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Venezia e Mestre divise? Un aiuto alla debolezza

Gente Veneta - Mar, 31/07/2018 - 10:10

Venezia e Mestre Comuni distinti? Fatichiamo a toglierci un’idea: saranno deboli. Già oggi, in tanti ambiti, ci sono competenze e poteri frammentati. Un’ulteriore frammentazione aumenterebbe problemi e fragilità.

Si sta procedendo, anche dal punto di vista formale, verso il nuovo referendum. Chiamare il popolo ad esprimersi è democrazia, ma invitarlo per la quinta volta in non molti anni deve essere motivato da nuove e più consistenti ragioni. Se qualcuno ci vuole chiarire cosa non abbiamo colto, si proponga.

Le questioni invece ci pare restino del tutto simili. E le conseguenze pure: Venezia Comune autonomo diventerebbe una perla tutta dedita alla gestione del turismo; ma perderebbe quasi del tutto i valori (già abbondantemente persi) della residenza e della produzione.

Mestre autonoma non avrebbe più il traino non solo simbolico di Venezia. I mestrini pagherebbero meno la tariffa dei rifiuti, finora zavorrata dai costi di Venezia? Può essere. Ma le corse degli autobus, se si dovessero basare solo sugli introiti di Mestre, si ridurrebbero. Ed è solo un esempio.

Per non dire, appunto, di servizi e uffici sdoppiati, con anni di probabile semi-paralisi. L’unione – ci pare – continua a fare la forza, la separazione no.

Giorgio Malavasi

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Venezia: due vigili si fingono fidanzati e permettono l’arresto di quattro borseggiatori

Gente Veneta - Lun, 30/07/2018 - 18:42

Nella giornata di ieri personale del Nucleo Operativo della Polizia locale di Venezia ha tratto in arresto quattro borseggiatori rumeni, facenti parte di una banda  che, dalla regione di Maramures, si reca ciclicamente nelle principali località turistiche europee con lo scopo di depredare i turisti.

La loro presenza era stata segnalata da alcuni giorni, ora al ponte della Paglia, ora sul ponte di Rialto, ancora lungo le Mercerie ed anche al ponte del Lovo: i quattro però, muovendosi rapidamente, erano sempre riusciti ad eludere i controlli.

Ieri pomeriggio però, verso le 17, i borseggiatori sono stati però avvistati da personale della Polizia locale in borghese mentre si stavano recando sulla sommità del ponte di Rialto lungo la Calle Larga Mazzini. Due giovani neoassunti, un uomo ed una donna, si sono posti così alle loro calcagna fingendosi dei fidanzati in visita alla città.

Raggiunta la sommità del ponte di Rialto i quattro, non prima di essersi guardati più volte intorno per scongiurare la presenza di eventuali agenti in borghese, sono passati ai fatti, circondando e distraendo un turista americano, e riuscendo così a infilargli le mani nella tasca dove teneva il portafogli.

La coppia di finti fidanzatini, che era passata inosservata e che ha potuto osservare tutta l’azione da non più di un metro e mezzo di distanza ha dato l’allarme: in pochi secondi i quattro si sono trovati ammanettati grazie all’intervento degli altri operatori nascosti all’interno dei negozi in prossimità della sommità del ponte.

In data odierna i quattro sono stati tutti condannati dal tribunale di Venezia: ad un anno di reclusione, colui che materialmente ha infilato la mano nella tasca del turista, ed a nove mesi gli altri tre. Tutti e quattro sono stati allontanati dal territorio del Comune di Venezia con l’obbligo di non farvi ritorno per 3 anni da oggi.

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Il vaticanista Vecchi (Corsera) al Lido di Venezia: «L’essenziale e le Beatitudini: ecco il cristianesimo di Papa Francesco»

Gente Veneta - Lun, 30/07/2018 - 18:10

«Quale è l’aspetto più pregnante del pontificato di Papa Francesco? Sicuramente quello di ritornare all’essenziale del Vangelo». A dirlo è Gian Guido Vecchi, vaticanista del “Corriere della Sera”, a margine della presentazione della tappa finale dei cinque finalisti del Premio Campiello 2018.

La presentazione si è svolta al Grande albergo Ausonia Hungaria del Lido di Venezia, domenica 29 luglio. Vecchi, che ha moderato l’incontro, ha poi raccontato per genteveneta.it qualcosa del “suo” Papa Francesco.

«Di Papa Bergoglio – sottolinea Vecchi – colpisce la volontà di tornare all’essenziale del Vangelo, anche quando questo significa andare controcorrente. Personalmente ho seguito come vaticanista tre Papi ed è un’esperienza affascinante, ricca, ma anche carica di responsabilità che ci interroga come cristiani e giornalisti».

Cita un episodio tra i tanti raccontati e raccolti da cronista in prima persona. «Ricordo il primo viaggio intercontinentale che fece Bergoglio per partecipare a Rio de Janeiro alla Giornata mondiale dei Giovani. Un ragazzo chiese al Papa come si fa a essere cristiani. La sua risposta è stata chiara: “Leggetevi e mettete il pratica il capitolo 25 del Vangelo di Matteo e le Beatitudini”. Così si inquadra anche una scelta chiara del pontificato del Papa argentino».

Vecchi conclude sottolineando una costante del pontificato di Jorge Bergoglio: «Andare a visitare tutte le popolazioni che soffrono e di cui solitamente nessuno parla, perché non portano soldi o guadagno. La presenza del Papa diventa come un raggio di luce per dare visibilità e far conoscere i loro problemi. Ricordiamo anche che il suo primo viaggio è stato proprio a Lampedusa per visitare i migranti».

Lorenzo Mayer

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Droni e foto satellitari, da luglio è cambiata l’agricoltura a Venezia: ora è digitale

Gente Veneta - Lun, 30/07/2018 - 14:19

L’agricoltura digitale è realtà. Dati derivati da droni, capannine meteorologiche e foto satellitari accessibili agli agricoltori per conoscere a fondo le condizioni dei loro campi ed ottimizzare i propri interventi, dall’irrigazione alla concimazione.

Una vera rivoluzione ha preso via ad inizio luglio quando è stata sottoscritta la convenzione tra Abaco spa e Confagricoltura Venezia: un’innovativa iniziativa che punta a realizzare un network professionale per l’agricoltura.

“Gli agricoltori oggi devono poter accedere alle migliori tecnologie – afferma Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. – Applicazioni che descrivono in dettaglio il territorio sono ormai uno strumento indispensabile. E’ da questa consapevolezza che nasce la collaborazione con Abaco, che è una azienda leader del settore”.

“Si tratta di una sperimentazione che durerà un anno – spiega Nazzareno Augusti, responsabile Ufficio di Zona di Confagricoltura a Chioggia – e permetterà di formare i nostri tecnici grazie anche all’attività in alcune aziende pilota”.

Il nework si chiamerà SITI4farmer e darà la possibilità ai soci di Confagricoltura Venezia di usufruire delle più avanzate tecnologie per governare le attività in “campo” tramite l’applicazione per Tablet e Smartphone.

L’obiettivo di Confagricoltura è di mettere a disposizione di tutti gli associati i nuovi servizi digitali di Agricoltura 4.0 dedicati alla conoscenza del territorio, alla pianificazione e al controllo “in campo”; oltre alla possibilità di accedere a informazioni cartografiche e a indici di supporto per la gestione dell’azienda e delle attività agricole.

La convenzione prevede condizioni particolari per la sperimentazione dei nuovi servizi riservate ad alcune aziende “pilota” accreditate da Confagricoltura Venezia.

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Un film italiano tra i premiati a Giffoni. E 23 studenti di San Donà di Piave tra i protagonisti con un loro film

Gente Veneta - Dom, 29/07/2018 - 17:58

Scelti i vincitori del Giffoni Film Festival. I ragazzi delle sei fasce d’età hanno scelto il loro film preferito fra i sette che hanno visto, con un voto secco, senza esprimere le loro ragioni ma con un semplice ballottaggio.

Fascia 3-5 anni: il cortometraggio animato ANT (Julia Ocker, Germania, 2017) storia di una formica anticonformista. Fascia 6-9 anni: il film italiano, ÖTZI E IL MISTERO DEL TEMPO (Gabriele Pignotta, 2018), sull’avventura di un gruppo di ragazzi in quel di Bolzano con una rediviva mummia preistorica.

Fascia 10-12 anni: ZOO (Irlanda/UK, 2017) di Colin Mclvor, sul salvataggio di un cucciolo di elefante dallo zoo di Belfast durante la seconda guerra mondiale.

Una scena dal film “Zoo”, che racconta il salvataggio di un cucciolo di elefante durante il secondo conflitto mondiale

 

Fascia 13-15: THIS CRAZY HEART (Germania, 2017) di Marc Rothemund sulla trasformazione di un trentenne scapestrato quando viene obbligato dal padre-medico a seguire un ragazzo malato che lo adora. Fascia 16-17 anni: SADIE (Usa, 2018) di Megan Griffiths, su una ragazzina americana che vive in un accampamento di roulotte i riflessi della violenza e della guerra.

Un’immagine da “Brothers”, vincitore nella fascia 18-20 anni

 

Fascia 18-20 anni BROTHERS (Olanda, 2017) di Hanro Smitsman, storia di due fratelli che devono portare via il più piccolo da una Siria sconvolta. Per la sezione documentari, Gex Doc LIYANA (Qatar/Swaziland/Usa, 2017) di Aaron e Amanda Kopp, storie di bambini nello Swaziland.

E va detto anche che è arrivato pure un pezzetto di Veneto a Giffoni. Da San Donà di Piave è giunto un folto gruppo di rappresentanti: 23 studenti delle scuole superiori, accompagnati di insegnanti, genitori e perfino dal sindaco Andrea Cereser.

Alcuni di loro sono stati al Festival anche come giurati o come stagisti, altri sono stati protagonisti di un piccolo film prodotto, in collaborazione con il prestigioso festival, dagli studenti di San Donà.

I ragazzi di San Donà di Piave

 

Il film si intitola “La divisa” e tratta di un tema caro alle nostre zone: la prima guerra combattuta sulle rive del Piave, rivisitato in chiave giovane, un secolo dopo.

Niente di meno che un fantasma del soldato Giuseppe, un ragazzo del ‘99, arriva a complicare ma anche a risolvere i dilemmi dei ragazzi di oggi: loro sì, che hanno scelte nella vita. Il film è un esempio di una scuola che funziona, partendo dallo spirito d’iniziativa di Donatella Dalla Valle, vicepreside di Fossalta e ideatrice dell’indirizzo di produzione audiovisiva esistente da sette anni in Veneto (a Fossalta, a Vicenza e a Castelfranco).

La troupe del progetto Giffoni Experience, un prolungamento del festival di Giffoni, ha vissuto a San Donà durante le tre “Movie Days” in aprile, girando il film con i ragazzi. “Meglio tre giorni a far cinema che 100 ore di lezione sui banchi,” afferma il sindaco. “Ho scoperto quanto bella è la mia città”, spiegano i giovani protagonisti Lorenzo Lucca e Alessandro Sabatino. “E abbiamo dimostrato che la nostra generazione ha voglia di fare ed è piena di entusiasmo”.

Ilaria Serra

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Collaborazione Gazzera, Santa Barbara, Asseggiano: vacanze insieme e in diretta web

Gente Veneta - Dom, 29/07/2018 - 06:38

Raccontare la fede, raccontare un’esperienza con il linguaggio moderno degli strumenti tecnologici. Si può fare? Provarci, perlomeno, si può. Lo hanno fatto nella Collaborazione “Papa Luciani” (Gazzera, Asseggiano, Santa Barbara) che, tramite il portale web aperto lo scorso anno www.collaborazionepapaluciani.it, ha imbastito una “diretta web” di quanto avviene nel Campo Estivo di San Vito di Cadore delle “Vacanze in Collaborazione”.

La sfida era rendere “visibile” e condivisa la bellezza di quanto avviene lassù: il cuore e il motore sono ovviamente l’amore e la fatica dei volonterosi animatori delle tre parrocchie e di un prete giovane e comunicativo come don Valentino Cagnin che costruiscono, ora per ora, le giornate di questa iniziativa, uno dei primi successi delle collaborazioni Pastorali fortemente volute dal Patriarca Moraglia tre anni fa e oggi concretizzate in realtà funzionanti come questa.

Il “pezzo” successivo, la sfida, era però quella di riuscire a rendere patrimonio di tutti sia la proposta in sé (farla conoscere perché chi ne viene attratto possa decidere se parteciparvi) sia condividere la bellezza dei contenuti, delle esperienze, delle riflessioni che ben difficilmente, da sole, uscirebbero dalle vette di San Vito o dai sorrisi di chi ritorna a casa, a vacanza finita. “Pensavamo sarebbe stato bello poterlo raccontare in modo più completo, aperto, facendo non solo vedere le immagini delle attività, i luoghi di raccoglimento e di preghiera, ma anche tenendo una sorta di.. diario interattivo, un racconto in diretta di tutto ciò che viene detto e fatto in queste giornate.

Nasce tutto un po’ per caso: un parrocchiano della collaborazione, Francesco Dal Corso, con trascorsi di giornalismo e competenze di web, dopo aver fatto la stessa cosa con sito e pagina Facebook di Santa Barbara, ha accolto l’invito della Collaborazione di allargare il tiro per aiutare a rendere efficace la comunicazione della Collaborazione e delle attività delle tre Parrocchie, proprio sfruttando le potenzialità dei mezzi moderni di comunicazione: pagine web e social network, impegnando parte del proprio tempo a raccogliere le informazioni, le immagini, i racconti e tramutandole in informazione e condivisione.

Facile? No. «Molti, anche nelle parrocchie – spiega Dal Corso – vedono ancora gli strumenti di comunicazione come il demonio da togliere dalle mani dei nostri figli: certamente lo facciamo quando si può, e infatti a San Vito nessuno di loro ha un cellulare o un tablet tra le mani. Ma a casa spesso non sappiamo, o sappiamo solo a spizzichi e bocconi il contenuto di queste giornate, la bellezza delle loro riflessioni e considerazioni. Con don Valentino ci siamo chiesti se tutto questo potesse essere un opportunità, la risposta è sotto gli occhi di tutti: il sito della Collaborazione in questi giorni è sotto… attacco di visite, anche da fuori delle parrocchie, e i racconti quotidiani (a volte anche più volte al giorno) testimoniano, con semplicità e poche pretese, quanta bellezza si nasconda dietro a ciascun gesto, sorriso, passeggiata, paesaggio». Praticamente, tutto in diretta.

“Il rischio era però che il linguaggio del racconto appesantisse questa bellezza e questa spontaneità, e quindi lo abbiamo pulito il più possibile rendendolo semplice, spontaneo e perfino divertente alla lettura. Ogni giorno, quindi, anche più volte al giorno, raccontiamo la giornata così: tante immagini e filmati che arrivano sui nostri computer grazie a mail, whatsapp, messenger. Poi don Valentino ci racconta – basta un semplice messaggio vocale di un paio di minuti – le cose che si stanno facendo, lo spirito con cui vengono vissute, le reazioni dei ragazzi e qualcuna delle riflessioni che ne sono uscite”. Una veloce scelta e “lavorazione” delle immagini e si mettono assieme i “pezzi”, assemblando il racconto e arricchendolo di documentazione: si approfondisce la lettera del Papa e appare il link per chi vuole capire di cosa si tratta, si va a vedere un posto e un altro link ci “accende” la sua scheda, si parla di “Alce rossa” e un altro link ancora ci spiega in cosa consiste questo gioco.

Come viene accolta questa nuova ‘modalità on line’ di vivere le esperienze? «All’esterno, benissimo. Si vedono le cose che facciamo, e per molti sono state delle scoperte. Ma non occorre fare la… rivoluzione. La fede – continua Dal Corso – rimane una cosa personale, un’adesione e un discernimento che non possono essere sostituiti, al massimo supportati con la conoscenza. Così come la frequentazione delle parrocchie, così come la spiritualità della liturgia, che rimangono inviolabili ma che in molti disertano perché il linguaggio e i valori del nostro tempo si sono allontanati dal nostro modo di parlare di fede. Se vogliamo parlare di apertura al nuovo, di ponti e di accoglienza, non dobbiamo avere timore di raccontare la bellezza di ciò che facciamo per timore che venga fraintesa. Dobbiamo preoccuparci di condividere, di far sapere le cose che facciamo, raccontando cosa avviene nelle nostre parrocchie, nei nostri Grest e nei nostri campi estivi. Così che si sappia quanta fatica e amore vengono spesi ogni giorno».

Il territorio della collaborazione, peraltro, è molto ampio ed eterogeneo ed è difficile far attecchire ed organizzare iniziative comuni: Gazzera e Santa Barbara sono realtà molto strutturate, in pieno contesto urbano con più possibilità, mentre Asseggiano si trova in un territorio più periferico meno densamente popolato e alle prese con la crescita improvvisa dell’urbanizzazione attorno a sè. Qui il compito della “Collaborazione” era ed è ancora più impegnativo, e anche far girare le informazioni non è semplice. Ma ci abbiamo voluto provare. Alle 9.21 arriva, a tutti, il messaggio di Rosanna: “Grazie per le emozioni che ci fate vivere, anche da lontano”. «Sì, forse ce l’abbiamo fatta. E questa è la nostra ricompensa più bella – conclude Francesco Dal Corso – il nostro modo per far avere a tutti la voce di Dio, raccontata nei sorrisi dei nostri ragazzi».

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Il campo per chierichetti e la settimana vocazionale: appuntamenti d’agosto in Villa Maria Ausiliatrice a San Vito di Cadore

Gente Veneta - Sab, 28/07/2018 - 18:31

Durante il mese di agosto il Seminario Patriarcale di Venezia vivrà due appuntamenti speciali all’insegna della vacanza montana – nella rinnovata e splendida Casa alpina “Villa Maria Ausiliatrice” a S. Vito di Cadore – ma anche e soprattutto della fraternità e dell’approfondimento personale e comunitario sul senso della vita come vocazione.

Dal 6 al 12 agosto si terrà, infatti, il campo estivo per chierichetti e “ragazzi in gamba”, dalla quarta elementare alla terza media e con l’intento esplicito – com’è evidenziato nel foglietto di presentazione – di «conoscere meglio Gesù, aiutati dai seminaristi, scoprire la bellezza di essere amati e accompagnati da Lui nella vita per accogliere con gioia il suo desiderio su di noi».

Dal 12 al 19 agosto, nella stessa sede, si articolerà poi la “Settimana vocazionale giovani” rivolta ed aperta a ragazzi e giovani, dai 14 anni in su, «che sentono nel loro cuore il desiderio di donare interamente la vita al Signore e vogliono comprendere meglio di cosa si tratta».

Tale proposta mette insieme, in particolare, la comunità giovanile “San Giovanni” (composta da quei ragazzi delle superiori che hanno già chiesto di essere aiutati a scoprire la bellezza della presenza di Gesù nella loro vita e verificare la possibilità di donarla a Dio) e la comunità vocazionale del Seminario (che accoglie quei giovani che hanno compiuto una prima scelta di verifica della propria vocazione al sacerdozio e partecipano già ad una intensa vita comunitaria e di preghiera); ogni anno queste comunità vivono alcuni giorni di vacanza estiva in montagna assieme agli altri seminaristi più grandi.

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La paura al centro dei film e tantissimi ragazzi sorprendenti: il Festival del Cinema di Giffoni

Gente Veneta - Sab, 28/07/2018 - 16:05

Se non tornerete come bambini… è questa l’ammonizione che torna alla mente assistendo al 48esimo Festival del Cinema per Ragazzi di Giffoni Valle Piana, che si chiude oggi.

Perché qui le emozioni del cinema e della narrazione ritornano allo stato più puro, ridotte all’osso, semplificate ed intensificate dall’immediatezza della giovinezza. Intere platee di bambini, adolescenti, ragazzi (divisi in 6 fasce d’età) si lasciano trasportare dai film, che hanno spesso storie difficili, in luoghi lontani (dal Sud Africa alla Norvegia).

Si fanno insegnare un po’ del mondo e lo ricevono come sono capaci loro: i bambini con gioia e confusione, gli adolescenti con allegria e serietà distaccata, i ragazzi più grandi con impegno e intelligenza. Una gioia per chi ama il cinema e vede amplificate le emozioni con applausi di gioia o liberatori, quando i cattivi vengono puniti o qualche buona parola viene pronunciata e poi tradotta nei sottotitoli.

Sì, perché tutti film sono in lingua originale e moltissimi dei giurati – che sono i 5.600 ragazzi del pubblico – vengono dall’estero, da 40 paesi. Ogni fascia di giurati guarda e giudica 7 film diversi.

Moltissimi film, quest’anno, incentrati sul tema della paura: della vita, della guerra, dei grandi, della malattia, paure invisibili e immaginarie o troppo reali. Questo è un festival sorprendente, che lascia a bocca aperta.

Una cittadina sconosciuta per una settimana diventa una croisette, non lontano da Eboli dove perfino Cristo si fermò. Un paese che produce nocciole e ha solo 12.000 abitanti, per dieci giorni ne accoglie più di 5.600 e si ravviva di spettacoli, di concerti, di star e di stelline, di artisti di strada e di artigiani, di cuochi e ambulanti.

Lascia a bocca aperta vedere i ragazzi di domani che parlano in inglese con una fluidità inimmaginabile una generazione fa, forse frutto di stage all’estero, di potenziamenti scolastici della lingua. Lascia a bocca aperta anche il calibro degli ospiti: non solo le nostre star nazionali, dallo chef Alessandro Borghese a Luca Barbarossa, da Rocco Papaleo a Serena Autieri, ma anche i politici fanno la fila per farsi fotografare. E perfino star holliwoodiane scendono sul “blue carpet” (il tema quest’anno è l’acqua) come Paul Rudd e Evangeline Lilly, protagonisti di Ant-Man and the Wasp. In passato, fra gli altri, sono passati anche Robert De Niro, Meryl Streep, Meg Ryan e Tim Roth.

Padrino del festival, forse colui che ne ha consacrato da fortuna, Francois Truffaut, che nel 1982 giungeva sulla collina di Giffoni e si compiaceva del pubblico di giurati ragazzi, vergando di sua mano le parole che sono ora riprodotte su un muro nel centro di Giffoni, nel giardino degli aranci: “Ricordo l’atmosfera simpatica e amichevole di questa bella e unica manifestazione, tra tutti i festival, quello di Giffoni è il più necessario”.

La reazione dei registi in sala è sempre forte: nessuno di loro resiste ad occhi asciutti quando sente il giovane pubblico esultare o commentare con fischi i comportamenti dei loro protagonisti. Tutti rimangono stupiti dalla serietà e acutezza delle domande. E dalle mille mani alzate della platea.

Chi c’è dietro? Se lo si chiede a chi ci lavora, l’alchimia del festival viene tutta dal direttore, Claudio Gubitosi, che ha dedicato la vita a un’idea avuta da diciottenne, partendo da un semplice cineforum come tanti degli anni ’70. “Ha carisma e il potere di convincere con le sue idee”, spiega Orazio Cerino, attore di 38 anni, nato a Giffoni e cresciuto con il festival.

“Il direttore ama stare dietro le quinte, ma ha creato una kermesse internazionale nel cuore della Campania. A volte si guarda ai maestri come agli artisti e registi che vengono da lontano, che salgono sulla cattedra, mentre per me il maestro è stato il compagno di banco, il mio compaesano Claudio, con il suo lavoro silenzioso. Io avevo due anni quando il festival è nato”, continua Cerino, “e ricordo l’atmosfera di festa che si creava ogni estate e che il paese attendeva. Poi sono uscito da qui, ho conosciuto le grandi città, Napoli, Roma… e sono rimasto sconvolto: ma veramente Gorbachev è venuto a Giffoni Valle Piana? Ma com’è possibile? Mi sono reso conto da grande della portata di questo evento. Merito del direttore che non ha mai venduto la sua idea, ma ha voluto che restasse in questo paesino sperduto, con il nome del festival legato a Giffoni”.

Orazio, che dei contrasti ha fatto il suo lavoro, allestendo spettacoli di Fiabe in Musica, come l’ultimo “O flauto magico”, Mozart in napoletano, a Giffoni ha un compito, lavora come presentatore dei film per la platea più difficile, quella dei +10: undici e dodici anni, troppo grandi per i balletti, troppo giovani per stare seduti ad un intero film, magari dal tema difficile. E ingaggia una battaglia quotidiana contro il telefonino dei preadolescenti, che impedisce loro di godere del momento e perfino di applaudire gli ospiti.

Ilaria Serra

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Venezia, venduto Palazzo Pisani Moretta. L’acquirente sarebbe cinese

Gente Veneta - Sab, 28/07/2018 - 11:13

Uno dei pezzi più pregiati di Venezia non è più di un veneziano: palazzo Pisani Moretta è stato venduto. L’acquirente pare sia un imprenditore cinese.

Il palazzo, uno dei più belli e pregiati in Canal Grande, è stato fino a poco fa proprietà di Giovanni Sammartini, ultimo presidente della Cassa di Risparmio di Venezia.

Per tanti anni l’edificio è stato luogo ricercato per le più ricche e brillanti feste e per i ricevimenti da realizzarsi a Venezia. Adesso, in questa fase di “passaggio delle consegne” anche la disponibilità per eventi è in stand-by.

Palazzo Pisani Moretta fu costruito nella seconda metà del secolo XV dalla famiglia Pisani. Situato tra il ponte di Rialto e Ca’ Foscari, subì dal XVI secolo numerose modifiche e restauri fino ad assumere l’aspetto attuale del XVIII secolo con gli ultimi importanti lavori. L’imponenza architettonica della facciata si deve in gran parte alle finestre gotiche dei due piani principali. Decorato e affrescato, può vantare opere di Giambattista Tiepolo, Jacopo Guarana, Gaspare Diziani e Giuseppe Angeli. L’imponente scalone a duplice rampa che porta all’ultimo piano appartiene al periodo barocco e fu costruito in sostituzione dell’antica scala gotica esterna.

Abbandonato verso la fine dell’800, è stato proprio Sammartini a riportarlo in auge: il palazzo ha goduto di un importante restauro e sono state ripristinate le sue collezioni artistiche, anche grazie al recupero degli antichi mobili originali.

Ora, però, questo storico vanto di Venezia passa di mano, seguendo un tragitto che ha visto esiti simili per parecchi altri edifici storici della città.

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Mestre, sequestrati quattro chili di droga in una laterale di via San Donà

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 21:47

Sequestrati quattro chili di roga dalla Polizia Locale di Venezia. Ieri, giovedì 27 pomeriggio, dalle 16.30 alle 17.30, il Nucleo Operativo del Servizio Sicurezza urbana, supportato dall’unità cinofila antidroga e dai militari del Reggimento lagunari “Serenissima”, ha eseguito un servizio mirato di rastrellamento a griglia dell’area verde alla fine di via Buozzi, una laterale di via San Donà, a circa mezzo chilometro di distanza in linea d’aria dall’area di spaccio del parco Albanese.

Dopo i 9 chilogrammi sequestrati nell’area cani del parco Albanese e i 2 chilogrammi sequestrati in un’area verde di via Vespucci, è stato individuato nell’area setacciata un terzo magazzino usato dagli spacciatori per nascondere la droga: nascosti in due buche scavate nel terreno, gli operatori della Municipale e i Lagunari hanno trovato circa quattro chilogrammi di marijuana, destinati allo spaccio al parco Albanese e dintorni, per un controvalore al dettaglio di circa 40mila euro. Lo stupefacente era suddiviso in sedici sacchi di plastica nera da immondizie, ciascun dei quali conteneva cinque involucri da mezzo etto.

Da tempo infatti – sottolinea la Polizia Locale – gli spacciatori africani del parco Albanese hanno modificato le loro modalità operative, allontanando dal parco sia i magazzini primari (oltre i due chilogrammi – oltre 40 involucri da 50 gr ciascuno), che i magazzini secondari (da mezzo chilogrammo fino a un chilogrammo e 750 grammi – da 5 fino 39 involucri), lasciando all’interno del parco solo i magazzini terziari (involucro da mezzo etto) per le necessità di smercio quotidiano, e il “pronto smercio”, ovvero confezioni di marijuana da uno a cinque grammi. I ritrovamenti di sostanze stupefacenti negli ultimi mesi sono avvenuti sempre più spesso entro un raggio di un chilometro dal Parco Albanese, dalle vie Casona, Grassi, Bissagola, Baglioni, Dandolo, fino alle rive del canale Osellino. Gli operatori di Polizia Locale e i militari del Reggimento “Serenissima” in perlustrazione annotano ogni presenza fuori contesto dei pushers all’interno del quartiere Carpenedo-Bissuola; i dati vengono quindi esaminati dal Nucleo Operativo e, quando si arriva a 3 segnalazioni, viene predisposto l’intervento dell’unità cinofila.

Sono in corso le investigazioni per assicurare alla giustizia i soggetti che avevano la materiale disponibilità dello stupefacente sequestrato; investigazioni che hanno avuto esito positivo sia per il chilogrammo e mezzo di eroina sequestrato l’anno scorso in località quattro cantoni a Mestre, sia per i nove chilogrammi di marijuana sequestrati al parco Albanese sempre l’anno scorso.

Salgono così a 12 i chilogrammi di sostanze stupefacenti sequestrati dal Servizio Sicurezza urbana della Polizia Locale nei primi sette mesi dell’anno; nello stesso periodo sono sono stati una trentina gli spacciatori colti in flagranza di spaccio ed assicurati alla giustizia e 148 i sequestri di sostanze stupefacenti di vario tipo.

Sul fronte delle attività di prevenzione dello spaccio di strada e del degrado sono pienamente operativi tre programmi di sicurezza urbana: l’operazione Rione Sicuro, che prevede, mattina, pomeriggio e sera, pattugliamenti a piedi dell’intero Rione Piave, esteso fino alle vie Carducci, Querini, Cappuccina e Fogazzaro, e i programmi di rigenerazione urbana “Oculus” e “Oculus Plus”, con la continua ispezione e messa in sicurezza di tutti i siti in stato di abbandono che possono costituire base logistica per pushers e sbandati.

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Nasce il bonus idrico per famiglie numerose o povere: gratis 50 litri d’acqua al giorno per ogni componente della famiglia

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 21:34

Istituito il bonus sociale idrico, un’agevolazione con la quale le famiglie in condizioni di disagio economico possono chiedere uno sconto sulla bolletta dell’acqua.

Lo ha reso possibile l’Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente (ARERA). La riduzione è pari al costo di 18,25 mc annui per ciascun componente il nucleo familiare. Ciò equivale a 50 litri al giorno, che corrispondono al quantitativo minimo – stabilito per legge – necessario per soddisfare le esigenze quotidiane di una famiglia media.

“Il bonus idrico – chiarisce l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini – si affianca a quelli già esistenti sul gas e sull’energia e consente alle famiglie numerose e a quelle in difficoltà economica di risparmiare sulle bollette di acqua, luce e gas. Invitiamo i cittadini a verificare i requisiti e a fare domanda per poter usufruire di sconti che possono essere importanti per far quadrare il bilancio familiare”.

Il bonus può essere richiesto dagli utenti domestici residenti, in situazione di disagio economico, che presentino le stesse condizioni già previste per l’accesso al Bonus Gas ed Energia:

nucleo familiare con indicatore Isee non superiore a 8.107,50 euro;

nucleo familiare con almeno quattro figli a carico e indicatore lsee non superiore a 20.000 euro.

Da luglio 2018 i cittadini del Comune di Venezia possono presentare la richiesta di agevolazione rivolgendosi ai Caaf convenzionati che al momento hanno dato la disponibilità a gestire il Bonus idrico:

CAF CGN SPA

CAF CGIL Servizi e lavoro Venezia e Provincia S.rl.

CISL VENETO SERVIZI SRL

CAF NAZIONALE DEL LAVORO SPA

CONFAGRICOLTURA PENSIONATI SRL

CAF TUTELA FISCALE DEL CONTRIBUENTE

CONFSAL SRL

CAF ACLI SRL

CAFMCL

CAF UGL

CAF UCI SRL

UIL VENETO SERVIZI SRL

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Da Carpenedo al Kenya: i volontari mettono a dimora 40 piante da frutto per l’alimentazione dei bambini

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 21:08

Messi a dimora i primi 40 alberi (avocado, aranci, mango e macadamia) del progetto “Il frutteto dell’Amore”, che servirà ad integrare l’alimentazione dei bambini del Kenya nel pieno rispetto dell’ambiente locale.

È una della azioni compiute dai volontari dell’associazione “Gruppo Missioni Terzo Mondo” di Carpenedo che, dal 9 al 20 luglio, si sono recati in missione in Africa e, nel loro viaggio, hanno avuto modo di visitare l’orfanotrofio “Children’s home St. Patrick”, nella missione di Mujwa, nella Contea di Meru, nel Kenya del nord.

La struttura è stata costruita anni fa tramite sponsorizzazioni e attualmente ospita una settantina di bambini e bambine; la gestione e la manutenzione dell’orfanotrofio sono sostenute completamente dal Gruppo, mentre l’adozione a distanza garantisce a questi bambini la frequenza scolastica, la corretta alimentazione e la salute personale.

L’operato di questa missione contribuisce a consolidare i legami di solidarietà tra l’Italia e il Kenya.

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Mestre, venerdì 27 e sabato 28 cinema all’aperto in via Piave. Per socializzare e dare bellezza al quartiere

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 18:06

Prosegue in via Piave fino a domani, sabato 28 luglio, “Cinemoving” con le sue proposte di cinema all’aperto. Saranno disponibili alcune sedute, ma se qualcuno vorrà portare la propria personale sedia sarà ovviamente il benvenuto.

Questa sera, venerdì 27 luglio, in Piazzetta San Francesco, sarà proiettato il film “L’ora legale” (2017, regia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, 92 min.). In un paese della Sicilia, puntuale come l’ora legale, arriva il momento delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco. Il risultato però è inaspettato, perchè quella verso la legalità è una strada in salita, soprattutto per chi non è mai stato abituato a percorrerla. Un documento divertente e in qualche modo coraggioso del momento storico-politico che l’Italia sta attraversando, sospeso tra paura e speranza.

Sabato 28 sarà una serata speciale: oltre al cinema infatti ci saranno musica e street food, per una serata divertente da passare in compagnia. Dalle 17.15 dj set, e poi spiedo, birra e gelato. Il film proiettato sarà “Quo vado?” (2016, regia di Gennaro Nunziante, 86 min.). Il comico Checco Zalone, torna al cinema con una commedia sul mito del posto fisso. A quasi 40 anni Checco vive la sua esistenza ideale: scapolo, servito e riverito dalla madre e dall’eterna fidanzata, accasato presso i genitori, assunto a tempo indeterminato presso l’ufficio provinciale Caccia e pesca. Ma le riforme arrivano anche per Checco, e quella che abolisce le province lo coglie impreparato.

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Porti di Venezia e di Chioggia, ok a lavori per 333 milioni di euro entro il 2021

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 14:48

Si è riunito questa mattina il Comitato di Gestione, organo direttivo dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, presieduto dal presidente dell’AdSP Pino Musolino e composto da Fabrizio Giri in rappresentanza della Città Metropolitana, Maria Rosaria Campitelli in rappresentanza della Regione Veneto, e dal comandante della Capitaneria di Porto di Venezia l’Ammiraglio Piero Pellizzari. La proficua collaborazione tra i soggetti coinvolti ha permesso l’adozione del programma triennale dei lavori pubblici 2019-2021 che interesseranno il Porto di Venezia e il Porto di Chioggia con uno stanziamento complessivo di oltre 118 mln di euro, di cui oltre 19 mln inseriti nell’elenco annuale per il 2019, che si sommano ai 215 mln degli interventi già avviati.

Il piano prevede rilevanti investimenti per il miglioramento dell’accessibilità marittima nei porti di Venezia e Chioggia (lavori per 35 milioni di euro). In particolare, nel Porto di Venezia, sono previsti importanti lavori di manutenzione e di ripristino delle opere di marginamento delle casse di colmata lungo il canale Malamocco-Marghera con un costo complessivo di 23,5 mln di euro. L’opera permetterà il miglioramento ambientale, la riduzione dell’interramento del canale, limitando la necessità di interventi futuri a beneficio dell’operatività portuale e della spesa pubblica. 9 mln di euro saranno destinati agli escavi del canale Malamocco-Marghera, dei canali portuali interni e dei bacini di evoluzione a quota prevista dal Piano Regolatore portuale (PRP).

Nel Porto di Chioggia sono previsti escavi per un importo di 3 mln di euro. I lavori interesseranno soprattutto la zona banchine Val da Rio e il canale di accesso al Porto. Le attività comprenderanno una campagna d’indagine per la caratterizzazione dei fanghi che consisterà in 225 sondaggi con prelievo di sedimento da analizzare chimicamente.

Inseriti nel piano anche numerosi interventi di recupero e valorizzazione di fabbricati. Tra questi l’intervento nell’area “ex Monopoli – Tabacchi” che prevede la sistemazione dei piazzali per un loro reimpiego a fini portuali (costo previsto 800 mila euro oltre a 1.335.000 euro già stanziati) e la conservazione architettonico-strutturale dell’edificio B “Edificio Sali e tabacchi”, come da indicazioni del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che ha inserito lo stabile all’interno del vincolo di interesse culturale. Il costo dell’intervento ammonterà a 13 mln di euro.

L’accessibilità portuale lato terra sarà potenziata con la realizzazione di un ponte ferroviario di collegamento tra la dorsale sud-ovest del Porto e la stazione di Venezia Marghera Scalo. L’intervento consentirà di ridurre i tempi di manovra ferroviaria e le interferenze con il sistema stradale con benefici in termini di capacità e sicurezza.

“Gli interventi approvati oggi e da realizzarsi nel prossimo triennio”, afferma il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale Pino Musolino, “costituiranno un’iniezione di efficienza per il Porto e per gli operatori insediati a Venezia e a Chioggia, che ne misureranno i benefici economici anche negli anni a venire. Il programma di escavi, in particolare, permetterà di migliorare l’accessibilità nautica, condizione fondamentale per aumentare l’attrattività dei nostri scali e, dunque, accrescere i traffici”.

“Gli interventi di accessibilità a Porto Marghera ci consentiranno, inoltre, di migliorare la fluidità del traffico industriale e urbano – aggiunge il presidente Musolino – mentre il restauro dei fabbricati portuali migliorerà l’operatività delle attività insediate. La valorizzazione dell’Edificio Sali e Tabacchi favorirà la diffusione di una cultura portuale-industriale veneta che deve tornare a coinvolgere e appassionare la cittadinanza perchè è parte integrante della storia della nostra Regione”.

Musolino lancia però un allarme: “Esiste un problema urgente di conferimento dei sedimenti dragati dal fondo dei canali: i siti normalmente utilizzati hanno ormai una capacità residua quasi nulla, occorre individuare subito nuove aree dedicate a questa attività che è continua e fondamentale per il mantenimento dell’operatività del porto”.

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Jesolo Lido, il ritorno al Grest dei ragazzi più grandi

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 11:23

Dal paese al Lido, l’estate Jesolo è caratterizzata dai Grest parrocchiali che si riconfermano punto di riferimento per le tante famiglie del litorale, i cui genitori, impegnati nel lavoro stagionale, ricercano un luogo sicuro dove i figli possano trascorre il tempo dell’estate.

Le proposte messe in campo non si discostano di molto da quelle dello scorso anno e vedono le comunità di Santa Maria Ausiliatrice di piazza Trieste e Sacro Cuore di piazza Trento di nuovo insieme nelle attività, con un unico momento di aggregazione estiva. Il Grest qui mantiene la durata di circa 10 settimane, sviluppata tra i mesi di giugno e agosto, mattina e pomeriggio, con il pranzo, dal lunedì al venerdì gite comprese e accoglie bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, accompagnati da animatori delle superiori e qualche universitario, oltre ad adulti che svolgono attività di supervisione. Un servizio che viene svolto «con la cura per la persona secondo lo stile del dono insegnato da Gesù Cristo» – come spiega Vanessa Giachetto, studentessa universitaria e responsabile delle attività, che poi aggiunge: «Specialmente per noi educatori diventa irrinunciabile la dimensione con la fede, l’incontro con Cristo e quel desiderio e voglia di stare assieme di accogliersi, perdonarsi, gioire e faticare secondo lo stile delle migliori comunità». Un compito che i ragazzi cercano di portare avanti nel miglior modo possibile «a volte riuscendoci e altre correggendo la rotta ma con la percezione condivisa di essere assieme in un cammino».

Vanessa è una ragazza contenta della scelta che ha fatto, non solo perché «educata fin da piccola alla fede» ma anche per l’opportunità che questa attività le offre di poter stare a contatto con i bambini «che trasmettono sempre una grande gioia e sono capaci di regalare soddisfazioni. Io poi ho frequentato il Grest fin da piccola – dice infatti – e ora ho la possibilità di trasmettere ciò in cui credo, anche nella fede, con una proposta cristiana che fa capire come Dio sia sempre presente e vicino a noi».

Nella parrocchia dei Santi Liberale e Mauro, alle spalle di piazza Milano, la proposta del Grest ha mantenuto la sua autonomia, seppure più limitata nel tempo, con due settimane di attività suddivise per fasce d’età tra elementari e medie. A fare da filo conduttore, il tema proposto dalla diocesi “Jump” sviluppato dai coordinatori adulti e i giovani animatori che si sono rimboccati le maniche mettendo a disposizione il proprio tempo libero e la propria persona per creare un’occasione di crescita e divertimento per bambini e ragazzi. «Proprio questi ultimi – ci spiega invece Monica Lucchetta, insegnante e tra i coordinatori adulti del Grest – hanno potuto vivere delle esperienze forti di condivisione, di amicizia e crescita personale, riempiendo e dando così senso alle giornate».

Oltre al mare, ai giochi d’acqua, alle uscite in bicicletta e ai vari laboratori organizzati, i bambini hanno incontrato alcune Associazioni che donano il loro tempo per rispondere ai bisogni delle persone e si sono messi in gioco prendendosi dei piccoli impegni; dal recupero di tappi per l’associazione dei non vedenti alla raccolta di generi alimentari per le famiglie in difficoltà della parrocchia. Ad assistere gli animatori, sono stati anche i sacerdoti; il parroco mons. Lucio Cilia e il vicario della collaborazione, don Alessio Sottana. Un ulteriore sostegno è arrivato dal seminarista Ganpiero Giromella, giunto sul litorale per il servizio durante l’estate. Ciò che ha “sorpreso” di più durante le due settimane di Grest è stata la presenza dei ragazzi delle scuole medie. «E’ qualcosa che ha fatto riflettere – aggiunge ancora Monica – perché di solito a quest’età, dopo la Cresima, ci si sente già grandi e quindi liberi di fare quello che costa meno fatica. Il fatto che i più grandicelli abbiano scelto di partecipare all’iniziativa, dimostra che, nel mondo di oggi che pure sembra dire “Dio e la fede non c’entrano con la nostra vita”, basta poco perché il cuore, sempre attento, si rimetta a saltare, a ri-battere, riconoscendo che Gesù può essere la modalità attraverso cui possiamo realizzarci”.

A confermare questo pensiero è stato l’arrivo della sedicenne Benedetta, della parrocchia di Santa Maria di Sala, a Jesolo per trascorrere le vacanze estive con i genitori; quando ha saputo della proposta del Grest della parrocchia di Santi Liberale e Mauro ha chiesto di poter dare una mano con i bambini e i ragazzi. «Questa – conclude Monica – è stata davvero la conferma di quanto credevamo: quando il cuore sente qualcosa che gli corrisponde, batte».

Pierpaolo Biral

 

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Bioraffineria Eni a Marghera: metà del carburante presto dai rifiuti

Gente Veneta - Ven, 27/07/2018 - 07:00

Non più e non solo olio di palma come materia prima da trasformare in biocarburante nella bioraffineria Eni di Porto Marghera. Ma anche, ad esempio, olio di karité, grassi animali, il matrilox, un sottoprodotto della chimica verde e della plastica biodegradabile, e, magari, in un futuro abbastanza prossimo, anche l’olio di ricino.

Alla ricerca di materie nuove. Va infatti nella direzione della ricerca di nuove materie prime organiche da trasformare in carburanti green, che qui chiamano “cariche”, il futuro dello stabilimento veneziano, primo esempio al mondo di “rigenerazione”, cioè di trasformazione di una raffineria tradizionale in un impianto che, per ottenere energia o combustibili, lavora sulle biomasse.

L’ingresso della bioraffineria a Porto Marghera. Nella foto d’apertura: il direttore dello stabilimento, Antonio De Roma

 

«L’olio di palma – spiega il direttore dello stabilimento veneziano Antonio De Roma – è servito per dare le specifiche di progetto alle apparecchiature. Ma fin dal 2014 abbiamo cominciato a lavorare anche cariche alternative: nel 2015 erano il 5-6%, oggi siamo in grado di lavorarne dal 25 al 30%. La difficoltà vera è quella di reperirle».

Intanto, però, anche sul fronte dell’olio di palma sono in arrivo novità: se finora, infatti, il prodotto arrivava a Marghera già raffinato nei paesi d’origine, ormai è quasi pronto l’impianto che permetterà di trattarlo in casa, «con vantaggi concreti – aggiunge – perché il trasferimento della materia nelle navi, il trasporto e il trasferimento nei nostri serbatoi rendevano in qualche modo l’olio di palma meno raffinato di quello che oggi noi siamo in grado di fare qui». Su questo fronte la piena operatività dovrebbe scattare a brevissimo, già tra agosto e settembre di quest’anno.

Grassi animali nel motore. Al di là dell’olio di palma, però, la frontiera più vicina come risorsa per i carburanti green è costituita dai grassi animali. «Stiamo testando – dice il direttore – una sezione dell’impianto che può trattarne fino al 10% rispetto alla carica totale. Facendo un calcolo: tra il 20-30% di oli esausti, il 10 da grassi animali e una percentuale di olio di palma già sostituita dall’olio di karité, quasi metà della produzione sarà diversificata con cariche non convenzionali, non in competizione con la filiera alimentare, sostenibili. Rifiuti in sostanza».

I grassi animali che la normativa consente di trattare sono quelli che avrebbero come alternativa l’incenerimento: le carcasse di animali morti per malattia che non possono essere destinati né all’alimentazione umana né a quella animale perché potrebbero essere vettori di infezioni batteriche. Già pronto l’impianto, per ora in funzione con l’olio di frittura: appena arriverà la certificazione veterinaria necessaria, la bioraffineria veneziana porterà a regime anche questa trasformazione.

«Sempre più – sottolinea De Roma – ci stiamo orientando verso le cariche di seconda e terza generazione perché quelle di prima generazione, gli oli vegetali da colture, sono sempre meno indicati dalle norme, che vanno invece nella direzione del riutilizzo, del riuso».

La capacità produttiva. Se per ora in media sono 250mila le tonnellate all’anno di biocarburante prodotto, quando si potrà lavorare con tutte le cariche la capacità produttiva arriverà a 360mila tonnellate all’anno. «Tra il 2021 e il 2022, però, – aggiunge il direttore – a processo di rigenerazione ultimato, se avremo a disposizione più idrogeno, fondamentale nella tecnologia Ecofining e che in futuro sarà prodotto in un impianto apposito, potremmo arrivare fino a 600mila tonnellate l’anno». Ad oggi l’investimento su Porto Marghera è pari a 130 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 50-60 per arrivare alla massima capacità produttiva.

Lo sguardo al futuro. Sul fronte della ricerca di cariche alternative, «stiamo sperimentando – dice il direttore – in Tunisia la coltivazione dell’olio di ricino in terre semi desertiche, una pianta che si accontenta di poca acqua, anche non potabile. Vedremo se avrà la resa utile per avere quantitativi significativi da trattare qui».
Senza sosta, la ricerca: si stanno, ad esempio, sviluppando progetti di cattura di anidride carbonica attraverso le alghe, da cui ricavare poi olio, o di produzione di biofuel dal metabolismo di alcuni batteri sui rifiuti organici. «Siamo aperti – conclude Antonio De Roma – a qualsiasi strada alternativa alle materie prime convenzionali. Siamo già proiettati al decennio 2020-2030».

Se già oggi olio di palma, i resti del fritto serale e le carcasse di polli e maiali girano in alcuni dei motori, chissà quali altre sorprese riserverà il futuro.

Chiara Semenzato

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Un entomologo: «Stiamo creando le zanzare maschio sterili. Così addio punture»

Gente Veneta - Gio, 26/07/2018 - 18:25

È infinitamente piccola rispetto alla grandezza di un essere umano. Eppure è tremendamente fastidiosa, soprattutto in estate. Si tratta della zanzara tigre, capace di rovinare il sonno degli italiani. Ma ecco che una nuova terapia genica, chiamata Tecnica del Maschio Sterile, dovrebbe riuscire ad abbattere le zanzare femmine (quelle che pungono) del 95%, là dove attuata.

La procedura è stata sviluppata dal Centro Agricoltura Ambiente di Crevalcore (Bologna), istituto internazionale specializzato nella ricerca ambientale, partner di diversi enti di ricerca e protezione sanitaria di Paesi europei e organizzazioni internazionali che si occupano di ambiente e salute. Dal 2011 il Centro collabora anche con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna proprio allo scopo di sviluppare zanzare maschio sterili.

A illustrare nel dettaglio lo stato dell’arte è Romeo Bellini, responsabile del reparto di entomologia e zoologia sanitaria del CAA: «Il nostro è un lavoro svolto al momento solo sulle zanzare tigre. Il nostro intervento parte dal maschio, che nelle zanzare non punge. Li alleviamo e vengono irraggiati con una dose appropriata di raggi gamma o raggi x, diventando sterili». Dopodiché vengono rilasciati nell’ambiente, si accoppiano con le zanzare femmine e le rendono sterili definitivamente.

Il progetto è nato alcuni anni fa e ora si trova in uno stadio abbastanza avanzato. «Infatti noi siamo già nella fase preindustriale, anche se ci sono voluti degli anni per arrivare sin qui poiché all’inizio abbiamo avuto dei problemi tecnici consistiti nella scelta del dosaggio delle radiazioni. Se le zanzare maschio – spiega Bellini – venivano irraggiate troppo venivano danneggiate, se le si irraggiava troppo poco la sterilizzazione non avveniva. Quindi il sentiero era stretto e alla fine abbiamo imboccato il percorso giusto. Inoltre l’irraggiamento va fatto allo stadio di pupa ovvero tra la larva e l’adulto. E non in un momento qualsiasi dello stadio di pupa ma ad un’età precisa. Più precisamente l’irraggiamento va fatto a 35 Gray (ndr: misura della radiazione) quando la pupa ha dalla 24 alle 36 ore di età a partire dall’impupamento».

L’irraggiamento è avvenuto utilizzando l’apparecchiatura del Dipartimento di Fisica Medica dell’Ospedale Sant’ Anna di Ferrara e ora al CAA si trovano nella fase di studio per progettare un grande allevamento di 20 milioni di zanzare tigre maschio «con l’obiettivo di ottenere un finanziamento europeo ovvero, qualora non dovessimo ottenerlo (ma siamo ottimisti), dei finanziamenti privati. Se otterremo il finanziamento UE contiamo di partire l’anno prossimo con la costruzione dell’allevamento e di essere operativi in un paio di anni».

Questa tecnologia risulta adatta su territori vasti con numeri importanti di zanzare tigre maschio sterili rilasciate perché immettendo “pochi” esemplari in ambienti piccoli come un giardino non si ottiene alcun effetto. «Un territorio adatto può essere quello medio di un comune ed ecco infatti che la nostra idea sarebbe di venderle – offrendo quasi più un servizio che un prodotto – alle pubbliche amministrazioni comunali – puntualizza Bellini – anche perché con questa metodologia l’abbattimento di zanzare sarà nell’ordine del 95% e avverrà in maniera interamente naturale senza più necessità di utilizzare insetticidi. E poi si pensi al vantaggio che trarrebbero certe zone turistiche dal liberarsi da questi insetti».

Peccato che i maschi di zanzara non siano intercambiabili e la sterilità del maschio della zanzara tigre funzioni solo con le femmine di zanzara tigre. Naturalmente sono la maggior parte di quelle presente in Italia ma in un secondo momento la stessa operazione di sterilizzazione potrebbe essere attivata con i maschi di zanzare numericamente (ancora) poco presenti ma portatrici di malattie potenzialmente letali come dengue e chikungunya, che a causa dell’innalzamento delle temperature stanno iniziando pericolosamente a diffondersi anche in Italia. «Se la tecnica con le zanzare tigre avrà successo, in effetti è la nostra idea» conclude Bellini.

Marco Monaco

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Nuovo stadio di Venezia: sia il n° 1 per sostenibilità

Gente Veneta - Gio, 26/07/2018 - 14:01

Sono tanti anni che si parla di un nuovo stadio per Venezia. Adesso un progetto c’è. Però, se si creano le condizioni per farlo, almeno che sia da primato. In particolare sotto il profilo della sostenibilità ambientale. Che è quasi una contraddizione, visto che cementificare 40 ettari di terreno ben difficilmente è un’operazione difendibile dal punto di vista dell’ambiente.

Ma almeno si provi a fare il massimo. Si cerchi di farne un esempio al mondo: Venezia lo merita e lo impone. Facendo cosa?

Qualche obiettivo, che dallo studio di fattibilità presentato martedì da Joe Tacopina e dal sindaco Brugnaro non si vede, ma che speriamo sia già stato pensato e perciò renda quasi superflue queste righe.

Primo: sia a impatto energetico zero. Cioè produca più energia di quanta ne consuma. Con una così grande copertura non dovrebbe essere difficile, a suon di pannelli fotovoltaici. Secondo: usi al meglio l’acqua. Ne serve tanta per uno stadio e il recupero dell’acqua piovana, su una superficie così vasta, è importante.

Terzo: punti a una gestione virtuosa dei rifiuti. Non esiste che nell’impianto e nei negozi e hotel vicini non si miri al 100% di riciclabilità, se non di biodegradabilità. Quarto: allo stadio ci si può arrivare anche in bici, non solo in auto o in treno. Si pensi ad una vera bicistrada di collegamento con Mestre e a un ampio bicipark, non solo a parcheggi per le auto. Quinto: uno stadio può anche ripulire l’aria. Ci sono materiali e membrane fotocatalitici che danno ottimi risultati nel catturare l’inquinamento atmosferico.
Detto questo, forza Venezia!

Giorgio Malavasi

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I delegati veneziani si ritrovano: tra meno di un mese saranno all’Incontro mondiale delle Famiglie

Gente Veneta - Gio, 26/07/2018 - 08:52

Incontro per il gruppo di veneziani che, tra meno di un mese, parteciperà all’Incontro mondiale delle Famiglie 2018. Si tratta dell’incontro che si terrà a Dublino, in Irlanda, dal 21 al 26 agosto prossimi.

«Ci siamo trovati – raccontano i delegati veneziani – per conoscerci, fare gruppo, leggere la lettera del Papa, vedere insieme il programma, pregare la preghiera ufficiale e… mangiare un gelato!».

Dublino è la sede scelta da Papa Francesco per ospitare il prossimo incontro mondiale delle famiglie. Il tema del grande convegno sarà “Il vangelo della famiglia: gioia per il mondo”. Riproposto con frequenza triennale, questo evento internazionale unisce famiglie di tutto il mondo per far festa, pregare e riflettere insieme sull’importanza del matrimonio e della famiglia come fondamenta della nostra vita, della società e della Chiesa.

Ogni giorno sarà proposta una riflessione sul tema scelto dal Santo Padre “Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo”, e comprenderà un ampio programma per adulti, con relatori e ospiti di nota, laboratori, seminari, testimonianze e dibattiti; un ricco programma di attività coinvolgenti per ragazzi e intrattenimenti per i bambini. Il Congresso proporrà anche la celebrazione quotidiana dell’Eucarestia, momenti comunitari di preghiera, mostre, eventi culturali e spettacoli musicali.

Sabato 25 agosto ci sarà il Festival delle Famiglie, che presenterà tra le altre cose un evento musicale speciale.

Domenica 26 agosto, l’Incontro internazionale delle famiglie 2018 si concluderà con la Celebrazione Eucaristica solenne, presieduta da Francesco, intorno alla quale si raccoglieranno migliaia di persone da tutta l’Irlanda e dal mondo.

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Commissione sposi e famiglia, una giornata di dialogo con il Patriarca: «Create percorsi per una buona educazione affettiva»

Gente Veneta - Mer, 25/07/2018 - 21:37

Obiettivo è che la commissione sposi e famiglia operi a stretto contatto con le realtà locali della diocesi, tessendo relazioni con i sacerdoti e con i laici impegnati nella sfera familiare nelle diverse zone del Patriarcato, proponendo sia iniziative diocesane generali sia agevolando incontri zonali.

È una delle indicazioni offerte dal Patriarca Francesco alla commissione diocesana sposi e famiglia che, sabato scorso, insieme al direttore don Pierpaolo Dal Corso, si è ritrovata in Villa Maria Ausiliatrice, a San Vito di Cadore, per una giornata di dialogo e riflessione insieme a mons. Moraglia.

Un incontro per maturare idee, accrescere le relazioni e l’amicizia. La nuova commissione sposi si compone al momento di 20 persone che si sono rese disponibili a lavorare per la pastorale familiare diocesana. Alcuni sono membri storici, impegnati da diversi anni, che hanno assistito ai diversi cambi di direzione dell’ufficio; altri sono giovani sposi conosciuti dall’attuale direttore don Pierpaolo, come animatori della pastorale giovanile, e che ora si impegnano sul fronte famiglia.

All’interno della commissione ciascuno ha degli ambiti di lavoro: educazione affettiva, fidanzati, giovani sposi, gruppi sposi e famiglia, famiglie ferite, separati fedeli, adozioni, formazione.

L’incontro di sabato scorso è servito anche per iniziare a preparare nuove tappe. L’8 ottobre, infatti, a Zelarino ci sarà il convegno di tutti i referenti di pastorale familiare della diocesi. Lo scopo sarà esporre le numerose iniziative del nuovo anno pastorale e accogliere quanto possa essere utile per il lavoro comune.

«Sabato scorso – annota don Dal Corso – il Patriarca ci ha invitato a curare proposte di formazione nell’ambito dell’educazione affettiva. Sarà soprattutto in questo senso che verrà sviluppato il tema pastorale di quest’anno sul Kerigma, il cuore dell’annuncio cristiano. In quest’ambito sarà molto importante il coinvolgimento di tutti coloro che operano con gli adolescenti, a partire dai catechisti, soprattutto quelli che preparano al sacramento della Confermazione. Intendiamo poi rinsaldare il legame con i gruppi sposi e famiglia delle varie zone, anche per confrontarci sul tema dell’educazione dei figli, che vorremmo porre come centrale nella prossima Festa della famiglia, il 4 novembre».

Proseguiranno inoltre le iniziative per i separati fedeli e le famiglie ferite, sia nell’accompagnamento pastorale sia con le veglie di preghiera.

Da segnalare, nell’immediato, conferenza che si terrà a Zelarino, al Centro Urbani, giovedì 26 luglio alle ore 17, in collaborazione con l’Unione Giuristi Cattolici di Venezia sul tema: “La crisi della famiglia tra diritto canonico e civile”. Come afferma Papa Francesco nell’Amoris Laetitia al n. 307 è importante uno sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e prevenire le rotture, per non limitarci ad una pastorale dei fallimenti.

«Attendiamo poi – conclude don Pierpaolo Dal Corso – quanto ci dirà il Papa a Dublino il prossimo agosto all’Incontro mondiale delle famiglie, a cui sarà presente anche la nostra diocesi con un piccolo gruppo di dieci persone».

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