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Frati Cappuccini, dal 27 a Roma il Capitolo: come mai prima sarà raccontato su web e social

Gente Veneta - 4 ore 22 min fa

Sono 188 i frati capitolari giungeranno a Roma da diversi Paesi del mondo per partecipare al prossimo Capitolo generale dei Frati minori cappuccini, al via dal 27 agosto.

Oltre ai frati capitolari, saranno presenti anche 48 frati che avranno il compito di svolgere diversi servizi: traduttori, tecnici, liturgisti e segretari.

Diversi i canali sul web attivati per l’occasione che permetteranno di partecipare anche a distanza al Capitolo. C’è l’applicazione Mobile OFMCap, disponibile per Android, Apple iOS e Windows. Così le notifiche sulle novità arriveranno automaticamente appena pubblicate sul sito.

Durante il capitolo tutte le notizie saranno pubblicate in 7 lingue ogni giorno sul sito del capitolo e sul sito dell’Ordine www.ofmcap.org. Ogni giorno un video mostrerà le attività del Capitolo sul canale Youtube.

Le immagini, invece, saranno fornite nelle gallery sulle piattaforme di Flickr e Google Plus. Per quanto riguarda i social network, saranno attivi account Instagram, Twitter e Facebook. (Sir)

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Venezia, Sant’Elena: corso di cucina? No, qui le ricette fanno inclusione

Gente Veneta - 9 ore 16 min fa

A Sant’Elena, nei locali della parrocchia, un progetto di cucina multietnica favorisce l’incontro e la socializzazione.

Non si tratta di un corso di cucina vero e proprio, ma di un modo per offrire occasioni di integrazione culturale e sociale. L’iniziativa, partita nel mese di giugno, ha visto a cadenza settimanale la presenza a turno di persone di differenti culture giunte per proporre un menù tipico del loro paese d’origine. Durante il periodo sono stati realizzati piatti della cucina campana, ucraina, greca, cinese, africana e dello Sri Lanka.

L’iniziativa parrocchiale, aperta a tutti, è nata in collaborazione con l’Associazione parrocchiale Chiostro a Sant’Elena, i servizi sociali e il Comune per favorire l’integrazione e la socializzazione a sostegno di persone che hanno bisogno di vivere momenti di aggregazione o in prospettiva di un inserimento sociale.

Il laboratorio inizia al pomeriggio: le persone, generalmente una dozzina, si trovano per cucinare insieme usufruendo degli spazi e della cucina a fianco della chiesa per poi assaggiare in allegria il cibo preparato. Nella giornata di martedì 10, ad esempio, presso il laboratorio multietnico sono stati preparati alcuni piatti tipici della cucina cinese grazie a Yula, arrivata in Italia da 20 anni, che ha insegnato ai presenti a cucinare i ravioli di carne fatti a mano con i cipollotti e gli spaghetti di soia con le verdure dell’orto della parrocchia.

Incaricata di gestire e coordinare in cucina, la signora Giovanna nel primo degli incontri aveva preparato invece due ricette della cucina campana: la pasta con pomodorini pachino, provola e melanzane e un’altra con le cozze. «Sono arrivata in questa realtà in un momentaccio. Il progetto mi ha fatto piacere perché mi ha dato la possibilità di avere un distacco dai problemi quotidiani. È un bel contesto e ci sono bravissime persone». Ultimo appuntamento è stato martedì 24, dove in una cena conclusiva ognuno ha portato una sua specialità.

L’iniziativa, che rientra nel contesto delle scelte pastorali della parrocchia, non è nata all’improvviso ma grazie ad una rete di conoscenze che Sandro Sibilla, referente del gruppo carità della parrocchia, aveva da tempo con i servizi sociali e il Comune, grazie a sue esperienze pregresse di affido famigliare. Una collaborazione mantenuta anche grazie all’attività di volontariato svolta presso Casa Famiglia San Pio X e attraverso la Fondazione Mamma Maria, creata nel 2017 in memoria di sua moglie, volta a sensibilizzare sui temi della solidarietà e dell’accoglienza famigliare con percorsi pensati anche per le scuole.

«La parrocchia ha sempre avuto un’impronta caritativa molto aperta al territorio già da quando erano presenti i Serviti, rimasti fino a due anni fa. Ci siamo messi in relazione con i servizi sociali e il Comune per collaborare e vedere quali sono le necessità della gente» dice Sandro Sibilla, spiegando che accoglienza e attenzione al prossimo sono i punti di forza su cui la comunità di Sant’Elena concretizza l’insegnamento di Cristo.
Proprio per questo da neanche un anno la comunità parrocchiale ha aderito al programma Ria (Reddito di inclusione attiva) proposto da servizi sociali e Comune attraverso il progetto “Mi Associo”, che segnala alla parrocchia persone che necessitano un reinserimento sociale e lavorativo. «Le persone che ci vengono segnalate si occupano di fare guardiania e pulizie in chiesa oppure di gestire, insieme al gruppo carità, l’orto e il vigneto parrocchiali. – spiega Sibilla – Ora sono 8 le persone dai 20 ai 60 anni che lavorano per circa 6 ore settimanali. Lo scopo è dare loro un punto di riferimento dove possano trovare accoglienza e accompagnarli fino a che non trovino una propria indipendenza». I prodotti dell’orto vengono poi divisi tra i lavoratori Ria e persone bisognose, segnalate da servizi sociali o Caritas, a cui la parrocchia distribuisce generi alimentari di prima necessità, grazie all’iniziativa avviata da cinque anni nel vicariato di San Marco -Castello.

Un ampio e variegato progetto caritativo fin da subito approvato anche da don Narciso Belfiore, arrivato a Sant’Elena Imperatrice da un anno e già da un lustro parroco di San Pietro, San Francesco di Paola e San Giuseppe, che insieme a Sant’Elena costituiscono l’unità pastorale salesiana di Castello Est. «Seguo le attività e la vita della parrocchia cercando di portare avanti e appoggiare tutto quello che veniva fatto precedentemente con i Serviti. Nella parrocchia di Sant’Elena c’è un forte senso di comunità, che vede molto impegnati i laici – dice don Narciso -. L’obiettivo è allargare queste attività a livello vicariale, cerchiamo di fare quanto possibile passando per quelle porte da cui si intravedono delle possibilità per seguire l’insegnamento del Vangelo».

Francesca Catalano

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Il Patriarca sul crollo di Genova: «Vicinanza e preghiera. Ma anche maggiore tutela di chi viaggia e accertamento delle responsabilità»

Gente Veneta - Sab, 18/08/2018 - 18:14

In riferimento alla tragedia di Genova il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha espresso in queste ore le seguenti riflessioni sul gravissimo evento che ha colpito la sua città di origine:

«Di fronte a questa tragedia, il primo pensiero è stato quello di andare alle tantissime volte in cui – quando ero prete a Genova – ho attraversato in questi anni il viadotto Morandi soprattutto per spostamenti e servizi legati al mio ministero sacerdotale.

Esprimo vicinanza all’Arcivescovo, con cui ho parlato il giorno stesso del crollo e che ho sentito molto addolorato, e alla città di Genova così profondamente ferita.

Rivolgo una preghiera e un ricordo speciale ai morti, ai feriti, alle famiglie colpite così duramente, alle tante persone sfollate che hanno dovuto lasciare le loro case.

Poco lontano dal viadotto Morandi sorge il Santuario della Madonna della Guardia, tanto cara a tutti i Genovesi e di cui tra pochi giorni si celebrerà la festa; chiedo in particolare a Lei, la Madre di Gesù e Madre nostra, di vegliare sulla città e di custodirla ora nelle notevoli difficoltà che si troverà ad affrontare, per molti mesi, a causa dei contraccolpi che la tragedia certamente genererà sull’economia, sui trasporti (così vitali per il Porto che è da sempre “motore” di Genova), sulle comunicazioni e sulla vita sociale cittadina e che rischiano quindi di aggravare ulteriormente situazioni già oggi difficili per molte famiglie.

Come cittadino emerge poi anche una domanda di forte chiarezza e un’esigenza di maggiore tutela per chi viaggia, per chi lavora, per chi si sposta per i motivi più vari. E che si possano accertare le responsabilità, ad ogni livello. Il Signore illumini le coscienze di tutti quelli che sono e saranno chiamati a compiere quest’opera di chiarezza e di giustizia. Lo dobbiamo innanzitutto ai tanti morti di questa tragedia, alle loro famiglie e all’intera nostra società».

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Non solo turismo: a Burano apre uno studio fotografico pensato per i residenti

Gente Veneta - Sab, 18/08/2018 - 14:04

Mercoledì 22 agosto sarà inaugurato a Burano il nuovo studio fotografico di Alessandro Tagliapietra, un negozio non solo per turisti, ma utile anche alla comunità in quanto fornirà un servizio che da anni mancava in isola.

Buranello di adozione da ormai 29 anni, Tagliapietra ha sempre coltivato l’hobby per la fotografia, trasformandola in un’attività professionale dal 2014, e a distanza di quattro anni è riuscito a realizzare il suo sogno: vendere arte.

Entrati in anteprima nel suo negozio, si viene subito colpiti da una grande foto all’interno di un quadrato rosso, rappresentante il bacino di San Marco con l’isola di San Giorgio Maggiore ricoperta da una nevicata invernale. Alle pareti, foto rappresentanti Burano e i suoi giochi di colore, incorniciate dallo stesso titolare dello studio, in un passepartout bianco e su altri elementi di design.

Alessandro, titolare anche di un negozio di vetro al lume nella piazza retrostante, spiega: «Negli ultimi anni il mercato del vetro ha subito una notevole diminuzione derivante dal fatto che sempre più negozi vendono vetro cinese; così è nata la mia idea, ovvero realizzare il sogno di vendere le mie opere e fornire un servizio che a Burano mancava da anni».

Nel negozio di via San Martino Sinistro, Alessandro oltre a vendere le sue foto e fornire i normali servizi di uno studio fotografico – quali fotografo di cerimonie, pubblicità e per le famiglie – proporrà un servizio a domicilio di fototessere per tutte le persone anziane che ne hanno necessità ma, impossibilitate a muoversi, non possono recarsi personalmente nel suo studio.

Una bella notizia sapere che, in tempi in cui per Burano non si riesce a vedere un futuro di residenzialità in quanto tutto ormai gira attorno ai grandi gruppi turistici che invadono l’isola ogni giorno, ci sia ancora qualcuno che riesce a mettersi in gioco e far vivere quest’isola.

Valentino Tagliapietra

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Cavallino-Treporti, giornata-record per i sequestri di merce abusiva in spiaggia: 3.900 oggetti

Gente Veneta - Sab, 18/08/2018 - 12:20

Maxi sequestro da parte della Polizia Locale dei Cavallino-Treporti che in una sola giornata, con più blitz, ha recuperato circa 3900 oggetti tra teli mare, occhiali, bracciali, borse e collane destinati al commercio abusivo in spiaggia.

Continua dunque la lotta avviata dall’amministrazione contro il fenomeno dell’abusivismo commerciale e della contraffazione. «Sono stati rinvenuti e sequestrati in una sola settimana un totale di 8600 oggetti per un valore complessivo di 153 mila euro – afferma il vicesindaco Francesco Monica. – I nostri agenti stanno pattugliando il litorale facendo controlli mirati e a tappeto nelle spiagge e nelle pinete. È importante combattere il fenomeno della vendita di prodotti contraffatti di dubbia provenienza e che potenzialmente possono essere dannosi per la salute di cittadini e ospiti».

Il comandante Dario Tussetto fa sapere che molti degli oggetti sequestrati sono risultati contraffatti e di conseguenza sono stati posti sotto sequestro penale dopo aver dato notizia la Procura della Repubblica. «In una settimana di attività abbiamo redatto 25 verbali di rinvenimento e contestato 4 verbali per illeciti amministrativi ad altrettanti venditori abusivi. Nella sola giornata di martedì 14 agosto abbiamo recuperato circa 3900 oggetti effettuando interventi in più punti dell’arenile con agenti in borghese supportati da altri in divisa a bordo dei mezzi in dotazione».

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Rai Uno: tra domenica e lunedì “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, a partire dalle cappelle “veneziane” della Biennale Architettura

Gente Veneta - Sab, 18/08/2018 - 11:01

In seguito a variazioni del palinsesto di Rai Uno dopo i fatti di Genova la messa in onda della trasmissione “Viaggio nella Chiesa di Francesco” andrà in onda lunedì 20 agosto su Rai uno alle 00.20.

A Venezia, con la Biennale di Architettura, il dialogo tra fede, spiritualità ed arte. È dedicata al dialogo con la contemporaneità la puntata speciale di “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, il programma di Massimo Milone, regia di Nicola Vicenti.

“I giorni del dialogo” il tema dello speciale che parte da Venezia, dall’Isola di San Giorgio, dove, nell’ambito della Biennale di Architettura, la Santa Sede ha chiesto a dieci fra i più prestigiosi architetti del mondo, di diverse confessioni religiose (da Norman Foster a Terunobu Fujimori), di “immaginare” un luogo sacro, una cappella.

Usati materiali diversi: dal legno alla ceramica, dalla pietra al metallo. “L’arte è espressione di un popolo e di una cultura. E come ci ricorda Papa Francesco, l’arte non è solo luogo per turisti, ma è rapporto profondo, per trovare, tra diversi, un terreno comune”, spiega nello speciale il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha portato a Venezia, l’esposizione della Santa Sede.

E nell’isola di San Giorgio, il 21 settembre, avverrà il suggestivo “battesimo” a violino della pace, di uno eccezionale Stradivari del 1720, che, acquistato dall’imprenditore svizzero, Oliver Plan, è affidato al violinista Fabrizio von Arx, napoletano di origine svizzera, tra i più brillanti concertisti europei. Il violino, denominato, Il Madrileno, acquistato per 8 milioni di dollari a Londra, sarà simbolo, con concerti previsti in tutto il mondo “di incontro, dialogo, solidarietà tra persone di culture diverse”.

Lo speciale di Rai Vaticano porterà poi, a Selinunte, in Sicilia, dove tra i templi dell’antica città greca, la Biennale internazionale d’arte sacra e delle religioni, ha offerto fra performance artistiche e musicali, riflessioni inedite su antiche religioni. “2700 anni fa – ricorda il direttore del Parco Archeologico Enrico Caruso – greci e punici convivevano pacificamente. E così cristiani e islamici si sono succeduti lasciando tracce importanti”. A Selinunte, fino a settembre, il Parco Archeologico ospiterà il padiglione delle religioni perdute.

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Mangino, cardiochirurgo dell’Angelo: «Ho visto seimila volte riaccendersi un cuore»

Gente Veneta - Sab, 18/08/2018 - 06:23

«Mi è capitato ormai seimila volte, di veder ripartire il cuore di un paziente dopo l’intervento. Ma l’emozione è sempre fortissima»: lo confessa il dottor Domenico Mangino, primario cardiochirurgo dell’Ulss 3 Serenissima all’Ospedale dell’Angelo.
«Sono 3300 gli interventi che ho effettuato fin qui come primo chirurgo, e 2800 quelli a cui ho partecipato – spiega il Primario –; eppure resta cruciale quel momento, riservata a noi cardiochirurghi, quell’istante in cui, terminato l’intervento ‘a cuore fermo’, assistiamo finalmente sui nostri schermi allo ‘spike’, al primo nuovo impulso del cuore che torna a battere».

Verrebbe da definirla quasi come una “superanestesia”: per operare il cuore, lo si ferma, anche per ore, per poi “riavviarlo”… Ci aiuta a capire come si riesce in questa operazione così delicata e così piena di risvolti anche emozionali?
Accade nella quasi totalità degli interventi sul cuore: per i by-pass, per operare sulle valvole, o direttamente sull’aorta all’innesto di questa sul cuore, lo si ferma. Lo si “scollega” dal resto dell’organismo e insieme al cuore vengono scollegati anche i polmoni. Ci aiuta una speciale apparecchiatura, in sala operatoria, chiamata appunto “macchina cuore-polmoni”, perché svolge per tutto il tempo dell’intervento le funzioni che normalmente sono svolte dal muscolo cardiaco, che pompa il sangue, e dall’apparto polmonare, che lo ossigena.

L’équipe di Cardiochirurgia dell’Angelo di Mestre, con il primario Mangino

 

Questo è il primo passo in ogni intervento di cardiochirurgia che viene realizzato “a cuore fermo”…
Esattamente. Intercettiamo il sangue in arrivo al cuore e lo dirottiamo nella “macchina cuore polmoni”: questa lo processa, ossigenandolo, e contemporaneamente lo pompa con regolarità nell’organismo. Nel corpo continua a circolare sangue pompato e ossigenato artificialmente. Ma intanto il cuore è “esangue” e con una soluzione cardioplegica ne fermiamo il battito, così da poter intervenire.

Che cosa accade quando il lavoro del chirurgo sul cuore è terminato?
Ecco il momento magico: è sufficiente che, tolto il “clamp”, la “molletta” che impediva l’accesso del sangue, e il nuovo flusso è sufficiente per risvegliare il cuore. Il battito riprende, e l’emozione di questo momento è grande, per tutta l’équipe. C’è solo un altro momento in cui il mestiere del cardiochirurgo riserva emozioni equivalenti…

Quale?
L’incontro con i familiari in attesa, dopo l’intervento.

Avviene ogni volta, dopo ogni intervento?
Certo. Quando compiamo un intervento “in elezione”, cioè programmato, il dialogo con i familiari è intenso nei giorni precedenti, e l’appuntamento post operatorio è concordato nei tempi, ed è attesissimo. All’Ospedale dell’Angelo avviene nella sala apposita, non lontana dal blocco operatorio. Sui grandi schermi i familiari vedono quando termina l’intervento, come in aeroporto si vede che l’aereo atteso è atterrato; sanno che poi il chirurgo uscirà a parlare con loro, per un resoconto dell’intervento. Ma il colloquio post-operatorio avviene anche quando l’intervento è stato fatto “in urgenza”, dopo un malore, o dopo un incidente: i familiari sono lì e attendono, e con un’apprensione ancora maggiore, per sapere com’è andato l’intervento sul loro congiunto.

Con quali parole si racconta ad una moglie, o ai figli, che il cuore di uomo è tornato a battere regolarmente?
Mi vedono arrivare, e già da lontano per me è inevitabile fare un sorriso, e un gesto con il pollice alzato, perché neanche per un secondo possano pensare che qualcosa è andato storto. Poi si fa il quadro, insieme, dell’intervento e di quello che accadrà dopo. E’ vero che un esito infausto su un intervento di elezione è rarissimo, tanto che la mortalità operatoria della Cardiochirurgia dell’Angelo è pari allo 0,5% degli interventi effettuati… Ma un intervento al cuore resta per i congiunti un evento non da poco. Per questo, comunque, i primi secondi di ogni colloquio sono momenti di fortissima emozione: non avete idea di quanti baci, e di quali abbracci, riceve il cardiochirurgo quando esce dalla sala operatoria.

Per il chirurgo, autore di moltissimi interventi dall’esito quasi sempre felice, questo momento conclusivo può diventare routine…
Nel mio caso non è affatto così. Non solo l’emozione è forte; ma è forte, in questo momento, anche il peso delle ore passate nella sala operatoria; ore faticosissime, ore di grande concentrazione… Un’operazione al cuore dura normalmente circa tre o quattro ore; ma alla mia équipe è accaduto di restare in sala operatoria anche diciotto ore, senza mangiare, senza bere, senza andare in bagno. E comunque la tensione dell’intervento pesa sul chirurgo. Salutati i familiari, quindi, io sento il bisogno, dopo ogni intervento, di un momento mio, nel mio studio: mezz’ora di assoluta “decompressione”, prima ancora di mangiare qualcosa, per scaricare il fisico e la mente. In questa mezz’ora è inevitabile pensare alla persona che è stata a cuore fermo nelle tue mani, e poi a quello stesso cuore che ha ripreso a pulsare, e infine ai baci e agli abbracci del familiari. Inevitabile. Ogni volta.

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Tempio votivo al Lido di Venezia: il restauro è finito

Gente Veneta - Ven, 17/08/2018 - 18:31

Si sono conclusi i lavori edili al Tempio Votivo del Lido. Il 10 agosto Onor Caduti di Roma ha già dato il suo benestare perché venga organizzata al suo interno una commemorazione di Nazario Sauro, i cui resti “riposano” proprio nel Sacrario in riviera Santa Maria Elisabetta nel giorno del 102° anniversario della sua fucilazione.
Ora sono in corso i gli interventi di allestimento del Centro multimediale di studio e ricerca sulla Grande Guerra, che è un aspetto fondamentale della “nuova vita” del Tempio Votivo. L’intervento, infatti, è finanziato in buona parte dai fondi regionali per le celebrazioni del Centenario della Grande Guerra. Attualmente si sta lavorando per limare la convenzione che disciplinerà le responsabilità nel funzionamento del Tempio Votivo per i prossimi nove anni.

A settembre ci sarà poi, da parte degli uffici, la rendicontazione dell’intervento che ha comportato un impegno finanziario di 1,470 milioni di euro, cofinanziato al 75% dalla Regione Veneto, con contributi anche del Comune e del Patriarcato, per 100 mila euro.
Se i tempi verranno rispettati, entro fine agosto ci potrebbe essere la prima apertura alla cittadinanza del Tempio Votivo, in questa nuova veste, dopo i lavori di restauro, approfittando del periodo in cui il Lido sarà proiettato sotto gli occhi del mondo per la Mostra del cinema.

Si sta anche valutando la possibilità di allestire una mostra espositiva per la quale è stato anche contattato l’artista Gianmaria Potenza. Senza i fondi del Centenario della Grande Guerra  un restauro così complesso, che renderà agibile tutti e tre i piani del Tempio Votivo, non sarebbe mai stato realizzato.

Va ricordato che nella cripta al piano terra del Tempio “riposano” i resti di circa 4.000 caduti delle due Guerre mondiali, nonché la medaglia d’oro al valor militare Nazario Sauro. I piani superiori torneranno ad essere agibili e grazie a questo intervento verrà messo in funzione anche un ascensore e non ci saranno barriere architettoniche. Anche la scala monumentale esterna è stata resa agibile.

L’edificio è stato così riportato agli antichi splendori, di quando, il 15 agosto 1916 l’allora Patriarca di Venezia, cardinale Pietro La Fontaine, ne decise l’edificazione. L’intervento di riqualificazione del Tempio Votivo è seguito dall’impresa Sacaim. In corso d’opera è stata anche approvata una Variante che ha consentito di poter mettere a punto alcune migliorie, tra cui la bonifica di una piccola parte in amianto. Interventi aggiuntivi che hanno richiesto una breve proroga per la consegna dei lavori ultimati, originariamente prevista per fine marzo. (L.M.)

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Abusi in Pennsylvania, Burke: «Il Papa è dalla parte delle vittime. La Santa Sede condanna inequivocabilmente»

Gente Veneta - Ven, 17/08/2018 - 17:24

“Davanti al rapporto reso pubblico in Pennsylvania questa settimana, due sono le parole che possono esprimere quanto si prova di fronte a questi orribili crimini: vergogna e dolore”. È quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke.

“La Santa Sede – sottolinea Burke – considera con grande serietà il lavoro compiuto dall’Investigating Grand Jury della Pennsylvania e il lungo Interim Report da esso prodotto. La Santa Sede condanna inequivocabilmente l’abuso sessuale su minori. Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli. Questi atti hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede”.

“La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse. La gran parte di ciò che si legge nel rapporto riguarda gli abusi anteriori ai primi anni del 2000. Non avendo quasi trovato casi dopo il 2002, le conclusioni del Grand Jury sono coerenti con precedenti studi che hanno mostrato come le riforme fatte dalla Chiesa cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero. La Santa Sede incoraggia costanti riforme e vigilanza a tutti i livelli della Chiesa cattolica per garantire la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Sottolinea, inoltre, la necessità di obbedire alla legislazione civile, compreso l’obbligo di denunciare i casi di abusi su minori”.

“Il Santo Padre – conclude Greg Burke – comprende bene quanto questi crimini possano scuotere la fede e lo spirito dei credenti e ribadisce l’appello a fare ogni sforzo per creare un ambiente sicuro per i minori e gli adulti vulnerabili nella Chiesa e in tutta la società. Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte. Coloro che hanno sofferto sono la sua priorità, e la Chiesa vuole ascoltarli per sradicare questo tragico orrore che distrugge la vita degli innocenti”. (Sir)

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Rimini, al via il Meeting: 234 incontri, quasi tremila persone per realizzarlo, 6 milioni di costo coperto da sponsor e ricavi

Gente Veneta - Ven, 17/08/2018 - 16:27

Sono 148 gli incontri previsti dal programma ufficiale della 39ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli sul tema “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”, che si svolgerà dal 19 al 25 agosto, nella Fiera di Rimini. In una nota, diffusa oggi, l’organizzazione fornisce i numeri di questa edizione che vanta 18 spettacoli, 14 mostre (compresa “Il veliero di Narnia” allestita nel “Villaggio Ragazzi”), 32 manifestazioni sportive. Ammontano a 397 i relatori che interverranno agli incontri.

Ma se si inseriscono nel computo gli incontri che si svolgeranno nelle nuove sette arene allestite in Fiera, il numero degli incontri sale a 234 e i relatori diventano 528.

I volontari sono 2.527 da ogni parte d’Italia e anche dall’estero (113): Spagna, Argentina, Russia, Francia, Indonesia, Belgio, Canada, Colombia, Cuba, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Polonia, Stati Uniti e da altri paesi. Il lavoro dei volontari è articolato in 15 dipartimenti; quelli numericamente più consistenti sono il dipartimento Servizi generali (554 persone) e il dipartimento Ristorazione (474 volontari). Per completare il quadro, bisogna ricordare e aggiungere le altre 400 persone (in maggioranza universitari) che, durante il “pre-Meeting” (dall’11 al 18 agosto), hanno lavorato per l’allestimento della Fiera. Sommando i dati, toccano quota 2.927 i costruttori, “sotto il segno della gratuità”, del 39mo Meeting.

Quest’anno il Meeting presenta due novità: la presenza di spazi tematici articolati per dare risposta alla domanda crescente del pubblico di poter interloquire e dialogare liberamente coi relatori e il ritorno nella città di Rimini che ospiterà nei suoi spazi pubblici spettacoli e manifestazioni, primo fra tutti lo spettacolo inaugurale, liberamente tratto da un capolavoro di Paul Claudel, che si svolgerà nella piazzetta sull’acqua a ridosso del Ponte di Tiberio.

I costi preventivati del Meeting 2018 sono di 5 milioni 972mila euro. Le voci relative alle entrate prevedono, in ordine decrescente: servizi di comunicazione per le aziende (3 milioni 550mila euro), introiti dalla ristorazione (1 milione 104mila), attività commerciali, biglietti delle manifestazioni a pagamento e contributi da privati (legati al fundraising). Sono 3 i main partners del Meeting 2018 – Enel, Intesa Sanpaolo, Wind 3 – 8 gli official partners (Fondazione Ania, Autostrade per l’Italia, Banca 5, Eni, Pmitutoring.it, Posteitaliane, UnipolSai più Conai come Sustainability partner). Ci sono anche quattro media partner: Avvenire, Radio Vaticana Italia, Fanpage.it e Notizie.it. Nel complesso, oltre 130 aziende ed enti partecipano, a vario titolo, alla manifestazione e utilizzano il Meeting per la loro comunicazione al grande pubblico. Per quanto riguarda la ristorazione il Meeting assicura un potenziale di 28.000 pasti al giorno, durante la settimana della manifestazione. (Sir)

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Venezia, i vigili del fuoco adesso hanno un nuovo mezzo per le emergenze

Gente Veneta - Ven, 17/08/2018 - 13:46

Presentato a Venezia il nuovo mezzo di soccorso dei vigili del fuoco. «Un anno fa in zona – ricorda il comandante dei pompieri veneziani, Ennio Aquilino – ci fu un incendio in abitazione e ci furono problemi per raggiungere i piani alti. Da ciò l’individuazione di questo veicolo, che pesa 2,2 tonnellate ed è stato studiato anche per transitare sui masegni. Avevamo bisogno di coniugare tecnologia con poco peso».

L’allestimento prevede, tra l’altro, bombole antincendio, un dispositivo schiumogeno, autoprotettori, estintori e una scala in alluminio in grado di raggiungere il primo piano delle abitazioni.

«Presentiamo un veicolo leggero frutto dell’intuizione di un anno e mezzo fa», ha proseguito il sindaco Luigi Brugnaro: «In questo modo gli operatori del 115 potranno essere subito operativi in un’area in cui non c’è ancora la rete antincendio, che comunque amplieremo».

«Se ci sarà necessità – ha continuato Aquilino – potremo intervenire anche sul Ponte della Libertà, nell’eventualità che sia interdetto ai mezzi provenienti da Mestre. Qui fino a ieri potevamo muoverci praticamente solo a piedi o in barca. I tempi di intervento, grazie anche alla collaborazione con il Comune di Venezia, saranno più veloci».

In questi mesi il personale del 115 è stato formato per l’utilizzo del mezzo, mentre i tecnici di Ca’ Farsetti hanno verificato la percorribilità della zona di Santa Marta e hanno provveduto alla risagomazione degli accessi per prevenire eventuali problematiche di mobilità. L’Autorità portuale, infine, ha concesso gli spazi per il posizionamento di un container a uso rimessa.

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Ettore Messina, “il” coach d’Italia: «Bisogna parlare ai giovani come fa Papa Francesco»

Gente Veneta - Ven, 17/08/2018 - 06:34

Se gli si chiede quale sia la qualità di cui si sente oggi il maggior bisogno, Ettore Messina, il top dei coach per la pallacanestro italiana, ha pochi dubbi. «Serve saper parlare ai giovani – afferma – i giovani ci sono e danno speranza, ma vanno intercettati. Su questo la Chiesa, grazie all’operato di Papa Francesco, sta facendo passi importantissimi. Il Santo Padre è una persona che, finalmente, sa parlare ai ragazzi, un modello di comunicazione che dovrebbe essere preso ad esempio, anche nello sport».
E’ davvero un onore parlare con lui: appena sbarcato dall’aereo che lo ha fatto tornare, per pochissimi giorni, a Venezia, quale ospite d’onore dell’università di Ca’ Foscari, alla cerimonia di proclamazione delle lauree in piazza San Marco.

L’attuale vice allenatore del San Antonio Spurs è il primo coach italiano in NBA, fino a settembre 2017 commissario tecnico della Nazionale azzurra. Molti i legami e i punti di contatto con la nostra città, visto che la sua carriera è iniziata nel biennio 1980-82 sulla panchina del Basket Mestre. «Quando mi hanno invitato a partecipare a questa cerimonia – ha raccontato venerdì – ero imbarazzatissimo. Erano anni che non tornavo nella mia università. La mia tesi fu un flop, mi ricordo che il relatore mi disse: non importa, lei farà l’allenatore. Era la mia passione e così è stato».

Da qui è partita la carriera stellare di uno degli allenatori di basket più decorati a livello europeo: ventotto titoli conquistati a livello di club. Tra questi spiccano 4 vittorie in Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 7 Coppe Italia, 4 scudetti in Italia e 6 in Russia.

Tante vittorie, quale la più bella?
Non c’è titolo che tenga, rispetto alla soddisfazione dei rapporti personali con tantissimi giocatori che ho allenato. Non faccio nomi, perché rischierei di dimenticare qualcuno, soprattutto tra i giocatori delle giovanili, magari sconosciuti ai più, che però mi hanno dato soddisfazioni incredibili.

Come valuta la sua carriera?
Sono stato una persona molto fortunata: anzitutto perché ho avuto la gioia di riuscire a fare ciò che sognavo da ragazzo, e poi per i tantissimi straordinari campioni che ho avuto la fortuna di allenare.

Perché oggi un bimbo dovrebbe iniziare a prendere in mano un pallone da pallacanestro?
Il nostro è uno sport bello perché tutti devono saper fare tutto. Non è come il calcio: in una partita di basket ognuno deve essere in grado, e ha l’occasione, sia di difendere che di segnare un canestro.

Segue il nostro campionato?
Purtroppo i tempi della Nba mi portano a poter seguire pochissimo. A livello generale, comunque, mi sembra che Milano sia una corazzata, sia per caratura tecnica dei giocatori, sia per quanto riguarda il potenziale economico della società meneghina. E così quando vince lo scudetto, come quest’anno, si finisce col pensare che abbia fatto semplicemente il proprio dovere. Però poi, ci possono essere anche delle sorprese come Sassari o la Reyer nel 2017, a conferma di come il nostro sia uno sport incerto e avvincente. Nulla è scontato. La crescita di Milano andrà misurata in Eurolega.

Ha parlato della Reyer: come valuta il percorso degli orogranata negli ultimi anni?
Sento la Reyer come una società di casa, vicina ai miei sentimenti. E penso che quanto ha fatto la società, in questi anni, dovrebbe rendere orgogliosi tutti i veneziani. E’ diventata, relativamente in poco tempo, una società modello, non solo dal punto di vista di squadra, ma per il progetto di società che c’è alla base di tutto.

Ha parlato di casa: in molti la considerano un mestrino.
In realtà sono nato a Catania, ma a Mestre, è vero, ho intrecciato alcuni dei rapporti più belli della mia vita. Conoscenze e amicizie che mi accompagnano sempre, che proseguono e crescono al di là dello sport. Questo è ciò che di bello è successo nella mia vita.

Mediamente ogni quanto torna in Italia?
Almeno una volta all’anno cerco di tornare a casa. I tempi dell’Nba rendono, difficile, purtroppo fare di più. Ma quando arriviamo cerchiamo di passare il maggior tempo possibile a Bologna, dove è nata mia moglie, e dove abbiamo i parenti più stretti.

In America come è la situazione ambientale?
San Antonio, da questo punto di vista, è un luogo ideale anche per portarci la famiglia, perché è un posto non troppo grande, rispetto alle altre principali metropoli americane. A volte l’Italia manca, ma lavorare in Nba per un allenatore di basket è un sogno, un’occasione troppo importante.

Rimarrà lì anche per la stagione 2018-19?
Sì.

Quale è l’obiettivo del suo team?
Centrare i play-off. E non sarà una missione semplice. Ci sono almeno dodici squadre, nel nostro raggruppamento, che puntano a raggiungere il nostro stesso obiettivo.

Quando inizierete la preparazione?
Dopo la prima decade di agosto, inizieremo a lavorare a San Antonio.

Un italiano in Nba: quali sono le differenze più importanti che balzano agli occhi?
La differenza fondamentale riguarda soprattutto i palazzetti, le strutture e gli impianti per praticare questo sport. Il nostro Paese ha un gap quasi impossibile da colmare e questo si ripercuote sotto tutti i punti di vista: le grandi squadre, ma anche per l’attività giovanile dei ragazzi. L’Nba è di un altro pianeta rispetto a noi. In Italia ci sarebbe bisogno di nuovi palazzetti, che diventino la casa del basket e delle società. E nessuno più di voi a Venezia, con la Reyer, può comprendere bene l’importanza di questo ragionamento.

E’ fiducioso per il cammino della nostra Nazionale?
Sicuramente sì. Penso che ci qualificheremo per i prossimi Mondiali del 2019.

Cosa si può fare per crescere di più anche a livello federale?
Anzitutto penso sia fondamentale trovare l’amalgama del gruppo azzurro. Perciò un primo accorgimento importante sarebbe quello di riuscire a far giocare i giocatori azzurri, con la Nazionale, in questa prima finestra di settembre.

Ha allenato moltissimi campioni: crede che siano più i giocatori a fare la fortuna degli allenatori, o gli allenatori quella dei giocatori con i loro consigli e insegnamenti?
La maggior parte delle volte sono i giocatori a fare la fortuna degli allenatori, me compreso.

Ripercorrendo la sua giovinezza, che valori le ha trasmesso lo sport?
Il rispetto e le amicizie, quelle vere.

In quali luoghi li ha imparati?
Da bambino, nei patronati. Non c’erano molte alternative, dove poter andare a giocare. Ma il patronato è quel luogo di aggregazione che manca tanto anche oggi». Purtroppo il tempo del viaggio in taxi dall’aeroporto di Tessera è già terminato. Il Canal Grande e piazza San Marco si aprono davanti al coach. «Molti di voi lavoreranno in squadra – ha detto rivolto agli studenti freschi di laurea – ma pensate sempre che poi conta sempre la responsabilità individuale. La lotta non sarà facile: magari verrete superati da chi ritenete inferiori a voi, ma dovete tenere duro e credere in voi stessi e in quanto siete capaci di dare. Se fate bene, potrete pretenderlo anche dagli altri. «Non vi darò il compito e la missione di cambiare il mondo, anche perché spesso chi ve lo dice è lo stesso che l’ha distrutto. Io ho avuto la fortuna di trovare individui che mi hanno offerto opportunità ed è quanto auguro a voi; però le occasioni bisogna anche crearsele: non abbiate paura di rompere le scatole e di farvi avanti, cercando di conoscere bene il vostro carattere, ovvero le vostre caratteristiche. Fidatevi di queste e sviluppatele, senza badare a quello che gli altri dicono di voi. Infine non prendersi troppo sul serio: ‘Ti pagano per far sgambettare dei ragazzi in mutande”, mi disse un amico, facciamo tutti qualcosa che non richiede un talento particolare. Noi adulti abbiamo bisogno del vostro entusiasmo».
Lorenzo Mayer

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Mestre e Marghera, tre giorni di chiusura per 15 bar gestiti da cinesi: «Non osservavano gli orari delle slot machines»

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 22:31

Giungono a conclusione i provvedimenti di chiusura per i bar che non osservano le fasce orarie che disciplinano l’accensione di slot machine o videogiochi.

Continua, anche a Ferragosto, il lavoro degli agenti di polizia locale di Venezia: 15 i locali con attività sospesa su disposizione dell’Amministrazione comunale. Il Nucleo Attività produttive di Terraferma della polizia locale ha infatti posto i sigilli per 3 giorni a 6 locali di Favaro Veneto, 5 di Mestre, 3 di Chirignago e 1 di Marghera. Resteranno chiusi il 16, 17, 18 agosto 2018. Tutti i bar sono gestiti da persone di nazionalità cinese.

I controlli effettuati a tutela dalla salute pubblica hanno riguardato 117 pubblici esercizi e portato alla redazione di 153 verbali, di cui alcuni giungono ora alla fase esecutiva. Alla sanzione pecuniaria di 166 euro per violazione all’articolo 14 del Regolamento comunale in materia di giochi, infatti, si aggiunge la previsione della sanzione accessoria di 3, 5 e infine 30 giorni di chiusura dei locali.

I bar sanzionati tenevano i videogiochi accesi in orari in cui non è consentito e, avendo reiterato il comportamento scorretto, alla sanzione economica si è aggiunta la prima chiusura per 72 ore. Le contromisure da parte dei gestori erano già state prese: 4 esercizi hanno predisposto un tasto di spegnimento videogiochi situato sul bancone, tasto che viene attivato quando nell’esercizio entra la polizia locale. Le proteste dei giocatori, però, sono il segno evidente dell’infrazione compiuta.

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Venezia, il Premio San Rocco a Luana Ballarin Baratto per la sua opera con l’Anffas

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 21:33

Il Premio San Rocco 2018 è stato conferito a Luana Ballarin Baratto.

Il riconoscimento che ogni anno l’arciconfraternita di San Rocco destina ad una persona particolarmente meritevole per azioni di carità va a colei che, per 25 anni, è stata presidente della sezione veneziana dell’ANFFAS, Associazione Famiglie Disabili Intellettivi e Relazionali, «benemerita Istituzione laicale – si legge nella motivazione del Premio – la cui attività si esplica nel promuovere la riabilitazione delle persone affette da handicap intellettuali e nel migliorare le loro condizioni di socializzazione e integrazione».

Luana Ballarin Baratto è stata premiata oggi, nella festa di San Rocco, compatrono di Venezia, al termine della celebrazione presieduta, proprio nella chiesa di San Rocco, dal card. Giovanni Lajolo, Governatore emerito dello Stato di Città del Vaticano.

La processione dei confratelli dell’arciconfraternita di San Rocco oggi, nella festa del santo patrono

 

«Luana – si legge nella motivazione del riconoscimento, firmata dal Guardian Grando Franco Posocco e dal cancelliere Alfredo Baroncini – viene premiata per la sua prolungata e costante opera di assistenza, vicinanza e soccorso spirituale e materiale alle persone affette da disabilità, ai loro familiari ed a quanti sono socialmente coinvolti».

Nei 25 anni di presidenza della signora Ballarin Baratto, l’associazione ha realizzato a Venezia due Comunità Alloggio, un Centro diurno e un Laboratorio artistico, oltre ad altre iniziative rivolte al benessere ed al recupero degli assistiti.

«Luana Ballarin – continua la motivazione del Premio – da anni costituisce un sicuro riferimento per le persone con difficoltà, accolte con un sorriso e con l’ottimismo di chi intende vincere le asperità e gli ostacoli di una vita resa difficile dalla disabilità. Con una parola gentile, lo sguardo attento e l’impegno quotidiano, ha fatto sempre emergere i caratteri più significativi della carità, perseguita nei secoli secondo il messaggio di San Rocco».

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Il più vecchio d’Italia e il più premiato d’Europa: il bagnino dei record è Pippo, del Lido di Venezia

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 18:26

È il bagnino di salvataggio più vecchio d’Italia e quest’anno è pronto a festeggiare un nuovo record: il più premiato d’Europa. Ed è in servizio al Lido di Venezia.  Dal 1949 ha conseguito il brevetto di salvataggio che ha mantenuto ininterrottamente fino ad oggi. E non ha alcuna intenzione di lasciare i “ferri del mestiere”. Da sessantanove anni ha il brevetto. «Brevetto che è tutt’ora in corso di validità – sottolinea con una punta di giusto orgoglio Benito Garbisa, per tutti semplicemente Pippo – a fine anno sono pronto a chiedere il rinnovo. E lo avrò. Alla Società Nazionale Salvamento di Genova mi vogliono tutti un gran bene e mi stimano. D’altra parte molti di coloro che oggi tengono i corsi di aggiornamento, e sono davvero bravissimi, li ho visti crescere».

Pippo è nato al Lido il 3 novembre del 1933. Ha già compiuto 84 anni ma non ha alcuna intenzione di andare in pensione. «Certo non sono più i tempi in cui stavo in spiaggia dalle 4 del mattino alle 10 di sera – racconta il decano dei bagnini – il titolo per raccontare la mia vita potrebbe essere “Io e il mare” – oggi ho una certa età ma continuo a prestare servizio come volontario, qualche ora al mattino. Vado a camminare con il mio nipotino acquisito. Si chiama Claudio ha 10 anni, e appena possibile prenderà anche lui il brevetto di salvataggio. Per adesso gli ho regalato la maglietta con la scritta salvataggio, lui ne va fiero ed è molto bravo».

Come trascorre, ora, le sue giornate, il decano dei bagnini italiani conosciuto anche a livello internazionale? «Non ho più l’obbligo tassativo degli orari sia chiaro – prosegue l’interessato – ma al mattino vado a camminare in diga e soprattutto nelle zone di spiaggia libera al Lido, per cercare di dare una mano dove c’è meno presidio e sorveglianza. Poi nel pomeriggio me ne torno a casa a riposare». Il segreto per tenersi in forma è semplice.

«Il Lido è l’ideale per tenersi in forma, passeggiate, anche d’inverno, poi qualche corsa in bicicletta e un po’ di palestra. Così, anche alla mia età, mi presento a giugno pronto a ricominciare». Racconta di un dato molto significativo. «Ho salvato 60 persone dall’annegamento in mare, tutte certificate – racconta – ho preso tante medaglie e ricevuto riconoscimenti e attestati. Ma non c’è soddisfazione o premio che possa trasmettere le emozioni del sorriso di una persona in difficolta in mare, tratta in salvo. Ecco io ho fatto il bagnino, perché volevo aiutare le persone. E nel mio piccolo penso di esserci riuscito».

Ricorda ancora, come se fosse storia di ieri, il giorno in cui ha conseguito, per la prima volta, il brevetto. «Era il 1949, lo ottenni sulla spiaggia del Des Bains, avevo 16 anni, perciò ero ancora minorenne, e per conseguire questo diploma ebbi bisogno della firma di mio papà. Ottenni il brevetto di salvataggio sotto la responsabilità dei miei genitori, fino a quando ho compiuto la maggiore età.  Da allora la spiaggia è sempre stata la mia seconda casa». Così, quasi settanta anni fa, il giovane Pippo prese servizio nello stabilimento balneare avviato dal papà Spiridione nel 1918, appunto la spiaggia “Garbisa” all’inizio del lungomare Marconi, con ingresso dall’incrocio con via Colombo. E questa passione si è tramandata poi al figlio Luigi, che per anni ha gestino la spiaggia dell’Eurotel. Di generazione in generazione questa “missione” è arrivata fino al nipotino Claudio a cui vorrebbe il grande Pippo, un giorno, passare il testimone di tanta esperienza.

E proprio alle giovani generazioni non disdegna qualche prezioso consiglio. «Il mare è bello, ma anche molto pericoloso – ripete – dunque chi deve sorvegliare non si lasci incantare troppo dai telefonini e dalla tecnologia, piuttosto bisogna imparare a non distogliere mai l’attenzione dall’acqua. In questo modo, come è capitato a me si salvano vite umane». Ha ancora un sogno nel cassetto. «Vorrei incontrare quella persona, che oggi dovrebbe e abitare a Loreggiola in provincia di Padova che alcuni decenni fa ho salvato dall’annegamento al “Sorriso”. Lui all’epoca era un ragazzino. E ricordo ancora che quando iniziai la rianimazione con la respirazione bocca a bocca, quasi tutti lo davano per morto ed erano molto pessimisti. Invece poco alla volta si è ripreso, così come ricordo, come fosse adesso, di quando la sera andai a trovarlo all’ospedale al mare. Il primario Dalle Vacche mi disse che era fuori pericolo, riconoscendo la valenza e i meriti del mio soccorso. E’ stata una grande gioia. Vorrei avere l’occasione, ancora una volta, di incontrare quell’uomo, di sapere come sta e cosa ha fatto in questi anni».
La vita di Pippo è una lunga scia di medaglie, attestati, premi e onorificenze per la sua opera, tutta cuore e dedizione, nel salvataggio delle persone in difficoltà in spiaggia e al mare. Solo per citare qualche premio, tra i più recenti, ci sono, solo per fare alcuni esempi, il Premio Miramare, l’osella della Festa della Sensa, ma anche il Premio Bontà, la nomina a Cavaliere della Repubblica Italiana.

Pippo confida un altro desiderio, vorrebbe incontrare il Presidente della Repubblica e a tutti gli amici da un appuntamento a settembre: «Faremo una festa a settembre all’Hugaria – conclude – perché sono diventato anche il bagnino più decorato a livello europeo». Di record in record. Fino al prossimo rinnovo di brevetto.

Lorenzo Mayer

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Avm-Actv, dal 20 agosto la nuova campagna abbonamenti, con i volti delle istituzioni culturali

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 11:20

Parte lunedì 20 agosto la nuova campagna di comunicazione degli abbonamenti annuali Studenti e Ordinari del servizio di trasporto pubblico, erogato da AVM/Actv.

Come accade ormai da alcune edizioni, i testimonial della campagna di quest’anno sono cittadini, che rappresentano a diverso titolo alcune delle principali realtà culturali veneziane in laguna e in terraferma. Diverse professioni e diversi luoghi di arrivo e partenza ma tutti serviti dalla rete del trasporto pubblico locale.

Dopo i ‘volti’ dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, degli sportivi locali, dei lavoratori delle aziende partecipate dal Comune e di alcune eccellenze dell’artigianato locale, quest’anno è la volta di Andrea, responsabile del Museo Correr, in Piazza San Marco, di Arianna, addetta di biglietteria del Teatro Toniolo a Mestre, di Camilla e Marco, studenti che frequentano la Biblioteca civica Vez di Mestre, di Claudia, responsabile degli allestimenti multimediali del nuovo Museo M9, di Claudio, elettricista del Teatro Goldoni a Venezia, e di Daria, macchinista teatrale del Teatro La Fenice.

Grazie alla rete unica urbana, con l’abbonamento annuale è possibile spostarsi all’interno del comune di Venezia, viaggiando illimitatamente su tram, autobus, vaporetti e people mover. Particolari condizioni sono garantite ai residenti delle Isole della Laguna di Venezia. Agli abbonamenti extraurbani che coprono determinate origini/destinazioni è invece associabile un supplemento valido per la rete urbana automobilistica o navigazione.

Già 36.000 persone (+6% rispetto allo scorso anno) hanno scelto di acquistare un abbonamento annuale nell’ultimo anno, dimostrando come la clientela abbia saputo cogliere i vantaggi proposti, in particolare il risparmio garantito da tale soluzione:

  • la possibilità di acquisto per gli studenti dal 20 agosto a valere dal primo settembre (sino al 31 agosto dell’anno successivo) in modo da far coincidere la validità dell’abbonamento annuale con l’inizio dell’anno scolastico;
  • la possibilità di viaggiare 12 mesi al costo di 9 (studenti) o 10 (ordinari) mensilità e di risparmiare fino a 250 euro;
  • la comodità di recarsi una volta soltanto allo sportello evitando di tornarci ogni mese;
  • la sicurezza di ottenere un duplicato in caso di smarrimento o furto, senza perdere i titoli caricati in precedenza;
  • la possibilità di richiedere il rimborso o il ristoro nonché la sospensione in caso di maternità, malattia, o infortunio dell’abbonato;

Inoltre, è possibile acquistare l’abbonamento annuale anche tramite la AVM Venezia Official App che consente di consultare in modo facile ed immediato gli orari dei servizi del trasporto pubblico AVM/Actv, di pagare la sosta sulle strisce blu, oltre che acquistare i principali titoli di viaggio ed il nuovo abbonamento integrato con Trenitalia.

Infine, oltre al pagamento con carta di credito e bancomat (presso tutti i concessionari e i punti vendita Venezia Unica), è possibile suddividere – senza costi aggiuntivi – l’acquisto dell’abbonamento in 4 rate: la 1° rata da pagare all’atto dell’acquisto dell’abbonamento direttamente presso il punto vendita Venezia Unica e le successive con addebito in c/c bancario o postale posticipato a 3, 6, 9 mesi.

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Fiume Marzenego e canale Osellino: la Regione sblocca 5 milioni per la riqualificazione

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 10:59

Sbloccati 5 milioni di euro per l’intervento di riqualificazione ambientale del Marzenego-Osellino. Il fiume Marzenego, che nasce nei pressi di Resana e sfocia in laguna, tramite il canale Osellino, dopo un percorso di 31 chilometri, ha infatti bisogno di un significativo intervento.

Lo sblocco delle risorse è annunciato dall’assessore regionale alla legge speciale per Venezia, Roberto Marcato: «Con questi soldi – sottolinea – sarà finalmente possibile avviare la realizzazione di un primo stralcio funzionale dell’opera da parte del soggetto attuatore, il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, al quale abbiamo a suo tempo suggerito proprio di rimodulare il progetto per stralci di importo ridotto, rendendo così più facilmente gestibili anche le relative procedure di finanziamento».

Il progetto per la riqualificazione ambientale del corso d’acqua, che ha un importo complessivo di circa 29 milioni di euro, prevede la bonifica dei fondali, la riduzione del carico di inquinanti sversati in laguna, la sicurezza idraulica, la razionalizzazione dei posti barca, l’integrazione dei percorsi ciclo-pedonali, in un contesto di valorizzazione generale del territorio.

Uno specifico accordo di programma del 2006 prevede che il cofinanziamento dell’opera sia ripartito tra la Regione (26,5 milioni di euro, a valere sui fondi della Legge Speciale per Venezia), il Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche (2 milioni di euro) e il Comune di Venezia (450 mila euro).

“Mano a mano che si renderanno disponibili spazi finanziari nel nostro bilancio per liberare risorse ci muoveremo esattamente come abbiamo fatto oggi – conclude l’assessore Marcato –, perché il nostro obiettivo non è quello di cominciare l’opera ma di completarla”.

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Cliniche del dente low cost: in provincia di Venezia una segnalazione di danno a settimana

Gente Veneta - Gio, 16/08/2018 - 09:59

Sono attraenti, ricche, luminose, ipermoderne, completamente attrezzate. E offrono prestazioni a prezzi stracciati: quei 29 euro per un’otturazione dentale sono capaci di mettere in crisi il più parsimonioso tra i pensionati veneziani. Da due anni a questa parte quelli che si lasciano tentare dai “paradisi dell’odontoiatria a basso costo” sono cresciuti in modo esponenziale. Il problema è che messo piede in una di queste cliniche con i propri denti, a volte se ne esce danni perfino irreversibili all’apparato di masticazione.

Malasanità dentale. O truffa che dir si voglia. (La Vitaldent, tra le tante, ne sa qualcosa, coinvolta due anni fa in un caso di presunta frode e riciclaggio). Alla commissione dell’albo degli odontoiatri di Venezia arriva almeno una segnalazione di danni in bocca a settimana. «Numeri inimmaginabili fino a due anni fa», periodo in cui è esploso il fenomeno delle cure dentistiche low cost. «Questa gente è disperata – conferma il presidente Giuliano Nicolin -. I numeri sono saliti questo ultimo anno. Le segnalazioni di chi è stato danneggiato da queste cliniche arrivano settimanalmente o nel mio studio o direttamente a me, come presidente. Fino al 2016 erano molto, ma molto più rare».
C’è anche l’anziano mestrino, come denuncia Adico, che gira da otto mesi con sei denti provvisori. Dolori e difficoltà di masticazione inclusi. Tutto perché una di queste cliniche si starebbe negando per la conclusione dei lavori nella bocca dell’uomo. Oltre al danno anche la beffa: lui, in buona fede, avrebbe già saldato la fattura.

Una storia uguale ad altre cento: il paziente si presenta in studio, il suo caso non viene analizzato, non lo sottopongono nemmeno agli esami preliminari. Concordano subito, però, un piano d’intervento alla bocca in base alla disponibilità economica: «Peggio – rincara Nicolin – in queste cliniche forzano i piani terapeutici non in base alle patologie, ma a quanti soldi può spendere il paziente. Vendono le prestazioni e non curano. Fanno odontoiatria come investimento finanziario».

Due i danni più frequenti. Nel primo caso convincono il malcapitato a togliere tot numero di denti per sostituirli con degli impianti permanenti, «ma quando li hanno estratti si accorgono che manca osso, che non esistono le condizioni minime per mettere l’impianto… e lasciano il paziente con apparecchi mobili – dice l’esperto – e ne ho visti almeno tre o quattro di questi casi nell’ultimo mese, è la tipologia più diffusa».

Così lo sdentato in attesa di una bocca nuova si sente dire che il programma concordato all’inizio è sbagliato e non si può completare, offrendo a volte, come blando risarcimento, una protesi mobile, la meglio conosciuta dentiera, con differenze sia estetiche che, soprattutto, legate alla qualità della masticazione. «Il tutto già pagato» ricorda il dottor Nicolin, spesso con finanziamenti ad hoc: «Queste persone sono danneggiate anche economicamente, con un apparato della masticazione gravemente compromesso».

Il secondo incidente dentale più diffuso è legato «alle terapie eseguite male», spiega ancora. E il motivo è chiaro: le grandi catene che commercializzano cure dentali assumono solo giovani neolaureati, privi d’esperienza: «Non vanno a prendere il professionista che ha già una certa esperienza, magari come supervisore, almeno. I neolaureati qui si mettono a fare grandi lavori senza avere reali capacità».

E senza contare che appena questi neodottori si accorgono di non essere correttamente stipendiati ci mettono poco ad andarsene. Così il paziente ogni volta vede un dottore diverso. «I colleghi che lavorano in queste cliniche, compreso il personale ausiliario, si lamentano di non essere pagati. E c’è un elevatissimo turn over. Un paziente entra, inizia le cure con una persona e nel corso del trattamento viene visto anche da quattro o cinque operatori distinti. Poi quando ci sono problemi i pazienti ci dicono che non sanno a chi rivolgersi: “Non ho mai visto la stessa persona”».

E la possibilità di non vedere più nemmeno i propri denti sani? C’è eccome, ammette Nicolin: «Abbiamo casi in cui i pazienti si sono fatti convincere di togliere i denti sani per mettere quattro impianti e poi una protesi su impianti per tutta la bocca. E capita molto frequentemente. Non posso dire che il 100% dei lavori fatti in queste cliniche siano al 100% lavori da rifare. Ma l’esperienza – aggiunge l’esperto con riso amaro – mi dice che ci vuole “un po’” di fortuna…».

In alcune ci sono professionisti che lavorano con etica e deontologia senza piegarsi alle logiche di mercato, è vero, «non tutti operano male. A volte c’è qualche professionista che mi chiama e mi dice “Sono venuto via perché lì ho visto questo, questo e questo”. Si può allora capitare nelle mani di colleghi che sono capaci e pensano al bene della persona. Ma sono molto rari in questi contesti. Spesso vanno via semplicemente perché, lì, non vengono pagati».

Giulia Busetto

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La tragedia di Genova: il Patriarca ringrazia chi gli ha espresso vicinanza

Gente Veneta - Mer, 15/08/2018 - 21:13

Nelle ore successive alla tragedia per il crollo del ponte Morandi a Genova molte persone si sono fatte presenti presso il Patriarca Francesco che – si sa – del capoluogo ligure è originario.

Il Patriarca è grato ai tanti che in queste ore si sono fatti presenti, in vari modi, per manifestargli la loro solidarietà e vicinanza in occasione della tragedia che ha colpito la città di Genova e, mentre invita tutti a pregare per i morti e per le loro famiglie, desidera esprimere il suo sincero e sentito grazie a coloro che in tale circostanza hanno voluto manifestargli la loro vicinanza.

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Le famiglie si ritrovano a Dublino. Il card. Farrell: “Gli schemi pastorali del passato non funzionano più”

Gente Veneta - Mar, 14/08/2018 - 21:23

“La famiglia va raccontata dalle famiglie stesse: chi potrebbe essere testimone migliore di coloro che sperimentano quotidianamente questa grande bellezza?”. Non ha dubbi in proposito il card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, pregustando l’ormai imminente IX Incontro mondiale delle famiglie (www.worldmeeting.ie) sul tema “Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo”, in scena dal 21 al 26 agosto a Dublino.

Il countdown è terminato, tutto è pronto e le cifre abbozzate sono sempre più precise: famiglie provenienti da 116 Paesi del mondo, 6mila ragazzi under 18 (il numero più alto nella storia degli Incontri mondiali delle famiglie finora) e 7mila volontari.

Ancora, 85mila biglietti prenotati per il Festival con Papa Francesco al Croke Park Stadium: 500mila le prenotazioni per la messa finale al Phoenix Park celebrata da lui.
E non finisce qui. 37mila iscrizioni ai tre giorni di congresso (22, 23 e 24 agosto) per un totale di 65 workshops, dove parleranno 200 relatori, di cui la maggior parte donne laiche, ma anche tante coppie. Al congresso parteciperanno inoltre 100 delegazioni, di cui una cinquantina provenienti dalle periferie del mondo, grazie al sostegno del Dicastero in collaborazione con l’arcidiocesi di Dublino e le altre diocesi irlandesi.

Il card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita

 

Quali attese per l’Incontro?
Le attese sono tante, ma l’obiettivo di fondo è principalmente lo sviluppo della pastorale famigliare ampiamente disegnata dall’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Viviamo in un contesto di individualismo esasperato, che rischia di offuscare la bellezza del matrimonio e la famiglia; gli schemi e i metodi pastorali del passato sembrano non essere più funzionali dinanzi ai profondi mutamenti sociali; in questa situazione radicalmente nuova e spesso destabilizzante sentiamo però il dovere di preparare e accompagnare le coppie al matrimonio in modo più impegnativo e costante, come un vero e proprio “catecumenato”, secondo la felice espressione di Papa Francesco. Non si tratta semplicemente di organizzare corsi prematrimoniali: la questione è ben più profonda e riguarda l’accompagnamento, anche durante i primi anni di matrimonio, degli uomini e delle donne che decidono di fare parte del progetto di Dio. In passato a questo compito delicato e splendido si dedicavano le famiglie, i nuclei allargati che costituivano quella rete di sostegno oggi scomparsa a causa dello sfilacciamento delle relazioni o anche più semplicemente a causa delle difficoltà oggettive di affiancare, ad esempio, i figli che per esigenze di lavoro sono costretti a vivere lontano dal luogo di origine.

Il contesto irlandese è particolare, la storia ha lasciato in eredità al Paese parecchie cicatrici e il “clima” è a volte un po’ tempestoso, basti pensare al recente referendum sull’aborto. Quale valore assume l’Incontro in questo specifico scenario?
È sempre un momento particolarmente significativo per ricordare e rafforzare la vita e la missione della famiglia. Il clima davvero complesso che lei cita è innegabile, ma contiene in sé il germe della rinascita. È insita nella vita delle famiglie la forza per annunciare la gioia al mondo, sentirete spesso ripetere in questi giorni, e non ci stancheremo mai di annunciarlo, che la famiglia è sempre una risorsa, sostegno insostituibile – con il suo lessico speciale basato sulla grammatica dell’amore – per il bene comune e la vita della Chiesa. L’incontro di Dublino è il grande appuntamento delle famiglie cattoliche che si ritrovano a manifestare la propria fede e testimoniare al mondo – a tutte le famiglie e a tutte le persone di buona volontà – la gioia del vangelo vissuto, pur nella semplicità e limitatezza della propria condizione. L’Incontro mondiale delle famiglie non ha nessuna intenzione di modificare la dottrina cattolica sul matrimonio, anzi di mostrarne la fecondità e bellezza, soprattutto con il segno della gioia. È questo il senso del titolo: “Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo”.

Il Congresso è ricco e ben articolato, con esperti e testimonianze provenienti da tutto il mondo declinate in un ventaglio di temi che vanno dalla pastorale di Amoris Laetitia all’immigrazione, passando per la cura del creato: la famiglia è protagonista assoluta in ogni sua sfaccettatura. Facciamo una panoramica?
Attraverso un itinerario ragionato e consequenziale, il congresso tratta tutti e nove i capitoli di Amoris Laetitia, offrendo una panoramica dottrinale, pastorale ed esperienziale dell’intera esortazione. Fil rouge della tre giorni è la formazione al matrimonio (remota, prossima e seguente), importante non solo per prevenire conflitti e problematiche, ma anche perché la stessa vocazione al sacramento del matrimonio ha bisogno di essere preparata, accompagnata, seguita e curata nel tempo. Il Congresso e l’Incontro di Dublino, che avrà il suo apice con la presenza di Papa Francesco, in modo visibile e altamente rappresentativo di tutta la Chiesa cattolica vuole essere il frutto maturo dei due Sinodi sulla famiglia e del magistero pastorale del Papa offerto in Amoris laetitia e nei molti interventi successivi, come pure nell’opera di riforma della Curia che ha riguardato il nostro Dicastero competente tra l’altro proprio “per la cura pastorale dei giovani, della famiglia e della sua missione” (art 1 dello Statuto).

L’ultimo Pontefice a visitare l’Irlanda è stato, nel 1979, San Giovanni Paolo II. Quando Francesco ha annunciato la sua decisione di partecipare all’Incontro, i fedeli irlandesi hanno reagito con grande entusiasmo, tanto che i biglietti per la Messa e il Festival delle Famiglie sono andati sold out dopo pochissimo. Tra musica, testimonianze e momenti di autentica condivisione, sul palco le famiglie davvero incarneranno la “gioia per il mondo” di cui si parla nel tema scelto dal Papa per questo IX Incontro…
Il popolo irlandese affonda le sue radici nella fede cristiana con una profondità non comune. Il Paese ha risposto con grande generosità ed entusiasmo alla preparazione dell’evento e soprattutto alla notizia della visita del Papa. Auspichiamo che grazie all’Incontro le famiglie possano acquisire una consapevolezza più intensa della propria vocazione, ossia testimoniare la gioia per il mondo malgrado tutte le difficoltà di cui inevitabilmente è costellato il cammino. Siamo convinti che guardarsi allo specchio e condividere con altre famiglie questa vocazione alla gioia regalerà a tutti uno stile di vita più familiare, in linea con l’essenza più autentica del cristianesimo. (Sir)

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