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Il sindaco di Cavallino-Treporti ai commissari del Mose: «Vogliamo riconquistare l’acqua. No a nuove edificazioni sulla bocca di porto»

Gente Veneta - Mer, 16/05/2018 - 18:20

«Noi vogliamo riconquistare l’acqua»: il sindaco di Cavallino, Roberta Nesto, scandisce queste parole durante l’incontro tenutosi nel pomeriggio di mercoledì 16 all’Arsenale di Venezia, nella sede del Consorzio Venezia Nuova.

L’incontro vuole presentare la mostra che raduna le ipotesi progettuali, targate Iuav, per realizzare le opere di compensazione al Mose. Ci sono in ballo cento milioni di euro, che lo Stato destina, appunto, ai territori radicalmente trasformati per realizzare le paratoie mobili contro le acque alte.



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Il sindaco Nesto sottolinea subito che cos’è cambiato radicalmente, nel territorio di Cavallino-Treporti che dà sulla bocca di Lido: «Noi abbiamo perso la visione sull’acqua, abbiamo un cantiere. Soffro quando vado lì, mi viene da piangere quando vedo quel cantiere, oltretutto mal tenuto. Ma è anche a fronte di parecchie residenze, che hanno patito la segregazione e i rumori, che sono qui a chiedere interventi urgenti».

Interventi così sintetizzati: «Abbiamo una popolazione residente che ha un legame importante con l’acqua. Pretendo – chiarisce Roberta Nesto – che si tenga conto di tale legame e che in quella porzione di territorio si vada a fare un progetto non di edificazione, ma si creino funzioni compatibili con il paesaggio lagunare». (con la collaborazione di Marta Gasparon)

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Dall’ex caserma di San Nicolò alle Barene di Bottenighi: il Comune di Venezia acquisisce 14 beni immobili

Gente Veneta - Mar, 15/05/2018 - 18:25

La Giunta comunale di Venezia, su proposta della vicesindaco con delega al Federalismo demaniale Luciana Colle, ha dato il via libera all’acquisizione di beni immobili di proprietà dello Stato a titolo non oneroso.

Una delibera che ora dovrà essere discussa e votata dal Consiglio comunale e che sancisce il passaggio di proprietà di 14 beni immobili dislocati in tutto il territorio della Città, da Campalto al Lido, da San Giuliano a San’Elena passando per il Sestiere di Santa Croce.



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«Nello specifico – spiega Colle – si tratta di beni demaniali che potrebbero, nel caso in cui il Consiglio comunale approvasse la delibera, entrare nel possesso del Comune di Venezia a titolo non oneroso. Una decisione che permetterà a queste aree e strutture di essere riqualificate e messe a disposizione dell’Amministrazione. In particolare con questo blocco di acquisizioni la Città entra in possesso di un fabbricato (ex alloggi) in via Cimitero, 45 a Campalto, delle Barene di Bottenighi e parte dell’ex Sacca S. Giuliano a Mestre, dell’ex Stazione Sanitaria, dell’ex caserma di cavalleria S. Nicolò, dell’ex Caserma della Guardia di finanza, dell’arenile degli Alberoni, del terreno ex poligono lavori sul campo di battaglia, della Batteria Rocchetta e dell’ex Batteria Emo al Lido di Venezia, dell’ex Palazzina Ufficiali agli Alberoni, dell’ex Forte “Barbarigo” “Ca’ Roman” di Pellestrina, di un immobile a uso scolastico ubicato nell’ex piazza d’Armi a Sant’Elena e di un fabbricato urbano nel Sestiere di Santa Croce. Tutte acquisizioni che questa Amministrazione ha ritenuto importanti e quindi degne di essere incamerate come patrimonio della Città».

Tra queste, prosegue Luciana Colle, «è motivo d’orgoglio per la storia di Venezia e dei suoi forti, aver posto l’attenzione su Forte “Barbarigo”, una batteria di difesa costiera costruita nel 1912 e che aveva il compito di controllare l’entrata delle navi al Porto di Chioggia e al litorale di Pellestrina, per non parlare della ex caserma di cavalleria S. Nicolò al Lido. Un compendio immobiliare – conclude Colle – ad oggi abbandonato, retrostante all’Aeroporto Nicelli e adiacente all’ex caserma Pepe, che vanta una notevole estensione fronte laguna e che questa Amministrazione si impegna a rivitalizzare».



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Questo terzo stralcio di acquisizioni si va a sommare alle due precedenti avvenute nel 2015 che complessivamente hanno permesso alla Città di acquisire 22 beni immobili. Altri dieci sono in attesa di essere trasferiti al Comune di Venezia dell’Agenzia del Demanio non appena sarà concluso l’iter procedurale da parte del Demanio.

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Cisl Veneto ha scelto il suo nuovo segretario: è Gianfranco Refosco

Gente Veneta - Mar, 15/05/2018 - 14:41

Gianfranco Refosco è stato eletto alla carica di Segretario generale della Cisl del Veneto con un riscontro di consensi pressoché totale: 99 su 106 consiglieri presenti hanno scritto il suo nome nella scheda elettorale.
Su sua proposta il Consiglio ha anche riconfermato Anna Orsini ed eletto Paolo Pozzobon quali componenti la Segreteria della Cisl di Via Piave. Si è concluso così il passaggio della guardia ai vertici di Cisl Veneto avviato lo scorso 19 aprile con la elezione di Onofrio Rota a Segretario nazionale di FAI Cisl (lavoratori del settore primario e dell’industria alimentare).

Nel suo intervento di ringraziamento per l’elezione Refosco ha orgogliosamente rivendicato il ruolo della Cisl come “la più grande agenzia di problem solving per i lavoratori del Veneto”.
“Noi – ha ribadito il neo segretario – ci siamo candidati, con il progetto di Annamaria Furlan e in Veneto con la guida di Onofrio Rota, a rappresentare le persone, uomini e donne che, nel lavoro e tramite il lavoro, esprimono sé stesse, i loro valori, le loro intelligenze, le loro competenze e potenzialità. Vogliamo rappresentarne il lavoro non solo come mezzo di sostentamento e di reddito, ma come momento di espressione e realizzazione della persona”.

Una rappresentanza che la Cisl veneta intende realizzare battendosi per la piena occupazione, valorizzando il lavoro di ce l’ha ma anche tutelando – anche con il conflitto- il lavoro maltrattato e i lavoratori non rispettati nella loro dignità. Attorno al lavoro Refosco pone l’obiettivo di nuovi modelli di welfare.
“Il ruolo della Unione Regionale- ha sottolineato- è principalmente quello di essere a servizio e supporto delle strutture che operano direttamente nei posti di lavoro e nel sociale”.

L’orizzonte culturale rimane quello di “combattere la cultura del piagnisteo” perché “non possiamo vedere solo il bicchiere mezzo vuoto e dare la colpa a qualcun altro di ciò che manca. Il nostro ruolo non è accontentarci, fare sindacato vuol dire produrre cambiamento sociale”. Tra i primi impegni annunciati da Refosco quello sugli infortuni sul lavoro con la presentazione di una pacchetto di proposte già nei prossimi giorni al tavolo regionale concordato con il Presidente Zaia.

La elezione di Refosco ha trovato anche il pieno sostegno di Annamaria Furlan. Il numero uno della Cisl ha inquadrato il rapido cambio ai vertici di Cisl Veneto (Rota era stato eletto poco più di 3 anni fa) come parte integrante del percorso di rinnovamento del gruppo dirigente avviato con l’Assemblea Programmatica del 2015, un progetto e un percorso che in Veneto ha trovato immediato riscontro.
Il Consiglio generale, su proposta di Onofrio Rota, ha sospeso per un minuto i lavori per ricordare Bruno Oboe e il giovane segretario della Fit di Verona Pasquale Giordano.
In Segreteria con Refosco sono stati eletti Anna Orsini e Paolo Pozzobon.

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Jesolo, il Comune: no a nuovi centri commerciali. Ma non si può stoppare ciò che è già stato approvato

Gente Veneta - Mar, 15/05/2018 - 13:51

Stop a qualsiasi nuovo realizzazione di centri commerciali a Jesolo. Ma non si può impedire quello che è stato approvato dalle amministrazioni precedenti.

È il senso della nota diffusa dal Comune di Jesolo, attraverso l’assessore all’Urbanistica: «Jesolo ha già detto stop ai centri commerciali. Lo ha fatto questa amministrazione comunale con il P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio), lo strumento di pianificazione urbanistica che sostituisce il vecchio P.R.G. adottato in Consiglio comunale nel novembre del 2016, che non prevede nuove aree destinate alla realizzazione di centri o parchi commerciali sul territorio, oltre a quelle già individuate in passato da precedenti amministrazioni».

Il P.A.T. ragiona in termini di futuro, «ponendo una scelta di fondo rispetto a nuove strutture di questo tipo, al fine di salvaguardare i nostri commercianti locali, ma che non può invece intervenire su quanto già approvato da chi ci ha preceduto».

Il Comune ricorda che, da piano regolatore, erano 5 le strutture o aree destinate ad ospitare grandi strutture di vendita, solo tre delle quali ad oggi sono state realizzate mentre per una, alle spalle di piazza Torino, si è scelto di ridurre notevolmente la cubatura commerciale a disposizione e, in ogni caso, anche qui, nulla è ancora stato realizzato. L’attuale P.A.T. intende invece dare nuove opportunità alle attività produttive, alberghi, negozi, artigiani, con la rigenerazione immobiliare in linea con la legge regionale sul consumo di suolo, oltre a prevedere il metro cubo zero rispetto al vecchio P.R.G.».

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La Sensa e lo Sposalizio con il mare: le immagini di domenica in laguna

Gente Veneta - Mar, 15/05/2018 - 08:43

Si è rinnovata anche quest’anno, nell’ambito delle manifestazioni per la Festa della Sensa, la cerimonia millenaria dello “sposalizio del mare”, che ricorda la potenza della Serenissima e celebra l’intimo rapporto di Venezia con il mare.

Il corteo della Sensa (foto di Riccardo Roiter; ripresa aerea realizzata grazie a Fly Venice)

 

A rinnovare la millenaria tradizione è stato domenica mattina il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, a bordo della ‘bissona’ Serenissima, grande imbarcazione da parata, seguita dal tradizionale e colorato corteo acqueo di barche a remi partito da Bacino San Marco. Presenti inoltre, tra gli altri, anche il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto, il sindaco di Pola, Boris Miletić, il comandante dell’Istituto di Studi militari marittimi di Venezia, contrammiraglio Andrea Romani, e il delegato patriarcale, monsignor Orlando Barbaro.

Di fronte alla Chiesa di San Nicolò del Lido, all’altezza della bocca di porto, il primo cittadino ha ripetuto il gesto simbolico che il Doge compiva, a bordo del Bucintoro, lanciando in mare un anello, segno dell’unione sponsale, e pronunciando la tradizionale formula “Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio”.

Dopo aver assistito all’esibizione del Coro Serenissima sul sagrato della Chiesa di San Nicolò, il primo cittadino ha poi partecipato alla Messa celebrata da monsignor Barbaro.

Nel corso della mattinata si sono inoltre svolte le tradizionali regate di voga alla veneta, da Bacino San Marco a Riviera San Nicolò al Lido. A tagliare per primi il traguardo tra i giovanissimi su pupparini a 2 remi sono stati Ivan Gaburro e Alessandro Bonini dell’equipaggio Viola, mentre la gara delle donne su mascarete a due remi è stata vinta dall’equipaggio Celeste composto da Romina Ardit e Anna Mao; Rudi, Mattia e Igor Vignotto e Leone Mao, equipaggio Canarin, si sono infine aggiudicati la regata degli uomini su gondole a 4 remi.

Molto partecipate anche le numerose manifestazioni collaterali, dal tradizionale mercatino della Sensa, con prodotti d’artigianato, bric-à-brac, creatori di ingegno, libri, associazioni no profit, alla rievocazione storica sull’isola di Sant’Andrea con il 1° Reggimento di Infanteria Veneto Real, alla camminata nordica della Sensa al Lido di Venezia.

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Venezia, restaurato e riaperto il ponte dei Sartori a Cannaregio

Gente Veneta - Lun, 14/05/2018 - 17:29

Il ponte dei Sartori, in Salizada del Spezier a Cannaregio, è tornato al suo splendore. Sono bastati due mesi di lavori e un investimento da parte dell’Amministrazione comunale di 120.000 euro per ristrutturare completamente il ponte che attraversa il rio di Sant’Andrea-Gozzi.

La struttura è stata interessata da un intervento iniziato a metà dello scorso marzo sia nella sua parte di calpestio che in quella strutturale. Oggi, grazie ai lavori eseguiti da Insula S.p.a. su mandato dell’assessorato ai Lavori pubblici, è stato possibile riaprire non solo il passaggio pedonale, ma anche la transitabilità del rio sottostante che era stata interrotta, nel tratto compreso dalla confluenza con il rio dei Ss. Apostoli fino a dieci metri oltre calle del Padiglion, proprio per garantire i lavori alla struttura in totale sicurezza.

Nello specifico il ponte necessitava di un rifacimento totale, considerato lo stato ossidativo e i numerosi interventi di tamponamento eseguiti negli anni, sia alla struttura in acciaio sia alla pavimentazione che ora è stata realizzata in geolite. È stata pertanto prodotta in officina una nuova struttura portante in acciaio, che poggia su nuove travi di sostegno, e steso un piano di calpestio in resina. I parapetti sono rimasti in ghisa e manutentati. L’intervento ha interessato anche il rifacimento dei gradini verso Salizada Seriman e fondamenta Sartori, oltre all’allaccio dei sottoservizi.

L’ occasione del cantiere è stata, infatti, utilizzata anche per il rifacimento integrale dei sottoservizi, quali l’acqua potabile e i nuovi cavidotti per la posa di eventuali fibre in maniera tale che non sia più necessario intervenire sull’arco.

Sempre in tema di ristrutturazione di ponti, a breve saranno completati i lavori su quello S. Moisè a San Marco, dove si sta realizzando la nuova pavimentazione in trachite.

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Murano, frode fiscale nella compravendita del vetro: indagati in dieci, sequestro preventivo per sette milioni di euro

Gente Veneta - Lun, 14/05/2018 - 12:35

Dall’alba di oggi, la Guardia di Finanza di Venezia, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, sta dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per complessivi 7 milioni di euro nei confronti dei responsabili di una vasta frode fiscale nel settore della produzione e vendita del vetro di Murano.

Il provvedimento emesso dal G.I.P. del Tribunale di Venezia, su richiesta del Pubblico Ministero titolare delle indagini, riguarda conti correnti, beni mobili e immobili riconducibili ai 10 indagati, tra cui gli amministratori delle 8 vetrerie di Murano coinvolte e un cambiavalute.

Inedito quanto ingegnoso il sistema ideato per evadere le imposte.

Al centro del meccanismo vi erano una serie di terminali POS portatili collegati con delle SIM card, formalmente intestati al cambiavalute veneziano ma, di fatto, in uso presso le vetrerie.

Tali apparati venivano utilizzati per incassare i corrispettivi delle vendite in nero di preziosi vetri di Murano operati a turisti stranieri.

Le somme incassate tramite i POS venivano accreditate sul conto corrente bancario di appoggio intestato al cambiavalute.

Quest’ultimo, pressoché ogni mattina, si recava presso la propria banca per prelevare in contanti un importo corrispondente al totale delle somme incassate dalle vetrerie il giorno precedente tramite i terminali POS in discorso, addirittura 170.000 euro in una circostanza.

Nel proprio ufficio, poi, il cambiavalute s’incontrava con i titolari delle vetrerie ai quali restituiva la quota parte di incassi di spettanza trattenendo una commissione del 5%.

Sulla base delle ricevute POS e dei dati degli acquirenti stranieri fornitigli dalle vetrerie, il cambiavalute provvedeva a registrare nella propria contabilità le operazioni, classificandole come anticipi contante in valuta locale.

In sostanza, quindi, il corrispettivo delle vendite dei manufatti di vetro veniva artificiosamente trasformato in un’operazione del cambiavalute, del tutto ininfluente per la contabilità delle vetrerie – visto che il denaro non transitava nei conti correnti aziendali – e formalmente in linea con l’operatività dell’intermediario, oltre che sostanzialmente ininfluente sotto il profilo fiscale.

Naturalmente, a fronte di queste vendite non seguiva l’emissione di regolari documenti fiscali, benché la merce fosse poi effettivamente spedita ai clienti all’estero.

Per poter effettuare le esportazioni, i documenti doganali da compilare obbligatoriamente erano corredati da documenti fiscali relativi a cessioni precedenti per cui erano già stati emessi scontrini fiscali; in altri casi, venivano utilizzate delle fatture “pro-forma” cui poi, naturalmente, non seguiva alcun documento fiscale oppure all’atto dell’acquisto, il cliente extra UE veniva invitato a pagare una minima parte dell’acquisto sul POS ufficiale della vetreria, importo sulla base della quale veniva emessa la fattura allegata alla bolletta doganale, ed il restante, la maggior parte, sul POS dell’agenzia di cambio.

Gli inquirenti hanno ricostruito diverse migliaia di cessioni perfezionate ricorrendo al meccanismo fraudolento individuato, per un ammontare complessivo che sfiora i 30 milioni di euro. In un caso, è stata rilevata una transazione POS del valore di ben 48.000 euro.

Le imposte sui redditi complessivamente evase ammontano a circa 5 milioni e mezzo di euro, mentre le “commissioni” del cambiavalute, per essersi prestato alle restituzioni in contanti degli incassi con il POS, ammontano a quasi un milione e mezzo di euro.

Il sistema di frode è stato scoperto grazie all’attività di intelligence sul territorio e all’analisi di rischio tramite le banche dati.

L’incrocio delle informazioni disponibili ha fatto emergere la posizione del cambiavalute che, pur operando formalmente in un’unica sede, risultava disporre di un numero significativo di apparati POS.

I successivi sopralluoghi presso la sede dell’azienda hanno rafforzato i sospetti, visto che all’esterno dell’ufficio di cambiavalute non vi era alcun segno o cartello che pubblicizzasse l’esercizio dell’attività.

Dopo gli opportuni approfondimenti, sono state ottenute dall’Autorità Giudiziaria le autorizzazioni per intercettazioni telefoniche ed ambientali che hanno consentito di documentare in maniera inequivocabile il meccanismo fraudolento e le restituzioni dei contanti agli addetti delle vetrerie.

Al termine delle indagini di polizia giudiziaria seguiranno le contestazioni di natura fiscale a carico di tutte le imprese coinvolte.

L’operazione “VETRO NERO” costituisce concreta espressione dell’impostazione investigativa che permea l’azione operativa della Guardia di Finanza nella lotta agli illeciti fiscali, recentemente rilanciata e rafforzata dal nuovo “Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali” licenziato all’inizio dell’anno dal Comando Generale del Corpo.

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A Mestre c’è “di casa”: 53 soci che danno casa a dieci migranti. Una conversazione giovedì 17

Gente Veneta - Lun, 14/05/2018 - 10:20

Anche per rispondere all’appello del Papa, che non poteva non riguardare ciascuno di noi, un gruppo di persone ha desiderato mettersi insieme per raccogliere la sfida dell’accoglienza dei profughi “a casa nostra”.

Nasce così, a Mestre, l’associazione “di casa”, cui partecipano 53 soci. «Con i prestiti dei soci – spiegano – abbiamo acquistato un immobile dove possono trovare alloggio 4/6 persone; ad un anno dalla nostra costituzione abbiamo affittato un altro immobile dove sono ospitati 4 giovani usciti dai percorsi di accoglienza».

Da ciò nasce un incontro pubblico, giovedì 17, alle ore 18.30, nel Negozio Piave di via Pave 67. Sarà una conversazione con Germano Garatto, responsabile del progetto “Il viaggio della vita” della Fondazione Migrantes Lampedusa, sul tema: “Migranti: hanno attraversato deserti e mari. Ma qui sono di casa?”. Condurrà Giorgio Malavasi di Gente Veneta.

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Settanta giovani veneziani a Lourdes. In alternanza scuola lavoro

Gente Veneta - Dom, 13/05/2018 - 10:06

È stata un’esperienza del tutto nuova, che già desta interesse in tutta Italia: più di 70 giovani delle scuole superiori si sono impegnati nel servizio al santuario di Lourdes e hanno accompagnato il pellegrinaggio della Sottosezione Aziendali dell’Unitalsi, dal 25 aprile al 1° maggio scorsi.

Esperienza nuova soprattutto perché per la maggioranza di loro è valso come alternanza scuola-lavoro (asl): infatti, i maggiori Istituti del veneziano hanno accolto il progetto del Liceo “Benedetti-Tommaseo” di Venezia, firmando le convenzioni con la Sezione Triveneta Unitalsi.

Ad accompagnare i giovani per questa “prima”, oltre all’arcivescovo Dino De Antoni, anche il vicepresidente nazionale Unitalsi, Roberto Maurizio, che racconta: «Porterò questa esperienza in Presidenza nazionale per sottolineare, ancora una volta, la bellezza della nostra associazione soprattutto quando, insieme ad un cuore disponibile e alla vita messa in gioco per se stessi e per gli altri, si mescolano gli straordinari e irripetibili doni di queste giovani vite». Ed è davvero molto l’interesse suscitato a livello nazionale, al punto che si sta preparando un protocollo da condividere con tutte le sezioni italiane.

Ma ciò che più ha colpito gli studenti è stata la gioia suscitata nei malati e nei pellegrini dalla loro semplice presenza. «Ci è stato chiesto di metterci in gioco non solo per svolgere un servizio» racconta Raffaele Zane che frequenta la IV al Liceo Morin, «ma per entrare in contatto con le persone, talvolta sole o sofferenti o comunque bisognose di rapporti autentici, dove ci sia spazio per un sorriso, un segno di condivisione e tenerezza, un momento di ascolto. E così è stato necessario fare un passo in più e giocarci in modo sincero e profondo: senza preconcetti, semplicemente respirando la fede di quanti avevamo vicino, le loro preghiere, la loro capacità di ringraziare e chiedere perdono».



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«Abbiamo relegato la malattia negli ospedali, negli istituti, nel chiuso delle nostre case» dice don Lio Gasparotto, che ha guidato il pellegrinaggio: «Invece a Lourdes la debolezza, sia fisica ma specialmente spirituale, non è nascosta, anzi: affiora prepotentemente con il desiderio di guarigione. Ed è stato davvero commovente vedere come questi ragazzi siano disponibili ad accompagnare chi vive la sofferenza, se solo si offre loro la possibilità di farlo. Si sono poi sorpresi di essere stati in realtà a loro volta accompagnati nella verità della vita, che non è quel modello falso e inappagante che gli è solitamente rifilato».

Il gruppo
del Liceo “Benedetti-Tommaseo” di Venezia

 

Non sono poi mancati i momenti di divertimento o svago, come i lunghi viaggi in treno di andata e ritorno, in cui i giovani hanno potuto socializzare e stringere amicizia, o la festa per i malati al Salus infirmorum. Ma quello che più li ha segnati è stata senza dubbio l’atmosfera di Lourdes, dove si sono sentiti per una volta autentici, senza costruzioni.

Si può ben dire allora che questo pellegrinaggio ha di fatto aperto una nuova possibilità, non solo per un’associazione ecclesiale come l’Unitalsi, ma anche per le scuole e le famiglie: quella di offrire concretamente ai ragazzi la possibilità di sperimentare che la proposta cristiana non è estranea alla vita, ma la rende bella perché ogni desiderio, fatica, aspirazione trova il suo senso. E “Aquerò”, la Signora, con il suo sguardo dolcissimo, è sempre pronta ad accogliere ciascuno e portarlo al suo Figlio.
Giulio Vincoletto

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Sabato sera, incidente mortale sul passante di Mestre, vicino al casello di Spinea

Gente Veneta - Dom, 13/05/2018 - 10:05

Alle 21.45 circa di ieri sera, sabato 12, un incidente con esito mortale ha coinvolto due auto sul Passante di Mestre, all’altezza del chilometro 382 in direzione Trieste, poco dopo il casello di Spinea.

Dopo l’impatto, avvenuto appena fuori del sottopasso “Miranese”, una delle due vetture coinvolte, una Nissan, è rimasta ferma in corsia di sorpasso, dopo aver impattato contro il sicurvia laterale, l’altra è finita cappottata sulla corsia di emergenza. Da quest’ultima è stata estratta dai soccorritori una ragazza di 28 anni della provincia di Napoli, che purtroppo è deceduta quasi subito. Tre i feriti tra gli altri occupanti delle vetture, tutti non gravi, tra i quali la conducente dell’auto cappottata, una Fiat Panda, sorella della vittima.

Sul posto hanno operato fino a tarda serata i sanitari del Suem-118, i Vigili del Fuoco, la Polstrada e 4 mezzi ausiliari di CAV, con i tecnici coordinati dal Centro Operativo di Mestre. L’incidente, visto il traffico non particolarmente sostenuto a quell’ora, non ha provocato incolonnamenti. Fino alla rimozione dei mezzi incidentati si è potuto procedere in un primo momento solo in corsia centrale, successivamente anche in corsia di sorpasso.

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Mons. Moraglia sul Patriarca Marco: «Toccati dalla sua paternità e dal suo animo signorile nel Signore»

Gente Veneta - Dom, 13/05/2018 - 07:04

«Il titolo di Patriarca, origine della paternità, gli era particolarmente caro. E la paternità gli fu sempre presente, nel suo servizio ecclesiale, nei momenti belli e in quelli difficili». Lo sottolinea mons. Francesco Moraglia nell’omelia della Messa presieduta nel pomeriggio di sabato 12 maggio in San Marco, ricordando il Patriarca Marco Cè, a quattro anni dalla morte.

«Siamo rimasti toccati dalla sua paternità, dal suo animo signorile nel Signore e dal suo stile fraterno», sintetizza il Patriarca Francesco, di fronte ad un’assemblea che gremisce la Basilica, presente mons. Valerio Comin, segretario del card. Cè per i 23 anni del suo episcopato a Venezia e nei dodici anni seguenti.

Mons. Moraglia ha richiamato l’orizzonte sempre presente al Patriarca Marco: «La fede è il fondamento delle cose che si sperano e l’amore è la pienezza della fede. Prendendo spunto dai testi della liturgia odierna, il Patriarca Cè ci richiamerebbe con il suo sguardo paterno e la sua bontà a quello che è il vero e ultimo destino di ciascuno di noi: il Paradiso».

Ricordando che il Patriarca Marco «amava la parola di Dio, annunciata sempre rispettando l’interlocutore», mons. Moraglia sottolinea che il suo predecessore «non era di quelli che vogliono essere considerati competenti e colti. Lui lo era, perciò non gli interessava mostrarlo agli altri».

E l’omelia prosegue citando una frase dello stesso card. Cè, che in un’occasione disse: “Nella mia vita non ho voluto fare altro che il sacerdote. I ricordi più belli sono nelle cose umili, in tanti incontri in cui ho visto che la mia vita, la mia presenza diventava significativa per le persone”.

«Auguro anche a me e ai miei confratelli – conclude il Patriarca Francesco – di poter dire, negli ultimi istanti di vita, “non ho voluto fare altro che il sacerdote”».

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Mons. Sigismondi, Assistente dell’Azione cattolica italiana, a Mestre: «Educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco»

Gente Veneta - Sab, 12/05/2018 - 17:32

«Educare non è riempire un secchio ma accendere un fuoco, nel rispetto dei tempi di maturazione di ogni individuo e del retto uso della libertà di tutti».

Lo ha sottolineato mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e Assistente generale ecclesiastico dell’Azione Cattolica Italiana, che ha incontrato, mercoledì 9 maggio al Centro pastorale Card. Urbani a Zelarino, la presidenza diocesana dell’Azione Cattolica di Venezia ed una rappresentanza di educatori giovani ed adulti.

«Il campo base dal quale deve partire l’Azione Cattolica nella sua missione educativa – ha rimarcato, fra l’altro, mons. Sigismondi – è la cura della vita interiore, trasmettere ai giovani il fascino per le cose grandi, coniugando fermezza e mitezza, pazienza e audacia».

(Con la collaborazione di Alessandro Molaro – Un più ampio articolo nel prossimo numero di Gente Veneta)

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Santa Rita a Mestre, domenica 13 concerto per Organo e Canto

Gente Veneta - Sab, 12/05/2018 - 08:19

Domenica 13 maggio alle ore 17 ci sarà il primo dei due concerti di organo e canto con cui, nel mese di maggio, la parrocchia di Santa Rita intende celebrare le feste dell’Ascensione e di Santa Rita stessa.

Interpreti di questo concerto due giovani artisti: Jasna Kovacevic, soprano drammatico, nata a Belgrado, e Andrea Albertin, di Este, direttore d’orchestra e direttore artistico dell’associazione Grande Organo di Santa Rita. In programma musiche di J.S. Bach, F. Liszt, G.F. Handel, W.A. Mozart, U. Matthey, G. Verdi, J. Bonnet, C. Gounod, G. Bizet. Ingresso libero.

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Filippo, Daniele, Guus: per loro il lettorato e l’accolitato

Gente Veneta - Ven, 11/05/2018 - 11:15

Sabato 5 a Roma si teneva l’incontro internazionale del Cammino a 50 anni dall’arrivo nella Capitale. C’era anche Filippo. Che in Seminario a Venezia non è passato per una tappa. Ci vive. E domenica 6 ha ricevuto, alla Salute, il lettorato.

Con lui, a Daniele (stavolta libero da incombenze canore) e Guus (che inaugura così un bel triduo, con onomastico e compleanno), è stato conferito l’accolitato.

Il Patriarca ha preso spunto dalle letture del giorno: “il vostro ministero si gioca nell’amore… è entrare in un amore previo”. La Chiesa delle origini ha compreso che la salvezza è per tutti. Ecco dunque l’invito: “Sappiate andare oltre la cerchia del vostro ministero abituale, perché Dio lavora… lì dove a noi sembra che il vangelo non possa essere annunciato”.

È necessario per questo fare riferimento alla Chiesa particolare e alla pastorale diocesana, col Vescovo che è garanzia di ecclesialità: “la dimensione della Chiesa locale la si vive… vivendo la pastorale diocesana… La Chiesa universale si realizza nella Chiesa particolare, e la Chiesa particolare è la Chiesa diocesana: non è la parrocchia!”. Ma obbedire alla Chiesa richiede umiltà. Ricevere il lettorato vuol dire, poi, “assumere la spiritualità della Parola di Dio”; e l’accolitato, “crescere nella fede eucaristica”: entrambi, un tempo per riscoprire soprattutto la liturgia “…come accesso al ministero di Cristo nella sua Chiesa… primo luogo di santità, che poi chiede di essere prolungato nella secolarità della vita”.

Giovanni Carnio

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Venezia: meno rifiuti, meno gabbiani a terra: in calle sono diminuiti del 60%

Gente Veneta - Ven, 11/05/2018 - 09:05

Il risultato immediato balza agli occhi: in fondamenta, in calle, in campo i gabbiani sono notevolmente diminuiti. Per non dire spariti. Tolta l’immondizia da terra – con il nuovo sistema di raccolta che Veritas ha introdotto nei vari sestieri di Venezia – i gabbiani hanno perso la loro principale fonte di cibo.

E non hanno ragione di scorrazzare a terra. Ma scordiamoci la loro immediata scomparsa. «Sono una specie “vincente”, cioè che sa adattarsi molto rapidamente ai cambiamenti ambientali. E questo rende i gabbiani particolarmente resistenti e difficili da contrastare. Per arrivare a una vera diminuzione della popolazione, servirà del tempo», spiega Francesca Coccon, veneziana, ricercatrice ambientale e ornitologa, che sta guidando per il Corila un monitoraggio commissionato proprio da Veritas.

Lo scopo è quello di verificare i risultati ottenuti con il cambiamento di raccolta dei rifiuti: da ottobre 2016, dopo una prima sperimentazione in zona Salute-Accademia, è stata introdotta la nuova modalità che impone all’utenza di tenere la spazzatura in casa fino al passaggio degli operatori, che suonano il campanello e prendono in consegna i sacchetti. A questo si aggiungono varie zone di raccolta dove gli utenti possono consegnare la spazzatura – sempre rispettando i giorni della raccolta differenziata – nel caso non sia per loro possibile attendere il passaggio dei netturbini. A ottobre 2016 il sistema è stato introdotto a Dorsoduro, nel marzo 2017 è stato ampliato a Santa Croce e San Polo, poi a San Marco, a Cannaregio e adesso (dall’8 maggio) si completa con Castello.



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«Il nostro monitoraggio – spiega la ricercatrice – è iniziato nel marzo del 2017 a Dorsoduro e Santa Croce, concludendosi a novembre. Ora stiamo proseguendo con Cannaregio-Castello e termineremo a dicembre. L’obiettivo è censire e monitorare la popolazione urbana del gabbiano reale, in relazione alla presenza dei rifiuti e ai metodi di raccolta».

Un fenomeno esploso negli ultimi 30 anni. Per capire il problema è necessario partire da un dato storico: «Negli ultimi 30 anni la presenza dei gabbiani nei centri abitati è esplosa. E a Venezia il gabbiano reale ha trovato un ambiente ottimale, per la grande disponibilità di cibo, sotto forma di spazzatura, e perché i siti di nidificazione sono ben protetti, trovandosi su tetti, campanili e altane».

La conseguenza, spiega Francesca Coccon, sono quegli effetti indesiderati che tutti ben conosciamo: «Disturbo acustico, soprattutto nel periodo riproduttivo; comportamento sempre più aggressivo, specie quando si tratta di proteggere il nido o quando viene avvertita una situazione di pericolo; degrado dovuto allo spargimento di rifiuti in strada, dato che i gabbiani tendono a rompere i sacchetti in cerca di cibo».

Habitat favorevole da una parte, caratteristiche particolarmente vincenti dall’altra hanno portato alla sua rapida espansione demografica: «Parliamo di successo riproduttivo che sfiora il 100%: i gabbiani reali hanno una covata all’anno, producono tre uova che evolvono senza problemi, non essendoci predatori, in altrettanti piccoli».
Il risultato è stato che, a livello italiano, si è passati dalle 24-27mila coppie nel 1983 alle 45-60mila coppie calcolate nel 2006.



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«A Venezia centro storico l’ultimo dato risale a uno studio del prof. Mainardi, del 2005, nel quale si contavano 24 nidi, equivalenti a 24 coppie. Ma poi si è assistito a una crescita esponenziale, come confermano i primi dati del monitoraggio eseguiti lo scorso anno. Nella sola zona Dorsoduro-Santa Croce abbiamo stimato la presenza di 143 coppie che equivarrebbe a circa 5-600 coppie per tutto il centro storico».

Cosa sta cambiando con la nuova differenziata. Il monitoraggio ha il duplice obiettivo di “contare” gli esemplari e individuare alcune criticità, rappresentate dalla maggiore concentrazione di gabbiani in relazione alla presenza di rifiuti. Ma, oltre alla fotografia “statica” della situazione, c’è anche un dato “dinamico”, che riguarda alcuni primi cambiamenti registrati con l’avvento del nuovo sistema di raccolta. «A Dorsoduro Santa Croce – riferisce la project manager della ricerca – abbiamo contato una riduzione del 90% dei sacchetti e una riduzione del 60% dei gabbiani reali a terra. Significa che la formula introdotta da Veritas è vincente».

Attenzione: parliamo di gabbiani a terra, quelli che stazionavano in fondamenta o in calle a caccia di cibo dentro i sacchi di rifiuti. Spariti i sacchi, sono volati via anche i gabbiani. Ma non se ne sono certo andati definitivamente.

Spariti a terra, ma ancora presenti in città. «Intanto abbiamo notato uno spostamento in alcune zone, dove il reperimento del cibo risulta più facile: in particolare nei campi, dove gli spazi larghi e la buona visibilità rappresentano per loro la condizione ideale. Qui poi si somma la presenza di bar, ristoranti e tutti quelle attività di street food che hanno aperto di recente. Altre fonti di cibo localizzate arrivano ad esempio dalle bancherelle del pesce, come il mercato di campo Santa Margherita. Purtroppo ci sono anche aree di abbandono di sacchi di rifiuti, da parte di persone che non rispettano il nuovo sistema di raccolta e che diventano fonti di attrazione».

E poi i gabbiani, come si è detto, sanno adattarsi: «Ad esempio ora si concentrano nelle aree più frequentate, specie dai turisti, ben sapendo che da loro arriveranno pezzi di panino, di pizza, o di altri snack inavvertitamente – o colpevolmente – caduti per terra. E non hanno alcuna paura delle persone».

Sono talmente sprezzanti del pericolo che sono arrivati a “rubare” il cibo direttamente dalle mani delle persone. Negli ultimi tempi ci sono state fotografie che hanno documentato il fenomeno, soprattutto in Piazza San Marco: il gabbiano appostato plana rapidamente sul panino pochi istanti prima che il malcapitato o la malcapitata lo possa addentare. «Alla Toletta, per fare un esempio, c’è un gabbiano che ha scelto di stazionare sulla muretta di fronte al negozio di kebab/pizza al taglio, certo che da lì, attraverso i clienti, arriverà un sicuro approvvigionamento di cibo». Inoltre hanno imparato a mangiare i granchi che sono nei canali e a cacciare i colombi…



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Gabbiani pendolari. Per adesso, quindi, il numero complessivo dei gabbiani in città non è diminuito. «Teniamo anche conto del fatto che un gabbiano può percorrere anche 50 chilometri al giorno alla ricerca di cibo. E’ una particolare forma di pendolarismo», sottolinea Francesca Coccon. Alla peggio, insomma, il gabbiano fa una gita e porta a casa la pagnotta. Tornandosene poi tranquillamente al proprio nido in città.
Come fare, allora, per ridurre la popolazione dei gabbiani? «Per adesso è difficile ridurne il numero, ma la ridotta disponibilità di cibo collegata alla diversa modalità di raccolta dei rifiuti porterà a dei risultati sul lungo periodo. In particolare – sottolinea la ricercatrice – ci aspettiamo un calo del successo riproduttivo. Essendoci minore disponibilità di cibo, sarà più difficile sfamare tutti i piccoli. L’effetto però si vedrà sul lungo termine, anche perché un gabbiano vive mediamente 15 anni, ma può arrivare anche a 30».

La strada imboccata è quella giusta. E già il fatto di non avere più resti di rifiuti sparsi in strada da gabbiani è un notevole balzo in avanti.

Serena Spinazzi Lucchesi

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Pellegrinaggio diocesano a Padova, il 9 giugno, per pregare Sant’Antonio

Gente Veneta - Gio, 10/05/2018 - 18:32

Un pellegrinaggio da Venezia e da Mestre per pregare Sant’Antonio. Prende il via quest’anno una nuova iniziativa diocesana: in prossimità della festa del Santo, il 13 giugno, la diocesi di Venezia, con la guida del Patriarca Francesco, si reca alla basilica di Sant’Antonio, a Padova, per un momento di preghiera e di catechesi.

L’appuntamento, per questa prima edizione del pellegrinaggio al Santo, è fissato per sabato 9 giugno. Sono iniziate in questi giorni, infatti, le iscrizioni.

Il programma prevede il trasferimento in pullman, con ritrovi al Tronchetto (per tutti i veneziani) e a Mestre (in luogo da definire, per raccogliere i mestrini e chi altri, dalla terraferma, voglia unirsi).

Nei giorni prossimi – e nel prossimo numero di Gente Veneta, ma anche in genteveneta.it – verranno comunicati i dettagli del pellegrinaggio. È comunque già fissata l’ora, le 18, in cui il Patriarca Francesco presiederà la celebrazione eucaristica, in Basilica a Padova, con tutti i pellegrini veneziani.

Il pellegrinaggio si terrà durante la Tredicina in onore di sant’Antonio. Con questa espressione, infatti, si indica il periodo di preparazione alla Festa del Santo che va dai vespri del 31 maggio ai vespri del 12 giugno; e può inoltre indicare i tredici martedì che precedono la Festa del Santo, per ciò detti Martedì Maggiori.

La quota di partecipazione al viaggio, che comprende il trasferimento andata e ritorno in pullman, è di 10 euro. Le iscrizioni si raccolgono all’ufficio per il coordinamento della pastorale diocesana: si può telefonare allo 041.270.24.39 (chiedendo di Giorgia) oppure inviare una mail all’indirizzo [email protected]

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Murano, gli ospiti della casa di riposo Fatebenefratelli in visita alla basilica di San Donato

Gente Veneta - Gio, 10/05/2018 - 17:32

Mercoledì 9 mattina alcuni ospiti della Casa di Riposo Fatebenefratelli di Venezia, assistiti dai loro accompagnatori sanitari e da alcuni familiari, hanno fatto visita alla Basilica dei Ss. Maria e Donato di Murano, Chiesa madre dell’isola.

Dopo il saluto del parroco, don Luca Biancafior, e un momento di preghiera mariano con la recita del rosario, la visita è proseguita con una spiegazione storico-iconografica della Basilica, curata dall’pperatore pastorale Gianluigi Bertola. La mattinata si è conclusa con la sosta pranzo presso la sala patronale Sacro Cuore. Un momento emozionante, alla fine, con il saluto davanti all’incantevole Abside del Duomo, dove tutti hanno sostato e posato per una foto ricordo.

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Joy Singers, concerto sabato 12 al Corso. Il ricavato va ad Avapo Mestre

Gente Veneta - Gio, 10/05/2018 - 15:19

Avapo Mestre organizza, per sabato 12 maggio, alle ore 21, al Teatro Corso, uno spettacolo musicale che sarà proposto dal gruppo musicale Joy Singers. Avapo Mestre promuove questa iniziativa per diffondere la conoscenza dell’Associazione e del suo operato.

Il gruppo musicale presenterà il nuovo repertorio denominato “Love Songs”. La scelta dello spettacolo realizzato dai Joy Singers aiuta a sottolineare l’importanza degli innumerevoli gesti d’amore che volontari e professionisti di Avapo Mestre compiono nell’aiutare le persone assistite per evitare che si sentano sole ed abbandonate, come può avvenire di fronte ad una diagnosi di inguaribilità e/o di insuccesso delle cure attive.

«La musica – sottolineano in Avapo Mestre – diventa quindi lo strumento per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza dell’impegno del mondo del volontariato quale portavoce dei bisogni di molti concittadini e attestazione di un impegno civile che contribuisce a rendere migliore la società in cui viviamo».

Il biglietto per lo spettacolo è in vendita a 15 euro (7 euro per gli studenti). La prevendita è nella sede Avapo di via Garibaldi 56 a Mestre, oppure la sera dell’evento al teatro Corso. Informazioni: [email protected]

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Mons. Sigismondi all’assemblea del clero veneziano: «La fraternità non è un vago affetto né pura spiritualità»

Gente Veneta - Gio, 10/05/2018 - 10:27

«La fraternità non è un vago affetto ma una realtà organica, che fa appello alla regola della condivisione. Una comunione solo puramente spirituale, infatti, sarebbe fragile e artificiosa…».

Lo dice mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno e Assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana, che sta intervenendo, stamattina – giovedì 10 maggio – al Centro pastorale Card. Urbani di Zelarino.

L’occasione è l’assemblea del clero diocesano, presieduta dal Patriarca Francesco.

Mons. Sigismondi tratta il tema della “profezia della fraternità” nella vita della Chiesa ed in particolare nella vita presbiterale. Per i sacerdoti, dice il vescovo di Foligno, «la fraternità non è un ideale da realizzare, ma un talento da far fruttificare; la vita fraterna è un “peso” di grazia che ha radice sacramentale. Se manca fraternità si oppone resistenza allo Spirito».

«La testimonianza di comunione fraterna – sottolinea ancora il vescovo – è la prima forma di evangelizzazione» (con la collaborazione di Alessandro Polet)

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Villa Maria Ausiliatrice, una casa rinnovata per tutta la Diocesi

Gente Veneta - Gio, 10/05/2018 - 10:03

Basterà un clic da Punta della Salute, a Venezia, e ogni singola stanza di Villa Maria Ausiliatrice, a San Vito di Cadore, verrà scaldata e portata alla temperatura ottimale, anche nel cuore dell’inverno. Basterà, poi, una finestra aperta perché arrivi alla centrale termica il segnale di non scaldare più in quella certa stanza.
Ecco un paio dei risultati notevoli e innovativi del grande intervento di riqualificazione ed efficientamento energetico di cui la casa per ferie del Seminario sta godendo in questi giorni e che ormai volge al termine.

Lunedì 25 giugno l’inaugurazione, con il Patriarca. Ancora un paio di mesi di lavori e poi, lunedì 25 giugno, si inaugura. Ci sarà il Patriarca, ci saranno tanti sacerdoti, gli amici del Seminario, ma tutte le persone interessate sono invitate a partecipare. In effetti, per Villa Maria Ausiliatrice, inizia una seconda vita.

Niente uso alberghiero, solo uso pastorale. «L’intento è proprio questo», sottolinea il Rettore del Seminario, don Fabrizio Favaro: «Che la casa, di proprietà del Seminario, sia sentita e vissuta come luogo accogliente per tutte le realtà della nostra Chiesa. Rimarrà, insomma, la destinazione pastorale, non è previsto alcun uso alberghiero. Tant’è vero che per le parrocchie del Patriarcato, per esempio, ci saranno lo sconto sulle tariffe e il diritto di prenotazione».

Una recente visita di sacerdoti veneziani al cantiere di Villa Maria Ausiliatrice a San Vito di Cadore

 

Sabato 30 giugno, infatti, appena terminato il cantiere, un gruppo della parrocchia di San Paolo di Mestre inaugurerà con un primo soggiorno la ritrovata Villa. E la Collaborazione pastorale della Gazzera – Santa Barbara – Asseggiano, per esempio, occuperà praticamente tutta Villa Maria Ausiliatrice per un certo periodo. Ma tutta la parte in autogestione è già al completo fino al 15 settembre e le prenotazioni sono già arrivate anche per l’estate 2019.

L’intervento di riqualificazione è imponente: in sostanza, del vecchio edificio sono rimasti in piedi solo i muri perimetrali e il tetto. Il resto è stato rifatto, dalle fondamenta.

E parlando di fondamenta non stiamo usando un’espressione generica: è stato infatti realizzato anche un consolidamento antisismico, effettuato alla base dello stabile, con l’aggiunta dell’isolamento termico di tutta la platea dell’edificio.

Un “cappotto” da 14 centimetri per passare alla classe energetica B. Poi gli spazi interni sono stati suddivisi diversamente, e la muratura è stata dotata di “cappotto”: uno strato di 14 centimetri di pannelli in polistirolo che, unitamente agli infissi tutti sostituiti e nuovi, ridurranno grandemente il fabbisogno di energia.
Tant’è vero che la grande casa – 11mila metri cubi di volumi e quasi 3mila metri quadri di superficie – è passata d’un balzo alla classe energetica B. E quando anche il tetto verrà rifatto, cioè non appena ci saranno i soldi necessari – l’edificio scalerà la vetta dell’hit parade dell’efficienza, raggiungendo la classe A.
Già adesso, però, il risparmio di energia sarà molto sensibile, così come il maggiore comfort. E c’è la soddisfazione di aver dato una mano all’ambiente.
La domotica, poi, consentirà, come indicano gli esempi iniziali, di governare da lontano la gestione dell’edificio.

Tutto ciò con attenzione ai costi: per ciascuno degli ambiti principali d’intervento – edile, elettrico, infissi – sono stati fatti da quattro a otto preventivi. E la scelta delle imprese che hanno lavorato si è basata non sul massimo ribasso, ma sulla loro solidità ed esperienza.

Una mano la darà anche lo sconto fiscale. Complessivamente, l’investimento ha superato i due milioni di euro; una spesa sostenuta dal Seminario senza indebitarsi, dato che già i Rettori precedenti – a partire da mons. Giuliano Bertoli per andare a don Lucio Cilia – avevano iniziato ad accantonare risorse per poter intervenire su Villa Maria Ausiliatrice.
Daranno una mano anche i benefici fiscali previsti dalla legge: per esempio il recupero del 50% sulle spese di riqualificazione e di efficientamento energetico e il bonus antismico.
Sta di fatto, comunque, che per la casa per ferie del Seminario la seconda vita è a un passo. E sarà di nuovo una grande spazio di amicizia e riposo per tutta la Chiesa di Venezia.

Giorgio Malavasi

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