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Giostre nuove al Circus di Chirignago: oggi l’inaugurazione

Gente Veneta - Lun, 22/10/2018 - 21:28

Giostrine, verde e spazi ad hoc per garantire il divertimento dei bambini in sicurezza. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha inaugurato questo pomeriggio il nuovo parco giochi dell’area verde del quartiere “Circus” di Chirignago, in via Fratelli Cavanis.

Il sindaco Brugnaro e gli altri artefici del rinnovo dei giochi per i bambini del Circus di Chirignago

 

“Questi sono luoghi da vivere – ha dichiarato il sindaco Brugnaro – I bambini hanno il diritto di crescere bene e avere un futuro migliore. Chiediamo a voi tutti residenti la collaborazione per mantenere questo posto. La nostra azione continuerà e si svilupperà negli altri parchi, nei parcheggi, nelle aiuole, in tutti quei luoghi che devono essere mantenuti puliti e in sicurezza. Ringrazio per questo le forze dell’ordine e la nostra Polizia Locale. L’elemento che più mi interessa – ha concluso il sindaco – è che questi bambini vedano la loro città ‘bella’ e che crescano pensando che siamo tutti per loro”.

La struttura inaugurata oggi si caratterizza per installazioni pensate appositamente per i più piccoli, all’insegna del gusto di stare in famiglia all’aria aperta. Si concretizza così un investimento reso possibile anche dai fondi del programma “PON Città Metropolitane 2014-2020” (PON Metro) che ha portato nel quartiere un moderno parco giochi da 90 metri quadrati: alle altalene e agli scivoli si aggiunge anche “Dino”, un brucone verde di 11 metri che diventerà con ogni probabilità una delle attrazioni principali per i bimbi residenti in zona.

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Per le bici a Mestre e Venezia: nuovo tratto di passerella sul ponte della Libertà; e nuovo collegamento tra via Torino e parco di San Giuliano

Gente Veneta - Lun, 22/10/2018 - 21:12

Nuovo tratto di passerella sul ponte della Libertà. E nuovo collegamento tra via Torino e parco di San Giuliano. Sono i due interventi approvati oggi dalla Giunta comunale di Venezia, per un valore di 1,5 milioni di euro. Serviranno a migliorare la percorribilità in bicicletta della città.

«Con questa delibera – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto – saranno realizzati dei tratti di pista che ancora non erano stati eseguiti: il primo riguarda il collegamento tra via Torino e il Parco di San Giuliano che prevede, tra l’altro, la realizzazione di un nuovo ponte a cavallo del Canal Salso. Il secondo servirà invece per completare con una passerella a sbalzo di circa 165 metri, il percorso ciclo-pedonale sul Ponte della Libertà. Si andrà così, sul prolungamento di quello esistente, a superare quell’ultimo tratto di marciapiede, che presenta larghezza ridotta. Interventi che, con un impegno di spesa pari a 1,5 milioni di euro provenienti da fondi Pon Metro, andranno a garantire collegamenti sicuri e veloci tra il nuovo polo universitario, Forte Marghera e il parco San Giuliano».

Le aree interessate dall’intervento sono in parte zone verdi inutilizzate e soggette a degrado, come l’area a ridosso della rotonda di via Torino, in parte relative al territorio del Forte Marghera e al Ponte della Libertà. Il progetto in delibera va, infatti, ad operare in due macrozone differenti: da un lato aumenta la permeabilità ciclopedonale della zona relativa al Forte Marghera e favorisce il collegamento tra via Torino, il polo Universitario e il ponte che conduce a Parco San Giuliano, mentre dall’altro permette ulteriore continuità al tratto ciclopedonale esistente parallelo al Ponte della Libertà. La realizzazione di questi ulteriori due tracciati non solo quindi implementerebbe la fruibilità e la conoscenza delle aree relative al Forte Marghera, importante punto di interesse storico culturale e negli ultimi tempi sociale, ma metterebbe a disposizione dei cittadini un tracciato immerso nel verde più sicuro e più veloce per raggiungere il Parco San Giuliano da sud. La pista ciclopedonale già esistente proveniente dal VEGA trova infatti punto di svolta forzata verso l’entroterra, segnando un’importante discontinuità dei flussi diretti ad est, costretti ad allungare il tragitto costeggiando strade più trafficate.

Per consentire, infine, il collegamento tra la rotonda di Via Torino e via Forte Marghera è stata prevista la realizzazione di un ponte sul Canal Salso, in modo da consentire il passaggio sulla sponda opposta relativa al Forte, senza ostacolare la navigazione. Arrivati in prossimità del piccolo parcheggio esistente in prossimità dell’ingresso del Forte, la pista proseguirà in adiacenza alla prima “bike station”, il nuovo spazio di parcheggio-riparazione-ricarica per biciclette elettriche e tradizionali, che Insula sta progettando per il Comune. La pista poi, secondo progetto, prosegue lungo la strada secondaria che costeggia la riva del Forte, fino ad attraversare via Forte Marghera e poi riprendere la conformazione della piccola strada sterrata che porta a Viale San Marco. Qui si innesta al marciapiede esistente creando un’area di sosta, informazione o semplice direzionamento verso l’attraversamento ciclopedonale.

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Sant’Antonio, un pensiero per ogni giorno: esce il nuovo libro di padre Gianluigi Pasquale

Gente Veneta - Dom, 21/10/2018 - 20:50

Lunedì 22 ottobre, esce, per la prima volta, “365 giorni con sant’Antonio di Padova”, collezione dai Sermoni del Santo più conosciuto al mondo, editi da Gianluigi Pasquale, frate Minore Cappuccino, già preside dello Studio teologico del Redentore a Venezia e oggi docente nella Pontificia Università Lateranense in Roma.

Si tratta di 365 testi scelti dalle pagine più intense di sant’Antonio di Padova (1195-1231), opportunamente assegnati ai diversi giorni dell’anno in naturale sintonia con le celebrazioni dell’anno liturgico. Sant’Antonio è il Santo per antonomasia, il più conosciuto e amato al mondo, a tal punto che non è necessario nemmeno precisarne il nome.

È proclamato santo da papa Gregorio IX soltanto un anno dopo la sua morte e Dottore della Chiesa nel 1946. Nel 1222 aveva ricevuto il permesso di predicare in tutto il nord Italia, attività in cui spese le sue migliori energie e grazie alla quale abbiamo i famosi Sermones, che con questa pubblicazione vengono offerti al grande pubblico nella forma di breviario quotidiano.

“365 giorni con sant’Antonio di Padova” è edito da Edizioni Messaggero di Padova, consta di 448 pagine e costa 16 euro.

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È morto mons. Pierluigi Scarpa. Veneziano, frate Cappuccino, era vescovo da 35 anni in Angola

Gente Veneta - Sab, 20/10/2018 - 20:43

È morto il vescovo veneziano mons. Pierluigi Scarpa. Frate Cappuccino, era della parrocchia dei Carmini in Venezia, dove era nato 93 anni or sono.

Ordinato sacerdote nel 1950 e conseguito il Dottorato in Sacra Teologia nella Pontificia Università Gregoriana, insegnò la stessa disciplina per alcuni anni nello Studio Teologico affiliato “Laurentianum” al Redentore in Venezia.

Seguendo, poi, il desiderio intenso di farsi missionario, venne inviato in Angola dove, dopo essere stato Superiore Regolare per alcuni anni, nel 1983 venne consacrato vescovo.

Chi l’ha conosciuto aggiunge che fu la “gemma” dell’episcopato angolano essendo riuscito, con la sua finissima intelligenza e la sua carità pastorale, a traghettare la martoriata terra angolana, il cosiddetto “Cimitero dei Cappuccini” dal periodo coloniale (portoghese) a quello dell’indipendenza.

Decise di rimanere in terra angolana fino all’incontro di questi giorni con sorella morte. Ancora il 3 agosto scorso aveva presieduto la concelebrazione con si era fatta memoria dei 60 anni di presenza dei Cappuccini in Angola.

Come vescovo accolse in Angola due Pontefici: San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

E’ stato e rimarrà un autentico, umile e luminoso testimone figlio del Patriarcato di Venezia e figlio del Poverello di Assisi.

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Nergozi chiusi di domenica? Sì quasi unanime, ma soft e con tanti distinguo

Gente Veneta - Ven, 19/10/2018 - 20:52

Il problema della deregulation selvaggia con le aperture domenicali e festive nel commercio si trascina dal 2011 quando è stato introdotto il Decreto Salva Italia da Monti. E subito dopo è iniziata la lotta della Fisascat-Cisl per riportare un po’ di ordine.

In tale contesto si inquadra la tavola rotonda organizzata dalla Fisascat venerdì 19 ottobre al Centro pastorale “Cardinale Urbani” di Zelarino dal titolo “Valori, socialità, sviluppo nella programmazione delle aperture domenicali” con molti relatori di peso.

A fare gli onori di casa ci ha pensato Maurizia Rizzo, segretario generale Fisascat Cisl Veneto: «Abbiamo organizzato un convegno per far sedere attorno a un tavolo sul tema. L’annuncio dell’attuale governo di voler ridurre le aperture nelle giornate di domenica e festivi, ci ha messo nelle condizioni di fare delle riflessioni. La nostra proposta prevede che la materia ritorni alla Regione la quale, con Comuni e parti sociali, stabilisca le aperture con un calendario da concertare nel territorio in base a una rotazione di modo che ci siano aperture domenicali ma che non siano aperti tutti. E’ importante recuperare la socialità nei centri urbani cancellata dagli effetti del Decreto Monti. E poi al giorno d’oggi, ma anche in ottica futura con la popolazione sempre più anziana, serve un commercio di prossimità sostenibile e responsabile».

L’assessore regionale allo sviluppo economico Marcato ha ricordato come 1il Nord-Est pullula di artigiani che soffrono particolarmente la concorrenza della grande distribuzione organizzata, la quale non può far sparire i negozi dai centri città per esistere da sola».

La presidente regionale Anci Veneto Maria Rosa Pavanello ha puntato il dito contro lo svuotamento decisionale degli enti locali nel settore del commercio avvenuto col Decreto Monti.

Più cauto invece il presidente di Confcommercio di Treviso Renato Salvadori, che teme la nascita di una situazione in cui «tramite le deroghe per le aree turistiche (sempre più ampie nel Paese) e un’autonomia parcellizzata tra sindaci e Regioni, vi sia disparità ove c’è chi è favorito solo perché si trova in una zona e non in un’altra».

Per Maurizio Franceschi, direttore regionale di Confesercenti del Veneto, «col Decreto Salva Italia di Monti tra 2008 e 2011 c’è stato un crollo nei consumi e 2011 e 2017 c’è stato un importante spostamento di quote di mercato dal piccolo commercio alla grande distribuzione. Il libero mercato va regolamentato, altrimenti i grandi schiacciano i piccoli».

Diversa l’opinione di Luigi Albanese, responsabile Federdistribuzione, contrario a una modifica della situazione attuale in quanto la domenica rappresenta il secondo giorno della settimana per fatturato e le chiusure domenicali porterebbero a 32 mila esuberi e a un calo del giro d’affari del 4,6% pari a 6 miliardi di euro.

Per il segretario generale Usr Cisl Veneto Gianfranco Refosco non tutto dev’essere regolato dalle leggi perché «siamo già il Paese con più norme al mondo. Che spesso causano problemi, che non erano stati previsti. Meglio puntare alla contrattazione tra le varie parti».

In chiusura Davide Guarini, segretario generale nazionale Fisascat Cisl, ha fatto presente che serve la concertazione e che «non si può guardare solo al profitto. Servono regole per permettere ai lavoratori di godere anche di socialità, famiglia e riposo».

Marco Monaco

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Le ragazze figlie di stranieri che hanno rifatto grande l’Italia: il miglior ingrediente per l’integrazione

Gente Veneta - Ven, 19/10/2018 - 15:44

Facile a dirlo, in questo momento; però è questo il momento per dirlo: la Nazionale femminile di pallavolo è in finale grazie al fatto che metà della squadra è composta da italiane figlie di stranieri.

Paola Egonu, Myriam Silla, Ofelia Malinov: nomi fino a ieri sconosciuti, ma che oggi – specie dopo la semifinale appena vinta al tie-break contro la Cina – sono diventati noti quasi a tutti.

La prima è nata nel Padovano, a Cittadella, da genitori nigeriani. La seconda è figlia di migranti ivoriani stabilitisi a Palermo; la terza ha papà e mamma bulgari.

Se non fosse per loro, l’Italia sarebbe una squadra da metà classifica, come troppo spesso succede. Se oggi il nostro Paese, dal punto di vista sportivo, torna a disputare una finale mondiale e ad essere fra le prime due potenze pallavolistiche, è merito di queste ragazze che non hanno cognomi italiani e il cui colore della pelle, per due di loro, dice chiaramente l’origine.

Lo sport è probabilmente più avanti di altri settori della società italiana. Sta di fatto, comunque, che il miglior modo per creare un’immagine bella attorno a queste italiane non consuete è la grande impresa compiuta grazie a loro. Un’impresa che riporta l’Italia dove non arrivava più da anni (diciamo dal 2006, quando i calciatori hanno vinto il Mondiale).

Paola, Myriam e Ofelia sono l’apripista di una società nuova, in cui merito e impegno contano molto di più delle differenze d’origine. La Patria ne guadagna, l’umanità pure.

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Dalla liberalizzazione Monti a oggi chiusi 74mila negozi. La grande distribuzione cresciuta del 3,3%, la spesa si fa nel week-end

Gente Veneta - Ven, 19/10/2018 - 13:52

In base ai dati forniti dal Segretario Generale Fiscascat-Cisl del Veneto alla tavola rotonda di venerdì 19 ottobre al Centro pastorale “Cardinale Urbani” di Zelarino dal titolo “Valori, socialità, sviluppo nella programmazione delle aperture domenicali” <nei tre anni successivi – quindi dal 2012 al 2015 – all’introduzione del D.L. Salva Italia num. 201/2011 da parte del governo Monti, che ha portato la liberalizzazione totale degli orari e delle giornate di apertura e chiusura di negozi, attività e centri commerciali si è registrata la chiusura di circa 74 mila piccole e medie imprese commerciali e negozi. Inoltre si è avuto uno spostamento del 3,3% delle quote di mercato dagli esercizi commerciali minori a quelli della Grande Distribuzione, si è determinata una rimodulazione della spesa delle famiglie concentrata nei fine settimana, quando la gente è più libera e i centri commerciali possono tenere aperto di domenica potendo sostenerne i costi ma con turni lavorativi assurdi per i lavoratori>.

In base a ulteriori dati riportati al convegno dalla Fisascat risulta che gli occupati alla domenica in Italia sono quasi 3,5 milioni e sono pari al 19,8% del totale degli occupati.

La percentuale, suddivisa per settori lavorativi, mostra la netta predominanza di alberghi, ristoranti e turismo col 68,3% degli addetti impiegati di domenica; segue col 29,6% il commercio; poi con il 25,9% la Pubblica Amministrazione e il settore Sicurezza; col 23% istruzione e sanità; poi 22,7% trasporto e logistica/immagazzinaggio; 17,8% servizi collettivi alla persona; 16,1% agricoltura; 13,8% attività immobiliari di servizi e imprese; 11,7% settore informativo e comunicazioni; 8,2% l’industria nell’àmbito dei turni ciclici. (M.M.)

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Forum delle Famiglie, incontro con il ministro Fontana. La delegazione veneta chiede un Piano per la famiglia

Gente Veneta - Ven, 19/10/2018 - 12:10

I presidenti delle 46 associazioni nazionali e dei 20 Forum regionali delle Associazioni Familiari, accompagnati dal presidente nazionale del Forum Famiglie, Gigi De Palo, hanno incontrato mercoledì 17 ottobre, presso la Sala monumentale del Palazzo della Presidenza del Consiglio, a Roma, il ministro per la Famiglia e la Disabilità, Lorenzo Fontana.

Maria Alessandra Donà, presidente assieme a Marco Scarmagnani del Forum Veneto, è intervenuta per chiedere al ministro di sollecitare una Legge regionale della famiglia, un Piano della famiglia, una strutturazione dei nuovi piani di zona che metta al centro la famiglia e la valorizzazione dell’associazionismo familiare tramite la programmazione di incontri periodici con il Forum delle famiglie e la partecipazione ai tavoli tecnici.

L’incontro, che ha avuto carattere cordiale, ha consentito ai rappresentanti del Forum di presentare al ministro Fontana le istanze provenienti dalle 582 associazioni nazionali e locali che lo costituiscono. Realtà associative diverse, eterogenee e variegate, unite nell’impegno quotidiano di promuovere una sussidiarietà tangibile, che da 25 anni parte dal basso per offrire il proprio contributo concreto al Paese.

Al centro dell’appuntamento e nel solco del dialogo da tempo avviato tra il Forum Famiglie e il Ministro per la Famiglia, sono state poste le sfide a cui l’Italia è chiamata a dare risposte, in particolare riguardo alle politiche per la famiglia, al rilancio della natalità, alla semplificazione e riorganizzazione delle procedure di affido e adozione internazionale, all’attenzione al presente e al futuro del mondo giovanile, al tema del lavoro e della sua conciliazione con i bisogni familiari.

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Mira, è morto Vlad Zefi: 17 anni fa il diacono Albertini riuscì a salvarlo ottenendo per lui un trapianto

Gente Veneta - Ven, 19/10/2018 - 08:50

È morto Vlad Zefi. Alcuni anni fa, nel 2001, era divenuto noto perché attorno a lui si era sviluppato un grande moto di solidarietà, avente per centro Casa San Raffaele (nella foto di apertura), il centro di prima accoglienza per migranti della Caritas a Mira Porte.

Venuto in Italia dall’Albania con una grave disfunzione renale, era stato accolto a Casa San Raffaele dal diacono Ilario Albertini e da Francesco Vendramin, perché nel suo paese aveva poche probabilità di uscire dal suo dramma.

Albertini aveva anche coinvolto nel caso l’allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, chiedendole di consentire gratuitamente l’unico intervento che avrebbe salvato Vlad: il trapianto di reni.

In effetti il trapianto avvenne, all’ospedale di Padova. E Vlad diceva a tutti che era stato “don Ilario” a salvarlo.

Poi Zefi tornò all’anonimato tranquillo di una vita normale, con tanto di lavoro alla Reckitt Benckiser di Mira. Un tumore l’ha però portato via, a 40 anni.

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Ulss 3, a scuola di buona sanità con tre “ingredienti”: appropriatezza, efficienza e sicurezza. Un convegno

Gente Veneta - Gio, 18/10/2018 - 13:58

La sanità che cambia ha tre parole d’ordine fondamentali: appropriatezza, efficienza e sicurezza. Su queste tre “parole d’ordine”, che sono al centro del convegno che si terrà sabato 20 ottobre a Mestre, l’Ulss 3 Serenissima è fortemente impegnata: “Se vogliamo che il sistema sanitario pubblico resti sostenibile – sottolinea il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben – la prima parola d’ordine è ‘appropriatezza’. Le risorse infatti non sono infinite, anzi; quindi devono essere gestite in maniera sempre più adeguata. Opero secondo il criterio dell’appropriatezza se fornisco a tutti la cura giusta, nel momento giusto, secondo le modalità corrette. Se così non faccio spreco risorse, e le sottraggo a chi ne ha realmente bisogno, e il sistema non cura e non si sostiene”. La ricerca di appropriatezza è fondamentale, quindi, per contenere gli sprechi: si ritiene, ad esempio, che sia inappropriata una buona parte delle prestazioni radiologiche ambulatoriali.

Le altre due parole d’ordine sono “efficienza” e “sicurezza”: “L’efficienza è importante – spiega il dottor Fulvio Di Tonno, uno dei responsabili del Convegno – perché è la professionalità degli operatori che porta alla erogazione di un servizio sempre più valido, puntuale ed economicamente sostenibile. E anche la sicurezza è ovviamente fondamentale, perché è impensabile oggi non tenere conto di quanto emerso dalla letteratura scientifica, e cioè che una parte significativa degli errori in medicina sia evitabile, e che questi originano molto spesso più da difetti del sistema che da problemi del singolo. Molto si può fare quindi per migliorare ulteriormente la sicurezza dei pazienti e insieme quella degli operatori”.

A parlare di queste tematiche il dottor Fulvio Di Tonno, del Dipartimento Chirurgico ed il dottor Francesco Serafini, del Dipartimento di Medicina, hanno invitato Anna Aprile, docente di Medicina Legale all’Università di Padova e Salvatore Aleo, giurista da sempre attivo sui temi della responsabilità in medicina. Su questo tema della responsabilità dei medici, parteciperà al convegno anche il magistrato Carlo Nordio, ben noto al grande pubblico, che segue da vicino l’argomento delicato delle cause per presunta malasanità, in molti casi strumentali, in altri sollecitate non tanto dalla reale presenza di un errore medico ma da altri interessi.

Per presentare anche all’ambiente medico il punto di vista e l’esperienza di chi opera in altri settori, porteranno la loro testimonianza al convegno di Mestre il pilota d’aereo Giovanni Favero, che nel suo lavoro pratica ed applica certamente le stesse “parole chiave”, ed il coach Walter De Raffaele, che negli ultimi anni alla guida dell’Umana Basket ha saputo inanellare una serie importante di prestazioni, che non sarebbero state raggiunte senza applicare anche nello sport le regole dell’appropriatezza e della efficienza.

Marco Masoni, docente all’Università di Firenze, affronterà poi il delicato problema del rapporto fra operatori sanitari e social media, mentre Gianni Virgili, che insegna all’Università di Firenze, si domanderà come fare per ridurre gli sprechi migliorando allo stesso tempo i risultati. Interverranno ancora il passato e l’attuale presidente dell’Ordine dei Medici, Maurizio Scassola e Giovanni Leoni, e la presidente dell’Ordine infermieristico Marina Bottacin. I rappresentanti della “Slow Medicine” e della “Associazione malati di Parkinson” faranno sentire il punto di vista dei pazienti, che deve sempre essere tenuto da conto. La responsabile delle professioni sanitarie dell’Ulss 3 Serenissima, Francesca Rossi, e le sue collaboratrici, Cristina Nardi e Marta Pannetto, parleranno ai partecipanti sulla importanza della formazione e della competenza del professionista.

Gli organizzatori del convegno, che si svolge a partire dalle ore 9 al Padiglione Rama, sono sicuri che alla fine dei lavori rimarrà chiaro un messaggio: per essere efficienti bisogna usare strumenti scientifici appropriati e vivere in un ambiente sicuro. In poche parole perseguire una cura sobria, rispettosa e giusta. L’obiettivo finale è uno solo: lavorare meglio, nell’interesse di tutti.

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La delegazione di Venezia del Popolo della Famiglia ha salutato Papa Francesco

Gente Veneta - Gio, 18/10/2018 - 11:24

Una delegazione del Popolo della Famiglia di Venezia ha partecipato ieri, mercoledì 17 ottobre, all’udienza in San Pietro tenuta da Papa Francesco, che ha proseguito la catechesi sul comandamento “non uccidere”.

Mercoledì scorso il Papa ha avuto parole durissime contro l’aborto; la catechesi è proseguita con la denuncia della cultura dello scarto, mettendo in guardia anche dai pericoli mortiferi nascosti nell’insulto.

Al termine dell’udienza Papa Francesco ha pubblicamente salutato la delegazione del Popolo della Famiglia presente sul sagrato, incontrando poi personalmente il presidente nazionale Mario Adinolfi per un breve colloquio prima di lasciare la piazza.

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Disoccupati over 30: a 9mila di loro, in Veneto, l’assegno da 5.200 euro per trovare un nuovo lavoro

Gente Veneta - Gio, 18/10/2018 - 11:11

A quasi un anno dall’avvio dell’iniziativa sono oltre 9 mila gli ‘assegni per il lavoro’ rilasciati dai Centri per l’impiego del Veneto ai disoccupati over 30; e 7 mila beneficiari si sono già recati presso uno degli enti accreditati della regione per iniziare il proprio percorso nella ricerca di un nuovo lavoro. È quanto emerge dal primo report di monitoraggio sulla nuova misura di politica attiva regionale, realizzato da Veneto Lavoro in collaborazione con l’area Capitale umano, cultura e programmazione comunitaria della Regione Veneto.

L’Assegno per il lavoro, finanziato dalla Regione del Veneto, è uno strumento riservato a tutti i disoccupati di età superiore ai 30 anni residenti o domiciliati sul territorio regionale e consiste in un titolo di spesa virtuale, fino a un valore massimo di 5.242 euro, che può essere utilizzato per ricevere gratuitamente servizi qualificati di assistenza alla ricollocazione, quali attività di informazione, orientamento, counseling, formazione e supporto all’inserimento o reinserimento lavorativo. Per richiederlo è sufficiente recarsi presso il Centro per l’impiego del proprio territorio o accedere online al portale di ClicLavoro Veneto.

Tra i beneficiari prevalgono nettamente gli italiani (82%), seppure con una percentuale di stranieri non trascurabile, mentre la distribuzione per genere è sostanzialmente omogenea: 51% maschi e 49% femmine. Uno su tre percepisce la Naspi e il 40% ha più di 50 anni.

A livello territoriale, la maggior parte degli assegni sono stati rilasciati dai Centri per l’impiego delle province di Treviso (22%) e Vicenza (21%), seguiti da quelli di Verona (18%), Padova (18%), Venezia (12%), Belluno (5%) e Rovigo (4%). Il tempo che intercorre tra la richiesta e il rilascio dell’assegno è generalmente inferiore ai 10 giorni.

Una volta ottenuto, il lavoratore può scegliere liberamente l’ente al quale rivolgersi per attivare l’assegno e usufruire dei servizi previsti. A farlo sono stati già in 7 mila (77% del totale) e circa 3.700, ovvero il 53% di quanti hanno attivato l’assegno, hanno stipulato un contratto di lavoro, nel 25% dei casi con durata superiore ai 6 mesi. In caso di successo occupazionale e sulla base del valore dell’assegno, all’ente viene riconosciuto un rimborso commisurato alle attività effettivamente erogate e alla tipologia di contratto di lavoro stipulato dal destinatario.

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La delegazione di Venezia del Popolo della Famiglia ha salutato Papa Francesco

Gente Veneta - Gio, 18/10/2018 - 10:02

Una delegazione del Popolo della Famiglia di Venezia ha partecipato ieri, mercoledì 17 ottobre, all’udienza in San Pietro tenuta da Papa Francesco, che ha proseguito la catechesi sul comandamento “non uccidere”.

Mercoledì scorso il Papa ha avuto parole durissime contro l’aborto; la catechesi è proseguita con la denuncia della cultura dello scarto, mettendo in guardia anche dai pericoli mortiferi nascosti nell’insulto.

Al termine dell’udienza Papa Francesco ha pubblicamente salutato la delegazione del Popolo della Famiglia presente sul sagrato, incontrando poi personalmente il presidente nazionale Mario Adinolfi per un breve colloquio prima di lasciare la piazza.

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Mestre, allarme in Duomo? No, lo sfrigolio di un filo anti-piccioni

Gente Veneta - Gio, 18/10/2018 - 08:49

Come può accadere che lo zelo di una vigilessa metta in allarme mezza città. È successo ieri pomeriggio in centro a Mestre. Un’agente della Polizia locale passa dinanzi al Duomo di San Lorenzo e sente un rumore. Uno sfrigolio, un crepitio… Giustamente, ritiene che ciò che è anomalo vada segnalato. Un controllo può essere essenziale, a volte salva da guai più grossi.

L’intervento dei vigili del fuoco ieri pomeriggio dinanzi al Duomo di San Lorenzo

Parte la segnalazione che allerta i vigili del fuoco. Questi arrivano con i loro mezzi, li piazzano davanti al Duomo, aprono una scala altissima e salgono. Arrivano sul cornicione, tra il cornicione e il tetto.

Intanto, giù, i passanti si fermano, si fa mucchio. E cominciano le domande, le supposizioni, le ipotesi…: «Cosa sta succedendo?». “Mah, pare che abbiano sentito strani rumori”. «No, stanno raccogliendo dei pezzi». “Che pezzi?”. «Non vedi? La statua dell’angelo non ha più il braccio».

E così via. Morale? Tranquilli tutti. La chiesa non ha nessun problema di questo tipo. E l’angelo sul tetto è monco di un braccio da un’infinità di anni. Lo strano rumore era causato dall’impianto elettrico anti-piccioni: quello che emette piccolissime scosse per dissuadere i volatili dal sostare sui cornicioni e imbrattarli.

Un ronzio banale. E forse è opportuno sapere che tale era e non una tromba dell’Apocalisse. (G.M.)

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Romanae Disputationes, al centro il tema del desiderio. La presentazione al Liceo Foscarini di Venezia

Gente Veneta - Mer, 17/10/2018 - 11:58

“Un extreme désir”. Natura e possibilità del desiderio”: è il tema della nuova edizione di Romanae Disputationes, concorso filosofico per le scuole superiori. Ieri, martedì 16 ottobre, nell’Aula Magna del Liceo Foscarini a Venezia, si è tenuto l’incontro di presentazione.

Il tema è stato introdotto dalla prof.ssa Cecilia Rofena di Ca’ Foscari. Hanno portato i loro saluti il prof. Massimo Zane, Rettore del Foscarini, e don Francesco Marchesi, responsabile della Pastorale scolastica in Diocesi. I lavori sono stati introdotti dal prof. Marco Ferrari, dell’istituto Malpighi di Bologna, ideatore del progetto.

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Sant’Antonio di Marghera, la testimonianza di tre sacerdoti da 50 anni

Gente Veneta - Mer, 17/10/2018 - 08:18

Domenica 7 ottobre, nella parrocchia di Sant’Antonio, hanno avuto inizio l’anno pastorale e l’anno di catechismo di bambini e ragazzi. In sala S. Antonio, accompagnati dai catechisti e anche da alcuni genitori, i ragazzi hanno ricevuto una testimonianza straordinaria di fede, di fedeltà e di amore per il Signore Gesù e per la Chiesa, da parte di tre sacerdoti che festeggiavano il 50mo anniversario di ordinazione sacerdotale.

Tre sacerdoti, frate Antonio Baù, don Michele Somma e don Giancarlo Iannotta hanno regalato con semplicità e con tenerezza il racconto della loro vocazione, chiamati a servire Gesù e la Chiesa, proprio nella parrocchia di S. Antonio, dove sono cresciuti. Qui, un bel po’ di anni fa, hanno sentito forte il desiderio di rispondere “sì” alla chiamata al sacerdozio, grazie anche alla vita vissuta in parrocchia, in patronato, alla messa domenicale, al catechismo, alla amicizia di tanti bravi frati che vivevano in questa comunità cristiana.

Alla testimonianza ha fatto seguito una partecipata Eucarestia, presieduta dal Ministro Provinciale della Provincia S. Antonio dei Frati Minori del Nord Italia, frate Mario Favretto, seguita a sua volta da un festoso pranzo in convento, in un clima di grande fraternità. A ciascuno dei tre sacerdoti è stato regalato un caldo maglione, quasi a volerli avvolgere dell’affetto e gratitudine dei parrocchiani.

Maria Scalari

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Dove vince la distribuzione della ricchezza: il caso delle mele della Val di Non

Gente Veneta - Lun, 15/10/2018 - 14:09

Piccolo e bello è possibile: lo attesta l’enclave di successo dell’agricoltura italiana. Parliamo degli agricoltori della val di Non e della val di Sole, in Trentino. Riescono a garantire efficacia e redditività al modello della piccolissima azienda e della distribuzione diffusa della proprietà e del reddito. Mica poco. Il segreto è il consorzio, che proprio quest’anno compie vent’anni.

Lo si è potuto ben vedere a Pomaria, l’edizione appena conclusasi, domenica 14 a Cles, della festa della mela. Visitatori a frotte, vendite consistenti di mele e loro derivati, molta attenzione al comparto.

I numeri di questo successo persistente lo confermano: sono 7mila gli ettari coltivati a meleto nelle due valli; e sono 4mila le aziende, pressoché tutte a conduzione familiare. Il che significa che la superficie media per azienda è inferiore ai due ettari: un microbo rispetto alla taglia che, in generale, rende sostenibile quest’attività dal punto di vista economico. E mentre altrove le piccole aziende vengono vendute e aggregate, qui persiste la piccolissima taglia.

Ma il fatto di conferire tutti il proprio raccolto ad un solo soggetto, il consorzio Melinda, rende possibile il “miracolo”. Perché il consorzio fa tutto quel che serve dopo aver staccato il pomo dall’albero: stoccaggio, frigo-conservazione, selezione, confezionamento, spedizione, promozione, vendita, amministrazione…

Un paesaggio di meleti in Val di Non

 

Così la famiglia proprietaria del frutteto può contare su un reddito significativo, che per molti è il complemento “di sicurezza” ad un altro reddito.

Un esempio con qualche cifra? Eccolo: un terreno di due ettari (quattro campi da calcio) produce mediamente 1000 quintali di mele all’anno. Se si è stati bravi e laboriosi (e quasi tutti, in queste valli, lo sono), i frutti vengono venduti ad un prezzo che si aggira sui 50 centesimi al chilo. Tolti però i costi di produzione, che si aggirano sui 30 centesimi al chilo, i venti cent rimanenti rappresentano il guadagno. Moltiplicato per 1000 quintali, fa 20mila euro. All’anno. Tutto ciò a patto che la conduzione sia diretta e non si abbiano né dipendenti né collaboratori: la persona pagata 7 euro (10 con i contributi) all’ora per la raccolta fa sì che il costo per l’azienda aumenti di 10 centesimi al chilo.

Ma anche facendo da soli, il guadagno probabilmente non basta per sostentare una famiglia per un anno intero; così molti, in queste due valli trentine, accompagnano alle entrate da frutteto quelle di altri mestieri e occupazioni.

Tutto ciò, però, conservando la tradizione contadina e garantendo una sobria ed equa ripartizione della ricchezza.

Tutto bello? In realtà qualche “nemico” all’orizzonte c’è. Non riguarda il modello economico, ma i vari segmenti del processo di produzione e commercializzazione delle mele. Bisogna resistere alle tentazioni dei grandi compratori – specie le catene della grande distribuzione straniera, in primis quella anglosassone – che vorrebbero mele tutte uguali, tutte perfette, tutte lucide, senza una macchiolina… «Farle in fabbrica – commenta un agricoltore trentino – sarebbe la soluzione».

E bisogna sostenere la richiesta della grande distribuzione nostrana, meno esagerata, ma comunque desiderosa di un prodotto standard. «Non per niente – prosegue il produttore – in questi ultimi 15-20 anni abbiamo standardizzato altezze e distanze delle piante, così da avere un prodotto omogeneo e di qualità medio-alta».

Per finire con i nemici piccolini ma temibilissimi: «Fino ad ora ne siamo rimasti immuni, ma nella bassa val di Non comincia a farsi vedere la cimice asiatica. Considerando quale pestilenza è per i colleghi che hanno coltivazioni in pianura, dovremo attrezzarci presto per controbattere».

Giorgio Malavasi

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Dignità del matrimonio e disegno di Dio sulla famiglia: il Patriarca introduce il corso sulle “famiglie ferite”

Gente Veneta - Lun, 15/10/2018 - 09:00

La presenza e l’accompagnamento materni della Chiesa nei confronti degli sposi e di chi vive situazioni di fragilità e di fatica «non hanno come riferimento la psicologia o le situazioni esistenziali, anche difficili, ma hanno un riferimento oggettivo al Vangelo».

Lo sottolinea il Patriarca nell’intervento introduttivo della seconda edizione del corso “Il servizio della Chiesa verso le famiglie ferite”.

Un corso frutto di una sinergia fra due istituti accademici che sono espressione delle Chiese del Nordest: la Facoltà di Diritto Canonico San Pio X di Venezia e la Facoltà Teologica del Triveneto, a cui si uniscono il Tribunale Ecclesiastico Regionale Triveneto e l’Osservatorio Giuridico-Legislativo della Regione Ecclesiastica Triveneta.

Mons. Moraglia, intervenendo al Centro pastorale Cardinale Urbani di Zelarino, sabato 13, ha riportato l’insegnamento di Papa Francesco, citando una recentissima riflessione, del 7 ottobre scorso, del Pontefice sul matrimonio. Commentando il Vangelo Mc 10, 2-16), il Pontefice ha detto: «Questo insegnamento di Gesù è molto chiaro e difende la dignità del matrimonio, come unione di amore che implica la fedeltà. Ciò che consente agli sposi di rimanere uniti nel matrimonio è un amore di donazione reciproca sostenuto dalla grazia di Cristo. Se invece prevale nei coniugi l’interesse individuale, la propria soddisfazione, allora la loro unione non potrà resistere. Ed è la stessa pagina evangelica a ricordarci, con grande realismo – continua il Papa – che l’uomo e la donna, chiamati a vivere l’esperienza della relazione e dell’amore, possono dolorosamente porre gesti che la mettono in crisi. Gesù non ammette tutto ciò che può portare al naufragio della relazione. Lo fa per confermare il disegno di Dio, in cui spiccano la forza e la bellezza della relazione umana. La Chiesa, da una parte non si stanca di confermare la bellezza della famiglia come ci è stata consegnata dalla Scrittura e dalla Tradizione; nello stesso tempo, si sforza di far sentire concretamente la sua vicinanza materna a quanti vivono l’esperienza di relazioni infrante o portate avanti in maniera sofferta e faticosa».

Ecco quindi, rimarca mons. Moraglia, alcune parole chiave così come evidenziate dal Santo Padre: la “dignità del matrimonio”, il “disegno di Dio” e la “famiglia come ci è stata consegnata dalla Scrittura e dalla Tradizione”. Da ciò il radicarsi della presenza e dell’azione della Chiesa non tanto nella psicologia o nella sociologia, quanto nella Parola di Dio.

«Fare discernimento – ha anche aggiunto il Patriarca – non significa ridurre il Vangelo del matrimonio ma, piuttosto, avvicinare con tenerezza e prendere per mano chi vive momenti di fragilità e giungere alla Misericordia di Gesù che – come si esprime l’apostolo Paolo – è verità nella carità (cfr. Ef 4, 15) e carità che si compiace della verità (cfr. 1Cor 13,6)».

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I nuovi diaconi/4 – Marco Zane: «La prima scintilla si è accesa vedendo il mio parroco genuflettersi»

Gente Veneta - Sab, 13/10/2018 - 16:52

Domenica 14 ottobre, alle ore 17, in Basilica di San Marco a Venezia, imporrà le mani su quattro seminaristi, ordinandoli diaconi. Gianpiero Giromella, Riccardo Redigolo, Marco Zane e Giovanni Carnio raccontano la loro vita e la storia della loro vocazione al
sacerdozio, che ora passa per la tappa del diaconato. Una veglia di preghiera, prima dell’ordinazione, si tiene sabato 13 alle ore  20.30, nella chiesa di San Giovanni Battista a Jesolo Paese. Qui di seguito la testimonianza di Marco Zane.

 

Ci sono delle cose che sembrano piccole, ma che sono ricche di significato e rimangono impresse nella mente di un bambino fino a dare una direzione alla sua vita.
Succede anche a Marco Zane: «Quand’ero piccolo, il mio parroco a San Marco Evangelista di Mestre, don Adriano Celeghin, incarnava quello che il sacerdote è. Ricordo un gesto: lui aveva un modo molto particolare di entrare in chiesa; faceva la genuflessione in modo tale che capivi perfettamente che aveva una vera fede in Gesù Eucaristia. Da bambino questa cosa l’ho notata e mi è rimasta impressa».

Marco Zane adesso ha 32 anni e fra pochi giorni verrà ordinato diacono per la Chiesa di Venezia. Ma la storia della sua vocazione ha, all’origine, anche l’immagine della genuflessione del vecchio parroco.

Gli anni dell’università contano. «Ho fatto un normale percorso di studi – racconta Marco – diplomandomi all’istituto commerciale Foscari e iscrivendomi poi a Giurisprudenza. Sono arrivato all’ultimo anno, ma non ho completato gli studi». Gli anni dell’università, però, sono stati fondamentali. Zane entra, infatti, nella Fuci e ne diviene presidente diocesano a Treviso (dove studia) e, dal 2008 al 2010, fa anche il condirettore della rivista nazionale della Federazione.

Ma è la vita universitaria, in particolare, che lo segna: «C’erano molti giovani che frequentavano la cappella universitaria. Era un gruppo numeroso, con ragazzi non solo della Fuci ma anche di Comunione e Liberazione, ma anche credenti pur non aderendo ad alcuna associazione. C’erano la messa, ritiri, momenti di adorazione… E da quel gruppo di giovani sono usciti dei sacerdoti».

Tra fede e ragione. Così, oggi, Marco Zane riconosce due radici di fondo e un importante apripista della propria vocazione al sacerdozio: «La riscoperta e l’approfondimento di un desiderio che, attraverso la liturgia, era nato in me fin da piccolo. E poi il rapporto fra fede e ragione, approfondito all’università: alcuni accenti dati da Benedetto XVI hanno influito molto sulla mia decisione vocazionale».

E l’apripista? «Don Federico Bertotto, il mio migliore amico. Della mia stessa parrocchia, siamo cresciuti insieme fin da piccoli. Poi lui è entrato in Seminario, tre anni prima di me. E questo mi ha aiutato molto».

Giorgio Malavasi

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I nuovi diaconi /3 – Giovanni Carnio: «Credevo di non avere la stoffa adatta. Poi ho provato…»

Gente Veneta - Sab, 13/10/2018 - 14:47

Domenica 14 ottobre, alle ore 17, in Basilica di San Marco a Venezia, imporrà le mani su quattro seminaristi, ordinandoli diaconi. Gianpiero Giromella, Riccardo Redigolo, Marco Zane e Giovanni Carnio raccontano la loro vita e la storia della loro vocazione al
sacerdozio, che ora passa per la tappa del diaconato. Una veglia di preghiera, prima dell’ordinazione, si tiene sabato 13 alle ore  20.30, nella chiesa di San Giovanni Battista a Jesolo Paese. Qui di seguito la testimonianza di Giovanni Carnio.

 

Giovanni è il più grande dei quattro prossimi diaconi. Ha 44 anni ed è di Favaro. Fino a sei anni fa ha fatto l’avvocato. Poi la crisi, la riflessione e la decisione. Tanto da poter dire, oggi, che il suo ingresso in Seminario non è stato precoce, ma fulmineo: «Tutto è maturato nel giro di un mese. In quel periodo ero fermo con il lavoro: ero uscito da poco da uno studio legale con cui collaboravo, come avvocato civilista».

Il problema non era però solo quello di trovare un altro studio…: «Non ero convinto che quella fosse la mia strada. La legge mi piaceva, ma esercitare la professione non corrispondeva più di tanto al mio carattere e alla mia indole, perché richiedeva una certa grinta, che spesso passava oltre certi binari etici. Senza contare che l’ambiente forense è abbastanza caotico…».

In parrocchia una frequentazione tranquilla, ma… Così inizia, per Giovanni Carnio, un veloce periodo di intenso ripensamento: «Ho iniziato a ragionare sul mio futuro con una certa ansia e preoccupazione, anche perché non ero più giovanissimo. E meditavo sul fatto che, se anche avevo sempre frequentato la mia parrocchia – una frequentazione tranquilla, con una fede che non aveva vacillato per crisi particolari – non ero neanche mai stato protagonista nella mia comunità. E mi chiedevo quali progetti avesse il Signore su di me».

Progetti su cui, fino ad allora, Giovanni non si era mai soffermato granché: «Guardandomi alle spalle, vedevo che la scelta di dedicarmi al Signore l’avevo scartata anche perché, più o meno consciamente, ritenevo di non essere capace di svolgere un ruolo di pastore. Qualcuno quest’idea me l’aveva lanciata da ragazzo: perché non fai il prete? Ma non l’ho mai preso sul serio: ritenevo di non avere la stoffa adatta».

«Fai una prova, verifica la tua vocazione…». Invece…: «Ho iniziato a chiedere aiuto», ricorda Giovanni. «E l’ho fatto rivolgendomi ad un frate del Sacro Cuore. Andavo a Messa lì, la mattina, prima di andare al lavoro, e gli ho chiesto se potevamo avere un colloquio. Lui si è reso molto disponibile e abbiamo iniziato con un rapporto di direzione spirituale. Ma il mio ingresso in Seminario è stato fatto seguendo il consiglio di don Mauro Deppieri, con cui ho avuto il colloquio decisivo. Don Mauro mi ha detto: “se tu hai questo dubbio, affrontalo, non rimandare la scelta, verifica la tua vocazione entrando in Seminario”.

Quasi un test, insomma, per capire e capirsi: «Da quel punto – sottolinea Giovanni – il percorso è stato quasi tranquillo. E comunque convinto».

Giorgio Malavasi

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