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Venezia, Fenice e Ca’ Farsetti illuminate con i colori della Francia: «Solidarietà per Parigi, città sorella»

Gente Veneta - Mar, 16/04/2019 - 22:37

Le facciate di Ca’ Farsetti – Ca’ Loredan, sede del Comune di Venezia, e quella del Teatro La Fenice si sono illuminate questa sera con i colori della bandiera francese come gesto di solidarietà all’intera nazione che la scorsa notte ha visto la Cattedrale di Notre Dame gravemente danneggiata da un incendio.

“Venezia, nella sua storia di città cosmopolita, ha sempre tenuto importanti relazioni culturali e commerciali con la capitale della Francia e le immagini dell’incendo che ieri sera ha distrutto buona parte di Notre Dame ha lasciato, in tutti noi, grande tristezza e sgomento”, commentano congiuntamente la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano e il Sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombina.

«Abbiamo rivissuto – continuano – quei tragici momenti del gennaio 1996 quando un terribile rogo ha completamente distrutto il nostro Teatro La Fenice. In una notte un pezzo della nostra città era andato in fumo ma da quelle ceneri, come il mitologico uccello, abbiamo saputo farlo risorgere e riportarlo agli antichi fasti. Con questo spirito e con la piena condivisione da parte del sindaco Luigi Brugnaro che, fin dalle prime allarmanti notizie di ieri sera, ha voluto manifestare la propria vicinanza agli amici francesi, abbiamo deciso di accendere il tricolore blu, bianco e rosso sulla facciata di due palazzi simbolo della vita cittadina. Tutti noi veneziani vogliamo arrivi alla Francia il nostro abbraccio e il nostro sostegno. Venezia è sorella di Parigi oggi e per sempre».

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Il Patriarca dopo il furto sacrilego in San Felice: «Chi è contro Dio cerca di colpirlo laddove è più grande il suo amore»

Gente Veneta - Mar, 16/04/2019 - 22:25

«Chi è contro Dio, chi odia Dio cerca di colpirlo laddove è più grande il suo amore». Lo ha detto il Patriarca stasera, nella chiesa di San Felice a Venezia, durante la Messa di riparazione a seguiti del furto sacrilego da poco compiuto.

Lo scorso sabato sera sono stati rubati l’ostensorio, la croce astile e il calice. E dal tabernacolo è stata rubata la pisside con le particole consacrate.

Profanare l’Eucaristia – ha proseguito mons. Moraglia – è qualcosa di molto più grande anche dell’incendio della cattedrale di Notre-Dame. La cattedrale è stata costruita dalla fede della Chiesa ed è stata costruita per celebrare l’Eucaristia, per contenere l’Eucaristia, perché la comunità possa diventare comunità eucaristica nella celebrazione e nell’adorazione eucaristica. Ci ha turbato molto vedere quel tesoro conosciuto in tutto il mondo bruciare… Ma quello che è accaduto qui è qualcosa di infinitamente più grande».

Perciò, ha aggiunto il Patriarca, «è terribile l’atto di profanazione. Ma è anche grande il gesto di chi vuole riparare, di chi vuole compiere qualcosa che dica un amore infinito per il Signore. Per questo abbiamo recitato l’atto di fede, speranza e carità, ciò che di più grande un uomo possa dire e fare. Perché noi, con fede, speranza e carità, vogliamo dire il bene infinito che vogliamo a Gesù Eucaristia». (G.M.)

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Venezia, Fenice e Ca’ Farsetti illuminate con i colori della Francia: «Solidarietà per Parigi, città sorella»

Gente Veneta - Mar, 16/04/2019 - 21:49

Le facciate di Ca’ Farsetti – Ca’ Loredan, sede del Comune di Venezia, e quella del Teatro La Fenice si sono illuminate questa sera con i colori della bandiera francese come gesto di solidarietà all’intera nazione che la scorsa notte ha visto la Cattedrale di Notre Dame gravemente danneggiata da un incendio.

“Venezia, nella sua storia di città cosmopolita, ha sempre tenuto importanti relazioni culturali e commerciali con la capitale della Francia e le immagini dell’incendo che ieri sera ha distrutto buona parte di Notre Dame ha lasciato, in tutti noi, grande tristezza e sgomento”, commentano congiuntamente la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano e il Sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombina.

«Abbiamo rivissuto – continuano – quei tragici momenti del gennaio 1996 quando un terribile rogo ha completamente distrutto il nostro Teatro La Fenice. In una notte un pezzo della nostra città era andato in fumo ma da quelle ceneri, come il mitologico uccello, abbiamo saputo farlo risorgere e riportarlo agli antichi fasti. Con questo spirito e con la piena condivisione da parte del sindaco Luigi Brugnaro che, fin dalle prime allarmanti notizie di ieri sera, ha voluto manifestare la propria vicinanza agli amici francesi, abbiamo deciso di accendere il tricolore blu, bianco e rosso sulla facciata di due palazzi simbolo della vita cittadina. Tutti noi veneziani vogliamo arrivi alla Francia il nostro abbraccio e il nostro sostegno. Venezia è sorella di Parigi oggi e per sempre».

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Venezia, furto sacrilego: nella chiesa di San Felice rubate le ostie consacrate. Messa di riparazione con il Patriarca

Gente Veneta - Mar, 16/04/2019 - 18:17

Grave furto sacrilego nella chiesa di San Felice a Venezia. Lo scorso sabato sera sono stati rubati l’ostensorio, la croce astile e il calice. E dal tabernacolo è stata rubata la pisside con le particole consacrate.

Il Patriarca, immediatamente avvisato, ha chiesto per oggi e domani messe di riparazione precedute dall’adorazione eucaristica.
Tra breve (rispetto al momento in cui viene pubblicato questo testo), cioè alle ore 18.30, in San Felice sarà celebrata una Messa. Sarà presente e presiederà la liturgia di riparazione il Patriarca. Domani, mercoledì 17 aprile, alle ore 10 l’adorazione, alle 11 la Messa.

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Dopo Notre-Dame, ecco come si tutela la basilica di San Marco: rischio zero impossibile, la difficoltà maggiore nei cantieri

Gente Veneta - Mar, 16/04/2019 - 14:07

Il rischio zero non esiste. Ma a San Marco lo riducono al minimo. È quasi trascurabile nell’ordinarietà, è modesto quando è attivo un cantiere.

«Proteggere completamente un cantiere – spiega l’ingegner Davide Beltrame, della Procuratoria di San Marco – è impresa molto difficile. L’incendio di Notre-Dame sembra dimostrarlo: le fiamme sembrerebbero essersi sviluppate in una zona non protetta del cantiere in corso».

Tutelarsi, durante dei lavori di restauro, a Venezia passa per un preciso protocollo: «Ogni sera, terminato il lavoro – prosegue Beltrame – viene tolta l’alimentazione della corrente elettrica in tutta l’area di cantiere. Ed estintori sono posti in modo diffuso. Ma è estremamente difficile approntare un sistema di allarme pari a quello che c’è nell’ordinarietà».

Nell’ordinarietà, infatti, sono operativi due sistemi. Il primo è di rilevamento fumi mediante aspirazione. È il sistema più veloce, che avverte precocemente di un pericolo. Dei sensori analizzano continuamente la qualità dell’aria, in particolare nei sottotetti dove c’è la maggior quantità di legno. Così, non appena avvertono un alito di fumo, vanno in allarme.

Poi, in contemporanea, è attivo un sistema di spegnimento fiamme mediante acqua nebulizzata. Si attiva quando il pericolo si fa più marcato, cioè quando i sensori avvertono non solo fumo, ma un aumento anomalo di temperatura. In quel caso dagli ugelli diffusi nell’ambiente parte lo spruzzo nebulizzato di acqua.

Infine, nell’emergenza più drammatica, quando si sviluppasse un vero incendio, l’area della Basilica è dotata di manichette antincendio, alle quali i pompieri possono collegarsi con rapidità per prendere acqua. La rete antincendio, nata all’indomani del rogo della Fenice, è uno strumento efficace, specie a Venezia, dove è difficile arrivare – velocemente ed efficacemente – con mezzi di salvataggio.

«Perché il problema principale – conclude l’ing. Beltrame – è arrivare nei posti dove è difficile portarsi. È un problema diffusissimo in tutta Venezia e, in generale, nei centri storici. Noi a San Marco ci attrezziamo anche aumentando al massimo la conoscenza dei luoghi. Faremo partire a breve dei corsi cui parteciperanno tutte le squadre di vigili del fuoco di Venezia. L’obiettivo è che arrivino a conoscere a fondo anche gli angoli più reconditi della Basilica». Sperando che questa competenza resti solo cultura.

Giorgio Malavasi

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Il parroco di Carpenedo ai cittadini: «Non chiamate i vigili per una sosta vietata. C’è penuria grave di parcheggi, il Comune provveda»

Gente Veneta - Lun, 15/04/2019 - 21:55

Per favore, non chiamate i vigili perché c’è un’auto in sosta vietata. È l’appello che il parroco di Carpenedo, don Gianni Antoniazzi, fa ai suoi parrocchiani.

Lo scrive sul foglio “Lettera aperta”, in cui rileva il problema reale della scarsità di parcheggi in zona. Una scarsità così marcata da indurre una raccolta di forma fra i cittadini per chiedere al Comune di crearne di nuovi. «Senza parcheggi la nostra realtà non cresce», sottolinea don Antoniazzi.

Perfino i vigili, osserva il parroco, sono costretti a lasciare la loro autovettura in sosta vietata, quando vengono a Carpenedo. Loro, certo, lo possono fare, per ragioni di servizio: una legge glielo consente.

Ma è come dire che il problema è reale e consistente: «Le contravvenzioni sono davvero frequenti e chi ha lanciato la raccolta firme – prosegue don Gianni – ipotizza che il Comune voglia fare cassa su Carpenedo. Qualche negoziante arriva a pensare che si cerchi di sostenere i centri commerciali, visto il crescente mercato digitale. Quando si chiede ai vigili il motivo di una presenza così frequente, rispondono che sono stati chiamati».

Da qui l’appello del sacerdote: «Mi rivolgo ai residenti della zona e chiedo, se possibile, di non chiamare più i vigili, se non per necessità grave. Capisco che il parcheggio selvaggio possa dare fastidio, ma è proprio importante una crescita nell’area. E torno ancora a domandare che il nostro Comune cerchi una soluzione».

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Inizia lo smantellamento dell’elettrodotto da Fusina a Sacca Fisola. In funzione le due nuove linee interrate

Gente Veneta - Lun, 15/04/2019 - 12:17

Terna dà oggi avvio alla prima fase delle attività di demolizione dell’elettrodotto aereo “Fusina 2 – Sacca Fisola”, rese possibili dalla recente entrata in esercizio delle due linee in cavo interrato “Sacca Serenella – Cavallino” e “Fusina 2 – Sacca Fisola”. Questi lavori, fondamentali per garantire maggiore efficienza e sicurezza della rete afferente alla città di Venezia, si svolgono nel quadro dell’accordo di Programma con la Regione del Veneto, siglato lo scorso gennaio.

Le operazioni di smantellamento riguardano conduttori e sostegni per un totale di 6,5 km e 24 sostegni eliminati e inizialmente saranno svolte in terraferma, lato stazione elettrica Fusina 2.

Le demolizioni in laguna, successive all’ottenimento delle relative autorizzazioni da parte delle Amministrazioni competenti, avranno invece inizio nella prima decade di maggio con la rimozione dei conduttori e sostegni sull’isola di Sacca Fisola ove è ubicata la cabina primaria di Enel, e successivamente proseguiranno verso Fusina 2 ed avranno il loro apice nella demolizione dei sostegni vicino al Canale Malamocco Marghera, due dei quali in particolare sono alti circa 80 metri.

Con l’occasione Terna informa che è in fase di completamento lo smantellamento di un tratto della linea “Villabona – Fusina 2” per circa 6,1 km. In particolare l’intervento sta consentendo la demolizione di complessivi 24 tralicci che interessano sia il vallone Moranzani che l’abitato di Malcontenta e l’area del porto Venice Ro – Ro.

L’efficientamento delle infrastrutture elettriche nella laguna veneziana è un passaggio importante per il compimento del Piano Strategico 2019-2023 di Terna, che prevede in Veneto investimenti pari a 355 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto al Piano precedente.

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Come si mangiava nei conventi della Serenissima? Una conferenza al Centro Cosulich

Gente Veneta - Lun, 15/04/2019 - 11:25

Appuntamento martedi 16 aprile, alle ore 18, presso il Centro di formazione A. Cosulich, in campo Sant’Agnese, con la conferenza dal titolo “L’alimentazione nei monasteri della Serenissima”. La prof.ssa Michela Del Borgo, funzionario dell’Archivio di Stato di Venezia, e il prof. Gianmario Guidarelli, storico dell’architettura proporranno un originale itinerario storico nella realtà dei conventi lagunari, attraverso le abitudini alimentari e le norme che regolavano le comunità monastiche.

Un mosaico poliedrico di ambienti, quali orti, vigne, cucine, forni, cantine, farmacie, spezierie, magazzini. E, ovviamente, refettori, sede deputata alla consumazione dei pasti, importante momento di vita collettiva. Testimonianza sia della capacità di autosostentamento delle singole realtà monastiche, sia dell’importante apporto che esse diedero nei secoli alla società veneziana in funzione caritativa e di assistenza. In tale luogo venivano scontate, altresì, le pene comminate come ad esempio, quella di mangiare pane e acqua in ginocchio in caso di particolari infrazioni.

 

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Calano ancora, in Veneto, donazioni di sangue e donatori Avis. Giorgio Brunello, presidente regionale: «Aprire i centri di raccolta quando la gente lo chiede, il sabato e la domenica»

Gente Veneta - Dom, 14/04/2019 - 22:02

Continuano a calare, in Veneto, donazioni di sangue e donatori Avis. Negli ultimi 6 anni, confrontando i dati dal 2013 al 2018, si è registrato un -2,41% di raccolta di sangue intero, un -15,94% di plasma e un -33,31% di multicomponenti e piastrine.

Calati del 3% anche i donatori totali e dell’1% i nuovi iscritti all’Avis.

Se la tendenza non si inverte, per la sanità veneta sarà crisi. Lo dicono i dati presentati dal presidente e dal direttore sanitario dell’Avis regionale Veneto, Giorgio Brunello e Giovanni Lenzo, all’assemblea regionale dell’associazione, ospitata il 13 aprile al Teatro Da Ponte di Bassano del Grappa (Vi). A confrontarsi oltre 300 delegati di Avis a tutti i livelli, medici e rappresentanti delle istituzioni. Presenti l’assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin e il responsabile del Crat (Coordinamento regionale attività trasfusionali) Antonio Breda.

Nell’ultimo anno, in particolare, in Avis si è passati dalle 185.280 alle 184.576 donazioni di sangue intero totali (-704 sacche, pari a -0,38%), dalle 28.330 alle 26.554 donazioni di plasma (-1776, pari a -6,27%) con un incremento da 2.902 a 3.64 (+162) di multicomponenti e piastrine. In Veneto si può donare presso i Centri trasfusionali degli ospedali e presso le Unità di Raccolta in convenzione nelle province di Padova, Treviso e Venezia.

“Il calo di donazioni ci preoccupa sempre di più e non vediamo segnali importanti di inversione della tendenza – ha spiegato Brunello – sappiamo che le cause sono molte. Si viaggia di più, i lavori sono meno stabili, i controlli sanitari molto più restrittivi, gli stili di vita non sempre corretti, il permesso di lavoro per donare sempre più difficile da chiedere. In più, continuano ad essere limitati gli orari di accesso alla donazione nei Centri trasfusionali, il personale medico e infermieristico scarseggia, alcuni centri di raccolta chiudono o si accorpano, i soci donano con meno regolarità, i più anziani smettono per limiti d’età di donare e i giovani vanno a donare molto di rado. Questa situazione va avanti da alcuni anni ed è stata confermata anche dai dati del 2018, anche se per fortuna non si è mai arrivati all’emergenza. Pur calati di 856 rispetto al 2017, infatti, i 130.335 donatori Avis e Abvs (donatori della provincia di Belluno) del Veneto hanno contribuito lo scorso anno all’autosufficienza regionale e per questo vanno ringraziati uno a uno”.

Nello specifico, i donatori attivi in forze nel 2018 all’Avis provinciale di Padova sono stati 24.484, di Rovigo 10.195, di Treviso 31.495, di Venezia 27.085, di Verona 21.121 e di Vicenza 9.588. I donatori dell’Abvs (Belluno) sono stati 6.367.

Statisticamente, il 12,11% dei donatori veneti ha tra i 18 e i 25 anni, il 18,55% tra i 26 e i 35, il 24,02% tra i 36 e i 45 anni, il 28,85% tra i 46 e i 55, il 15,51% tra i 56 e i 65 anni e lo 0,96% oltre i 65 anni. I maschi totali sono il 65,97% (85.982) e le femmine il 34,03% (44.353).

Un piccolo esercito di braccia tese senza le quali si fermerebbero cure, interventi chirurgici, trapianti… perché sangue, plasma e piastrine si possono solo donare. In Italia gratuitamente.

Tutti questi sforzi hanno, però, bisogno di un forte supporto da parte delle istituzioni perché ogni cittadino che si avvicina alla donazione va agevolato e fidelizzato.

Per questo Avis regionale chiede alla Regione maggiore flessibilità: “Non è la domanda che deve adeguarsi all’offerta, ma viceversa. Se le giornate più richieste dai donatori sono il sabato e la domenica, perché non serve chiedere il permesso di lavoro, le aperture dei centri vanno concentrate in quei giorni”, spiega il presidente Brunello.

C’è poi il grosso problema del calo dei medici dedicati alla raccolta del sangue. I Centri trasfusionali potrebbero essere considerati sede di formazione esterna per gli specializzandi in ematologia, i quali potrebbero acquisire importanti competenze in tema di medicina trasfusionale supportandone l’attività sotto la guida di tutor esperti. “Chiediamo con forza alla Regione di agire nelle sedi opportune per consentire agli specializzandi di poter operare nelle Unità di Raccolta Sangue in convenzione, che contribuiscono ogni anno con quasi il 30% rispetto al totale per sacche di sangue intero all’autosufficienza regionale”.

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San Marco, inaugurato il primo sistema attivo di difesa dall’acqua alta. Tesserin: «Adesso il Mose, senza altri ritardi»

Gente Veneta - Dom, 14/04/2019 - 08:44

Quella di ieri, sabato 13 aprile, è stata una data storica. Siccome – come dice il Procuratore di San Marco Pierpaolo Campostrini – non si può aspettare Godot e anche il Mose, ci si è mossi da soli.

Ovvero: la Procuratoria di San Marco ha attivato il primo sistema di regolazione attiva dell’acqua alta della storia di Venezia. Alle 13.30 di sabato è stato dato il clic che ha posto in opera le valvole che, non appena sale la marea, impediscono l’ingresso dell’acqua nel nartece, cioè nel portico della Basilica.

Mentre fino all’altro ieri già 64 centimetri di marea consentivano l’ingresso di acqua, d’ora in poi si sarà al sicuro fino a 88. Dopodiché, oltre quella quota, non sarà più una questione di valvole, che continueranno comunque a fare il loro dovere: l’acqua entrerà per sormonto, da altri ingressi.

«Perciò è tempo di un segnale forte, perché il tempo manca: il Mose va finito. E non si può rinviare ancora»: lo ha detto con trasporto e perfino con commozione Carlo Alberto Tesserin, Primo Procuratore di San Marco, nella stessa circostanza: il giorno di esordio delle valvole che salvano il nartece di San Marco e il giorno del grande convegno, tenutosi nella sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, durante il quale si è presentata l’opera in tre volumi sulla Basilica, edita da Marsilio e a cura del Proto emerito Ettore Vio.

Le due cose – il mini-Mose che stoppa l’acqua nel nartece e il maxi-Mose, che stoppa l’acqua in ingresso dalle bocche di porto – sono strettamente correlate. Sono entrambi sistemi attivi di regolazione dell’acqua. I sistemi, cioè, oggi necessari per salvarsi da un fenomeno che ha trend crescenti.

Un fenomeno, l’acqua alta a quote e frequenze crescenti, che i veneziani di mille anni fa – quelli della fondazione della Basilica – non potevano immaginare: la chiesa si situava allora un metro più alta rispetto al medio mare. Ma oggi non è più rinviabile un intervento: «Un altro evento come quello del ’66 – ha insistito ancora il Primo Procuratore Tesserin – e rischiamo di trovarci senza più Basilica».

Giorgio Malavasi

(Un più ampio servizio nel prossimo numero di Gente Veneta, in distribuzione da giovedì 18 aprile)

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Mestre, arrivano le telecamere nelle case Ater del quartiere Pertini

Gente Veneta - Ven, 12/04/2019 - 17:35

Telecamere, a maggio, in via Camporese e lavori ai tetti di quattro palazzine. Sono alcuni dei prossimi interventi nel quartiere Pertini, a Mestre, annunciati ieri, in occasione del terzo incontro con gli inquilini, dal presidente dell’Ater di Venezia, Raffaele Speranzon.

In particolare, l’installazione di 26 telecamere di videosorveglianza attorno alle case di proprietà dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale, che partirà la prima settimana di maggio. Gli occhi elettronici registreranno le immagini per alcuni giorni ed erano stati richiesti all’Ater, attraverso una lettera, dal Comitato Quartiere Pertini a novembre scorso, per prevenire situazioni di degrado e vandalismi purtroppo frequenti.

“Nell’ultimo consiglio di amministrazione abbiamo deliberato la spesa di circa 34 mila euro per la realizzazione dell’impianto di videosorveglianza, che è già stato parzialmente progettato – ha spiegato Speranzon – e nella prima settimana di maggio sarà installato. Le telecamere dissuaderanno la presenza di eventuali bulli, vandali, piuttosto che occupanti abusivi”.

Sulle manutenzioni, il presidente ha annunciato ai residenti che è stato approvato, nei mesi scorsi, un progetto esecutivo per il rifacimento dei tetti di quattro palazzine in via Camporese (per un totale di 64 alloggi) per prevenire il problema delle infiltrazioni. Un intervento che avrà un costo complessivo di 288.612,00 euro e sarà finanziato per 201.433,70 con fondi regionali e per 87.178,30 con fondi dell’Ater.

Sul fronte delle nuove assegnazioni di alloggi, Speranzon ha spiegato agli inquilini che grazie all’arrivo della graduatoria comunale, nel quartiere Pertini l’Ater potrà assegnare 17 appartamenti, mentre in altri 7 sono in corso piccoli lavori di manutenzione che termineranno a breve, rendendoli disponibili entro l’anno.

Altri quattro alloggi invece necessitano di importanti lavori di ristrutturazione, per i quali è stato richiesto un finanziamento regionale di 146.700 euro.

«Oltre a questi, vi sono altri 5 appartamenti – ha detto Speranzon – che siamo riusciti a recuperare dagli sfratti e per i quali ora si penserà ad interventi manutentivi. Il quartiere si arricchirà così di abitanti nuovi – ha spiegato il presidente agli inquilini – che sarete invitati ad accogliere presto, appena avremo le graduatorie procederemo con le assegnazioni.

Si sono infatti ridotte le occupazioni abusive: negli alloggi Ater del quartiere Pertini al momento ce n’è solo una. La famiglia straniera che una decina di giorni fa era stata sfrattata, ma era rientrata in orario notturno dalle finestre dell’alloggio chiuso, alcuni giorni fa ha deciso di restituire spontaneamente le chiavi all’Azienda e trasferirsi altrove.

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Banca FriulAdria: utile da primato, nel 2018, a 61,4 milioni. Chiara Mio confermata presidente fino al 2021

Gente Veneta - Ven, 12/04/2019 - 16:28

Bilancio 2018 approvato, con 61,4 milioni di utile e la distribuzione di un dividendo di 2,25 euro per azione. E Chiara Mio confermata alla presidenza della banca anche per il triennio 2019-2021.

Sono i dati di fondo dell’assemblea degli azionisti di Crédit Agricole FriulAdria svoltasi oggi al Teatro Verdi di Pordenone alla presenza di oltre 500 soci della banca.

L’utile netto di periodo è di 61,4 milioni di euro, in crescita di quasi il 23% rispetto ai 50,1 milioni dell’anno precedente, e rappresenta un risultato storico per la banca.

Per effetto di tale brillante performance agli oltre 16 mila soci verrà corrisposto un dividendo di 2,25 euro per azione, in crescita di oltre il 22% nel confronto con il dividendo di 1,84 euro del 2017.

Lo stacco del dividendo è previsto per il 24 aprile, mentre il pagamento avverrà dal 30 aprile.

“L’utile netto 2018, in aumento rispetto all’anno precedente, prosegue la traiettoria di crescita degli ultimi anni: dai 50,1 milioni del 2017 siamo passati a 61,4 milioni e possiamo dire di aver raggiunto uno dei risultati più significativi della nostra storia», ha dichiarato il direttore generale Carlo Piana.

Al 31 dicembre 2018 i crediti verso la clientela ammontano a 7.511 milioni di euro, in crescita del 5% su base annua. Oltre il 60% dei crediti è allocato in Veneto, regione dove la banca registra crescite significative soprattutto in province di recente insediamento come Verona.

Nel 2018 la banca ha effettuato nuove erogazioni per circa 1,2 miliardi di euro. Oltre 5 mila i nuovi mutui erogati alle famiglie (+16%) per complessivi 553 milioni (di cui 379 milioni in Veneto e 174 in Friuli Venezia Giulia). Alle aziende del territorio sono stati erogati 564 milioni (di cui 363 in Veneto e 201 in Friuli Venezia Giulia). In crescita anche i prestiti personali passati dai 71,5 milioni del 2017 a 73,2 milioni (+2%).

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Il primo ospedale di comunità, al centro Nazaret di Zelarino. Dal Ben (Ulss 3): «È risposta importante a bisogni reali»

Gente Veneta - Ven, 12/04/2019 - 13:31

«È una risposta importante ai bisogni del territorio»: è il commento di Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, che nei giorni scorsi si è recato in visita all’ospedale di comunità operativo al Centro Nazaret di Zelarino.

Quello gestito dall’Opera diocesana Santa Maria della Carità è il primo ospedale di comunità, l’unico finora attivo in Veneto. Il nuovo servizio è diventato operativo lo scorso 1° febbraio, con i suoi 30 posti letto. L’ospedale di comunità non è una lungodegenza né l’anticipazione della casa di riposo: è di fatto un reparto ospedaliero, al di fuori della struttura ospedale, con una valenza squisitamente sanitaria.

È l’espressione di un nuovo modello di sanità: in ospedale si curano gli acuti; qui, invece, ci si occupa di riabilitazione e riattivazione funzionale. Si accolgono cioè persone che non sono ancora pronte per il rientro a casa e che hanno ancora bisogno di cure; perciò vanno aiutate a riprendere funzionalità e autonomia.

Dal Ben ha visitato l’ospedale di comunità, accompagnato dal presidente dell’Opera, il diacono Gianfranco Fiorin: «Abbiamo visito insieme gli spazi e raccontato nel dettaglio il servizio che offriamo, che è frutto di una grande collaborazione fra l’Opera e l’Ulss. Il dottor Dal Ben, il direttore dei servizi socio-sanitari Gianfranco Pozzobon, il dottor Poles e la dottoressa Busso – insieme ai nostri operatori – hanno lavorato con impegno per giungere a questo risultato».

Adesso questa struttura “cuscinetto” fra ospedale per acuti e il domicilio di ciascuno è al lavoro per raggiungere la massima efficacia: «Siamo arrivati – prosegue Fiorin – ad avere 28 pazienti, ma ancora, mediamente, qualche posto libero c’è. Data la domanda forte che viene dal territorio di un servizio del genere, saremo ancora più utili quanto più riusciremo a lavorare in totale sintonia fra ospedale, medici di base e, in generale, apparato sanitario».

Giorgio Malavasi

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Riciclaggio delle tangenti del Mose e evasione fiscale di imprenditori veneti: sequestri per 12 milioni di euro. La Finanza: soldi riconducibili a Galan

Gente Veneta - Gio, 11/04/2019 - 12:32

I finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Venezia stanno eseguendo un provvedimento del G.I.P. presso il Tribunale di Venezia con cui è stato disposto il sequestro di 12.335.378 euro, profitto dei reati di riciclaggio internazionale e di esercizio abusivo dell’attività finanziaria commessi, a vario titolo, da 6 indagati.

Il provvedimento è stato adottato all’esito delle indagini di polizia giudiziaria dirette dalla Procura della Repubblica di Venezia riguardanti il reinvestimento all’estero dei proventi della corruzione realizzata da Giancarlo Galan nell’ambito della costruzione del Mose.

Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 ed il 2015 due commercialisti padovani avevano garantito, tramite il loro studio professionale, l’intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana, che dalle indagini sul Mose era risultata essere di fatto riconducibile al Galan; inoltre, i professionisti avevano messo a disposizione conti correnti in territorio elvetico, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari svizzeri, le cui somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente presso una banca di Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista del medesimo studio padovano.

Le ulteriori investigazioni e l’esecuzione di una rogatoria in Svizzera hanno permesso di accertare che il ricorso all’interposizione di società in paesi off-shore era stato utilizzato dai professionisti esteri su larga scala e in maniera professionale per consentire a numerosi imprenditori veneti di riciclare ingenti somme proventi dell’evasione fiscale realizzata nel tempo.

Infatti, nel corso della perquisizione presso gli uffici di una società fiduciaria elvetica, è stata sequestrata una lista contenente i nomi di numerose società italiane che avevano affidato la gestione dei capitali derivanti dal “nero” ai professionisti svizzeri, i quali – pur non avendo i requisiti per l’esercizio dell’attività finanziaria in Italia – li avevano raccolti e fatti transitare su conti esteri intestati a società olandesi, svizzere, rumene, di Panama, Curacao e delle Bahamas, una delle quali aperta tramite lo studio Mossak & Fonseca, emerso nell’ambito dei c.d. “Panama Papers”.

Successivamente le somme sono rientrate nella disponibilità degli imprenditori italiani che le hanno utilizzate per effettuare investimenti anche di natura immobiliare in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto.

I sequestri sono in corso di esecuzione riguardano disponibilità finanziarie detenute presso banche venete, 2 imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna.

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Ospedale Civile salvo: la Regione trova la norma anti-declassamento

Gente Veneta - Gio, 11/04/2019 - 10:09

L’ospedale Civile di Venezia rimarrà Presidio Ospedaliero di Primo Livello. A evitare il declassamento è stato un disegno di legge della Giunta regionale, portato all’approvazione dallo stesso Presidente nell’ultima seduta.

Il documento approvato costituisce una modifica del Piano Sociosanitario 2019-2023. Si tratta di un comma 3bis dell’articolo 7, che recita: “L’ospedale del Centro Storico di Venezia è classificato come presidio di Primo Livello, tenuto conto che il bacino d’utenza di afferenza dell’ospedale è comprensivo, oltre che della popolazione del territorio insulare, anche della forte presenza turistica e della mobilità urbana giornaliera, e considerate le peculiari e disagiate condizioni geomorfologiche e insulari, in conformità all’articolo 15, comma 3, dello Statuto del Veneto”.

“Appena è apparso il problema, legato alla normativa nazionale sulle caratteristiche che determinano le qualificazioni degli ospedali, il DM 70/2015, meglio noto come decreto ‘Balduzzi’ – dice il Governatore – ho chiesto un lavoro tecnico giuridico urgente, ma approfondito, per individuare una norma che risolvesse la questione, e consentisse di dare al Civile di Venezia il rango che merita. Era un impegno che avevamo preso da subito e che siamo riusciti a mantenere in fretta, trovando la chiave giuridica che supportasse il ritorno del nosocomio a Presidio ospedaliero di Primo Livello”.

Ed è proprio al rispetto di quanto previsto dal DM 70, che si riferiscono le motivazioni del DDL della Giunta Regionale, la cui relazione specifica una serie di caratteristiche, previste dallo stesso decreto Balduzzi, che portano a classificare di Primo Livello l’Ospedale di Venezia.

In particolare, nella relazione si evidenzia come, oltre agli 80.726 residenti, va conteggiata anche la presenza turistica giornaliera media (che arriva a 44.900 presenze in agosto) e la popolazione che si reca a Venezia per studio o lavoro (tra le 10.000 e le 20.000 persone). La sola popolazione universitaria è di circa 25.000 studenti, ai quali vanno aggiunte migliaia di lavoratori.
Nella relazione si specifica inoltre che il Civile, nella scheda ospedaliera proposta nella delibera 22/2019 trasmessa al Consiglio, è dotato di tutte le specialità previste dal DM 70 per delineare una struttura di primo livello, tra le quali il Pronto Soccorso, l’Emergenza-Urgenza per le maggiori complessità e Osservazione Breve Intensiva. L’Ospedale è inoltre inserito nella reti delle patologie tempo dipendenti dell’Ictus (ospedale di primo livello in collegamento con la stroke unit di secondo livello); dell’infarto acuto del miocardio (con presenza dell’emodinamica); e del trauma (Centro Trauma di Zona).

A queste ottime motivazioni tecniche, sia aggiungono le condizioni geomorfologiche del territorio di riferimento e della popolazione all’interno dello stesso, con criticità nella mobilità urbana, tali da rendere complessa la gestione dell’urgenza-emergenza, tenuto conto delle difficoltà e dei tempi dei collegamenti con la terraferma.

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Sale in zucca non è una fattoria didattica. Open day annullato

Gente Veneta - Gio, 11/04/2019 - 09:38

L’Associazione Culturale Momos, in riferimento all’articolo apparso nel numero del 2 aprile intitolato “Lido: la fattoria didattica Sale in Zucca riapre alle famiglie” ci tiene a precisare che tutte le attività culturali, di educazione e sensibilizzazione ambientale attivate nell’ambito del progetto “Sale in Zucca” non rientrano in alcun modo sotto il titolo di “fattoria didattica” ma sono dei laboratori riservati ai soci dell’associazione che presso l’azienda agricola ha un terreno a lei dedicato.
Comunichiamo inoltre la decisione di SOSPENDERE TEMPORANEAMENTE tutte le attività in calendario per la primavera-estate presso l’orto Sale in Zucca, in particolare Open day previsto per il 14 aprile, teatrino di paglia e campi estivi. Ci prendiamo una pausa al fine di chiarire tutti gli aspetti normativi e formali attinenti alla nostra realtà. Ci scusiamo per il disagio e ci auguriamo di ridarvi appuntamento quanto prima.

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Gruppo Missioni Terzo Mondo: un concorso per il nuovo logo e la copertina di un nuovo libro

Gente Veneta - Gio, 11/04/2019 - 08:34

Un nuovo logo e la copertina la copertina del libro sulla storia dei 25 anni di attività a favore dei bambini dell’India, del Kenya e delle Filippine.

Sono le due proposte indirizzate a creativi e grafici (o a chi ritiene di esordire in questo campo) dal Gruppo Missioni Terzo Mondo della parrocchia di Carpenedo. Il Gruppo promuove infatti un concorso, che diventa anche l’occasione per dire che, dopo la recente tappa del quarto di secolo, adesso si tratta di andare avanti, innovando e sviluppando ciò che si fa.

La partecipazione, individuale o collettiva, è gratuita. Il bando è reperibile nel sito gruppomissioniterzomondo.org. Il modulo di adesione al concorso va inviato via mail all’indirizzo [email protected] entro il 30 aprile.

Entro il 10 luglio la pubblicazione del risultato e dei vincitori. Per loro ricchi premi: il vincitore per la miglior copertina riceverà un weekend omaggio per due persone nel rifugio alpino “L’Eremo dei Romiti”, situato sopra il lago Centro Cadore, a Domegge, e un oggetto artistico offerto da Giorgia Schiavon della “Vetreria Artistica Reno Schiavon” di Murano. Chi avrà realizzato il miglior restyling del logo sarà premiato con un oggetto artistico di una vetreria di Murano.

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In 1400, in Marittima a Venezia, per Playday, la giornata di gioco e conoscenza del porto

Gente Veneta - Mer, 10/04/2019 - 19:09

Sono stati 1400 gli studenti delle scuole materne, elementari e medie del Comune di Venezia che oggi, in Marittima a Venezia, hanno partecipato alla seconda edizione di Playday.

Playday è un progetto nato per sensibilizzare i bambini alla socializzazione e al concetto dell’inclusione, coinvolgendoli in progetti creativi e in attività sportive.

L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Amici della Laguna e del Porto, ha il patrocinio di Regione Veneto, Comune di Venezia, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale e Comitato Paralimpico Italiano e con la collaborazione di Venezia Terminal Passeggeri SpA.

Per promuovere la conoscenza del sistema portuale veneto, l’Autorità di Sistema Portuale ha realizzato una vera e propria “Piazza Porto di Venezia” in Marittima, spazio dedicato ai bambini che hanno potuto partecipare a laboratori educativi e creativi sul tema della portualità, costruendo piccole imbarcazioni giocattolo, studiando i nodi nautici e approfondendo il mondo del trasporto merci e dei container.

Grazie al main sponsor Decathlon, che ha fornito sei campi da gioco attrezzati e materiali sportivi, i bambini e i ragazzi hanno potuto praticare nel corso della giornata diversi sport tra cui calcio, basket, canoa, vela e minigolf seguiti da istruttori qualificati e atleti professionisti tra cui: il campione olimpionico di canoa Daniele Scarpa, la campionessa paraolimpica di tiro con l’arco Sandra Truccolo, la campionessa veneziana del remo e vincitrice della Regata Storica, Gloria Rogliani, una delegazione di giocatori dell’Umana Reyer Basket e una rappresentanza del Venezia FC.

«L’Autorità di Sistema Portuale – afferma il presidente Pino Musolino a commento della manifestazione – ha deciso di sostenere con convinzione la manifestazione PlayDay, poiché offre la possibilità di diffondere tra i bambini e i ragazzi valori fondamentali per la nostra società quali l’inclusione, la solidarietà e l’accettazione della diversità. Il veicolo scelto è quello dello sport che, nelle sue molteplici manifestazioni, può essere praticato da tutti senza eccezioni e premia sempre la dedizione, lo spirito di squadra e il fairplay. PlayDay è inoltre importante perché costituisce uno stimolo per tutti noi a migliorare sotto il profilo dell’accessibilità gli spazi di gioco, di studio e di lavoro della nostra città, affinché diventi sempre più aperta e inclusiva”.

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Gianluca Cerri è il nuovo Primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile di Venezia

Gente Veneta - Mer, 10/04/2019 - 18:04

Nato a Pisa ma ormai “veneziano” d’adozione, il dottor Gianluca Cerri è il nuovo Primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Civile di Venezia.

Sessant’anni, specializzato in Ginecologia e Ostetricia, per quasi dieci anni il dottor Cerri ha operato nel Punto Nascite dell’Ospedale dell’Angelo; da un anno, dal momento cioè della cessazione del dottor Cicciarella, si è trasferito all’Ostetricia del Civile ed ha assunto il ruolo di facente funzioni; ora, dopo le procedure concorsuali, ha l’incarico di Primario: «Dirigo a Venezia un’équipe importante – sottolinea – che conta sei medici, tredici infermiere e nove ostetriche, a cui si aggiungono gli operatori socio-sanitari; insieme a questa équipe operiamo in una struttura di altissimo livello, nuova poiché collocata recentissimamente negli spazi del Padiglione Jona, e dotata di strumentazioni di prim’ordine: si pensi solo alle due sale operatoria dedicate alla nostra specialità».

Il dottor Cerri è stato a lungo il vicario del dottor Tiziano Maggino, Direttore del Punto Nascite dell’Angelo e coordinatore del Dipartimento materno-infantile dell’Ulss 3 Serenissima: «Con l’incarico al dottor Cerri – sottolinea il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – si rafforza ulteriormente la costruzione di una rete di collaborazione tra i Punti Nascita dell’Ulss 3 Serenissima: si garantisce così l’operatività di tutte le strutture, anche di quella veneziana, secondo gli standard necessari».

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I vescovi del Nordest: nominati i responsabili per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili

Gente Veneta - Mar, 09/04/2019 - 16:58

I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet) si sono ritrovati per due giorni, da lunedì 8 a martedì 9 aprile 2019, a Santa Giustina Bellunese ospiti del Centro di Spiritualità e Cultura “Papa Luciani”. Nella mattinata di oggi, in particolare, i Vescovi hanno visitato la vicina e antica Certosa di Vedana (situata nel comune di Sospirolo) e vissuto la S. Messa insieme alla comunità delle nove monache di clausura, di diverse nazionalità e lì presenti dal 2018, adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento e dedite alla preghiera ininterrotta di fronte all’Eucaristia solennemente esposta, con la specifica intenzione di sostegno e santificazione dei sacerdoti.

I vescovi del Triveneto con le monache di clausura del monastero di Vedana

Nel corso della riunione della Cet i Vescovi hanno poi approfondito, con il contributo del sacerdote della Diocesi di Bolzano-Bressanone don Gottfried Ugolini, il tema della tutela dei minori e delle persone vulnerabili vittime di varie forme di abuso e violenza e si sono quindi confrontati intorno alle prossime linee-guida, al regolamento e all’istituzione del Servizio nazionale di tutela voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana. E’ proprio il mandato evangelico che contraddistingue la Chiesa, si è osservato, a richiedere che essa stessa sia attenta e attiva nella tutela dei minori e di chi è vittima di abusi e violenze.

Tra gli elementi sempre più fondamentali al riguardo sono emersi tra l’altro la capacità e le modalità di ascolto delle vittime, la comprensione del fatto che ogni abuso o violenza (al di là delle sue dimensioni) agisce sulla totalità ed integrità della persona colpita, la necessità di un cambio di cultura (nella mentalità e negli atteggiamenti), l’opera delicatissima ed essenziale di prevenzione, informazione e formazione in ogni momento e fase di vita della Chiesa (dalla comunità del Seminario ai diversi ambiti di vita pastorale con i relativi operatori).

Nella stessa occasione i Vescovi hanno provveduto a nominare nella persona di mons. Pierantonio Pavanello (Vescovo di Adria-Rovigo) l’incaricato regionale della Cet per seguire il Servizio regionale / interdiocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili nonché don Gottfried Ugolini, sacerdote della Diocesi di Bolzano-Bressanone, coordinatore dello stesso Servizio che sarà composto dai singoli referenti diocesani più altri operatori pastorali ed esperti. Ogni Vescovo provvederà, infatti, a nominare un referente diocesano per seguire ed assicurare a livello locale tale Servizio supportato da un’apposita équipe.

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