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Gambarare: nella veglia di Pasqua il Battesimo a John, che si è salvato grazie a un crocifisso

Gente Veneta - Sab, 31/03/2018 - 13:40

Come può un ragazzo di soli 18 anni affrontare maltrattamenti, digiuni forzati, attacchi militari, traversate nel deserto, il continuo scappare da un paese ad un altro, il tutto per 18 mesi?

John Ugwueke ora abita a Dolo, presso la residenza Casa a Colori, frequenta il catechismo, studia per ottenere un certificato di lingua italiana, lavora nella ristorazione e la notte di Pasqua riceverà il battesimo nel Duomo di Gambarare di Mira. 25 anni, è nato a Nsukka, in Nigeria, dove ha vissuto con la mamma e il papà.

«Raccontare la mia storia non è facile, fa male, tante volte vorrei solo dimenticare», spiega commosso John, che ora si considera una persona felice, che spera di trovare un lavoro dignitosamente pagato che gli permetta di costruirsi una famiglia qui in Italia.
Eppure fa fatica a trattenere le lacrime quando parla di come, una notte di marzo del 2013, la sua casa andò a fuoco e lui, dopo esser stato picchiato a sangue, riuscì a fuggire. Ma da cosa? «Con la mia famiglia ci eravamo trasferiti a Riyom, dove, però, c’erano continui scontri armati sia tra musulmani e cristiani, sia tra le etnie dei Birom e degli Hausa, che si contendevano la proprietà della terra. Il leader dei Birom assiduamente cercava di reclutare persone per la sua forza armata, con lo scopo di controllare la terra di proprietà della sua etnia: tentarono di reclutare anche me».

Il padre di John si oppose, ma, a seguito di un attacco degli Hausa, il leader dei Birom si recò nella casa di John per costringerlo ad aiutarlo nella difesa della città: dinanzi ad un ulteriore rifiuto, John venne picchiato e, scambiato per morto a causa della ferite riportate, venne abbandonato, mentre gli edifici attorno bruciavano a causa di un incendio appiccato dagli Hausa.

«Fu l’ultima volta che vidi e sentii mia mamma e mio papà, non ho più nessuna notizia, mi dicono di smettere di cercarli». Da qui è cominciata l’odissea di John: dapprima fu trasportato da alcuni conoscenti presso la chiesa di San Carlo, a Kano, raggiunta con un viaggio di quattro giorni in cui John fu medicato temporaneamente da coloro che lo aiutarono.

La chiesa era più sicura dell’ospedale, dove i Birom potevano rintracciarlo. A luglio, però, la chiesa fu oggetto di un attacco, esplose una bomba e gli assalitori iniziarono a sparare all’impazzata sulla folla. John riuscì a fuggire, mettendosi in salvo: lo stesso giorno decise di lasciare la Nigeria. Rimase per qualche giorno in Niger, dormendo per strada e subendo l’attacco di criminali alla ricerca di denaro; poi si spostò in Algeria, dove, però, la polizia lo individuò e, essendo privo di documenti, gli fu intimato di lasciare il Paese: «Decisi allora di salire su un camion diretto in Libia, ma il conducente ci sequestrò e ci picchiò ogni giorno al fine di ottenere dei soldi in cambio della libertà».
Quando John parla dei nove giorni che passò sotto sequestro si fa più cupo e abbassa lo sguardo: «Gli escrementi si facevano nella stanza in cui dormivamo e poi si gettavano fuori dalla finestra, non ci diedero cibo, rimasi nove giorni senza mangiare, ci davano solo un po’ d’acqua, ma io pregavo, non solo per la mia salvezza, ma per la salvezza di tutti».

Quando vennero caricati in un altro camion per essere trasferiti, John e altri compagni si lanciarono giù dal mezzo in corsa: dal nulla, nel deserto, passò un altro camion; il conducente li caricò e li portò a casa sua dove offrì loro cibo e acqua.
«In tutto questo io tenevo sempre con me il mio crocifisso” spiega John “e quando l’uomo lo vide mi prese sotto la sua protezione, tanto da portarmi a Tripoli».

John venne imbarcato, ma lui non aveva mai sentito parlare di Italia, non sapeva cosa stesse succedendo: «Solo quando sbarcai a Lampedusa capii dove mi trovavo, e da lì venni trasferito a Mira». La famiglia di John è cristiana cattolica, e sia il papà che la mamma furono battezzati, ma ogni volta che si provava a procedere al rito per John c’era qualche guerriglia in città: «Finalmente ora potrò essere battezzato anche io. Non è qualche cosa che desidero solo adesso, visto che mi trovo in Italia, è un obiettivo che ho sempre avuto e ho sempre sofferto molto per non esserci mai riuscito. La fede mi ha dato la forza per sopravvivere e mi ha anche salvato, visto che è grazie alla mia religione che ora mi trovo qui».

Eppure altri immigrati non sarebbero così felici di trovarsi in Italia: «Tanti amici hanno lasciato il Paese, preferendo la Germania, perché qui veniamo trattati come persone diverse. Siamo profughi o immigrati, prima di essere uomini, e non è piacevole». È per questo che John ha deciso di raccontare: «Credo che la mia testimonianza possa essere utile a far capire come, nonostante il colore della pelle, io sia un cattolico come voi e, prima ancora, un uomo come voi».

Silvia Marchiori

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È morto padre Arturo Tait, “la” storia degli ultimi 60 anni del San Camillo al Lido di Venezia

Gente Veneta - Sab, 31/03/2018 - 10:15

È morto padre Arturo Tait, un pezzo di storia importante non solo per i Camilliani del Lido, ma per l’intera isola e per la sanità veneziana.

Padre Tait aveva 91 anni e da quasi sessant’anni viveva e operava nell’ospedale San Camillo degli Alberoni, di cui per decenni ha retto l’amministrazione.

Arturo Tait era nato a Mezzolombardo, in provincia di Trento, il 12 novembre 1926. Era vissuto in Trentino fino al 1940, poi era entrato, per lo studentato, nei Camilliani, prima frequentando il ginnasio a Vicenza, poi il noviziato a Verona. La professione solenne religiosa è del 1946; la consacrazione sacerdotale del 21 giugno 1953.

Appena ordinato insegna patristica, patrologia, liturgia, psicopatologia e canto, dal ’53 al ’59. Poi, su indicazione del padre provinciale, nell’agosto 1959 sbarca al Lido di Venezia.

Nel 1962 gli viene chiesto di diventare direttore di tutto l’Istituto: reparti, ammalati, personale, medici. Inoltre padre Tait esercita per 12 anni il compito di superiore con la responsabilità, quindi, dell’intera comunità dei Camilliani.

Tanto lavoro, tanta attenzione e cura per le persone bisognose, sempre con un grande sorriso. Un episodio importante è la ristrutturazione del 1973, con interventi alla chiesa, alla casa di riposo e all’ospedale. Infine il passaggio ad Istituto a carattere scientifico per la cura e la ricerca nel campo della neuroriabilitazione.

Padre Arturo Tait durante una cerimonia per la Madonna di Marina (foto di Riccardo Roiter)

 

Nel 2004 padre Arturo chiede di “riposare un po’”; in un primo tempo fa parte del consiglio di amministrazione, poi diventa “cronista”, colui che descrive in un libro tutti gli avvenimenti della casa; infine è organista e accompagna con la musica tutti gli appuntamenti liturgici, nella chiesa dell’istituto.

Con lui si spegne un pezzo di storia dell’ordine e un importante compagno di strada e di fede dei lidensi. (G.M. con la collaborazione di Lorenzo Mayer – foto di Riccardo Roiter)

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Murano, la Via Crucis di Marco Toso Borella: una Passione che è sempre da ricreare

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 18:01

«Ogni stazione della Via Crucis ti dice che devi essere presente a te stesso, sempre»: Marco Toso Borella esce ad un certo punto con questa frase. Una frase che spiega molto di quella Via Crucis che ha creato – in vetro, foglia d’ora e smalti – e che ha donato alla basilica dei Santi Maria e Donato di Murano, dove è esposta.

Spiega molto perché dice che l’intento primo è quello di fare una “manutenzione continua” al pensiero sulla passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Non è una vicenda raccontata una volta per sempre, che il credente ha messo in cassaforte e può non curarsene più o che l’artista ha descritto nei secoli scorsi, mettendo la parola fine ad ogni ulteriore rappresentazione.

Innestare il nuovo sull’antico. Essere presenti a se stessi vuol dire raccontare oggi, con la sensibilità e il linguaggio attuali, quella grande storia di duemila anni fa. Marco Toso Borella lo fa “facendo manutenzione” anche alla secolare storia della sua isola e all’arte del vetro.

Una delle quindici formelle in vetro, oro e smalti della Via Crucis di Marco Toso Borella

 

E – terza “manutenzione” – gli elementi della nuova Via Crucis sono tutti tratti da quel capolavoro di architettura e arte che è, appunto, la basilica dei Santi Maria e Donato.

«Ho cercato un linguaggio che potesse essere sia antico che moderno», afferma Toso Borella: «Ho fatto in modo che le formelle possano integrarsi con lo stile della Basilica, che richiama molto le forme bizantine, sia nell’abside che nel pavimento».

Quindici formelle – c’è anche quella della Risurrezione – in cui non c’è nulla di casuale e c’è un continuo, consapevole uso dei segni e dei simboli antichi, riproposti con la sensibilità dell’oggi.

Tanti gli esempi: «Sul pavimento della Basilica c’è una scacchiera. Mi ha sempre colpito; sembra un monito, una domanda: vuoi essere bianco o nero? Per me è il simbolo del libero arbitrio e l’ho messa nella formella della prima stazione, ai piedi di Ponzio Pilato, nel momento in cui, dovendo prendere una decisione, non la prende».

Ripensare ogni cosa, ogni segno, perché questa è la grande opportunità per noi oggi: non farlo significa non prendere il meglio che la vita ci dà.

Lo spazio e il tempo della Madonna. «Un’altra cosa che mi ha colpito sempre, fin da bambino – riprende il maestro vetraio muranese – è la Madonna che si staglia sull’abside, che non era ai miei occhi così difficile da disegnare, ma che emanava un fascino non semplice da decriptare. Lo studio dell’arte bizantina mi ha permesso di capire il motivo per cui Lei mi appariva non vera. La Vergine appoggia i piedi su un cuscino che non ha linee prospettiche, cioè non segue il punto di fuga: si staglia su un fondo d’oro ed è come sospesa su questo fondo. Non c’è un pavimento che la regga e non c’è neppure un’ombra che dica che ore sono in quel momento. Ed è questo che mi ha sempre colpito: il fatto che Lei è in un tempo che non è un tempo e in uno spazio che non è uno spazio».

Innestare il nuovo sull’antico significa anche utilizzare dei segni della tradizione in modo inusitato: «Mi sono servito di creature leggendarie, che si dice Marco Polo abbia visto: i blemmi. Secondo il mito, i blemmi sono uomini mostruosi, con gli occhi e la bocca sul ventre o sul torace. Mi sono servito di essi per metterli sugli scudi e sulle armature dei carnefici di Gesù. Il volto dei carnefici appare impassibile, ma sulle loro armature ci sono facce talmente grottesche e piene dell’istinto bestiale del male, che parlano esse per i carnefici. Da sempre, d’altronde, l’uomo rappresenta in forma grottesca il male».

«L’uomo più terrificante è quello con il volto da giusto». Nella stazione in cui è crocifisso, poi, Gesù viene issato sulla croce da due uomini: «Uno è a torso nudo e ha un’espressione bestiale; l’altro, invece, ha la faccia del giusto perché il male non è solo istinto, non è solo desiderio bestiale, ma può avere un volto ragionevole. Ed è questo che fa più paura. L’uomo più terrificante è quello con la faccia giusta, perché è il male con la maschera addosso, nascosto così per poterti fare più male. Perché se tu lo potessi riconoscere, non cadresti nelle sue spire».

Simboli e segni dietro a cui sta sempre una rilettura, una declinazione nuova: «Perché – conclude Marco Toso Borella – ho rappresentato l’abside dietro ogni tavola? Perché l’abside è concava e la Madonna è rappresentata nell’abside, concava. Il sacrificio suo e del Figlio è accogliente, cioè è dato perché tutti ci si possa salvare grazie a Lui».

Chi è Marco Toso Borella. Ma chi è l’autore della Via Crucis dei Ss. Maria e Donato di Murano? Un po’ vocazione, un po’ conquista. Tanto talento e tanto studio. È tutto ciò Marco Toso Borella: artista poliedrico, ragioniere quanto a studi perché il papà, a suo tempo, ha avuto la prudenza di avviare il figlio ad una professione più facilmente spendibile.
Ma il dna intriso d’arte, alla fine, in Marco ha prevalso.

Marco Toso Borella nella basilica dei Ss. Maria e Donato a Murano, ritratto da Alessandro Scarpa

 

Muranese, 56 anni, sposato e padre di tre figli, è pittore su vetro con un’attività in proprio, dopo essere stato a lungo dipendente di un’azienda dell’isola. È anche scrittore, autore di testi storici come “Stemmi di Famiglie Muranesi ” o narrativo-fantastici come “Padroni e Pedine (scacchi a chi?)”.

Ed è musicista: dirige la Big Vocal Orchestra che, con i suoi 270 coristi, è uno dei complessi vocali con l’organico più folto in assoluto. «Ho fatto musica classica, canto gregoriano, Bach, Beethoven e Haydn… e adesso faccio musica moderna, ma non ho messo in un angolo nessun tipo di musica. Cerco piuttosto di mettere insieme tratti di musica antica e attuale. Grazie a questa logica, il bello è dare ai coristi degli strumenti, dei “pennelli” per poter cantare ed esprimersi con la loro voce, cosa che riescono a fare benissimo».

La mani di Marco Toso Borella, mentre l’artista lavora la foglia d’oro su vetro (foto di Alessandro Scarpa)

 

Ma l’origine di questa passione per molte arti? Marco Toso Borella lo dice con sincerità: «Ho trasformato una debolezza in una ricchezza. Da bambino avevo qualche difficoltà nel relazionarmi con i miei coetanei. E la mia paura di uscire, a parte la scuola, ha fatto sì che mi sia creato un “villaggio mentale”, per cui tutto era dentro di me. Ero autonomo e indipendente, con le mie fantasie e i miei pensieri. Inoltre, non mi fermavo mai nel chiedermi i perché delle cose. E per fortuna avevo una libreria abbastanza fornita, e le risposte ai miei perché le andavo a cercare lì. Poi, quando da quelle pagine non riuscivo a far uscire abbastanza, cercavo nelle librerie degli amici e, quando anche quelle non bastavano, andavo in biblioteca. Questo atteggiamento l’ho portato con me fino ad oggi».

Giorgio Malavasi

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Veneto, blitz per verificare la qualità in 34 case di riposo: 25 promosse, 7 “rimandate”

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 15:42

Su 34 controlli effettuati in altrettante case di riposo del Veneto, rilevando ben 28 diversi parametri riguardanti gli ospiti, gli ambienti, gli arredi e le aree esterne, 25 strutture hanno avuto un esito completamente positivo, 2 si sono collocate in una situazione intermedia, 7 hanno avuto un esito negativo.

Esito negativo determinato però non da mancanze gravi, ma da situazioni oggettivamente da migliorare, come la presenza di umidità, l’attrezzatura insufficiente delle aree esterne, l’arieggiatura dei locali, la presenza di strumenti per la raccolta dei desideri dell’ospite nella quotidianità.

È l’esito di un vero e proprio “blitz” a sorpresa, condotto ieri, giovedì 29, per valutare la qualità complessiva dell’assistenza agli anziani, sia dal punto di vista ambientale che personale. Alcune commissioni tecniche di tutte le Ulss del Veneto si sono presentate senza preavviso in 34 case di riposo della regione.

Gli esiti dell’iniziativa sono stati illustrati oggi nel corso di un punto stampa dal Presidente della Regione Luca Zaia e dall’Assessore alle Politiche Sociali Manuela Lanzarin, che ha coordinato l’operazione, in collaborazione con i Direttori Generali delle Ullss.

«I controlli a sorpresa – ha sottolineato Zaia – sono uno sprone a fare sempre il meglio e a migliorare ovunque si possa. Li rifaremo e formalizzeremo in legge l’istituzione dei team di verifica e dei protocolli di controllo».

«Con l’operazione di ieri – ha fatto notare l’assessore Lanzarin – abbiamo verificato circa 3.700 posti letto su un totale di 31.942 e circa il 10% delle case di riposo venete che sono 370. Un test probante – ha aggiunto – da cui è uscita una bassa percentuale di esiti insufficienti. Su questi si deve lavorare già da oggi per eliminarli. Il quadro generale – ha aggiunto – è però assolutamente buono, e le criticità rilevate sono risolvibili».

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Dipingono le strisce, imparano l’italiano e migliorano l’integrazione: sono gli studenti del Centro di lingua e cultura italiana del Patriarcato

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 15:24

Non solo imparano la lingua italiana, ma si rendono utili per lavori di piccola manutenzione. Al Centro pastorale “Luciani” di via Querini a Mestre, per esempio, ridipingono le strisce del parcheggio.

Sono alcuni giovani africani, richiedenti asilo e impegnati in un percorso finalizzato all’integrazione, sostenuto dalla diocesi di Venezia.

Un percorso il cui perno è il Centro di lingua e cultura italiana per stranieri, gestito dalla Diocesi Patriarcato di Venezia, sede convenzionata CILS, che riapre le iscrizioni per far fronte alla grande richiesta di tutti coloro i quali, presenti sul territorio di Venezia e terraferma, sono desiderosi di apprendere il nostro idioma, le sue regole ed i suoi innumerevoli significati.

Da martedì 3 aprile a venerdì 13 aprile sarà possibile recarsi in via Querini 19/ A Mestre, secondo piano, con un documento identificativo (permesso di soggiorno) ed un’autocertificazione attestante lo stato di bisogno economico, effettuare un test d’ingresso e procedere alla registrazione. Gli orari osservati dalla segreteria sono i seguenti: lunedì e martedì dalle 13 alle 15 e mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 14. L’appena nato Centro di lingua e cultura italiana per stranieri diviene approdo di tutti coloro i quali attualmente stentano a trovare un posto nelle già affollate sedi istituzionali di apprendimento della lingua italiana.

Nel frattempo il Centro continua a proporre incontri formativi incentrati sui bisogni più impellenti per chi non è di questi luoghi: il lavoro, la salute, la scuola, l’economia e i diritti. Dopo i primi incontri sull’automedicazione e la medicina convenzionale tenutisi negli scorsi mesi e la lezione introduttiva del video-curriculum del 23 marzo (gli incontri ad esso dedicati sono tre, i prossimi si terranno il 4 e il 25 maggio), il prossimo incontro del 5 aprile, tenuto dalla coordinatrice del centro Sarah Zilio, cercherà di dare strumenti per comprendere come orientarsi nel sistema scolastico italiano e, nello specifico, nel mondo delle numerose certificazioni linguistiche dedicate alla lingua italiana, concludendosi con una simulazione dell’esame per la certificazione Cils.

Solo un paio di giorni dopo, in data 7 aprile, la dottoressa Federica Ruggia, coordinatrice Cas Bologna, illustrerà ai discenti come muoversi nel mondo dell’economia domestica italiana: prezzi, strategie di risparmio, gestione del budget famiglia, pianificazione delle spese, nonché tutte le risposte alle domande che sorgeranno spontanee, laddove ce ne saranno. Per ulteriori informazioni scrivere a [email protected]

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Diciottomila euro di multa per due assegni senza la scritta “non trasferibile”

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 12:57

C’è la mamma che ha staccato un assegno di mille euro a testa per i due figli. Risultato? 18 mila euro di sanzione, 6 mila euro a lei, e altri 6 mila ad ogni figlio.

C’è chi ha comprato l’auto nuova, chi ha pagato il fisioterapista, chi ha sborsato i soldi per il funerale del nonno.

Tutte persone “normali” che hanno commesso un unico errore ritenuto gravissimo dall’ufficio antiriciclaggio del Mef: non aver inserito la scritta “non trasferibile” sull’assegno versato. Insomma, anche a Venezia, come nel resto d’Italia, il caso della maxisanzioni per la mancata dicitura “non trasferibile” sta coinvolgendo centinaia di persone.

Lo segnala l’associazione per la difesa dei consumatori Adico in un comunicato: «E’ proprio da luglio, infatti, che le multe si sono inasprite in modo sproporzionato anche perché le vittime designate sono sempre cittadini, molto spesso anziani, che hanno l’unica colpa di avere in casa ancora dei libretti degli assegni vecchi, nei quali non è presente la scritta “non trasferibile” che dovrebbe dunque essere aggiunta a mano.

Adico segue ormai una quarantina di persone invischiate in questa odiosa vicenda, trenta delle quali sono veneziane. Ma ogni giorno arrivano all’associazione richieste d’aiuto in relazione a questa incredibile vicenda.

“Tramite il nostro ufficio legale – commenta il presidente di Adico, Carlo Garofolini – assistiamo questi poveri cittadini che si trovano sul groppone il pagamento di una cifra spropositata, 6 mila euro, che rappresenta in realtà una oblazione, dato che la sanzione vera a propria varia da un minimo di 3 mila a un massimo di 50 mila euro. La multa arriva a chi stacca l’assegno, a chi lo riceve e a chi lo incassa. Stanno succedendo situazioni incredibili”. Adico assiste i soci inviando all’ufficio antiriciclaggio la memoria difensiva e la richiesta di audizione. Tutte le persone che si sono rivolte a noi possono dimostrare senza alcun problema che le operazioni compiute sono limpide, tracciabili e lineari. Ci auguriamo che, come promesso, il governo intervenga al più presto per definire sanzioni proporzionate, come erano prima dell’inasprimento introdotto da questa estate”».

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Mestre, da mercoledì 4 nuovo asfalto in via Gatta

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 12:44

L’Assessorato comunale ai Lavori pubblici del Comune di Venezia ha reso noto che, mercoledì 4 e giovedì 5 aprile in via Gatta, dalle ore 9 alle 18, lungo il tratto da via Pisacane fino all’incrocio con la strada statale 13 Terraglio, verrà eseguito un intervento di messa in sicurezza della viabilità con riasfaltatura della pavimentazione stradale.

La regolamentazione del traffico verrà gestita attraverso sensi unici alternati con l’impiego di movieri in loco. Durante i lavori nel tratto interessato sarà istituito il divieto di transito escluso frontisti, mezzi di trasporto pubblico e di soccorso. In caso di avverse condizioni atmosferiche la programmazione dei lavori potrebbe subire dei ritardi.

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L’augurio del Patriarca Francesco: «Pasqua, germe di novità, di perdono e di riconciliazione per la storia»

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 11:39

«“Cristo, mia speranza, è risorto!”: a volte tale annuncio può apparire ed emergere come un sussurro, o poco più. Eppure proprio questa è la parola definitiva che viene iscritta nella nostra storia e raggiunge davvero tutti – senza escludere nessuno – anche e soprattutto chi è maggiormente segnato dalle ferite, dalle fragilità, dalle sofferenze e dalle ingiustizie della vita»: comincia così il messaggio augurale del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia per la Pasqua 2018. Eccolo, qui di seguito, nel testo integrale, che compare anche nel nuovo numero di Gente Veneta.

«Carissimi, a tutti, in queste ore, giunge l’eco di un grido: “Cristo, mia speranza, è risorto!”.

A volte tale annuncio può apparire ed emergere come un sussurro, o poco più, eppure proprio questa è la parola definitiva che viene iscritta nella nostra storia e raggiunge davvero tutti – senza escludere nessuno – anche e soprattutto chi è maggiormente segnato dalle ferite, dalle fragilità, dalle sofferenze e dalle ingiustizie della vita.

Nel momento in cui la società si mostra impotente e incapace di risollevarsi e rispondere alle esigenze ed aspettative di giustizia, pace e salvezza, ecco tornare di nuovo queste parole sigillate – nella liturgia della Chiesa – dal canto della sequenza di Pasqua: “Cristo mia speranza è risorto… Siamo certi che Cristo è veramente risorto”.

Sì, è vero: Dio – in suo Figlio, il Crocifisso Risorto – ci indica e dona l’unica via, l’unica verità e l’unica vita che ci danno pace, ci infondono speranza, ci offrono salvezza. Non come avviene normalmente tra gli uomini, secondo logiche “vecchie” e fondate spesso sulla rivalsa, sull’umiliazione dell’avversario e sulla vendetta.

Per noi e per tutti risuona il Vangelo della risurrezione che domanda d’entrare nel cuore di ogni uomo e donna col suo messaggio di novità dirompente, carico di perdono, accoglienza e ascolto degli altri, invito alle opere di misericordia tanto spirituali quanto materiali.

La croce gloriosa di Gesù è il perdono di Dio agli uomini, un perdono dato anche per coloro che sembrano rifiutarlo. E così la Pasqua inaugura e immette nuove possibilità nella storia e si propone come germe di novità, di riconciliazione e apertura di credito per un’umanità che vuole – ma da sola non può – uscire dalla logica vecchia, ripetitiva e inconcludente del peccato che ci pone contro Dio, contro gli altri, contro noi stessi. La Pasqua – in ogni epoca, anche oggi – diviene, perciò, inizio di nuove relazioni con Dio e fra gli uomini.

Un’ ultima considerazione riguarda le donne, oggi troppo spesso vittime di una violenza brutale e sistematica. Non possiamo dimenticare il modo splendido con cui proprio le donne hanno saputo accompagnare e stare vicine a Gesù, più e meglio degli uomini, soprattutto nel momento in cui anche i più intimi – discepoli e apostoli – lo avevano abbandonato.

Gli apostoli scelsero la strada facile della debolezza: la fuga. Le donne no, rimasero fedeli fino alla fine e così le troviamo ai piedi della croce, con Maria madre di Gesù, e poi al sepolcro vuoto tanto da diventare le prime testimoni della Pasqua, le “apostole” degli apostoli.

La forza dell’evento della Pasqua spinga la nostra società, la nostra cultura e anche la nostra Chiesa a lasciarsi plasmare di più dal genio femminile. Ci scopriremo tutti più ricchi di umanità e del senso di Dio.

“Cristo, mia speranza, è risorto!”. Vi affido di cuore queste parole e auguro a tutti Voi una Pasqua di verità, di giustizia, di gioia e di pace!».

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Crédit Agricole FriulAdria, un 2017 da record: 50 milioni di utile netto. Nel Veneziano nuovi finanziamenti a 163 milioni

Gente Veneta - Ven, 30/03/2018 - 09:14

Utile netto record a 50 milioni di euro per Crédit Agricole FriulAdria, che chiude così uno degli anni migliori della sua storia, il 2017.

Il Consiglio di amministrazione dell’istituto di credito, riunitosi sotto la presidenza di Chiara Mio, ha approvato il progetto di bilancio 2017 che verrà sottoposto all’Assemblea degli azionisti convocata per sabato 21 aprile 2018 al Teatro Verdi di Pordenone.

Nel quadro congiunturale di un Nord Est che consolida i segnali di ripresa economica già registrati nel precedente esercizio, Crédit Agricole FriulAdria ha confermato nel 2017 la propria capacità di conseguire performance commerciali rilevanti, mantenendo al contempo un elevato profilo di redditività.

La banca ha realizzato, appunto, un utile netto di 50 milioni di euro, in crescita del 35,5% anno su anno e, in assoluto, uno dei migliori risultati della sua storia. Per effetto di tale risultato il dividendo unitario che verrà proposto agli oltre 16 mila soci della banca è di 1,836 euro (in crescita del 35,5% rispetto al dividendo di 1,355 euro dell’anno precedente) e il rendimento dell’azione nel 2017 si attesta al 4,13% (era 3,04% nel 2016).

Nel 2017 la banca ha erogato mediamente quasi 3 milioni di nuovo credito al giorno. I ricavi (proventi operativi netti) sono pari a 315 milioni, in aumento rispetto allo scorso anno (+3,2%). Tale indicatore è frutto dell’attività di gestione, intermediazione e consulenza.

Il risultato della gestione operativa è di 126 milioni, con gli oneri operativi a 189 milioni, in diminuzione di quasi il 3%. Le rettifiche di valore nette su crediti si attestano a 46 milioni, in calo dell’11%. La qualità dell’attivo si conferma su buoni livelli: le azioni gestionali messe in atto hanno permesso di ridurre lo stock di deteriorati (-17% a/a), aumentandone il livello delle coperture; in miglioramento l’incidenza delle rettifiche sugli impieghi clientela, a 64 bps.

Al 31 dicembre 2017 i crediti verso la clientela ammontano a 7.187 milioni di euro, in crescita del 5,4% rispetto allo scorso anno soprattutto per effetto dello sviluppo dei mutui casa e dei finanziamenti alle imprese. Per i privati in particolare, sono 4.359 i nuovi contratti di mutuo-casa sottoscritti nel corso dell’anno, per un totale di 456 milioni erogati sul territorio (151 milioni in Friuli Venezia Giulia e 305 milioni in Veneto). Sono stati, inoltre, erogati circa 70 milioni di prestiti personali.

A testimonianza della fiducia della clientela, nell’ultimo anno CA FriulAdria ha visto crescere significativamente le masse amministrate rispetto al 2016 (+11%), sia nella componente di raccolta diretta (attestatasi a 8.041 milioni, +14%) sia nella componente di raccolta indiretta (7.413 milioni, +7%).

Oltre 26 mila i nuovi clienti acquisiti nel 2017 dalla banca (+20%). I conti on line sono aumentati del 60%. Circa 10 mila le carte di credito attivate per effetto della convenzione di tesoreria con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, mentre circa 1.000 sono i nuovi clienti acquisiti nel 2017 a Verona.

Le unità organizzative della rete distributiva al 31 dicembre 2017 sono: 174 filiali Retail, 13 Poli Affari, 5 Mercati Private, 6 Mercati d’Impresa, 1 Polo Large Corporate, 30 consulenti finanziari. 39 le assunzioni effettuate nel 2017. L’organico aziendale risulta composto da 1.461 dipendenti.

Le nuove erogazioni di finanziamenti in provincia di Venezia nel 2017 ammontano a 163 milioni, grossomodo equamente ripartite tra famiglie e imprese.

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Venezia, la Cena ebraica degli universitari

Gente Veneta - Gio, 29/03/2018 - 17:30

«Perché questa sera è diversa da tutte le altre sere?», recitano gli ebrei durante la rituale cena pasquale. Perché si fa memoria e in qualche modo si rivive l’Esodo, «quando il Signore liberò i nostri padri dalla schiavitù in Egitto».

E perché è diversa per noi cristiani? Perché ripetendo alcuni gesti tradizionali della Pasqua ebraica entriamo più profondamente nel mistero dell’Ultima Cena e quindi siamo pronti ad immergerci nel Triduo Pasquale che oggi inizia.

Mercoledì 28 sera nella Scuola dei Laneri, a Venezia, una quarantina di giovani e universitari che fanno riferimento alla Pastorale universitaria veneziana, si sono ritrovati a consumare le tradizionali erbe amare e gli azzimi, approfondendo le radici della loro fede, per viverla più coscientemente nel presente. (E.Z.)

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Jesolo, a giugno i Campionati del Mediterraneo under 23 di atletica leggera

Gente Veneta - Gio, 29/03/2018 - 15:41

E’ partito il conto alla rovescia per i Campionati del Mediterraneo under 23 di atletica leggera, in programma a Jesolo sabato 9 e domenica 10 giugno allo stadio “Armando Picchi”.

La rassegna coinvolgerà i migliori atleti a livello under 23 (nati negli anni dal 1996 al 2000) delle nazioni dell’area mediterranea. La regia dell’evento sarà curata dalla FIDAL e dal comitato organizzatore locale, guidato da Vito Vittorio, con la supervisione della MAU (Mediterranean Athletics Union) e il supporto della Città di Jesolo.

A circa 70 giorni dall’inizio del fine settimana di gare, le nazioni iscritte sono 24: oltre all’Italia, hanno confermato la presenza le Nazionali di Albania, Algeria, Andorra, Bosnia Erzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Kosovo, Libano, Macedonia, Malta, Marocco, Monaco, Montenegro, Portogallo, San Marino, Serbia, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia.

Circa 400 gli atleti attesi in pista nei due pomeriggi di gare. Quarantadue i titoli in palio: 21 maschili e altrettanti femminili. I Campionati del Mediterraneo under 23 hanno una storia recente: la manifestazione ha debuttato appena quattro anni fa con l’obiettivo di offrire una nuova occasione di confronto ad atleti prossimi ad affacciarsi sui massimi palcoscenici internazionali.

La cadenza dell’evento è biennale (in stagioni alterne rispetto ai Campionati Europei di categoria): la prima edizione si è disputata ad Aubagne, in Francia, nel 2014. La successiva è andata in scena a Tunisi nel 2016. Per Jesolo la rassegna avrà un doppio significato: confermare gli stretti rapporti che da alcune stagioni legano la rinomata località balneare veneziana al mondo dell’atletica leggera (tante le edizioni dei campionati italiani giovanili ospitate nelle ultime annate dallo stadio Picchi) e costituire una sorta di collaudo organizzativo in vista dei Campionati Europei Master che si svolgeranno negli stadi e sulle strade del litorale veneziano nel settembre del 2019. Jesolo è pronta a mettersi ai blocchi di partenza.

 

(nella foto, da sinistra: Jean Gracia segretario generale MAU; Sara Simeoni, campionessa olimpica di salto in alto; Valerio Zoggia, sindaco di Jesolo; Vito Vittorio, General Director dei Campionati del Mediterraneo under 23; Esterina Idra, assessore allo sport)

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Vespri di Pasqua alla Salute

Gente Veneta - Gio, 29/03/2018 - 15:21

Sono dedicati alle “Memorie Veneziane” i vespri d’organo alla Salute, domenica di Pasqua 1 aprile alle 15.30, ad ingresso libero, con programma di musiche per organo del Novecento veneziano (i maestri della Cappella Marciana Perosi, Ravanello, Pavan). A cura dell’organista titolare Paola Talamini.

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Il Patriarca alla Messa del Crisma: la testimonianza dell’amore cristiano per annunciare la gioia di Cristo risorto. E cita Silone

Gente Veneta - Gio, 29/03/2018 - 12:20

La testimonianza dell’amore cristiano, ciò per cui possiamo annunciare la gioia di Cristo risorto. È il cuore dell’omelia che il Patriarca Francesco ha pronunciato, nella mattinata di Giovedì Santo, durante la Messa crismale, in Basilica di San Marco, dinanzi ai sacerdoti della Diocesi, convocati in Cattedrale per questo momento solenne e corale di preghiera della Chiesa di Venezia.

Mons. Moraglia ha sottolineato il valore comunicativo della testimonianza: «Oggi si è poco inclini ad ascoltare i maestri; si guarda piuttosto ai testimoni, a persone e comunità gioiose e, quando la gioia non è forzatura ideologica o recitazione del momento, ma qualcosa che plasma interiormente a partire dalla fede, dalla speranza e dalla carità, e quando la gioia non è il frutto di successi umani destinati presto a svanire ma esito dell’incontro col Signore, allora tale gioia è contagiosa, convince, aiuta ad evangelizzare, converte. Dobbiamo esser capaci di testimoniare l’amore che ci ha salvati gratuitamente e, soprattutto, dobbiamo annunciare con ogni mezzo la gioia di Gesù risorto: “Davvero il Signore è risorto…”».

Per esemplificare come la testimonianza cristiana sia colta anche da chi non è organicamente inserito nel tessuto ecclesiale, il Patriarca ha citato Ignazio Silone: «Con tutta la cautela che l’affermazione richiede, possiamo dire che fu un “cristiano senza Chiesa”; infatti, considerò con vera attenzione, ma dall’esterno, le “certezze cristiane” che avvertiva presenti nella sua coscienza».

In “Uscita di sicurezza” Silone scrive quanto rimane colpito dalla conoscenza di don Orione: “Ciò che mi è rimasto impresso – si legge nel testo dello scrittore – era la pacata tenerezza del suo sguardo… Difficile sottrarsi a quello sguardo che, una volta incrociato, non lo dimenticavi più. La luce dei suoi occhi aveva la bontà di chi nella vita ha pazientemente sofferto ogni sorta di triboli e perciò sa le pene più segrete”.

Questo – rileva mons. Moraglia – «è quanto lo sguardo di un prete, se è uomo di Dio, può lasciare in termini di nostalgia, affetto, ricordo nel cuore di una persona che forse non si incontrerà più».

E la consapevolezza profonda della essenzialità e radicalità dell’annuncio di Cristo, che nella Pasqua diventa offerta di salvezza e vittoria sulla morte, è ancora in una citazione da Ignazio Silone: “Se il cristianesimo viene spogliato dalle sue cosiddette assurdità – si legge in “L’avventura di un povero cristiano” – per renderlo gradito al mondo, così com’è, e adatto all’esercizio del potere, cosa ne rimane? Voi sapete che la ragionevolezza, il buon senso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo, e si trovano anche ora presso molti non cristiani. Che cosa Cristo ci ha portato in più? Appunto alcune apparenti assurdità. Ci ha detto: amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, sono cose effimere, indegne di anime immortali…”.

Il Patriarca fa dono ai sacerdoti presenti, al termine della Messa crismale, del libro “La festa del perdono con Papa Francesco”

 

«Queste parole così intense ed esplosive – rileva il Patriarca – si comprendono all’interno della vita di Silone, protesa sempre alla ricerca di una reale giustizia e di fronte alla croce, che è il giudizio di Dio sul mondo, qualcosa di cui noi e le nostre comunità abbiamo bisogno e di cui vogliamo tenere conto. A tutti gli amici presenti, ai confratelli sacerdoti, ai diaconi e anche a me auguro un Sacro Triduo che ci liberi dal nostro io – il nostro “uomo vecchio” – e, per l’intercessione della Santa Vergine del cenacolo, ci consegni, insieme alle nostre comunità, all’Amore Misericordioso del Padre rendendoci nella nostra vita immagini vive della Sua tenerezza».

Al termine della celebrazione il Patriarca ha donato ai sacerdoti presenti il libro intitolato “La festa del perdono con Papa Francesco”, curato dalla Penitenzieria Apostolica e edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Un segno, piccolo ma tangibile, di comunione con Papa Francesco e, insieme, il dono di uno strumento che può essere molto prezioso per l’esercizio del ministero sacerdotale. «In esso – afferma, infatti, mons. Moraglia – potrete trovare i suoi interventi più significativi in tema di accompagnamento spirituale e indicazioni sul discernimento spirituale in ambito di confessione sacramentale».

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Tangenziale di Mestre e autostrade venete: da giovedì 29 traffico molto sostenuto

Gente Veneta - Mer, 28/03/2018 - 17:51

Traffico in aumento in vista delle festività pasquali, sulle autostrade veneziane e venete, in particolare per domani, giovedì 29 e venerdì 30 marzo, oltre che per lunedì 2 aprile, al rientro.

Punto particolarmente sensibile sarà la barriera di Venezia-Mestre a Villabona, anche perché sono in corso lavori di riqualificazione di tre piste di esazione manuale in uscita, con conseguente chiusura di tre porte in direzione Trieste. Lunedì di Pasquetta invece occhi puntati in particolare alla stazione di Padova est, per la previsione di traffico sostenuto in uscita.

Giornate da bollino giallo, per segnalare traffico intenso, ma non critico, saranno dunque tre: domani, giovedì 29, venerdì 30 marzo e lunedì 2 aprile.

Cav (Concessioni autostradali venete) ricorda che è previsto lo stop alla circolazione per i mezzi pesanti venerdì 30 marzo, dalle 14.00 alle 22.00, sabato 31 marzo dalle ore 9.00 alle 16.00, domenica 1 aprile e lunedì 2 aprile dalle ore 9.00 alle 22.00 e martedì 3 aprile dalle ore 9.00 alle 14.00.

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Burano, via libera alla nuova passerella tra le isole di San Martino a Terranova. Spesa di 37mila euro

Gente Veneta - Mer, 28/03/2018 - 17:44

Via libera della Giunta comunale di Venezia al progetto definitivo per la passerella a raso di collegamento tra le isole di San Martino e Terranova a Burano.

“La passerella a raso elimina – spiega l’assessore ai lavori pubblici Francesca Zaccariotto – la barriera architettonica rappresentata dal Ponte della Vigna che collega l’isola di San Martino Destro e l’isola di Terranova sul Rio di Terranova a Burano. Si tratta di lavori per un totale di 37 mila euro che vedranno la realizzazione di un’opera che ha l’ aspetto architettonico dei pontili in legno tradizionali. La passerella è realizzata in legno di rovere, materiale tipico per la costruzione di questa tipologia di manufatti, e prevede impalcato e parapetti che poggiano su travi longitudinali in legno posizionate su pali di fondazione infissi nel fondale. I pali e i traversi di collegamento delle teste sono proposti in plastica riciclata, di aspetto superficiale simile al legno, per contenere i costi di manutenzione, trattandosi di elementi normalmente immersi o comunque posti a quota inferiore alla media delle alte maree e naturalmente ricoperti dalle alghe”.

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Regione Veneto: appello ai parlamentari per limitare le aperture festive nel commercio

Gente Veneta - Mer, 28/03/2018 - 17:15

La Regione del Veneto ripropone la battaglia per modificare in Italia la disciplina degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali. Lo ha annunciato l’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio, Roberto Marcato, che ha fatto il punto oggi a Venezia sulla materia e sulle prossime iniziative che saranno portate avanti.

In particolare, è stato presentato un atto di impegno a porre in essere ogni utile attività all’approvazione della modifica della disciplina normativa degli orari di vendita, da sottoporre a tutti i parlamentari veneti eletti il 4 marzo.

L’assessore Marcato ha detto che le prossime festività pasquali sono l’occasione per rimettere al centro dell’attenzione la questione delle aperture senza nessun criterio di ragionevolezza. La Regione del Veneto si era assunta l’onere di individuare strategie idonee a superare la delicata problematica della liberalizzazione degli orari di vendita e dei giorni di apertura domenicale e festiva degli esercizi commerciali, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. “Per questo abbiamo dato vita ad un tavolo regionale, che abbiamo voluto chiamare in modo esplicito “etico” per la sua valenza sotto questo profilo, aperto a comitati, associazioni di categoria, parti sociali, ANCI Veneto”.

Oggi erano presenti anche i componenti del Tavolo Etico costituito dalla Regione, tra cui don Enrico Torta e i rappresentanti del movimento “Domenica No Grazie” Veneto.

“Per dare un segnale di razionalizzazione e cambiare le cose ci eravamo rivolti ai parlamentari veneti – ha affermato Marcato – al fine di sollecitare una rapida approvazione del disegno di legge statale di disciplina della materia relativa alle chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali, approvato il 25 settembre 2014 dalla Camera dei Deputati e rimasto poi all’esame del Senato. L’iniziativa veneta è stata successivamente recepita dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sulla necessità di limitare le aperture festive si sono espressi favorevolmente tutti gli schieramenti politici, ma l’iter legislativo in Parlamento non si è sbloccato e la legislatura si è conclusa. Riteniamo perciò doveroso sollecitare da subito un impegno formale dei parlamentari neo-eletti, a partire dalla nuova Presidente del Senato, su un tema che è soprattutto etico-sociale, più ancora che economico, perché mette in crisi la tranquillità della vita delle famiglie. Molte promesse sono state fatte in campagna elettorale, ora vedremo se c’è un minimo di coerenza e faremo un monitoraggio per rendere noto chi ha sottoscritto questo impegno”.

L’assessore Marcato ha concluso ricordando che è già stata formulata la richiesta di riportare queste competenze in capo alle Regioni, in modo da poter modulare sul territorio le aperture. Ha anche fatto rilevare che mentre a livello internazionale si sta registrando su questi temi un’inversione di tendenza, qui in Italia si continua ad investire nei grandi centri commerciali. A questo proposito, nel collegato alla legge regionale di stabilità 2018 è stata introdotta una norma che obbliga il comune che intende accogliere sul proprio territorio una nuova grande struttura di vendita a concordare questa decisione con i comuni limitrofi.

Tra gli interventi a sostegno, don Enrico Torta ha messo l’accento sulla necessità di riprendere in mano questa “battaglia contro il degrado della civiltà” che va a toccare la dignità dell’uomo, sempre più assoggettato a logiche economiche.

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Siete genitori di bambini tra 0 e 3 anni? Le competenze nel lavoro migliorano tra il 5% e il 35%. Uno studio di Ca’ Foscari

Gente Veneta - Mer, 28/03/2018 - 11:13

Essere genitori di bambini tra zero e tre anni migliora le competenze utilizzate nel lavoro tra il 5% e il 35%. Lo dice – sia pure dopo un test su scala ridotta – un progetto di ricerca realizzato, per la prima volta in Italia e nel mondo, da Ca’ Foscari Competency Centre dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dalla società italiana Life Based Value

Il progetto di ricerca – spiega un comunicato dell’università veneziana – misurerà il miglioramento delle competenze emotive e sociali prodotto dalla pratica consapevole e sinergica dei ruoli genitoriale e lavorativo di madri e padri di bambini tra gli zero e i tre anni.

“Attraverso il progetto svolto in partnership con Life Based Value” – sostiene il vice-direttore del Ca’ Foscari Competency Centre, prof.ssa Sara Bonesso – sarà possibile esplorare le modalità attraverso le quali le competenze emotive e sociali possono essere sviluppate al di fuori dei percorsi formali di apprendimento e valorizzare in questo modo l’esperienza genitoriale come modalità di allenamento delle soft skills”.

Il Prof. Fabrizio Gerli, direttore del Ca’ Foscari Competency Centre, dichiara inoltre che “il Ca’ Foscari Competency Centre, oltre a proporre nei propri percorsi formativi metodologie didattiche avanzate a forte contenuto esperienziale, ha avviato innovativi progetti di ricerca che dimostrano come le competenze trasversali nei più diversi ambiti rappresentino un fattore essenziale per promuove la performance individuale, l’innovazione, l’intento imprenditoriale, il successo nella carriera”.

“L’intelligenza emotiva resta saldamente in testa nella classifica delle risorse ritenute essenziali per avere successo nel mondo del lavoro”, afferma Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value. “Per questo l’esperienza parentale può diventare un punto di forza e di arricchimento (anche) professionale. Chi si trova a gestire bambini piccoli, infatti, sviluppa durante il percorso della maternità e paternità una serie di competenze trasversali, come ascolto e problem solving, che possono essere riconosciute e valorizzate nella propria carriera. L’automisurazione dei partecipanti del programma MAAM lo conferma, con un miglioramento delle competenze coinvolte che va dal 5 al 35%, e questo progetto di ricerca consentirà di avere dei dati oggettivi e comparabili a livello mondiale con altri programmi di sviluppo dell’Intelligenza Emotiva”.

La ricerca coinvolgerà le aziende clienti del programma MAAM che aderiranno al progetto, come hanno già fatto Unipol e Danone: MAAM è un programma digitale, basato su un metodo proprietario, che consente alle aziende di trasformare la maternità e la paternità dei propri collaboratori in un master in competenze chiave – le soft skill- come l’ascolto, l’empatia, la gestione dei collaboratori, il problem solving, la creatività.

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