Notizie

La voce umana in dialogo con gli strumenti: il cuore della 34.a Stagione di musica da camera e sinfonica al Toniolo di Mestre

Gente Veneta - Gio, 18/07/2019 - 21:44

E’ arrivata alla sua 34. edizione la Stagione di musica da camera e sinfonica del Teatro Toniolo, frutto della proficua collaborazione tra il Settore Cultura del Comune di Venezia e l’associazione Amici della Musica di Mestre. Il calendario degli appuntamenti 2019/2020 è stato presentato questa mattina al Teatro Toniolo, alla presenza della vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, dal presidente e dal direttore artistico dell’Associazione Amici della Musica di Mestre, Giovanni Caprioglio e Mario Brunello. All’incontro sono inoltre intervenuti il dirigente del Settore Cultura, e il responsabile del Servizio Teatri del Comune di Venezia, rispettivamente Michele Casarin e Massimo Grandese.

La voce umana, in dialogo con quella di molti e diversi strumenti musicali – ha spiegato Brunello – sarà il filo conduttore della Stagione, che proporrà, da ottobre a maggio, tredici concerti con compositori e musicisti di fama internazionale.

Interpreti del canto della natura, che Vivaldi ha tradotto nelle celebri “Quattro Stagioni” e nei “Concerti per flauto”, saranno il violinista Uto Ughi e il flautista Andrea Griminelli nella serata iniziale il 29 ottobre, mentre protagonista del concerto del 9 novembre sarà la giovane soprano Nika Gori, che si esibirà insieme ai quattro sassofonisti del Signum Saxophone Quartet su musiche di Ravel, Debussy, Satie insieme a Piazzolla e Ginastera.

Torna al Toniolo anche Giovanni Sollima, in duo con il mandolinista di fama mondiale Avi Avital (19 novembre), che si esibiranno in “Radici”, in cui si intrecciano improvvisazioni, musiche tradizionali e repertorio classico, mentre il 15 dicembre salirà sul palco la star del pianoforte Arcadi Volodos, che interpreterà brani di Liszt e Schumann. Ad aprire il 2020, nel concerto del 10 gennaio, sarà il canto dell’America Latina proposto in “RumBach” da un trio d’eccezione, composto dalla violinista Veronika Eberle, il contrabbassista dei Berliner Philharmoniker Edicson Ruiz e il polistrumentista e compositore Gonzalo Grau. Il 18 febbraio Lorenza Borrani al violino, Giorgio Casati al violoncello e Alice Baccalini al pianoforte eseguiranno integralmente la prima versione del Trio op. 8 di Johannes Brahms, composta quando il musicista aveva solo 21 anni, mentre il 18 marzo il canto del violoncello spunterà tra le voci di un coro nel concerto di Mario Brunello con il Coro del Friuli Venezia Giulia in un programma musicale che darà vita ad originali incontri, da Bach alla musica contemporanea.

La cantante mestrina Sara Mingardo, insieme al Quartetto di Venezia, proporrà il 22 marzo opere di Respighi e Mahler e il 5 aprile Andrea Lucchesini, uno dei pianisti italiani più affermati sulla scena internazionale, eseguirà le ultime tre magistrali Sonate per pianoforte (op. 109, 110 e 111) di Beethoven, a 250 anni dalla nascita. Martin Frost con il suo clarinetto, insieme al pianista Vikingur Olafsson, accompagneranno il pubblico in un viaggio geografico-musicale tra le tradizioni di Islanda, Svezia, Ungheria e Romania (20 aprile). Chiuderà la Stagione l’esibizione del Coro del Teatro La Fenice di Venezia, con la direzione di Claudio Marino Moretti, il 12 maggio. Due, infine, i concerti fuori abbonamento: il primo, il 24 gennaio, con Danilo Rea in un “Tributo a Fabrizio De Andrè”, il secondo il 10 maggio con la GOM Giovane Orchestra Metropolitana, diretta da Pierluigi Piran, che coinvolge oltre ottanta studenti delle scuole medie e superiori del territorio della Città Metropolitana di Venezia. A raccontare quanto il canto sia stato fonte di ispirazione e punto d’arrivo nella musica di tutti i tempi ci sarà, come nella passata stagione, Giovanni Bietti, pianista, compositore, scrittore e grande divulgatore di musica, in tre serate assieme a Rea, Borrani e Lucchesini.

Diverse le tipologie di abbonamenti e biglietti proposte:
- abbonamento ad 11 concerti (i concerti di Danilo Rea e della GOM sono fuori abbonamento ma è previsto un prezzo di favore per gli abbonati che al momento dell’acquisto dell’abbonamento vorranno acquistare il biglietto per questi ulteriori due concerti)
- mini abbonamento a 3 concerti speciali arricchiti dalla narrazione di Giovanni Bietti (concerto del trio Lorenza Borrani, Giorgio Casati ed Alice Baccalini + concerto di Andrea Lucchesini + concerto di Danilo Rea).

“Il Teatro Toniolo – ha concluso Colle – ha dato e continua a dare molto alla città. L’evoluzione culturale di cui è stato protagonista negli anni, anche attraversando periodi di difficoltà, sta portando i suoi frutti, di cui tutti possiamo beneficiare”.

Per maggiori informazioni e per il calendario completo degli appuntamenti visita il sito www.comune.venezia.it

Categorie: Notizie

Comune di Venezia, adesso è permesso agli ispettori ambientali di fare una foto o un video a chi abbandona i rifiuti o fa la differenziata scorretta

Gente Veneta - Gio, 18/07/2019 - 21:36

Se qualcuno vi fotografa o vi fa un video mentre buttate i rifiuti nei cassonetti o, peggio, li “dimenticate” fuori, non fa una cosa illecita. Perlomeno se è un ispettore ambientale.

Da stasera, infatti, in forza del regolamento che è stato modificato con voto del Consiglio comunale di Venezia, è consentito «agli agenti accertatori – così è scritto – di avvalersi, nel rispetto della vigente normativa per la protezione dei dati personali, di apparecchiature fotografiche e strumenti di videosorveglianza, sia fissi che mobili, per prevenire, accertare e reprimere illeciti derivanti dall’utilizzo abusivo di aree impiegate come discariche di materiali e di sostanze pericolose, nonché per il mancato rispetto delle disposizioni concernenti la normativa per lo smaltimento dei rifiuti».

Nonostante il miglioramento della gestione dei rifiuti urbani, infatti, e nonostante la campagna di informazione sul corretto conferimento degli stessi e i controlli attuati da parte degli organi di vigilanza, è emerso che permane la problematica relativa all’abbandono dei rifiuti e del mancato rispetto di quanto disciplinato dal Regolamento e dalle ordinanze in materia.

Perciò una foto o un video aiuteranno i controllori a incastrare i fuarbastri. E a sanzionarli.

Categorie: Notizie

Tarquinio (Avvenire) a Jesolo: ««Il buon governo si costruisce con la concordia»

Gente Veneta - Gio, 18/07/2019 - 15:17

Serata di festa – tra bellezza, arte ed attualità – con il quotidiano Avvenire mercoledì sera a Jesolo Lido, prima con la messa presieduta dal Patriarca Francesco Moraglia nella chiesa parrocchiale di S. Maria Ausiliatrice (comunità guidata da don Lucio Cilia e da cui è nata l’iniziativa) e poi con l’evento all’aperto in Piazza Marconi. “Da Giotto a Lorenzetti. La tirannia e il buon governo” è stato il filo conduttore dell’incontro con il professor Roberto Filippetti impegnato ad evidenziare gli straordinari elementi rivelatori di tre capolavori del Trecento: il ciclo realizzato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, la “Maestà” di Simone Martini e gli affreschi su “Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo” di Ambrogio Lorenzetti, queste ultime due opere conservate a Siena nel Palazzo Pubblico.

Nel dibattito coordinato dal giornalista Giovanni Gazzaneo (coordinatore del mensile “Luoghi dell’infinito”) è intervenuto il direttore di Avvenire Marco Tarquinio: «Il buon governo si costruisce con la concordia che non è solo tra forze politiche, ma tra i cittadini e i reggitori protempore della cosa pubblica, che non sono mai padroni della democrazia. Si deve mantenere un patto saldo con i cittadini perché la prima concordia è quella tra le attese delle gente e ciò che i politici realizzano a servizio delle persone. Il buon governo si costruisce col rispetto reciproco: la gente va servita dalla politica, non ci si serve mai della gente».

Le conclusioni della serata, seguita da alcune centinaia di persone (tra residenti e turisti), sono state affidate al Patriarca. «L’arte ci aiuta a cogliere la verità – ha osservato fissando l’attenzione sul tiranno raffigurato da Lorenzetti -. Il tiranno è dipinto strabico, non vede bene e non riesce a cogliere la realtà. Si è parlato di bene comune e bene proprio. Ecco, il tiranno pensa che lui può essere felice da solo, mentre vera felicità è capire che la mia felicità è parte della felicità degli altri». (A.P.)

Categorie: Notizie

Nuovo test per scoprire il tumore del pancreas. Per la ricerca contributo determinante dell’università di Verona

Gente Veneta - Mer, 17/07/2019 - 21:32

Un nuovo test in grado di discernere tra cisti benigne e maligne del pancreas grazie all’intelligenza artificiale. L’annuncio di questa nuova tecnologia disponibile nella lotta contro i tumori è stat fatto oggi a Edimburgo. Ma un contributo determinante alla scoperta è stato dato dalla ricerca sanitaria veneta, in particolare da quella condotta all’università di Verona.

“Mi congratulo col direttore del centro ARC-Net dell’ateneo scaligero, professor Scarpa e con tutti i suoi collaboratori», afferma il presidente del Veneto, Luca Zaia – così come con i professionisti del Don Calabria di Negrar, altra componente veneta del progetto di studio. Più le malattie sono subdole, più bisogna non abbassare la guardia. I cittadini veneti sanno qual è l’alto livello qualitativo dei nostri servizi per la cura in campo oncologico; oggi hanno un’ulteriore conferma anche di quali vette sono protagoniste le nostre strutture anche nella ricerca».

Sempre di oggi la notizia che anche l’Università di Padova ha dato un contributo determinante, insieme ad altri atenei internazionali, nell’individuazione di otto varianti genetiche associate all’anoressia nervosa: «Congratulazioni – dice Zaia – anche ai protagonisti di questa ricerca».

Categorie: Notizie

Nuovo test per scoprire il tumore del pancreas. Per la ricerca contributo determinante dell’università di Verona

Gente Veneta - Mer, 17/07/2019 - 21:23

Un nuovo test in grado di discernere tra cisti benigne e maligne del pancreas grazie all’intelligenza artificiale. L’annuncio di questa nuova tecnologia disponibile nella lotta contro i tumori è stat fatto oggi a Edimburgo. Ma un contributo determinante alla scoperta è stato dato dalla ricerca sanitaria veneta, in particolare da quella condotta all’università di Verona.

“Mi congratulo col direttore del centro ARC-Net dell’ateneo scaligero, professor Scarpa e con tutti i suoi collaboratori», afferma il presidente del Veneto, Luca Zaia – così come con i professionisti del Don Calabria di Negrar, altra componente veneta del progetto di studio. Più le malattie sono subdole, più bisogna non abbassare la guardia. I cittadini veneti sanno qual è l’alto livello qualitativo dei nostri servizi per la cura in campo oncologico; oggi hanno un’ulteriore conferma anche di quali vette sono protagoniste le nostre strutture anche nella ricerca».

Sempre di oggi la notizia che anche l’Università di Padova ha dato un contributo determinante, insieme ad altri atenei internazionali, nell’individuazione di otto varianti genetiche associate all’anoressia nervosa: «Congratulazioni – dice Zaia – anche ai protagonisti di questa ricerca».

Categorie: Notizie

Lido di Venezia: è morto Mauro Plevani, una vita di passione civile e per la Chiesa

Gente Veneta - Mer, 17/07/2019 - 10:34

Ad animare la messa ci sarà anche il “suo” coro. Verranno celebrati venerdì 19, alle 10.30, nella chiesa di Sant’Antonio al Lido, i funerali di Mauro Plevani, morto domenica 14 all’età di 75 anni.

In molti hanno sottolineato che la morte, proprio nel giorno di San Camillo de Lellis, patrono degli ammalati e degli operatori sanitari, pare non essere una semplice casualità. Negli ultimi quattro anni, caratterizzati da grande sofferenza, lunghi ricoveri e una sfortunata serie di coincidenze negative, Plevani è stato un esempio prezioso anche nel modo di affrontare la sofferenza.

Pensava sempre agli altri, prima che a se stesso, nonostante i gravi problemi con cui doveva lottare e convivere e aiutava, per quanto le forze gli concedevano, gli altri che con lui condividevano questa fase difficile della vita. Fino all’ultimo non ha perso la speranza la voglia di guardare al futuro, e la passione per un impegno civico a vantaggio del suo Lido, oltre a una genuina passione politica, prima militando tra i Socialisti, poi come iscritto del Partito Democratico. E anche il fatto che la sua ultima uscita pubblica sia stata il 26 maggio, proprio per adempiere il diritto – dovere del voto, in occasione delle ultime elezioni europee, pare essere stato un altro segno prezioso della grande lezione che lascia in eredità alla sua famiglia e agli amici.

«Per me papà è una persona meravigliosa, un punto di riferimento imprescindibile – ricorda profondamente commossa la figlia Marta – senza di lui non ce l’avrei mai fatta nella complessità della vita. Eravamo complici anche nel sostenerci a vicenda. Mi ha insegnato moltissimo, in particolare la capacità di saper valorizzare la parte buona e bella delle persone, senza mai giudicare o portare rancore verso eventuali torti subiti».

In parrocchia a Sant’Antonio era molto attivo, stimato e benvoluto. Partecipava al gruppo di catechesi per adulti e il suo orgoglio era il coro, che animava le liturgie, di cui faceva parte. E proprio il coro era stato a trovarlo, alcuni anni fa, per animare la messa in ospedale durante il suo ricovero.

Lui, appena rientrato a casa, aveva ripreso il suo posto, nel coro, arrivando in chiesa, con il deambulatore che lo sosteneva, con grandi sforzi pur di non mancare. Dal punto di vista lavorativo è stato, fino alla pensione arrivata dopo il 2010, funzionario del Provveditorato al Porto di Venezia (oggi Autorità di Sistema portuale di Venezia e Chioggia), come capoarea della Sicurezza.

Mauro Plevani lascia la moglie Armanda, la figlia Marta, con Esteban, e gli adorati nipotini Giacomo e Anita. (L.M.)

Categorie: Notizie

Amerigo Restucci è il nuovo presidente dell’Istituto regionale Ville venete

Gente Veneta - Mar, 16/07/2019 - 13:07

Amerigo Restucci è stato nominato alla guida dell’Istituto regionale per le Ville venete. «Il suo curriculum e il suo solidissimo bagaglio culturale – sottolinea il presidente del Veneto, Luca Zaia – sono la migliore garanzia per una presidenza propositiva, incisiva e di rilancio dello straordinario patrimonio culturale e monumentale lascito della Serenissima».

Zaia si complimenta con il professor Restucci, già rettore dell’Università Iuav di Venezia, oggi Procuratore di San Marco e, in qualità di componente del Consiglio superiore del Ministero dei Beni Culturali, artefice di importanti interventi di restauro come la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, Ponte Sisto a Roma, la Reggia di Caserta e la basilica del Santo di Padova.

«Il Veneto gli particolarmente è grato – sottolinea Zaia – anche per aver sapientemente coordinato il lavoro scientifico di preparazione del dossier che ha candidato le colline del Prosecco a Patrimonio dell’Umanità, intuendo nel valore distintivo del paesaggio il punto di forza per ottenere a Baku la prestigiosa iscrizione».

Categorie: Notizie

Gli escursionisti del Coordinamento Mestre Montagne sull’Ortigara, dove 30mila soldati persero la vita in diciannove giorni

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 21:29

«Assieme camminavano, mano nella mano; poi un giorno arrivò la cartolina e tutto cambiò. In branda la sognava di averla accanto come un angelo in bianco. A mezzanotte suonava l’allarmi e al confine gli tocca di andare e sotto la mitraglia gli tocca avanzare e quel sogno d’amore si infranse per sempre».

E’ il testo di una canzone alpina. E chissà quanti, tra quei giovani – che nel giugno del 1917 lì sull’Ortigara e sui fronti della guerra impietosa e crudele che sconvolse il mondo intero – avevano lo stesso sentimento.

Ogni sasso, anfratto, avvallamento, buca, racconta una storia terribile, un massacro ove quasi trentamila italiani e austro-ungarici persero la vita in appena 19 giorni e in 2000 metri di brulla pietraia sull’Ortigara, non a caso chiamato il calvario degli alpini e non solo, ma anche bersaglieri, artiglieri, soldati di tutte le armi.

La salita al Cippo italiano sull’Ortigara (giro A) e alla Cima Caldiera (giro B) attraversando l’area monumentale e sacra agli alpini, sapientemente sistemata dall’Ecomuseo della Grande Guerra, i quasi sessanta escursionisti l’affrontano pressoché in silenzio, sapendo di essere in un vasto cimitero di guerra.

L’escursione, organizzata dal Coordinamento Mestre Montagne ha visto la partecipazione dei soci del Club Alpino Italiano, Trekking Italia, Giovane Montagna e Polisportiva Arcobaleno di Trivignano, suddivisi in due gruppi. Quello guidato da soci Cai, è salito al monte Ortigara (quota 2015 metri) attraversando il Pozzo della Scala, luogo ove gli alpini si concentravano prima dell’assalto; l’altro, guidato da un socio della GM e TI, è salito a Cima Caldiera (quota 2124) percorrendo le trincee italiane.

Entrambi i gruppi hanno osservato un momento di raccoglimento mentre i tuoni dell’imminente temporale si avvicinavano. Prima di lasciare Cima Caldiera e scendere al rifugio Cecchin al Lozze, i presenti hanno recitato la preghiera, proposta dalla Giovane Montagna, associazione di ispirazione cattolica, chiedendo al “Signore di ricordare gli amici scomparsi e chi ha chiuso la giornata terrena sui monti”, rendendo omaggio quindi anche a tutti quei soldati che non tornarono a casa.

La giornata di montagna si è conclusa al rifugio G. Cecchin (medaglia d’oro al valor Militare), gestito dall’ANA di Marostica, con una bella bicchierata. Il temporale che si era annunciato più volte, stufo di aspettare, ha colto tutti sulla via del ritorno con un vento impetuoso, ma ormai era si era già all’interno del pullman.

Alberto Miggiani

Categorie: Notizie

Dal “mi piace” al “mi impegno”: la marcia in più dei ragazzi di Murano dopo il camposcuola a Cima Grappa

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 21:16

Domenica si è concluso, dopo cinque giorni a Cima Grappa, il campo del MiniKayros, cioè dei ragazzi del dopo cresima di Murano. Ispirandosi al film Jumanji e attraverso le avventure dei personaggi, interpretati dagli animatori e raccolte in un video fatto appositamente, i ragazzi, guidati dalla Parola di Dio, hanno percorso il sentiero che ha toccato i temi del limite, del giudizio, dei talenti, per arrivare domenica ad ascoltare la parabola del Buon Samaritano e sentirsi dire “va’ e anche tu fa’ così”.

«Loro, tutti loro – aggiunge il parroco, don Luca Biancafior – possono fare la differenza e cambiare le cose trasformando la fragilità in forza, i dubbi in certezze, il “mi piace” in “mi impegno”, perché l’amore di Dio sostiene e corregge tutti».

Assieme ai ragazzi, gli animatori Alessandro, Francesca, Marco, Beatrice, Elisa e don Luca hanno vissuto giorni intensi di relazioni belle, di preghiera e di gioco. L’ultima sera i più grandi hanno salutato il gruppo, pronti ad iniziare una nuova esperienza nel gruppo del Kayros.

Categorie: Notizie

Presentata la “piastra” che collegherà Mestre e Marghera. Progetto esecutivo tra un anno

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 16:48

Siglato stamattina a Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia, l’accordo di programma per la nuova stazione di Mestre con la costruzione della piastra sopraelevata e la riqualificazione delle aree adiacenti, in particolare sul lato di Marghera. Presenti il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’amministratore delegato di FS Sistemi Territoriali Umberto Le Bruto nonché l’architetto Elena Sciliberto e l’avv. David Morganti della Cevid, gruppo Salini-Impregilo, che ha curato il progetto.

Per il programma definitivo dei lavori con progetto esecutivo se ne parlerà però tra un anno; idem per una quantificazione esatta dei costi anche se il sindaco Brugnaro ha anticipato che l’opera avrà un valore indicativo di alcune centinaia di milioni di euro, senza contare l’indotto che graviterà attorno all’opera, cosa che farà da volano alla crescita della città.

Lo scopo principale del progetto evidentemente è quello di superare la spaccatura tra Mestre e Marghera. Fra gli obiettivi la realizzazione di un nuovo quartiere, con funzioni miste, in via Ulloa, con un grande parco pubblico; ️la creazione di una luminosa “passeggiata” che collegherà, sopra i binari, Marghera a Mestre; il ridisegno della Stazione e del piazzale antistante, lato Mestre; l’ampliamento del Parco Piraghetto. Il primo cittadino ha preannunciato anche l’intenzione di applicare delle luci a pavimento e dei colori sugli alberi su alcune strade dal centro di Mestre (dovrebbe essere sicura via Cappuccina) al centro di Marghera per unirle idealmente e non solo.

Come detto, l’elemento centrale del progetto sarà la piastra sopra la stazione, nella cui parte sottostante troveranno spazio anche realtà commerciali. Ma è soprattutto dal lato di Marghera che è previsto un ampio lavoro di trasformazione con l’area prossima ai binari che ospiterà un parcheggio, strade di accesso e due torri a uso alberghiero e residenziale.

Il sindaco Brugnaro ha voluto ringraziare anche Autostrade, seppure non presente all’incontro, per aver concesso che il fronte stazione nel lato di Marghera possa essere accessibile direttamente dalla tangenziale senza doversi addentrare nel meandro di strade e rotonde urbane. E’ proprio all’uscita dalla tangenziale che sarà costruito il citato parcheggio che avrà una capienza di 700 posti su una superficie di 2600 mq. L’area poi sarà arricchita anche da un parco di 30 mila mq.

Marco Monaco

Categorie: Notizie

Il 35% degli incidenti mortali sul lavoro è con il trattore. Confagricoltura Venezia: «Regione e Inail ci aiutino con contributi e bandi accessibili»

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 14:55

Una vera emergenza: troppi agricoltori finiscono stritolati dai trattori sui campi. Secondo i dati Inail, dal 2015 al 2018, in Veneto, gli infortuni mortali sul lavoro sono stati in totale ben 193. Tra questi, ben 77 incidenti – circa il 35% – sono avvenuti nel settore agricolo, 5 nel Veneziano (uno nel 2015, uno nel 2016 e ben 3 nel 2018). Si tratta di un’emergenza di settore che si inserisce in un tendenziale aumento degli infortuni sul lavoro in tutti i settori più a rischio.

Perciò da Confagricoltura Venezia si alza un appello alla Regione Veneto: stanziare fondi per ammodernamento e messa a norma delle macchine agricole. Giulio Rocca, presidente di Confagricoltura Venezia, afferma: «Si rende necessario intervenire sulle macchine agricole con misure di ammodernamento e messa a norma. A questo scopo mi rivolgo direttamente alla Regione Veneto: chiediamo che vengano messi a disposizione degli agricoltori fondi specifici destinati ad opere di messa a norma e aggiornamento per rendere sicuri parco macchine ed attrezzature. Occorre fermare queste morti terribili e inutili».

Rocca segnala anche che i bandi indetti dall’Inail sono di fatto inaccessibili per molte aziende. Un motivo in più, anche per l’istituto, di modificare procedure e modalità d’accesso.

Categorie: Notizie

Mira, mercoledì uno sportello per dare informazioni alle associazioni sulla riforma del terzo Settore

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 12:57

Mercoledì 17 luglio, dalle ore 15 alle 18, presso l’Arcipelago Progetti di via Borromini, a Mira, il Csv – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Venezia sarà presente con uno sportello per fornire informazioni, supporto e assistenza alle Associazioni cittadine in ordine alle modifiche richieste dalla riforma del Terzo Settore. Seguiranno, in autunno, altri incontri.

Categorie: Notizie

Chirignago: un pugno e schiaffi a don Roberto Trevisiol da giovani vandali

Gente Veneta - Lun, 15/07/2019 - 09:32

Prima un pugno. Poi due ceffoni che gli rompono gli occhiali. E poi insulti, volgarità e vandalismi. Ad essere vittima di tanta violenza – verbale e fisica – è don Roberto Trevisiol, parroco di Chirignago.

Il racconto di quel che è successo lo fa lui stesso nel foglio parrocchiale “Proposta”: «Questa settimana – racconta – ho avuto a che fare con le volanti della polizia più di tutti gli ultimi cinque anni. Mentre ero al campo sono stato avvertito da chi usava il campetto che di notte giovani vandali ne avevano fatte di tutti i colori rompendo, sporcando, tentando di entrare nella struttura, costruendo con i tavoli una torre per salire sul tetto e salendovi facendo dei danni sui “coppi”. Tornato a casa ho chiamato il 113 che ha mandato una pattuglia per informarsi della situazione. Nel tardo pomeriggio, appena concluse le attività di chi in quel momento stava usando il luogo, sono entrati gli stessi che avevano fatto i loro comodi nei giorni precedenti, cominciando subito con l’opera di devastazione. Avvertito, sono intervenuto di corsa, ho chiamato fuori i vandali, li ho aspramente rimproverati, e mentre qualcuno chiamava la polizia ne ho seguito uno, apparentemente il capo, per non permettergli di dileguarsi. Naturalmente quello mi insultava perché lo seguivo e ad un certo momento, con gli occhi fuori dalle orbite, con un ghigno da straduro, per incutermi paura mi ha gridato: “ma sai che io sono serbo!” Ho dovuto presentare un esposto presso il commissariato di Marghera e l’ho fatto nel pomeriggio di giovedì».

Ma è solo il preludio: «Poche ore dopo vengo di nuovo chiamato perché ci sono altri ragazzi dentro il campetto che in quell’ora è chiuso. Li chiamo fuori e li rimprovero e subito uno, il capetto di turno, mi colpisce con un pugno. Chiamo il 113 e decido anche questa volta di seguire il tizio per evitare che si dilegui e chi s’è visto s’è visto. Dalla piazza arrivo fino a via Marovich tra insulti del tipo: “prete pedofilo di merda, non rompermi i co…” e via così. Poiché continuo a seguirlo mi grida: “ma sai che vengo dall’Albania!” (per dire: sta’ attento) e poi all’improvviso mi colpisce con due potentissimi ceffoni che mi rompono gli occhiali e mi fanno perdere una lente».

Una violenza inaudita solo perché il sacerdote ha “preteso” di difendere i beni della parrocchia e il rispetto di regole minime di convivenza.

«Finalmente – continua don Roberto – arrivano gli agenti (a proposito: un grande, grandissimo complimento a questi ragazzi che si sono dimostrati in tutti gli interventi di una professionalità incredibile: calmi e fermi, capaci di gestire i fatti come se da sempre lo avessero fatto: bravi) e solo allora ritorno a casa. Dico: ma è possibile che dei ragazzini possano fare quello che vogliono in casa d’altri, possano offendere con un linguaggio che fino a poco tempo fa non apparteneva nemmeno alla suburra, che possano picchiare il parroco settantenne e, per legge, debbano rimanere impuniti? Di fronte a questi fatti si può: 1) Essere buonisti e dire: poveri ragazzi… 2) Essere codardi e guardare da un’altra parte… 3) Essere determinati a chiedere il rispetto per sé e per tutti, anche a costo di essere minacciati, offesi ed alla fine bastonati. Io sto per la terza opzione».

Categorie: Notizie

Cinque morti, a Jesolo, in due incidenti stradali nella notte tra sabato e domenica

Gente Veneta - Dom, 14/07/2019 - 16:09

Cinque morti sulle strade, nella notte tra sabato e domenica, a Jesolo. L’incidente più tragico ha portato via quattro giovani, tra i 22 e i 23 anni, residenti nei dintorni di San Donà di Piave, dopo che la loro auto è finita in un canale a Ca’ Nani. Nella vettura erano in cinque: una ragazza si è salvata.

L’incidente è avvenuto lungo la strada regionale 43; l’automobile è precipitata nel canale che corre di fianco all’arteria stradale. Si sta indagando sulle ragioni del tragico sinistro; si parla di una vettura che, ad altissima velocità, avrebbe toccato l’auto dei cinque giovani, facendo perdere il controllo a chi la guidava.

Nelle stesse ore un altro tragico evento: un infermiere di 28 anni, originario di Ascoli Piceno e da tempo dipendete dell’ospedale di San Donà di Piave, è morto nello scontro della sua autovettura contro un platano.

«Mai Jesolo aveva vissuto negli ultimi decenni una tragedia di queste proporzioni che assume un peso ancora più pregnante vista la giovane età delle persone coinvolte», è il cordoglio del sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia. «Esprimo il cordoglio, forte e sentito, di tutta la città di Jesolo alle famiglie di questi ragazzi in un momento così difficile e chiedo che sia rispettata la loro lprivacy. Un pensiero di vicinanza lo rivolgo poi non solo come sindaco ma ancor più come padre. È un dolore grande che ci fa riflettere per il quale proporrò alla Giunta che si riunirà in seduta straordinaria domani, di indire il lutto cittadino».

Nel rispetto del dolore delle famiglie dei giovani rimasti vittime del tragico incidente stradale avvenuto la scorsa notte e del lutto delle comunità, anche il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha annullato tutti gli impegni previsti a Jesolo nella giornata di lunedì.

Categorie: Notizie

Grandinata: danni alle campagne di mezza provincia di Venezia. Colla (Coldiretti): «Bisogna assicurare le colture»

Gente Veneta - Dom, 14/07/2019 - 12:44

Solo il sud della provincia di Venezia si è salvato ieri, nel tardo pomeriggio, dalle violente grandinate che hanno colpito ancora una volta duramente le campagne. Partendo dal portogruarese a Summaga, Cessalto, San Stino fino a  Martellago, Scorzè l’effetto visivo di ieri pomeriggio era di un manto di neve caduto in abbondanza.

Un grappolo d’uva dopo la grandinata di ieri sera

Colpite le colture in campo, dai seminativi: rotte le foglie della soia e il mais che proprio in questi giorni stava iniziando a fiorire. Ma anche i vigneti, frutteti e orticole, facendo salire il conto dei danni nelle campagne in un’estate anomala segnata da eventi metereologici estremi. “Per gli agricoltori diventa sempre più indispensabile  assicurare il proprio reddito per far fronte a questi eventi violenti sempre più frequenti in cui in pochi minuti si vede sfumare il lavoro dell’intero anno», afferma il presidente di Coldiretti Venezia Andrea Colla.

Le tempeste di luglio confermano le anomalie di un 2019 che – riferisce la Coldiretti – è stato segnato dai primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato ed un mese di giugno tra i più caldi ed ora si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude la Coldiretti – si evidenzia con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi esorbitanti, tra perdite della produzione agricola e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Categorie: Notizie

Ermes, uno degli ultimi macellai a Venezia: «L’umanità in negozio ripaga»

Gente Veneta - Dom, 14/07/2019 - 07:53

«Amo questa città, costruita da uomini che hanno avuto un’intelligenza come pochi al mondo. E noi dovremmo avere per lei lo stesso rispetto che si ha quando entriamo in un museo, per lasciarla ai posteri meglio di come l’abbiamo ricevuta. Ma ciò che le sta accadendo è l’esatto opposto».

Ermes Gaetani parla così di Venezia – dove ha il «privilegio» di lavorare – con gli occhi lucidi e una punta d’amarezza nel cuore. Classe 1961, nato a San Stino di Livenza e residente a Spinea, è ormai uno dei pochi macellai rimasti nella città lagunare. Una quindicina sparsi tra i vari sestieri – dice – quando un tempo, che sembra davvero descrivere tutta un’altra storia, la stessa cifra la si registrava solo a Cannaregio. Un altro mondo, insomma, che non può non essere ricordato senza un pizzico di nostalgia. Parliamo degli anni ‘80 e nello specifico del Rio Terà San Leonardo o meglio, dell’area compresa tra l’ex Cinema Italia (dove ora c’è un supermercato) e la cosiddetta “Baia del re”, dove di macellerie ne sono rimaste soltanto 3. Attività che via via hanno chiuso i battenti intorno all’‘85, senza riaprire più. Una saracinesca abbassata dietro l’altra, segno di un cambiamento inesorabile le cui conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Ermes Gaetani ripercorre il proprio percorso lavorativo dagli esordi, quand’era ragazzo. Dopo due anni di superiori ha abbandonato gli studi, intraprendendo quest’attività un po’ per caso. Il primo posto di lavoro l’ha ottenuto a 16 anni, in una macelleria di Mestre, a cui ne è seguito uno al Lido (periodo importante per la sua formazione) e a Venezia, dove gli Zardinoni avevano più botteghe. E proprio nell’‘81 ha cominciato a lavorare come dipendente in quella che cinque anni dopo è diventata a tutti gli effetti la sua macelleria. Situata al civico Cannaregio 1331, ai piedi del ponte delle Guglie, lì si vendeva carne già nel dopo guerra. «Sono un lavoratore autonomo dall’‘86 – spiega – con due dipendenti. Lavoriamo tra le 40 e le 45 ore a settimana, compreso il sabato, aprendo il negozio al pubblico dalle 7 alle 13.30».

Un mestiere che Ermes definisce duro e che per funzionare l’ha portato a tanto impegno e a qualche rinuncia. Come una vacanza o più tempo libero da trascorrere con la moglie e le due figlie. Ma ne è convinto: rifarebbe ogni cosa. «La chiave di tutto? Perseveranza e voglia di fare», dice, soffermandosi su quegli aspetti che hanno messo in crisi il “suo” mondo e, più in generale, quello della piccola impresa. «La grande distribuzione, la globalizzazione, ha ucciso i “piccoli”. Penso a chi ha concentrato grosse ricchezze nelle mani di poche persone, distruggendo così una “diversità” che qui in città era una ricchezza. Una volta c’erano negozi di ogni tipo mentre ora ve ne sono di tutti uguali: un errore gravissimo».

Senza considerare le problematiche legate ai nuovi adempimenti burocratici che comportano un impegno sempre più gravoso e un ricambio generazionale fondamentale per la sopravvivenza di un’attività come la sua. Certo, l’“era vegana” e le campagne degli ultimi anni contro un consumo eccessivo di carne hanno portato ad una diminuzione delle vendite. Ma la vita da macellaio Ermes la consiglierebbe, a garanzia di una soddisfazione sia professionale che economica.

«L’aspetto più bello che ricorderò anche quando sarò in pensione? Quello umano, ossia il rapporto con il cliente (il turista rappresenta solo un 5%), seguito nel tempo nelle sue vicende personali. Una parola e un sorriso scambiati con chi entra è qualcosa che un supermercato non può offrirti. Venezia, in fondo, sta morendo proprio perché sta venendo a mancare questo, il sentimento. E se i politici non capiranno cosa sta accadendo davvero, la situazione non cambierà mai».
Marta Gasparon

 

Categorie: Notizie

Francesco Morosini, l’ultimo grande soldato della Serenissima: una mostra a Venezia, a 400 anni dalla nascita

Gente Veneta - Sab, 13/07/2019 - 21:21

C’è anche la sezione di poppa di una galea veneziana del XVII secolo, sormontata da un grande fanale da galea proveniente dalle collezioni Morosini. È uno degli oggetti esposti per la la mostra “Francesco Morosini in guerra a Candia e in Morea”, inaugurata a Venezia nell’ambito delle manifestazioni celebrative dei 400 anni dalla nascita di Francesco Morosini, doge e condottiero della Serenissima.

L’esposizione è allestita in Palazzo Corner Mocenigo di campo San Polo, sede del Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza.

Sono esposti, tra l’altro, un ciclo di tele settecentesche sulle campagne militari di Candia e di Morea, vero e proprio racconto per immagini, restaurate per l’occasione, nonché armi, cimeli, documenti storici e molte curiosità inedite, come le insegne di comando turche, due rari cannoni ottomani, alcuni strumenti musicali della banda dei giannizzeri, manuali e mappe militari dell’epoca, un ordine di operazioni per l’armata navale e l’originale del dispaccio munito di firma autografa, con cui Francesco Morosini annuncia al Senato della Repubblica la presa di Atene, messi a disposizione dal Museo Correr, dall’Archivio di Stato di Venezia, dalla Fondazione Giorgio Cini e da collezioni private mai esposte al pubblico.

Documenti militari originali, modelli navali e di fortezze, trofei, armi sottratte agli ottomani tratteggiano l’uomo di guerra e le sue imprese, specie la conquista del Peloponneso. Ritratti, monete, medaglie, pubblicazioni elogiative evocano l’aura mitica che avvolse ancora in vita l’ammiraglio-doge, ultimo eroe veneziano.

Francesco Morosini, nato a Venezia nel 1619 e morto nel 1694 in Morea, a Nauplia (Napoli di Romania), ben rappresenta il suo tempo e questi avvenimenti, ultima vera espressione della potenza veneziana nel Mediterraneo. Avviato, neanche ventenne, alla carriera sul mare, ascese rapidamente sino all’apice tutti i gradini della carriera nella flotta della Serenissima, trascorrendo in guerra la gran parte della sua esistenza. Acclamato doge all’unanimità nel 1688 per i meriti acquisiti e destinatario per le sue imprese di onori e riconoscimenti mai visti in precedenza, fu per ben quattro volte capitano generale dell’esercito della Repubblica a Candia e in Morea, l’ultima delle quali congiuntamente alla carica dogale, caso unico nella storia della Repubblica.

La Repubblica di Venezia fu impegnata infatti, nel Seicento, in due importanti conflitti nel Mediterraneo. La guerra per la difesa di Creta (Candia), tra il 1644 e il 1669, terminò con la sconfitta dei veneziani e la perdita dell’isola, un territorio che le apparteneva da 450 anni e che rappresentava un luogo di fondamentale importanza nelle rotte marittime verso Levante.

La seconda campagna (1684-1699) fu invece offensiva e portò Venezia alla conquista di gran parte del Peloponneso, la Morea. Il nuovo Regno fu considerato da molti l’inizio di una possibile riconquista dell’antico potere, ma il sogno ebbe vita breve, poiché la Morea fu persa solo pochi anni dopo, tra il 1714 e il 1718.

Per il pubblico la mostra resterà aperta fino al 5 novembre per visite gratuite il sabato e la domenica, con orario 10–13.30 e 14.30–18. Saranno comunque possibili visite programmate per gruppi e scolaresche negli altri giorni della settimana.

Categorie: Notizie

Mestre, nella chiesa di San Paolo il quaderno di preghiere che supera Whatsapp

Gente Veneta - Sab, 13/07/2019 - 06:24

Dal 2015, nella chiesa di San Paolo, all’ingresso, chi entra trova un quadernone su cui scrivere un pensiero, una preghiera, un ricordo, secondo una tradizione che forse appartiene più alle nostre chiesette di montagna che non a una chiesa di città.

Tanti i pensieri, ognuno con una grafia diversa, qualcuno firma, qualcuno no. Spesso le scritte sono oblique come fossero frutto di un pensiero nato all’improvviso, desideroso di essere trascritto senza regole, in velocità. C’è chi chiede sostegno in un momento difficile, per una assenza che pesa come un macigno, chi ringrazia Dio per ciò che ha ricevuto, per una nascita, per un lavoro finalmente trovato… E poi ci sono le frasi dei bambini, i ricordi dei loro nonni, e poi tanti disegni, a volte più scarabocchi.

E anche pensieri che testimoniano eventi concreti, circoscritti, vissuti non da una persona singola ma da una comunità intera e che vogliono essere essi stessi traccia di un passaggio, di un ricordo, a volte difficile da accettare. Preghiere sono rivolte alla Madonna del buon consiglio, la cui immagine accompagna da sempre la comunità di San Paolo e anche il “discepolo delle genti” riceve preghiere accorate.

Scorrendo le pagine del quadernone, si scorgono riflessioni seguite da considerazioni, commenti e incoraggiamenti, in un crescendo tipico dei gruppi whatsapp, versione questa volta cartacea – a testimoniare che ancora la carta e la penna sono ottimi sistemi per comunicare.

Antonella Ruggieri

Categorie: Notizie

Banda giovanile “Giuseppe Sinopoli” e “Giovane Orchestra Metropolitana”: concerto in piazza a Marghera

Gente Veneta - Ven, 12/07/2019 - 20:33

Nell’ambito del programma di “Marghera Estate” nella serata di giovedì 4 luglio l’arena di piazza Mercato si è riempita di spettatori per il concerto della Banda musicale giovanile “Giuseppe Sinopoli”, nata nel 2013 all’interno dell’Istituto Comprensivo “Filippo Grimani”, per dare continuità e opportunità agli studenti del Progetto musicale dell’aggregata scuola media “Einaudi”.

Dopo il saluto dell’assessore comunale Simone Venturini, diretta dal maestro Francesco Corso, la banda si è esibita nel racconto musicale con voce narrante “Arriva Frankie!”. Nella seconda parte della serata il programma musicale è continuato con la “Giovane Orchestra Metropolitana”, fondata nel 2015 dal Comune di Venezia e diretta dal maestro Pierluigi Piran. In conclusione di serata un esperimento riuscito: le due orchestre hanno eseguito insieme un brano musicale.

Gino Cintolo

Categorie: Notizie

Da albergo a nuova casa dello studente per 87 universitari fuori sede: presentato il progetto a Marghera

Gente Veneta - Ven, 12/07/2019 - 17:39

Sarà dedicata a una donna veneziana, Cassandra Fedele, umanista, nata nel 1465 e vissuta 93 anni, la nuova residenza universitaria Esu di via Fratelli Bandiera 74 a Marghera. La struttura, chiusa da 13 anni per problemi di sicurezza, verrà completamente ristrutturata grazie a un cofinanziamento del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e potrà tornare alla sua completa funzionalità.

Il progetto di riqualificazione, ammesso al IV bando della Legge 338/2000, espressamente dedicata al finanziamento degli interventi di edilizia residenziale studentesca, è stato presentato questa mattina alla presenza dell’assessore alla Coesione sociale e dello Sviluppo economico del territorio Simone Venturini, del Commissario straordinario dell’Esu Salvatore Castagnetta e del direttore dell’Azienda regionale per il diritto allo studio Daniele Lazzarini.

La situazione attuale dell’accoglienza

I lavori partiranno entro la prossima primavera per concludersi entro l’anno accademico 2021/2022. L’edificio attuale misura complessivamente circa 1.575 mq, per un volume totale di circa 5.544 mc. e dispone di 35 camere singole e 16 camere doppie, per un totale di 67 posti letto. Con l’intervento di progetto, grazie al Piano Casa Veneto, la superficie viene aumentata a 2.347 mq, per un volume di 8.002 mc.

La nuova residenza (nella foto d’apertura l’immagine di progetto a confronto con la situazione attuale) ospiterà 87 posti letto, con 35 camere doppie e 17 stanze singole, tutte dotate di bagno privato. Saranno poi realizzati spazi ricreativi, sale conferenze e ristoro, ambienti per lo studio, lavanderie, cucine, guardaroba e, all’ultimo piano, una terrazza in cui gli studenti potranno anche mangiare. Un intervento da 5,6 milioni di euro, di cui tre finanziati dal Miur.

Un progetto che cambierà completamente volto all’edificio attuale, risalente al 1956, ampliato nel 1965, diventato prima albergo di seconda categoria, poi acquistato dall’Esu nel 1984 per trasformarlo in residenza universitaria “Adriatic” e da anni in stato di abbandono.

“Ci sono azioni che lasciano il segno in una città – ha rimarcato l’assessore Venturini –. E’ un intervento molto importante di ricucitura dello spazio urbano, di recupero di un immobile vuoto da 13 anni in un quartiere in cui insistono operazioni di riqualificazione urbana imminenti come la piscina o il mercato ortofrutticolo o ancora i nuovi progetti per via Fratelli Bandiera. E’ un’operazione significativa perché rigenera una parte rilevante della città portando nuova linfa e tanti giovani: in un quartiere anziano arriveranno studenti che vivranno Marghera, riqualificando delle zone purtroppo abbandonate. Ringrazio Esu per aver scommesso con il Comune di Venezia su questa notevole sfida, che non era per nulla scontata. L’Amministrazione assicurerà la massima collaborazione nelle pratiche urbanistiche ed edilizie”.

L’immagine di progetto di una delle stanze del pensionato che sarà intitolato a una umanista veneziana, Cassandra Fedele

Il commissario straordinario Esu ha evidenziato come tutto l’intervento di recupero verrà svolto con un’attenzione particolare ai criteri di sostenibilità. “La progettazione – ha spiegato Castagnetta – è stata condotta nell’ottica del risparmio energetico, dell’aumento dell’efficienza dei sistemi tecnologici e dell’autoproduzione di energia elettrica e termica, mantenendo un livello qualitativo elevato, per rispondere ai migliori presupposti di benessere anche sociale ed estetico dei residenti”. Il nuovo edificio risulterà anche certificato dal punto di vista della sicurezza sismica.

La nuova residenza universitaria sorgerà al limite della periferia urbana di Mestre e vicina a Venezia e sarà comoda ai servizi e vicina ai mezzi pubblici, incluso il bike sharing. L’edificio non soddisferà soltanto le esigenze degli studenti universitari del polo di via Torino in continua crescita, ma costituirà un punto di aggregazione anche per la cittadinanza. Spiega il direttore Lazzarini: “Al piano terra gli ampi spazi con vetrate, per essere percepiti come una piazza interna, consentiranno alle persone d’incontrarsi, offrendo loro occasioni per favorire la promozione di iniziative socio-culturali”.

Categorie: Notizie

Pagine