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Sand Nativity a Jesolo: 20mila visitatori nei primi giorni, triplicati dall’anno scorso

Gente Veneta - 9 ore 36 min fa

Dal giorno dell’apertura dell’esposizione, lo scorso 2 dicembre, Jesolo Sand Nativity ha già registrato il record di presenze: oltre 20 mila persone hanno ammirato le sculture realizzate in piazza Marconi, tra cui la maestosa natività, “gemella minore” di quella donata dalla Città di Jesolo al Santo Padre ed esposta dallo scorso 7 dicembre in piazza San Pietro.

Numeri importanti che triplicano i settemila visitatori passati per Sand Nativity nello stesso periodo dello scorso anno e che contribuiscono a fare dell’appuntamento di questo 2018 dedicato alle storie della Bibbia, uno dei maggiori successi tra le 17 edizioni del presepe di sabbia di Jesolo.

A questi elementi, si aggiunge anche l’altro importante obiettivo raggiunto dalla località, che nella giornata di domenica 16 dicembre, ha visto una piccola scultura della Sacra Famiglia realizzata con la sabbia del litorale, trovare posto nella Sala della Firma del Senato, visitata nella stessa giornata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte e dal Segretario di Stato vaticano, S. Em. Pietro Parolin.

“Siamo di fronte ad un successo eccezionale – commenta l’assessore al Turismo della città di Jesolo, Flavia Pastò – che rende merito ad una buona idea nata nella nostra città e che negli ultimi 17 anni è lievitata fino a diventare un evento di portata mondiale, proiettando Jesolo, la sua spiaggia e le sue capacità in tutto il mondo. Le 20 mila presenze registrate in queste prime tre settimane di apertura sono un dato per noi molto positivo e dobbiamo ancora raggiungere i giorni chiave del Natale, in cui ci aspettiamo un afflusso eccezionale, specialmente se il tempo sarà bello e che potrebbe rendere queste feste davvero speciali”.

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L’orologiaio Zennaro va in pensione. Chiude una “istituzione”

Gente Veneta - 14 ore 42 min fa

Dopo cinquantaquattro anni e due mesi di lavoro chiude l’orologeria Zennaro, attività storica conosciutissima dai veneziani. Nata nel ’49 grazie al padre Omero e portata avanti con gran dedizione dal figlio Roberto, quella del 30 novembre scorso è la data che ne ha stabilito la chiusura ufficiale. Situato al civico 5340/A di Cannaregio (a pochi passi dalle Fondamente Nove), del negozio non resta ormai che una saracinesca abbassata con un foglio di carta appeso, scritto a penna, a cui il proprietario ha affidato il compito di ringraziare “tutta l’affezionata clientela” che in quell’attività ha sempre creduto. Un altro – l’ennesimo – pezzo di cuore che Venezia si è ormai forse rassegnata a perdere. Ma stavolta senza nostalgia o rimpianti. E’ lo stesso Roberto Zennaro a dirlo – accompagnato dal suono degli orologi a cucù che, nel negozio che sta svuotando, scandiscono ancora le ore – spiegando come la decisione sia legata al bisogno di godersi la meritata pensione. Riposarsi, insomma, dopo mezzo secolo trascorso a lavorare duramente per molte ore al giorno. Ritmi che – confessa l’orologiaio, classe 1950 – stavano iniziando a pesare fisicamente.

Di padre in figlio. «Devo ringraziare mio padre. È lui – racconta Zennaro – che mi ha trasmesso tutto. A 14 anni, finita la scuola, mi ha proposto di venire a lavorare qui per un anno. Se mi fosse piaciuto avrei continuato, altrimenti sarei tornato a studiare. Mentre lui lavorava io guardavo: un mestiere artigianale lo si impara rubando con gli occhi». Una vita, quella del signor Roberto, spesa per il suo negozio che ricorda di aver chiuso per un lungo periodo, anni fa, solo per motivi di salute. «Il nostro è un ramo che è cambiato tanto nel tempo. A cambiare è stato proprio il sistema di lavorazione, passato dalla meccanica – e la validità di un orologiaio si vede nei lavori meccanici – al quarzo. Per non parlare delle multinazionali che ci hanno chiuso la strada per i pezzi di ricambio. È un’attività che sta scomparendo soprattutto perché non c’è stato un cambio generazionale». E a mutare negli anni è stata anche la zona in cui Roberto ha sempre lavorato. Non solo per quei negozi che non ci sono più, ma anche per quel vociare di bambini che giocavano in campo e che facevano da sottofondo alle sue riparazioni. «Il lavoro deve comportare una soddisfazione e nel mio caso ne ho avuta tanta. È bello ridare la vita ad un orologio che non funzionava più».

Tra sacrificio e soddisfazione. In tanti sono venuti a ringraziarlo e a salutarlo nei giorni scorsi, chi persino con una bottiglia di vino. «La gente è dispiaciuta e mi dice “perdiamo un’istituzione”. Certo, un pezzo di cuore resterà qui e della chiusura ne risentirò col tempo. Ma se penso al sacrificio che comporta la gestione di un negozio la nostalgia mi passa». Di orologi Roberto Zennaro ne ha riparati di ogni tipo e per un numero incalcolabile, tanto da non far più caso al ticchettio delle lancette. Fra questi uno particolarmente prezioso, del ‘700, a cui ha lavorato più che altro per soddisfazione personale. E un aneddoto che ricorda ancora sorridendo è quello di un giovane che gli chiese se per il cambio dell’ora legale avrebbe dovuto aspettare le tre di notte. «A cosa mi dedicherò adesso? A sistemare – conclude – alcuni miei orologi dell’Ottocento e alla realizzazione di miniature, come fari e mulini, fatte con materiali di scarto. Ma soprattutto alla mia passione per la montagna».
Marta Gasparon

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Stranieri nel Veneziano, i dati Acli: la crescita rallenta

Gente Veneta - Lun, 17/12/2018 - 15:50

Nel 2012 gli stranieri residenti in Provincia di Venezia erano 68.102. Nel 2018 sono saliti a 84.710: significa che in sei anni la popolazione straniera residente è aumentata di 16.608 unità. E si registra un rallentamento, tanto che nell’ultimo anno l’aumento è stato di sole 2000 unità (negli anni precedenti l’aumento era di circa 3000 persone l’anno).

Rispetto alla popolazione italiana, la presenza degli stranieri incide per il 10%. In testa sono i cittadini romeni (18.594), seguiti dai moldavi (8284) e dai cittadini del Bangladesh (8157).

Sono i dati Istat elaborati dalle Acli di Venezia in vista della Giornata internazionale dei diritti dei migranti istituita dalle Nazioni Unite nel 2000, che si celebra il 18 dicembre. “Crediamo che il primo diritto da garantire a queste persone – sottolinea il presidente delle Acli provinciali di Venezia Paolo Grigolato – sia di essere considerate cittadini a tutti gli effetti. I primi ad essere danneggiati dal crescente clima di allarme e divisione, se non di vera e propria discriminazione, sono proprio i migranti. A partire da quelli regolari, che rappresentano la stragrande maggioranza dei migranti presenti in Italia e che, anche nel nostro territorio, sono da tempo parte integrante del tessuto sociale ed economico”.

Lo dimostrano gli stranieri che si rivolgono agli sportelli Caf e Patronato Acli per essere accompagnati nelle pratiche. Tra i dati elaborati dalle Acli provinciali, ne spiccano alcuni di particolare interesse che testimoniano la prevalenza di progetti migratori a lungo termine, messi in atto da persone e famiglie che vedono il loro futuro in Italia. Tra le statistiche Acli, ad esempio, emergono le 1.068 pratiche dello Sportello Immigrati del Patronato (il 17% del totale) che comprendono richieste di cittadinanza (81), di permessi di soggiorno di lungo periodo (180), di rinnovi del permesso di soggiorno (807).

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Wanda, 106 anni, cade e si rompe il femore. Operata a Dolo, è verso la guarigione

Gente Veneta - Lun, 17/12/2018 - 14:59

E’ stata operata di recente, per una frattura al femore, presso la Ortopedia dell’Ospedale di Dolo della Ulss 3 Serenissima. Si tratta della super centenaria di Stra, Wanda Falcioni, di 106 anni. «L’intervento, eseguito dal dottor Alessandro Carraro – dice il Primario di Ortopedia, Paolo Esopi – tecnicamente è riuscito bene. Dopo i giorni previsti di degenza, bisognerà fare un po’ di riabilitazione, ma la signora Wanda è di buonissimo umore, è una persona positiva che ama la vita, per cui ha buonissime probabilità di riprendersi».

Wanda è arrivata in Ospedale a Dolo in urgenza per una caduta in casa che le ha provocato una frattura al femore: tipico trauma in cui spesso incorrono le persone anziane. Entro le 24 ore è stato effettuato l’intervento. “La vado a trovare spesso, una volta sono andato anche con il Direttore Generale della nostra Ulss Giuseppe dal Ben – continua il Primario Esopi – le piace raccontare di sé sia ricordi lontanissimi delle guerre mondiali, di come è riuscita a sconfiggere la Febbre Spagnola, fino a ricordi più recenti quando, a 103 anni, ancora lavorava a maglia perché ci vedeva bene e alla sua passione per la radio».

L’Ortopedia di Dolo tratta all’anno circa 300 fratture di femore, operando l’89,68% dei pazienti entro due giorni, superando così gli obiettivi regionali che fissano la percentuale al 60%.

Oltre al trattamento chirurgico del femore, il reparto ortopedico della Riviera del Brenta, che conta in organico dodici ortopedici più il primario, presenta un’ampia offerta capace di soddisfare le necessità della popolazione. “Facciamo bene la ortopedia – ha aggiunto Esopi – perché sappiamo trattare bene la traumatologia. Faccio lavorare tutti i miei medici, ciascuno si è specializzato in un settore e lo fa al meglio. Il nostro punto forza è la protesica (protesi di anca, della spalla e del ginocchio), le artroscopie sia della spalla che del ginocchio. Facciamo il piede e la chirurgia vertebrale (di base)».

Nella Ortopedia di Dolo si sono registrati, nel 2018 circa 2000 interventi: tra traumatologia, ortopedia ed elezione. Sono stati trattati quasi 800 traumi (oltre ai casi delle fratture di femore dell’anziano) ed eseguiti quasi 380 interventi di protesi (anca, ginocchio e spalla). Gli anziani con frattura di femore sono ai primi posti nell’ordine di trattamento, rispettando comunque tempi ristretti, tra i due e tre giorni al massimo, anche per la restante traumatologia (frattura della spalla, dei polsi, del gomito, della gamba e del ginocchio).

«Un augurio specialissimo di buona guarigione a nonna Wanda – ha evidenziato il Direttore Generale della Ulss 3 Giuseppe Dal Ben – che ho avuto l’onore di incontrare nel nostro Ospedale della Riviera del Brenta. Colgo l’occasione di ciò che è accaduto alla signora Wanda per ribadire alcune accortezze che bisogna adottare per proteggere i nostri anziani tra le mura domestiche: ricordiamo di evitare suppellettili lungo i percorsi e di togliere quei tappeti che provocano scivolate e cadute. In bagno, inoltre, sarebbe sempre opportuno che le persone anziane venissero accompagnate o almeno monitorate. Piccoli suggerimenti, ripeto, che ci aiutano a tenere tra noi, ancora in salute, i nostri cari nonni».

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Fisc (settimanali cattolici), appello a Conte: «Rivedere il taglio dei contributi ai giornali, per non tagliare l’informazione»

Gente Veneta - Lun, 17/12/2018 - 13:56

«Chiediamo al Presidente un ripensamento urgente del Governo rispetto ai tagli indiscriminati di risorse del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione – si legge nella lettera inviata al Presidente del Consiglio da Alleanza delle Cooperative, File, Fisc (la Federazione italiana dei settimanali cattolici) e Uspi, che hanno deciso di scrivere un appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

«I tagli – prosegue la lettera – sono previsti in un emendamento all’interno della Legge di Bilancio in discussione e approvazione al Senato. I tagli annunciati avranno effetto dal 2019, con ripercussioni pesantissime su diversi giornali cooperativi e delle altre realtà no profit, e su tutto l’indotto. Crediamo che il Governo e lo Stato debbano invece essere parte attiva e vigile per la promozione e la tutela del fondamentale diritto ad un informazione plurale, in coerenza con l’art.21 della Costituzione, e non mortificare il pluralismo con tagli così pesanti e repentini».

«Chiediamo dunque che venga ritirato l’emendamento riferito ai tagli all’editoria e che venga avviato con urgenza un Tavolo di confronto con tutte le categorie impegnate nella filiera editoriale dell’informazione per ricercare, a partire dalla Legislazione attuale, ogni possibile miglioramento sul terreno del rigore, della trasparenza e dell’innovazione».

«Confidiamo – conclude il testo – nell’impegno del Presidente del Consiglio di rinviare i tempi di applicazione di ipotesi di tagli dei Fondi al 2020 per creare le condizioni rapide per un confronto serrato sul merito dei cambiamenti da proporre alla attuale Legge che potrebbe vederci tutti, parte pubblica, cooperative, privati, impegnati per costruire nel 2019 soluzioni adeguate ed innovative di sostegno all’intera filiera editoriale. Siamo per un sostegno al pluralismo chiaro e trasparente, ma occorre un lavoro serio e di insieme per evitare conseguenze disastrose sul settore».

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Quando la sofferenza è potente (e utile) anche a tre anni: un libro del maestro veneziano Elia Ertegi

Gente Veneta - Lun, 17/12/2018 - 07:06

Quando il maestro Elia mette piede all’asilo pensa di cavarsela con il minimo della pena. Nel Veneziano ha già affrontato incolume mandrie di adolescenti alle superiori e altrettanti minori virulenti in età scolare. E poi con i bambini ci sa fare.

Non immagina il giorno in cui alla scuola dell’infanzia sarà costretto a bloccare un piccolo a terra in preda a un capriccio violento per evitare che si faccia del male o che colpisca i compagni. E nemmeno la volta che ingoierà le lacrime in classe perché il bimbo che ha visto correre fino al giorno prima in corridoio è scomparso improvvisamente per un male incurabile. O il pomeriggio che confezionerà una video lezione per la piccola allieva immobilizzata a casa da una patologia genetica.

Ma neanche l’ora in cui un mini alunno spaccherà tutto a terra dopo avergli detto un semplice no. E quando poi da quei 50 centimetri e una manciata di denti da latte sentirà dare delle meretrici alle compagne di classe, perché con molta probabilità è ciò che quel bambino sente dire a sua madre da suo padre.

Elia Ertegi, autore del volume

 

È in quelle sere, tornato a casa, che il trentunenne vomita su carta dispiaceri e speranze su quei piccoli grandi disagi osservati negli under 5. Ne è nato un manuale di sopravvivenza «per cercare il senso della sofferenza provata dai miei bimbi» spiega il docente Elia Ertegi, che prima dei suoi sei anni d’esperienza in cattedra, attraverso i quali sono passati più di 1.500 alunni, ha ottenuto tre lauree in filosofia, scienze religiose e bioetica.

E la domanda fondamentale che si fa l’insegnante di religione in questo libro è: «Il bambino nel disagio, così come l’adulto, a cosa serve? Tutta questa sofferenza che vedo ogni giorno in mezzo ai 300 bambini e alle 16 classi che mi sono state affidate quest’anno avrà mai un’utilità?»

La risposta che si è dato è già nel titolo della sua opera: “La sofferenza è potenza. il suo senso nella vita di adulti e bambini”, Tau editrice, 127 pagine, 13 euro. Una guida teologica per genitori, docenti, educatori e chiunque intraveda dentro di sé o nei suoi cari un dolore che non accetta e che non si spiega.

A tre giorni dall’uscita è già al dodicesimo posto tra le novità più interessanti di Amazon (categoria istruzione e vita cristiana).

«In questo libro si respira l’odore del sofferente» lo descrive il presidente dell’Associazione italiana di pastorale sanitaria Giovanni Cervellera. Ed è d’accordo anche lo scrittore e professore di teologia del seminario Veneziano don Corrado Cannizzaro: «L’incontro diretto con persone sofferenti, in particolare bambini, ha tolto ogni enfasi ed astrattezza accademica al discorso sul dolore».

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Sebastiano, vent’anni, di Oriago: «Vivo grazie al sangue che mi è stato donato»

Gente Veneta - Dom, 16/12/2018 - 18:28

È alto almeno 1 metro e 80, ha gli occhi verdi e se lo guardi pensi che faccia basket da sempre. Anche per il modo di parlare: calmo, concentrato, dritto al punto.
Sebastiano Dri, classe 1999, si è raccontato per Avis Venezia provando a scuotere le coscienze dei suoi coetanei, provando a sciogliere la disaffezione al dono in poche parole “vere”, come possono essere quelle di un giovane che si è salvato dalla leucemia.

Com’era la tua vita prima del 2015?
Sono nato e cresciuto a Oriago da genitori veneziani, ho praticato sport fin da piccolo: nuoto, karate, calcio per poi scegliere ed innamorarmi della pallacanestro. Ho giocato le finali nazionali under15 e disputato per diversi anni il campionato eccellenza delle diverse categorie.

E poi?
Nel 2015 la normalità della mia vita è stata sconvolta dalla diagnosi di una Leucemia linfoblastica acuta che ha richiesto 9 lunghi mesi di chemioterapia nel reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Padova durante i quali, sostenuto dalla mia famiglia e dai miei amici, sono riuscito comunque a passare il tempo nel migliore dei modi con la possibilità anche di frequentare alcune lezioni via Skype cosa che mi ha poi permesso di esser promosso senza problemi.

Quindi nove mesi di terapie ma anche di trasfusioni?
Sì, spesso arrivavo in ospedale con il naso che sanguinava e non sapevo perché. Mi attaccavano subito una sacca di sangue o di piastrine. Ho perso il conto di quante me ne hanno trasfuse. E’ necessario che i giovani di oggi capiscano la fondamentale importanza di donare che si tratti di sangue, piastrine e ancora di più per il midollo. Sono cose che sembrano distanti da noi ma non sempre lo sono.

E poi cos’è successo?
Anche dopo la fine di questi 9 intensi mesi di terapie ho continuato a prendere delle pastiglie di chemio per altri 15 mesi che mi permettevano però di svolgere una vita tutto sommato normale fino al secondo anniversario della diagnosi, quando ho finalmente smesso di prenderle. Mi sono diplomato all’Algarotti a Venezia e mi sono poi iscritto alla facoltà di Scienze politiche, relazioni internazionali e diritti umani a Padova.

Cosa vuol dire ricevere una diagnosi del genere per un ragazzo di 16 anni?
È difficile se non impossibile descrivere le sensazioni che si provano quando ti dicono che hai un cancro. Quando in quella stanza sovraffollata da medici, seduto davanti ad una scrivania, il 25 novembre 2015 mi è stato detto che avevo la leucemia, ho visto tutta la vita presente e futura passarmi davanti. Sarei dovuto andare a fare il quarto anno delle superiori negli Stati Uniti e non avrei potuto; gareggiavo nel campionato d’eccellenza della mia categoria e non avrei più giocato; stavo frequentando il terzo anno e probabilmente non sarei più potuto andare a scuola.

E poi come hai fatto a ricominciare a combattere?
Nel mio caso, la chiave di volta è stata la velocità con la quale ho metabolizzato la notizia. Era una sfida, una partita, una finale che la vita mi aveva posto davanti e nella quale, andando per esclusione, l’unica soluzione possibile era vincere. Ho iniziato a pensare come se nulla fosse accaduto. I day hospital per le chemio avevano sostituito la scuola nella routine, ma non per questo avevano cambiato la mia mentalità. Non ho mai visto la leucemia come un’interruzione della mia esistenza, ma come una fonte di ricchezza dalla quale ho estratto ogni briciola di positività che c’era da tirare fuori.

Ad esempio?
Il cancro mi ha insegnato ad apprezzare di più ogni singolo elemento della vita, a distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo o tempo perso. Mi ha insegnato ad arrabbiarmi molto meno e a non lamentarmi. Nel mondo che vorrei mi piacerebbe che non servisse una simile esperienza per imparare queste cose.

Cosa speri ora?
Il 25 novembre 2017, due anni esatti dopo la diagnosi, ho preso quelle che spero siano le ultime pastiglie di chemioterapia della mia vita. La parola “guarito” non è ancora stata usata ma sono a buon punto. Oggi sono passati 2 anni e 4 mesi e la mia vita è molte volte più bella rispetto a prima della malattia. Con la differenza fondamentale che grazie al cancro, ho imparato come va vissuta.

Alice D’Este

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Domenica 16, in San Marco, l’Incontro della Carità

Gente Veneta - Dom, 16/12/2018 - 10:35

Si svolge nel pomeriggio di domenica 16 dicembre, direttamente nella basilica di San Marco a Venezia, l’edizione 2018 dell’Incontro della Carità con il Patriarca, i bambini delle elementari (dai 6 ai 10 anni), i loro educatori e le loro famiglie.

Il tradizionale appuntamento è accompagnato, come sempre da un particolare gesto di solidarietà, di condivisione e di accoglienza dell’autentico significato del Natale.

Ai bambini delle varie parrocchie della Diocesi è stata fatta pervenire una cassettina-salvadanaio di colore bianco; con l’operazione “Tintoretto anch’io” (legata anche al percorso proposto per queste settimane di Avvento), ciascun bambino, aiutato dai catechisti e dalla famiglia, può personalizzare il suo “salvadanaio bianco” disegnando o colorando un’immagine legata al titolo dell’incontro di quest’anno: “Ti vengo a trovare”.

Le offerte messe insieme, nel periodo dell’Avvento, verranno inserite in questa cassettina che verrà portata personalmente dai bambini domenica a S. Marco, all’appuntamento con il Patriarca Francesco, e poi distribuito – tramite la Caritas Veneziana e la San Vincenzo Mestrina – alle persone e alle famiglie più bisognose del territorio rispondendo alle loro esigenze concrete più concrete e urgenti.

Durante l’Incontro della Carità il Patriarca Francesco rivolgerà poi direttamente ai bambini e alle loro famiglie riuniti in cattedrale il suo messaggio per il prossimo Natale.

Quest’anno ci saranno degli ospiti speciali: sono i bambini e i ragazzi del coro “Mani bianche del Veneto” dell’Istituto Comprensivo di Vedelago che aiuteranno i presenti ad entrare nel clima del Natale animando l’incontro attraverso l’originale accompagnamento “visivo” dei canti eseguiti.

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L’incontro del Patriarca Francesco Moraglia con don Massimiliano D’Antiga: nota dell’ufficio stampa del Patriarcato di Venezia

Gente Veneta - Sab, 15/12/2018 - 20:21

Nota dell’Ufficio stampa del Patriarcato di Venezia dopo l’odierno incontro del Patriarca Francesco Moraglia con don Massimiliano D’Antiga

Nel pomeriggio di oggi il Patriarca Francesco Moraglia ha potuto avere l’atteso incontro con don Massimiliano D’Antiga, un incontro finora rimandato dallo stesso sacerdote ed infine avvenuto alla presenza di un suo accompagnatore, del vicario generale mons. Pagan e del vicario episcopale per la pastorale mons. Memo.

Nell’incontro è stata presentata la situazione di questi giorni a partire da domenica scorsa quando a don Massimiliano era stato affidato il ministero dell’accoglienza e dell’ascolto nella Basilica di San Marco continuando anche – in accordo col nuovo parroco dell’area marciana – l’opera di accompagnamento del gruppo di “genitori di figli in cielo”; tale incarico era stato però rifiutato.

Accogliendo ora la necessità di un periodo di riflessione, preghiera e riposo – esigenza manifestata in più occasioni in questi giorni da parte di don Massimiliano – gli è stata quindi indicata una comunità religiosa corrispondente a queste caratteristiche. Don Massimiliano D’Antiga ha, purtroppo, rifiutato anche questa seconda indicazione del suo Vescovo.

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Dopo la manifestazione di oggi davanti e all’ingresso del Palazzo Patriarcale: nota dell’ufficio stampa del Patriarcato di Venezia

Gente Veneta - Sab, 15/12/2018 - 15:43

«Con vero dispiacere si è dovuto assistere oggi – davanti e all’ingresso della Curia e del Palazzo Patriarcale di Venezia – ad una manifestazione che al termine di una celebrazione eucaristica, fonte e culmine della comunione ecclesiale, ha avuto di mira un atto legittimo del Patriarca Francesco Moraglia volto ad una più efficace azione pastorale diocesana, risultato di un cammino di condivisione e discernimento ecclesiale pluriennale e che tiene conto del bene delle anime dell’intera Chiesa di Venezia affidata alle sue cure.

Tale gesto segue alcune affermazioni di don Massimiliano D’Antiga – affidate alla stampa e rese oralmente di fronte a più testimoni – dopo che, domenica scorsa, gli era stato affidato il ministero dell’accoglienza e dell’ascolto nella Basilica di San Marco continuando anche, d’accordo col nuovo parroco, l’accompagnamento del gruppo di “genitori con i figli in cielo”; tali affermazioni hanno leso la comunione ecclesiale e hanno portato altre persone – che a lui si riferiscono a vario titolo – a fare altrettanto.

Il Patriarca, che ha incontrato i manifestanti entrati nell’atrio della Curia, affida tutti coloro che hanno assunto atteggiamenti non espressivi della comunione della Chiesa alla infinita misericordia di Dio: la Chiesa soffre, ma confida nell’aiuto del Signore e nella preghiera della Beata Vergine Immacolata – Madre di tutti – per la serenità dei cuori e delle menti, una serenità che per il cristiano ha un momento imprescindibile di verifica nella comunione ecclesiale affidata – per volontà di Gesù Cristo – al servizio e alla responsabilità del Vescovo.

Quanto accaduto risulta perciò del tutto incomprensibile, anche alla luce del fatto che è stata assicurata la continuità della cura pastorale delle parrocchie e delle rettorie attraverso la nomina di un parroco che eserciterà il suo ministero a tempo pieno, coadiuvato da due sacerdoti a loro volta pure residenti nell’area marciana».

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Design indipendente e sostenibile: a Venezia c’è “Ve.Nice Stuff”

Gente Veneta - Ven, 14/12/2018 - 14:56

È in corso da ieri, giovedì 13, la quinta edizione della ormai nota rassegna di design indipendente e sostenibile “Ve.NICE STUFF” allestita in Fondamenta dello Squero 3077 a Dorsoduro presso il laboratorio “Uni.S.Ve”, Unione Stuccatori Veneziani, dei soci Guido Jaccarino, Giulio Bono e Danilo Scaggiante.

L’impresa, specializzata in restauro e conservazione di superfici architettoniche e nella decorazione d’interni, è nata con la volontà di sostenere e mantenere vivo il mondo dell’artigianato, in particolare locale. Un intento ora possibile grazie alla sala multifunzionale della nuova sede pensata per ospitare laboratori, corsi, presentazioni, conferenze, esposizioni e workshop.

Una location non scelta a caso: l’edificio che ospita l’evento è infatti un esempio di architettura produttiva degli anni ’20, subito destinato al lavoro artigianale e fino al 2015 sede della storica falegnameria Salvagno.

La rassegna artigiana che sarà ospitata fino a domenica 16 dalle ore 11 alle 22, nata da un’idea di Mauro Cazzaro e Antonella Maione di Kanz architetti, presenta una ventina partecipanti con lo scopo di offrire una valida alternativa ai prodotti di poca qualità e senza tradizione che sempre più invadono i negozi nelle città. La sfida è allora promuovere e valorizzare prodotti che nascono dalla collaborazione tra designer e artigiani, recuperando la lavorazione tradizionale ma reinterpretandola in prodotti unici e originali.

Dall’ideazione alla produzione fino alla distribuzione: «A garanzia di una produzione sostenibile e applicabile soprattutto ai centri storici complessi come il nostro, spesso a rischio di impoverimento, se non addirittura di arresto produttivo», spiegano gli ideatori del progetto. Eleganza, raffinatezza, estrosità e tanta creatività. “Ve.NICE STUFF” fin dalle prime ore dall’inaugurazione ha visto molti visitatori, che hanno apprezzato l’artigianalità del lavoro tradizionale che ben si coniuga con l’innovazione, non solo portata dai designer ma anche da nuove tecniche e sperimentazioni.

Eclettici e raffinati allo stesso tempo i papillon di Padovanelle studio di Pierpaolo Ruffato che coniuga seta e carbonio insieme. «Tutto è partito da un errore, stavo costruendo un pezzo di una moto che, mal riuscito, ha preso le forme di un papillon». Da qui ha iniziato ad ideare farfallini con carta e plastica riciclata, ma anche in resina con oro, vinacce o pistilli di zafferano, per omaggiare gli agricoltori. Un prodotto di nicchia che ben si accosta al suo lavoro sartoriale. Inoltre realizza anche borse interamente in carbonio ma queste, visti i costi davvero elevati, sono solo su richiesta.

A questo si accostano le lavorazioni in legno di Spazio Tasso e dello Studio di Nicola Tessari a cui piace creare, in un ossimoro, mobili e suppellettili con i segni di una perfetta imperfezione.

Tanti i gioielli: come quelli di Andreina Brengola realizzati dall’unione di molle industriali in acciaio e anelli di alluminio, creazioni elastiche combinate con pietre semi preziose.

Sostenibili anche le collane di Raffaella Brunzin, create con camere d’aria di recupero. Dal design giocoso sono invece i gioielli di Venice Factory, realizzati con catene di ottone al cui interno sono inseriti frammenti di canna di murrina lasciati grezzi. Eclettici i lavori di Caterina Marcioni che dal suo lavoro di scenografa recupera pennelli per creare pendenti colorati. Diverso invece per Francesca Paolin che realizza i suoi gioielli con la stampante 3D per poi immergerli nella tintura. I suoi lavori richiamano pizzi e ricami veneziani ma allo stesso tempo prendono anche ispirazione dai colori dell’Ecuador.

Un insieme di artigiani fa invece parte di Apart Lab della designer Daniela Giacometti, che recupera la tradizione artigianale di Venezia reinterpretandola sotto una nuova luce. Realizza inedite borse in pelle arricchite da disegni geometrici grazie a matrici che venivano usate sui velluti, spazia anche nella sartoria con vestiti in seta e lana incisa a laser, creando anche una linea di collane “Bosco verticale” dove i fiori che le compongono vengono bombati o plissettati. Molto fashion anche le borse di ergonomiche di In.Zu.

Geometriche sono invece le lampade di Ivdesign in carta cotone o idrorepellenti in tyvek, mentre per una visione della vita condivisa sono le magliette in cotone biologico serigrafate di Chiara Cuceluce, ognuna realizzata con l’inserimento di un pezzo di stoffa proveniente da un’altra maglietta, il motto infatti è: “Un po’ di te sempre con me!”.

A “Ve.NICE STUFF” però non c’è solo sostenibilità ma anche attenzione all’immigrazione. Esempio è il laboratorio di design Talking Hands gestito da un gruppo di circa 25 rifugiati e richiedenti asilo. Nato nel 2016 dall’idea dell’art director e attivista Fabrizio Urettini, il progetto, situato all’interno del centro sociale Django a Treviso, incoraggia in partecipanti a portare la tradizione del paese d’origine incrementandola con l’esperienza di volontari design professionisti. Non solo un laboratorio artigianale dunque, ma un importante strumento di inclusione sociale.

Francesca Catalano

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Vocal Skyline, concerti di Natale sabato 15 a Spinea e domenica 16 a Dolo

Gente Veneta - Ven, 14/12/2018 - 13:28

Vocal Skyline in concerto sabato 15 dicembre alle ore 20.45 nella chiesa di Santa Bertilla a Spinea. Si tratta di un evento organizzato dal Lions Club di Spinea in occasione dell’8° appuntamento della Rassegna Spiritual e Gospel (ingresso su invito con contributo, il ricavato è finalizzato al restauro della tela del 1700 della Chiesa di Crea. Inviti da ritirare presso: Ferramenta Destro, Fossa. Tessuti Mercerie Manente, Orgnano. Cartoleria Millecopie, Orgnano. Nuova Ferramenta Miele, Viale Viareggio. Farmacia Dei Fiori, Villaggio Dei Fiori. Macelleria Marcello, Viale Sanremo. Non Solo Calcio, via Roma. Abbigliamento Le Cose Di Anna, via Roma. Oreficeria Stocco, via Roma. Calzature Da Marceo, via Roma. Parafarmacia Ventrella, via Roma. Tabaccheria Cassarà, piazza Rosselli)

Domenica 16 dicembre il concerto si rinnova alle ore 20.30 al Cineteatro Italia di Dolo, per un evento promosso dalla Po Loco di Dolo in collaborazione con il Comune di Dolo (ingresso libero con offerta responsabile).

Il tutto oltre un genere musicale specifico perché i Vocal Skyline si muovono in diverse direzioni: alle radici del loro canto c’è l’amore per il Gospel, il Soul, il Rythm’n Blues, ma il loro sguardo si apre a 360 gradi verso l’orizzonte musicale in ogni sua suggestione, spaziando dal musical fino al pop contemporaneo, dagli Eurythmics, ai Coldplay, a Peter Gabriel, ai Queen ai Tears for Fears fino a Ennio Morricone.

La direzione musicale è di Marco Toso Borella, che con Cristina Pustetto cura anche la direzione artistica del progetto. Coordinamento musicale del pianista Giacomo Franzoso. Voci soliste Betty Sfriso e Francesca Bellemo.

Il successivo appuntamento in calendario per i Vocal Skyline è nella Basilica dei Frari a Venezia, il 6 gennaio alle ore 16.

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Jesolo, boom di pratiche edilizie: 500 solo negli ultimi due mesi

Gente Veneta - Ven, 14/12/2018 - 11:25

Uffici comunali sommersi dalle pratiche edilizie, di cui cinquecento, tutte relative al “Piano Casa” presentate negli ultimi due mesi. La località balneare jesolana si prepara così a chiudere un anno record, il 2018, in cui sarà superata quota 3.200 procedimenti. Elementi positivi che confermano la ripresa e la buona salute del mercato immobiliare nella località per quella che già viene ribattezzata la “seconda stagione” dello sviluppo urbanistico di Jesolo.

Un punto di forza per la città di Jesolo, dopo il grande boom con le archistar e i progettisti di fama internazionale che ha caratterizzato i primi anni 2000, che ora però si trova a dover fare i conti con l’elevato numero di pratiche edilizie da elaborare. In particolare la previsione di termine per il “Piano Casa Ter” inizialmente previsto a il 31 dicembre ha spinto molti privati e imprese a presentare documentazione all’Ufficio Edilizia Privata, gravandone l’attività. Una boccata d’ossigeno è arrivata dalla recente proroga decisa dalla Regione per il 31 marzo 2019.

Per consentire lo smaltimento della documentazione in esame, l’Ufficio Edilizia Privata chiuderà al pubblico per tre giorni durante il periodo delle feste.

«Con la proroga al 31 marzo 2019 della scadenza del Piano Casa Ter – afferma l’assessore all’Edilizia Privata e Urbanistica, Oltello Bergamo – c’è tutto il tempo per poter presentare con calma la documentazione. Occorre comunque, e le prime indiscrezioni in questo senso ci trovano favorevoli, che la Regione Veneto riveda la logica del Piano Casa, che dovrebbe invece puntare sulla recupero e la rinaturalizzazione degli spazi e lo sviluppo sostenibile attraverso la bioediliza; elementi chiave per il futuro come da noi espresso con il principio delle 3R: rinnovamento, rigenerazione e riqualificazione».

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Incontro, stamattina, tra il Patriarca e un gruppo di persone delle comunità di S. Salvador e S. Zulian

Gente Veneta - Gio, 13/12/2018 - 16:27

Questa mattina il Patriarca Francesco Moraglia ha incontrato un gruppo di persone che abitano o frequentano la zona dell’area marciana e, segnatamente, la parrocchia di S. Salvador e la chiesa rettoriale di S. Zulian a Venezia.

Durante il colloquio, che si è protratto per un’ora e mezza e si è tenuto in Palazzo Patriarcale, sono state chiesti al Patriarca delucidazioni e chiarimenti circa il recente spostamento di don Massimiliano D’Antiga. L’incontro si è svolto senza preavviso o appuntamento ma è stato possibile accordarlo in brevissimo tempo; oltre al Patriarca era presente il vicario episcopale per la pastorale mons. Daniele Memo, il vicario episcopale per gli affari economici don Fabrizio Favaro, il parroco designato dell’area marciana don Roberto Donadoni, il segretario del Patriarca don Morris Pasian e l’addetto alla segreteria del Patriarca Emanuele Bonisoli.

Nel corso del dialogo, il Patriarca ha precisato quanto segue per offrire ai presenti un quadro complessivo ed informato sulla vicenda:

·         le decisioni appena assunte riguardo l’area marciana sono inserite in un contesto complessivo di riorganizzazione della vita pastorale del Patriarcato (sono stati citati gli esempi recenti della creazione dei santuari diocesani della Madonna della Salute a Mestre e di S. Lucia a Venezia e, anche, il passaggio alla Diocesi di Concordia – Pordenone delle parrocchie di Castello e Brussa nella zona di Caorle) e di una contestuale redistribuzione delle presenze dei sacerdoti sul territorio diocesano, anche in considerazione dell’età e delle condizioni di salute di molti di loro;

·         le decisioni finora comunicate, relative all’area marciana come all’intera Diocesi, arrivano a seguito di un cammino di un discernimento comunitario durato almeno tre anni che ha visto via via compiersi le visite “feriali” del Patriarca alle parrocchie e l’inizio della Visita pastorale all’intera Diocesi (che nei prossimi mesi toccherà proprio il centro storico di Venezia); in tale discernimento sono sempre stati coinvolti anche gli organismi e consigli diocesani oltre che il consiglio dei vicari episcopali.

·         in tale contesto è maturata la decisione di affidare a un nuovo parroco, nella persona di don Roberto Donadoni, la responsabilità dell’area marciana che riunisce le attuali parrocchie di S. Moisè, S. Zaccaria e S. Salvador e comprende anche le rettorie di S. Zulian e S. Maria del Giglio; al nuovo parroco si affiancheranno come collaboratori dell’intera area, risiedendo nel territorio, don Mauro Deppieri e mons. Carlo Seno che saranno disponibili – secondo le indicazioni e la guida pastorale del parroco designato – per la costituzione di una collaborazione pastorale;

·         a don Massimiliano D’Antiga (come era già stato spiegato all’interessato nel colloquio avvenuto nel pomeriggio di domenica scorsa, in presenza degli altri sacerdoti dell’area marciana) è stato affidato l’esercizio del ministero nella basilica cattedrale di S. Marco mettendosi così a disposizione a tempo pieno per la celebrazione del sacramento della penitenza e dell’eucaristia secondo le indicazioni dell’arcidiacono e dell’arciprete. L’eucarestia e il sacramento della riconciliazione sono i momenti fondamentali e più alti nella vita di un sacerdote che sempre viene ordinato a servizio dell’intera Chiesa diocesana e mai per uno specifico ufficio o per una singola comunità;

·         nella stessa riunione era stato comunicato allo stesso don Massimiliano di continuare – in accordo con il parroco dell’area marciana – l’impegno mensile di cura pastorale nei confronti del gruppo di “genitori con un figlio in cielo”;

·         sempre durante l’incontro di domenica pomeriggio, il Patriarca aveva poi espressamente invitato don Massimiliano ad un nuovo incontro (con il pranzo) nella giornata di lunedì; don Massimiliano – che in un primo tempo aveva accettato – ha, in seguito, declinato l’invito; il Patriarca ha perciò esplicitamente richiesto, a breve, un nuovo incontro a don Massimiliano.

Il Patriarca, infine, ha voluto sottolineare come ogni decisione pastorale del vescovo avviene sempre e soltanto – dopo molta preghiera e attraverso un confronto e un dialogo con le persone, i sacerdoti  e gli organismi di partecipazione diocesana – considerando le necessità dell’intera Diocesi, oggi composta da 125 parrocchie e quasi 400.000 persone.

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Il Comune di Cavallino Treporti compie vent’anni e premia i suoi cittadini. Cittadinanza onoraria a don Fabio Tonizzi

Gente Veneta - Mer, 12/12/2018 - 10:10

Cittadinanza onoraria a don Fabio Tonizzi. Lo ha stabilito il Comune di Cavallino Treporti che, in occasione del il 20° anniversario della separazione dal Comune di Venezia, ha deciso di accordare la cittadinanza onoraria al sacerdote ed encomi ufficiali ad altre persone.

Don Tonizzi – ricorda il Comune – è docente presso la Facoltà di Teologia dell’Italia Centrale di Firenze, appassionato della storia ed esperto in storia della chiesa, ed è collaboratore pastorale delle parrocchie di S. Francesco d’Assisi, Ss. Trinità, S. Cuore di Gesù e S. Maria Elisabetta.

Gli encomi vanno a:

Don Alessandro Panzanato: parroco delle parrocchie di San Francesco d’Assisi di Ca’ Savio e Ss. Trinità di Treporti, vicario del litorale di Jesolo, Cavallino ed Eraclea. «Ha realizzato in poco più di un anno il patronato per offrire uno spazio sicuro ed accogliente a tutti i bambini, i ragazzi e gli adulti che partecipano alle attività della parrocchia».

Nello Zanella: imprenditore di Cavallino-Treporti. Nel 1953 iniziò l’attività di commercio nel settore edile e dei calcestruzzi, azienda tuttora operativa. Nominato Cavaliere di San Marco nel 1996, ha continuato ad essere presente in azienda fino all’ottobre del 2017.

Dino Donadon: imprenditore dal 1968, nel 1992 ha acquistato l’Hotel Righetto. Tra gli anni ’70 e ’80 è stato per quattro anni presidente della squadra di calcio del Cavallino. In quell’occasione si è fatto promotore tramite il CONI per ottenere dal Comune di Venezia il finanziamento per la costruzione dello stadio di Calcio di Cavallino. Nello stesso periodo per una decina di anni è stato consigliere e vice presidente del consiglio di quartiere.

Elena Jacopozzi: ha donato un ricco album di fotografie appartenuto al nonno Mario Jacopozzi, che era venuto da Firenze all’inizio degli anni Trenta del ‘900 per amministrare la Tenuta Agricola del Cavallino. Grazie al suo contributo è stato realizzato anche un libro che ricorda la storia di Cavallino-Treporti e che ha arricchito l’Archivio Storico Comunale e i volumi dedicati al territorio.

Aldo Zanella: ha fondato l’attività della storica Locanda Zanella che per prima ha accolto gli ospiti a Treporti. Dopo 100 anni la Locanda continua ad essere punto di aggregazione e riferimento per il paese.

Comitato dell’Autonomia: «La capacità di dare forza a un’idea tanto ambiziosa quanto difficile da concretizzare, la tenacia nel demolire incertezze e preoccupazioni, la consapevolezza che l’affermazione di un principio imprescindibile – la libertà – avrebbe restituito dignità storica, vantaggi certi in termini di qualità di vita, identità, al territorio di Cavallino-Treporti, sono stati elementi di una formula che ha motivato un gruppo di concittadini a conferire concretezza a un progetto, quello dell’Autonomia, che vent’anni fa, da sogno si è trasformato in realtà».

Benemerenze Civiche sono state concesse a:

Giuliano Tonetto: imprenditore di Cavallino-Treporti, ha cominciato nel mondo del turismo nell’anno 1963 aprendo uno dei primi hotel in via Baracca, l’hotel Rosa. Nel 1983 è diventato Cavaliere per meriti sportivi e nel 1990 ha ricevuto dal presidente della FIGC Mattarrese la medaglia d’oro. Per 10 anni è stato presidente dell’associazione calcistica del Cavallino.

Piero Santostefano: studioso di Cavallino-Treporti, con il suo lavoro di ricerca storiografica ha riscoperto aspetti sociali e culturali del territorio che altrimenti sarebbero rimasti nascosti tra le righe delle documentazioni archivistiche. Le sue pubblicazioni e i suoi lavori offrono uno spaccato su Cavallino-Treporti e arricchiscono i libri delle biblioteche comunali e degli archivi storici.

AVIS di Cavallino-Treporti: presente a Cavallino-Treporti da 50 anni, offre un importante servizio dal valore inestimabile. La benemerenza riconosce all’associazione l’impegno profuso a tutti coloro che da mezzo secolo si sono succeduti nella gestione e nell’organizzazione, con l’obiettivo di divulgare la donazione di sangue come una buona prassi anche nella comunità del territorio.

Associazione Ci Siamo Anche Noi: da vent’anni opera nel territorio offrendo il Centro Airone, un luogo sicuro ai ragazzi disabili e alle loro famiglie. L’associazione è un vero esempio di inclusività volta a favorire la socializzazione con gli ambienti esterni grazie anche ai vari progetti messi in essere con il Comune, con attività dei privati, con altre associazioni e con le scuole.

Benemerenza Civica alla Memoria a:

Fabio Amadi: campione paraolimpico di tiro con l’arco a Seul nel 1988 e portavoce dei diritti dei disabili, ha vinto tantissimi trofei, anche internazionali, nel tiro con l’arco. È stato consigliere comunale a Venezia dal 1987 al 1993 e impegnato da sempre nella politica locale, lottando anche per l’autonomia di Cavallino Treporti. Nel litorale è stato fondatore dell’Asd Arcieri Union ed è stato presidente dal 1978 al 2006 di tre società sportive per disabili.

Mario De Pasquale: per decenni è stato il medico condotto del litorale. La sua professionalità lo ha portato ad essere anche responsabile del distretto sanitario di Ca’ Savio e tra i promotori della locale Croce Verde. Molto attivo anche a livello politico, in consiglio di quartiere prima ed in consiglio comunale dopo, dov’è stato presidente del consiglio dal 2005 al 2010. È stato tra i principali fautori della conquista dell’autonomia del Comune di Cavallino-Treporti.

Argentina De Chiara: ha dedicato la sua vita all’impegno civile ed al volontariato. Presidente per tre anni dell’associazione “Donne per il Litorale”, è stata commissaria della Commissione alle Pari Opportunità. Nota imprenditrice del territorio, ha gestito per anni una merceria in via di Ca’ Savio.

Alla cerimonia parteciperanno il CCR (Consiglio Comunale dei Ragazzi), AGESCI – gruppo scout di Cavallino – Treporti che prenderà l’impegno di curare il Monumento dei Caduti delle Mafie di Cavallino, la Fondazione Città della Speranza e la Banda Aurora.

A chiudere la cerimonia istituzionale, giovedì 13 dicembre alle ore 18 in sala Teatro, sarà la consegna ufficiale e la benedizione del nuovo mezzo operativo autobotte Iveco 110 che il Comune ha acquistato dal Corpo dei Vigili del Fuoco Volontari di Lavarone per il gruppo di Protezione Civile di Cavallino-Treporti, in supporto ai mezzi già in dotazione.

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Raccolta differenziata dei rifiuti: Veneto primo in Italia con il 73,6%. Sicilia ultima con il 21,7%

Gente Veneta - Lun, 10/12/2018 - 22:24

È il Veneto la regione leader in Italia nella raccolta differenziata dei rifiuti. Lo attesta la ventesima del Rapporto Rifiuti Urbani redatto dall’Ispra, il centro di ricerca del ministero dell’Ambiente.

La percentuale di differenziata in veneto nel 2017 è stata del 73,6%. Al secondo posto il Trentino Alto Adige con il 72%, poi la Lombardia con il 69,9% e il Friuli Venezia Giulia con il 65,5%.

La media nazionale è del 55,5%. La produzione pro capite di rifiuti è di 497 chilogrammi all’anno per cittadino italiano.

Tornando alla classifica della raccolta differenziata, i risultati peggiori sono in Molise, dove per la prima il 30%, e in Sicilia che, con il suo 21,7%, è la regione meno virtuosa. In Sicilia, ad ogni modo, si rileva una crescita di 6,3 punti rispetto alla percentuale del 2016 (15,4%).

“Il 73,6% a livello regionale, con le vette della provincia di Treviso, vicina al 90%, e di Belluno, superiore all’80% – commenta l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin – sono un ulteriore segnale di quanto il Veneto meriti maggiore autonomia per poter migliorare ancora risultati già comunque eccezionali”.

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Patriarcato, nuove nomine: per la Basilica, per San Michele, per Torcello

Gente Veneta - Lun, 10/12/2018 - 17:15

Il Patriarca Francesco Moraglia ha provveduto in questi giorni ad alcune decisioni relative al Capitolo della Cattedrale di S. Marco nonché ad alcune specifiche deleghe di carattere pastorale. Tali decisioni sono state prese in considerazione dell’età raggiunta dalle persone interessate e per effetto di quanto disposto dal n. 1 del Decreto Generale 39 del 28 gennaio 2004 concernente norme relative a rinuncia e dimissioni dei parroci e cessazione dagli uffici diocesani a seguito del compimento del settantacinquesimo anno di età, nonché della disponibilità in questo momento di sacerdoti che possano subentrare negli uffici.

E’ stato così disposto che:

– mons. Antonio Meneguolo cessi dall’ufficio di arcidiacono della Basilica Cattedrale di San Marco Evangelista di Venezia e che a lui subentri mons. Angelo Pagan, vicario generale;

– mons. Giuseppe Camilotto cessi dall’ufficio di arciprete della Basilica Cattedrale di San Marco Evangelista di Venezia e che a lui subentri mons. Orlando Barbaro;

– mons. Ettore Fornezza cessi dall’ufficio di delegato “in spiritualibus” della chiesa di Santa Fosca in Torcello e da quello di rettore della chiesa del cimitero di S. Michele in Isola; a lui subentrano mons. Daniele Memo, vicario episcopale per la pastorale, come delegato “in spiritualibus” della chiesa di S. Fosca in Torcello e mons. Orlando Barbaro come rettore della chiesa del Cimitero di S. Michele in Isola.

A don Ettore Fornezza è stato affidato l’esercizio del ministero pastorale nelle parrocchie di S. Marcuola e S. Alvise di Venezia, collaborando secondo le indicazioni del parroco.

Mons. Antonio Meneguolo e mons. Giuseppe Camilotto continueranno ad esercitare il ministero in Cattedrale. A quest’ultimo, in particolare, è stata chiesto di garantire un’estesa disponibilità quotidiana per la celebrazione del Sacramento della Penitenza in Basilica e di dedicarsi alla visita e cura pastorale dei sacerdoti anziani e malati delle diverse zone della nostra Diocesi.

Mons. Orlando Barbaro lascia l’incarico di direttore dell’Ufficio per il Culto Divino e non avrà più la delega per le licenze e dispense matrimoniali. La concessione delle licenze e dispense matrimoniali “ad validitatem” e le questioni connesse alla normativa sulla privacy per l’ente Diocesi “Patriarcato di Venezia” vengono affidate all’avv. don Pierpaolo Dal Corso.

Il Patriarca ha, inoltre, accolto la rinuncia di don Gianfranco Gomiero all’ufficio di parroco della parrocchia di S. Rita di Mestre, presentata al compimento del settantacinquesimo anno d’età ai sensi del can. 538 § 3, e lo ha nominato contestualmente amministratore parrocchiale della stessa in conformità al n. 1 del Decreto Generale 39/04; don Gianfranco Gomiero, ai sensi del n. 2 dello stesso Decreto Generale, cessa dall’ufficio di vicedirettore “per la musica ed il canto sacro” dell’Ufficio per il Culto Divino.

Mons. Antonio Senno, infine, è stato nominato assistente regionale dell’Agesci.

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Al via la nuova configurazione pastorale nel centro storico di Venezia: don Roberto Donadoni diventa parroco delle comunità dell’area marciana

Gente Veneta - Dom, 09/12/2018 - 21:12

Nel contesto della Visita pastorale, degli incontri e delle valutazioni da tempo in corso su modalità e presenza pastorale sul territorio della Chiesa diocesana, in questi giorni il Patriarca Francesco Moraglia ha provveduto a dotare di una nuova configurazione pastorale le comunità e le chiese dell’area marciana del centro storico di Venezia, una delle zone della città più toccate e trasformate dal costante e notevole afflusso di turisti e visitatori nonché, contestualmente, segnata da un progressivo calo dei residenti.

La nuova configurazione pastorale dell’area marciana è il risultato di quanto emerso nei tre anni delle visite “feriali” del Patriarca alla Diocesi e nel primo anno della Visita pastorale, considerando soprattutto quanto maturato alla luce delle riflessioni circa l’organizzazione territoriale dell’azione pastorale della Chiesa di Venezia, in varie sedi: Consiglio pastorale diocesano, Consiglio dei Vicari e Pro Vicari foranei, incontri dei Sacerdoti del Centro Storico col Patriarca, Consiglio Presbiterale. E tutto ciò avviene anche nel contesto della riorganizzazione già disposta di alcune specifiche realtà del Patriarcato, come i santuari diocesani della Salute di Mestre e di Santa Lucia a Venezia, e del trasferimento delle parrocchie di Castello e Brussa alla Diocesi di Concordia-Pordenone.

Le decisioni, qui di seguito specificate, tengono conto della prossima Visita pastorale nel centro storico veneziano (che partirà da gennaio 2019 e proseguirà fino ai primi mesi del 2020) e sono mosse dall’intento che essa non si limiti a “certificare” l’esistente ma sia l’occasione per ravvivare le comunità cristiane del territorio, già indirizzandole a partire da una nuova configurazione pastorale.

Il Patriarca ha, quindi, ritenuto che sia giunto il momento di dare compimento all’esperienza ormai decennale della comunità marciana – qui da intendere come le parrocchie immediatamente confinanti con la basilica di San Marco – e finora volutamente affidate a tre amministratori parrocchiali e a due rettori.

Il Patriarca ha disposto la cessazione di tutti gli attuali amministratori parrocchiali e rettori del territorio (mons. Giuseppe Camilotto, mons. Carlo Seno, don Massimiliano D’Antiga e don Roberto Donadoni) e ha designato don Roberto Donadoni parroco dell’area della basilica di San Marco che riunisce le attuali parrocchie di S. Moisè, S. Zaccaria e S. Salvador e comprende anche le rettorie di S. Zulian e S. Maria del Giglio.

Saranno poi collaboratori dell’intera area di San Marco, risiedendo nel territorio, don Mauro Deppieri e mons. Carlo Seno che saranno disponibili – secondo le indicazioni del parroco designato – per la pastorale di tutte le parrocchie e rettorie dell’area; don Massimiliano D’Antiga eserciterà il ministero pastorale nella basilica di San Marco.

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Nuova configurazione pastorale nel centro storico di Venezia: don Roberto Donadoni diventa parroco delle comunità dell’area marciana

Gente Veneta - Dom, 09/12/2018 - 18:41

Nel contesto della Visita pastorale, degli incontri e delle valutazioni da tempo in corso su modalità e presenza pastorale sul territorio della Chiesa diocesana, in questi giorni il Patriarca Francesco Moraglia ha provveduto a dotare di una nuova configurazione pastorale le comunità e le chiese dell’area marciana del centro storico di Venezia, una delle zone della città più toccate e trasformate dal costante e notevole afflusso di turisti e visitatori nonché, contestualmente, segnata da un progressivo calo dei residenti.

La nuova configurazione pastorale dell’area marciana è il risultato di quanto emerso nei tre anni delle visite “feriali” del Patriarca alla Diocesi e nel primo anno della Visita pastorale, considerando soprattutto quanto maturato alla luce delle riflessioni circa l’organizzazione territoriale dell’azione pastorale della Chiesa di Venezia, in varie sedi: Consiglio pastorale diocesano, Consiglio dei Vicari e Pro Vicari foranei, incontri dei Sacerdoti del Centro Storico col Patriarca, Consiglio Presbiterale. E tutto ciò avviene anche nel contesto della riorganizzazione già disposta di alcune specifiche realtà del Patriarcato, come i santuari diocesani della Salute di Mestre e di Santa Lucia a Venezia, e del trasferimento delle parrocchie di Castello e Brussa alla Diocesi di Concordia-Pordenone.

Le decisioni, qui di seguito specificate, tengono conto della prossima Visita pastorale nel centro storico veneziano (che partirà da gennaio 2019 e proseguirà fino ai primi mesi del 2020) e sono mosse dall’intento che essa non si limiti a “certificare” l’esistente ma sia l’occasione per ravvivare le comunità cristiane del territorio, già indirizzandole a partire da una nuova configurazione pastorale.

Il Patriarca ha, quindi, ritenuto che sia giunto il momento di dare compimento all’esperienza ormai decennale della comunità marciana – qui da intendere come le parrocchie immediatamente confinanti con la basilica di San Marco – e finora volutamente affidate a tre amministratori parrocchiali e a due rettori.

Il Patriarca ha disposto la cessazione di tutti gli attuali amministratori parrocchiali e rettori del territorio (mons. Giuseppe Camilotto, mons. Carlo Seno, don Massimiliano D’Antiga e don Roberto Donadoni) e ha designato don Roberto Donadoni parroco dell’area della basilica di San Marco che riunisce le attuali parrocchie di S. Moisè, S. Zaccaria e S. Salvador e comprende anche le rettorie di S. Zulian e S. Maria del Giglio.

Saranno poi collaboratori dell’intera area di San Marco, risiedendo nel territorio, don Mauro Deppieri e mons. Carlo Seno che saranno disponibili – secondo le indicazioni del parroco designato – per la pastorale di tutte le parrocchie e rettorie dell’area; don Massimiliano D’Antiga eserciterà il ministero pastorale nella basilica di San Marco.

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Murano, la festa di San Nicolò, patrono dei vetrai. Mons. Andrich: «Le sue virtù hanno attualità stringente»

Gente Veneta - Dom, 09/12/2018 - 13:00

Amore, carità e solidarietà verso i poveri e gli ultimi: sono state le virtù di San Nicolò. Lo ha ricordato mons. Giuseppe Andrich, vescovo emerito di Belluno-Feltre, nell’omelia della Messa che ha presieduto, giovedì 6 dicembre, nella chiesa di San Pietro a Murano.

In quel giorno, infatti, Murano, come da tradizione secolare, ha celebrato la festa di San Nicolò, patrono dei vetrai e della loro plurimillenaria arte vetraria.

Prima della liturgia l’associazione “Murano Viva”, in collaborazione con la Remiera Murano, ha organizzato l’accoglienza a San Nicolò, arrivato (nella persona di un figurante) a bordo di una caorlina nel campo Santo Stefano adiacente alla chiesa, dispensando caramelle e doni ai ragazzi.

Mons. Andrich ha sottolineato anche che Nicolò, nel suo tempo, si fece promotore della Verità del Vangelo e sostenitore della Umanità e Divinità di Cristo contro le eresie ariane. Il vescovo emerito ha paragonato questi mali alle eresie del nostro tempo, che stanno producendo tanti nuovi martiri della fede.

Al termine della Messa il solenne momento della benedizione del “Pane di San Nicolò”, offerto dai panificatori della famiglia Marcato e condiviso poi da tutti i presenti. A seguire l’apertura della mostra vetraria di beneficenza a favore della Collaborazione pastorale dell’isola.

(con la collaborazione e le foto di Gianluigi Bertola)

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