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Jesolo, Il sindaco Zoggia: «Contro lo spaccio, quest’estate illumineremo a giorno il lungomare»

Gente Veneta - Ven, 09/03/2018 - 21:32

«Stiamo già provvedendo: in accordo con l’Associazione albergatori, stiamo mettendo dei fari potenti in modo che sul lungomare, tra piazza Mazzini e piazza Aurora, sia sempre giorno. Cerchiamo di rendere invivibile la zona agli spacciatori».

Il sindaco di Jesolo Valerio Zoggia spiega così l’azione decisa per affrontare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti, soprattutto d’estate, in alcune zone della città.

«Negli ultimi due anni – spiega Zoggia – gli spacciatori sono aumentati, in quell’area, e sono diventati anche più arroganti. È bruttissimo vedere una zona frequentata da tantissimi giovani e frequentata da 20-30 spacciatori, che cominciano anche a disturbare i passanti, a volte perfino minacciandoli. Il problema è che i nostri vigili hanno le armi spuntate, perché non possono arrestarli ma solo segnalarli; poi ci sono delle procedure che sono al di sopra delle competenze della polizia locale».

Però ci sono le altre forze dell’ordine: «Infatti», conclude il primo cittadino di Jesolo: «Abbiamo raggiunto un’intesa con la Questura e la Prefettura di Venezia: ci hanno garantito che quest’estate manderanno più agenti, specie nei fine settimana, e ci sarà un presidio costante». E molta luce per evitare le più vergognose zone d’ombra.

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Falasca: «Lo dicono le carte, Papa Luciani morì d’infarto». Martedì 13 il suo libro a Venezia, con il card. Parolin e il Patriarca

Gente Veneta - Ven, 09/03/2018 - 17:57

«Come dice George Bernard Shaw, la verità è semplice». Stefania Falasca cita lo scrittore inglese per dire quale insegnamento trarre dalla vicenda della morte di Giovanni Paolo I, cui ha dedicato il suo libro “Papa Luciani – Cronaca di una morte”, che verrà presentato martedì 13, alle ore 11, in sala Sant’Apollonia a Venezia, alla presenza del Segretario di Stato Vaticano card. Pietro Parolin e del Patriarca Francesco Moraglia.
«Se fin da subito – spiega la giornalista e vicepostulatrice del processo canonico in atto per Giovanni Paolo I – la notizia della morte fosse stata comunicata con chiarezza e trasparenza, evitando le mezze verità, non si sarebbero spalancate le porte a quella pièce teatrale che è durata poi per quarant’anni. Ed è assurdo che proprio a Luciani, che ha vissuto la sua vita e il suo pontificato con totale limpidezza, sia capitato di venire fagocitato da una delle più longeve fake news del Novecento».

Dopo quasi quarant’anni lei ha voluto smontare il giallo della morte provocata di papa Luciani: perché ha voluto fare questo libro?
Questo non è un ennesimo romanzo sulla morte di papa Luciani e il mio intento non è stato quello di smontare romanzi. È il frutto di un lavoro di scavo documentale nella ricerca avviata dalla causa di canonizzazione. Qui a parlare sono solo le carte acquisite e criticamente vagliate rinvenute nel corso del processo canonico che ha trattato con metodo storico-critico l’epilogo della vita di Giovanni Paolo I. Gli alvei della letteratura noir sono redditizi ma non interessano alla storia. Da un punto di vista storico ciò che conta sono solo le fonti, i testi e i riscontri documentali. E alla storia era doveroso restituire anche la sua morte.

Quale documentazione è stata considerata?
Si tratta di documentazione clinica alla quale si aggiungono i documenti coevi alla morte e testimonianze oculari di rilievo. Come quella della suora allora in servizio presso l’appartamento papale che lo rinvenne all’alba del 29 settembre, mai prima rivelata e rilasciata solo all’istanza processuale e che riporta con puntualità il momento della scoperta del decesso. Molto importante, considerata l’assoluta credibilità della teste. In calce al libro è riportata la documentazione originale. Credo chiarisca definitivamente le circostanze che ne hanno determinato la morte.

Uno degli ultimi momenti della vita di Papa Luciani, su cui sono fiorite un’infinità di illazioni, fu la telefonata con l’arcivescovo di Milano Colombo, avuta prima di ritirarsi nella sua stanza. Di che cosa parlarono in quella telefonata?
Papa Luciani aveva nominato il suo successore a Venezia, un sacerdote salesiano di Milano, don Angelo Viganò, il quale però aveva respinto la nomina. La telefonata aveva lo scopo di chiedere al cardinale Colombo di convincere il sacerdote ad accettare la designazione.

Che cosa è successo nei suoi ultimi momenti di vita di Luciani?
Il riferimento per le ore precedenti il decesso è suor Margherita Marin, che oggi ha 76 anni. All’epoca era la più giovane delle religiose al servizio nell’appartamento del Papa. La suora nella sua testimonianza processuale attesta di averlo visto sempre sereno e così anche l’ultimo giorno. Lei è stata l’ultima a scambiare alcune parole con il Papa prima che questi si ritirasse da solo nella sua camera ed è stata la prima, insieme all’anziana consorella suor Vincenza Taffarel, a rinvenirlo morto al mattino presto del giorno seguente.

La suora attesta di averlo trovato composto nel suo letto, come se fosse addormentato nella lettura…
La religiosa riferisce che il suo atteggiamento era sereno e composto, e concorda pienamente con quanto certificherà in via del tutto riservata il medico Renato Buzzonetti, il medico chiamato per primo al capezzale di Luciani, riguardo all’esame obiettivo della salma e alle specifiche circostanze del decesso, fugando definitivamente congetture e dicerie diffuse poi a mezzo stampa.

Il Papa fu ritrovato che stringeva dei fogli nelle mani; si conosce il contenuto di quello che stava leggendo?
Su questi dettagli fiorirono fervide fantasie, anche sugli occhiali che indossava al momento della morte. La realtà è che Luciani abitualmente leggeva e preparava le sue omelie e i suoi intervenenti prima di addormentarsi; i pochi fogli dattiloscritti contenevano queste letture, rimasti stretti nelle mani al momento della morte furono poi sfilati dal medico, chiamato a constatare il decesso il mattino seguente. Suor Margherita Marin ha riferito che stringeva tra le mani tre fogli dattiloscritti e ricorda una citazione, il brano evangelico in cui si parla di mangioni e beoni. Quanto agli occhiali non sparirono affatto, furono dati dalla suora a uno degli ex segretari di Luciani come ricordo personale. Consegnati poi alla postulazione, sono stati donati lo scorso anno al museo di Canale d’Agordo.

Quali sono le conclusioni di questa disamina, qual è stata la causa della morte?
A conclusione della disamina, il referto e la documentazione stilati dal dottor Buzzonetti e dall’archiatra pontificio professor Fontana allora in carica, ai quali si aggiungono le considerazioni dei docenti dell’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma che operarono poi per la conservazione della salma, si evince la semplice verità, fino ad oggi segreta e coperta dal segreto professionale.

Ovvero?
Luciani è stato colpito da “morte improvvisa” nella tarda serata del 28 settembre. In medicina legale con l’espressione “morte improvvisa” o “imprevista” s’intende sempre “morte naturale”. La verità è che fu un infarto la causa del decesso.

Perché non venne fatta l’autopsia?
È la domanda che tanti si sono posti e che abbiamo rivolto al dott. Renato Buzzonetti. La risposta è: perché non c’era la legge che la imponesse. Soltanto nel 1983 Giovanni Paolo II fece la legge che introduceva l’autopsia in Vaticano. Sul corpo di Giovanni Paolo I dunque non si è fatta perché legalmente non si poteva fare. Non c’era la legge che lo permetteva. Inoltre, come risulta dalle dettagliate relazioni dei medici, questi non la ritennero necessaria essendo chiara clinicamente la causa del decesso.

Perché non furono ufficialmente rese poi note le valutazioni mediche riguardo alla morte?
Nella relazione scritta e rilasciata agli atti del processo il 28 febbraio 2013 l’ex archiatra pontificio Buzzonetti così concludeva: «Col senno di poi, ritengo che se – insieme alla comunicazione ufficiale della diagnosi di morte – da qualcuno, che ne avesse avuto l’autorità (familiari o eredi legali), i medici fossero stati liberati dal segreto professionale (vincolante anche dopo la morte del malato), autorizzandoli a riferire la convincente storia di ricorrenti dolori precordiali, accusati dal Papa e da lui stesso sottovalutati, molte interpretazioni postume sarebbero svanite».

C’è stata una mancanza di chiarezza e trasparenza…
Giustamente Pia Luciani, la prima nipote di Luciani, commenta nella sua deposizione: “Credo che la Curia romana sia stata poco prudente nel dare informazioni non esatte circa il suo rinvenimento, aprendo così la strada alle illazioni”. Una maggiore trasparenza e chiarezza sarebbero state utili. (GV)

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A San Giobbe Via Crucis di ombre animate

Gente Veneta - Ven, 09/03/2018 - 07:34

Non è uno spettacolo d’intrattenimento, ma una veglia di preghiera un po’ diversa dal solito. Padre Vincenzo Torrente – parroco di S. Giobbe, a Cannaregio – definisce così la rappresentazione della Passione di Cristo dal titolo “Umiliò se stesso, per questo Dio Lo esaltò” che sarà proposta al pubblico sabato 10 marzo, alle ore 18.30, nella chiesa parrocchiale.

La particolarità? Ciascuna Stazione (sette in tutto, più il momento della Risurrezione) verrà realizzata attraverso l’animazione delle ombre. «Le ombre, se illuminate dalla vera luce, diventano espressione, immagine. I testi che saranno letti, calati nel carisma canossiano, sono stati scritti da un ragazzo che si è lasciato interrogare – in un momento particolare della sua vita – dall’amore di Dio. Ed è stato proprio lui ad accorgersi di quanto tutto ciò che viene baciato dalla Sua luce possa trasformarsi in bellezza», commenta padre Vincenzo che spiega come l’altare della chiesa di S. Giobbe diventerà per l’occasione il palco sul quale sarà posto un grande lenzuolo: da una parte vi saranno gli attori, dall’altra invece il pubblico al quale, proprio come i figuranti, sarà chiesto di partecipare alla serata, facendosi coinvolgere totalmente dai cinque sensi.

Circa un mese il tempo che è stato necessario alla preparazione, quattro i figuranti – un gruppo di genitori ed un giovane – tre i lettori, due i tecnici delle luci. Il tutto accompagnato nella rappresentazione dalle note musicali dell’organo. «E’ la terza volta che questa Via Crucis viene messa in scena – spiega il parroco – ma la prima qui a S. Giobbe. Da anni cercavo di farlo, ma non trovavo persone disposte a mettersi in gioco. L’invito per sabato è aperto a tutti, piccoli e grandi». Stefania, una delle organizzatrici, racconta come i preparativi stessi siano stati un’esperienza che ha arricchito tutti dentro. «E’ una Via Crucis – sostiene – che mi piace definire “delicata”. Arriva dritta al cuore e credo permetta ad ognuno di dare la propria interpretazione». «Trovo che questa rappresentazione – conclude Barbara, anche lei una delle collaboratrici – sia molto originale e offra spunti di riflessione importanti. E, anche per i più piccoli, sarà senz’altro una grande attrazione».
Marta Gasparon

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Elezioni in Italia: se vincono paura, egoismo e una speranza confusa…

Gente Veneta - Gio, 08/03/2018 - 17:59

La netta sensazione è che, domenica 4 marzo, abbiano vinto la paura, una speranza confusa e parecchio egoismo. L’idea la riprendiamo dall’analisi del filosofo veneziano Giuseppe Goisis e la condividiamo, ampliandola.

Sembra esserci un fil rouge in tutte le elezioni che si sono succedute, in questi ultimi anni, nei Paesi dell’Occidente. E il fil rouge ci pare il medesimo: un cocktail di timore e ansia per il futuro, uniti a un’idea vaga che cambiando si migliora e ad un atteggiamento di difesa di ciò che si ha.

Se dovessimo scarnificare ulteriormente queste sensazioni ci verrebbe da dire che il vincitore di fondo delle elezioni è l’“io”. La nostra società e la nostra cultura sono sempre più concentrate sull’individuo: lo mettono al centro e investono sulla sua centralità. D’altro canto, l’io isolato e iperstimolato è il miglior motore per un’economia che miri principalmente al consumo, al profitto e ad una crescita indefinita.

Ma così facendo diventano fragili le relazioni con gli altri. E la politica, che è l’arte di porre le regole per lo stare insieme, ne soffre.

Ci tornano in mente, come migliore antidoto, le parole di Papa Francesco: «La politica non dovrebbe essere né serva né padrona, ma amica e collaboratrice, capace di lavorare coraggiosamente per il bene comune». Allora anche le paure, le proteste e le speranze confuse troverebbero un alveo positivo. E tutti noi un vantaggio.

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L’8 marzo al Ghetto di Venezia: un percorso nei matronei delle sinagoghe e nei costumi delle donne ebraiche

Gente Veneta - Gio, 08/03/2018 - 16:52

Un percorso alla scoperta del ruolo rivestito dalla donna nel mondo ebraico e dai luoghi di preghiera a lei riservati. Il Museo Ebraico di Venezia – in occasione della giornata dell’8 marzo – ha proposto stamattina un itinerario che ha permesso di approfondire tali temi, attraverso quegli spazi solitamente chiusi al pubblico: i matronei delle sinagoghe interne.

E la visita è iniziata proprio dall’antico matroneo della sinagoga Tedesca. La sua funzione: quella di separare gli uomini dalle donne affinché non ci si distragga durante la preghiera.

Nel matroneo della sinagoga Canton, al Ghetto di Venezia

 

«Appartenere all’ebraismo – spiega la guida Patrizia, sottolineando come nel Ghetto veneziano vivano oramai solo una trentina di ebrei – significa appartenere ad un popolo; ed è proprio la donna, nei casi di matrimoni misti, a trasmetterne l’appartenenza ai propri figli».

Un ruolo importante, dunque, il suo, anche per ciò che riguarda le feste in famiglia o l’educazione da impartire ai bambini. «Non è vero che le donne non studiassero mai. La tradizione vuole – aggiunge – che nell’antichità potessero utilizzare lo studio non come un qualcosa di fine a se stesso ma come uno strumento valido per insegnare a leggere e a scrivere ai propri figli. A Venezia molte donne ebree, contrariamente alle altre, conoscevano anche la matematica».

Nel matroneo della sinagoga Tedesca

 

Ma pensiamo inoltre ai tempi più recenti: terminata la persecuzione, le donne ebree hanno iniziato a produrre testi d’ogni genere, dai memoriali ai libri di favole o di ricette. La spiegazione è proseguita intorno ad alcuni riti tradizionali che una giovane donna ebrea è chiamata a compiere prima del matrimonio; fra questi, il cosiddetto bagno rituale che consiste nell’immergersi tre volte – numero che starebbe a simboleggiare il passato, presente e futuro – in un ampio contenitore d’acqua piovana. Un’immagine, questa che non può non ricondurre al Battesimo di Gesù.

Marta Gasparon

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Giovedì 8 Giornata del rene: a Mestre e a Dolo controlli gratuiti negli ospedali

Gente Veneta - Mer, 07/03/2018 - 08:57

In occasione della XIII Giornata Mondiale del Rene, fissata per giovedì 8 marzo, l’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Ulss 3, diretta da Gina Meneghel (nella foto con la sua équipe), organizza una giornata a tema per sensibilizzare la cittadinanza sui rischi delle malattie renali ed informare sulle modalità per prevenirle, “prima che sia troppo tardi e sia già necessaria la dialisi”, sottolinea la dottoressa.

Gli appuntamenti per l’8 marzo sono due: a Mestre, presso l’Ospedale all’Angelo (ballatoio 1° piano a sinistra accesso A) e a Dolo, presso il presidio ospedaliero (1° piano vicino al CUP e alle scale mobili).

Per aderire alla Giornata, basterà presentarsi in uno di questi due presidi, dalle ore 8.30 alle ore 13.30, senza impegnativa. Medici, infermieri e dietiste dei reparti di Nefrologia insieme a volontari ANED (Associazione Nazionale Emodializzati) accoglieranno i cittadini e rileveranno gratuitamente colesterolo, glicemia, esame urine, pressione arteriosa, peso e indice di massa corporea. Inoltre, a chi si presenterà, verranno fornite istruzioni sui più corretti stili di vita e su come tenere sotto controllo la salute dei propri reni.

Il 10% della popolazione adulta italiana è affetta dalla malattia cronica renale, una malattia silente che si può combattere con la prevenzione. E’ un problema importante in continua crescita, soprattutto nei Paesi Occidentali. “La patologia, se non si interviene precocemente – ha spiegato il primario Gina Meneghel – evolve sino alla totale perdita di funzione renale con necessità ricorrere alla dialisi e /o al trapianto, ma fatto ancor più grave amplifica il rischio di complicanze cardiovascolari come infarto ed ictus e rende molto più rischioso lo stato diabetico aggravando e complicando il quadro clinico. A loro volta numerose patologie, quali il diabete, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie e le malattie infiammatorie croniche possono causare malattia renale che per definizione è, nella maggior parte dei casi, “silenziosa” e può progredire senza particolari sintomi”.

“Per comprendere l’importanza della diagnosi precoce – ha concluso la dottoressa – basti pensare che l’anno scorso a Dolo, dove questo tipo di iniziativa è ormai di tradizione, fra le persone che hanno aderito a questa giornata di prevenzione, ben il 21% non sapeva di avere una malattia renale”.

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Tangenziale di Mestre: nella notte di martedì 6 chiude per lavori lo svincolo di immissione dalla Castellana

Gente Veneta - Mar, 06/03/2018 - 18:35

CAV Spa informa che dalle ore 22.00 di questa sera, martedì 6, alle ore 6.00 di domani, mercoledì 7 marzo resterà chiuso per lavori lo svincolo di immissione in carreggiata est, direzione Trieste, della A57-Tangenziale di Mestre per il traffico in arrivo dalla rotatoria Castellana. Le deviazioni saranno effettuate alla precedente rotatoria Miranese.

Come in altre occasioni i lavori saranno effettuati in orario notturno per non gravare sul traffico in ingresso in Tangenziale: tuttavia eventuali rallentamenti dovuti alla chiusura dello svincolo saranno presegnalati in tempo reale attraverso i pannelli a messaggio variabile sui portali in avvicinamento alla zona.

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Cipressina, la polizia locale sgombera la palazzina ex Telecom

Gente Veneta - Mar, 06/03/2018 - 17:48

Sgombero alla palazzina ex Telecom a San Lorenzo Giustiniani. L’intervento è stato effettuato oggi, martedì 6 marzo, dalla polizia locale di Venezia.

Gli agenti sono entrati, con il consenso della proprietà, nello stabile non più utilizzato da anni e servito recentemente come magazzino e abitazione da probabili malavitosi. All’interno dell’edificio, in quel momento non occupato, i vigili urbani hanno rivenuto molti oggetti, alcuni dei quali probabile frutto di attività furtive.

L’edificio è stato svuotato anche di molto materiale raccolto per allestire un alloggio di fortuna; Veritas, con un camion, ha poi portato in discarica la gran parte degli oggetti rinvenuti.

Trova così una prima, ma anche efficace, soluzione il problema segnalato da tempo dal Comitato cittadini della Cipressina, che pochi giorni fa avevano organizzato un affollato incontro, nei locali parrocchiali, per sollevare il problema (nella foto qui sotto).

L’area interessata al degrado è quella in via San Damiano e via Olivolo nell’ex superficie Telecom, che coinvolge la torre del ponte radio, i magazzini e una palazzina con due unità abitative.

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La carità dei cristiani, tra giovani e terzo settore: l’incontro dei vescovi della Cet

Gente Veneta - Mar, 06/03/2018 - 17:36

L’incontro-dialogo dei Vescovi del Nordest con alcuni rappresentanti della delegazione regionale della Caritas – guidata da don Marino Callegari e che riunisce i direttori delle Caritas diocesane di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige – è stato al centro della mattinata dei lavori odierni della Conferenza Episcopale Triveneto a Zelarino (Venezia) ed ha rappresentato l’occasione di riflettere sull’impegno e sul compito dell’intera comunità cristiana nel vivere e testimoniare la carità.

La delegazione regionale della Caritas, in questi anni, si è molto impegnata – come realtà di servizio per le Diocesi e di collegamento con la Caritas Italiana – a sviluppare ed approfondire il carattere pastorale ed educativo delle Caritas diocesane per adeguare e ricollocare ogni azione ed attività ai tempi e ai bisogni attuali, anche con un notevole sforzo per realizzare centri e punti di ascolto attrezzati e competenti ed investire nella formazione di Caritas parrocchiali che siano luoghi di riferimento e “di pensiero” da cui possono trarre origine azione e sensibilità caritativa delle singole comunità ecclesiali.

Importanti sono i continui e sempre più ricercati momenti di confronto e collaborazione con gli altri Uffici pastorali, per vincere così possibili frammentazioni e riaffermare l’unitarietà dell’azione pastorale della Chiesa. Nello stesso tempo, accanto al lavoro ecclesiale, è stato sottolineato come le Caritas diocesane siano quotidianamente “esposte” sul versante civile ed istituzionale che sempre più preme e interpella – non senza qualche elemento problematico – la Caritas e l’intera Chiesa su settori e contesti “sensibili” e molto visibili anche di fronte all’opinione pubblica (ad esempio sui temi dell’immigrazione e delle nuove marginalità).

Nel corso dell’incontro e del dialogo, Vescovi e delegazione Caritas hanno poi introdotto alcune questioni di fondo e di prospettiva che richiedono particolare approfondimento: il futuro e lo sviluppo delle esperienze di volontariato (soprattutto giovanile), l’introduzione e la sperimentazione di forme strutturali e sistemiche di contrasto e lotta alla povertà (v. reddito di inclusione) che danno centralità agli Enti locali, i cambiamenti radicali previsti nel Terzo Settore con la riforma in atto, il rapporto delle Chiese locali con opere, strumenti e “bracci operativi” di diversa forma giuridica ed istituzionale per gestire e portare avanti i diversi servizi, le modalità di gestione delle emergenze su cui le Caritas sono abitualmente coinvolte (v. flussi migratori che interessano il Nordest).

Nella seconda parte della riunione odierna i Vescovi hanno, inoltre, provveduto a rinnovare – con nomina quinquennale – l’organico degli operatori impegnati nel Tribunale ecclesiastico regionale triveneto (Tert); in particolare è stato confermato, per il prossimo quinquennio, mons. Adolfo Zambon (della Diocesi di Vicenza) nell’incarico di Vicario giudiziale.

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Raccolta abiti usati il 10 e 11 marzo a Venezia

Gente Veneta - Lun, 05/03/2018 - 11:46

L’associazione Buon Samaritano Onlus, in collaborazione con i ragazzi delle “72 ore con le maniche in su” promuove la raccolta diocesana di indumenti usati, scarpe e borse nella zona di Venezia. La raccolta è in programma il 10 e l’11 marzo e il ricavato sarà destinato a finanziare il dormitorio-mensa Papa Francesco di Marghera.

Per informazioni sul ritiro dei sacchi occorre rivolgersi alla propria parrocchia oppure ai referenti: Denis per la diocesi (3405835205), Luigi per la zona San Polo, Santa Croce, Dorsoduro (3404077882), Bruno per la zona di Cannaregio (3936548452), Sandro per San Marco e Castello (3473167591). La raccolta riguarda in particolare abiti, maglieria, biancheria, cappelli, scarpe, borse e cinture, giocattoli in buono stato. Non si raccolgono abiti sporchi, né rovinati e non riutilizzabili, carta, metalli, rifiuti ingombranti o scarti di lavorazione tessile.

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