Notizie

Burano, in tanti alla Festa della Famiglia. I proventi per il restauro del patronato parrocchiale

Gente Veneta - Dom, 24/06/2018 - 22:15

Il Gruppo Oratorio e i ragazzi del Grest hanno organizzato in occasione della “Festa della Famiglia 2018”, una grande manifestazione che si sta svolgendo in questi giorni nel patronato della parrocchia di San Martino Vescovo a Burano.

Molte le iniziative (un più vasto articolo uscirà in Gente Veneta di venerdì 29): sabato 23 tutti di corsa per le vie di Burano e Mazzorbo. Nel tardo pomeriggio, infatti, si è corsa la seconda edizione della “Family Fun Runner”, una gara podistica non competitiva aperta a bambini e adulti in ricordo di Marco Rossi.

Il gran finale è previsto per sabato 30: alle ore 19 apertura dello stand gastronomico con polenta e costicine, a seguire, alle ore 21 l’associazione “Non solo Carnevale” ha organizzato l’evento “Carnevale d’estate” dove tutti i partecipanti potranno divertirsi con balli in maschera.

Tutto il ricavato della festa verrà investito nel “Progetto Oratorio” che in questi anni si sta adoperando per il restauro delle strutture del patronato attraverso l’istallazione di nuovi giochi per bambini ed il ripristino delle aule interne. Un ringraziamento va a don Enzo Piasentin per la sua infinita disponibilità, a tutti gli adulti che compongono il “Gruppo Oratorio”, ai ragazzi del Grest e a tutti i volontari che dedicano il loro tempo libero per la comunità di Burano.

Valentino Tagliapietra

Categorie: Notizie

Don Francesco e don Steven, nuovi sacerdoti. Il Patriarca: fede e amore il vostro criterio fondante

Gente Veneta - Sab, 23/06/2018 - 13:52

Fede e amore, prima di ogni calcolo e considerazione, sono il criterio fondante di ogni altra scelta. È il messaggio di fondo consegnato dal Patriarca Francesco a Francesco Andrighetti e Steven Ruzza, ordinati sacerdoti oggi, sabato 23 giugno, nella basilica di San Marco.

Don Francesco e don Steven sono la continuità della nostra Chiesa e rappresentano un momento di gioia e di speranza, ha sottolineato il Patriarca. Con lui i parenti e gli amici dei due ordinandi, ma anche tanto sacerdoti della Chiesa veneziana: almeno una novantina.

L’ingresso dei due giovani tra i presbiteri veneziani è anche motivo di gratitudine: innanzitutto «verso verso Dio Padre, il celeste Padrone della messe, perché continua a donare operai per la Sua messe». Poi per tutti coloro che li hanno accompagnati e aiutati nel cammino di formazione: «A quanti hanno pregato per loro, ai formatori del Seminario, alle comunità di provenienza, alle loro famiglie. E ricordo a quanti li hanno sostenuti e incoraggiati, anche con piccoli gesti – rimarca mons. Moraglia – che tutto ciò che hanno fatto è scritto, per l’eternità, in cielo, nel libro di Dio, ove l’inchiostro non scolora e le pagine non sgualciscono».

Da sinistra: don Steven Ruzza e don Francesco Marchesi (le foto di questa pagina sono di Alessandro Polet)

La riflessione del Patriarca, nell’omelia della Messa, si concentra sulle parole del Vangelo. Queste: «Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6, 31-34).

Parole che aprono a una conseguenza chiara: «Cogliamo la voce di Dio nella nostra vita e le rimaniamo fedeli se non ricerchiamo noi stessi, se non imponiamo il nostro io ma ricerchiamo la sapienza di Dio, il Suo progetto, e ci chiediamo che parte abbiamo in esso. In tal modo, la vocazione vissuta come adesione al progetto di Dio richiede un cuore libero e, poi, il senso vero della povertà considerata non solo come distacco dalle persone, dalle situazioni e dalle cose, ma come distacco da se stessi. La vera e prima povertà, quindi, è il distacco dalla propria volontà; ecco il senso e il fondamento dell’obbedienza che, se non ha qui il suo forte radicamento, si limiterà ad eseguire le richieste che assolveremo come qualsiasi persona che si inserisca in un ordine stabilmente riconosciuto e che, in qualche modo, va rispettato».

Tutto ciò può accadere solo perché «all’origine della chiamata al sacerdozio ministeriale c’è solo Dio, il Padre, la Sua infinita misericordia. E quindi non siamo chiamati a eseguire degli ordini ma piuttosto, attraverso l’esercizio del ministero (gli atti che gli sono propri), a rendere presente Gesù, eterno Figlio del Padre e sommo Sacerdote».

Perciò il Patriarca cita una frase di Sant’Ambrogio e la affida a don Steven e don Francesco perché li accompagni nel loro cammino sacerdotale: «“…non la candidatura dovuta all’iniziativa personale né la propria presa di possesso – scrive il santo milanese – ma la chiamata celeste, così che possa offrire i sacrifici per i peccati, chi sia nella condizioni di soffrire per i peccatori… uno non deve accettare una carica per il proprio interesse, ma essere chiamato da Dio come anche Aronne; così anche Cristo non pretese, ma ricevette il sacerdozio”.

«Carissimo don Francesco, carissimo don Steven – conclude il Patriarca – questo pensiero di Ambrogio entri in voi e plasmi il vostro sacerdozio, così che mai vi impossessiate di un ufficio, qualunque esso sia (parrocchiale o diocesano); allora, in voi, il presbiterato sarà quel servizio che oggi, con molta gioia, vi viene affidato per l’imposizione delle mani del Vescovo».

Categorie: Notizie

Carote nel Veneziano: anno d’oro dopo un anno di piombo. Rocca (Confagricoltura): serve più stabilità

Gente Veneta - Ven, 22/06/2018 - 17:16

Un anno d’oro, quello in corso, per le carote prodotte nel Veneziano. Ancor di più per quelle prodotte nei mesi freddi e primaverili, poiché il freddo rigido di quest’inverno ha reso difficili le colture dei Paesi europei soprattutto al Nord. «Così abbiamo potuto vendere il nostro prodotto anche a 50 centesimo al chilogrammo. Ma l’anno scorso, invece, è andata male: si è scesi fino al 3 centesimo al chilo per via un inverno mite nell’Europa centrale», dice l’imprenditore agricolo di Chioggia Michele Bellan.

Il punto sulle carote veneziane è stato fatto da Confagricoltura Venezia. Chioggia resta la capitale della carota. La provincia di Venezia nel suo complesso è al secondo posto in Veneto (dopo Rovigo) per produzione e per area coltivata dedicata a quest’ortaggio. Le aree di Chioggia e Rosolina (Rovigo) da sole costituiscono il cuore della produzione veneta di carote, con 323 ettari a Rovigo e 225 a Venezia, e con una produzione rispettivamente di 152.000 quintali e 115.000 all’anno.

Molto dipende dalla stagione, quindi; e i cambiamenti climatici incidono in misura sempre più forte sui risultati. «L’investimento necessario per la coltivazione di 20 ettari – continua Bellan – è pari a circa 180 mila euro. E la spesa, per me agricoltore, per produrre un chilo di carote è di circa 15 centesimi. Inoltre si deve considerare che ogni raccolto presenta circa il 20% di prodotto di scarto, non commerciabile visto che potremmo dire che oggi “si mangia con gli occhi” e la grande distribuzione compra solo prodotti di un certo calibro e di bella apparenza, oltre che di buona qualità».

Il litorale di Chioggia presenta una microclima particolarmente favorevole alla coltivazione di ortaggi – ha affermato Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia. Si tratta però di riuscire a garantire agli agricoltori una maggiore stabilità e continuità dal punto di vista commerciale ed economico.

Categorie: Notizie

Crimi (sottosegretario all’editoria): sì al sostegno a giornali che raccontino il territorio. E pieno sostegno a nuovi progetti web

Gente Veneta - Ven, 22/06/2018 - 14:12

“È importante che quando un lettore acquista un giornale sappia chi ne detiene la proprietà (oggi molto spesso nascosta dietro sigle e nomi ai più sconosciuti) per comprendere se la comunicazione che veicola è condizionata o meno”. Quella a “La Voce del Popolo”, il settimanale della diocesi di Brescia, è stata la prima visita del sen. Vito Crimi (M5S), a pochi giorni dalla nomina a sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l’editoria, a un’espressione di quelle realtà editoriali che fanno riferimento alla Fisc (Federazione italiana settimanale cattolici) che, con la legge 198/2016, avevano finalmente visto riconosciuti quei principi relativi al pluralismo dell’informazione per troppo tempo rimasti prerogativa quasi esclusiva di grandi gruppi editoriali.

Il nuovo sottosegretario, per sua ammissione, è ancora agli inizi nel cammino di conoscenza di quel mondo complesso che gli è stato affidato.
“Ancora devo conoscere sino in fondo la realtà della stampa locale per comprendere quanto questa sia realmente efficace nel suo sforzo di raccontare i territori di riferimento – ha affermato il sottosegretario -. Mi interessa capire quanto riesca effettivamente a dare voce, a parti di territori e a fette di popolazione normalmente escluse dal circuito comunicativo”. Anche quando si parla di stampa locale, per Crimi, è importante sapere chi sia l’editore e il finanziatore della stessa, perché non ci siano anche in questo campo particolari condizionamenti. “Una delle cose che spero di poter realizzare – ha affermato al proposito – è di introdurre anche in questo settore il massimo della trasparenza: permettere ai lettori di sapere chi sono i finanziatori, anche attraverso la raccolta della pubblicità, è un dato importante perché alla lunga consente loro anche di conoscere il racconto che il giornale fa della realtà, la linea editoriale che adotta.

Anche se non è il caso dei settimanali diocesani, è importante che quando un lettore acquista un giornale sappia chi ne detiene la proprietà (oggi molto spesso nascosta dietro sigle e nomi ai più sconosciuti) per comprendere se la comunicazione che veicola è condizionata o meno”.

L’Italia è il Paese dei singoli territori e delle piccole comunità. Una stampa realmente a servizio di queste realtà quali caratteristiche dovrebbe avere, oltre a quella della trasparenza?
Innanzitutto dovrebbe essere in grado di autosostenersi dal punto di vista economico. Ci sono tanti esempi di realtà nel campo dell’informazione locale che sono sostenute dalle comunità a cui fanno riferimento. Questo consentirebbe di superare la logica della dipendenza, più o meno manifesta, da chi sostiene economicamente la testata. Il rapporto diretto con una comunità che si riconosce in un giornale dà anche nuova forza allo stesso per un’informazione realmente libera.

La recente riforma della legge sull’editoria ha cercato di andare incontro alle richieste di norme che tutelassero a tutti gli effetti il pluralismo nel campo della comunicazione…
Tante iniziative italiane hanno preso le mosse da intenti lodevoli e condivisibili, per poi trasformarsi negli anni in qualcosa di diverso e magari diametralmente opposto agli obiettivi per cui erano state pensate. Pensiamo alla legge sul finanziamento pubblico dei partiti concepita per rendere possibile anche alle forze meno rappresentativa la partecipazione alla vita politiche del Paese. Tutti sappiamo in cosa si è trasformata. Qualcosa del genere è successo anche con la legge per i finanziamenti pubblici all’editoria, una normativa che ha consentito a qualcuno di fare soldi con un meccanismo che va evitato. Per questo è necessario procedere con un lavoro di analisi e conoscenza della realtà esistente, per approfondire, distinguere e dotarsi il prima possibile di tutti gli strumenti in grado di verificare l’efficacia dei finanziamenti all’editoria. Non si tratta più di limitarsi ad erogare fondi alle aziende editoriali, occorre individuare tutti quegli strumenti per verificare come il prodotto editoriale realizzato abbia una sua efficacia. La domanda che occorre porsi è se un giornale distribuito a livello locale viene preso e gettato subito nel cestino o se veramente viene percepito come significativo strumento di informazione per il territorio. Oggi questa differenza non interessa, eppure è di capitale importanza. Quello che ancora devo capire e mettere a punto è il modo in cui si possa arrivare a questo tipo di verifica. Si tratta di una scommessa che voglio assumere, insieme a quella del digitale…

Un’altra partita importante nel capitolo dei finanziamenti…
Sì, indubbiamente! Il finanziamento che lo Stato oggi dovrebbe garantire, questa almeno è la mia idea, è quello a sostegno dell’avvio di prodotti editoriali digitali. In questo caso il sostegno potrebbe essere anche totale e coprire un certo numero di anni, a patto che il progetto presentato garantisca allo stesso di riuscire a camminare, dopo un certo periodo di tempo, con le proprie gambe, così da ridurre progressivamente la presenza dello Stato.

Quello del digitale, almeno in Italia, sembra un treno già passato e su cui solo in pochi sono stati in grado di salire, anche se molte diocesi italiane su questo piano hanno scommesso in modo determinante…
Concordo che forse un primo treno è passato. Bisogna però prepararsi per essere pronti a salire sul secondo che dovesse arrivare. Per questo è necessario continuare a investire sul digitale, anche con incentivi, perché la stampa italiana possa cogliere occasioni che vanno facendosi sempre più ristrette. Certo, occorre trovare il modo di far comprendere che quello dell’informazione “servita” online è un servizio che costa e che per questo il lettore deve essere educato al fatto che un’informazione di qualità online va pagata. Torno a dire, però, che quella dell’informazione digitale è una scommessa che va assunta sin da subito, anche per far fronte a evidenti ritardi che già sono si sono accumulati.

Non c’è il rischio, però, che molti assumano questa scommessa del digitale perché “attratti” dal miraggio del risparmio e dei tagli sul fronte economico?
Sì, il rischio c’è ed è evidente. Quando parlo di scommessa digitale della comunicazione e di contributi a nuove start up in questo settore penso, però, a iniziative che non vengano attuate soltanto perché costano meno o fanno risparmiare l’editore, ma a vere e propri progetti editoriali che mettano al primo posto la professionalità e l’efficacia della comunicazione.

Massimo Venturelli

Categorie: Notizie

Giornata del rifugiato: sabato 23, a Forte Marghera, laboratori per bambini e dibattito

Gente Veneta - Ven, 22/06/2018 - 13:43

Giornata mondiale del rifugiato. Sabato 23 giugno un ricco programma di iniziative a Forte Marghera. A promuoverle la Diocesi, il coro Voci dal mondo, il gruppo “Prove di un Mondo Nuovo” e il Centro di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri.

Si inizia, alle ore 9, con un laboratorio di scrittura creativa per bambini. Con la guida di Daniele Aristarco e in collaborazione con il musicista Gianfranco Galati e l’illustratrice Stephanie Vailati, il laboratorio avrà per titolo “Una lingua imperfetta. Rinominare il mondo”.

«Per tanto tempo – dice l’autore – gli uomini hanno inseguito l’utopia di una lingua perfetta, provando a inventarne una artificiale. Una lingua in grado di ricomporre l’infinito mosaico, nato con la Torre di Babele. Io sogno una lingua “imperfetta”, una lingua viva, con un vocabolario in costante espansione, alla ricerca di nuovi suoni, nuove strutture, in grado di accrescersi costantemente: di “smisurarsi”. Una lingua inventata dai bambini».

Alle 9.30, nella sala conferenze della Fondazione Forte Marghera, la presentazione del libro “Io non lascio traccia. Storie di Invisibili” di Denis Baldan. Con l’autore converserà Gianfranco Bonesso, dirigente del Servizio Immigrazione del Comune di Venezia. Modererà Giorgio Malavasi di Gente Veneta.

Seguirà la lettura di un brano tratto dal libro “Fake, Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco.
Al pomeriggio, al museo militare di Forte Marghera, iniziative per bambini e ragazzi. Alle ore 16 “Il colore del sapore”, con l’illustratrice Silvia Fabris, per bambini dai 3 ai 5 anni.

Alle 17.30 laboratorio per bambini dai 6 agli 8 anni, con l’uso di collage e tempere. Gli alunni del centro di lingua e cultura italiana per stranieri della Diocesi sceglieranno, fra tutte le proposte realizzate, il disegno che possa divenire il simbolo visivo di una scuola di stranieri aperta a tutti coloro che hanno necessità di imparare l’italiano. Al primo e al secondo classificato sarà consegnato un premio.

Categorie: Notizie

Francesco Andrighetti, sabato 23 sacerdote: «Ho incontrato Dio nei miei genitori. Poi è arrivato un prete…»

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 18:53

Gioia, gratitudine, timore. «Provo gioia e gratitudine vedendo il percorso della mia vita, vedendo come Lui mi ha cambiato. Ma c’è anche un po’ di timore, di fronte a un passo come questo uno scopre le proprie fragilità».

Così don Francesco Andrighetti sintetizza le emozioni vissute in queste ultime settimane d’attesa, alla vigilia dell’ordinazione presbiterale che si terrà in San Marco sabato 23 giugno.

Nell’occasione, per le mani del Patriarca Francesco, diverrà prete della Chiesa di Venezia, insieme a Steven Ruzza (un’intervista a don Steven è anch’essa in genteveneta.it).

«Quando uno fa una scelta come questa, va in profondità e scopre tutto ciò che è. C’è un po’ il timore di non essere all’altezza. Però – sottolinea – quello che mi consola tanto è che in passato il Signore è stato fedele, nel senso che non mi ha mai fatto mancare niente. Confido che questa fedeltà resti. E’ a partire da questa certezza che sono capace di stare di fronte a tutto ciò che io sono, sebbene questo mi faccia un po’ paura».

Come è nata la tua vocazione?
La mia vocazione è nata in famiglia. Se devo dire dove Dio ha parlato nella mia vita e nella mia storia, è nel volto di mio padre e di mia madre. Io sono stato adottato e questo per me è stato un grande gesto d’amore, al di là della possibilità di vita che i miei genitori mi hanno dato, mi hanno insegnato a non vivacchiare, a capire bene cosa significano certi fatti della vita. Questa è la cosa più bella che mi hanno insegnato i miei genitori. Mi hanno sempre detto che la mia presenza qui con loro era un atto d’amore di Dio, per me Dio ha sempre avuto dei volti concreti fin dall’inizio. Non è mai stata un’astrazione è sempre stato un Dio che salva, che sta vicino, che tocca la carne.

Ma quando hai avvertito il desiderio di diventare sacerdote?
Mio padre e mia madre dicono che fin da bambino era nato in me questo desiderio. Poi crescendo, ho fatto la vita di un qualsiasi liceale… Solo alla fine del liceo sono entrato in seminario, ma con un po’ di paura. Non ero troppo sicuro, avevo anche una fidanzata. C’è però stato un fatto che mi ha portato a decidere. E’ stato l’incontro con un sacerdote di Comunione e Liberazione, spagnolo. Ho avuto con lui una chiacchierata, durante una vacanza. Mi ha detto: “Se tu vuoi capire cosa il Signore vuole da te, se hai questo desiderio, questa domanda, l’unica cosa che puoi fare è stare di fronte a questa domanda. Non puoi fuggire. Uno può avere tanti dubbi, tante incertezze, però se il Signore ha messo nel cuore questa domanda non puoi fare finta che non ci sia. Poi puoi comprendere che non è la tua strada, ma se vuoi essere in pace devi starci di fronte, sebbene non sia facile, perché puoi avere altri progetti e anche altre persone possono avere progetti su di te”. Infatti con la mia famiglia all’inizio è stato un po’ faticoso… Ma ciò che mi ha detto quel sacerdote è stato fondamentale: “Devi stare di fronte a ciò che Dio fa capitare, ciò che fa nascere nel cuore”. E così è stato.

Dove stai svolgendo servizio, ora?
Sono in parrocchia al Lido a Santa Maria Elisabetta, svolgendo servizio per tutta la collaborazione pastorale dell’isola. Inoltre insegno religione al Cif, all’Istituto sportivo Marinelli, a tutte le classi. E sto concludendo gli studi all’università, studio Filosofia e ormai sono quasi al termine del percorso di laurea.

Come ti vedi, come futuro sacerdote?
Ho detto più volte ai miei superiori e al mio vescovo che sono disposto a tutto, persino alla missione. Di certo mi piace studiare, non lo voglio negare, credo anche di essere portato. L’ambito educativo mi appassiona molto, ma lo farei in quanto prete. Prima dell’ingresso in seminario pensavo di fare medicina, quindi pensavo a tutt’altro. Mentre la passione per l’educazione è nata proprio con la vocazione sacerdotale. A prescindere da dove, a me piacerebbe insegnare, lo vedo legato alla mia vocazione. Anche quando vado all’università ci tengo ad andare vestito da prete, perché sono lì in quanto prete. Non nego la passione per lo studio, ma non mi penso chiuso in biblioteca, in un’attività fine a se stessa. Ho bisogno del contatto umano. Se ci fosse la possibilità di mettere assieme le cose, ne sarei felice.

Dunque ti piacerebbe insegnare?
Sì. Uno dei miei sogni sarebbe quello di continuare a insegnare, non solo religione, ma anche filosofia. L’ambiente della scuola è molto faticoso, ti domanda tutto, perché l’educazione chiede tutto. Trovo tante situazioni difficoltose, giovani lasciati da soli. Vedo giovani affaticati, già stanchi, già annoiati, senza alcun tipo di passione e questo secondo me nasce dall’ambiente in cui crescono. Per me l’educazione è far vedere che c’è una possibilità di vita. La scuola dovrebbe offrire questo.

Quale rapporto hai con le associazioni, con i movimenti? Cosa ha significato e significa per te in particolare Cl?
Io vengo dall’ambiente della parrocchia, anche se la mia fede ha avuto una svolta con l’incontro con Comunione e Liberazione nell’ultimo anno del liceo. Un incontro che mi ha portato a fare delle scelte, quello con il movimento di don Giussani è stato un legame decisivo per me in questi anni. Sono iscritto alla fraternità di Cl, sono legato soprattutto alla comunità degli universitari. Poi ho incontrato tanti mondi diversi stando in parrocchia, soprattutto quello degli scout che era un mondo che non conoscevo e che credo abbia delle potenzialità grandi, che alcune volte secondo me non sono sfruttate al massimo. Penso che ci vorrebbe una maggiore presenza da parte degli assistenti spirituali: quando mancano, è un’assenza che si percepisce subito. Così come si percepisce la presenza quando ci sono. Lo scautismo potrebbe sopravvivere anche senza la fede, ma se vuole davvero andare al fondo della propria esperienza ci vuole l’elemento di fede. E per questo, secondo me, è necessario che ci sia la presenza dell’assistente, più che nelle attività, nel rapporto con i capi. Dovrebbe esserci un rapporto reciproco: i capi più presenti nella vita della comunità e il parroco, o il sacerdote, più presente nel rapporto con i capi.

Quale ruolo dovrebbe avere, secondo te, la donna nella Chiesa?
Il genio femminile è decisivo per l’umanità e quindi anche per la Chiesa. Credo che purtroppo il genio della maternità di questi tempi si sia un po’ perso. Parlo di maternità anche non biologica, che si può esprimere in tanti modi. Quando si parla di questi temi non bisogna mai confondere la pari dignità con l’avere le stesse funzioni, ognuno esprime la propria dignità portando a compimento la propria vocazione, che è differente. La vocazione comprende tutta la persona. Se la donna viene meno a ciò che lei è crea confusione, nella storia e nella Chiesa. E poi penso alla figura della Madonna: non è scontato che sia una donna a mostrarci la certezza della vita cristiana, la nostra speranza. E’ lei a mostrarci la vita cristiana come possibile. Ed è una donna a mostrarcelo, credo proprio per questo suo genio che si esprime nella maternità.

Arrivato al termine di questo percorso, chi ti senti di ringraziare?
Ringrazio la mia famiglia e i tanti sacerdoti che mi hanno accompagnato, mons. Angelo Centenaro, don Raffaele Muresu, don Fausto Bonini, don Gilberto Sabbadin, don Gianni Bernardi. E inoltre ringrazio don Giacinto Danieli, al quale sono molto legato perché mi ha accompagnato fin dall’inizio. Un grazie al Seminario per quello che ha fatto per me, pur avendo anche sofferto in questi anni, perché il Seminario è un luogo di vita piena dove si cresce, si scherza, si soffre, si piange, dove non manca nulla di quello che è la vita. Sono molto legato e affezionato al Seminario, che è un luogo a cui ho voluto bene e a cui sono grato. Sono grato innanzitutto ai due vescovi, il card. Scola prima e poi il Patriarca Francesco, e ai due rettori, don Lucio Cilia e adesso don Fabrizio Favaro. Vorrei dire a tutti di non spaventarsi di fronte alla possibile chiamata del Signore, il Signore chiama e non bisogna aver paura. Fare finta che questa domanda non ci sia fa venire meno il disegno di bene di Dio per la Chiesa, per la propria storia, per la propria vita. Oggi si parla poco di vocazione nelle parrocchie, si parla di tante cose, ma non di progetti di vita, di qual è lo scopo della vita. Ci tengo come prete, io già nell’attività che faccio ci torno spesso e mi riprometto di farlo ancora di più. Ai giovani dico di non aver paura di fare scelte forti, radicali, incisive.

Serena Spinazzi Lucchesi

Categorie: Notizie

Trasporti pubblici, prima gara europea in Veneto. A Padova chiuse le offerte: imprenditoria veneziana tra i tre contendenti

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 18:17

Tre concorrenti, due dei quali si chiamano Golia e uno Davide. Sono i protagonisti della gara europea per l’aggiudicazione dei servizi di trasporto pubblico urbano ed extraurbano nella provincia di Padova. Un servizio che prevede l’uso di 500 autobus e del tram già in servizio nella città patavina.

Termine per la consegna delle offerte scaduto oggi, 21 giugno; ed è la prima volta che, in Veneto, il servizio di trasporto pubblico in una provincia viene affidato con il meccanismo della gara europea. Nel vicino Friuli Venezia Giulia è già accaduto e, ad aggiudicarsi l’appalto è quello che, probabilmente, è uno dei due Golia.

Probabilmente perché per ora e fino a lunedì 25, quando si apriranno le buste, circolano solo voci. Ma sono molto insistenti e dicono che uno dei contendenti sarebbe il gruppo Arriva Italia, società controllata dalla tedesca Deutsche Bahn, tra i leader mondiali nel settore dei trasporti di passeggeri.

Il secondo Golia è noto: è Busitalia Veneto, società controllata dal gruppo Ferrovie dello Stato, che già gestiva il servizio di trasporto nel Padovano.

Il terzo è, appunto, Davide. Ovvero un raggruppamento temporaneo di aziende formato da La Linea spa, Atvo e Atv Verona. Un team tutto veneto con ampia rappresentanza veneziana: La Linea spa è, infatti, azienda con sede a Marghera. Atvo è l’azienda che fornisce i trasporti nel Veneto orientale e ha, tra i soci pubblici, la Città Metropolitana di Venezia e ventuno Comuni che gravitano nell’area del Veneto Orientale; inoltre ci sono alcuni soci privati. Atv è la società che gestisce i trasporti pubblici a Verona ed è controllata per il 50% dal Comune di Verona stesso e per l’altro 50% da una holding che fa capo alla Regione Lombardia.

C’è, insomma, una buona rappresentanza dell’imprenditoria e della società veneziana che cerca di vincere una gara da 353 milioni di euro, per una durata di nove anni.

A decidere se a prevalere saranno i Golia o Davide sarà solo in parte il criterio economico: il miglior prezzo varrà il 30% della valutazione. Il rimanente 70% dipende dalla qualità dell’offerta. Che significa, per esempio, avere una flotta di autobus con l’età media più bassa, ma anche privilegiare mezzi con trazione elettrica, che daranno più punteggio di quelli a metano, che a loro volta varranno di più di quelli con motore diesel…

Poi conteranno la dotazione di tecnologie per la sicurezza o per la vendita dei biglietti: ormai è inimmaginabile che non si possa usare uno smartphone per acquistare un titolo di viaggio…

Per la prima volta, infine, sarà necessario dotarsi di una piattaforma di validazione. Significa che tutto quello che avviene nell’azienda che gestirà i trasporti dovrà essere verificabile e trasparente per l’ente appaltante. E tutto in tempo reale: dove sono gli autobus in un dato momento, che eventuale ritardo hanno, quanti soldi stanno entrando in cassa grazie ai biglietti…: tutto dovrà essere tracciato e garantito.

Lunedì prossimo, dunque, buste aperte e prime osservazioni. Poi, però, occorreranno alcuni mesi per il vaglio tecnico e per sapere se, con una sola fionda, Davide riuscirà a ottenere il doppio del successo biblico oppure no. Sempreché, poi – come troppo spesso accade – ricorsi e impugnazioni non ritardino chissà quanto i tempi di aggiudicazione.

Giorgio Malavasi

Categorie: Notizie

<img width="300" height="300" src="http

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 18:05

Gioia, gratitudine, timore. «Provo gioia e gratitudine vedendo il percorso della mia vita, vedendo come Lui mi ha cambiato. Ma c’è anche un po’ di timore, di fronte a un passo come questo uno scopre le proprie fragilità».

Così don Francesco Andrighetti sintetizza le emozioni vissute in queste ultime settimane d’attesa, alla vigilia dell’ordinazione presbiterale che si terrà in San Marco sabato 23 giugno.

Nell’occasione, per le mani del Patriarca Francesco, diverrà prete della Chiesa di Venezia, insieme a Steven Ruzza (un’intervista a don Steven è anch’essa in genteveneta.it).

«Quando uno fa una scelta come questa, va in profondità e scopre tutto ciò che è. C’è un po’ il timore di non essere all’altezza. Però – sottolinea – quello che mi consola tanto è che in passato il Signore è stato fedele, nel senso che non mi ha mai fatto mancare niente. Confido che questa fedeltà resti. E’ a partire da questa certezza che sono capace di stare di fronte a tutto ciò che io sono, sebbene questo mi faccia un po’ paura».

Come è nata la tua vocazione?
La mia vocazione è nata in famiglia. Se devo dire dove Dio ha parlato nella mia vita e nella mia storia, è nel volto di mio padre e di mia madre. Io sono stato adottato e questo per me è stato un grande gesto d’amore, al di là della possibilità di vita che i miei genitori mi hanno dato, mi hanno insegnato a non vivacchiare, a capire bene cosa significano certi fatti della vita. Questa è la cosa più bella che mi hanno insegnato i miei genitori. Mi hanno sempre detto che la mia presenza qui con loro era un atto d’amore di Dio, per me Dio ha sempre avuto dei volti concreti fin dall’inizio. Non è mai stata un’astrazione è sempre stato un Dio che salva, che sta vicino, che tocca la carne.

Ma quando hai avvertito il desiderio di diventare sacerdote?
Mio padre e mia madre dicono che fin da bambino era nato in me questo desiderio. Poi crescendo, ho fatto la vita di un qualsiasi liceale… Solo alla fine del liceo sono entrato in seminario, ma con un po’ di paura. Non ero troppo sicuro, avevo anche una fidanzata. C’è però stato un fatto che mi ha portato a decidere. E’ stato l’incontro con un sacerdote di Comunione e Liberazione, spagnolo. Ho avuto con lui una chiacchierata, durante una vacanza. Mi ha detto: “Se tu vuoi capire cosa il Signore vuole da te, se hai questo desiderio, questa domanda, l’unica cosa che puoi fare è stare di fronte a questa domanda. Non puoi fuggire. Uno può avere tanti dubbi, tante incertezze, però se il Signore ha messo nel cuore questa domanda non puoi fare finta che non ci sia. Poi puoi comprendere che non è la tua strada, ma se vuoi essere in pace devi starci di fronte, sebbene non sia facile, perché puoi avere altri progetti e anche altre persone possono avere progetti su di te”. Infatti con la mia famiglia all’inizio è stato un po’ faticoso… Ma ciò che mi ha detto quel sacerdote è stato fondamentale: “Devi stare di fronte a ciò che Dio fa capitare, ciò che fa nascere nel cuore”. E così è stato.

Dove stai svolgendo servizio, ora?
Sono in parrocchia al Lido a Santa Maria Elisabetta, svolgendo servizio per tutta la collaborazione pastorale dell’isola. Inoltre insegno religione al Cif, all’Istituto sportivo Marinelli, a tutte le classi. E sto concludendo gli studi all’università, studio Filosofia e ormai sono quasi al termine del percorso di laurea.

Come ti vedi, come futuro sacerdote?
Ho detto più volte ai miei superiori e al mio vescovo che sono disposto a tutto, persino alla missione. Di certo mi piace studiare, non lo voglio negare, credo anche di essere portato. L’ambito educativo mi appassiona molto, ma lo farei in quanto prete. Prima dell’ingresso in seminario pensavo di fare medicina, quindi pensavo a tutt’altro. Mentre la passione per l’educazione è nata proprio con la vocazione sacerdotale. A prescindere da dove, a me piacerebbe insegnare, lo vedo legato alla mia vocazione. Anche quando vado all’università ci tengo ad andare vestito da prete, perché sono lì in quanto prete. Non nego la passione per lo studio, ma non mi penso chiuso in biblioteca, in un’attività fine a se stessa. Ho bisogno del contatto umano. Se ci fosse la possibilità di mettere assieme le cose, ne sarei felice.

Dunque ti piacerebbe insegnare?
Sì. Uno dei miei sogni sarebbe quello di continuare a insegnare, non solo religione, ma anche filosofia. L’ambiente della scuola è molto faticoso, ti domanda tutto, perché l’educazione chiede tutto. Trovo tante situazioni difficoltose, giovani lasciati da soli. Vedo giovani affaticati, già stanchi, già annoiati, senza alcun tipo di passione e questo secondo me nasce dall’ambiente in cui crescono. Per me l’educazione è far vedere che c’è una possibilità di vita. La scuola dovrebbe offrire questo.

Quale rapporto hai con le associazioni, con i movimenti? Cosa ha significato e significa per te in particolare Cl?
Io vengo dall’ambiente della parrocchia, anche se la mia fede ha avuto una svolta con l’incontro con Comunione e Liberazione nell’ultimo anno del liceo. Un incontro che mi ha portato a fare delle scelte, quello con il movimento di don Giussani è stato un legame decisivo per me in questi anni. Sono iscritto alla fraternità di Cl, sono legato soprattutto alla comunità degli universitari. Poi ho incontrato tanti mondi diversi stando in parrocchia, soprattutto quello degli scout che era un mondo che non conoscevo e che credo abbia delle potenzialità grandi, che alcune volte secondo me non sono sfruttate al massimo. Penso che ci vorrebbe una maggiore presenza da parte degli assistenti spirituali: quando mancano, è un’assenza che si percepisce subito. Così come si percepisce la presenza quando ci sono. Lo scautismo potrebbe sopravvivere anche senza la fede, ma se vuole davvero andare al fondo della propria esperienza ci vuole l’elemento di fede. E per questo, secondo me, è necessario che ci sia la presenza dell’assistente, più che nelle attività, nel rapporto con i capi. Dovrebbe esserci un rapporto reciproco: i capi più presenti nella vita della comunità e il parroco, o il sacerdote, più presente nel rapporto con i capi.

Quale ruolo dovrebbe avere, secondo te, la donna nella Chiesa?
Il genio femminile è decisivo per l’umanità e quindi anche per la Chiesa. Credo che purtroppo il genio della maternità di questi tempi si sia un po’ perso. Parlo di maternità anche non biologica, che si può esprimere in tanti modi. Quando si parla di questi temi non bisogna mai confondere la pari dignità con l’avere le stesse funzioni, ognuno esprime la propria dignità portando a compimento la propria vocazione, che è differente. La vocazione comprende tutta la persona. Se la donna viene meno a ciò che lei è crea confusione, nella storia e nella Chiesa. E poi penso alla figura della Madonna: non è scontato che sia una donna a mostrarci la certezza della vita cristiana, la nostra speranza. E’ lei a mostrarci la vita cristiana come possibile. Ed è una donna a mostrarcelo, credo proprio per questo suo genio che si esprime nella maternità.

Arrivato al termine di questo percorso, chi ti senti di ringraziare?
Ringrazio la mia famiglia e i tanti sacerdoti che mi hanno accompagnato, mons. Angelo Centenaro, don Raffaele Muresu, don Fausto Bonini, don Gilberto Sabbadin, don Gianni Bernardi. E inoltre ringrazio don Giacinto Danieli, al quale sono molto legato perché mi ha accompagnato fin dall’inizio. Un grazie al Seminario per quello che ha fatto per me, pur avendo anche sofferto in questi anni, perché il Seminario è un luogo di vita piena dove si cresce, si scherza, si soffre, si piange, dove non manca nulla di quello che è la vita. Sono molto legato e affezionato al Seminario, che è un luogo a cui ho voluto bene e a cui sono grato. Sono grato innanzitutto ai due vescovi, il card. Scola prima e poi il Patriarca Francesco, e ai due rettori, don Lucio Cilia e adesso don Fabrizio Favaro. Vorrei dire a tutti di non spaventarsi di fronte alla possibile chiamata del Signore, il Signore chiama e non bisogna aver paura. Fare finta che questa domanda non ci sia fa venire meno il disegno di bene di Dio per la Chiesa, per la propria storia, per la propria vita. Oggi si parla poco di vocazione nelle parrocchie, si parla di tante cose, ma non di progetti di vita, di qual è lo scopo della vita. Ci tengo come prete, io già nell’attività che faccio ci torno spesso e mi riprometto di farlo ancora di più. Ai giovani dico di non aver paura di fare scelte forti, radicali, incisive.

Serena Spinazzi Lucchesi

Categorie: Notizie

Steven Ruzza sabato 23 sarà ordinato sacerdote: «La mia fede è nata in famiglia e maturata grazie ai miei parroci»

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 17:02

Trepidazione ed entusiasmo insieme: «C’è l’entusiasmo di vivere la propria vocazione, il proprio ministero. C’è anche la trepidazione di entrare nella verità di me stesso, in ciò che il Signore ha pensato per la mia vita». Sono questi i sentimenti che animano don Steven Ruzza alla vigilia dell’ordinazione presbiterale che si celebrerà in San Marco sabato 23 giugno, alle ore 10.

Steven e Francesco Andrighetti (tra breve un’intervista sempre su genteveneta.it) verranno ordinati sacerdoti dal Patriarca Francesco.

Originario di Caorle, della parrocchia di Santo Stefano, papà e fratello pescatori, Steven ha avvertito la vocazione fin da piccolo. «Sono stato educato alla fede nella mia famiglia, con grande semplicità. Il fatto che stia ricevendo del bene dai miei genitori è un segno grande dell’amore di Dio. Nella mia famiglia – che comprende i genitori, mio fratello, ma anche gli zii e le mie cugine, che per me sono come sorelle – si è sempre vissuta la fede. Mi hanno portato al catechismo, siamo andati a messa assieme, educandomi a come vivere il momento della celebrazione eucaristica, dando molta importanza a questi momenti».

Quando hai avvertito la prima chiamata?
La vocazione è nata fin quando ero piccolo piccolo, quando ho incontrato delle religiose: sia le suore dell’asilo, sia le mie due zie che mi hanno fatto vedere cosa vuol dire dedicare la vita a Dio, mostrandomi che è una scelta bella che porta alla gioia. Invece la vocazione vera e propria è nata dall’incontro con don Giovanni Fattore, il mio primo parroco, un parroco molto amato a Caorle. Per la gente, quando lui passava era come vedere Cristo che passava in mezzo a loro. Questo mi aveva colpito molto, mi aveva affascinato. Lui è morto molto presto, avevo fatto la prima confessione, per la prima comunione è arrivato don Giuseppe Manzato, l’attuale parroco, che ha ridestato in me le prime impressioni che avevo avuto, confermando in me questo piccolo desiderio. Sono davvero grato ai sacerdoti che mi hanno seguito e accompagnato in parrocchia: don Marco Scaggiante, don Claudio Gueraldi, don Francesco Marchesi, preti giovani che mi hanno fatto vedere cosa significa essere sacerdoti. Pur con temperamenti diversi, per tutti valeva la stessa cosa: la vita consegnata a Cristo e vissuta nel servizio alla Chiesa.

Come è cresciuto nel tempo il desiderio di diventare prete?
Ho avuto alti e bassi, ma questo desiderio mi ha sempre interrogato. Ci sono stati dei periodi in cui non volevo più saperne, quando volevo essere io a scegliere e a decidere cosa fare della mia vita. C’era questo interrogativo e mi sentivo in dubbio sul cosa fare, fino a che, al termine dell’università, aiutato da don Francesco, sono giunto a un momento di maturità nel cammino, in cui Cristo era diventata una persona concreta di fronte a me, talmente concreta che ero pronto a consegnargli la mia vita. Quindi è cominciata l’avventura del Seminario, che è stata davvero un’avventura bella: ricordo soprattutto il grande entusiasmo dei primi anni. Ho vissuto tante esperienze e alla fine della giornata sentivo il cuore pieno, il cuore lieto. Questa era la miglior conferma per me e per la mia famiglia. Questo mi ha portato a vivere le sfide successive, in particolare l’inserimento in parrocchia che avviene in modo graduale.

Come ti sei trovato?
In parrocchia ci si confronta con varie realtà, si vivono varie esperienze. Ma in tutto questo ho potuto verificare la certezza che il Signore mi amava e che aveva su di me un disegno grandioso. Una certezza che mi animava e mi anima tuttora.

Cosa fai in parrocchia?
Attualmente svolgo servizio a Jesolo, a San Giovanni Battista. Faccio catechesi, porto la comunione ai malati, lavoro con don Fabio Miotto con il gruppo giovani. Poi c’è la predicazione domenicale, che è un lavoro su di sé non indifferente, prima c’è la preparazione e poi il parlare in pubblico, che non è mai facile… Inoltre insegno religione sia alle elementari, alla terza e quarta elementare alla scuola San Domenico Savio di Oriago, e a Murano all’istituto tecnico Abate Zanetti. Ciò che mi piace delle due scuole è che in entrambe, pur così diverse, c’è un progetto educativo condiviso, tra insegnanti, genitori e ragazzi. E su ogni alunno c’è uno sguardo umano, che mira non solo alla formazione culturale, ma anche alla crescita e alla formazione umana. C’è uno sguardo alla persona.

Come ti vedi come futuro sacerdote? Ti piacerebbe continuare ad insegnare?
Me lo sono chiesto tante volte. Sì, mi piacerebbe insegnare. Non solo religione, ma anche latino (Steven è laureato in Filosofia, ndr). Ho dato la disponibilità al Patriarca per lo studio, ma non fine a se stesso, perché comunque sento il bisogno del legame umano. Anche del rapporto con realtà segnate dalla sofferenza: per quanto difficoltoso, è proprio là che il Signore si manifesta con più forza. Per esempio nel portare la comunione ai malati, trovare persone che vivono di fede e che lottano offrendo questa loro sofferenza, per me vuol dire molto. Vedere come attendono la comunione e con il sacerdote è una testimonianza di fede forte. La sofferenza è ciò che interroga tutti, è il luogo dove gli interrogativi sulla propria vita emergono in maniera prepotente, è lì che Cristo vuole arrivare. Nel fondo della nostra anima, della nostra vita. In ogni caso, per me la disponibilità del cuore è la prima cosa e l’ho verificato in questo percorso: il Signore mi aspetta laddove mi chiamerà ad essere presente. In Seminario ogni anno ho vissuto esperienze e realtà diverse e ho visto che comunque il Signore era lì.

Che rapporto hai con movimenti e associazioni?
Io provengo dalla realtà parrocchiale di Santo Stefano e sono venuto a contatto tardi con i movimenti, con le associazioni. In Seminario mi sono avvicinato a diverse realtà e ho compreso che sono una ricchezza per tutti all’interno della Chiesa. E’ lo Spirito Santo che si fa presente per rendere più viva la fede. Credo che le parrocchie dovrebbero essere più aperte nei loro confronti, non considerandole come concorrenziali, ma come realtà concrete che avvicinano le persone alla fede, che possono dare alla parrocchia una vivacità ulteriore. Vedo il rischio di chiudersi reciprocamente, per chi vive un carisma particolare e per la parrocchia. Questo chiudersi è un chiudersi a Cristo, perché porta a concepirsi da soli. Invece la fede ci fa uscire verso l’altro, perché è incontro con Cristo, che si fa presente nei fratelli.

Hai citato le tue zie religiose. Che ruolo ha, secondo te, la donna nella Chiesa?
Nella mia vita le figure femminili che mi hanno accompagnato sono imprescindibili. Penso a mia mamma, alle mie zie, a certe mie amiche. Il femminile è necessario, con un carisma tutto particolare che significa capacità di accoglienza, di affetto, capacità di comprensione, di vicinanza anche nei momenti più difficili e di premura nell’educazione. Sono aspetti che gli uomini hanno, ma a loro modo. E poi penso alla Madonna: a Caorle c’è il santuario della Madonna dell’Angelo e lì ho sperimentato in più occasioni la consolazione che viene dalla vicinanza di Maria, una vicinanza che è tutt’altro che astratta. Quando vado a casa, vado sempre al Santuario e affido a Maria tutto ciò che ho nel cuore e avverto la consolazione, la sua presenza materna, la sua capacità di dare pace.

Ora che stai per avvicinarti all’ordinazione, chi vorresti ringraziare per questo tuo percorso?
Ringrazio la mia famiglia, mio fratello Mattia. E poi i sacerdoti che mi hanno accompagnato, don Giuseppe Manzato, don Giuseppe Simoni, don Corrado Cannizzaro, don Marco Scaggiante, don Claudio Gueraldi e don Francesco Marchesi. Ringrazio i due vescovi, il card. Scola che mi ha accolto all’inizio del percorso e il Patriarca Moraglia. Nei momenti più intensi e più difficili la parola del Patriarca Francesco mi ha molto rassicurato, ho visto in lui la voce di Cristo per la mia vita. Poi ringrazio ancora i due rettori don Lucio Cilia e don Fabrizio Favaro. Infine don Giacinto Danieli, che è il nostro padre spirituale, ovvero la persona alla quale abbiamo aperto il cuore. Ringrazio gli amici che mi sono stati vicini, hanno saputo accettare la mia scelta e hanno saputo farmi sentire la loro vicinanza.

Serena Spinazzi Lucchesi

Categorie: Notizie

Cinquant’anni fa moriva Vincenzo Gagliardi, politico cristiano. Venezia lo ricorda con un convegno, venerdì 22

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 14:45

La notte del 22 giugno 1968, in un incidente d’auto a Scorzé, moriva Vincenzo Gagliardi. Un mese prima, era stato rieletto per la terza volta alla Camera con la Democrazia cristiana ed era pressoché certo un incarico di sottosegretario. Aveva soltanto 43 anni e lasciava la moglie e sette figli piccoli.

Uomo di fede salda e di intensa pratica religiosa, aveva rivelato le doti di leader fin dagli anni giovanili nella Azione cattolica; non ancora trentenne aveva guidato i suoi amici della Giac alla conquista della Segreteria provinciale della Dc e poi della maggioranza consiliare in Comune di Venezia e quindi alla Giunta della originale esperienza della “formula Venezia”, all’avanguardia nel Paese.

Segretario provinciale della Dc, assessore comunale, capogruppo consiliare, deputato dal 1958, si distinse per una attività instancabile in una vasta gamma di tematiche e per la guida decisa del partito: il crescente consenso elettorale era segno tangibile della bontà dell’operato di Gagliardi – «Cencio» come lo hanno sempre chiamato gli amici – e della sua generosa attenzione alle persone, soprattutto le più umili, che gli aveva procurato non soltanto il rispetto ma anche la grande stima degli avversari politici. Basterà ricordare che in dieci anni alla Camera aveva presentato 240 progetti di legge ed era intervenuto 187 volte in Aula.

La spinta rinnovatrice del Concilio Vaticano II e la «utopia» del presidente Kennedy – le cui parole citò nei volantini della sua ultima campagna elettorale – nutrirono fino in fondo l’animo di Gagliardi. «Dedicò il suo grande cuore di cristiano, il suo ingegno e tutta la sua azione instancabile in difesa della giustizia e della libertà» è scritto sulla lapide che lo ricorda nella casa in cui abitava a San Martino di Castello.

A cinquant’anni da quel giorno, venerdì 22 giugno, all’Auditorium Santa Margherita a Venezia, con inizio alle ore 16, Vincenzo Gagliardi sarà ricordato con un incontro «tra storia e memoria» che unisce il suo nome alle parole «la politica come servizio», organizzato dal Dipartimento di Studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari e dalla famiglia. Due le relazioni in programma, dopo i saluti istituzionali del prorettore alle Attività e rapporti culturali di Ateneo, Flavio Gregori e del direttore del Dipartimento, Giovannella Cresci, e il ricordo di una delle figlie: «Un’epoca nuova per la Dc veneziana. Gagliardi segretario provinciale (1954-1958)» di Giovanni Tonolo della Scuola Normale Superiore di Pisa, e «Sviluppo del Paese, diritti dei lavoratori, cinema, Venezia città viva. Gagliardi parlamentare cattolico democratico (1958-1968)» di Giovanni Vian, dell’Università Ca’ Foscari.

Seguirà la proiezione del film «Vincenzo Gagliardi», o «Ricordo di Vincenzo», un intenso cortometraggio (18 minuti) firmato da Enzo Luparelli, un amico di Gagliardi oltre che un apprezzato regista, girato poco dopo la morte. A conclusione, le testimonianze di familiari, amici, politici.

Leopoldo Pietragnoli

Categorie: Notizie

Burano, le cento storie di Ca’ De Pilar: presentazione del libro venerdì 22 al Centro Galuppi

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 12:16

Venerdì 22 giugno alle ore 17.30 al Centro Culturale Galuppi a Burano, l’Associazione Artistica e Culturale di Burano promuoverà la presentazione del libro intitolato “Ca’ De Pilar”.

All’evento saranno presenti: Elena Barbaro, presidente dell’Associazione Artistica e Culturale di Burano; Serena Giorgi dell’International Studies Institute e Lorenzo Paolini della Fairfield University.

Inoltre durante la manifestazione ci saranno degli interventi musicali a cura di Maurizio Tagliapietra e alcune letture recitate da Federico Madiai e Arianna Mazzone. Il libro è costituito da una raccolta romanzata di duecento storielle, piccoli ricordi, immagini e bozzetti, trattati con uno stile breve e conciso, e ispirati ad alcuni oggetti realmente custoditi all’interno di una delle case buranelle.

E proprio attraverso questi oggetti viene narrata la storia di Pilar Delgado Rojas, la quale per gli abitanti dell’isola è solo Pilar, una “foresta” in quanto non è nata a Burano ma qui trasferitasi nel 1926 da Barcellona.

Questi oggetti, facenti parte della vita quotidiana, suscitano in Pilar dei ricordi che permettono al lettore di ripercorrere alcuni momenti della storia di Burano, della laguna, di Venezia e dell’Italia in generale rievocando gli eventi storici più rilevanti e curiosi che hanno caratterizzato lo scorso secolo.

Il progetto, legato al fenomeno del turismo presente in maniera consistente a Burano, si pone come uno degli obbiettivi di trasmettere al visitatore, attraverso un breve racconto, un po’ di storia che si trova nascosta dietro alle case colorate di Burano che tanto vengono fotografate e s’inserisce in un idea futura che vorrebbe vedere la casa di Pilar realmente aperta al pubblico in modo che le persone possano davvero passarci del tempo tra gli oggetti che caratterizzano la storia.

Valentino Tagliapietra

Categorie: Notizie

Litorale, un’indagine: la famiglia resta il punto di riferimento. I punti deboli: reddito e assistenza

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 09:06

La famiglia resta il punto di riferimento più solido per la vita delle persone. E’ questo il dato principale che emerge da un’indagine promossa dal vicariato di Jesolo e Cavallino Treporti e sostenuta dalle Amministrazioni comunali di Jesolo e Cavallino-Treporti.

Obiettivo del progetto era delineare un quadro conoscitivo delle trasformazioni demografiche e sociali delle famiglie, individuare i fattori di disagio ed i bisogni, conoscere i modi in cui vengono affrontati i problemi e i valori di riferimento a cui si guarda. I risultati dell’indagine, realizzata nei mesi scorsi dalla società QuestLab srl di Mestre, sono stati consegnati nei giorni scorsi al Vicariato e alle due Amministrazioni comunali.

Il questionario somministrato ad un campione di famiglie dei due Comuni era suddiviso in quattro sezioni che riguardavano le caratteristiche della famiglia, le esigenze e problematiche, le condizioni economiche e, infine, i valori e gli stili di vita. I dati raccolti sono moltissimi ed esigono una lettura approfondita ed articolata. Tuttavia durante l’incontro di presentazione sono stati messi in evidenza alcuni dati. Innanzitutto emerge la “tenuta” della famiglia che viene considerato ancora il primo punto di riferimento sia come valore sia come ancoraggio in caso di bisogno.

Le criticità. Appaiono però con netta evidenza anche due aree fortemente problematiche con le quali le famiglie devono fare i conti. La prima situazione di criticità è l’impoverimento dovuto alla insufficienza del reddito e all’emergenza dei figli disoccupati. Circa il 20% delle famiglie dichiara di non avere un reddito sufficiente. Tra le famiglie che hanno un reddito sufficiente il 45% dichiara però di non riuscire a risparmiare e quindi di essere in difficoltà in caso di imprevisti.

La seconda criticità è il carico di assistenza a bambini, portatori di handicap, anziani non autosufficienti o affetti da malattie croniche e degenerative. Qualche altro dato che è stato segnalato come elemento di criticità è la difficile conciliazione tra tempi di lavoro e tempi della famiglia, mentre la depressione e la solitudine sono le sofferenze più segnalate.

Per quanto riguarda i valori e gli stili di vita, vale la pena di segnalare che i più importanti sono la famiglia, l’amicizia e la fede. Il vicario don Alessandro Panzanato ha ringraziato i due assessori alle Politiche sociali presenti, l’assessore Giorgia Tagliapietra di Cavallino-Treporti e Roberto Rugolotto di Jesolo per la sensibilità che hanno dimostrato nel sostenere questa iniziativa promossa dal vicariato. E ha ricordato che l’esigenza di una conoscenza più approfondita della famiglia era sorta da tempo. «Era nata quando fu costituito dalle parrocchie un osservatorio per i giovani e le famiglie a seguito di un evento tragico che aveva avuto risonanza nazionale. Parrocchie, scuole, ed alcune associazioni avevano incominciato a trovarsi per interrogarsi e condividere percorsi».

La centralità della famiglia. «Ed è emersa la centralità della famiglia – ha continuato don Alessandro – nella formazione dei ragazzi, ma anche tutte le fragilità con le quali deve fare i conti. Perciò era necessario un approfondimento di conoscenza. Sono molto grato alle due amministrazioni per aver condiviso e sostenuto questo progetto. Siamo ora in grado di mettere molti dati di conoscenza a disposizione di tutti, famiglie, scuole, parrocchie, associazioni».

L’assessore Giorgia Tagliapietra ha espresso la convinzione che l’indagine sarà uno strumento particolarmente utile: «Questa indagine è una fonte preziosa per quanti sono impegnati nell’educazione e nella formazione dei giovani ed intendono farlo in maniera qualificata ed efficace». Da parte sua l’assessore alle Politiche sociali di Jesolo Roberto Rugolotto ha sottolineato che l’indagine consentirà una verifica delle Politiche sociali messe in atto fino ad oggi. «Noi – ha aggiunto – abbiamo messo al centro della nostra attività l’attenzione alle persone e il sostegno alle famiglie, perciò il progetto proposto dal Vicariato ha intercettato anche una nostra esigenza. Questo dimostra che la collaborazione tra soggetti che operano nel territorio è utile ed efficace».

Dopo un periodo di approfondimento e valutazione dei dati, è in programma, all’inizio dell’autunno, una discussione pubblica aperta a tutti coloro che operano nel campo delle politiche sociali, Enti Pubblici, scuole, parrocchie, associazioni.

Giampaolo Rossi

Categorie: Notizie

Il tema di maturità: Gente Veneta lo aveva commentato quattro mesi fa

Gente Veneta - Gio, 21/06/2018 - 07:02

Si potrebbe dire che Gente Veneta questo tema l’aveva già scritto. Nel numero 6 del 9 febbraio scorso, infatti (vedi la riproduzione della pagina) Emmanuele Muresu, insegnante di religione nella nostra Diocesi, aveva commentato la notizia del primo caso di clonazione tra primati non umani.

Oggi, a distanza di poco più di quattro mesi, una riflessione su quella notizia è stata proposta agli studenti che mercoledì 20 hanno affrontato la prima prova scritto dell’esame di maturità: il tema di italiano. A tutti loro è stato chiesto di riflettere a partire da un articolo pubblicato su Focus.it qualche tempo fa, a firma di Elisabetta Intini.

L’argomento? Un gruppo di scienziati cinesi ha prodotto due macachi geneticamente identici utilizzando la stessa tecnica che nel 1996 diede vita alla pecora Dolly, il primo mammifero clonato.

Categorie: Notizie

Patriarcato di Venezia: gli orari delle Messe aggiornati nel sito diocesano

Gente Veneta - Mer, 20/06/2018 - 22:34

Sono stati interamente verificati e, se del caso, corretti gli orari delle Messe nelle chiese (parrocchiali e non) del Patriarcato di Venezia ed ora ricompaiono – aggiornati con l’aggiunta anche delle novità introdotte nel tempo estivo – nel sito diocesano www.patriarcatovenezia.it.

A tali informazioni, utili sia per i residenti che i molti visitatori che giungono nel territorio diocesano, si può ora accedere facilmente attraverso la barra del menu orizzontale situato nella parte alta dell’home e che presenta poi gli orari delle Messe suddivisi nei diversi vicariati del Patriarcato.

Tutti gli orari riportati sono stati inseriti in base alle informazioni ricevute direttamente da parrocchie, collaborazioni pastorali e vicariati tra fine maggio e inizio giugno 2018 e verranno periodicamente aggiornati. Per ogni rettifica e/o integrazione che si rendesse via via necessaria si invitano parroci e sacerdoti interessati a darne tempestiva comunicazione utilizzando l’email [email protected] .

Categorie: Notizie

Sabato 23, a Rialto, una serata di evangelizzazione di strada. Attesi una quarantina di giovani evangelizzatori

Gente Veneta - Mer, 20/06/2018 - 22:13

Un’esperienza che fa sì che i giovani si espongano per la fede. Questa, per don Antonio Biancotto, parroco di S. Cassiano e S. Silvestro, è l’evangelizzazione di strada. Una serata che sarà proposta a tutti, sabato prossimo, in occasione della fine dell’anno scolastico e dell’inizio delle vacanze estive, proprio come da tradizione. Si tratta di un appuntamento atteso, la cui organizzazione è in mano anche questa volta al gruppo di evangelizzatori di Venezia – una quindicina in tutto, dai 25 anni in su – a cui si uniranno anche tanti altri gruppi provenienti da Padova, Treviso e dintorni, appartenenti a carismi differenti: fra questi, Nuovi Orizzonti, Missione Belem e Rinnovamento nello Spirito.

«Quello di Venezia – spiega don Antonio – è un gruppo della diocesi che non appartiene ad un carisma specifico. Ci troviamo ogni settimana, dalle 19.30 alle 21.30, condividendo mezz’ora di adorazione, oltre alla formazione e programmazione delle serate d’evangelizzazione».

Dopo l’evangelizzazione ad Halloween e nel periodo di Carnevale che registra sempre i numeri più importanti, per sabato prossimo sono attesi una quarantina di giovani evangelizzatori che dedicheranno il pomeriggio ad un momento di adorazione e alla formazione e organizzazione della serata. Alle 20.30, a S. Giovanni Elemosinario, sarà il momento della celebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca Francesco. E sarà proprio mons. Moraglia a consegnare ai presenti il mandato affinché ciascuno possa, nei pressi della zona di Rialto, condividere la bellezza dell’incontro con Gesù fra le persone incrociate per strada. «Invitiamo le parrocchie a scommettere su questo approccio che trasmette tanta gioia e fede: mandino qualche ragazzo a vivere quest’esperienza con noi», è l’appello di don Biancotto, che si propone come eventuale referente da contattare.

Se tra luglio e agosto 2019 – è un’anticipazione – il gruppo veneziano si metterà in gioco tra le spiagge jesolane, dal 16 al 21 agosto alcuni parteciperanno alle giornate d’evangelizzazione a Lignano.

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Tangenziale di Mestre, incidente mortale, in mattinata, a Villabona

Gente Veneta - Mar, 19/06/2018 - 11:25

Un tamponamento tra più veicoli ha avuto purtroppo esito mortale e provocato alcuni feriti questa mattina nei pressi della stazione autostradale di Venezia-Mestre, in località Villabona.
L’incidente ha coinvolto, intorno alle 10.20, un mezzo pesante e più veicoli leggeri sulla corsia preferenziale verso la rotatoria Marghera, che attualmente risulta chiusa nel tratto iniziale di immissione dal piazzale della stazione autostradale. Non sono al momento note le generalità della vittima.
Sul posto i rilievi sono a carico della Polstrada e vi operano anche il Suem-118, i Vigili del Fuoco e tre mezzi con gli ausiliari di CAV coordinati dal Centro Operativo di Mestre della società.
L’incidente non ha provocato code ed è tutt’ora possibile inserirsi sulla corsia per la rotatoria Marghera dal successivo svincolo della Tangenziale, in direzione SS 309 “Romea”.

Categorie: Notizie

Jesolo, contro il caos delle merci esposte nei negozi arriva il regolamento: «Più decoro per commercio e città»

Gente Veneta - Lun, 18/06/2018 - 13:01

Una regola valida per tutti nel modo di presentare la propria merce. Così il decoro e l’immagine della città di Jesolo ne traggano giovamento.

È l’obiettivo del regolamento sul decoro delle attività commerciali, attualmente allo studio da parte del Comune. E’ uno degli impegni assunti dall’amministrazione comunale che recepisce tra l’altro le numerose segnalazioni pervenute già in questo inizio di stagione da esercenti e commercianti jesolani.

La necessità di una regolamentazione si è resa necessaria da tempo, di fronte a criticità, come l’esposizione caotica della merce nelle attività di vendita al dettaglio e nelle aree esterne dei negozi, che richiedono una soluzione.

Perciò, per esempio, le altezze e l’occupazione di spazi degli espositori di merce verranno omogeneizzati. E non ci sarà più occasione per merce posta con una certa caoticità su marciapiedi o supporti occasionali.

Gli uffici comunali del Commercio e Attività Produttive hanno già avviato una prima fase di valutazione dei provvedimenti che dovranno essere messi in campo e, con la chiusura della stagione, provvederanno alla redazione vera e propria del provvedimento, i cui contenuti saranno discussi e condivisi assieme alle Associazioni di categoria interessate Confcommercio e Confesercenti, al fine di recepire al meglio le necessità di chi opera nel settore.

Categorie: Notizie

Mecenati d’arte (con sconto fiscale del 65%): il Comune di Mira si propone

Gente Veneta - Lun, 18/06/2018 - 12:40

Gli obiettivi sono tanti: si va dal più modesto – 5mila euro per la ricostruzione di una cuspide abbattuta da un temporale in Villa dei Leoni ai 30mila euro per il restauro dell’Oratorio della Villa stessa, passando per i 15mila euro per l’ aggiornamento della dotazione tecnica del teatro della villa.

Sono gli interventi che il Comune di Mira spera di poter fare non appena qualcuno accoglierà la proposta di per fruire dell’incentivo fiscale chiamato “Art Bonus”, che consente di recuperare in tre anni un credito d’imposta pari al 65% dell’erogazione liberale a sostegno della cultura e dello spettacolo.

L’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Dori ha attivato, tra i primi a livello regionale, questa preziosa formula di mecenatismo con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza e le imprese del territorio, e non solo.

La donazione può essere fatta attraverso un bonifico intestato al Comune di Mira con specificato nella causale “Art Bonus – Comune di Mira – Nome progetto (ad esempio Villa dei Leoni) – None intervento(opzionale) – Codice fiscale o Partita Iva del Mecenate”. Iban: IT19U0200836182000103783944. Ai futuri mecenati il sindaco di Mira promette un riconoscimento speciale.

Categorie: Notizie

Sant’Antonio del Lido: tanta gente per il concerto del coro diocesano

Gente Veneta - Lun, 18/06/2018 - 11:38

Ha avuto una gran bella riuscita, sabato 16 giugno al Lido di Venezia, il concerto del Coro della diocesi di Venezia in chiesa a Sant’Antonio (nella foto di Maurizio Boscolo).

Il concerto è stata la sorpresa voluta dal parroco don Renato Mazzuia, che ha così concluso, in musica e preghiera, i festeggiamenti per la festa patronale della parrocchia di Città Giardino.

“Maria capolavoro di Dio” era il tema, e il filo conduttore, della serata che ha offerto a tutti un momento di riflessione e preghiera, con i canti mariani dedicati alla madre di Gesù.

La partecipazione al concerto era ad entrata libera e gratuita, e la chiesa era molto affollata di gente che ha gradito regalando agli artisti applausi a scena aperta e seguendo con attenzione e partecipazione il programma proposto. Un’iniziativa che ha sicuramente colto nel segno e da ripetere. (L.M.)

Categorie: Notizie

Mira: mercoledì Falcier e De Nardi in dialogo sull’Europa oggi

Gente Veneta - Lun, 18/06/2018 - 10:30

Europa: quali prospettive per tutti noi? È il tema dell’incontro che si terrà mercoledì 20 giugno, alle ore 20.45, nel patronato di San Nicolò di Mira.

«L’idea – spiegano gli organizzatori – è di impegnarci in una serata circa il tema dell’attuale situazione dell’Unione Europea e dei problemi ad essa inerenti, non tanto dal punto di vista tecnico e dei massimi sistemi, ma di cosa significhi realmente per un cittadino appartenere o meno all’Unione e cosa comporti l’essere parte della zona euro».

Interverranno Luciano Falcier e Danilo De Nardi, il primo ex parlamentare e assessore regionale e il secondo Direttore regionale di Confcommercio Veneto.

Categorie: Notizie

Pagine