Aggregatore di feed

Dopo le stragi in Sri Lanka: uniti sì, ma per la vita

Gente Veneta - Mer, 24/04/2019 - 08:59

Sulla violenza che, nel giorno di Pasqua, ha colpito fedeli cristiani e turisti in Sri Lanka sono state scritte molte parole e molte voci si sono levate. Nelle prime ore di martedì 23 aprile, l’Isis ha rivendicato – attraverso la piattaforma di propaganda Amaq – la serie di attentati che ha provocato la morte di circa 320 persone e il ferimento di più di 500. Politici e cronisti non hanno tardato a commentare l’accaduto con varie sfumature di orrore e condanna. Com’è costume, almeno di recente, all’orrore e alla condanna si è associata una buona dose di aggressività.

È certamente condivisibile l’appunto di chi denuncia il silenzio sotto cui vengono fatte passare altre centinaia di attentati che, un giorno dopo l’altro, colpiscono i cristiani nel mondo: a ben vedere, è un tema a cui la comunità cristiana veneziana di è mostrata sensibile, già nel novembre 2018, quando Venezia si è tinta di rosso per Asia Bibi e tutti i cristiani perseguitati nel mondo. D’altro canto, è innegabile che un attentato consumatosi nel giorno di Pasqua – e con tale impatto – attiri maggiormente l’attenzione non solo dei media, ma anche di chi ad essi ricorre per informarsi e – legittimamente – dare forma alla propria visione del mondo.

Si potrebbe dire che dinanzi ad un simile, tragico accadimento sia più semplice riunirsi: quando la violenza scandisce con tanta forza la fragilità dell’esistenza umana, si reagisce con un certo sentimento di unità. Occorre però essere vigili affinché questo riunirsi, da una legittima levata di scudi, non diventi un attruppamento.

La violenza e la morte che ne consegue sono esperienze liminali: ci conducono al limite della nostra vita, lì dove il senso sembra sfumare e le coordinate fondamentali rischiano di essere smarrite. Come Cristiani, però, non possiamo ignorare che il Vangelo di Cristo risuona della voce di chi ha vinto il corpo a corpo con la morte. La forza della Risurrezione dà una fisionomia precisa al nostro credo: non a caso, il testo del Simbolo niceno-costantinopolitano – documento imprescindibile della nostra fede – riferisce della Risurrezione del terzo giorno e, subito dopo, della nuova venuta di Cristo «nella gloria, per giudicare i vivi e i morti». È l’esperienza della Pasqua – della Risurrezione – che manifesta il diritto del Risorto di giudicare tanto i vivi, quanto i morti: è la vita nuova in Cristo che può decifrare il senso dell’esistenza, tanto còlta nel suo svolgersi, quanto nel momento della sua fine.

Per noi, oggi, tenere fede al Vangelo di Cristo significa sforzarci di demistificare la violenza e la morte, ricordandoci che il sentimento d’unità da cui veniamo raggiunti dopo eventi simili, dev’essere declinato in funzione della vita e della sua promozione. Il sangue dei martiri cristiani – come ricorda Agostino nella Epistola 134 –, non chiede di essere lavato con altro sangue: la vita di ogni martire è stata riscattata dalla venuta di Cristo.

L’invito che, come studenti della Pastorale Universitaria, rivolgiamo anzitutto a noi stessi è a non lasciarci mettere all’angolo da accadimenti come questi, rispondendo con ogni sforzo possibile per promuovere pratiche di vita, di fraterna accoglienza e carità cristiana. Cose che – si badi bene – sono assai più forti di ogni chiusura, di ogni risposta violenta, poiché è nutrita dallo Spirito Santo, che discende su di noi ogni volta che abbiamo la lucidità di dire sì al Dio della vita e no alla tentazione della sopraffazione e della morte.

Studentesse e studenti della Pastorale Universitaria di Venezia

Categorie: Notizie

Il Patriarca Marco: il 25 maggio a Campalto il ricordo di Paola Bignardi e don Virginio Colmegna

Gente Veneta - Mar, 23/04/2019 - 20:35

«Abbà, ho fame! La testimonianza della carità, una luce di speranza» è il tema del quinto incontro annuale in memoria del patriarca Marco Cè «pastore, maestro e padre» che si svolgerà sabato 25 maggio nel patronato della parrocchia dei Santi Benedetto e Martino a Campalto.

Organizzato in collaborazione tra la parrocchia, l’Associazione Dossetti di Marango, l’Associazione Amici di don Germano Pattaro, l’incontro – il cui tema è ispirato da parole («Abbà, ho fame») e riflessioni del patriarca Marco sul tema della povertà e della carità, testi raccolti per l’occasione in un libretto – si aprirà al mattino, con inizio alle ore 10.30, con una videotestimonianza del patriarca Marco, e con gli interventi di Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione cattolica e don Virgilio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano, con un intermezzo musicale della violoncellista Rismondo.

Dopo la pausa per il pranzo, condividendo ciò che ciascuno porterà, l’incontro proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 14.30, dando spazio a «Confronti», che saranno aperti da Tiziano Scatto, diacono permanente, da Gianni Vianello volontario a Betania, da Franco Bonaldi, già vice presidente Caritas, cui seguiranno le riflessioni o le testimonianze di quanti vorranno intervenire. La preghiera del Vespro, alle ore 16, animata dalla Comunità monastica Piccola Famiglia della Resurrezione concluderà l’incontro.

Negli anni scorsi l’incontro di Campalto ha affrontato tematiche varie del ministero e del magistero del patriarca Marco, dalle omelie pronunciate ai funerali delle vittime del terrorismo alle intuizioni sull’amore coniugale, che hanno anticipato il pensiero di Papa Francesco nella Amoris laetitia («La gioia dell’amore, un dono e un compito» il titolo), al legame tra liturgia eucaristica e liturgia della parola («L’Eucaristia (s)travolge la storia. La Parola e il Pane unica mensa nel giorno del Signore» era il tema), con relatori di fama – come Rosy Bindi, Massimo Cacciari, don Giovanni Nicolini, don Giorgio Maschio, suor Maria Cristina Ghitti, don Gianni Cavagnoli, Gianfranco Bettin – accanto a testimoni veneziani degli anni di governo della Diocesi e della attività di Cè negli Esercizi spirituali.

L’incontro di Campalto è aperto a tutti. Informazioni e adesioni a [email protected], telefono 041.90. 02.01. (L.P.)

Categorie: Notizie

Veneto, la regione che nel 2018 ha migliorato di più la quota di raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici

Gente Veneta - Mar, 23/04/2019 - 18:32

È il Veneto la regione che ha migliorato di più, in Italia durante il 2018, la quota di raccolta di apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate a divenire rifiuti.

Secondo i dati presentati dal Centro di Coordinamento RAEE nell’undicesima edizione del “Rapporto Annuale sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia”, anche nel 2018 il Veneto si conferma la terza regione italiana per quantitativi assoluti di RAEE raccolti con 28.145 tonnellate, in crescita del 7,8% rispetto al 2017, la migliore variazione positiva a livello nazionale.

Incrementa di conseguenza anche la raccolta media pro capite che si attesta a 5,74 kg per abitante, superiore alla media nazionale (5,14 kg/ab), ma il secondo valore più basso in tutta l’Italia settentrionale.

La rete di infrastrutture si compone di 439 centri di raccolta, di cui 287 aperti alla distribuzione, e di 82 altri centri gestiti da distributori, installatori e sistemi collettivi. Si conferma la media di nove strutture ogni 100.000 abitanti, in linea con quella del Nord Italia e superiore e a quella nazionale (sette).

La classifica dei raggruppamenti in base ai quali vengono ripartite le diverse tipologie di RAEE è abbastanza omogenea: i grandi bianchi (R2) rappresentano il 33% del totale, i piccoli elettrodomestici (R4) il 27%, il freddo e il clima (R1) il 23% e Tv e monitor (R3) il 17%. Le sorgenti luminose (R5) si confermano, infine, all’1%.

Analizzando la raccolta per province, anche nel 2018 Treviso e Padova raccolgono i maggiori quantitativi di RAEE: la prima raccoglie 6.010, la seconda 5.875 tonnellate (crescita dell’11%). Seguono le province di Venezia e di Verona con una raccolta di poco inferiore alle 5.000 tonnellate e Vicenza con 3.520 tonnellate. Più distanziate Belluno e Rovigo con rispettivamente 1.675 e 1.199 tonnellate.

Belluno conferma però il primato nella raccolta pro capite pari a 8,23 kg per abitante. Le restanti province evidenziano una raccolta pro capite superiore alla media nazionale (5,14 kg/ab), la migliore in questo caso è Treviso con 6,77 kg/ab. Al di sotto della media nazionale si posizionano solo Rovigo con 5,07 kg/ab e Vicenza con 4,08 kg/ab.

Disomogeneo il numero medio di centri di raccolta ogni 100.000 abitanti: se Belluno ne conta addirittura 21, Treviso e Verona ne hanno undici. Vicenza ne ha nove, Rovigo otto. Ne ha ancora meno (sei) Padova e addirittura solo cinque Venezia.

Categorie: Notizie

Dall’11 settembre al 6 giugno: ecco il calendario scolastico 2019-20 nel Veneto

Gente Veneta - Mar, 23/04/2019 - 17:39

Inizierà mercoledì 11 settembre, nel Veneto, l’anno scolastico 2019-2020 per concludersi sabato 6 giugno. La Giunta regionale, infatti, ha approvato il calendario scolastico per le scuole di ogni ordine e grado della Regione, statali e paritarie. Fanno eccezione le scuole dell’infanzia che apriranno le porte lo stesso giorno ma proseguiranno le lezioni fino al 30 giugno.

Oltre alle consuete festività, il calendario del prossimo anno scolastico prevede la sospensione obbligatoria delle lezioni il 2 novembre per il ponte di Ognissanti, dal 23 dicembre al 6 gennaio per le vacanze natalizie, dal 24 al 26 febbraio per le quelle di Carnevale e dal 9 al 14 aprile per le ferie pasquali. Sono previsti, inoltre, il 2 maggio 2020 per il ponte della festa del Lavoro e il successivo 1 giugno per il ponte della festa nazionale della Repubblica. Alle scuole, a fronte di particolari esigenze o eventi, sono consentite ulteriori sospensioni delle lezioni o modifiche del calendario comunicandolo alla Regione, agli Enti erogatori dei servizi di supporto e alle famiglie, fermo restando l’obbligo di garantire 200 giorni minimi di attività scolastica.

Anche in questo calendario, la Regione ha previsto le “Giornate dello Sport” che si terranno il 27, 28, 29 febbraio 2020, di seguito alle vacanze di Carnevale. In questa circostanza gli istituti potranno programmare iniziative finalizzate ad approfondire gli aspetti educativi dell’attività sportiva e diffondere la conoscenza delle varie discipline praticate nel territorio. Sono previste, inoltre, la Giornata della Legalità per il 20 marzo 2020 e quella della Musica per il precedente 4 marzo.

“Le giornate dedicate in calendario sono un contributo ed un’opportunità per l’offerta formativa d’ogni istituto che potrà organizzarle in autonomia – sottolinea l’assessore alla Scuola -. Per quelle dello sport, come è già avvenuto con successo negli ultimi anni, tramite l’Ufficio scolastico, la Regione stanzierà risorse specifiche. Non si tratta di giorni dedicati al tempo libero in un’ottica ricreativa, infatti, ma di veri e propri giorni di attività educativa imperniati sui valori formativi dello sport. Analogamente non è secondario l’alto valore formativo che ha la giornata della musica sensibilizzando all’attività musicale e coreutica e quella della legalità, occasione pensata per approfondire tematiche che favoriscono l’educazione al rispetto della legalità, appunto, e al senso civico”

Categorie: Notizie

Compagnia teatrale senza giovani: «Non riusciamo ad allestire commedie intere di Goldoni»

Gente Veneta - Lun, 22/04/2019 - 15:48

Mancano volti giovani: impossibile recitare una commedia completa di Goldoni. La compagnia teatrale il “Mosaico Veneziano” con sede al Lido lancia un appello per trovare nuove leve e forze fresche che possano arricchire e completare la compagnia teatrale all’opera sul palcoscenico per numerose iniziative benefiche e di solidarietà. Quella per la recitazione è una grande passione. I componenti sono, però, rimasti in otto. Il gruppo, diretto da Luigina Scarpa, ex direttrice delle scuole del Lido, da anni in pensione che si dedica anima e corpo a questa iniziativa, svolge anche un’importante ruolo culturale nell’interpretazione dei testi veneziani. E grande entusiasmo c’è da parte di tutti i partecipanti che assicurano che questo impegno ne vale la pena. Ma questo sentimento non riesce a contagiare i ragazzi. «Nei testi di Goldoni – spiega Aurelio Minazzi – c’è sempre la parte del giovinetto o della giovinetta. Un personaggio che, per forza di cose, non può essere rappresentato da un attore di 60 anni. Per questo motivo, per rimanere comunque in attività, abbiamo trovato la soluzione di presentare spettacoli in cui mettiamo insieme diversi spezzoni più brevi, in modo da “aggirare” il problema. Ma sarebbe bello tornare a recitare una commedia di Carlo Goldoni per intero». Il “Mosaico Veneziano” ottiene successi anche all’estero. Nei giorni scorsi è stata in trasferta anche ad Isola, vicino a Capodistria, in Slovenia, dove è stata accolta, con grande affetto, da un pubblico fatto da una grande “colonia veneziana”. La compagnia si trova, in media, una volta la settimana, con una pausa lunga durante l’estate. A maggio reciterà in patronato a Sant’Antonio. Se qualcuno fosse interessato a recitare e provare quest’esperienza può contattare il numero 320.712.01.24. (L.M.)

Categorie: Notizie

Il Patriarca, l’omelia di Pasqua oggi a San Marco: «Essere discepoli del Risorto significa operare per la vita, contro odio, violenza e morte»

Gente Veneta - Dom, 21/04/2019 - 17:23

“Essere discepoli del Risorto significa operare per la vita, soprattutto se intorno a noi crescono parole, gesti e scelte di morte; pensiamo ai tanti morti e feriti di queste ore nello Sri Lanka e in Libia. Il lievito vecchio – per usare l’espressione cara a Paolo – continua ad operare contro la vita, la verità, la giustizia; in altre parole, contro l’uomo. Tutto quello che è odio, morte, violenza, discriminazione, male, egoismo, ingiustizia, contrasta la logica della Pasqua che è “vincere soccombendo”, la logica e la prassi di Gesù che vince innalzato sulla croce. Se infatti crediamo in Cristo risorto, Signore della vita, Vincitore della morte e di tutti i mali e le ingiustizie, allora dobbiamo operare nel senso della risurrezione di Gesù che dice come l’ultima parola non sia quella degli uomini, con le loro menzogne, calunnie e ingiustizie”: entra anche la più stretta attualità – i terribili attentati a chiese ed hotel nello Sri Lanka di queste ultime ore – nella riflessione che il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha rivolto la mattina di Pasqua durante il solenne Pontificale celebrato nella basilica cattedrale di S. Marco (il testo completo dell’omelia è in allegato).

“Ogni volta che il male è vinto – ha proseguito il Patriarca – o, almeno, è messo in minoranza, ogni volta che diamo spazio all’amore di Dio facendo posto agli altri e ogni qualvolta accogliamo gli altri aiutando il prossimo, ossia quelli che, di volta in volta, incontriamo e con i quali ci impegniamo a costruire nuove relazioni da Gesù Cristo, avendo di mira – secondo il Vangelo – una più equa condivisione dei beni materiali e spirituali, allora siamo entrati nella vera Pasqua cristiana. La Pasqua deve rendersi presente in una vita buona secondo il Vangelo che si manifesta anche nelle scelte culturali, vale a dire in leggi buone e in relazioni sociali fondate sulla verità e sul rispetto dei più deboli. La Pasqua deve convertirci e manifestarsi anche esteriormente”.

Per mons. Moraglia “Gesù risorto da morte e vincitore della morte inaugura un nuovo modo d’essere nel tempo, lo porta a compimento, lo perfeziona; così Gesù ora si rende presente nel tempo non secondo le modalità dello spazio e del tempo ma delle potenzialità proprie di un’umanità giunta a pienezza. In Gesù risorto il tempo raggiunge il suo senso compiuto e, pur continuando la storia, Gesù ne diventa il vero principio e il vero senso; Gesù risorto non vive più il suo rapporto col tempo come chi è contenuto dal tempo ma come Colui che “suscita” il tempo e ne scandisce il “senso”, grazie alla forza dirompente della Pasqua: la Sindone dice, nei particolari segni che la caratterizzano, come di un’esplosione di potenza infinita. La divina Rivelazione ci ricorda che, quando Dio decide d’esprimersi nel tempo, crea l’uomo o, più esattamente, progetta Gesù Cristo in cui tutta la storia è pensata e voluta; così in Cristo il tempo diventa manifestazione della gloria di Dio e raggiunge tale sua caratteristica in modo pieno nella risurrezione. In Cristo c’è quella “pienezza” che dona alla creazione, alla storia e al tempo nuovo contenuto e nuovo senso. In Cristo risorto abbiamo “il Compimento”, la “Pienezza”, il “Valore ultimo” della creazione non ancora giunta però al suo termine; è il tempo del “già” e del “non ancora”, appunto, dell’escatologia inaugurata la mattina di Pasqua. Tutto ciò ha a che fare col cuore dell’uomo e chiede d’esprimersi visibilmente in scelte concrete riguardanti la comunità dei credenti e la società civile”.

Nell’omelia del Patriarca un passaggio è dedicato anche a recenti vicende locali: “Recentemente abbiamo constatato, anche nel nostro territorio, che quanto pensavamo non ci appartenesse, ossia il comportamento di chi con l’intimidazione e la violenza assoggetta altri in modo da prevaricare e sostituendosi allo Stato, è ben presente. Si tratta del potere mafioso che si declina in mille modi nella vita sociale. Ricordo ancora, a tale proposito, la giornata dedicata alle vittime delle mafie e ai loro familiari celebrata proprio qui in Basilica di San Marco, poche settimane fa, con l’associazione Libera di don Ciotti. Il Maligno agisce pensando di intimorire e la paura è l’atteggiamento che suscita”. E ha sottolineato, quindi, gli esempi di ritrovato coraggio che, dopo la risurrezione, ha animato apostoli e discepoli di Gesù.

“Maria Santissima, Regina caelis – ha concluso -, ci aiuti a vivere i giorni del nostro pellegrinaggio terreno come Lei ha vissuto e, con la grazia di Dio, impegniamoci nel quotidiano a far lievitare evangelicamente gli ambienti dove viviamo e operiamo! Auguro a tutti una Santa Pasqua, nella convinzione che Gesù è veramente risorto, alleluia”. Al termine dell’omelia, durante i saluti in più lingue, rivolgendosi ai fedeli in lingua francese ha aggiunto: “Siamo molto vicini alla Chiesa e alla nazione francese per quello che è successo nei giorni scorsi a Notre Dame de Paris, vero tesoro dell’umanità e segno della fede di un popolo e anche della civiltà europea”.

Categorie: Notizie

“Ecce homo”: alla Manfrediniana (Seminario di Venezia) la Passione raccontata da Palma e Bordone

Gente Veneta - Dom, 21/04/2019 - 08:49

“Ecce Homo” è la mostra dal tema pasquale, inaugurata giovedì 11 alla Pinacoteca Manfrediniana del Seminario Patriarcale, pensata per avvicinarsi spiritualmente al cammino di Gesù verso il Calvario e la resurrezione.

Due i capolavori della pittura veneziana del Cinquecento esposti: si tratta di “Cristo alla colonna” di Palma il Vecchio e “Cristo e Pilato” di Paris Bordone. L’occasione della mostra nasce dal restauro recentemente effettuato sui due dipinti, che ha permesso di vedere le differenze di approccio formale e stilistico tra i due pittori. Durante l’inaugurazione significativo è stato l’intervento di Silvia Marchiori che ha spiegato l’iconografia e la mistica delle due opere: «Per analizzare dipinti con soggetto tratto da episodi della Scrittura bisogna sempre tornare alla fonte», ha spiegato. «Nei Vangeli il racconto della Passione occupa molto spazio nella narrazione, sembra venga raccontato al rallentatore». Tutti e quattro gli Evangelisti dicono che Gesù subì la flagellazione. Questa avveniva sul dorso, ma nei dipinti viene resa frontalmente. Le scene con il tempo poi si concentrano sempre più sulla figura di Gesù, colpito e sfigurato. «Questo per creare un dialogo serrato tra il credente e Cristo che suscita la pietas» afferma Marchiori.

“Il Cristo alla colonna” di Palma il Vecchio proviene da una collezione inglese ed è stato esposto solo una volta in pubblico nel 1942 alla John Hopkins University negli Usa, come opera di Giorgione e della sua cerchia, secondo l’attribuzione di George Richter, uno dei massimi studiosi di Giorgione. Dopo essere stato smentito da Hans Tietze, il quadro fu ampiamente discusso e attribuito anche a Tiziano.

Il restauro conferma l’attribuzione a Palma il Vecchio, in particolare grazie alle radiografie e alle analisi ad infrarosso, che hanno permesso di vedere il processo creativo.
Le radiografie presentano un’immagine confusa, dovuta al fatto che vi era un altro dipinto sottostante: «C’era un Cristo in posizione frontale e con la testa rivolta dal lato opposto a come è rappresentata ora, con il braccio sinistro visibile», spiega Davide Bussolari: «Questo potrebbe essere dovuto al fatto che l’opera non fosse piaciuta al committente o ad una sorta di perfezionismo che Palma voleva raggiungere, dimostrando di sapersi rimettere in discussione».

Molti i pentimenti simili e i particolari stilistici emersi: «Palma ha la tendenza ad inclinare i busti dei personaggi in avanti. Anche le labbra giovanili, in particolare quelle degli uomini, sono molto carnose, dipinte in maniera miniaturistica, con screpolature e di color fragola», aggiunge Andrea Donati. «Quando il dipinto è stato pulito, dalla finestra sono emerse montagne azzurre e cieli intensi che prima non si vedevano perché ingialliti e imbruniti».

Se il quadro di Palma non risulta avere copie, è diverso per “Il Cristo e Pilato” di Bordone che, formatosi nella bottega di Tiziano, nella sua maturità inventa una composizione originale e teatrale che ha visto una serie di repliche e varianti.

L’opera proviene da una collezione privata di Milano e, pur essendo stata pubblicata nell’ultima monografia del pittore, non è mai stata esposta al pubblico in precedenza.
Il restauro ha restituito piena leggibilità all’opera e dato conferma dell’attribuzione. La figura di Pilato però presenta un aspetto poco riscontrabile negli abiti e nella barba. Il copricapo inoltre ha un cartiglio in ebraico che sta ad indicare un sacerdote: «Potrebbe essere Caifa, che gli evangelisti dicono essere stato il primo ad interrogare Gesù nel sinedrio. Sembra quasi che la mano di Caifa sostenga Gesù, che a sua volta lo prende per il polso quasi a stabilire un ultimo contatto» spiega Marchiori.

A differenza dell’opera di Palma, l’immagine radiografica risulta molto più visibile. Sono presenti infatti solo alcuni pentimenti durante la fase di abbozzo dove è stata ritoccata la barba del sacerdote, rivisitate le dimensioni del polso di una mano e corretto il volto del manigoldo. «Guardando l’immagine si coglie la fase di preparazione a bande larghe orizzontali dovute alle modalità di stesura a spatola», sottolinea Bussolari. «Inoltre sono rimaste visibili le tracce di preparazione degli interni lasciate a vista». Un dipinto infine in cui è stata aggiunta in basso una fascia per aumentare le dimensioni della tela, operazione fatta a posteriori visto che la preparazione sottostante differisce dalla parte originale. L’esposizione sarà visitabile fino al 29 giugno.

Francesca Catalano

Categorie: Notizie

Baby gang, un educatore: Facciano volontariato dove si soffre

Gente Veneta - Sab, 20/04/2019 - 08:45

L’ultimo fatto, il più grave della serie, ha mandato un ragazzo all’ospedale con una frattura alla colonna vertebrale. Sabato scorso a Rialto sei ragazzi ventenni sono stati aggrediti da quella che tutti chiamano la “baby gang”. Un gruppo di ragazzini, poco più che adolescenti, che imperversano da mesi in città, colpendo alla cieca in modo violento. Le forze dell’ordine li hanno identificati, si sa chi sono. E si sa che non provengono da famiglie particolarmente disagiate. Anzi. Eppure un disagio, per comportarsi in questo modo, ci deve essere. «Cercano di farsi notare e non trovano altro modo per farlo», commenta Nicola Chiarot, insegnante, educatore e coordinatore di gruppi giovanili nelle collaborazioni parrocchiali di Cannaregio. «Evidentemente – aggiunge – non trovano un modo per esprimersi né in famiglia, né a scuola, né in altri ambiti. E’ per loro un modo, sbagliatissimo ovviamente, per dire “io esisto”. Altri giovani trovano una strada diversa, magari nello sport, nelle attività di parrocchia o di volontariato. Loro no. Non trovano attrattiva in queste attività, che non sono abbastanza appetibili per loro. Probabilmente le famiglie sono in qualche modo assenti, non hanno dialogo e forse non hanno il polso della realtà che stanno vivendo i loro figli». Spesso in questi casi le famiglie tendono anche a minimizzare.

Punire non basta. Ma come intervenire a questo punto? «La sola punizione non basta. Certo – sottolinea Chiarot – ci troviamo di fronte a fatti gravi per i quali le forze dell’ordine e la magistratura prenderanno provvedimenti. Ma sanzionare non è sufficiente. Ci vuole un grande lavoro formativo, educativo». Si parla, in questi casi, di alleanza tra i vari soggetti della “comunità educante”. E non è un concetto astratto. «La scuola può fare molto, perché intercetta tutti. Oggi ci sono sportelli dedicati a queste problematiche all’interno degli istituti scolastici, ci sono psicologi, ma anche gli insegnanti sono chiamati a fare la loro parte. Sicuramente le famiglie vanno coinvolte molto di più. Va individuato un percorso insieme, perché questi ragazzi si sentano protagonisti di un percorso positivo».

Volontariato nella sofferenza. Quell’io esisto di cui si diceva all’inizio può essere tradotto in pratica con modalità differenti: «La scuola, la parrocchia, l’associazionismo devono proporsi in modo che i giovani si sentano al centro, si sentano responsabili. Altrimenti non sono attrattivi. Occorre offrire esperienze concrete, anche forti». Ad esempio, suggerisce Chiarot, dei percorsi di volontariato – obbligatori nel caso dei ragazzini della banda – in situazioni che mostrino realtà differenti dalla loro, anche difficili: «Far capire a questi ragazzi che esistono mondi diversi, dove si soffre. Ovviamente il tutto commisurato all’età». La soluzione non è comunque semplice da trovare, servono strategie complesse. «Lo Stato deve investire risorse nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali. E poi la scuola deve fare leva per arrivare alle famiglie per coinvolgerle. Poi gli altri soggetti educanti devono essere propositivi, coinvolgendo i ragazzi perché si sentano protagonisti». Protagonisti di qualcosa che sia positivo e non distruttivo.
Serena Spinazzi Lucchesi

Categorie: Notizie

Un uovo di cioccolato da 10 chili e materiale per la scuola in Pediatria: il dono pasquale di Pam Panorama all’Angelo

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 16:55

Si avvicina la Pasqua e Pam Panorama, rinnova un progetto solidale. Negli ospedali di Mestre e Treviso sono stati distribuiti 180 doni – contenenti quaderni e altri materiali di cancelleria – e due uova di cioccolato giganti da 10 kg ciascuna, una per ogni ospedale coinvolto.

All’Ospedale dell’Angelo di Mestre consegnati 80 doni e il grande uovo di cioccolata. Ad accogliere la delegazione di Pam Panorama c’era la direzione ospedaliera rappresentata dalla dottoressa Lisa Bertoncello e dal dott. Simone Bradariolo: «Siamo lieti – dicono – che il nostro Ospedale sia nei pensieri del territorio che ad esso fa riferimento, e nei pensieri di realtà comePam Panorama, che operano in quest’area vasta. È un riconoscimento gradito, che si ripete con sempre maggior frequenza e ci sostiene nel lavoro che l’Ospedale fa per i cittadini di questo territorio vasto».

L’appuntamento rientra in un progetto solidale di Pam Panorama che si è esteso a livello nazionale, con la consegna di oltre 1.250 regali. Le altre strutture ospedaliere coinvolte sono: l’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla di Parma, l’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova, la Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova – in collaborazione con Fondazione Città della Speranza – il Dipartimento Salute della Donna e del Bambino di Padova – in collaborazione con Fondazione Salus Pueri -, l’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.

Categorie: Notizie

Jesolo, è morto Luigi Orlando, figura di riferimento per la città e la parrocchia di S. Maria Ausiliatrice

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 15:45

E’ mancato giovedì 18 aprile Luigi Orlando. Aveva 80 anni. Originario di Musile di Piave, abitava a Jesolo da una vita. La notizia della sua scomparsa ha destato un profondo cordoglio nella città intera. Se ne è fatto interprete il sindaco Valerio Zoggia che ha portato alla famiglia le condoglianze dei cittadini.

Luigi era una persona molto conosciuta e soprattutto molto stimata e a Jesolo costituiva un punto di riferimento per la città e per la comunità cristiana di S. Maria Ausiliatrice del Lido di Jesolo. I suoi funerali saranno celebrati martedì 23 alle ore 9.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Jesolo Lido.

Un più ampio ricordo di Luigi Orlando nel nuovo numero di Gente Veneta, in distribuzione da mercoledì 24 aprile

Categorie: Notizie

Lunedì 22, a Camponogara, marcia con le mele fuji di Coldiretti: «Chiediamo l’obbligo di origine sull’etichetta dei prodotti»

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 13:17

E’ confermato anche per quest’anno la sponsorizzazione di Coldiretti alla Marcia Città della Speranza che si terrà Lunedì dell’Angelo, 22 aprile, a Camponogara con il taglio del nastro ad opera del sindaco Gianpietro Menin.

Lunedi 22 aprile durante la marcia verranno distribuiti ai podisti nei punti di ristoro lungo tutto il percorso della gara 5 quintali di mele disponibili nella varietà Fuji fornite da un produttore di campagna amica locale.

«Lo scopo di questa collaborazione – afferma Andrea Colla presidente di Coldiretti Venezia – è innanzitutto di contribuire alla realizzazione di un evento benefico quale la raccolta di fondi per la Città della Speranza di Padova, ma anche di far gustare un prodotto della nostra terra, apprezzandone l’origine e la salubrità; vogliamo trasmettere l’importanza della certezza sulla qualità di ciò che mangiamo. L’Italia è il Paese con minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi (0,48%), quota inferiore di ben sette volte a quella dei prodotti francesi, quasi quattro volte di quelli spagnoli e tedeschi».

Coldiretti punta ad un fronte europeo per la trasparenza in etichetta con la raccolta di un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione. L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania, Romania e Spagna, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso.

Una scelta che – evidenzia la Coldiretti – rafforza la richiesta dei cittadini alla Commissione Europea perché imponga «dichiarazioni di origine obbligatorie per tutti i prodotti alimentari al fine di prevenire le frodi, proteggere la salute pubblica e garantire il diritto all’informazione dei consumatori».

Categorie: Notizie

Santuario di Lucia: veglia pasquale di pomeriggio per chi non può uscire la sera

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 11:41

Una Veglia Pasquale alle ore 17 di Sabato Santo. La propone il Santuario di Lucia a quanti siano impossibilitati ad uscire la sera, ma che «vogliano comunque vivere in pienezza il mistero pasquale». La chiesa che si trova in campo San Geremia è stata di recente elevata a santuario e non è più sede parrocchiale: per questo le celebrazioni del Triduo Pasquale verranno vissute nella parrocchia di San Giobbe, nell’ambito della Collaborazione pastorale. Con l’eccezione della Veglia Pasquale, rivolta «a favorire coloro che per motivi di salute o di lavoro non possono uscire la notte per partecipare alla liturgica del fuoco, dell’acqua della parola e dell’eucarestia».

Categorie: Notizie

Venezia: Ines festeggia 101 anni brillanti con i medici di Oculistica, che (con 25 iniezioni) le consentono di vedere

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 10:07

La signora Ines I. è una Veneziana dalla tempra eccezionale: alle splendida età di centouno anni appena compiuti può permettersi di vivere da sola, nella sua casa dalle parti dell’Accademia, ed è ancora autosufficiente anche grazie alle cure fornite dell’Oculistica dell’Ospedale Civile.

Con il figlio e la nuora, la signora Ines, passata per la visita di controllo nel Reparto diretto dalla dottoressa Antonella Franch, ha voluto portare anche ai medici e al personale del Reparto un vassoio di prelibatezze: «La signora Ines – spiega Antonella Franch – ha voluto festeggiare anche insieme a noi le sue cento e una candeline. In questa occasione, dopo anni di frequentazione e di cure, abbiamo appreso alcuni dettagli della sua vita quotidiana, che ci rendono ancora più orgogliosi dell’assistenza che le prestiamo: ci ha detto che abita da sola, con una persona che la segue solo durante il giorno. E ci ha fatto capire quanto sia stato importante, quindi, garantirle il mantenimento di quella parte di visus che le resta, attraverso le periodiche iniezioni di cui la Signora ha bisogno e che la nostra équipe le pratica. Contrastando il decadimento della vista, permettiamo alla Signora tutte quelle attività, anche di cura personale, che continua a svolgere grazie al suo fisico e al suo spirito ancora ben presenti».

L’unico figlio della signora Ines risiede in altra città: «Veniamo a visitare la mamma ogni volta che possiamo – racconta – ma lo facciamo per l’affetto che ci lega, più che per una reale necessità, perché nei fatti la mamma vive ancora la sua quotidianità come faceva quando era meno anziana».

Di giorno una persona la aiuta in casa, ma dalla sera al mattino successivo sa ancora fare da sola tutto quanto le è necessario: «La seguiamo a distanza – spiega il figlio – utilizzando alcune delle tecnologie che oggi permettono un contatto frequente, sia in audio che in video, anche semplicemente attraverso il cellulare. Ma senza esagerare – aggiunge sorridendo – perché rischiamo sempre che ci apostrofi con un sonoro ‘Spioni!’».

La signora Ines soffre, come molti anziani, di degenerazione maculare senile neovascolare: «Si tratta di una patologia – spiega la dottoressa Franch – che colpisce la parte centrale della retina, cioè la “macula”. Provoca la perdita della visione da vicino, della capacità di leggere, di distinguere i dettagli, di riconoscere i volti delle persone con cui si parla. Si contrasta utilizzando il ranibizumab, principio attivo che va iniettato periodicamente mediante una singola iniezione nell’occhio colpito dalla malattia. Nei primi tre mesi l’iniezione viene praticata una volta al mese. In seguito il medico valuta la necessità di somministrare un altra dose, attraverso un controllo mensile: alla signora Ines abbiamo praticato in questi anni le necessarie iniezioni, e siamo giunti alla venticinquesima».

«L’Ospedale di Venezia si dimostra anche in questo caso – commenta il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben – capace di sintonia con gli utenti, e capace di dare risposte preziose a quella fascia di cittadini anziani che è particolarmente vasta in questa città speciale. E lo fa senza chiudersi: a dare questa testimonianza di attenzione agli utenti della Città storica è proprio l’Oculistica, cioè uno dei Reparti che accoglie e cura pazienti da tutta l’Italia, noto in tutto il Paese per la competenza dei suoi specialisti».

Categorie: Notizie

Da Pellestrina a Caorle, centinaia di milioni di vongole seminate sui fondali

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 10:02

Curare il “mare” ed i suoi “prodotti” come un agricoltore ha a cuore la terra e ciò che vi coltiva. E’ questo lo spirito che da anni ormai anima le numerose iniziative intraprese dal Co.Ge.Vo. di Venezia (Consorzio Gestione Vongole) per garantire il futuro del proprio comparto pesca.

Un settore che, solamente nell’ultimo decennio, si è visto costretto ad affrontare tre morie di vastissime proporzioni delle vongole di mare. L’ultima in ordine di tempo è quella che risale all’autunno del 2018: l’eccezionale ondata di maltempo che ha imperversato in Veneto, infatti, in quel periodo, ha portato i fiumi a scaricare in mare tonnellate di fanghi che hanno sommerso ed asfissiato i gustosi molluschi. Gli esperti incaricati dal Co.Ge.Vo. già nel novembre del 2018 avevano riferito che la moria aveva colpito quasi il 90 percento dei molluschi presenti negli areali di pesca posti lungo la costa veneziana e che molto si sarebbe dovuto fare per “salvare” le vongole.

Raccolta e semina. Tra le iniziative avviate in tal senso vi è sicuramente l’intensa campagna di “restocking” (raccolta e semina) di vongole di mare “pevarasse” che si stanno attualmente svolgendo e che termineranno con la fine di aprile. Una cinquantina di pescherecci di tutto il compartimento Veneziano, da Pellestrina, passando per Burano, Punta Sabbioni, Jesolo e Caorle, hanno catturato vongole dalle aree non interessate dalle morie per poi distribuirle nelle zone “desertificate”.

Da una prima stima elaborata dai biologi dell’Istituto di Ricerca Agriteco, che hanno sorvegliato le attività di restocking a bordo delle imbarcazioni, ogni giornata di lavoro comporta il trasferimento di circa 50 milioni di esemplari. Tra le aree soggette a ripopolazione vi è anche l’area di pesca biologica della Brussa di Caorle: il tratto di mare posto di fronte all’area naturalistica di Vallevecchia, non essendo in alcun modo urbanizzato, è l’unica zona dell’Alto Adriatico a soddisfare i requisiti che garantiscono ai molluschi ivi catturati il riconoscimento “bio”, ormai sempre più apprezzato dai consumatori italiani e stranieri.

Per primi verso la certificazione di sostenibilità. «Ringrazio l’ammiraglio della Capitaneria di Porto di Venezia Piero Pellizzari per averci concesso l’autorizzazione necessaria ad effettuare la raccolta e semina di vongole di mare – ha detto il presidente del Co.Ge.Vo. veneziano, Gianni Stival – Per noi pescatori è indispensabile riattivare il mare almeno due volte all’anno. Questo significa amare il proprio lavoro, gestire il mare, ma soprattutto pesca sostenibile secondo i parametri Msc».

Op Bivalvia Veneto, che rappresenta il “braccio operativo” dei due Co.Ge.Vo, di Venezia e Chioggia, ha infatti ottenuto lo scorso anno la certificazione “Msc”, Marine Stewardship Council per la pesca alle vongole. Si tratta della prima attività di pesca di tutto il Mediterraneo che è riuscita a soddisfare i rigidi parametri previsti per l’assegnazione della prestigiosa certificazione di sostenibilità, riconosciuta in tutto il mondo. (R.C.)

Categorie: Notizie

Il triduo pasquale, tutte le celebrazioni in San Marco a Venezia

Gente Veneta - Ven, 19/04/2019 - 08:59

La Chiesa entra nelle celebrazioni solenni del triduo pasquale e si appresta a far risuonare il grande annuncio della risurrezione di Cristo. Ecco i principali appuntamenti in programma a Venezia – nella basilica cattedrale di S. Marco – e guidati dal Patriarca Francesco Moraglia.

Venerdì santo (19 aprile) alle ore 15 è prevista la Via Crucis mentre alle ore 18 il Patriarca presiederà l’azione liturgica della Passione (presenti l’Ordine di Malta, l’Ordine del Santo Sepolcro, le Arciconfraternite e le Scuole Grandi della città); alle ore 21 in cattedrale ci sarà un momento di preghiera in venerazione delle reliquie della Passione.

Nelle mattine di venerdì e sabato santo, alle ore 8.30, il Patriarca presiede l’Ufficio delle letture e le Lodi mattutine (alla presenza del Seminario Patriarcale). La sera di sabato 20 aprile, alle ore 20.30, si terrà la solenne Veglia pasquale presieduta da mons. Moraglia, con la celebrazione del battesimo e alla presenza anche di alcune comunità neocatecumenali.

Il 21 aprile è la “Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore”: il Patriarca presiede alle ore 10.30, sempre nella cattedrale di S. Marco, il Pontificale di Pasqua; nel pomeriggio alle 17.30, infine, ci sarà la celebrazione dei vespri solenni con adorazione e benedizione eucaristica, processione e canto delle litanie all’altare della Nicopeia.

Categorie: Notizie

Messa del crisma in San Marco, il Patriarca sul sacerdozio: no alla mediocrità e al protagonismo, sì al riconoscimento dell’altro e alla santità nella preghiera

Gente Veneta - Gio, 18/04/2019 - 14:54

No alla mediocrità, che si vince nutrendoci della Parola di Dio. E no al complesso del primo della classe, che si sconfigge con la santità che viene dalla preghiera. Sì, invece, al sacerdozio che è «servizio del sacrificio di Cristo e della Parola di Dio; è lo Spirito di Verità che ci strappa da noi stessi e rende le nostre vite parti vive del sacrificio di Cristo per la salvezza di ogni uomo».

Sono alcune delle riflessioni del Patriarca, proposte nell’omelia della Messa del Giovedì santo, celebrata nella basilica di San Marco dinanzi a pressoché tutti i sacerdoti del Patriarcato e ad una folta assemblea di laici.

Alla Messa del crisma, che vuole significare l’unità della Chiesa locale raccolta intorno al proprio vescovo, mons. Moraglia ha riflettuto come consuetudine sul sacerdozio e sul sacerdote, «perché essere preti è conquista quotidiana non facile, è impegno che dura tutta la vita. Non è cosa facile, ma rende felici!».

Citando George Bernanos, il Patriarca Francesco ha messo in guardia dal rischio di essere mediocri: «La mediocrità si sconfigge, nutrendoci della Parola di Dio».

E la strada per non essere mediocri è nitida: «Gesù parla di verità, intelligenza, amore; non di bonarietà o furbesca diplomazia quando si dice non dicendo oppure non si dice dicendo o, ancora, si dice confondendo».

La limpidezza dello sguardo preserva anche dal pericolo del «protagonismo di chi cerca visibilità o dal complesso del primo della classe».

«Quando sappiamo riconoscere il bene nell’altro – prosegue il Patriarca – allora c’è il vero amore, la vera umiltà, le condizioni per costruire non una virtuale ma una concreta pastorale di comunione; allora si dà spazio al confratello, non ci si ferma più a dibattiti un po’ inconcludenti su questioni ecclesiastiche».

La limpidezza di sguardo, che sa andare oltre l’io, conduce alla verità su se stessi: «Il nostro grazie a Dio per il sacerdozio si fa ancora più grande quando guardiamo ai nostri limiti. Ci capita infatti d’incontrare, nelle nostre comunità, uomini e donne – papà e mamme – ma anche dei giovani che esprimono una umanità migliore della nostra, forse poco loquaci nel parlare ma eloquenti nelle scelte di vita».

Ricordando poi il rinnovo delle promesse fatte nel giorno dell’ordinazione sacerdotale, che di lì a poco, al termine dell’omelia, sarebbe stato fatto da tutti i preti presenti, il Patriarca ha aggiunto: «Fra poco ci sarà chiesto se si vuole “essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio per mezzo della santa Eucaristia e delle altre azioni liturgiche, e adempiere il ministero della parola di salvezza sull’esempio del Cristo, capo e pastore, lasciandovi guidare non da interessi umani, ma dall’amore per i vostri fratelli?”. Questa è la promessa sacerdotale fondamentale che va vissuta nella comunione ecclesiale; il resto, se c’è questo, viene spontaneamente ma, se questo manca, allora tutto è vana acrobazia che prelude ad una triste caduta».

E nella stagione attuale, in cui la società non è più unanimemente cristiana, il sacerdote dev’essere pronto anche alla testimonianza di minoranza: «L’annunzio – sottolinea mons. Moraglia – si fa con la parola, col comportamento e accettando d’esser minoranza, ossia di non contare agli occhi degli uomini. E noi preti siamo chiamati all’annuncio del Vangelo a prescindere dal risultato raggiunto, ossia accettando anche il rifiuto e, se del caso, il disprezzo. Non dimentichiamo, poi, chi ci ha preceduti sulla via dell’impopolarità e del rifiuto non venendo meno nell’impegno ad annunciare la verità anche quando si deve parlare su temi scomodi che non si vogliono nemmeno sentire enunciare. Sì, il prete è anche chiamato all’impopolarità che – è ovvio – non va ricercata ma, se necessario, va accettata; l’audience non è il criterio della verità e talvolta il Vangelo è custodito proprio da minoranze».

«Il nostro sacerdozio sappia essere fedele al sacrificio di Cristo e alla Parola di Dio», ha concluso il Patriarca Francesco: «Tutto il resto verrà come conseguenza».

Categorie: Notizie

L’oceanografo Sannino: dal 2030 coste veneziane a rischio allagamento

Gente Veneta - Mer, 17/04/2019 - 20:44

Jesolo, Cavallino-Treporti e Caorle: la previsione di Sannino è allarmante. «Difficile stabilire con precisione il tempo – potrebbe essere il 2030 come il 2070 – finché non capiamo come funziona esattamente lo stretto di Gibilterra (vedi articolo sotto). Ma ciò che è certo è che queste località saranno inondate entro il 2100. E’ solo questione di tempo. E la cosa peggiore è che questo accadrà nonostante tutto, poiché il 93% del calore generato in più dal sistema climatico terrestre è finito negli oceani».

È la previsione di Gianmaria Sannino, oceanografo dell’Enea. Il problema è reale, sostiene l’esperto: pertanto è fondamentale iniziare a ragionarci. Stesso destino per Venezia che, per giunta, registra un tasso di subsidenza importante.

Se a livello globale, infatti, il mare, dal 1880 ad oggi, è salito di 25 centimetri, andamento diverso lo registra la città lagunare. Dal 1860 il livello è aumentato di 35 centimetri. Un dato dovuto alla subsidenza – sprofondamento della terra – che qui e nel nord Adriatico tocca i 3 millimetri l’anno. «Da un lato – evidenzia Sannino – la terra scende, dall’altro il mare sale. E quest’effetto combinato fa sembrare che Venezia vada sotto più in fretta».

Però a Venezia c’è (ci sarà) il Mose. Sannino spiega come esso un insegnamento lo stia dando. «Indipendentemente dal fatto che possa funzionare o meno, deve esserci da monito e farci vedere che dobbiamo darci da fare: non siamo bravi, forse, a trovare soluzioni rapide ed efficienti».

Bisognerebbe innanzitutto capire le azioni degli altri, mettendo intorno ad un tavolo chi ha già fatto qualcosa insieme a chi non ha fatto ancora nulla. «Pensiamo ai Paesi Bassi: hanno già trovato una serie di soluzioni. Ultimamente, poi, si sta cercando di andare in una direzione più “naturale”, differente rispetto alla creazione di dighe. Un esempio: la creazione di boschi di mangrovie, anche se la loro validità non è ancora stata certificata al 100%».

E in merito alle politiche per l’ambiente – conclude l’oceanografo – è necessario realizzare piani di adattamento solidi. «Prendere cioè tutte le informazioni, estrarre un dato e su quello ragionare su un piano».

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Aido dal Papa. La presidente Petrin (di Mirano): «Ci aiuti a far capire che donare non costa ma salva»

Gente Veneta - Mer, 17/04/2019 - 17:43

Sabato 13 quattrocento volontari dell’Aido, Associazione per la donazione di organi, tessuti e cellule, provenienti da tutta Italia, sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, in occasione della Giornata nazionale per la Donazione e il Trapianto in programma domani.

Una trentina di partecipanti sono giunti dal Veneto, di cui una decina dalla provincia di Venezia. Tra questi ultimi va annoverata la presidente nazionale Flavia Petrin che è di Mirano, la quale ha così salutato il Santo Padre: “Grazie per l’ospitalità e l’opportunità di parlarle della nostra missione: il dono. In Italia, grazie alla medicina del trapianto, decine di migliaia di persone sono state curate e di queste 50 mila sono in vita, godendo di una condizione di salute straordinariamente positiva”.

Aido conta 1 milione 400 mila iscritti in Italia, 200 mila in Veneto e 30 mila nella provincia di Venezia. Petrin ha ricordato che senza trapianto ci sono pazienti che non hanno possibilità di guarigione ed è per questo che è decisivo promuovere la cultura della donazione. I risultati, soprattutto degli ultimi anni, sono molto positivi – e il Veneto, in particolare, si conferma terra solidale e molto virtuosa – ma c’è ancora molto da fare per ridurre ulteriormente le liste d’attesa.

“Da 45 anni siamo impegnati a sensibilizzare la comunità affinché tutti gli ammalati che ne hanno bisogno possano avere il dono del trapianto: nei comuni, sulle piazze e nelle strade, nelle scuole, tra le parrocchie, attraverso convegni e incontri scientifici, affiancando le Istituzioni civili, sanitarie e sociali”, ha sottolineato la presidente nazionale citando il fondatore di Aido, Giorgio Brumat, e concludendo con una richiesta al Papa, il quale ha poi voluto stringere la mano ad uno ad uno dei volontari presenti. “Ci permettiamo, Santità, di sperare che Lei faccia sentire la Sua autorevole voce, per richiamare tutti gli italiani, cristiani e non, alla scelta della solidarietà. Donare dopo la morte non costa niente eppure può salvare una o tante vite. Però si deve fare la scelta finché siamo in vita, come decisione consapevole e matura ed è su questo che continueremo a dirigere i nostri sforzi”.

Durante l’incontro, Petrin ha fatto omaggio a Francesco di un’opera in vetro che il maestro Marco Scaramuzza, titolare dell’azienda Con:fusion di Mogliano Veneto (Treviso), ha voluto regalare ad Aido per l’occasione. “È un vaso a forma di fazzoletto – spiega l’artista dal suo laboratorio – Un vetro cristallo incamiciato bluino con foglia d’argento incisa a mano a punta di diamante che raffigura Venezia e il suo Canal grande, i palazzi e le gondole. E al centro c’è il simbolo dell’Associazione”.

Categorie: Notizie

La Cattedrale e il Cubo: di mezzo un abisso culturale

Gente Veneta - Mer, 17/04/2019 - 16:39

Mi scrive un sacerdote amico dall’Italia: «Tra il Cubo e la Cattedrale ha vinto il Cubo». Per quanto la citazione mi fosse chiara, non sapevo ancora del rogo della grande Notre-Dame. Benché l’ora fosse tarda, rientravamo a casa per le polverose e sconnesse strade di Ol Moran. Giunti in canonica potei rendermi conto di quanto in Francia stava avvenendo.

“La Cattedrale e il Cubo: Europa, America e politica senzanDio”, dunque: è il titolo di un saggio di un politologo, giornalista e prolifico scrittore statunitense, noto ai più per essere stato amico intimo nonché biografo di Giovanni Paolo II. La sua monumentale e puntuale narrazione della vita del Santo Papa polacco, “Testimone della Speranza”, pubblicata nel 1999 è un imprescindibile punto di riferimento, che non scade nella mera agiografia.

Questo autore nel 2005 pubblica un libretto, quasi un pamphlet nello stile e nella forma, che prende a riferimento due significativi luoghi parigini: la cattedrale di Nostra Signora e l’Arco de La Défense, un ipercubo di cemento e marmo di Carrara, opera dell’architetto danese von Spreckelsen. Tale secondo edificio fu pensato come attualizzazione del grande Arco di Trionfo dell’Etoile: è dedicato alla fraternità universale e come memoriale del bicentenario della Rivoluzione francese. A volerlo fortemente è stato il presidente Mitterrand.

Tra la cattedrale cattolica, ormai molto danneggiata, e il grande monumento laico e freddo nella sua bianca divisa, vi è un abisso culturale. Da una parte il prodotto della cultura medievale (la stessa che ci ha donato le università, la medicina moderna e che ha perpetuato il diritto romano): una cultura fondata sull’evento di Cristo. Dall’altra un cenotafio dell’antropologia massonica e liberale, figlia di quella Rivoluzione che ha posto le basi della secolarizzazione dell’Europa e che è una delle cause remote dei totalitarismi del XX secolo. La civiltà occidentale oggi nell’Europa continentale, è la civiltà del Cubo. Per Weigel però tale civiltà è destinata alla morte: ha prodotto le due Guerre Mondiali, l’eugenetica, la crisi demografica, nuove forme di schiavitù consumistiche. La risposta è abbracciare l’antropologia cristiana secondo le parole di San Giovanni Paolo II: «Aprite, anzi spalancate, le porte a Cristo!».

Possiamo guardare all’incendio della cattedrale parigina come ad una icona della crisi della fede dei nostri tempi: della grande civiltà che ha prodotto la nostra identità e la nostra comune matrice giudeo-cristiana rimangono solo i monumenti, vestigia di un nobile passato. Ma i monumenti possono rovinare: è effimera la bellezza di questo mondo.

Questo evento, che pare sia accidentale, può essere per tutti una grande provocazione.

Noi veneziani sappiamo infatti che la Fenice può risorgere dalle ceneri: ma non parliamo dell’edificio di pietra, bensì di quello edificato con “pietre vive”. Senza temere complessi di inferiorità col mondo e senza temere confronti. Il Cristianesimo infatti non teme la sfida come non teme la morte.

Dalla penna di Chesterton è uscita, in tal senso, una felice sintesi: «Il Cristianesimo è stato dichiarato morto molte, infinite, volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché è fondato sulla fede in un Dio che conosce bene la strada per uscire dal sepolcro».

Marco Zane

Categorie: Notizie

Pfas, creato un test veloce e alla portata di tutti. Lo hanno individuato ricercatori di Ca’ Foscari

Gente Veneta - Mer, 17/04/2019 - 11:38

Trovare le ‘impronte digitali’ dei Pfas con un test veloce e alla portata di tutti. Ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno brevettato un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di Perfluorottano Sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia dei Pfas più diffuse e inquinanti. Gli impatti sulla salute per l’accumulo di questi composti sono ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche confermano rischi per la salute.

I composti perfluoroalchilici sono molto resistenti al degrado e conferiscono proprietà idrorepellenti ed ignifughe al materiale su cui sono applicati. Per tale ragione sono largamente utilizzati in processi industriali per la produzione, ad esempio, di tessuti impermeabili o antimacchia.

Per la loro persistenza nell’ambiente e accumulo negli organismi viventi, uomo incluso, sono considerati inquinanti emergenti e pericolosi a livello globale. Sono balzati all’attenzione delle cronache e hanno generato allarme in Italia, in particolare dopo la scoperta della contaminazione di falde acquifere in Veneto.

La Regione del Veneto ha fissato un livello nelle acque destinate al consumo umano di 30 nanogrammi per litro per il Pfos, una concentrazione che il sensore riesce a identificare.

“Oggi servono costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos – spiega Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del sensore – mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati”.

Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di ‘reticolo’ creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione.

L’invenzione è opera del team coordinato dal professor Paolo Ugo e composto dalla professoressa Ligia Maria Moretto, dalla ricercatrice Angela Maria Stortini e dalla ricercatrice iraniana Najmeh Karimian, arrivata dall’Iran al Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari nel 2016 proprio per l’attività di ricerca che ha permesso di sviluppare il sensore e presentarlo alla comunità scientifica internazionale con un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Sensors dell’American Chemical Society.

Il brevetto è ora pronto a un ulteriore passaggio prima di poter arrivare nelle case e nelle aziende interessate, ad esempio quelle che gestiscono le reti idriche. Occorre infatti l’investimento industriale per ingegnerizzare il dispositivo che rende facilmente fruibile sul display la misura effettuata dal sensore. Il risultato finale sarà un apparecchio simile al glucometro, comunemente utilizzato per misurare la glicemia.

Categorie: Notizie

Pagine