Aggregatore di feed

Un pezzo di impianto dentale nel polmone: doppio intervento all’Angelo di Mestre

Gente Veneta - Ven, 20/04/2018 - 17:45

Un doppio intervento per estrarre dai polmoni un corpo estraneo inavvertitamente inalato: è stato effettuato con successo dalla Pneumologia dell’Angelo, che per due volte ha operato in broncoscopia su un paziente veneziano, per liberare uno dei bronchi polmonari in cui era finito un pezzo di impianto dentale.

Il paziente, una persona anziana della città storica, era stato ricoverato presso l’Ospedale di Venezia: “Era stato riscontrato – spiega il dottor Lucio Michieletto, che guida la Pneumologia di Mestre – un addensamento al polmone destro, di causa ignota, che preoccupava il paziente e i medici curanti. Tra gli esami che vengono eseguiti al Civile, la TAC del torace pone il sospetto della presenza di un corpo estraneo nei bronchi del polmone, collegabile come causa all’addensamento polmonare. Eseguita una broncoscopia presso l’Ospedale di Venezia e confermata la necessità di intervento, il paziente è stato trasferito alla Pneumologia dell’Angelo, attrezzata per gli interventi endoscopici di rimozione dei corpi estranei”.

L’équipe della Pneumologia di Mestre è però costretta ad un intervento in due fasi: “Il corpo estraneo era stato inalato da tempo, ed era ormai coperto da un grumo che lo rendeva difficilmente identificabile. Abbiamo quindi dovuto eseguire una procedura in due tempi; nella prima procedura di broncoscopia rigida è stata eseguita una pulizia della reazione granulomatosa che avvolgeva il corpo estraneo; in seguito, dopo un breve periodo di terapia medica per ridurre l’infiammazione, la seconda broncoscopia ha permesso la rimozione del corpo estraneo, risultato essere un ‘perno odontoiatrico’ staccatosi dall’impianto dentale e inavvertitamente inalato dal paziente”.

L’inalazione dei corpi estranei attraverso le vie aeree, spiega il dottor Michieletto, può tradursi in eventi acuti a carico dei polmoni; la rapida rimozione è quindi indispensabile per evitare il soffocamento, o in reazioni ostruttive che, anche a distanza di tempo, possono portare a polmoniti o ascessi polmonari”. “Anche in questo ambito – commenta il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben – l’Ospedale dell’Angelo è punto di riferimento: le competenze, le strumentazioni e il personale adeguatamente preparato sono a disposizione, in caso di problematiche complesse come quella affrontata dalla Pneumologia con questo doppio intervento, per la popolazione dell’Ulss 3 Serenissima e per quella della nostra provincia e dei territori limitrofi”.

Categorie: Notizie

La formazione umana e cristiana non si improvvisa, si impara anche grazie a mamma e papà. A dirlo è il Patriarca, in visita alle scuole per l’infanzia altinate

Gente Veneta - Gio, 19/04/2018 - 17:09

«Quando sin da piccoli si è aiutati ad avere un rapporto con il Signore, quando un genitore vive e aiuta a vivere alla presenza di Dio, potrà capitare qualsiasi cosa nella vita di quella persona, ma nel cuore avrà sempre quella serenità e speranza interiore che nasce dalla certezza che siamo creature nelle mani del Creatore». È stata una delle riflessioni, questa, che il Patriarca ha condiviso questo pomeriggio con i genitori della scuola per l’infanzia “S. Giuseppe”, a Portegrandi, in occasione della quarta (ed ultima) giornata di Visita pastorale nella Collaborazione altinate.

I bambini della scuola per l’infanzia “S. Giuseppe” (a Portegrandi) accolgono il Patriarca con un cartellone di benvenuto da loro realizzato

 

Un invito, il suo, a trasmettere ai nostri figli il valore della preghiera sin dalla tenera età. Perché la formazione umana e cristiana non si improvvisa, ma si impara anche attraverso i gesti e le parole di mamma e papà. «Aiutiamo i nostri ragazzi a non essere polemici – aggiunge – ma a crescere nella capacità critica ponendo loro delle domande, facendoli riflettere: tutto ciò li aiuterà a crescere in libertà interiore, ovvero a saper prendere le distanze dal “ma tutti fanno così”».

I genitori dei bambini della scuola per l’infanzia “S. Michele” (a Quarto d’Altino)

 

Il Patriarca ha incontrato anche i piccoli alunni e i loro genitori della scuola per l’infanzia “S. Michele” di Quarto d’Altino. «I messaggi ricevuti in famiglia prima di andare alle scuole elementari sono essenziali: rimangono impressi per tutta la vita e segnano il futuro dei figli», commenta, sottolineando come i bambini spesso non comprendano ciò che i genitori si dicono ma il modo e il tono in cui si parlano sì; è da loro che imparano quali sono gli atti fondamentali della relazione, come la gratuità e il perdono. E, prima di fare un rimprovero, mons. Moraglia ha suggerito infine di affidarsi al Signore affinché, attraverso la preghiera, aiuti a trovare le parole e i gesti più giusti.

(con la collaborazione di Marzia Cattarin)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Simone Mayr, Vespri d’organo sabato alla Basilica della Salute

Gente Veneta - Gio, 19/04/2018 - 13:09

Sabato 21 aprile, presso la Basilica della Salute, alle ore 15.30 sono in programma i Vespri d’organo “Simone Mayr a Venezia”, in collaborazione con la Società Mayr di Ingolstadt: musiche per organo a cura di Paola Talamini del compositore bavarese, maestro di Donizetti, la cui opera Lodoviska inaugurò il Teatro La Fenice. L’organo è il Dacci del 1782-83.

Categorie: Notizie

Mira vota unanime: la sagra di paese non è il concerto di una rock star. Ammorbidire le misure di sicurezza

Gente Veneta - Mer, 18/04/2018 - 11:44

Il consiglio comunale di Mira ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiede di rivedere le norme di “safety&security” degli eventi. Mira è il primo comune a farlo.

«Un atto che va soprattutto a difesa delle tradizioni e del volontariato>, spiega il sindaco di Mira, Marco Dori, che si è speso su questo fronte, coinvolgendo anche molti altri comuni del territorio.

«Le manifestazioni che da sempre tengono in vita le nostre comunità sono quasi sempre organizzate da associazioni e volontari, quindi con tanto lavoro e pochissime risorse. Giusto rivedere i modelli di sicurezza, ma le nostre città hanno bisogno di vita e non di essere ostaggio della paura. La fiera di paese non può essere trattata come il concerto di una rock star. Noi chiediamo solo equilibrio e buon senso».

Unanime, in tal senso, le posizioni espresse dai vari gruppi consiliari. Il consiglio comunale chiede quindi una revisione delle attuali linee guida, prevedendo, eventualmente, che ai comuni vengano assegnate maggiori risorse per garantire la sicurezza delle manifestazioni.

Categorie: Notizie

Mestre, è morto Michele Serra, insegnante ed esperto di cinema: nella vita ha declinato il Vangelo

Gente Veneta - Mar, 17/04/2018 - 09:31

Idealista, cristiano convinto che il Vangelo sia la via della giustizia, appassionato esperto di cinema e di letteratura. Questo e molto altro è stato Michele Serra, spentosi domenica sera, a poco più di 80 anni.

Negli ultimi anni la salute malferma e declinante lo aveva costretto a ridurre di molto impegni e iniziative. Ma quasi fino all’ultimo ha curato quel Premio Città di Venezia, dedicato alla cinematografia dei Paesi poveri ed emergenti, che aveva creato e fatto crescere.

Mestrino della parrocchia di San Marco Evangelista, ricordava però ogni tanto la storia di migrazione sua e della sua famiglia: il papà che, per fuggire la miseria, se n’era andato dal profondo sud della Sardegna e lui stesso che, a nove anni, aveva dovuto lasciare con la famiglia il paesello d’origine, per giungere, come “stralunato corpo estraneo”, a Porto Marghera.

Michele ha vissuto la professione dell’insegnante: per 40 anni, partendo dalle elementari per andare alle superiori, è sempre stato sulle frontiere dell’educazione e dell’innovazione pedagogica.

Ha avuto un enorme e raro merito: quello di fare con grande passione il suo lavoro, concedendo nulla al tornaconto. Ha rinunciato più volte all’incarico di preside e ad altri ruoli prestigiosi nella cultura e nella comunicazione: «Collaboro – diceva – solo quando credo di avere qualcosa di valido da dire o da fare».

Michele Serra lascia la moglie Marilena e le tre figlie Ilaria, Chiara e Francesca. I funerali saranno celebrati nella chiesa di San Marco Evangelista, in viale San Marco a Mestre, alle ore 15 di martedì 17. (G.M.)

Categorie: Notizie

La vicenda di Alfie riguarda tutti noi

Gente Veneta - Lun, 16/04/2018 - 14:31

Alfie non ha nemmeno due anni ed è ricoverato in fase critica in un ospedale di Liverpool. Per i medici continuare a curarlo significa accanirsi su di lui in modo inumano e hanno chiesto ai giudici, che hanno dato loro ragione, di poter procedere a interrompere ogni cura medica determinando così la fine della vita del piccolo. I genitori vorrebbero invece trasferirlo in un altro ospedale, in Italia, dove dei medici si prendano cura di Alfie, per capire quali cure, pur senza accanimento, siano ancora possibili rispettando la dignità personale del loro bambino, anche se forse si trova già in fin di vita.

Medici, giudici, e ora anche poliziotti presenti in forza impediscono il trasferimento chiesto dal padre e dalla madre, i quali addirittura dichiarano che l’ospedale in cui ora è Alfie non li ha mai adeguatamente informati e non ha mai chiesto loro il consenso alle terapie alle quali loro figlio è stato comunque sottoposto. Terapie che avevano come scopo solo di sedare il bambino per addormentarlo o per evitare che sentisse dolore senza cercare né la diagnosi della malattia da cui Alfie è affetto, né una pista per contrastarla sostenendo la vita del piccolo, poiché secondo i medici inglesi non ha senso che la sua vita continui in queste condizioni.

Al di là di ciò che sembra, il nostro parere è che non ci si stia “scontrando” (solo) su modi diversi di considerare le cure e l’accanimento terapeutico, né su diverse maniere di accostarsi ai malati, né su varie forme di percepire la dignità umana e né sulla visione di cosa sia essere “uomo”. Al fondo ci si sta scontrando su cosa significhi essere “figlio”. È a partire da qui che si ha una percezione diversa del curare il corpo del figlio, di prendersi cura della sua vita e di rispettare la sua relazione con i genitori. I medici, i giudici e i poliziotti inglesi stanno “dicendo” al mondo che Alfie non è più figlio!

 

Per questo possono decidere “tutto” per Alfie, decidere di prendersi cura del suo corpo malato o no, decidere della sua vita o della sua morte, decidere di considerare la relazione filiale con i suoi genitori o di usurparla. Scusatemi la domanda: in nome di quale autorità si sta facendo questo? Ci pare un’autorità dispotica, quella di uno Stato “paternalista” (e “maternalista”). Ma non si chiedeva la fine del paternalismo dei medici proprio nelle questioni di fine vita? Chi chiedeva ciò non sta invece imponendo adesso un nuovo paternalismo (peggiore) in maniera dispotica?

p. Ermanno Barucco, ocd
Professore di Bioetica

Categorie: Notizie

Mira, led per l’illuminazione pubblica? Il Comune ci prova: «Senza accrescere i costi»

Gente Veneta - Lun, 16/04/2018 - 09:31

Lampioni al led ed efficientamente energetico di scuole ed uffici. Il Comune di Mira aderisce al progetto “Amica-E” della Città Metropolitana e punta ad una rivoluzione “verde” che porterà a migliorare l’illuminazione pubblica e gli edifici.

Il consiglio comunale ha infatti approvato la convenzione che permetterà al Comune di Mira di partecipare ad una prossima gara – di carattere metropolitano – per l’affidamento del servizio di illuminazione pubblica ed in futuro per l’efficientamento energetico degli edifici.

“Avremo una nuova illuminazione pubblica a led – spiega il sindaco Marco Dori – che permetterà di consumare meno energia elettrica e quindi di combattere il cambiamento climatico riducendo l’emissione di Co2. Oltre alla riqualificazione energetica – continua il primo cittadino – chi si aggiudica la gara s’impegna a mettere a norma e in sicurezza l’illuminazione pubblica”.



(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Il progetto “Amica-E” rientra nel programma europeo “Elena”, a sua volta strumento per dare attuazione al “Patto dei sindaci”, per ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra del 20% e di aumentare di pari valore l’utilizzo di fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

“Il nostro comune – continua il sindaco – potrà in questo modo trasformare a led i suoi 6 mila punti luce. Naturalmente – aggiunge Dori – attendiamo fiduciosi l’esito della gara. Aderendo al progetto “Amica-E”, gli eventuali investitori s’impegnano ad effettuare gli interventi programmati senza andare oltre alla spesa annua che i comuni già sostengono per bolletta energetica e manutenzione, quindi il nostro Comune potrà beneficiare di un doppio vantaggio: il passaggio al led e il contenimento della spesa”.

La tempistica per gli interventi sull’illuminazione pubblica dipende ora dalle procedure di gara e dal suo esito, la cui organizzazione spetta ora alla Città Metropolitana. Un progetto per il futuro, insomma, al quale si lega anche un secondo aspetto, quello dell’efficientamento energetico degli edifici, ad esempio la sostituzione di vecchi serramenti nelle scuole. Anche qui lo stesso principio: bolletta in cambio di investimenti per il risparmio energetico.

“Se tutto andrà per il verso giusto – conclude il sindaco – voglio installare nelle scuole dei monitor in cui gli studenti possano vedere in tempo reale il risparmio di Co2 prodotto dall’efficientamento energetico, contro il cambiamento climatico”.

Categorie: Notizie

Adolescenti e smartphone: vietare il web? Meglio il dialogo

Gente Veneta - Lun, 16/04/2018 - 07:16

Hanno lo smartphone tra le mani già alle elementari, per loro la connessione a internet non conosce limiti (come recita la pubblicità) e le relazioni virtuali diventano tanto vere e importanti quanto quelle reali. Sono i giovanissimi “abitanti” del mondo del web, frequentato con assiduità fin dalla prima adolescenza. Viaggiano in rete già in quinta elementare, accedono ai social aggirando i limiti d’età, per giocare, per scambiarsi video e foto, per restare connessi al mondo anche quando si è nel chiuso della propria stanza. Vietare del tutto è inutile, mettere dei paletti invece è importante. Perché i rischi ci sono e i genitori si sentono impotenti. «E’ la questione che ci viene posta più spesso. I genitori ci dicono che non capiscono la tecnologia, non sanno come intervenire e per questo si sentono, appunto, impotenti», riferisce Francesco Moret, educatore dell’associazione Solidarietà Dicembre ’79, che con la collega Giovanna Bortoluzzi, psicologa e psicoterapeuta, sta tenendo degli incontri proprio sul tema delle nuove tecnologie.

La riflessione dei due operatori dell’associazione Solidarietà Dicembre ’79 prende come punto di partenza il progetto portato avanti in questi ultimi anni nelle scuole elementari e medie di Eraclea (promosso e finanziato dai Servizi sociali del Comune di Eraclea): sono stati consegnati dei questionari ai ragazzi, per poi sviluppare alcune riflessioni insieme a loro sull’utilizzo delle nuove tecnologie. I dati, ovviamente, riguardano una piccola porzione di territorio (89 i bambini di quinta elementare coinvolti, 158 quelli di prima e di seconda media), ma possono essere presi a modello per meglio comprendere il rapporto tra gli adolescenti, della fascia d’età 10-13 anni, e l’universo del web.

Quel che emerge immediatamente è la diffusione, tra i giovanissimi, dello smartphone. «Tra i bambini di quinta elementare risulta che già il 51% di loro ha il cellulare. In molti casi viene regalato in occasione della Prima Comunione, quindi quando sono in terza elementare», riferisce Francesco Moret. E oltre a quella metà di bambini che hanno già uno smartphone proprio, «va considerato anche che un altro 28% utilizza il telefono dei genitori. Significa quindi – sottolinea l’esperto – che tre ragazzini su quattro usano regolarmente lo smartphone». Una percentuale che ovviamente sale ulteriormente se si passa ai ragazzini delle medie.

Internet. Smartphone significa soprattutto internet, nelle varie accezioni: social, videogames e youtube. Per questo è interessante il dato relativo al tempo trascorso in rete, almeno quello riferito ai bambini di quinta elementare: «A questa domanda rispondono di trascorrere on line non più di un’ora al giorno, nel 65% dei casi. Vuol dire che, in quella fase, hanno molto altro nella vita al di fuori del mondo virtuale. Inoltre – sottolinea il dott. Moret – a questa età i limiti posti dai genitori hanno ancora effetto». Da non trascurare, però, quel 13% di bambini che ha dichiarato di rimanere on line per più di tre ore al giorno. Un tempo che, a quell’età, appare davvero eccessivo. La facilità di accesso alla rete è un altro dato su cui riflettere: «Il 79% dei ragazzi che utilizzano lo smartphone hanno l’accesso libero a internet». Significa che sono dotati di un abbonamento a internet fornito dal gestore (e pagato dal genitore) e non sono limitati ad accedere alla rete solo in caso di presenza di wi fi (con tutte le limitazioni, di tempo e di luogo, che invece il wi fi questo comporterebbe).

Social. Chi va on line, approda immancabilmente ai social. «Non tanto Facebook, che è considerato complicato nell’accesso e utilizzato soprattutto dagli adulti, quanto piuttosto Instagram, che è molto più immediato», precisa Moret. Va ricordato che per accedere ai social ci sarebbe un’età minima (intorno ai 13 anni), ma questo limite viene aggirato costantemente. Nell’utilizzo dei social network emerge un altro dato importante: «Il 43% dei ragazzi intervistati dichiara di avere tra le amicizie persone che non conoscono direttamente». E’ una percentuale alta, che merita una particolare attenzione da parte dei genitori, anche se va ben contestualizzata: «La persona che non si conosce direttamente può essere un personaggio famoso, oppure un contatto stabilito mediante le chat di gioco, collegate cioè ai videogames. Qualche volta, però, può trattarsi di uno sconosciuto a tutti gli effetti, adulto o coetaneo».

Foto e video. La pubblicazione in rete di proprie immagini o video è un aspetto da prendere in considerazione con attenzione, perché qui potrebbero insinuarsi risvolti pericolosi. «Per quanto riguarda i bambini di quinta elementare solo il 30% di coloro che utilizzano gli smartphone dichiarano di aver pubblicato foto o video di se stessi. Questo – sottolinea il dott. Moret – è indicativo del fatto che a quell’età i limiti posti dai genitori vengono ancora rispettati. Diverso invece è il discorso per quanto riguarda i ragazzi di prima e seconda media. Qui la percentuale sale infatti al 53%, perché mettere in rete foto e video è strettamente collegato all’esigenza di visibilità che i ragazzi hanno a quell’età. Il bisogno di essere accettati dai coetanei, attraverso la costruzione di una propria immagine, diventa più forte dei divieti posti dai genitori. Anche perché proprio a quest’età si tende a trasgredire le regole».

Brutti incontri. L’ultima considerazione che emerge dal questionario è sulle “brutte esperienze”. «Abbiamo chiesto ai ragazzi se abbiano avuto esperienze sgradevoli in internet. Il 70% fortunatamente risponde di no. Ma in quel 30% di ragazzini che hanno dato una risposta affermativa, ci sono anche esperienze più che altro scioccanti, come può essere la visione di un video particolarmente violento». I pericoli in rete ci sono e bisogna stare in guardia, insegnando ai propri figli di non “dare confidenza” agli sconosciuti, proprio come nella vita reale. Ma è in tutto il rapporto con la tecnologia e con il mondo virtuale che i genitori devono essere presenti, «non con i divieti – afferma l’educatore – ma con il dialogo».

Vietare? Di fronte all’utilizzo sempre più massiccio degli smartphone, connessi a internet, da parte di figli adolescenti (tra i 10 e i 13 anni), non si può alzare bandiera bianca. «I genitori si sentono impreparati e impotenti. Ma non è fondamentale che conoscano la tecnologia, conta soprattutto che siano presenti».
Vietare gli smartphone o bloccare la connessione è controproducente. «Però con i bambini più piccoli è giusto porre dei limiti più stringenti. Ad esempio controllando gli orari di connessione, la durata e cercando di utilizzare i dispositivi insieme», spiega l’educatore. «Quasi nessuno si mette al fianco dei figli per partecipare con loro all’attività che stanno svolgendo. Invece è importante: gli si può chiedere cosa sta facendo, a quale videogioco sta giocando, fargli sentire soprattutto il proprio interesse». Spesso invece il telefono viene messo nelle mani dei più piccoli solo perché non disturbino: «Capita ad esempio al ristorante. Basta che il bambino non rompa e gli si dà in mano lo smartphone. Questo è un atteggiamento che mi sento di sconsigliare. L’utilizzo di un dispositivo senza uno scopo, senza che sia condiviso con il genitore non è consigliabile. Anche perché in questo modo – aggiunge Moret – il genitore non sa cosa sta facendo il figlio on line».

Paletti. Alle elementari, dunque, i paletti devono essere ben delineati: orari, durata di connessione, tenere il telefono fuori dalla camera da letto, partecipare con i figli all’attività. «In questo modo si riesce ad aprire un canale di comunicazione che tornerà utile quando saranno un po’ più grandi».
Passando alle medie, la faccenda si fa infatti più complessa. Molti ragazzi hanno un profilo social, ottenuto mentendo sull’età. «E’ un comportamento che i genitori devono stigmatizzare. Devono far capire ai figli che anche in rete non si deve dichiarare il falso».

Dialogo. Il dialogo continua ad essere l’aspetto più importante. «Se si era aperto un canale già da piccoli, occorre continuare su quella falsariga, interessandosi ad esempio della attività virtuale dei figli. Per loro è comunque una parte della vita reale, perché sono strumenti di comunicazione, e dunque deve essere oggetto di attenzione e di interesse da parte dei genitori. Chiedendo ad esempio come è andata, cosa hanno fatto quel giorno sui social, se hanno trovato qualcosa di interessante».

Buon esempio. Poi c’è il buon esempio dei genitori, nella vita reale (non litigare in auto o al supermercato) e in quella virtuale: «Tanti adulti non si comportano bene sui social, offendono, diffondono fake news, condividono con superficialità. Inoltre il buon esempio – aggiunge l’educatore – si dà anche moderando l’uso del telefono a tavola. Come posso io genitore impedire che mio figlio stia su Whatsapp mentre pranziamo, se poi sono io a rispondere continuamente ai messaggi?».
Tra i comportamenti da tenere con prudenza c’è anche la pubblicazione delle foto dei figli. Non solo per i rischi di eventuali utilizzi da parte di malintenzionati, ma anche per una questione di rispetto. «Che messaggio sto dando a mio figlio, nel momento in cui pubblico in rete momenti famigliari, che lo comprendono e che sono un patrimonio intimo della nostra famiglia? Ce ne renderemo conto appieno probabilmente nei prossimi anni. Ma intanto, come genitore, farei bene a limitare la pubblicazione delle foto dei miei figli».

Serena Spinazzi Lucchesi

Categorie: Notizie

Il Patriarca alle Piccole Suore della Sacra Famiglia: il tempo donato a Gesù, cuore della vita religiosa

Gente Veneta - Dom, 15/04/2018 - 23:32

L’incontro con le Piccole Suore della Sacra Famiglia della Collaborazione altinate è iniziato, sabato mattina scorso, con una catechesi del Patriarca Francesco sul tema della vita consacrata.

«I voti sono qualcosa di gratuito, qualcosa che noi diamo al Signore senza chiedere nulla in cambio. Ecco allora che la vita religiosa – ha commentato mons. Moraglia – nasce da una gratuità che riproduce nella nostra vita l’amore gratuito di Dio. Signore, mi hai dato un corpo, un’intelligenza, una sensibilità: io Ti restituisco tutto, solo per Te». Ed è pertanto in quest’ottica che la verginità, l’obbedienza e la povertà divengono segno tangibile dell’appartenenza al Signore. «La persona consacrata è un valore al di là dell’età che ha, al di là del compito che svolge. L’esserci, l’esistere di una comunità che ha fatto una scelta di gratuità nei confronti del Signore è per gli altri un richiamo», ha continuato, spiegando come il suo compito consista nell’annunciare la propria scelta di vita, ovvero quella che pone Lui al centro.

Il Patriarca ha inoltre ricordato il passo di Giovanni in cui Gesù afferma di non essere solo poiché ha il Padre. «C’è Qualcuno – ha concluso – su cui noi dobbiamo riposare il nostro capo, anche nella vita religiosa, ed è il Signore Gesù. Il cuore della vita religiosa, dunque, consiste proprio nella preghiera, nel tempo dato a Lui».

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Un organismo pastorale dal valore insostituibile: questo, è la Caritas, per il Patriarca

Gente Veneta - Dom, 15/04/2018 - 18:26

La terza giornata di Visita pastorale nella Collaborazione di Quarto d’Altino-Portegrandi si è aperta questa mattina con l’incontro con il gruppo Caritas e missionario. Una realtà che – com’è stato spiegato al Patriarca – è aumentata di numero negli anni e che è in grado di offrire un sostegno concreto alle famiglie più bisognose. E le persone incontrate – anche quelle straniere – arrivano alla Caritas non solo in cerca di vestiario, ma anche con l’intento di condividere il proprio vissuto, le proprie confidenze, dando così vita a relazioni belle e preziose.

«La Caritas è insostituibile; a livello nazionale è impegnata su tutto il territorio italiano e cerca di aiutare la nostra società in questo momento non semplice da affrontare sotto diversi aspetti», ha commentato mons. Moraglia, che ha sottolineato come chi ha scelto di prestare servizio nel gruppo Caritas non abbia fatto la scelta dell’operatore sociale, ma di colui che si apre all’altro tenendo presente le opere di misericordia materiali e spirituali. «La Visita pastorale – ha aggiunto – vuole rilanciare la Caritas perché la vita di fede deve diventare vita di amore. Le nostre opere devono mostrare la nostra fede».

 

Zaua, insieme al figlio, incontra il Patriarca e il parroco don Giampiero Lauro

 

Dopo la visita al magazzino vestiario, a mons. Moraglia è stata offerta una colazione a base di tè e dolci tipici di alcune zone del mondo. Un momento, questo, che ha permesso al Vescovo di Venezia di incontrare anche due giovani donne di religione musulmana; Zaua, insieme al figlio, ha espresso la sua gratitudine per quanto la Caritas fa per lei e ha spiegato di aver voluto essere presente, questa mattina, poiché ci teneva a conoscere il Patriarca.

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Non siate persone tristi, siamo la comunità del Signore Risorto. E’ l’invito del Patriarca alla Collaborazione altinate riunita per la S. Messa

Gente Veneta - Dom, 15/04/2018 - 17:20

«Possiamo avere dei dolori, delle fatiche, possiamo essere segnati, ma non possiamo essere una comunità di persone tristi: noi siamo la comunità del Signore Risorto e la nostra fede fallisce quando, nella vita, non riusciamo ad esprimere questa verità portante». Il Patriarca Francesco ha iniziato così l’omelia di questa mattina, rivolta ai circa 500 fedeli della Collaborazione altinate riuniti presso il tendone della sagra di Quarto per la S. Messa, facendo una raccomandazione alla comunità tutta: siate una grande famiglia. «Quando in una famiglia, in una comunità, in un gruppo di amici i problemi sono condivisi, quando l’uno porta il peso dell’altro – ha affermato – allora siamo la comunità del Risorto, del Signore Gesùche non ci lascia mai soli».

Quello che non dobbiamo mai smettere di domandarci è: cosa posso fare per gli altri? Come posso essere un buon cristiano, infatti, se non ho a cuore l’interesse della mia comunità?

«La Visita pastorale – ha continuato il Vescovo di Venezia – è un momento di grazia e la grazia deve entrare nel nostro umano, rendendoci capaci di quell’idealità che non è ideologia, ma rispetto e attenzione dell’altro». Essere immagine di Dio, dunque, che si china su ogni uomo.

Il Vangelo di oggi ci parla di un Gesù che è risorto, entrato nella pienezza della vita. E noi apparteniamo a quella comunità che crede in Lui e Lo vuole seguire. «Confermiamoci nella fede nell’unico Signore, come colui – ha concluso il Patriarca – che può entrare nei nostri cuori, nelle nostre comunità per renderle quelle di cui il mondo ha bisogno».

(foto di Marzia Cattarin e Giorgia Moro)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Giorgio Paternò, l’uomo che si legò alla colonna: nuovo libro di Paolo Mameli. Martedì 17 presentazione a Venezia

Gente Veneta - Dom, 15/04/2018 - 02:13

La storia di un uomo che ha attraversato la storia d’Italia, conoscendone direttamente o indirettamente i protagonisti; la storia di un siciliano di origini nobili che, lasciata da giovane la Sicilia, si stabilisce a Venezia dove contribuisce alla creazione del corpo dei Lagunari e riesce a riportare in auge la millenaria Festa della Sensa, da oltre un secolo caduta nell’oblio.

È il cuore di “L’Uomo che si legò alla colonna – Infanzia, carriera e avventure di Giorgio Paternò, Veneziano di Sicilia”, nuovo volume di Paolo Mameli (Editoriale Programma). Una vita ricca di sfumature che s’intreccia con coloro che, in un modo o nell’altro, hanno fatto l’Italia, dal giovane Mike Bongiorno ad un Pippo Baudo ancora studente, da Spadolini ad Andeotti, da Giancarlo Ligabue a Raul Gardini.

Un “come eravamo” ora tragico, ora serio, ora divertente o addirittura buffo, tra i bombardamenti aerei di Messina, una fucilazione scampata fortunosamente, e l’alluvione a Venezia del 1966, incredibili pranzi “alla siciliana”, Voghelonghe e spettacolari manifestazioni aeree. E poi la lunga carriera con i Lagunari, costellata dalla costruzione della Base di Sant’Andrea.

Il libro sarà presentato martedì 17 alle ore 18 nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, a Venezia. Introdurrà il giornalista Vittorio Pierobon.

Categorie: Notizie

Mestre: ecco tutte le strade che saranno riasfaltate entro il 2018

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 22:05

Partite le operazioni di riasfaltatura a Mestre e dintorni. Un primo lotto di interventi è iniziato a marzo e terminerà a maggio. Il secondo partirà invece prima dell’estate per concludersi a ottobre. E verranno completati alcuni monconi di piste ciclabili mancanti. Parola dell’assessore ai Lavori Pubblici Francesca Zaccariotto.

Che afferma: «Avremmo voluto iniziare prima ma non è stato possibile visto il maltempo sinora. E purtroppo le condizioni atmosferiche di questo inverno hanno ulteriormente peggiorato la situazione perché l’azione di gelo e sale ha creato nuovi danni all’asfalto in molte zone. Ad esempio, all’ultimo abbiamo deciso di asfaltare la strada davanti all’accesso dei parcheggi della Porta Rossa al parco San Giuliano poiché deterioratasi molto nell’ultimo periodo (con la formazione di un avvallamento che ci ha costretti a chiuderla) e l’intervento è stato fatto a fine marzo. Ovviamente intervenire su questa strada ha portato a togliere altre strade per cui era prevista ora la riasfaltatura, su cui interverremo col prossimo bando».

I lavori di riasfaltatura di questo periodo (valore 620 mila euro) si riferiscono a una gara d’appalto relativa al bilancio comunale del 2017 con l’Impresa Ecovie Soc. Coop. quale impresa mandante dell’A.T.I. formata dalla Brussi Costruzioni Srl e la Costruzioni Generali Girardini S.p.A. Gli interventi di riasfaltatura già effettuati, oltre a quello a San Giuliano, sono stati in via Bottenigo, via della Libertà con la rampa in direzione Venezia e via Gatta fino al Terraglio.

«Ma molti altri interventi sono previsti fino alla fine di maggio: a Mestre – precisa l’Assessore Zaccariotto – verranno asfaltate via Spalti nel tratto tra viale Garibaldi e via Caneve, poi via Ariosto, via Porto di Cavergnago tra via Orlanda e via Vendramin, via Paccagnella e via Trezzo. In zona Miranese via Calucci. A Marghera tratti malmessi di via della Meccanica e via della Fisica; e poi via delle Querce in zona cimitero. A Favaro Veneto via Piovega e tutta via San Mattia e Borgo Alto».

Ma ci sarà poi un’altra partita di asfaltature con lavori (il cui appalto – del valore di 800 mila euro – se l’è aggiudicato la ditta Adria Strade) tra l’estate e ottobre: a Mestre viale Stazione, via Sforza, via Tevere, via Terraglietto, via del Tinto e via Forte Marghera. A Chirignago via Risorgimento e via Trieste. A Marghera via del Lavoratore, rampa Rizzardi e i marciapiedi lato sud di via Rizzardi con una nuova pavimentazione in asfalto. A Favaro via San Maurizio, via Bosco Costa e via Forte Cosenz.

«Confermo infine che si procederà entro fine anno – conclude la Zaccariotto – a sistemare il rettangolo tra via Quattro Cantoni, via Einaudi e via padre Giuliani con la creazione delle rotatorie, la ridefinizione dei parcheggi e il completamento delle piste ciclabili ora monche. Piste ciclabili previste anche in via dell’Elettricità a Marghera e a Zelarino nell’area del centro commerciale e di via Scaramuzza (qui i lavori però nel 2019). Infine sono già iniziati i lavori per la ciclabile a Dese dove erano attesi da molto tempo». (M.M.)

Categorie: Notizie

Protezione civile di Venezia: arrivato un nuovo furgone e altro materiale

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 21:14

Un furgone da nove posti per il trasporto persone e attrezzature, due carrelli-appendice stradali per il trasporto dei materiali utili agli interventi, un forno a convezione per preparare pasti in emergenza e una torre faro per illuminare gli scenari di intervento: sono le nuove attrezzature, del valore complessivo di 40mila euro, su cui da oggi possono contare i Gruppi comunali di Volontariato di Protezione civile, nel Comune di Venezia.

A consegnare il nuovo mezzo e i materiali, a nome dell’Amministrazione comunale, è stato sabato 14 mattina, nella sede operativa del Gruppo volontari di Venezia Terraferma, in via Mutinelli a Mestre, l’assessore comunale alla Protezione civile, Giorgio D’Este. Presenti inoltre l’assessore all’Ambiente, Massimiliano De Martin, e il dirigente del Settore Protezione civile, Valerio Collini.

Nel nostro territorio operano quattro Gruppi comunali di Protezione civile (Venezia Terraferma, Gruppo per l’Informazione e la Promozione della Sicurezza – GIPS, Venezia Città d’Acqua e Arte e Pellestrina San Pietro in Volta), che rappresentano la principale risorsa operativa di Protezione civile dell’Amministrazione e sono sostenuti dalla passione e dall’impegno di quasi 180 volontari.

Nel corso del 2017 i volontari hanno dedicato quasi 33mila ore del loro tempo alle attività di Protezione civile, 2.200 ore più dello scorso anno. Il 12% circa di questo tempo è stato impegnato in “vita di gruppo”, cioè assemblee, riunioni, direttivi, cui si aggiungono oltre 1.100 ore (3% del tempo, 670 ore in più del 2016) spese in vari corsi di formazione. Il 20% del tempo, per un totale di 6.400 ore, è stato usato per la formazione interna, addestramento ed esercitazioni, organizzata e gestita direttamente dai volontari. L’attività logistica e di manutenzione dei mezzi e delle attrezzature in dotazione, di fondamentale importanza se si vuole fare affidamento su un parco attrezzature efficiente, ha pesato per il 19% del tempo.

“L’impegno dell’Amministrazione nel supportare le attività dei volontari di Protezione civile – ha aggiunto a questo proposito D’Este – continuerà anche nei prossimi anni, soprattutto per ciò che concerne gli investimenti necessari al rinnovo del parco mezzi operativi stradali, che ha un’età media di quasi 20 anni”.

Le emergenze hanno visto impegnati i volontari per 5.000 ore (il 15% del tempo, tre volte l’impegno del 2016), come ad esempio quella della scorsa estate sul litorale di Cavallino-Treporti, l’emergenza neve nelle zone terremotate del Centro Italia, che ha visto coinvolti 32 volontari per complessive 4250 ore, o il supporto logistico per l’incendio all’Ecocentro di Fusina. Ma la parte del leone l’hanno fatta gli eventi ad impatto locale, ai quali sono state dedicate quasi 8300 ore, un quarto del tempo complessivo: Carnevale, Redentore, Regata Storica, Venice Marathon, Vogalonga, Regata de la Sensa, Festival Show, Venice Night Trail, Venice Challenge, Maratonina di Mestre, Maratonella di Campalto, Festa della Reyer, Miss Italia, Roxy Bar.

Il Servizio di Protezione civile comunale si avvale anche di alcune associazioni convenzionate: il Nucleo Volontari di Protezione Civile del Lido, i Volontari di Burano, le sezioni di Venezia e Mestre dell’ARI – Associazione Radioamatori Italiani, la Guardia Costiera Ausiliaria e la Guardia Costiera Volontaria, la Croce Verde, l’associazione Cinofila San Marco e gli scout Cngei e Agesci. Regge le fila di questa complessa struttura l’Ufficio Protezione civile, Direzione Polizia Locale, composto da 11 dipendenti con a capo il dirigente Valerio Collini, che gestisce tutte le attività del Servizio, dalla previsione alla prevenzione, dalla pianificazione d’emergenza al coordinamento degli interventi e delle attività svolte dai Gruppi comunali.

Categorie: Notizie

Il Patriarca al Cenacolo: da oggetto, diventi soggetto pastorale che collabora con la figura del prete

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 18:31

«Non vi nascondo che il Cenacolo è la questione fondamentale della Pastorale diocesana per il prossimo futuro». Ha esordito così mons. Moraglia in occasione dell’incontro di ieri sera, a Quarto d’Altino, con i componenti del Cenacolo della Collaborazione altinate.

È una realtà ecclesiale che è cambiata nel tempo, quella dei nostri giorni, che deve pertanto fare i conti con una verità concreta: i preti, in futuro, saranno sempre meno. «I preti invecchiano – ha continuato il Patriarca – e non si può pretendere che a 75 anni facciano quello che facevano quand’erano più giovani. Non possiamo pensare di chiudere gli occhi e di andare avanti come finora si è fatto. Dobbiamo continuare a servire le nostre parrocchie facendo i conti con qualcosa che ci dispiace: vorremmo infatti avere più preti. E il Signore ci dice che li manderà, ma non subito».

Se finora ci eravamo abituati – ha sottolineato mons. Moraglia – a delegare alla figura del prete tanti e differenti incarichi, ora i membri del Cenacolo devono impegnarsi a diventare soggetto di Pastorale, affinché venga realizzata – assieme al sacerdote, vera guida di ogni realtà parrocchiale – una collaborazione solida ed efficace.

(foto di Marzia Cattarin e Giorgia Moro)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Il Patriarca ai genitori della Collaborazione altinate: «La libertà di scelta dei vostri figli va accolta e riconosciuta».

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 14:41

È iniziato recitando la “preghiera della mamma e del papà” l’incontro di questa mattina con i genitori dei bambini e ragazzi della Collaborazione pastorale altinate, presso la sala S. Marco del patronato di Quarto d’Altino.

Il Patriarca ha riflettuto sul tema dell’età dell’adolescenza, definendola un periodo critico, di rottura, nel senso etimologico del termine, in quanto i ragazzi sono chiamati ad esprimere un nuovo giudizio sulle cose. «Non tutte le adolescenze sono uguali; è necessaria un’alleanza ed una collaborazione fra i due genitori che devono responsabilizzare i propri figli affinché si facciano carico dei membri della famiglia nelle piccole cose», ha commentato il Vescovo di Venezia, ricordando alle mamme e ai papà presenti quanto sia importante riconoscere la libertà di scelta dei propri ragazzi, anche se contrapposta alla loro.

«Dobbiamo amare l’epoca che Dio ci ha donato», è stato infine l’invito del Patriarca che ha analizzato come la comunicazione digitale, oggi, ci abbia cambiati profondamente. «Dobbiamo vivere la sfida educativa in una rete di famiglie – ha spiegato – che cercano di vivere stili di vita cristiani che comunichino e formino nei figli uno spirito critico», ha spiegato, aggiungendo un’esortazione: non lasciarsi trascinare dall’“onda”.

(con la collaborazione di Marzia Cattarin e Giorgia Moro)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

L’incontro con Dio cambia la vita: le parole del Patriarca ai ragazzi dell’iniziazione cristiana della Collaborazione pastorale altinate

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 11:33

E’ stata un’accoglienza calorosa, quella riservata questa mattina al Patriarca: i bambini e i ragazzi dell’iniziazione cristiana della Collaborazione pastorale altinate – riuniti nella chiesa di Quarto d’Altino – all’arrivo di mons. Moraglia hanno intonato tutti insieme il canto “Oggi il nostro cuore è in festa”.

Un incontro nel corso del quale i ragazzi hanno posto al loro ospite alcune domande. Com’è nata la sua vocazione? Perché convertirsi a Dio? Com’era da piccolo?

«C’è stato un periodo in cui, prima di andare a dormire, dicevo alla mamma: “da domani inizio a fare il bravo!”. E la mamma rispondeva: “quando verrà questo domani?», ha esordito il Vescovo di Venezia, soffermandosi poi su un concetto importante: le persone che ci stanno accanto e che ci vogliono bene sono quelle che sanno dire la verità su noi stessi, anche quando sbagliamo. «Quella parola – ha continuato – allora mi entra nel cuore, colpendomi e facendomi pensare a come mi comporto». Mons. Moraglia ha inoltre sottolineato quanto l’incontro con Dio cambi la vita, facendo vedere le cose che ci circondano – anche la morte stessa – sotto una luce differente. «Essere Patriarca – è stata una delle riflessioni conclusive – significa essere papà di persone di varie età, dai più piccoli agli adulti, anche se non sempre è facile».

(con la collaborazione di Marzia Cattarin e Giorgia Moro)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Mestre, tra lunedì 16 e giovedì 18 svincoli chiusi per lavori

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 11:05

Svincoli chiusi due notti sulla Tangenziale di Mestre per lavori programmati di rimozione di portali segnaletici. Interessati gli orari di minor traffico tra lunedì 16 e martedì 17 aprile e tra mercoledì 17 e giovedì 18 aprile.

In particolare dalle ore 21.00 di lunedì 16 alle ore 6.00 di martedì 17 aprile verrà chiuso lo svincolo di immissione nella carreggiata ovest (direzione Milano) per il traffico in arrivo dalla rotatoria Miranese, con deviazioni alla rotatoria Castellana.

Per le stesse ragioni, dalle ore 20.30 di martedì 17 alle ore 6.00 di mercoledì 18 aprile, verrà effettuata la chiusura dello svincolo preferenziale per la SS 309 “Romea” all’uscita dalla stazione autostradale di Venezia Mestre, con deviazioni nell’adiacente svincolo che conduce in rotatoria Marghera e quindi in SS 309 “Romea”.

In caso di rallentamenti e incolonnamenti dovuti alle chiusure, gli utenti saranno costantemente informati in tempo reale della situazione del traffico attraverso i pannelli a messaggio variabile posti sui portali in avvicinamento alla zona.

Categorie: Notizie

Su e Zo per i Ponti ai nastri di partenza

Gente Veneta - Sab, 14/04/2018 - 08:37

C​​​​​on lo slogan “Incontriamoci in cammino”, la Su e Zo per i Ponti di Venezia è giunta infatti alla sua 40a edizione ed è stata inclusa nel calendario degli eventi dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale indetto dall’Ue per il 2018. Nata grazie al sacerdote salesiano don Dino Berti, la celebre manifestazione veneziana si propone per tradizione come un invito all’incontro con l’altro, volto a favorire quei sentimenti d’aggregazione, amicizia e solidarietà distintivi del carisma salesiano. E, naturalmente, la Su e Zo del prossimo 15 aprile non potrà che essere l’occasione per perdersi – col naso all’insù – fra i sestieri della città, alla scoperta di calli, campi e campielli di una Venezia meno nota.

Sono già a quota 7mila gli iscritti ma, entro domenica, si conta di raggiungere almeno i 10mila. La mappa e i suoi percorsi. Anche quest’anno ai partecipanti sono proposti due itinerari. Quello completo, ovvero quello più lungo da 12,5 km e 42 ponti, prevede partenza e arrivo in piazza S. Marco. Quello più breve, con partenza alla stazione ferroviaria e arrivo in piazza S. Marco, è invece di 6 km e 20 ponti. «Per entrambi i percorsi – spiega Mauro Forner, coordinatore della Su e Zo – abbiamo previsto due partenze, una alle 10 ed una alle 10.30, per evitare intasamenti nelle calli più strette o nei punti ristoro». Via Garibaldi, S. Francesco della Vigna, area Saffa, Giardini Papadopoli, area portuale, campo S. Polo e campo S. Angelo sono solo alcune delle tappe segnate sulla mappa. Ma la novità di quest’anno sta nell’attraversamento del ponte di Rialto, assente nell’itinerario dal 2012.

A spasso con la solidarietà. Che la Su e Zo sia chiamata passeggiata di solidarietà, non è un caso: come da tradizione, infatti, ogni eventuale utile sarà devoluto in beneficienza. Al centro dell’attività solidale di quest’anno sarà la missione salesiana di Laurete, in Amazzonia, dove opera don Roberto Cappelletti. «Sostenere le missioni salesiane – commenta Igino Zanandrea, direttore generale Tgs Eurogroup, l’associazione di promozione sociale che coordina la Su e Zo – è il motivo per il quale portiamo avanti da quarant’anni questa manifestazione». Ed è possibile sostenere la causa solidale anche tramite l’acquisto (sul sito oragiovane.it o presso le biglietterie in piazza S. Marco e stazione S. Lucia) della maglietta ufficiale: costa 7 euro, e un euro sarà devoluto alla missione scelta.

Iniziative speciali. Per festeggiare i 40 anni della Su e Zo è stato organizzato all’arrivo in piazza S. Marco un annullo filatelico speciale con cartolina celebrativa e timbro esclusivo. Un vero e proprio pezzo da collezione che sta già suscitando grande interesse. Da sottolineare inoltre come l’itinerario culturale abbia per tema la scoperta dei pozzi (6 indicati sulla mappa cartacea), un elemento artistico tipicamente veneziano che, come spiega Zanandrea, si è ispirato al brano evangelico della Samaritana. «Simbolo dell’incontro con Dio – aggiunge – domenica il pozzo diventerà per noi luogo d’incontro con l’arte, la storia e la cultura di Venezia». Punti ristoro. Ai partecipanti saranno assicurate 3 soste energetiche: la prima in campo Ss. Giovanni e Paolo, mentre la seconda e la terza (entrambe pensate anche per i celiaci) al Porto e in campo S. Angelo.

Musei a prezzo ridotto. Dal 13 al 15 aprile gli iscritti potranno approfittare del prezzo d’ingresso ridotto in alcuni musei veneziani, tra cui Ca’ Rezzonico, Palazzo Mocenigo, Ca’ Pesaro, Casa del Goldoni, Museo di Storia Naturale e Scala Contarini del Bovolo Eventi collaterali. La partenza sarà preceduta, alle 9.00, dalla S. Messa in Basilica. Oltre all’ormai consolidata presenza dei gruppi folk, la Su e Zo sarà animata anche dalle note musicali dell’Hard Rock Cafe veneziano: sabato, alle 21.30, sarà la volta degli Extemporary Trio che, nel noto locale di bacino Orseolo, proporranno un ricco repertorio ispirato agli anni ’60. La band Onde Beat suonerà invece al Porto la domenica, alle 11.00, riproponendo – per citarne alcuni – artisti come Celentano, Battisti e Morandi.

Gadget. A tutti i partecipanti sarà consegnata una medaglia col leone di S. Marco posto in cima alla colonna più prossima a Palazzo Ducale. Ai gruppi dai 20 ai 50 iscritti sarà riservata inoltre una targa. Concorsi e premi. Attraverso il concorso letterario “Scrivi a Venezia” e quello video “Corto in corsa”, gli iscritti potranno scrivere (all’interno della guida) un pensiero oppure realizzare un breve video da dedicare alla passeggiata solidale. Grazie al premio “Don Dino Berti”, a tutte le scuole che parteciperanno con oltre 100 iscritti, saranno inoltre assegnati dai 200 ai 350 euro spendibili in materiale didattico/sportivo. E quest’anno la più numerosa è stata, con ben 212 partecipanti, la scuola primaria “M. Foscarini” di Venezia.

Social. L’hashtag #suezo2018 accompagnerà gli scatti più “social” e l’app ufficiale guiderà l’intera manifestazione. Fino al 14 aprile le iscrizioni individuali saranno garantite presso i punti vendita autorizzati al costo di 7 euro, mentre la domenica al costo di 8 euro nelle biglietterie di S. Marco, Tronchetto e stazione ferroviaria ).

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Abbiate sempre il coraggio di trovare la vostra strada: l’esortazione del Patriarca ai “fioi altinati” della Collaborazione

Gente Veneta - Ven, 13/04/2018 - 23:51

Si è conclusa incontrando i “fioi altinati” la prima giornata di Visita pastorale del Patriarca Francesco nella Collaborazione di Quarto d’Altino-Portegrandi. Una serata di festa, quella di oggi, iniziata con una riflessione del Vescovo di Venezia, ispirata dalle domande che i bambini e i ragazzi presenti gli hanno posto; fra queste come capire qual è il percorso migliore da intraprendere e come riuscire a migliorarsi – anche nei rapporti col nostro prossimo – nella vita di tutti i giorni?

«Avere il coraggio di trovare la propria strada». Questo, secondo il Patriarca, uno dei punti centrali da tenere sempre a mente, ovvero comprendere l’importanza delle proprie responsabilità, del fare determinate scelte, del mettersi in gioco anche nelle relazioni affettive. «Quando una cosa mi viene imposta, – commenta mons. Moraglia – a quel punto la responsabilità se una cosa mi va bene o male non è mia, ma di chi me l’ha imposta». Il suo pensiero è andato inoltre a quei ragazzi (e ai loro genitori) che, nell’ambito scolastico, vivono ogni giorno il dramma della derisione da parte dei bulli. E non si è fatto attendere l’invito a non sentirsi mai schiavi dei propri risultati. Quale altrimenti il rischio? Che ci sarà sempre qualcosa a renderci infelici.

La serata a Quarto d’Altino è terminata con due doni speciali da parte dei “fioi altinati”: una maglietta, con la quale mons. Moraglia è stato invitato a spronare tutti i giovani che incontrerà a tirar fuori il meglio di sé, senza dimenticarsi mai di fare gioco di squadra insieme agli altri. Il secondo – un diapason – affinché il Patriarca aiuti i ragazzi ad “accordarsi” con la vita piena, a sintonizzarsi sulla “musica bella”, quella per la vita.

(con la collaborazione di Giorgia Moro)

Marta Gasparon

Categorie: Notizie

Pagine