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Le Arie da batèlo del 1742: on line spartiti e musica, con il coro Marmolada

Gente Veneta - Lun, 18/06/2018 - 10:09

L’Associazione Culturale Coro Marmolada di Venezia, proseguendo nella sua attività editoriale on line, ha pubblicato “Arie da batèlo de l’ano 1742, per tenore”. Il materiale è reperibile e scaricabile in formato pdf all’indirizzo http://www.coromarmolada.it/EdizioniDiverse/EdizioniDiverse.htm

Oltre al pdf è possibile ascoltare la musica digitale dei vari brani creata dalla digitazione dello spartito con apposito programma di notazione musicale.

Altra caratteristica della pubblicazione riguarda i testi che sono stati rivisti ed uniformati nella scrittura veneziana, anche graficamente (vedi in appendice le precisazioni sulla scrittura in veneziano).

L’opuscolo, a cura di Sergio Piovesan e Paolo Pietrobon, viene presentato da Rachele Colombo, cantante, polistrumentista, compositrice e interprete di canto popolare.

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La speranza, cioè la certezza che Gesù è più forte della morte: il Patriarca alle comunità neocatecumenali in San Marco

Gente Veneta - Dom, 17/06/2018 - 15:32

«La speranza è una virtù cristiana: è cioè la certezza che Gesù è più forte della morte. E di fronte alla morte, o si tace scioccamente o si parla dicendo la verità e cioè che la nostra speranza sta nella Risurrezione».

È un passaggio di fondo dell’omelia pronunciata dal Patriarca, venerdì 15 giugno in San Marco, in occasione della Messa presieduta per le comunità del Cammino neocatecumenale, al termine dell’anno pastorale.

Sono almeno settecento i fratelli del Cammino presenti e una trentina i sacerdoti concelebranti. Presenti anche i catechisti itineranti responsabili del Cammino per il Triveneto e la Polonia: Stefano Gennarini e don Livio Orsingher.

Nell’indirizzo di saluto, Paolo Canal, responsabile del Centro neocatecumenale di Venezia, presenta tutte le parrocchie della Diocesi in cui il Cammino è presente, nonché i presbiteri che hanno scelto questa esperienza cristiana o che sostengono le comunità: «Siamo grati al Signore per quest’anno, per quello che il Signore ci ha concesso di fare con le catechesi agli adulti, ai bambini, ai giovani del post cresima; ma grati anche al Signore perché quest’anno molti di noi hanno potuto partecipare alla missione a due a due nel nord Italia, e per il lavoro della famiglie in missione, alcune delle quali sono qui presenti».

Un ringraziamento ripreso da mons. Moraglia: «Ringraziamo il Signore alla fine di quest’anno per le fatiche, ma anche per la gioia del cammino fatto».

Meditando sui testi proposti dalla liturgia del giorno, il Patriarca propone la figura di Elia, che invita il popolo di Israele alla scelta chiara ed esplicita: “Se Dio è Dio scegliete Dio, se Baal è Baal scegliete Baal». Una domanda drammatica, segnala mons. Moraglia: «Siamo di fronte al male dell’indifferenza, dell’indifferentismo: una condizione per cui non si ha coraggio di scegliere il male, ma non si ha neppure la forza di essere fedeli al proprio credo, dicendo che solo il Sio di Israele è il vero Dio».

Un monito che vale nel tempo e la cui attualità si ripropone. E la domanda sulla scelta basilare si fa chiara quando si conquista la consapevolezza che «l’Alleanza tra Dio è l’uomo è un’alleanza asimmetrica e il termine Alleanza, per chi sta di fronte a Dio, si traduce nel termine speranza».

Ecco, dunque, la riflessione profonda sul senso della speranza e sulla sua forza di vita oltre la morte: «La speranza – prosegue il Patriarca – è l’espressione della nostra fede e la fede e il fondamento delle cose in cui speriamo. La speranza non è una virtù umana psicologica, ma è la Pasqua che vive nel nostro presente. Ringraziamo il Signore, perciò, di averci fatto incontrare in questa Eucaristia di fine anno la figura di Elia. E traduciamo tutto questo nella nostra vita di comunità, di famiglie, di persone».

(con la collaborazione di Ivano Memo e Giuseppe Corazzin; foto di Antonio Braga)

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Ca’ Foscari, nuovi studi sulla capacità di carico della città lagunare: ampio è il divario tra ottimo e realtà

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 18:39

Lo sviluppo turistico sostiene l’economia di una città ma può diventare contro producente nel momento in cui supera una soglia massima definita dagli economisti del turismo “capacità di carico”. Un argomento, quest’ultimo, affrontato trent’anni fa da Paolo Costa – già presidente dell’Autorità Portuale di Venezia – e dal docente all’Università Ca’ Foscari Elio Canestrelli, e ripreso in mano ora da un gruppo coordinato da Jan Van Der Borg, prof. di Economia del Turismo. I risultati sono stati presentati questa mattina, nel Campus universitario di S. Giobbe, dagli autori stessi, in occasione di un seminario dal titolo “La capacità di carico di tipo turistico di Venezia: una riflessione lunga trent’anni”.

«Già nell”80 avevamo previsto quanto sta accadendo oggi per ciò che riguarda il turismo. Perché si è discusso sulla capacità di carico? Il motivo era il dibattito sul Venetiaexpo 2000. All’epoca la domanda era quanti visitatori avrebbe potuto sopportare Venezia ogni giorno», commenta Costa, spiegando come da ieri ad oggi le possibilità d’indagine siano cambiate completamente, in quanto la tecnologia si è sviluppata solo in tempi più recenti.

E i dati emersi dai nuovi studi offrono numeri differenti rispetto al passato, evidenziando come tra ottimo e realtà il divario sia allarmante. La capacità di carico di Venezia, aggiornata al 2018, registra (in termini di arrivi) 52mila visitatori al giorno e 19.000.00 all’anno, di cui 15.500 turisti al giorno e 5.700.00 annui in strutture alberghiere, 22mila turisti giornalieri e 8.000.00 annui in altre forme di ricettività e 14.600 escursionisti al giorno per un totale di 5.300.00 all’anno. Basti pensare come nell”88 i visitatori giornalieri arrivassero solo a quota 20.800, di cui 11mila turisti alberghieri, 2mila extralberghieri e 7.800 escursionisti. Analizzando i dati reali, invece, questi appaiono lontani dall’ottimo, con ben 77mila visitatori al giorno di cui 5.800 turisti alberghieri e 1.950 accolti in altre forme di ricettività. Impressionante risulta il divario riguardante gli escursionisti giornalieri che salgono addirittura a quota 57.500.

Marta Gasparon

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I tre senza dimora nel parcheggio sotterraneo, a Mira. Il Comune: «Li aiutiamo, ma loro mai collaborativi»

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 17:36

Valter, Renato e Roberto sono tornati ad occupare il parcheggio sotterraneo di piazzetta Gallina, a Mira. Ma questo non vuol dire che siano tre persone senza dimora lasciate a se stesse. «Più volte è stata prospettato a queste persone un aiuto concreto mirato ad intraprendere un percorso di reinserimento sociale che prevedeva piccoli impegni, poi mai rispettati. Non si sono dimostrate collaborative, non presentandosi agli appuntamenti previsti e pretendendo solo di ottenere un alloggio pubblico, pur non avendo i requisiti necessari ad entrare in graduatoria».

Lo precisa il Comune di Mira, rispondendo a polemiche apparse in questi giorni, in particolare nei social media.

«I Servizi sociali locali, infatti, se ne occupano dallo scorso inverno secondo ciò che è previsto dalle norme e facendo anche di più di quanto di loro competenza: una persona possiede un reddito di salvaguardia, un’altra è tuttora residente in un altro Comune».

L’Amministrazione ha aiutato e sta aiutando persone «con disagi anche maggiori di quelli di questi tre soggetti – continua ancora il Comune – con ottimi risultati e seguendo il percorso condiviso assieme. Infatti, gli incontri con i Servizi sociali permettono di identificare insieme le vie migliori per il raggiungimento di una piena autonomia e dignità».

Attualmente in lista ci sono 98 famiglie, aventi pienamente diritto: si tratta di genitori separati con figli, persone che hanno perso il lavoro o la casa e che nel momento in cui si liberasse un alloggio avrebbero la precedenza.

«Si ribadisce che il welfare non è sinonimo di assistenzialismo, che le persone devono essere “aiutate ad aiutarsi” e che ciò presuppone la volontà di cambiare e la responsabilità di rispettare poche e semplici regole date non per dispetto, ma per il bene della persona. Al netto di questo e nuovamente confermata la disponibilità ad un percorso di aiuto, è inqualificabile e inaccettabile che ci sia chi, disinformato o peggio ancora facendo disinformazione, strumentalizzi a piacimento la sofferenza e il disagio sociale di queste persone per il mero interesse di creare una polemica falsa e fuorviante».

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Diabete, tumori, infertilità…: all’Angelo aumentano i casi di malati da doping estetico e amatoriale

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 15:11

Integratori e sostanze, magari acquistate via web, e utilizzate anche senza finalità agonistica, sono comunque “doping”, e sono comunque pericolose: “Cominciamo purtroppo a seguire persone – spiega il dottor Carlo De Riva, Direttore del Servizio Malattie endocrine, del ricambio e della nutrizione dell’Ulss 3 Serenissima (nelal foto d’apertura) – affette da patologie e disfunzioni endocrinologiche a causa dell’uso improprio di sostanze utilizzate per il miglioramento della performance sportiva, anche amatoriale, o anche più semplicemente per migliorare il proprio fisico. E’ un ‘doping estetico’, che si diffonde e che non fa meno male del doping agonistico”.

Dal punto di vista legislativo, l’assunzione incontrollata di sostanze anche al di fuori della pratica agonistica costituisce una pratica “dopante”: “Nel nostro Paese secondo la legislazione – spiega il dottor De Riva – è doping l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive ‘non giustificata da condizioni patologiche’. E’ ‘doping’ utilizzare sostanze per vincere una gara, ma è doping anche l’uso di farmaci per potenziare le proprie masse muscolari, indipendentemente da una necessità terapeutica. E anche questo doping purtroppo fa male”.

Sono molte e diverse le sostanze e le pratiche dopanti, e altrettanto vari sono i rischi derivanti da queste pratiche. Il dottor De Riva fa alcuni esempi: “Anche gli integratori proteici, utilizzati per l’incremento della massa muscolare, se assunti in dosi eccessive possono danneggiare i reni fino all’insufficienza renale; senza contare che se utilizzati senza svolgere una corretta attività fisica determinano un eccessivo incremento del peso. L’insulina aumenta la resistenza allo sforzo e favorisce migliori tempi di recupero, ma può portare all’ipoglicemia grave. Il cortisone aiuta a sopportare il dolore nelle fasi di fatica estrema, ma può causare gravi squilibri endocrini. L’’ormone della crescita’ può portare al diabete e fa aumentare il rischio oncologico; gli steroidi anabolizzanti possono determinare nell’uomo disfunzione erettile ma anche infertilità e sterilità, gravi danni epatici, tumori, e possono incrementare il rischio di contrarre malattie cardiovascolari”.

E il rischio aumenta quando le sostanze utilizzate per le pratiche dopanti, che come farmaci dovrebbero essere soggette a rigidi controlli, vengono reperite in maniera illegale attraverso canali web: “Queste modalità di approvvigionamento – evidenzia lo specialista – non garantiscono il dosaggio, la provenienza, l’integrità, la sterilità delle sostanze stesse. Infine, chi acquista queste sostanze on line, finisce per assumerle in maniera incontrollata e per periodi prolungati, senza controlli o seguendo le indicazioni di persone del tutto impreparate”.

In estrema sintesi, va detto che non è possibile un uso controllato e non pericoloso di queste sostanze e di queste pratiche dopanti, che vanno assolutamente evitate. A chi ha dubbi in proposito, o anche solo curiosità, l’Ulss 3 Serenissima suggerisce di rivolgersi sempre preventivamente al proprio medico oppure al Servizio Malattie endocrine, del ricambio e della nutrizione, telefonando allo 041.965.76.11.

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Enel installerà 50 colonnine di ricariche per veicoli elettrici a Mestre: accordo con il Comune

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 14:52

Nei prossimi giorni verrà firmato a Roma un protocollo di intesa tra Enel X, la Divisione del Gruppo Enel elettrico dedicata a prodotti innovativi e soluzioni digitali, e il Comune di Venezia. Oggetto sarà la realizzazione di una rete di ricarica per veicoli elettrici di 50 colonnine di ricarica.

 I costi delle infrastrutture di ricarica, dell’installazione e della manutenzione saranno a carico di Enel X.

L’intesa, della durata di 8 anni, prevede la fornitura, l’installazione, la gestione e la manutenzione gratuite da parte di Enel X di 50 infrastrutture di ricarica. La rete di ricarica sarà caratterizzata sia da infrastrutture veloci “Fast Recharge”, capaci di fare un pieno di energia in 20 minuti, che da infrastrutture di ricarica Pole station, disegnate e progettate per essere integrate all’interno dell’arredo urbano e con tempi di ricarica media dalle 1 alle 2 ore.

L’iniziativa della città di Venezia rientra nel Piano nazionale Enel per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, che vedrà la posa di circa 7.000 colonnine entro il 2020, per arrivare a 14.000 nel 2022.

Un progetto per il quale Enel investirà tra i 100 e i 300 milioni di euro, destinati allo sviluppo di una rete capillare di ricarica composta da colonnine Quick (22 kW) nelle aree urbane e Fast (50 kW) e Ultra Fast (350 kW) in quelle extraurbane.

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Quattro Stradivari per una sera alla Fenice, con il Quartetto di Cremona

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 14:08

Il 18 e 19 giugno alle 20 alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, il Quartetto di Cremona terrà il nono concerto della Stagione 2018 di Musikàmera. L’evento si presenza eccezionale perché, oltre alla consolidata fama dei quattro musicisti, considerati oggi gli eredi dell’indimenticabile Quartetto Italiano, c’è da evidenziare che suoneranno quattro Stradivari.

Due violini una viola e un violoncello di enorme pregio e valore, tutti costruiti dal grande liutaio di Cremona, che formano il famoso “Quartetto Paganini”, così chiamato perché divenne di proprietà del grande violinista genovese, che per anni suonò uno dei due violini.

Alla morte di Paganini gli strumenti furono divisi e acquistati da importanti collezionisti e gallerie d’arte (la viola fu posseduta per un certo periodo dalla famiglia Mendelssohn) e poi finirono in America dove furono riuniti e affidati a grandi quartetti come il Quartetto di Tokyo, il Quartetto Hagen e, dal settembre 2017, il Quartetto di Cremona.

Composto da Cristiano Gualco e Paolo Andreoli (violini), Simone Gramaglia (viola) e Giovanni Scaglione (violoncello), il Quartetto di Cremona è attivo da quasi vent’anni (si è costituito nel 2000) e si è subito affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale.

Il programma del concerto alla Fenice prevede l’esecuzione del Quartetto K80 di Mozart, il primo del genio di Salisburgo composto a quattordici anni in una locanda di Lodi durante una pausa del viaggio da Milano a Bologna. È una composizione giovanile in quattro movimenti (di cui il quarto aggiunto da Mozart qualche anno più tardi), dal trattamento formale lineare e smaliziato e di amabile eleganza melodica.

Dal primo quartetto di Mozart si arriva fino uno degli ultimi di Beethoven, l’op. 132, “una delle opere più degne del mio nome”, ebbe a dire lo stesso Beethoven. Scritto nel 1825, dopo una lunga malattia, si può quasi intendere come una sorta di percorso dal dolore della malattia alla felicità della guarigione. La struttura inconsueta in cinque movimenti rivela un allontanamento di Beethoven dai tradizionali principi costruttivi, e il musicologo tedesco Arnold Schering associa ad ogni movimento una diversa scena del Faust di Goethe.

Fra i due grandi classici viennesi si inserisce il Quartetto di Debussy, omaggio al compositore francese nel centenario della morte. Composto nel 1893, il Quartetto si contraddistingue per gli spunti esotici, le innovazioni armoniche, la scrittura orchestrale e la struttura anticonvenzionale. Malgrado la perplessità suscitata in alcuni critici, questo quartetto è uno dei primi lavori con cui Debussy si fece conoscere da un vasto pubblico. Biglietti € 25 – Ridotti € 15 – Under 30 € 10. Per informazioni: [email protected]

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A Dorsoduro (Venezia) Nasce Do.Ve, associazione che esprime la città ancora vitale

Gente Veneta - Ven, 15/06/2018 - 10:08

«Convinti che le descrizioni ipercritiche che raccontano soltanto di problemi e di degrado di Venezia siano riduttive – oltre che spesso miopi e ingiuste nei confronti della città e dei suoi abitanti – un gruppo di esercenti e residenti nella zona di Dorsoduro ovest ha sentito il bisogno di mostrare il volto pulito e vero della città».

Così i 58 primi aderenti (nella foto di apertura) motivano la nascita dell’associazione Do.Ve, che viene presentata pubblicamente nella mattinata di venerdì 15.

«L’associazione DO.VE nasce per raccontare che a Venezia esistono ancora luoghi in grado di esprimere cultura, arte, musica, artigianato di qualità ed un’accoglienza all’insegna della cortesia e del decoro. Ad oggi gli associati sono appunto 58, quasi tutti titolari di attività e alcuni residenti nella zona di Dorsoduro più svincolata dai percorsi turistico-museali, quella più vitale legata alle università e ai giovani, quella che va da San Barnaba a Santa Margherita, da Ca’ Foscari ai Frari, da San Sebastiano a San Basilio e a Santa Marta».

L’idea per il prossimo futuro – spiegano all’associazione – è di creare eventi aperti alla città, utilizzando gli spazi disponibili per ospitare giovani talenti, promuovendo le arti e creando una rete di connessioni virtuose fra attività mosse dallo stesso spirito.

In questo modo, sostiene Do.Ve sarà possibile deviare i flussi turistici dai percorsi da “bollino rosso”, conducendo i visitatori anche nelle zone più vere e vissute della città, mitigando al contempo la congestione dei percorsi più consueti.

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IL Comune di Venezia stanzia due milioni per completare l’Sfmr alla Gazzera

Gente Veneta - Gio, 14/06/2018 - 17:51

La Giunta comunale, nella sua ultima seduta, ha approvato, su proposta dell’Assessore alla Mobilità e ai Trasporti, Renato Boraso, la delibera che dà il via libera allo schema di accordo di programma tra Comune di Venezia e Regione Veneto nel quale è previsto l’intervento.

Un investimento di due milioni di euro per portare a termine i cantieri Sfmr alla Gazzera e in via Olimpia. È la somma stanziata dalla Giunta comunale di Venezia che dà il via libera così all’accordo di programma tra Comune di Venezia e Regione Veneto per completare l’opera.

«Un atto decisivo – commenta l’assessore alla Mobilità e ai Trasporti, Renato Boraso – per lo sblocco dei cantieri legati al progetto di realizzazione delle due stazioni che ospiteranno il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale. I lavori, fermi da mesi a causa delle pesanti difficoltà economiche delle ditte appaltanti, potranno ripartire ora grazie al grande lavoro di concerto che il sindaco Brugnaro e l’assessore regionale alle infrastrutture e trasporti Elisa De Berti hanno portato avanti in questi mesi arrivando, a breve, alla sottoscrizione dell’accordo di programma».

Nello specifico i due milioni di euro che investirà il Comune di Venezia verranno utilizzati per il completamento della viabilità del cosiddetto lotto D3 lungo il sottopasso che dovrà collegare le vie Gazzera Alta e Bassa con via Brendole con un sottopasso. L’avvio del primo cantiere è previsto per la primavera del 2019, la conclusione dell’intervento complessivo è previsto entro il 2020.

L’accordo di programma prevede, poi, l’investimento di 3 milioni e 265 mila euro da parte della Regione Veneto per la realizzazione del raccordo Brendole/Castellana.

I cantieri di Gazzera e via Olimpia verranno portati a termine con tre diverse stazioni appaltanti. Oltre al Comune di Venezia, che si occuperà prettamente della viabilità attorno al nodo della Gazzera, l’azione coinvolge Rfi, società delle Ferrovie, che interverrà sulle opere ferroviarie delle due stazioni con un finanziamento regionale di 4 milioni e 750 mila euro.

La società regionale Veneto Strade con un finanziamento regionale di 3 milioni e 600 mila euro si occuperà, invece, dei lavori di completamento della ultimazione dei lavori per la stazione di via Olimpia. L’intervento regionale comprende anche la spesa di 55mila euro per il ripristino dei campi da tennis del Tennis Club Mestre di via Olimpia utilizzati come area di cantiere.

L’intesa Regione-Comune risolve, di fatto, anche il nodo della viabilità che era prevista tra l’area della Gazzera e via Olimpia, con una nuova strada in direzione della Castellana all’altezza di Zelarino scongiurando, così, il rischio di lasciare isolati i residenti che vivono tra i due passaggi a livello della Gazzera e le strade limitrofe.

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Venezia, da lunedì 18 lavori al ponte del Pestrin (sestiere di San Marco)

Gente Veneta - Gio, 14/06/2018 - 16:38

Lunedì 18 giugno inizierà la manutenzione del piano di calpestio della passerella e del ponte del Pestrin (sestiere di San Marco), intervento che sarà eseguito da Insula nell’ambito della Gestione territoriale Venezia Nord.

Considerato l’attuale degrado, il ponte necessita del rifacimento totale della pavimentazione in resina: per eseguire i lavori in sicurezza, la Direzione lavori pubblici del Comune ha emesso un’ordinanza per la gestione della viabilità pedonale.

Da lunedì 18 a mercoledì 20 giugno sarò interdetto il transito pedonale sulla passerella con deviazione verso calle del Pestrin, campiello Nuovo già dei morti e Piscina San Samuele.

Da giovedì 21 a venerdì 22 giugno sarà interdetto il transito pedonale sul ponte con deviazione su passerella del Pestrin e Piscina San Samuele.

I lavori si concluderanno venerdì 22 giugno.

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Mestre, fermato ladro di bicicletta grazie al sistema video di sorveglianza

Gente Veneta - Gio, 14/06/2018 - 16:19

Gli rubano la bicicletta all’interno del suo condominio, in via Premuda a Mestre, ma non si perde d’animo. Registra nel suo telefonino le riprese video del sistema di sorveglianza che documentano il furto e le fa immediatamente vedere a una pattuglia della polizia locale.

La prontezza di spirito di un giovane mestrino gli ha permesso di tornare in possesso in pochi minuti del suo velocipede. La Polizia locale è infatti subito intervenuta, mettendo in allarme tutte le sue unità presenti nel territorio circostante, individuando in pochi minuti il ladro, ancora in sella alla bici.

Si tratta di un trentasettenne statunitense, senza fissa dimora, con precedenti di polizia per i reati di ricettazione e porto di armi e oggetti atti ad offendere, che è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per il reato di furto.

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Nave Aquarius, disumano lasciarla in mezzo al mare

Gente Veneta - Gio, 14/06/2018 - 13:42

Proviamo a spiegarla così. Vi sentite male e vi recate al Pronto Soccorso. Lì vi fanno accomodare in una stanza con altre 628 persone. Uomini, donne (alcune incinte), bambini. Lo spazio è quello che è, a malapena c’è una sedia per ciascuno. Cibo e acqua ci sono, almeno per ora. Ma per arrivare alla meta, che per voi equivale a farvi curare del malanno che vi ha portato al Pronto Soccorso, ci sarà da aspettare. Quanto? Dipende. Dipende se la direzione dell’Ospedale deciderà di accettarvi in carico e curarvi. Perché – voi certo non lo potete sapere – sopra le vostre teste si sta giocando una partita a braccio di ferro. Una partita tra quell’ospedale e altre amministrazioni sanitarie, che non si accollano abbastanza malati. Anzi qualcuna non se ne accolla per niente. E più sopra ancora c’è una mega direzione che non riesce a dirimere in maniera equa la questione.

L’avrete capito, non stiamo parlando di malasanità, ma della nave Aquarius lasciata dal governo italiano in balia del mare per “scuotere” gli altri paesi e l’Europa. È vero, il ministro Salvini un risultato lo ha ottenuto, perché il tema è adesso sul tavolo di tutti i paesi europei. Ma fare la voce grossa sulla pelle di 629 persone è disumano. Non c’è altra definizione. Così come sono prive di umanità quelle persone che sui social hanno offeso il card. Ravasi, colpevole di aver citato il Vangelo: “Ero straniero e…” Duemila anni fa c’è chi ha fatto di peggio, mettendo in croce chi predicava l’amore e la fratellanza. Non è un buon motivo per perseverare.

Serena Spinazzi Lucchesi

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Ordinazioni di don Steven e don Francesco: sabato la veglia di preghiera

Gente Veneta - Gio, 14/06/2018 - 12:37

Sabato 16 giugno presso la Chiesa di San Girolamo (ore 20,30) a Mestre si terrà la veglia di preghiera in vista dell’ordinazione presbiterale di don Francesco Andrighetti e don Steven Ruzza. La solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca per l’ordinazione presbiterale di don Francesco Andrighetti e don Steven Ruzza si terrà in Basilica di San Marco sabato 23 giugno alle ore 10. Domenica 24 don Francesco Andrighetti celebrerà la sua prima messa nel Duomo di San Lorenzo a Mestre, mentre don Steven Ruzza a Caorle, nel Duomo di Santo Stefano. Entrambe le celebrazioni si terranno alle ore 10.

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Mira, 475 firme contro la chiusura del supermercato Maxi di Oriago. Incontro Comune-proprietà

Gente Veneta - Mer, 13/06/2018 - 17:57

Si è svolto mercoledì 13 mattina l’incontro programmato tra l’Amministrazione comunale e la proprietà del supermercato Maxi di Oriago. D’accordo anche con l’amministrazione veneziana, rappresentata al tavolo dal consigliere del Comune di Venezia con delega al Lavoro Paolino d’Anna, il Comune di Mira ha proposto di rinviare la chiusura fissata per il 30 giugno e ha offerto la disponibilità dell’amministrazione di coinvolgere la Regione nel superamento dello stato di crisi.

«Abbiamo portato al tavolo – afferma il sindaco Marco Dori, presente all’incontro insieme all’assessore al commercio Vanna Baldan – le 475 firme raccolte tra i cittadini che chiedono di mantenere aperto il punto vendita. Si tratta di un luogo di servizio alla cittadinanza che crea aggregazione sociale, non vogliamo lasciare nulla di intentato nel momento in cui i cittadini dimostrano attaccamento a questo punto di riferimento nel territorio. Ci siamo resi disponibili anche a mediare eventuali manifestazioni di interesse da parte di aziende intenzionate al subentro. Per fare questo però serve più tempo: abbiamo chiesto almeno fino a dicembre 2018».

«Pur non potendo entrare nel merito della gestione manageriale del punto vendita – aggiunge Baldan – auspico che si trovi una soluzione che tuteli i posti di lavoro, come ad esempio verificando la possibilità di ricollocare i dipendenti all’interno di altre aziende del gruppo. L’amministrazione comunale si sta comunque già attivando in azioni di sviluppo occupazionale nell’ambito del Distretto del Commercio nel quale la frazione di Oriago ricade. Chiediamo di essere puntualmente informati sulla situazione occupazionale dei nostri cittadini”.

E’ previsto a breve un altro incontro con la proprietà dell’azienda.

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Padre Svanera, Rettore al Santo di Padova: «Come Antonio, abbiamo bisogno di giovani che sognino in grande»

Gente Veneta - Mer, 13/06/2018 - 07:04

«Sant’Antonio oggi sarebbe un giovane dal forte desiderio di vivere la vita; dal coraggio di decidere e perseguire i suoi sogni; dalla grande passione per Dio e gli uomini». Lo dice Fra Oliviero Svanera, Rettore della Pontificia Basilica di Sant’Antonio di Padova, nel giorno – il 13 giugno – della festa dedicata al santo patrono.

«Il nostro Santo – argomenta padre Svanera – completati i primi studi, a quindici anni sceglie di entrare nella canonìa di San Vincenzo – comunità di sacerdoti che si ispirano alla Regola di s. Agostino – in Lisbona e poi a Coimbra. E mi colpisce sia questo slancio di uscita dal grembo familiare, animato dalla volontà di mettersi subito in gioco, di rischiare, di assecondare la propria curiosità di capire, di amare e di donarsi. La più antica biografia scrive al riguardo di quel periodo che “coltivava l’ingegno con una forte applicazione allo studio e teneva in forma lo spirito con la meditazione”. E immagino allora che oggi il nostro Santo non sarebbe un giovane che si lascia sedurre facilmente dalle sirene di un godimento schiacciato sul consumo di beni o schiavo della pulsione del “tutto e subito” o di un desiderio sregolato, volubile ed edonista, il cui esito è un cuore sempre insoddisfatto. Poiché “se l’uomo è troppo soddisfatto, non desidera; se non desidera, non domanda, se non domanda è come se vivesse da automa, senza pensiero e senza inconscio” (L. Pigozzi). Fernando – questo il suo nome prima di farsi frate francescano – mi colpisce perché libera da subito la meraviglia e lo stupore davanti al creato; fa’ spazio alla sete del cuore e attiva la domanda sul senso della vita e i suoi misteri; si applica nella ricerca del bene, nel desiderio di conoscere e andare in profondità nelle cose».

Padre Oliviero Svanera. Nelal foto d’apertura, di Riccardo Roiter, la vista dall’alto della basilica di Sant’Antonio a padova

 

Poi, continua il Rettore, Antonio era un giovane coraggioso e tenace nel perseguire i suoi sogni: «Affascinato dallo stile di vita dei frati minori di passaggio a Coimbra e diretti in Marocco per predicare il Vangelo, è conquistato dall’esempio del loro martirio e vuol farsi frate. “Con vivo desiderio – così il biografo fa parlare Fernando – vorrei indossare il saio dell’ordine dei frati minori, purché mi sia promesso di essere mandato, appena sarò frate, alla terra dei Saraceni, nella speranza di essere messo a parte anch’io della corona insieme con i santi martiri”. Grandi sogni, scommessa sul futuro, voglia di vivere, desiderio di mettersi alla prova, fiducia in sé stesso, generosità e desiderio di donarsi… tutto si mescola in questo giovane che, oggi, non si accontenterebbe certo di effimeri piaceri o di proposte di piccolo cabotaggio. Lui ama i grandi orizzonti e affronta con coraggio la prova della vita, perché ha trovato in Dio il vero amore. Non teme così di imbarcarsi per il Marocco, perché ha nel cuore il desiderio di servire il Vangelo e seguire le vie di Dio. E, poiché dietro l’angolo c’è sempre l’imprevisto, ecco che la missione non va a buon fine e la nave che doveva portarlo in patria naufraga sulle coste siciliane. In Italia sarà il suo futuro. Antonio – questo il nome da francescano – non è tanto “un cervello in fuga” ma, diremmo con papa Francesco, “un cervello in uscita”, cioè un giovane sempre disponibile alle suggestioni dello Spirito, aperto a nuove approdi, non solo religiosi, ma culturali e sociali».

E infine era un giovane dalla grande passione per Dio e gli uomini: «Dall’eremo di Montepaolo nel forlivese – dov’era stato destinato dalla prima obbedienza dopo il suo arrivo in Italia – al noce di Camposampiero, dove trascorre gli ultimi giorni di una giovane vita, la sua esperienza spirituale sarà all’insegna della preghiera, del silenzio, del “mio Dio e mio tutto”. Ma in lui contemplazione e azione sono come sistole e diastole della vita. E la tensione spirituale si trasforma in voce profetica, coraggiosa e itinerante per le vie del mondo. Voce che annuncia il Vangelo delle beatitudini e fa propria la passione di Gesù per i fratelli più poveri e per la difesa dei più deboli. E Antonio è un giovane che, come annota il biografo, nelle cose “ci mette la faccia”: “nessun riguardo alle persone lo piegava, né si la­sciava sedurre da alcun plauso umano”; “riconduceva a pace fraterna i discordi; ridava libertà ai detenuti,  faceva restituire ciò che era stato rapito con l’usura o la violenza”».

Per questo – conclude fra Oliviero Svanera – «il messaggio di Antonio è giovane perché oggi abbiamo bisogno di uomini e donne – di giovani certo, ma anche di adulti impegnati nel sociale, nella politica, nella scuola, nell’economia… – che, come lui, non si accontentino dei piccoli sogni, ma sognino in grande, sapendo che “i sogni veri si fanno ad occhi aperti e si portano avanti alla luce del sole” (papa Francesco). Abbiamo bisogno di ritrovare la sete e il desiderio di un rinnovato umanesimo evangelico, appassionato per Dio, il creato e ogni uomo. E i santi, come il giovane Antonio di Padova, sono coloro che non solo sognano, ma credono nei loro sogni e li realizzano. Qui e ora».

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Fondazione Elena Trevisanato, festa alla Certosa per l’Etiopia

Gente Veneta - Mar, 12/06/2018 - 09:47

Ritorna sabato 16 giugno l’attesissima festa all’isola della Certosa, organizzata dalla Fondazione Elena Trevisanato, il cui ricavato sarà interamente destinato alla realizzazione di un reparto di malattie infettive nel centro degenze di Darwonaji, in Etiopia. Molti sono gli eventi e i progetti realizzati in ormai 10 anni di attività dalla Fondazione dedicata alla memoria di Elena Trevisanato, la giovane veneziana scomparsa all’età di 19 anni. Circa tre eventi all’anno finalizzati alla raccolta fondi, hanno permesso di raccogliere dal 2008 ad oggi una cifra di circa 705mila euro, utilizzati per progetti di cooperazione allo sviluppo nella Somali Region in Etiopia, a beneficio di circa 135.000 persone. Con i fondi ricavati, insieme alla collaborazione di altre organizzazioni no profit, è stato possibile realizzare cinque scuole in cui sono presenti circa 1300 studenti, quattro pozzi e una struttura per degenze realizzata a Darwonaji che ospita in genere 60 pazienti al mese. La festa dell’isola della Certosa sarà importantissima per ampliare quest’ultimo progetto e finanziare la costruzione di un reparto di malattie infettive, in particolare nella cura di tubercolosi e colera. «I lavori partiranno in estate. Creare un reparto solo dedicato alle malattie infettive è di estrema necessità per fermare il contagio» riferisce Liliana Trevisanato, mamma di Elena, che subito dopo la festa alla Certosa partirà per l’Etiopia per definire i dettagli dei lavori.

L’anno scorso il progetto agricolo. La festa alla Certosa dello scorso anno aveva contribuito alla realizzazione di un progetto agricolo a Boadley. Da pochi giorni sono arrivate le foto che testimoniano il successo e la piena realizzazione di tale intento, che ha portato i suoi frutti offrendo nuove prospettive e possibilità agli abitanti delle zone limitrofe, dove il deserto si è colorato portando nuova vita. Quest’anno per la festa cambiano le modalità ma non il fine. Si inizia alle 15.30 con tante attività e laboratori per i bambini a cura delle associazioni “Il castello” e “Liberi di volare”. Interessanti i laboratori: “Accendiamo la notte”, dove i bambini costruiranno una lanterna per illuminare la serata, e “Riempiamo il cielo di aquiloni”, che si trasformerà in un vero e proprio spettacolo che colorerà il cielo. Per tutta la giornata ampio spazio al gioco di gruppo grazie a due reti di pallavolo, un tavolo da ping pong, un campo da calcetto, tamburelli, racchette da badminton, frisbee, carte da gioco e molto altro. Dalle 16.00 alle 17.45 per gli adulti ci sarà una visita guidata dell’isola a cura della Cooperativa Limosa. La cena si terrà alle 18, mentre alle 20.00 si svolgerà l’estrazione dei premi della lotteria. Per finire, alle 21.00 musica e ballo con il gruppo degli Spazio Zero Band. Il costo di partecipazione è di 18 euro per gli adulti e 9 euro per i ragazzi fino a 17 anni, gratuito invece per i bambini fino a 3 anni. Per partecipare è richiesta la prenotazione a [email protected] o chiamando i numeri 349.00.94.670 – 041.52.26.136. Per info www.fondazione-elena.org.
Francesca Catalano

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Laguna di Venezia, finiti gli scavi nei canali portuali: adesso possono attraccare le navi da 8500 container

Gente Veneta - Lun, 11/06/2018 - 16:02

Si sono conclusi – dopo la bonifica bellica – i lavori di adeguamento del Bacino di Evoluzione n. 3 alla quota prevista dal Piano Regolatore Portuale, iniziati il 23 aprile scorso.

L’operazione, che rientra nella più articolata attività di escavo manutentivo prevista dal Piano Operativo Triennale 2018-2020, ha comportato l’escavo di circa 80 mila metri cubi di sedimenti.

Grazie a questo importante intervento, oggi il porto di Venezia è per la prima volta in grado di ricevere navi porta contenitori da 8500 TEU; queste andranno a rinforzare la flotta di navi che operano sulla rotta Venezia-Estremo Oriente, attiva nel porto veneziano da diversi anni, la cui rilevanza strategica è confermata dall’impegno delle compagnie della Ocean Alliance a garantire il servizio con frequenza settimanale.

Il fatto che navi di tale stazza tocchino o meno il Porto di Venezia non va in ogni caso a ridimensionare le performance dello scalo che, anzi, nel corso del 2017 ha stabilito il suo record storico sul fronte del traffico container, superando i 611 mila teu movimentati. Trend che, nel corso del primo quadrimestre 2018, va ulteriormente migliorando: i traffici di contenitori infatti sono aumentati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso dell’1,3%.

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La Cassazione: Airbnb paghi le tasse in Italia. Albergatori veneziani soddisfatti

Gente Veneta - Lun, 11/06/2018 - 15:51

Dopo il Tar, anche dal Consiglio di Stato arriva un “no” ad Airbnb Ireland, che aveva chiesto lo stop ai provvedimenti in materia di tassazione per le locazioni brevi.

Il nuovo ricorso è stato dichiarato inammissibile dal Consiglio di Stato che lo ha quindi respinto. Una decisione accolta con soddisfazione dall’Associazione Veneziana Albergatori, che domanda una concorrenza alla pari nel campo dell’accoglienza turistica e per la massima trasparenza del mercato.

«Ora non ci sono più scuse», commenta il direttore di Ava, Claudio Scarpa: «Airbnb paghi le tasse come tutti gli altri soggetti che operano in questo mercato. In Italia sia le società che i singoli cittadini sono obbligati a farlo, le stesse condizioni devono valere per le multinazionali».

Dalla piattaforma Airbnb, secondo i dati presentati in occasione del ricorso, nel 2017 gli host hanno avuto entrate per circa 621 milioni di euro. A mancare sarebbero quindi oltre 130 milioni di tasse versate. L’Agenzia delle Entrate ora è chiamata a pretendere dagli host proprietari delle case gli arretrati delle tasse non pagate, con eventuali sanzioni per i ritardi.

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Mestre, case in cooperativa: al via nuovo intervento alla Gazzera

Gente Veneta - Lun, 11/06/2018 - 14:18

Edilizia residenziale e a prezzi contenuti sul mercato. La cooperativa “Abitare Venezia”, fondata nel 2007 da un gruppo di famiglie per lo più neocateumenali del centro storico di Venezia, lo scorso 29 maggio ha presentato nella sala parrocchiale della Gazzera il progetto di due palazzine da 6 alloggi l’una, che sorgeranno nella nuova lottizzazione compresa tra le vie Mattuglie, Perlan e Calucci.
«Lavoriamo – spiega il presidente di Giuseppe Zangrandi – su un’area usata come deposito di materiale o discarica, su cui l’agenzia Ive, Immobiliare Veneziana, ha impostato un intervento di recupero urbano. Se il progetto sarà approvato, in autunno cominceremo i lavori e entro una quindicina di mesi consegneremo gli alloggi. Ci sono già 4 o 5 famiglie interessate».
Saranno disponibili appartamenti da due o da tre camere, al piano terra con giardino, al secondo piano con travi a vista. Sotto il profilo energetico, ci sarà un impianto ibrido composto da pompe di calore, da pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica e moderne caldaie a gas per sopperire ai momenti di calo degli altri impianti. Prezzi a partire da 209 mila euro.
Chiara Semenzato

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Scout, i responsabili della Zona di Mestre: Nessuno è un’isola, il discernimento porta a costruire ponti

Gente Veneta - Lun, 11/06/2018 - 01:58

«Comunità in cammino, questo è quello che siamo. Di certo accogliere la sfida lanciata a tutta la Chiesa da Papa Francesco sul discernimento è stata l’occasione, a partire dallo scorso anno, per i circa 300 capi scout dei 18 gruppi Agesci della Zona di Mestre, di riflettere e mettersi in discussione sul proprio “personale stile” di vivere, di agire.
Un modo per valutare anche le numerose sfide educative dei nostri giorni, come cristiani alla Luce del Vangelo di Gesù.
Partendo dalle indicazioni espresse sia nel documento Agesci “Discernimento un cammino di libertà” che in “Amoris Laetitia”, ogni Comunità Capi ha affrontato questo esigente e coraggioso percorso con modalità particolari e tempi diversi, seguendo un proprio passo. Si è cercato di approfondire e dare risposta anche a temi delicati come le fragilità: quelle di noi adulti, quelle dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.
Le opportunità scaturite anche dalle uscite scout fatte dalle Comunità capi negli ultimi mesi sono state motivo e fonte di riscoperta della preghiera come segno di comprensione di una chiamata, quello del non “bastare a se stessi”, nel “sentirsi servi non necessari”, e dell’affidarsi al Signore.
Ognuno ha potuto affrontare in maniera adulta e matura i temi chiave: accogliere, accompagnare, discernere, integrare.
Si è potuto confermare quanto la specificità del metodo e della proposta scout siano attuali e stimolanti e abbiano molto ancora da offrire per “costruire ponti e non muri”, nel valorizzare i rapporti di relazione, di conoscenza, di consapevolezza, di responsabilità.
Siamo consapevoli che il cammino sarà lungo ma lo stimolo a non fermarsi, a proseguire su questa traccia e non da soli, col proposito di essere più preparati, più cristiani, ci arricchirà e ci rafforzerà come adulti, come Capi. (Anna Bardella, Roberto Pavan, don Lorenzo De Lazzari)

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