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Avis, per Natale una storia di donazione. Giovanni: «Porto mia figlia perché veda e apprezzi»

Gente Veneta - Lun, 24/12/2018 - 17:44

Qualcuno ha cominciato a donare perché si è reso conto dell’importanza delle trasfusioni dopo un grosso incidente stradale, qualcuno lo ha capito per la malattia di un parente, qualcun altro semplicemente perché… lo fa da sempre. Hanno 18 anni o 60, donano da 20 anni o hanno appena iniziato, i 28.201 donatori Avis della provincia di Venezia, come tutte le categorie del mondo, sono persone diverse, con storie personali e sogni e in queste vacanze natalizie hanno deciso di raccontarsi.

Prendiamone una. In una delle sue ultime donazioni Giovanni Gastaldi, mestrino, 41 anni (già a quota 100 donazioni) si è presentato con a mano la sua bimba di 7 anni. «Volevo che capisse fin da piccola il valore di questa cosa – spiega lui – abbiamo fatto una “gita” insieme prendendo la bicicletta da Preganziol dove abitiamo ora, salendo in treno e arrivando in ospedale. Volevo che la vivesse come una cosa bella e che magari le desse ispirazione per quando sarà grande». Come è accaduto a lui con sua sorella.

«Ho iniziato presto a donare perché ho emulato mia sorella che a 18 anni si è presa l’impegno – racconta – io sono più giovane di 3 anni e mi sono detto: “Se lo fa lei lo posso fare anche io. Coi 18 anni cosa puoi fare? La patente, votare. Io ci ho aggiunto la donazione. Un bel modo per segnare un diciottesimo». Da quel momento non ha mai smesso. E in questi giorni ha raggiunto il traguardo delle 100 donazioni, rigorosamente documentate in una maglietta con tutte le date «100 volte in vena di donare, 1995-2018».

Avis, per «Ogni volta che andavo a donare ero il più giovane e quindi mi coccolavano molto – racconta lui – ho bei ricordi di quelle giornate. Lì anche se sei in coda nessuno se la prende. Tutti hanno un obiettivo più importante. Volevo trasmettere questo alla mia bimba quando l’ho portata e spero di esserci riuscito».

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Ventitré nuovi ministri straordinari dell’Eucarestia: chi sono

Gente Veneta - Lun, 24/12/2018 - 15:55

Saranno 23 i nuovi ministri straordinari della comunione che, dopo aver svolto un apposito tempo e percorso di formazione, riceveranno dal Patriarca Francesco il mandato a svolgere tale servizio nel corso dei vespri solenni dell’Epifania in programma domenica 6 gennaio, alle ore 17.30, nella basilica cattedrale di S. Marco.

Ecco i loro nomi e le loro provenienze con l’indicazione delle comunità di riferimento: suor Oliva Bancale, suor Juliana Labaro, suor Jean Padonjinog e suor Marites Vilches (che operano nella parrocchia di S. Barbara di Mestre), Maurizio Cavalli (Sacro Cuore di Mestre), Maria Cesi e Giovanni Quagliati (S. Giuseppe di Castello), Franco De Faveri e Paola Schiavon (Ss. Liberale e Mauro di Jesolo Lido), Maria Rita Farsora e Marzia Strano (S. Giuseppe di Mestre), Giovanni Furlan Freguia, Michele Montino e Manfredo Zanetti (S. Giovanni Battista di Jesolo), Rita Mazzucco (S. Gerardo Sagredo di Venezia), Marilena Pistolato (S. Vigilio e Maria Immacolata di Zelarino), Maria Pia Riccio e Katia Scaggiante (Corpus Domini di Mestre), Sandra Romanelli e Milena Rossato (S. Pietro Orseolo di Mestre), Giuliana Rosada (S. Alvise di Venezia), Erika Senno (S. Giuseppe di Ca’ Fornera), Nadia Tagliapietra (S. Maria Concetta di Eraclea).

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Cinque volte “Capodanno di gratuità” in diocesi di Venezia

Gente Veneta - Lun, 24/12/2018 - 12:08

Nelle ultime ore dell’anno si svolgeranno, in cinque strutture del territorio diocesano, le iniziative denominate “Capodanno di gratuità” e coordinate dalla Caritas veneziana per trascorrere un tempo di serenità e in compagnia con le persone più in difficoltà, in stato di disagio o generalmente più sole.

Le realtà che ospiteranno vari momenti e attività di fraternità e animazione (in base, ovviamente, alle diverse persone ospitate e di volta in volta incontrate) sono: la Casa S. Pio X alla Giudecca, la Comunità Emmaus a Zelarino, le comunità del Buon Pastore per minori e giovani situate tra Venezia e Marghera, la casa di prima accoglienza per immigrati San Raffaele a Mira e la mensa-dormitorio Papa Francesco a Marghera.

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Natale, il messaggio del Patriarca: riscoprire il valore dei fatti semplici e sconcertanti del Natale

Gente Veneta - Lun, 24/12/2018 - 11:54

Carissimi, la gioia del Natale ci raggiunga attraverso il dono che questa festa offre a chi è disposto ad aprirsi al Bambino Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo “per noi e per la nostra salvezza”.

Questo è l’augurio che, di cuore, rivolgo a tutti e in particolare a quanti sono tribolati per motivi spirituali, familiari o di lavoro. Il Natale ci dice, nel modo più forte, che Dio è vicino a tutti!

Ogni anno il rischio è quello d’esser distratti e fuorviati da luci che abbagliano e snaturano il significato e il “segno” autentico della festa che, anche nei più lontani, ha la forza di accendere nostalgie per i valori del Vangelo: la misericordia, il perdono, la riconciliazione, il sentirsi fratelli.

Gesù Bambino – diciamolo, con forza, ai nostri piccoli – non è una favola e non va confuso con Babbo Natale!

Faccio mio e vi offro questo pensiero di Papa Francesco che, a Natale, avverto attualissimo: “Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto. I veri protagonisti sono il Signore e i poveri. Chi si pone al servizio è strumento nelle mani di Dio per far riconoscere la sua presenza e la sua salvezza” (Papa Francesco, Messaggio per la II Giornata Mondiale dei Poveri, 18 novembre 2018).

Lasciamoci prendere per mano da Colei che Dio stesso ha scelto per realizzare il mistero che ha cambiato il mondo: Maria, una semplice ragazza di una sperduta, povera e sconosciuta cittadina della Galilea. È Lei che ci aiuta a cogliere l’evento più grande della storia iniziato a Nazareth e compiutosi a Betlemme dove, nel suo grembo verginale, Dio si è fatto uomo!

Maria, infatti, ha saputo leggere i segni che Dio le manifestava e che altri non erano in grado di scorgere. E soprattutto vi ha corrisposto con semplicità e con il dono di sé.

Bisogna riscoprire il valore dei “segni” umili e semplici del Natale affinché ci raggiunga la “buona notizia”, il dono dell’amore, della verità, della riconciliazione, della pace.

La cronaca di questi giorni ci racconta di tante fatiche, difficoltà e timori, soprattutto di insicurezze e chiusure che non aiutano a guardare con fiducia al futuro. Le ultime indagini statistiche sulla società italiana parlano di un Paese smarrito, disilluso e definito, addirittura, “rancoroso” e “cattivo”. Ecco perché ci fa bene ritornare ai fatti semplici e “sconcertanti” del Natale; ecco perché è fondamentale saper leggere oggi i segni del Natale.

Guardiamo allora a Maria e, poi, ai pastori e ai Magi che hanno saputo ascoltare il lieto messaggio. E, soprattutto, si sono lasciati coinvolgere diventando, a loro volta, “segni” umili e concreti di Dio per altri.

La fede, la speranza e la carità unite intimamente alle opere di misericordia spirituali e corporali sono il Natale perché, se serve dare il pane, il vestito, la casa e come anche visitare i malati e i carcerati, serve anche consigliare i dubbiosi, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare e annunciare la verità bella di Gesù nato per tutti gli uomini, nessuno escluso!

Vivere e celebrare con fede il Natale di Gesù fa continuare, in noi, la storia di salvezza iniziata duemila anni fa a Nazareth e a Betlemme e che, anche oggi, deve illuminare e trasformare la vita delle persone e delle comunità: dalla famiglia all’economia, dalla cultura alla politica, dalle vicende locali alle grandi questioni nazionali e internazionali che ci coinvolgono e, spesso, affliggono.

La nostra vicinanza e il nostro affetto sono per tutti, nessuno escluso, ma in particolare per coloro che vivono questi giorni di festa in situazione di disagio o incertezza per il futuro e sono ai margini o “scartati”. Si accenda per tutti una luce di speranza e fioriscano nuove relazioni più calde, solidali e fraterne.

Nel Bambino Gesù – che nasce per noi – ci raggiunge, di nuovo, l’amore e la misericordia di Dio che non lascia mai soli e, anzi, dona la gioia e la pace che sempre invochiamo e attendiamo.

Riprendo ancora da Papa Francesco (v. Messaggio per la II Giornata Mondiale dei Poveri) un ulteriore motivo di augurio che rivolgo a tutti: liberiamoci da una cultura che ci ha intrappolati e obbligati a guardarci allo specchio e ad accudire oltremisura noi stessi.

Tutti benedico con affetto. Buon Natale!

Francesco, patriarca

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Natale, il messaggio del Patriarca: riscoprire il valore dei fatti semplici e sconcertanti del Natale

Gente Veneta - Dom, 23/12/2018 - 17:30

Carissimi, la gioia del Natale ci raggiunga attraverso il dono che questa festa offre a chi è disposto ad aprirsi al Bambino Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo “per noi e per la nostra salvezza”.

Questo è l’augurio che, di cuore, rivolgo a tutti e in particolare a quanti sono tribolati per motivi spirituali, familiari o di lavoro. Il Natale ci dice, nel modo più forte, che Dio è vicino a tutti!

Ogni anno il rischio è quello d’esser distratti e fuorviati da luci che abbagliano e snaturano il significato e il “segno” autentico della festa che, anche nei più lontani, ha la forza di accendere nostalgie per i valori del Vangelo: la misericordia, il perdono, la riconciliazione, il sentirsi fratelli.

Gesù Bambino – diciamolo, con forza, ai nostri piccoli – non è una favola e non va confuso con Babbo Natale!

Faccio mio e vi offro questo pensiero di Papa Francesco che, a Natale, avverto attualissimo: “Non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto. I veri protagonisti sono il Signore e i poveri. Chi si pone al servizio è strumento nelle mani di Dio per far riconoscere la sua presenza e la sua salvezza” (Papa Francesco, Messaggio per la II Giornata Mondiale dei Poveri, 18 novembre 2018).

Lasciamoci prendere per mano da Colei che Dio stesso ha scelto per realizzare il mistero che ha cambiato il mondo: Maria, una semplice ragazza di una sperduta, povera e sconosciuta cittadina della Galilea. È Lei che ci aiuta a cogliere l’evento più grande della storia iniziato a Nazareth e compiutosi a Betlemme dove, nel suo grembo verginale, Dio si è fatto uomo!

Maria, infatti, ha saputo leggere i segni che Dio le manifestava e che altri non erano in grado di scorgere. E soprattutto vi ha corrisposto con semplicità e con il dono di sé.

Bisogna riscoprire il valore dei “segni” umili e semplici del Natale affinché ci raggiunga la “buona notizia”, il dono dell’amore, della verità, della riconciliazione, della pace.

La cronaca di questi giorni ci racconta di tante fatiche, difficoltà e timori, soprattutto di insicurezze e chiusure che non aiutano a guardare con fiducia al futuro. Le ultime indagini statistiche sulla società italiana parlano di un Paese smarrito, disilluso e definito, addirittura, “rancoroso” e “cattivo”. Ecco perché ci fa bene ritornare ai fatti semplici e “sconcertanti” del Natale; ecco perché è fondamentale saper leggere oggi i segni del Natale.

Guardiamo allora a Maria e, poi, ai pastori e ai Magi che hanno saputo ascoltare il lieto messaggio. E, soprattutto, si sono lasciati coinvolgere diventando, a loro volta, “segni” umili e concreti di Dio per altri.

La fede, la speranza e la carità unite intimamente alle opere di misericordia spirituali e corporali sono il Natale perché, se serve dare il pane, il vestito, la casa e come anche visitare i malati e i carcerati, serve anche consigliare i dubbiosi, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare e annunciare la verità bella di Gesù nato per tutti gli uomini, nessuno escluso!

Vivere e celebrare con fede il Natale di Gesù fa continuare, in noi, la storia di salvezza iniziata duemila anni fa a Nazareth e a Betlemme e che, anche oggi, deve illuminare e trasformare la vita delle persone e delle comunità: dalla famiglia all’economia, dalla cultura alla politica, dalle vicende locali alle grandi questioni nazionali e internazionali che ci coinvolgono e, spesso, affliggono.

La nostra vicinanza e il nostro affetto sono per tutti, nessuno escluso, ma in particolare per coloro che vivono questi giorni di festa in situazione di disagio o incertezza per il futuro e sono ai margini o “scartati”. Si accenda per tutti una luce di speranza e fioriscano nuove relazioni più calde, solidali e fraterne.

Nel Bambino Gesù – che nasce per noi – ci raggiunge, di nuovo, l’amore e la misericordia di Dio che non lascia mai soli e, anzi, dona la gioia e la pace che sempre invochiamo e attendiamo.

Riprendo ancora da Papa Francesco (v. Messaggio per la II Giornata Mondiale dei Poveri) un ulteriore motivo di augurio che rivolgo a tutti: liberiamoci da una cultura che ci ha intrappolati e obbligati a guardarci allo specchio e ad accudire oltremisura noi stessi.

Tutti benedico con affetto. Buon Natale!

Francesco, patriarca

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Ventitré nuovi ministri straordinari dell’Eucarestia: chi sono

Gente Veneta - Dom, 23/12/2018 - 15:03

Saranno 23 i nuovi ministri straordinari della comunione che, dopo aver svolto un apposito tempo e percorso di formazione, riceveranno dal Patriarca Francesco il mandato a svolgere tale servizio nel corso dei vespri solenni dell’Epifania in programma domenica 6 gennaio, alle ore 17.30, nella basilica cattedrale di S. Marco.

Ecco i loro nomi e le loro provenienze con l’indicazione delle comunità di riferimento: suor Oliva Bancale, suor Juliana Labaro, suor Jean Padonjinog e suor Marites Vilches (che operano nella parrocchia di S. Barbara di Mestre), Maurizio Cavalli (Sacro Cuore di Mestre), Maria Cesi e Giovanni Quagliati (S. Giuseppe di Castello), Franco De Faveri e Paola Schiavon (Ss. Liberale e Mauro di Jesolo Lido), Maria Rita Farsora e Marzia Strano (S. Giuseppe di Mestre), Giovanni Furlan Freguia, Michele Montino e Manfredo Zanetti (S. Giovanni Battista di Jesolo), Rita Mazzucco (S. Gerardo Sagredo di Venezia), Marilena Pistolato (S. Vigilio e Maria Immacolata di Zelarino), Maria Pia Riccio e Katia Scaggiante (Corpus Domini di Mestre), Sandra Romanelli e Milena Rossato (S. Pietro Orseolo di Mestre), Giuliana Rosada (S. Alvise di Venezia), Erika Senno (S. Giuseppe di Ca’ Fornera), Nadia Tagliapietra (S. Maria Concetta di Eraclea).

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Asseggiano, domenica 23 si inaugura il “presepio della colonna”

Gente Veneta - Dom, 23/12/2018 - 12:16

Oggi, domenica, 23 si inaugura, nella chiesa di S. Maria del Suffragio, il presepio di Asseggiano. Un presepio artistico frutto di anni di lavoro e di esperienza. Quest’anno, in occasione del 50° anniversario della costruzione della chiesa parrocchiale, alla sacra rappresentazione è stato dato il titolo “Il presepio della colonna”.

A fianco del presepio una spiegazione biblico-teologica del significato della colonna dietro Gesù bambino.

Il presepio è visitabile dalle 15 alle 18.30 tutti i giorni fino al 13 gennaio. Ci sono più di 40 movimenti e un ciclo giorno e notte della durata di 10 minuuti. E’ visitabile anche sul web.

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Incontro con i docenti veneziani, il Patriarca: fede e ragione, le due vie che conducono insieme a Dio

Gente Veneta - Dom, 23/12/2018 - 08:49

«Edith Stein raggiunge una ponderata sintesi di fede e ragione». È la riflessione del Patriarca Moraglia, in occasione dell’incontro rivolto ai docenti in preparazione del Natale, tenutosi giovedì 20 dicembre presso il Centro Scalzi a Venezia.

L’incontro, intitolato “Il volto della ragione”, è stato organizzato dall’Ufficio di Pastorale Universitaria e da quello di Pastorale Scolastica, di cui sono direttori rispettivamente don Gilberto Sabbadin e don Francesco Marchesi.

«Siamo qui per comprendere che la ragione ha un volto», afferma don Sabbadin, introducendo la riflessione del Patriarca incentrata sull’enciclica “Fides et ratio” di Papa Giovanni Paolo II, a vent’anni dalla pubblicazione, da cui emerge come fede e ragione siano fra loro in profonda e feconda relazione, e non separate come nel Medioevo.

«Il volto – prosegue – è quello di Cristo e, quindi, quello di ciascuno di noi. Il Natale ci permette di riconoscere la storia tutta come il luogo abitato da Dio. Ci richiama con determinazione e chiarezza al fatto che tutto quanto appartiene all’ambito del soprannaturale non può essere vissuto come estrinseco e facoltativo».

Il Concilio Vaticano II ha infatti sottolineato come ragione e fede siano inseparabili ed irriducibili.

La rivelazione di Dio, a Natale, inizia con l’incarnazione dell’eterno che entra nel tempo, ma ragione e filosofia si scontrano con il mistero della croce. La ragione, infatti, di fronte alla croce dichiara la sua impotenza.

Lo stesso Giovanni Paolo II ricordava che il vero punto nodale che sfida ogni filosofia è la morte in croce di Gesù, dove il tentativo di ridurre il piano salvifico del Padre a pura logica umana è destinato al fallimento. «Il rapporto tra fede e filosofia trova nella croce lo scoglio contro cui infrangersi Qui non solo si mostra il confine tra le due, ma diventa chiaro lo spazio in cui ragione e fede possono incontrarsi», argomenta mons. Moraglia, riprendendo la figura della filosofa Edith Stein che, di famiglia ebrea profondamente credente e osservante, si dichiarò agnostica. Solo dopo aver letto la vita di Santa Teresa D’Avila si convertì al cattolicesimo entrando a far parte delle monache carmelitane riformate, prima di morire deportata ad Auschwitz-Birkenau.

«Figure intellettuali come Edith Stein, che hanno fatto un cammino verso la santità – prosegue il Patriarca, riprendendo le parole dell’enciclica – diventano annunciatori capaci di esprimere in modo credibile come fede e ragione siano davvero due ali con cui l’uomo si innalza verso Dio».

A seguire, proprio per approfondire il tema della nascita di Cristo, lo storico dell’arte Francesco Trentini ha dato lettura dell’opera “Adorazione dei pastori” di Jacopo da Bassano, conservata nella chiesa di San Giorgio.

Forte è la dialettica tra buio e luce nel dipinto, dove i pastori non sembrano accorgersi della teofania. «In Bassano i pastori sono espressione del limite, delle resistenze, persino delle violenze che i pregiudizi di ragione possono opporre alla realtà dell’Incarnazione» afferma Trentini, spiegando che il mistero comunque si consegna all’umanità e il Logos si rivela nell’accoglienza: «Allora la ragione umana riconosce il suo Creatore e quel Volto per cui è nata, nel quale solo può trovare riposo e forza di testimonianza».

Francesca Catalano

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Pastorale universitaria di Venezia: un ritiro d’Avvento per leggere meglio la vocazione di ciascuno

Gente Veneta - Sab, 22/12/2018 - 18:48

“Avvento” è una delle parole chiave della nostra fede in Cristo Gesù: è comunemente inteso come il tempo dell’attesa, in cui ci si prepara alla nascita del Redentore. In effetti, etimologicamente questa parola indica il tempo della venuta (<ad+venio). C’è però qualcosa che rischia di sfuggire: non è solo Cristo a muoversi, assumendo la nostra umanità per vivere, morire, risorgere.

Anzi: nell’Incarnazione Dio rispetta i tempi della natura che ha creato – quindi non disdegna l’attesa della gestazione – e il suo avviarsi verso di noi provoca il nostro muoverci verso di lui.

A ben vedere, il nostro movimento si configura come una richiesta, come una preghiera: non c’è nulla, infatti, che noi possiamo fare per “ottenere” Dio, come se fosse il risultato di un’operazione. L’Avvento è il tempo in cui i Cristiani guardano all’avvicinarsi di Gesù e chiedono di essere mossi: chiedono che il vero Dio e vero uomo li attiri verso di sé. Altrimenti l’attesa diventa il tempo dell’indifferenza, una distanza cronologica il cui azzeramento si compie senza riferimento alcuno alla nostra vita.

Il tempo dell’Avvento chiama a raccolta, una domenica dopo l’altra, tutte le nostre dimensioni: lo spirito, la cultura, l’azione nel mondo, la cura degli altri e di noi. E le sospinge, tutte, verso la Grazia di Cristo Risorto, affinché tutte possano essere investite dalla Sua Luce.

Il giorno 15 dicembre, dunque, per vivere fino in fondo questo tempo “strano” dell’attesa e della preghiera, gli studenti interessati si sono riuniti attorno all’esigenza di un’attesa partecipata, viva. Il convento dei Cappuccini della Giudecca (Redentore) ci ha accolti con estrema disponibilità, accompagnandoci nella preghiera comune. Abbiamo deciso di intonare questo ritiro al tema della vocazione: don Francesco Andrighetti e fra Mattia Senzani ci hanno offerto una testimonianza autentica e buona di come si possa dare ascolto alla voce che, nell’avvento che è la nostra vita, ci parla e ci invita a sé.

È stato un momento di incontro e di condivisione, che di certo segna un rinnovamento nel cuore e nello spirito degli studenti che hanno a cuore la Pastorale Universitaria, anche in coloro i quali non hanno potuto essere presenti fisicamente, che abbiamo ricordato nella preghiera.

Se è vero che l’Avvento è un tempo non di statica attesa ma di partecipazione, allora l’ascolto della propria vocazione (che non prescinde dalle pratiche di ritiro, di preghiera etc.) diventa un modo nuovo per partecipare, un modo per mettere a fuoco Colui che stiamo aspettando e ciò vorremmo affidare alle sue mani graziose.

La Pastorale Universitaria ha deciso di vivere questo momento ricordando a tutte le studentesse e a tutti gli studenti la possibilità di prendersi per mano e accompagnarsi, lungo questa attesa, cioè lungo il nostro andare verso Cristo. E ricordando che, se la vocazione è pronunciata sempre dalla stessa voce, la sola capace di risuonare nell’intimità più profonda di ciascuno di noi, d’altro canto essa chiama ciascuno a diverse e molteplici forme di servizio.

I giovani della Pastorale universitaria del Patriarcato di Venezia

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Scuola Grande dei Carmini: la facciata torna a splendere

Gente Veneta - Sab, 22/12/2018 - 07:03

La Scuola Grande dei Carmini sta già “scartando” in anticipo il suo regalo di Natale. La seicentesca facciata, opera del Longhena, in questi giorni viene liberata dalle impalcature al termine di un radicale restauro conservativo.

«Abbiamo deciso – riferisce a GV il Guardian Grande Franco Campiutti – di intervenire in modo ampio e completo sulle opere murarie e sulle inferriate, in quanto dei pericolosi distacchi, provocati dal tempo e da vegetazione infestante, potevano causare danni gravi a persone e cose». La Scuola Grande si è perciò impegnata a pulire e rinforzare il bianco rivestimento marmoreo, che sarà completamente visibile a partire da venerdì 21 dicembre. Dopo le feste, nei primi giorni di gennaio, saranno invece rifiniti i basamenti dei pilastri e delle paraste ed infine riverniciate internamente tutte le inferriate, già restaurate in esterno.

«Visionando la facciata con l’uso di un elevatore mobile ci siamo resi conto che alcuni pezzi di pietra erano solamente appoggiati. Per questo siamo intervenuti tempestivamente, decidendo di accendere anche un mutuo per far fronte alla ingente spesa» afferma ancora Campiutti. Per questo la Scuola è alla ricerca di uno sponsor che possa sgravarla dal peso di questa necessaria ipoteca, che ha vincolato notevolmente la sua libertà di azione. La Scuola Grande dei Carmini custodisce preziose opere d’arte, a cominciare dalle nove tele di Giambattista Tiepolo, nella Sala del Capitolo: «Non siamo secondi a nessuno in quanto a bellezza e preziosità del nostro patrimonio artistico, che va tuttavia valorizzato e tutelato: auspichiamo di trovare anche noi un bel “regalo” sotto l’albero che ci aiuti a far fronte a queste incombenze».
Marco Zane

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Reddito di maternità, avviata la raccolta firme

Gente Veneta - Ven, 21/12/2018 - 15:52

Arriva anche nel Veneziano la raccolta firme per sostenere la proposta di legge del Popolo della Famiglia per il “Reddito di Maternità”: il testo prevede di istituire un’indennità per le madri lavoratrici nell’esclusiv o ambito familiare, pari a 12mila euro netti all’anno, per i primi otto anni di vita del bambino. La proposta è stata presentata alla Cassazione lo scorso 9 novembre e per essere presentata all’esame delle Camere dovrà essere sottoscritta da almeno 50mila cittadini.

Per questo il Popolo della Famiglia ha avviato in tutta Italia la raccolta delle firme. Queste le date: sabato 22 dicembre a Venezia, Piazzale Roma, lato ponte del Prefetto (Papadopoli) dalle 9 alle 13; sabato 22 dicembre a Mestre, Piazzetta Coin, dalle 18 alle 20; sabato 22 dicembre a Borbiago di Mira, presso il Centro Civico di via Botte n. 1 dalle 9,30 alle 12,30; domenica 6 gennaio, presso la parrocchia di San Giuseppe in Viale San Marco dalle 15 alle 16, prima dell’inizio della quarta edizione del concerto dell’Epifania Christmas Joy. E’ inoltre possibile firmare presso gli uffici comunali e delle Municipalità di Venezia, Lido, Mestre, Dolo e Mirano.

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Emergenza Inverno, in venti giorni accolte 75 persone alla Casa dell’Ospitalità di Mestre

Gente Veneta - Ven, 21/12/2018 - 08:24

Nei primi 20 giorni dall’attivazione del progetto Emergenza inverno 2018/2019 sono state accolte 75 persone, 61 uomini e 14 donne, con un’età media tra i 45 e i 50 anni.

L’assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia, Simone Venturini, ha fatto visita giovedì 20 pomeriggio alla struttura della Fondazione Casa dell’Ospitalità a Mestre per portare gli auguri di Natale dell’Amministrazione comunale agli ospiti e agli operatori delle unità di strada. E’ stata anche l’occasione per fare il punto della situazione sull’avvio dell’Emergenza inverno 2018/2019, il dispositivo di accoglienza notturna invernale dell’Amministrazione comunale rientrante nel Progetto PON METRO.

Ad accogliere l’assessore sono stati il presidente e direttore della Casa dell’ospitalità Paola Bonetti e Francesco Pilli.

Fino al 10 marzo 2019 – hanno ricordato Bonetti e Pilli – l’Associazione Temporanea di Impresa costituita da Fondazione Casa dell’Ospitalità e Cooperativa Co.Ge.S Don Lorenzo Milani continuerà ad essere attiva sul territorio per far fronte all’emergenza del periodo invernale, garantendo accoglienza e interventi dedicati alle persone senza dimora del territorio veneziano.

Il monitoraggio diurno e serale delle unità di strada, che lavorano ogni sera tra Mestre e Venezia, consentirà un aggiornamento continuo delle situazioni di difficoltà e la verifica dello stato di salute delle persone più a rischio, anche grazie all’intervento del medico presente nell’equipe.

Grazie a questo monitoraggio è possibile offrire assistenza anche alle persone che rifiutano qualsiasi tipo di accoglienza, anche attraverso la distribuzione di materiale salvavita. Dall’1 dicembre ad oggi sono state distribuite centinaia di coperte, di scaldamani, di merendine e anche alcuni sacco a peli termici.

I posti letto a disposizione nella struttura di via Santa Maria dei Battuti sono 35 a notte, ma possono essere aumentati a fronte delle necessità. Al numero verde gratuito 800 589 266, attivo per segnalazioni da parte dei cittadini e richieste di intervento da parte delle persone in strada, sono arrivate 82 chiamate totali.

Particolarmente significativo infine è il dato relativo alla coperte donate da cittadini, alberghi e rete delle parrocchie, che sono state ben 300.

“Il mio grazie, anche a nome dell’Amministrazione comunale – ha commentato Venturini – va a tutti coloro che, anche durante queste giornate particolarmente fredde, si impegnano con generosità nel volontariato e nell’aiuto ai più bisognosi. La mia presenza qui oggi è un modo non solo per essere vicini alle persone che soffrono e sono in difficoltà, ma anche per testimoniare la nostra vicinanza al lavoro che sta compiendo la Casa dell’Ospitalità assieme agli operatori delle associazioni e del terzo settore, per offrire servizi non solo di prima assistenza, ma volti anche ad un possibile recupero sociale di chi viene assistito”.

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Il più bel gol di Jacopo: all’asta le maglie per aiutare due bimbi

Gente Veneta - Ven, 21/12/2018 - 07:55

Gianfranco Bastianello, presidente dell’Uildm di Cavallino-Treporti, l’ha definita una «favola di Natale».

Il diretto interessato ha invece spiegato che «donare è meglio che ricevere». Lui è Jacopo Barbaro, 43enne ex calciatore di Cavallino-Treporti, ai tempi degli Allievi in squadra con Alex Del Pero e che combatte contro la Sla da 15 anni. Per questo oggi non può più muoversi e parlare e per comunicare usa un comunicatore ottico. Grande appassionato di calcio, negli ultimi anni ha accumulato un’ampia collezione di maglie dei più grandi calciatori al mondo, alcune delle quali nei giorni scorsi sono state messe all’asta. «Solo per aiutare qualcuno», ha spiegato Jacopo allo stesso Gianfranco Bastianello.

Tra le maglie vendute quella della Juventus col numero 10 firmata da Alessandro Del Piero e quella dell’Inter col numero 4 autografata dal difensore centrocampista Javier Zanetti. Ma anche quella della Nazionale indossata da Mario Balotelli e una del Milan di Stephan El Shaarawy. Il ricavato permetterà di sostenere i costi del trasporto di due bambini di dieci anni residenti a Jesolo che da scuola si devono recare all’ospedale per fare la riabilitazione.

«E’ il più bel gol di Jacopo – commenta il presidente della Uildm, Gianfranco Bastianello – ci ha permesso di aiutare due bambini speciali che vivono a Jesolo solo con la loro mamma. Vanno a scuola, si divertono, la mamma va a lavorare, ma più volte alla settimana devono andare in ospedale a fare riabilitazione. E se la mamma lavora non c’è nessuno che li possa portare». La mamma preoccupata che i bimbi non possano far riabilitazione, dopo aver bussato a varie porte, ha chiesto aiuto alla Uildm. «Di fronte allo scambio di responsabilità tra le varie istituzioni – prosegue Bastianello – abbiamo deciso di attivarci immediatamente. Nel momento di maggiore difficoltà, quando non sapevamo come fare per continuare a garantire questo diritto ai due bambini, è arrivato il goleador del campionato, Jacopo».
Giuseppe Babbo

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Ok dal Ministero: dal 2019 permesso di abbattere i cormorani, che stanno desertificando le valli da pesca

Gente Veneta - Gio, 20/12/2018 - 18:12

L’autunno 2019 sarà la stagione della ripresa delle valli da pesca? Probabilmente sarà l’inizio dell’uscita dal tunnel, prevede e auspica il presidente di Confagricoltura Venezia, Giulio Rocca. Dovrebbero infatti arrivare due cose: il permesso di abbattere i cormorani, flagello numero uno per l’allevamento del pesce, e un po’ di soldi per il risarcimento dei danni.

Il ministero delle Politiche agricole, infatti, ha sbloccato in questi giorni un pacchetto di fondi destinati ad azioni per una migliore gestione ambientale delle aree.

Le risorse serviranno per dare un po’ di ristoro ai proprietari delle valli dal pesca – l’80% delle quali si trovano nelle province di Venezia e di Rovigo – che da anni hanno più spese che ricavi.

Ma soprattutto verrà riconosciuta la possibilità di cacciare i cormorani, che nel giro degli ultimi trent’anni sono diventati i principali “clienti” degli allevamenti. Arrivano sempre più numerosi, piombano in picchiata in acqua e mangiano grandi quantità di branzini, orate e cefali.

Il controllo del loro numero, abbattendone una parte, è stato finora proibito. Ma di fronte al loro moltiplicarsi e ai danni crescenti prodotti alle valli da pesca, anche le remore stanno cadendo.

Così l’insieme di misure e risorse decise dal ministero farà ora un passaggio in Europa, per un ok; poi toccherà alle Regioni emettere dei bandi che consentano alle aziende che hanno allevamenti di accedere ai fondi. «L’autunno del 2019 – conclude Giulio Rocca – potrebbe essere la prima stagione, dopo molto tempo, in cui dalle valli da pesca si riuscirà a ricavare qualcosa». (G.M.)

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Il pastore Prigge, da Venezia a Erfurt: nel cuore della Riforma

Gente Veneta - Gio, 20/12/2018 - 08:02

Bernard S. Prigge, dal 2010 pastore della comunità evangelica-luterana di Venezia, il prossimo 2 gennaio partirà per ricoprire il ruolo di capo spirituale ad Erfurt, nel cuore della Germania. Una permanenza, la sua, presso l’ex convento degli Agostiniani – ora centro per eventi e congressi, nonché museo – dove Martin Lutero soggiornò e studiò per sei anni. Periodo durante il quale fu anche ordinato sacerdote. E si può supporre che proprio lì – sottolinea Prigge – l’iniziatore della Riforma protestante s’interrogasse sulla misericordia di Dio e su cosa fare per ottenerla. «Ogni sera pensava di essere sempre peccatore verso Dio. E anche noi, oggi, sentiamo forse di non essere perfetti nei confronti della famiglia e della Chiesa. Ma bisogna avere fiducia nella Sua misericordia e vivere anche con la nostra imperfezione». Tanti i gruppi in visita al monastero di Erfurt per conoscere un pezzo di storia dell’ex monaco agostiniano, dove vengono organizzate due meditazioni al giorno. «E’ molto commovente – continua Prigge – che un teologo luterano come me vada ad abitare proprio lì».

La comunità veneziana. E se il 2019 segnerà l’avvio del nuovo incarico, il 23 dicembre, alle 16, la comunità veneziana si riunirà per salutare il proprio pastore. Al suo posto arriverà Georg Reider, ex frate francescano, presidente del centro di formazione spirituale Tau (in provincia di Bolzano). Nato a Bremerhaven, classe ’69, Prigge è stato pastore anche ad Aurich (2000-2002) e nella comunità di San Tommaso ad Hannover (2002-2010) e rappresenta la Chiesa luterana in Italia nella Commissione Luterana Europea per la Chiesa e l’Ebraismo. «La comunità evangelica-luterana di Venezia è la più antica d’Italia, con una lunga storia alle spalle. È molto attiva, con 120 membri soprattutto tedeschi ma anche italiani», aggiunge Prigge, raccontando come l’ex oratorio della Scuola dell’Angelo Custode (in campo Santi Apostoli) che funge oggi da chiesa sia davvero aperto a tutti. Anche ai turisti e alle scuole. E per gli studenti è stata ideata una caccia al tesoro in chiesa per approfondire, attraverso dei simboli a lui legati, la figura di Lutero. Ma tanti sono anche gli eventi culturali ospitati, come concerti e mostre legate alla Biennale.

Cammino ecumenico. «E’ una bella cosa che a Venezia ci sia un ecumenismo vivace grazie a tanti eventi e momenti di celebrazione e preghiera. Vorrei – aggiunge – che questo argomento non fosse sentito solo fra le persone anziane ma anche tra i giovani. Siamo in cammino e sono contento che anche il Patriarca sia partecipe e ci inviti a San Marco una volta all’anno: nel tempo abbiamo costruito un bel rapporto con lui e con la Curia. Da trent’anni abbiamo intrapreso anche un dialogo ebraico-cristiano». Prigge ricorda in tal senso alcune occasioni. Dalla recente “Bibbia in cammino”, alla marcia della pace di un paio di anni fa partita, a Venezia, dalla chiesa che ospita gli ortodossi e con arrivo a quella luterana. E ancora altri appuntamenti. Come l’anniversario del 2013 – in ricordo della trasformazione da ex scuola a chiesa luterana – celebrato in parte nella chiesa dei Santi Apostoli per via del soffitto crollato nell’edificio dopo il terremoto dell’Emilia Romagna, per proseguire con la celebrazione a Santo Stefano (ex convento agostiniano) di “risanamento” della memoria per confessare a vicenda – Chiesa cattolica e luterana – i peccati commessi l’una contro l’altra nel corso del tempo. «Dobbiamo lavorare in continuazione per la riconciliazione fra le Chiese e per il mondo, questo è il mio augurio di Natale. E alla mia comunità dico che il pastore non è il centro, non fa tutto. Si è comunità insieme. E deve continuare il proprio cammino in questa direzione».
Marta Gasparon

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Messa al Petrolchimico, messaggio del Patriarca: «Preoccupa e fa soffrire il numero alto di morti sul lavoro»

Gente Veneta - Mer, 19/12/2018 - 13:23

«Dobbiamo avere fiducia e speranza, non dimenticando il valore del lavoro e, quindi, dell’opera che ognuno compie con onestà e professionalità.

Svolgere il proprio lavoro con onestà e professionalità qualsiasi mansione – fosse anche la meno appariscente o la meno considerata dagli altri – vuol dire sempre lavorare per se stessi, per la propria famiglia e il proprio Paese»: si esprime così il Patriarca Francesco Moraglia nel messaggio inviato e letto questa mattina ai lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera riuniti per la celebrazione della messa prenatalizia presieduta nell’occasione dal direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro don Marco De Rossi (il Patriarca, infatti, era contestualmente impegnato nel carcere maschile veneziano di S. Maria Maggiore per la tradizionale visita natalizia a detenuti, operatori e volontari della struttura).

Nel suo scritto – idealmente offerto anche a tutto il mondo del lavoro in occasione del Natale (il testo integrale è riportato in allegato) – il Patriarca ricorda, tra l’altro, il triste e recente primato del Veneto nell’incremento delle morti sul lavoro ed anche l’ultimo rapporto Censis che parla di «un Paese in gran parte diviso, smarrito, disilluso o, addirittura “rancoroso” e “cattivo”».

«È essenziale – prosegue monsignor Moraglia – che quanti hanno responsabilità nella vita economica, sociale e politica di un territorio sappiano compiere scelte sagge e ragionate, capaci di offrire prospettive di lavoro, di sviluppo e di benessere integrale a beneficio delle persone e delle famiglie, anche nelle situazioni più complesse e travagliate. Sento l’esigenza di sottolineare quella responsabilità “sociale” più ampia che ogni organizzazione ed impresa economica (industriale, commerciale, del campo dei servizi o del turismo ecc.) deve avere nei confronti del territorio dove è impiantata e che qui attraversa le variegate realtà di Porto Marghera, della terraferma mestrina e della Riviera del Brenta, del centro storico di Venezia e del Litorale. Ogni azienda, insomma, non è mai un’“isola” ma è continuamente chiamata a rapportarsi in modo virtuoso con il territorio circostante a cui offre molto in termini di risorse e potenzialità ma da cui anche riceve molto».

Il Patriarca conclude, infine, il suo messaggio con «l’augurio che, con le prossime feste del Natale, si accenda una luce di speranza e fioriscano – anche nei luoghi di lavoro – relazioni più calde, solidali e fraterne».

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Imprese edili nel Veneziano: si è fermata l’emorragia, ma la ripresa è minima

Gente Veneta - Mar, 18/12/2018 - 22:13

Nella provincia di Venezia cresce il numero delle imprese edili e aumentano gli operai. Ma il fatturato resta stabile e la “torta” delle commesse da spartire tra le aziende non cresce. È quanto è emerso martedì 18 dicembre, alla conferenza stampa tenutasi a Campalto per Ance Venezia (Associazione Nazionale Costruttori Edili).

L’edilizia è da considerarsi stazionaria: «Gli ultimi indicatori della Cassa Edile – secondo Ance Venezia – rivelano, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un leggero aumento sia nel numero degli operai iscritti, sia nel numero delle imprese, ma stiamo parlando di percentuali irrisorie».

Tuttavia si ferma la tendenza al ribasso: il territorio veneziano potrebbe essere interessato da significative operazioni, quale il completamento delle opere del Mose, ed altri interventi ipotizzati dall’amministrazione comunale. (M.Z.)

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L’aeroporto Marco Polo verso il raddoppio: investimenti per 350milioni di euro e mille posti di lavoro in più

Gente Veneta - Mar, 18/12/2018 - 21:49

Sette anni, 350 milioni di euro, 59 mila metri quadri e l’aeroporto raddoppia. Tessera avrà 16 milioni di passeggeri e mille posti di lavoro in più nel 2025.

Tanta cosa, se si considera che i metri quadri, adesso, sono poco più della metà (78 mila) e le 16 milioni di persone che andranno e verranno al Marco Polo rappresentano il 50% in più del record 2018: 11 milioni di passeggeri di quest’anno contro i 10,4 dell’anno scorso.

E l’intenzione dell’aeroporto veneziano è anche quella di farsi trovare pronto alle possibili olimpiadi invernali di Cortina del 2026. Lunedì ha presentato il progetto di questo nuovo ampliamento del terminal passeggeri. (G.B.)

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Sand Nativity a Jesolo: 20mila visitatori nei primi giorni, triplicati dall’anno scorso

Gente Veneta - Mar, 18/12/2018 - 12:11

Dal giorno dell’apertura dell’esposizione, lo scorso 2 dicembre, Jesolo Sand Nativity ha già registrato il record di presenze: oltre 20 mila persone hanno ammirato le sculture realizzate in piazza Marconi, tra cui la maestosa natività, “gemella minore” di quella donata dalla Città di Jesolo al Santo Padre ed esposta dallo scorso 7 dicembre in piazza San Pietro.

Numeri importanti che triplicano i settemila visitatori passati per Sand Nativity nello stesso periodo dello scorso anno e che contribuiscono a fare dell’appuntamento di questo 2018 dedicato alle storie della Bibbia, uno dei maggiori successi tra le 17 edizioni del presepe di sabbia di Jesolo.

A questi elementi, si aggiunge anche l’altro importante obiettivo raggiunto dalla località, che nella giornata di domenica 16 dicembre, ha visto una piccola scultura della Sacra Famiglia realizzata con la sabbia del litorale, trovare posto nella Sala della Firma del Senato, visitata nella stessa giornata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte e dal Segretario di Stato vaticano, S. Em. Pietro Parolin.

“Siamo di fronte ad un successo eccezionale – commenta l’assessore al Turismo della città di Jesolo, Flavia Pastò – che rende merito ad una buona idea nata nella nostra città e che negli ultimi 17 anni è lievitata fino a diventare un evento di portata mondiale, proiettando Jesolo, la sua spiaggia e le sue capacità in tutto il mondo. Le 20 mila presenze registrate in queste prime tre settimane di apertura sono un dato per noi molto positivo e dobbiamo ancora raggiungere i giorni chiave del Natale, in cui ci aspettiamo un afflusso eccezionale, specialmente se il tempo sarà bello e che potrebbe rendere queste feste davvero speciali”.

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L’orologiaio Zennaro va in pensione. Chiude una “istituzione”

Gente Veneta - Mar, 18/12/2018 - 07:06

Dopo cinquantaquattro anni e due mesi di lavoro chiude l’orologeria Zennaro, attività storica conosciutissima dai veneziani. Nata nel ’49 grazie al padre Omero e portata avanti con gran dedizione dal figlio Roberto, quella del 30 novembre scorso è la data che ne ha stabilito la chiusura ufficiale. Situato al civico 5340/A di Cannaregio (a pochi passi dalle Fondamente Nove), del negozio non resta ormai che una saracinesca abbassata con un foglio di carta appeso, scritto a penna, a cui il proprietario ha affidato il compito di ringraziare “tutta l’affezionata clientela” che in quell’attività ha sempre creduto. Un altro – l’ennesimo – pezzo di cuore che Venezia si è ormai forse rassegnata a perdere. Ma stavolta senza nostalgia o rimpianti. E’ lo stesso Roberto Zennaro a dirlo – accompagnato dal suono degli orologi a cucù che, nel negozio che sta svuotando, scandiscono ancora le ore – spiegando come la decisione sia legata al bisogno di godersi la meritata pensione. Riposarsi, insomma, dopo mezzo secolo trascorso a lavorare duramente per molte ore al giorno. Ritmi che – confessa l’orologiaio, classe 1950 – stavano iniziando a pesare fisicamente.

Di padre in figlio. «Devo ringraziare mio padre. È lui – racconta Zennaro – che mi ha trasmesso tutto. A 14 anni, finita la scuola, mi ha proposto di venire a lavorare qui per un anno. Se mi fosse piaciuto avrei continuato, altrimenti sarei tornato a studiare. Mentre lui lavorava io guardavo: un mestiere artigianale lo si impara rubando con gli occhi». Una vita, quella del signor Roberto, spesa per il suo negozio che ricorda di aver chiuso per un lungo periodo, anni fa, solo per motivi di salute. «Il nostro è un ramo che è cambiato tanto nel tempo. A cambiare è stato proprio il sistema di lavorazione, passato dalla meccanica – e la validità di un orologiaio si vede nei lavori meccanici – al quarzo. Per non parlare delle multinazionali che ci hanno chiuso la strada per i pezzi di ricambio. È un’attività che sta scomparendo soprattutto perché non c’è stato un cambio generazionale». E a mutare negli anni è stata anche la zona in cui Roberto ha sempre lavorato. Non solo per quei negozi che non ci sono più, ma anche per quel vociare di bambini che giocavano in campo e che facevano da sottofondo alle sue riparazioni. «Il lavoro deve comportare una soddisfazione e nel mio caso ne ho avuta tanta. È bello ridare la vita ad un orologio che non funzionava più».

Tra sacrificio e soddisfazione. In tanti sono venuti a ringraziarlo e a salutarlo nei giorni scorsi, chi persino con una bottiglia di vino. «La gente è dispiaciuta e mi dice “perdiamo un’istituzione”. Certo, un pezzo di cuore resterà qui e della chiusura ne risentirò col tempo. Ma se penso al sacrificio che comporta la gestione di un negozio la nostalgia mi passa». Di orologi Roberto Zennaro ne ha riparati di ogni tipo e per un numero incalcolabile, tanto da non far più caso al ticchettio delle lancette. Fra questi uno particolarmente prezioso, del ‘700, a cui ha lavorato più che altro per soddisfazione personale. E un aneddoto che ricorda ancora sorridendo è quello di un giovane che gli chiese se per il cambio dell’ora legale avrebbe dovuto aspettare le tre di notte. «A cosa mi dedicherò adesso? A sistemare – conclude – alcuni miei orologi dell’Ottocento e alla realizzazione di miniature, come fari e mulini, fatte con materiali di scarto. Ma soprattutto alla mia passione per la montagna».
Marta Gasparon

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