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Giorgio Pettener: per tanti anni la sua Accademia di pittura in un garage a Mestre. Oggi una mostra

Gente Veneta - 10 ore 21 min fa

Un abbraccio di materie forti, gesso e mosaico, si stringe intorno ad un corpo nudo di donna. È il soggetto dei quadri della mostra di due artisti mestrini, Giorgio Pettener, insegnante dell’Istituto d’Arte in pensione, originario di Pirano d’Istria, e Hilde Benassi, anche lei insegnante, nata in Trentino.

Ma ancora di più sono la metafora del lavoro di Giorgio Pettener, che da trent’anni ha riunito sotto la sua guida una cinquantina di adulti, proteggendo e ravvivando la loro delicata passione per l’arte. Per decenni, Giorgio Pettener è stato un punto di riferimento e un rifugio poetico nella vita quotidiana di impiegati, insegnanti e casalinghe.

Pennelli e tele hanno occupato improbabili “studi” come un garage in via della Fornace a Macallé (da cui il nome “Amici della Fornace”), una soffitta sopra il mobilificio Bon in via forte Marghera, il sottoscala della chiesa di via Don Sturzo (senza riscaldamento), un seminterrato in via Baracca e, ultimo, un negozio sfitto di via Volturno.

«L’associazione era nata con corsi dell’Università del Tempo Libero di Mestre, due gruppi da 15 persone» ricorda Giorgio. «Poi ci siamo incontrati ininterrottamente per anni, un pomeriggio alla settimana, cinque corsi di 6 persone circa. Più di una ventina sono scomparsi, ma alcuni non hanno mai smesso di dipingere con me, come Giuliana Bergamini, Carla Miotto, Marialaura Pesci. Saranno dilettanti, forse, ma hanno una grande passione. Amano i paesaggi e le loro case sono piene di quadri tutti loro, incorniciati con orgoglio. Molti dicono che per loro dipingere è una specie di terapia. Li aiuterò ancora ma in modo informale».

In questi anni, due mostre collettive li hanno visti riuniti al Laurentianum. Quest’ultima mostra è tutta dedicata alla celebrazione di una carriera, ma soprattutto del rapporto maestro e alunni, un abbraccio forte – nel grigiore della vita quotidiana – a protezione di un delicato sentimento artistico. La mostra resta aperta fino al 25 febbraio al Palazzo della Provvederia, di fronte al Municipio in via Torre Belfredo.

Ilaria Serra

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Conterie di Murano: a giugno la consegna delle chiavi di 46 nuovi alloggi

Gente Veneta - Mer, 20/02/2019 - 19:34

Entro pochi giorni sarà pubblicato il bando per assegnare i primi 46 appartamenti (36 del Comune più altri 10 di proprietà dell’Ater) che sono già pronti per essere abitati a Murano nell’edificio delle Conterie. Si tratta di un passo in avanti importante nell’ottica di incentivare la residenza in isola. Ancora più importante è l’obiettivo finale: si punta a vedere finalmente occupati queste nuove case entro l’inizio dell’estate: giugno 2019. Il bando sarà rivolto, prioritariamente, alle giovani coppie e a quanti lavorano a Murano. L’operazione è seguita, in sinergia, dalla vicesindaco Luciana Colle, con competenza al Patrimonio e alla Casa e dall’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini.

Trattandosi di un bando speciale è necessario il benestare della Regione che, comunque, è atteso a giorni. Assolto quest’ultimo passaggio scatterà la pubblicazione del bando.
La consegna degli alloggi alle Conterie completa un lungo percorso, iniziato addirittura nel 1995, per il recupero dell’ex area industriale di fine Ottocento.

Dopo parecchi passaggi e stop ai cantieri per problemi tecnici e procedurali, l’attuale giunta comunale ha eseguito le opere di bonifica e di urbanizzazione necessarie a rendere abitabili 36 alloggi dell’area Conterie (edificio A) da tempo terminati e che ancora non sono stati assegnati. Queste opere sono state fondamentali per rendere abitabili altri 10 appartamenti di proprietà Ater.

Di settembre 2017 è poi l’ultimo finanziamento per completare l’opera: si tratta del piano di ristrutturazione nell’ex edificio industriale con un finanziamento ministeriale di circa 6 milioni e 500 mila euro.

L’esito di questa iniziativa porterà alla realizzazione di 16 ulteriori alloggi da dedicare a social housing e due locali destinati alle attività legate alla residenza (edificio B).
In totale a Murano saranno quindi disponibili 64 appartamenti.

Importante ricordare che recentemente è stato altresì raggiunto un accordo con Italgas per il potenziamento della rete gas per le necessità di tutta l’Area Conterie.

Ora siamo davvero vicini al traguardo per 46 delle 64 abitazioni. Un ostacolo importante che è stato superato, dopo mesi di incontri e trattative, è stato l’allacciamento della dorsale del gas che non era mai stato completato e delle varie utenze. Nel frattempo, però, sempre a proposito di residenza a Murano si segnala che una decina di appartamenti di proprietà del Comune sono vuoti e sfitti. «È vero – conferma la vicesindaco Colle – ma per un motivo molto semplice: questi appartamenti non sono a norma e prima di essere abitati dovranno essere ristrutturati e adeguati alle normative di sicurezza previste dalla moderne certificazioni. Sono una decina gli appartamenti in questa situazione. Diversi di questi, poi, sono troppo piccoli e potrebbero essere abitati solo da una persona. Ecco perché andranno fatti anche degli interventi di riequilibrio delle metrature».

Lorenzo Mayer

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Don Benedict Ejeh: è nigeriano il nuovo Preside della Facoltà di Diritto canonico di Venezia

Gente Veneta - Mer, 20/02/2019 - 15:21

Il prof. don Benedict Ndubueze Ejeh (a sinistra nella foto) è il nuovo preside della Facoltà di Diritto canonico San Pio X di Venezia (v. scheda in calce): lo ha annunciato questa mattina il Patriarca e Gran Cancelliere della Facoltà Francesco Moraglia a docenti e studenti appositamente riuniti nel Palazzo Patriarcale di Venezia.

Don Ejeh – già vicepreside della Facoltà veneziana – è nato in Nigeria nel 1967 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994 (v. foto in allegato). Ha poi conseguito il baccalaureato in Filosofia e in Teologia presso l’Istituto Teologico del Seminario di Enugu affiliato alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, la licenza e il dottorato in Diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma nonché un diploma di specializzazione in giurisprudenza canonica matrimoniale. Attualmente, qui a Venezia, insegna Diritto del Popolo di Dio e Diritto matrimoniale.

Subentra così a mons. Giuliano Brugnotto (a destra nella foto), che è stato preside della Facoltà San Pio X dal 2014 ad oggi e da alcuni mesi è divenuto rettore del Seminario vescovile di Treviso. Mons. Brugnotto continuerà, in ogni caso, a collaborare con la Facoltà.

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Marina, 26 anni: «Insieme al nonno salvo una pasticceria e un pezzo di Venezia»

Gente Veneta - Mar, 19/02/2019 - 19:43

La sua sveglia suona alle 3.15 del mattino. Poi impasta, inforna, sforna, decora. Tutto il giorno. Si ferma solo alle 13, giusto il tempo di tirare il fiato, mettere qualcosa sotto ai denti e poi un altro dritto fino alle 7 di sera. Pensare che da piccola voleva fare la la veterinaria. Poi la biologa o la zoologa. E in quella pasticceria del nonno ci infilava il naso solo per mangiare. «Ero sempre davanti al bancone. Quando entravo in laboratorio mi facevano al massimo rompere le uova. Io speravo sempre che dal forno uscisse qualcosa di bruciacchiato, così me lo sarei mangiato io. E se c’era da assaggiare ero sempre in prima linea», ride la 26enne Marina Renato.

Annusava i baicoli appena sfornati, le fugasse ancora calde, il lievito misto aromi soffiati dal forno, il burro spalmato nei macchinoni che giravano. Dal “Nono Colussi”, in calle lunga San Barnaba, queste fragranze si respirano ancora.

E a profumarla ancora così questa pasticceria, dopo sessant’anni, adesso ci pensa lei, che nel momento in cui nonno Franco ha rischiato di dover abbassare la serranda si è rimboccata le maniche, gli ha messo una mano sulla spalla e poi tutte e due in pasta, nel vero senso del termine. «È vero – confida la giovane pasticcera – se in quel momento non mi fossi spesa, questa attività avrebbe chiuso».

Finito il liceo classico Marina si prende un anno sabbatico per riuscire a racimolare qualche soldo in grado di sostenere i futuri studi universitari. Ma proprio in quel momento l’attività di famiglia comincia a vacillare. «Nonna sta poco bene e nonno si trova da solo in negozio: produce, lava, sforna, vende e cerca di stare dietro alla nonna». La ragazza non ci pensa due volte e decide di affiancarlo.

Sei mesi, forse un anno. Quel che basta per rimettere il locale in sesto. E quello che sembra un sacrificio d’amore diventa presto una passione. Folgorante, inaspettata, che tocca le corde della sua infanzia. Tanto quanto quel lievito madre del nonno, che riceve in dote più di sessant’anni fa dal suo ultimo datore di lavoro, nel 1956. «Noi diciamo a tutti i clienti che questo lievito ha più di 60 anni perché loro vogliono una data precisa. Ma per quanto ne sappiamo potrebbe provenire anche dagli antichi egizi – ride lei – perché il vecchio datore di lavoro di mio nonno chissà da chi lo aveva, a sua volta, ricevuto. Mio nonno ha cominciato a fare il pasticcere a 11 anni. Il negozio lo ha comprato quando si è messo in proprio a 21 anni. Lavorava da Bonifacio. E in questo suo ultimo impiego sotto padrone ha ricevuto in dono, dal vecchio maestro, un piccolo pezzetto di lievito madre. Ma non si sa quanti anni abbia».

Adesso quel lievito lo usa anche Marina. Lavorando gomito a gomito con nonno Franco. «Mi ha trasmesso tutto quello che sa. Tutt’oggi continua a istruirmi in modo casalingo. Anche lui ha studiato tutto sul campo». E quando d’estate va in ferie, Marina non si ferma. Apre i libri di teoria e fa corsi integrativi per perfezionare la sua tecnica.

Anche se insegnamento più grande di quello del “Nono Colussi” sarà difficile trovarlo, vale nelle ricette per dolci e nella vita: «Bisogna saper dosare il giusto, sempre. Questo è l’insegnamento più grande del nonno. Non cercare scorciatoie, dando il tempo alle cose di venire bene, con calma. Aspettare il loro tempo ed evitare le esagerazioni. Se si mette troppo zucchero o troppo burro il risultato non c’è. Cercare di essere piccoli scienziati nel dosare il giusto, sia nella vita che nei dolci. E poi goderseli il più possibile, come bisogna fare con la vita. Giusto lavorare ma anche essere capaci di dire basta. Di non volere troppo. Ci vuole la giusta dose anche qui, perché bisogna essere felici».

E a insegnarlo è un uomo che alla fatica non volta mai le spalle. Neanche nel 1966 quando si rimbocca le maniche per risolvere i danni dell’acqua alta. O nel 1978, sotto Natale, quando la bottega dei Colussi prende fuoco. «L’incendio ha bruciato tutto e lui si è fatto forza e ha ricostruito tutto», racconta con orgoglio la nipote. «Cucinava con gli stivali alti, le macchie sospese e l’acqua che arrivava all’inguine. Non sapeva dove mettere i panettoni. Ma aveva talmente tanti debiti che non poteva permettersi di perdere una giornata di lavoro. Ma mi dice sempre che quando a un artigiano serve una mano guarda in fondo alle braccia e ne trova due».

Giulia Busetto

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Arrestato il sindaco di Eraclea. La mafia c’è anche in Veneto. E si vede

Gente Veneta - Mar, 19/02/2019 - 12:10

La mafia c’è anche al Nord. Quante volte l’abbiamo sentito dire. Magari da don Ciotti ospite in parrocchia o a scuola. E noi veneti ad annuire silenziosamente, pensando però: ok, la mafia ci sarà pure anche qui da noi, ma chi l’ha vista veramente? Starà facendo qualche affare sottobanco, legato soprattutto al traffico di droga, ma finché non spara per strada o non chiede il pizzo ai nostri negozi con metodi violenti, rimane una presenza astratta. Forse neppure così vera. E invece la mafia c’è. Ed è a un livello veramente preoccupante.

Lo dice l’indagine – tutta da appurare in sede processuale, ovviamente – che martedì all’alba ha portato a 50 misure cautelari tra il Veneziano e Casal di Principe. Sì, proprio il regno del clan dei casalesi. Arresti pure eccellenti, visto che figurano avvocati, commercialisti e persino il sindaco di Eraclea Mirko Mestre, mentre il suo vice, lo storico primo cittadino Graziano Teso è stato colpito “solo” da un avviso di garanzia, perché indagato.

Le indagini del sostituto procuratore veneziano Roberto Terzo sono durate anni. Si è mossa ovviamente l’Antimafia nazionale e l’ordinanza, emessa dal gip Marta Paccagnella è un fascicolo di oltre mille pagine. Ne esce un quadro inquietante, fatto di investimenti nel campo edilizio, ma anche estorsioni per recuperare crediti e, si legge, anche il voto di scambio per garantirsi l’adeguata copertura politica.
La mafia c’è, solo che da noi mette il vestito buono, la cravatta e la 24 ore contenente soldi: soldi sporchi da riciclare nel mattone.

E allora dobbiamo svegliarci, non fare più finta di non vedere. Aprire non due, ma cento occhi, ogni qual volta si profili all’orizzonte una operazione edificatoria di un certo livello. La sensibilità sociale, qui da noi, è forte, non c’è ancora la rassegnazione – e la paura – che tiene alcune zone del Sud sotto scacco. Ma non possiamo più fare finta di nulla. Né tantomeno accettare di essere complici di operazioni allettanti, sul piano economico, ma poco trasparenti. Non possiamo più girarci dall’altra parte.

Serena Spinazzi Lucchesi

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Torcello, finito il restauro che ridà forza e luce alla Basilica

Gente Veneta - Mar, 19/02/2019 - 08:42

Le volte in muratura in mattoni di recupero provenienti da Altino, costruite per collegare la basilica con l’adiacente battistero di cui ora rimangono solo resti, sono state realizzate successivamente.

È quanto emerso durante i lavori di restauro che hanno interessato la facciata e la controfacciata mosaicata della basilica di S. Maria Assunta a Torcello. Una scoperta possibile solo dopo aver analizzato la disposizione delle buche pontaie che al tempo della realizzazione della facciata venivano create tra i laterizi per agganciare le impalcature.

«Queste buche in alcuni casi si trovano quasi a livello delle volte, dove non avrebbero dovuto trovarsi se quest’ultime e la facciata fossero state costruite insieme» spiega Paolo Tocchi, architetto che ha seguito i lavori in basilica. I restauri, iniziati il 15 ottobre scorso e ultimati mercoledì 6 febbraio, sono stati finanziati dalla Diocesi per un totale di 398 mila euro. Ora sono state smontate le impalcature sulla controfacciata dove è presente il mosaico del Giudizio universale, databile tra il XI e XII secolo, per renderlo nuovamente fruibile ai visitatori, mentre le impalcature della facciata saranno tolte entro febbraio.

Gran parte dei lavori ha interessato la facciata, l’ultima volta restaurata negli anni ’30, molto ammalorata per via delle continue infiltrazioni d’acqua che andavano a danneggiare non solo la struttura ma anche il mosaico retrostante.

«Il legante messo in opera a suo tempo si era degradato e aveva perso consistenza, abbiamo dunque dovuto praticare delle iniezioni di calce idraulica a bassa pressione per preservare il mosaico» spiega l’architetto, dicendo che prima è stato necessario svolgere delle indagini tomografiche al muro, una sorta di tac per capirne la costituzione. Dopo le iniezioni di consolidante, trascorsi i 28 giorni previsti per legge per la stagionatura, è stata svolta un’altra tomografia per vedere i miglioramenti: «Le analisi hanno evidenziato che abbiamo migliorato del 78% la capacità di resistenza della muratura ai carichi e alle sollecitazioni, fornendo anche un supporto migliore al mosaico di controfacciata precedentemente appoggiato a una muratura disgregata. Inoltre la facciata nella parte alta presenta un cambio di spessore della muratura, che passa da 90 a 65 cm. Con i lavori è stato necessario sistemare i laterizi e impermeabilizzare il muro che da decenni vedeva l’acqua percolare e depositarsi nell’attaccatura dei due differenti livelli di muratura creando muffe».

Altro intervento si è reso necessario al portone della basilica che, già ammalorato, si è danneggiato ulteriormente a causa dell’acqua alta di fine ottobre che ha reso necessaria la sostituzione delle parti di legno antico con porzioni di legno in larice stagionato proveniente dal Cadore.
Un ulteriore intervento è stato svolto sulle lastre marmoree in controfacciata che, poste nella parte bassa sotto il mosaico dove il muro assorbe l’acqua salata dal terreno, sono state staccate e messe a bagno nell’acqua deionizzata per desalinizzarle. Ora si stanno asciugando e nei prossimi 15 giorni saranno rimontate sui rispettivi ganci in rame e piombo.

«L’intervento è stato lungimirante: siamo intervenuti insieme all’interno e all’esterno della facciata con un’opera corale tra mosaicisti, coordinati da Giovanni Cucco, e muratori della ditta Silvio Pierobon di Belluno», commenta l’architetto: «Il complesso con basilica, battistero e chiesa di Santa Fosca presenta un unicum, difficile è differenziare le varie strutture. Quattro anni fa è stato presentato un intervento di restauro totale ma mancano i fondi e si va per gradi».

Francesca Catalano

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Smog, è allarme arancione: da martedì 19 stop a diesel fino ad euro 4 compreso

Gente Veneta - Lun, 18/02/2019 - 14:24

Arpav oggi ha emesso un comunicato sull’avvenuto raggiungimento del livello 1 – Arancio per l’Agglomerato di Venezia, che si attiva dopo 4 giorni consecutivi di superamento del valore limite consentito per il PM10 di 50 µg/m3.

Pertanto nel Comune di Venezia, da domani, martedì 19 febbraio, e fino a nuova comunicazione, entreranno in vigore le misure di limitazione alla circolazione veicolare per il contenimento degli inquinanti atmosferici previste.

Nello specifico il livello 1 “Arancio” vieta la circolazione per tutti i giorni della settimana, compresi quindi anche sabato e domenica, dalle 8.30 alle 18.30, di ciclomotori e motocicli Euro 0 a due tempi, di autovetture ad uso proprio alimentate a benzina Euro 0 e 1 e diesel Euro 0, 1, 2, 3 e 4 e dei veicoli commerciali N1, N2, N3 alimentati a diesel Euro 1, 2 e 3.

Per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti termici e delle combustioni, in questi giorni sarà vietato utilizzare impianti termici a biomassa di classe inferiore alle 3 stelle e sarà vietato effettuare combustioni all’aperto. Si ricorda inoltre che non è possibile, in livello arancione, effettuare lo spandimento di liquami zootecnici, in quanto rilasciano composti azotati precursori della formazione di polveri sottili in atmosfera.

Il divieto sarà valido fino al prossimo giorno di controllo previsto per giovedì prossimo, quando il nuovo bollettino Arpav segnalerà se mantenere il livello 1, se passare a livello 2 o se retrocedere a livello 0 “Verde”, se le concentrazioni di PM10 presenti in atmosfera saranno rientrate al di sotto della soglia dei 50 microgrammi/m3.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti vi invitiamo a consultare la pagina web dedicata: https://www.comune.venezia.it/it/content/misure-contenimento-dei-livelli-concentrazione-pm10

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Da Ca’ Sabbioni a Portegrandi in bicicletta: approvato lo studio di fattibilità dell’opera

Gente Veneta - Sab, 16/02/2019 - 21:17

Approvato lo studio di fattibilità tecnica ed economica dell’intervento per il completamento del percorso ciclabile da Portegrandi a Ca’ Sabbioni. Una pista che attraversa i Comuni di Quarto d’Altino, Marcon e Venezia.

L’opera nasce da una previsione di sviluppo della rete ciclabile e si inserisce all’interno del progetto più esteso e in parte già realizzato di collegamento del Litorale Veneto Orientale con Mestre e Venezia.

Il progetto, approvato con un decreto dal sindaco della città metropolitana, Luigi Brugnaro, prevede una spesa di 3 milioni di euro suddivisa in tre lotti, ciascuno da 1 milione di euro. La realizzazione del percorso è stato inserito nel programma triennale delle Opere pubbliche 2019-2021 della Città metropolitana ed è attualmente finanziata per 1 milione di euro nell’annualità 2019 e 1 milione nell’annualità 2020.

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Mestre, in via Torino nuovo edificio per studenti universitari fuori sede: avrà 240 posti letto

Gente Veneta - Ven, 15/02/2019 - 17:46

Nuova, grande casa per studenti universitari a Mestre. La realizzerà Cervet srl in un’area a pochi passi dall’Hybrid Tower, il grattacielo più alto della città, tra l’imbocco di corso del Popolo e il cavalcavia per Venezia.

In un lotto oggi libero verra realizzato un edificio di cinque piani per una sessantina di appartamenti. Gli alloggi avranno diverse metrature e, normalmente, ciascuno disporrà di quattro posti letto. Il che significa che, complessivamente, l’offerta per studenti fuori sede si amplierà di altre 240 unità.

La nuova costruzione nasce anche grazie ad ad una collaborazione tra la Cervet Srl e Ca’ Foscari e prevede l’impegno di quest’ultima a divulgare, attraverso i propri canali informativi, la possibilità di utilizzo della struttura di via Torino con tariffa agevolata per i giovani locatari.

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Mestre: medicina del benessere, turismo e uffici per la torre più alta

Gente Veneta - Ven, 15/02/2019 - 16:59

Un centro di medicina del benessere. È il nuovo arrivato nella Hybrid Tower, la torre più alta di Mestre, che dal 2016, con i suoi 80 metri di altezza svetta sulla città, di fianco alla rampa del cavalcavia, a due passi da corso del Popolo.

Cresce così lo spazio utilizzato in questo rilevante esempio di riconversione urbana, in cui la Cervet srl di Francesco Fracasso ha investito 18 milioni di euro.

Già da questi giorni il Medical Laser center, diretto da Adriano Cestrone, offre un’ampia serie di servizi legati ad estetica e benessere. Una decina di medici – dal dermatologo all’endocrinologo, dal dietologo al ginecologo… – offrono la propria competenza per affrontare inestetismi di ogni tipo e dare una risposta completa dal punto di vista della medicina del benessere. Al centro l’uso di quattro laser, per i quali si sono investiti circa 700mila euro, che garantiscono di risolvere problemi tipo tatuaggi da cancellare, cicatrici sgradite, epilazione…

Da sinistra: Adriano Cestrone, direttore sanitario del nuovo centro laser e benessere; Adriano Tolomei, direttore della società che gestisce l’Hybrid Tower; e l’architetto progettista

Così si attivano il secondo e il terzo piano del grattacielo. E si avvia la sfida per riempire anche gli altri. Al terzo e quarto piano si pensa ad appartamenti; dal sesto all’undicesimo ci sono e ci saranno uffici. Alcuni sono già pronti, uno è già arredato e in uso: grandi spazi da 130-140 metri quadri ciascuno, con dotazioni di prim’ordine. Contratti d’affitto di sei anni, uso esclusivo o coworking, e via.

Quel che sta andando molto bene, pensa un po’, è l’utilizzo turistico. Riguarda 19 appartamenti, situati fra il dodicesimo e il sedicesimo piano. Sono alloggi mini, da 38 metri quadrati – il minimo consentito dal regolamento edilizio – adatti per soggiorni molto brevi, di tipo turistico, appunto. E vanno così bene che ai 19 esistenti si stanno per aggiungere altre 6 suite di questo tipo.

Al 17° e 18° piano, infine, la ristorazione e il bar. Il ristorante giapponese Aki da un paio di mesi ha ceduto le armi; lo ha rilevato la società che gestisce il Caffè Pedrocchi di Padova. Per ora lo chef offre continuità, con sushi e pesce crudo; ma ci si orienterà sempre più alla tradizione del territorio.

Tra un paio di mesi, poi, spazio a nuove tecnologie, ecologiche ma finalizzate alla sostenibilità economica. Verranno installati, infatti, sulla parete sud della torre, pannelli fotovoltaici per 100 kW di potenza, oltre ad un enorme pannello a led, di 10 metri per 20, che si riempirà di informazioni pubblicitarie visibili a chiunque.

La scommessa, insomma, è quella che il primo esempio di Mestre verticale prenda pienamente vita. Con un panorama unico, ma in un contesto urbano così così (basta guardarsi attorno), è un segnale di città possibile e futura. Ci si riuscirà?

Giorgio Malavasi

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Rifacimento della rete gas a Mira: terminati i primi 4 chilometri, ne restano 12

Gente Veneta - Ven, 15/02/2019 - 09:28

Continuano i lavori partiti il 16 aprile dello scorso anno nel comune di Mira per la sostituzione delle tubature appartenenti alla rete del gas.
«Stiamo lavorando in questi giorni per completare i lavori che erano previsti per il 2018 e per pianificare la riasfaltatura delle vie in cui i lavori sono completati. Finora abbiamo fatto interventi per un totale di quasi 4 km di tubazioni», spiega l’ing. Paolo De Grandis, responsabile dei lavori per 2i Rete Gas SpA.

«Sono ancora poco più di 12 i chilometri da sostituire, 8 dei quali programmati per quest’anno, in cui ci concentreremo su Mira Taglio e sulle zone nord e sud di Oriago. I restanti 4 km sono previsti nel corso del 2020, quando si avrà il completamento del piano di sostituzione».
«Sono tre le squadre a lavorare in parallelo sul territorio del comune», continua.

«Con la prima squadra in questi giorni abbiamo completato via Sauro a Mira, stiamo lavorando in via Chiesa e la settimana prossima inizieremo con via Corridoni a Mira Taglio; con la seconda abbiamo terminato via Torcello a Mira e fino al 15 febbraio saremo impegnati in via Calleselle laterale di Oriago; con la terza squadra, infine, stiamo lavorando a via Po a Mira e da giovedì 31 gennaio a Oriago nord, in via Adige. Ovviamente siamo soggetti ai capricci del tempo, alle esigenze di viabilità e alla presenza di altri lavori concorrenti, tutti fattori che possono rallentare i cantieri. Abbiamo inoltre dato disponibilità al Comune a lavorare nelle zone in cui si trovano gli edifici scolastici solo nel periodo estivo, quando le scuole stesse sono chiuse. In ogni caso, la programmazione è interamente concordata con il Comune e la cittadinanza è stata in questi mesi debitamente informata: l’anno scorso, all’inizio dei lavori, abbiamo organizzato tre assemblee cittadine e anche quest’anno incontreremo a breve i residenti a Oriago nord. Il nostro impegno è sempre stato e sarà quello di prevenire i problemi e di dare risposte chiare ed esaustive alla popolazione di Mira».

Anche Maurizio Barberini, assessore al Patrimonio del Comune di Mira, interviene: «Per noi si tratta di un cantiere importante, in cui non solo si sostituisce e si riammoderna una rete del gas ormai obsoleta, ma anche perché è l’occasione per ripristinare il manto stradale, ormai vecchio di anni. In entrambi i casi non abbiamo che benefici da cogliere. E devo dire che, anche grazie all’azione informativa svolta da 2i Rete Gas, i disagi sono stati pochi e risolti immediatamente».

Valentina Pinton

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Mestre, benedizione delle adozioni, i genitori: «Ogni giorno testiamo la nostra capacità d’amare»

Gente Veneta - Gio, 14/02/2019 - 17:47

«I bambini, quando arrivano, ti mettono alla prova. Il loro obiettivo è difendersi dalla sofferenza; allora ti provocano, è come se volessero testare quanto è forte la tua convinzione. Come se volessero vedere se sei disposto ad amarli davvero. E’ solo passo dopo passo che diventi il loro genitore, piano piano diventi anche il confidente del loro passato, di cui le nostre figlie sono molto gelose e che entra a far parte come un’intima confidenza della storia della famiglia. Per noi e le nostre bambine è stato così».

«Non è un mercato: avremmo accettato il primo abbinamento». Renata oggi ha due figlie che hanno da poco compiuto 10 anni. Un’attesa di nove mesi, neanche a farlo apposta, ha portato lei e suo marito la scorsa estate a rispondere alla chiamata che diceva loro che sì, l’abbinamento era stato fatto: sarebbero diventati genitori di due sorelle gemelle.

«Per scelta avevamo deciso che avremmo accettato il primo abbinamento proposto. Non ci piaceva l’idea di scegliere come fossimo dentro un mercato. Sono passati solo otto mesi da quando le abbiamo conosciute e già abbiamo fatto passi da gigante» racconta Daniela.

E l’ultimo di quei passi è avvenuto domenica 3 febbraio, durante la messa nella parrocchia mestrina di S. Maria Goretti, dove la loro famiglia, insieme ad altre tre, ha ricevuto la benedizione dell’adozione.

«Noi siamo credenti, non siamo praticanti – continua Daniela – ma abbiamo voluto vivere questo passaggio a partire dall’esperienza vissuta all’interno dell’associazione Aibi di Pordenone, nella quale è molto sentita anche la dimensione spirituale dell’esperienza dell’adozione e dove possiamo vivere un percorso insieme ad altre famiglie. Condividiamo le gioie e le preoccupazioni, abbiamo intrecciato le nostre esperienze, la nostra amicizia. Con chi l’ha fatto dieci anni fa, con chi era insieme a noi a Santiago del Cile, quando abbiamo vissuto i primi tre mesi insieme alle nostre figlie. Le nostre esperienze si sono intrecciate e continuano ad essere unite».

Un aspetto importante, quello della condivisione, anche perché dopo il lungo, profondo e spesso difficile percorso di coppia che porta all’adozione, in questo caso internazionale, non esistono formule o ricette per costruire una nuova famiglia.

L’unica base, da raggiungere faticosamente, è la fiducia facendo fronte ad un fardello che è in assoluto il più pesante da affrontare per un bambino, quello dell’abbandono. «Io penso che un bambino potrebbe stare sotto un ponte, senza avere neanche il pane, ma con la mamma e il papà ed essere felice. Ma l’abbandono è un’altra cosa. Quando noi ci dobbiamo separare da una persona cara – continua Daniela – sentiamo il dolore ma abbiamo la certezza dell’affetto che c’è stato. Le nostre bambine invece hanno in loro tutti i ricordi, percepiamo la loro paura di lasciarsi andare. Non sono la povertà o le condizioni di vita il problema, niente affatto. E’ proprio la mancanza di una famiglia. E’ lo stare assieme che vogliono, noi assieme tutti e quattro: le nostre bambine ce lo chiedono in continuazione».

Adozione solo per coppie davvero motivate. Un percorso che si apre passo passo, per il quale occorre tenere duro fin dall’inizio: «All’adozione arrivano le coppie davvero motivate. Il percorso lungo di preparazione scava a fondo e ti fa crescere come coppia, ma occorre essere molto convinti entrambi, altrimenti la differenza emerge. E solo la coppia sa dove può arrivare e cosa si sente di fare, nessuno da fuori lo può imporre o determinare».
La variabile più importante resta l’amore da accogliere e coltivare, di chi vuole diventare genitore.

Maria Paola Scaramuzza

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Chiese San Zulian e San Salvador (Venezia): alcune precisazioni, per chiarezza

Gente Veneta - Mar, 12/02/2019 - 18:05

In riferimento a quanto riportato nella lettera di don Massimiliano D’Antiga, datata 11 febbraio 2019 e indirizzata ad “amici e fedeli delle Chiese di San Zulian e San Salvador”, fatte le opportune verifiche, si ritiene utile precisare quanto segue:

· Circa i testamenti, a cui si fa cenno, riconducibili a don Massimiliano D’Antiga: dal 2012 ad oggi risulta un’unica parziale eredità, risalente al 2013, lascito di una persona che frequentava regolarmente la Basilica di San Marco e, pertanto, conosciuta anche da sacerdoti di quella chiesa oltre che da altri dell’area marciana; la signora fu invitata, durante un incontro personale in Curia, a riflettere attentamente sull’atto che desiderava compiere in favore della Chiesa di Venezia; alla morte della testatrice si è appreso che aveva lasciato alla Diocesi un appartamento e il resto delle sue proprietà ai familiari.
· Circa i testamenti in favore della Diocesi e riconducibili a don Massimiliano D’Antiga antecedenti il 2012: è stato trovato riscontro di due lasciti, il primo relativo a un testamento del 2002, il secondo relativo a un testamento del 2005.
· Circa il disavanzo riguardante la parrocchia di San Salvador: esso era legato a lavori urgenti al campanile, avviati nel 2009, e ad altre spese autorizzate dalla Diocesi; l’allora parroco aveva già individuato un appartamento di proprietà della parrocchia da poter vendere per coprire ampiamente tale disavanzo, accantonando anche il rimanente per ulteriori lavori che aveva intenzione di compiere; lo stesso parroco aveva, inoltre, già chiesto le autorizzazioni per poter procedere alla vendita.
· Circa la situazione finanziaria attuale delle chiese di San Salvador e di San Zulian, lasciata da don Massimiliano D’Antiga: si conferma che essa è in attivo.

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Cavallino Treporti, suona il postino e diventa grande ufficiale della repubblica

Gente Veneta - Mar, 12/02/2019 - 15:21

Il postino suona il campanello e lui diventa grande ufficiale. Nella busta a chiare lettere il mittente è il presidente della repubblica Sergio Mattarella. Dentro un’onorificenza, inviata direttamente alla sua residenza del Cavallino, con la modalità rara del “motu proprio”. Lui si chiama Rodolfo Dalla Mora e a sorpresa, da venerdì, è più che cavaliere, più che commendatore: è grande ufficiale dell’Ordine al merito della repubblica italiana. «Un riconoscimento inaspettato che mi riempie di emozione e di soddisfazione, anche perché proviene direttamente dal Presidente Mattarella. Dedico questo mio riconoscimento alla mia famiglia, a tutte le persone con disabilità e alle loro famiglie che quotidianamente lottano per migliorare la qualità della vita».

Per Dalla Mora non è la prima onorificenza: nel 2008 è stato nominato cavaliere al merito della repubblica «per il suo impegno nel sociale, in particolar modo a favore delle persone con disabilità». Nel 2012 è stato nominato commendatore della repubblica italiana «per alti meriti scientifici nel campo dell’accessibilità e dell’inclusione sociale da parte delle persone con disabilità». Nel 2016 gli è stata conferita la medaglia di bronzo al merito della sanità pubblica «per la sua attività professionale in ambito sanitario e sociale».. A novembre del 2018 gli è stato conferito il Premio Internazionale Giovanni Paolo II.

Il dottor Dalla Mora è presidente di Sidima (Società italiana disability manager), architetto specializzato nelle progettazione inclusiva e responsabile della disabilità all’ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza. È anche responsabile dell’ufficio accessibilità del Caad (Centro per l’adattamento dell’ambiente domestico).Nel 2011 è socio fondatore della Sidima e ne diventa presidente nazionale. Ha sviluppato e promosso in Italia la figura del disability manager, È docente di corsi di perfezionamento e master e membro di alcuni comitati tecnici scientifici universitari. Autore di numerosi articoli e studi sul disability management e sull’accessibilità, è titolare di uno studio di architettura e urbanistica e ha svolto nel 2016 l’attività di disability manager per conto della Ulss 4 del Veneto orientale.

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Immersione tragica nel mare di Santo Domingo: muore Carlo Basso, fratello di don Giacomo. Il cordoglio del Patriarca

Gente Veneta - Mar, 12/02/2019 - 09:46

È mancato tragicamente Carlo Basso. 45 anni, mestrino ma da tempo residente in Liguria, Basso è morto nel mare di Santo Domingo, durante un’immersione subacquea. Immersosi insieme ad un amico anch’egli italiano, per ragioni ancora non chiarite, non è più riuscito ad emergere. I corpi dei due subacquei sono stati individuati, ma ieri sera ancora non era stati recuperati.

A Mestre grande cordoglio: Carlo Basso era fratello di don Giacomo, da anni in Kenya, nella parrocchia di Ol Moran. La famiglia è originaria della parrocchia di San Lorenzo Giustiniani, dove la sera scorsa una Messa è stata celebrata in suffragio di Carlo.

Il Patriarca Francesco – insieme all’intero presbiterio, ai diaconi, ai consacrati, alle consacrate e ai fedeli laici della Chiesa che è in Venezia – esprime grande affetto e vicinanza al carissimo don Giacomo Basso, alla mamma Giuliana, al papà Piero e a tutti i familiari per la tragica e improvvisa scomparsa del fratello Carlo, avvenuta a Santo Domingo. Al cordoglio e alle condoglianze unisce un forte abbraccio ai due giovanissimi figli di Carlo e soprattutto la preghiera che, sola, può lenire l’indicibile sofferenza di questo momento: il Signore accolga Carlo nella gioia del suo Regno e l’intercessione della Madonna della Salute doni a tutti conforto, consolazione e pace.

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Centro Cosulich a Venezia, martedì 12 si parla di San Rocco e della peste nella Serenissima

Gente Veneta - Lun, 11/02/2019 - 10:53

“Rocco, la peste, la Serenissima” è il tema della conferenza che, martedì 12 febbraio alle ore 18, si terrà al Centro di formazione A. Cosulich di Venezia (presso il patronato in campo S. Agnese, Dorsoduro 908).

Sarà una conferenza con diapositive, a cura della storica della sanità Nelli Elena Vanzan Marchini. Verrà presa in esame, attraverso un excursus storico, artistico e religioso, la figura di San Rocco di Montpellier e la particolare devozione popolare tributatagli, per secoli fino ai giorni nostri, nei territori dei domini della Repubblica di San Marco.

Al suo culto, com’è noto, si dedicò, e si dedica tuttora a Venezia l’Arciconfraternita di laici dell’omonima Scuola Grande, fondata a Venezia nel 1478, che ne custodisce la reliquia sin dal XV secolo.

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Carpenedo, intitolato a Eunice Kennedy, creatrice degli Special Olympics, il parco di viale don Sturzo

Gente Veneta - Lun, 11/02/2019 - 09:49

Il parco di via don Luigi Sturzo, nel cuore di Carpenedo, è da oggi ufficialmente intitolato a Eunice Kennedy, fondatrice, nel 1968 di “Special Olympics”, il più diffuso programma di attività sportive nel mondo per persone con disabilità intellettive.

Alla festosa e partecipata cerimonia di inaugurazione presieduta questa mattina dagli assessori comunali alla Toponomastica, Paola Mar, e alla Coesione sociale, Simone Venturini, hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale di “Special Olympics Italia Team Veneto”, Elisabetta Pusiol, i consiglieri comunali Barbara Casarin e Giancarlo Giacomin, il presidente di Vela S.p.A., Piero Rosa Salva, i rappresentanti delle forze dell’ordine operanti in città. Presenti inoltre numerosi cittadini, nonché una classe della vicina scuola primaria “Tintoretto” e, come ospiti d’onore, alcuni dei più titolati atleti veneti di “Special Olympics”.

“Credo sia molto significativo – ha osservato l’assessore Mar – che l’Amministrazione comunale intitoli questo spazio verde a Eunice Kennedy. Il nostro obiettivo è infatti quello di ricordare non solo grandi eroi o eminenti scienziati, ma anche persone ‘normali’, che abbiano compiuti però gesti importanti per la propria comunità. Eunice, seppur appartenente ad una prestigiosa famiglia, ha saputo pensare anche agli ‘altri’, a chi è meno fortunato.”

A distanza di mezzo secolo sono sempre più numerosi, in tutto il mondo, i ragazzi con disabilità che svolgono un’attività sportiva. Anche nella nostra regione, ha ricordato nel suo intervento di saluto Elisabetta Pusiol, non solo i praticanti aumentano, ma ottengono anche importanti risultati, con titoli iridati, europei e italiani conquistati: agli oramai prossimi giochi mondiali di Abu Dhabi saranno ben 14 i veneti che difenderanno i colori dell’Italia.

E sono stati proprio questi atleti, dopo la benedizione impartita dal parroco della chiesa di san Pietro Orseolo, don Corrado Cannizzaro, a scoprire la targa dedicata a Eunice Kennedy.

“Lo sport – ha ricordato Venturini – per questi ragazzi è di vitale importanza, per intessere relazioni, acquistare autonomia personale e autostima, dare fiducia ed entusiasmo alle stesse loro famiglie. Ecco perché oggi non intitoliamo il parco solo a una persona, ma ad ‘un’idea’, che deve essere sempre più condivisa, e diventare un’opportunità, per tutti.”

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La chiesa di Altino è “la” chiesa del Vangelo di domenica 10 febbraio

Gente Veneta - Lun, 11/02/2019 - 09:35

La chiesa di Altino è “la” chiesa del Vangelo di domenica prossima. A Sant’Eliodoro di Altino, infatti, terra di contadini e di pescatori, ma anche terra di antichissima storia (Altino, sulla Via Annia che collegava Padova con Aquileia) e di antichissima evangelizzazione, si sottolinea un segno.

Nella controfacciata interna, sopra la “bussola” della porta d’ingresso, è stata posizionata una tipica imbarcazione lagunare da pescatori in acque basse, con l’arredo di reti e attrezzi da pesca (vedi foto di apertura).

«Un bellissimo muto simbolo perpetuo – commenta frate Andrea Vaona, francescano conventuale mestrino, nel commento al Vangelo che pubblica su bibbiafrancescana.org – per coloro che uscendo da messa vedono, forse con nostalgia, oppure no!, ciò che si è lasciato per seguire Gesù, per esserne discepoli, per esserne apostoli, per esserne testimoni».

Il testo evangelico di domenica 10 (Lc 5,1-11) descrive la chiamata dei primi discepoli con la pesca miracolosa. Luca è l’unico evangelista a riferire l’episodio della pesca miracolosa, strettamente unita alla vocazione dei discepoli.

Ma la barca fissata sulla porta della chiesa non è solo un segno e non è certo un vezzo. È anche un ricordo delicato. Ne fa memoria don Gianni Fazzini: «Negli anni Ottanta la comunità di Altino aveva come perno e anima di molte iniziative Giancarlo Scarpa. Era lui il motore della sagra e di tante manifestazioni. A Carnevale, poi, si impegnava a fare promozione del paese: realizzava un carro mascherato e andava così in giro a dire che Altino non solo c’è, ma va visitata. Un giorno, mentre Giancarlo era in barca a pescare, un infarto lo ha portato via. E la gente di Altino, riconoscente, ha voluto ricordarlo ponendo la sua barca in chiesa».

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La chiesa di Altino è “la” chiesa del Vangelo di domenica 10 febbraio

Gente Veneta - Ven, 08/02/2019 - 17:55

La chiesa di Altino è “la” chiesa del Vangelo di domenica prossima. A Sant’Eliodoro di Altino, infatti, terra di contadini e di pescatori, ma anche terra di antichissima storia (Altino, sulla Via Annia che collegava Padova con Aquileia) e di antichissima evangelizzazione, si sottolinea un segno.

Nella controfacciata interna, sopra la “bussola” della porta d’ingresso, è stata posizionata una tipica imbarcazione lagunare da pescatori in acque basse, con l’arredo di reti e attrezzi da pesca (vedi foto di apertura).

«Un bellissimo muto simbolo perpetuo – commenta frate Andrea Vaona, francescano conventuale mestrino, nel commento al Vangelo che pubblica su bibbiafrancescana.org – per coloro che uscendo da messa vedono, forse con nostalgia, oppure no!, ciò che si è lasciato per seguire Gesù, per esserne discepoli, per esserne apostoli, per esserne testimoni».

Il testo evangelico di domenica 10 (Lc 5,1-11) descrive la chiamata dei primi discepoli con la pesca miracolosa. Luca è l’unico evangelista a riferire l’episodio della pesca miracolosa, strettamente unita alla vocazione dei discepoli.

Ma la barca fissata sulla porta della chiesa non è solo un segno e non è certo un vezzo. È anche un ricordo delicato. Ne fa memoria don Gianni Fazzini: «Negli anni Ottanta la comunità di Altino aveva come perno e anima di molte iniziative Giancarlo Scarpa. Era lui il motore della sagra e di tante manifestazioni. A Carnevale, poi, si impegnava a fare promozione del paese: realizzava un carro mascherato e andava così in giro a dire che Altino non solo c’è, ma va visitata. Un giorno, mentre Giancarlo era in barca a pescare, un infarto lo ha portato via. E la gente di Altino, riconoscente, ha voluto ricordarlo ponendo la sua barca in chiesa».

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Carpenedo, intitolato a Eunice Kennedy, creatrice degli Special Olympics, il parco di viale don Sturzo

Gente Veneta - Ven, 08/02/2019 - 16:08

Il parco di via don Luigi Sturzo, nel cuore di Carpenedo, è da oggi ufficialmente intitolato a Eunice Kennedy, fondatrice, nel 1968 di “Special Olympics”, il più diffuso programma di attività sportive nel mondo per persone con disabilità intellettive.

Alla festosa e partecipata cerimonia di inaugurazione presieduta questa mattina dagli assessori comunali alla Toponomastica, Paola Mar, e alla Coesione sociale, Simone Venturini, hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale di “Special Olympics Italia Team Veneto”, Elisabetta Pusiol, i consiglieri comunali Barbara Casarin e Giancarlo Giacomin, il presidente di Vela S.p.A., Piero Rosa Salva, i rappresentanti delle forze dell’ordine operanti in città. Presenti inoltre numerosi cittadini, nonché una classe della vicina scuola primaria “Tintoretto” e, come ospiti d’onore, alcuni dei più titolati atleti veneti di “Special Olympics”.

“Credo sia molto significativo – ha osservato l’assessore Mar – che l’Amministrazione comunale intitoli questo spazio verde a Eunice Kennedy. Il nostro obiettivo è infatti quello di ricordare non solo grandi eroi o eminenti scienziati, ma anche persone ‘normali’, che abbiano compiuti però gesti importanti per la propria comunità. Eunice, seppur appartenente ad una prestigiosa famiglia, ha saputo pensare anche agli ‘altri’, a chi è meno fortunato.”

A distanza di mezzo secolo sono sempre più numerosi, in tutto il mondo, i ragazzi con disabilità che svolgono un’attività sportiva. Anche nella nostra regione, ha ricordato nel suo intervento di saluto Elisabetta Pusiol, non solo i praticanti aumentano, ma ottengono anche importanti risultati, con titoli iridati, europei e italiani conquistati: agli oramai prossimi giochi mondiali di Abu Dhabi saranno ben 14 i veneti che difenderanno i colori dell’Italia.

E sono stati proprio questi atleti, dopo la benedizione impartita dal parroco della chiesa di san Pietro Orseolo, don Corrado Cannizzaro, a scoprire la targa dedicata a Eunice Kennedy.

“Lo sport – ha ricordato Venturini – per questi ragazzi è di vitale importanza, per intessere relazioni, acquistare autonomia personale e autostima, dare fiducia ed entusiasmo alle stesse loro famiglie. Ecco perché oggi non intitoliamo il parco solo a una persona, ma ad ‘un’idea’, che deve essere sempre più condivisa, e diventare un’opportunità, per tutti.”

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