 abitanti. Un numero che può essere consolidato o rafforzato.

Una misura concreta il Comune l’ha messa già in atto. Fino al 30 aprile, infatti, sarà possibile presentare domanda per poter costruire un edificio ad uso residenziale in aree anche a destinazione agricola, purché in prossimità di zone urbane. Potrà essere al massimo di 800 metri cubi (quindi un’ampia costruzione per una famiglia) e, soprattutto, dovrà essere abitato da persone che vi portano la residenza e che si impegnano a viverci stabilmente per almeno 5 anni.

Il futuro, infine, si costruisce usando altri due mattoni: «Una tutela forte – riprende Trabucco – contro il rischio idro-geologico, visto che questa è un’area soggetta ad allagamenti». Ed in effetti, in questi anni, il Comune ha redatto e approvato un piano delle acque. «E un’evoluzione sostenibile del sistema dei trasporti», conclude il presidente della Municipalità, che ricorda la contrarietà a nuove grandi arterie stradali, tipo il “passante” Terraglio bis, di cui molto si è parlato, «e che avrebbe dovuto scavalcare il Dese e passare di fianco a forte Mezzacapo. Occorre invece investire in altri tipi di mobilità. Era prevista la stazione ferroviaria di Sfmr (la metropolitana di superficie), in via Gatta vicino al sottopasso verso il Terraglio. Perché non si riprende l’idea?».

Giorgio Malavasi

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De Martin (Comune di Venezia): Presto obbligo di colonnina di ricarica elettrica in ogni nuova casa

Gente Veneta - Gio, 04/04/2019 - 11:12

Obbligo di installare nel garage di ogni nuova abitazione una colonnina di ricarica per automobili e scooter elettrici. È la misura che si intende introdurre nel nuovo regolamento edilizio del Comune di Venezia.

Lo fa presente l’assessore all’Urbanistica e all’Ambiente, Massimiliano De Martin, durante la tavola rotonda organizzata nei giorni scorsi dalla parrocchia di Santa Lucia di Zelarino sul futuro della zona. «Bisogna creare una cultura e un costume della mobilità sostenibile», aggiunge De Martin: «Anche misure di questo tipo contribuiranno a farlo».

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